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lunedì 23 dicembre 2019

Omeopatia e finte cure: cosa possiamo imparare da loro?

L'omeopatia (per chi non sapesse di cosa si tratta può approfondire qui) è una finta cura, nata nell'ottocento, che pretende di curare tutte le malattie con delle caramelle di zucchero. Ha conosciuto un suo momento di gloria verso gli anni '90, forse in risposta all'eccesso di medicine che rischiava (e rischia) di essere un pericolo per tutti. Dopo l'esaltazione iniziale, la sua natura esclusivamente commerciale e l'ovvia inefficacia, hanno ridotto le vendite e la notorietà relegandola a piccolo fenomeno di nicchia. Negli ultimi anni, la consapevolezza dei consumatori e la diffusione dell'informazione corretta hanno ridotto ulteriormente il successo di questa pratica, tanto che le vendite sono ormai ridottissime e le aziende produttrici cercano nuovi spazi commerciali per guadagnare.

Mi batto da anni per far conoscere alle persone la realtà di questa finta medicina, per due motivi principali: il malato non è un limone da spremere è una persona fragile e anche se ha un piccolo disturbo, la bugia e la prescrizione di finte medicine dovrebbero essere proibite sempre e senza eccezioni.
Il secondo motivo è di principio: se lasciamo passare l'idea (per qualcuno "innocente") che una caramella di zucchero possa curare le malattie per motivi magici, apriamo la porta a truffe più grandi. Se può curare la caramella di zucchero può curare anche l'imposizione delle mani, o l'aglio per il cancro o il prezzemolo per le malattie neurodegenerative. Non si può ammettere, nemmeno come "consolazione" che una vera e propria frode diventi medicina.

Questo vale per tutte le cure, anche quelle scientificamente accertate e usate. Una medicina deve curare, più o meno, non per forza sempre ma deve curare in maniera dimostrata, deve essere più utile che dannosa. Il resto sono chiacchiere (spesso interessate al guadagno di soldi).

Ma allora, in un momento di declino e, probabilmente, di prossima sparizione di questa "cura" che cosa possiamo salvare dell'omeopatia?
Perché di ogni cosa, anche la meno bella, dobbiamo ricavarne un insegnamento, un suggerimento.  La stessa cosa vale per le altre cure alternative. Ogni truffa, ogni ciarlataneria ci può dare uno spunto per migliorare la medicina, perché se le persone ci credono, se si affidano (anche solo per disperazione) a queste truffe, un motivo ci sarà e non è sempre chiaro.
C'è chi dice: "se ha un effetto placebo, ovvero causa dei piccoli miglioramenti perché le persone pensano di prendere medicine, perché non usarla? Avremmo un effetto su chi magari non ha malattie e non avremmo gli effetti collaterali o tossici delle medicine".
Idea non stupida ma ci sono molti problemi.
Primo tra tutti è che l'effetto placebo non è controllabile o prevedibile.
Non sappiamo se un finto prodotto possa funzionare poco o tanto, non sappiamo fino a quando possa funzionare e su alcuni non funziona proprio per niente. Che senso avrebbe quindi usare una finta medicina se non ne abbiamo il controllo e non sappiamo nemmeno se possa avere effetti? E perché dovremmo mentire alle persone per ottenere, forse, un effetto?

Altri, visto che un ruolo decisivo nel successo di queste finte cure è il modo di porsi del medico, del guaritore e del suo atteggiamento, indicano un legame proprio nel rapporto tra medico e paziente. L'omeopata parla tanto, chiede tanto, ascolta, perde tempo. Usa parole magiche (succussione, dinamizzazione, memoria dell'acqua...).
Lo nota persino uno studio, gli effetti dell'omeopatia sulle persone sono tanto più presenti quanto è più lunga e accurata la visita dell'omeopata. Questo succede raramente nella medicina. Orari stretti, fretta, personale ridotto, impegni continui, rendono spesso le visite veloci, velocissime, fredde, quasi atti dovuti che non lasciano nessuno spazio all'empatia, alla comprensione, al parlare, capire, ascoltare.

Ecco. Questa è una delle lezioni che possiamo apprendere dalle cure alternative. Un vecchio detto recita: cura più la parola che le medicine. Provare a parlare di più, prima ancora, imparare ad ascoltare. Discutere, arrivare a decisioni condivise, spiegare, ragionare, sono tutti comportamenti non solo doverosi ma che renderebbero (e lo dico proprio perché è il mio lavoro e so di cosa parlo) la medicina non solo più umana ma anche molto più efficace.
Questa probabilmente è una cosa che dobbiamo apprendere dagli omeopati. A questo aggiungerei che le false cure (si chiamano per questo "miracolose") promettono tanto, troppo, l'impossibile: funzionano sempre, senza problemi né effetti collaterali. A parole.

Questo non è giusto, non si possono fare promesse al vento, non è giusto esagerare o dire bugie al paziente tanto per accontentarlo, nemmeno se fosse per dare una speranza. Ma la speranza è una delle facce della disperazione e, soprattutto nelle malattie più gravi, la speranza deve essere sempre l'ultima a morire.
Per questo un'altra lezione che dobbiamo fare nostra e rubare ai ciarlatani è la speranza: anche se fosse poca, anche se fosse ridotta diamola. Non c'è bisogno di bugie, non si deve prendere in giro il paziente: c'è una possibilità? Usiamola, lottiamo assieme, speriamo insieme.
Un altro aspetto che trovo interessante dell'omeopatia è che le teorie magiche di questa pratica (più si diluisce un rimedio più questo sarebbe efficace, non è magia? Oppure la "succussione", battere 100 volte su una Bibbia il rimedio, non è esoterismo?) nonostante siano incredibili e difficilmente proponibili, rendono una pratica paranormale come l'omeopatia una medicina, usata anche negli ospedali, con appoggi e pareri favorevoli incredibili. In parte per non conoscenza ma anche perché affascinante, esattamente come gli oroscopi e i maghi. Questo succede per tutte le false cure, ognuna è miracolosa, magica, inarrivabile: misteriosa.
Questo può farci capire come l'istinto umano sia sempre legato alla speranza, al magico, all'insondabile e quindi la medicina, nella sua razionalità, si trova spesso in una posizione di distanza, di "freddezza", di poca vicinanza all'essere umano.
Imparare a non banalizzare la medicina (ma senza renderla magia), raccontarne i risultati fantastici, quasi miracolosi, può (forse, è un'idea) renderla più "amata", più desiderata. Senza però, ribadisco, renderla magia, attenendosi ai fatti, alle cose oggettive. 

Ma c'è un altra cosa che pochi sanno per la quale dovremmo ringraziare l'omeopatia.
Oggi, la scienza, per dire se un farmaco funziona deve fare degli esperimenti e ogni esperimento pur preciso e corretto, avrà sempre una possibilità di errore. Siamo umani e, anche non volendolo, possiamo commettere errori che però, in campo medico, possono essere molto pericolosi. Nella ricerca ci sono alcuni trucchi, piccoli metodi, procedure, che rendono più bassa la possibilità di sbagliare, che "correggono" le tendenze umane e le dimenticanze, che cercano di distinguere le "impressioni" e le "opinioni" dai fatti, dai dati oggettivi (nella ricerca si chiamano "bias", errori).

Usiamo per questo il placebo (una pillola senza ingredienti) per controllare se l'effetto che notiamo è del farmaco che stiamo testando o è un caso, un effetto non legato al farmaco. Per essere ancora più precisi facciamo l'esperimento senza dire ai soggetti che prendono il farmaco testato se stiamo dando proprio il farmaco o il placebo (si chiama "esperimento in cieco") o, addirittura, nemmeno i medici che somministrano i prodotto da provare, sanno se si tratta proprio di quello o del placebo (si chiama "doppio cieco").
Per evitare che gli effetti del farmaco che testiamo dipendano dalle caratteristiche del paziente (un prodotto, per esempio, potrebbe funzionare maggiormente sugli uomini che sulle donne o sugli anziani rispetto ai giovani) un rimedio potrebbe essere quello di "mescolare" i soggetti che proveranno il farmaco, li "randomizziamo", li mettiamo nei due gruppi (quelli che prendono il farmaco e quelli che prenderanno il placebo) a caso, così i risultati non saranno "guidati".


Ma tutte queste cose come le abbiamo studiate, questi metodi di studio da dove vengono? Dall'esperienza degli scienziati, dalla loro esperienza e, incredibile, proprio da un esperimento che voleva capire se l'omeopatia funzionasse o meno.
Qualcuno forse conoscerà questa storia, abbastanza ordinaria ma straordinaria perché è uno dei primi esempi di studio scientifico condotto secondo criteri precisi e che miravano a diminuire il più possibile gli errori e le influenze dei giudizi personali.

Tutto successe in Bavaria, zona nella quale l'omeopatia, rimedio chic delle classi più agiate, aveva (la storia si ripete) chi la criticava e combatteva. Siamo nel 1835 e l'esperimento si chiamò "il test Nuremberg", in onore della città nella quale si svolse.
Proprio in quella città era rimasto ormai un solo omeopata, Johann Jacob Reuter che rispondeva alle critiche dei medici che non apprezzavano quella forma di stregoneria. L'argomento più forte (che se fate caso lo è ancora oggi) era "non può essere effetto placebo, visto che anche bambini, animali e pazzi ne traggono giovamento" (in realtà "bambini, animali e pazzi" subiscono l'effetto placebo come chiunque).
La medicina era ancora agli albori ma tentava con difficoltà di farsi strada ed iniziava ad usare seriamente il metodo scientifico. Così il primario dell'ospedale di quella città, il dottor Friedrich Wilhelm von Hoven (che per l'occasione cercò di non apparire ufficialmente usando il finto nome di E. F. Wahrhold) criticava l'omeopatia perché restava ferma a idee già sorpassate, dalle quali la medicina voleva liberarsi (la "forza vitale", le energie maligne, le costituzioni, forme primitive di conoscenza).
L'omeopata Reuter non si diede per vinto e propose un test, un esperimento per capire una volta per tutte se quelle caramelline di zucchero fossero medicine o solo un costoso passatempo per ricchi annoiati come sostenevano ormai quasi tutti i medici ma ormai anche la stampa e le autorità. E furono avvertiti proprio le autorità e la stampa locale, ai quali si annunciò che il test si sarebbe svolto nella più grande taverna del centro città.

