venerdì 3 luglio 2020

Non è vero ma ci credo.

In tutti questi anni, una delle domande alle quali non sono riuscito a dare una risposta certa è: "perché le persone credono alle cose più incredibili, anche a quelle chiaramente stupide e non accettabili?".

Non è facile rispondere. Sicuramente noi esseri umani siamo creduloni, istintivamente creduloni, non solo per caso ma proprio vogliamo credere alle cose più assurde e implausibili. Ai miracoli.
Ne ho parlato diverse volte: è più facile sapere che la cura (non sicura) per una grave malattia è pesante, ricca di effetti collaterali e costosa o che ne esiste una semplice, economica (sempre efficace) che non ci darà nessun effetto collaterale?
Ovviamente la risposta corretta è la due. Non corretta nel senso che è vera ma in quello che è la risposta che più ci piace, che gradiamo, che vogliamo sia vera.

Si possono tirare in ballo i meccanismi cerebrali, la psicologia, le neuroscienze, perché crediamo al miracolo nonostante di miracolo non vi sia traccia. Perché crediamo alle parole del primo che passa, perché c'è gente che crede alle scie chimiche, altri che pensano che i cerchi nel grano sarebbero fatti dagli alieni.
C'è chi crede ai fantasmi e agli oroscopi, gli astri che governano la nostra vita. Perché?
Perché credi a un giornalista che dice che con i suoi (ovviamente) integratori potrai vivere fino a 120 anni? Perché credi a una venditrice che ti dice che un rametto magico ti farà vincere tanti soldi alla lotteria?
Ci credi, nonostante sia implausibile, assurdo, nonostante, a volte, la truffa sia chiara, evidente, alla luce del Sole.

Non c'è risposta. Ignoranza? No.
Non solo a queste cose ci crede chiunque, anche il colto, il laureato (basti vedere quanti medici omeopati esistono) non è il titolo di studio che fa il credulone ma anche la persona più scettica e sveglia può cascarci.
Disperazione? No. Certo, la disperazione (nei casi di malattia è frequente) ma ci sono casi nei quali persone assolutamente in salute, sane, tranquille, equilibrate, pensano davvero che bevendo un bicchiere di acqua (tiepida, mi raccomando) e limone, la mattina (chissà perché non alle 11:00) starai bene e in salute. Ci credono. E guai a spiegare che un bicchiere di acqua e limone nel corpo avrà lo stesso effetto di un bicchiere di acqua senza nulla o con un po' di zucchero o con il sale o il pepe, niente di particolare. Niente. Eppure ci credono e lo fanno.

Magari c'è chi non lo dice a tutti, si rende conto della propria ingenuità però ci crede lo stesso: "non si sa mai".
Non c'è il rimedio alla creduloneria, anzi, siamo tutti esposti a queste trappole, però avere un approccio critico, una buona capacità di osservazione, un sano scetticismo può aiutarci, può evitare spiacevoli sorprese e brutte esperienze (a volte anche pericolose, se parliamo di salute o soldi).
Vi racconto un episodio che mi capitò personalmente qualche anno fa.

Per noi medici uno degli impegni più onerosi (soprattutto per alcune specializzazioni, come la mia da ginecologo) è quello relativo all'assicurazione professionale. Si può partire da 400 euro l'anno ma ci sono figure professionali (ehm...) che arrivano a pagare anche 5000 o 10.000 euro l'anno, immaginate che peso per ogni medico. Si è quindi sempre in cerca di una buona assicurazione a condizioni accettabili.
Un anno dei colleghi mi parlarono della loro, notevolmente più economica della mia, conveniente, completa, erano soddisfatti. Alcuni di loro si erano accordati con il broker dell'assicurazione anche per altri investimenti, alcune assicurazioni di vario tipo, anche sulla vita. Incuriosito chiedo il recapito del broker e lo incontro.
Persona gentile, educata, elegante, mi propone un vero affare. L'assicurazione professionale che avrei stipulato con lui (con una delle più importanti società di assicurazione al mondo!) conveniva tantissimo, avrei pagato un terzo circa di quanto pagavo in quel momento, per condizioni molto simili: convenientissimo.
Così decisi, avrei stipulato l'assicurazione con lui.
Sempre gentile e disponibile, nuovo appuntamento, mi fa firmare carte e documenti, mi consegna il contratto e io pago, assegno, tutto il regola.
Contento e soddisfatto torno a casa.
Poso il contratto e tutto finito.
Poi il giorno dopo ripenso. C'era qualcosa di strano, vado a rivedere il contratto, lo rileggo e tutto era normale. Lo giro e rigiro, timbri, firme, carta intestata, tutto normale.
Poi guardo ancora e penso che, alla fine, in mano ho dei fogli scritti al computer e rilegati. Cioè alla fine avevo in mano qualcosa che chiunque (anche io) avrebbe potuto fare. Delle fotocopie, due timbri, due firme e avrei incassato qualche soldino. Cioè non è che avessi motivi per sospettare ma quello che avevo tra le mani era un pezzo di carta, bastava guardare e avere un attimo di scetticismo, spirito critico (quante volte vi ho detto che è la prima arma per non farsi fregare?).

