Mentre in California la Boiron ha stanziato 12 milioni di dollari per risarcire i consumatori che si sono sentiti truffati dalle scarse informazioni sulla reale natura dei prodotti dell'industria omeopatica (ed altri 5 milioni per ulteriori risarcimenti in corso), mentre nello stesso stato sono in corso sei denunce per pubblicità ingannevole perchè i consumatori non erano stati avvertiti che nei prodotti omeopatici c'è solo zucchero, mentre in Australia l'istituto superiore della sanità ed il Medical Research Council hanno definito l'omeopatia senza basi e non etica seguendo la denuncia dell'associazione britannica dei medici che ha definito l'omeopatia "stregoneria".
Insomma, mentre si cerca di proteggere i consumatori di tutto il mondo dal fenomeno paranormale chiamato "omeopatia", in Italia le multinazionali omeopatiche stanno ottenendo quello che inseguono da anni.
L'organizzazione mondiale della sanità si era già pronunciata nel 2009 a proposito dei trattamenti che alcuni omeopati proponevano per malattie come la malaria, l'HIV o le dissenterie: l'omeopatia non è una cura e non apporta alcun beneficio.
Da noi in Italia si va verso un'altra direzione.
Una normativa europea mai applicata completamente nella nostra nazione, vuole che i farmaci omeopatici siano registrati esattamente come i farmaci veri. La lobby delle aziende omeopatiche vuole forse porre un freno al crollo delle vendite, che dopo un picco all'inizio degli anni 2000 oggi sono sempre più in calo, dimostrato dall'ennesima chiusura di farmacie omeopatiche storiche, come successo in Irlanda.
Insomma, mentre si cerca di proteggere i consumatori di tutto il mondo dal fenomeno paranormale chiamato "omeopatia", in Italia le multinazionali omeopatiche stanno ottenendo quello che inseguono da anni.
L'organizzazione mondiale della sanità si era già pronunciata nel 2009 a proposito dei trattamenti che alcuni omeopati proponevano per malattie come la malaria, l'HIV o le dissenterie: l'omeopatia non è una cura e non apporta alcun beneficio.
Da noi in Italia si va verso un'altra direzione.
Una normativa europea mai applicata completamente nella nostra nazione, vuole che i farmaci omeopatici siano registrati esattamente come i farmaci veri. La lobby delle aziende omeopatiche vuole forse porre un freno al crollo delle vendite, che dopo un picco all'inizio degli anni 2000 oggi sono sempre più in calo, dimostrato dall'ennesima chiusura di farmacie omeopatiche storiche, come successo in Irlanda.
Certo, il loro iter sarà "veloce" e semplice ("semplificato", si dice), non avranno bisogno di dimostrare di essere efficaci (non potrebbero riuscirci mai) ma basterà dimostrare che non siano pericolosi (come fa lo zucchero ad essere "pericoloso"?), in effetti i "criteri" di ammissione sono più che semplici.
Nulla di eclatante o "rivoluzionario", si tratta semplicemente dell'applicazione di una legge europea che noi italiani stentiamo ad applicare. Naturalmente ora assisteremo alla sfilza di articoli pubblicitari che parleranno di "svolta storica" o "riconoscimento dell'omeopatia" ma basta ricordare che, anche stavolta, si tratta di un "riconoscimento" burocratico, non scientifico, la scienza ha già bocciato (dopo ben 2 secoli di prove a sfavore, quando non bastasse semplicemente essere ragionevoli) l'omeopatia. Questo provvedimento permetterà alle aziende omeopatiche di vendere prodotti che in Italia non vedevano la luce (per esempio la cura omeopatica per l'autismo a base di ghiandole di rospo tanto assurda che lo stesso addetto stampa dell'azienda l'ha scambiata per una battuta ironica) o di poter commercializzare i loro prodotti all'estero.
Ma cosa cambia alla fine con questo nuovo ordinamento?
Ma cosa cambia alla fine con questo nuovo ordinamento?
Niente a livello scientifico, tanto su quello commerciale.
