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mercoledì 11 maggio 2022

Amarcord

Avevo forse otto o nove anni quando mio padre prese me e mio fratello per le mani e ci disse "andiamo, sotto casa dello zio c'è un lupo mannaro che sta distruggendo tutto". Mio zio abitava a poca distanza. Andammo a piedi verso una piccola folla radunata proprio sotto il palazzo nel quale abitava.

Tutti fermi, guardavano una persona (forse) che urlava e dava pugni ai muri, alle saracinesche dei garage, agitata. Io, bambino, pensai "ecco il famoso lupo mannaro". Si era materializzato in quella persona. Ovviamente non la ricordo bene ma il ricordo vago l'ho mantenuto negli anni, probabilmente perché un bambino che "vede un lupo mannaro" resta colpito, sconvolto. Si trattava probabilmente di una persona con problemi mentali o un ubriaco e mio padre, vecchio stampo, pensò bene di "giustificare" quel comportamento aggressivo e "strano" con la licantropia: il lupo mannaro era un essere umano che si trasformava in animale in certe situazioni. In fondo non era un concetto totalmente campato in aria. Una favola, non qualcosa di reale, forse per non impressionarci con la cruda realtà.

Dopo tanti anni in una cena con i miei fratelli abbiamo ricordato l'episodio, abbiamo parlato del "lupo mannaro" di come lo avevamo visto, dei particolari e la mia curiosità era quella di capire qual era il ricordo di mio fratello di quel "lupo mannaro". Saranno passati almeno 40 anni, probabilmente di più, mio fratello è di poco più giovane di me. Cosa è rimasto nella mente di due adulti del ricordo "sconvolgente" di un fatto visto da bambini? Più di 40 anni prima? Con un condizionamento ("vedrete un lupo mannaro") importante, soprattutto per menti di bambino?
Allora feci una prova: disegnai su un foglio quello che ricordavo di quella sera e chiesi a mio fratello di fare lo stesso (lui non vide il mio disegno).
Ecco il mio:

Ed ecco quello di mio fratello:


La somiglianza tra i due disegni è impressionante.

In fondo ricordavamo la stessa cosa ma, se fate caso, molto stilizzata, schematica però praticamente identica. Ovviamente non poteva trattarsi di un "lupo mannaro" ma di un uomo che, come ricordavamo bene, batteva sulle saracinesche. La memoria coincideva. Non c'erano esagerazioni, non avevamo "trasformato" un uomo con probabili problemi mentali in un "animale" o un essere strano, nonostante fossimo bambini e nonostante il tempo passato. Si può dire che la nostra memoria era integra. Non funziona sempre così.

Per molti di noi la memoria è un bene prezioso e perfetto. Ricordiamo tante cose: date, volti, nomi, persone, storie, luoghi, tantissime. Ogni tanto un buco, una distrazione ma il  nostro "software" è sempre pronto a riportare le cose al loro posto, a ricordare perfettamente ciò che abbiamo visto e vissuto. Beh, non è così.

La memoria non è un film che possiamo portare indietro se non ricordiamo una scena. Non possiamo ingrandire un particolare o risentire una battuta. Ciò che è successo è passato e sarà il nostro cervello a ricostruirlo, sostituendo i pezzi mancanti, adattandoli alla situazione, modificandone i particolari che non ricordiamo e creando una storia credibile. Un ricordo può essere talmente modificato da risultare completamente falso, inattendibile, anche se per noi sarà preciso, lucido, perfetto. Possiamo avere un falso ricordo totalmente inventato o un altro in parte (più o meno consistente) modificato. Uno studio su quasi 500 persone notava come se un argomento ci appassiona o è da noi ben conosciuto si tende a "completare", aggiungere particolari, crearne di nuovi trasformandolo quasi in un falso ricordo. Un po', nel pratico, come quando ricordiamo una nostra impresa, magari casuale o ordinaria ma che ricordiamo come incredibile, ricchissima di particolari precisi e spesso esagerata.
Moltissimi di quei particolari o di quelle esagerazioni potrebbero essere false, aggiunte dalla nostra memoria per rendere "epico" un fatto ordinario. La nostra memoria è insomma fedele per le cose importanti ma tutto può essere condizionato dal contesto creando aggiunte e rifiniture che trasformano completamente la realtà. Dallo stato d'animo, dallo stress, dal nostro stato i salute, dal tempo che trascorre e persino dal sonno che rielabora e "riscrive" ciò che conserviamo in memoria.

I falsi ricordi sono una realtà e dipendono dal fatto che la memoria non è una macchina ma una reazione chimica che, per esigenze di sopravvivenza, deve adattarsi alla realtà attuale, non resta ferma e fissa, si "sistema" per essere subito recuperabile. È condizionata certamente dall'ambiente esterno e, come ho scritto, da vari fattori ma ha basi "organiche", è il nostro sistema nervoso che la regola. Nella costruzione di falsi ricordi per esempio, sembra sia coinvolta una regione del cervello chiamata "ippocampo" (che tra i suoi compiti ha proprio quello di "conservare" ciò che viviamo rendendolo "memoria") mentre la corteccia prefrontale tende a "sistemare", "correggere" questi errori.

