venerdì 8 febbraio 2019

Balle magnetiche.

Se frequentate le pagine più "strane" di internet o dei social network noterete un fenomeno strano, da un lato affascinante ma dall'altro preoccupante.
Troverete le stesse persone (più o meno) che frequentano le stesse pagine.
Vi trovate in una pagina che parla di scie chimiche? Troverete chi la frequenta anche nella pagina che parla di alieni.
Discutete con qualcuno che crede che l'omeopatia sia una cura vera? Lo ritroverete nella pagina che nega gli avvenimenti dell'11 settembre a New York e in quella che parla dei danni del cellulare.
Non è certo una regola ma è molto probabile e osservabile.

Questo avviene perché, per vari motivi, chi è attirato da un "complotto", una "leggenda", un falso, tende a credere a molti di essi ma anche a tutti (quelli più noti). Tende a essere più suscettibile alle false notizie. Ingenuità? Oppure un animo disposto alla fiducia incondizionata?
Non è chiaro. Fu Mark Hoofnagle, chirurgo americano e blogger, che coniò per la prima volta il termine "crank magnetism", termine intraducibile ma più o meno "attrazione per le stranezze".
Di esempi di questo fenomeno ne abbiamo tanti.
Basterebbe frequentare una qualsiasi dei tanti gruppi (su internet o nella vita) dedicati a complotti, stranezze, medicine alternative o "controinformazione" (che sarebbe pure una cosa interessante ma è quasi sempre banalizzata con sciocchezze immani) per notare come chi gestisce e frequenta queste pagine non ha nessun atteggiamento critico.
Qualsiasi cosa vada contro ciò che conosciamo, sia se tratti di storia che di medicina, sia se si parli di astronomia che di ingegneria, diventa vero. Dalle cose più dubbiose a quelle chiaramente stupide e finte.
Un esempio nostrano possiamo averlo da uno dei tanti siti complottisti italiani (nessun link per non fare pubblicità).
Il sito nasce come "controinformazione" fino a quando, in seguito agli attentati di New York dell'11 settembre del 2001 (quello alle torri gemelle che, per i complottisti non furono abbattute da terroristi ma con una demolizione congegnata dal governo americano) concentrò le sue attenzioni su questo avvenimento. Per non essere monotoni ogni tanto (con il tempo più frequentemente) l'argomento veniva cambiato e si passava dai "cerchi nel grano" (formazioni artistiche tracciate nel grano che sarebbero realizzate, secondo alcuni, da alieni) alle cure alternative per il cancro (con il bicarbonato di sodio, le erbe, le diete, i clisteri ed altro). Non c'era un argomento vero e uno falso, erano (e sono!) tutti veri. Senza dubbi. Commentati con serietà, dando tutto per scontato.
La stragrande maggioranza di chi commentava è sempre d'accordo su qualsiasi cosa venga proposta. Sia che si parli di scie chimiche che di cura delle malattie, solo in pochi (subito messi a tacere) si pongono dubbi. Il tutto circondato da un alone di rassegnato pessimismo. I vaccini sono velenosi, maledetti medici ma che ci vogliamo fare, è tutto organizzato per avvelenarci. Le scie chimiche sono evidenti, maledetti aviatori ma che ci possiamo fare, non c'è modo di evitarle. Le fonti sono praticamente tutte "amatoriali" (perché le fonti "ufficiali", del potere, non sono attendibili) e quindi se qualcuno chiede informazioni sulla Terra piatta, avrà come link da consultare un sito che parla della Terra piatta, un circolo vizioso dal quale non si esce.

Il fenomeno è interessante anche perché ricco di spunti di discussione. Il "credente" delle teorie cospirazioniste è "monologico", ragiona cioè con una logica sola, spesso semplicissima, spesso rigida. Se un politico ha rubato i soldi, tutti i politici rubano i soldi o, almeno, nulla impedisce che gli altri rubino. La notizia riportante il sospetto furto di denaro da parte di un politico, quindi, non solo sarà creduta senza particolari difficoltà ma probabilmente non sarà approfondita, diventa vera.

Se una casa farmaceutica ha pagato tangenti per fare approvare un suo farmaco, tutti i farmaci sono approvati con le tangenti. Ne consegue che tutti i farmaci sarebbero inefficaci (altrimenti perché servirebbero le tangenti?) e venduti solo per lucro.
Visto che tutto può essere una fregatura, il complottista è complottista anche nei confronti degli altri complottisti. Un caso del genere è accaduto quando uno dei leader del cosiddetto "pizzagate" (un complotto secondo il quale in un ristorante americano avvenivano incontri pedofili, mai dimostrati e poi sfociato in una strage) accusò i "terrapiattisti" (coloro i quali credono che la Terra sia piatta e non sferica) di essere pagati dal governo per distrarre la popolazione dal complotto vero, il loro.

La cosa per me è stata evidente quando mi sono accorto, ai tempi della vicenda "Stamina" (ricordate? La falsa cura a base di cellule staminali che guariva tutte le malattie), che alcuni di coloro che intervenivano in queste pagine in difesa dell'inventore di questa cura erano persone che già erano intervenute in passato per difendere un'altro inventore di false cure, il defunto prof. Di Bella.
Coincidenza, certo. Salvo poi scoprire le stesse identiche persone fare attivismo nei movimenti antivaccino, addirittura partecipare alle manifestazioni di piazza. Queste persone erano passate da una cospirazione (quella che avrebbe nascosto l'efficacia della cura Di Bella) ad un'altra (la cura Stamina per tutte le malattie del mondo) per poi far parte di un'ulteriore gruppo di attivisti (gli antivaccinisti).
Le stesse identiche persone. Infatti questo post mi è stato ispirato dal commento di una persona su un mio articolo sull'omeopatia. Commento aggressivo, insultate, pesante e che proveniva da qualcuno che avevo già sentito. Poi ho ricordato. Era un "attivista" proprio a favore di Stamina. Uno che andava in piazza a manifestare e che poi, passato Stamina, era andato in piazza a manifestare contro l'obbligo dei vaccini. E ora commentava contro di me a favore dell'omeopatia e nella sua pagina Facebook se la prende con chi nasconde il "complotto delle scie chimiche" e con chi non ha voluto rimborsare la "cura Di Bella" ad un signore che la chiedeva. Insomma, crede a tutto.
Ha famiglia, amici, probabilmente vive una vita normale ma è circondato da pensieri totalmente distanti dalla realtà.

Un altro esempio "pubblico" si può avere consultando i siti (o i blog) spesso ospitati da giornali on line.
Alcuni di questi sono chiaramente e ufficialmente a favore di pseudocure e di geni incompresi. Così se prima appoggiavano il "metodo Di Bella", poi hanno appoggiato, Stamina, sono contro le vaccinazioni e credono all'omeopatia. Insomma, se credono a una sciocchezza poi sono irrimediabilmente attirati da altre. Le bufale hanno su qualcuno un magnetismo particolare.
Questo succede probabilmente perché chi ha un senso critico debole, un filtro "grosso" che non riesce a separare le cose più credibili da quelle francamente senza senso, non fa differenza e crede a tutto. Anche perché, a controllare queste vicende, c'è sempre il "potere forte", la forza misteriosa, imbattibile, superiore, che controlla le nostre vite e che riesce a perpetrare i crimini più orrendi contro l'umanità, in una sorta di inevitabile finale negativo.


La teoria del complotto è poi "auto alimentante", si giustifica da sola ed una giustifica un'altra anche se in un campo completamente diverso.
Se il politico prende tangenti perché i politici, si sa, prendono tangenti, le aziende farmaceutiche pagano i politici per fare approvare i farmaci e quindi tutti i farmaci sono inutili e inefficaci. Se avviene questo significa che le autorità non controllano, sono contro la popolazione e quindi nulla impedisce che anche la Nasa possa mentire sulla piattezza della Terra, che il ministero della salute vada contro il bicarbonato che cura il cancro o il medico che ha scoperto la cura facile per tutte le malattie.
Se te ne piace una ti piacciono tutte. E non c'è livello culturale che tenga, anzi, in generale chi ha un livello culturale più elevato tende a non ascoltare i pareri degli altri perché, erroneamente, si crede più immune alle bufale, più consapevole e informato, cosa spesso falsa perché ognuno è "ben informato" soprattutto delle cose che tratta (per lavoro, interesse o altro).