I farmaci che in Italia sono venduti come omeopatici devono avere delle caratteristiche ben precise (e questo finora è sempre avvenuto) ma come tutti i farmaci dovrebbero essere controllati e registrati dall'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco, l'ente che si occupa di approvare la commercializzazione di un prodotto farmaceutico). L'Italia non ha mai trasformato in legge la direttiva europea (risalente al 2001) che obbligava questo passo della procedura ma per permettere la vendita di omeopatici ha rinnovato periodicamente l'autorizzazione alla vendita (l'ultimo rinnovo sarebbe scaduto nel 2015) recependo la direttiva con la legge 219/2006 ma senza applicarla del tutto. Per esempio in Italia non è possibile riportare nella confezione degli omeopatici l'indicazione all'uso del prodotto (come per l'Oscillococcinum potrebbe essere l'influenza) né la posologia, non è permessa la pubblicità e non è possibile vendere rimedi omeopatici "nuovi". In quasi tutti gli stati europei (fa eccezione la Spagna) queste possibilità sono esistenti da anni. La notizia quindi è che sarà definitivamente applicata la normativa europea ed i prodotti omeopatici potranno essere venduti senza bisogno di "rinnovare" l'autorizzazione periodicamente applicando così tutte le norme previste. Essendo inoltre farmaci "registrati" possono essere esportati e sperimentati ufficialmente.
La procedura di registrazione di un prodotto omeopatico è "semplificata", deve avere cioè le stesse garanzie che devono offrire i farmaci veri tranne una, la dimostrazione di efficacia (art.16 del DL 219/2006).
Per poter ottenere la procedura semplificata di registrazione all'AIFA un prodotto omeopatico deve avere (sempre secondo l'articolo 16):
I farmaci che in Italia sono venduti come omeopatici devono avere delle caratteristiche ben precise (e questo finora è sempre avvenuto) ma come tutti i farmaci dovrebbero essere controllati e registrati dall'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco, l'ente che si occupa di approvare la commercializzazione di un prodotto farmaceutico). L'Italia non ha mai trasformato in legge la direttiva europea (risalente al 2001) che obbligava questo passo della procedura ma per permettere la vendita di omeopatici ha rinnovato periodicamente l'autorizzazione alla vendita (l'ultimo rinnovo sarebbe scaduto nel 2015) recependo la direttiva con la legge 219/2006 ma senza applicarla del tutto. Per esempio in Italia non è possibile riportare nella confezione degli omeopatici l'indicazione all'uso del prodotto (come per l'Oscillococcinum potrebbe essere l'influenza) né la posologia, non è permessa la pubblicità e non è possibile vendere rimedi omeopatici "nuovi". In quasi tutti gli stati europei (fa eccezione la Spagna) queste possibilità sono esistenti da anni. La notizia quindi è che sarà definitivamente applicata la normativa europea ed i prodotti omeopatici potranno essere venduti senza bisogno di "rinnovare" l'autorizzazione periodicamente applicando così tutte le norme previste. Essendo inoltre farmaci "registrati" possono essere esportati e sperimentati ufficialmente.
La procedura di registrazione di un prodotto omeopatico è "semplificata", deve avere cioè le stesse garanzie che devono offrire i farmaci veri tranne una, la dimostrazione di efficacia (art.16 del DL 219/2006).
Per poter ottenere la procedura semplificata di registrazione all'AIFA un prodotto omeopatico deve avere (sempre secondo l'articolo 16):
- via di somministrazione orale o esterna;
- assenza di indicazioni terapeutiche particolari sull'etichetta o su qualunque altra indicazione relativa al medicinale;
- grado di diluizione tale da garantire l'innocuità del medicinale.
Il secondo punto probabilmente sparirà con la nuova normativa.
Risultato di questa "svolta storica"?
