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venerdì 27 giugno 2014

Fuggire dalla realtà: la storia di Jessica Ainscough

Articolo aggiornato dopo la stesura iniziale.

Quando ti occupi per tanto tempo di un argomento finisci per conoscerne gli aspetti più nascosti, quelli invisibili dall'esterno, le pieghe più profonde di certi comportamenti e posso dire che in questi anni ho compreso molti dei meccanismi (soprattutto psicologici) che rendono tante persone vittime di ciarlataneria e pseudoscienza, cosa che mi è servita moltissimo, anche professionalmente.
In questi anni ho risposto a tanti dei quesiti che mi ponevo sui diversi aspetti dell'uso di medicine alternative da parte della gente. Le guarigioni spiattellate su internet? Probabilmente rari casi di guarigione spontanea fatti passare per successi della pseudomedicina, così pensavo. Le persone che si rivolgevano ai ciarlatani? Disperati, a volte solo ignoranti che confondevano il guaritore con una persona degna di attendibilità. Con gli anni molti dei miei atteggiamenti sono cambiati, spesso (quasi sempre!) le guarigioni "miracolose" erano semplicemente dei falsi creati ad arte dal guaritore e le persone che cedono alle lusinghe delle medicine alternative non sono per forza ignoranti e disperate. Uno degli ultimi dubbi era quello relativo a chi insiste a seguire una cura senza efficacia e lo fa anche quanto l'inutilità della sua scelta è evidente, scritta sul corpo, una realtà, evitata. Una sorta di fuga: rendersi conto di aver intrapreso una strada sbagliata ma troppo tardi per ammetterlo.

Negli ultimi anni ho anche conosciuto realmente o via mail alcune persone che dichiaravano pubblicamente di essere guarite grazie ad una medicina alternativa. Tanto convinte da metterci la faccia, il nome ed il cognome. Difficile trattarsi di "attori" e allora per mia curiosità e grazie alla loro disponibilità mi sono messo a disposizione per controllare quelle guarigioni dal punto di vista medico.
Con mia sorpresa non solo le guarigioni non esistevano (bastava controllare le carte) oppure esistevano ma non erano dovute alle pseudocure, ma anche il paziente, che pubblicamente giurava di essere guarito, in privato ammetteva la sua sconfitta. In uno di questi casi, dopo l'ammissione fattami faccia a faccia, nella vita reale, appena tornato in quella virtuale di internet il paziente ricominciava a parlare di guarigione e "remissione", come se nulla fosse (anche per questo ho smesso questo tipo di valutazioni).
Ecco, lì ho capito che c'è una forte componente psicologica in questi comportamenti. Molti dei "guariti" con pseudomedicine non ammetteranno mai di essersi sbagliati, probabilmente lo sanno benissimo, ma non torneranno indietro nei loro passi. Si sono esposti troppo, hanno coinvolto chi li conosce (e li porta ad esempio di "successo" della ciarlataneria), hanno mentito a se stessi ed agli altri, a quel punto l'unica possibilità è continuare a recitare la parte del guarito. Alcune delle storie che ho conosciuto sono poi finite tragicamente.
Ammetto che questa per me (prima di fare certe esperienze) era la possibilità più remota, ma mi sono dovuto ricredere davanti ai complessi meccanismi della mente umana.

Non è facile (ed a volte non è ammesso) raccontare storie reali, bisognerebbe avere dei dati pubblicabili e spesso si tratta di persone che subirebbero un danno troppo grande dal vedere rivelata una realtà che essi stessi rifiutano, si tratta di vicende private, ma l'occasone per mostrarne una si è presentata conoscendo una storia pubblica avvenuta negli Stati Uniti. Dati ed immagini pubbliche, storia diffusa dalla protagonista, esperienza evidente ed indiscutibile. Molto interessante nella sua tragicità e che può servire da spunto per molte discussioni.
Questa è la storia di Jessica Ainscough, una bella ragazza, già modella australiana con il desiderio di sfondare nel mondo dello spettacolo, un sogno presto interrotto da una brutta notizia.

Jessica Ainscough, il ritratto della bellezza
Jessica riceve infatti nel 2008 la diagnosi di sarcoma epitelioide del braccio sinistro a 22 anni. Rivoltasi ad un medico si sottopone ad una dose di chemioterapia.
Il sarcoma epitelioide è una rara malattia tumorale maligna che colpisce soprattutto i giovani, caratterizzata da una progressione lentissima ed una buona sopravvivenza se in terapia. A cinque anni (malattia localizzata, come quella di Jessica) la sopravvivenza è del 75% a dieci anni ancora del 42-55%. Chi si è sottoposto a chirurgia ha il 78% di sopravvivenza a 5 anni contro il 33% di chi non si è sottoposto a chirurgia. Le buone possibilità di sopravvivenza dipendono anche dallo stadio della malattia, con il tempo ed in mancanza di cure infatti, la malattia tende a dare metastasi, disturbi importanti e diventa sempre meno curabile, la fase terminale prevede anche metastasi a distanza, inizialmente più rare. Oggi si tende quando possibile ad evitare amputazioni preferendo interventi locali seguiti e/o preceduti da chemio e radioterapia sempre locali, molto efficaci.
La malattia è a lenta progressione e se curata in tempo ha quindi buone possibilità di guarigione, il problema è quando la malattia è trascurata, si diffonde e quindi la cura è molto complicata.
Nonostante il ciclo di chemioterapia, Jessica ha una recidiva e le viene comunicato che l'unica soluzione possibile resta l'amputazione dell'arto, possibilità drammatica ma ai tempi l'unica possibile (come detto oggi si attua una terapia meno aggressiva). Considerata la giovane età della paziente e la scarsa estensione della malattia, l'intervento chirurgico potrebbe darle ottime possibilità di sopravvivenza. Jessica è scioccata (comprensibilmente) e rifiuta l'intervento, si mette così alla ricerca spasmodica di altre soluzioni e le trova su internet, dove legge di una terapia alternativa che dice di poterla salvare, si tratta della "cura Gerson".
La terapia Gerson è una pseudomedicina molto conosciuta negli Stati Uniti che unisce ad uno strettissimo regime alimentare a base di vegetali e frutta (quasi tutta in forma di frullati), anche clisteri di caffè (generalmente cinque al giorno) da fare a casa. La Gerson promette di curare qualsiasi tipo di cancro in poco tempo. Non si conoscono persone guarite dalla terapia, non vi è alcuna evidenza scientifica che questa cura possa guarire un tumore.

