venerdì 18 settembre 2020

Controinformazione: gli utili idioti del web.

Ogni regime, ogni dittatura e, in ultima analisi anche ogni forza politica, poco gradisce le voci "contro", chi critica, chi raccoglie e documenta errori, furti, irregolarità, abusi, stranezze. Non per niente i regimi censurano senza tante storie qualsiasi voce contro. È la regola di ogni democrazia: per ogni governo deve esserci un'opposizione, qualcuno che sorveglia, denuncia, controlla. 

Per quanto riguarda l'informazione in Italia non siamo messi benissimo (lo dicono anche le classifiche sulla libertà di stampa), con giornali e mezzi di comunicazione assoggettati a questo o all'altro potente è difficile trovare qualcuno che dica le cose come stanno o che non si faccia condizionare da qualcuno. Nel campo della salute è veramente un quadro desolante.

Immaginate come sarebbe bello (che poi, sarebbe anche normale, ovvio) se davanti alle notizie ufficiali, alle "veline" della politica, dell'industria, del potente, delle formalità, ci fosse qualcuno che fa dell'informazione il suo mestiere (si chiama "giornalismo") che denunciasse ogni cosa non chiara, ogni abuso o ogni stortura. Ovviamente documenti alla mano, argomentando, con tanto di prove. 

A fare questo, se proprio la speranza che a farlo siano i giornali è svanita, dovrebbero essere i cosiddetti siti di "controinformazione". Coloro che, indipendenti e slegati da potere e politica, informano i cittadini dei problemi veri, senza censure o "indorature". Bene.
Anzi male.
Perché a fare questo sporco lavoro non c'è nessuno persino i siti di presunta controinformazione, alla fine, sono immagini sbiadite dell'informazione. Parlano di sciocchezze, di finti problemi, diffondono fake news, hanno come opinionisti quattro scappati di casa, geni incompresi, presunti "candidati al premio Nobel", ciarlatani, truffatori, una sorta di circo equestre che soddisfa i complottismi e i sospetti (dice ai complottisti quello che vogliono sentirsi dire) ma alla fine non dicono una sola notizia vera ma nemmeno interessante o utile. Sono letteralmente inutili.

Potrei fare un piccolo elenco ma cambia poco, tanto sono tutti gli stessi ma se leggendo i più "noti" siti di controinformazione trovate notizie del calibro "la cura del cancro è il bicarbonato di sodio" o "i cerchi nel grano sono opera aliena". E si discute.

Se l'alieno li fa con la forza del pensiero o con le astronavi. Se le scie chimiche contengono virus o vaccini.

Scie chimiche e cerchi nel grano, problemi molto sentiti.


Inutile nasconderlo, gli alieni sono tra noi.

Questa è l'informazione "di protesta" in Italia. Insomma, i siti che si dicono "indipendenti" e "contro l'informazione mainstream", fanno un'informazione molto più scadente di quella "ufficiale", piena di baggianate quando non completamente falsa.
Per il colmo quindi, è meglio ascoltare l'informazione ufficiale, che ogni tanto ci azzecca e ha qualche rara eccezione di professionalità e serietà. Questi siti "indipendenti" alla fine fanno semplicemente il gioco del potere. Sono stupidi, inutili ma utilissimi al potere: degli utili idioti.

Qualcuno ha addirittura  avanzato l'ipotesi (complottista e totalmente senza prove) che siano persone messe lì apposta. Dal potere.
Per distrarre dalla realtà, per rendere banali problemi seri, per spostare l'attenzione da cose reali e drammatiche. Per il potere è molto meglio avere il cittadino arrabbiato perché negli ospedali non si usa la citronella per curare il cancro che perché la cura del cancro (vera) costa 12.000 euro a fiala (che paghiamo tutti noi).

Questa tattica non è certo una novità ma è ben conosciuta, usata in tutto il mondo soprattutto dalla propaganda e dalla politica. Avete presente l'Italia? Nazione dove corruzione, mafia, burocrazia la fanno da padrone e condizionano vite e benessere? Bene. Analizzate quali sono i principali argomenti usati dai politici. Mafia? Scomparsa, ufficialmente ce ne siamo liberati, almeno così sembra dalle cronache politiche. Burocrazia? Corruzione? Boh, sembra non esistano. Di cosa parlano (urlando) i politici? Per quali problemi invitano la popolazione a "ribellarsi"? Lascio a voi la risposta.

Però è abbastanza semplice. E i cittadini? Sono diversi dai politici? Quante manifestazioni avete visto contro la disoccupazione, la criminalità organizzata o le disuguaglianze sociali? Quanta gente in piazza?
Le ultime manifestazioni che ho visto sono state "contro i vaccini" e "contro le mascherine". Grandi problemi, in effetti.
E non potevano mancare quelli "contro il 5G" che, per chi conosce l'argomento, suonano un po' come quelli "contro le pentole a pressione" o "contro i pali della luce". La tecnologia 5G, che non è niente di diverso dalle tante, già esistenti tecnologie di trasmissione dati, è una evoluzione tecnica di una forma di energia (elettromagnetica) e di comunicazione (dati e telefonica) che già esiste da decenni. 5G significa "di quinta generazione" e si tratta di una variante, un miglioramento della tecnologia 4G (quella che usano i nostri telefoni cellulari oggi), a sua volta miglioramento della 3G e a sua volta evoluzione della tecnologia GSM e così via e ovviamente, per ogni nuovo passo, un nuovo movimento di protesta. Contro il 3G, poi il 4G e ora contro il 5G. E per protestare contro la nuova tecnologia ogni movimento usa la vecchia, quella per la quale faceva clamore e urla in piazza.

In realtà ogni passo avanti è inevitabile. Si chiama "progresso" ed è quella forma di avanzamento dell'umanità che gruppi di persone senza tanta istruzione ma nemmeno fantasia e voglia di imparare, riesce a capire.

Questa gente è esistita in ogni epoca (ne ho parlato), prima aveva paura della luce elettrica, poi dei videogiochi, del walkman e ora dei cellulari.

Léon Zitrone: il walkman è veramente pericoloso per la salute?

Niente di nuovo, è quello che non conosciamo che ci fa paura. Quando diventa qualcosa di famigliare, ecco che la paura svanisce e queste "terribili" tecnologie le usiamo tutti, anche quelli che ne erano terrorizzati. Ma allora la tecnologia e il progresso vanno accettati a occhi chiusi? Senza porsi domande? Sono sempre e solo passi utili all'umanità? Non è detto.

L'energia nucleare, scoperta scientificamente entusiasmante, può essere usata per alimentare elettricamente una città ma anche per distruggerla con una bomba atomica. Il petrolio può servirci per i mezzi di locomozione ma può anche inquinare il nostro pianeta. Le armi possono essere usate per difenderci ma anche per uccidere un innocente. Insomma, non è il progresso ad essere "cattivo" è l'uomo che può esserlo con l'uso che ne fa. Il progresso, le scoperte, sono un mezzo, però dobbiamo saperlo usare.

Se quindi la tecnologia 5G sarà sicuramente utile per avere comunicazioni più veloci, efficienti e precise, mettere cento antenne in una città potrebbe essere dannoso. Se le aziende che la usano non ripagano la cittadinanza per gli introiti che avranno, giocano sporco. Se per mettere un antenna si espropria un terreno agricolo potrebbe essere ingiusto. Ecco.

I gruppi "no 5G" non si oppongono alle antenne perché imbruttiscono il paesaggio, non analizzano l'impatto ecologico o economico, parlano di "microchip", di persone e uccelli morti dopo essere passati vicino all'antenna 5G. Dicono che il 5G "comanda a distanza i chip impiantati con il vaccino". Sciocchezze, cretinate, deliri da bambini. Inutili

Come sono inutili i deliri degli antivax.

Non controllano veramente gli effetti collaterali, gli introiti delle aziende farmaceutiche, le tasse, i sotterfugi fiscali e politici, no. Parlano di "feti nei vaccini", intonaco dentro le fiale, dicono di aver trovato vermi e Viagra. Baggianate, sciocchezze inutili.
Un giorno chiesi a un importante dirigente di un'azienda produttrice di vaccini il motivo del loro disinteresse nei confronti degli antivaccinisti. Perché li lasciavano tranquilli a dire quello che volevano. Lui rispose "sono moscerini, portano fastidio ma muovendo la mano li cacci via".

Aveva ragione. Gli antivax sono un movimento inutile. Servono solo ai loro guru che, tra analisi farlocche, cause e finte proteste raccolgono dei bei gruzzoletti pagati da chi si beve le loro sciocchezze.

Ma vogliamo parlare dell'ultimo gruppo di "rivoluzionari" da poltrona? Quelli che si sono ritrovati a Roma a urlare e sbraitare contro...le mascherine, sì, le mascherine.
C'è una epidemia, non abbiamo tante medicine per contrastarla, non c'è un vaccino ma c'è un modo semplice ed economico per rischiare poco: coprirci la bocca. Non che sia un modo infallibile, non da solo ma è già qualcosa. Bene. Queste persone tra bandiere, slogan e urla "governo assassino", hanno manifestato contro la mascherina. Un pezzo di carta da pochi grammi da mettere davanti alla bocca per evitare di trasmettere una malattia potenzialmente mortale. Una cosa da niente.
Eppure queste persone (ed erano pure agitatissime!) non hanno avuto meglio da fare se non protestare. Una protesta vibrante, coraggiosa, oltre ogni limite, contro la minaccia delle mascherine.
Potete capire che qui siamo a livello del dubbio se queste persone ci credano davvero o no, se sono manipolate, se qualcuno ha fatto loro il lavaggio del cervello e capirete pure che proteste di questo tipo non servono a nulla, oltre a essere palesemente stupide. Il nemico di questa gente è, inspiegabilmente Bill Gates. Sì, il proprietario della Microsoft, mega azienda informatica. No, il nemico non è il capo mafia, il politico furbastro o il calciatore della squadra avversaria ma Bill Gates.

Nessun corteo per la disorganizzazione mostrata dalle istituzioni in molte occasioni, nessuna protesta per la mancanza di mascherine e protezione dei lavoratori degli ospedali e dei medici di medicina generale. Nessuno slogan né urla per aiuti arrivati in ritardo o colpevoli disattenzioni, no: le mascherine, Bill Gates, i vermi nei vaccini.
L'inutilità. Il nulla, le mascherine.