Per questo se il nostro cervello non ricorda il colore del vestito di una persona che ricordiamo dopo 10 anni lo crea, lo rende "credibile", per poter riportare alla luce quel ricordo. Altrimenti ricorderemo cosa, una persona con un vestito senza colore? No, il colore c'era, non lo ricordiamo e il nostro sistema nervoso lo sceglie, in base alle nostre esperienze, ai gusti, alle mode, all'attualità. Spesso sbagliando (in buonafede, ovviamente) e a volte anche indotto a farlo. È infatti possibile "impiantare" falsi ricordi. Tramite alcune tecniche (comuni alla psicoterapia) è possibile creare dei falsi ricordi (meglio se "stressanti") e queste tecniche sono usate (in malafede) da sette, gruppi estremisti, culti religiosi, per soggiogare gli adepti o renderli coscienti di una realtà che non è mai esistita. I falsi ricordi possono essere belli o brutti, indifferenti, possono condizionare le scelte e le opinioni. Esistono esperimenti che hanno provato a "inculcare" un falso ricordo come quello di aver provato disgusto nel mangiare un alimento e questo, falso, ha condizionato i gusti di chi fu sottoposto all'esperimento che ha provato disgusto a mangiare quel cibo fino a quando non gli è stato rivelato si trattasse di una finta.


Ho parlato di ricordi e memoria in questo sito anni fa ma l'argomento resta sempre interessante.

Se lo studio della memoria (e della costruzione dei falsi ricordi) è utile scientificamente (comprendere come funziona il nostro cervello aiuta a comprendere come funziona il nostro approccio alla vita) e sicuramente affascinante, pensate a cosa può comportare la correttezza di un ricordo o lo studio della memoria in cose importanti: la scienza, la sicurezza o la giustizia. Esistono casi famosi di "falso ricordo" culminati in testimonianze che hanno condizionato drammaticamente la vita di tante persone. Le testimonianze sbagliate in tribunale e nei processi sono notoriamente cause frequenti di scambi di persone e (purtroppo) di veri errori giudiziari. Sono migliaia le persone condannate (o uccise, dove esiste la pena di morte) perché qualcuno ha ricordato male. Esistono anche casi famosi condizionati da falsi ricordi e si stima che una buona parte (circa il 36%) delle testimonianze oculari possano essere errate e queste percentuali possono essere condizionate anche da convinzioni personali, pregiudizi (sociali, razziali, economici o politici), stato d'animo. 
Possiamo ricordare il caso di George Franklin, accaduto nel 1990.

Nel settembre del 1969 una bambina di otto anni Susan Neson, scomparve mentre giocava con dei suoi amici nei pressi di casa, a Foster City, in California. Il suo corpo fu trovato senza vita dopo tre mesi poco distante dal luogo di sparizione. Dopo qualche indagine il caso fu chiuso senza trovare un colpevole.
Circa 20 anni dopo, nel 1989, Eileen Franklin, raccontò di essersi ricordata che il rapimento e l'omicidio della bambina fu opera del padre, George Franklin, vigile del fuoco della cittadina californiana. La ragazza raccontò molti particolari e indicò luoghi e fatti che condussero all'arresto di George con successiva condanna all'ergastolo per omicidio pochi mesi dopo, nel 1990. Il rapporto di George franklin con i suoi familiari non era certo idilliaco. La moglie chiese il divorzio e raccontò come lui fosse violento e abusasse psicologicamente e fisicamente delle figlie e loro stesse raccontavano del completo distacco emotivo dell'uomo nei loro confronti. La figura di George non lo aiutava di certo. Compreso il suo silenzio. Non provò nemmeno a scagionarsi e non rispondeva alle domande degli inquirenti, tanto che lo stesso giudice disse che "quel silenzio pesa più dell'oro nel giudicarlo colpevole". Il perito psicologo nominato dal giudice dichiarò credibile la testimonianza della figlia di George ma non fu trovata nessuna prova fisica, nessun indizio oggettivo che inchiodasse l'uomo alle sue responsabilità e anche i tratti "malvagi" e abusanti dell'uomo erano stati esagerati (non c'era prova di abusi o di violenze domestiche) da sua moglie per ottenere il divorzio alle migliori condizioni possibili. La sua condanna era basata fondamentalmente solo sulla testimonianza della figlia.

Passarono cinque anni quando la sorella di Eileen (quindi l'altra figlia del condannato), raccontò che la "confessione" di Eileen nei confronti del padre emerse dopo una seduta di ipnosi e che tutti i particolari precisi su luoghi e fatti erano stati ricostruiti soprattutto in base alle letture dei giornali dell'epoca che raccontavano la tragedia. Eileen era stata particolarmente colpita dal fatto in quanto la bambina scomparsa era una sua compagna di giochi e le due si volevano particolarmente bene.

Il giudice esaminò di nuovo il caso e la svolta avvenne quando furono disponibili gli esami di analisi del DNA che, promossi dal nuovo giudice che si occupava del caso, scagionarono definitivamente George e accusarono un suo vicino, Rodney Lynn Halbower, che fu processato e riconosciuto colpevole di quello e altri omicidi della zona. George Franklin fu scagionato pochi mesi prima.

Il caso Franklin fece scuola perché dimostrava come una persona poteva "raccogliere" e ricostruire un'intera vicenda che non aveva per niente vissuto.
In base alle notizie lette, probabilmente "unite" alla conoscenza dei luoghi e al rapporto con l'uccisa, la testimonianza basata su un falso ricordo era credibile e precisa. Non è un caso che la ragazza per anni non parlò per niente del caso ma all'improvviso, dopo 20 anni, lo confessò raccontando particolari cruenti e impressionanti.

Questo non è l'unico caso e neanche il più eclatante ma può dimostrare come i falsi ricordi possano essere creati in risposta a traumi o a "richieste" del momento, adattarsi al caso e plasmarsi alle evidenze. Se si tratta di un argomento fondamentale delle neuroscienze, il falso nella memoria è sicuramente anche attuale e utile, per colmo, a capire la nostra realtà.