Ma dai...ma che pensi...dai...
E poi tutti i colleghi che sono assicurati da anni! Addirittura sulla vita...dai...
Chiamo uno dei colleghi. Gli chiedo se per caso avesse avuto dubbi, sospetti, nulla. "È una brava persona, mai avuto problemi, è educato, figurati...".
Certo che era educato, l'ho visto. Ma sarò io sospettoso e troppo scettico, mi rilasso.

Però una telefonata alla notissima assicurazione la voglio fare. La faccio.
E non risulto assicurato. Mai stato. Come quella persona non risulta broker di quell'assicurazione. Avverto un collega, poi un altro, poi quello assicurato sulla vita: nessuno di loro era assicurato. Una truffa.
Solo in quell'ospedale eravamo assicurati in venti.
In pratica il broker era un finto broker che incassava i soldi, faceva due fotocopie e buonanotte.
Come l'ho scoperto? Esattamente come ho raccontato; riflettendo, diventando sospettoso, scettico, informandomi, approfondendo. Bastava guardare (come dico sempre).
Per la cronaca il finto broker fu denunciato e poi condannato (e io ripresi i soldi dati).

E allora?
Allora questa è la dimostrazione della complessità dell'essere umano, dei suoi meccanismi psicologici e neurologici, del pensiero complesso che, proprio perché è complesso, spesso cerca bramosamente, avidamente, quello semplice: una parola magica, un bicchiere di acqua e tutto passa, tutto si risolve.

Su Facebook c'è una pagina nella quale una persona, un perfetto anonimo, vende una scatoletta con un disegno sulla faccia superiore, un'asticella che finisce con una pallina e una luce accessa (quando la scatoletta che funziona a elettricità è accesa).

Questa scatoletta non contiene nulla, niente di strano: le pareti, la luce "on-off"), dei fili elettrici che fanno funzionare tutto, collegati a una batteria. Fine.

Il signore però la vende come un apparecchio "radionico". La "radionica" è una disciplina pseudoscientifica che vorrebbe fare diagnosi e cura delle malattie tramite l'elettricità e le onde elettromagnetiche, in particolare, grazie all'emanare onde elettromagnetiche, visibili solo con determinati strumenti, sotto forma di una sorta di alone chiamato "aura", il corpo può essere studiato da esperti del campo (che non sono altro che ciarlatani improvvisati). Ovviamente, oltre a non avere alcuna base scientifica, la radionica è stata studiata anche scientificamente dimostrando la sua totale inconsistenza.
Scaturita dall'entusiasmo per le applicazioni dell'elettricità, dopo la sua scoperta, la radionica ha via via perso di importanza e diffusione, qualcuno però ancora ci prova, come il signore su Facebook.

Ovviamente siti bufala e radio alternative lo presentano, intervistano e esaltano come un "rivoluzionario", uno che la sa lunga.

Niente. Il signore pubblicizza la scatoletta elettrica che, a suo dire, avvicinata a qualsiasi oggetto rotto, non funzionante, guasto, lo sistemerebbe. Ma vende anche delle figurine che, stampate, bisogna portare in tasca e ci daranno salute e felicità, basta volerlo e ripetere tante volte cosa si desidera (e portare le figurine in tasca, ovviamente).
E ci sono pure le testimonianze.