Ecco, quello che viene da pensare è che tutto questo, questi "rivoluzionari" del web, siano in fondo utili. Cioè, come ho detto finora inutili ai fini del problema che vorrebbero sollevare ma utili, utilissimi al sistema che così ottiene due risultati.
Il primo, più evidente, che distrae dai problemi veri. Lavoro? Giovani? Cultura? Salari? Pensioni? Ma se vogliamo anche ambiente? Clima? Case? Quello che volete. Invece si spendono settimane a parlare di mascherine, cerchi nel grano e Viagra nei vaccini. E poi utili, utilissimi a concentrarsi su sciocchezze sesquipedali invece di farlo su problemi veri.
Il vaccino contiene Viagra, certo, però che si parli da settimane di un vaccino che non esiste (quello per la Covid, con contratti già fatti, coperture legali per l'azienda produttrice e tutto in cambio di contratti di lavoro in Italia) non importa.

Il pericolo enorme delle mascherine, ovvio. Però che decine di anziani siano stati lasciati morire nelle RSA pazienza, non manifestiamo sono cose che succedono, molto più preoccupante il pericolo nascosto delle mascherine.

Questi si chiamano "utili idioti", sono persone totalmente prive di senso critico, masse informi che vengono aizzate e sfogano la loro rabbia sui governanti ma su problemi inesistenti, banali, sciocchi, così da non parlare di veri problemi e veri scandali. Utilissimi quando un sistema è corrotto, quando ci sono veri scandali e veri problemi, quando bisogna incanalare la rabbia della gente su problemi insulsi e non su questioni epocali.

Quindi se si discute di questa gente, se utile o inutile, chiedetevi sempre da che punto di vista, perché se apparentemente sembrano pazzi scatenati, potrebbero semplicemente essere sì scatenati ma da qualcuno che, in fondo, ne ottiene qualche beneficio.

Alla prossima.

lunedì 7 settembre 2020

Sicuro al 100%

So benissimo che la cultura scientifica non è diffusissima, so anche che molti argomenti medici sono di difficile comprensione.
Ma credo che ci sia un livello "base" dal quale bisogna partire.
Se fossimo al punto di dover spiegare che l'uomo per vivere deve respirare, lo sforzo di chi spiega la medicina o divulga la scienza sarebbe immane (e probabilmente inutile).
In queste settimane, nel contesto dell'informazione (eccessiva, ripetitiva, contrastante, confondente) sul Coronavirus, uno degli argomenti più letti è quello dei vaccini. Se ne parla tanto, in passato se ne è parlato e se ne parlerà, siamo solo in una pausa temporanea, in fondo i complotti sul Coronavirus crescono sullo stesso terreno fertile della pseudoscienza e ciarlataneria che con le bufale sui vaccini si nutre allegramente.

Ho un po' abbandonato l'argomento vaccini perché ha assunto anche un aspetto politico e ogni parola, opinione, ogni fatto, è spesso usato per appoggiare una o l'altra fazione in gioco. Cosa molto antipatica se si parla di salute della persona.

Però tra una discussione e l'altra c'è stato qualcosa che mi ha colpito: l'aver letto ripetutamente e da diverse persone frasi come "perché non ammettete che i vaccini possono essere pericolosi?" o "inutile negare che i vaccini non sono sicuri al 100%!". Ecco, frasi come queste mi fanno riflettere. Perché io parlo di "antigeni" o "epidemiologia" cercando di renderli termini alla portata di tutti ma c'è chi ancora non ha le minime basi del pensiero logico, non in medicina ma proprio nella vita. C'è stato chi ha realizzato video e chi ha annunciato, stupito, che in un documento statunitense è scritto che i vaccini possono danneggiare chi li fa.

La frase "il vaccino può essere pericoloso" è qualcosa di banale, ovvio e scontato.

Qualcuno di voi usa questi argomenti? Mi sapreste indicare qualcosa di "non pericoloso al 100%"? Le spiegazioni utili alle persone devono partire da concetti come "non esiste nulla di non pericoloso sulla faccia della Terra"?
Perché se così fosse, veramente, mi ritroverei a fare marcia indietro su tante cose. L'altro giorno poi, accanto ad una frase del genere, una signora, giovane, una mamma, diceva più o meno "se solo i medici ammettessero, quando vaccinano, che ci possono essere dei rischi, elencandoli e spiegandoli così da farci decidere, saremmo più contenti!".
Anche questa frase è discutibile. Ovvio che serve onestà, trasparenza e chiarezza quando si parla di salute e si somministra una terapia. È però altrettanto ovvio che certi concetti non sono alla portata di tutti. C'è di più: sono concetti talmente delicati e particolari che anche parlarne è difficile e, se fatto nel modo sbagliato, diventerebbero un serio problema. Per questo il concetto di "rischio", già difficile da capire e percepire, è spesso difficilissimo da comunicare.
Per questo esistono studi sulla "comunicazione del rischio", perché non è facile parlarne, discuterne, spiegarlo e capirlo. Fare, esistere, vivere, è pericoloso.
Anche non fare è pericoloso: non fare un antibiotico, se serve, può danneggiarci, non fare un vaccino può esporci a malattie infettive che possono causare sofferenze, dolore, menomazioni, morte.
Chi gioca sul termine "pericoloso" consapevolmente, quindi, vuole giocare con le parole.
Facciamo un esempio.

Dovete sottoporvi ad un intervento. È assolutamente giusto, corretto e trasparente esporvi le possibilità di riuscita, le possibili complicazioni, insuccessi e problemi, non per niente esiste il consenso informato. Ma come prendereste un medico che vi dicesse: "guardi signore, l'intervento che lei farà tra un mese è abbastanza semplice ma, in una piccola percentuale di casi, si resta paralizzati o si muore per emorragia. Bisogna anche aggiungere i rischi dell'anestesia e la possibilità di coma profondo. La informo inoltre che l'allergia e lo shock anafilattico, mortale, sono sempre in agguato, nello 0,8% dei casi poi, l'intervento è un completo insuccesso". 

Ecco. Questi sono argomenti, espressi in modo più tecnico, contenuti nel consenso informato che ogni persona firma in ospedale quando deve sottoporsi a una cura.
Questo medico non vi ha detto una bugia, non ha nemmeno, in fondo, esagerato. Ha esposto freddamente, tecnicamente, una lista di complicazioni possibili, a volte più rare altre no, però reali, che possono avvenire, avvengono e spesso non sono prevedibili. Nessun medico sano di mente potrà dire "questo intervento chirurgico è sicuro al 100%" o "questa cura funziona nel 100% dei casi", questo è linguaggio da ciarlatani ma prima di tutto da persone scollegate dalla realtà Le informazioni bisogna darle ma realistiche, appunto, non esaltanti.
Il consenso informato spesso contiene tutte queste informazioni, ci sono persone che addirittura non lo vogliono leggere per non "impressionarsi", altre che lo leggono velocemente per lo stesso motivo, c'è chi invece lo legge e pretende maggiori spiegazioni e magari si "stressa", insomma, ognuno agisce a modo suo. Questo è il problema, ognuno agisce a modo suo, non solo tra chi si sottopone alla terapia ma anche a chi la terapia la somministra (il medico, l'infermiere). Non tutti sanno spiegare, non tutti sanno parlare, nessuno insegna agli studenti di medicina la "comunicazione", spesso tutto dipende dal carattere personale. Non solo. Anche dall'altro lato, da quello del paziente, le cose sono molto soggettive: c'è chi capisce benissimo i motivi di quella lista, che sa che qualsiasi atto umano, a maggior ragione un atto medico, può essere rischioso, che si decide in base ad un rapporto rischi benefici e che moltissime volte siamo noi che percepiamo i rischi in base alle nostre esperienze. La vita non è mai, per definizione, sicura al 100%, così tutto ciò che ne consegue, dai nostri atti quotidiani alla medicina.

Per la maggioranza di noi andare in automobile (affrontare anche un viaggio di parecchie ore) è un gesto assolutamente normale e poco rischioso, tanto siamo abituati a farlo. Eppure l'automobile è un mezzo di locomozione molto rischioso, con il quale si possono avere gravi conseguenze. Gli incidenti stradali gravi sono infatti moltissimi, solo in Italia in un anno avvengono 174.000 incidenti della strada, sia da conduttori che da pedoni, spesso con gravissimi danni, anche letali.
L'automobile inoltre, pur essendo molto utile, non è un oggetto "salvavita" e neppure insostituibile. Non migliora lo stato fisico (anzi, se proprio volessimo analizzare vantaggi e svantaggi potremmo dire che l'auto danneggia il singolo e la comunità, inquina, sporca, aumenta la vita sedentaria).
Eppure sono pochissime le persone che rinunciano alla gita in macchina. In mezzo al traffico cittadino passeggiamo, respiriamo, mangiamo. Lasciamo circolare anche i nostri bambini, a volte piccolissimi...quanti se ne vedono.
Ecco la percezione del rischio.
Secondo voi il rischio di avere un incidente domestico (caduta, ustione, folgorazione...) è alto? Basso? Quanto rischia una persona lavorando a casa?
Avete risposto? Bene, il rischio è definito molto basso: 1/28000 in un anno (su 28.000 persone una ha un incidente grave a casa). Ci sono rischi molto più alti, per esempio quello di venire colpiti da un tumore (1/12000) o di morire avvelenati (1/3300). Lo avreste mai detto?
Succede perché a casa abbiamo sempre una miriade di piccoli incidenti e ci sembra molto probabile possa succedere qualcosa di più grave.
Al contrario non percepiamo come "evidente" un rischio come quello della poliomielite. Non vediamo più gruppi di bambini zoppi o con le gambe deformate. I tanti bambini affetti negli anni passati oggi hanno strumenti per vivere meglio. Non necessitano di "polmoni d'acciaio" o stampelle o voluminosi respiratori. Così come per altre malattie come il morbillo. Quante volte si sente dire "io ho avuto il morbillo eppure sono ancora qui". Ma è ovvio, chi è "ancora qui" può dirlo chi "non c'è più" non potrà raccontarlo, che senso ha una considerazione del genere? Eppure il morbillo non è una malattia così banale, può uccidere, può causare encefaliti, persino a distanza di tanti anni, con la temutissima PESS (Panencefalite Subacuta Sclerosante).
Non vediamo schiere di morti, file di bambini colpiti da encefalite perché oggi il morbillo è molto più raro rispetto al passato. Così la rosolia congenita. Ancora oggi ci sono i "figli della rosolia", la "banale" malattia che, se colpisce in gravidanza, causa cecità, sordità, malformazioni. Per evitare queste malattie, quasi sempre incurabili, serve una puntura. Si stimola l'organismo a produrre anticorpi proprio contro quel virus o batterio e così se ne fossimo colpiti potremmo combatterlo efficacemente.
Chi non direbbe sì ad una cosa del genere? Si chiama vaccino, la offrono gratis tutte le regioni italiane, non è fantastico?
Chi rifiuterebbe una protezione così efficace, semplice, economica, per i propri figli?
Che senso ha fare soffrire i bambini per evitare una puntura?
Ma la puntura ha tanti rischi?
In realtà no, ne ha pochissimi, sappiamo per esperienza e per scienza, che la "puntura" del vaccino causa molto raramente dei problemi e, quando li causa, sono quasi sempre di breve durata e gravità.
E se un rischio gravissimo, persino la morte (ammettiamo) per shock anafilattico fosse causata proprio a nostro figlio?
Ma se ragionassimo così non vivremmo più! Anche questo è ovvio e mi stupisco che bisogna spiegarlo ogni volta. Si tratterebbe di una discussione che non porta a nulla (anche perché la prima risposta, la più ovvia, sarebbe "e se la morte fosse causata dal morbillo proprio a nostro figlio?").

