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mercoledì 5 giugno 2019

Libertà di cura? Eccola.

Ho sempre detto e lo ripeto che la lotta alle false cure e ai ciarlatani della salute si fa impedendo ai truffatori di agire.
Sicuramente informare, spiegare la medicina, diffondere conoscenza e cultura, sono ottimi metodi per dare la possibilità di scegliere bene e consapevolmente ma a volte non basta. Chi ne è vittima, chi muore per colpa di un ciarlatano non deve essere criticato perché, tranne rari casi, si tratta sempre di persone fragili, a volte disperate, facilmente condizionabili. Soprattutto mai stupirsi.

Anche la persona più colta e razionale può essere vittima di truffatori.

Come è successo a Katie, mamma quarantenne che pensava (magari convinta da qualche ciarlatano o proprio leggendo internet) di sconfiggere il tumore che l’aveva colpita, con diete, attività fisica e curcuma, nella migliore tradizione della medicina alternativa. Ha rifiutato le cure mediche (intervento, chemioterapia e forse radioterapia) e si è affidata ai ciarlatani. E ovviamente è morta. È un peccato. Per lei che, avendo un tumore non troppo avanzato, poteva benissimo riuscire a guarire, c’era una buona probabilità e per sua figlia piccola che ha perso una mamma sfruttata e tradita. Però questo dimostra che la libertà di cura esiste.
Quando una persona sta male può liberamente e tranquillamente affidarsi alla medicina o ai maghi. Ai ciarlatani o agli ospedali.
Oggi l’ignoranza totale è rara e chiunque sa che le cure mediche vere e dimostrate si trovano in ospedale, dove pensi di trovarle d’altronde?
Oppure qualcuno crede davvero che un tumore, un cancro, malattia incurabile per definizione, si curi con il pepe o mangiando mele? Se ti affidi a internet o a chi dice di essere boicottato e di aver fatto una grande scoperta sul cancro stai rischiando tutto perché ti affidi al nulla, sia chiaro.

Lo sappiamo tutti, giusto?

Bisogna aggiungere che la famiglia di Katie ha dato fondo a tutti i propri risparmi per permettersi le cure alternative.
Ecco, da una parte ci sono le cure frutto di decenni di studi, terapie a volte efficacissime altre no, cure fatte di scienza, fatica, confronti, libri e dati.
Dall’altra abbiamo una baggianata frutto della fantasia malata di qualcuno che poi internet o qualche complice provvede a diffondere. Scegliete. Eccola la libertà. Certo, io penso che non si è veramente libero se non si hanno informazioni vere, oneste, controllate. So però che è difficile controllare e mantenere la calma in certi momenti. 

Katie aveva un tumore che oggi, seguendo le cure previste, ha un alto tasso di sopravvivenza e di guarigione (la possibilità di essere vive dopo cinque anni dalla diagnosi è oltre il 70%). Si è affidata a sciocchezze. La dieta vegana (molto in voga in ambienti alternativi), la curcuma (ultima moda dei ciarlatani), il pepe nero, le vitamine e altro. La dieta vegana non cura il cancro. La curcuma neanche. Nemmeno un po’.
Il pepe o le vitamine al cancro nemmeno lo sfiorano. Katie, per curare il suo tumore mammario, ha fatto una cura equivalente al nulla.

Katie come appariva in una delle tante foto messe in rete da lei stessa.
Per questo mi batto e mi batterò sempre perché ognuno sia libero di scegliere ma anche per togliere dalle grinfie dei ciarlatani le persone più bisognose d’aiuto. Certo che bisogna essere liberi di scegliere, però bisogna anche conservare, finché possibile, la lucidità e la dignità che ci salvino da truffatori e ciarlatani.
Alla piccola figlia di Katie, sei anni, un giorno racconteranno che la mamma è morta per inseguire la libertà. Forse la figlia capirà, forse si chiederà chi ha convinto la mamma che la scelta di usare sciocchezze sia stata davvero una scelta libera o condizionata da qualche furbo profittatore. Essere pasto di avvoltoi significa essere liberi?

Lo ripeto quindi. Affidatevi sempre e solo a chi ci propone cure dimostrate. Negli ospedali pubblici, in genere, si è sufficientemente protetti. Non esistono cure segrete o nascoste, per le malattie serie servono maniere serie.
Non affidatevi, mai, a chi parla di cure miracolose, di “metodi” inventati, di complotti, di risultati garantiti al 100%.
Cercate di mantenere saldo il timone che lì fuori c’è tanta gente che guarda il vostro portafogli e non la vostra salute.

Siate liberi ma non siate ingenui.
Mi raccomando.

Alla prossima.

lunedì 23 dicembre 2013

Terapia adronica: bombardiamo il cancro con le particelle pesanti!

Quando parliamo di terapia contro i tumori a cosa pensiamo?
Forse il pensiero più immediato è alla chemioterapia. Beh, le cose non stanno proprio così, visto che la chemioterapia è solo parte (piccola parte, per alcuni tumori) della cura del cancro. Le terapie si sono evolute e persino la radioterapia, considerata un pilastro terapeutico inamovibile, ha fatto dei passi avanti. Spiegare i progressi della radioterapia non è semplicissimo ma ho chiesto ad un esperto di farlo per noi e di spiegarci cos'è l'adroterapia, il metodo più avanzato e preciso di terapia a base di radiazioni per la cura dei tumori. Ringrazio l'autore del pezzo per il suo contributo (interessante e molto divulgativo) e speriamo possa appassionarvi.
Adroterapia, vediamo di cosa si tratta?

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Radiazioni contro il cancro? Possiamo usare le radiazioni per curare il cancro.
Ma come, possono pensare alcuni, mi avevano detto che le radiazioni fanno male!
Esattamente questo è il punto: le radiazioni fanno male. Anche al cancro. Se riusciamo a fare più male al cancro che al paziente che lo ospita, abbiamo un beneficio. Del resto tutto è veleno, nelle dosi sbagliate, e la tecnica sta nel dosare le radiazioni in modo da danneggiare il più possibile il tumore e il meno possibile il paziente. Come funziona? Perché le radiazioni fanno male in particolar modo al cancro? Le radiazioni sono particelle. Quando queste particelle colpiscono il DNA, come minuscole pallottole, lo danneggiano. In particolare, lo danneggiano più facilmente mentre si sta duplicando, cioè quando è aperto, meno compatto e più esposto. A volte i danni al DNA sono riparati dalla cellula stessa, ma se sono abbastanza ingenti la uccidono. Con più frequenza la cellula si duplica, maggiore è il tempo in cui il DNA resta esposto al bombardamento delle radiazioni.
Il cancro è quindi particolarmente vulnerabile a questo tipo di attacco, perché rispetto alle cellule sane:
(a) si duplica molto frequentemente
(b) è meno capace di riparare i danni al DNA [1].

Chiaramente, se bombardiamo un tumore di radiazioni, bombardiamo anche le cellule sane del paziente, che a loro volta subiscono dei danni. Questo è un apparente controsenso: alcuni si chiedono: ma come? Le radiazioni causano i tumori e io le uso per curarli? Sì.
Dobbiamo soppesare il rapporto rischi/benefici: otteniamo un'alta probabilità di danneggiare il cancro in cambio di un certo rischio, tra cui per assurdo proprio la possibilità di sviluppare un altro cancro. Le radiazioni non sono l'unico modo per trattare il cancro, sono solo una delle terapie possibili, da valutare caso per caso e in combinazione (sono utili ad esempio per attaccare un cancro che non è possibile rimuovere chirurgicamente perché in posizione troppo delicata o non raggiungibile). Non ci addentreremo nei dettagli delle terapie contro il cancro, questo è altro macro-argomento che trovate trattato nel dettaglio in altri post (come ad esempio questo).

Raggi X: fuoco a volontà!

Ci sono diversi tipi di radiazioni con cui bersagliare un cancro, vale a dire differenti particelle-proiettili da scagliargli contro per danneggiare il suo DNA e ucciderne le cellule. La tecnica più diffusa è senza dubbio quella dei raggi X (si tratta di fotoni), quelli usati in dosi basse per le radiografie. Immaginiamo siano proiettili: si tratta di spararli ai nemici (le cellule cancerose) che però sono circondati da bersagli amici (le cellule sane). Osserviamo un grafico che descrive come varia la dose di radiazioni a seconda dellla profondità raggiunta:

Immagine presa dal sito del Particle Therapy Cancer Research Institute, Oxford, Regno Unito [2]

Come possiamo notare dal picco, una forte dose di energia (radiazioni) è rilasciata a ridosso della superficie, dove raramente è localizzato il tumore. L'energia rilasciata decresce man mano che ci addentriamo nel corpo. Cosa vuol dire? Per semplificare, vuol dire che:
(a) più il nostro bersaglio è nascosto il profondità, più dovremo sterminiare (anche) delle cellule buone;
(b) il raggio attraversa tutto il corpo, lasciando danni anche quando ha oltrepassato il bersaglio.

I nostri proiettili arrivano ai nemici, insomma, ma colpiscono anche cellule sane davanti e dietro. Solitamente, per limitare i danni del fuoco amico, si irraggia il tumore da più direzioni, in modo da lsciare il tumore come area più bersagliata al centro, e distribuendo i danni sui tessuti intorno in modo da non concentrarli su una particolare area sana. Ma non sarebbe meglio se i proiettili (le particelle) colpissero solo il tumore? E qui entra in gioco la terapia adronica.

Terapia adronica: puntate, mirate, fuoco!

Anziché usare i fotoni (raggi X), che sono estremamente leggeri (non hanno massa), si possono usare particelle più pesanti. La terapia adronica utilizza gli adroni, in particolare: (a) i protoni oppure (b) gli ioni pesanti (di carbonio).
Queste particelle sono più pesanti dei protoni (più massive), e rilasciano radiazioni in modo differente dai raggi X. Osserviamo il grafico di come viene dispersa l'energia dei protoni, in relazione alla distanza percorsa:

Immagine presa dal sito del Particle Therapy Cancer Research Institute, Oxford, Regno Unito [2]
Gli adroni utilizzati per la terapia adronica rilasciano una massiccia dose di radiazioni concentrata in un solo punto del loro percorso, nel grafico identificata come picco di Bragg (Bragg Peak). Il percorso è dunque ben diverso dai raggi X: poca energia viene rilasciata man mano che le particelle entrano in profondità, e moltissima invece nel picco di Bragg. Possiamo regolare l'intensità della radiazione in modo da focalizzare il picco di Bragg sul cancro, con precisione letteralmente millimetrica, e rilasciare lì le radiazioni.
Quindi:
(a) il rilascio dell'energia avviene in una zona molto limitata a una profondità che determiniamo ad arte
(b) la radiazione non attraversa tutto il corpo, ma si spegne poco dopo il picco di Bragg.

I nostri proiettili sono quindi molto più precisi rispetto ai raggi X. (A voler essere pignoli [1]: gli ioni pesanti rilasciano una certa dose di radiazioni anche dopo il picco di Bragg, mentre i protoni no; d'altro canto, gli ioni pesanti causano danni più ingenti, e rispetto ai protoni o ai raggi X sono più letali per le metastasi. Si tratta sempre di un compromesso rischi/benefici.).

