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venerdì 6 gennaio 2012

Party naturali

Il parto non è una malattia.
Questa frase, se una donna è in gravidanza, la sentirà ripetere all'infinito, un mantra continuo: non è una malattia.
Io da ginecologo mi chiedo: qualcuno pensa il contrario?
Non essendo una malattia, il parto deve svolgersi nel modo più naturale, sicuro e comodo possibile. E' un evento fisiologico regolato da vari fattori che oggi fortunatamente è sufficientemente sicuro. La morte materna o neonatale è un evento rarissimo che resta una piaga soltanto nei paesi in via di sviluppo, tanto che il 99% delle morti materne avvengono nei paesi meno modernizzati, il 22% delle morti femminili da parto che succedono nel mondo avviene in India. Da noi e nelle nazioni moderne gli eventi avversi gravi legati al parto sono eventi molto rari (e che sono drasticamente diminuiti negli ultimi decenni): non si pensi comunque che l'evento parto sia scevro da rischi, complicazioni e problemi anche molto gravi. Nei moderni Stati Uniti, il tasso di morti materne è di un caso ogni 4.800 parti mentre nella nostra "bistrattata" Italia muore una donna ogni 15.400 parti. Uno studio su Lancet metteva l'Italia al primo posto tra le nazioni con meno mortalità materna ma questo dato ultimamente è stato discusso e ridimensionato, ci troviamo comunque in un'ottima posizione.

In un'epoca nella quale un dramma legato al parto diventa notizia da prima pagina dei giornali e spesso si accusano gli operatori sanitari, potrebbe stupire che una donna su sette in Niger muoia di parto "nonostante" in quella nazione non vi sia personale sanitario nè ospedali ben attrezzati: le donne partoriscono a casa, assistite quasi sempre da una donna della famiglia o da una "levatrice", in genere non formata ma improvvisata. In Niger non si denuncia nessuno per malasanità perchè quella che c'è, quando c'è, è più che abbondante in un paese che soffre la fame e la povertà. Si partorisce così, come vuole la fisiologia, come si faceva da noi un secolo fa e questo dato potrebbe servire da riflessione per chi "accusa" la nostra nazione di essere indietro in tema di sanità ritenendo responsabili i medici più di chi la sanità la gestisce.
Ma se un evento naturale e fisiologico non avesse bisogno di assistenza come mai dove l'assistenza c'è si muore pochissimo e dove non c'è, al contrario, il parto miete tante vittime? Perchè in certi paesi muoiono mamme e neonati come da noi quando nacquero le nostre bisnonne (o le nonne, se vogliamo)?
Perchè nei paesi industrializzati proprio l'assistenza al parto ha ridotto la mortalità materna (e neonatale) a livelli praticamente minimi? Un controsenso?
Non sono descritti come uno scandalo i troppi cesarei? Non viene detto che sono pericolosi più del parto spontaneo? Perchè l'Italia, uno dei paesi con il tasso più alto di tagli cesarei è tra quelli con minore mortalità materna ed infantile?
Non c'è chi dice che il parto "naturale" non ha bisogno di farmaci nè di "aiuti"?
E quindi perchè da noi si nasce bene e si partorisce con sufficiente tranquillità "nonostante" la medicalizzazione ed i cesarei? 