D'altronde, forse rinunciamo alla macchina perché ci sono tanti incidenti mortali?

Rinunciamo al mare d'estate perché l'annegamento dei bambini è molto frequente?
Rinunciamo al pane o alla mozzarella perché il soffocamento mortale dei bambini è causato spessissimo da questi alimenti?
E chi mangia mozzarella con piacere "dovrebbe vergognarsi perché c'è chi è morto soffocato dalla mozzarella"?
No. Non lo facciamo perché si vive. Sopravviviamo ogni giorno a possibili rischi e problemi. Qualsiasi nostro gesto è un potenziale rischio e, se li volessimo evitare tutti non servirebbe nemmeno stare chiusi a casa immobili (perché un terremoto potrebbe seppellirci ed ucciderci).
Vivere con la paura dei "rischi" è paranoia, non è vita.

Decidiamo invece ogni nostro gesto in base al beneficio che ci procura, rispetto al rischio. Nessuna delle cose che vi ho elencato prima sarebbe "insostituibile" per la vita, dall'auto alla mozzarella ci sono sempre delle alternative (anch'esse rischiose, ovviamente). I vaccini invece possono salvare la vita, non hanno alternative, non esiste un "vaccino diverso": quello è, scegliamo se approfittarne o meno.
Se i medici che vaccinano vi elencassero tutti i possibili (da quelli più frequenti a quelli più rari) effetti collaterali, eventi avversi segnalati, sospettati, avvenuti, voi cosa fareste?
Quali mezzi avete per giudicare uno o l'altro effetto collaterale?
Cosa decidereste se un effetto avvenisse nel 2% dei casi? E se avvenisse nel 0,3%?
La trasparenza e la correttezza nella comunicazione sono fondamentali e giusti. Una volta il medico era un "saggio", esisteva la medicina "paternalistica": "fai questa cosa perché te lo dico io che sono un medico". Oggi non si usa più. Vogliamo essere tutti (giustamente) informati, tutti (giustamente) avvertiti. Ma cosa ci facciamo con quelle informazioni se non abbiamo i mezzi per usarle?
Esattamente quello che faremmo conoscendo le reazioni vincolari del ponte sul quale sta passando la nostra macchina. Esattamente nulla. Sarebbe una questione di trasparenza, di correttezza che però, all'atto pratico, non sapremmo usare, decideremo in base alle emozioni, non in base a valutazioni oggettive. Se poi qualcuno (magari incompetente) ci ficca in testa che quelle reazioni vincolari sarebbero troppe, potrebbe allarmarci o crearci un'ansia inutile ed immotivata impedendoci di prendere un ponte che potrebbe farci arrivare prima alla meta. Anche i ponti crollano ma nessuno di noi prende un elicottero per sorpassarli perché anche l'elicottero può cadere e costa molto di più, meglio il ponte: cade raramente, è utile, semplice, economico, pratico.

Allora, forse, il problema è più a monte e dovrebbero essere le persone a fare un passo indietro.
Se è giusta e doverosa la correttezza e la trasparenza, è altrettanto doveroso che ognuno torni a fare il proprio lavoro. Se un competente in un certo campo (vaccini? Allora i medici) dice che quel gesto è utile, crediamoci. La mentalità del sospetto, del complotto, dell'ansia a tutti i costi, non serve a nessuno, né al singolo (nostro figlio che dovrà essere protetto dalle malattie) né alla comunità (se tutti sospettassimo di tutti gli altri sarebbe la guerra civile). L'uomo è progredito perché ha saputo costruire un sistema di aiuto vicendevole nel quale ognuno si è occupato di un campo in particolare. Il medico cura, l'ingegnere costruisce, il governante fa le leggi, il cuoco cucina e così via. La fine della civiltà sarebbe quella che prevedesse un medico che costruisca ponti ed un ingegnere che operi i malati.
Se la comunità medica dice che conviene vaccinare, facciamolo.

Il mio ragionamento vi sembra tanto strano e rivoluzionario?
A me sembra ovvio ed elementare.
Se la comunità scientifica consiglia di vaccinare, vacciniamoci. Se qualcosa non andasse per il verso giusto non è colpa di chissà quale mistero o complotto galattico, è "colpa" della vita. Esattamente come quando inciampiamo per strada, ci rompiamo un osso o ci ammaliamo.
L'avvento dell'aeroplano ha rivoluzionato la storia dell'umanità: grazie ad esso viaggiare è oggi un gesto facilissimo, in poche ore riusciamo a raggiungere posti che fino a pochi anni fa ci venivano solo raccontati dagli esploratori.
Il lavoro, il divertimento, la cultura, si raggiungono con relativamente pochi soldi e tempo, è una possibilità fantastica. Eppure gli aerei cadono, raramente ma cadono. Restano tra i mezzi più sicuri che esistano solo che quando c'è un incidente fa molto rumore perché uccide molte persone in un momento solo.
Sono le persone che muoiono in un mese in Italia per incidenti stradali, ogni mese. Nel 2016 in Italia sono morte 3428 persone in seguito ad incidente stradale, quasi 247.000 feriti. Questo significa che in Italia, ogni mese, muoiono in media 285 persone.
Nel mondo (in tutto il mondo!) nel 2016 sono avvenuti 20 incidenti aerei che hanno causato 417 morti.
In un anno quindi abbiamo avuto in tutto il mondo meno morti di quelli che avvengono in Italia in due mesi per incidenti automobilistici.
Che dite, andare in macchina è sicuro?
Volare?
Quale delle due cose è "sicura al 100%?"
Quale delle due cose è "sufficientemente sicura"?
Quando guidate la macchina ripassate mentalmente i rischi potenziali che potete incontrare?
Gradireste, prima di salire in aereo, un'hostess che vi elencasse i potenziali rischi dell'andare in aereo?

La trasparenza, il buon senso, i rischi della vita.

Sappiamo che l'aereo ha dei rischi, sappiamo che, se arriva la complicanza potrebbe pure essere molto grave ma sappiamo anche che è rara, che ne vale la pena, che l'alternativa ha un rischio maggiore. Per questo scegliamo l'aereo.
Tranne fobia, tranne se abbiamo paura di voltare, succede e ci assumiamo la responsabilità di un rischio maggiore.

Possiamo concludere dicendo che noi esseri umani abbiamo l'abitudine di misurare le cose non secondo la realtà ma secondo la percezione. Questo succede perché dobbiamo sopravvivere e spesso le nostre scelte, più che razionali, sono dettate da "smania" di sfuggire agli eventi che reputiamo pericolosi o rischiosi per la nostra sopravvivenza. Tendiamo a sovrastimare i piccoli rischi (perché non li conosciamo e ne abbiamo paura) e sottostimare quelli grandi (perché spesso "quotidiani" e quindi più abituali).
Se chiedessi: è più pericoloso il lavoro del pompiere o quello del camionista?
Per qualcuno sarà sorprendente sapere che i pompieri rischiano la morte (10,6 morti su 100.000 pompieri per ogni anno) molto meno dei camionisti (44,8/100.000 ogni anno). E sapete qual è il rischio di morte per viaggio aereo? In un anno muoiono 0,15 persone su 100.000 viaggiatori. Chi l'avrebbe mai detto?

Il rischio è insito nella nostra vita e non esiste il "rischio zero".
E nella percezione del rischio (fior di studi sull'argomento) entrano in gioco diversi fattori, persino la cultura personale e le esperienze di ognuno di noi.
Se pensiamo di poter controllare il rischio, lo percepiamo come meno grave di chi pensa di non poterlo gestire. Un evento drammatico che causa molte vittime in poco tempo (un terremoto?) è percepito come più pericoloso di un altro che ne causa centinaia di volte di più ma in tanto tempo (il fumo di sigaretta?), un evento che causa paura (morire annegati) è percepito come molto più rischioso di quello che non temiamo (bere alcol), insomma il rischio ha dei fattori precisi, siamo noi ad adeguarli alla nostra vita.

Considerando quindi che è la vita stessa il primo fattore di rischio per la morte, forse conviene fare, per le scelte importanti, quel passo indietro al quale accennavo prima, affidarsi alle parole delle persone più competenti, fare ciò che ha evidenza di essere più sicuro ed utile e lasciare stare i terrorismo, le paure, le ansie e le fobie che sono inculcate nella mente da chi, furbescamente, ha spesso qualcosa da guadagnarci. Non a caso chi insinua dubbi e paure a proposito di vaccini ha una "sua" medicina (omeopatia, rimedi per i "danni da vaccini", test per diagnosticare questi danni), vende un prodotto.
Non è contro i vaccini, è stupido esserlo ma a favore di se stesso, cosa furbissima. Non a caso, anche il più "alternativo" dei ciarlatani, se sta male corre in ospedale e non ho mai visto un omeopata  o un agopuntore rifiutare l'anestesia per usare le medicine che lui prescrive ai suoi pazienti.

Alla prossima.

domenica 9 agosto 2020

Potere all'ignoranza, ignoranza al potere.

Avete presente quando si parla di "post verità"? Qualcosa di molto simile a un altro termine: fake news, falsa notizia.
La post verità è la manipolazione di una notizia, di un fatto, creata ad arte per manipolare l'opinione pubblica, per scopi politici, personali o di interesse privato. Un atto scorretto e pericoloso.