Jessica si lascia convincere ed inizia la "terapia Gerson", litri di succhi di frutta (un frullato ogni ora), verdure e clisteri di caffè, uno dietro l'altro (5 al giorno), parla di disintossicazione, di metalli pesanti e candida, tutti concetti che chi conosce le teorie della medicina alternativa, prima o poi ha sentito, va in Messico, dove ha una clinica la figlia del dott. Gerson (l'inventore della cura, ormai deceduto), Charlotte, che la "cura" e la istruisce su come comportarsi (al costo di 15.000 dollari). Poi decide di raccontare la sua storia su internet, prima nel suo blog, poi su Facebook. Raccoglie sempre più consensi, è convinta di guarire e dice che ce la farà. Decide di fondare una società, lei è una combattente e la chiama "la guerriera del benessere" (The wellness warrior), con la quale inizia a fare dei tour in tutti gli Stati Uniti ed inizia a raccontare la sua guarigione, cosa che la rende notissima e molto seguita, una paladina del "naturale", diventa "la donna che si è autocurata il cancro", per finire a rappresentare un "guru" delle terapie "naturali". Crea gruppi di discussione ed un vero e proprio "impero" della salute, video, interviste, vendita di integratori, mostra la sua bellezza, sempre elegante e sorridente, raccoglie denaro per finanziare le sue conferenze che sono sempre più affollate, la gente paga volentieri 100 dollari a testa per sentirla raccontare di essere guarita, si circonda di collaboratori ed addetti stampa. Scrive un libro, vendutissimo e continua i suoi tour nei quali racconta la storia della sua guarigione. Tra un'apparizione televisiva e l'altra la ragazza racconta della madre che, ammalatasi di tumore mammario, ha rifiutato anche lei qualsiasi cura per essere trattata con la "disintossicazione" dai metalli pesanti, diete (anche lei la dieta Gerson come la figlia) e naturopatia e diventa anch'essa testimonial delle cure alternative per il cancro: anche la madre, a dire di Jessica, guarisce. Poi, per qualche mese, scompare dalle cronache, Jessica invece continua a raccontare in tutti gli Stati Uniti la sua storia.

Un articolo racconta la storia di madre e figlia che abbandonano le cure per seguire le proprie idee: "Paziente, curati da solo: Jessica e la sua mamma dicono che stanno battendo il cancro con i rimedi naturali. Si ingannano da sole?"

Qualcuno però riflette sul fatto che dal momento della diagnosi sono passati meno di cinque anni e quindi la sua sopravvivenza già non rappresenterebbe qualcosa di stupefacente, ma c'è qualcosa che colpisce ancora di più alcuni dei suoi seguaci più affezionati. In tutte le foto ufficiali Jessica nasconde il braccio colpito dalla malattia: l'inquadratura, la luce, il vestito, c'è sempre qualcosa che non permette di vedere le condizioni dell'arto malato, qualcuno arriva a parlare di foto modificate e tagliate ad arte per non mostrare il punto di insorgenza della malattia. Finché qualcuno trova delle foto private, non "ufficiali" e senza posa. Il suo braccio appare danneggiato, pieno di gonfiori, ulcere, macchie scure. Qualcuno le chiede come mai, cosa fossero quelle lesioni visto che lei si dichiarava guarita e si tratta oltretutto delle tipiche lesioni cutanee di quel tipo di tumore. Jessica prima non risponde, poi dice che si tratta di un "linfedema" (un gonfiore causato da problemi di circolazione linfatica) ma non sembra proprio trattarsi di questo, ha ben altre caratteristiche, poi parla di danni della chemioterapia che poi diventano "parzialmente dovuti alla chemioterapia" ma dopo cinque anni ed un solo ciclo di chemio, è piuttosto improbabile che quelle lesioni (oltretutto in peggioramento) siano dovute alla chemio, anzi, hanno proprio l'aspetto delle lesioni tipiche della malattia di Jessica e d'altronde le immagini della ragazza nel 2009 mostrano una mano ed un braccio assolutamente sani.

2009, non ci sono segni particolari sull'arto superiore di Jessica

Sembra proprio quindi che la malattia sia andata avanti, inesorabilmente, senza aver ottenuto nessun beneficio dalle centinaia di litri di frutta e dai clisteri di caffè, siamo nel 2011 e la "guarigione" mediatica di Jessica accusa qualche colpo.

Lesioni cutanee (tipiche della malattia) sul braccio sinistro di Jessica, sempre più evidenti. Con lo stesso braccio prepara i i clisteri di caffè che avrebbero dovuto guarirla, siamo nel 2011.

Qualcuno glielo fa notare, Jessica si innervosisce, cancella i commenti di chi le chiede il motivo di tanto mistero, del perché definirsi guarita quando è evidente che la malattia sia ancora lì e sia, anzi, avanzata.
Così la ragazza cerca di recuperare, dice di non aver mai parlato di guarigione, di non aver mai detto che la dieta Gerson potesse guarirla, ma qualcuno ha conservato i suoi vecchi annunci e le mostra le affermazioni pubbliche di miglioramento, come nel 2010, quando diceva "...come dice il dott. Gerson, seguire strettamente la sua dieta per almeno due anni fa guarire dal cancro come non può nessun farmaco", frase che contrasta con quanto dice oggi "dicevo dall'inizio che la dieta Gerson da sola non poteva guarirmi". Ma la ragazza, ormai personaggio pubblico, dimentica di aver detto troppe volte di essere guarita o in via di guarigione, era a suo dire un'evidenza, per lei e sua mamma: "stiamo tutte e due benissimo, vedo con chiarezza che la cura sta guarendo il mio tumore al braccio".

Ma non è così, altre foto di Jessica infatti mostrano le gravi condizioni dell'arto sinistro della ragazza, la mano è deformata, il braccio colpito dalla malattia addirittura piegato e più corto del destro, la ragazza presenta tutti i sintomi tipici della malattia in assenza di terapia, è evidente che mentre Jessica continua a preparare frullati e clisteri, raccontando al mondo di essere guarita, il tumore non abbia alcun arresto, ma lei risponde che quelle sono le conseguenze delle terapie "standard" e che un "massaggio oncologico olistico" ha migliorato le condizioni del braccio che sta tornando normale. Ma non è finita e mentre Jessica continua i suoi "tour" a favore della "medicina naturale", crolla un altra colonna della sua vita. La mamma, colpita da tumore mammario e che aveva rifiutato le cure per seguire dei trattamenti alternativi, diventando una paladina delle "cure naturali", esattamente come la figlia, muore dopo due anni e mezzo dalla diagnosi (l'aspettativa di vita per un tumore mammario non trattato è di 2,7 anni, coincidenza che mostra come clisteri e diete equivalgano a non fare nulla), vi risparmio il calvario della povera donna che in fase terminale continuava ad essere definita dalla figlia "in fase di disintossicazione". Un serio colpo comunque alla credibilità della "guerriera del benessere". Nel sito della clinica Gerson, nessuna notizia di questa tragica fine.

2012: la malattia avanza
 

Siamo ai giorni nostri.
Ora Jessica appare nelle sue conferenze con una vistosa fasciatura che ricopre in parte ciò che è diventato un tumore non curato, la mano resta deformata, come il braccio, le lesioni peggiorano ed appaiono dei linfonodi ingrossati sotto l'ascella, chi la incontra di presenza parla di macchie in tutto il braccio che appare gonfio e con lesioni cutanee. Ma è sempre sorridente, qualcuno dice che "finge" di esserlo e la accusa di disonestà. C'è chi la accusa addirittura di aver fatto tutto per soldi, avere sfruttato la sua storia per raccogliere denaro, fare conferenze a pagamento, diventare una "star".