"Avevo il frigorifero rotto, ho avvicinato l'apparecchio radionico e ora funziona". "Il finestrino della macchina non funzionava, ho avvicinato l'apparecchio e ora funziona che è una meraviglia". Se la scatoletta tutta fili e lampadine sistema i finestrini non può che funzionare con il corpo umano. Ed ecco che, senza farlo pesare più di tanto, il signore fa capire che anche la salute ne avrebbe giovamento.

Tra un video e un altro appaiono i clienti. "Posso usarla per il forno a microonde che ultimamente fa i capricci?".
"A casa mia c'è umidità, dici che potrebbe eliminarla?"

Uno degli strumenti curativi miracolosi.

Il prezzo? Puoi mandarmene due?
Chiedono della scatoletta miracolosa, serve a tutto, dalla riparazione degli elettrodomestici alla salute e non è che agisca chissà come, basta avvicinarla alla cosa "rotta" e questa per magia si sistema.
La gente ci crede. Non c'è niente da fare: ci crede. E se non funziona com'è ovvio? Cerca una giustificazione, un motivo, non può "non funzionare", c'è la prova su internet!
Crede anche alla versione non elettrica che sistema le cose rotte solo con la forza del pensiero. Capito?


Non funziona, ci vorrà tempo?

Se la gente crede al bicarbonato che cura il cancro, come non potrebbe credere alla scatoletta che sistema le serrande rotte?

Però non bisogna prendere in giro queste persone. Come ho già detto non si tratta (per forza) di "stupidi" o "ignoranti", non si tratta di boccaloni, c'è gente comune, come tutti, padri e madri di famiglia, professionisti, insegnanti, medici, casalinghe, giornalisti, avvocati. Non stupitevi e non sentitevi esenti da queste cose.
Da questo dobbiamo trarne un insegnamento quindi: occhi aperti. Anche nelle cose più banali, quelle che sembrano normali e semplici: occhi aperti.

Alla prossima.

martedì 23 giugno 2020

Osteopatia portami via.

Ho deciso, qualche settimana fa, di "aggiornare" i miei canali di divulgazione medica. Spinto un po' da mio figlio che mi dava del "vecchio" perché mi limitavo al blog e ai social più classici (Facebook, Twitter) mentre secondo lui oggi i "gggiovani" usano e seguono YouTube e Instagram, ho provato, con grande indecisione e grandi dubbi a realizzare alcuni video. 
Parlo e parlerò degli argomenti classici ma farò anche video di medicina, di storia della medicina, di commento ai post di questo blog e su qualsiasi argomento (anche attuale o di cronaca medica) che mi piaccia.
Il riscontro c'è. Aumentano gli iscritti sul canale YouTube, qualche messaggio di ringraziamento e incoraggiamento e lo stimolo di fare qualcosa di nuovo, perché no, ci provo.
Ho già pubblicato alcuni video tra i quali uno che spiegava e commentava l'osteopatia, la medicina alternativa che pretende di curare malattie manipolando il corpo, no, non ci riesce, posso anticiparvi il finale ma nel video spiego un po' di cose.




Nel video ho spiegato quello che sappiamo e che ci dice la scienza. L'osteopatia è una pseudomedicina. Una pratica basata su teorie campate in aria, senza nessuna efficacia dimostrata e pure con qualche rischio. Questo succedeva prima dell'emergenza Coronavirus e quindi è passato un po' di tempo ma è interessante parlarne, anche ora.
Ovviamente sono arrivate anche le critiche al video, praticamente tutte da parte di osteopati e simpatizzanti e sono anche queste da leggere perché offrono degli spunti importanti. Una delle caratteristiche che sottolineo dell'osteopatia è che la formazione (in Italia) degli osteopati praticamente non esiste. Queste persone "curano" gli altri senza avere nessuna base sanitaria, nessun percorso accademico e, molto probabilmente, nemmeno basi culturali personali sufficienti.