Alla prossima.

venerdì 30 agosto 2013

MedBunker Classic: Cecità ai cambiamenti

Articolo originariamente pubblicato il 17 agosto 2010.


Traduzione dell'interessantissimo articolo di Steve Novella. Si parla di attenzione, percezione e "cecità ai cambiamenti".
Quante volte ci è capitato di non percepire differenze in una scena che è necessariamente diversa da quella che conosciamo?
Un testimone di un fatto delittuoso è attendibile?
Registriamo davvero tutto quello che vediamo?
Quando non focalizziamo l'attenzione in quello che ci interessa, cosa resta nella nostra memoria?
Sono domande interessantissime alle quali molti scienziati tentano di dare una risposta.

Noi esseri umani notiamo più facilmente un oggetto aggiunto o rimosso da una scena o facciamo più caso ai cambiamenti del contesto (colori, luminosità...)? Sono le "teorie del contrario e del sottosopra".

Leggiamo l'articolo di Steve Novella per capirne un po', poi qualche esempio per vedere chi di noi è davvero attento e chi invece è distratto per natura. Molte nostre distrazioni sono "biologicamente" prestabilite perchè il cervello memorizza solo ciò che ci interessa e più facciamo esperienza maggiormente le informazioni memorizzate sono catalogate ed archiviate nei meandri della mente. Quando ricordiamo una scena vissuta tanti anni fa, quasi sempre ne ricordiamo solo gli aspetti importanti e che ci interessano cancellando definitivamente il superfluo o ciò che non è importante ai fini del ricordo in senso stretto.

Cecità ai cambiamenti.

(di Steve Novella, MD) 

Il fatto che non avvertiamo tutto ciò che vediamo non ci dovrebbe sorprendere. Questa esperienza la facciamo tutti regolarmente, c'è una grandissima quantità di informazioni nel nostro campo visivo ma prestiamo attenzione solo ad una sua piccola parte. Se però contemporaneamente qualcosa lampeggia o si muove o cambia abbastanza drasticamente, può catturare la nostra attenzione. È interessante notare che, nonostante la nostra esperienza conosca i limiti della nostra attenzione visiva, le persone tendono a sovrastimare la capacità di avvertire i dettagli ed a volte si sorprendono quando un particolare importante passa inosservato.
Ecco qualche simpatico esempio di quello che i neuroscienziati chiamano cecità ai cambiamenti.

La cecità ai cambiamenti è la mancanza di notare un modifica di ciò che accade nel nostro campo visivo.

Essa è strettamente connessa ma distinta dalla cecità da distrazione, che è la completa incapacità di avvertire un elemento (non specificamente una modifica).

Gli scienziati hanno esplorato la natura della cecità ai cambiamenti.
Per inciso, sono sempre stupìto dall'approfondimento dei dettagli che è possibile trovare in qualsiasi questione strettamente scientifica. Sembra che vi sia quasi sempre un piccolo gruppo di ricercatori che hanno scavato ad incredibile profondità anche il più piccolo problema. E questo è quello che ho trovato in letteratura sulla cecità ai cambiamenti.
Credo di essermi fissato sui temi principali di questa ricerca stimolato da un recente studio che ha usato il computer per aiutare a produrre test più precisi sulla cecità ai cambiamenti.

"Al contrario" contro "sottosopra"

Come per tante questioni scientifiche esistono opinioni diverse che contengono tutte una parte di verità.
Nella cecità ai cambiamenti le due opinioni sono descritte come l'ipotesi del contrario e l'ipotesi del sottosopra, riferendosi a quello che è il cambiamento di una scena che afferra la nostra attenzione.

La teoria "al contrario" riguarda la nostra comprensione del contesto di una scena. Nell'ultimo studio si propone l'esempio della ricerca di un computer in una foto di un ufficio. La nostra attenzione va alla scrivania, perché ci rendiamo conto che è lì che un computer è più probabile che si trovi.
La teoria del "sottosopra" si concentra sulla rilevanza visiva di ciò che compone l'immagine come il contrasto, il movimento e la luminosità, i componenti più elementari del processo visivo.
Sembra che siano coinvolti tutti questi processi. Secondo il nostro obiettivo utilizziamo l'esperienza "al contrario" di ciò che dovrebbe esserci nella scena per cercare qualcosa di interessante. Ma anche in mezzo a una tale ricerca la nostra attenzione può essere attratta da un oggetto ad alto contrasto o qualcosa che inizi a lampeggiare nel nostro campo visivo.
Ciò ha senso da un punto di vista funzionale, abbiamo bisogno di bilanciare la nostra abilità di concentrare la nostra attenzione visuale ma anche di accorgerci di cambiamenti importanti nel campo visivo.
Questo però è anche un compromesso come molte funzioni biologiche.
Più ci concentriamo nei dettagli, meno ci accorgiamo dei cambiamenti, più controlliamo la scena generale meno focalizziamo i dettagli ed il contesto.
Abbiamo risorse visuali e processi cognitivi davvero limitati e li sfruttiamo al bisogno ma non possiamo fare tutto. Di questo probabilmente ce ne accorgiamo nella vita di ogni giorno.
A volte si può essere concentrati in qualcosa ed essere del tutto disattenti rispetto agli eventi attorno a noi, è quella che possiamo chiamare distrazione. Altre volte si può essere in allerta ed attenti a tutto ciò che ci succede attorno.

