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domenica 9 agosto 2020

Potere all'ignoranza, ignoranza al potere.

Avete presente quando si parla di "post verità"? Qualcosa di molto simile a un altro termine: fake news, falsa notizia.
La post verità è la manipolazione di una notizia, di un fatto, creata ad arte per manipolare l'opinione pubblica, per scopi politici, personali o di interesse privato. Un atto scorretto e pericoloso.

Per me che mi occupo di salute e false notizie di medicina è sempre sconsolante e provoca molta rabbia notare quante siano le falsità dette al pubblico, alle persone. È ancora più assurdo quando le falsità sono sparse non da uno a caso o qualche disturbato ma da professionisti, persone ufficialmente serie, persino da politici.
Usare la salute delle persone come mezzo per ottenere consensi, prendere in giro la popolazione, spaventare la gente per attirarla è scorretto e può essere anche pericoloso. Ieri un politico laziale, Davide Barillari, consigliere regionale del Lazio, a chi gli chiedeva se esistono studi sulla pericolosità del 5G (conoscete? La prossima tecnologia che farà funzionare le nostre comunicazioni) ha risposto con un sito internet. In una pagina c'era il link a ben 23.840 studi (!) che avrebbero dimostrato "i danni del 5G" sull'uomo.



Ora. La tecnologia 5G è semplicemente un'evoluzione, un passo in avanti di quella già esistente, la 4G (5G significa "quinta generazione", il 3G arrivò nel 2001), rispetto alla quale questa è più efficiente, veloce, migliora le coperture e l'efficacia delle connessioni. Un progresso, quasi inevitabile.
Non abbiamo ancora certezze ma tutti gli elementi e i dati in nostro possesso ci dicono che questa nuova tecnologia non è particolarmente dannosa o rischiosa, ha i rischi di qualsiasi mezzo che funziona con le onde elettromagnetiche (dal frigorifero al cellulare, dal computer alla lavatrice). Le onde elettromagnetiche della telefonia sono una delle tante forme di onde elettromagnetiche esistenti. La luce del Sole è formata da onde elettromagnetiche, il forno a microonde funziona grazie a onde elettromagnetiche, non sono queste a essere pericolose per definizione ma l'uso che se ne fa e il motivo d'uso. Per cui è stupido e falso dire che le onde elettromagnetiche (o il 5G) siano pericolose.
Bene.

Se il politico sostiene che quei 23.840 studi dicono che il 5G sarebbe dannoso stiamo parlando di una cosa importante. Una notizia che può cambiare addirittura la nostra vita. Se un passo avanti della tecnica fosse pericoloso per la salute, ci dovremmo fermare o almeno riflettere, fare un bilancio rischi benefici, vedere fino a che punto ci convenga rischiare.
Questo politico, che si dipinge come paladino del popolo contro i poteri forti, risponde alla richiesta di un utente (oltretutto un conduttore televisivo) che gli chiede di mostrare eventuali studi che notino la pericolosità di questa tecnologia, quei 23.840 studi sarebbero una pietra definitiva sulle opinioni sul tema. Ora, a parte che 23.000 studi non esistono forse nemmeno per la pericolosità del fumo di sigaretta figuriamoci per il 5G che è una tecnologia relativamente recente, lasciamo perdere che il nostro politico abbia come fonti il sito "alleanza italiana stop 5G" (eh?) ma davvero esistono questi 23.000 e rotti studi?
Ma chi vuoi che vada a vedere 23.840 studi?
Io intanto comincio, quante volte ho detto che il modo più semplice di scoprire la realtà delle cose è andare a controllare?

Vado a vedere questi studi. Il primo, il secondo, il terzo. Poi proseguo. Una pagina, venti studi, trenta. C'è qualcosa che non va. Quegli studi non solo non parlano della pericolosità del 5G (ce ne sono addirittura alcuni che dicono che può essere anche una tecnologia vantaggiosa) ma quasi tutti non c'entrano nulla. Quello è un elenco che studia i campi elettromagnetici, argomento vastissimo e scientifico. Il sito che raccoglie gli oltre 28.000 studi "sulla pericolosità del 5G" è in realtà un sito (serio) che aggiorna sugli studi (non che parlano di danni ma su tutti gli studi) che escono riguardanti le onde elettromagnetiche, argomento assolutamente serio e degno di studio.
I campi elettromagnetici non sono "il 5G" ma sono i campi prodotti da praticamene tutti gli strumenti elettrici (e anche dall'ambiente terrestre, spontaneamente) che ci circondano. Un televisore produce campi elettromagnetici, così uno spazzolino elettrico, una radio, un cellulare, una lampadina. Come se per dimostrare la presunta pericolosità dell'acqua di casa elencassi gli studi che si occupano di oceano.
Quell'elenco studia gli effetti delle onde elettromagnetiche in vari ambiti e nemmeno "gli effetti negativi" ma le applicazioni di questi campi. Punto. Il 5G non c'entra nulla.

Basta leggere gli studi della lista.
Uno per esempio studia il volo della farfalla del tabacco, che sembra condizionato dai campi elettromagnetici, uno studia la possibilità dell'uso di campi elettromagnetici per allontanare gli insetti (una sorta di "pesticida elettrico"), un altro studia l'effetto dei campi elettromagnetici nella crescita dei peli nelle cavie, un altro studia la localizzazione di capsule endoscopiche grazie a risonanze magnetiche e un altro il trattamento chirurgico delle ustioni da elettricità pediatriche.

Cosa c'entra tutto questo con il 5G o con i presunti suoi danni?
Niente. Nulla.
Barillari ha dato una falsa informazione, una falsa notizia. Sparge allarme, confonde, aizza. Tratta chi legge da stupido, da credulone.
Ho fatto presente al politico il problema. Secondo voi qual è stata la reazione?


Sei uno scansafatiche. L'assessore insulta. Non discute, non chiede chiarimenti, insulta.
Perché certo che si può sbagliare ma cosa fa una persona perbene? Si accorge dell'errore e chiede scusa, a maggior ragione se sei un rappresentante del cittadino: lavori per lui, per i suoi interessi, quello che fai deve andare a SUO vantaggio non a vantaggio personale. Ma la reazione è tutt'altro che serena:



Scuse?
Ha detto di essere stato frainteso? Di aver capito male? Ha chiesto spiegazioni perché lui non è del campo?
No.


Prende in giro.
Il politico non discute, dice la sua (sbagliata) e chiesta una rettifica o una discussione non la fa. Questa è la cosa più grave il fatto che messo davanti alle sue responsabilità non sono non ha risposto, non solo non ha chiesto scusa o ammesso l'errore (chiamiamolo così, dai) ma è scappato, tra grasse risate e prese in giro. Mi ha anche consigliato di "lasciare perdere" perché "sprecherei tempo". Non si assume le sue responsabilità davanti al cittadino, non risponde delle sue azioni.

Ha lanciato la falsa notizia (allarmante, se dici che una cosa è pericolosa allarmi la gente) ed è scappato ridendo. Come i bulli, come un teppista. Siamo ormai a questo.
Così il politico ha lanciato il suo allarme interessato, i suoi seguaci (che magari per ingenuità o perché non vogliono porsi domande, pigramente) danno per scontato che esista un allarme e le opinioni e i fatti sono falsificati. Poi è passato ad altro, la falsa notizia è già vecchia, non ne parla.