Von Hoven invitò a provare una diluizione 30CH (la più tipica in omeopatia, dentro non c'è più nessuna traccia di principio attivo) di sale. Normale sale. Chiese ai soggetti sotto test di annotare qualsiasi sensazione, sintomo, problema provassero durante la somministrazione del sale omeopatico. Il "bello" è che l'esperimento fu, in un certo senso, artigianale con 120 partecipanti (alcuni poi esclusi per vari motivi). Furono testati 50 flaconi di sale omeopatico e 50 di acqua distillata e nessuno (né i partecipanti, né gli sperimentatori) sapeva quali flaconi contenevano omeopatia e quali acqua. Insomma, quello che oggi si chiama esperimento in "doppio cieco" (così non ci sarà nessun condizionamento nemmeno da parte degli sperimentatori, anche involontario).
Alla fine dell'esperimento pochissimi dei partecipanti (solo 8 su 50) riferirono sintomi o disturbi particolari. Di loro cinque avevano preso l'omeopatico, tre l'acqua, in pratica tra omeopatia e acqua non c'era nessuna differenza.
Se il risultato è ovvio l'esperienza è interessante.

In questo esperimento possiamo notare che:

1) L'esperimento fu pubblico (oggi si pubblica, per rendere pubblico, ogni esperimento su rivista scientifica). Gli esperimenti segreti o non ben illustrati non sono scientifici.

2) Il metodo, le regole, i limiti dell'esperimento furono illustrati e descritti perfettamente, davanti a tutti. Oggi, nella sezione "materiali e metodi" (nelle pubblicazioni in inglese indicate con il termine "methods", tipica di ogni pubblicazione scientifica, bisogna descrivere perfettamente il metodo usato per l'esperimento, anche per poterlo ripetere o controllare.

3) Sono stati creati due gruppi a caso di persone (randomizzazione), nessuno, né dei partecipanti né degli sperimentatori, conosceva il vero contenuto dei flaconi (doppio cieco) ed è stato usato un placebo (l'acqua distillata). Si tratta di un primitivo esempio di studio scientifico serio. Quello in doppio cieco randomizzato con placebo è un tipo di esperimento considerato di buon livello.

4) Fu creata una statistica dei risultati finali. Non un mero elenco di numeri. Quello che si fa in ogni studio scientifico che si rispetti.

Non è quindi il risultato che deve stupirci ma l'ennesimo insegnamento che ci fornisce la pseudoscienza, la finta medicina che vende caramelle e miracoli come fossero farmaci. Caratteristica dello scienziato è non fermarsi mai, nemmeno davanti a ciò che sembra incredibile. Proprio l'incredibile può riservarci sorprese e uno dei concetti più difficili da capire è che se una falsa cura, che sia il bicarbonato per il cancro o l'omeopatia per il raffreddore, funzionasse, nessuno avrebbe motivi per non usarla.
Se gli esperimenti, la scienza, la ragione, mi dicessero che le caramelle di zucchero guariscono le allergie, perché non dovrei usarle e non dovrebbero usarle tutti i medici?
Se il bicarbonato curasse il cancro, perché non dovrei proporlo ai miei pazienti, a me stesso, ai miei familiari?
Per il motivo più semplice: non funzionano.
Eppure qualcuno, non per forza ignorante, non per forza credulone, ci crede, crede apertamente che una normale caramella di zucchero, sul quale è stata spruzzata acqua all'aroma di fegato di anatra, curi il raffreddore. Ci crede. Perché?

Se esistono le false medicine evidentemente l'essere umano ha bisogno di comprarle, di crederci e di usarle.
Se quindi non è giusto mentire al paziente, trattarlo da stupido o rifilargli finte cure, è bene ricordare che prima di prescrivere una pillola è fondamentale l'ascolto e la parola. E che, prima di sostenere che una cura funzioni, è fondamentale studiarla bene, provarla e testarne gli effetti.
Visto che di ogni cosa, anche la peggiore, è bene farne esperienza costruttiva e positiva, facciamolo anche con l'omeopatia e le ciarlatanerie.
Per concludere, se è vero che non bisogna mai abbassare la guardia nei confronti di chi si approfitta delle fragilità del prossimo, bisogna anche usare queste cose (che esistono, sono sempre esistite) per migliorarsi. Il mondo delle false cure ci può dare molti spunti per migliorare quello della medicina, soprattutto nel rapporto con i pazienti.
Non imitiamo furbizie, trucchi e giochi di parole ma usiamoli come chiavi per capire perché, con questi, si riesce a convincere chi si ha di fronte, a volte contro ogni evidenza e buon senso.

Una cosa che invece gli omeopati e tutti coloro che usano false cure dovrebbero apprendere dalla medicina è chiara: il paziente è sacro e truffarlo è disonesto.

Alla prossima.

Ne approfitto per augurare a tutti i lettori di trascorrere delle buone festività. Relax, pensieri positivi e costruttivi. Un abbraccio a tutti.

domenica 13 ottobre 2019

Copia incolla omeopatico.

Il "plagiarismo" scientifico consiste nel copiare e usare ripetutamente parti di uno studio scientifico (proprio o di altri) per realizzarne uno nuovo (che quindi nuovo non sarà).

Si tratta di un fenomeno relativamente nuovo e molto studiato, coinvolto nella lotta alle frodi scientifiche perché mette in crisi la serietà e l'attendibilità della ricerca scientifica. La corsa alla pubblicazione scientifica, la voglia di apparire, il desiderio di ingrossare (in qualsiasi modo) il proprio curriculum induce alcuni ricercatori a copiare studi già esistenti (di altri o propri) "riciclandoli" e pubblicandoli come nuovi. Spesso cambiando qualche termine, qualche frase, qualche riferimento ma, fondamentalmente, con un semplice lavoro di "copia-incolla".

Argomento interessante. Non ne avevo mai parlato ma ne ho occasione proprio ora quando, nell'ambito dell'attività del PTS (Patto Trasversale per la Scienza) sto analizzando assieme agli altri componenti (del mio gruppo omeopatia e con quello di Enrico Bucci contro le frodi scientifiche) lo studio di cui ho parlato pochi giorni fa, quello che, con un impressionante tempismo e per incredibile coincidenza, esalta l'efficacia dell'omeopatia (!) nell'otite (!).
Studiando e cercando viene fuori un dato interessante che si aggiunge a quelli già notati che ho spiegato nello scorso post.

L'autore dello studio sull'omeopatia nell'otite è Paolo Bellavite ex docente dell'università di Verona che ora, pensionato, fa il volontario in Burundi. Da anni infatuato dall'omeopatia, contro gli obblighi vaccinali, è un personaggio niente male, aggressivo con chi non gli da ragione, non ammette mai i suoi errori e spesso attacca violentemente chiunque osi criticarlo. Beh, è stato colto con le mani...nella marmellata.

Andando a controllare le sue ultime pubblicazioni (praticamente tutte in riviste predatorie e non indicizzate su PubMed) si è scoperto che c'è un preoccupante vizietto di "copia-incolla". Bellavite ha infatti ripetutamente copiato intere parti dei suoi studi riportandole in studi successivi facendo così "ingrossare" non solo il suo curriculum ma anche autocitandosi.

Un tipico esempio di plagiarismo. Se si ha pazienza si può vedere già controllando le varie pubblicazioni ma oggi, fortunatamente, ci aiutano dei software. Questi programmi controllano le pubblicazioni e ci permettono di sapere se ci sono blocchi di testo (non semplici parole o frasi, proprio interi blocchi di testo) che appaiono da altre parti. Le regole sono precise e stabilite e i software svolgono in maniera eccellente il loro lavoro.
Così, studiando i lavori di Bellavite viene fuori questa cosa interessante.
L'ex professore prende uno o più blocchi di un suoi vecchi studi (spesso senza cambiare nemmeno una parola) e li copia in un nuovo studio.
Questo gli consente una cosa immediata: senza lavoro né sforzo crea una nuova pubblicazione dal nulla.
Ovviamente le grandi riviste scientifiche, oltre a non pubblicare studi banali (come quelli di Bellavite) hanno i loro mezzi (tra i quali proprio questi software) che le proteggono da queste frodi ma così non è per le riviste più scadenti e "predatorie" (che vivono proprio accettando qualsiasi studio, dietro pagamento di una somma di denaro) e, guardacaso, l'ultimo lavoro di Bellavite appare proprio in una di queste.

credits Diego Pavesio

Insomma, una bella figura per l'omeopatia italiana che in Bellavite aveva un punto di riferimento.
Spero che si sia capito il fenomeno che è pure molto grave e deprimente per la ricerca scientifica, per la moralità e la dignità dei ricercatori che, nella stragrande maggioranza dei casi non ricorrono a questi mezzi per il loro lavoro.
Ma se non fosse chiaro o qualche profano non avesse capito bene cosa sto raccontando, faccio un esempio pratico.

In un suo studio del 2011 appaiono queste parole:
"A randomised double-blind placebo controlled pilot study was carried out on children with otitis media. Subjects presenting middle ear effusion and ear pain and/or fever for no more than 36 h were enrolled in the trial. They received either an individualised homeopathic remedy or a placebo, administered orally three times daily for 5 days or until symptoms subsided. Outcome measures included the number of treatment failures after 5 days, 2 weeks and 6 weeks. Diary symptom scores during the first 3 days and middle ear effusion at 2 and 6 weeks after treatment were also evaluated. There were fewer treatment failures in the group receiving homeopathy after 5 days, 2 weeks and 6 weeks, however these differences were not statistically significant. Diary scores showed a significant decrease in symptoms at 24 and 64 h after treatment in favour of homeopathy (P < 0,05)".
 Nello studio che abbiamo analizzato (quello sull'otite, di pochi giorni fa, del 2019) appaiono queste parole:
"A randomized double-blind placebo controlled pilot study was carried out on children with otitis media. Subjects presenting middle ear effusion and ear pain and/or fever for no more than 36 h were enrolled in the trial. They received either an individualized homeopathic medicine or a placebo; administered orally three times daily for 5 days or until symptoms subsided. The 4 most commonly medicines prescribed included Pulsatilla, Chamomilla, Sulphur and Calcarea carbonica. Outcome measures included the number of treatment failures after 5 days, 2 weeks and 6 weeks. Diary symptom scores during the first 3 days and middle ear effusion at 2 and 6 weeks after treatment were also evaluated. There were fewer treatment failures in the group receiving homeopathy after 5 days, 2 weeks and 6 weeks. However these differences were not statistically significant. Diary scores showed a significant decrease in symptoms at 24 and 64 h after treatment, in favor of homeopathy (P < 0,05)"

Avete visto bene? Sono parti praticamente identiche.

L'autore ha copiato e incollato intere parti dello studio da altri studi di anni prima. (questo ovviamente è solo un esempio, la miniera è infinita (qui per particolari della scopiazzatura incredibile) e non riguarda solo l'ultimo studio. Qui un piccolo schema che mostra i vari blocchi che poi sono stati trovati copiati in altri studi di Bellavite.