Alcuni studiosi hanno chiamato questo fenomeno "isteresi", un termine preso in prestito dalla fisica, fenomeno per il quale una struttura ha una forma dipendente da tutto ciò che abbia avuto relazioni con essa. Se si piega con forza una barra di plastica, anche togliendo la forza la barra resterà un po' piegata e ripetendo la cosa la barra sarà piegata ancora di più.
Se una persona ha avuto esperienze negative con un'autorità (e tutto ciò che è "dello stato" è un'autorità) deformerà gradualmente la sua percezione della stessa autorità, perdendo fiducia progressivamente fino a perderla del tutto. Se non si ha fiducia nell'autorità non si crederà più alle affermazioni dei politici, dei medici, della giustizia o delle forze dell'ordine.
Ecco quindi il collegamento tra mondi diversi: ci può mentire il medico, ne consegue che anche l'astronomo o il magistrato ci mentiranno. E quindi qualsiasi cosa, anche la più incredibile, diventa credibile, basta che l'autorità (in ognuno dei vari campi) la smentisca o non la prenda seriamente. E, se la smentisse, lo fa perché parte del complotto. Si può arrivare così a credere ai "rettiliani" (metà uomini metà rettili che ormai hanno preso possesso del nostro pianeta controllandolo) come una cosa assodata, normale, "ovvia" essendo una persona per il resto assolutamente normale e inserita nella società.
Ma di complotti e strani esseri rettiliani non c'è mai prova e così il complottista continua a frequentare il suo mondo dove tutti la pensano come lui e nessuno gli dice che sbaglia

Il "crank magnetism" non ha limiti quindi, anzi, il soggetto che entra in questo "tunnel" (così è, l'ambiente, il contesto, i gruppi che si formano tendono ad essere chiusi, sospettosi, si autoalimentano) diventa sempre più estremo.
Spesso la "credenza" è banale (si pensa, vagamente, che le scie nel cielo siano lasciate dagli aerei per motivi non comprensibili) per poi cercare informazioni e riempirsi di teorie e idee assolutamente strampalate ma date per certe.

Non c'è da stupirsi dunque se è difficilissimo fare ragionare o almeno fare un discorso razionale con chi è immerso in questo mondo. Non può accettarlo, metterebbe in discussione ogni sua sicurezza. Perché è per colpa dei rettiliani se manca il lavoro, delle scie chimiche se c'è l'inquinamento e dei vaccini se ci sono bambini malati. Tutto ha una giustificazione, tutto è spiegabile, inquadrabile. È molto più consolante e permette uno sfogo, un obiettivo, sapere che un bambino ha un tumore perché c'è l'inquinamento e quindi la colpa è di qualcuno mentre è frustrante, angosciante pensare che sia un caso, un "banale" errore genetico, qualcosa di incontrollabile.
Qualcuno ha anche ipotizzato il problema psichiatrico: l'esagitato che parla in pubblico del finto sbarco sulla Luna è probabilmente affetto da qualche problema almeno psicologico. Probabilmente ci saranno questi casi ma non è sempre così. Anzi, a volte queste cospirazioni e questi ambienti, sono coltivati da persone normali, in salute e senza segni di anomalie psicologiche. Può trattarsi di semplice ingenuità, una semplicità di pensiero e una mancanza di capacità critica che rendono tutto possibile, senza schermi o filtri. Altre volte si tratta di aver trovato semplicemente un'attività per vivere.
C'è un mercato (non fiorentissimo, a dire il vero) che è alimentato da queste storie, esiste da decenni. Vendita di libri, film, conferenze, c'è chi di complotti e misteri vive. Si tratta di un sistema abbastanza ristretto e, come detto prima, frequentato più o meno sempre dalle stesse persone che raramente si rinnova. In genere ogni "complotto" o credenza ha un suo guru. Così ci saranno convegni e libri per tutti i gusti.
Una sorta di gigantesco "circo Barnum", nel quale le esibizioni, di natura diversa e distante, riescono ad accontentare tutti.
Sarà per questo che, in questi gruppi, si avvera proprio l'effetto chiamato come il circo, "effetto Barnum", che è variante dell'"effetto Forer": a ciascuno il suo. Uno spettacolo avrà tanti spettatori se ognuno troverà qualcosa di suo gradimento e così potrà accettare di buon grado anche le altre attrazioni.
Se troviamo qualcosa che ci attrae e ci piace tendiamo a innamorarcene, diventandone promotori e attivisti e attorno a noi non vogliamo chi ci prende in giro o ci critica ma solo chi la pensa come noi, chi ci capisce e sostiene. Il gruppo si forma, si stringe e si sostiene. E le informazioni fluiscono, passano da una persona all'altra senza filtri e quindi passare da un complotto all'altro, da un mistero a quello successivo, è cosa quotidiana.

Ho sempre trovato affascinante questo aspetto della psicologia umana. A quanti di noi è capitato di pensare "com'è possibile che ci sia gente che crede a questa cosa?", è possibile e può capitare a tutti.
Come proteggersi?
Se si crede di essere vittime di gruppi che inseguono complotti e false teorie cercare di sviluppare il senso critico, allenarlo, "trovare il trucco", non è quasi mai difficile. Attenzione però, all'inizio la delusione è cocente. Ci potremmo sentire un po' stupidi per avere creduto a una stupidaggine. È proprio per questo che molti non provano nemmeno a uscire fuori da questi gruppi, è difficile ammettere di essere stati ingenui.
Un po' come quando, da bambini, restavamo meravigliati dai giochi di magia ma facevamo di tutto per capire il trucco e, se lo scoprivamo, restavamo un po' delusi perché si perdeva il fascino della meraviglia.

Un fatto però è un gioco, un altro la vita e vivere dentro un trucco non è consigliabile.

Alla prossima.

Bibliografia:
1) Dead and Alive: Beliefs in Contradictory Conspiracy Theories 
2) The "vindication of all kooks" corollary to the principle of crank magnetism
3) Il fenomeno dell'isteresi nel fenomeno dell'antivaccinismo.

lunedì 28 gennaio 2019

Vaccini, vermi, esche e ami.

[articolo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale]

È di queste settimane la notizia che un'associazione antivax, il Corvelva, ha pubblicato in un giornale dei risultati di analisi su lotti di vaccino che avrebbero evidenziato non solo l'assenza di "antigene" (il "principio attivo" del vaccino, quello che causa la risposta immunitaria) ma anche la presenza di sostanze estranee, dannose, improbabili. Tutto realizzato in un laboratorio il cui nome è ancora mantenuto segreto, come nei migliori film di spionaggio.

Le reazioni sono state, per molti motivi, forti. Molti scienziati hanno protestato anche con il giornale che si è prestato a questa operazione. Non è così che si tratta un argomento scientifico e tanti hanno visto solo un tentativo ingiustificato e preoccupante di allarmare la popolazione.
Il direttore del giornale è rimasto fermo però nelle sue posizioni, ha anzi "insistito" intervistando altri noti esponenti del mondo antivax italiano che, neanche a dirsi, hanno sottolineato la verità di quei risultati.
L'evidenza che si tratti molto probabilmente di una bufala ben confezionata è forte, già a partire dai metodi di analisi, fino ai risultati stessi, agli errori palesi e ci sono molti aspetti della vicenda che sono almeno sospetti. Qualche notizia si può trovare qua o qui e se qualcuno volesse notizie più tecniche, anche qua (in inglese pure qua), approfondimenti interessanti qui e qui. Se qualcuno si chiedesse com'è possibile trovare "Viagra" nei vaccini, ecco una spiegazione.

In realtà quello che deve interessare non sono le affermazioni di gruppi contro i vaccini (ci sono sempre state) ma il messaggio, potenzialmente pericoloso, che può arrivare alla popolazione. Si ripete sempre che i vaccini sono tra i farmaci più controllati e sicuri del mondo ma se esce una notizia del genere questa "sicurezza" può essere messa in dubbio.
C'è gente (alcuni anche in buona fede) che chiede come mai, visti questi allarmanti risultati, non si facciano delle "contro analisi", chi si occupa di medicina, di scienza, di industria farmaceutica probabilmente sa di cosa si parla ma consideriamo le tante persone che non conoscono l'argomento. Perché, di fronte ad una persona che dice che nei vaccini ci sono i diserbanti, nessuno fa delle analisi di controllo?
Semplice, per chi non lo sapesse le analisi di controllo ci sono già: tante, ripetute, severe, ufficiali.
Senza considerare che non si può andare dietro ad ogni sparata che si legge su internet. Altrimenti perderemmo anni dietro a chi cura il cancro con il bicarbonato, risolve le paralisi con la vitamina C e chi vede gli alieni.
Ci sono dei limiti e Corvelva può prendere in giro solo chi questi argomenti non li conosce.
Io, invece di prendere in giro, provo a spiegare.

Forse è bene quindi ricordare i controlli che devono passare questi prodotti, le leggi, le norme, i passaggi che devono esserci prima della loro vendita.
Questo perché chi lancia allarmi o notizie scioccanti deve fare "scandalo", attirare l'attenzione e quindi, oltre a dare notizie allarmanti, tende a fare apparire tutto facile. Un po' come se dicessi di aver visto, con un binocolo, un alieno sulla superficie del Sole.
Facile a dirsi, più difficile a farsi e se un astronomo dicesse che con un binocolo non puoi scrutare la superficie del Sole, smentendomi, probabilmente sarebbe meglio dargli fiducia. Questa è una regola di buon senso.

Ma forse è ancora più convincente controllare i fatti.

Cosa abbiamo noi genitori e medici di fronte ai risultati incredibili, improvvisati e pieni di errori di una fantomatica analisi di un'associazione privata fatta in un laboratorio segreto?
Come possiamo sapere se quelle analisi hanno un fondo di verità?
Come è controllato un vaccino?

Le aziende che fabbricano vaccini devono attenersi alle cosiddette "buone pratiche di fabbricazione" (che hanno la sigla GMP), delle norme, attente e molto severe, che regolano come e con quali precauzioni e controlli devono essere preparate delle sostanze.
Un farmaco ad uso umano non può essere venduto se non ha seguito queste norme.