Questa è la post verità. Manipolare la realtà a proprio vantaggio per ottenere qualcosa. 

Attenzione, queste cose non sono esclusiva di un partito politico o di uno schieramento, visto con i miei occhi: nessuno escluso. Non commettete quindi l'errore opposto, dare una patente a qualcuno quando in realtà la patente ce l'hanno già tutti. Anzi, io spererei che proprio le persone, i cittadini, si rendano conto di chi è colui che devono votare. Non ha importanza l'idea politica, lo schieramento, gli ideali, se una persona dice bugie, se è ignorante, se è potenzialmente un danno non facciamolo salire al potere. Mai. Sarebbe un pericolo, un danno per tutti, non solo per noi. Nessuno metterebbe un incapace alla guida di un aereo supersonico sul quale voliamo.

Ma davanti a questo scenario squallido ci sono due piccoli poteri che noi cittadini abbiamo.
Primo, il più classico, quello del voto.
Un politico dice bugie? Manipola la realtà? Ci tratta da stupidi? Non dimentichiamolo. La prossima volta lasciamolo a casa, imparerà a gestire meglio la sua persona.
Secondo: non beviamoci tutto ciò che leggiamo, nemmeno se ciò che leggiamo ci può dare ragione o conferma le nostre idee. Trasformiamoci in esseri pensanti, non diventiamo tifosi.
Dobbiamo farlo per noi, per i nostri discendenti e, in fondo, per il mondo intero.

Alla prossima.

giovedì 8 giugno 2017

Le prostatine del Mulino Bianco

C'è un'idea abbastanza diffusa (perché istintiva): più controllo la mia salute, più sarò al sicuro da malattie.
Quest'idea, semplice e banale, si è diffusa dovunque, soprattutto negli strati della popolazione più attenti alla propria salute ed ovviamente, dove c'è una richiesta, si crea subito un'offerta. I servizi di controllo delle malattie sono aumentati, ambulatori e centri privati, esami del sangue e di altro tipo che controllano tutti gli organi, test che si possono fare anche a casa. Sembra così evidente che mettere in discussione una cosa del genere crea imbarazzo.
Finché qualcuno ha riflettuto.
Se faccio molti controlli, ovviamente, ho la possibilità di trovare molti problemi di salute, o meglio, di trovare qualche valore anomalo (che non per forza è segno di un problema di salute). Questi valori anomali mi obbligheranno ad approfondire le cose.
Oltre all'inevitabile perdita di denaro e tempo, oltre allo stress di una "anomalia", sarò costretto ad effettuare altre analisi e queste analisi, tutte di approfondimento quindi più precise, sono molte volte invasive, anche rischiose. Tutto questo non significa che per forza farò bene alla mia salute, anzi, potrei anche fare molto male. Troverò malattie, disturbi, problemi ma trattarli, curarli, sarà sempre un guadagno di salute?
Alcune volte no. Se per esempio il trattamento fosse molto pesante e ricco di effetti collaterali dovrei metterlo sulla bilancia con il beneficio.
Chi farebbe radioterapia per un nevo cutaneo benigno? Nessuno. Proprio perché il rischio del trattamento sarebbe superiore al beneficio, meglio lasciarlo dov'è.
Chi toglierebbe un angioma al fegato?
Nessuno: sottoporsi ad un intervento chirurgico espone a rischi ed effetti collaterali maggiori di quelli che causerebbe un angioma epatico.
Un esempio pratico.
Se facessi continuamente un test del PSA (antigene prostatico, un esame che si usa per controllare anomalie della prostata), rischierei di trovare più frequentemente un valore anomalo, questo mi porterebbe ad eseguire altri esami, da quelli solo fastidiosi (visita, ecografia) a quelli più invasivi e pericolosi (biopsia). Se trovassi una malattia (per esempio un tumore) rischierei di dovermi sottoporre ad intervento chirurgico (e quelli sulla prostata possono essere molto invasivi ed invalidanti) ed a terapie anch'esse importanti e con effetti collaterali. A prima vista si potrebbe pensare che, vista la presenza di una malattia, l'intervento e le terapie siano giustificate ma non è sempre così. Nel caso della prostata, ad esempio, sappiamo che alcuni tipi di tumore hanno un'evoluzione molto lenta, lentissima, nell'ordine dei decenni  e che, se per esempio la diagnosi la ricevessi a 70 anni, discutere sull'opportunità di operare o meno non sarebbe una cattiva idea, perché di fronte ad un grande intervento chirurgico, c'è la possibilità che la malattia diventi mortale quando la mia età sarà di 85 anni e quindi forse, morirò prima per altri motivi, dipende da tante cose. Insomma, la "linea di condotta" non sarebbe così scontata e lineare ma avrebbe bisogno di informazioni, valutazioni, confronti. Sono oltretutto tanti i fattori che possono influenzarla.
Per questo motivo non ha senso fare continuamente il dosaggio di questo PSA ma converrebbe farlo ogni tanto (per esempio ogni due anni) oppure controllare se si appartiene a particolari classi di rischio. Chi non è a rischio può farlo anche meno frequentemente e sempre sotto consiglio del medico.
L'idea che convenga fare le cose quando è giusto e non quando capita è sempre più diffusa nella medicina moderna, in tutti i suoi campi.
Fare il Pap test ogni anno o ogni sei mesi potrebbe essere inutile e dannoso. Qualsiasi lesione, anche la più piccola o anche quella che sarebbe scomparsa da sola, richiederebbe un intervento, quindi qualcosa di invasivo, che ha dei rischi e che può condizionare la mia vita futura. Per questo il Pap test non va fatto "di continuo" (così da controllarsi di frequente) ma ogni tre anni. Questa periodicità emerge dagli studi scientifici. Sono le linee guida delle società scientifiche che poi decidono cosa conviene alla popolazione.
Fino a qui mi sono spiegato?
Bene.


Qualche giorno fa mi imbatto in una pubblicità televisiva: il "mese della prevenzione urologica". In pratica la Società Italiana di Urologia (SIU) invitava i maschi del nostro paese ad effettuare una visita urologica di controllo, gratuitamente, a scopo preventivo. Il tutto sponsorizzato (con tanto di logo visibile nello spot) dalla Menarini, azienda farmaceutica che produce, tra le altre cose, anche farmaci urologici (per esempio per i disturbi sessuali maschili) ed ultimamente sta spingendo molto un integratore utile (a loro dire) per i disturbi della prostata. L'azienda, in collaborazione con la società di urologia, incoraggia questa campagna.
Nulla di strano, convegni, campagne e corsi sono da sempre sponsorizzati (pagati, sostenuti, aiutati) da aziende farmaceutiche, costano tanto, sono impegnativi e, senza un sostanzioso contributo, molte non potrebbero essere realizzate, l'importante è dichiararlo. Si realizza però un problema che ultimamente in medicina è sempre più pesante: il conflitto di interessi.
Le società scientifiche sono i gruppi (ne esistono decine, per ogni specialità medica) che decidono per un territorio (una nazione, un continente) le linee guida. Cioè come dobbiamo curarci, controllarci, cosa è meglio per noi e cosa è utile. Possiamo immaginare il loro impatto sulla salute pubblica.