Per me che mi occupo di salute e false notizie di medicina è sempre sconsolante e provoca molta rabbia notare quante siano le falsità dette al pubblico, alle persone. È ancora più assurdo quando le falsità sono sparse non da uno a caso o qualche disturbato ma da professionisti, persone ufficialmente serie, persino da politici.
Usare la salute delle persone come mezzo per ottenere consensi, prendere in giro la popolazione, spaventare la gente per attirarla è scorretto e può essere anche pericoloso. Ieri un politico laziale, Davide Barillari, consigliere regionale del Lazio, a chi gli chiedeva se esistono studi sulla pericolosità del 5G (conoscete? La prossima tecnologia che farà funzionare le nostre comunicazioni) ha risposto con un sito internet. In una pagina c'era il link a ben 23.840 studi (!) che avrebbero dimostrato "i danni del 5G" sull'uomo.



Ora. La tecnologia 5G è semplicemente un'evoluzione, un passo in avanti di quella già esistente, la 4G (5G significa "quinta generazione", il 3G arrivò nel 2001), rispetto alla quale questa è più efficiente, veloce, migliora le coperture e l'efficacia delle connessioni. Un progresso, quasi inevitabile.
Non abbiamo ancora certezze ma tutti gli elementi e i dati in nostro possesso ci dicono che questa nuova tecnologia non è particolarmente dannosa o rischiosa, ha i rischi di qualsiasi mezzo che funziona con le onde elettromagnetiche (dal frigorifero al cellulare, dal computer alla lavatrice). Le onde elettromagnetiche della telefonia sono una delle tante forme di onde elettromagnetiche esistenti. La luce del Sole è formata da onde elettromagnetiche, il forno a microonde funziona grazie a onde elettromagnetiche, non sono queste a essere pericolose per definizione ma l'uso che se ne fa e il motivo d'uso. Per cui è stupido e falso dire che le onde elettromagnetiche (o il 5G) siano pericolose.
Bene.

Se il politico sostiene che quei 23.840 studi dicono che il 5G sarebbe dannoso stiamo parlando di una cosa importante. Una notizia che può cambiare addirittura la nostra vita. Se un passo avanti della tecnica fosse pericoloso per la salute, ci dovremmo fermare o almeno riflettere, fare un bilancio rischi benefici, vedere fino a che punto ci convenga rischiare.
Questo politico, che si dipinge come paladino del popolo contro i poteri forti, risponde alla richiesta di un utente (oltretutto un conduttore televisivo) che gli chiede di mostrare eventuali studi che notino la pericolosità di questa tecnologia, quei 23.840 studi sarebbero una pietra definitiva sulle opinioni sul tema. Ora, a parte che 23.000 studi non esistono forse nemmeno per la pericolosità del fumo di sigaretta figuriamoci per il 5G che è una tecnologia relativamente recente, lasciamo perdere che il nostro politico abbia come fonti il sito "alleanza italiana stop 5G" (eh?) ma davvero esistono questi 23.000 e rotti studi?
Ma chi vuoi che vada a vedere 23.840 studi?
Io intanto comincio, quante volte ho detto che il modo più semplice di scoprire la realtà delle cose è andare a controllare?

Vado a vedere questi studi. Il primo, il secondo, il terzo. Poi proseguo. Una pagina, venti studi, trenta. C'è qualcosa che non va. Quegli studi non solo non parlano della pericolosità del 5G (ce ne sono addirittura alcuni che dicono che può essere anche una tecnologia vantaggiosa) ma quasi tutti non c'entrano nulla. Quello è un elenco che studia i campi elettromagnetici, argomento vastissimo e scientifico. Il sito che raccoglie gli oltre 28.000 studi "sulla pericolosità del 5G" è in realtà un sito (serio) che aggiorna sugli studi (non che parlano di danni ma su tutti gli studi) che escono riguardanti le onde elettromagnetiche, argomento assolutamente serio e degno di studio.
I campi elettromagnetici non sono "il 5G" ma sono i campi prodotti da praticamene tutti gli strumenti elettrici (e anche dall'ambiente terrestre, spontaneamente) che ci circondano. Un televisore produce campi elettromagnetici, così uno spazzolino elettrico, una radio, un cellulare, una lampadina. Come se per dimostrare la presunta pericolosità dell'acqua di casa elencassi gli studi che si occupano di oceano.
Quell'elenco studia gli effetti delle onde elettromagnetiche in vari ambiti e nemmeno "gli effetti negativi" ma le applicazioni di questi campi. Punto. Il 5G non c'entra nulla.

Basta leggere gli studi della lista.
Uno per esempio studia il volo della farfalla del tabacco, che sembra condizionato dai campi elettromagnetici, uno studia la possibilità dell'uso di campi elettromagnetici per allontanare gli insetti (una sorta di "pesticida elettrico"), un altro studia l'effetto dei campi elettromagnetici nella crescita dei peli nelle cavie, un altro studia la localizzazione di capsule endoscopiche grazie a risonanze magnetiche e un altro il trattamento chirurgico delle ustioni da elettricità pediatriche.

Cosa c'entra tutto questo con il 5G o con i presunti suoi danni?
Niente. Nulla.
Barillari ha dato una falsa informazione, una falsa notizia. Sparge allarme, confonde, aizza. Tratta chi legge da stupido, da credulone.
Ho fatto presente al politico il problema. Secondo voi qual è stata la reazione?


Sei uno scansafatiche. L'assessore insulta. Non discute, non chiede chiarimenti, insulta.
Perché certo che si può sbagliare ma cosa fa una persona perbene? Si accorge dell'errore e chiede scusa, a maggior ragione se sei un rappresentante del cittadino: lavori per lui, per i suoi interessi, quello che fai deve andare a SUO vantaggio non a vantaggio personale. Ma la reazione è tutt'altro che serena:



Scuse?
Ha detto di essere stato frainteso? Di aver capito male? Ha chiesto spiegazioni perché lui non è del campo?
No.


Prende in giro.
Il politico non discute, dice la sua (sbagliata) e chiesta una rettifica o una discussione non la fa. Questa è la cosa più grave il fatto che messo davanti alle sue responsabilità non sono non ha risposto, non solo non ha chiesto scusa o ammesso l'errore (chiamiamolo così, dai) ma è scappato, tra grasse risate e prese in giro. Mi ha anche consigliato di "lasciare perdere" perché "sprecherei tempo". Non si assume le sue responsabilità davanti al cittadino, non risponde delle sue azioni.

Ha lanciato la falsa notizia (allarmante, se dici che una cosa è pericolosa allarmi la gente) ed è scappato ridendo. Come i bulli, come un teppista. Siamo ormai a questo.
Così il politico ha lanciato il suo allarme interessato, i suoi seguaci (che magari per ingenuità o perché non vogliono porsi domande, pigramente) danno per scontato che esista un allarme e le opinioni e i fatti sono falsificati. Poi è passato ad altro, la falsa notizia è già vecchia, non ne parla.

Questa è la post verità. Manipolare la realtà a proprio vantaggio per ottenere qualcosa. 

Attenzione, queste cose non sono esclusiva di un partito politico o di uno schieramento, visto con i miei occhi: nessuno escluso. Non commettete quindi l'errore opposto, dare una patente a qualcuno quando in realtà la patente ce l'hanno già tutti. Anzi, io spererei che proprio le persone, i cittadini, si rendano conto di chi è colui che devono votare. Non ha importanza l'idea politica, lo schieramento, gli ideali, se una persona dice bugie, se è ignorante, se è potenzialmente un danno non facciamolo salire al potere. Mai. Sarebbe un pericolo, un danno per tutti, non solo per noi. Nessuno metterebbe un incapace alla guida di un aereo supersonico sul quale voliamo.

Ma davanti a questo scenario squallido ci sono due piccoli poteri che noi cittadini abbiamo.
Primo, il più classico, quello del voto.
Un politico dice bugie? Manipola la realtà? Ci tratta da stupidi? Non dimentichiamolo. La prossima volta lasciamolo a casa, imparerà a gestire meglio la sua persona.
Secondo: non beviamoci tutto ciò che leggiamo, nemmeno se ciò che leggiamo ci può dare ragione o conferma le nostre idee. Trasformiamoci in esseri pensanti, non diventiamo tifosi.
Dobbiamo farlo per noi, per i nostri discendenti e, in fondo, per il mondo intero.

Alla prossima.

martedì 14 luglio 2020

Quello che alle donne non dicono.

Ci siamo.
È vero che chi crea qualcosa la vuole bene a prescindere dal risultato ma io a questo libro, il mio terzo, ci tengo.
La mia attività di divulgazione, come sa chi mi segue dall'inizio, è iniziata per puro caso. Trovarmi quindi a scrivere libri (non è il mio lavoro) mi sorprende, arricchisce e rende fiero. In fondo dissemino conoscenza.
Però è la prima volta che scrivo un libro da ginecologo, che è il mio lavoro.
Ho provato a unire il mio lavoro di ogni giorno, quello di ginecologo ospedaliero (e di un ospedale pubblico) con quello "virtuale" che mi vede impegnato sul web (ma anche fuori, ormai) nella spiegazione della medicina, nella divulgazione scientifica e nell'analisi e smentita di tutte quelle pratiche mediche che non hanno base scientifica (che qualcuno definisce con un termine moderno debunking) .
La passione c'è ancora ma finalmente posso applicare il "debunking" in ginecologia.

Per questo il libro che ho scritto non l'ho concepito né come un libro di medicina né come un manuale di consigli per la donna (ce ne sono tantissimi!) ma come un volo, un passaggio radente sulla salute femminile, sui problemi più importanti, diffusi, sulle cose che chiedono le pazienti in un ambulatorio ginecologico. Ovviamente non ho potuto trattare tutti gli argomenti di ginecologia e qualcuno magari non troverà quello che interessa ma si dovevano fare delle scelte o avrei scritto un trattato di ginecologia.


Se racconto un po' di salute generale della donna, in certi paragrafi spiego perché non ha senso controllarsi continuamente, cerco di fare capire il significato di "screening", spiego i più diffusi per le donne e parlo anche di argomenti come i cosmetici o le diete.
Ma ho dedicato un po' di spazio anche ad argomenti più ostici, meno trattati, dei quali si parla poco (quello che alle donne non dicono, appunto), come malattie rare come la vulvodinia, le insidie dell'endometriosi o assurdità come il body shaming o la "bikini syndrrome", termine che ha due significati in medicina.
E poi ho pensato di dargli un aspetto leggero, di renderlo leggibile, quasi "da ombrellone". Per un semplice motivo: dare in mano a una persona (uomo o donna che sia) dell'ennesimo volume di consigli e regole da seguire non c'era bisogno. Molto meglio un piccolo riassunto di concetti (alcuni conosciuti, alcuni no) semplici da seguire e piccole idee che potessero accendere la "lampadina" della ragione e del ragionamento. Ovviamente il libro è per le donne, dedicato a loro ma qualche uomo mi ha detto di averlo trovato utile e interessante.