Jessica con la mano deformata coperta da una fasciatura

La realtà sembra evidente anche al più suggestionabile dei suoi fans (ormai Jessica ha più di 50.000 seguaci su Facebook) che le chiedono il motivo di quello stato dopo anni di rassicurazioni, conferenze nelle quali raccontava come fosse guarita da un tumore grazie alla dieta, un libro che incoraggiava le persone a non sottoporsi a cure mediche perché dei frullati le avrebbero salvate. Jessica si trova di fronte ad un mostro che ella stessa aveva creato: "non ho mai detto di essere guarita dal cancro, mai una volta, sono seguita da uno staff medico altamente preparato", dice su Facebook rispondendo a chi le chiedeva il perché di quella scelta. Ma le sue parole risuonavano ormai da troppe parti, dichiarazioni come "guarita dal cancro" ("cancer free") o "dire addio alle medicine", frasi come "la cura ha funzionato" erano il suo cavallo di battaglia e rimangiarsi la parola sarebbe stato ammettere di aver detto bugie. Jessica è un personaggio pubblico e riceve centinaia di messaggi e richieste di chiarimento, sono tante le persone che hanno rifiutato le cure per seguire i suoi consigli, così nel suo blog puntualizza:
"I’m not “in remission” or “cancer free”: I’m living and thriving with cancer, six years after diagnosis [...]. I also don’t go around saying “I have cancer” because I don’t like to give power to the dis-ease. Whenever someone asks me about my health and how I’m feeling I say, “I’m awesome".
Trad.: Non sono in remissione o guarita: sto vivendo e crescendo con il cancro, sei anni dopo la diagnosi [...]. Non vado nemmeno in giro dicendo "ho il cancro" perché non mi piace dare potenza alla malattia. Quando qualcuno si informa sulla mia salute e mi chiede come sto, dico: "splendidamente".

Dopo queste parole sono gli stessi "fans" a migliaia, a svegliarsi da un "sogno" di guarigione inesistente, qualcuno in maniera addirittura aggressiva perché si è sentito preso in giro, chi ha seguito i suoi consigli e purtroppo non ce l'ha fatta non può più protestare. Nella sua pagina Facebook appaiono a questo punto veri e propri attacchi, accuse, "bugiarda", "disonesta", addirittura "truffatrice" per i soldi raccolti nei vari giri promozionali e Jessica cancella ed elimina ogni "disturbatore", chiunque osi mettere in dubbio il risultato delle sue "cure". Un finale del tutto inaspettato ma che non cambia il percorso della ragazza, l'immagine e la storia che ormai rappresentano la sua principale attività non possono essere "macchiate" da proteste ed insinuazioni, tutto deve far parte di una favola a lieto fine e così continua con le foto dove è ritratta in piena salute (ma con il braccio nascosto), raccogliendo spettatori a centinaia ed ospitate in TV, proprio come una vera star guarita dal cancro con i frullati di verdura.

Non so se Jessica cambierà ancora strada o se ormai reciterà fino alla fine il copione scelto, di sicuro questa è una storia che mostra come, nonostante la realtà gridi forte la gravità della malattia, qualcuno decida di voltarsi e vivere un'altra vita, illudendosi di sconfiggere la più grave malattia umana con sciocchezze senza utilità. Questa volta la realtà è venuta a galla perché nonostante gli sforzi Jessica non ha potuto nasconderne le conseguenze, ma pensate a chi ha un problema non evidente dall'esterno (per esempio un tumore del sangue o della prostata), chi ha una malattia non "visibile", ecco, tanti "guariti" che ho incontrato in questi anni di blog vivevano proprio così la loro guarigione mai esistita, mentivano a loro stessi ed agli altri; così ci sarebbe da discutere sul senso psicologico di questi comportamenti, su chi sta vicino a queste persone che si dovrebbe accorgere di "qualcosa che non va", sui motivi che spingono a nascondere la verità in un momento così delicato e su un aspetto che ho sottolineato diverse volte: meglio una dolce bugia che un'amara verità, a tutti i costi. Personalmente non credo ad una ragazza che possa aver creato tutto per truffare il prossimo, al contrario credo che si sia illusa di una soluzione semplice ad un problema grave e che ormai, anche davanti alla realtà, abbia semplicemente rifiutato di accettarne le conseguenze, a quel punto era troppo coinvolta pubblicamente per tornare indietro. Penso anche che per una ragazza di 22 anni l'idea di un'amputazione possa essere davvero devastante e non posso che provare una simpatia spontanea per chi ha scelto di lottare, a modo suo, ma di farlo, spererei anche in una risoluzione del problema, insomma, questa non è una bella storia ma una sconfitta.
Non illudiamoci poi di sentirci più forti di Jessica o che avremmo fatto sicuramente una scelta diversa. Ogni condizione è personale, soggettiva e piena di variabili che solo la persona interessata può conoscere.

Però questa storia, indipendentemente dai motivi e dai particolari, ci mostra come sia debole l'essere umano, proprio quando servirebbe tanta forza e come sia quindi condizionabile da chi vende miracoli.

Libertà di cura significa anche libertà di informazione, consapevolezza su ciò che possiamo fare.
Sta ad ognuno di noi scegliere la via che riteniamo più opportuna, senza dimenticare che non abbiamo spesso i mezzi culturali per poterlo fare senza consultarci con i professionisti, chi conosce il problema, possiamo chiedere aiuto alla medicina scientifica, quella che poggia su basi solide, possiamo fuggire, cullarci sperando che il miracolo accada, credere al primo ciarlatano che passa.
Avete fatto caso che le false cure per il cancro sono sempre "semplici e banali"?
Succede perché rispondono al nostro desiderio che la soluzione al problema grave sia lì, pronta, semplice e banale.
Sappiate però che è molto meglio guardare in faccia la realtà, lottando ogni giorno per noi ed i nostri cari, che nasconderla dietro ad un paravento vendendoci a cure inutili che ci rubano salute, soldi e dignità, detto chiaramente è un fuga che non serve a niente.
Come ripeto sempre, nessuno può obbligarci ad una o all'altra scelta, sta a noi decidere, ma assicurandosi di essere coscienti e realmente informati sulle strade possibili e ricordando che quando c'è un problema c'è sempre un avvoltoio pronto a convincerci che la sua idea, quella che lui vende, è la migliore. Per lui naturalmente.

Alla prossima.

Aggiornamenti

20/12/14:

Purtroppo le notizie non sono ottime.
Jessica ha aggiornato il suo pubblico sulle sue condizioni di salute. Peggiorate. Il tumore è progredito ed ora, oltre a presentare una massa all'arto colpito (diagnosticata con una TAC), ha reso la ragazza fortemente anemica per un'emorragia dalla zona interessata dalla malattia (in particolare in regione ascellare). Lei si definisce "in ginocchio" ed in una fase di riflessione su ciò che la aspetta.
Nonostante tutto le auguro di risolvere nel migliore dei modi il suo problema.