Ero abituato alle critiche (e agli attacchi, anche violenti) di omeopati, guaritori, seguaci di guru e sette e gli argomenti erano i soliti. Accompagnati da insulti e minacce. Gli osteopati (quelli ovviamente che hanno commentato, non tutti) hanno avuto in comune una caratteristica inedita (per me): un'ignoranza medica (e generale) abissale.

Una cosa che ho trovato interessante. Alla fine gli osteopati, come ho spiegato nel video, non sono (necessariamente) medici. Anzi, visto com'è oggi il percorso per diventare osteopata ci sono tantissimi osteopati che con la medicina, la salute e la mentalità scientifica, non hanno nulla a che fare (il mio ex meccanico oggi fa l'osteopata). Quindi se l'omeopata (è obbligatorio sia un medico) magari ha le sue basi di medicina, l'agopuntore (deve essere un medico) anche, l'antivaccinista a volte è un biologo o un fisico, un moto antivaccinista è farmacista, insomma, hanno almeno un'infarinatura di scienza, l'osteopata no, quasi sempre non ce l'ha.
Fare il "medico" quando non lo sei è pericoloso. Non hai idea di ciò che stai facendo. Finché lo fai in privato, tra quattro mura, con chi si fida di te, tutto si può fare, non ci sarà nessuno a controllarti o ascoltarti ma quando ti affacci al mondo o ti confronti, ecco che tutto può crollare.

In questi giorni, come dicevo, ho avuto a che fare con tanti osteopati. E le loro reazioni sono state sconsolanti, deprimenti.
È intervenuta persino la segretaria nazionale di una delle associazioni di punta dell'osteopatia che, oltre che dimostrare una scarsa conoscenza della lingua italiana, ha fatto affermazioni a dir poco impressionanti. Secondo lei le ossa (anzi, "le osse") craniche (le ossa che compongono il cranio) non sarebbero fuse (alla nascita ogni parte del cranio è "mobile", separata dall'altra, poi gradualmente si fonde e diventa immobile) un'affermazione che, proveniente da chi dice di occuparsi di salute è, a dir poco, deprimente.

Ma dopo di lei altri. Uno che si chiedeva che c'entra l'ictus (uno dei rischi dell'osteopatia) con l'emorragia cerebrale (l'emorragia cerebrale è una delle cause di ictus), un altro che il femore (osso della coscia) sarebbe una parte del bacino e un altro che il sangue, dal cuore, va al cervello dove verrebbe ossigenato (il cervello che svolgerebbe il ruolo del polmone, un disastro). A me questa cosa ha intristito molto.


Capisco credere alle fandonie, in giro c'è tanta creduloneria, faciloneria, c'è gente ingenua ma negli osteopati che ho incontrato in questa occasione c'era molta impreparazione ma proprio profonda, inaspettata. Significa che questa gente non ha studiato nulla, non ha idea di ciò che sta facendo. Ha una conoscenza del corpo umano nemmeno di livello base.
Un po' come dire di fare il meccanico e non sapere come funziona un motore di macchina.
Il problema è anche questo. Gli osteopati non studiano all'università, non c'è una facoltà di osteopatia o una scuola di specializzazione universitaria. Si tratta di scuole private. Persone anche senza formazione scientifica (ovviamente anche un medico o un operatore sanitario può fare l'osteopata ma non è obbligatorio esserlo), senza alcuna base culturale, che un giorno si iscrivono in una scuola privata che insegna una teoria che non ha alcuna base e fornisce una tecnica che non ha nessun riscontro medico e tutto senza alcun controllo accademico. Ci può essere la scuola più severa e attenta ma ci sono quelle che "imbarcano" e "sfornano" chiunque, tanto per accaparrarsi i soldi delle iscrizioni. Ed ecco il risultato.