I blocchi di testo copiati e usati negli studi. Il blocco 1 (rosa) è stato usato in quattro studi (come mostrato a destra)

Interessante anche il fatto che negli studi Bellavite taglia parti copiate da altri studi che potrebbero contraddire le sue idee o le sue conclusioni.

Ma cosa mi combina professore, cosa mi combina! 😅

Al prossimo omeopata esaltato che vi parlerà del "numerosi studi del prof. Bellavite" fate vedere questo post e tagliate corto, a quanto pare l'omeopatia è talmente noiosa che anche gli omeopati si annoiano a scriverne seriamente.

Alla prossima.

Nota: veramente, io a volte mi chiedo se gli omeopati siano questo disastro per una loro sfortuna innata o proprio se le cercano. Guardate chi arriva su Facebook in difesa di Bellavite.


Maria Gloria Alcover Lillo è l'omeopata condannata per aver curato il tumore di una donna con l'omeopatia. E gli omeopati però vogliono essere presi sul serio.

Proprio imbarazzante.

mercoledì 9 ottobre 2019

Povero omeopata.

[articolo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale]

Perché bisogna occuparsi di omeopatia? Perché le pseudoscienze sono pericolose?
Perché sono un affare, una lobby, perché fra di loro si aiutano e sostengono e non vogliono ostacoli. 

È iniziato il processo all'omeopata accusato di aver causato la morte di un bambino di 7 anni, affetto da otite e che ricevette omeopatia come cura per la sua malattia.
Una brutta pagina di sofferenza e dolore. Il pensiero va subito a Francesco, il povero bambino che, troppo presto, ha lasciato la sua famiglia. Una delle cose più insopportabili per un genitore e per la comunità. Si poteva evitare? Forse. Di sicuro bisogna provarci e certo non somministrando caramelle tanto per fingere una cura.
Fino a che il processo non sarà finito non si potrà accusare nessuno di nulla, è giusto, anzi, sarebbe di cattivo gusto (oltre che scorretto), aspettiamo dunque la decisione dei giudici. Non ha aspettato invece qualcun altro.
Con un tempismo straordinario e per incredibile coincidenza, è uscita in questi giorni una pubblicazione in una rivista scientifica di medicine alternative. Secondo questo studio l'omeopatia sarebbe efficace nell'otite.
Che coincidenza, non trovate?
Un bambino, curato con omeopatia (che ricordo sono normali caramelle di zucchero che non curan nulla) muore per le conseguenze di un otite e puntuale come un orologio svizzero esce lo studio che dimostrerebbe gli effetti delle caramelle omeopatiche nell'otite. Il primo autore di questo studio è Paolo Bellavite, ex docente universitario ora in pensione, che si occupa da anni di omeopatia cercando con fatica ma senza riuscirci, di trovare spiragli o appigli per dimostrare che le caramelle curino le malattie. Vecchia conoscenza di questo blog quando spiegai uno dei tanti trucchi usati per dimostrare i poteri magici del "gelsomino omeopatico". Bellavite è lo stesso che ci restò malissimo quando la Federazione nazionale ordini dei medici ufficializzò la posizione sull'omeopatia spiegandone l'inconsistenza. Insomma, un personaggione.

Il PTS (Patto Trasversale per la Scienza), associazione che si occupa proprio di vederci chiaro nelle affermazioni non scientifiche e nelle fake news mediche, ha voluto vederci chiaro e ha analizzato questo studio. C'è da dire che nessuna linea guida o protocollo consiglia l'uso di omeopatia (che ricordo, si tratta di normali caramelle) nell'otite o in altre malattie e, studi a parte, ovvietà a parte, è totalmente fuori luogo curare un bambino con febbre e dolori con degli zuccherini. Ma allora, questo studio è attendibile? Il PTS ha notato alcune cose.

Qui un riassunto e per i più curiosi l'approfondimento direttamente nel sito del PTS (link alla fine di questo post).

Si tratta di uno studio pubblicato in una rivista "predatoria" (che cioè accetta qualsiasi cosa, anche la meno seria, pur di pubblicarla) il cui editore è incluso nella "Beall's List", la lista delle riviste "predatory". Nel 2015 lo stesso editore accettò tra gli editors (i responsabili della rivista) un cane...già, un cane, che era di uno scienziato stufo di ricevere continuamente inviti a diventare editor della rivista, registrò il suo cane.

La rivista non è nemmeno su PubMed (la banca dati delle pubblicazioni scientifiche), è stata espulsa da DOAJ- Directory of Open Access Journals (database delle riviste ad accesso pubblico) e il suo "impact factor (fattore di importanza, è un numero) è zero. (0).
Dice lo stesso autore dello studio in una delle sue pubblicazioni: "The publication of a paper in a journal cited by PubMed is not in itself a guarantee of quality, but it can be considered an important criterion of validity," ("La pubblicazione di uno studio in una rivista citata su PubMed non è di per se una garanzia di qualità ma può essere considerato un importante criterio di validità").

Ecco, lo stesso Bellavite ci ha confermato che già questo dimostra la scarsa validità del suo studio.

Per non parlare del livello dello studio, una scelta arbitraria, a caso, di studi che parlano bene di omeopatia, quasi tutti pubblicati da riviste (banalotte) di medicina alternativa, quasi tutti di valore pessimo.
Insomma una torta ben confezionata per dimostrare che le caramelle curano l'otite e, sempre per incredibile tempismo e coincidenza e con una fretta esagerata (in 15 giorni studio ricevuto, accettato, pubblicato), arrivata poco prima dell'inizio del processo al "povero omeopata messo in croce" accusato di omicidio.
Proprio bello.
Ah, chi scrive del "povero omeopata" è proprio l'autore dello studio, in un post poi velocemente cancellato.

Il primo autore dello studio parla del "povero omeopata messo in croce" perché accusato di aver colpa della morte di un bambino di 7 anni. "Non mi pronuncio", dice l'autore ma si pronuncia difendendo l'omeopata e scrivendo una sorta di "ricerca". Per dimostrare di avere ragione cita proprio la sua ricerca.

Ecco, a volte, quando parlo di "lobby degli omeopati", qualcuno mi chiede cosa si intende, di cosa sarebbe capace, ecco, qui c'è un indizio niente male, un tentativo maldestro di trovare giustificazioni per un fatto ingiustificabile.
Ma se questo studio pretende di trovare una prova di efficacia dell’omeopatia si dimostra invece una prova di superficialità, di mancanza di buon senso e di aderenza alla scienza di chi usa questa pratica, un brutto passo falso degli omeopati.

Sopporto creduloni e ingenui, fanno parte dell'umanità, non sopporto i furbi e i loro trucchi che ora, con il PTS, hanno un nemico in più. Ci sono due problemi da risolvere: spiegare alle persone che l'omeopatia è una falsa cura e spiegare allo stato che chiudendo un occhio accettando e sostenendo questa pratica è complice di questi fatti.

Per i particolari si riporta all’analisi completa della pubblicazione.

Alla prossima.

Aggiornamento: 11/10/19: l'omeopatia, si sa, è basata sulle diluizioni del principio attivo. 100 grammi di una sostanza, diluita, diluitissima, sparisce ma, magia, funziona sempre. Ecco, lo studio rivoluzionario sull'omeopatia si sta diluendo e solo pochi giorni dopo la sua pubblicazione perde pezzi e...autori. Uno degli autori infatti è sparito (ritirato? Espulso? Cancellato? Boh) dal gruppo iniziale. Ma è solo l'inizio, Bellavite ha un po' esagerato e i risultati li vedremo presto.
Io spero solo che l'autore sia stato diluito ma non battuto sulla Bibbia.

Aggiornamento 13/10/19: ma guarda un po' quante cose si scoprono andando a scavare nell'attività scientifica dell'ex professor Bellavite. Colui che fa la morale agli altri e li attacca violentemente poi fa una delle cose più comiche (per essere buoni) che possano accadere nel mondo della ricerca scientifica. Copia e incolla. Si chiama "plagiarismo". In pratica per anni, ripetutamente e anche in occasione di quest'ultimo studio sull'omeopatia nell'otite, il prof. Bellavite ha copiato intere parti da altri suoi studi. In pratica ha usato parti di altri studi per comporne di nuovi.
Pratica molto molto (molto) scorretta e dilettantesca. Interessante anche scoprire che in molti degli studi da lui citati come "prova" di efficacia dell'omeopatia ha tagliato le parti poco convenienti, gestendo dati e parole in modo da darsi ragione. Impressionante.
Per approfondimenti si può leggere qui.


mercoledì 25 settembre 2019

Homeokiller 1

L'approfondimento e lo studio della ciarlataneria in medicina possono essere un esercizio interessante. Ovviamente, dopo i primi anni di "analisi" e di semplice curiosità, ho cercato di guardare altri aspetti del fenomeno, ho approfondito non solo il lato medico o i trucchi dei ciarlatani (che a questo punto ritengo di aver approfondito tantissimo) ma anche altre cose. L'aspetto psicologico (i pazienti, le persone, perché ci credono, cosa pensano), quello sociale (perché si vendono ancora amuleti, perché negli anni 2000 c'è ancora chi crede ai guaritori), quello economico (le ciarlatanerie non hanno grande peso nel nostro sistema economico, perché fanno scalpore?) e tanto altro. Diventa un esercizio curioso, interessante, stimolante e soprattutto fa vedere il problema da altri punti di vista, in certi casi mi sento quasi un archivio vivente, tante ne ho lette e viste in questi anni. Qualcuno addirittura sostiene che non avrebbe senso smentire pratiche come l'omeopatia, troppo facile, nessuna difficoltà a smontare una "cura" a base di caramelle senza principio attivo. Probabilmente è così. L'argomento, ormai noto, non meriterebbe tanta insistenza e perseveranza.
Ma io insisto.

Perché proprio l'omeopatia, stupida, facile, mi sembra un esempio di come si possa prendere in giro la gente con piccoli trucchi, con la pubblicità e i giochi di parole. Se ci sono ancora persone che credono agli oroscopi e all'omeopatia come possiamo pensare di diffondere una cultura su argomenti molto più difficili e tecnici? E come possiamo spiegare i trucchi ben più complessi delle grandi aziende farmaceutiche?
La medicina, nonostante sia stata letteralmente la salvezza dell'umanità, ha tanti limiti e difetti. Ha il fattore umano che può inquinarla con la disonestà, la voglia di denaro o l'incompetenza (o il semplice errore) però ha indubbiamente migliorato la nostra qualità di vita, ci ha dato vantaggi, successi e salvezza, bisogna migliorare, sempre ma come possiamo migliorarci se stiamo ancora discutendo di quanto valga una "cura" fatta di caramelle di zucchero?