In ogni caso i ricercatori dibattono sul contributo del "contrario" e del "sottosopra" nella cecità ai cambiamenti. Gli studi recenti forniscono al dibattito due contributi.
Per prima cosa notano che le ricerche che si sono concentrate sul contributo del fattore "al contrario" sono state contaminate involontariamente da quelle "sottosopra". Per esempio, quando un oggetto è rimosso manualmente da un'immagine o scambiato con un altro (e questo è un cambiamento "al contrario"), le caratteristiche dell'immagine (contrasto, eccetera) possono essere state inavvertitamente alterate.
Per questo hanno proposto un algoritmo computerizzato per fare dei cambiamenti ad una scena senza cambiare le caratteristiche ambientali dell'immagine e quindi separare meglio queste due variabili.

Studi al computer

Ciò che è stato fatto era mostrare una scena poi una piccola pausa e di nuovo quella scena con un piccolo cambiamento.
E' un test con un'oscillazione (la pausa, ndt) e la ricerca ha dimostrato che è più difficile notare i cambiamenti in una scena con una pausa in mezzo rispetto ad una senza pausa. L'oscillazione disturba la nostra capacità di notare il cambiamento. Qui c'è un esempio. (nota del traduttore: il cambiamento è piccolissimo ed io non sono riuscito a trovarlo. Arreso, mi sono fatto aiutare ed ora so cosa cambia).
Un fiore in basso a destra, poco sopra la biforcazione di una pianta.
Con il perfezionamento del metodo gli autori hanno notato che la gente fa più attenzione all'aggiunta o alla rimozione di un oggetto da una scena piuttosto che al cambiamento di un colore.

Conclusione

I dettagli di questa ricerca sono interessanti e possono portare ad applicazioni pratiche, come alla progettazione di segnali stradali che possano attirare maggiormente l'attenzione dei guidatori. Potrebbero essere usati anche dalle compagnie pubblicitarie per preparare spot ed annunci che richiedono la nostra attenzione e l'attenzione dei consumatori è una merce che le aziende pagano per ottenere.

Per molte persone comunque è importante un'immagine appariscente, abbiamo una capacità limitata di focalizzare i dettagli o i cambiamenti in questi dettagli.
Oltretutto ci fidiamo troppo delle nostre possibilità.
Questo si può estendere alla memoria così come all'attenzione dei nostri sensi. Questo eccesso di fiducia causa molti equivoci, come riporre eccessiva attendibilità in un testimone oculare. Contribuisce anche all'evidenza aneddotica che costituisce le argomentazioni di molte credenze paranormali. Quanto la gente vede uno strano oggetto nel cielo ad esempio e pensa sia un'astronave aliena oppure un qualsiasi altro mistero, sono generalmente troppo fiduciosi nella loro capacità di aver notato dettagli tanto importanti che potevano condurli ad una spiegazione più banale.
Comprendere la cecità ai cambiamenti inoltre, è importante per l'umiltà che contraddistingue il punto di vista scientifico e scettico. E' utile anche per tirare fuori dai guai i mariti quando non notano il nuovo colore dell'acconciatura della moglie.
Beh, forse no...

==

Ed ora qualche piccolo esempio.
Alcuni di voi li conosceranno in quanto sono abbastanza noti chi non li conosce invece potrà scoprire quanto siamo distratti.
I video sono in inglese ma non è importante ciò che si dice quanto ciò che si vede (e che non si vede).
Tra i più noti la partita di basket ed il trucco della carta che cambia colore ed un terzo video segnalato nei commenti da Riccardo che merita di essere visto. Gli stessi video contengono la "soluzione".  Buona visione.

La partita di basket:
quanti passaggi fanno i componenti della squadra bianca?




Il trucco della carta che cambia colore (da Quirkology): un gioco di prestigio con sorpresa finale.




Chi è l'assassino?
Un video eccezionale che fa barcollare il significato del termine "testimone oculare":




Alla prossima.

Traduzione dell'articolo Change Blindness di Steve Novella pubblicato nel blog Neurologica Blog e tradotto con l'autorizzazione dell'autore.

.::.

NOTA:

Breve segnalazione.
Con mia sorpresa sono in nomination per il "Macchianera Italian Award 2013" (un premio assegnato annualmente a vari siti web) in due categorie:
  • Miglior sito tecnico-divulgativo (con questo blog).
Chi lo ritenesse opportuno può votarmi qui (termine votazioni 19 settembre 2013, premiazione 21 settembre 2013 a Rimini). Ricordarsi di votare almeno 10 categorie, pena voto non valido.

Ringrazio di cuore chi mi ha segnalato per entrare in nomination!

venerdì 23 settembre 2011

Testimone oculare

Il nostro occhio seleziona ciò che vuole vedere, in genere è ciò che serve o che ci colpisce. Un particolare poco importante o "consueto" sarà visto dall'occhio ma il suo ricordo passerà in secondo piano. È una caratteristica dei nostri organi di senso. Se il cervello umano dovesse conservare nella memoria superficiale tutte le informazioni che percepisce istante dopo istante probabilmente dopo pochi mesi andremmo in "overflow", in una sorta cioè di eccesso di informazioni che non ci consentirebbe di sopravvivere. Manteniamo ciò che usiamo e questo vuol dire tenere in un cassetto le informazioni che non ci servono nell'immediato ma che possono servire in futuro. Ma la memoria è plastica, si adatta alle situazioni, si modifica secondo la nostra cultura, l'ambiente che ci circonda ed il nostro vissuto, proprio perché non è un freddo elenco di avvenimenti ma un modo per apprendere ed utilizzare gli strumenti che l'ambiente ci offre per la nostra sopravvivenza. L'odore di un frutto sarà percepito in un modo da noi esseri moderni ed abitanti di città, in un altro da un nostro antenato che viveva nelle foreste e la frutta la cercava per sopravvivere. Questo succede, come dicevo, anche per gli altri sensi.