28/02/15:

Jessica è morta il 26 febbraio 2015.

martedì 16 febbraio 2010

L'uomo arancione

Una medicina alternativa non efficace può essere anche dannosa per due motivi ben precisi. Primo: distoglie da cure sperimentate che, se non portano sicuramente a guarigione, possono almeno prolungare la sopravvivenza del paziente permettendogli di vivere accanto ai propri cari per qualche anno. Secondo: molte cure alternative hanno un rischio (quasi sempre non elevato) di tossicità che può accelerare il decorso della malattia o talvolta provocare complicazioni anche letali.
Lo abbiamo visto nel caso del bicarbonato, cura del cancro venduta da Tullio Simoncini: il bicarbonato a basse dosi, generalmente, non fa male ma in alcuni casi ed in certi soggetti (ed i malati di cancro sono certamente soggetti a rischio) può provocare disturbi gravi ed anche letali.
Per questo propongo la traduzione di un articolo che racconta la storia, a tratti cruda, di un paziente con un tumore intestinale che preferisce rivolgersi alle medicine alternative sbagliando quindi totalmente strada e rimanendone vittima, in tutti i sensi.
Si pone anche il punto sulla plausibilità di certe terapia: basterebbe già chiedersi (da parte dei potenziali pazienti) ma se questa "terapia" non è stata mai sperimentata e nemmeno il suo inventore ha una casistica seria di guarigioni, perchè dovrei crederci?
Se davvero una terapia alternativa è efficace, dove sono le persone guarite?

L'articolo è firmato da David Gorski, tra gli autori del sito Science Based Medicine. L'originale in inglese lo trovate qui. Spiegherò con delle note (tra parentesi quadre) i termini più complicati ed avverto che trattandosi di un caso reale e drammatico, possono esservi dei passi piuttosto pesanti e difficili da leggere ma è una storia di sofferenza che equivale spesso a dolore, indorare la pillola quindi è assolutamente fuori luogo, anche per capire a cosa va incontro chi soffre di questa terribile malattia.

L'uomo arancione 

di David Gorski

La prima cosa che mi ha colpito di lui era il suo colore arancione.

Non era un arancione che avevo già visto in un paziente. Era un colore giallo-arancio, quasi una colorazione artificiale. In un primo momento mi chiesi se fosse affetto da insufficienza epatica con ittero [colorazione giallastra della cute dovuta a disturbi del fegato] ma questo arancione non aveva la tonalità di giallo tipica dell'itterizia e non erano gialle nemmeno le sclere [parte dell'occhio che nell'ittero appare gialla]. Ho pensato quindi ad una insufficienza renale ma quell'arancione non somigliava al giallo rame di alcuni pazienti con grave insufficienza renale prolungata che necessitano di dialisi.

Ero perplesso. La sua cartella diceva che era stato ricoverato per un intervento chirurgico per cancro al retto. Così ho mandato la tirocinante a raccogliere l'anamnesi, la storia clinica, l'esame obiettivo e prepararlo per la pulizia dell'intestino richiesta per l'intervento. Che ci crediate o no c'è stato un periodo in cui non era raro che i pazienti venissero in ospedale la sera prima dell'intervento di chirurgia addominale per sottoporsi a preparazione intestinale preoperatoria piuttosto che essere costretti dalle loro compagnie di assicurazione [negli USA le compagnie di assicurazione sanitaria prevedono precisi protocolli e comportamenti per rimborsare le spese mediche] alla tortura di bere quattro litri di purgante Go Lytely, [Vai Leggero, il nome del purgante] nome improprio, se mai ne esistesse uno, e trascorrere a casa le prossime ore a correre periodicamente in bagno aspettando invano che il liquido che fuoriesce dal posteriore diventi finalmente limpido.
Oltre dodici anni fa ero nel mio periodo di specializzazione in chirurgia generale. Stavo facendo un turno come capo di uno dei servizi di chirurgia generale tornato nel principale ospedale dell'università. Questo servizio è stato la sede di diversi chirurghi del colon-retto [la parte finale dell'intestino] come pure del primario di chirurgia generale. Per questo motivo ho visto un bel po' di buona e seria chirurgia generale che coinvolge uno degli organi che i chirurghi generali operano di più [il colon]. Naturalmente una buona parte di questi interventi interessavano il colon-retto, data la diffusione di questo tipo di tumore.

E' stato mentre facevo questo turno a rotazione che incontrai l'uomo arancione, come lo avevo soprannominato nei miei pensieri (anche se non lo dissi mai a nessuno, nemmeno ai tirocinanti che lo avrebbero trovato divertente). Durante il mio interessamento per questo caso appresi dal chirurgo che doveva operare l'uomo arancione e che lo aveva ricoverato per l'intervento del giorno dopo, la sua triste storia. Era un uomo all'esordio dei 50 anni che aveva già avuto un mio intervento l'anno prima. Aveva sofferto di BRBPR (che per i non medici è una sigla che significa bright red blood per rectum [sangue rosso vivo dal retto]) ; un gastroenterologo lo aveva visitato, gli aveva prescritto giustamente una colonscopia che aveva diagnosticato un tumore del retto con una localizzazione piuttosto bassa.

Passa quindi alla mia osservazione e valutandolo ho scoperto che non c'erano metastasi al fegato o altrove nelle TAC ed era raccomandata la chirurgia. Anche se il tumore era relativamente basso in posizione nel retto, l'intera equipe concluse che vi era una buona possibilità di risparmiare lo sfintere anale dalla rimozione chirurgica (si chiama resezione anteriore bassa), possibilmente con una anastomosi molto bassa o coloanale [vari tipi di soluzioni chirurgiche che si applicano in questi casi].
Tuttavia il paziente doveva prepararsi alla piccola possibilità che sarebbe stata richiesta la resezione addomino perineale (APR) per rimuovere il tumore che in genere cerchiamo di evitare per quanto possibile perchè questa prevede non solo la rimozione del retto ma anche quella dell'ano.