Reputo per questo l'omeopatia talmente banale come argomento che mi sembra un caso perfetto, esemplare di falsa cura spacciata per medicina. Con l'aggravante che questa gode di grandi appoggi anche a livello istituzionale. Così, anche se cerco di parlarne meno, a volte assisto a spettacoli incredibili, curiosi e tutti provenienti da questo mondo fantastico fatto di caramelle magiche, poteri misteriosi e .

Qualche giorno fa mi è stato segnalato un interessante post sul blog di un medico omeopata.
Lo conosco (virtualmente) perché da anni mi attacca, insulta, aggredisce, si sfoga con la bava alla bocca perché è arrabbiato con chi critica l'omeopatia, con chi spiega che è semplice acqua fresca e che, secondo lui, mette in crisi il suo lavoro. Io sono spesso uno dei bersagli dei suoi insulti.

Questo medico, tempo fa, in uno dei suoi infiniti sfoghi violenti contro il sottoscritto, disse che io scrivevo contro l'omeopatia perché non avevo pazienti e quindi avevo tanto tempo libero, così lo impiegavo criticando le pozioni omeopatiche.
Pensate che contorsione mentale, che attacco personale, che lamentoso dispetto infantile.
Essendo un medico ospedaliero non c'è (purtroppo) modo per me di avere poche pazienti, lavorando in un ospedale pubblico curo chi arriva, fossero una o cento e, di certo, il mio tempo libero è poco.

Però lo sfrutto come mi piace, scrivendo, dormendo, giocando, ridendo. Sicuramente non devo darne conto a nessuno, nemmeno agli omeopati nervosi (che evidentemente non hanno benefici dai tranquillanti omeopatici).

Così dopo quella valanga di insulti e il riferimento al mio tempo libero pensai di aprire un nuovo blog, quello su "Le Scienze", tanto che intitolai il primo post "Salute, bugie e tempo libero", facendo riferimento alle poco eleganti insinuazioni del rilassato omeopata.

Nel frattempo le cose per il tranquillo omeopata non si mettevano bene e il suo blog, ospitato nelle pagine di un quotidiano on line, fu chiuso e lui fu costretto a farsi un sito personale, frequentato soprattutto da suoi amici e omeopati come lui. Un ottimo modo, credo, per passare il suo tempo libero del quale, a me, non importa più di tanto.
Mi dimenticai del personaggio, niente di interessante ma qualche giorno fa mi segnalano un suo post, intricato, complicato e preoccupante.
Il pensiero omeopatico si è fatto molto più ingarbugliato, psicotico, violento.

Il motivo per cui critico l'omeopatia, come racconta nel post che mi hanno segnalato, ora sarebbe opposto: non sarebbe più dovuto alla mia mancanza di pazienti e al mio troppo tempo libero ma dal fatto che Big Pharma e la plutocrazia della medicina finanzia, paga, appoggia, le critiche contro l'omeopatia, un sistema organizzato: l'omeopatia (che ricordo, sono normali caramelle di zucchero) sarebbe tanto potente che le multinazionali pagherebbero tante persone (tra le quali il sottoscritto, evidentemente) per demolirla.
Ci sarebbero gli estremi per una bella querela non omeopatica ma come faccio a denunciare un medico, un professionista che blatera cose del genere? Come si può? Qui il livello è da scuola elementare. C'è solo da compatire, auguro al collega tempi migliori.

Però il triste sfogo dell'omeopata è da rendere pubblico. Almeno per far capire chi è un omeopata, che argomenti usa, di cosa parla e come si spiega il crollo di successo della sua medicina immaginaria.

Ora non sarebbe più (solo) colpa mia (e di Burioni, ovviamente ora c'è anche lui) se l'omeopatia sta scomparendo e gli omeopati sono visti come fossero i maghi medievali delle caricature ma c'è tutto un sistema dietro.
La plutocrazia (ha scritto questo!), i poteri forti, l'immancabile Big Pharma e i soldi, tanti soldi. L'omeopata complottista immagina grandi trame e organizzazioni che tutto comandano. Così mentre chi vede le scie degli aerei e non conosce la dinamica dell'atmosfera immagina aerei neri che spargono scie di veleno in tutte le città, l'omeopata che non capisce perché nessuno vuole più zucchero per curarsi pensa ai poteri forti che, a suon di soldi, pagano emissari che sparlano in giro della "medicina delle caramelle". Essendo inconcepibile una presa di coscienza delle persone, pensa subito al "grande fratello" che condiziona tutto.
Potrei sfidare l'irascibile omeopata a dimostrare, dati alla mano, che esista una sola azienda che mi abbia pagato per criticare le caramelle curative facendogli fare una figuraccia mondiale ma ne varrebbe la pena? Ma dai, ci sono cose più importanti nella vita.
Usiamo questo poco elegante sfogo dell'omeopata come caso da manuale.
L'articolo infatti è di una contorsione mentale e di un complottismo senza fine, estremo, pieno di link a siti di bufale, pagine di blog anonimi e complottistici, sembra il post di un ragazzino ingenuo che crede agli alieni e leggerlo è inquietante ma anche noiosissimo talmente è banale e a circa tre quarti ho interrotto, troppo scontato.
Questo equilibrato omeopata dice che c'è tutto un sistema creato ad arte, organizzato per distruggere l'omeopatia perché questa farebbe risparmiare i pazienti e perdere le case farmaceutiche, troppo rischiosa. Il lieto collega poi conclude con una domanda classica:

"Domanda: SE L’OMEOPATIA fosse una bufala, un raggiro ed fosse ormai sulla via del declino e sempre meno gente si curasse con i farmaci omeopatici, come sostiene questa campagna diffamatoria, perchè investire tutte queste risorse e capitali per distruggerla se è già moribonda?"

Ragionando così io potrei sostenere: "se gli omeopati dicono che l'omeopatia è un continuo successo sempre più usato, perché il collega sostiene che i poteri forti la stanno mettendo in crisi?".
Livello seconda elementare dicevo. Siamo lì.
L'omeopatia è criticata, è definita una bufala semplicemente perché è vero.
Niente altro: è una bufala, pericolosa e irrispettosa per le persone.
Non c'è nessuna risorsa investita per demolire l'omeopatia. Io non ricevo nessun finanziamento, né da Big Pharma né da altri, sono uno stipendiato dallo stato (e quindi anche da lui! Oddio!). Io dico che l'omeopatia è una bufala perché è una bufala. Niente di più.

Fa quindi un po' tenerezza l'omeopata che si chiede ingenuamente il motivo misterioso di tanti attacchi a chi dice di curare le malattie con le caramelle e nella sua adolescenziale ingenuità non pensa al motivo più semplice e ovvio.

E pensate, questo sistema sarebbe organizzato dalle aziende farmaceutiche che pagano i congressi, le riviste, le ricerche e i medici ma il nostro amico dimentica che anche l'omeopatia è prodotta da aziende farmaceutiche, che pagano i congressi, le riviste, le ricerche e gli omeopati.
Il gioviale omeopata però ha la sua soluzione.
L'omeopatia "fa paura" (😂) ed è per questo che "i plutocrati" [persona che, per la sua elevata posizione economica, esercita un’influenza determinante sulla vita politica e sociale] (io sarei uno eh?) la vogliono distruggere ma basta organizzarsi e tutto sarà ristabilito.
Non sto scherzando. Questo non è un ragazzino brufoloso in preda a ribellione adolescenziale, è un medico.

Allucinante.

Va bene.
Niente di nuovo. Di personaggi strani, guaritori e truffatori che mi accusavano di essere pagato ne ho incontrati tanti (tutti più o meno finiti male ma è un'altra storia).
Una cosa che non meritava nemmeno un post, tanto è stupida e ovvia. Il complotto mondiale era prima appannaggio dei più estremisti e visionari ma ormai non mi stupisco più di niente.
Stavo per chiudere la pagina quando lo sguardo cade sul primo commento al post.

L'articolo si chiama "La strategia HOMEOKILLER ovvero come la plutocrazia vuole distruggere l’Omeopatia", sì, la strategia "homeokiller" e sapete chi ha commentato?
Una certa Maria Gloria Alcover Lillo, omeopata nota per essere stata condannata a tre anni di reclusione e tre di interdizione dalla professione per omicidio colposo. Per aver "curato", assieme ad un'altra omeopata (anch'essa condannata) con le caramelle una povera donna che aveva un tumore.

L'Alcover, secondo il tribunale: "È venuta meno ai fondamentali doveri della professione medica, infliggendo consapevolmente grandi sofferenze alla paziente e cercando di ‘coprire’ anche l’altra collega, senza mai assumersi le proprie responsabilità"
Homeokiller.

Sulla vicenda dell'omeopata condannata per aver "curato" un tumore con le caramelle ci tornerò, è un dramma ma vale la pena conoscerlo.

Dobbiamo essere uniti, dice la condannata per omicidio all'omeopata complottista

È tutto imbarazzante, non trovate?

E il collega pensa alla plutocrazia, a Di Grazia e Burioni, che lui immagina non dormano la notte (anche perché dormire in un materasso pieno di dollari non è comodo) pensando al nuovo metodo per distruggere la pericolosa omeopatia, medicina dell'ottocento che rappresenta oggi il nulla, lo 0,7% di quanto si vende in farmacia (dati ufficiali Federfarma 2018), che vende meno di profumi, pannolini, creme idratanti e fazzolettini, caramelle senza sapore ma secondo l'omeopata minaccia principale e fondamentale nella medicina di oggi. Non esistono poteri forti contro i fazzolettini o gli assorbenti ma c'è tutto un sistema, per il mio amico omeopata, contro le caramelle omeopatiche.
Davvero preoccupante (per i poveri fazzolettini, ovviamente).

Ognuno però è libero di curarsi come vuole, ognuno è libero anche di non curarsi. Come ognuno è libero di dire di curare con le pozioni, l'aglio, i riti magici o le preghiere. Dobbiamo essere liberi, anche il collega è libero di immaginare complotti e che, dietro alla banale considerazione che lo zucchero non sia una cura ci siano milioni e banche svizzere (libero di pensare anche che le aziende che producono omeopatici siano invece missioni caritatevoli di beneficenza).

Ma le istituzioni, quelle civili, politiche, mediche e di ordine pubblico, non dovrebbero permettere che esistano persone che consigliano truffe vere e proprie sulla salute.