C'è bisogno di assistenza per partorire?
Ma se le nostre nonne partorivano sul tavolo sporco della cucina ed "andava tutto bene" che bisogno c'è di qualcuno che segua il parto?
Non è proprio così, le nostre nonne partorivano certamente sul tavolo della cucina ma quando morivano 2-3 figli su 8 non era il dramma che percepiamo oggi, anzi, qualcuna probabilmente rifletteva pure sul fatto che si trattava di una bocca in meno da sfamare. Ma anche se moriva la partoriente, tutto sommato faceva parte dei rischi (anche oggi resta il rischio, ma meno accettabile e comprensibile, ma questo è un altro argomento che potremo affrontare in futuro).
Una donna anziana mentre compilavo la sua cartella per un ricovero, al momento di raccontarmi delle sue gravidanze mi disse: "Sapesse quanti secchi ho riempito di sangue!" riferendosi agli aborti che si era procurata da sola infilandosi un ferro da calza dentro l'utero (mentre sua figlia, alle sue spalle, sorrideva).
E che "c'era di male" se quella era l'unica possibilità?
Si moriva in Italia esattamente come oggi si muore in Niger.
Di parto si muore ancora ai giorni nostri, molto di meno ma si muore e si morirà sempre. Frasi come "non è possibile morire di parto nel 2012" che spesso si leggono in articoli di giornale pronunciate demagogicamente è quanto di più ignorante e stupido si possa dire.
Questo perchè se vogliamo rendere minimi i rischi del parto abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti, che sorvegli e che in caso di bisogno ci dia una mano.
L'uomo è l'unico animale che per partorire ha bisogno di assistenza. Qualsiasi animale, dal più primitivo al più evoluto, partorisce da solo. Molti animali hanno meccanismi di parto profondamente differenti da quelli umani ma altri no, sono molto simili a noi. Gli elefanti ad esempio sfruttano la forza di gravità, il peso dei loro nascituri e partoriscono in piedi, il delfino al contrario sfrutta la "gravità al contrario" che fornisce la spinta verso l'alto dell'acqua nel quale è immersa la mamma, il delfino neonato sarà portato a raggiungere la superficie dell'acqua per effettuare il primo respiro e per lui la forza di gravità è quindi assolutamente ininfluente, per noi uomini il parto in piedi può servire ma non è certo decisivo.

Il punto fermo è che non esistono ostetriche tra i cavalli, nè si sono mai visti cani ginecologi (forse ginecologi cani, qualcuno sì) e persino le scimmie, animali vicinissimi (i più vicini) all'uomo sia geneticamente che anatomicamente, partoriscono da sole, senza alcun aiuto da parte dei propri simili (anche se sono descritti comportamenti di assistenza al parto tra scimmie).
Certi meccanismi del parto sono molto complicati da comprendere per chi non li conosce in maniera approfondita. In ostetricia si studia tutto il percorso del feto nel canale da parto, i suoi movimenti, le rotazioni del corpo, della testa, come si presenta, come progredisce, le varianti più comuni e quelle più rare ed un evento fisiologico sotto questo aspetto somiglia molto più ad un processo meccanico studiato da premi Nobel per l'ingegneria che ad un processo "naturale", il percorso del feto per nascere è complicatissimo. Un po' come conoscere come funziona il cuore: sappiamo tutti che batte e pompa sangue, ma studiarne i processi e gli eventi che causano quel battito e stabiliscono le regole di "pompa del sangue" sono talmente complicati che solo uno studio approfondito che comprenda chimica, anatomia, fisiologia ed idraulica (già, idraulica) riesce a comprenderne le regole.
Dicevamo del parto umano.
Quando uno degli innumerevoli fenomeni del parto (che dal punto di vista medico non si conclude con la nascita del bambino ma continua con l'espulsione della placenta e con il "post partum") non è fisiologico serve necessariamente assistenza. La presenza di qualcuno che si occupi della donna, non è, come si potrebbe credere, un capriccio o un eccesso di medicalizzazione. Se esiste un problema prima della nascita, l'assistenza può risolverlo facendo nascere il piccolo uomo con un taglio cesareo. Un tempo il taglio cesareo, in mancanza di antibiotici, anestesia e strumentazione, si effettuava come manovra disperata per tentare di salvare un feto di una donna già morta. Oggi possiamo affermare che il cesareo è un intervento sufficientemente sicuro ed affidabile anche se sicuramente più rischioso del parto spontaneo.
Se il problema insorge durante il parto ed il nascituro ha (per esempio) difficoltà a venire alla luce, esistono delle manovre ben precise, degli strumenti e delle precauzioni che possono risolvere tutto quasi sempre senza alcuna conseguenza. Un tempo un problema serio durante il parto condannava a morte certa il nascituro e molto probabilmente anche la donna che lo doveva partorire e forse non tutti sanno che a proposito di parto esistono eventi assolutamente imprevedibili e che nessuna manovra riesce a risolvere con sicurezza. Sia chiaro che a conti fatti il parto resta un evento sufficientemente sicuro e che non provoca alcun problema, la stragrande maggioranza delle nascite decorre senza complicazioni e dona la vita ad un nuovo essere umano e questo resta pur sempre un evento straordinario ed emozionante, ma, nonostante non sia facile comprenderlo (in quanto è percepito come evento "festoso", "felice"), le complicanze esistono da sempre.