Dopo aver "inventato" un vaccino (quindi dopo gli studi, i test, le prove, le ricerche) questo deve essere messo in vendita e l'azienda fa richiesta alle autorità preposte (AIFA in Italia, EMA in Europa). Se le agenzie del farmaco approvano questa vendita perché giudicata utile e idonea per lo scopo dichiarato, ogni lotto (è importante, ogni lotto, quindi ogni singolo gruppo di prodotti messi in vendita o distribuiti) è controllato da parte di un laboratorio ufficiale che per farlo segue delle regole precise, con macchinari e test e procedure precise, ufficiali e condivise.
Questi laboratori sono sparsi in tutto il continente e sono elencati in una lista pubblica. Per l'Italia i laboratori si trovano fondamentalmente all'Istituto superiore di sanità e all'AIFA (Agenzia italiana del farmaco). Ognuno di essi si occupa specificatamente di un tipo di prodotto (vaccino, derivato da sangue, eccetera).
Le analisi alle quali è sottoposto ogni vaccino (ogni lotto, lo ripeto) sono incredibilmente complesse, attente, precise. Tanto complesse che anche elencarle è difficile. Il tutto è alla fine sottoscritto e firmato con nome e cognome da chi ha realizzato le analisi.
Ogni vaccino è prima controllato dal produttore (per ovvi motivi, un vaccino difettoso sarebbe un danno enorme per l'azienda produttrice) e poi dalle autorità, singolarmente per tipo (cioè il vaccino per la pertosse, ad esempio, è controllato diversamente e separatamente da quello per la rosolia), per il suo contenuto, per ogni componente singolo e totale, si analizza la qualità, la capacità di suscitare la risposta immunitaria, si controllano persino le singole fiale, vari campioni ripetutamente, la sterilità, il contenitore, la confezione. Questo controllo è talmente preciso che ne sono rimasto stupito perché non pensavo fosse così approfondito. E ci sono delle "linee guida" per farlo. Linee guida che hanno anche l'OMS e l'EMA (l'Agenzia europea del farmaco). Al controllo prima della commercializzazione segue quello dopo. Periodicamente esistono dei controlli a campione e dei controlli in seguito a segnalazioni (sospetto di contaminazione, sospetto di evento avverso non previsto/non conosciuto, segnalazione di irregolarità o dubbi nella preparazione ed altro) che si aggiungono alla normale farmacovigilanza (i controlli in generale sull'uso e le conseguenze dei farmaci).

Non è cioè che ogni laboratorio controlla il vaccino come vuole o come capita, lo controlla come è giusto farlo e come fanno tutti.
Se queste analisi passano il controllo il prodotto sarà messo in vendita e sarà controllato anche dopo la vendita, tramite la rete di "farmacovigilanza" (l'uso su milioni di persone permette un controllo più ampio e sicuro) i cui dati sono raccolti e analizzati sempre dalle agenzie nazionali.

Come si vede, quindi, il controllo sui vaccini c'è, è stretto, strettissimo, nazionale (quindi non solo legato alle aziende private), indipendente e continuo, prima e dopo l'uso, pubblico.

Al contrario, le analisi che saltuariamente spuntano dal nulla e che trovano di tutto nei vaccini, dal DNA umano, ai diserbanti, al Viagra (!), ai pezzi di muro (!) i pezzi d'intonaco, i vermivermi...(tutte cose elencate da personaggi che vogliono essere presi sul serio, non sto scherzando), sono cose dette da chi ha fatto queste analisi, sono realizzati da laboratori privati, spesso senza alcuna competenza né capacità di eseguirle.
Questo non significa che per forza un laboratorio privato o sconosciuto debba dare dati falsi o manipolati ma che, come appare probabile, anche dall'analisi di altri esperti, questi risultati siano pesantemente falsati da pregiudizio o da errori di metodo. Se esiste un controllo stretto, pubblico, ufficiale, è molto difficile che i risultati del privato, singolo, segreto, possa trovare cose diverse, improbabili, sfuggite al controllo pubblico.
Ma ammettiamo che, incredibilmente, questo sia avvenuto.

Trovare nei vaccini diserbanti e vermi, in prodotti già controllati dalle autorità, non è proprio, diciamo, normale. Cosa farebbe chiunque notasse una cosa del genere? Prima di urlarlo in pubblico dovrebbe esserne sicuro, è una notizia seria.
Chiederebbe conto alle aziende, chiederebbe lumi a chi controlla, pubblicherebbe tutto in una rivista scientifica. Nel caso degli esami misteriosi, oltre ad aver mantenuto segreto il nome dei laboratori che avrebbero eseguito questi esami, è successa una cosa a dir poco "strana". I risultati sono stati pubblicati in un quotidiano, un normalissimo quotidiano e nemmeno uno dei più quotati ma uno di tanti, anche poco diffuso.
Quando si pensa di aver ottenuto un risultato scientifico, chi lo pensa ha un obiettivo: dirlo al resto della comunità scientifica. Questo si fa pubblicando il risultato in una rivista scientifica (e più è "seria" e prestigiosa la rivista più il risultato avrà risalto).
Questo è già un modo per "parlare" scientificamente ma anche per dare attendibilità al proprio lavoro. La rivista, tramite i responsabili e altri esperti (si chiama "peer review", una revisione fatta da esperti sul tema), controlla lo studio, lo analizza, ne rivede tabelle, grafici, foto, disegni e segnala qualsiasi irregolarità. Se uno studio supera questo filtro significa che, almeno in generale, è attendibile (attenzione, esistono riviste scadenti che pubblicano qualsiasi cosa senza controllo e dietro pagamento). Se lo studio è fatto male, sbagliato, ha errori, non è accettato o addirittura è ritirato. La pubblicazione in una rivista seria è già una prima garanzia di serietà. Parte dei dati in questo caso sono stati inviati ad un sito di pubblicazioni scientifiche on line (open access, cioè dove chiunque può pubblicare e leggere ciò che è pubblicato) dove questa "peer review" è stata negata (quindi lo studio "bocciato") proprio per errori di metodo e di procedure.
Per questo le richieste dell'associazione di eventuali "contro analisi" o repliche ufficiali è senza fondamento. Quegli esami non esistono, sono notizie di giornale.

Perché quindi l'associazione ha pubblicato questi risultati in un giornale e non su una rivista scientifica? Mistero (o no?).
Siamo quindi davanti a un fatto strano.
Un'associazione privata scopre vermi nei vaccini grazie a un laboratorio segreto e lo dice tramite un giornale. A prescindere dal risultato quindi questa analisi è quanto di più lontano ci sia da un'analisi scientifica. Altrimenti io potrei dire di aver scoperto con il microscopio giocattolo topolini nell'antibiotico e pretendere che il mondo mi prenda sul serio. Non funziona così.
Punto.
Stiamo parlando inoltre non di un'istituzione o di un'associazione nota per la sua attendibilità scientifica, se domani accusassi il mio panettiere di mettere il cianuro nel pane che compro starebbe a me dimostrarlo contro ogni ragionevole dubbio, altrimenti il primo che si alza e accusa di cose gravi il prossimo potrebbe pretendere un controllo.
Stringendo ancora di più: stiamo parlando del nulla che ovviamente chi ha interesse ingigantisce e fa passare per grande scandalo.

In pratica una notizia di gossip, non di medicina o, se vogliamo, un perfetto esempio di "junk science", scienza spazzatura, qualcosa che si traveste da scienza, sembra scienza, ma è carta straccia. Usare l'intonaco, il DNA di scimmia o i vermi è solo un modo per suscitare diffidenza.

Però una riflessione sorge spontanea se i vermi fossero semplicemente esche attaccate a un amo?
E se "i pesci" in questo caso fossero tanti genitori impauriti e consumatori ansiosi?
Io credo che seguendo questo filone si scoprirebbero cose molto interessanti e lo dico anche in base all'esperienza che mi sono fatto in questi anni di caccia ai ciarlatani della salute.

Dietro l'antivaccinismo (quello professionale, non i genitori confusi da notizie false e allarmistiche) non c'è il desiderio di scoprire chissà quali complotti ai danni dei nostri bambini ma un normale, venale, umano, semplice, banale interesse economico da parte di molte persone. Avvocati, associazioni, periti, medici, ciarlatani, spesso anche media e giornalisti, vedono il tema vaccini, ognuno per una fetta, come una torta da spartirsi. E i pezzi di torta sono soldi.
Denaro.
Qualcuno dice (ma figuriamoci!) che gli antivaccinisti stiano tentando una strada nuova. Visto che per anni hanno battuto su una presunta "pericolosità" (il tristemente famoso e falso nesso tra vaccinazioni e autismo) dei vaccini, sempre smentita da qualsiasi dato, anche da essi fornito, ora stanno provando a diffondere paura, repulsione. Non per niente si stanno susseguendo le cause di richiesta indennizzo per danno da vaccino respinte dai giudici, un'inversione di marcia che sta preoccupando frotte di avvoltoi. Se non possiamo più dire che i vaccini causano l'autismo, cosa possiamo dire?

Dire che nei vaccini ci sono pezzi di muro e vermi, potrebbe essere una soluzione, chi vuoi che non provi un po' di schifo?

