Visualizzazione post con etichetta zombie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta zombie. Mostra tutti i post

venerdì 10 giugno 2011

Pronti all'invasione di zombie?

Breve pausa prima di tornare al "caso Di Bella".
Un'iniziativa curiosa e da certi punti di vista geniale del CDC (Center for Disease Control) di Atlanta (un importante organismo sanitario governativo statunitense) ha stimolato la fantasia di molte persone ed acceso il loro interesse.
Poco male, è proprio quello che desideravano gli esperti del CDC, incuriosire la gente per indurla ad interessarsi al problema.
Facciamo un'ipotesi "di casa nostra".
Ammettiamo che il nostro ministero della salute diffonda un bollettino con un vademecum sul comportamento da tenere in caso di cataclisma o grave calamità. Come comportarsi significa sapere cosa fare, quali oggetti possono fronteggiare le emergenze o cosa serve e cosa è superfluo in caso di un grave problema sanitario. Una sorta di kit di sopravvivenza da utilizzare in casi estremi.
Quanta gente lo leggerebbe e quanti si preparerebbero di conseguenza pur sapendo che in certi casi il "sapere cosa fare" è fondamentale per salvare la vita propria e degli altri?
Probabilmente pochi. Eppure la nostra terra è sicuramente a rischio di terremoti ma anche di eruzioni o inondazioni, siamo preparati? Quanti di noi saprebbero cosa fare in caso di isolamento?
Quanti perderebbero tempo a racimolare oggetti inutili ed ingombranti tralasciando invece altri molto più utili e fondamentali per la sopravvivenza? Certo, un terremoto devastante non succede fortunatamente tutti i giorni ma ne basta uno, affrontato male, per causare un numero enorme di vittime.

Da questi piccoli comportamenti si nota l'educazione di una nazione. Non so se ricordate le immagini dei giapponesi subito dopo il catastrofico terremoto che ha colpito la loro nazione. Molti di loro con il casco in testa ed ordinatamente, uscivano in fila verso gli spazi aperti, altri si proteggevano sotto i tavoli o nei punti di sicurezza, pochissimo panico e molto controllo. Anche per questo (non solo per questo però) il terremoto giapponese ha fatto pochissime vittime.
L'educazione quindi è fondamentale.
Cosa ha sperimentato il CDC per invogliare i cittadini ad interessarsi a questo tipo di argomenti?
Ha invitato i cittadini americani a prepararsi all'invasione di...zombie.
Già.
I "non morti", quelli che "a volte ritornano" potrebbero (a scanso di equivoci, è una provocazione, gli zombie non esistono) tornare a farsi...vivi, minacciando la sopravvivenza dei vivi.
Gli zombie si nutrono di carne umana viva e quindi sono tutto il giorno alla ricerca di persone in salute da divorare. Pochi luoghi sono da considerare sicuri, in gruppo gli zombie seppur lenti e goffi, quando percepiscono la presenza di un umano nei dintorni si riuniscono e diventano imbattibili. C'è un solo modo di ucciderli: colpirli alla testa. Distrutto il loro centro motorio, lo zombi torna ad essere morto. In caso contrario vagherà all'infinito alla ricerca di carne fresca da consumare. Un'altra caratteristica pericolosa degli zombie è che il loro morso è infettivo. Qualsiasi essere vivente venga ferito da uno zombi si trasformerà inesorabilmente ed in breve tempo in un "non morto". Terribile.

Cosa fareste quindi se una mattina tutto diventasse realtà?


Immaginate di svegliarvi ed in TV il telegiornale avverte dell'incredibile invasione. Da poche decine ormai gli zombie sono centinaia, forse migliaia, ed aumentano ad un ritmo spaventoso. La maggioranza di essi sono in campagna, i vecchi cimiteri sono stati i primi a vedere orde di non morti emergere dalla terra ma si dirigono verso le città perchè è lì che vive ciò che cercano: la carne.
Le immagini della televisione si fanno drammatiche, un elicottero riprende un gruppo di centinaia di zombi che lentamente ma a passi lunghi si trova ormai alle porte di una metropoli. Le forze dell'ordine non possono fare altro che dirigere le operazioni di sgombero e messa in sicurezza della popolazione. Precedenza per anziani, poi bambini e donne. Gli uomini dai 18 ai 60 anni sono tutti invitati a presentarsi nella locale caserma di polizia per mettersi a disposizione delle forze dell'ordine.
Ci sono vittime, indefinite e  senza nome ma sono diverse le persone che non rispondono agli appelli.
Cosa fare? Cosa portare con sè? Dove andare ed a chi affidarsi?