Inutile dirvi che spero che anche questo libro vada bene, l'inizio è promettente, alla fine è un modo per dirmi "grazie" e "continua così".
Lo trovate naturalmente in tutte le librerie e anche nei negozi on line abituali.

Alla prossima.

venerdì 3 luglio 2020

Non è vero ma ci credo.

In tutti questi anni, una delle domande alle quali non sono riuscito a dare una risposta certa è: "perché le persone credono alle cose più incredibili, anche a quelle chiaramente stupide e non accettabili?".

Non è facile rispondere. Sicuramente noi esseri umani siamo creduloni, istintivamente creduloni, non solo per caso ma proprio vogliamo credere alle cose più assurde e implausibili. Ai miracoli.
Ne ho parlato diverse volte: è più facile sapere che la cura (non sicura) per una grave malattia è pesante, ricca di effetti collaterali e costosa o che ne esiste una semplice, economica (sempre efficace) che non ci darà nessun effetto collaterale?
Ovviamente la risposta corretta è la due. Non corretta nel senso che è vera ma in quello che è la risposta che più ci piace, che gradiamo, che vogliamo sia vera.

Si possono tirare in ballo i meccanismi cerebrali, la psicologia, le neuroscienze, perché crediamo al miracolo nonostante di miracolo non vi sia traccia. Perché crediamo alle parole del primo che passa, perché c'è gente che crede alle scie chimiche, altri che pensano che i cerchi nel grano sarebbero fatti dagli alieni.
C'è chi crede ai fantasmi e agli oroscopi, gli astri che governano la nostra vita. Perché?
Perché credi a un giornalista che dice che con i suoi (ovviamente) integratori potrai vivere fino a 120 anni? Perché credi a una venditrice che ti dice che un rametto magico ti farà vincere tanti soldi alla lotteria?
Ci credi, nonostante sia implausibile, assurdo, nonostante, a volte, la truffa sia chiara, evidente, alla luce del Sole.

Non c'è risposta. Ignoranza? No.
Non solo a queste cose ci crede chiunque, anche il colto, il laureato (basti vedere quanti medici omeopati esistono) non è il titolo di studio che fa il credulone ma anche la persona più scettica e sveglia può cascarci.
Disperazione? No. Certo, la disperazione (nei casi di malattia è frequente) ma ci sono casi nei quali persone assolutamente in salute, sane, tranquille, equilibrate, pensano davvero che bevendo un bicchiere di acqua (tiepida, mi raccomando) e limone, la mattina (chissà perché non alle 11:00) starai bene e in salute. Ci credono. E guai a spiegare che un bicchiere di acqua e limone nel corpo avrà lo stesso effetto di un bicchiere di acqua senza nulla o con un po' di zucchero o con il sale o il pepe, niente di particolare. Niente. Eppure ci credono e lo fanno.

Magari c'è chi non lo dice a tutti, si rende conto della propria ingenuità però ci crede lo stesso: "non si sa mai".
Non c'è il rimedio alla creduloneria, anzi, siamo tutti esposti a queste trappole, però avere un approccio critico, una buona capacità di osservazione, un sano scetticismo può aiutarci, può evitare spiacevoli sorprese e brutte esperienze (a volte anche pericolose, se parliamo di salute o soldi).
Vi racconto un episodio che mi capitò personalmente qualche anno fa.

Per noi medici uno degli impegni più onerosi (soprattutto per alcune specializzazioni, come la mia da ginecologo) è quello relativo all'assicurazione professionale. Si può partire da 400 euro l'anno ma ci sono figure professionali (ehm...) che arrivano a pagare anche 5000 o 10.000 euro l'anno, immaginate che peso per ogni medico. Si è quindi sempre in cerca di una buona assicurazione a condizioni accettabili.
Un anno dei colleghi mi parlarono della loro, notevolmente più economica della mia, conveniente, completa, erano soddisfatti. Alcuni di loro si erano accordati con il broker dell'assicurazione anche per altri investimenti, alcune assicurazioni di vario tipo, anche sulla vita. Incuriosito chiedo il recapito del broker e lo incontro.
Persona gentile, educata, elegante, mi propone un vero affare. L'assicurazione professionale che avrei stipulato con lui (con una delle più importanti società di assicurazione al mondo!) conveniva tantissimo, avrei pagato un terzo circa di quanto pagavo in quel momento, per condizioni molto simili: convenientissimo.
Così decisi, avrei stipulato l'assicurazione con lui.
Sempre gentile e disponibile, nuovo appuntamento, mi fa firmare carte e documenti, mi consegna il contratto e io pago, assegno, tutto il regola.
Contento e soddisfatto torno a casa.
Poso il contratto e tutto finito.
Poi il giorno dopo ripenso. C'era qualcosa di strano, vado a rivedere il contratto, lo rileggo e tutto era normale. Lo giro e rigiro, timbri, firme, carta intestata, tutto normale.
Poi guardo ancora e penso che, alla fine, in mano ho dei fogli scritti al computer e rilegati. Cioè alla fine avevo in mano qualcosa che chiunque (anche io) avrebbe potuto fare. Delle fotocopie, due timbri, due firme e avrei incassato qualche soldino. Cioè non è che avessi motivi per sospettare ma quello che avevo tra le mani era un pezzo di carta, bastava guardare e avere un attimo di scetticismo, spirito critico (quante volte vi ho detto che è la prima arma per non farsi fregare?).

Ma dai...ma che pensi...dai...
E poi tutti i colleghi che sono assicurati da anni! Addirittura sulla vita...dai...
Chiamo uno dei colleghi. Gli chiedo se per caso avesse avuto dubbi, sospetti, nulla. "È una brava persona, mai avuto problemi, è educato, figurati...".
Certo che era educato, l'ho visto. Ma sarò io sospettoso e troppo scettico, mi rilasso.

Però una telefonata alla notissima assicurazione la voglio fare. La faccio.
E non risulto assicurato. Mai stato. Come quella persona non risulta broker di quell'assicurazione. Avverto un collega, poi un altro, poi quello assicurato sulla vita: nessuno di loro era assicurato. Una truffa.
Solo in quell'ospedale eravamo assicurati in venti.
In pratica il broker era un finto broker che incassava i soldi, faceva due fotocopie e buonanotte.
Come l'ho scoperto? Esattamente come ho raccontato; riflettendo, diventando sospettoso, scettico, informandomi, approfondendo. Bastava guardare (come dico sempre).
Per la cronaca il finto broker fu denunciato e poi condannato (e io ripresi i soldi dati).

E allora?
Allora questa è la dimostrazione della complessità dell'essere umano, dei suoi meccanismi psicologici e neurologici, del pensiero complesso che, proprio perché è complesso, spesso cerca bramosamente, avidamente, quello semplice: una parola magica, un bicchiere di acqua e tutto passa, tutto si risolve.

Su Facebook c'è una pagina nella quale una persona, un perfetto anonimo, vende una scatoletta con un disegno sulla faccia superiore, un'asticella che finisce con una pallina e una luce accessa (quando la scatoletta che funziona a elettricità è accesa).

Questa scatoletta non contiene nulla, niente di strano: le pareti, la luce "on-off"), dei fili elettrici che fanno funzionare tutto, collegati a una batteria. Fine.

Il signore però la vende come un apparecchio "radionico". La "radionica" è una disciplina pseudoscientifica che vorrebbe fare diagnosi e cura delle malattie tramite l'elettricità e le onde elettromagnetiche, in particolare, grazie all'emanare onde elettromagnetiche, visibili solo con determinati strumenti, sotto forma di una sorta di alone chiamato "aura", il corpo può essere studiato da esperti del campo (che non sono altro che ciarlatani improvvisati). Ovviamente, oltre a non avere alcuna base scientifica, la radionica è stata studiata anche scientificamente dimostrando la sua totale inconsistenza.
Scaturita dall'entusiasmo per le applicazioni dell'elettricità, dopo la sua scoperta, la radionica ha via via perso di importanza e diffusione, qualcuno però ancora ci prova, come il signore su Facebook.

Ovviamente siti bufala e radio alternative lo presentano, intervistano e esaltano come un "rivoluzionario", uno che la sa lunga.

Niente. Il signore pubblicizza la scatoletta elettrica che, a suo dire, avvicinata a qualsiasi oggetto rotto, non funzionante, guasto, lo sistemerebbe. Ma vende anche delle figurine che, stampate, bisogna portare in tasca e ci daranno salute e felicità, basta volerlo e ripetere tante volte cosa si desidera (e portare le figurine in tasca, ovviamente).
E ci sono pure le testimonianze.

"Avevo il frigorifero rotto, ho avvicinato l'apparecchio radionico e ora funziona". "Il finestrino della macchina non funzionava, ho avvicinato l'apparecchio e ora funziona che è una meraviglia". Se la scatoletta tutta fili e lampadine sistema i finestrini non può che funzionare con il corpo umano. Ed ecco che, senza farlo pesare più di tanto, il signore fa capire che anche la salute ne avrebbe giovamento.

Tra un video e un altro appaiono i clienti. "Posso usarla per il forno a microonde che ultimamente fa i capricci?".
"A casa mia c'è umidità, dici che potrebbe eliminarla?"

Uno degli strumenti curativi miracolosi.

Il prezzo? Puoi mandarmene due?
Chiedono della scatoletta miracolosa, serve a tutto, dalla riparazione degli elettrodomestici alla salute e non è che agisca chissà come, basta avvicinarla alla cosa "rotta" e questa per magia si sistema.
La gente ci crede. Non c'è niente da fare: ci crede. E se non funziona com'è ovvio? Cerca una giustificazione, un motivo, non può "non funzionare", c'è la prova su internet!
Crede anche alla versione non elettrica che sistema le cose rotte solo con la forza del pensiero. Capito?


Non funziona, ci vorrà tempo?

Se la gente crede al bicarbonato che cura il cancro, come non potrebbe credere alla scatoletta che sistema le serrande rotte?

Però non bisogna prendere in giro queste persone. Come ho già detto non si tratta (per forza) di "stupidi" o "ignoranti", non si tratta di boccaloni, c'è gente comune, come tutti, padri e madri di famiglia, professionisti, insegnanti, medici, casalinghe, giornalisti, avvocati. Non stupitevi e non sentitevi esenti da queste cose.
Da questo dobbiamo trarne un insegnamento quindi: occhi aperti. Anche nelle cose più banali, quelle che sembrano normali e semplici: occhi aperti.

Alla prossima.

martedì 23 giugno 2020

Osteopatia portami via.