La cosa interessante (che mostra anche come i meccanismi della propaganda riescano a capovolgere le opinioni di chiunque) è che è risaputo come sia preferibile un controllo indipendente (su qualsiasi cosa, in questo caso parliamo di farmaci) rispetto ad uno "privato". Perché il privato potrebbe avere degli interessi (li ha, per definizione) rispetto al pubblico che dovrebbe avere solo interessi comuni. Sono per primi proprio gli antivaccinisti che chiedono di sottrarre (cosa difficilissima) il controllo dei vaccini ai privati.
In questo caso però è successo il contrario.
Si ascolta e si accetta a occhi chiusi un interesse privato (le associazioni e i laboratori) rispetto a quello pubblico (il controllo di AIFA e ISS e dei laboratori degli enti di controllo).
Non è interessante, come meccanismo?
In questo caso ci sono i "laboratori segreti" (privati) che hanno trovato il Viagra e i vermi, prima ci sono stati i "laboratori di nanopatologie" (privati) che hanno trovato pezzi di muro, di loro ci dovremmo fidare tanto da sprecare tempo, risorse, soldi e prestigio per vedere se nei vaccini ci fossero, perché lo dicono loro, vermi, diserbanti, intonaco e muri e non è tutto.
A proposito di questo, infatti, è assolutamente una coincidenza ma anche questa interessante, il fatto che uno degli sponsor di queste analisi fatte da laboratori privati è l'ordine dei biologi, il cui presidente, Vincenzo D'Anna, è anche il presidente dell'associazione che rappresenta i laboratori di analisi in Italia.
Ah! Chiudiamo con una nota comica. Una delle collaboratrici del Corvelva, ha sostenuto (e c'è chi ci crede pure) che alcuni degli errori di quell'analisi sarebbero opera di un correttore che ha sbagliato a correggere. Hanno fatto la scoperta del secolo e mi cadono sul correttore automatico.
Vi immaginate un medico che prescrive il farmaco sbagliato e poi si giustifica con "ha stato il correttore automatico?".

Non è tutto fantastico? E la signora che fa questa serissima affermazione, "consulente" del Corvelva, collabora con un'altra associazione, la Stelior in Svizzera, che dice di prevenire e diagnosticare le malattie con le analisi di questa associazione.

Non so se riuscite a seguire il filo.

Insomma, ognuno scelga di chi fidarsi. Ma occhio alle esche.
Alla prossima.

domenica 6 gennaio 2019

Stupido è chi lo stupido fa.

Avevo parlato tempo fa di una figura mitologica che ho conosciuto in questi anni di frequentazione del web.
Come sapete io sono diventato, assolutamente per caso, un medico che spiega la medicina (e la scienza quando possibile) alle persone interessate. In gergo questo si chiama "divulgatore" ma non mi sono mai sentito tale in quanto non è questo il mio mestiere. Bisogna pure seguire le tendenze o si rimane fermi e così oltre al blog, questo, che è un po' il punto di inizio, ho inaugurato quasi subito una pagina su Facebook, forse il più noto social network, che avrà tanti difetti ma anche tanti pregi.
Sulla pagina Facebook ogni settimana riesco a parlare di cose più rapide, spesso di semplici curiosità (in genere durante la settimana parlo di cose serie, nel week end di cose più "leggere"), magari riprendo qualche post del blog o commento l'attualità. Diciamo che è un mezzo più rapido, forse meno "serioso" ma più veloce.

Il difetto è che c'è una partecipazione massiva dei commentatori (sono iscritte più di 50.000 persone) e quindi l'attenzione deve essere massima, si rischia il caos, c'è sempre il disturbatore, quello che va fuori tema o direttamente aggredisce o insulta. Nel tempo ho imparato a conoscere un altro tipo di commentatore, il "critico in poltrona", quello che, spuntato dal nulla (quindi non una persona che conosco che si permette di darmi un consiglio o una critica costruttiva), senza avere mai interagito, inizia a criticare ferocemente quello che ho scritto. Ma non nel merito dell'argomento o su punti fondamentali, lo fa su piccolezze. Sulla forma, la grammatica, discute la lettera maiuscola, la virgola messa male, il termine non perfettamente corretto e lo fa con aggressività nemmeno avessi ucciso qualcuno.
Insomma sembra essere lì per disturbare.
Non aggiunge nulla alla conversazione e non ha nessun valore positivo non ha mai fatto niente, non scrive, non collabora nel tentativo di arginare la disinformazione ma se sbagli la virgola o scrivi "spaghettti" te lo fa notare subito con una rabbia mai vista prima. E guai a farglielo presente, si offende pure.
Di questo, come detto, ho parlato tempo fa.

L'esperienza, si sa, è un'ottima maestra e, con il tempo, accanto ad antivaccinisti esaltati, seguaci di medicine alternative completamente presi dal loro guru e cattivissimi guaritori e naturopati, oltre al critico in poltrona, ho scoperto l'ennesima figura mitologica. Il "comunicatore della scienza" in poltrona.
Già, perché il critico in poltrona è uno che fa un lavoro qualsiasi, spesso legato al mondo scientifico ma non per forza, il "comunicatore scientifico" è invece uno che si presenta proprio come persona che si occupa di scienza, di parlarne e magari di scriverne nei giornali. Quindi (in teoria) competente e professionale cosa che, si presume, lo rende credibile.

Ma vi racconto come sono finito nelle grinfie del comunicatore scientifico in oggetto.
Giorni fa mio figlio, preadolescente, mi raccontava di un suo amico che, tornando con lui a casa, si era bendato provando a camminare senza vedere niente. Quando ho chiesto i motivi di quel comportamento (pensavo ad una delle tante "pazzie" di quell'età) mio figlio mi dice "stava facendo il "bird box challenge". Io, da vecchiardo ormai passato di moda, sbarro gli occhi e gli chiedo di cosa si trattasse.
In parole povere un canale televisivo ha trasmesso un film nel quale i protagonisti vivono bendati (più o meno, è quello che mi ha raccontato) per non vedere dei pericolosi spiriti maligni che potrebbero ucciderli. Questa cosa ha colpito molti giovani che hanno iniziato una delle tante sfide (demenziali, ne esistono di assurde su You Tube) di gruppo, i "challenge": passare dei momenti o delle ore completamente bendati e fare tutto senza vedere.

Ho cercato allora questa cosa ed in effetti ci sono delle notizie.
Qualche giornale parla anche di incidenti e feriti (da bendati sarebbero caduti o finiti contro un palo) e il canale televisivo ha emesso un comunicato nel quale invitava gli spettatori a non fare quel gioco, poteva essere, in effetti, pericoloso. Qualcuno però parla di pubblicità ideata dal canale televisivo, in effetti non ci sono molte notizie serie ma su You Tube ci sono dei video nei quali addirittura qualcuno guida bendato o esce con gli occhi completamente coperti e c'è pure qualche incidente. Insomma, poco importa, questa era solo una curiosità.
Ma questa cosa mi è sembrata profondamente stupida. Un gioco è un gioco, va bene ma bendarsi e guidare o correre per strada non è solo un gioco è proprio una scemenza. Forse più di una banale ragazzata, è davvero pericoloso, non solo per se stessi.

Mentre controllavo questa storia mi cade l'occhio su una delle tante pagine Facebook che consulto per trarre storie da raccontare, avere spunti per i miei articoli e "controllare" le novità e le tendenze nel mondo della pseudoscienza.

Ero in una pagina di seguaci delle medicine olistiche e leggevo un post surreale. Una mamma diceva di aver dato alla figlia piccola delle noci macerate in aceto per curare una verruca sul volto e si lamentava che la verruca non fosse passata ma attorno ad essa era comparsa un'area molto arrossata, ruvida e poco piacevole.
Leggendo queste parole pensai a quella madre che stava sottoponendo la figlia ad una inutile tortura, anche potenzialmente pericolosa (non certo per la vita ma almeno per la pelle della bambina). La cosa che però mi colpì di più furono i commenti. Ognuno diceva la sua, c'era la ragazzina che consigliava un ago arroventato come aveva fatto lei, una che si firmava "naturopata" consigliava toccate di candeggina, la signora che diceva fosse meglio una lametta disinfettata. Insomma ognuno dava un consiglio stupido, che ai miei occhi era anche assolutamente fuori luogo, inefficace e potenzialmente pericoloso. La madre ringraziava e mi è sembrato optasse per la candeggina sul volto della figlia.

I consigli che ho letto erano proprio così, apparivano stupidi, basati sul nulla, su superstizioni, ipotesi, su azioni immaginarie. Non c'era una base nemmeno "popolare" in quei consigli, erano idee a caso, sulla pelle, letteralmente, di una bambina.
Collegare questo episodio con la notizia del "bird box", i ragazzi che si bendano per sfida, mi ha ispirato un post per la mia pagina di Facebook. Una riflessione su come i social network abbiano "sdoganato" la stupidità, il consiglio dato alla leggera, posti dove chiunque, qualsiasi mestiere faccia, qualsiasi esperienza abbia, si sente in dovere di dare consigli, su tutto, anche su cose delicate o sulla salute. Un pensiero spontaneo che mi è sorto collegando i consigli sulla verruca della bambina e i ragazzi bendati che si schiantano sul palo.