Il CDC ci spiega come preparare un kit di sopravvivenza. Unico fondamentale requisito per resistere è essere pronti.

Prendi un kit, crea un piano, sii preparato
Il CDC spiega che se sei pronto ad un'invasione di zombie puoi ritenerti pronto ad ogni emergenza.
Il kit di salvataggio è composto da (modificato da me in base alle caratteristiche italiane):

  • Tre litri di acqua al giorno per ogni persona
  • Alimenti: confezionati e non deperibili a breve termine. Quanto possibile
  • Farmaci (fondamentali antibiotici, disinfettanti, analgesici)
  • Strumenti: forbici, coltello, nastro adesivo, radio, batterie, torcia elettrica
  • Igiene: candeggina, sapone, asciugamani
  • Vestiario: un solo cambio per ogni componente della famiglia
  • Documenti: patente, carta d'identità
  • Piccolo kit di pronto soccorso (facilmente reperibile anche nei supermercati)

    Preparato il kit di emergenza, la famiglia deve riunirsi per preparare un piano di evacuazione. La situazione prevede che gli zombie siano apparsi all'inizio della via dove si trova la vostra abitazione. Bisogna avere le idee chiare su dove andare (e come), dove dirigersi e con quale mezzo. Per trasportare l'intera famiglia ed il kit, il mezzo più opportuno sembra l'automobile. Avete già stabilito con il vostro piano, il percorso da seguire, le eventuali vie di fuga e le alternative in caso di strada bloccata. Solo se possibile (nessuno zombie in zona, situazione tranquilla) fate il pieno all'automobile.
    Bisogna stabilire alcune aree di ritrovo sia per la vostra famiglia in caso alcuni membri si perdessero che con altri conoscenti. C'è la possibilità per esempio che mentre voi state preparando l'evacuazione, alcuni membri della vostra famiglia siano assenti o al lavoro. Anche loro devono sapere dove vi troveranno. Le stesse aree è bene deciderle anche fuori città. C'è la possibilità infatti che gli zombie abbiano preso il controllo totale della città e quindi tornare indietro risulti impossibile: dove trovarsi fuori città?
    Il cellulare va usato poco e solo per casi indispensabili (la batteria si consuma e sono in corso comunicazioni tra le forze dell'ordine), quindi decidete due-tre numeri da contattare.

    Nel momento in cui raggiungete le zone prestabilite e vi sentite in buona sicurezza, preparate il vostro accampamento avendo cura di lasciare parte del kit in automobile in caso di fuga precipitosa. Attendete l'arrivo delle forze dell'ordine.

    A me l'idea dell'invasione di zombie è piaciuta tantissimo. E' un "gioco" che induce le persone a riflettere su cosa fare, incuriosirli, attirare i giovani e quanti si annoiano quando si parla di prevenzione, quanti di voi ad esempio sanno dove andare in caso di forte terremoto? Eppure ogni comune ha delle zone di raccolta della popolazione, conoscere quella più vicina può essere fondamentale per salvarsi.

    Più che attendere gli zombie quindi, è bene sapere come comportarsi in caso di evento naturale importante. La nostra vita e quella degli altri possono dipendere da noi.

    Alla prossima.