Ma quali sono gli svantaggi? Prima di tutto, i costi. Per generare gli adroni serve un acceleratore di particelle, non è mica roba da poco (ne parliamo meglio più avanti), mentre la radioterapia può essere fatta con apparecchiature ben più economiche. Ovviamente, anche il costo di un'applicazione di terapia adronica (da 578 a 1300 Euro) è maggiore di quello dell'irraggiamento tradizionale (da 190 a 407 Euro) [3], ma naturalmente su questi costi grava anche la natura sperimentale della cura.
La terapia adronica è una tecnica ancora sperimentale, in corso di studio al momento, mentre l'irraggiamento con i tradizionali raggi X è una tecnica consolidata da anni di pratica e già ottimizzata da decine di studi. Anche se le pubblicazioni sull'efficacia della terapia adronica sono decine [3], vi sono tuttavia alcuni studi che indicherebbero come marginali i vantaggi della terapia adronica rispetto al tradizionale irraggiamento [4].
Solo il tempo e l'evidenza statistica ed empirica degli esperimenti ci diranno di più. L'idea di base dell'adroterapia è sicuramente interessantissima, ed esistono già centinaia di casi documentati di applicazioni di terapia adronica a diversi casi particolarmente ostici di tumore con esiti molto positivi: tumori pediatrici, tumori all'occhio, alle ossa, al cervello, al tratto gastrointestinale, alla prostata, ai reni, ai polmoni, al seno [3].

Si pensi a un tumore localizzato dietro l'occhio: grazie alla terapia adronica, possiamo colpirlo senza danneggiare i tessuti attorno (l'occhio stesso, il cervello), e l'alternativa chirurgica implicherebbe la rimozione dell'occhio. Al momento nel mondo ci sono una trentina di strutture in grado di applicare l'adroterapia. Solo sei, tuttavia, possono utilizzare gli ioni pesanti [3]. E di queste sei, tre sono in Giappone, una è in Cina, una è in Germania e una è in Italia: il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica a Pavia.

Eccellenza italiana: il CNAO

Ho avuto la possibilità di visitare il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica durante la "notte dei ricercatori", evento pubblico gratuito verso la fine settembre 2013. L'istiuto è di recente fondazione, tanto che la fase sperimentale terminerà nel 2014, quando le cure ai pazienti entreranno a pieno regime (circa 2000 pazienti trattati all'anno). Quali tipi di pazienti? Come dicevamo prima, la terapia adronica si confà a casi di tumori dove le terapie convenzionali avrebbero scarse probabilità di successo, ad esempio tumori in zone critiche o radioresistenti.
Vista la natura sperimentale della cura, la fondazione dell'istituto ha richiesto grandi sforzi tecnici, che hanno portato all'eccellenza. Disegnare e assemblare un sincrotrone (l'acceleratore di particelle usato per la terapia adronica), insieme a tutte le strutture pensate per contenerlo, non è un'impresa da poco! Non solo si sono formate quindi altissime competenze tecnologiche, quindi, ma c'è anche stato un grande risparmio di risorse: costruendo da sé il sincrotrone e struttura, si è risparmiato tra il 30% e il 50% dei costi rispetto a farselo assemblare da un'azienda specializzata.

Il sistema di puntamento del fascio di particelle. Sul lettino, un manichino. Le linee rosse sono parte del sistema di posizionamento. Foto di N. Nazzicari.

Questa è la sala dove il paziente viene irraggiato. Il fascio di particelle colpisce con precisione millimetrica, quindi il posizionamento del paziente è cruciale. Occorre anche tener conto anche dei movimenti fisiologici del paziente (per esempio cuore che batte, respiro):


Ecco il sincrotrone. Le particelle vengono create dal dispositivo color porpora, e lanciate nell'anello. Il fascio per irradiare il paziente viene prelevato dal circuito e fatto risalire lungo la struttura a scivolo che si vede in alto a sinistra, per poi sbucare nella stanza della foto precedente e colpire il tumore del paziente sul lettino.

Le particelle sono generate dal sincrotrone. Il paziente non sa che sotto di sé c'è una sala gigante che contiene una gigantesca macchina (diametro 25 metri, lunghezza 80). Questa macchina accelera le particelle che verranno poi pescate, mandate al piano superiore e sparate contro il cancro. Il sincrotrone deve il suo nome a una serie di magneti (gli apparecchi con il guscio blu della foto) che devono appunto sincronizzarsi per controllare l'accelerazione delle particelle. Il vantaggio principale del sincrotrone (a differenza ad esempio del ciclotrone) è che i tecnici possono calibrare accuratamente il raggio di particelle accelerate (frequenza etc.), così da ottenere il picco di Bragg alla distanza ottimale per il singolo trattamento. I costi della terapia adronica (sia degli impianti che del singolo trattamento) dovrebbero ridursi nel corso degli anni grazie alle migliorie tecniche e alla consolidazione tecnologica, ma l'impiego futuro della terapia adronica dipenderà largamente da quanto evidenti saranno i suoi benefici rispetto alle alternative [3]. Pensare di arrivare a sconfiggere delle tipologie di cancro che pensavamo intrattabili piegando al nostro volere certe particelle subatomiche pesanti è un grande conquista.
Ci mostra, ad esempio, come la ricerca di base (la fisica delle particelle, in questo caso) possa portare alle applicazioni più disparate. Come ci ricorda xkcd, la scienza ci dà degli strumenti. Possiamo vivere più a lungo proprio grazie a quelle persone che li hanno progettati, non arrendendosi all'ineffabilità del fato.
Il fatto che uno dei pochi centri nel mondo a poter utilizzare questi strumenti sia in Italia non può che farci estremamente piacere.


[1] Tatsuya Ohno, Particle radiotherapy with carbon ion beams, EPMA Journal 2013, 4:9 http://www.epmajournal.com/content/4/1/9
[2] Particle Therapy Cancer Research Institute, Oxford http://www.ptcri.ox.ac.uk/research/introduction.shtml
[3] Loeffler and Durante, Charged particle therapy—optimization, challenges and future directions, Nature Reviews Clinical Oncology 2013, 10 http://www.nature.com/nrclinonc/journal/v10/n7/full/nrclinonc.2013.79.html
[4] Aaron M. Allen et al., An evidence based review of proton beam therapy: The report of ASTRO’s emerging technology committee, Radiotherapy and Oncology 2012, 103:1
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0167814012000588

L'autore:  
Simone Marini è un ingegnere biomedico che si occupa di modelli matematici per prevedere le interazioni tra macromolecole. Attualmente fa il ricercatore (come post doc) in Italia dopo aver passato quattro anni in Cina ed essere tornato a casa in corriera.
Il suo blog: http://www.dottornomade.com

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Interessante, vero?

Alla prossima (e buone vacanze a tutti!)

giovedì 10 ottobre 2013

Guarire miracolosamente o spontaneamente?

Quando anni fa da studente e poi da laureato sentivo parlare di guarigioni miracolose (dal punto di vista religioso) o inattese (con una cura alternativa) da malattie tumorali, il primo pensiero che facevo era relativo alle guarigioni spontanee. Si tratta di un fenomeno (raro) ben documentato che, se può essere normale in certe patologie, è sicuramente sorprendente quando si parla di malattie gravissime, come il tumore. Naturalmente, visto che sappiamo che non esiste IL tumore ma centinaia di forme di malattia diverse tra loro per caratteristiche, estensione e gravità, la guarigione sarà più o meno sorprendente ma la notizia di una guarigione "misteriosa" da un cancro è sempre stupefacente.
Da quando mi occupo di medicine alternative la mia visione delle cose è un po' cambiata. La totalità dei casi che ho analizzato (tramite documenti pubblici o inviatimi privatamente) non ha nulla di "miracoloso". Naturalmente è necessaria una conoscenza della medicina, può essere utile cercare statistiche e dati, ma alla fine i casi risolti "miracolosamente" da cure improbabili o da pratiche non scientifiche sono dovuti a ben altri motivi molto più spiegabili, noti e materiali. Il caso più comune è la guarigione dovuta a cure "standard": persone già operate, trattate con farmaci, curate con i normali protocolli medici che però si definivano malati e che alla diagnosi di guarigione (o miglioramento) dovuta alle cure la riferivano completamente alla procedura non "tradizionale" che avevano seguito. In questi casi era raramente il paziente a compiere questa operazione, molto spesso il ciarlatano a convincerlo di questo risultato.
Un altro caso abbastanza tipico è quello di certe forme di malattia con decorsi particolarmente prolungati che per anni non peggiorano o di altre forme che non richiedono alcuna terapia ma un'attenta e precisa sorveglianza. Infine il caso più drammatico (che in verità ho visto pochissime volte): la malattia avanza impietosamente ma il ciarlatano convince il paziente che va tutto bene, raccontandogli di un miglioramento che purtroppo non c'è. Prima di "studiare" i casi clinici che ricevo, alla prima lettura della storia, spesso, rimango sorpreso per il susseguirsi degli eventi: "avevo una grave malattia, non ho fatto nulla (o ho fatto la cura alternativa xyz) e sono guarito completamente". Fidandomi delle parole di chi mi scrive, il primo pensiero davanti ad un racconto sorprendente, quello più spontaneo, è: "sarà guarito spontaneamente...".

Ma esistono davvero i casi di "guarigione spontanea"? Ovvero di malattie tumorali guarite completamente senza alcun intervento (standard o ciarlatanesco)?
Sì, "tanti", nel senso che essendo avvenimenti rari e chiaramente sorprendenti, sono ben descritti in letteratura scientifica, con storie anche "note" per l'incredulità che hanno suscitato ai tempi. Il fenomeno ha del magico (ed immagino quanto ne abbia per chi ne è protagonista). Tumori diagnosticati con vari esami che dopo differenti storie cliniche (rifiuto delle terapie, rinuncia di terapia per età avanzata, abbandono per effetti collaterali gravi ed altro) sono letteralmente scomparsi ai controlli successivi. Esistono diverse forme di "regressione spontanea", a volte si tratta di sparizione temporanea con un ritorno della malattia nella stessa sede o in una diversa dalla precedente, altre (ed è questo l'evento più incredibile) di scomparsa definitiva.
Si tratta di un fenomeno talmente sorprendente che la prima domanda che si fa chi si imbatte in questo evento è quella relativa alla correttezza della diagnosi. Per questo motivo, in letteratura e nelle statistiche, si preferisce catalogare solo i casi la cui diagnosi è certa e documentata.

Anche in questo caso si è notata una differenza che dipende dal tipo e dall'estensione del tumore, ma la guarigione spontanea dal cancro è un evento conosciuto. Una statistica precisa non è ovviamente possibile, i casi di pazienti che rifiutano qualsiasi terapia sono pochi, alcuni di essi sono persone sole ed anziane che si rivolgono al medico solo in tarda età e che quindi non erano stati seguiti nel loro percorso medico e non è possibile sapere quanti di questi casi non siano mai stati rilevati, qualche statistica fa una stima generale, in 1 caso su 60.000 è possibile la regressione totale del tumore in assenza di cure, altri parlano di 1 caso su 100 in certe forme tumorali iniziali o poco gravi. Si va quindi da una frequenza rarissima ad una un po' più elevata, il problema è che si tratterebbe sempre di una sorta di "lotteria": sperare di guarire spontaneamente dal cancro, anche se lecito e comprensibile, sarebbe come puntarsi una pistola in testa sperando che per qualsiasi motivo questa non funzioni. Una curiosità può essere quella che il riscontro di tumori regrediti spontaneamente è in aumento, ma questo potrebbe essere spiegato con l'aumento degli strumenti diagnostici e con la maggiore sensibilità nei confronti del problema.

C'è un elemento che molti studi sottolineano in questi casi. La regressione spontanea del tumore spesso si è notata in concomitanza con un episodio di febbre molto alta, in altri casi dopo una vaccinazione, in altri ancora dopo un'infezione virale. Questo ha fatto pensare che un'eccezionale ed imponente attivazione del sistema immunitario potesse avere un ruolo in questo tipo di fenomeno e per questo si è cercato di studiare proprio il sistema immunitario per cercare di contenere la malattia. La ricerca nel campo dei "vaccini" antitumorali infatti è in pieno svolgimento, si cerca di attivare il sistema immunitario in maniera precisa contro quel tipo di tumore in quell'organo ed inizia ad essere osservato qualche risultato (per la verità ancora preliminare).