Ho deciso, qualche settimana fa, di "aggiornare" i miei canali di divulgazione medica. Spinto un po' da mio figlio che mi dava del "vecchio" perché mi limitavo al blog e ai social più classici (Facebook, Twitter) mentre secondo lui oggi i "gggiovani" usano e seguono YouTube e Instagram, ho provato, con grande indecisione e grandi dubbi a realizzare alcuni video. 
Parlo e parlerò degli argomenti classici ma farò anche video di medicina, di storia della medicina, di commento ai post di questo blog e su qualsiasi argomento (anche attuale o di cronaca medica) che mi piaccia.
Il riscontro c'è. Aumentano gli iscritti sul canale YouTube, qualche messaggio di ringraziamento e incoraggiamento e lo stimolo di fare qualcosa di nuovo, perché no, ci provo.
Ho già pubblicato alcuni video tra i quali uno che spiegava e commentava l'osteopatia, la medicina alternativa che pretende di curare malattie manipolando il corpo, no, non ci riesce, posso anticiparvi il finale ma nel video spiego un po' di cose.




Nel video ho spiegato quello che sappiamo e che ci dice la scienza. L'osteopatia è una pseudomedicina. Una pratica basata su teorie campate in aria, senza nessuna efficacia dimostrata e pure con qualche rischio. Questo succedeva prima dell'emergenza Coronavirus e quindi è passato un po' di tempo ma è interessante parlarne, anche ora.
Ovviamente sono arrivate anche le critiche al video, praticamente tutte da parte di osteopati e simpatizzanti e sono anche queste da leggere perché offrono degli spunti importanti. Una delle caratteristiche che sottolineo dell'osteopatia è che la formazione (in Italia) degli osteopati praticamente non esiste. Queste persone "curano" gli altri senza avere nessuna base sanitaria, nessun percorso accademico e, molto probabilmente, nemmeno basi culturali personali sufficienti.

Ero abituato alle critiche (e agli attacchi, anche violenti) di omeopati, guaritori, seguaci di guru e sette e gli argomenti erano i soliti. Accompagnati da insulti e minacce. Gli osteopati (quelli ovviamente che hanno commentato, non tutti) hanno avuto in comune una caratteristica inedita (per me): un'ignoranza medica (e generale) abissale.

Una cosa che ho trovato interessante. Alla fine gli osteopati, come ho spiegato nel video, non sono (necessariamente) medici. Anzi, visto com'è oggi il percorso per diventare osteopata ci sono tantissimi osteopati che con la medicina, la salute e la mentalità scientifica, non hanno nulla a che fare (il mio ex meccanico oggi fa l'osteopata). Quindi se l'omeopata (è obbligatorio sia un medico) magari ha le sue basi di medicina, l'agopuntore (deve essere un medico) anche, l'antivaccinista a volte è un biologo o un fisico, un moto antivaccinista è farmacista, insomma, hanno almeno un'infarinatura di scienza, l'osteopata no, quasi sempre non ce l'ha.
Fare il "medico" quando non lo sei è pericoloso. Non hai idea di ciò che stai facendo. Finché lo fai in privato, tra quattro mura, con chi si fida di te, tutto si può fare, non ci sarà nessuno a controllarti o ascoltarti ma quando ti affacci al mondo o ti confronti, ecco che tutto può crollare.

In questi giorni, come dicevo, ho avuto a che fare con tanti osteopati e seguaci di questa pseudocura. E le loro reazioni sono state sconsolanti, deprimenti.
È intervenuta persino la segretaria nazionale di una delle associazioni di punta dell'osteopatia che, oltre che dimostrare una scarsa conoscenza della lingua italiana, ha fatto affermazioni a dir poco impressionanti. Secondo lei le ossa (anzi, "le osse") craniche (le ossa che compongono il cranio) non sarebbero fuse (alla nascita ogni parte del cranio è "mobile", separata dall'altra, poi gradualmente si fonde e diventa immobile) un'affermazione che, proveniente da chi dice di occuparsi di salute è, a dir poco, deprimente.

Ma dopo di lei altri. Uno che si chiedeva che c'entra l'ictus (uno dei rischi dell'osteopatia) con l'emorragia cerebrale (l'emorragia cerebrale è una delle cause di ictus), un altro che il femore (osso della coscia) sarebbe una parte del bacino e un altro che il sangue, dal cuore, va al cervello dove verrebbe ossigenato (il cervello che svolgerebbe il ruolo del polmone, un disastro). A me questa cosa ha intristito molto.


Capisco credere alle fandonie, in giro c'è tanta creduloneria, faciloneria, c'è gente ingenua ma negli osteopati che ho incontrato in questa occasione c'era molta impreparazione ma proprio profonda, inaspettata. Significa che questa gente non ha studiato nulla, non ha idea di ciò che sta facendo. Ha una conoscenza del corpo umano nemmeno di livello base.
Un po' come dire di fare il meccanico e non sapere come funziona un motore di macchina.
Il problema è anche questo. Gli osteopati non studiano all'università, non c'è una facoltà di osteopatia o una scuola di specializzazione universitaria. Si tratta di scuole private. Persone anche senza formazione scientifica (ovviamente anche un medico o un operatore sanitario può fare l'osteopata ma non è obbligatorio esserlo), senza alcuna base culturale, che un giorno si iscrivono in una scuola privata che insegna una teoria che non ha alcuna base e fornisce una tecnica che non ha nessun riscontro medico e tutto senza alcun controllo accademico. Ci può essere la scuola più severa e attenta ma ci sono quelle che "imbarcano" e "sfornano" chiunque, tanto per accaparrarsi i soldi delle iscrizioni. Ed ecco il risultato.





Certo, qualcuno si è dimostrato gentile, educato, ha provato a intavolare una improbabile discussione, ci saranno sicuramente osteopati (magari quelli laureati in medicina o i fisioterapisti) che sanno come siamo fatti ma come credere a chi dice "la palma della mano è innervata dalle arterie del braccio" o che "arriva ai polmoni, sempre tramite la trachea [...] l'energia vitale esterna, il Prana"? [Pagliaro. Osteopatia viscerale: Il sistema pneumofonatorio e cardiovascolare.]
"Avremo prima l'energia centrale, che è l'energia ancestrale e poi l'energia interna che è la continuità della precedente e che assicura la sua rotazione lungo le arterie anteriori e posteriori e infine la sua distribuzione nel resto del corpo tramite i meridiani e le fasce come energia esterna" [La ronda delle emozioni e l'osteopatia].
Stiamo parlando, con un linguaggio totalmente campato in aria e non scientifico, di aria fritta.
E questo è niente. Gli osteopati dicono di sentire le vibrazioni del cranio e delle meningi ("vibrazioni" che sentono solo loro).
Il canale che serpeggia e arriva alla narice. (da "La ronda delle emozioni e l'osteopatia")

Qualche osteopata si è detto "imbarazzato" per queste cose e che si augura che si arrivi a un linguaggio più accettabile grazie a studi e ricerche future, io ho risposto che, naturalmente, finché questi studi non ci saranno non parliamo di scienza e medicina ma di stregoneria.
Mi sembra ovvio. Però ho apprezzato il tentativo (raro, vago) di qualche osteopata di cercare uno spiraglio, di discutere civilmente e di tentare un approccio vagamente scientifico al mestiere che pratica. Un po' quello che è successo con gli agopuntori: vogliono dignità scientifica, discutono di efficacia, medicina e cura delle persone ma poi parlano di meridiani, energia vitale e flussi energetici. E guai a chi li contraddice, come in tutte le religioni.

Che dire?
Non entro nel merito dell'osteopatia, ne ho parlato, non entro in approfondimenti, ho voluto solo raccontare un aspetto per me nuovo e imprevisto.
E preoccupante.
Non so se occorra aggiungere altro o approfondire ulteriormente l'argomento. Quando qualcuno vi propone osteopatia per i vostri problemi, rileggete queste cose e pensateci. Molto bene.

Alla prossima.

mercoledì 10 giugno 2020

I calzini fucsia di Burioni.

In questi giorni la cronaca parla spesso del prof. Burioni. Lo conoscete, giusto?
Bene, secondo vari articoli di giornale Burioni farebbe cose strane, non è spiegato chiaramente ma si capisce che c’è qualcosa che non va.
Conflitti di interesse ma nessuno spiega bene di che tipo, cose stranissime come il fatto di dare il suo parere su argomenti dei quali è competente, scandali assurdi come quello di farsi pagare per il suo lavoro, insomma succede quello che gli inglesi chiamano “character assassination”, ovvero se vuoi fare fuori una persona (non fisicamente, ci mancherebbe, come personaggio, per scopi politici, personali, invidie), demoliscilo, massacralo. Pubblicamente.
Anche se non c’è motivo, fallo fuori per l’opinione pubblica. Fare un servizio nel quale un virologo è accusato (con ovvia musica drammatica in sottofondo) di aver partecipato a convegni sui vaccini e sarebbe per questo a favore delle vaccinazioni, é una stupidaggine immensa, spiegabile o con l’ignoranza o con la malafede. Io appoggio la vaccinazione contro l’HPV (il Papillomavirus) e sono stato a vari congressi sull’HPV. Mistero? Complotto? Guadagno? O semplicemente si tratta di ciò di cui mi occupo? Dovrei andare ai congressi sulle distorsioni della caviglia?

Ricordate qualche anno fa quel telegiornale nel quale seguirono e filmarono di nascosto un magistrato per poi rivelare che portava degli orrendi calzini color turchese? Ecco, una cosa del genere.

Intendiamoci, io non ho motivo per difendere Burioni, anzi, chi mi segue, sa benissimo che avrei tanti motivi (il nostro scontro é stato pubblico) per assecondare l’assalto alla diligenza ma credo che in mezzo a tanti difetti ho un pregio a cui tengo tantissimo perché ereditato dai miei genitori: sono una persona onesta. E da persona onesta resto senza parole per quello che (certi) giornali e (certe) trasmissioni televisive stanno cercando di fare.

La strana capigliatura di Roberto Burioni. Che sicuramente ci nasconde qualcosa.

Quando ti metti contro qualcuno gli rompi le scatole. Spesso, peggio ancora, gli rompi i guadagni. Il fatto che lui si sia messo contro gli antivax, gli omeopati e i ciarlatani ha rotto le scatole e i guadagni a tante persone. Sono soldi.
Gli antivax raccolgono soldi, fanno gruppo. Soldi.
Gli omeopati anche, hanno ditte, aziende, interessi. Soldi.
Pure i ciarlatani, vendono pozioni, cure, miracoli, guadagnano da queste cose. Soldi.
Arriva uno che poteva stare bello tranquillo dietro la cattedra e si fa i fatti degli altri? Massacriamolo. Diciamo in giro che fa cose proibite, anche se proibite non sono. Diciamo che quello che fa, permesso e legale, é brutto e cattivo. Parliamo dei suoi calzini gialli, rossi o fucsia. Fucsia meglio.