In questi casi si occlude lo sfintere anale e quindi per il paziente è necessaria una colostomia permanente [le funzioni anali sono sostituite da uno sbocco nella parete intestinale]. Questo tipo di interventi sono a volte necessari per tumori molto bassi che non possono essere rimossi con un adeguato margine di tessuto sano tra il tumore e l'ano o in tumori talmente bassi che invadono direttamente l'ano. Brutte notizie in ogni caso quindi.
Posso solo immaginare la reazione dell'uomo arancione appena appresa la notizia. Probabilmente era terrorizzato. Certo, se si trattasse di me avrei paura anche io; non vorrei di certo una colostomia permanente se non fosse possibile rimuovere il tumore con un buon margine sano e vorrei pure salvare il mio ano. Nessuno e sottolineo NESSUNO non avrebbe paura ma, se fosse stato per me mi sarei sottoposto a chirurgia perchè so che sarebbe stata la mia arma migliore in termini di sopravvivenza a lungo termine. Sopporterei la piccola probabilità della necessità di una colostomia permanente. A questo avrebbe contribuito sapere che sarei stato nelle mani di un ottimo chirurgo ed avrei avuto fiducia in lui per il necessario giudizio chirurgico per conoscere la cosa più giusta da fare.
L'uomo Orange, purtroppo, ha fatto una scelta diversa. Convinto che avrebbe potuto trovare un altro modo per evitare la "cattiva" medicina allopatica, con la sua enfasi sul "tagliare e bruciare" ha cercato trattamenti medici alternativi.
Nella sua ricerca ha in qualche modo trovato la sua strada a New York dove ha scoperto un professionista che raccomanda clisteri di caffè e megadosi di succo di carota. E' tornato periodicamente da lui per circa un anno ed in tutto questo tempo si propinava i clisteri di caffè e le dosi massicce di succo di carota, vitamine, integratori e vari altri metodi alternativi per guarire un tumore potenzialmente curabile (e penso che ignorasse che la tinta arancione della sua pelle cominciava a delinearsi).

Clisteri di caffè? Non ci potevo credere. Non ne avevo mai sentito parlare prima. Ricordo che questo è successo 12 anni fa: ero aiuto primario in chirurgia generale ed il mio interesse per la medicina non scientifica era lontana anni, nel futuro.
Al momento mi chiesi: a cosa potrebbero servire dei clisteri di caffè per il cancro? L'unico uso che potevo immaginare fu che poteva essere un mezzo economico e rapido (ed altamente disgustoso) per portare la caffeina direttamente nel flusso sanguigno.
Non ne sapevo nulla al momento ma ora posso ipotizzare che la "terapia" che l'uomo arancione aveva scelto era probabilmente una variazione della Kelley/Gonzales ispirata da quella di Max Gerson.

Tra il 1940 ed il 1950, Gerson "inventò" questa cura ed una variante della "disintossicazione" fu sviluppata da William Kelley attorno al 1960 ed è ancora oggi praticata da Nicholas Gonzales
Per loro vi è la convinzione che tutti i tumori provengono da una carenza di enzimi pancreatici che permette alle cellule tumorali di crescere. Secondo questo concetto, il tumore cresce e metastatizza perchè vi è carenza degli enzimi che "digeriscono" il cancro. La soluzione quindi sarebbe quella di ottenere gli enzimi pancreatici nelle zone tumorali in concentrazione abbastanza alta per distruggere il cancro ma non troppo alta perchè si produrrebbero delle tossine conseguenti alla distruzione del tumore che favorirebbero una intossicazione dell'organismo. Di conseguenza il trattamento consiste della "disintossicazione" con clisteri di caffè che "pulirebbero" il corpo dalle tossine prodotte dal disfacimento del tumore. Cambiamenti dietetici, enzimi pancreatici, megadosi di vitamine ed integratori  e di succhi di frutta come il succo di carota. La dieta Gerson originale richiede più di un gallone al giorno (più di quattro litri, ndt.) di succhi di frutta e poi verdura e fegato di vitello crudo ma, come appresi in seguito, esistono diverse varianti a questa dieta e nessuna di loro ha alcun fondamento plausibile in biologica, fisiologia o farmacologia.
Ripensandoci mi sono chiesto se l'uomo arancione sia stato trattato dal dottor Gonzales in persona in quanto esisteva un suo ambulatorio proprio a New York.

L'uomo arancione è stato infine costretto a tornare da me quando gli è apparso chiaro che i clisteri di caffè e la terapia con il succo e le megadosi di carota non funzionavano. Il suo tumore rettale aveva continuato a sanguinare in modo intermittente e con sempre maggiore frequenza.
Aveva continuato a crescere lentamente e cominciava anche ad interferire con la sua capacità di andare di corpo. Era però iniziato il "tenesmo" che è la sensazione intrattabile di dover andare in bagno e che colpisce spesso proprio i pazienti con il cancro rettale e che può essere a volte davvero insopportabile. Finalmente insomma, l'uomo arancione ne aveva avuto abbastanza.

Purtroppo però il cancro non ne aveva avuto abbastanza dell'uomo arancione.

Nel periodo passato a tornare alla medicina "convenzionale" il tumore era cresciuto notevolmente. Era a tratti sporgente dall'ano e sembrava coinvolgere lo sfintere. Esaminandolo rimasi sorpreso dalle dimensioni e dalla consistenza di questa massa, ormai facilmente raggiungibile con l'esame rettale. Fortunatamente la TAC mostrava che il tumore non aveva apparentemente procurato metastasi al fegato o altrove. Sempre fortunatamente, il tumore sembrava anche abbastanza mobile ma sarebbero stati richiesti una resezione molto estesa ed una colostomia permanente.
Era così in basso e così grande che non vi era alcuna possibilità di risparmiare lo sfintere anale e nessuna di evitare la colostomia. Vi era anche un'alta possibilità di procurare una impotenza sessuale permanente.
L'uomo arancione è stata la prima persona che mi ha insegnato che la medicina alternativa inefficace non è innocua.

Me lo ricordo bene. E' stato uno degli ultimi casi prima di cambiare reparto. L'uomo arancione aveva un tumore rettale molto ingombrante e difficile da rimuovere, bisognava arrivare fino alla fine dell'aorta per rimuovere assieme al tumore anche numerosi linfonodi sospetti disseminati nell'intestino. Aveva chiaramente una positività ai linfonodi, fattore prognostico negativo. Inquietante è stata pure l'osservazione che il tumore aveva invaso tutta la parete del retto, portandosi all'esterno dell'intestino quindi altro fattore prognostico negativo.

Ciò che posso ricordare è che pensai: come mai questa persona ha scelto di non sottoporsi ad un intervento l'anno precedente quando ancora il suo tumore sarebbe stato molto più semplice da rimuovere con buone possibilità di risparmiare buona parte dell'intestino (e quindi la colostomia) per non parlare di una prognosi molto più positiva in termini di sopravvivenza? Perchè? Cosa ha fatto il professionista "alternativo" per convincere l'uomo arancione e fargli abbandonare la terapia che è più efficace in maniera provata?
Gli ha promesso di curarlo senza chirurgia, radioterapia, senza dolore? Lo ha terrorizzato con storie dell'orrore sulle complicanze di tali terapie? Gli ha descritto le terapie standard come "tagliare, bruciare, avvelenare" come tanti alternativi usano fare? Gli ha detto un po' di tutto questo?

Non so cosa sia successo davvero con l'uomo arancione ma mi sentivo molto triste per lui. Era chiaramente caduto nelle mani di un ciarlatano per non pagare con la sofferenza la sua malattia finendo per pagare un prezzo molto più alto e lo aveva pure capito.