Come detto, i casi descritti sono diversi ed in diverse forme di malattia: un melanoma, un tumore renale, addirittura forme metastatiche o polmonari, notoriamente molto aggressive, un fenomeno descritto per i tumori di tutti gli organi persino per il tumore pancreatico, forse quello con meno possibilità di guarigione in assoluto. Talmente raro e sorprendente è il fenomeno che esistono casi unici al mondo (mai successi in quel tipo di tumore). Nonostante le attenzioni si siano concentrate sul sistema immunitario, il mistero è talmente...misterioso che le ipotesi non si contano. Oltre ai già citati meccanismi immunitari si sono studiati quelli ormonali, si sono studiati i meccanismi causa di tumore e la loro "eliminabilità", visto che viviamo in un ambiente "naturalmente" cancerogeno (sapete che persino in tutte le nostre case, per un fenomeno naturale, si accumula un gas cancerogeno?) e persino le cause "psicologiche" (che in ogni caso avrebbero un legame con il sistema immunitario, noti alcuni casi migliorati semplicemente per la convinzione di essere guariti, per una sorta di "effetto placebo" potentissimo) ma non si è giunti a nessuna conclusione definitiva e proprio per questo l'argomento è sorprendentemente studiatissimo in tutto il mondo.
Qualche numero per capire la portata del fenomeno?
In una ricerca che analizzava i casi perfettamente studiabili (di regressioni permanenti o temporanee, in tutto il mondo, presenti in letteratura) e che quindi presentavano diagnosi documentata iniziale e finale, esami diagnostici e documentazione del decorso clinico, sono stati contati 176 casi in 60 anni ed in particolare:
Rene: 31
Neuroblastoma: 29
Melanoma: 19
Coriocarcinoma (un tumore del tessuto presente in gravidanza): 19

Questi casi, da soli, rappresentavano più della metà del totale dei casi analizzati. In altre ricerche nelle quali sono stati analizzati i casi di regressione totale e permanente i numeri sono molto più piccoli.
I casi di "guarigione inspiegabile" non riguardano solo l'oncologia, in questo campo vi è una mole di studi maggiore per ovvi motivi, ma in alcuni casi i medici assistono a fenomeni difficilmente spiegabili con le conoscenze attuali e per questo lo studio delle guarigioni spontanee non è mai stato abbandonato (anche se in verità, purtroppo si tratta di casi rarissimi e sporadici).
Come detto, questi sono dati curiosi e con un fascino particolare perché potrebbero portare a percorrere nuove strade nella comprensione dei meccanismi fisiologici ma è naturalmente molto pericoloso "sperare nella fortuna" in materia di salute, si tratta sempre di casi eccezionali. Per questo motivo, quando si ha una grave malattia (e quando indicato) è sempre bene effettuare una terapia, cosa sempre giustificabile come emerge, oltre che dal buon senso, anche dai dati. Parallelamente a queste ricerche, infatti, ne esistono altre che misurano la sopravvivenza da malattia in assenza di terapia confrontandola con quella sottoposta a terapia ed i numeri parlano chiaro: non fare niente equivale a morire nel 100% dei casi, anzi, alla luce delle miracolose guarigioni spontanee, nel 99.9% dei casi.

Alla prossima.

mercoledì 21 agosto 2013

Non siamo provette.

Ho trovato un metodo eccezionale per curare la peggiore malattia del nostro secolo, il caffè uccide le cellule del cancro, l'ho visto con i miei occhi al microscopio e lo dicono anche gli studi.
Potrebbe essere un articolo firmato dall'ormai mitico (e lanciato verso nuove e prestigiose avventure) prof. Massimo Della Serietà, ma visto che l'argomento è serio, parlerò seriamente.
Partiamo dall'inizio.

La cellula è un complesso insieme di strutture che compone tutto il nostro corpo, dalla punta dei capelli fino al tallone, siamo semplicemente un enorme "puzzle" di cellule che formano organi, li ricoprono, producono sostanze, ormoni, trasmettono impulsi nervosi, elettricità, scambiano informazioni ed altro ancora. Tutto questo avviene grazie a strutture ancora più piccole, quelle che permettono alle cellula di funzionare: piccole formazioni che sono dentro alla cellula, altre che stanno all'esterno, organuli come i mitocondri, strutture come i recettori.
Come qualsiasi unità vivente, la cellula ha un ciclo di vita, nasce, si riproduce e muore ed ogni cellula lo fa ad una velocità diversa, con scopi diversi, in modo diverso, dipende dal suo ruolo ed ogni fase della sua vita è regolata in maniera precisa, perfetta.

Cellule normali. Notare come si "affianchino" una con l'altra in modo perfetto.

Sono i geni che dicono alla cellula cosa deve fare e quando deve finire il suo ciclo vitale, le dicono pure di stare attenta a non "invadere" il terreno delle altre cellule, pensate: quando una cellula ne tocca un'altra, sa che non deve più crescere (si chiama "inibizione da contatto") o intralcerebbe pericolosamente il lavoro ed il compito della cellula vicina. Come nei compiti anche nell'aspetto le cellule si assomigliano, ma ogni cellula appartiene ad una famiglia, così le cellule del sistema nervoso si somiglieranno ma avranno un aspetto molto diverso di quelle della cute, le cellule del pancreas saranno molto simili anche nella caratteristica di produrre certe sostanze, ma profondamente diverse dalle cellule del sangue, che quelle sostanze non devono produrle, non è il loro compito.
Noi esseri umani siamo davvero un miracolo di perfezione: riflettendoci è già è incredibile la possibilità di comandare un arto o un movimento con "la sola forza del pensiero", ma è del tutto fantastico ciò che accade all'infuori della nostra volontà, la respirazione, il battito cardiaco, la circolazione del sangue, siamo una "macchina" che nessun genio al mondo potrebbe riprodurre.
Ma le cose non vanno sempre bene.
E' proprio perché siamo frutto di migliaia di anni di evoluzione e di miglioramenti (in fondo siamo il meglio del meglio esistente al mondo) che ogni tanto qualche meccanismo si inceppa e non funziona come dovrebbe.
La cellula, che normalmente sa benissimo cosa deve fare, lo dimentica, i suoi meccanismi si inceppano e non seguono le regole che dovrebbero, invece di morire, quando opportuno, continua a vivere, invece di fermarsi alla presenza di altre cellule vicine continua a crescere una sull'altra, una sorta di "voracità" incontrollata ed incontrollabile, questo perché i geni che regolano le loro funzioni diventano (o sono sempre stati) difettosi, sono danneggiati, perdono le loro proprietà. Le cellule anormali travolgono l'architettura di un organo, ne trasformano la forma, la funzione, invadono gli organi vicini, letteralmente "impazziscono", diventano cellule tumorali.

Tumore della pelle. Notare la crescita "disordinata" delle cellule.

In una sorta di "ribellione" alle leggi della fisiologia, la cellula del cancro non ha più alcuna regola, vive in maniera anarchica ed egoista, si riproduce velocemente senza tenere conto di chi ha vicino, copre e distrugge le "sorelle" normali, non muore, distrugge l'organismo che fino a quel momento ha aiutato a vivere e trasforma il suo scopo di vita altruistico (lavorare in sintonia con le altre cellule per far vivere l'organismo a cui appartiene) in uno scopo egoistico (lavorare per il suo esclusivo interesse danneggiando tutto ciò che la circonda).
E' talmente incredibile la follia della cellula tumorale che è possibile vederla. Al microscopio le cellule tumorali sono diverse, anche profondamente, da quelle normali, reagiscono diversamente, si colorano in modo diverso, a livello "macroscopico" (cioè visibile ad occhio nudo) rendono l'organo colpito irriconoscibile, lo trasformano, lo distruggono (la parola cancro deriva dall'aspetto di certe lesioni tumorali che ricorda le zampe del granchio).

Differenze al microscopio tra cellule normali e tumorali: A) Prostata B) Rene C) Pancreas D) Cervello. Notare le differenze di forma, "ordine", colore.

Per questi motivi (e per altri ancora) fermare il cancro non è facile, le cellule tumorali non sono estranee e non vivono all'esterno del corpo, sono parte di noi, vivono grazie a noi e la loro tipica invasione (che può essere localizzata o a distanza) non sempre permette una rimozione della malattia. Il fatto di riuscire ad invadere organi vitali, vasi sanguigni e linfatici, può rendere impossibile estirpare alla radice il male e quando non è possibile farlo (con la chirurgia ad esempio) l'unico tentativo possibile è utilizzare farmaci, sostanze velenose che distruggano quante più cellule tumorali possibili. Per questo motivo le terapie per il cancro sono molto aggressive, spesso ricche di effetti collaterali, il cancro non è un gioco né un'influenza e necessita di maniere forti per essere vinto. Ma perché allora ogni tanto si legge di sostanze apparentemente "banali" con la capacità di uccidere le cellule tumorali? Perché la maggioranza delle medicine alternative che proclamano di poter guarire da vari tumori, sono evidenti bufale?

Se chiedessi come si può uccidere un essere vivente, è chiaro, le risposte sarebbero le più varie: sparandogli, avvelenandolo, colpendolo con un corpo contundente ed in decine di altri modi.
Ma come si uccide una cellula tumorale?
Bella domanda...una cellula è un'unita vivente e può essere uccisa utilizzando gli stessi mezzi che si utilizzerebbero per uccidere un uomo: un esplosivo la farebbe saltare in aria, il fuoco la brucerebbe, una sostanza velenosa la eliminerebbe per sempre.
Ma allora perché non uccidere la cellula tumorale con una pistola? Oppure con un litro di benzina o con del cianuro?
Semplicemente perché per uccidere lei dovremmo uccidere l'organismo che la ospita.
Serve allora qualcosa che, uccidendo la cellula "malata", non uccida l'intero organismo ma è chiaro che per fare questo non possiamo usare un mezzo troppo potente ma nemmeno un inutile mezzo troppo "debole", serve una via di mezzo, qualcosa di molto potente ma non tanto da uccidere un uomo. Ecco che nascono i chemioterapici: talmente potenti e tossici per la cellula, ma non sufficientemente tossici da uccidere un uomo.
Così la medicina si serve di diverse armi (che dipendono dal tipo di tumore, dalla sua estensione, grandezza, localizzazione, eccetera). La chirurgia tende a rimuovere la "massa" tumorale, la chemioterapia prova a fare "piazza pulita" di ciò che resta e quando non si può operare è possibile utilizzare la chemioterapia o la radioterapia per arrivare dove non arriva la mano dell'uomo. Quando serve si possono utilizzare sostanze antiormonali, anticorpi, immunostimolanti, varie forme di energia (come il calore) ed altro.
L'estrema difficoltà nel distruggere tutte (e solo) le cellule del tumore può fare comprendere perché sia così difficile (quando non impossibile) sconfiggere questa malattia, ma nonostante tutto i passi avanti, gli effetti positivi ed i successi della medicina, sono eloquenti.
Sicuramente un giorno troveremo di meglio, ma noi abbiamo già "di meglio" rispetto ai nostri avi di pochi anni fa, i passi avanti ci sono e sono evidenti e se analizziamo i tumori che non hanno altra cura che quella chemioterapica (quelli del sangue, ad esempio, che non si possono certo operare) persino la tanto bistrattata chemioterapia ha dimostrato di funzionare più che egregiamente.