Se, ancora, il problema insorge dopo il parto (come la temibilissima emorragia post partum che, se seria, può essere letale in pochissimi minuti) esistono diversi farmaci ed in ultima analisi la chirurgia che possono salvare una vita. Un tempo l'emorragia post partum non lasciava scampo, si moriva e morivano centinaia di donne in tutte le famiglie italiane.
Qualcuno potrebbe pensare che la causa di alta mortalità in certi paesi sia dovuta alla mancanza di igiene o di antibiotici ma questo non emerge dall'analisi delle cause di morte. Sono le complicanze post partum (emorragie, malattie materne, malattie fetali, incidenti ostetrici) la prima causa di morte materna in corso di parto o nel post partum che sono esattamente le stesse che causano le morti qui da noi, solo che in quei paesi non c'è nessuno che può risolverle.

Nei paesi moderni invece, la presenza di personale sanitario (principalmente medici ed ostetriche) che assiste tutta la gravidanza, segue il travaglio ed assiste il parto) consente non solo di identificare e spesso risolvere parecchi fattori di rischio ma di evitare qualsiasi problema possa sorgere proprio durante il momento del parto o subito dopo. Sembra scontato ma è bene ricordarlo: le donne dei paesi industrializzati muoiono raramente di parto proprio perchè partoriscono all'interno di un ospedale. Partorire a casa (pratica che in Italia è incoraggiata da alcune associazioni) è assolutamente fisiologico e possibile ma solo quando va tutto bene. Se compare una grave complicanza, le possibilità di salvarsi sono molto vicine allo zero. Un "caso" statistico vuole che nazioni come l'Olanda nelle quali il parto a casa sia molto diffuso, la mortalità materna e neonatale sia a livelli superiori della media europea.
Partorire a casa o evitare l'ospedale è un bel risparmio per le casse pubbliche e la ricerca del "naturale" a tutti i costi aiuta a contenere le spese. Un parto ed un ricovero in ospedale costano tanto ma sono garanzia di sicurezza per la donna, la sua famiglia ed il nascituro.

Qualcuno però preferisce il parto in casa o l'assistenza da parte di una "Doula". Cos'è la "Doula"?
Una donna, un'amica, una persona che decide di seguire le gravidanze ed i parti. Non un'ostetrica, un medico, non qualcuno con un titolo di studio specifico o l'esperienza di migliaia di parti sulle spalle, è semplicemente una persona che ha deciso che può aiutare una donna a partorire.
Vediamo cosa fa una Doula secondo il sito di una di loro:
- spiega le procedure mediche relative al parto (ma, attenzione, non è abilitata a svolgere compiti di tipo medico!);
- offre un sostegno di tipo emotivo;
- pratica il massaggio e altre forme di sollievo non farmacologico dal dolore;
- suggerisce le posizioni più adatte;
- incoraggia e sostiene anche il partner, quando presente, in modo che possa a sua volta sostenere la partoriente;
- se richiesto, fa da tramite con il personale ospedaliero per richieste particolari o risoluzione di problemi;
- può scrivere il resoconto del parto, se lo si desidera;
- aiuta ad attaccare immediatamente il bimbo al seno.

Nulla di illegale chiaramente (in genere) ma si spera che chi prende la decisione di partorire senza alcun ausilio sanitario sia consapevole di ciò che sta facendo.
La "scuola delle Doule" ha come obiettivo:
Creare una nuova cultura di genere, una scuola per doule che parta da un percorso esistenziale e spirituale
...e questo vorrebbe dire che le donne che partoriscono potrebbero essere assistite da una persona con una bella formazione spirituale (?) che però non sa nemmeno com'è fatto il bacino femminile.

Il parto viene trasformato da evento fisiologico e naturale in rito magico e sciamanico, sempre la scuola delle Doule dice che:
assistere ad un parto ha un valore rituale di grande importanza [...] Che il mistero del parto oggi venga consumato in ambienti privi di ogni sacralità, asettici e impersonali, toglie alle donne non solo il potere sul proprio parto [...]
Il parto diventa un "mistero", un atto sacro, rituale, un sabba.
E questo sarebbe un ritorno al naturale.