Permettere che un'azienda farmaceutica che produce farmaci per (ammettiamo) i problemi cardiaci, aiuti e sostenga finanziariamente una società scientifica che si occupa degli stessi problemi, configura un conflitto di interessi. Crea cioè una sorta di dipendenza, una "simpatia" non per forza in malafede o patologica ma sicuramente condizionante. Solo per "ringraziare" l'azienda che tanto fa per la società scientifica, quest'ultima potrebbe favorire un farmaco della stessa azienda o preferirlo ad un altro di un'altra azienda.
Se si uniscono gli interessi della società italiana di urologia (diffondere cultura urologica scientifica, decidere le linee guida in urologia nel nostro paese) con quelli dell'azienda farmaceutica che produce farmaci urologici, interessi legittimi (vendere), il rischio di un condizionamento è più che reale.
Sono conosciuti i problemi di finanziamento di una società scientifica ed è anzi ammirevole che una di queste si impegni in una campagna sociale ma la società di urologia, pur collaborando con chi preferisce, dovrebbe evitare (dal mio punto di vista) di avere come "sponsor", in una campagna che punta a trovare uomini con problemi prostatici o erettili, chi produce farmaci per i problemi prostatici o erettili.
Almeno per puro buon senso e buon gusto.

Non che sia per forza un atto in malafede o "segreto", può essere semplicemente un condizionamento psicologico. Se l'azienda aiuta ogni mia iniziativa, ogni mia difficoltà, non ci penserò due volte a ricambiare. Per questo il conflitto di interessi, pur non essendo un reato o qualcosa di proibito, è pur sempre un problema delicato. Tanto che se ne parla sempre di più e tanto che oggi dichiarare un conflitto di interessi è praticamente un obbligo morale.
Non lo scopro certo io, sono stati realizzati fior di studi e lavori per capire fino a che punto un conflitto di interessi possa condizionare le scelte mediche o gli studi scientifici e condiziona, questo è fuor di dubbio. Sta alla serietà del singolo medico, della società di medici, dell'intera categoria, non trasformare un normale e fisiologico conflitto di interessi (una collaborazione meno interessata possibile quindi) in un vero a proprio accordo ("do ut des", se mi aiuti a fare il convegno io ti aiuterò a vendere il farmaco).

Nel caso della campagna urologica il conflitto di interessi, ribadisco, legittimo, è evidente.
Ma c'è qualcosa in più.
In occasione della campagna, la società di urologia distribuisce un opuscolo ricco di informazioni. Fornisce anche un "decalogo della prevenzione", la prevenzione dei problemi urologici in 10 punti. Consigli utili insomma, finché non si arriva ad un punto che lascia davvero sbalorditi.
"Effettua, dopo i 50 anni, almeno una volta l’anno un prelievo di sangue per controllare il psa e il testosterone"
Il PSA (antigene specifico prostatico) è una proteina prodotta dalla prostata. Negli anni passati fu protagonista di grande entusiasmo, sembrava che, dosandolo, controllandone i livelli, si potessero prevenire i tumori della prostata. Bella notizia.
Se non fosse che con il tempo si è scoperto che non sempre un aumento del PSA indica un tumore della prostata e che, anche se lo indicasse, non sempre quel tumore avrebbe rappresentato un pericolo per la persona. Controllare continuamente il PSA quindi, potrebbe esporre a trattamenti eccessivi, a spese e costi ingiustificati, a cure pericolose e persino gravemente debilitanti.

Per questo motivo l'entusiasmo nei riguardi del PSA si è ridotto negli anni ed oggi non si parla più di esame di screening ma di controllo da valutare da caso a caso ed anzi, in molti casi, è sottolineato come non si tratti di un esame da fare alla leggera, che il suo valore diagnostico è molto discutibile e che sicuramente non vada proposto come screening. Un lavoro della Cochrane ha sottolineato come l'uso del PSA come metodo di screening del cancro alla prostata non abbia diminuito la mortalità per questa malattia e persino il confronto tra esame della prostata (esplorazione digitale) e controllo del PSA sembra bocciare quest'ultimo, nessuna differenza di mortalità tra le persone appartenenti ai due gruppi.
Per questo, tutte le società scientifiche del mondo, consigliano di effettuare questo controllo solo una volta dopo i 50 anni e poi ricontrollarlo secondo vari parametri, ogni due anni se si è a rischio, anche ogni otto se non si è a rischio (ed il rischio dipende da altri fattori, tra i quali l'età). Lo dicono società del calibro della Società Europea di Urologia, di quella americana, dell'American Cancer Society ed altre. Il concetto è abbastanza chiaro e condiviso. e sottolinea, tra l'altro, di fare questi controlli solo dopo attenta valutazione (con il medico) e colloquio per discutere i rischi ed i benefici dell'esame. Questo è l'atteggiamento di tutte le società medico-scientifiche del mondo. Nessuna sostiene di sottoporre a test tutti gli uomini oltre i 50 anni, tutte sottolineano i potenziali rischi di questo comportamento.
L'ASCO (Società americana di oncologia clinica) che è un po' il "riferimento" mondiale per la diagnosi ed il trattamento dei tumori, crea precise limitazioni. Per un uomo con una lunga aspettativa di vita discutere con il medico i rischi ed i benefici di un dosaggio di PSA, per chi non ha molta aspettativa di vita (<10 anni) non bisogna proporre nessun dosaggio. La società americana di urologia, addirittura, sconsiglia un controllo routinario negli uomini dai 40 ai 54 anni non a rischio.

L'opuscolo della SIU, sorprendentemente, dice invece di eseguire il controllo "almeno una volta l'anno" e lo dice a tutti, non fa distinzione, non specifica chi dovrebbe farlo e non dice di rivolgersi almeno al proprio medico per decidere sul proprio caso personale (e cosa significa "almeno una volta l'anno"? Due volte? Dieci? Venti?).
Eseguire un dosaggio del PSA almeno una volta l'anno è un dato che non trova riscontri nei pareri dell'urologia mondiale, sconsigliato da qualsiasi società di urologia, che non ha basi, sconsigliato dalla letteratura scientifica. La SIU ha diffuso cattiva informazione medica che può avere anche delle conseguenze sulla salute delle persone (come abbiamo visto trattare "esageratamente" è un rischio!).

La cosa non finisce qui perché nello stesso opuscolo si parla di dosaggio "almeno una volta l'anno" del testosterone (ormone maschile, importante per la funzione sessuale) ed anche questo non ha nessun riscontro in letteratura scientifica o in altre linee guida. Anche in questo caso si rischierebbe di "curare" persone che non sono malate, con tutte le conseguenze del caso.
Poi il "colpo di scena", lo stesso opuscolo consiglia addirittura a tutti gli uomini che programmano una gravidanza, l'esecuzione di uno spermiogramma (esame del liquido seminale) così, per accertarsi che non vi siano problemi. E qui, oltre a non avere nessun riscontro scientifico, rasentiamo la follia. Controllarsi continuamente prima di un problema, prima di avere un dubbio, un sospetto, è da tempo considerato un comportamento sconveniente e dannoso. Questo la SIU lo sa? Immagino di sì.