Sopravvivenza da Leucemia acuta in bambini (0-14 anni): negli anni '60 del 4% negli anni '90 dell'80% (anni 2000: 90,4%)

Si deve migliorare, è chiaro e probabilmente i nostri discendenti guarderanno alla nostra epoca come ad un'era di preistoria della medicina, ma oggi, rispetto a poche decine di anni fa, di cancro si guarisce e non è una cosa così scontata, per niente.
Nonostante questa realtà, periodicamente sembra che escano fuori incredibili risultati su una o l'altra sostanza che "uccida" le cellule tumorali, con il consueto corollario di commenti stupefatti su una o l'altra molecola usate dal ciarlatano di turno che finalmente avrebbe avuto la "rivincita" sulla medicina o avrebbe previsto il futuro con le sue scoperte. Succede anche con la medicina "seria", non sono rari i titoli di giornali che parlano di "nuova molecola contro il cancro", ma non è sempre una notizia veritiera.

Quando leggi che un noto farmaco o una vitamina "uccide le cellule tumorali in una provetta", ricorda: lo fa anche una pistola. (sottotitolo: Ora, se questo uccide  solo le cellule tumorali in una provetta, puoi essere sicuro che questo possa essere un grande traguardo per chiunque soffra di cancro della provetta). Da xkcd.com
Praticamente tutte le sostanze "velenose" per l'uomo, distruggono le cellule tumorali così come tutto ciò che ha un'azione dannosa in generale: se "fanno male" all'organismo intero, qualche azione dannosa da qualche parte ci sarà. Ma questo risultato si puo ottenere anche con sostanze apparentemente innocue, il limone uccide le cellule cancerose in provetta, così come il bergamotto (un altro agrume) o il pompelmo, ma anche la propoli (un prodotto di lavorazione delle api), il pomodoro o certi tipi di fungo velenoso. Varie piante come un tipo di senna, il peperoncino, l'orchidea ed una specie di alloro, persino il caffè di cui ho parlato all'inizio.

Non sto ad elencare le prove che consentono di stabilire come la fiamma ossidrica o l'acido cloridrico possano distruggere completamente le cellule tumorali. Se poi usassimo un'esplosione nucleare il risultato sarebbe evidente e totale, piazza pulita.


Ma allora, perché non usiamo queste possibilità contro i tumori?
Perché non facciamo mordere un malato di tumore da un serpente velenoso, visto che il veleno di serpente uccide le cellule tumorali?
Perché noi esseri umani siamo complicati, diversi da quelli che percepiamo di essere. Il nostro organismo assimila, cambia, metabolizza, estrae, espelle queste sostanze, in una marea di meccanismi e trasformazioni che possono comportare una fortissima differenza tra la sostanza che "entra" nel corpo e quella che "arriva" dove desideriamo e spesso ciò che "arriva" sull'organo che ci interessa non ha più nulla a che vedere con la sostanza di partenza. La molecola iniziale, inoltre, può essere troppo tossica per il corpo umano o, trasformata, perdere del tutto le sue proprietà "benefiche".
L'entità di un'azione "sperimentale" (in provetta) e "clinica" (sul malato) di una sostanza, può essere quindi completamente diversa, quando non opposta a quella osservata inizialmente.
Per questo motivo gli studi "in vitro" (in provetta), hanno un'utilità limitata, servono a controllare gli effetti della sostanza studiata, ad analizzarne il comportamento, a confermare o meno un'ipotesi, sono solo il primo passo: se una sostanza mostra attività antitumorale in provetta, il passo successivo potrebbe essere quello di comprenderne i motivi e di sfruttarli nell'uomo, di trovare altre sostanze simili ma più funzionanti o meno tossiche, di estrarre un principio attivo o uno che all'interno dell'organismo non si trasformi vanificando gli effetti benefici, di capirne il meccanismo e trasferirlo in altri esperimenti, insomma, un risultato in provetta non sarà quasi mai identico a quello che si otterrebbe somministrando la stessa sostanza "in vivo" (quindi all'organismo vivente) ma è una prima ipotesi, una tessera del grande puzzle.
Altre volte si può procedere con un secondo passo, osservando ciò che provoca la sostanza che ha mostrato effetti benefici in provetta sulle cavie animali (quindi su un organismo vivo, più simile all'uomo di un gruppo di cellule in provetta), notarne la tossicità, gli effetti collaterali e poi, se confermato un vantaggio terapeutico, provare a trasferirlo nell'uomo e così si spiega anche l'enorme fatica ed il tempo necessario per trasformare un'ipotesi in esperimento e questo in cura, quando tutto va bene. Se tutti questi passaggi (che durano anni, anche decenni) confermano le proprietà in provetta, si può arrivare anche all'uso clinico, come è successo per alcuni chemioterapici che derivano direttamente da piante che diedero nei lontani anni '70 alcuni risultati positivi "in vitro" o per altri che derivano da batteri e che hanno subìto lo stesso percorso sperimentale. Insomma quando una molecola "funziona", prima di parlare di "cura per l'uomo" bisogna controllare se questa molecola cura il cancro che colpisce la nostra specie (e capire quale cancro potrebbe curare), non se uccide le cellule neoplastiche, sono due concetti (basilari) totalmente differenti.

Impariamo allora questo concetto:
La capacità di uccidere le cellule tumorali di una sostanza non equivale necessariamente a quella di curare i tumori umani.

Questo significa che ogni volta che si legge "scoperta nuova molecola anticancro", non si può cantare vittoria né si deve pensare che quella molecola sia per forza utile all'uomo. Bisogna leggere lo studio, comprenderlo, attenersi ai suoi scopi ed ai suoi limiti. Lo studio può essere anche del tutto inutile come esperienza singola ma rappresentare un passo importante nella costruzione di una teoria, può servire a chi l'esperimento lo ripeterà o a chi da quell'esperienza ne trarrà altre idee o può dimostrare come una sostanza apparentemente promettente, in realtà non riesca a danneggiare le cellule tumorali neanche in vitro (figuriamoci "in vivo"). Questo è il cammino del metodo scientifico.

L'operazione di "cultura scientifica" e "buon senso" utile a comprendere il valore di uno studio non è per tutti. Spesso i giornalisti cercano il titolo ad effetto, altre volte sono solo ignoranti e non capiscono ciò che stanno descrivendo, altre volte ancora sfruttano l'argomento per appoggiare una o l'altra cura alternativa. Una notizia interessante, un'ipotesi utile, è resa spazzatura, disprezzata e svalutata perché diventa (per ignoranza o malafede) una prova a favore di una tra le tante false cure che si trovano su internet. Ma a volta è l'incapacità comunicativa degli studiosi a far stravolgere il significato di una novità scientifica.

Abbiamo distrutto il dieci per cento di cellule tumorali in una cavia  "Trovata la cura per il cancro" Non abbiamo trovato la cura per il cancro, ci muoviamo solo più velocemente verso un trattamento del futuro "Scoperti i viaggi nel tempo" Ma vaff**** "Scienziato aggredisce giornalista"
 

 
Un esempio (recente, ma ne esistono decine) di come interpretare male una notizia scientifica trasformandola in una di cronaca rosa è quella relativa alla scoperta ("naturalmente" segreta e censurata secondo qualcuno) di una nuova molecola anticancro da parte di "ricercatori precari" italiani.
La scoperta, anche questa volta, è relativa ad una molecola (il maltolo, presente per esempio nel malto) che, sempre "in vitro" (con prove anche su cavie animali), riesce a bloccare le cellule cancerose. I ricercatori, italiani e non precari, sono stati inondati di messaggi e mail stupite ed hanno dovuto chiarire anche nella loro pagina professionale come stanno realmente le cose, ovvero che la loro scoperta è solo il primo passo del lungo cammino della scienza. Ah! La notizia è talmente segreta da essere stata pubblicata pure sui giornali, su internet e, cosa più importante, in riviste scientifiche, alla faccia della segretezza e della notizia "censurata".

Anche qui, oltre alla bufala della censura, brucare un "campo di malto" purtroppo non salverà nessuno dal tumore.

Ricordate quindi che, se è vero che una tanica di benzina ucciderà inesorabilmente le cellule del tumore in una provetta, berla o, peggio ancora, versarsela addosso è morte sicura per gli ingenui che lo fanno, vittime perfette dei ciarlatani.
Un invito dunque ai divulgatori compulsivi di link e bufale, informatevi su ciò che divulgate siete un mezzo di disinformazione o peggio il mezzo pubblicitario (gratuito) preferito dai truffatori.

Alla prossima.

venerdì 5 ottobre 2012

Il bivio

Michael (Mike) Baker era uno stimatissimo giornalista inglese con un curriculum di tutto rispetto. Scriveva per il Guardian e collaborava con altre testate e con la BBC (la rete televisiva nazionale inglese). Per due volte vincitore del premio per il migliore giornalista educativo della sua nazione, Mike sfortunatamente un giorno, ad aprile 2011, si ammala di cancro, di uno dei peggiori, quello al polmone.
Decise coraggiosamente di mettere in rete la sua storia, i progressi, le scelte e le considerazioni e così molti lettori hanno avuto la possibilità di leggere cosa succedeva giorno per giorno. Mike era una persona intelligente, colta ed energica ed anche quando tra le righe dei suoi articoli si percepiva la paura e lo scoraggiamento per la malattia, non smetteva mai di ironizzare sulle sue condizioni e di raccontare i suoi hobby.
Il tumore non è di quelli che lasciano molte speranze ma il giornalista inizia le cure che gli propongono i suoi medici, con fiducia e dedizione. I successivi controlli vanno bene, il tumore risponde alla terapia, è un'ottima notizia, le sue dimensioni diminuiscono e così anche i disturbi, Mike sta bene e non può lamentarsi delle sue condizioni generali.
Finiti i primi cicli di chemioterapia l'appuntamento è per i prossimi controlli, l'estate passa bene e così anche l'autunno, Mike è in forma.

Passa qualche mese, la TAC fatta alla fine del 2011 portava brutte notizie, il tumore sembra tornato alla carica. Le sue dimensioni sono ancora minori di quelle iniziali, lo stato di salute generale è buono, non ci sono sintomi particolari ma il medico gli comunica che la sua malattia ricomincia a progredire.
Come scrive Mike nel suo blog, a questo punto il medico gli propone una nuova chemioterapia con due farmaci diversi dai primi, ce la può fare, anche se molto grave il tipo di tumore sembra rispondere bene alle cure e sperare in un miglioramento o almeno in una sopravvivenza più prolungata è una speranza reale. Mike ha un ripensamento, riflette e si trova davanti ad un bivio, lo scrive egli stesso:
So I now have two treatment options: either chemotherapy with a different drug, Docetaxel or a tablet called Erlotinib (trade name Tarceva). Actually there is a third option: to shun the conventional medical approach and keep going with my many complementary methods and with diet and exercise.

"(trad.) Così ora ho due possibilità di cura: ancora chemioterapia con un farmaco diverso, il Docetaxtel o una compressa che si chiama Erlotinib (nome commerciale Tarceva). In realtà c'è una terza opzione: rifiutare la terapia convenzionale ed iniziare con i miei tanti metodi alternativi e con dieta ed esercizio."
Il medico lascia Mike libero di scegliere, senza forzature né discorsi paternalistici e Mike decide: nessuna chemioterapia, dice "da quello che ho letto non ha molta efficacia e presenta tantissimi effetti collaterali, tanta stanchezza e soprattutto non mi piace il fatto che colpisca anche le cellule sane, rendendoti incapace di resistere alla malattia".
Mike si dice disposto a considerare la possibilità di ricorrere alla compressa di Docetaxtel ed ha firmato il consenso per una terapia sperimentale, se dovesse notare che la sua scelta non portasse i risultati sperati potrà sempre cambiare di nuovo direzione.
La decisione del giornalista deriva soprattutto dalla lettura di un libro "Cancer Concerns" che lo ha colpito. Secondo l'autore del testo i medici tendono a "rimuovere il cancro" quando invece questo è un processo nel quale la malattia è solo l'ultimo passo. Per tanti anni, processi biochimici e psicologici predispongono al cancro che poi si manifesta, così è semplice guarirlo risolvendo questi problemi e facendoli regredire. La cura del tumore è basata su una dieta che "affama" il cancro, aggiungendo enzimi, vitamine e vegetali. Si tratta dell'ennesimo libro spazzatura che mescola medicina (poca) e filosofia (troppa) illudendo chi è colpito da una grave malattia di poterla sconfiggere con mezzi inadeguati, non provati ed inutili.

