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venerdì 14 gennaio 2022

MedSpot: notizie, aggiornamenti, curiosità.

Una periodica rassegna di notizie, curiosità, storie strane di medicina.

Vampiri e bellezza.

Una delle caratteristiche della pubblicità è quella di affidare i propri messaggi a personaggi famosi o "popolari". Questo perché la gente tende a imitare persone che hanno successo o di forte influenza mediatica. La notorietà si può sfruttare anche a fin di bene, come in campagne di beneficenza ma anche a "fin di male", inducendo le persone a spendere inutilmente i propri soldi o, peggio, a farsi del male.
Qualche mese fa un personaggio televisivo che spopola negli Stati Uniti (meno da noi), Kim Kardashian, ha pubblicato una foto (per niente piacevole) del suo volto pieno di macchie di sangue. A suo dire quella era una procedura che l'avrebbe aiutata a mantenere la pelle del viso giovane e fresca. Si tratta di una sciocchezza (pure pericolosa). Il nome "popolare" è "vampire facial" (più o meno "viso da vampiro", riferito all'immagine sanguinolenta della procedura) e usa un trattamento che è spesso usato da sportivi o persone che hanno problemi ortopedici. Il PRP (una sorta di "frullato di piastrine", le cellule che nel nostro corpo aiutano la cicatrizzazione delle ferite) negli anni scorsi era stato usato per migliorare stati infiammatori, rinforzare articolazioni, muscoli, ossa di sportivi e corridori anche forme di artrite, con risultati promettenti ma che alla fine non hanno mai mantenuto appieno le promesse. In realtà la base teorica di questa pratica non era campata in aria e qualche ipotesi interessante sembrava rendere credibile l'uso di PRP in varie branche della medicina ma gli studi hanno fatto cambiare idea.


Non ci sono infatti grandi conferme del potere "rigenerante" di queste "pappe piastriniche" e, nonostante qualcuno le pratichi ancora, la maggioranza degli sportivi non le usa più. Ma il mercato ha trovato un altro sfogo, quello dell'estetica e dei trattamenti di bellezza. Così la "pappa di piastrine" ha iniziato a farsi strada come rigenerante dei tessuti del corpo e del viso e qualcuno ha pensato bene di favorire l'assorbimento di queste sostanze praticando centinaia di microfori (con strumenti appositi) sulla pelle. Risultato? Un ringiovanimento del viso.
Gli studi sembrano mostrare un effettivo miglioramento (soggettivo e oggettivo) della pelle ma temporaneo e non importante. Il problema è che il trattamento, per il risultato che si può raggiungere (raggiungibile con altri metodi) sembra esagerato e potenzialmente pericoloso (oltre agli effetti locali, come i lividi, i rossori e gli ematomi c'è un raro ma possibile rischio di infezione).

Il problema è quindi legato all'entità del risultato di fronte alla pesantezza del trattamento. Quasi indolore ma...ha senso?

La foglia nella gola.

Una signora va dal medico: "mi scusi, credo di avere una foglia di alloro bloccata in gola, bevendo il the mi sono accorta che ho ingoiato l'alloro e da quel momento mi fa male".

Ma no signora, sicuramente sarà irritata o graffiata, però darò un'occhiata.

Quella "striscia" verde che vedete in basso è una foglia di alloro.
Nella gola della signora c'era questo:
 


I polmoni e la Covid.

La pandemia di Covid ha sicuramente colpito tante persone anche psicologicamente. Improvvisa, inaspettata, drammatica, la malattia è diventata "nota" in pochi giorni. La parte strettamente medica è stata però spesso trascurata perché (purtroppo) le cronache sono state invase dalle considerazioni politiche, emotive, da pareri e opinioni azzardate, da previsioni basate sul nulla. Il dibattito pubblic oè stato occupato quasi interamente da posizioni faziose, di principio, da previsioni e scommesse, anatemi e minacce.
Se dovessimo tornare al lato esclusivamente medico una delle cose più evidenti e preoccupanti è il danno ai polmoni provocato da questo virus.
È proprio il danno polmonare quello che, principalmente, determina la gravità della malattia, causando un'insufficienza respiratoria grave e persino letale.
Se i termini medici possono essere difficili e troppo tecnici, molto più evidenti le immagini.
Ed ecco una immagine TC (Tomografia computerizzata, la vecchia TAC) che mostra l'aspetto dei polmoni prima del danno e dopo. 
La prima immagine (è come una sezione, una "fetta" dei polmoni) è quella dei polmoni in una persona con Covid in fase presintomatica, quella in basso è la stessa persona con sintomi avanzati e prima della risoluzione. Noterete come nell'immagine in alto i polmoni sono praticamente neri. Sono integri, normali, è l'aspetto (quasi) normale dei polmoni in una TC. Diversa la situazione in basso.