Quando ho l'ispirazione, per non perderla, cerco di scrivere subito (ecco perché a volte qualche errore scappa), di getto.
Ed ecco cosa ho scritto:
La società civile si basa su un concetto semplice e vincente. Ognuno contribuisce al benessere di tutti facendo ciò che sa fare meglio. Il fornaio fa il pane, il medico cura, l’ingegnere progetta case e il muratore le costruisce. Per questo sono nate le città, le comunità e la società civile moderna. Ultimamente però l’appiattimento dei livelli sociali e la voglia di rivincita di chi si sente sfruttato hanno creato uno strano fenomeno.
Medici che fanno gli stregoni, casalinghe che parlano di vaccini, ragionieri che dicono come curarsi. Ognuno si reinventa una competenza che non ha, nessuno vuole sentirsi meno capace dell’altro, tutti sanno tutto. E non va bene.
Non conviene a nessuno, è rischioso, va contro ogni logica, va contro l’interesse del singolo e della società.
Ma fondamentalmente è molto stupido.
Non ci sono prove scientifiche a riguardo ma i segnali di un progressivo aumento della stupidità nelle persone sono sempre più evidenti.
L’ultima evidenza è di queste settimane.
In un film televisivo che si svolge nel futuro i protagonisti devono vivere con gli occhi bendati per evitare di guardare degli spiriti maligni pericolosi.
Fanno tutto a occhi bendati. Film di successo.
Tanto successo che negli USA in tanti sono finiti in ospedale perché hanno iniziato a fare le cose di ogni giorno bendati. Si bendano apposta per sfida, per gioco. E si fanno male. Qualcuno è caduto, altri hanno battuto la testa, si sono feriti. C’è chi ha fatto il video mentre guida bendato e chi passeggia bendato. Il sintomo più preoccupante a questo punto non è tanto la stupidità, qualche segnale di epidemia era già presente ma una nuova tendenza: lo stupido fa cose stupide e non vede l’ora di farlo vedere a tutti.
Che è un ulteriore segno di stupidità. Per questo motivo, se proprio non si riesce a tacere quando non si conosce un argomento, almeno non lo fate sapere in giro, non parlatene nei social, parlatene allo specchio con voi stessi, fate finti convegni a casa vostra. Se pensate di conoscere un argomento meglio di un esperto state probabilmente sbagliando e rischiate di passare per stupidi.
Usate la furbizia.
Registrate degli applausi, vestitevi da Cicerone ma smettetela di parlare di argomenti che non conoscete. Che sia medicina, economia o biologia, basta.
Lasciate che ognuno faccia il proprio lavoro.
Buon week end!

Ecco. Questa la mia riflessione.
Potrei riassumerla in pochissime parole: "ad ognuno il suo mestiere".
Che è una cosa ovvia, conosciuta, semplice buon senso, persino popolare e protagonista di detti regionali. Cosa avrei detto di sconvolgente o rivoluzionario? Non ho certo scritto il post del secolo, è un modo per discutere di qualcosa.
Commenti vari, piacevoli, interessanti ma, dopo l'inevitabile serie di commenti inutili (per esempio, chi mi corregge dicendo che i palazzi li progetta l'architetto e non l'ingegnere o quando inizialmente avevo scritto che non si trattava di un film ma di una serie televisiva, correggendomi dopo 6 (sei) commenti che lo sottolineavano) arriva il commento del "comunicatore della scienza in poltrona":
Salvo Di Grazia, ha preso un dottorato in sociologia nel frattempo? Perché a sentire lei sembrerebbe le analisi sociologiche debbano farle gli esperti in materia, e lei non mi risulta lo sia. Dove sbaglio?

Il commentatore è, a quanto risulta dal suo profilo, un "giornalista freelance" (collabora con testate on line) ed ha formazione scientifica ma si presenta anche come "comunicatore della scienza", in pratica più o meno quello che faccio io ma lui lo fa per lavoro.

Questo commento mi ha sorpreso. Per quale motivo il mio post, una semplice opinione personale, sarebbe un trattato di sociologia che richiederebbe chissà quali competenze? E cosa avrei detto di così straordinario da suscitare la reazione arrabbiata di uno che la scienza la spiega per mestiere? Allora ho fatto presente al signore che forse non aveva capito il post. Una semplice riflessione, un'ovvia opinione, tutto qua, ingiustificato il suo livore.
Ma non avevo ancora visto niente, perché il comunicatore della scienza in poltrona, nella sua pagina personale, aveva scritto:
questo post di Salvo di Grazia è "Una porcheria superficiale e classista. Bollare come stupidità ciò che non si capisce è sintomo anch'esso di stupidità, incapacità di comprendere il mondo e di fare analisi complesse. Poi vabe', l'introduzione è disgustosa [...]



A quel punto davvero non ci potevo credere. Tutto questo livore e rabbia, "disgustoso", "porcheria", per un post dove sottolineavo che era bene che ognuno si occupasse delle cose che sa (che concetto disgustoso) mi ha lasciato allibito. Questa persona ha tratto conclusioni personali da un post che parla di altro, ne ha fatto il simbolo di un'analisi serissima e severa della società (addirittura avrei scritto che "i poveri dovrebbero rimanere poveri", voi leggete una cosa del genere nelle mie parole?).
Nella sua pagina, a parte qualche ingenuo che gli chiede giustamente "ma cosa avrebbe detto di strano Salvo Di Grazia?", altri lanciano accuse, insulti, chi insulta mia madre, chi dice che non ho capito mai niente, di "guerra". Persone che snocciolano letteratura, filosofia, analizzano parola per parola il mio post, facendone un manifesto ideologico, parlano di "fenomeno psicosociale spontaneo".  Incredibile.
Sono due le cose. O io rappresenterei una colonna decisiva per i destini del mondo o queste persone hanno una mente contorta e complicata e stanno viaggiando meglio di quando si assume LSD a digiuno.
L'accusa più comune è comunque che le mie parole sarebbero "classiste" (!).
Il delirio. Un delirio di oltre 200 commenti.

Ecco. ditemi la differenza tra le signore che davano consigli assurdi alla mamma preoccupata, i ragazzi che guidano bendati e il "comunicatore della scienza" infuriato.

Io non so se questa persona fosse in un momento di stress o di nervosismo personale ma nel suo modo di agire ho visto molta frustrazione, rabbia e confusione per i quali non ho capito più di tanto i motivi.
Ovviamente l'ho escluso dalla pagina dopo l'ennesimo insulto, pazienza e gentilezza sì ma non posso tenere tra gli amici uno che mi insulta.

Il comunicatore della scienza, che fa anche il giornalista, definisce "porcheria disgustosa" lo scritto di un'altra persona interpretandolo personalmente e volgarmente e traendone conclusioni completamente diverse da quelle reali, offensive anche per la mia persona. Però, se escludo la malafede di chi attacca, la colpa non può essere che mia.
Se qualcuno non capisce quello che scrivo ho scritto male. Forse dovevo scriverlo più chiaramente, forse con parole più semplici. Non è questo il problema, la colpa è completamente mia.
Il problema è la rabbia e l'aggressività di questa persona nei miei confronti.
Aggiungo, forse può servire, che qualcuno ha ipotizzato che, visto il suo livore, io avessi fatto qualcosa a questo signore. Non lo so, praticamente non lo conosco, non credo di aver mai interagito con lui né di avere mai avuto discussioni.
Altri hanno ipotizzato un concentrarsi sul termine "stupido" come fosse un insulto ingiustificato,  cosa che avrebbe causato questa reazione. Non lo vedo così. Guidare bendati è oggettivamente stupido, così come dare consigli sulla salute da parte di chi non ha competenza. È stupido consigliare come si costruisce una casa se non lo sai fare. La stupidità non è necessariamente un problema perché è un dato di fatto e in ogni caso chi non è mai stato "stupido"? ("che ha, o denota, scarsissima intelligenza, lentezza e fatica nell'apprendere, ottusità di mente" ma anche "sciocco, ingenuo"). C'è chi ha parlato di voglia di apparire (è sospetto in effetti lo stesso comportamento avuto con un altro medico, il prof. Burioni) provocando chi ha un po' di notorietà per avere spazio.
Ma probabilmente la spiegazione è molto più semplice e banale, come sempre: è un rompiscatole. Un normale, semplice, ordinario rompiscatole. Ho scoperto che ha avuto da ridire (con lo stesso tono e ditino alzato) persino su Piero Angela.