La decisione è presa però ed è irrevocabile.

Mike aggiorna i suoi lettori tramite il blog e tra alti e bassi racconta anche delle sue attività più leggere, come dei suoi momenti di scoraggiamento. I sintomi si fanno più gravi, compare la stanchezza, la tosse, la difficoltà a compiere sforzi ma non demorde, la sua determinazione è fondamentale.
"Ho più tempo libero" dice Mike e così si abbandona a letture sul tema che sta "invadendo" la sua vita. Tra gli altri lo colpisce un libro di un'infermiera, Marion Dias, "Come fare sparire il cancro?" tanto da volerlo recensire nel suo sito.
La Dias si dice "autoguarita" per mezzo di "autoipnosi, energia e programmazione linguistica". La donna scrive nel libro che la parola "cancro" è negativa, bisogna così riprogrammarla e pronunciarla al contrario, "orcnac", così da "invertirne" gli effetti. Allucinante.
Ancora una volta, affidarsi a fonti non scientifiche, distoglie una persona dalle possibilità reali di cura.
Tra gli altri concetti, nel libro, se ne trovano alcuni che abbiamo conosciuto in questi anni di ciarlataneria: i conflitti di tutta la vita si pagherebbero con la malattia, dieta strettissima senza zuccheri, farine e carne, abbondanza di frutta e verdura. Solo così si può guadagnare l'autoguarigione e Mike ci crede.

Il libro che ha convinto Mike a seguire la "cura" alternativa. "Come fare sparire un cancro in un mese senza cure mediche".

A gennaio 2012, subito dopo la notizia del medico, Mike ha già iniziato la sua "cura".
Vegetali in quantità accompagnati da origano ed aglio, divieto per zuccheri, carne, pasta, pane, riso e farinacei. Dieta quasi totalmente crudista, enzimi pancreatici in quantità, succhi di frutta ed altro.

In fondo, dice, sta anche bene, non ha grossi sintomi e forse la tosse è anche un po' migliorata.
Dopo un anno dalla diagnosi e 4 mesi dall'inizio della "cura" alternativa Mike è orgoglioso: condizioni buone, sintomi scarsi, tanto da permettersi lunghe passeggiate e persino allenamenti in bicicletta (che fanno parte della "cura"), ora aggiunge anche l'omeopatia.
Resta la tosse, forse migliorata ma sempre presente ed il peso, ancora non è riuscito a recuperare quello originale. Invia i suoi esami in giro per il mondo chiedendo ad altri centri alternativi di inviargli novità su eventuali altre cure e consigli. Pensandoci bene anche la forza fisica e la resistenza sono sotto tono e così qualsiasi cosa possa aiutarlo è benvenuta, anche se la cura continua, Mike, dice, ha troppe cose da fare per lasciarsi andare così.
Purtroppo il morale di Mike crolla nelle settimane successive. I sintomi peggiorano e così sono necessari alcuni ricoveri per risolverli, Mike non è certo contento ma la sua fiducia nella cura alternativa è totale: lo scrivono quelle persone nei libri e se vuoi puoi autoguarirti, Mike lo vuole.

Ad inizio settembre 2012 il giornalista è a casa sua, aiutato da una volontaria del servizio malati terminali della sua contea. Non riesce più a scendere al piano di sotto, definisce le scale che lo separano dall'ingresso di casa "un Everest insormontabile", ha bisogno dell'ossigeno, della sedia a rotelle e della morfina. Accetta tutto ma per quanto possibile chiede ai suoi famigliari di non negargli l'alimentazione che stava seguendo. Purtroppo in pochi giorni gli è impossibile proseguirla, compare la difficoltà ad alimentarsi e persino a bere.

Il 22 settembre Mike muore.

Questa storia è molto simile a quella di Steve Jobs che ha cercato nelle cure alternative una guarigione impossibile.
Per noi Mike non era un personaggio noto ma un essere umano con un problema di salute, per gli inglesi era un importante e conosciuto reporter che aveva scelto di condividere con tutti le sue emozioni. Non possiamo sapere con sicurezza se seguendo le cure proposte dall'ospedale Mike fosse vissuto di più, se si sarebbe potuto godere famiglia, amici e vita ancora per qualche mese o per anni, nessuno può dirlo anche se con molta probabilità le cure gli avrebbero assicurato una sopravvivenza maggiore, ma per l'ennesima volta si veda come le promesse di quei libri, dei ciarlatani e dei guaritori sono illusioni inutili, soprattutto quando distolgono i malati dalle cure provate. Quando la medicina non può guarire una persona lo dice e si può tentare, fare qualcosa, godere degli affetti per un tempo prolungato ma chi racconta di guarigioni miracolose, veloci, indolori, sicure, sta semplicemente barando.
La malattia di Mike ne è una prova crudele, morire a 4 mesi dall'inizio della nuova "cura" è esattamente quello che succede se non si fa nulla. Cosa ci ha guadagnato se non illusione ed imbroglio?
Cura alternativa=Assenza di trattamento, è quello che capita sempre.

Non dite mai nemmeno "che male vuoi che faccia", fa tanto male morire senza aver tentato il possibile, dico sempre che lasciare se stessi o i propri cari nelle mani dei ciarlatani è il peggiore insulto alla dignità ed all'umanità di chi vogliamo bene, se esiste una possibilità questa è nelle cure provate, nella medicina, solo in questo modo possiamo donare a chi ci sta vicino, l'ultimo regalo: la speranza, e questa non risiede certo in una dieta, un bicarbonato o una pozione miracolosa.

Alla prossima.

venerdì 11 maggio 2012

Cosa c'è di difficile in oncologia?

Avete fatto caso a come i ciarlatani propongano cure "semplici", veloci, economiche e senza alcuna complicazione?
Fanno concorrenza ad una medicina che propone cure spesso difficili, ricche di effetti collaterali e costose da tutti i punti di vista.
E' vero che i risultati ci sono solo da una parte (la medicina) mentre dall'altra si ruba al malato la dignità, i soldi e la salute, ma se la scienza riuscisse a curare sempre e senza difficoltà non esisterebbero i ciarlatani.
Come mai non succede?

Com'è possibile che l'uomo riesce a comunicare da un capo all'altro del mondo, vola con dei mezzi modernissimi, è andato sulla Luna ma non riesce a curare una malattia, il cancro?
E' un dubbio che molti di noi si saranno posti.
Il motivo è lo stesso per il quale l'uomo riesce a volare ma non arriva oltre alla Luna o che riesce  comunicare ma ha bisogno di cavi.
La domanda nasce da un equivoco mentale e culturale. Il primo ci spinge a credere che l'essere umano possa essere capace di qualsiasi conquista tecnica. Se guardiamo ai nostri avi, oggi ci sentiamo imbattibili, evoluti, tecnicamente avanzati. Ma tutto vive una sua epoca e come per i nostri bisnonni pensare ad un mezzo come il telefono equivaleva ad immaginare un miracolo, oggi sarebbe un miracolo volare senza mezzi metallici (come l'aereo) o curare le malattie definite "incurabili". Per comprendere però come il nostro punto di vista è piccolissimo e legato all'epoca in cui viviamo, basterebbe pensare che il DNA (uno dei componenti della nostra esistenza e base della biologia e dello studio delle malattie) è stato definitivamente descritto dopo il 1950, in termini scientifici, pochissimo tempo fa. L'equivoco culturale invece si basa sul concetto (errato) che il cancro sia un'unica malattia. Si può fare un paragone con una malattia che è all'opposto della scala di gravità, il raffreddore. Quello che chiamiamo con questo nome è in realtà il risultato (quasi sempre) di un'infezione da virus e di virus che causano i sintomi del raffreddore ne esistono centinaia. Per semplicità, buon senso e praticità diciamo che siamo affetti da "raffreddore". Un medico, se volesse parlare "tecnicamente" non dovrebbe mai pronunciare questo termine, sarebbe più corretto quello di "rinite" che letteralmente significa "infiammazione alle vie nasali" ma anche qui saremmo troppo sul generico. Raffreddore è un termine "popolare", per comprendersi e che racchiude un insieme di sintomi (starnuti, malessere, secrezioni nasali, difficoltà respiratorie ed altro) ma basterebbe che a questi si aggiungessero altri disturbi (febbre, dolori articolari, brividi ed altro) che si dovrebbe parlare di sindrome influenzale. Il "raffreddore" è una malattia causata quasi sempre da un virus di una specie che si chiama Rhinovirus nella quale esistono centinaia di tipi virali diversi, ognuno di loro può causare la malattia in forme e durata differente. Ecco, quando si parla di "raffreddore" quindi, sappiate che si usa un termine "generale" che semplifica la comunicazione e la comprensione.
Sapete che non esiste cura per il raffreddore?
Se fosse una malattia mortale probabilmente non esisterebbe la specie umana, fortunatamente questi virus non causano mai sintomi pericolosi o letali e quindi la loro infezione ci consente di sopravvivere e di continuare a riprodurci. Se domani si scoprisse una cura definitiva efficace contro uno dei tipi di Rhinovirus (ammettiamo il sierotipo 50), avremmo risolto i raffreddori causati da questa specie ma probabilmente non quelli causati dalle altre specie (che sono circa un centinaio). Un fallimento? No, si tratta semplicemente di com'è fatto il nostro mondo.
Mi sono lanciato in questa spiegazione per fare un paragone con i tumori (e per dimostrare come non è necessario prendere come esempio una malattia grave o considerata "letale"). Il termine "tumore" (letteralmente "gonfiore") serve a comprendere di cosa stiamo parlando. Un termine unico però potrebbe fare pensare ad una malattia "unica" e ciò non è assolutamente vero. Non solo esistono differenze tra un tumore di un tessuto (ad esempio osseo o epiteliale) ed un altro ma anche tra tumori che colpiscono lo stesso organo o apparato (ad esempio il tumore mammario). Oggi sappiamo che i tumori hanno un'origine genetica anche se non è semplice spiegare cosa accade, ci provo lo stesso ispirato da un articolo di un mio collega americano.
Le nostre cellule hanno un unico scopo: riprodursi. Questa funzione serve a farci "crescere" ma anche a riparare eventuali danni subiti dal corpo (se ci feriamo, la crescita di nuove cellule "ripara" la ferita, se perdiamo sangue, la produzione di nuovi globuli rossi lo rimpiazza...).
I "comandi" ai quali ubbidisce una cellula (crescere, riprodursi, morire) sono scritti nel nostro DNA (nei "geni" in particolare) i quali mediante particolari meccanismi "ordinano" alla cellula quando riprodursi, quando fermare questa riproduzione, quando riprenderla e quando morire per sempre (quest'ultimo meccanismo è chiamato "apoptosi"). Se avessimo un microscopio potentissimo, potremmo vedere che dentro ogni nostra cellula vi è un nucleo che contiene dei cromosomi, corpuscoli (l'uomo ne ha 23 coppie delle quali una regola le caratteristiche sessuali, il topo ne ha 21 ed il batterio Escherichia Coli 1) costituiti da due filamenti di un acido, chiamato DNA.