Provate a prendere una moneta da 1 euro e tenetela sul dorso della mano rivolgendolo verso l'alto. Probabilmente riuscite a percepirne la presenza e persino il peso. Questo perché i recettori tattili presenti nel dorso della mano hanno trasformato la sensazione in un'informazione: abbiamo un oggetto metallico rotondeggiante sopra la mano. Con un po' di esperienza e con il tempo potremmo riuscire a distinguere una moneta da un euro da una da 20 centesimi senza guardarla, soltanto tenendola in mano ed è ciò che succede quando cerchiamo una moneta nella tasca dei pantaloni e la "tocchiamo" per capire il suo valore senza vederla. Se avete ancora l'euro sulla mano, molto probabilmente non state più avvertendo né la sua presenza né il suo peso. Questo perché i recettori si sono "abituati" alla sua presenza, hanno fornito l'informazione che ci era necessaria ed ora risparmiano energia: non ci serve più sapere dell'esistenza della moneta, l'abbiamo già saputo. È un meccanismo fisiologico e tipico dell'organismo, persino la percezione del nostro corpo è regolata da recettori specifici. Pensateci: in questo momento, sapete dov'è il vostro piede anche senza vederlo. Come mai? Perché esistono dei "propriocettori", dei piccoli meccanismi che sono regolati dal sistema nervoso centrale e distribuiti in tutto il nostro corpo, sia "internamente" (nei muscoli, negli organi) che "in superficie", (sulla cute, nelle mucose). Come facciamo a capire (senza guardarci attorno) se siamo sdraiati o in posizione eretta? E come percepiamo "il vento" nonostante questo non si veda? Proprio grazie ai recettori sparsi nel nostro corpo che ci permettono di interagire con il mondo circostante e così da vivere adattandoci alle condizioni dell'ambiente. La sensazione di caldo o di freddo è regolata da recettori sensibili alla temperatura: immaginate se non ci rendessimo conto della temperatura che ci circonda, l'uomo probabilmente si estinguerebbe, vivremmo in luoghi con temperature estreme ed invivibili senza rendercene conto e quindi non potremmo sopravvivere. Ma questo stupefacente ed incredibile sistema di percezione può sbagliare. Si tratta anche in questo caso di errori dovuti quasi sempre alla selezione delle informazioni che ci riguardano e che interessano la nostra sopravvivenza. Le illusioni ottiche ad esempio traggono in inganno il cervello (che regola ciò che percepiamo tramite la vista). Lo stesso fenomeno è utilizzato dai prestigiatori: si muovono davanti ai nostri occhi ma ci fanno percepire ciò che vogliono loro non ciò che crediamo di percepire. Una persona che subisce l'amputazione di un arto, avvertirà per molto tempo (a volte per sempre) la presenza dell'arto che non esiste più (si chiama "arto fantasma") arrivando persino a sentire dolore nella parte mancante. Questo perché siamo programmati per una condizione di "normalità" e non sfruttiamo tutte le informazioni che ci vengono fornite dall'ambiente ma solo quelle che ci interessano o che "convengono" alla nostra sopravvivenza. Ciò che percepiamo non è necessariamente reale ma spesso è "utile".

Perché quando usciamo dall'acqua dopo un bagno sentiamo più freddo rispetto a prima di fare il bagno? Perché l'acqua che bagna il corpo disperde maggiormente il calore e quindi anche se la temperatura esterna è identica a prima noi la percepiamo molto più bassa. Questa sensazione ci serve per capire che siamo bagnati, che  il nostro corpo sta meglio fuori dall'acqua e che conviene asciugarci. Siamo continuamente ingannati dall'ambiente ma a noi non interessa perché il nostro scopo è di proseguire a vivere ed un inganno "inoffensivo" cambierà le nostre abitudini solo per migliorarle.

Guardando la croce al centro il nostro occhio percepirà una pallina verde che ruota quando in realtà non esiste

Gli inganni a carico degli organi di senso sono comuni anche nei confronti della memoria. Perché ci ricordiamo una canzone di 20 anni fa e non il pranzo di ieri?
Perché i piccoli ricordi non ci interessano e non hanno valore ai fini biologici mentre una canzone che per noi è stata importante (per motivi affettivi, personali, perché è significativa) resta conservata per sempre nei meandri del nostro cervello. Perché la canzone sì ed il pranzo no? In realtà anche il pranzo di ieri resterà conservato "in memoria" per un po' di tempo ma vista l'importanza relativa dell'informazione prima o poi qualcosa prenderà il suo posto, magari il prossimo pranzo e non riporteremo mai più "in superficie" quel ricordo che così resterà per sempre sepolto. La canzone invece, vista la sua "importanza", sarà riportata periodicamente in vita dai nostri pensieri e così non rischia mai di venire sepolta da miliardi e miliardi di altre "piccole" informazioni.
Non vi capita mai di risentire una canzone della vostra adolescenza e miracolosamente rivivere sensazioni, pensieri e persino profumi o rumori che avete vissuto decenni addietro? Sembra quasi una macchina del tempo ed è la memoria a trasportarci.