Capitolo a parte merita il dolore ed il suo controllo.

Il parto è doloroso, si sa, ma oggi disponiamo di un modo per ridurre il dolore a zero. Partorire senza dolore, si chiama partoanalgesia e c'è persino una legge che impone a tutti i reparti di prestare particolare attenzione al problema del controllo del dolore. Con una puntura che arriva tra le membrane che ricoprono il midollo spinale le donne, oggi, possono evitare l'esperienza fortissima e spesso pesante del dolore da parto.

Ecco a cosa serve l'assistenza, cosa vuol dire avere un reparto di ostetricia attrezzato, moderno, pronto ad intervenire. Una conquista del progresso dunque. Siamo proprio fortunati che i nostri figli vengano alla luce in quest'epoca e nella nostra nazione e non in altre dove la mortalità materna ed infantile è ancora a livelli elevatissimi "nonostante" il parto sia un evento "naturale".
A questo punto si potrebbe pensare che gli unici provvedimenti che debbano riguardare la situazione italiana dovrebbero mirare al potenziamento dei reparti meno grandi, all'addestramento del personale o a garantire la partoanalgesia in tutti quegli ospedali nei quali non esiste o esiste solo sulla carta. Se il livello medico ed assistenziale della nostra ostetricia è ottimo, sono pochissimi in Italia gli ospedali che offrono la partoanalgesia come servizio costante. Le percentuali fanno paura e c'è pure chi "rema contro".
Già perchè esistono sanitari (medici ed ostetriche) che con improbabili giri di parole evitano di fatto l'accesso alle tecniche di riduzione del dolore nel parto. Assicurare il "parto indolore" ha un costo importante e quindi è "comprensibile" che tra i politici qualcuno non si vergogni di dimostrare la propria ignoranza pur di non spendere soldi pubblici ma che tra i professionisti della salute si assista ad un vero e proprio "festival" di impreparazione mascherato da "naturalità" è patetico.

Ci si chiederà: ma se qualcuno fa di tutto per non effettuare la partoanalgesia un motivo ci sarà!
No...o forse sì. L'unico motivo che non fa diffondere la partoanalgesia che mi viene in mente è quello economico: un anestesista costa. Una "preghiera tibetana" no.

In realtà la partoanalgesia è una tecnica sicura, efficace, provata e con rare e precise controindicazioni. Alcune malattie che coinvolgono la coagulazione sanguigna, allergia a farmaci specifici, gravi malformazioni della colonna vertebrale, sono queste le principali controindicazioni all'epidurale (si chiama così la tecnica che annulla il dolore da parto).
La cosa stupefacente è che questa possibilità viene negata anche a donne che ne fanno esplicita richiesta e con le scuse più incredibili: "è troppo presto" ma anche "è troppo tardi" o con atteggiamenti riguardanti il dolore da parto tra il mistico e l'olistico. Il dolore, chissà perchè, forse perchè punizione divina, deve essere vissuto, combattuto, serve da motivazione, libera l'energia e così via, in un elenco che starebbe benissimo nel manuale del perfetto imbonitore. In molti corsi di preparazione al parto, si colma l'assenza del servizio di partoanalgesia con un elenco di motivazioni e spiegazioni del dolore che farebbe impallidire il più cinico dei guaritori alternativi: il dolore da parto diventa "potere", "consapevolezza", "fondamentale". Certo, è un fenomeno naturale e fisiologico esattamente come il dolore che provocherebbe un'automobile a passare sopra il piede della stessa ostetrica o del medico che sconsigliano l'epidurale. Anche provare dolore durante un intervento chirurgico è "fisiologico" ma abbiamo inventato l'anestesia per un motivo semplice: è un dolore fortissimo.