Per me cambia poco se una persona si curi o meno con le pozioni magiche, mi dispiace umanamente , per principio e come medico ma non è fondamentale per la mia vita. Però una nazione civile dovrebbe proteggere i propri cittadini da queste truffe. Se c'è un caso di danno va punito e risarcito ma anche chi promuove, pubblicizza e diffonde queste, diciamolo chiaro, cretinate, va richiamato. Non è possibile sopportante i ragli e le baggianate da parte di chi dovrebbe attenersi a scienza e coscienza.
Il collega quindi può arrabbiarsi quanto vuole, il mondo va avanti, la medicina progredisce e non è offendendo gli altri che per magia lo zucchero curerà le malattie.

Caro collega che ti arrabbi con me, il problema è tuo, non mio.
Risolvilo.

Nella seconda parte dell'articolo racconterò proprio la storia della donna malata di melanoma che due omeopate (una quella che ha commentato l'articolo di cui parlo) hanno "curato" amorevolmente. Tutto sulla base delle carte del processo che le ha condannate.
Homekiller, però veramente.

Alla prossima.

giovedì 16 maggio 2019

Omeopatia: non sarebbe ora di finirla?

Poche settimane fa si è celebrata la "giornata mondiale dell'omeopatia", una sorta di giornata celebrativa di una delle più note false medicine che hanno accompagnato l'uomo nella sua recente storia. Ormai quasi abbandonata, l'omeopatia ha bisogno di rilanciare il proprio mercato con giornate celebrative e iniziative di marketing create dai produttori, sono sempre aziende con necessità di guadagno.
Nonostante però i proclami pubblicitari delle aziende omeopatiche e ai tentativi di trasformarla in medicina, l'omeopatia sta conoscendo un periodo di vera crisi senza precedenti. Legittima e normale la preoccupazione dei produttori, gli affari vanno male e si deve correre ai ripari ed ecco che è tutto un fiorire di convegni dove si fanno rivelazioni incredibili, pubblicità nei giornali mascherate da normali articoli e iniziative che tentano di convincere le persone che l'omeopatia sia una pratica scientifica.  Una delle ultime trovate pubblicitarie dell'industria omeopatica è stata il trasformare una regolamentazione burocratica in "riconoscimento".
Per anni gli omeopatici erano stati ammessi alla vendita con provvedimenti provvisori, rinnovati da anno in anno. I prodotti omeopatici non devono (al contrario dei farmaci) dimostrare di funzionare o avere studi o prove di efficacia per essere venduti, hanno infatti una procedura di "autorizzazione alla vendita" semplificata. Fondamentalmente devono dimostrare solo di non fare male, di non essere tossici ed è facile, per delle semplici caramelle di zucchero, dimostrarlo.
Da pochi mesi la legge italiana si è adeguata a quella europea. Resta la procedura semplificata ma per i prodotti omeopatici deve essere richiesta, con tanto di domanda e documentazione (e pagamento), l'autorizzazione per essere messi in vendita.
Questo cambio burocratico i produttori lo hanno "tradotto" in "i prodotti omeopatici ora sono come i farmaci". Che ovviamente vale solo dal punto di vista legale, normativo, non certo da quello medico.
Perché l'industria omeopatica è così insistente e aggressiva?
Probabilmente perché è in difficoltà. E mi sembra anche giusto.
Però c'è sempre chi non capisce perché l'omeopatia sarebbe così sbagliata.

Per chi sapesse di cosa stiamo parlando e per chi seguisse abitualmente il blog sarebbe ripetitivo e forse è meglio passare direttamente al prossimo paragrafo ma, per chi non lo sapesse, voglio riassumerlo brevemente qui.

Omeopatia: non c'è niente dentro.

L'omeopatia è una pratica nata nell'ottocento che prevede di curare le malattie con una sostanza diluita tante volte, a volte tantissime tanto da fare sparire quella sostanza dal prodotto finale. Sottoponendo il prodotto a dei riti magici (scuotere il flacone per "attivarne" i poteri, non toccarlo con le mani, non mangiare cibi piccanti o intensi e così via) questo diventerebbe miracoloso. Pur non contenendo nulla diventerà capace di guarire da tutte le malattie. In realtà (e basta farlo analizzare) un prodotto omeopatico classico (in genere diluito 30 volte ma già dalla 12ma diluizione) non contiene nulla oltre all'eccipiente (zucchero per le pilloline, alcol o acqua per quelli in forma liquida).

Ovviamente il nulla non cura e tutto il successo dell'omeopatia si basa su fatti abbastanza normali. Per esempio il normale decorso di un disturbo: abbiamo il raffreddore, fastidiosissimo, che normalmente passa in 3-5 giorni, prendendo 5 pilloline omeopatiche al giorno, ci passerà in...3-5 giorni. Però abbiamo "fatto qualcosa", ci siamo curati, e collegheremo le due cose.
Oppure l'effetto placebo: anche se quel raffreddore durasse effettivamente i classici 5 giorni, al terzo ci sentiamo già meglio, qualcosa quei granuli fanno. I fenomeni che possono spiegare perché alcuni possono giurare sugli effetti dell'omeopatia li ho spiegati diverse volte. Per chi volesse approfondire provi a leggere qui. Certo che, chi produce e vende omeopatia, ha tutto l'interesse a far passare in secondo piano questo fatto. Parlerà di strani effetti al limite della parapsicologia, di incredibili ricerche scientifiche, tutti proclami pubblicitari ma, prima o poi dovrà scontrarsi con la realtà del granulo omeopatico: non c'è niente dentro.
Questo quindi è un punto fermo: l'omeopatia è fatta da palline di zucchero che ovviamente non hanno nessun effetto sulle malattie.
Anche per legge: se l'omeopatia avesse effetti farmacologici, infatti, non potrebbe essere venduta.


Un problema di principio.

Dopo un "boom" attorno agli anni novanta, l'omeopatia ha conosciuto un lento declino. L'evidente inutilità, la "moda" che progressivamente è passata, il pubblico sempre più informato e le vendite dei prodotti omeopatici sono calate, sempre di più, anno dopo anno ed oggi rappresentano una goccia diluita nell'oceano dei farmaci.
Semplice quindi prendersela con l'omeopatia quando ci sono altri colossi farmaceutici che vendono quantità enormi di medicinali, questi sì efficaci ma anche potenti e ricchi di effetti collaterali (a volte pure pericolosi). Il problema però è fondamentalmente di principio. Come riterremmo truffaldino e scorretto vendere olio che non contiene olio non possiamo ammettere la vendita di un prodotto che dice di contenere qualcosa che poi non c'è, neanche in tracce.
Nel caso dell'omeopatia a questo si aggiunge il fatto che si parla di salute. L'industria omeopatica così come gli omeopati, non si fa scrupoli a sostenere l'insostenibile parlando di cura, di medicina, di malattie. Oltre che scorretto è quindi pericoloso.
Il problema di principio non è secondario.
Se ammettiamo che un'industria ci venda caramelle di zucchero come fossero farmaci creiamo un precedente gravissimo. I farmaci devono essere curativi e efficaci. Tutti.
Ci lamentiamo (giustamente) del fatto che ci sono centinaia di prodotti inutili (se non dannosi) in vendita in farmacia e poi ammettiamo che ci possano propinare caramelle magiche?

Non solo.
Se abbocchiamo alla magia bianca dell'omeopatia (il rito della succussione, della dinamizzazione, il "simile cura il simile", tutte cerimonie e idee parapsicologiche, non mediche, usate dall'omeopatia) come possiamo difenderci, capire, diffidare dai trucchi e dai meccanismi molto più complessi di Big Pharma?
Non a caso il mondo dell'omeopatia è quello più penetrabile dalla ciarlataneria. I medici antivaccinisti sono quasi tutti omeopati (se un medico è tanto incompetente da prescrivere caramelle lo sarà altrettanto da credere alle bufale antivacciniste), molti omeopati professano altre forme di magia e molti pazienti che credono all'omeopatia sono seguaci di altre pratiche esoteriche. Non è un caso.

E non si esca fuori la solita storia che la prescrivono i medici, è un'aggravante. È terribile che sia permesso a dei medici prescrivere caramelle spacciandole per medicine, la legge dovrebbe prendere seri provvedimenti e andare oltre all'evidente pressione delle lobby omeopatiche che cercano continuamente spazio.
Questo vale per qualsiasi prodotto in farmacia. Se non è facile eliminare, che almeno non si favorisca la diffusione e la vendita di sciocchezze travestite da medicina. Questo vale anche per gli appassionati dell'omeopatia. Credete sia giusto vendervi una medicina che non solo non è plausibile (basata su credenze ottocentesche e riti magici), non solo non ha ragione per essere efficace ma si è dimostrata, ovviamente non efficace? Se a qualcuno piace il lato "esoterico", "magico" della medicina, è liberissimo di usarla e comprarla ma in generale, non sarebbe giusto limitare le cose per la salute  a ciò che veramente funziona in maniera dimostrata?

Sappiamo che tanta gente è in cerca di una "consolazione" che provenga dalle medicine (ho scritto un libro su questo argomento) perché è comodo, semplice pensare alla pillola che risolva tutti i nostri problemi. Proprio questo ha creato gravi danni da farmaci, dipendenze allarmanti (la dipendenza da oppiacei è un allarme sociale in questo momento negli Stati Uniti), sofferenze e morte. Qualcuno quindi obietta che, se proprio dobbiamo rifilare finte medicine, che almeno queste non causino nessun effetto (come l'omeopatia) ma è sbagliato, proprio per principio. Al paziente, alla persona fragile, non si deve mentire. Mai.

In tutto questo e di fronte ai comprensibili festeggiamenti degli omeopati per un successo che ormai è solo un ricordo, l'omeopatia accusa una crisi mai vista.
Dai dati del 2017 il venduto in farmacia ha visto un crollo del -12.5% rispetto all'anno prima, con un costante calo di vendite, anno dopo anno, che è arrivato proprio nel 2017 ad un misero 0,7%, una briciola, nell'enorme mercato dei farmaci. Meno dell'uno per cento significa che l'omeopatia vende meno degli spazzolini per denti o dei saponi per l'igiene intima.
Perché allora preoccuparsi?
Proprio per principio.
Se chiudiamo un occhio per le caramelle che curano, li chiuderemo tutti e due per "il medicinale potentissimo" che dice di curare le malattie più gravi e invece ne causa altre due ancora più gravi. Succede, è successo e probabilmente succederà. Ma è il momento di pensare alla medicina come ad un'opportunità non un gancio al quale appendersi quando c'è qualcosa che non va, anche la più banale.