Si noteranno i polmoni molto più "opachi", biancastri, perché è in atto una "fibrosi", ovvero il tessuto polmonare è sostituito da tessuto più rigido, più "duro", meno adatto a respirare e scambiare ossigeno con i vasi sanguigni. Per semplificare al massimo, il "nero" dei polmoni ossigena il corpo, il "bianco" no.
Questi sono i "polmoni da Covid", inadatti a respirare.

Il caso si risolverà con successo ma forse questa immagine può fare capire il danno causato dalla malattia e perché le difficoltà respiratorie possono essere così gravi.



Video medici quando non c'erano i video.

Negli anni siamo stati abituati a progressi tecnici favolosi che ci hanno consentito cose prima considerate incredibili. In medicina, per esempio, l'avvento di internet, delle trasmissioni radio e video, hanno rivoluzionato letteralmente lo studio e le cure delle malattie. Ma come si faceva quando non c'erano i video?
Sono notissimi i manuali di anatomia preparati da abilissimi (e poi diventati storici) disegnatori, gli interventi chirurgici descritti con vere e proprie opere d'arte pittoriche. Ritratti di volti malati, immagini di lesioni della pelle, del corpo, tutto riportato fedelmente da bravissimi disegnatori. E su quello studiavano i medici.
In questa immagine del 1819 si ritrae il decorso della febbre gialla (una malattia infettiva trasmessa dalle zanzare) in un giovane uomo francese. Le immagini sono drammatiche ed evocative e rendono benissimo l'idea della gravità e dell'evoluzione della malattia. Un disegno che è una fotografia dei tempi.

Observations sur la fièvre jaune, faites à Cadix, en 1819

La caramella che uccide.

Un cinquantaquattrenne americano in sovrappeso e con abitudini alimentari sbagliate, ha avuto un arresto cardiaco e successivo decesso. I medici, che lo conoscevano, descrivono questa persona come abituata a mangiare molti dolci, in particolare buste di caramelle. Negli ultimi anni l'uomo mangiava mezza busta di liquirizia al giorno.
La liquirizia contiene molte sostanze attive (tra tutte l'acido glicirrizico) che, per un consumo moderato, non creano problemi. Quando si esagera però (come nel caso dell'uomo del quale parliamo) gli effetti possono essere importanti.
Ipertensione (aumento della pressione arteriosa), ipokaliemia (diminuzione dei livelli di potassio nel sangue), aritmie cardiache e insufficienza renale. Tutti i sintomi che quest'uomo presentava poco prima della morte. Per questo i medici che lo hanno seguito imputano la morte proprio al consumo eccessivo di liquirizia. Il caso è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine a settembre scorso.

Le ultime parole d'amore.

Quando qualcuno di noi lascia questo pianeta una delle consolazioni più grandi è che lo faccia circondato dall'affetto dei propri cari. La vicinanza, una mano stretta, anche solo esserci, possono essere molto consolatori per chi sta perdendo qualcuno a cui si vuole bene. Una ricerca di qualche mese fa ci regala una possibilità in più. Utilizzando l'elettroencefalogramma, alcuni scienziati canadesi hanno rilevato delle onde elettriche cerebrali che sono presenti in persone morenti, ormai senza più attività cerebrale attiva. Mentre alcune di queste onde registrate sono presenti anche senza coscienza (sono semplici "riflessi", risposte a stimoli esterni), altre sono presenti solo in caso di coscienza (cioè del rispondere attivamente, coscientemente allo stimolo esterno) e si trattava in particolare degli stimoli uditivi.
Questa ricerca, interessante, apre quindi un'ipotesi scientificamente utile ma anche molto romantica. Sembra che le persone morenti abbiano nell'udito il senso che per ultimo abbandona il corpo. In parole ancora più povere: parlare a chi se ne sta andando potrebbe essere veramente effettivo, un gesto percepito da chi sta abbandonando la vita quando gli altri sensi e la stessa coscienza, l'hanno già abbandonata. Una cosa che fa bene a chi è lasciato e, forse, anche a chi ci lascia.

Diamo i numeri?

Voi non ci crederete o forse se seguite questo blog non vi stupite ormai di niente ma c'è gente, un bel gruppo di gente, che ne segue altra (su siti web, su Facebook, sui social) che sostiene di poter cambiare le cose, il futuro (una malattia, l'esito di un concorso, un problema finanziario, uno amoroso o altro) con dei numeri.
Sì. Recitando dei numeri. Una sequenza. Si dicono questi numeri di continuo, tante volte e tutto si risolverà. Dalle cose più impressionanti come guarire da una malattia grave a quelle più banali, come trovare parcheggio per l'auto.
Uno dirà: "sono quattro svalvolati" e invece no. Cioè sì, un po' lo saranno, per forza ma sono persone normali, comuni. Ho visto chiedere la "sequenza" a una mia amica, laureanda in giurisprudenza. L'ho visto fare a una collega, pediatra e alla mamma di un amico di mio figlio, impiegata. Se leggete queste pagine c'è chi chiede una sequenza di numeri per qualsiasi cosa. Non so cosa pensare se non avere così la conferma che l'ingenuità e la creduloneria sono davvero diffuse, comuni, sono cose normali, non eccezioni di qualcuno o di chi è davvero strano o particolare.
Come si può credere che dire dieci volte 4458987111 faccia passare l'allergia o che portare in tasca un bigliettino con scritto il numero 45688772541 sia perfetto per vincere al Lotto?
Non lo so, non lo so e forse non lo voglio sapere.



Per ora è tutto, alla prossima.

venerdì 24 giugno 2011

OBE: fuori dal corpo

Out of Body Experience, OBE, esperienza fuori dal corpo, è quel fenomeno abbastanza conosciuto che descrive la sensazione di "vedersi dall'esterno", l'impressione di "uscire" dal proprio corpo ed osservarlo come se fosse quello di un altro.
Queste esperienze, relative a stati comatosi poi risolti o a gravi stati di salute che costituiscono pericolo per la vita, possono chiamarsi anche "Near death experiences", cioè esperienze di quasi-morte. Un ulteriore termine che definisce queste sensazioni è "autoscopia", la possibilità cioè di vedere il proprio corpo dall'esterno.

Una definizione precisa di questo fenomeno non esiste, ma qualcuno ci ha provato definendolo come un'esperienza che comprende queste tre caratteristiche:

1) Dislocazione della coscienza all'esterno del proprio corpo.
2) Impressione di osservare l'ambiente da una posizione elevata e da una prospettiva distante ma sempre in prima persona.
3) L'impressione di vedere il proprio corpo da questa prospettiva.

Sono molte le occasioni nelle quali si manifestano questi fenomeni, non si tratta cioè di avvenimenti legati esclusivamente a stati di coma o di grave compromissione cerebrale. Sono conosciute esperienze durante il sonno, in caso di utilizzo di sostanze stupefacenti, procedure anestesiologiche, uso di psicofarmaci, malattie mentali ma in tante occasioni sembra possano avvenire anche con un ottimo stato di salute e senza fattori esterni che possano evocarli.



Sono stati studiati individui che avevano descritto almeno un'esperienza OBE nella loro vita ed in loro è stata trovata una presenza significativa di disturbi del lobo temporale (che è un'area del cervello) e della percezione corporale, come dire che quest'esperienza ha origine organica, deriva cioè da un problema cerebrale di grado diverso. Altre ipotesi hanno chiamato in causa un'alterata connessione fronto-temporale, come un "black out" temporaneo di alcune attività cerebrali. Un esperimento molto interessante è stato quello di studiare se esistessero posizioni particolari o stati mentali precisi che predisponessero a questa esperienza. In uno studio si è visto che la posizione supina e la scarsa attività mentale (pensiamo ad una persona che si rilassa o ad uno stato di pre sonno) rendono più frequenti questi fenomeni. Sono più numerose le esperienze OBE quando si è supini rispetto a quando si è in altre posizioni.




I racconti delle persone che hanno vissuto esperienze OBE sono affascinanti e sorprendenti per vari motivi. Praticamente tutte infatti hanno ricordi simili che descrivono di aver osservato il loro corpo (che essi riconoscevano come tale) in posizione sdraiata, la stessa che avevano realmente al momento dell'esperienza, circondato dall'ambiente realmente presente al momento. Quasi sempre queste persone dicono di aver visto attorno a loro gli individui realmente presenti (quasi sempre medici, infermieri, parenti) che parlavano ed arrivano a ricordare persino le frasi dette. Quest'ultimo particolare non è costante. A volte le frasi riferite sono state realmente pronunciate e descritte con precisione, altre volte si tratta di frasi generiche che non corrispondono per forza a ciò che è stato realmente detto al momento dell'esperienza dalle persone presenti.
Il ricordo di ciò che è avvenuto poi è sorprendentemente simile da un individuo all'altro.
Si ricorda uno stato di piacevole abbandono, di difficoltà a "rientrare nel corpo", di un tunnel e di una luce abbagliante ma non fastidiosa che attira queste persone verso la sua direzione, spesso verso l'alto. Comuni le sensazioni di "galleggiamento", il sentirsi roteare nello spazio e "volare", si chiamano sensazioni di tipo vestibolare.
I ricordi che affiorano nella mente di chi ha vissuto queste esperienze è stato legato a vari fattori. Se sorprende la similitudine tra un racconto ed un altro è anche vero che le reazioni cerebrali ad uno stato di asfissia o ipoossigenazione sono per forza simili poichè i meccanismi che le generano sono simili per tutta la specie umana. Qualcuno ha legato (senza però trovare riscontri scientifici) questi avvenimenti a ricordi "arcaici" del nostro cervello, per esempio ai ricordi ormai sepolti del momento della nascita: il tunnel e la luce sarebbero ciò che è rimasto in un angolo nascosto dei nostri ricordi di quando nascevamo. Questa ipotesi sicuramente romantica ed affascinante non sembra corrispondere al vero. Al momento della nascita non "vediamo" nessun tunnel (anche se il canale da parto ci fa pensare a qualcosa di simile) poichè il feto non "cammina" nè "nuota" attraverso un tunnel ma è letteralmente fasciato dalle pareti muscolari della donna che lo sta partorendo. Anche la luce in fondo è un ricordo "costruito" in questo senso: il nascituro non guarda certo verso l'esterno ma è letteralmente al buio, con gli occhi schiacciati verso i tessuti che lo "fasciano" prima del parto, la luce sarà visibile solo dopo la sua nascita ed in maniera diffusa, non come in fondo ad un tunnel.
Questa ipotesi quindi è stata scartata e si è puntato su ciò che è stato misurato in tutti gli individui che hanno vissuto queste esperienze.
In alcuni contesti è comune la visione di figure religiose, angeli, santi, la madonna o Gesù.
C'è una cosa in comune a tutti loro, la mancanza brevissima o più prolungata di afflusso di sangue e quindi di ossigeno al loro cervello.
L'ipossigenazione fa aumentare il livello di anidride carbonica nel sangue arterioso (la PaCO2 aumenta di 4-6 millimetri di mercurio al minuto in un paziente che non respira) e questo stato induce un'alterazione della coscienza tale che già uno stato iniziale di ipoossigenazione procura un evidente stato confusionale, spesso drammatico. Se l'ipoossigenazione è prolungata si arriva ad un danno cerebrale fino alla morte.
Per questo motivo sembra che le esperienze OBE siano una sorta di stato "preagonico" del nostro cervello. In parole povere, delle allucinazioni. Le esperienze fuori dal corpo assomigliano in maniera evidente alle cosiddette "esperienze di pre morte", nel NDE (Near Death Experiences), anch'esse esperienze "fuori dal corpo" ma legate a stati di compromissione cerebrale come gli stati di coma.

E' interessantissimo notare come le esperienze di premorte siano comuni nei sintomi e nei ricordi in tutte le persone con diminuito apporto di ossigeno al cervello, indipendentemente dalla loro età, dal sesso, dalla fede religiosa e dal tempo impiegato per "risvegliarsi", tutti raccontano gli stessi episodi, tutti hanno lo stesso ricordo e tutti hanno in comune un unico elemento: l'aumento di anidride carbonica nel sangue.
Lo ha notato anche un esperimento effettuato di recente dall'università di Maribor, in Slovenia.
Lo studio di 52 pazienti colpiti da ischemia cardiaca, mostrò come undici di questi provarono esperienze di premorte e tutti ebbero ricordi simili dell'esperienza:
"Abbiamo trovato che in questi pazienti che hanno sperimentato il fenomeno, i livelli di anidride carbonica nel sangue erano più alti rispetto a quelli di coloro che non ebbero alcuna esperienza"
Oltre ai livelli di CO2 sono stati misurati altri valori ed è risultato un comune aumento di potassio ematico più alto negli individui con NDE.
Questo studio conferma le ipotesi già conosciute grazie a simili ricerche effettuate negli anni passati ma non risponde a tutte le domande: perchè non tutti coloro che hanno uno stato di ipercapnia (aumento di CO2 nel sangue) hanno esperienze NDE? In poche parole, queste esperienze sono comuni ma non regolari, chi le vive ha costantemente un alto livello di CO2 nel sangue ma chi ha un alto livello di CO2 non sempre percepisce NDE.

Questa è l'obiezione principale.

Da un lato gli scienziati sottolineano come i ricordi delle NDE siano molto simili a quelli dei pazienti con gravi stati di ipoossigenazione dovuti a malattie come l'insufficienza respiratoria o l'intossicazione da gas, dall'altro stupisce come i ricordi di chi ha vissuto queste esperienze, seppur spiegabili con questo meccanismo, siano troppo "lucidi", simili e coerenti per essere stati provocati durante uno stato di incoscienza.
Un altro particolare che spesso si sottovaluta è che si descrivono gli stati "euforici" o di serenità che vengono vissuti da queste persone (probabilmente perchè rassicuranti, emozionanti) ma quasi mai si tramandano le sensazioni di angoscia e paura, di solitudine o disperazione che vengono riferite con altrettanta regolarità.

Peter Fenwick dell'istituto di psichiatria del Kings College di Londra non comprende infatti come sia possibile conciliare un ricordo così vivido con l'attività cerebrale assolutamente inconsistente che si registra durante gli stati comatosi o di arresto cardiaco mentre Christopher French dell'università di Londra parla di un'evidente prova del fatto che il livello mentale dell'organismo sia assolutamente in un altro piano rispetto a quello fisico, lasciando intendere che questa possa essere una "prova" di una vita "oltre la vita". Altri studiosi hanno notato che in questi casi è sempre presente un danno (sempre correlato al mancato apporto di ossigeno o ad una condizione congenita o acquisita, per esempio un trauma dovuto ad incidente) cerebrale, sempre localizzato nei distretti notati da altri scienziati. Alcuni la chiamano "disintegrazione dello spazio personale ed extrapersonale", dovuto a stimoli esterni (suoni, luci, colori) che vengono interpretati male ed accentuati in maniera distorta proprio per la presenza di quel danno che ho descritto. Prova a favore dell'ipotesi "traumatica" potrebbe essere quella che la maggioranza di queste esperienze si verifica in individui che hanno vissuto momenti di danno cerebrale più o meno gravi o prolungati. Sono comuni i casi di persone che hanno subito un danno cerebrale (anche lieve) e che per anni (anche 30) hanno vissuto continue esperienze OBE.

Sulla possibilità di "visioni spirituali" non è possibile naturalmente dare spiegazioni scientifiche.
Si entra per forza nel campo della fede religiosa che, come si può comprendere, poco ha a che fare con le prove e con gli esperimenti.
Per questo motivo l'ultima ipotesi, quella che descrive queste esperienze come l'avvicinamento alla soglia della "vita oltre la vita" non è certo discutibile e misurabile, specie scientificamente e non la discuteremo qui.
Se l'unico elemento comune in chi ha provato queste esperienze è proprio il livello di ossigenazione del sangue, ognuno resta libero di credere che quella sia la porta dell'aldilà.

Alla prossima.