Ed ecco che il conflitto di interessi con l'azienda che produce farmaci per i problemi della prostata e per i deficit dell'erezione diventa un fantasma che invade la mente, ecco che si pensa alla creazione di malattie e malati, ecco che la società scientifica che non si basa sulle conoscenze scientifiche fa dimenticare in un attimo le lotte contro ciarlatani ed inventori di cure dei quali la società scientifica dovrebbe rappresentare l'opposto.
Passa in secondo piano anche il primo consiglio del decalogo per la salute della prostata. Un consiglio alimentare. Si potrebbe pensare ad una dieta sana, ad evitare alimenti irritanti, forse all'evitare il consumo di alcol. No.
Il primo consiglio della lista è quello di bere tanta acqua. Tanta.
E che acqua? "Oligominerale, leggera, a basso contenuto di sodio e diuretica"

Ma ormai siamo entrati nel tunnel del complottismo spinto ed il fatto che il partner principale della società di urologia (con presenza nella homepage del sito) sia proprio, precisamente e puntualmente una marca di acqua minerale ci fa sorridere. Perché fa tenerezza.
Perché di fronte al consiglio n°1 del decalogo di bere acqua "oligominerale, leggera, a basso contenuto di sodio e diuretica", lo sponsor della società definisce la propria acqua "oligominerale XXYY [...] contiene solo lo 0,002% di sodio, favorendo l’eliminazione di liquidi".

C'è poco da scherzare, vero?
l fatto che questi consigli siano diffusi tramite una campagna pubblicitaria è ancora più preoccupante. Il danno che può conseguirne non è limitato, si rischia di diffondere il concetto che controllarsi sempre, per tutto e continuamente, sia giusto e benefico ma questo va esattamente all'opposto rispetto a quanto dice la medicina di oggi. Ogni trattamento ed ogni esame va valutato, calibrato, caso per caso e soprattutto bilanciando rischi (che ci sono sempre) e benefici (che non ci sono sempre). Termini come "overdiagnosis" (eccesso di diagnosi) o "overtreatment" (supertrattamento) non sono termini inusuali in medicina ma attualissimi. Fare tanto non significa fare meglio e nemmeno fare qualcosa per il paziente, non bisogna fare tanto ma fare il giusto.
Se faccio un esame del sangue ogni settimana, prima o poi, troverò un valore anomalo che tenderò a "curare" (anche se quell'anomalia non mi identificasse come malato) con le conseguenze del caso. Il fatto che la società italiana di urologia abbia diffusso un'informazione del genere non è quindi una bella notizia.
L'articolo potrei concluderlo qui.

Ma non posso.
Perché appena illustrata questa cosa su Facebook, sono comparsi nel post alcuni commenti esagitati.

L'attacco è stato frontale: "ignorante", "disinformatore", "ciuccio", "complottaro!"

Un linguaggio da trafficante di armi che puntava a sottolineare come io stessi fornendo informazioni false, fuorvianti e pericolose.
Non si trattava di persone a caso, non di complottisti o antivaccinisti ma di medici. Urologi, per la precisione, proprio i medici che si occupano dei problemi di cui parlo.
Secondo loro la mia informazione era non solo sbagliata ma anche pericolosa, da ignoranti, perché l'opuscolo della società di urologia diceva il giusto e non bisognerebbe demolirlo così.
Visto che tutti possiamo sbagliare (anche se io, prima di dare una notizia controllo e ricontrollo ripetutamente e quasi maniacalmente) ho fatto una domanda ben precisa: "che io sappia da nessuna parte è consigliato un controllo del PSA per tutti gli uomini, "almeno ogni anno", come dice l'opuscolo della SIU". Ho chiesto allora, proprio agli specialisti del settore, chiarimenti, c'è una linea guida che sottoscrive quanto detto dalla società italiana di urologia? Esiste una conferma?
Niente, gli urologi, in preda a smania distruttiva hanno iniziato ad attaccarmi, "ignorante!", "sei un ginecologo, non puoi parlare!", incredibilmente, i colleghi, stavano usando gli stessi identici argomenti e toni che usano con me i ciarlatani, gli antivaccinisti, i seguaci di un guru o di un santone.
Ma sono abituato e, senza perdere la calma, ho richiesto: "bene, mi mostrereste quindi questa linea guida, un protocollo, un indirizzo che spieghi che serva fare un dosaggio del PSA almeno una volta l'anno come scritto nell'opuscolo della SIU?".

Niente, le linee guida non arrivano, tutti ce l'hanno con me (a dire il vero alcuni urologi no ed altri mi hanno scritto in privato per dirmi che avevo piena ragione ma loro "non potevano esporsi") ma nessuno sa dirmi dove avrei sbagliato. Sono un ignorante disinformato ma nessuno è stato capace di informarmi.

Allora provo a chiedere di nuovo, tra le critiche e le aggressioni: "mi mostri per favore una società scientifica che dica che bisognerebbe fare un controllo del PSA almeno una volta l'anno?".
Niente. Non arriva niente.
Un collega azzarda qualcosa del tipo: "le società di tutto il mondo consigliano un controllo ogni due anni, quella italiana preferisce un controllo l'anno". Che è più o meno come dire "ho ragione io perché ho ragione io".

Questo mi ha fatto riflettere, quando discuto con omeoseguaci gli insulti sono gli stessi e loro sono considerati fanatici, quando mi aggrediscono gli antivaccinisti le aggressioni sono identiche e li consideriamo estremisti.
Qui sto discutendo con medici, specialisti, colleghi che usano gli stessi argomenti, stesse insinuazioni ed invece di basarsi sui dati, sui fatti, sulle evidenze (non è mai comparso questo fantomatico documento che confermasse l'affermazione della SIU) usano argomenti scorretti, disonesti e d'altronde non ho fatto un'accusa sorprendente ho semplicemente evidenziato un conflitto di interessi come un altro che, c'è poco da fare, è evidente.
Che poi si sarebbe potuto mantenere un comportamento diverso. Gli urologi avrebbero potuto dire "in effetti il consiglio è scritto male, sarebbe il caso di migliorarlo", oppure "che errore, bisogna rimediare, i pazienti vanno informati bene e noi urologi vogliamo proprio questo!". Invece no. Negare, attaccare, insultare.

Ma arriva l'insulto finale. Quello che non mi sarei mai aspettato.
All'ennesima mia richiesta di una sola linea guida che confermasse le parole dell'opuscolo della SIU, un collega urologo, invece di darmi questa linea guida, scrive: "Mi rendo conto che l'attività di blogger genera un discreto indotto".
Questo è un "ki ti paka" dei bei tempi, delle migliori tradizioni. La persona che dice una cosa del genere è un collega, un medico, un urologo, uno al quale ho chiesto documentazione scientifica su un fatto medico e che, senza avermela fornita, ha iniziato ad insultare. E vi risparmio il dopo, per pietà (sua), tanto poi ha cancellato tutto (anche questo in perfetto stile "bimbominkia").

Unica scusante: da quanto riesco a capire il collega è molto giovane, probabilmente ancora preda di una visione poetica ed "universitaria" della medicina, a tratti esaltata da film e telefilm dove ci sono i buoni e i cattivi ed i medici, dopo attenta riflessione, salvano dieci vite a puntata trapiantando un cuore con i denti e riattaccando un arto con la penna laser del Lidl, una visione da "Mulino Bianco" dove tutto è liscio e lineare, tutti sono buoni e dove quello che dicono ai congressi è verità. Non lo ricordo bene ma probabilmente alla sua età ero così anche io.