    E se dovessimo preparare un kit "antiterremoto"?
    Il minimo dovrebbe comprendere:


    • Copia dei documenti importanti in una busta impermeabile
    • Un secondo mazzo di chiavi di casa e della macchina
    • Bancomat, carte di credito e contante
    • Acqua imbottigliata e cibi non deperibili
    • Torcia elettrica, radio AM/FM, cellulare (se ce l’avete) e pile di riserva
    • Medicinali necessari, se nessuno assume farmaci regolamente, almeno un antifebbrile e degli antibiotici
    • Cassetta di pronto soccorso
    • Provviste per neonati se necessario




    If you're    ready for a zombie apocalypse, then you're ready for any emergency.    emergency.cdc.govGet A Kit, Make A Plan, Be Prepared. emergency.cdc.gov

    sabato 1 maggio 2010

    A volte ritorniamo?

    Morto, chiuso in una bara si risveglia e tutto diventa un incubo.
    L'incubo non è riservato solo a chi vive questo destino crudele ma anche a tutti quelli che pensano che una cosa del genere possa capitare proprio a loro.
    Immaginiamo di morire (ok, non si può immaginare, ma proviamoci), il medico accerta il decesso, funerale, veglia e poi chiusi nella bara.
    Apro gli occhi e vedo il buio dovunque, sarà notte, sto dormendo, ho mangiato pesante...
    Provo a toccare l'ambiente attorno a me: ci sarà una coperta ed invece no; una tavola dura e sto pure abbastanza stretto, forse starò dormendo in un letto a castello, mi trovo in vacanza e non lo ricordo, chissà.
    Provo a togliere il cuscino pur se con difficoltà. Strano, un cuscino rivestito di un materiale "setoso" sembra uno di quelli che si mettono nelle bare per adagiare la testa del defunto.
    Strano...che succede...non vorrei preoccuparmi...ma poi che ci faccio a letto in giacca e cravatta e perchè tutto attorno a me...sono circondato da imbottiture.
    Perchè ieri dopo esser caduto dalla scala non ricordo più niente. Non sono mica in ospedale? Non sento nessun rumore e poi comincio a sentire un senso di soffocamento e claustrofobia.
    Dove sono tutti?
    Perchè non posso alzarmi? Che ci faccio qui?

    Questo è un classico racconto horror, trama di tanti film e di certi nostri sogni claustrofobici ma la "morte apparente" non è una leggenda, esiste.
    In realtà il termine più esatto non sarebbe "morte apparente" ma "ritorno in vita" questo perchè la morte non è mai apparente, se sei morto, lo sei e basta ma in certi casi il processo della morte (che non è un processo immediato ma graduale) si interrompe e torna indietro.

    Sono noti diversi casi anche se ognuno ha cause e storia clinica differente.
    Il "ritorno alla vita" dopo la morte o più correttamente il ritorno spontaneo della circolazione (SROC= Spontaneus Return Of Circulation) detto anche Sindrome di Lazzaro (non credo servano spiegazioni per questa definizione), è un fenomeno conosciuto in medicina, rarissimo (sono noti meno di 30 casi nel mondo), straordinario (i meccanismi con il quale avviene sono un insieme di coincidenze e complicate reazioni fisiologiche) e del tutto inusuale.
    Spesso ne abbiamo avuto notizia anche tramite giornali o TV ma naturalmente non tutti i casi che vengono diffusi dai media appartengono a questo tipo di eventi. Nella maggioranza di essi si tratta di "false morti" cioè di un errato o apparente stato di morte poi rivelatosi falso.
    Alcuni episodi?
    Ad esempio un tentativo di suicidio tramite ingestione di un farmaco (60 compresse, 350 mg, di un inibitore del sistema nervoso centrale utilizzato per malattie neuromuscolari) ha causato perdita di coscienza, gasping (una sorta di "sussulto" che precede l'arresto cardiorespiratorio completo), flaccidità muscolare, la totale scomparsa di riflessi, pupille non reattive, stato di coma (stadio 3 Glasgow). Solo dopo 24 ore furono progressivamente riprese le capacità motorie. In questo caso però era mantenuta una normale frequenza cardiaca e pressione arteriosa. Il paziente era "morto" alla vista ma vivo e vegeto dal punto di vista cardiovascolare. Come si può capire in questo caso non è possibile affermare che il paziente, deceduto, si fosse rianimato successivamente poichè un esame completo e corretto dei parametri vitali avrebbe dimostrato la sua vitalità.