Per i consumatori nulla: zucchero avevano e zucchero rimarrà, forse avremo la garanzia di maggiori controlli nei processi di produzione e sicuramente assisteremo alla nascita di nuove confezioni di granuli con l'indicazione per le più svariate malattie, un modo come un altro per le aziende di raggiungere più clienti e quindi guadagnare di più. Dal punto di vista commerciale l'unico requisito "curativo" che devono avere i prodotti omeopatici è quello di "non fare male" (essere innocui). Per le industrie cambierà molto, potranno aprire nuovi mercati e trovare altri clienti anche per l'introduzione (per la prima volta dal 1995) di nuovi rimedi, per esempio i nosodi (principi attivi omeopatici derivati da parti o secrezioni di esseri viventi), come lo sputo di un tubercolotico, il pus di un malato di scabbia o un po' di batteri fecali ricavati da dissenteria (voi direte: stai scherzando? No). Si tratta quindi di un riordino burocratico e commerciale, nessun riconoscimento (come qualcuno, al solito, cerca di raccontare). Riconosciuta l'omeopatia quindi? No, non proprio, anzi, sarà l'occasione per renderla ancora più ridicola.
Potranno essere immessi in commercio infatti tanti preparati omeopatici che in Italia ancora non avevano visto la luce. Qualche esempio?
Muro di Berlino omeopatico: per ansia, pessimismo, panico.
Raggi X omeopatici: per stanchezza, nausea, reumatismi.
Insetticida per pecore omeopatico: per intossicazioni, avvelenamenti, nausea.
Placenta omeopatica: per otite, mal di gola, tosse, deficit immunitari.
Elettricità omeopatica: per agitazione, allergie, ansia.
Saliva di cane rabbioso, omeopatica: per dolori ossei, convulsioni, disturbi nervosi.
Luce di Saturno omeopatica: traumi dell'osso e dei nervi.
Bastano?
Ottimo.
Dal mio punto di vista c'è poco da commentare, la legge è legge e bisogna rispettarla ad ogni costo. Potrei notare che esistono tanti di quei problemi che meriterebbero più attenzione rispetto alla regolamentazione dei prodotti omeopatici, ma così è e va bene. Però gli omeopati non dicano da ora in poi di essere boicottati dalle istituzioni, mi sembra che venga loro concesso più di un piccolo spazio.
Una regolamentazione dell'omeopatia a questo punto non deve essere vista per forza come un fenomeno negativo, ricordate che più il consumatore dispone di mezzi per informarsi più diventerà consapevole dell'assoluta mancanza di utilità di certi acquisti e forse solo così sarà consapevole di comprare zuccherini a peso d'oro credendoli curativi.
Lo stesso discorso si potrebbe fare con l'astrologia: sarebbe "negativa" o da biasimare una regolamentazione dei tarocchi e dei veggenti? Probabilmente no, almeno chi vende illusioni è regolarmente registrato e non vive nel limbo dell'incertezza civile, tanto esistono frotte di appassionati felici di regalare soldi a chi "legge" gli astri. Sta poi a chi governa una nazione informare la popolazione dei rischi di affidarsi alle superstizioni. Qualcuno comunque è contrario alla "regolamentazione" delle medicine alternative, si regalerebbe credibilità a pratiche che sono più rappresentanti delle superstizioni che della scienza. Nel frattempo il mondo va avanti e se il Centre of Inquiry canadese chiede il ritiro di tutti i prodotti omeopatici dalla vendita nei supermercati, la FDA ha annunciato che prenderà in esame la proposta di una petizione pubblica statunitense di sottoporre i prodotti omeopatici agli stessi test di efficacia di quelli farmacologici.
Ne vedremo delle belle quindi.
Dal punto di vista scientifico quindi cambia molto poco, l'omeopatia resta un fenomeno paranormale che non ha mai mostrato di funzionare più di un placebo (inutile farsi prendere da crisi isteriche, omeopati, dimostrate il contrario!) ma le aziende, giustamente cominciano a saltellare per l'opportunità fornita. D'altronde, chissà perché, le aziende omeopatiche hanno sempre goduto di una fama inspiegabile, contrapposta a quella delle "cattive" aziende "allopatiche", come se le prime vivessero di aria mentre le seconde fossero solo avide di denaro. Così non è, naturalmente ed anche le aziende omeopatiche sanno essere venali, scorrette e disoneste.