La memoria a breve termine (cioè degli avvenimenti recenti) e quella a lungo termine (cioè degli avvenimenti più lontani nel tempo) sono due processi differenti fisiologicamente e biologicamente ed hanno anche scopi diversi. Immaginate se fosse l'esatto contrario: ci ricorderemmo perfettamente ogni piccolo gesto compiuto un mese fa e dimenticheremmo per sempre tutto ciò che ci è accaduto nella vita. Come faremmo a tramandare conoscenze, tradizioni e nozioni? I nostri nonni ci racconterebbero del pranzo di ieri (che noi ricordiamo bene come loro) e non avrebbero più memoria della loro infanzia. Sarebbe un disastro e non servirebbe a nulla.
Proprio per questo sembra che la memoria abbia due "sistemi" di conservazione dei ricordi e lo hanno confermato anche alcuni studi (come quelli di Suzanne Corkin): tutti noi abbiamo una memoria "fissa" che ricorda i visi, le persone ed i fatti ed una "plastica" che si occupa dei mestieri, delle arti e delle capacità (come nuotare o saltare).

Ma un sistema così perfetto può "tradirci"? Eccome! Spesso, più di quanto si possa immaginare. Persino quando siamo "sicuri" di ricordare qualcosa è bene conservare il dubbio. Esiste una frequente distorsione della memoria che ha un significato profondo, spesso affettivo ed emotivo.
Lo possiamo notare in tantissimi comportamenti osservabili in chi ci sta vicino e che è un uomo come noi. Quando ci manca una persona cara di lei si ricorderanno i bei momenti passati insieme, i lati più piacevoli del carattere, quasi si cancellano i diverbi, le incomprensioni, le caratteristiche meno piacevoli. Quando un anziano racconta un episodio della sua gioventù (per esempio legato ad un fatto di guerra) ogni particolare diventerà epico, eroico, fiabesco ed anche se egli racconta esattamente quello che ricorda, con molta probabilità ha modificato la storia per adattarla al proprio vissuto.
La nostra memoria non è un computer, potrebbe essere paragonata ad un cassetto con vari scompartimenti ed in ognuno di loro moltissimi oggetti conservati alla rinfusa, tanto disordine insomma ma tutto pronto a tornare utile al nostro scopo: sopravvivere.

Da diversi ricercatori è stata tentata anche una quantificazione di tipo "informatico" della memoria, in poche parole: se il cervello fosse un computer che potenza di memorizzazione avrebbe? Naturalmente si tratta di esperimenti (di attendibilità limitata) ma è stato calcolato che il cervello umano ha una capacità di memorizzazione di  circa 2 bit per secondo (da Landauer: Cognitive Science 10, 477-493, 1986) e durante tutta la vita si memorizzeranno 3-4 centinaia di megabyte, sono "pochissimi" se li paragoniamo alla capacità di un computer dei giorni nostri. La grande differenza con i computer è legata a ben altro e non alla memoria: il cervello umano si evolve, si autoistruisce, si adatta ed ha una memoria elastica, versatile e pratica.
Questo può confermarci come la memoria, da noi considerata un punto di forza della specie umana, possa essere invece uno dei punti deboli in quanto rinforzata da altri fattori: l'esperienza, l'istinto, la conoscenza.
Ma allora siamo, in fondo, degli smemorati? Non ricordiamo bene ciò che vediamo?
Questo dubbio può condizionare molti aspetti della vita quotidiana, alcuni molto delicati.

Quando sentiamo parlare di "testimone oculare" in occasione di un processo o di un avvenimento importante (o drammatico) ad esempio, si tratta davvero di prova inoppugnabile dell'esistenza di un fatto o persino la testimonianza precisa di una persona in buona fede può essere imprecisa o addirittura assolutamente inesatta?
È presto detto: è davvero molto difficile, quando non impossibile, che a distanza di tempo un essere umano ricordi tutti i particolari di una scena o di un avvenimento del quale è stato testimone, soprattutto quando il fatto non ha coinvolto il testimone in prima persona. Anche la presenza in un "luogo del delitto" infatti, con il tempo non è più garanzia di attendibilità, in buona fede infatti, la memoria inganna, trasforma, adatta i ricordi a quello che ci serve, a ciò che vogliamo ed è spesso proprio il desiderio di conservare un ricordo nitido a farci trasformare le immagini che immagazziniamo.
Ricordate la figura che ho inserito nell'ultimo articolo? Avevo raccomandato di guardarla bene. Il test prevede che non dobbiate guardarla più, fa parte del passato, di una scena alla quale avete partecipato ma che non si ripresenterà mai più ai vostri occhi.
Chi non l'avesse vista la vada a guardare (si trova in fondo all'articolo) e prosegua con questo test tra almeno 3 giorni e non prosegua con la lettura dell'articolo, chi l'ha vista provi a ricordarla senza andarla a riguardare, è un piccolo gioco, naturalmente.

Quanti di voi ricordano cosa rappresentava? E se facessi delle domande precise come ad un processo? Salvereste un innocente o lo mandereste direttamente in galera rovinandogli la vita?
Provo ad interrogarvi come testimoni?
Bene. Siamo al processo per la morte di Socrate. Sembra un suicidio ma c'è chi sospetta l'omicidio camuffato da autoavvelenamento. L'accusa è chiara: Socrate "fu suicidato" ma manca la prova. Voi eravate presenti alla scena, questo è assodato e quindi avete assistito all'avvenimento. Siete un testimone importante, davanti al giudice sarete tempestati di domande che servono a capire cosa possa essere successo quel giorno: voi c'eravate, avete visto, potete ricordare.

Giurate di dire la verità?
Bene, da voi dipende tutto il processo verso la verità quindi.
Vi chiedo allora:
  • Socrate era in piedi o seduto?
  • Oltre a lui ed ai suoi discepoli (e voi) c'era altra gente che ha assistito alla scena
  • Socrate ha bevuto il suo veleno o qualcuno lo ha aiutato a farlo?
  • Qualcuno aveva armi in mano?
  • Quante persone ricorda fossero con Socrate?
  • Secondo lei, dalla scena che ha avuto di fronte, Socrate si è ucciso o è stato ucciso?
  • Riconosce tra questi tre individui colui che avrebbe ucciso Socrate o lo avrebbe aiutato nel suicidio?