Provate a darvi una martellata su un pollice ed inspirate profondamente (ok, non ci provate ma immaginatelo): probabilmente l'energia l'avrete liberata, il dolore "vissuto" ma la voglia di urlare a squarciagola sarà incredibile e soprattutto quel dolore non vi avrà fatto piacere.
Succede proprio questo in molti reparti di ostetricia in Italia e stupisce anche il fatto che l'atteggiamento ostruzionista provenga anche dalle donne, dalle ostetriche che in quanto mamme o future mamme, quel dolore l'avranno provato o lo proveranno.
Perchè quindi c'è chi incoraggia l'introduzione di pratiche discutibilissime (veri e propri riti magici), scoraggiando al contrario interventi importanti e costruttivi?
Tutte quelle pratiche pseudo naturalistiche, magiche, alternative e olistiche che tanto fanno figo e che attirano tante donne, a cosa servono?
Partorire nell'acqua o attaccati al ramo di un albero è davvero una panacea?
Il dolore del parto è "sopportabile"?
Ma certo che è "sopportabile", le donne lo hanno sopportato per secoli, il problema è che è davvero forte, fortissimo ed anche molto soggettivo. C'è chi "sopporta" con successo e chi no ed esistono inoltre diverse storie legate ad una gravidanza e non tutte consentono di sopportare il dolore. Finchè non esistevano alternative c'era poco da fare, oggi che le alternative ci sono non vengono praticamente adottate. Forse perchè esistono altri modi di "sopportare" questi dolori?
Fare meditazione, recitare un mantra o fissare un disegno mandala evocando i sacri fumi di giada porta un miglioramento dell'esito o della sopportazione di un travaglio di parto?
La risposta potrebbe sembrare "maternamente scorretta" ma è netta: NO.
Tanto per chiarire ai maschi cosa significhi dire dolore da parto visualizziamolo in una scala:


Il dolore da parto è considerato tra i più forti, inferiore solo a gravissimi traumi come l'amputazione di un dito.
Questo fatto non deve "demoralizzare" o impressionare le donne, anzi, deve indurle a chiedere metodi di riduzione del dolore, pretenderli, perchè esistono e sono previsti dalla legge e se proprio dovessi dire qualcosa a favore delle donne direi: evitate gli ospedali che non vi garantiscono (per chi la desidera) la partoanalgesia.

Dispiace da un lato distruggere il miraggio del parto senza dolore recitando preghiere tibetane ma è così, l'alternativa è partorire a casa o dove non ci assiste nessuno.
Esiste una sola possibilità quindi di partorire spontaneamente senza dolore: l'analgesia locoregionale, la cosiddetta "epidurale".

Tutte le pratiche alternative legate al parto sono una perdita di tempo bella e buona. La donna che per sua scelta voglia evitare flebo, monitoraggi, camici che girano visitandola ogni ora ha sempre quell'alternativa: partorire a casa.
Se si entra in ospedale non si può pretendere che il personale che sta esercitando una pratica medica si trasformi per il piacere del singolo individuo in uno stregone vudù.
E' chiaro che passare un'ora in una vasca piena d'acqua tiepida può rilassare psicologicamente una donna in preda alle contrazioni, recitare i salmi dei faraoni thailandesi potrebbe distrarre temporaneamente una partoriente dal ritmico scandire dell'attività contrattile ma non fa partorire nè prima nè meglio, nemmeno se praticassimo il passo vibrazionale dell'emù norvegese.
C'è poco da fare e bisogna rassegnarsi. Chi vuole può benissimo rinunciare alla medicalizzazione del parto e organizzare a casa propria (sola o in compagnia, questo è relativamente importante) una vera e propria sala dei rituali, chi invece va in ospedale lo fa evidentemente per questioni di sicurezza e come pretende professionalità e cure mediche (non riti magici) ha il dovere di rilassarsi affidandosi al personale competente.
Certo, attorno a queste pratiche magiche c'è tutto un giro commerciale, centri di "naturopatia", scuole di yoga, "circoli olistici" che promettono parti in rilassamento e gestione del dolore, travagli di parto tranquillissimi e neonati che saltellano dall'utero della madre al pavimento senza nemmeno farsi sentire, promesse bellissime e chimere irresistibili per chi ha un vero e proprio terrore dei dolori del parto. Tutto facile, naturale e spontaneo. Tranne in caso di problema quando bisogna andare subito in ospedale assicurandosi che sia raggiungibile in 30 minuti al massimo. E' proprio questo il punto: quando c'è quel problema.
Perchè se un parto va bene, andrà bene sia a casa che in ospedale e persino se avvenisse in mezzo alla strada. Se invece succede qualcosa di importante, in ospedale hai almeno la possibilità di salvare madre, bimbo e marito che sviene. A casa puoi caricare al massimo la gestante morente in macchina sperando non ci sia troppo traffico.
Dall'altro lato, quello della scienza, non ci sono nè maghi nè cartomanti, si tratterebbe di fare un'analgesia epidurale, che consiste in una puntura circa a metà della schiena che attutisce tantissimo fino ad annullare i dolori del travaglio e del parto.
L'epidurale ha pochissime controindicazioni ed in ogni caso l'anestesista valuterà se esistono le condizioni per effettuarla. Sembra esserci (ma ultimamente questa ipotesi viene contraddetta) un lieve aumento della possibilità di parto operativo (cioè con l'uso di strumenti ostetrici come la ventosa) e di taglio cesareo e l'ultima fase del parto sembra risulti prolungata di un paio di decine di minuti.
Niente altro. Nessun competizione con lo yoga o la riflessologia, non c'è proprio gara, il dolore è una percezione soggettiva ma l'unico modo di renderlo praticamente impercettibile (e qui dipende da tanti fattori) è l'analgesia epidurale.