Poi passa.

Ecco, credo che questa storia sia un esempio di cosa significhi cultura nel senso più ampio del termine.

Rompere degli schemi, dei ruoli (la medicina buona, i medici buoni.,.) è disorientante, distrugge delle sicurezze e prevede gli stessi meccanismi, sia se si parla di "farmaci dannosi" (che non è possibile!) sia se si parla di "omeopatia inutile" (ma su di me ha funzionato!). Le reazioni (scomposte) sono le stesse. C'è quindi tanta strada da fare, per i medici e per i pazienti, per il cittadino e le autorità.

Quando ci chiediamo come facciano le persone a credere ai ciarlatani, come fanno a cadere vittime di truffa, di credere all'impossibile. Si cerca di spiegare il metodo scientifico, cosa significa "statistica", epidemiologia, come si valuta uno studio o una rivista scientifica, siamo in tanti ad impegnarci sul campo, a metterci faccia, tempo e soldi (il collega che favoleggia di miei guadagni tramite questo blog deve sapere che ci ho sempre rimesso).
Il problema è più vasto, molto vasto.
Io insisto nello spiegare le pseudomedicine, ripeto continuamente che l'omeopatia è zucchero, spiego perché il bicarbonato non cura il cancro perché se non si ha spirito critico per delle cose così evidenti e banali non lo si avrà a maggior ragione per cose molto più subdole (controllati tutti i mesi, è un bene!), non si scoprirà il condizionamento dell'industria nella medicina, nemmeno ci accorgeremo di diventare numeri del business della salute.
E non c'entra il livello culturale, in questo caso lo abbiamo visto.

Parliamo di medici, persone che hanno studiato, che probabilmente devono confrontarsi con la ricerca, gli studi, la statistica. Persone che devono valutare l'efficacia di un trattamento, che curano i pazienti. Che devono valutare se un esame o un trattamento sia utile o meno, conveniente o meno. Che nemmeno davanti a tutte le linee guida del mondo, riescono a vederci chiaro.

Non stupiamoci quindi quando una mamma dice di aver curato il figlio con la medaglietta della Madonna o l'altra non vaccina perché nei vaccini c'è il mercurio.
Non stupiamoci quando ci sono medici che prescrivono omeopatia o altre pratiche magiche.

Non stupiamoci e riflettiamo.
Anzi, rifletta chi ha permesso tutto questo.

Alla prossima.

AGGIORNAMENTO (08/05/17): La pubblicazione di questo post nella pagina Facebook di Medbunker ha causato ulteriori fenomeni di isteria medica. Interessantissimo ed educativo leggere i commenti. Anche in questo caso, oltre alle accuse (da parte di medici) di scrivere sciocchezze seguite da mie gentili richieste di darmi qualche riferimento che confermasse quanto scritto nell'opuscolo non è arrivato nulla. Nessuno riesce a confermare quanto scritto dalla società di urologia, nessuno riesce a smentire quanto scritto da me, però tanti sono infuriati. C'è qualcosa che non va.

Un medico si è presentato con commenti del genere:
"Gentile collega, me ne sbatto delle linee guida dementi se trovo dei tumori in gente (con disuria aspecifica) di 45 anni. E resto convinto di fare bene."

Mi sembra interessante, che dite?
:)

Per dare un'idea schematica delle ragioni per le quali lo screening del cancro alla prostata tramite dosaggio del PSA non è più considerato una pratica da seguire, ecco una grafica (tradotta da me) del National Cancer Institute americano. Su 1000 uomini sottoposti a screening, la morte evitata grazie ad esso sarà una (forse), quell'omino in nero. Le altre saranno danni o falsi positivi che possono complicarsi.


venerdì 13 febbraio 2015

Io, antifrenista.

Questa è la traduzione e adattamento dell'articolo di Robert Moore Jr. apparso nel suo blog. Dedicato a chi ascolta le idiozie antivacciniste e decide la propria salute e quella dei suoi cari con molta leggerezza e basandosi su ragionamenti illogici. Ho adattato l'articolo alla realtà italiana e reso più "scorrevole".
Buona lettura

==

Ho preso una decisione seria e basata sulle evidenze. Non voglio discuterla ma farla conoscere a tutti. Siete pregati di rispettarla, non voglio sentire quei professoroni che mi avvertono dei fantomatici pericoli della mia scelta, a casa mia comando io.
Sto smontando i freni della mia automobile.
Non è una decisione avventata, vi spiego perché.
Qualche settimana fa ho visto un incidente automobilistico, due persone si sono trovate allo stesso momento ad un incrocio, tutte e due hanno fatto una grande frenata e subito dopo si sono scontrate. Nessun ferito grave per fortuna ma ho subito pensato che, se invece di frenare avessero sorpassato semplicemente l'incrocio, non sarebbe successo nulla. Sono stati i freni quindi a causare l'incidente!
A quel punto ho deciso di fare una ricerca e quello che ho trovato è stato sconcertante. Centinaia di persone, ogni anno, sono gravemente ferite da frenate inutili e ci sono casi in cui i freni, non funzionando, hanno investito anche altre persone, innocenti, bambini, famiglie intere: ditelo a loro che i freni sono sicuri e salvano le vite!!
È dimostrato che praticamente in TUTTI gli incidenti stradali, i conducenti delle autovettura avessero azionato i freni subito prima dell'incidente, servono altre prove?
Vi siete mai chiesti perché le multinazionali automobilistiche non rilasciano un certificato in cui si assumono tutte le responsabilità sull'uso dei freni? Avete mai visto un concessionario di auto dirvi che i freni sono sicuri al 100%? Non ve lo diranno mai!

Chi l'ha detto che i freni sono sicuri? I produttori di freni naturalmente e tutto questo i media non ce lo dicono.
Una volta stavo guidando sulla neve ed ho premuto leggermente i freni: ciò ha causato la completa perdita di controllo dell'auto, i miei freni avrebbero potuto uccidermi facilmente. Avete fatto caso poi alle pastiglie dei freni che scadono, ai dischi che si usurano? Non sentite quanti sobbalzi e rumori stridenti? E questi sarebbero "sicuri"?
Chissà perché qualche decennio fa i freni non li usava nessuno. Per diminuire la velocità delle auto si scalava di marcia o si usava il freno motore, sarà una coincidenza ma nel passato, quando usavano le marce o il freno motore non c'erano MAI incidenti causati dai freni ed oggi sempre più studi ci mostrano le scoperte sui metodi di frenata alternativi.
Io le ricerche le ho fatte ed ho scoperto che ci vendono schifezze.
I meccanici, le persone ai cui affidiamo il lavoro e la cura delle nostre macchine, sono pagati per cambiare ed installare i freni. Ogni freno da riparare sono soldi, cosa dovrebbero dire se gli chiedete se i freni devono essere installati? Chi vogliono prendere in giro? Voi pensate lo facciano per la nostra sicurezza ma prendere 49,99 euro per cambiare le pastiglie dei freni è proprio un bel guadagno. Fateveli montare voi i suoi freni!!