  • Socrate ha usato un bicchiere o una ciotola?
  • Socrate era ferito?
    • Quante donne erano presenti alla scena?
    • Com'era vestito Socrate o almeno di che colore era il vestito?

    Molto probabilmente pochissimi ricorderanno esattamente quello che avvenne e lo riporteranno così com'era in realtà.
    Il piccolo test serve a capire fino a che punto (ed in realtà lo sappiamo benissimo) un testimone oculare possa essere attendibile in un processo o nel riconoscere una scena, un malfattore, a ricordare particolari importanti, spesso dimenticati come quelli insignificanti, considerando soprattutto come da certe testimonianze dipenda a volte la vita di una persona. Vedremo quanti di voi (nei commenti) avranno risposto esattamente. Da voi dipende la giustizia nei confronti di Socrate e l'eventuale punizione di un colpevole, da voi quindi può dipendere la vita di un individuo. Eravate "presenti" alla scena, siete stati anche invitati a memorizzarla, cosa è successo nel frattempo alla vostra memoria?

    Tutto sommato comunque, visto di cosa è capace la nostra mente e cosa riesce a fare un insieme di cellule che pesa meno di 2 kg. possiamo ritenerci soddisfatti. L'importante è usare a fin di bene e non per forza perfettamente l'organo chiamato cervello.

    Alla prossima.

    Note:


    Grazie a verduz

    PS: Chiedo a chi mi invia messaggi di posta elettronica di avere tantissima pazienza, sono sommerso dalle mail e sono contemporaneamente molto impegnato ma cerco di rispondere (brevemente) a tutti. Grazie della comprensione. 

    martedì 17 agosto 2010

    Ciechi ai cambiamenti

    Traduzione dell'interessantissimo articolo di Steve Novella. Si parla di attenzione, percezione e "cecità ai cambiamenti".
    Quante volte ci è capitato di non percepire differenze in una scena che è necessariamente diversa da quella che conosciamo?
    Un testimone di un fatto delittuoso è attendibile?
    Registriamo davvero tutto quello che vediamo?
    Quando non focalizziamo l'attenzione in quello che ci interessa, cosa resta nella nostra memoria?
    Sono domande interessantissime alle quali molti scienziati tentano di dare una risposta.

    Noi esseri umani notiamo più facilmente un oggetto aggiunto o rimosso da una scena o facciamo più caso ai cambiamenti del contesto (colori, luminosità...)? Sono le "teorie del contrario e del sottosopra".

    Leggiamo l'articolo di Steve Novella per capirne un po', poi qualche esempio per vedere chi di noi è davvero attento e chi invece è distratto per natura. Molte nostre distrazioni sono "biologicamente" prestabilite perchè il cervello memorizza solo ciò che ci interessa e più facciamo esperienza maggioramente le informazioni memorizzate sono catalogate ed archiviate nei meandri della mente. Quando ricordiamo una scena vissuta tanti anni fa, quasi sempre ne ricordiamo solo gli aspetti importanti e che ci interessano cancellando definitivamente il superfluo o ciò che non è importante ai fini del ricordo in senso stretto.

    Cecità ai cambiamenti.

    (di Steve Novella MD) 


    Il fatto che non avvertiamo tutto ciò che vediamo non ci dovrebbe sorprendere. Questa esperienza la facciamo tutti regolarmente, c'è una grandissima quantità di informazioni nel nostro campo visivo ma prestiamo attenzione solo ad una sua piccola parte. Se però contemporaneamente qualcosa lampeggia o si muove o cambia abbastanza drasticamente, può catturare la nostra attenzione. È interessante notare che, nonostante la nostra esperienza conosca i limiti della nostra attenzione visiva, le persone tendono a sovrastimare la capacità di avvertire i dettagli ed a volte si sorprendono quando un particolare importante passa inosservato.
    Ecco qualche simpatico esempio di quello che i neuroscienziati chiamano cecità ai cambiamenti.

    La cecità ai cambiamenti è la mancanza di notare un modifica di ciò che accade nel nostro campo visivo.

    Essa è strettamente connessa ma distinta dalla cecità da distrazione, che è la completa incapacità di avvertire un elemento (non specificamente una modifica).

    Gli scienziati hanno esplorato la natura della cecità ai cambiamenti.
    Per inciso, sono sempre stupìto dall'approfondimento dei dettagli che è possibile trovare in qualsiasi questione strettamente scientifica. Sembra che vi sia quasi sempre un piccolo gruppo di ricercatori che hanno scavato ad incredibile profondità anche il più piccolo problema. E questo è quello che ho trovato in letteratura sulla cecità ai cambiamenti.
    Credo di essermi fissato sui temi principali di questa ricerca stimolato da un recente studio che ha usato il computer per aiutare a produrre test più precisi sulla cecità ai cambiamenti.

    Al contrario contro sottosopra

    Come per tante questioni scientifiche esistono opinioni diverse che contengono tutte una parte di verità.
    Nella cecità ai cambiamenti le due opinioni  sono descritte come l'ipotesi del contrario e l'ipotesi del sottosopra, riferendosi a quello che è il cambiamento di una scena che afferra la nostra attenzione.