Se uno dei geni che regolano questi processi è mancante o difettoso (fenomeno molto comune, noi umani non siamo "perfetti"), la cellula non segue più le regole previste e così si riproduce di continuo o non muore come dovrebbe. Questo "difetto" può essere spontaneo, ereditato o causato da agenti esterni, così rispettivamente avremo dei geni che diventano "difettosi" durante la vita di un individuo, altri già "difettosi" perchè l'individuo è nato così ed altri normali che a causa di un agente esterno (fumo di sigaretta, virus, amianto ma anche traumi cronici) perdono la loro normalità. I "difetti" di una cellula possono essere diversi. Per esempio un cromosoma può avere l'assenza di una parte della sua struttura, persa durante le sue divisioni, un'altra può avere due cromosomi che si scambiano alcuni geni o addirittura intere parti del cromosoma ed altro ancora. Un difetto dei cromosomi si chiama "mutazione".
Se una cellula contiene un gene difettoso quindi, perderà la sua capacità di controllo ed invece di seguire un normale ciclo di vita ne segue uno "anarchico", senza le regole conosciute, praticamente agisce senza l'obiettivo di collaborare con le altre cellule ma con il solo scopo di sopravvivere. Ogni cellula difettosa si riprodurrà creando ulteriori cellule difettose ed anche queste, riproducendosi, ne creerano altre: si è formata una "neoplasia", una crescita cellulare cioè non prevista. Alcune neoplasie si "autolimitano", crescono cioè fino ad un certo punto, non invadono gli organi circostanti ma restano confinate nel punto di origine o sono dotate di una sorta di "capsula" che le contiene: sono i "tumori benigni". Altre invece sono molto più aggressive: crescono senza sosta (a volte la crescita tumorale è impressionante, visibile quasi ad occhio nudo!), non restano confinate ma sono trasportate (con il sangue o la linfa) in organi distanti, non hanno nessuna capsula che le contiene permettendosi così di invadere gli organi circostanti. Sono i cosiddetti e temuti "tumori maligni", ovvero il cancro.

In realtà non è "obbligatorio" che una cellula difettosa causi un tumore. Ogni giorno nel nostro corpo si formano migliaia di cellule con difetti genetici ma il nostro sistema immunitario le riconosce come "ostili" e le distrugge senza dare loro la possibilità di riprodursi. Quando questo non accade inizia la riproduzione di una cellula cancerosa che darà origine ad altre cellule simili che a loro volta si riprodurranno dando origine ad un gruppo di cellule cancerose che continueranno la loro crescita e riproduzione, prima locale poi a distanza (fenomeno chiamato "metastatizzazione").
Torniamo al discorso iniziale. Perchè ogni tumore è diverso da un altro?
Per diversi motivi.
Il primo è che ogni tumore è come una malattia dell'organo che colpisce. Il tumore alla prostata sarà un lontano parente di quello al fegato, si avrà in comune il meccanismo scatenante la malattia ma non vi sarà alcuna somiglianza tra le cellule dell'uno con quelle dell'altro. Per questo motivo non sarà possibile curare il primo allo stesso modo del secondo. Il secondo motivo è strettamente "cellulare". Ogni tumore sarà formato da cellule diverse, pur trovandosi nello stesso organo. Nel caso del tumore mammario ad esempio, vi sarà una neoplasia formata da cellule con dei recettori (sono come un bersaglio per varie sostanze, una cellula può avere recettori per ormoni, proteine ed altro) per gli estrogeni ed un'altra senza questi recettori, oppure un tumore con cellule che hanno una mutazione (quindi un difetto) in un gene e tumori che non hanno questo difetto ma lo hanno in un altro gene. Che la formazione del cancro (ed il suo studio...) sia tanto complicata, può farlo capire il fatto che in un tumore mammario sono conosciute almeno 1700 mutazioni e che solo 3 di esse sono state identificate in almeno il 10% delle persone colpite dalla malattia, mentre tutte le altre sono comparse in altri individui come reperto unico, presente solo in quella persona, come dire, il cancro non è solo un malattia singola per ogni sua apparizione ma cambia da un individuo all'altro.
Incredibile, vero?


E' tanto complicato il meccanismo di sviluppo di un tumore che possiamo dire con sufficiente sicurezza che l'uomo non si libererà mai totalmente da questa malattia. Probabilmente miglioreremo le cure, la sopravvivenza, la qualità di vita, scopriremo meccanismi che ci permetteranno di rendere un tumore "curabile" ma, finchè non troveremo l'elisir dell'immortalità (che esiste solo nei libri di fantascienza), l'uomo morirà di tumore.
Ecco, parlare di tumori non è facile, i tecnicismi sono tanti ed il discorso è molto complicato. Se mi addentrassi nell'argomento non basterebbero 10 articoli, l'oncologia è una delle branche più complesse della medicina.
Per lo stesso motivo curarlo non è per niente semplice.
Una cellula "difettosa" resta un componente del nostro organismo. In oncologia esistono due tipi di tumori: quelli solidi (i tumori agli organi, quello del colon ad esempio o quello mammario) e quelli "della serie liquida" (ovvero quelli del sangue, come le leucemie).
Nel caso dei tumori solidi abbiamo diversi tipi di cura: l'obiettivo è l'asportazione del tumore. Con un intervento chirurgico (eseguito con tecniche diverse secondo i casi) si asporta il più possibile (quando è ancora possibile, naturalmente) la massa tumorale. Non è sempre facile: a volte la massa è molto grande (esistono tumori di 20-30 cm di diametro, spesso "incollati" agli organi circostanti, addirittura infiltrati nei vasi sanguigni) e questo non ci permette di asportare tutto il tumore o lo permetterebbe ma a gravissimo rischio di morte (un tumore che infiltra tutti gli organi circostanti compresi i grossi vaso sanguigni è praticamente impossibile da asportare). Non ci resta che una possibilità: effettuare un trattamento chemioterapico (si chiama chemioterapia neoadiuvante o primaria) che faccia diminuire di dimensioni il tumore, facendolo regredire e permettendone l'asportazione. La stessa chemioterapia può essere utilizzata nei tumori ad alta probabilità di metastasi, prima di eseguire l'intervento chirurgico.
A tumore asportato, secondo il tipo di malattia, il suo stadio e le condizioni del paziente, è possibile eseguire dell'altra chemioterapia per diminuire la possibilità che cellule neoplastiche in circolo possano creare metastasi a distanza (si chiama chemioterapia adiuvante), questo tipo di chemioterapia è effettuata solo se gli studi hanno dimostrato un buon effetto in quel tipo di tumore negli stadi avanzati.
Per i tumori solidi vi è la possibilità di eseguire anche altri trattamenti: la radioterapia (ovvero l'esposizione del tumore a raggi X che hanno la capacità di distruggere le cellule neoplastiche), l'ormonoterapia (ovvero l'uso di sostanze che contrastano certi ormoni che "nutrono" alcuni tipi di tumore), le terapie immunitarie (che sfruttano gli anticorpi che colpiscono, distruggendole, alcune cellule tumorali dotate di particolari "bersagli"), eccetera.
Come si vede (e questa è una risposta ai ciarlatani che fingono di rivelare un "grande segreto"), la chemioterapia NON E' la cura "del cancro" ma è utile prima e dopo l'intervento chirurgico. Esistono comunque alcuni tumori (testicolo, linfomi) solidi che riescono ad essere curati anche solo grazie alla chemioterapia e l'intervento, in questo caso, è secondario o a volte nemmeno previsto. In altri casi (polmoni, prostata, colon ed altri) la chemioterapia da sola NON cura il tumore.
Un ultimo utilizzo della chemio (quando possibile ed efficace) è quello palliativo: quando non c'è altra possibilità, alcuni cicli di chemio riescono a prolungare la sopravvivenza del paziente o di mitigare gli effetti della malattia avanzata.

Nel secondo tipo di tumori, quelli liquidi come le leucemie, non vi è ovviamente alcuna possibilità di intervento chirurgico (non si può "operare il sangue"). Non ci resta quindi che affidarci alla chemioterapia. In questo caso i farmaci hanno valore direttamente curativo (ciò che è la chirurgia nei tumori solidi) e bisogna dire che il loro lavoro lo eseguono egregiamente. Oggi le neoplasie ematiche hanno un alto tasso di sopravvivenza, aumentato vertiginosamente negli anni.

Quali sono i limiti della chemioterapia?
Nei tumori liquidi vi sono alcuni effetti collaterali ma l'alto tasso di efficacia consente di considerarli "accettabili", in quelli solidi vi è il rischio di causare delle "resistenze" (simili a quelle che si causano con gli antibiotici usati in maniera indiscriminata).
Se dopo alcuni cicli di chemio sopravvivono delle cellule neoplastiche, alcune di esse potrebbero presentare delle ulteriori mutazioni. Si adatterebbero cioè all'ambiente ostile (dovuto alle cure) mutando in modo da non subire alcun danno dai farmaci.
E' l'evento più grave: se si crea una colonia di cellule che resistono ai farmaci non resta molto altro da fare.
Se i chemioterapici sono efficaci?
La risposta è semplice: sì, basti pensare al loro ruolo nelle neoplasie del sangue, se non funzionassero per le neoplasie come le leucemie non ci sarebbe cura disponibile. La loro efficacia (come per qualsiasi farmaco) può variare e nelle neoplasie solide sono in alcuni casi efficaci (come coadiuvanti della chirurgia) in altri no. Esistono tumori nei quali la chemioterapia è inutile o addirittura controindicata. In ogni caso è quello che abbiamo oggi a disposizione. Forse un giorno la ricorderemo come una "vecchia terapia".

La chirurgia non può fare più di quello che fa e quindi la maggioranza delle ricerche attuali riguardano le cure mediche (cioè non chirurgiche), si parla sempre più spesso di trattamenti "personalizzati" proprio per trattare ogni cancro come unità singola. Per questo motivo sono sempre di più gli studi che analizzano le cellule di vari tumori singolarmente. Il futuro della terapia del cancro (che in parte è già presente) sarà quello di dare una cura non per "il cancro" ma per "l'individuo con quel cancro". Questo è uno dei motivi per cui se l'uomo è già andato sulla Luna ancora non riesce a curare "il" cancro, il problema è proprio questo: non esiste IL cancro.
Un altro elemento che fa discutere in campo oncologico sono le statistiche: ne avevo già parlato in passato ma lo ripeto, le statistiche disponibili e facilmente consultabili, riguardano la sopravvivenza, nessuna statistica parla di guarigione (anche se oggi qualche centro sta provando a calcolare le statistiche di "lungosopravvivenza" a 10 e 15 anni, che possono essere considerate di guarigione), questo perchè quei numeri servono a dare dei riferimenti a capire se un tipo di tumore è più grave di un altro e per controllare l'efficacia delle cure. Le statistiche non mentono e non fanno false promesse, nessun medico e nessuna medicina potrà dare la sicurezza di una guarigione, di certo chi si prenderà cura di chi è malato ce la metterà tutta ed assicurerà l'impegno e l'assoluta buonafede nel fare il suo lavoro. Grazie alle statistiche ad esempio, scopriamo che la sopravvivenza di chi è stato colpito da tumore è aumentata continuamente quasi per tutte le forme di malattia (esistono ancora i cosiddetti "big killers", malattie neoplastiche che non riusciamo a curare come vorremmo), in certi casi, come in quello del tumore mammario, la sopravvivenza a 5 anni è aumentata in maniera vertiginosa in pochissimi anni. In altri casi molto dipende dal momento della diagnosi e dalle condizioni della persona colpita da malattia.