Pochi giorni dopo, prima della dimissione dell'uomo arancione, mi sono trasferito
Non ho quindi mai più rivisto l'uomo arancione di nuovo. Data l'entità della sua malattia probabilmente ha meno del 50% delle possibilità che sia ancora vivo e se lo fosse nel 100% dei casi ha una colostomia permanente che non sarebbe stata necessaria se si fosse affidato semplicemente alla medicina con trattamenti noti ed efficaci ed elaborati secondo la medicina scientifica.
La medicina alternativa che non è efficace, NON E' innocua.
Quando sento i sostenitori delle terapie alternative affermare che le loro terapie sono innocue penso all'uomo arancione. Quando sento questi sostenitori sottolineare all'innocuità delle loro terapie, penso anche a donne come quella di cui discussi circa un mese fa o come Patti Davis che subì una biopsia al seno con diagnosi di tumore mammario. Il suo cancro avrebbe avuto un'alta probabilità di guarigione (oncologi, odio usare questa parola ma in questo caso non è del tutto inappropriato) con la terapia convenzionale. Tuttavia lei, come l'uomo arancione, ha optato per una variante della terapia di Gerson, recatasi in una clinica di Tijuana (Messico, ndt), in disintossicazione e mangiando 7-8 kg, di carote a settimana.
Sua madre aveva avuto il cancro al seno all'età di 47 anni ed era sopravvissuta 22 anni dopo l'intervento, la radioterapia, la chemio ed esortava la figlia ad operarsi ed a fare almeno un ciclo di terapia standard ma senza risultato. La signora Davis ha fatto ricorso alla terapia convenzionale quando cominciò a sentire una massa sotto il braccio, mentre era in fase di terapia di Gerson e finalmente realizzò il suo errore.
A quel punto era troppo tardi. Morì all'età di 39 anni. Ed è in compagnia.
Debbie Benson. Ha evitato terapie convenzionali per trattare un tumore curabile; Lucille Craven, si spinse a nascondere la diagnosi persino al marito per molti mesi mentre cercava trattamenti da vari alternativi. E molti altri ancora.

La medicina alternativa inefficace non è innocua.
Quando sento i difensori delle medicine alternative penso all'uomo arancione ed a Patti Davis ed al fatto che la terapia di Gonzales (derivata dalla Gerson, ndt)  fu sperimentata in uno studio finanziato dal governo americano. Quello che i sostenitori dell'alternativo non raccontano mai sono le storie come quelle di cui ho parlato e del fatto che i risultati di quello studio non furono mai pubblicati (come racconta il Dott. Atwood).

Anche se è bene sostenere prove rigorose nel caso di terapie alternative alla medicina, in studi clinici che ne determinano l'efficacia, il denaro è sprecato quando è utilizzato per testare affermazioni mediche senza evidenza o una buona dose di studi preclinici che le sostengano.
Un primo esempio: la terapia Gonzales/Gerson è stata finanziata sulla base di un singolo paziente non controllato. Lo studio è stato progettato male specie nella selezione dei 12 pazienti con cancro al pancreas su cui effettuare lo studio clinico. Il dott. Atwood ha abilmente descritto le numerose carenze di questo studio la peggiore delle quali è stata la natura non consecutiva dei casi di malattia elemento che faceva sospettare una selezione "non neutrale" dei casi selezionati.
Le domande di sovvenzione di solito richiedono notevoli dati preliminari e spesso sperimentazioni cliniche precedenti se si vuole avere la possibilità di ricevere finanziamenti pubblici. Dove sono gli studi in vitro che supportano il protocollo di Gonzales e che mostrano attività anticancro contro le cellule neoplastiche del pancreas? Dove sono gli studi preclinici su animali che presentano attività anticancro in modelli selezionati con carcinoma pancreatico (o qualsiasi altra forma di cancro)?
E quali studi su animali mostrano di supportare almeno in teoria il meccanismo di funzionamento di queste terapie? Non esistono nè in letteratura nè nella domanda di sovvenzione.
Se dovessi presentare una domanda di sovvenzione per una sperimentazione clinica sulla base di dati così poco convincenti, la commissione avrebbe fatto circolare la mia domanda in giro come esempio di ridicolo e sicuramente non passerei nemmeno le prime fasi delle procedure di sovvenzione.

I pazienti che scelgono i trattamenti non scientifici al posto delle cure provate soffrono, ma non sono gli unici che soffrono, le conseguenze della loro scelta. Ci sono anche le loro famiglie, i loro cari, gli amici che li vedono morire per malattie potenzialmente curabili (e troppo spesso perdendo per strada i risparmi di una vita). Sono bambini che perdono i genitori, uomini e donne che perdono i propri compagni. Siamo tutti noi anzi che soffriamo e che finanziamo questi trattamenti inefficaci finendo per pagarli attraverso le tasse o le assicurazioni quando un paziente che avrebbe potuto essere curato in maniera più convincente ed efficace finisce per pagare di più cure mediche più costose e complicate a causa di un ritardo causato dall'inseguire terapie inefficaci e false speranze.
La medicina alternativa inefficace, non è innocua.

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Alla prossima.

venerdì 3 luglio 2009

Nacci, Gerson e le supervitamine

Giuseppe Nacci è (leggiamo dalla sua biografia), un medico specialista in medicina nucleare. Ha compiuto studi sugli effetti delle esplosioni atomiche ed ha pubblicato un libro sulle sue teorie.
La sua attività di studio per la cura del cancro, lo ha visto collaborare (tanto da definirlo "suo maestro") con l'equipe che segue le teorie di altro medico, un certo Max Gerson che nel 1920 ha elaborato una sua "terapia anticancro" basata sulla somministrazione di cibi ricchi di particolari vitamine, sali minerali ed altre sostanze, con lo scopo di eliminare le tossine dal corpo, che causerebbero tutti i cancri esistenti, elemento particolare della cura Gerson, è rappresentato da clisteri di caffè (sic).

Molti descrivono le terapie di Giuseppe Nacci, come una variante di quelle di Max Gerson.

Iniziamo a parlare di Gerson.