    La teoria "al contrario" riguarda la nostra comprensione del contesto di una scena. Nell'ultimo studio si propone l'esempio della ricerca di un computer in una foto di un ufficio. La nostra attenzione va alla scrivania, perché ci rendiamo conto che è lì che un computer è più probabile che si trovi.
    La teoria del "sottosopra" si concentra sulla rilevanza visiva di ciò che compone l'immagine come il contrasto, il movimento e la luminosità, i componenti più elementari del processo visivo.
    Sembra che siano coinvolti tutti questi processi. Secondo il nostro obiettivo utilizziamo l'esperienza "al contrario" di ciò che dovrebbe esserci nella scena per cercare qualcosa di interessante. Ma anche in mezzo a una tale ricerca la nostra attenzione può essere attratta da un oggetto ad alto contrasto o qualcosa che inizi a lampeggiare nel nostro campo visivo.
    Ciò ha senso da un punto di vista funzionale, abbiamo bisogno di bilanciare la nostra abilità di concentrare la nostra attenzione visuale ma anche di accorgerci di cambiamenti importanti nel campo visivo.
    Questo però è anche un compromesso come molte funzioni biologiche.
    Più ci concentriamo nei dettagli, meno ci accorgiamo dei cambiamenti, più controlliamo la scena generale meno focalizziamo i dettagli ed il contesto.
    Abbiamo risorse visuali e processi cognitivi davvero limitati e li sfruttiamo al bisogno ma non possiamo fare tutto. Di questo probabilmente ce ne accorgiamo nella vita di ogni giorno.
    A volte si può essere concentrati in qualcosa ed essere del tutto disattenti rispetto agli eventi attorno a noi, è quella che possiamo chiamare distrazione. Altre volte si può essere in allerta ed attenti a tutto ciò che ci succede attorno.

    In ogni caso i ricercatori dibattono sul contributo del "contrario" e del "sottosopra" nella cecità ai cambiamenti. Gli studi recenti forniscono al dibattito due contributi.
    Per prima cosa notano che le ricerche che si sono concentrate sul contributo del fattore "al contrario" sono state contaminate involontariamente da quelle "sottosopra". Per esempio, quando un oggetto è rimosso manualmente da un'immagine o scambiato con un altro (e questo è un cambiamento "al contrario"), le caratteristiche dell'immagine (contrasto, eccetera) possono essere state inavvertitamente alterate.
    Per questo hanno proposto un algoritmo computerizzato per fare dei cambiamenti ad una scena senza cambiare le caratteristiche ambientali dell'immagine e quindi separare meglio queste due variabili.

    Studi al computer

    Ciò che è stato fatto era mostrare una scena poi una piccola pausa e di nuovo quella scena con un piccolo cambiamento.
    E' un test con un'oscillazione (la pausa, ndt) e la ricerca ha dimostrato che è più difficile notare i cambiamenti in una scena con una pausa in mezzo rispetto ad una senza pausa. L'oscillazione disturba la nostra capacità di notare il cambiamento. Qui c'è un esempio. (nota del traduttore: il cambiamento è piccolissimo ed io non sono riuscito a trovarlo. Arreso, mi sono fatto aiutare ed ora so cosa cambia). Con il perfezionamento del metodo gli autori hanno notato che la gente fa più attenzione all'aggiunta o alla rimozione di un oggetto da una scena piuttosto che al cambiamento di un colore.

    Conclusione

    I dettagli di questa ricerca sono interessanti e possono portare ad applicazioni pratiche, come alla progettazione di segnali stradali che possano attirare maggiormente l'attenzione dei guidatori. Potrebbero essere usati anche dalle compagnie pubblicitarie per preparare spot ed annunci che richiedono la nostra attenzione e l'attenzione dei consumatori è una merce che le aziende pagano per ottenere.

    Per molte persone comunque è importante un'immagine appariscente, abbiamo una capacità limitata di focalizzare i dettagli o i cambiamenti in questi dettagli.
    Oltretutto ci fidiamo troppo delle nostre possibilità.
    Questo si può estendere alla memoria così come all'attenzione dei nostri sensi. Questo eccesso di fiducia causa molti equivoci, come riporre eccessiva attendibilità in un testimone oculare. Contribuisce anche all'evidenza aneddotica che costituisce le argomentazioni di molte credenze paranormali. Quanto la gente vede uno strano oggetto nel cielo ad esempio e pensa sia un'astronave aliena oppure un qualsiasi altro mistero, sono generalmente troppo fiduciosi nella loro capacità di aver notato dettagli tanto importanti che potevano condurli ad una spiegazione più banale.
    Comprendere la cecità ai cambiamenti inoltre, è importante per l'umiltà che contraddistingue il punto di vista scientifico e scettico. E' utile anche per tirare fuori dai guai i propri mariti quando non notano il nuovo colore dell'acconciatura della moglie.
    Beh, forse no...

    ==


    Ed ora qualche piccolo esempio.
    Alcuni di voi li conosceranno in quanto sono abbastanza noti chi non li conosce invece potrà scoprire quanto siamo distratti.
    I video sono in inglese ma non è importante ciò che si dice quanto ciò che si vede (e che non si vede).
    Tra i più noti la partita di basket ed il trucco della carta che cambia colore ed un terzo video segnalato nei commenti da Riccardo che merita di essere visto. Gli stessi video contengono la "soluzione".  Buona visione.

    La partita di basket:
    quanti passaggi fanno i componenti della squadra bianca?





    Il trucco della carta che cambia colore (da Quirkology): un gioco di prestigio con sorpresa finale.








    Chi è l'assassino?
    Un video eccezionale che fa barcollare il significato del termine "testimone oculare":








    Alla prossima.

    Traduzione dell'articolo Change Blindness di Steve Novella pubblicato nel blog Neurologica Blog e tradotto con l'autorizzazione dell'autore.