Ho parlato così con il mio meccanico e gli ho chiesto di smontarmi i freni e sono disgustato per quanto mi abbia trattato male.
Mi ha accusato di essere pazzo, anche ignorante però quando gli ho detto che la torsione di coppia che puoi mettere sui freni è limitata e gli ho mostrato i valori che ho trovato su internet mi ha guardato strano e mi ha detto che non sapeva di cosa stessi parlando, l'ignorante è lui! Ha detto che i freni che mi avrebbe montato escono dalla casa madre dopo accurati test e che il prodotto è standardizzato, come se tutte le macchine fossero uguali. Ha avuto anche il coraggio di dire che la mia scelta personale potrebbe avere conseguenze, che potrei influenzare la vita di chi sta attorno a me.


Ne ho avuto abbastanza di lui, sto cercando un nuovo meccanico.
Il problema è che molti meccanici sono pagati e sponsorizzati dall'industria automobilistica e che tutti, guardacaso, insistono affinché io non tolga i freni dalla macchina e cosa dovrebbero dire visto che dai freni della mia macchina dipende il loro guadagno? Avete mai visto un meccanico mettere i freni alla propria auto? Ci sono ricerche che dimostrano che il 79% dei meccanici non usa i freni!
Siamo andati sulla Luna (anche su questo ci sarebbe da discutere) e non abbiamo trovato un modo per evitare i freni? Ma a chi vogliono darla a bere?
La maggiorparte di loro non ha voluto nemmeno tenere la macchina in officina per controllarla dicendo che senza freni potevo causare danni alla loro struttura o alle altre macchine, cretinate! A loro semplicemente non piace chi crede a tecniche di frenata alternative.
Ora, chiaramente, anche il governo è coinvolto e dice che io DEVO avere i freni, che non è una cosa che riguarda solo me e che con la mia decisione posso danneggiare gli altri. Cosa ne è quindi della libertà di scelta? Dov'è la libertà?!?
Se chi usa i freni lo fa perché sono sicuri e si sente protetto, di cosa si preoccupa?

Vi invito allora a fare le vostre ricerche.
Non basta ascoltare il ministero dei trasporti o le grandi case automobilistiche multinazionali. Ho preso una decisione personale per la mia famiglia, ho detto NO ai freni.
Useremo rimedi naturali, come la gravità, il mettere i piedi a terra per fermare l'auto ed i rimedi popolari come l'uso del freno motore. Dopotutto, se funzionava già con me da bambino quando andavo in bicicletta, funzionerà con i miei figli nella mia macchina.
Qualcuno dice: "se togli i freni dalla tua macchina diventerai un pericolo anche per gli altri" ma a me "degli altri" non importa, non posso pensare agli altri quando i freni sarebbero un pericolo per me. E poi, se tu nella tua macchina i freni li ha, perché dovresti preoccuparti se non li monto nella mia?

Non ho mai sentito nessuno, tra quelli che hanno tolto i freni della macchina, dire di essere morto ma ci stiamo svegliando e siamo sempre di più. Sto anche pensando di fondare il Comilfre (Comitato italiano liberi dai freni), voi ci sarete?

Vi prego di essere rispettosi nei commenti.
Il prossimo articolo tratterà dei danni ormai scientificamente dimostrati delle cinture di sicurezza.




NOTA: Questo è un post satirico, si prega di non modificare la vostra automobile. Non sono un meccanico e non ho competenze di ingegneria, ho un'idea molto vaga e probabilmente sbagliata sul funzionamento del motore e quindi le mie parole non devono essere considerate attendibili.
Grazie.

sabato 15 ottobre 2011

Incompetenti ed inconsapevoli di esserlo.

L'incompetenza è la mancanza di conoscenze ed abilità in un determinato campo di azione. Professionalmente l'incompetente è colui che non ha le conoscenze adatte o sufficienti a praticare un compito o un tipo di attività lavorativa. Negli ultimi anni per indicare la capacità di svolgere un compito è utilizzato anche il termine inglese "skill" (più o meno "capacità", "abilità", "perizia"): l'individuo incompetente è indicato quindi come "unskilled".
Un fenomeno socialmente rilevante soprattutto nell'era di internet nella quale praticamente chiunque può diffondere la propria opinione in qualsiasi campo della conoscenza umana: l'incompetenza diventa ancora più rischiosa quando non è consapevole e credersi competente è probabilmente più rischioso dell'essere incompetente.
Il processo mentale dell'"incompetenza inconsapevole" è stato studiato da Justin Krueger e David Dunning, due psicologi americani, che hanno stilato una ricerca interessantissima e poi ripreso diverse volte visto l'argomento interessante.
La mancanza di coscienza delle propria impreparazione è diffusissima e si mescola con altri lati della personalità individuale: l'ignoranza, la presunzione, la negligenza e tanto altro.
Possiamo notare comportamenti simili quotidianamente, tanto su internet quanto nella vita di ogni giorno.
Episodi di ignoranza (che non è limitata all'aspetto puramente culturale, l'ignorante culturale è quasi sempre un ignorante sociale) ne vediamo quotidianamente, io ricordo ancora un episodio che mi accadde tanti anni fa.

Stavo svolgendo il servizio militare, ero un "aiutante di sanità", come studente di medicina (scelsi di fare il militare, quando era obbligatorio, prima della laurea per non perdere anni dopo) mi avevano assegnato all'infermeria della caserma.
Durante una missione (lo scopo era quello di trovare e rimuovere residui bellici) mi trovavo come "addetto ai soccorsi" con altri tre miei commilitoni che avevano invece il compito di cercare pezzi di metallo, residui di bombe ed oggetti simili con un metal detector. Ci trovavamo in aperta campagna e non era raro incontrare animali come ricci, serpenti o topi. Mi resi conto che i miei commilitoni erano riuniti in gruppo e gridavano eccitati. Avvicinandomi scoprii che stavano letteralmente massacrando un serpente, non una vipera (anche se lo fosse stata, non era certo una giustificazione al loro gesto) ma una di quelle che si chiamano "bisce", probabilmente un biacco, tutto nero.
Mi impressionò particolarmente il sangue che usciva dal suo corpo, rossissimo, come quello umano e che assumeva un tono più drammatico con il contrasto sul nero del corpo del serpente.
Urlai ai miei commilitoni di lasciare in pace quel povero animale. Ero letteralmente disgustato dalla loro ferocia inutile e senza senso.
Dal punto di vista formale ero pure un superiore (in gradi militari) ma loro non mi ascoltavano nemmeno, sembravano drogati di violenza.
Quando tutto finì appesero tra le risate la povera bestia ad un ramo, a penzolare senza vita. Li rimproverai dicendogli che non c'era motivo di usare tanta violenza nei confronti di un animale soprattutto perchè inoffensivo ma loro ridevano soddisfatti prendendomi in giro ed invitandomi a "fare il dottorino" che di animali ne capivano più loro.
Fui colpito sia dall'avvenimento che dal loro atteggiamento e li giustificai in un solo modo: l'ignoranza che possedevano.
Essere profondamente ignoranti non è una colpa ma uno stato. Puoi esserlo perchè non hai avuto la possibilità di studiare o perchè non ne hai le capacità. Puoi essere ignorante perchè ti occupi di qualcosa che esula dalle tue competenze. Può essere un pericolo se l'ignoranza la applichi in ambiti sociali, di gruppo, pubblici.