Per i seguaci di Gerson, il cancro sarebbe una malattia degenerativa e tutti i rimedi da lui consigliati servirebbero a ripristinare tutte le difese dell'organismo, aiutandolo a sconfiggere le malattie facendo anche regredire i tumori maligni. Non si parla solo di cancro ma anche di malattie cardiache, artriti, allergie, sclerosi multipla, asma, diabete, infertilità, psoriasi, ulcera. Un po' di tutto insomma.
Dopo le sue dichiarazioni di successo (pubblicate anche in un testo non validato perchè, al solito, non controllato e contenente testimonianze non sufficienti), un controllo da parte delle autorità statunitensi nel 1947, stabilì che i casi di "successo" di Gerson non erano credibili in quanto selezionati da lui stesso (dopo aver escluso gli insuccessi) e senza documenti che ne provassero la reale validità (come si vede, un copione che si ripete). Nello stesso anno fu avviata una revisione di 86 casi e l'esame di 10 pazienti e non fu trovata nessuna evidenza di efficacia delle terapie di Gerson. Il medico americano così, fu sospeso per due anni dalla sua attività e privato della licenza professionale subito dopo una pubblicità in una radio locale della sua cura segreta.
Gerson, tramite la figlia, Charlotte, aprì una clinica in Messico (negli Stati Uniti la "cura" Gerson fu considerata illegale) che attualmente è attiva ed ha un fiorente mercato internazionale e circa 70 dipendenti. La clinica fu chiamata "La Gloria". Da notare che in quella zona del Messico dove sorge la "clinica Gerson", sono sorte decine di altre cliniche "alternative", tra le quali quelle di Hulda Clark, che sfruttano la mancanza di leggi severe in materia di medicina alternative che esiste in Messico rispetto alla situazione statunitense e la vicinanza al confine statunitense che facilita l'arrivo di clienti dagli USA. Un trattamento nella clinica Gerson, costa attorno ai 10-12.000 euro.
Attualmente la clinica Gerson descrive successi nel 90% dei casi di tumore maligno precoce che si "riduce" al 50% nei casi avanzati.
Non esiste un archivio ufficiale e controllato dei "casi risolti" e sono riportati al contrario diversi casi di morte per tumori facilmente curabili (testicolo, linfomi) ed "incidenti" di percorso anche molto gravi.
Giuseppe Nacci, riprende le teorie di Max Gerson e dichiara che i suoi consigli alimentari e sullo stile di vita, la sua "dieta anticancro" abbiano la capacità di prevenire, curare e far regredire qualsiasi tipo di cancro nella maggioranza dei casi.

È noto che la capacità di prevenzione e di contrasto del cancro da parte di alcune vitamine, antiossidanti, molecole contenute in certi cibi è conosciuta, studiata e promossa dalla medicina ma non è vero che queste vitamine e queste sostanze possano far regredire qualche tipo di tumore.
È qui la differenza fondamentale tra i consigli di Nacci sullo stile di vita ed i consigli di Nacci come "cura per il cancro".
Se Nacci si fosse limitato ad affermare che le sue iperdosi vitaminiche (la cui assunzione seguendo le sue regole è davvero problematica e cervellotica*) potessero avere un ruolo di prevenzione di alcune patologie tumorali, si sarebbe trattato di dichiarazioni comprensibili ed ammissibili...ma Nacci dichiara di poter curare il cancro. Naturalmente anche in questo caso NON esistono evidenze scientifiche che l'assunzione a dosi elevate di vitamine ed estratti di erbe possa far regredire o guarire qualche tipo di cancro o altra malattia.


Ma proviamo come al solito a ragionare in maniera banale.

Mettiamo da parte la scienza e le attuali conoscenze (per i sostenitori dei guaritori, questi sono pregiudizi e barriere mentali, come se affermare che il sole è caldo fosse un pregiudizio...) e poniamoci una domanda semplicissima: queste cure a base di dosi enormi di vitamine, funzionano?
Qualcuno è guarito indubbiamente per merito di queste "diete"?

Esistono prove certe dell'efficacia di queste superdiete?

NO.

Ho letto uno studio (preparato da seguaci di Gerson e pubblicati da una rivista di Gerson) su 6 presunti casi da lui risolti. È la solita storia. Nessun documento ufficiale o certo, nessuna dimostrazione di efficacia...solo il solito "è guarito perchè lo dico io"...

Un esempio? Esaminiamo uno dei casi, come descritto dagli autori.
Chi volesse saltare la descrizione (noiosa ma necessaria) del caso, passi direttamente alle conclusioni.

Prendiamo il caso n°3
Donna di 59 anni, diagnosi di carcinoma mammario destro a 49 anni (nel 1992) -intervento chirurgico e radioterapia. Nel 1995 carcinoma duttale in situ a sinistra. Mastectomia totale sinistra. Nessun altro tipo di terapia (chemio-radio), linfonodi ascellari negativi.
Dicembre 1997, dolori ascellari a sinistra, l'esame citologico conferma presenza di cellule tumorali.
Mastectomia destra e biopsia ascellare. Una TAC mostra metastasi epatiche asintomatiche. La paziente inizia il Tamoxifene (un farmaco antiormonale usato per alcuni tumori mammari).

Gennaio 1998 la paziente inizia la terapia Gerson.

Dicembre 1999 la paziente presenta alcuni noduli all'ascella destra (qui usiamo le parole scritte da chi ha preparato questa descrizione...è importante) "che portano alla chiara conclusione clinica che si tratta di recidiva di tumore mammario."

Gennaio 2000, un'ecografia non mostra più le metastasi al fegato.
Agosto 2000 i noduli all'ascella sono spariti.

Cosa c'è che non va?

CONCLUSIONI: Dopo una serie di esami che diagnosticavano il cancro mammario, questa donna si è sottoposta a diversi interventi chirurgici ed anche a terapia ormonale. Nella fase finale della sua storia, ha iniziato anche la "terapia" Gerson.
Da quel momento la terapia Gerson avrebbe funzionato su dei noduli metastatici al fegato (non dimostrati, non refertati, senza esame istologico...) e su noduli ascellari (non refertati, senza biopsia nè esame istologico o citologico) che a detta di chi scrive erano "chiaramente recidive tumorali". Non era stato diagnosticato un tumore, una metastasi o una recidiva...la recidiva l'ha desunta (l'ha immaginata, in pratica, clinicamente, cioè solo con una opinione personale e non controllata) chi ha descritto il caso, traendone conclusioni "a suo favore".

Tirando le somme quindi, si tratta della solita superficiale e banale prova di nulla.
Immaginatevi sempre cosa direbbero gli alternativi se un medico diagnosticasse un tumore solo in base all'osservazione, così, ad occhio, in pratica...

Piuttosto, ci sarebbe da notare che la donna, dal momento della diagnosi di tumore maligno al 2000 era ancora viva. Miracolo della cura Gerson o efficacia della medicina?
A chi legge, la risposta...che a me sembra scontata.

Giuseppe Nacci, quindi, riprende in generale le teorie di Gerson, le modifica e personalizza e crea un protocollo alimentare che previene, cura e fa regredire i tumori.
In seguito alla somministrazione delle sue cure ed all'invito a sospendere la chemioterapia, Nacci è stato sospeso (per la seconda volta) dall'ordine dei Medici e quindi, attualmente, non può più esercitare.

La sua più grossa bugia, non è quella di dichiarare che certe vitamine possono prevenire o combattere alcuni meccanismi di insorgenza del cancro ma che le stesse vitamine il cancro lo curino. Non è vero. Non è stato mai dimostrato, nè dalla letteratura scientifica, nè da Nacci stesso.
Ma allora quando Nacci parla di "casi risolti e documentati"? Esiste poca documentazione, analizzo quella trovata su internet.

Li leggiamo alcuni di questi casi "risolti"?