    In altri casi al contrario la normalità del sistema nervoso centrale era contrapposta all'apparente assenza di segni cardiologici. Battito cardiaco non facilmente rilevabile, pressione arteriosa non rilevabile, polso assente, stato di incoscienza, respiro non percepibile.
    In questo secondo caso (che è di gran lunga più frequente) in realtà le funzioni cardiocircolatorie, seppure fortemente compromesse, sono presenti.
    Spesso un'assenza di attività cardiaca è in realtà una marcata bradicardia (cioè una frequenza cardiaca bassissima, anche di 7-10 battiti al minuto contro i 70 circa della normalità) e questo può avvenire soprattutto in neonati o soggetti molto anziani o in individui che assumono farmaci (o li hanno assunti per scopi suicidi).

    L'auscultazione con metodi manuali (fonendoscopio, orecchio) può non percepire i pochi battiti cardiaci così come il polso. Il respiro "superficiale" (cioè leggero, poco frequente) può non essere percepito, così come la pressione cardiaca bassissima può sfuggire al controllo dello sfigmomanometro (l'apparecchio per misurare la pressione arteriosa).
    Per questo motivo per accertare ufficialmente la morte si utilizzano macchinari molto più sensibili, precisi e che permettono un controllo nel tempo.
    Un battito cardiaco inesistente per 15 minuti non è solo segno di assenza di attività cardiaca ma indirettamente ci indica che anche il sistema nervoso non funziona più (dopo 15 minuti il cervello senza ossigeno "cessa di funzionare").
    L'osservazione è considerata obbligatoria (tranne emergenze infettive infatti un defunto non può essere sepolto subito).
    La "morte" inoltre non è un evento "immediato" (tranne naturalmente nelle morti "violente" con danno fisico grave) ma "graduale".
    Esistono infatti in senso strettamente letterale, tre fasi della morte, quella cardiocircolatoria (nella quale l'individuo non presenta attività cardiaca nè pressione arteriosa), quella respiratoria nella quale vi è assenza di respiro spontaneo e quindi non è possibile alcun proseguimento della vita (senza ossigeno il corpo non può vivere) e quella nervosa, definizione più legale (tanto da definirla "morte legale") che medica: quando anche il cervello non è più in funzione (il cervello controlla l'attività di tutto il corpo) è impossibile tornare ad uno stato vitale.

    Ma esistono pure fatti inspiegabili (o spiegabili con meccanismi assolutamente incredibili) che sembrano dimostrare l'esistenza di un fenomeno così singolare.
    Intendiamoci, questo non serva ad alimentare le paure e gli incubi di ciascuno di noi: si tratta di fenomeni eccezionali, straordinari e tanto rari da diventare casi clinici descritti in letteratura medica.
    Quanto avvenuto è stato descritto accuratamente e quindi non è una leggenda ma un fatto.
    Si chiama come detto Sindrome di Lazzaro e quando succede si assiste ad un vero e proprio "ritorno alla vita".
    Attenzione, nulla a che vedere con la rianimazione di una persona che ha avuto un arresto cardiocircolatorio e che riprende le sue funzioni, la sindrome di Lazzaro si realizza quando nonostante i tentativi di rianimazione le attività vitali non ripartono ed il paziente è dichiarato morto.

    Nella mia carriera ho assistito ad un caso in realtà poco attinente (l'ho raccontato già in questo blog) ma che mi ha lasciato un ricordo vivissimo perchè fu uno dei primi ai quali ho assistito dopo la laurea e che ai tempi mi lasciò stupefatto più dal punto di vista emotivo che medico: una donna sulla cinquantina arriva al pronto soccorso sostenuta dai suoi figli dicendo di sentirsi male.
    Appena sdraiata nel lettino per iniziare la visita il suo volto assume un colorito poco rassicurante, il corpo ha un sussulto e la donna crolla priva di sensi. Assente il battito cardiaco e la respirazione spontanea.
    Inizia la terapia rianimatoria ma inizialmente non vi sono reazioni, nè battito nè respiro.
    Ad un terzo tentativo di rianimazione e parecchi minuti dopo, la paziente apre gli occhi improvvisamente, esattamente come farebbe una persona svegliata improvvisamente dal sonno.