Allora mettiamo l'omeopatia nello scaffale dell'astrologia o delle caramelle, quello sono. Non serve proibirla (e perché? Esiste la libertà personale, ognuno scelga, dopo opportuna informazione, quello che preferisce), non ha senso vietarla, mettiamola dove deve stare. Con le riviste di oroscopi e i talismani, questo è.
Poi ognuno sceglierà se usarla o meno.
Smettiamo di organizzare corsi, conferenze, manifestazioni sponsorizzate da università o ordini dei medici (che vergogna!), evitiamo di dare credibilità a una evidente sciocchezza magari solo per farsi amico il potente industriale o il politico influente. Basta, finiamola.

Come ormai sta accadendo in tutto il mondo.

Prendere posizione.

Probabilmente gli omeopati hanno tirato un po' troppo la corda. Finché si propone questa pratica alternativa per piccoli malanni, per calmare genitori ansiosi o persone ipocondriache, in tanti hanno chiuso un occhio (sbagliando). Ma l'industria ovviamente non si accontenta. Ha allora infilato l'omeopatia negli ospedali pubblici, nelle università e la spaccia per cura per tutti i mali, con conseguenze spesso disastrose. Così, finalmente, le istituzioni pubbliche e scientifiche hanno iniziato (meglio tardi che mai) a farsi sentire.
In Francia (patria economica dell'omeopatia, sede della più grande azienda omeopatica), l'accademia della medicina e quella di farmacia hanno chiesto lo stop alla rimborsabilità dei prodotti omeopatici (in Francia l'omeopatia è parzialmente rimborsata dal SSN) e ai corsi universitari. In attesa della decisione in merito della più alta autorità sanitaria del paese, queste istituzioni hanno fatto un passo (non è certo il primo). Di più hanno fatto in Canada, paese nel quale l'ordine dei medici, ha invitato i medici a non prescrivere più omeopatici (tranne se per scopo di ricerca), in caso contrario scatteranno le sanzioni. Da noi un silenzio imbarazzante, nessuno ha voglia di mettersi contro potenti aziende e lobby influenti, l'unica istituzione che si è mossa è stata la Fnomceo (la federazione che raccoglie tutti gli ordini dei medici provinciali in Italia), che ha deciso finalmente di di dire le cose come stanno (scatenando le ovvie ire degli omeopati) e si spera sia solo l'inizio.

Tutto questo segue l'associazione dei medici britannici ("l'omeopatia è stregoneria, non deve essere prescritta"), l'accademia russa delle scienze ("l'omeopatia non funziona, è pseudoscienza"), il servizio sanitario nazionale inglese (l'NHS: "l'omeopatia non funziona per nessuna malattia, i medici non dovrebbero prescriverla"), il ministero della salute spagnolo ("l'omeopatia non cura"), la Royal Pharmaceutical Society (società inglese dei farmacisti: "l'omeopatia non ha basi scientifiche né efficacia"). Bastano? Non c'è associazione scientifica al mondo, ente governativo o società medica (non di omeopati, naturalmente) che non dica le cose come stanno.
Queste dichiarazioni, d'altronde, non sono esagerate. Sono giuste. Ovvie.
Tanto ovvie che ormai la storia della "medicina dolce" o della "cura per cose banali" non regge più e le istituzioni stanno iniziando ad informare correttamente i cittadini. Perché è per loro che bisogna farlo, non è giusto vendere prodotti inutili ma, se proprio si deve fare, che almeno contengano qualcosa. Vendere un prodotto (per la salute!) che non contiene nulla è una truffa, una presa in giro, una fregatura per i cittadini, è ora di smetterla. Non si confonda questo con la libertà di cura: chiunque oggi (e spero sarà così sempre) è libero di curarsi o meno, di usare medicine o magia, di comprare antibiotici o portafortuna. Non è invece corretto che siano dei medici a consigliare magie ai pazienti o istituzioni che le supportino.

Campagna del governo spagnolo, del ministero della salute e di quello dell'università: "Per curarsi serve qualcosa in più di acqua e zucchero".
E perché in Italia si stenta a prendere posizione e si accettano le pressioni degli omeopati? Forse perché non c'è coraggio politico? Non si vuole scontentare nessuno? Forse perché ci sono amicizie, collusioni? Forse perché le multinazionali farmaceutiche sono potenti? E chi lo sa.
Però bisognerà farlo, prima o poi.
Non solo per la scienza e per il progresso ma per i pazienti, per rispetto nei loro confronti e per dimostrare che una nazione, prima che al portafogli o alla poltrona di qualcuno, pensa ai bisogni di chi è più fragile e dei cittadini in generale.
Com'è che diceva qualcuno? Onestà, appunto.

Alla prossima.

lunedì 4 giugno 2018

A qualunque costo.

Se crediamo a qualcosa, anche la più assurda e non provata ci crediamo nonostante tutto ci dica che non esiste.
Provate a parlare di omeopatia.
Provate a mantenervi sui fatti. Per esempio:
1) In un globulo omeopatico oltre la 12ma diluizione non c'è nessun principio attivo, solo zucchero.
2) Non c'è nessuna prova scientifica né plausibilità nel fatto che un globulo di zucchero possa curare una malattia.
3) Non c'è nessuna prova scientifica che l'omeopatia possa essere efficace.
4) Ci sono molte prove scientifiche ed è plausibile che un globulo di zucchero possa causare un effetto placebo (migliorare dei sintomi perché si crede di avere un'azione curativa).
Possiamo dire quindi, senza timore di smentita, che l'omeopatia, basata sulla somministrazione di caramelle di zucchero, non possa avere nessun effetto terapeutico, in ogni caso mai superiore al placebo, non cura le malattie dunque, più di una caramella o di un bicchiere d'acqua.

Non ho elencato opinioni o ipotesi ma fatti. Ci siamo?
A prescindere dalle reazioni scomposte, arrabbiate, aggressive di chi di omeopatia ci vive o chi ne ha fede completa a prescindere dai fatti, è interessante studiare la reazione di chi, in buona fede, la usa per esperienza personale.
In una discussione che riportasse questi fatti ci sarà sempre qualcuno che risponderà "ma su di me ha funzionato" oppure "io con l'omeopatia ci ho curato una bronchite".
Matematico.

Le persone antepongono (è istinto) le esperienze personali ai fatti oggettivi. L'esperienza personale è spesso considerata certa, non è ammesso l'errore o l'imprecisione perché la "vediamo", la tocchiamo con mano e, nonostante si sappia che vi siano molti fattori che possono condizionarla e persino veri e propri inganni che ci possono fare sbagliare giudizio, c'è chi preferisce affidarsi alle "impressioni" che "ai dati".
Per questo motivo pratiche alternative (proprio come l'omeopatia) hanno un discreto successo in certe fasce di pubblico.
Soddisfano i desideri del consumatore (curarsi velocemente, semplicemente, "dolcemente"), consentono di "curare" senza per questo preoccuparsi dei rischi (nessun effetto collaterale), hanno meccanismi di azione miracolosi e quindi potenzialmente magici (il simile cura il simile, la memoria dell'acqua): nonostante tutte queste siano false convinzioni.
Ma è difficile smentirle e, anche smentendole, chi è "caduto nella trappola" non lo ammetterà, quasi mai. Altrimenti non esisterebbe chi compra gli "anelli dell'immortalità" (calamite che si indossano come un anello e che donerebbero il dono dell'immortalità) o l'MMS (candeggina miracolosa venduta come panacea per tutti i mali).
La risposta "su di me ha funzionato", è giusta, corretta, non criticabile. Però è anche scientificamente sbagliata, errata dal punto di vista medico e, probabilmente, una bugia.

Non solo è difficile ammettere le proprie debolezze ed ignoranze ma, ammessa l'inutilità dell'omeopatico si ammetterebbe di aver "mentito" a se stessi ed ai propri famigliari.
Molte mamme che usano omeopatia per i malanni dei figli (meglio su quelli molto piccoli), per esempio, lo fanno molte volte per sentirsi "a posto", consce di aver fatto qualcosa, di essersi prese cura del bambino senza per questo andare dal medico o preoccuparsi degli effetti indesiderati delle medicine. Quando la malattia sarà guarita (fortunatamente la maggioranza delle malattie passano da sole) il merito sarà dato all'omeopatico, non solo perché è "logico" (il bambino stava male, ho dato "la pillola" ed è guarito) ma perché così si giustifica ogni cosa: la spesa, l'impegno, la fede: si potrebbe ammettere di aver riempito il bambino di caramelle pur di sentirsi con la coscienza a posto?

Non può quindi essere vero che l'omeopatia è zucchero, infatti la malattia è passata. Certo che i genitori fanno queste cose in buona fede, nessun genitore vuole il male del figlio ed i meccanismi che permettono un comportamento del genere sono molto complicati.
Ovviamente, di fronte all'insuccesso ci saranno tante giustificazioni: errori di dosaggio, non aver trovato il rimedio giusto, problemi di altro tipo. Mai ammettere di aver somministrato uno zuccherino, significherebbe ammettere la propria debolezza. Una sorta di "coerenza" portata all'estremo: se credi nella magia ci devi credere fino alla fine, anche a costo di tragiche conseguenze.
In altre parole questa si può chiamare "fede".

Questo succede a maggior ragione dalla parte dell'omeopata. Ha sempre una "via di fuga" (ad esempio iniziare un farmaco quando notasse il peggioramento della malattia) ma anche una giustificazione puntuale all'insuccesso del prodotto omeopatico, oppure nel giustificare i fallimenti trasformandoli in prove di successo. È nella stessa essenza dell'omeopatia giustificare l'inutilità del rimedio trasformandola in "utilità". Pensate (molti non lo sanno) che per gli omeopati la cura tipica prevede, dopo i primi sintomi in corso di cura, un iniziale peggioramento dei sintomi seguito, alla fine dalla guarigione. Cosa succede normalmente in una malattia (mettiamo una faringite)? Proprio questo: i primi sintomi, poi il peggioramento, poi progressivamente un miglioramento che finisce con la guarigione. Questo è quello che succede normalmente senza fare nulla. Con le medicine cerchiamo di evitare i sintomi (dolore, febbre, fastidi, insonnia...) accompagnando il paziente alla guarigione. L'omeopatia invece, non avendo nessuna azione, non dice "non funziono" ma "ruba" il decorso normale di una malattia trasformandolo in "effetto" della cura. Quando un guaritore sente il suo paziente lamentarsi di un mal di testa che non passa non gli dirà "forse ho fallito" ma "bene! Questo è il segnale che le mie energie funzionano".



Di questo fenomeno, abbastanza costante ne abbiamo un esempio (drammatico, dal mio punto di vista) pubblico.

Appare in un sito di omeopatia [la pagina è stata rimossa, ora appare questa: qui, qui un altro resoconto anche con foto] ed è raccontato da una dottoressa, un medico omeopata che narra le tragiche avventure del figlio che, un giorno, presenta febbre, delirio, dolori addominali e brividi. Ovviamente, riporto il racconto perché pubblico e perché, nella sua assurdità è davvero un caso da scuola.
Faccio solo un riassunto ma leggere la testimonianza completa è veramente preoccupante.