Allegoria dell'ignoranza (seminario di Venafro, Isernia)
Quando l'ignorante tenta di spiegarsi un fatto o gli viene chiesto di farlo può imbattersi in errori madornali. Ciò che vede l'ignorante può essere assolutamente lontano dalla realtà perchè questa è già condizionata dalla percezione personale indipendentemente dal livello di competenza. Possiamo far rientrare il fenomeno nel quadro del cosiddetto "bias cognitivo", l'errore che proviene dalla nostra percezione delle cose. Non si tratta necessariamente di percezioni precise ma anche di formazione, cultura, estrazione sociale: se provassimo a chiedere un esempio del concetto di benessere a persone di differente reddito o estrazione sociale vedremo come il significato della parola sia profondamente differente da un individuo all'altro e dipenda dalle sue esperienze personali, dalla sua cultura e dall'attuale stato socio-economico.
Se la percezione della realtà è talmente differente e dipendente da vari fattori, anche la percezione di ciò che siamo e che sappiamo è assolutamente soggettiva. Essere pienamente coscienti dei propri limiti e delle proprie conoscenze non è scontato.
Si chiama proprio Dunning and Krueger effect, l'effetto Dunning e Krueger, l'inconsapevolezza di essere ignoranti e della competenza degli altri.
Non solo non sappiamo ma crediamo che gli altri siano al nostro stesso livello.
C'è anche la faccia opposta: chi sa ed è competente spesso non si rende conto di parlare ad un pubblico incompetente e quindi sminuisce se stesso e sopravvaluta il prossimo.
Interessante eh?
Di esempi potrei elencarne decine ma mi limiterò alla medicina ed agli argomenti trattati in questo blog con l'aggiunta di una storia che non tutti conoscono e che giudico attinente.
Navigando su internet, quanta gente dirà di essere sicura che i vaccini possano causare l'autismo e che sono fondamentalmente pericolosi?
Quanti di questi si basano su dati reali?
Quanti, davanti ad un "competente" che smentisce questa bufala faranno un passo indietro o riconosceranno il loro errore?
Probabilmente nessuno.
Ma provate pure a chiedere in giro: "i vaccini sono pericolosi?". La maggioranza delle persone risponderanno positivamente. Non solo la mancata conoscenza di un argomento disorienta ma aver sentito una notizia allarmante la fissa molto di più nella memoria rispetto ad una tranquillizzante. Per questo qualcuno sostenne che una bugia ripetuta cento, mille volte diventa una verità.

Io ho provato a farlo con un collega pediatra con una domanda secca, gli ho chiesto: "secondo te i vaccini causano l'autismo"?
Mi ha risposto che "...in certi casi...è possibile...sembra che vi sia stato qualche caso...". Gli ho allora chiesto: "in base a cosa lo affermi? Dove lo hai letto?" Non mi ha saputo rispondere, ha parlato genericamente di studi con parole vaghe, quando gli ho chiesto un solo riferimento da consultare, non aveva idea di cosa potesse dirmi.
Probabilmente il collega (in buona fede) avrà letto da qualche parte (su internet?) di questo ipotetico (ma smentito) collegamento senza approfondire e visto che non conosce bene l'argomento si è mantenuto vago, neutrale, non negando la possibilità che l'evenzienza proposta (che una vaccinazione possa causare autismo) potesse essere vera.
In realtà quando gli ho detto che non esiste un solo studio scientifico o una sola prova che l'autismo possa essere collegato ai vaccini è rimasto disorientato, non sapeva cosa dirmi ed ha cambiato discorso.

L'incompetenza (in questo caso allarmante perchè proveniente da una persona che deve essere competente) si è completata con l'assoluta inconsapevolezza di essere impreparato.

Che i vaccini non causino autismo è un dato praticamente assodato, l'ultima conferma arriva dall'ennesimo studio. Una ricerca effettuata per aggiornare la casistica del Vaccine Injury Table ovvero l'elenco degli effetti indesiderati e delle complicazioni da vaccino, ha evidenziato che oltre agli effetti collaterali già conosciuti non vi è alcuna evidenza di eventi avversi gravi. In particolare l'attenzione si è concentrata sugli effetti chiamati in causa in questi anni quali autismo, diabete e malattie respiratorie di origine allergica (come l'asma) che per qualcuno sono causati (o peggiorati) dalla vaccinazione. Non vi è alcuna evidenza di collegamento tra vaccino MPR (morbillo, parotite, rosolia) ed autismo o vaccino anti influenzale e peggioramento di asma e malattie respiratorie, nè di diabete per altri tipi di vaccino.
Gli studi già effettuati lo avevano già sottolineato ma è bene non abbassare mai la guardia e cercare sempre nuove conferme. Dice Ellen Wright Clayton, professore di pediatria e direttore del Center for Biomedical Ethics and Society alla Vanderbilt University di Nashville: "Nonostante una ricerca approfondita è davvero difficile che i vaccini causino danni e quelli che causano sono in genere lievi ed autolimitanti".
Bene.

No, non tanto bene, perchè ci sarà sempre quello che in una discussione sui vaccini dirà che "i vaccini fanno male" e che "lo sanno tutti". Ma se non sei un epidemiologo, un medico, perchè trai queste conclusioni? Se non sei competente, perchè non leggi le statistiche e solo dopo formi le tue idee? E se sei un professionista del settore, come hai fatto a trarre una conclusione così importante se non vi è alcuna base per farlo?
Semplicemente perchè per contrastare un'affermazione forte come questa relativa ai vaccini ci vuole una preparazione altrettanto forte e profonda.
Nel dubbio meglio non apparire impreparati ed assecondare, seppur in maniera vaga, l'interlocutore.

Se io non avessi mai approfondito seriamente l'argomento vaccini probabilmente non sarei così drastico nel definire il collegamento con l'autismo una bufala ed anche io avrei fatto parte del grande e pericoloso numero degli incompetenti inconsapevoli di esserlo, probabilmente a chi mi avesse chiesto se i vaccini possono causare l'autismo avrei risposto con un "diplomatico" e vago: "in alcuni rari casi è possibile" e lo avrei fatto non in base a dei dati (perchè è a questo che dovrei attenermi) ma per "sentito dire", per essere sicuro di non sbagliare.

Lo scontro tra "opinioni" è talmente forte che è praticamente impossibile far cambiare opinione a chi si dice già convinto ed allora meglio tagliare corto: ognuno la pensi come vuole, l'importante è la realtà che è una sola e che deve guidare le scelte in medicina, pratica che si occupa della salute del singolo ma anche della comunità e che pur rispettosa, non può tenere conto delle "opinioni" indimostrate.
Un meccanismo simile può diventare persino perverso e pericoloso per la salute pubblica. L'uso indiscriminato di antibiotici è causa di effetti dannosi non solo su chi li usa senza motivo ma anche sul resto della popolazione. I batteri che oggi sconfiggiamo grazie all'utilizzo di farmaci antibatterici diventano resistenti, mutano e trovano il modo di sopravvivere. Sarà sempre più difficile (ed in una certa misura lo è già oggi) curare le malattie batteriche con gli antibiotici che usiamo attualmente. Eppure quanta gente assume un antibiotico quando non vi è alcuna ragione per farlo?
Basti pensare all'influenza: la causa è un virus, l'uso di un antibiotico quindi è del tutto ininfluente eppure culturalmente (e con incompetenza) quando si ha il raffreddore buona parte della popolazione ricorre ad un antibiotico.
L'uso da incompetenti non avrà alcun risultato positivo ma ne avrà di negativi quando l'antibiotico servirà davvero.
Ma se a prescrivere l'antibiotico che non serve fosse il medico?
In quel caso si assiste o ad una grave incompetenza (ancora più grave di quella del "paziente) o ad un gesto in malafede: "accontento" il paziente che chiede con insistenza l'antibiotico perchè so che se non lo prescrivo rischio di perderlo come cliente e di guadagnare di meno. In questo caso però non si tratta di incompetenza ma di disonestà.