Per questo bisogna diffidare assolutamente di chi racconta di poter curare qualsiasi tipo di cancro, di avere risultati eccezionalmente superiori a quelli conosciuti o di poter guarire quasi sempre.
Perchè sperare e non smettere di combattere?
Prima di tutto perchè l'uomo non si arrende facilmente: i nostri nonni morivano di infezione, noi moriamo di malattie cardiovascolari o tumori. Secondo perchè la lotta si fa anche in nome di tutte quelle persone che hanno lottato e lottano ogni giorno, alle quali può essere utile anche un mese di vita in più, per le quali anche vivere accanto ai loro cari per un altro giorno è una grande vittoria, si lotta anche in nome di chi è stato travolto dalla paura ma alla fine ne è uscito fuori ed oggi vive una vita normale che è quello che più ha desiderato in quei giorni.
Visto che molti ciarlatani usano le "video testimonianze" per farsi pubblicità, oggi potremmo ricambiare con la stessa moneta. Per chi volesse conoscere qualche storia di "guariti", ecco quelle dell'AIRC (che giorno 13 maggio raccoglie fondi per la ricerca), nella loro pagina dedicata alle testimonianze, parole di persone che dopo aver vissuto la malattia vogliono tornare a respirare e vivere:
Non mi piace troppo sentirmi ripetere quanto sono stata forte e coraggiosa. Mi sono trovata in ballo e ho ballato. E la vita è stata generosa con me, regalandomi un presente luminoso (Michela, guarita da sarcoma)
C'è comunque una sola certezza in medicina: se esiste una possibilità di sopravvivenza questa possono offrircela i farmaci, la ricerca e gli scienziati seri che permettono piccoli passi quotidiani, nessun ciarlatano, nessun "alternativo" e nessun "genio incompreso" ha mai salvato una vita ma ne porterà tante nella coscienza, perchè i soldi che guadagna a spese di chi cade nella loro rete non serviranno ad aprirgli le porte del paradiso ma a spalancargli quelle dell'inferno.

Alla prossima.

lunedì 30 agosto 2010

Omeopatia: Abbasso la scienza! Anzi no, evviva (II parte)

Io, scettico, devo convincermi che l'omeopatia non è una pratica da ciarlatani ma una scienza seria ed una medicina efficace che pur non conoscendo perfettamente i meccanismi che la rendono utile contro le malattie, conosce i propri limiti e non pretenderebbe mai di curare malattie gravi, incurabili per la medicina ufficiale e che solo i guaritori da quattro soldi pretendono di curare. L'omeopatia è infatti utilizzata per tutta una serie di piccole patologie non gravi che possono colpire tutti noi. L'omeopatia è una cosa seria, per lo meno onesta, non robaccia da fiera dell'esoterismo quindi.
È così?
Ma anche se non credessi alle teorie omeopatiche, in fondo, che male farebbe assumere un granulo per star meglio quando vi sono piccoli disturbi legati all'ansia, all'ipocondria o allo stress? Se con un po' di acqua crediamo di star meglio ben venga quest'acqua.
Ma le cose non stanno proprio così.
Non faccio molti sconti a pratiche come l'omeopatia perché concedere terreno ad alcune pseudoscienze ritenute "inoffensive" qualsiasi esse siano, vuol dire aprire la porta a tutte, anche a quelle più crudeli e sadiche. Finché una pratica non è scientifica è semplicemente una bufala.
"Scientifico" non vuol dire necessariamente che il meccanismo di funzionamento sia chiaro e spiegato ma che i risultati siano almeno evidenti, ripetibili, misurabili.
Questo non accade con l'omeopatia.
I suoi risultati non sono mai stati dimostrati, mai ripetuti sistematicamente, mai misurati in maniera costante e per essere più precisi se l'omeopatia ha dimostrato qualche effetto, questo non è mai stato superiore a quello che si ottiene con un placebo.
Eppure questa pseudomedicina viene venduta come efficace e le giustificazioni alla mancanza di prove scientifiche sono sempre le stesse e girano attorno ad un concetto: i meccanismi di funzionamento dell'omeopatia non sono misurabili e comprensibili dalla scienza attuale e per questo i ripetuti esperimenti non riescono a percepirne l'efficacia.
Ci sono delle eccezioni. Sono gli esperimenti che questa efficacia presumono di percepirla.
Nasce quindi un controsenso: perché la scienza non può misurare l'omeopatia quando dice che non funziona mentre la misura quando dice il contrario?
Perché gli studi che non notano nessun effetto delle sostanze omeopatiche sarebbero inutili in quanto l'omeopatia non è comprensibile a noi umani di questo secolo, mentre gli studi che notano questi effetti sarebbero rivoluzionari tanto da essere "storici"?
La scienza insomma, è amica o nemica dell'omeopatia?
Per gli omeopati lo è secondo i casi.
L'omeopatia allora cura l'ansia e l'insonnia come un placebo o si spinge pure in patologie come il cancro nelle quali un placebo sarebbe dannosissimo?
Non sarebbe un po' troppo pretenzioso per i granuli con la memoria dell'acqua occuparsi di malattie gravi come i tumori?
Esistono omeopati (medici, abilitati e regolarmente iscritti all'albo professionale) che dicono chiaramente di guarire il cancro con l'omeopatia o di guarire da malattie come la sclerosi multipla o la SLA.
Sono meno ciarlatani di un Simoncini o di un Hamer solo perché... l'omeopatia non fa male a nessuno?
O sono ancora più subdoli perché pur essendo degli imbonitori si vestono da "scienziati"?

Ma gli omeopati e le associazioni omeopatiche che posizione prendono?

È stato pubblicato sull'Internation Journal of Oncology un articolo dal titolo "Cytotoxic effects of ultra-diluted remedies on breast cancer cells" ovvero "Effetti citotossici di rimedi ultradiluiti su cellule di tumore mammario".
In parole povere rimedi ultradiluiti (quindi omeopatici) uccidono (in vitro, cioè in provette non su esseri viventi) cellule tumorali di cancro mammario.
Già il titolo agita un po' lo scienziato medio. Ma come è possibile, bisognerà rivedere tutto ciò che conosciamo? Ricominciare da zero? Possibile che una goccia di acqua senza nemmeno una molecola di principio attivo dentro possa uccidere delle cellule tumorali?
Secondo lo studio sì.
Lo hanno annunciato anche alla stampa: l'omeopatia cura il cancro.

Qui lo studio originale in versione completa, qui l'abstract (il riassunto).

Uno studio di certo "non fa primavera" ma è anche vero che se le conclusioni di questo studio si mostrassero corrette e precise sarebbe un passo decisivo nella rivoluzione di almeno il 70% delle attuali conoscenze in medicina.

Sono state studiate tre linee cellulari di tumore mammario.

In poche parole lo studio evidenzia che nelle tre linee cellulari neoplastiche di tumore mammario messe a contatto con soluzioni ultradiluite (quindi a diluizioni omeopatiche) di rimedi omeopatici (in particolare Carcinosin, Phytolacca, Conium e Thuja, come specificato nello studio) hanno subìto un arresto o un ritardo della crescita (un effetto citotossico quindi, un danno) o addirittura sono morte.
Sono state trovate modificazioni nelle proteine di quelle cellule che regolano proprio la riproduzione e la crescita cellulare e questo dimostrerebbe senza dubbio che i prodotti ad alta diluizione avrebbero un effetto misurabile ed efficace.
In secondo test è stato utilizzato solo il solvente (l'alcol) ma dinamizzato, in un terzo (il gruppo di controllo) solo il solvente senza dinamizzazione.

I rimedi omeopatici quindi sarebbero efficaci contro le cellule tumorali.

Una rivoluzione quindi.
O no?
Sembra proprio di no e non sono il solo a pensarlo.
Uno scienziato statunitense che ha commentato questa ricerca ha definito i referee (la commissione che giudica ed accetta una ricerca da pubblicare in una rivista scientifica) "probabilmente ubriachi".
In generale gli omeopati più "autorevoli" sono molto critici nei confronti delle affermazioni quali "l'omeopatia cura il cancro", affermano infatti che per le malattie gravi bisogna rivolgersi alla medicina standard, un atto di onestà che non può che fare bene ma a quanto pare non sono in buona compagnia.

Questo studio infatti utilizza un "protocollo" di cura contro il cancro sviluppato ed utilizzato in India, il cosiddetto Protocollo Banerji che prevede certi ingredienti che sono poi quelli utilizzati nello studio.
Non è vero quindi che l'omeopatia non si spinge a malattie come il cancro, si spinge tanto da sperimentare protocolli già utilizzati...

E se si tirasse in ballo la storia che l'India è tanto lontana da noi e quindi le sue tradizioni non ci appartengono, vorrei ricordare che questo studio è stato pubblicizzato ed esaltato da Antonella Ronchi (coordinatrice del comitato permanente di consenso per le medicine non convenzionali in Italia):

Una ricerca di laboratorio rigorosa, condotta secondo i migliori canoni della scienza convenzionale.
Ci saremmo aspettati un'eco sui mezzi di comunicazione, non per affermare che l'omeopatia cura i tumori, s'intende, ma per segnalare che quella che viene presentata come semplice acqua fresca ha dimostrato in questo caso un'azione farmacologica misurabile.

Non per affermare che l'omeopatia cura i tumori? E per affermare cosa allora? Questa "cura" esiste già, è usata, applicata, prescritta.
Questa ricerca è attendibile e quindi l'omeopatia cura i tumori o non vale niente e quindi l'omeopatia non li cura?
La ricerca "rigorosa", condotta secondo i canoni della scienza convenzionale ha bisogno di essere studiata un po' meglio.

Si tratta di un continuo susseguirsi di imprecisioni, scorrettezze scientifiche e statistiche e soprattutto di una serie di autogol che costringerebbe un vero omeopata a nascondere in eterno questo studio...
Lo studio, scritto benino è però condotto malissimo. Non è uno studio, è un esperimento da piccolo scienziato delle scuole elementari.
Parte malissimo, gli esperimenti sono stati ripetuti due volte... due.
Per avere una minima (ma proprio minima) parvenza statistica mi sembra tutti possiamo convenire che un esperimento debba essere realizzato almeno tre volte (sono poche eh? Ma almeno quelle facciamole...).
Ma non è nulla in confronto a quello che viene dopo.

In questo studio è evidente che i preparati omeopatici mostrano identica efficacia del solvente (alcool all'87%) senza nessuna molecola di sostanza estranea al suo interno. In pratica se alcool e prodotto omeopatico funzionano 100, l'alcool da solo funziona lo stesso 100.
Questo vorrebbe dire che se metti in un flacone omeopatico bava di lumaca o cannella o nulla, questo funzionerebbe lo stesso ed allo stesso modo.
In parole ancora più povere vorrebbe dire che se somministri invece della bava di lumaca solo l'alcol che impregna il granulo omeopatico il risultato è lo stesso, ovvero l'alcol funziona come la bava di lumaca, la cannella o il nulla.
In pratica ecco dimostrato l'effetto placebo dell'omeopatia: non importa cosa somministri e come, l'effetto più o meno potente c'è lo stesso.

In realtà lo studio è fatto talmente male che non si possono trarre conclusioni né in un senso né nell'altro. Questa ricerca è semplicemente scadente.
Errori ed approssimazioni la invalidano pesantemente e per questo motivo, non è possibile confermare il risultato positivo tanto sbandierato. Quella che dal mio punto di vista è l'anomalia più grave è relativa al solvente, la sostanza cioè utilizzata per diluire i prodotti che poi diventano omeopatici e che, da solo, era utilizzato come "controllo". È stato utilizzato il metanolo, un alcool, ad una concentrazione altissima: ben l'87%.
Questa concentrazione di metanolo è talmente alta che già da sola, in maniera diretta, provoca un effetto molto tossico sulle cellule tanto che non stupisce che lo stesso effetto tossico sia stato ottenuto su cellule cancerose.
Il bello è che nello stesso studio è confermata questa incongruenza: lo stesso effetto "antitumorale" è ottenuto dal prodotto omeopatico (sostanza diluita in metanolo) e dal solvente da solo (metanolo senza sostanza).
Il metanolo è conosciuto per i suoi effetti tossici diretti al cuore della cellula tanto da causare danno al DNA e morte cellulare. Riporto dallo studio:

As shown in Fig. 1A, the solvent reduced the viability of all three cell types; the overall reduction in cells at different doses of solvent was about 30% for MCF-7, 20-30% for MDA-MB-231 and 20% for HMLE cells.