Tanto la gente si ferma al titolo e si creerà quell’immagine negativa, antipatica che così lo toglierà di mezzo. Lo dico non solo perché è evidente ma anche perché in tutte quelle cose delle quali accusano violentemente Burioni non ce n’è una (dico una) che mi sembri uno scandalo e chi fa queste cose dovrebbe vergognarsi.
Queste cose le ho provate, ci hanno provato anche con me. Prima insultano, minacciano, provano a farti paura e quando non riescono sguinzagliano i media.
Con me ci avevano provato ai tempi di Stamina e anche in altre occasioni
Avevano quasi tutta l’opinione pubblica a favore, figuriamoci, i bambini che soffrono e tu parli male di una presunta cura definitiva?
Solo un pazzo poteva attaccarli. Poi hanno mollato quando l’opinione pubblica si è spostata al lato opposto, contro i ciarlatani e così anche i media si sono messi di chi attaccava la falsa cura, poi bollata come truffa.
Allora un consiglio.
Quando leggete che una persona è brutta e cattiva, chiedete perché, informatevi bene, quella persona potrebbe anche essere bella e buona ma pericolosa per i veri cattivi.
Demolire qualcuno può fare piacere se quella persona vi fa antipatia, se non la sopportate ma è ingiusto, sbagliato, scorretto, pericoloso. Immaginate se qualcuno lo facesse con voi. É un gesto violento e grave, bullismo.
E spesso sono proprio i bulli a farlo.

Con chi è migliore di loro.

Alla prossima.

mercoledì 3 giugno 2020

L'opinionista è un antivaccinista che ce l'ha fatta.

Qualche giorno fa, il prof. Alberto Zangrillo (primario di anestesia all'ospedale San Raffaele di Milano) ha stupito un po' tutti dichiarando, con una certa veemenza, che la malattia causata dal virus Sars-Cov-2 non esiste più. Il virus sarebbe "clinicamente inesistente".

Molti non sono stati d'accordo con questa dichiarazione. Almeno per i toni. Dare un messaggio del genere può suscitare un senso di falsa tranquillità, una liberazione da settimane di stress e preoccupazioni e poi non si basa sui fatti che sono ben diversi.
Intendiamoci, io sottolineo da sempre che stress e preoccupazioni dovevano essere limitati al minimo, "attenti ma tranquilli" dicevo. Perché il panico fa male, la malattia da Coronavirus è grave in certi casi ma non in senso assoluto e poi gradualmente la situazione sta migliorando ma, devo dire, non è per niente "clinicamente inesistente" e questo va aggiunto alle altre (tante) informazioni confusionarie e fuorvianti che sono state date in pasto ai media da esperti o presunti tali. Certo che la situazione è sotto controllo, i casi diminuiscono gradualmente e quelli che ci sono probabilmente sono molto meno gravi e preoccupanti, ci sono regioni con zero casi, benissimo ma dire che la "malattia è clinicamente inesistente" è pericoloso, oltre che falso.

Per "clinicamente" si intende qualcosa che è discussa e analizzata dal punto di vista medico. Una malattia "clinicamente" inesistente è quella che ormai non ha più sintomi o almeno non ha i sintomi più importanti (o gravi) o evidenti.
Se una malattia ha ancora dei sintomi è clinicamente presente, è, insomma, "rilevabile".

Non so se è chiaro questo concetto.
Dire quindi "Covid è clinicamente inesistente" non è corretto e, in effetti, può trasmettere una falsa informazione. Certo che tanti lo sanno e infatti si sono opposti alle opinioni di Zangrillo. Se sia stata solo un'uscita infelice o un cattivo modo di comunicare questo non posso saperlo e quindi non lo commento.
Ma c'è qualcosa che pochi hanno notato.

Ci siamo dimenticati dei bei vecchi tempi passati quando si discuteva di malattie infettive e vaccini. Quando dei poveri antivaccinisti uscivano fuori teorie ridicole e tentavano di evitare le vaccinazioni, facevano manifestazioni contro l'obbligo, si battevano perché "il morbillo lo abbiamo avuto tutti". Cretinate, ovvio.
E via con l'obbligo di vaccinazione, giusto.
E silenzio, chi discute l'obbligo è un antivaccinista.

La comunità scientifica ha reagito subito e compatta: chi dice queste cose è uno stupido ignorante e va messo a tacere. Sono d'accordo, non si scherza con la salute e fare i complottisti davanti alle sofferenze e alle malattie è pericoloso, soprattutto se ci si basa sul nulla. L'antivaccinista inventa dati, definizioni, studi, si basa su opinioni personali per farne una regola generale, non vale niente, scientificamente, perché non è supportato da dati, prove, fatti. L'antivaccinista è un opinionista, né più né meno.
Ma di opinionisti, in queste settimane di epidemia, ne abbiamo avuti tanti, persino tra gli esperti, persino tra le persone più preparate e la confusione conseguente è stata inevitabile.
Allora se tra medici e scienziati ognuno ha il diritto di essere opinionista, perché non c'è il diritto di essere antivaccinista?


Perché è bene ripassare alcuni numeri.
Nel mese di aprile 2019 abbiamo avuto il numero maggiore di casi di morbillo in Italia, 311.

311.

Pericoloso, anche un caso è potenzialmente pericoloso, sono malattie infettive eh?
Però abbiamo il vaccino e quindi ci possiamo proteggere, giusto il richiamo alla prudenza. Perché rischiare e azzardare con una malattia che, in genere benigna, può però essere molto rischiosa?

Oggi, con una malattia senza vaccino e che ha dimostrato di mettere in crisi ospedali e intere nazioni, sembra che rischiare e azzardare sia giusto, macché prudenza. Uno può dire che si parla di "malattia inesistente" ed è una semplice opinione come un'altra, può dire che si allarma la popolazione inutilmente, buttiamola lì.
Perché è bene essere antivax secondo la propria convenienza.
Come avreste trattato uno che avesse detto (davanti a 311 casi in un mese) che il morbillo fosse "clinicamente inesistente"?

Sapete quanti casi di rosolia sono stati registrati dal 2013? 259.

E per 259 casi in sei anni abbiamo un vaccino obbligatorio. Giusto.
Come trattereste uno che dice che il vaccino antirosolia è inutile?
E come state trattando uno che (davanti a, dati di oggi, 321 casi in più rispetto a ieri di Covid-19) dice che il Covid-19 è clinicamente inesistente?
Massì, in fondo ha ragione, ormai sono pochi casi.

Perché per 113 casi di poliomielite nel mondo (nel mondo, in un anno) ci vacciniamo tutti e guai a non farlo mentre per 321 casi in Italia di Covid-19 in un giorno si parla di malattia inesistente? Cosa dovrebbe capire la gente, cosa dovrebbero pensare i genitori?

Ecco, quando c'era l'epidemia di morbillo e la comunità scientifica spingeva per il giusto obbligo di vaccini, idiota chi osava dire che i casi erano pochi e che si allarmava inutilmente la gente, era solo un pazzo ignorante, giusto? Un antivaccinista, solo un opinionista, senza peso scientifico.
La differenza tra opinionista e scienziato che comunica è la misura delle parole. Il limitare le proprie opinioni e enfatizzare i dati scientifici, il basarsi sui fatti e non sulle idee campate in aria. Lo scienziato (serio) che comunica non parla quasi mai in senso assoluto, ce lo insegnano persino le basi della ricerca ("questi dati hanno bisogno di conferme", "sembra che...", "ulteriori studi devono confermare..."). Uno scienziato serio sottolinea quando parla di opinioni e quando di fatti. Sono errori gravissimi.

Ricordatelo quindi quando qualcuno dirà all'opinionista antivax di passaggio che bisogna vaccinarsi perché ci sono malattie infettive potenzialmente pericolose per il singolo e la comunità e che anche pochi casi sono un rischio.
Però attenzione perché poi l'antivax tirerà fuori la storia della malattia infettiva clinicamente inesistente che ha lo stesso numero di casi (e nessuna cura né vaccino) della malattia infettiva per la quale c'è obbligo ad assumere medicine e avrà pure ragione.

Alla prossima.

domenica 24 maggio 2020

Ti conosco, mascherina.

La mascherina che portiamo per coprire bocca e naso non è pericolosa.

Questo è un fatto. Un dato, è medicina. Punto.

Ma c'è chi dice che la mascherina sia dannosa con fantasiose varianti e versioni.
Respiriamo la nostra stessa anidride carbonica (CO2), andiamo in ipossia (diminuzione dell'ossigeno nel sangue), rischiamo di svenire, l'acidosi (diminuzione del pH del nostro sangue), malattie e persino la morte e il cancro.

No, non è vero.
Ovviamente mi riferisco alle normali mascherine (sia chirurgiche che "superiori" come le FFP2).

Tranne mascherine a tenuta stagna, tranne persone con malattie gravi, portare la mascherina non cambierà nulla, in pratica, in chi la porta. 
Bisogna chiarirlo perché negli ultimi giorni, inspiegabilmente come tante di quelle cose che succedono in internet, mamme informate, fiorelline68, ciarlatani e pseudomedici, hanno sparso questa sciocchezza. Non è vero.
Chiarito che non è vero, aggiungo che questa non è un'opinione o una teoria. Non è vero perché non può succedere, fisiologia respiratoria, basi di medicina. Non è però facile spiegarlo, perché la fisiologia della respirazione è molto complessa, un insieme di fisica, chimica, biochimica e fisiologia (e un po' di idraulica).
Però ci provo. Una scusa per spiegare, con lo spunto della bufala, un po' di medicina.
Una nota interessante è che quando ho detto la stessa cosa (senza approfondire) in alcuni social, sono stato letteralmente assalito da orde di esaltati. Ma non corretto o messo in discussione, così, random, insulti come se piovesse (mi è stato dato del "venduto" e del "criminale"). Ma non perché ho rivelato di tifare per l'Atletico Portolano ma perché ho detto che le mascherine non sono pericolose.
Ho anche cercato di capire i motivi che causano questa reazione inconsulta di alcune persone: sono dei troll, sono provocatori, sono appartenenti a movimenti politici, sono esaltati. Non lo so, non l'ho ancora capito. Incredibile però come la gente creda alle sciocchezze che qualche incompetente sparge nel web.
Pazienza. Torniamo al tema principale.
L'idea più spontanea riguardo le mascherine che indossiamo è ovvia: il fatto che le mascherine le portiamo quasi "incollate" a naso e bocca ci farebbe respirare nuovamente l'anidride carbonica che emettiamo quando espiriamo.
Sappiamo tutti che inspirando (quindi "prendendo aria") prendiamo ossigeno dall'ambiente mentre espirando (quindi "buttando aria") emettiamo un po' di ossigeno e tanta anidride carbonica. La emettiamo per "disintossicarci", un prodotto di scarto.
Ci siamo?