1) Cane guarito con l'Aloe
2) Donna con tumore mammario che dopo operazione e chemio inizia la "dieta anticancro" ed afferma di stare meglio.
3) Varie lettere di saluto e stima.
4) Glioblastoma operato e rimosso parzialmente, in seguito radioterapia, in seguito assunzione di Aloe. Gli esami dichiarerebbero "pressochè" (sic) assente la lesione.
5) La maggioranza dei casi sono illegibili o incomprensibili.

C'è un caso addirittura, nel quale (pag 13) un paziente ha subìto un'amputazione di una falange del pollice per un melanoma, ha rifiutato le cure ufficiali per affidarsi alle cure di Nacci ed il melanoma si è sviluppato causando l'amputazione di parte della mano! E la testimonianza del paziente, dopo la seconda amputazione dice: "La situazione ora si presenta bene".
Bene? Incredibile eh?

...e così via, basta leggere le "testimonianze" una ad una per capire come venga ricalcato il solito copione del guaritore distratto e disordinato (comunque il capostipite in questo caso resta Simoncini), che spaccia per guarigioni casi incomprensibili, manipolati e spesso anche contro un'eventuale ipotesi di guarigione.

I "casi risolti" di Nacci, sono raccolti non in un trattato scientifico, con tanto di dati precisi, riferimenti, controlli, confronti, no...sono solo una raccolta di lettere, mail, messaggi, senza nessun significato. Inutili, non solo scientificamente ma nemmeno come semplice archivio.
E queste sarebbero le "prove di efficacia" da portare come dimostrazione ad un malato di cancro che chiede di essere curato?
E le strutture pubbliche dovrebbero "testare" una cura solo perchè qualcuno ha migliorato il tumore del proprio cane?
I nostri soldi dovrebbero essere spesi per provare un frullato di frutta e semi che ha "fatto stare meglio" una persona che aveva effettuato radio, chemio e chirurgia e dice che è contenta?

Se io, medico, dicessi di essere il più bravo chirurgo al mondo in grado di effettuare un trapianto cardiaco ed un paziente mi chiedesse un riscontro, cosa ne direbbe se io mostrassi come prova della mia maestrìa un volumetto di lettere di saluto, compresa quella del mio amico al quale ho curato il criceto indiano?
Mi sbaglio o la fantasia a volte supera la realtà?
Naturalmente sempre pronto ad analizzare ed eventualmente pubblicare casi di incontrovertibile guarigione. Non ho ricevuto un solo caso "interessante" da esaminare. Al contrario ho ricevuto segnalazioni di eventi avversi (anche gravi) e di inefficacia totale di alcune terapie alternative.
Può una persona ragionevole, in buona fede ed equilibrata, definire "credibili", "evidenti", queste "dimostrazioni di successo"?
Esiste un potenziale pericolo nelle cure del Dott. Nacci (oltre all'ìnsito rischio di abbandono eventuale di terapie efficaci), alcune delle erbe consigliate possono essere tossiche (anche letali ed ancora di più per persone debilitate) ma questo lo sottolinea pure lui.

Nacci sconsiglia pesantemente di effettuare la chemioterapia. Lo dice chiaramente, anzi, rifiuta di curare di abbia effettuato dei cicli di chemio.

Ma allora queste cure, sono utili o no?
Utili al benessere generale, forse. Utili a curare il cancro NO.

In teoria, purchè sotto controllo e con attenzione, l'assunzione di alcune vitamine, alcuni estratti vegetali ed alcuni oligoelementi, può aiutare a prevenire alcune forme tumorali o a combatterne i sintomi (la nausea, la stanchezza...) ma allora se si volesse seguire questa "terapia" tanto per star meglio, per assumere un bel po' di sostanze utili?

Alcuni articoli che ho pubblicato forse rispondono a questa domanda.

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L'uso delle vitamine come terapia.

L'introduzione di vitamine in superdosaggio, è stata considerata per anni un fattore di protezione dal cancro. Considerato che le vitamine sono disponibili facilmente con la normale dieta quotidiana, questa sarebbe un'ottima possibilità di diminuire il rischio di cancro nella popolazione mondiale. La frutta, ricchissima di vitamine, è stata studiata proprio in questo senso. Il suo contenuto di vitamine ed antiossidanti è stato associato ad una diminuzione del rischio di cancro. In realtà studi recenti, sembrano dimostrare che se una diminuzione di questo rischio esiste, non è talmente elevata da giustificare regimi dietetici ipervitaminici.

Uno studio ad esempio, ha analizzato i dati delle ricerche fatte in proposito negli anni precedenti. Tra queste, una ricerca cinese per esempio, dimostrava una diminuzione del rischio di cancro gastrico in una popolazione selezionata, salvo poi scoprire che questa popolazione era al limite del deficit vitaminico per abitudini alimentari locali (in pratica la somministrazione di vitamine aveva riportato i loro livelli di vitamine e minerali nella norma). Un altro studio addirittura mostrava un incremento del rischio di tumori polmonari in fumatori ai quali era stato somministrato un cocktail di vitamine tra le quali il beta-carotene e l'alfa-tocoferolo.
Sembra insomma che se un effetto preventivo esista, bisogna ancora capire da dove derivi, in che forma e dosaggio ed a quale vitamina bisogna renderne merito. Altri dati emersi: l'effetto eventualmente benefico delle vitamine sembra esistere solo in soggetti che hanno un deficit vitaminico, al contario, in soggetti con tumori maligni accertati le vitamine non avrebbero nessun effetto benefico ma anzi deleterio (in questo studio).
Unica certezza: le vitamine non curano il cancro, mai dimostrato.
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In ogni caso Nacci sostiene:
nella Dieta anti-cancro del dott.Gerson applicata a 153 pazienti sofferenti del caso del peggior Cancro conosciuto (Melanoma) si giungeva, dopo 5 anni di Dieta-Gerson, a percentuali di guarigione variabili dal 70-90% (se tumore ancora localizzato) a percentuali di guarigione del 40-70% (se tumore già metastatizzato), purchè in pazienti NON sottoposti precedentemente a Chemio-Terapia. Viceversa, con la Chemio-Terapia, la percentuale di guarigione da Melanoma a 5 anni è notoriamente dello zero%

Quindi 70-90% di percentuali di guarigione, non dovrebbe faticare tanto a portare in pubblico una decina di casi esemplari, credibili e totalmente guariti.
Dove sono?
Alla fine della frase la falsa e ricorrente affermazione dello 0% di efficacia della chemioterapia sui tumori (sul melanoma poi, che è uno dei pochi tumori con altissima probabilità di guarigione).
Credo ci sia poco da aggiungere, non serve nemmeno un'analisi più approfondita. Una terapia senza basi scientifiche, senza risultati dimostrati e con casi a proprio favore davvero desolanti.
Alla prossima.

* Aggiornamento 05/07/09: Per aver un'idea della complicatissima "dieta Nacci per pazienti oncologici", consultare questo sito.

[articolo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale]