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lunedì 12 aprile 2021

Tre piccioni con un Tweet

[articolo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale]

È successa una cosa interessante. Su un social (Twitter).
Premetto che, nonostante frequenti da tempo il web e i social succedono sempre cose curiose che mi fanno riflettere sulle dinamiche, sulle relazioni, i rapporti su internet, le parole, le abitudini, le interazioni. Insomma, il web e i social offrono una miniera di spunti a volte incredibili. In questi giorni (forse siamo tutti un po' più nervosi?) ho anche provato, per l'ennesima volta, il peso del dover scrivere in pubblico ciò che si pensa, niente di drammatico, ho solo posto un dubbio sulla riapertura delle scuole in un momento così grave dal punto di vista sanitario e sono stato inondato da insulti, minacce, aggressività verbale infinita. Non che fosse la prima volta ma ogni volta mi stupisco sempre. Ma torniamo al discorso iniziale.

Tutto è iniziato qualche giorno fa, in pieno "allarme" vaccino Astra Zeneca. Dopo alcuni decessi seguiti a vaccinazioni le autorità sanitarie di vari paesi (tra i quali l'Italia) hanno sequestrato dei lotti di vaccino o hanno addirittura sospeso la sua somministrazione, per poi decidere dei limiti di età. Una notizia apparentemente normale (in passato è già successo, anche in Italia e poi la farmacovigilanza ha proprio questo compito, verificare sul nascere qualsiasi allarme o sospetto su farmaci in uso) ma che, ovviamente, ha scatenato polemiche, paure e discussioni.
Una delle cose che più mi ha colpito è che se si va a studiare il dato così com'è non dovrebbe essere allarmante. I casi di morte (per trombosi) dopo la vaccinazione ricalcano quelli che accadono normalmente nella popolazione generale, senza la vaccinazione. Con le ultime valutazioni si è notato che c'è un lieve aumento (pur restando eventi estremamente rari, molto più rari di quanto accada nella popolazione generale già senza vaccinazione) in donne giovani che hanno fatto il vaccino e quindi, per precauzione (forse eccessiva?) si è deciso in molte nazioni di porre dei limiti (escludendo preferibilmente per esempio proprio le giovani donne da questo tipo di vaccino) non posti prima.
Nessun dramma. Se si conoscesse la statistica o il concetto matematico di rischio, un dato del genere su questo vaccino non solo non genererebbe allarme ma sarebbe totalmente insignificante (per la popolazione, non certo per le autorità regolatorie che devono indagare su qualsiasi evento sospetto).

Si potrebbe chiudere tutto qui.
Ma le persone vogliono chiarezza, giustamente e non è nemmeno facile darla, soprattutto perché viviamo un periodo di grande emotività.
Allora ho provato a spiegarlo schematicamente, con dei dati chiari, semplici e senza tanti fronzoli. Sarà il metodo giusto?
Così ho cercato di far riflettere, giocando con un "trucco", ho scritto che tra i miei pazienti, tutti quelli colpiti da Covid sono donne. Beh, non è una bugia ma è un "gioco" che ha anche un lato statistico. Un trucco come questo può essere usato in malafede nella ricerca scientifica per avere un risultato fraudolento, può essere un errore, conoscere queste "scorciatoie", può servire per saper leggere uno studio e addirittura per capirne le eventuali irregolarità, insomma, ho cercato di far sorgere una riflessione: essendo ginecologo era ovvio che tutti i miei pazienti con Covid fossero donne.

Ma niente, molti non afferravano e soprattutto mi hanno fatto sorgere una riflessione. 
Su internet ci sono medici come me (e ormai ce ne sono tantissimi) che fanno divulgazione scientifica. Ci sono anche biologi, chimici, giornalisti, una marea di nutrizionisti che parlano bene di alimentazione. Insomma, esistono tante figure che si mettono a disposizione (gratis) degli altri. Molto bello.
Mancano però (non è così, l'ho scoperto dopo) gli statistici.
Uno statistico che faccia divulgazione. Spieghi le correlazioni, gli eventi, i grafici, i bias, la significatività, i confronti, il rischio, insomma, tutti quei concetti che poi aiutano a capire meglio le malattie, la medicina, le terapie, la ricerca. Un buon modo per capire concetti come "rischio", le probabilità, le possibilità di un effetto collaterale, il bilancio rischi benefici, tutti concetti che in medicina sono non solo fondamentali ma, oggi, importantissimi.
Uno statistico sarebbe forse la figura migliore per spiegarli. Ce ne sarebbe davvero bisogno. Io ho provato a fare un esempio statistico.
 

Ho iniziato facendo un gioco "il 100% dei miei pazienti con Covid sono donne: il Covid colpisce soprattutto le donne. O no?". Si capisce?
Ecco, sapendo che sono ginecologo, volevo mostrare un tipico errore statistico o di contesto. Se sai che sono ginecologo è ovvio, che qualsiasi mia paziente, con Covid o senza, sia una donna. E poi la mia richiesta agli statistici di intervenire.
Ci credereste?
Alcuni hanno colto ma altri hanno iniziato a dire che non è vero che la maggioranza dei malati di Covid siano donne, che le donne sono più protette dalla malattia e così via. Appariva sempre più evidente che pochi avevano colto il senso del post o perché non lo avevano capito o perché non sanno che sono un ginecologo. Eppure è anche scritto nell'intestazione della mia pagina, nella biografia.

Ma non è questo il punto quanto quello che questo tweet, banalotto, può significare. Perché bisogna estrarre il buono da ogni cosa, vedere cosa possiamo imparare da ogni avvenimento. E qui abbiamo preso tre piccioni con un Tweet.

1) La statistica è una cosa complicata perché matematica. Il risultato finale dipenderà da quello che consideri. Può stupirci perché i dati oggettivi contraddicono le nostre credenze o può confermarne altre. Però dipende da cosa analizziamo e come, dai numeri, dai gruppi, da come facciamo i calcoli e da tante altre cose. Lo statistico dovrebbe evitare più possibile gli errori per arrivare a un risultato più possibile oggettivo. Altrimenti può ottenere qualsiasi risultato, anche completamente sbagliato.

Con una frase ricorrente nell'ambiente informatico ma adottata da quello della ricerca si dice "garbage in, garbage out" (spazzatura entra, spazzatura esce). Se metti dei dati non corretti avrai dei risultati non corretti, inattendibili. Se io analizzo solo la mia realtà, piccola, poco significativa (per esempio i miei dati medici personali, i dati dei miei pazienti, gli effetti di una terapia che prescrivo a 100 persone) molto probabilmente avrò un'impressione finale, un giudizio sbagliato. Non per forza ma probabilmente avrei un'alta possibilità di sbagliare. Se leggo le notizie dei giornali che dicono che sono morte 10 persone dopo un vaccino, prima devo sapere se le 10 persone erano parte di un gruppo di 100 o di 10.000.000 di vaccinati. È una cosa diversa che porta a considerazioni diverse.

2) Non limitarsi al titolo ma approfondire. Molte persone non hanno capito il senso del mio tweet. Se io, medico (mettiamo di medicina generale) avessi detto che il 100% dei miei pazienti con Covid fosse di sesso femminile si tratterebbe, in effetti (e se vero) di un dato curioso, interessante, anche preoccupante. Possibile che la malattia colpisca soprattutto le donne? Ecco, farei arrivare ai lettori un messaggio totalmente sbagliato e che non ha nulla a che vedere con la realtà. Un falso.
Ma approfondendo, sapendo che sono un ginecologo, il dato assume tutto un altro significato. Diventa ovvio, normale, scontato. Essendo un ginecologo, di che sesso dovrebbero essere le mie pazienti con Covid? Ma femminile, certo. Ecco. Il contesto è fondamentale, non solo la correttezza dei dati. Potrei quindi dare una notizia corretta ma se non si conosce il contesto, l'ambito che la ospita, potrei farvi credere quello che voglio.

3) Manipolando i dati posso concludere ciò che preferisco. Diceva Darell Huff: "Tortura abbastanza a lungo i dati ed essi confesseranno qualunque cosa".
Non pensiate sia una cosa rara o inusuale. Molte ricerche, volontariamente o solo per un normale "innamoramento" nei confronti di un'idea, un'ipotesi, usano i numeri a vanvera facendoli poi diventare la pezza d'appoggio per quello che si vuole. Se ho interesse a giungere a una conclusione (che un farmaco funziona, che non funziona, che sia sicuro, che sia economico e così via) posso usare i numeri come voglio per avere i risultati che voglio.
È qui che entra in gioco la "pubblicazione". Mettendo in pubblico i miei calcoli, le statistiche, i dati (i dati grezzi, ovvero quelli "puri", che nessuno ha manipolato per i calcoli) posso vedere se quel risultato, quella conclusione è vera, attendibile e credibile. Per questo chi ha una teoria la pubblica, per permettere a tutti di controllarne le caratteristiche. Per questo se dico che i miei pazienti con Covid sono tutte donne, prima di concludere che il Covid colpisce prevalentemente le donne devo annunciare la mia specializzazione. Altrimenti avrei compiuto una manipolazione dei dati nascondendo ai lettori un particolare fondamentale. Un trucco nemmeno così raro nella ricerca scientifica.

Insomma da un episodio banale e semplice ne ho approfittato per spiegare alcune cose.
Ho fatto bene? Non lo so. Come ha detto una commentatrice su Twitter:


Torno alle mie visite, và.
😅
Alla prossima!

venerdì 12 marzo 2021

Walk of life

Ogni giorno in Italia muoiono più o meno 1.700 persone.

Ogni giorno in Italia muore 1 persona su 34.000.

Ogni giorno in Italia sono vaccinate circa 170.000 persone.

Questo significa che almeno 3-4 persone muoiano dopo essersi vaccinate, non per colpa del vaccino ma dopo il vaccino, perché così succede.

Una morirà dopo aver mangiato una mela, una mentre dorme, una dopo la doccia e una dopo una vaccinazione. Forse anche una dopo aver fatto l’amore.

Si chiama vita.

E se ci terrorizza l’idea è solo perché siamo scimmie intelligenti.

Usiamola quindi questa intelligenza.

venerdì 30 ottobre 2015

Correlation is not causation: "dopo di" non significa "a causa di".

Correlazione non è causalità.
È uno dei fondamenti della statistica a anche del diritto e della logica: "post hoc, propter hoc" ("dopo di questo, quindi a causa di questo"), due avvenimenti che hanno qualcosa in comune (per esempio uno che segue l'altro o il primo che è legato al secondo), non significa che il primo sia causa del secondo o che il secondo avvenga sempre quando ci sia il primo.
Difficile?
No, vi assicuro che è semplicissimo, tanto che si tratta di un fenomeno conosciuto da secoli, una "fallacia logica" comunissima. Se mangio una mela e scivolo, non significa che le mele facciano scivolare, se guardo in alto e mi fa male la testa, non significa che guardare in altro causi il mal di testa, anzi, per essere più precisi: non significa che necessariamente il guardare in alto possa causare il mal di testa.
Stiamo filosofeggiando?
Sì, tanto che anche un finissimo filosofo si occupò di uno degli errori più comuni della mente umana. David Hume

Noi uomini siamo ancora legati a superstizioni ed antiche credenze anche a causa di questo meccanismo, colleghiamo gli avvenimenti in maniera istintiva, il nostro cervello non si è evoluto negli ultimi due secoli, si sono evolute le conoscenze ma il cervello, fisiologicamente, le usa solo se le vuole e le sa usare.

Se un gatto nero ci attraversa la strada ed abbiamo un incidente in auto, i gatti neri portano sfortuna, è indubbio, se passiamo sotto ad una scala e poi cadiamo, le scale sono entità negative. Fortunatamente il progresso ci ha insegnato a distinguere le credenze dai fatti oggettivi e così riusciamo a fare differenza tra ciò che sembra e ciò che è.
L'argomento è stato trattato da tanti divulgatori, qualche interessante esempio lo troviamo qui e qui, ma non ne avevo mai parlato e quindi stavolta tocca a me.
Lo tratterò prendendo spunto da una delle più frequenti "correlazioni" mediche anche perché oggetto di discussioni infinite ed estenuanti, perché se la correlazione come causa è un comportamento umano, è invece un errore gravissimo nel campo degli studi medici che può avere conseguenze enormi (e negative).
Parliamo di vaccini.
Negli ultimi anni i vaccini causano (causerebbero) tutto: l'autismo, l'epilessia, i tumori, persino la sindrome di Down.
Ma è vero?

In realtà sappiamo dai (tanti) dati a nostra disposizione, che i vaccini causano pochi effetti collaterali, per la maggioranza banali e passeggeri. Per farci un'idea con i numeri possiamo controllare la banca dati della regione Veneto che, in 21 anni, ha raccolto le segnalazioni di eventi avversi legati alla vaccinazione. L'evento avverso più comune è stato la febbre (nel 68% dei casi) seguito dall'irritabilità (28,5%). In 21 anni (1993, 2014) sono state somministrate 30.514.170 dosi di vaccino (di vario tipo) e si è registrato un caso di evento avverso grave ogni 62.500 dosi per anno, la maggioranza degli eventi avversi gravi si è risolto e non ha lasciato alcuna sequela. In 21 anni sono segnalati 16 casi di sequele permanenti (cioè ancora presenti all'ultimo controllo), ovvero 1 ogni 2.000.000 di dosi (paralisi di un nervo cranico, accentuazione di strabismo preesistente, neuriti ed altri), nessun decesso.
I numeri parlano chiaro: i vaccini sono molto sicuri e causano molto raramente conseguenze gravi o permanenti. Non c'è nessuna evidenza, né scientifica né osservata, che possa collegare la vaccinazione all'insorgenza di malattie tumorali o autismo o epilessia.
Bene.
Perché allora si leggono spesso appelli allarmati su queste presunte correlazioni?
Perché ci sono medici che dicono "possono causare queste malattie"?
Perché ci sono genitori disposti a giurare che il problema del figlio (una delle malattie dette prima) sia con sicurezza conseguenza di una vaccinazione?

Escludendo la malafede (in caso di medici è quasi scontata, un professionista deve attenersi ai dati scientifici non alle "opinioni personali indimostrate"), nel caso dei genitori la risposta è spesso la più banale: hanno correlato due eventi vicini nel tempo trasformando il primo in causa del secondo.
La maggioranza delle malattie che secondo alcuni (profani) sarebbero sorte "a causa del vaccino" iniziano a manifestarsi (o sono diagnosticate) proprio nell'età in cui ci si vaccina. Come sappiamo la vaccinazione si fa nella primissima infanzia, proprio per proteggere questa fascia della popolazione (tra le più deboli) dalle malattie infettive. La correlazione principe di cui si è parlato spesso in questi anni è quella tra vaccini ed autismo. Scientificamente smentita, una delle affermazioni che si ripetono continuamente è: "il bambino stava bene, dopo la vaccinazione è diventato autistico".
Ad un occhio esperto questa sequenza temporale sembrerà ovvia quanto quella che dice: "il bambino stava bene, dopo aver visto i cartoni animati ha perso i denti da latte". Non sappiamo il giorno esatto in cui si perdano i "denti da latte" ma sappiamo che presumibilmente cadranno proprio nel periodo in cui i bambini guardano i cartoni animati, ovvio ma non così tanto.

Problemi di linguaggio non potranno che emergere quando il bambino inizia a parlare, problemi di movimento quando iniziano i primi movimenti "finalizzati" (camminare, gattonare, afferrare...). Problemi cognitivi quando il bambino inizia ad interagire con la società e così via.

La vaccinazione avviene proprio poco prima di queste fasi della vita. Il bambino stava bene, si è vaccinato ed è stato subito male.

Eppure, se su milioni di bambini non si è trovata nessuna correlazione tra vaccinazione e malattia, perché proprio quel bambino dovrebbe averla?
Appunto, non ce l'ha. La correlazione è un falso collegamento patogenetico, non sono stati i vaccini la causa di quel problema ma il problema è comparso subito dopo i vaccini.
Se usassimo questo metro, si potrebbe sospettare che la comparsa sia avvenuta dopo l'esposizione alla televisione, dopo il primo contatto con la plastica, dopo aver mangiato una particolare verdura o dopo la seconda volta che si è usato il biberon, le correlazioni saranno le stesse e ne possiamo trovare centinaia (e se fossero i pannolini?).
Di questo tipo di correlazioni ne esistono tante, sono talmente numerosi gli eventi nella vita umana (già dall'infanzia) che se volessimo "legare" due avvenimenti non ci sarebbe nessuna difficoltà a farlo.
È tanto "semplice" correlare due fatti che c'è anche un algoritmo per farlo che permette correlazioni davvero incredibili.
Sono correlazioni chiamate "spurie", ovvero reali ma che in realtà sono frutto del caso e questo lo sappiamo proprio grazie alla statistica medica. Più persone studiamo, più "campioni" abbiamo a disposizione, più possiamo essere relativamente sicuri della nostra conclusione e se pure siamo vicini al genitore convintissimo che i vaccini siano correlati all'autismo, possiamo dire con cognizione di causa che si sta sbagliando. La maggioranza delle correlazioni hanno dei "fattori confondenti", sono condizionate da tanti fattori che, se non identificati, fanno giungere a conclusioni errate. Bisogna insomma mettere una correlazione nel contesto giusto ed interpretarla correttamente, altrimenti potrei convincervi facilmente che, visto che solo la minoranza degli incidenti stradali è causata da chi guida ubriaco, bere alcol prima di mettersi alla guida sarebbe protettivo nei confronti degli incidenti.
Lo stesso meccanismo potremmo applicarlo ai cartomanti: su centinaia di previsioni fatte da un cartomante, molto probabilmene qualcuna sarà indovinata ma non possiamo dire che i cartomanti siano capaci di prevedere il futuro. Basta studiare tutte le loro previsioni e si scoprirà che hanno indovinato lo stesso numero di previsioni che si indovinerebbero se si facessero a caso. Eppure chi subirà a previsione azzeccata non potrà che restare convinto di ciò che ha sentito.

Provate a prevedere un terremoto entro l'anno in un qualsiasi paese del mondo, poi cercate la lista dei terremoti dell'ultimo anno, probabilmente avrete indovinato, succede, è il caso.

Atteniamoci allora proprio all'autismo. Si potrebbe pensare che, se tanti genitori notano questa correlazione con i vaccini, una "base" di realtà potrebbe pure esserci, come mai gli studi non la notano? Forse perché non c'è o forse perché, anche se ci fosse, ci sono troppi fattori che la rendono poco credibile. D'altronde l'autismo, dal punto di vista scientifico, potremmo correlarlo a tantissime cose, non ci credete?

Leggiamole, molte sono anche recentissime.
L'autismo è causato dalla televisione (o dalla pioggia). No, dal peso materno in gravidanza!
Sembra sia causato dai problemi di tiroide della mamma. Oppure dall'eccesso di assunzione di grassi con l'alimentazione. Però altre ricerche hanno trovato una correlazione con la febbre in gravidanza (e non è detto non sia colpa degli antibiotici che chi ha la febbre rischia di prendere!). Per non parlare dell'evidente correlazione con diabete, obesità e pressione alta in gravidanza! Delle scarse interazioni in famiglia. Potrebbe essere colpa della vicinanza con l'autostrada o della nonna materna che fuma (non del nonno paterno).
...e se fosse colpa dell'età materna o di quella paterna o della stagione di nascita...o forse della carenza di ferro in gravidanza, l'alimentazione...le gravidanze troppo vicine o troppo lontane...
Può bastare?
L'autismo è correlato a decine di cose, statisticamente ma non scientificamente.

Tutto causa l'autismo?
O forse è "la vita" ad esserne correlata? Si tratta "semplicemente" di una delle possibilità che tutti possiamo subire quando nasciamo?

Come si fa ora ad uscirne fuori?
Intanto sapendo che sostenere che ci sia una correlazione tra un fatto A ed uno B non significa che A sia causa di B.
Quando si scopre una correlazione ci si ferma lì. Il dato di fatto è la correlazione "A è associato a B" ma non si possono trarre conclusioni definitive, prima di farlo bisogna esserne sufficientemente certi con altre ricerche, numeri più grandi, metodi più raffinati. Senza fare così rischieremmo di giungere a conclusioni sbagliate.

Il ritenere che un fatto che avvenga prima di un evento (o contemporaneamente ad esso) sia causa dell'evento, è la corsia preferenziale che sceglie il nostro cervello per spiegare ciò che non comprendiamo immediatamente.

Gli alimenti biologici causano l'autismo. O no?

Si tratta di un meccanismo innato, probabilmente istintivo e che serve a difenderci dai pericoli immediati: un ruggito è segno di pericolo perché il ruggito è segno di animale feroce che può divorarci, oggi se sentiamo un ruggito mentre lavoriamo difficilmente andremo a pensare ad una tigre nella stanza accanto ed il cervello cercherà altre spiegazioni: una radio o un televisore acceso, un rumore scambiato per ruggito, il nostro capo che sta rimproverando il collega.
Questo perché sappiamo (oggi) che la spiegazione più immediata (ruggito=animale feroce), nel nostro ambiente è quella meno probabile, abbiamo fatto esperienza e ci preoccupiamo molto meno dei nostri antenati. Così come un forte tuono durante un temporale. I nostri antenati lo collegavano all'ira divina e così qualsiasi evento negativo lo seguisse (per esempio la morte di un familiare) era evidente che l'ira degli Dei (così rumorosa da non essere messa in dubbio) avesse causato l'evento negativo. Il modo per evitarlo? Accattivarsi con doni o riti la simpatia delle divinità. È un comportamento del tutto (e letteralmente) istintivo. Quando in un gruppo di esseri umani si assisteva ad una notte con molte nuove nascite, si cercava un motivo al quale legare l'avvenimento inusuale, cosa può causare una cosa del genere? Qualche nostro avo avrà guardato fuori, di notte, non c'era nulla di strano...tranne (quando capitava) la presenza di una bella Luna piena. Ecco la causa! Quando c'è la Luna piena si partorisce di più. Provate a chiederlo anche a professionisti del settore...il dubbio lo avranno anche loro, per qualcuno è pure una certezza.
Ma non è vero. Si partorisce indifferentemente con qualsiasi fase lunare. Il fenomeno è nato probabilmente perché nelle notti più "movimentate" per le partorienti qualcuno avrà guardato la Luna. Su 365 controlli (i giorni dell'anno) la Luna piena appariva più o meno 12 volte (e per più di 350 volte la Luna era in un'altra fase) quelle dodici volte non si partoriva di più, solo che la Luna "normale" passava inosservata, non colpiva l'immaginazione di nessuno e non si faceva neanche notare, la Luna piena sì, restava nella memoria, era l'unica cosa "anomala" di quella notte e colpiva l'immaginario, così da diventare "causa" di un fenomeno comune come il parto.

Nell'infanzia, in una situazione normale, quante sono le cose anomale o "invasive" che si fanno su un bambino? Pensateci. E se proprio in quella fase inizia un disturbo, a quante cose potremmo "dare la colpa" (tendiamo sempre a cercare un "colpevole" per ogni evento della vita)?

Oggi nessuno di noi si sognerebbe di collegare qualsiasi evento negativo ai tuoni sentiti durante un temporale (ok, non ci giurerei...) perché conosciamo molto bene i meccanismi alla base del loro lugubre suono e sappiamo anche che non ha alcuna influenza sugli eventi della vita (quasi mai, un po' di paura quel suono può farla).
Evitare certi collegamenti è quindi considerato "naturale", scontato quando ne conosciamo le cause, ma quando si tratta di fattori sconosciuti, misteri, malattie delle quali non conosciamo la causa o eventi per noi inspiegabili, il cervello rischia di collegare un fenomeno con eventi che non ne hanno nulla a che fare. L'argomento è talmente affascinante e dibattuto che persino un filosofo ne ha fatto oggetto di discussione, David Hume, nato nel 1700, che sosteneva che due eventi che si susseguono inalterati da secoli o da millenni, possano essere collegati con certezza solo dal punto di vista temporale (B viene dopo di A) ma non per forza dal punto di vista causale, non ci ci sarebbe modo, secondo Hume, di stabilire con certezza che il secondo evento sia causato necessariamente dal primo.
Abbiamo quindi un solo modo per capire il collegamento tra due eventi (la cura A migliora il sintomo B? La febbre è causata sempre dai batteri? La sostanza A provoca sempre la reazione B?), studiare quanti più casi possibile, analizzare tanti eventi A e contare quante volte avviene B. Sarà poi la statistica a dirci se A e B siano correlati (escludendo quanti più fattori confondenti possibili, il caso, per esempio) non solo perché vicini nel tempo ma anche perché uno causa l'altro.

Correlazione tra diffusione di Internet Explorer e numero di omicidi negli USA.

Mesi fa raccontavo del curioso collegamento che avvenne in Corea tra i ventilatori ad elica e la morte nel sonno. Per qualche strano fenomeno i ventilatori potrebbero uccidere inconsapevolmente chi li usa ed il pericolo è talmente reale che il governo coreano emise un comunicato: "non dormite con il ventilatore acceso" (e molti ventilatori, ancora oggi, hanno quell'avviso).
Il fatto successe solo perché in un paio di estati particolarmente calde, furono trovate molte persone anziane decedute con il ventilatore acceso. Coincidenza? Una mente razionale potrebbe pensare che trovare il ventilatore acceso d'estate sia un evento normale e frequentissimo e che trovare una persona senza vita con il ventilatore acceso non significhi che questo lo abbia ucciso ma che il poverino, morendo, non avrebbe certo potutto spegnerlo.
Un po' come la misteriosa correlazione tra consumo di gelati ed annegamento in mare. Perché quando aumenta il consumo di gelati aumentano anche le morti per annegamento a mare? Un meccanismo fisiologico legato alla digestione? La temperatura corporea gioca brutti scherzi? Un ingrediente pericoloso del gelato?

Correlazione tra casi di annegamento e numero di gelati venduti.

Non rispondo, ma probabilmente vi accorgerete che la "causa" della correlazione, per essere compresa necessita di qualche secondo di riflessione, di un ragionamento preciso, mentre l'inconscio e l'istinto potrebbero farci concludere che davvero i gelati siano causa di annegamento, le conoscenze e l'esperienza ci dicono che probabilmente il motivo di questa correlazione è un altro e non è legato né ai gelati né ai pericoli del mare.
In questo caso conosciamo i due eventi e quindi il "trucco" è semplice, ma quando non conosciamo bene uno dei due fenomeni?
Il rischio di errore è molto alto.
Di correlazioni, tra gli avvenimenti e le infinite combinazioni possibili tra essi che possiamo creare, ne esistono centinaia, sareste stupiti di sapere che il consumo pro capite di formaggio negli Stati Uniti è correlato con le morti per caduta dalle scale?

Alla prossima.