Non so se il mio post fosse quindi disgustoso o una porcheria, può essere, non sono uno scrittore per mestiere e l'importante che non siano porcherie le mie suture o le mie terapie ma questo comportamento mi ha colpito. Poi ho pensato che, come spesso accade, ognuno legge le cose come vuole, reagisce come vuole e ne fa quello che vuole, questo potrebbe essere semplicemente uno stupido caso di normalissimo commentatore esaltato come tanti, Facebook ne è pieno.
Da ignorare quindi, si va avanti.
Però il caso è interessante, per questo ne ho parlato, questo dimostra che gli attacchi o le critiche più inutili e pretenziose, non arrivano necessariamente dal signore un po' strano che si cura con l'aglio o con la mamma che è convinta che i vaccini siano il male, arrivano anche da chi si presenta come professionista, esperto del mestiere e ufficialmente persona equilibrata.
Mi era già successo in passato quando abituato a gente strana che mi insultava e aggrediva perché demolivo il loro guru o il loro complotto preferito, un giorno questo succede con un avvocato. Uno serio, uno che aveva studi a Roma, Londra, New York, che scriveva alla direzione di un giornale dicendo che io fossi "notoriamente" pagato dalle case farmaceutiche per demolire una o l'altra cura alternativa.
Una cosa che mi sconvolse perché per me l'aggressione fine a se stessa, banale, il "chi ti paga", era un comportamento da cappellino di alluminio in testa, da gente un po' particolare.
Non è così.
L'abnormità della reazione del "comunicatore scientifico" dimostra che le persone non sono sempre "pazienti", sempre "educate" o sempre "sagge", ogni tanto sbottano con chiunque ed è un pericolo, per loro, per la loro vittima, per tutti.
Allora resto ancora più convinto di quello che ho scritto nel post "porcheria": quando non si ha nulla da dire non è meglio tacere?

Alla prossima.

[post aggiornato dopo la pubblicazione iniziale]

mercoledì 19 dicembre 2018

MedBunker Classic: 1871

Un altro anno si chiude ed io vi auguro di passare questi ultimi giorni del 2018 con serenità. Niente altro perché credo sia un buon augurio.
Qui nel blog, ripropongo un articolo pubblicato a settembre del 2012, uno di quelli che mi appassionano perché ci fanno vedere la medicina (e quindi la nostra vita) da un altro punto di vista, da rileggere.
Un saluto a tutti.



La percezione dei progressi scientifici e tecnologici non è sempre immediata.
Pensate alla differenza tra un quarantenne ed un bambino che oggi ha 10 anni.
Per queste due persone che vivono nella medesima epoca storica il "cellulare" o il "computer" sono due oggetti che assumono un significato assolutamente diverso. Il progresso è stato talmente veloce che le nostre generazioni, per la prima volta, si scontrano con un fenomeno nuovo e sconosciuto. Sono i giovani che trasmettono le loro conoscenze agli anziani. L'uso del computer, oggi diffusissimo, è alla portata dei più giovani ma distante dalle conoscenze dei meno giovani. Il cellulare è un oggetto "moderno" per i cinquantenni e "ordinario" per i dodicenni. Non è incredibile?

Questo succede anche in campo medico.

Non vedere bambini poliomielitici è la norma per un ventenne di oggi mentre era la norma il contrario per chi oggi ha cinquant'anni. Stesso fenomeno per le cure: morire di polmonite oggi è una rarità e suscita scalpore, per i nostri nonni era assolutamente normale.
Questo perché i progressi medico-scientifici hanno fatto dei passi enormi e talmente veloci che da una generazione all'altra hanno cambiato letteralmente la vita di tutti noi rendendo certi aspetti della vita quotidiana quasi fantasiosi, come se fossero inventati (basti leggere gli argomenti di chi è contro i vaccini).
Ma davvero i nostri nonni morivano per un'infezione? Era una realtà morire di parto così frequentemente? Sapevamo davvero così poco e così pochi anni fa?

Ebbene sì.

Leggere come erano curati i nostri avi può servire non solo a comprendere come siamo fortunati ad essere nati in quest'epoca ma anche a demolire due luoghi comuni difficili da estirpare. Il primo vuole che i nostri nonni fossero "saggi" e risolvessero i problemi di salute in maniera semplice ed efficace. La realtà è ben diversa.
Siamo noi a risolvere i problemi in questo modo e proprio perché disponiamo dei mezzi per farlo. I nostri antenati non avevano alcun mezzo realmente utile a curare le malattie e dovevano arrangiarsi con quello che offriva la scienza di quell'epoca: poco o niente, era questa la loro "saggezza".
Bufale come l'"autoguarigione", dette oggi fanno pensare a qualcosa di reale, dette ai nostri avi era l'unica possibilità perché se non guarivi da solo morivi. Il secondo luogo comune è quello che dipinge le industrie farmaceutiche come dispensatrici di morte. Sono aziende ed hanno lo scopo di guadagnare ma senza di loro che producono i farmaci anche noi non avremmo che pochissime possibilità di guarire o sopravvivere. L'interesse dell'industria farmaceutica quindi dovrebbe combaciare esattamente con quello che abbiamo noi di avere medicine sempre moderne, a disposizione ed portata di tutti. Non è sempre (né dovunque) così ma oggi la "pillola" è davvero una possibilità per la maggioranza della popolazione (ricca) del mondo, dove le industrie non esistono (e non guadagnano), non producono né investono e quindi esiste anche difficoltà di accesso alle cure e questo è un problema dei giorni nostri, non dei nostri "saggi antenati".

Per chi non ci credesse proviamo a leggere un libro medico, (Vincenzo Balocchi: Ostetricia, 1871) un testo di ostetricia utilizzato nelle università italiane, forse il più utilizzato in quegli anni: il ginecologo di nostra nonna probabilmente si era preparato su questo e quando aveva un caso difficoltoso si avvaleva di alcuni strumenti che andremo a vedere. Avevo già parlato di come si gestissero la gravidanza ed il parto negli scorsi secoli ma sapere anche come si curavano le malattie è ancora più didattico. Giusto per misurare con dei numeri, l'Italia è uno dei paesi al mondo con minore mortalità materna ed infantile in gravidanza e parto.
Nel 2009 in Italia sono morti meno di 3 bambini su 1000 in gravidanza o durante il parto quando in Nigeria (statisticamente tra le peggiori) ne morivano quasi 46 su 1000 e la mortalità materna segue questo trend: nel 2009 in Italia sono morte 6 donne, in Nigeria 1100.
Ecco cosa vuol dire progresso, scienza e medicina, per nostra fortuna.
Alcuni passi del libro possono essere impressionanti o difficili da sopportare, cercherò di limitarli al minimo indispensabile.

Le cause dell'aborto

Oggi si sa che le cause di aborto (la perdita del prodotto del concepimento, può avvenire in varie epoche di gravidanza ma soprattutto nelle fasi iniziali) sono svariate, la più frequente comunque rimane l'anomalia dell'embrione, una patologia cromosomica o genetica ad esempio o una malattia ereditaria. Altre cause possono essere le malattie materne o le infezioni. Ed all'inizio del 1900? Alcune "intuizioni" oggi possono sembrare incredibili, ma l'epoca non permetteva di avvalersi degli strumenti diagnostici e terapeutici di oggi, leggere quello che leggevano i medici dei nostri avi può aprire gli occhi a chi crede ciecamente che la medicina "non si è evoluta".

Nel libro tra le cause di aborto una classe è definita "predisponente", molto frequente, sembra che senza di una di queste cause l'aborto non sarebbe potuto avvenire. Tra le cause si dice che basta che le donne:

 ...siano colpite da un odore penetrante, che alzino un braccio e spesso anche che scendano il letto... 

Probabilmente però si intuiva che la causa del problema poteva risiedere anche in qualcosa di "insito" nell'embrione ma si reputava plausibile che "l'uovo" (così veniva definito l'embrione) fosse "debole" perchè:

...derivante dal seme di un padre infermiccio o che soffre o ha sofferto di sifilide... 

Molto curiosi sono i rimedi per "curare" l'aborto (naturalmente si può curare la minaccia di aborto, non l'aborto avvenuto ma in quegli anni non esisteva l'ecografia e molti "aborti" erano in realtà solo minacce) e nel libro sono elencati una serie di rimedi particolarmente interessanti (corsivi miei):
Per la donna debole: Riposo (rimedio validissimo anche oggi!) Amari Preparazioni ferruginose (per prevenire l'anemia?) Moto all'aria libera Se la donna è robusta o addirittura obesa è bene ricorrere al salasso dal braccio (prelievo di sangue), rinfrescanti, alimentazione poco succulenta, bevande acquose.
Quando la donna ha già sofferto numerosi aborti è bene raccomandare il riposo e praticare salasso (prelievo di sangue) mediante sanguisughe poste sull'inguine. In caso di donne irritabili o isteriche è bene utilizzare il laudano (un liquore) o il "siroppo di papavero" utilizzato con successo dal prof. Bigeschi.

Questi non sono trattamenti "artigianali" da uomo primitivo ma le cure degli ospedali della nostra Italia del periodo a cavallo tra 1800 e 1900.

La gravidanza extrauterina

In alcuni casi, dopo la fecondazione, l'embrione non si impianta come dovrebbe all'interno della cavità uterina ma in un altro punto. Molto frequente il caso di impianto su una delle tube ma sono conosciuti rari casi di impianto sulle ovaie, sull'intestino e persino in organi lontani dall'utero. Si chiama "gravidanza extrauterina" e le cause di questa "anormalità" non sono ancora del tutto chiare. In passato questa patologia rappresentava un grave problema che si concludeva quasi sempre con la morte della donna (le donne che leggono e che hanno avuto una gravidanza extrauterina riflettano su questo dato semplice ed oggi poco conosciuto), oggi si assiste quasi sempre alla risoluzione totale. Se sono state ipotizzate cause infettive, immunitarie ed anatomiche per l'origine della gravidanza extrauterina, in passato si brancolava letteralmente nel buio. Vediamo così che nel testo si dibatte sulle cause della gravidanza extrauterina, le ipotesi sono incredibili:
esse sieno più comuni nelle donne non maritate [...] e risulterebbe che questo accidente fosse più facile a verificarsi in quelle donne che nel tempo del coito furono soggette a paura o terrore. In queste dunque parrebbe che la cagione di esse dovesse considerarsi essere la provata emozione.
Curioso vero?
Per i nostri medici di un tempo, la causa della gravidanza extrauterina era la paura provata durante il concepimento. Poi si ipotizzano anche le cause infettive o infiammatorie (definite tipiche delle prostitute).