Lo stesso succede nel campo dell'oncologia.
È un tema trattato svariate volte ma non basterebbe nessuna statistica, nessuno schema nè un ragionamento logico a far cambiare idea a chi è convinto che "la medicina uccide" o che "le medicine fanno male". Basterebbe osservare la realtà: nessuna "medicina alternativa" ha mai salvato una vita, mentre milioni di vite sono state salvate dalla medicina. Oppure leggere gli studi: l'omeopatia è un placebo, non esistono guarigioni da medicina alternativa. Oppure studiare i meccanismi d'azione dei farmaci e dell'agopuntura e rendersi conto che un recettore o un ormone sono entità reali mentre i meridiani o la memoria dell'acqua sono entità inventate.
Niente non serve neppure questo. Per questo la discussione con un incompetente è poco utile o produttiva e non porta a nessun risultato (anzi, spesso fa chiudere a riccio l'interlocutore che diventa sempre più chiuso ed incapace di osservare anche la semplice realtà). Provare a far osservare a chi si reca a Lourdes per motivi di salute che un viaggio nella località francese ha un tasso di efficacia nel guarire i malati dello 0.0000335% (o se può rendere meglio un'inefficacia del 99.9999665%) è assolutamente inutile.

Ma allora perchè si continuano a diffondere voci allarmistiche, infondate, scientificamente smentite che per molti sono verità scottanti e proibite?
Perchè se un incompetente diffonde una voce allarmante, questa farà il giro del mondo e resterà impressa nelle menti anche se dopo viene smentita.
Provate a fare il "gioco" contrario. Chiedete ad un antivaccinista qual è la prova che i vaccini causino l'autismo. Oltre ad enunciarvi gli studi taroccati di Wakefield, vi dirà che tutti i casi di autismo insorgono subito dopo le vaccinazioni.
La correlazione è evidente no?
Basterebbe in questo caso usare la logica e pensare che se l'autismo inizia a manifestarsi dopo pochi anni di vita è scontato che i primi sintomi coincidano con le vaccinazioni. Ma nessuno penserà alle merendine o ai giochi in plastica quali cause dell'autismo (perchè? Quale studio ne ha sancito l'innocuità?), molto più credibile concentrarsi sulle vaccinazioni (nonostante gli studi ne abbiano sancito l'innocuità).
Sostenere che dopo la chemioterapia un malato di tumore è morto per qualcuno è la prova che la chemioterapia causa la morte dei malati.
Difficile pensare che essendo il cancro una malattia gravissima, la chemioterapia può fallire nel suo tentativo?
E la "colpa" a chi la diamo?
Se una persona accende la televisione e subito dopo subisce un infarto cardiaco, la colpa evidentemente è del televisore: è la causa dell'infarto.
Se un'altra persona si addormenta con un ventilatore acceso e muore, c'è poco da discutere: il ventilatore acceso causa la morte delle persone.
Banale?

In Corea del sud, se provate ad acquistare un ventilatore (già proprio i ventilatori che servono a far cambiare aria ad una stanza, a rinfrescare), troverete l'avvertenza di non dimenticare mai l'apparecchio in funzione durante il sonno.
Il motivo è semplice: in quel paese è diffusa l'opinione che dormire con il ventilatore acceso possa uccidere.
Proprio così.
In Corea del Sud, lasciare il ventilatore acceso durante il sonno è considerato un atto particolarmente pericoloso.
La storia nacque da un comunicato stampa del Korea Consumer Protection Board, un ente governativo che si occupa di informare periodicamente i consumatori sui provvedimenti legali e commerciali legati ai prodotti di largo consumo. Dai dati raccolti dall'agenzia era "evidente" che dormire con un ventilatore in funzione provocasse la morte.
Secondo l'ente di governo le cause era da imputare principalmente all'ipotermia (diminuzione della temperatura corporea) ed all'aumento di anidride carbonica dovuta all'aumentata circolazione di ossigeno nell'ambiente nel quale era in funzione l'apparecchio.
In realtà nessuno dei due meccanismi è plausibile e soprattutto non può essere collegato in maniera convincente al funzionamento di un ventilatore, non vi è oltretutto alcuna base scientifica che spieghi la "morte da ventilatore".
Eppure la leggenda si sparse, così velocemente che ancora oggi i ventilatori in vendita in Corea del sud hanno un timer che blocca il meccanismo dopo un certo numero di minuti e soprattutto si sottolinea l'avviso di non dormire mai con il ventilatore acceso.
Ma perchè si sparse un'idea così improbabile? Semplicemente perchè per una serie di coincidenze furono rinvenute diverse persone decedute in casa con il ventilatore acceso in un ristretto periodo di tempo.
Qualcuno, invece di riflettere sul fatto che durante la stagione estiva sono in molti (soprattutto anziani!) ad utilizzare un ventilatore e che trovare un anziano morto con un ventilatore acceso poteva essere un normale reperto, notò quella "strana" presenza: trovare consecutivamente più di tre morti con il ventilatore in funzione poteva significare che il ventilatore uccide. Non pensò affatto che molte di quelle povere persone erano appunto anziane, molte altre alcoliste e diverse in cattive condizioni di salute.

Un po' come dire che trovare tanti fazzolettini di carta a casa di chi è raffreddato, significhi che i fazzolettini causano il raffreddore. Chi può smentirlo, in fondo.
L'incompetenza unita alla capacità di discernere realtà da fantasia, i fatti dalle ipotesi può modificare il corso di una vita.
Ed ecco come la competenza, l'analisi seria dei fatti, l'obiettività e la mancanza di pregiudizi possono condizionare in senso positivo le nostre opinioni e persino la vita.
La competenza è per tutti, chiunque può diventare competente ma non è possibile improvvisare, un principiante non sarà mai competente ma resta un dilettante. Bisogna quindi scartare le informazioni false, inutili, non leali. Se voglio "appassionarmi" alla medicina, non devo "cercare su internet" ma studiare (tanto) sui testi medici, frequentare un reparto dove si curano i malati, osservare ed apprendere, provare le mie conoscenze e solo così potrò dire di essere competente, in caso contrario sono un ciarlatano, non sarò competente ma avrò conoscenze incomplete, disorganizzate e quindi inutili.

Servirebbe quindi semplicemente una presa di coscienza: rendersi conto di essere incompetenti in un determinato ambito (e non c'è niente di male) e che la realtà è molto differente dalle credenze personali ed affidarsi per questo a chi ne ha competenza ed a chi ha studiato la materia trattata.
La presa di coscienza è un'iniziativa individuale, personale e per questo è fondamentale che chi sparge le proprie opinioni sul web o sul territorio una coscienza ce l'abbia...e non è sempre così.

Alla prossima.