L'omeopata, per alleviare i preoccupanti disturbi del figlio, usa dei rimedi omeopatici e panni freschi, estratti di frutta e verdura e clisteri.
Il bambino chiede aiuto, lascia alla mamma un biglietto con scritto: "ma su tutto il mondo sarò il primo che sarà curato con le tue medicine?".
Dopo un apparente miglioramento la febbre diventa molto alta (40 °C), accompagnata da tosse.
L'omeopata cambia rimedi omeopatici.
La febbre però non migliora (e la madre si dice "contenta" di questo fatto), compaiono dolori addominali e difficoltà respiratorie, il bambino riesce a dormire solo seduto perché altrimenti non respira bene (!), una sofferenza inaudita.
L'omeopata sospetta (dai sintomi) una polmonite e sostiene di esserselo aspettato perché, sempre secondo lei (e secondo le dottrine omeopatiche) "è la forza vitale che deve tirare fuori il miasma (la radice)". Pensavo di non aver letto bene, un medico ritiene che la tosse ed il grave malessere del figlio, siano dovuti alla forza vitale che toglie il miasma. Qualcuno penserà che questa omeopata stia dicendo cose a caso, magia nera ed invece i concetti magici di "forza vitale" (teoria in voga nell'800 quando spiegare le malattie, in assenza di qualunque conoscenza approfondita di medicina e fisiologia era un'impresa) sono ancora oggi materia dell'omeopatia che d'altronde pesca a piene mani dalla magia e dalla superstizione. Quindi quelle frasi che sembrano deliri, sono a tutti gli effetti bagaglio di qualsiasi omeopata, anche moderno.

Intanto il bambino, sofferente e sempre più agitato e con tosse, continuava dopo cinque giorni ad avere febbre alta. La mamma omeopata (se guardate il resoconto fotografico lo dice tra sorrisini e smile) dice "capisco la profondità della radice che sta liberando", siamo nella magia pura.

Tosse definita "estenuante" finché non compaiono episodi di "desaturazione" (il bambino, non respirando bene, andava in carenza di ossigeno, molto pericolosa), con seguente "fame d'aria". A quel punto la mamma omeopata, finalmente, lo porta al pronto soccorso. La diagnosi è chiara: polmonite con versamento pleurico. Terapia: antibiotico per 15 giorni e antifebbrile.
La donna decide di evitare la terapia antibiotica per "combattere la radice" (!) e cambia di nuovo rimedio omeopatico.
Passa ancora un giorno.
Le condizioni del bambino non migliorano, continua la tosse, la febbre alta ed il decadimento delle condizioni generali (la saturazione è ormai ad un pericolosissimo 91%), siamo già a sei giorni di malattia con il bambino che chiede disperatamente alla madre di curarlo e lei, l'omeopata che crolla e piange. Chiama a consulto dei suoi colleghi omeopati ed osteopati. Notate come, nonostante l'evidente sofferenza del figlio che addirittura chiede aiuto ed il crollo psicologico dell'omeopata, questa non demorde e va contro ogni ragionevolezza.

Cambio ulteriore di rimedio omeopatico. L'omeopata ormai è in piena confusione, parla di parassiti, vermi, dice cose come "i bambini quando si intossicano e buttano cibo spazzatura dentro il loro corpo, danno da mangiare ai vermi, offrono il terreno giusto ai vermi e poi possono avere sintomi tipo la tosse.", probabilmente è nel caos totale ma non si arrende.

Il giorno dopo il bambino sta meglio. Si alza, inizia a mangiare. Pochi altri giorni e tutto sembra sistemato. Sono passati 10 giorni (10 giorni...).

Al controllo dopo poco meno di un mese non c'erano più segni della malattia.
La madre è contenta, felice perché il figlio ha "buttato fuori" tutte le tossine, ha "curato la radice" è persino dimagrito...

Ecco.
A me una testimonianza del genere fa venire i brividi perché mostra come una persona (una mamma, un medico) perda completamente la razionalità. Pur di non smentire le sue credenze, pur di non andare contro la sua fede (è quello che succede nelle sette, avete presente?) ha fatto soffrire il figlio per giorni, ha lasciato che un bambino con la polmonite, la febbre a quaranta e "fame d'aria" restasse in quelle condizioni per una sfida personale. A cosa è servito al ragazzino soffrire e stare male (e rischiare!) per giorni?
Semplicemente a dare soddisfazione alle convinzioni della madre. Non è un caso che la donna si sia sentita quasi orgogliosa di mettere in pubblico un'esperienza chi chiunque troverebbe paurosa. Leggere di una mamma che assiste "felice" alla sofferenza del figlio è una sensazione indefinibile. Come è indefinibile l'ostinazione a non dare al bambino un sollievo, rifiutando qualsiasi terapia medica.
Se notate la mamma trasforma in "successi" tutti i problemi, in "normale" ogni disturbo, è un modo per cancellare l'ansia e l'omeopatia è una corda alla quale aggrapparsi. Non sta "facendo nulla", sta "curando omeopaticamente".
Irrazionale, credo sia il termine giusto. Sarebbe stato giusto usare antibiotici? Sì, direi di sì.

Gli antibiotici o gli antipiretici non sono pallottole magiche, non fanno scomparire le malattie per un processo misterioso, sono un aiuto che la medicina ci può dare per stare meglio, per non soffrire, per non peggiorare una condizione rischiosa. Un problema come quello del ragazzo probabilmente lascerà strascichi per sempre, anche seri.

Come dicevo all'inizio non si tratta di un atteggiamento che stupisce. Chi aderisce ad un'ideologia raramente riesce a negarla, anche nei momenti più drammatici, di esempi ne abbiamo tanti.
Lo stesso atteggiamento lo ha avuto un naturopata del quale parlai anni fa che, pur di non fare curare la moglie partoriente in ospedale, causò una grave sofferenza al figlio nascituro. Sono atteggiamenti al limite con la patologia. Queste persone non solo credono veramente che lo zucchero possa curare le malattie ma, anche di fronte all'evidenza, non ammettono il fallimento, non possono accettarlo. Storia simile ad altre quindi, come la mamma di una bambina che ha contratto il tetano (il tetano!) e che non era vaccinata per scelta. All'uscita dell'ospedale, intervistata, la donna alla domanda "vaccinerà ora sua figlia?" rispose "vedremo, valuterò cosa fare". Nemmeno davanti alla malattia, nemmeno davanti alla possibilità di rischi altissimi, se si è convinti ideologicamente di qualcosa, cambiare strada, negare le proprie convinzioni è praticamente impossibile.
Per questo sono sempre più convinto che la strada migliore sia l'informazione, onesta, corretta, giusta, l'unica che ha senso fare e diretta a chi vuole capire e conoscere, gli altri non ne avranno nessuna utilità.
Tanto, d'altronde, nessuno di noi deve salvare il mondo, a nessuno è stato dato l'incarico di salvare l'umanità, siamo qui, come tanti altri a fare il nostro lavoro. L'obiettivo di chi fa informazione non è convincere ma trasmettere delle conoscenze. Una persona come questa madre, pervasa da una fede religiosa, non cambierà idea davanti a niente (e lo ha raccontato lei stessa) e quindi non è in cerca di informazioni, anzi, quelle che la contraddicono le eviterà. L'obiettivo della divulgazione scientifica deve essere quello di informare chi le informazioni le cerca, chi ha bisogno di dati seri e controllati.

Io non critico quella madre, non mi interessa, è una persona adulta (e sulla carta competente) ed ha fatto per conto di suo figlio delle scelte libere, sono fatti suoi. A me colpisce il suo racconto perché va oltre la "normalità", la MIA normalità.
Io resto allibito di come noi esseri umani siamo deboli, ingenui, condizionabili e di come, pur sentirci dalla parte della ragione, non guardiamo in faccia nessuno.
Neanche nostro figlio.
Ed è per questo e per questi figli che conviene continuare ad informare.

Per sdrammatizzare e chiudere con più leggerezza, in questi giorni ho ricevuto dei commenti sull'argomento che mi hanno fatto tornare in mente una mia vecchia idea, la fede cieca nell'omeopatia ed in altre pseudocure, per me emerge pesantemente quando, discutendone, c'è chi mi dice "io curo da 30 anni la mia dermatite con l'omeopatia e mi è passata!" senza riflettere che, se curi una cosa da 30 anni, evidentemente non sei guarita, che tu ci creda o no, hai assunto per 30 anni caramelle a prezzi esorbitanti senza nessun motivo.
Ne vale la pena?

Alla prossima.

giovedì 10 maggio 2018

Panzane, omeopati e falsità.

Qualche giorno fa è stata pubblicata nel sito della FNOMCEO (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri) che cerca di spiegare le fasità mediche al pubblico, la scheda relativa all'omeopatia.
Una bella soddisfazione ed una cosa impensabile fino a pochi anni fa. Un'istituzione medica che, finalmente, prende posizione netta contro le medicine alternative e contro le pratiche non scientifiche. Non è la prima, non è la sola (la stessa cosa ha fatto l'istituto superiore di sanità) e non è solo in Italia che le cose stanno cambiando.
Basterebbe guardare il sito del NHS (il servizio sanitario nazionale inglese), dove è spiegato chiaramente: l'omeopatia non funziona in nessuna malattia. Che non è una conclusione storica, sappiamo che un prodotto omeopatico oltre la 12ma diluizione contiene solo zucchero ma è un grande passo avanti nella lotta al mercato della salute. Vendere al paziente prodotti inerti come fossero curativi è un insulto al malato.

La scheda l'ho preparata io, collaborato egregiamente con Roberta Villa e Luca De Fiore, i quali mi hanno onorato revisionando le mie parole con supervisione della Fnomceo.
Se la leggete non c'è scritto nulla di nuovo o rivoluzionario e neanche chissà quale anatema verso gli omeopati. Solo fatti. Incontestabili.
L'omeopatia è semplice zucchero, questo è un dato di fatto che ormai anche gli omeopati più incalliti non possono negare. Gli studi (oltre alla logica ed alle conoscenze scientifiche) ci dicono quindi che non ha valore terapeutico, non cura le malattie, attenzione quindi ad usarla. Basta così.