L'infezione puerperale

Oggi quasi scomparsa, rappresentava una delle cause più importanti di morte nel 1800 e fino agli anni della II guerra mondiale. Gli antibiotici non esistevano ancora e quando una persona subiva un'infezione doveva sperare (e tanto) sulla buona stella, in realtà era una vera e propria strage di neomamme. Una donna che ha partorito (si chiama puerpera) è ancora più a rischio di infezione e se oggi la medicina contrasta le infezioni già prima (con la sterilità della strumentazione) che dopo (con l'eventuale terapia antibiotica) in quegli anni la curava con gli scarsi e per noi sorprendenti mezzi a disposizione. Erano diverse le "scuole di pensiero" nella cura delle infezioni puerperali. Alcuni procedevano con infusi di piante come l'aconito o la digitale, altri con la "terapia mercuriale" (vapori di mercurio di altissima tossicità che procuravano uno stordimento generale), i salassi erano sconsigliati e si puntava tutto su sostanze (ammoniaca, cloro, arseniato di chinina) che in pratica non avevano alcun effetto (positivo, ne avevano invece di tossici) ed infine sull'accompagnare la donna ad una morte "serena". La rassegnazione, pur non ammessa, era l'unica vera medicina dell'epoca. Straziante ma interessante leggere come era descritta una donna con infezione puerperale:
La malata può lamentarsi di dolor di capo ma l'intelligenza è chiara [...] la faccia è pallida con occhi infossati colle palpebre inferiori livide, come sono lividi gli angoli della bocca [...]. V'he spesso una gran sete ma a bevanda è rigettata appena presa. I segni che indicano il cadere delle forze vitali formano il secondo stadio. Le estremità diventano fredde, l'aspetto della malata è più livido, il polso [il battito cardiaco, normalmente attorno ai 70 battiti al minuto] a 160, piccolo e debole [appena percepibile]. Succedono vomiti senza sforzo uscendo spesso come un rivo verde dalla bocca. L'intelletto rimane lucido fino alla fine ed il sollievo che la paziente prova in confronto alle passate sofferenze [...] spesso eccita la fede nel suo risorgimento quando è già alle prese con la morte. Una traspirazione vischiosa e fetente si mostra alla superficie, la respirazione diventa gradatamente meno affrettata e la morte chiude la scena.
Impressionante.

Eppure questa era la fine di tante donne di fine 1800 inizio '900.
Nel libro si fa riferimento al "veleno che produce la febbre" perché non erano chiari nemmeno i meccanismi che scatenavano un'infezione, figuriamoci la cura. L'autore del testo consiglia di far odorare alla malata dei sali di canfora perchè ha notato che la donna accenna dei sorrisi quando li odora e quindi deduce possa valicare la soglia della vita con un animo più sereno. Sembra storia primitiva vero?

L'eclampsia.

È una patologia particolarmente grave tipica (ed esclusiva) della gravidanza. Non approfondisco ma il sintomo principale di questo problema è l'ipertensione (cioè la pressione arteriosa elevata). Oggi, esclusi alcuni casi particolarmente gravi o non trattati, si ha quasi sempre un esito favorevole della patologia grazie ai farmaci a disposizione che permettono di salvare la donna gravida ed il bambino che ha in grembo, in ogni caso, anche oggi, la malattia resta insidiosissima.
Leggiamo come risolvevano (cercavano di risolvere) questo importante problema i medici di un secolo e mezzo fa. La terapia si basava quasi tutta sul cloroformio (come sedativo) ed i salassi (il prelievo di sangue). Ma come curavamo l'ipertensione nel 1871?
È presto detto:
...si eseguirà un abbondante salasso [...] si agirà in seguito sugli intestini con purganti di olio di ricino e [...] si potrà mettere la donna sotto l'influenza del tartaro emetico [una sostanza che provoca nausea]. Saranno utili bagni tiepidi prolungati, le punture sulle zone edematose e le moschettature [dei tagli eseguiti sulle parti del corpo rigonfie per la ritenzione idrica].
Il salasso (che ai tempi era una cura praticamente per qualsiasi malattia e derivava dal concetto arcaico di "disintossicazione" e di "estrazione del male dal corpo") veniva eseguito con delle piccole lame o con le sanguisughe poste sulla nuca (per 3-4 ore) o sul torace. Si estraeva poco più di mezzo litro di sangue e fino ad un litro nei paesi anglosassoni. Ancora più sorprendenti le pagine dedicate alla "mania puerperale". Nei casi gravi di eclampsia si assiste anche a convulsioni e disturbi visivi e neurologici. Non conoscendo la fisiologia, per i nostri avi questi casi erano da relegare a "follia". "Più tipica delle classi agiate, era caratterizzata da attacchi isterici" (che oggi sappiamo trattarsi di convulsioni molto gravi), insonnia, cefalea (che oggi sappiamo dovuta all'ipertensione).
La paziente può essere allegra o melancolica, cantante e parlante, senza riposo oppure ostinatamente taciturna o sospettosa di tutti, immaginando ingiurie ed offese da parte del marito e degli amici. Canta spesso a piena gola canzoni o stornelli che niuno le aveva mai udito cantare. Spesso usa un linguaggio osceno. Quelle che furono caste divengono provocatricci [sic], la pelle è scolorata, pallida la faccia, il ventre molle.
Oggi sappiamo che queste povere donne non erano "folli" ma si trovavano in piena crisi eclamptica, una delle complicanze più temibili della gravidanza che se non prontamente trattata può condurre persino a morte. Una cosa che mi ha colpito in maniera particolare è che quando si presentava un caso difficile che rischiava di far morire una donna, l'autore ricorda spessissimo di aver consultato un noto professore di una città vicina o un luminare di un altro ospedale della zona. Visti i collegamenti dell'epoca (sia stradali che nelle comunicazioni, certo non esisteva internet) si capisce nel testo che questi "aiuti" esterni arrivavano dopo ore ed ore dalla chiamata iniziale tanto da poter continuare a svolgere qualsiasi altra attività e permettere persino dei "bagni rilassanti ripetuti" per dare sollievo alla donna che probabilmente era in fin di vita. I luminari accorsi su chiamata poi, effettuavano quasi sempre manovre inventate da essi stessi, improvvisate, provate al momento, erano considerati quasi degli dei e potevano permettersi di tutto. In questi casi il fallimento era quasi scontato (e nel libro si parla di tentativo infruttuoso o andato male) e questo era il risultato della inesistenza della medicina scientifica: era quasi tutto improvvisato. Incredibile la spiegazione di una delle cause di morte in puerperio (cioè dopo il parto).
Oggi, evento rarissimo, un decesso ha sempre cause spiegabili e non per forza legate alla gravidanza, a quei tempi tra le ipotesi vi era "l'esaurimento delle forze per causa nervosa", in pratica si credeva possibile una morte per "stanchezza eccessiva da parto" (ma probabilmente si trattava di complicanze del parto oggi conosciute).
Tralascio i capitoli relativi alle emorragie (si attendeva la morte della donna senza in pratica fare nulla se non tentativi inutili di risoluzione, non esistevano neanche le trasfusioni di sangue) o al taglio cesareo (l'anestesia era effettuata con il cloroformio ed il taglio con un "coltello panciuto ed affilato", sterilizzato per ebollizione in acqua).

Chiudo con una nota più leggera, volete sapere come avreste preparato il letto di un neonato nel 1871?
Il suo letto deve essere grande e profondo [...] il fondo di esso sarà di foglie di granturco o di foglie di zoster marino: la lana o il crino devono essere proscritti, come sostanze che si impregnano di orina ed esalano un cattivo odore.
Insomma un viaggio che può sembrare assurdo e da incubo quando in realtà era vita quotidiana dei nostri non lontani antenati.
Pensiamoci quando leggiamo di medicina "ancora non progredita" o di "saggezza della medicina di un tempo".

Alla prossima.

lunedì 10 dicembre 2018

Spiegare è il miglior modo per "blastare"?

Dopo pochi anni dall'inizio della mia attività su internet, molti dicevano di apprezzarmi perché sapevo "spiegare", "parlare" a tutti di argomenti difficili, spesso tecnici. Secondo me è giusto che tra tecnici (i medici, in questo caso) si debba parlare in termini professionali. Quando invece parli con le persone devi farti capire. Questo può rientrare nel dibattito che si accende ogni tanto su come sarebbe meglio spiegare la scienza. Raccontarla? Riassumerla, semplificarla? Oppure "blastare"?
Per "blastare" (un neologismo che deriva dal termine fumettistico "to blast", ovvero "distruggere") si intende "demolire" l'interlocutore con poche e decise parole, zittirlo in un attimo e. in argomento scientifico, spesso facendo valere i propri titoli.
In questi giorni si sono spese parole, opinioni e persino polemiche su questo, se fosse giusto o meno, se fosse utile o allontanasse la gente dalla scienza.
Probabilmente blastare può servire a togliersi un sassolino dalla scarpa, a mandare a quel paese una persona inopportuna o a liquidare un commentatore maleducato, non certo per spiegare o divulgare gli argomenti scientifici.