Certo, qualcuno si è dimostrato gentile, educato, ha provato a intavolare una improbabile discussione, ci saranno sicuramente osteopati (magari quelli laureati in medicina o i fisioterapisti) che sanno come siamo fatti ma come credere a chi dice "la palma della mano è innervata dalle arterie del braccio" o che "arriva ai polmoni, sempre tramite la trachea [...] l'energia vitale esterna, il Prana"? [Pagliaro. Osteopatia viscerale: Il sistema pneumofonatorio e cardiovascolare.]
"Avremo prima l'energia centrale, che è l'energia ancestrale e poi l'energia interna che è la continuità della precedente e che assicura la sua rotazione lungo le arterie anteriori e posteriori e infine la sua distribuzione nel resto del corpo tramite i meridiani e le fasce come energia esterna" [La ronda delle emozioni e l'osteopatia].
Stiamo parlando, con un linguaggio totalmente campato in aria e non scientifico, di aria fritta.
E questo è niente. Gli osteopati dicono di sentire le vibrazioni del cranio e delle meningi ("vibrazioni" che sentono solo loro).
Il canale che serpeggia e arriva alla narice. (da "La ronda delle emozioni e l'osteopatia")

Qualche osteopata si è detto "imbarazzato" per queste cose e che si augura che si arrivi a un linguaggio più accettabile grazie a studi e ricerche future, io ho risposto che, naturalmente, finché questi studi non ci saranno non parliamo di scienza e medicina ma di stregoneria.
Mi sembra ovvio. Però ho apprezzato il tentativo (raro, vago) di qualche osteopata di cercare uno spiraglio, di discutere civilmente e di tentare un approccio vagamente scientifico al mestiere che pratica. Un po' quello che è successo con gli agopuntori: vogliono dignità scientifica, discutono di efficacia, medicina e cura delle persone ma poi parlano di meridiani, energia vitale e flussi energetici. E guai a chi li contraddice, come in tutte le religioni.

Che dire?
Non entro nel merito dell'osteopatia, ne ho parlato, non entro in approfondimenti, ho voluto solo raccontare un aspetto per me nuovo e imprevisto.
E preoccupante.
Non so se occorra aggiungere altro o approfondire ulteriormente l'argomento. Quando qualcuno vi propone osteopatia per i vostri problemi, rileggete queste cose e pensateci. Molto bene.

Alla prossima.

mercoledì 10 giugno 2020

I calzini fucsia di Burioni.

In questi giorni la cronaca parla spesso del prof. Burioni. Lo conoscete, giusto?
Bene, secondo vari articoli di giornale Burioni farebbe cose strane, non è spiegato chiaramente ma si capisce che c’è qualcosa che non va.
Conflitti di interesse ma nessuno spiega bene di che tipo, cose stranissime come il fatto di dare il suo parere su argomenti dei quali è competente, scandali assurdi come quello di farsi pagare per il suo lavoro, insomma succede quello che gli inglesi chiamano “character assassination”, ovvero se vuoi fare fuori una persona (non fisicamente, ci mancherebbe, come personaggio, per scopi politici, personali, invidie), demoliscilo, massacralo. Pubblicamente.
Anche se non c’è motivo, fallo fuori per l’opinione pubblica. Fare un servizio nel quale un virologo è accusato (con ovvia musica drammatica in sottofondo) di aver partecipato a convegni sui vaccini e sarebbe per questo a favore delle vaccinazioni, é una stupidaggine immensa, spiegabile o con l’ignoranza o con la malafede. Io appoggio la vaccinazione contro l’HPV (il Papillomavirus) e sono stato a vari congressi sull’HPV. Mistero? Complotto? Guadagno? O semplicemente si tratta di ciò di cui mi occupo? Dovrei andare ai congressi sulle distorsioni della caviglia?

Ricordate qualche anno fa quel telegiornale nel quale seguirono e filmarono di nascosto un magistrato per poi rivelare che portava degli orrendi calzini color turchese? Ecco, una cosa del genere.

Intendiamoci, io non ho motivo per difendere Burioni, anzi, chi mi segue, sa benissimo che avrei tanti motivi (il nostro scontro é stato pubblico) per assecondare l’assalto alla diligenza ma credo che in mezzo a tanti difetti ho un pregio a cui tengo tantissimo perché ereditato dai miei genitori: sono una persona onesta. E da persona onesta resto senza parole per quello che (certi) giornali e (certe) trasmissioni televisive stanno cercando di fare.

La strana capigliatura di Roberto Burioni. Che sicuramente ci nasconde qualcosa.