Le reazioni degli omeopati alla mia scheda sono state scarse, diluite, sempre le solite cose. La usano milioni di italiani...ci sono gli studi...ci sono le prove, solite parole, nessuna novità, niente di sostanziale. Non è certo l'uso estensivo di una pratica ad essere un merito altrimenti parleremmo bene del bere alcol, del fumare o del leggere gli oroscopi. L'omeopatia è la seconda forma di medicina più popolare al mondo nello stesso modo in cui la piattezza è la seconda forma della Terra più popolare al mondo.
Per questo gli omeopati non sottolineano mai il punto principale: stiamo parlando di zucchero.


Lasciamo da parte grandi discorsi e termini altisonanti, manteniamoci sui fatti, la scienza ha fatto abbastanza per capire se lo zucchero curi le malattie: non ci riesce. Fine.
Per questo le reazioni alla scheda sull'omeopatia sono fondamentalmente scatti di rabbia, insulti, maledizioni, una crisi epilettica che ha messo in agitazione i simpatizzanti dello zucchero magico, non hanno molto altro da mettere sul piatto, in effetti, allora giocano la carta dell'indignazione, del vittimismo, qualcuno li ascolterà.

Ma una reazione dimostra l'isteria che ha colpito gli omeopati. Quella di Paolo Bellavite, ex docente ora in pensione, che per anni è stato finanziato dalla Boiron (industria omeopatica) per alcuni suoi studi sull'omeopatia (e indovinate i risultati?) e quindi non si può dire senza conflitti di interesse, cosa che io posso dire tranquillamente.
Il professore omeopata ha pubblicato un lungo, complicato, amaro sfogo nella sua pagina Facebook.

Bellavite dimostra però di non avere grande interesse per i contenuti della scheda ma di averne molto per me. Io non so bene cosa faccia ora, in pensione, so che gira il mondo per parlare dell'omeopatia ma non so altro di lui, lo avevo già incontrato anni fa quando spiegai il trucco da lui usato per dimostrare l'efficacia di un rimedio omeopatico, esempio che ho riportato anche nel mio primo libro per mostrare come è facile "spremere" i dati per dimostrare in uno studio quello che vogliamo, da parte sua invece molta attenzione, quasi morbosa, nei miei confronti.
Infatti Bellavite, invece di passeggiare al parco come tutti i pensionati, punta a demolire me, il messaggero, sperando così scompaia anche il messaggio.
La stessa cosa hanno fatto altri che hanno criticato la scheda, il problema non è lo zucchero che cura ma Di Grazia che lo critica, è questo che fa arrabbiare gli omeofanatici.

A me dispiace essere severi con le persone anziane, secondo me meritano rispetto a prescindere ma se mi provoca non può pretendere stia zitto. Almeno per aggiornarlo sulle ultime novità deontologiche e normative.
Non riesce, il professore fumantino, a trattenere livore e astio nei confronti del "ginecologo-blogger" (così mi identifica, quasi con schifo nel nominarmi, la vedo la sua faccia tirata che è costretta a questo sacrificio) ma poi si lancia in una filippica infinita e poco comprensibile nella quale, inevitabilmente, combina un disastro.

Prima di tutto ho notato che praticamente tutti gli omeoseguaci non hanno gradito che sia stato io a preparare la scheda. Perché "ginecologo" (?) e perché non esperto di omeopatia. In pratica se vuoi giudicare l'astrologia dovresti chiamare un astrologo, secondo loro.
Ci sarebbe anche da chiedersi chi dovrebbe essere più competente di un medico su una pratica che è un atto medico, che è prescritta da medici e che pretende di curare le malattie (anzi, mi risulta che Bellavite non sia nemmeno un medico, non è iscritto all'albo, è solo laureato in medicina e quindi che parla a fare?) ma Bellavite ha deciso di svelare le mie bugie e le mie "falsità". Vuole sbufalare lo sbufalatore. Peccato che per smentire le affermazioni degli altri bisogna avere le spalle larghe. Invece il professore, oltre termini altisonanti, "falsità" ripetuto continuamente e un'enorme confusione, non sa fare.


Ma l'aspettativa delude. Non commento le solite (ebbasta...) balle sugli studi scientifici che dimostrerebbero l'omeopatia, sulla sua scientificità, sulle prove e sulla clinica. Bellavite tratta come fossi stupido (lui lo pensa davvero presumo ma io devo smentirlo). Parliamo di zucchero.
Zucchero. Sugar, sucre.

Non c'è bisogno di "prove", di studi, di perdite di tempo. Non esistono studi che provano che lo zucchero possa essere utile in qualche malattia, che voi ci crediate o no.
Zucchero puro. Che però diventa curativo se viene agitato cento volte e battuto su un libro foderato di crine di cavallo. Capito di cosa stiamo (ancora) parlando?


Ovviamente gli studi smentiscono che l'omeopatia funzioni (un elenco di studi della Cochrane, tanto per curiosità e per non iniziare una "battaglia" di studi infinita).
Il professore può ripetere mille volte che ci sarebbero le prove di una sciocchezza del genere. Lo ripeta, se per lui fosse importante ma non pretenda che gli altri ci credano.

Sono cose inutili, siamo nel 2018, cose già sentite, vecchie superstizioni buone per i nostri nonni, al pari dei talismani o dei decotti di prezzemolo, basta per favore, non si può ripetere una bugia all'infinito per l'interesse (economico) di pochi.

Ma in mezzo a tante parole già sentite (gli studi...gli italiani...) una mi ha colpito. Bellavite ignora che la legge italiana, per approvare un prodotto omeopatico, richiede che questo "non può contenere più di una parte per diecimila di tintura madre, ne' più di 1/100 della più piccola dose eventualmente utilizzata nell'allopatia per le sostanze attive".

Avete capito bene. Un prodotto omeopatico, per essere venduto come tale (per l'approvazione alla vendita), non può contenere un ingrediente in quantità "farmacologicamente attive" ma, al massimo la sua centesima parte (quindi se il ferro cura l'anemia nella dose di 100 grammi, per venderlo omeopatico non può essere più di UN grammo, ovvero non ha nessuna azione farmacologica, semplice, ovvio e chiaro, vero?).

È una legge, il DL. 219/2006, art. 20/C, cosa che ho scritto nella scheda. Se non ci credete andate direttamente alla fonte (cercate 1/100 e lo troverete subito).
Ci siamo?

Questa è una cosa ovvia perché è una norma esistente da anni, Bellavite non solo la ignora ma addirittura si infervora, la chiama "falsità". 
Fosse questo l'unico errore del professore col ditino alzato.



Bellavite se la prende anche con la parte di deontologia medica, supervisionata direttamente dalla Fnomceo, dove ho scritto che l'omeopata deve informare il paziente correttamente delle basi scientifiche (mancanti) dell'omeopatia e raccoglierne il consenso (come d'altronde si fa in qualsiasi terapia non convenzionale). Bellavite questa cosa proprio non la conosceva e la definisce, sempre con il suo fare nobile e principesco "panzana". Per lui non c'è traccia in nessun documento della federazione che si debba informare correttamente il paziente raccogliendone il consenso. Una panzana.


La sua. Perché se Bellavite fosse competente, saprebbe che la "panzana" è l'articolo 15 del codice di deontologia medica ed ecco il documento dove c'è...la "traccia" che lui non trova.
Chi propone medicine non convenzionali, sotto la sua responsabilità deve informare correttamente ed acquisire il consenso del paziente.
La cosa può sembrare un errore pacchiano ma pazienza. Se non fosse che Bellavite regala il termine "falsità" e "panzana" a piene mani senza rendersi conto che prima dovrebbe controllare di non essere lui a dire panzane e falsità, inoltre alcuni seguaci dell'omeopatia hanno iniziato (ovviamente, se lo dice il professore) a darmi dello scemo perché avrei detto queste "falsità", riportando le parole del professore, tutti convinti di essere nel giusto e, quando mostro le cose come stanno, restano un po' ammutoliti e reagiscono nel solito modo. C'è chi scappa, chi inizia ad insultare, chi fa finta di niente, fischietta e se ne va. Poi gli omeopati: date un'occhiata alle loro reazioni alla scheda.
Nessuna critica nel merito, non una parola smentita, solo una fila di "incompetente", "ignorante", "corrotto", "pagato"...

Triste e noioso, perché poi le persone si accorgono di come ai dati si risponde con gli insulti.
Toccare la fede è mettere la mano in un nido di vespe, ti pungono e scappano via impazzite. Solo che qui parliamo di salute.
Triste, dicevo.

Il professore in pensione che regala insulti e cerca di demolire il "ginecologo-blogger" (ma che le hanno fatto di male i blogger, professore...e i ginecologi?) per la fretta di sparlare di me è caduto nella trappola e ha mostrato dove sta l'incompetenza e, in mancanza di argomenti, oltre agli errori, desidererebbe pure la censura: eliminiamo l'infedele! Scrive nella sua pagina Facebook di intercedere con il presidente della federazione degli ordini dei medici per "cancellare quell'orrendo scritto" (il mio). Lui è Paolo Bellavite.
Visto perché è tutto così triste?

Ovvio che non valga la pena fare discussioni scientifiche su caramelle di zucchero che dicono di curare le malattie, oggi parliamo di medicina robotica, personalizzata, di strumenti all'avanguardia, terapia genica e ci sono persone che vorrebbero tenerci fermi all'ottocento ma che un omeopata debba ridursi così pur di demolire chi non sopporta fa male. A lui sicuramente ma a tutto il mondo della medicina, che vede ancora queste lotte da caccia alle streghe di basso livello.

Vendete i vostri prodotti, fate business, convincete le persone della bontà delle vostre caramelle, oppure cercate un punto di incontro con la medicina, collaborate per trovare uno spiraglio di azione ma smettetela di trattare le persone da stupide.
Giocare sporco poi è deprimente. Sembrano gli ultimi tentativi di sopravvivenza di una pratica ormai al tramonto, gli omeopati annaspano, si agitano cercando di sparare alla cieca, odiano i critici ed escono allo scoperto rabbiosamente con tutte le loro contraddizioni mostrando il loro vero volto. L'attacco personale è l'ultima arma di chi sta perdendo.

Mi attacchi pure quindi dimostrando tutto il suo livore contro la mia persona (non si preoccupi che non sono un tipo che si fa intimidire facilmente), dimostra la mancanza di argomenti ma, almeno, si documenti e sappia chi ha di fronte, che le bugie hanno le gambe corte e, seppur diluite in un mare di parole, sono segno di disonestà.

Buona passeggiata.

Alla prossima.

“Una superstizione dura più di una religione.”
Théophile Gautier

Aggiornamento 10/05/18:
Il professore l'ha presa bene, benissimo:

Aggiornamento 10/05/18:

Per Bellavite norme e leggi che lo smentiscono le avrei falsificate. Non scherzo, lo ha scritto su Facebook:



[aggiornato dopo la pubblicazione iniziale]