    Respira da sola e la frequenza cardiaca è normale. Si riprende perfettamente anche se sembra un po' stordita.
    Dopo averla tranquillizzata e stabilizzata la lasciamo tranquilla nel suo letto.
    Poco dopo passo da lei e le chiedo: "Come sta signora?" e lei: "...mah, un po' meglio..." e lì ho subito pensato a quanto è strana la vita una donna era morta e poco dopo..."stava un po' meglio"...riflettendoci è una cosa incredibile...un po' meglio della morte è uno stato fisico inusuale.
    Negli anni di episodi simili ne ho vissuti ancora ed è sempre qualcosa di emozionante.

    Ma la letteratura scientifica ci regala esempi ancora più eccezionali.
    Come nel caso del paziente con aneurisma dell'aorta addominale rotto (l'aorta, importante arteria del corpo umano, si rompe in un punto del suo decorso, è un evento gravissimo). Il paziente viene sottoposto ad intervento chirurgico ma nel frattempo a metà circa dell'operazione sopravviene un arresto cardiaco (la rottura di un aneurisma aortico è ad altissimo rischio di evoluzione fatale).
    Dopo ben 17 minuti (diciassette!) di massaggio cardiaco e tentativi di defibrillazione senza successo il paziente viene dichiarato deceduto e l'intervento interrotto.
    Dopo ulteriori dieci minuti un infermiere sente un impulso proveniente dal macchinario che lo teneva monitorato. L'equipe riprende l'intervento, lo termina con successo ed il fortunato (mi sembra proprio il caso di dirlo) torna in vita senza nessuna sequela fisica o neurologica. Incredibile.
    I casi descritti non sono pochi. In un altro caso avvenuto in Germania, la "morte" colpisce un paziente con pacemaker (dispositivo che regola il battito cardiaco). Era in corso un intervento chirurgico per la correzione di un difetto cardiaco, sopravviene un arresto del battito del cuore. Tentativi ripetuti di rianimazione inutili e si decide di rinunciare dopo una decina di minuti.
    Appena viene interrotta pure la "ventilazione meccanica" (il paziente durante l'intervento respira tramite un macchinario che insuffla l'aria nel polmoni automaticamente), il cuore riprende a battere. L'intervento viene terminato e l'uomo torna alla vita senza alcun problema.
    In questo caso è stata ipotizzata una causa della "risuscitazione": la respirazione meccanica causa spesso un problema al ritorno di sangue venoso verso il cuore, aver interrotto la ventilazione polmonare ha consentito la ripresa del flusso del sangue venoso che è anche uno stimolo per il cuore alla sua attività elettrica. Questo ha permesso la ripresa del battito.
    In effetti tra le cause di "ripresa del battito" questa sembra essere la più probabile ed è una delle spiegazioni più accettate in fatti come questo.
    Non dimentichiamo che il cuore ormai fermo, non esaurisce immediatamente la sua capacità di contrarsi, non "muore" all'istante ma solo dopo parecchi minuti (nell'ordine delle decine), solo quando si esauriscono le sostanze che permettono lo svolgersi delle reazioni che causano il battito. Più tempo il cuore non batte, più le sostanze si esauriscono meno ha possibilità di tornare a svolgere il suo compito e quindi si può definire morto.
    I casi noti quindi non sono casi singolarissimi.
    Un servizio sul giornale "La Repubblica" racconta un episodio recente che sarebbe avvenuto in Colombia.
    Attenzione però: si tratta di casi nei quali il "ritorno in vita" è avvenuto dopo poche decine di minuti. Questo perchè le cellule del cervello e degli altri organi hanno buone possibilità di resistenza all'ipossia (mancanza di ossigeno). I casi riportati dalla stampa parlano quasi sempre di persone "risuscitate" dopo molte ore o giorni addirittura. In questi casi è molto più probabile trattarsi di "falsi" casi di morte apparente e con tutta probabilità si tratta di individui nei quali lo stato di "cessazione della vita" era stato mal valutato. Da non escludere la bufala giornalistica, naturalmente.