L'ultimo scandalo in ordine di tempo è quello emerso in Germania, un gruppo di aziende omeopatiche (tra le quali la nota Heel, distribuita in Italia dalla GUNA e la Weleda, notissima in Germania) ha creato una sorta di associazione, la DHU. Lo scandalo è scoppiato quando si è scoperto che il gruppo ha finanziato con una somma di 43.000 euro l'anno (scommettiamo che i soldi non erano omeopatici?) il giornalista e blogger Claus Fritzsche per una missione: criticare e demolire l'immagine dei critici dell'omeopatia e degli scettici con particolare accanimento nei confronti del professor Edzard Ernst, docente di medicine complementari e noto critico delle medicine alternative, un atteggiamento tipico delle lobby più agguerrite e minacciose. Il continuo accanimento e gli attacchi personali (non sempre corretti) del giornalista sono stati fatali, l'uomo ha ammesso di aver ricevuto finanziamenti dall'industria omeopatica. La replica delle aziende è piuttosto scarna: "non c'è niente di strano nel finanziare un giornalista". No eh?
Peccato che questo facesse di tutto per attaccare a pagamento le persone (non i fatti, quindi, ha usato insulti e diffamazioni) che criticavano ferocemente l'omeopatia, deontologicamente e moralmente vergognoso quindi ed anche contro il codice professionale dei giornalisti del suo paese. La Weleda dopo la diffusione della notizia ha annunciato di voler sospendere i finanziamenti.
Curioso, si accusano i critici dell'omeopatia di essere "pagati da Big Pharma" e si scopre che è "Big Homeo" a pagare chi li perseguita.
Ecco, quando vi raccontanto che l'omeopatia è un'alternativa alle multinazionali ora sapete che non hanno nulla di diverso. Nel male, soprattutto.
Risultato di questa "svolta storica"?
Per i consumatori nulla: zucchero avevano e zucchero rimarrà, forse avremo la garanzia di maggiori controlli nei processi di produzione e sicuramente assisteremo alla nascita di nuove confezioni di granuli con l'indicazione per le più svariate malattie, un modo come un altro per le aziende di raggiungere più clienti e quindi guadagnare di più. Dal punto di vista commerciale l'unico requisito "curativo" che devono avere i prodotti omeopatici è quello di "non fare male" (essere innocui). Per le industrie cambierà molto, potranno aprire nuovi mercati e trovare altri clienti anche per l'introduzione (per la prima volta dal 1995) di nuovi rimedi, per esempio i nosodi (principi attivi omeopatici derivati da parti o secrezioni di esseri viventi), come lo sputo di un tubercolotico, il pus di un malato di scabbia o un po' di batteri fecali ricavati da dissenteria (voi direte: stai scherzando? No). Si tratta quindi di un riordino burocratico e commerciale, nessun riconoscimento (come qualcuno, al solito, cerca di raccontare). Riconosciuta l'omeopatia quindi? No, non proprio, anzi, sarà l'occasione per renderla ancora più ridicola.
Potranno essere immessi in commercio infatti tanti preparati omeopatici che in Italia ancora non avevano visto la luce. Qualche esempio?
Muro di Berlino omeopatico: per ansia, pessimismo, panico.
Raggi X omeopatici: per stanchezza, nausea, reumatismi.
Insetticida per pecore omeopatico: per intossicazioni, avvelenamenti, nausea.
Placenta omeopatica: per otite, mal di gola, tosse, deficit immunitari.
Elettricità omeopatica: per agitazione, allergie, ansia.
Saliva di cane rabbioso, omeopatica: per dolori ossei, convulsioni, disturbi nervosi.
Luce di Saturno omeopatica: traumi dell'osso e dei nervi.
Bastano?
Ottimo.
Dal mio punto di vista c'è poco da commentare, la legge è legge e bisogna rispettarla ad ogni costo. Potrei notare che esistono tanti di quei problemi che meriterebbero più attenzione rispetto alla regolamentazione dei prodotti omeopatici, ma così è e va bene. Però gli omeopati non dicano da ora in poi di essere boicottati dalle istituzioni, mi sembra che venga loro concesso più di un piccolo spazio.