Basta scegliere quindi: gli stregoni, la puntura o stare a casa.

Il problema sembra facile ma non lo è.
L'analgesia epidurale non è assicurata (per vari motivi) in tutti gli ospedali (e pure sarebbe un diritto sancito dalla legge) e quindi per molte future mamme l'unico rifugio alla paura del dolore è rivolgersi alle chimere del parto semplice e naturale. Un evento fisiologico quindi, invece di svolgersi in maniera naturale ma controllata e monitorata, diventa un rito sciamanico, i parti diventano party.
Sono tantissime le offerte di corsi di preparazione al parto basati su pratiche inutili e pseudoscientifiche, illusioni, miraggi. Yoga, riflessologia plantare, acquaterapia, Reiki, massaggi di tutti i tipi, pincoterapia e palloterapia.
Quanti di voi sono coscienti che il "parto in acqua" sia una pratica priva di qualsiasi fondamento scientifico?
Quanti sanno che agopuntura, riflessologia, cromoterapia e Reiki sono pratiche spacciate per efficaci e che invece non hanno mai dimostrato di migliorare gli esiti di un parto?
Ci si spinge fino all'estremo, a pratiche che non solo non hanno alcuna validità scientifica ma che possono rappresentare pure un pericolo per chi partorisce.
L'elenco delle pratiche "olistiche" per partorire è inesauribile così come è in crescita la nascita di "centri" per il "parto naturale". Libertà di scelta al solito, ma attirare le donne verso il parto "naturale" come se quello in ospedale non lo fosse è una furba mossa commerciale che ha un solo scopo: vendere.
Questi riti magici legati al parto non sono esclusiva di cliniche alternative o gruppi "new age" ma stanno facendo il loro ingresso (l'hanno già fatto in verità) nei nostri ospedali. In un'epoca nella quale si dovrebbe discutere di potenziamento di strutture inadatte, di organizzazione, di terapia del dolore c'è chi discute di massaggi cinesi, agopuntura, parto orgasmico e riflessoterapia. Come in Emilia, dove le ostetriche hanno preparato un depliant che spiega il corso di preparazione al parto e tra le varie metodiche di preparazione hanno inserito il chakra della radice o il massaggio con le bacchette cinesi.

Già, il chakra della radice, un punto "importante" che "apre l'energia". Peccato che il chakra è un'invenzione e l'energia non entra da nessuna parte. Nello stesso opuscolo anche il "cappuccio energetico" che fa "entrare in contatto con i processi vitali di regolazione" come il cuore ed il cervelletto (cioè metti le mani a cappuccio sulla testa ed entri in contatto con il cervelletto...).


Questa è sanità pubblica eh?
La paghiamo tutti noi ed invece di spendere questi soldi nell'aggiornamento del personale o nel miglioramento delle strutture (e ne esistono alcune davvero cadenti e pericolose), li spendiamo in incensi e giochi di prestigio.
In quell'opuscolo ci sono altre perle chi fosse interessato lo consulti pure.
Non sto qui ad elencare le pratiche più colorite, c'è di tutto e di più, ma una di queste sta cominciando a diffondersi a macchia d'olio.