    E' semplice: dopo una decina di minuti le cellule cerebrali soffrono la mancanza di ossigeno e dopo qualche ora sono praticamente ormai incapaci non solo di svogere la loro funzione "intellettiva" ma anche di regolare e coordinare tutti gli organi del nostro corpo che da loro dipendono.
    Questo vuol dire che se passano 10 ore dal momento dell'arresto cardiaco il cervello di conseguenza muore ed a quel punto è l'intero nostro corpo che ha già cessato di vivere. Le attuali leggi (tranne nei casi di "morte certa" come in certi incidenti stradali o nei casi nei quali il corpo non è in condizioni integre) prescrivono non solo il rilevamento dei parametri vitali per svariate ore ma anche l'osservazione. Se la morte non è un bel momento, consoliamoci quindi con il fatto che essere sepolti vivi è davvero improbabile se non impossibile.

    Tutte le storie che descrivono defunti riesumati con inequivocabili segni che indicherebbero una "sepoltura ancora in vita" sono leggende metropolitane.

    Si narra di donne riesumate e ritrovate con i capelli e le unghie lunghe, segno di vita prolungata dopo la sepoltura o di vestiti strappati, espressione terrorizzata, ghigno di follia per essersi scoperti sepolti vivi
    Addirittura di posizioni innaturali o nei tipici racconti del "mio cuggino mi ha detto" di una persona lasciata a riposare in una stanza di una chiesa e poi trovata in un'altra stanza, ormai morta davvero ma dalla paura.
    L'incubo peggiore è raccontato in quella storia della tomba riaperta che presentava tracce di graffi nel coperchio, come se ci fossero stati tentativi disperati di liberarsi di quella trappola.
    In realtà non è mai documentato nessun caso simile.
    Alcuni di questi "segni" inoltre hanno una spiegazione ben più "terrena".

    Tralasciando i racconti riportati è possibile rinvenire cadaveri con unghie di lunghezza anomala. E' una conseguenza del processo di decomposizione del corpo. I tessuti molli si retraggono lasciando scoperte le porzioni delle unghie che normalmente sono nascoste e che quindi appaiono molto più lunghe. Stesso meccanismo per "il ghigno della follia", non è dovuto alla scoperta di essere stati sepolti vivi ma dalla conformazione dei muscoli del volto e delle ossa del cranio che donano al viso un'espressione quasi beffarda. Fateci caso: un teschio sorride sempre, suo malgrado.
    Sembra che questo tipo di morfologia abbia ispirato la nascita della leggenda dei vampiri: unghie lunghe e canini pronunciati (il fenomeno è lo stesso).
    Una donna in gravidanza deceduta può "partorire" dopo la sepoltura: è dovuto al rilasciamento e l'inversione dell'utero che così espelle il suo contenuto.
    Così pure le variazioni di posizione: la contrazione dei muscoli "post mortem" può provocare non solo il cambiamento della posizione originale del defunto ma addirittura lo spostamento del suo corpo.
    Ed i vestiti strappati?
    Non scendo nei particolari piuttosto macabri ma si tratta sempre della conseguenza dei processi fisiologici di decomposizione.
    La claustrofobica paura di essere sepolti vivi ha raggiunto vette tali in quest'epoca di fobie e stress che soprattutto negli USA esistono industrie che producono bare con sistemi di allarme, telecamere interne, impianto di ossigenazione e rilevatori di battito cardiaco. I prezzi sono naturalmente elevatissimi. Il fenomeno è comunque mondiale, tanto che anche in una fiera commerciale italiana, la bara con il telefono all'interno è apparsa in tutto il suo splendore dei 280.000 euro di costo.
    In realtà come detto, con le leggi ed i sistemi attuali seppellire un individuo non ancora deceduto è un'evenienza davvero molto ma molto improbabile (leggi impossibile).
    Coraggio, tanto in ogni caso non ci sentirà nessuno.
    Hrhrhrhr (risata malvagia da leggere con effetto eco ed allontanamento)...

    Alla prossima...se ci sarà...
    :D