D'altronde la scienza e qualsiasi altra attività, non nasce per autocelebrarsi ma a servizio dell'uomo ed è all'uomo che deve rivolgersi.
Così mi sono reso conto che molte false convinzioni, molti errori e fissazioni sono dovute a mancata comunicazione, al fatto che i medici, gli scienziati, molte volte non sanno spiegarsi o addirittura non parlano con chi è fuori dal loro campo. Di esempi di questo tipo ne vedo continuamente e in questi giorni ne ho visto un altro.
Parliamo di vaccini (non vi siete stufati?).

Sta girando un documento nel quale si elencano dei dati interessanti. La regione Puglia ha provato a fare "farmacovigilanza attiva".
La farmacovigilanza è il controllo dei farmaci durante il loro uso. Se succede qualcosa, un effetto collaterale, un danno, a causa del farmaco, è bene segnalarlo così si potrà monitorare e, nel caso, studiarlo.
Finora la farmacovigilanza è stata sempre "passiva", cioè ogni cittadino, medico, farmacista che notasse un effetto collaterale (collegato o meno, non è importante) deve segnalarlo nei registri appositi (in Italia, nel sito dell'AIFA ci sono i moduli per farlo).
La Puglia ha fatto una cosa interessante, ha reso la farmacovigilanza "attiva", non sono cioè i cittadini o gli operatori a segnalare ma le stesse autorità sanitarie a controllare, dopo la vaccinazione gli epidemiologi pugliesi contattavano i vaccinati chiedendo come stessero, se avessero avuto problemi o se ci fossero state conseguenze successive alla vaccinazione. Per la buona riuscita del progetto, ovviamente, è bene segnalare tutto ciò che succede dopo la vaccinazione, saranno poi gli studiosi a capire a cosa possa essere dovuto un problema o un sintomo.

Sono stati raccolti tutti i dati di 1672 persone (di tutte le età) e studiati.
È emerso che i vaccini sono sicuri e causano problemi (si chiamano "eventi avversi") in pochi casi, quasi tutti risolvibili e senza particolare gravità. Conferma insomma quello che sappiamo già. Per essere più precisi, i vaccini al massimo (con riferimento a quello trivalente MPR, che è quello che ne ha causati di più) hanno causato un evento avverso grave (questo in epidemiologia significa "che richiede cure o ricovero") in 4 casi su 100 (quindi nel 4% dei casi) e di questi il 98% è rappresentato da febbre (non sempre causata sicuramente dal vaccino), la quasi totalità. Nessun effetto permanente, nessun decesso.

Ovviamente c'è stato chi, per malafede o ignoranza, ha provato a usare questi dati, interessanti, per scatenare il panico e, tornando all'argomento iniziale, credo che l'unico modo per arginare queste stupidaggini e chi, apposta o per superficialità, diffonde bugie, sia proprio spiegare, semplificare. Per questo motivo, quando ho letto di persone che lanciavano invettive e proteste dopo la pubblicazione di questi dati mi sono chiesto cosa si potesse fare e l'ho fatto.
Certo che se si ha interesse (qualsiasi, anche se dovuto a banale ignoranza) a mostrare le vaccinazioni come il male assoluto esagererà gli aspetti negativi o dubbi, esalterà le tragedie, drammatizzerà ogni piccolo dato. Chi ha l'interesse contrario (appoggiare ad ogni costo le vaccinazioni) ne vedrà solo gli aspetti positivi, esalterà i benefici minimizzando i rischi.

Veleni o salvezza? Creare divisioni nette è tipico della propaganda

Come fare quindi a dare informazioni corrette senza farsi condizionare (o meglio facendosi condizionare il meno possibile, anche in buonafede) dalle proprie convinzioni?
Non è facile, lo so.
Io però ho sempre usato un metodo: i dati oggettivi.
Certo che ho le mie opinioni, certo che probabilmente mi faccio condizionare ma provo a fornire sempre i dati sui quali mi baso e non su "opinioni" totalmente campate in aria. Spero sia il modo migliore, anche perché così faccio nel mio lavoro, nella vita e per decidere nelle scelte che mi riguardano o riguardano i miei famigliari.
Certo che c'è pure tutto un dibattito su come spiegare, quando farlo, con che mezzi, si è arrivati a studi scientifici sul tema e secondo me forse si è andati anche un po' oltre.
Almeno per me. Mi ricordo la mia solitudine quando iniziati, circa 10 anni fa, quando mi chiedevano "ma cosa fai?" o "perché devi spiegare su internet?" mentre oggi dire "faccio il divulgatore scientifico" è quasi come dire di lavorare alle poste, tanto è diffuso come concetto, forse dipende dal fatto che non ho mai preso questo come un mestiere ma solo come una passione da fare quando il (poco) tempo me lo consente.
Non c'è secondo me un metodo, non c'è il "modo migliore", non è meglio "blastare" o "assecondare", spesso è solo questione di carattere e ognuno faccia come gli pare.

Riavvolgiamo il nastro.
Torniamo al documento sui vaccini. Documento serio, interessante, ricco di spunti. L'aspetto più interessante è l'aver mostrato come una farmacovigilanza attiva sia più precisa, accurata e utile. Il resto, più o meno, lo sapevamo già e non emergono dati nuovi o sorprendenti.
Sorprendente è stata invece la reazione di antivaccinisti e siti alternativi.
Hanno letto la notizia come "prova" di chissà quale nuova scoperta.
Ecco, informare attenendosi ai dati. Come comunicherei la pubblicazione di questo documento io e come lo farebbe chi si documentasse solo in siti di antiscienza?

Siete genitori e mi chiedete: "che effetti collaterali possono avere le vaccinazioni?".

Io, in base alle mie conoscenze ed anche alla luce di questa nuova conferma dovrei dirvi: "spesso non hanno effetti collaterali, in circa 1 caso su 25 vaccinati può esserci invece un effetto. Questo sarà quasi sempre (nel 98% dei casi) la febbre. In altri casi si tratterà di altri effetti sempre temporanei e non preoccupanti. Quello che vi ho detto vi tranquillizza? Vi stupisce? Pensavate di saperlo o vi ho dato una notizia nuova?

Bene, che impressione può avere un genitore se invece legge questa notizia come l'hanno data i siti spazzatura?
Termini come "I risultati sono eclatanti." oppure "una notizia bomba" e titoli con punti esclamativi, secondo voi sono adatti a questa notizia o sono fatti per allarmare?
La mia convinzione, informandomi su quei siti, sarebbe più o meno:
"i vaccini, in 4 casi su 100 provocano effetti collaterali gravi, con il rischio di menomazione permanente e morte". È una notizia bomba, finalmente lo hanno ammesso.
Che dite?

Ecco.
Quando mi dicono che ci sono persone che hanno "dubbi" sui vaccini io tendo sempre a capire di chi si tratta. Perché se si tratta di genitori che, ingenuamente, leggono queste idiozie, pazienza, cerco di prendere tempo e spiegare, come ho fatto ora. Quando si tratta di gentaglia, di furbastri, di "antivaccinisti professionisti", c'è poco da discutere e spiegare, si mandano a quel paese (oggi si dice "blastare") perché se lo meritano.
Spiegare, quindi, è il miglior modo per "blastare" i ciarlatani. Secondo me.
Se parlo con una persona veramente curiosa, dubbiosa, interessata, un genitore che vuole scegliere in base a dati oggettivi, a razionalità e conoscenza, spiegare è doveroso (se ho scelto questo lavoro e questa strada). Se dall'altra parte non c'è nessuna intenzione di apprendere, di capire, c'è solo voglia di disturbare, diffondere una fissazione, fare propaganda, non c'è nessun motivo per spiegare, se non quello di mostrare la propria preparazione, cosa inutile ai fini della discussione.
Lo studio di cui parliamo non ha molte interpretazioni possibili (è più utile agli addetti ai lavori) ma se vogliamo "tradurlo" al pubblico non possiamo che trasmettere un dato tranquillizzante, i vaccini causano (pochi, passeggeri, noti) problemi che già conosciamo e nella quantità che conosciamo, chiunque dica altro non sa leggere gli studi (nella migliore delle ipotesi). Questo bisogna dirlo ai genitori dubbiosi. A chi invece deve trovare occasione per allarmare la gente non c'è niente da dire, troverà sempre un motivo per spargere paura e incertezza.

Per questo bisogna sempre distinguere l'interlocutore e per questo, nei limiti del possibile, con le persone perbene io parlo senza stancarmi, con la gentaglia non mi soffermo nemmeno un minuto.

Nel mio account Twitter ho riportato una citazione: "mi piace la verità, qualunque essa sia".
Che è quello che penso realmente.
Per questo spero che questa spiegazione sia servita.

Alla prossima.