Quando ti metti contro qualcuno gli rompi le scatole. Spesso, peggio ancora, gli rompi i guadagni. Il fatto che lui si sia messo contro gli antivax, gli omeopati e i ciarlatani ha rotto le scatole e i guadagni a tante persone. Sono soldi.
Gli antivax raccolgono soldi, fanno gruppo. Soldi.
Gli omeopati anche, hanno ditte, aziende, interessi. Soldi.
Pure i ciarlatani, vendono pozioni, cure, miracoli, guadagnano da queste cose. Soldi.
Arriva uno che poteva stare bello tranquillo dietro la cattedra e si fa i fatti degli altri? Massacriamolo. Diciamo in giro che fa cose proibite, anche se proibite non sono. Diciamo che quello che fa, permesso e legale, é brutto e cattivo. Parliamo dei suoi calzini gialli, rossi o fucsia. Fucsia meglio.

Tanto la gente si ferma al titolo e si creerà quell’immagine negativa, antipatica che così lo toglierà di mezzo. Lo dico non solo perché è evidente ma anche perché in tutte quelle cose delle quali accusano violentemente Burioni non ce n’è una (dico una) che mi sembri uno scandalo e chi fa queste cose dovrebbe vergognarsi.
Queste cose le ho provate, ci hanno provato anche con me. Prima insultano, minacciano, provano a farti paura e quando non riescono sguinzagliano i media.
Con me ci avevano provato ai tempi di Stamina e anche in altre occasioni
Avevano quasi tutta l’opinione pubblica a favore, figuriamoci, i bambini che soffrono e tu parli male di una presunta cura definitiva?
Solo un pazzo poteva attaccarli. Poi hanno mollato quando l’opinione pubblica si è spostata al lato opposto, contro i ciarlatani e così anche i media si sono messi di chi attaccava la falsa cura, poi bollata come truffa.
Allora un consiglio.
Quando leggete che una persona è brutta e cattiva, chiedete perché, informatevi bene, quella persona potrebbe anche essere bella e buona ma pericolosa per i veri cattivi.
Demolire qualcuno può fare piacere se quella persona vi fa antipatia, se non la sopportate ma è ingiusto, sbagliato, scorretto, pericoloso. Immaginate se qualcuno lo facesse con voi. É un gesto violento e grave, bullismo.
E spesso sono proprio i bulli a farlo.

Con chi è migliore di loro.

Alla prossima.

mercoledì 3 giugno 2020

L'opinionista è un antivaccinista che ce l'ha fatta.

Qualche giorno fa, il prof. Alberto Zangrillo (primario di anestesia all'ospedale San Raffaele di Milano) ha stupito un po' tutti dichiarando, con una certa veemenza, che la malattia causata dal virus Sars-Cov-2 non esiste più. Il virus sarebbe "clinicamente inesistente".

Molti non sono stati d'accordo con questa dichiarazione. Almeno per i toni. Dare un messaggio del genere può suscitare un senso di falsa tranquillità, una liberazione da settimane di stress e preoccupazioni e poi non si basa sui fatti che sono ben diversi.
Intendiamoci, io sottolineo da sempre che stress e preoccupazioni dovevano essere limitati al minimo, "attenti ma tranquilli" dicevo. Perché il panico fa male, la malattia da Coronavirus è grave in certi casi ma non in senso assoluto e poi gradualmente la situazione sta migliorando ma, devo dire, non è per niente "clinicamente inesistente" e questo va aggiunto alle altre (tante) informazioni confusionarie e fuorvianti che sono state date in pasto ai media da esperti o presunti tali. Certo che la situazione è sotto controllo, i casi diminuiscono gradualmente e quelli che ci sono probabilmente sono molto meno gravi e preoccupanti, ci sono regioni con zero casi, benissimo ma dire che la "malattia è clinicamente inesistente" è pericoloso, oltre che falso.

Per "clinicamente" si intende qualcosa che è discussa e analizzata dal punto di vista medico. Una malattia "clinicamente" inesistente è quella che ormai non ha più sintomi o almeno non ha i sintomi più importanti (o gravi) o evidenti.
Se una malattia ha ancora dei sintomi è clinicamente presente, è, insomma, "rilevabile".