Si chiama "Lotus birth" ed è in parole povere una pratica molto banale ma che promette chissà quali benefici. Il feto appena nato è ancora legato tramite il cordone ombelicale alla placenta (che è l'organo che permette l'ossigenazione e l'accrescimento del feto che non ha una propria indipendenza e quindi "preleva" dalla madre tutto ciò che gli serve per prepararsi alla vita).
Al momento della nascita l'ostetrica taglia il cordone ombelicale. Il bambino è nato e si aspetta un ultimo avvenimento: la fuoriuscita della placenta. Questo momento si chiama "secondamento", è come un "piccolo secondo parto": la placenta si stacca dalle pareti dell'utero e viene espulsa. In quel momento il parto vero e proprio è finito.
La placenta ormai non ha più scopo di esistere e va buttata.

Per chi pubblicizza il Lotus birth però non è così. Il cordone ombelicale non va tagliato e si aspetta la fuoriuscita fisiologica della placenta (che può avvenire immediatamente o dopo alcuni minuti) che resterà attaccata al feto per giorni, fino al momento in cui per fenomeni di necrosi si stacca da sola.
Assisteremo così ad un neonato che a differenza degli altri vivrà i primi giorni della sua vita con la placenta ancora attaccata al suo corpo. La placenta a quel punto è un "organo morto" e quindi per evitare fenomeni di putrefazione bisogna lavarla ogni giorno, proteggerla con un involucro (una busta di plastica andrebbe bene) ed aspettare che si stacchi.
L'odore non è certo piacevolissimo ed anche il fattore "comodità" della madre (che si presume allatti il neonato) non è per nulla favorito.
Ma a cosa servirebbe questa pratica che definire "singolare" è poco?
Ufficialmente a non far perdere al neonato una quota di sangue che viene trattenuta dalla placenta (che è piena di vasi sanguigni e quindi tratterrà un discreto quantitativo di sangue materno anche dopo che la sua funzione sia esaurita) evitando così problemi di anemia e carenza di ferro al neonato. Questo è l'unica spiegazione logica (ed in pratica senza alcun valore scientifico rilevante) di questo rito.
In realtà le associazioni che pubblicizzano questa pratica non si fermano a questo. Vanno oltre. Tanto oltre.

Secondo il sito italiano che pubblicizza questa pratica la placenta si stacca spontaneamente dal neonato quando "entrambi, bambino e placenta, hanno realmente concluso il loro rapporto e decidono sia giunto il momento della separazione" e lascia un po' stupefatti che siano neonato e placenta a "decidere" quando separarsi. In realtà la placenta ha un'unica funzione: ossigenare e far giungere al feto i nutrienti necessari al suo sviluppo intrauterino. Il "rapporto" tra placenta e bambino cessa nel momento stesso in cui il neonato comincia a respirare spontaneamente (subito dopo la nascita) ed a nutrirsi con il latte materno. L'unica reale motivazione che giustificherebbe (in teoria, non in pratica) il distacco ritardato della placenta dal neonato sarebbe quella di lasciare che tutto il sangue trattenuto dalla placenta possa passare da questa al bambino. In realtà già con un normale parto nel quale la placenta viene separata dal bambino dopo circa 15-20 secondi (è il tempo medio, in genere il cordone si "clampa" cioè si chiude, entro 30 secondi), si è visto che la quota di sangue trattenuta dalla placenta non compromette assolutamente il benessere del neonato (ricordo anche che chi sta leggendo è nato con tutta probabilità in questo modo), i casi di anemia neonatale sono casi più unici che rari e questi sono fatti.
Ritardare il "clampaggio" (si chiama così la chiusura che precede il taglio del cordone ombelicale), non modifica la maggioranza dei valori ematici del neonato, nè quelli legati alla presenza di gas (come l'ossigeno o l'anidride carbonica) nè il pH (quindi l'acidità o la basicità del sangue neonatale). Vi è invece un aumento relativo del ferro presente nel sangue (circa 2 g/dl in più nei neonati con cordone clampato in ritardo) neonatale, aumento che persiste per circa 6 mesi.
I livelli di ferro dei neonati ai quali il cordone è stato clampato nei tempi comunemente utilizzati (entro 30 secondi) sono in ogni caso non patologici e non espongono a particolari conseguenze.