Bene. Il ragionamento quindi è: se abbiamo la mascherina prendiamo l'ossigeno dall'ambiente, espiriamo emettendo ossigeno e anidride carbonica e poi, inspirando di nuovo riprendiamo anche l'anidride carbonica, quindi riprendiamo un prodotto tossico che avremmo dovuto espellere e questo ci farebbe male, malissimo.
Ci siamo anche qui?

Benissimo. Tutto questo non succede. Per alcuni semplici motivi.
Il primo, il più immediato.
Le mascherine non sono a tenuta stagna. Filtrano, non impediscono totalmente l'ingresso e l'uscita dell'aria che respiriamo. Sono filtri più o meno stretti e protettivi. Ogni atto inspiratorio prendiamo dall'ambiente l'aria che è composta da varie sostanze.
Non conviene dilungarsi quindi non scenderò nei particolari e non perderò tempo, l'importante è capirci.
Nell'aria ambiente c'è anche ossigeno (e tante altre sostanze), quindi ai nostri polmoni arrivano tutte le sostanze che compongono l'aria e i nostri polmoni assorbono quella che interessa, l'ossigeno.
Poi "espiriamo", a quel punto i nostri polmoni emetteranno ossigeno (poco) e anidride carbonica (molta, che è il prodotto di "scarto"). Le mascherine, che non sono appunto a tenuta stagna, lasceranno passare quasi tutta l'aria espirata. Probabilmente un po' (pochissima) resterà intrappolata (non riesce a passare dalla mascherina all'esterno) e quindi resta dentro, vicino alla bocca e al naso. Ora sono importanti i numeri, proviamoci.
Ogni atto inspiratorio e espiratorio, a riposo, inspiriamo ed espiriamo circa mezzo litro di aria (500 ml). L'aria che resta intrappolata dentro la mascherina sarà poca (visto il "volume" che possono contenere le mascherine), più o meno 10 ml (che non sarà solo CO2) che diminuisce progressivamente perché la mascherina la lascia "sfuggire".
La successiva inspirazione mescolerà quell'aria di nuovo e così di nuovo inspireremo ossigeno e probabilmente un po' (pochissima) di anidride carbonica rimasta intrappolata.

Questo significa che non è vero che respiriamo la nostra anidride carbonica ma che, ogni volta, assieme all'aria ambiente, respiriamo un po' di anidride carbonica. Una quantità talmente bassa da non rappresentare un pericolo. 
Se ad ogni inspirazione immettiamo 500 ml di aria nei polmoni e nella mascherina sono trattenuti 10 ml di anidride carbonica (ma probabilmente sono di meno), nei polmoni entrerà per il 98% aria "nuova".
Questo è il primo motivo per il quale le mascherine non rappresentano un pericolo, riassumendo:

1) La quantità di anidride carbonica respirata è pochissima, in un totale di 500 ml, forse ne respiriamo circa 10 ml.

Ma c'è un altro motivo, più importante e complesso. Non dobbiamo pensare che tutta l'aria che inspiriamo finisca dritta nel sangue sotto forma di ossigeno. Questo è un concetto difficile da immaginare ma che si può capire se si conosce la fisiologia della respirazione umana.
L'aria ambiente (con ossigeno e altre sostanze) ci serve per ossigenare le nostre cellule tramite il sangue.
Dalla bocca (o dal naso) al sangue (quindi si passa dalla trachea, ai bronchi, ai bronchioli, agli alveoli) il cammino è lungo. Sarà solo alla fine che l'ossigeno passerà dall'aria al sangue (perché gli alveoli polmonari lo cederanno al sangue che scorre nei capillari vicini). Prima di quel momento, in tutto quel cammino, non ci sarà nessuno scambio di gas, nessuna cessione di ossigeno, tanto da chiamarsi "spazio morto". Pensate sia un cammino piccolo? No. Molti di noi hanno l'idea che l'aria, entrata dalla trachea, venga "assorbita" dai polmoni. No, dopo la trachea iniziano i bronchi che si dividono in 23 "rami" secondari, come divisioni, ognuno si divide in due, che si divide in due e che poi si divide in due fino alla fine , ai bronchioli che terminano con quelli che si chiamano "alveoli".



Fino alla 17ma generazione di bronchi non ci sarà nessun passaggio di aria dai bronchi al sangue ("spazio morto anatomico") ci sarà "aria ferma", che contiene anche anidride carbonica, perché sarà solo da quel momento in poi che l'aria cederà l'ossigeno al sangue, tramite gli alveoli.
Ogni volta che inspiriamo la prima aria che arriva agli alveoli contiene anidride carbonica. Questo spazio morto contiene circa 150 ml di aria (un bel po'), di questa circa il 5% è anidride carbonica (CO2). C'è poi un altro spazio morto (si chiama "spazio morto fisiologico") che è rappresentato dagli alveoli (quindi la parte che dovrebbe cedere ossigeno al sangue) che però non sono "toccati" da vasi sanguigni e quindi non cedono ossigeno. In pratica è come se nella mano avessimo 6 dita ma ne usassimo 5, perché 1 non ha muscoli o ossa. Nello spazio morto fisiologico è contenuta poca aria ambiente. Un totale di circa 160 ml possiamo considerarlo normale in tutto lo spazio morto.
Se confrontiamo l'anidride carbonica trattenuta dalla mascherina (dovremmo fare delle misurazioni ma ammettiamo, al massimo 10 ml?) con quella contenuta già in tutto il nostro albero respiratorio possiamo capire facilmente che quella della mascherina è praticamente nulla, non significativa, nel contesto dei 500 ml che inspiriamo ogni volta (come abbiamo visto nel primo motivo) e soprattutto è qualcosa che avviene normalmente sempre, visto che negli spazi morti c'è anche anidride carbonica. Possiamo vedere la mascherina come un ulteriore spazio morto di pochi centimetri (1-2?) che nel totale dei circa 28-30 centimetri degli spazi morti del nostro organismo non aggiungono nulla a quanto già succede normalmente.



Noi già respiriamo anidride carbonica (estraendo dall'aria che c'è negli alveoli solo l'ossigeno che ci serve) e quindi quella poca che respiriamo ugualmente per "colpa" della mascherina non influisce praticamente per niente con le funzioni dell'organismo, si tratta di una quantità così minima e insignificante che sicuramente non avrà conseguenze per la salute. Ecco perché possiamo indossare la mascherina anche tutto il giorno senza intossicarci.

Non a caso sono tante le persone che già di routine indossano mascherine per lunghi periodi di tempo e persino in condizioni di stress (pensiamo ai chirurghi, alle persone immunodepresse, a chi lavora a contatto con sostanze volatili o dannose) e non ci sono malattie professionali o di altro tipo ad esse legate.
Potremmo ipotizzare qualche danno per usi continui ma anche questo non sembra avere nessun riscontro. Hanno provato a misurarlo anche in un gruppo di infermieri durante due turni di lavoro (di 12 ore ciascuno) e hanno notato che tra il prima e dopo l'uso delle mascherine non si è avuta nessuna differenza nei livelli di ossigeno nel sangue e nella pressione arteriosa, né altri sintomi particolari. Riguardo i livelli di anidride carbonica, questi sono passati dal valore di 32.4 iniziale al valore 41.0 finale che comunque è lontano da quello che serve a definire l'ipercapnia (eccesso di anidride carbonica nel sangue). Forse qualche problema può esserci per uso continuo di maschere molto grandi, che quindi hanno uno "spazio morto" (pseudo, non è quello che si descrive in medicina) molto grande.
Secondo motivo per cui le mascherine non sono pericolose.

2) La quantità di anidride carbonica respirata perché trattenuta dalle mascherine contribuisce ad alimentare in minima parte quella che già fisiologicamente è trattenuta in tutto il sistema respiratorio normalmente e che si rimescola con l'aria nuova, senza conseguenze per l'organismo perché questo è un processo normale.

Non ci sono insomma variazioni fisiologiche, significative o misurabili. Lo notano anche vari studi. Aggiungiamo un altro particolare interessante. Qualcuno potrebbe dire: "ma ammesso non aumenti l'anidride carbonica, non potrebbe diminuire l'ossigeno e quindi un danno in ogni caso?".
No. L'ossigeno che arriva agli alveoli e poi scambiato, tranne prolungata permanenza in ambienti con scarso ossigeno, resta costante. In uno studio, per ottenere una lieve "ipossia" (diminuzione dei livelli di ossigeno nel sangue) si è dovuto somministrare un gas apposito alle persone studiate perché, nonostante avessero la mascherina e facessero esercizio moderato (bicicletta), la saturazione dell'ossigeno nel sangue restava normale.

Questo vale anche per chi fa sforzi fisici perché già fisiologicamente aumenta il volume di aria inspirato e quindi la quantità di ossigeno che va al sangue.
Indossare le normali mascherine che stiamo indossando quindi non uccide, non fa ammalare, non fa svenire, non provoca cancro o altre malattie. Chi lo dice non conosce la fisiologia umana o dice semplici bugie.

Credo quindi che si possa chiudere la discussione e spero che, particolari noiosi a parte, sia tutto un po' più chiaro.
Spesso sono riportate sensazioni particolari (soffocamento, mancanza d'aria, respiro affannoso) ma quasi tutte sono riconducibili, appunto, a sensazioni, cioè al fatto che si respira aria più calda che può dare la sensazione di minore "freschezza" del respiro cosa che, nelle persone sensibili, può scatenare sintomi che sono più psicologici che organici (simili a quando c'è molto caldo e pensiamo "si soffoca", nonostante non manchi certo l'ossigeno nell'aria).
Detto questo. A prescindere dall'utilità delle mascherine (non è di questo che ho parlato), il loro uso è assolutamente sicuro riguardo gli eventuali danni non legati alle malattie virali. Lasciate stare ciarlatani e mammine informate, non è obbligatorio conoscere la fisiologia della respirazione ma dovrebbe essere buon senso tacere quando non si conosce un argomento.

Alla prossima.