Non so se è chiaro questo concetto.
Dire quindi "Covid è clinicamente inesistente" non è corretto e, in effetti, può trasmettere una falsa informazione. Certo che tanti lo sanno e infatti si sono opposti alle opinioni di Zangrillo. Se sia stata solo un'uscita infelice o un cattivo modo di comunicare questo non posso saperlo e quindi non lo commento.
Ma c'è qualcosa che pochi hanno notato.

Ci siamo dimenticati dei bei vecchi tempi passati quando si discuteva di malattie infettive e vaccini. Quando dei poveri antivaccinisti uscivano fuori teorie ridicole e tentavano di evitare le vaccinazioni, facevano manifestazioni contro l'obbligo, si battevano perché "il morbillo lo abbiamo avuto tutti". Cretinate, ovvio.
E via con l'obbligo di vaccinazione, giusto.
E silenzio, chi discute l'obbligo è un antivaccinista.

La comunità scientifica ha reagito subito e compatta: chi dice queste cose è uno stupido ignorante e va messo a tacere. Sono d'accordo, non si scherza con la salute e fare i complottisti davanti alle sofferenze e alle malattie è pericoloso, soprattutto se ci si basa sul nulla. L'antivaccinista inventa dati, definizioni, studi, si basa su opinioni personali per farne una regola generale, non vale niente, scientificamente, perché non è supportato da dati, prove, fatti. L'antivaccinista è un opinionista, né più né meno.
Ma di opinionisti, in queste settimane di epidemia, ne abbiamo avuti tanti, persino tra gli esperti, persino tra le persone più preparate e la confusione conseguente è stata inevitabile.
Allora se tra medici e scienziati ognuno ha il diritto di essere opinionista, perché non c'è il diritto di essere antivaccinista?


Perché è bene ripassare alcuni numeri.
Nel mese di aprile 2019 abbiamo avuto il numero maggiore di casi di morbillo in Italia, 311.

311.

Pericoloso, anche un caso è potenzialmente pericoloso, sono malattie infettive eh?
Però abbiamo il vaccino e quindi ci possiamo proteggere, giusto il richiamo alla prudenza. Perché rischiare e azzardare con una malattia che, in genere benigna, può però essere molto rischiosa?

Oggi, con una malattia senza vaccino e che ha dimostrato di mettere in crisi ospedali e intere nazioni, sembra che rischiare e azzardare sia giusto, macché prudenza. Uno può dire che si parla di "malattia inesistente" ed è una semplice opinione come un'altra, può dire che si allarma la popolazione inutilmente, buttiamola lì.
Perché è bene essere antivax secondo la propria convenienza.
Come avreste trattato uno che avesse detto (davanti a 311 casi in un mese) che il morbillo fosse "clinicamente inesistente"?

Sapete quanti casi di rosolia sono stati registrati dal 2013? 259.

E per 259 casi in sei anni abbiamo un vaccino obbligatorio. Giusto.
Come trattereste uno che dice che il vaccino antirosolia è inutile?
E come state trattando uno che (davanti a, dati di oggi, 321 casi in più rispetto a ieri di Covid-19) dice che il Covid-19 è clinicamente inesistente?
Massì, in fondo ha ragione, ormai sono pochi casi.

Perché per 113 casi di poliomielite nel mondo (nel mondo, in un anno) ci vacciniamo tutti e guai a non farlo mentre per 321 casi in Italia di Covid-19 in un giorno si parla di malattia inesistente? Cosa dovrebbe capire la gente, cosa dovrebbero pensare i genitori?

Ecco, quando c'era l'epidemia di morbillo e la comunità scientifica spingeva per il giusto obbligo di vaccini, idiota chi osava dire che i casi erano pochi e che si allarmava inutilmente la gente, era solo un pazzo ignorante, giusto? Un antivaccinista, solo un opinionista, senza peso scientifico.
La differenza tra opinionista e scienziato che comunica è la misura delle parole. Il limitare le proprie opinioni e enfatizzare i dati scientifici, il basarsi sui fatti e non sulle idee campate in aria. Lo scienziato (serio) che comunica non parla quasi mai in senso assoluto, ce lo insegnano persino le basi della ricerca ("questi dati hanno bisogno di conferme", "sembra che...", "ulteriori studi devono confermare..."). Uno scienziato serio sottolinea quando parla di opinioni e quando di fatti. Sono errori gravissimi.