Lasciare quindi la placenta attaccata al neonato non produce alcun beneficio particolare ed al contrario si è notato un aumento di infezioni (ricordo che la placenta, tramite il cordone ombelicale, è "collegata" al neonato) che in alcuni casi (rari, per fortuna) si sono dimostrate molto gravi. Altra complicanza del clampaggio ritardato del cordone può essere un aumento di casi di ittero neonatale che necessita di terapia con raggi ultravioletti e quindi prolungata ospedalizzazione del neonato.

Di fronte ad un possibile rischio quindi abbiamo un beneficio pari a zero.
Per questo motivo il Lotus Birth è considerato un vero e proprio "rito alternativo", una procedura che vaga tra il mistico e l'orientaleggiante e che per darsi un'aria pseudomedica (come sempre) si ammanta di prove scientifiche che nella realtà sono molto deboli.
Non si tratta solo di un "sospetto", l'occasione per parlare di pseudomedicina e rito magico, la forniscono gli stessi fautori del Lotus Birth quando dicono che il periodo nel quale la placenta resta attaccata al neonato: 
E' un periodo di transizione in cui il bambino può separarsi dal corpo della madre dolcemente e gradualmente e completare il suo corpo eterico (il corpo eterico è quella parte invisibile all'occhio fisico, è la parte più importante di noi che fa percepire le sensazioni).
Umh...qui parlano di "corpo eterico". Sarò materialista ma al momento del parto io di corpi eterici non ne vedo e se durante una visita ostetrica utilizzassi il pendolino al posto dell'ecografo per valutare il corpo eterico molto probabilmente qualche collega mi consiglierebbe un buon periodo di riposo.
Ma è la visione della placenta che completa il quadro paranormale del Lotus birth: [...] la fase in cui nasce la placenta, e ad onorare quest'ultima quale prima fonte di nutrimento del neo-nato.
[...] bambino e placenta sono formati dalle stesse cellule, hanno lo stesso DNA e, pertanto, condividono un'unica risonanza.

Onorare la placenta? La stessa "risonanza"?
Da quando esiste l'uomo la placenta dopo il parto finisce dritta in pattumiera, vuoi vedere che commettiamo sacrilegio da secoli?
Ed infine ecco le motivazioni di una scelta che appare sempre più chiaramente come un rito wodoo:

Significa fare una scelta consapevole, ecologica e spirituale in sintonia con il proprio stile di vita e con i propri pensieri.

Perchè lasciare attaccata la placenta sarebbe una scelta ecologica?
Perchè spirituale?
Sono i misteri dei parti sempre più mistici che alcune associazioni e qualche mamma cominciano ad appoggiare.
La scuola del parto visto come rito tribale, come fenomeno paranormale e quasi da baraccone è abbastanza diffusa e non a caso nelle tribù umane bisognava vivere il parto come una cerimonia e, visto che non vi era alternativa, trasformare il dolore in "risorsa divina". Anche noi della "civile" Italia siamo stati una tribù e la donna nella nostra tribù ha sempre "donato" a Dio. Il sesso si fa per fare figli (sia mai che possa essere anche un gesto di affetto o peggio di piacere!), il parto anche e con gli occhi umidi al cielo le nostre donne, dal 1700 ad oggi, devono continuare a donare il proprio dolore, devono offrirsi agli Dei, un tempo cristiani, oggi globalizzati.
Tutto parte dalla scuola francese. La Francia è considerata la "patria" della moderna ostetricia, una nazione moderna, civile e ricca che offre alle future mamme dei servizi che in Italia spesso ci sognamo ma è propriò lì che prendono piede alcune teorie di "parto dolce" che da futili consigli per affrontare meglio, soprattutto psicologicamente, il momento del parto, hanno avuto tanto successo da diventare vere e proprie scuole di vita...e di nascita.
Due nomi su tutti Michel Odent e Frederick Leboyer.
Li conosceremo al più presto perchè c'è tanto da dire...

Alla prossima.

Un interessante blog che si occupa di epidurale negata e di parti "paranormali" lo trovate qui.