Una regolamentazione dell'omeopatia a questo punto non deve essere vista per forza come un fenomeno negativo, ricordate che più il consumatore dispone di mezzi per informarsi più diventerà consapevole dell'assoluta mancanza di utilità di certi acquisti e forse solo così sarà consapevole di comprare zuccherini a peso d'oro credendoli curativi.
Lo stesso discorso si potrebbe fare con l'astrologia: sarebbe "negativa" o da biasimare una regolamentazione dei tarocchi e dei veggenti? Probabilmente no, almeno chi vende illusioni è regolarmente registrato e non vive nel limbo dell'incertezza civile, tanto esistono frotte di appassionati felici di regalare soldi a chi "legge" gli astri. Sta poi a chi governa una nazione informare la popolazione dei rischi di affidarsi alle superstizioni. Qualcuno comunque è contrario alla "regolamentazione" delle medicine alternative, si regalerebbe credibilità a pratiche che sono più rappresentanti delle superstizioni che della scienza. Nel frattempo il mondo va avanti e se il Centre of Inquiry canadese chiede il ritiro di tutti i prodotti omeopatici dalla vendita nei supermercati, la FDA ha annunciato che prenderà in esame la proposta di una petizione pubblica statunitense di sottoporre i prodotti omeopatici agli stessi test di efficacia di quelli farmacologici.
Ne vedremo delle belle quindi.
Dal punto di vista scientifico quindi cambia molto poco, l'omeopatia resta un fenomeno paranormale che non ha mai mostrato di funzionare più di un placebo (inutile farsi prendere da crisi isteriche, omeopati, dimostrate il contrario!) ma le aziende, giustamente cominciano a saltellare per l'opportunità fornita. D'altronde, chissà perché, le aziende omeopatiche hanno sempre goduto di una fama inspiegabile, contrapposta a quella delle "cattive" aziende "allopatiche", come se le prime vivessero di aria mentre le seconde fossero solo avide di denaro. Così non è, naturalmente ed anche le aziende omeopatiche sanno essere venali, scorrette e disoneste.
L'ultimo scandalo in ordine di tempo è quello emerso in Germania, un gruppo di aziende omeopatiche (tra le quali la nota Heel, distribuita in Italia dalla GUNA e la Weleda, notissima in Germania) ha creato una sorta di associazione, la DHU. Lo scandalo è scoppiato quando si è scoperto che il gruppo ha finanziato con una somma di 43.000 euro l'anno (scommettiamo che i soldi non erano omeopatici?) il giornalista e blogger Claus Fritzsche per una missione: criticare e demolire l'immagine dei critici dell'omeopatia e degli scettici con particolare accanimento nei confronti del professor Edzard Ernst, docente di medicine complementari e noto critico delle medicine alternative, un atteggiamento tipico delle lobby più agguerrite e minacciose. Il continuo accanimento e gli attacchi personali (non sempre corretti) del giornalista sono stati fatali, l'uomo ha ammesso di aver ricevuto finanziamenti dall'industria omeopatica. La replica delle aziende è piuttosto scarna: "non c'è niente di strano nel finanziare un giornalista". No eh?
Peccato che questo facesse di tutto per attaccare a pagamento le persone (non i fatti, quindi, ha usato insulti e diffamazioni) che criticavano ferocemente l'omeopatia, deontologicamente e moralmente vergognoso quindi ed anche contro il codice professionale dei giornalisti del suo paese. La Weleda dopo la diffusione della notizia ha annunciato di voler sospendere i finanziamenti.
Curioso, si accusano i critici dell'omeopatia di essere "pagati da Big Pharma" e si scopre che è "Big Homeo" a pagare chi li perseguita.
Ecco, quando vi raccontanto che l'omeopatia è un'alternativa alle multinazionali ora sapete che non hanno nulla di diverso. Nel male, soprattutto.
Alla prossima.
Aggiornamento (25/07/12): Anche la DHU (associazione che riuniva aziende omeopatiche) ha annunciato di aver bloccato i finanziamenti al giornalista Fritzsche.