[trad: Come mostrato nella figura 1A, il solvente riduce la sopravvivenza di tutti e tre tipi di cellule ...]

Il solvente da solo quindi riduce lo stesso la vitalità delle cellule neoplastiche.

Umh, questo studio dimostra quindi che è stata trovata una nuova cura per il cancro, l'alcol.

Sciocchezze a parte, basterebbe questo enorme errore (casuale?) per chiudere il discorso ma in realtà è tutta la costruzione dello studio che è sbagliata. Statisticamente per esempio il valore è nullo. Anzi, per essere precisi non esiste elaborazione statistica, è tutto basato su percentuali e tabelle che non dicono nulla, non si riesce spesso nemmeno a capire la differenza tra un composto e l'altro visto che i riferimenti sono esclusivamente grafici. Non si parla di significatività, concetto basilare nell'analisi statistica di dati.
In tutti gli esempi si rimanda alle tabelle e chi legge dovrebbe farsi un'idea in base alle colonne ed ai grafici senza nessun elemento statistico che permetta un paragone corretto tra le sostanze utilizzate.
Per esempio la tabella numero uno: il primo riquadro riguarda l'effetto del solvente sulla vitalità delle cellule neoplastiche, i riquadri seguenti, quelli sotto, analizzano i rimedi omeopatici singolarmente.

Controlliamo la differenza tra solvente e carcinosina (uno dei componenti omeopatici "anticancro") rappresentata nei primi due riquadri della colonna: nel testo si parla di "grande differenza" ma non fornisce percentuali: mi sapete spiegare dalla tabella che differenza vedete tra per esempio la seconda colonna del primo riquadro (quella riferita a 1,25) e la stessa del secondo? Sì, una differenza sembra esserci, ma quanto? Dov'è la "grande differenza"? Di che entità è? È significativa? E rispetto alle altre sostanze (riquadri più in basso) di che entità è (se c'è) la differenza con il solvente?


Stupisce anche l'affermazione che con la cromatografia (un esame che analizza la composizione di determinate soluzioni) non vi è nessuna differenza (nessun picco) tra il solvente "succusso" (agitato, la "succussione" è un principio omeopatico secondo il quale agitare una soluzione ne attiverebbe le proprietà) e quello non succusso. In pratica stanno smentendo un cardine dell'omeopatia, la dinamizzazione dei preparati omeopatici e lo dicono pure.

The chromatogram of the untreated and treated solvents appeared identical, indicating that succussion did not cause chemical changes in the solvent.

[trad: La cromatografia dei solventi trattati e non trattati appare identica, ciò significa che la succussione non provoca cambiamenti chimici nel solvente.]

Ulteriore esempio se non bastassero i precedenti.
Discutono di analisi con microscopio a fluorescenza che dimostrerebbe una danno del DNA in cellule esposte ai rimedi ultradiluiti.
Ebbene affermano di aver testato 200 cellule ma poi non mostrano i risultati (statistici?!) di questi test ma solo delle immagini con 14 (su 200!) cellule del gruppo di controllo o 8 trattate con il rimedio omeopatico con evidenti danni del DNA. E le altre cellule dove sono finite? Hanno avuto danni o no? Perché non se ne parla più? Boh, scomparse...

Bene, ecco quindi che per gli omeopati con questo studio è stata provata l'azione dei granuli per curare il cancro.
Vi fidate?
Cosa facciamo ora con chi diceva che un omeopata che affermi di curare il cancro è un ciarlatano?
Cosa facciamo ora che questo studio conclude con:

Our study demonstrates that the ultra-diluted natural product remedies prescribed in the "Banerji protocol" induce cell cycle delay-arrest with subsequent apoptosis in breast adenocarcinoma cells.

[trad: Il nostro studio dimostra che i prodotti naturali ultradiluiti prescritti nel "Protocollo Banerji" inducono un ritardo-arresto del ciclo cellulare con conseguente apoptosi in cellule di adenocarcinoma mammario.]

Allora: questi omeopati sono ciarlatani o l'omeopatia cura il cancro?
È giunto il momento di avere il coraggio delle proprie affermazioni.
Si parla poi di un'azione farmacologica misurabile? Dov'è? Non l'hanno nemmeno misurata.

La scienza e gli studi servono o no? L'omeopatia è personalizzata o no? I suoi effetti sono misurabili o no?
Basta decidersi.
L'omeopatia deve essere valutata dalla scienza o da chi ha poteri "paranormali"?
Gli omeopati sono sempre più confusi a quanto pare ed annaspano tra improbabili ricerche, controsensi, conclusioni discordanti e giustificazioni non richieste. Sarà forse la sempre più intensa opera di informazione che mette in crisi le industrie omeopatiche?
Probabilmente sì.
Le associazioni omeopatiche sono ormai ridotte ad assumere atteggiamenti insulsi che invece di aumentare il consenso verso le loro idee ne aumentano la diffidenza.

Mi sbaglio o gli omeopati sono entrati in un circolo vizioso dal quale difficilmente riusciranno a tirarsi fuori?

...ma nel frattempo, vicino Grosseto, è stato inaugurato il primo ospedale di medicina complementare, dove i malati verranno curati con la medicina quando è il caso e con altre terapie non scientifiche (agopuntura, omeopatia...) quando invece è "bene" farlo.
Ho l'impressione però che dopo queste figuracce, la scienza che per un attimo è stata riabilitata da parte degli omeopati ma solo perché sembrava dargli ragione, tornerà ad essere loro nemica ed allora gli omeopati dovranno decidere: scienziati o stregoni?.
In realtà nemica dell'omeopatia è pure la ragione e quella non ammette scuse.
Fino a prova contraria.

Ma oggi voglio esagerare: se non fosse bastata la preziosa intervista al Prof. Boiron sull'omeopatia che come "prova di efficacia" si appella al fatto che milioni di persone usano questa pratica, è il momento di giocare in casa, noi italiani con la Francia abbiamo una rivalità storica e le dichiarazioni di Boiron ci fanno un baffo.

Sono farmaci [gli omeopatici, ndr.] che hanno "una valenza di segnale". E questo è possibile perché l'omeopatia interferisce con l'energia, perché la maggioranza di ciò che ci circonda è energia.

"Interferisce con l'energia"? Quale energia? Come interferisce? Come curerebbe interferendo con questa energia? Chi l'ha misurata? Chi e come ha misurato queste "interferenze"?
Favole, sono favole, l'"interferenza con l'energia" è un termine pseudoscientifico che è utilizzato nella vendita dei braccialetti dell'equilibrio e negli anelli dell'immortalità ed ora pure nella spiegazione dell'omeopatia.

Volete sapere chi ha detto queste cose (riassunte in quelle due frasi)?
Un cartomante? Un fachiro?
Massimo Mazzucco?
No.
È stato il presidente della GUNA, maggiore industria italiana di prodotti omeopatici. Tra energie cosmiche e terapie informazionali un altro bell'elenco di temi scientifici.
Ma quali sarebbero alla fine i vantaggi dei prodotti omeopatici sempre secondo il presidente della GUNA?
"Mancanza di effetti collaterali e reazioni allergiche, che è quello che vogliono i pazienti".

Vabbè, ma allora lo fanno apposta!
Il vantaggio dell'omeopatia rispetto alla medicina è che non fa nulla! Lo dice lui qui eh?
Il bello è che lo stesso concetto è stato ribadito dal suo collega Christian Boiron, omologo francesce alla guida della più grande industria di omeopatici al mondo: "I prodotti omeopatici sono utili perché a differenza di quelli standard non hanno effetti collaterali".
Poi qualcuno mi chiede perché non prendo sul serio l'omeopatia...

Come abbiamo visto in questi due articoli (il primo sull'argomento è qui) c'è poco da fare: quando la scienza dimostra che l'omeopatia non funziona non bisogna dargli credito perché è ancora troppo arretrata per capire, quando si fa credere che ci sia un risultato, ecco che questo diventa storico, rivoluzionario e definitivo. Abbasso la scienza o viva la scienza?
Non è che la scienza è valida solo quando sembra dare ragione all'omeopatia?
Un comportamento molto sospetto ma probabilmente sintomatico degli argomenti a sostegno di questa pratica.
Pubblicato lo studio che l'omeopatia sarebbe efficace contro le cellule cancerose ora gli omeopati dichiarino ufficialmente come la pensano: curate l'ansia o il cancro? Perché una medicina non può essere efficace quando conviene o quando cura qualcosa che può passare da sola. La medicina standard dichiara di poter migliorare l'ansia e di riuscire a curare alcuni tipi di cancro e voi omeopati?

A questo punto, visto che l'omeopatia continua ad annaspare tra ricerche improbabili, macchinari fantascientifici e cure per il cancro consiglio di affidarsi ad altro, almeno all'evidenza ad esempio alla prima conferma che l'omeopatia può salvare le vite umane.

Alexa Ray Joel, figlia del cantante Billy Joel, ha tentato il suicidio nella sua abitazione per una delusione d'amore: "voglio morire" ha detto al telefono al suo ex fidanzato. Ingerite numerose pillole di tranquillanti ha chiamato i soccorsi dicendo di avere difficoltà respiratorie.
Giunta in ospedale in apparente buona salute si è scoperto che aveva in realtà ingerito 8 granuli di un "antistaminico" omeopatico.
È stata riaccompagnata a casa in condizioni perfette tra lo stupore del personale del pronto soccorso che ha ben altri problemi da risolvere e sta benissimo naturalmente: quando l'omeopatia evita un suicidio insomma.



Alla prossima.

Ah! Vignetta sottilmente ironica:


Bibliografia e fonti:
  • http://lucmontagnierfoundation.org/montagnier/article-26-electromagnetic-signals-are-produced-by-aqueous-nanostructures-derived-from-bacterial-dna
  • http://www.sciencebasedmedicine.org/?p=2081
  • http://www.quackometer.net/blog/2009/10/why-i-am-nominating-luc-montagnier-for.html


Aggiornamento 31/08/10:

Per un eccezionale evento di sincronia anticiarlatani, anche uno dei più importanti blog sulle pseudoscienze si è occupato oggi della ricerca che ho analizzato. Il testo è in inglese ma vale la pena di leggerlo perché ci sono delle valutazioni aggiuntive davvero interessanti.

L'unica cosa che riporto qui perché ne vale la pena e dimostra cosa ha a che fare l'omeopatia con la scienza sono le parole dell'autore dello studio, Franckel.
Contattato dalla responsabile di un sito web di omeopatia, gli è stato chiesto di spiegare come mai lo studio è così povero di elementi statistici e non ha praticamente nessuna valutazione scientifica dei presunti risultati ottenuti.
La risposta deve essere letta e non vale nemmeno un commento perché si commenta da sola:

The protocol followed the same research protocol done for initial investigation of any chemotherapeutic drug as practiced in any leading cancer research institute, prior to animal studies and clinical trials [...] The statistical analysis was done on each set of experiments; due to lack of space in the journal we could not have elaborated on all the details, but the results were significant and easily noticeable [...]

[trad: ... l'analisi statistica è stata fatta per ogni esperimento: per mancanza di spazio nel giornale non abbiamo potuto elaborare tutti i dettagli ...]

Ohhh, ora è tutto chiaro: nello studio non esiste elaborazione statistica perché era finito lo spazio a disposizione nel giornale.
Domani mando una ricerca dove affermo di aver scoperto "gli occhiali a raggi X". Non inserirò il meccanismo di funzionamento perché troppo lungo e nel giornale non c'è tanto spazio, però dovete credermi tutti sulla parola.
...ma ci sono o ci fanno?