Ricordatelo quindi quando qualcuno dirà all'opinionista antivax di passaggio che bisogna vaccinarsi perché ci sono malattie infettive potenzialmente pericolose per il singolo e la comunità e che anche pochi casi sono un rischio.
Però attenzione perché poi l'antivax tirerà fuori la storia della malattia infettiva clinicamente inesistente che ha lo stesso numero di casi (e nessuna cura né vaccino) della malattia infettiva per la quale c'è obbligo ad assumere medicine e avrà pure ragione.

Alla prossima.

domenica 24 maggio 2020

Ti conosco, mascherina.

La mascherina che portiamo per coprire bocca e naso è pericolosa. Respiriamo la nostra stessa anidride carbonica (CO2), andiamo in ipossia (diminuzione dell'ossigeno nel sangue), rischiamo di svenire, l'acidosi (diminuzione del pH del nostro sangue), malattie e persino la morte e il cancro.

No, non è vero.
Ovviamente mi riferisco alle normali mascherine (sia chirurgiche che "superiori" come le FFP2).

Tranne mascherine a tenuta stagna, tranne persone con malattie gravi, portare la mascherina non cambierà nulla, in pratica, in chi la porta. 
Bisogna chiarirlo perché negli ultimi giorni, inspiegabilmente come tante di quelle cose che succedono in internet, mamme informate, fiorelline68, ciarlatani e pseudomedici, hanno sparso questa sciocchezza. Non è vero.
Chiarito che non è vero, aggiungo che questa non è un'opinione o una teoria. Non è vero perché non può succedere, fisiologia respiratoria, basi di medicina. Non è però facile spiegarlo, perché la fisiologia della respirazione è molto complessa, un insieme di fisica, chimica, biochimica e fisiologia (e un po' di idraulica).
Però ci provo. Una scusa per spiegare, con lo spunto della bufala, un po' di medicina.
Una nota interessante è che quando ho detto la stessa cosa (senza approfondire) in alcuni social, sono stato letteralmente assalito da orde di esaltati. Ma non corretto o messo in discussione, così, random, insulti come se piovesse (mi è stato dato del "venduto" e del "criminale"). Ma non perché ho rivelato di tifare per l'Atletico Portolano ma perché ho detto che le mascherine non sono pericolose.
Ho anche cercato di capire i motivi che causano questa reazione inconsulta di alcune persone: sono dei troll, sono provocatori, sono appartenenti a movimenti politici, sono esaltati. Non lo so, non l'ho ancora capito. Incredibile però come la gente creda alle sciocchezze che qualche incompetente sparge nel web.
Pazienza. Torniamo al tema principale.
L'idea più spontanea riguardo le mascherine che indossiamo è ovvia: il fatto che le mascherine le portiamo quasi "incollate" a naso e bocca ci farebbe respirare nuovamente l'anidride carbonica che emettiamo quando espiriamo.
Sappiamo tutti che inspirando (quindi "prendendo aria") prendiamo ossigeno dall'ambiente mentre espirando (quindi "buttando aria") emettiamo un po' di ossigeno e tanta anidride carbonica. La emettiamo per "disintossicarci", un prodotto di scarto.
Ci siamo?

Bene. Il ragionamento quindi è: se abbiamo la mascherina prendiamo l'ossigeno dall'ambiente, espiriamo emettendo ossigeno e anidride carbonica e poi, inspirando di nuovo riprendiamo anche l'anidride carbonica, quindi riprendiamo un prodotto tossico che avremmo dovuto espellere e questo ci farebbe male, malissimo.
Ci siamo anche qui?

Benissimo. Tutto questo non succede. Per alcuni semplici motivi.
Il primo, il più immediato.
Le mascherine non sono a tenuta stagna. Filtrano, non impediscono totalmente l'ingresso e l'uscita dell'aria che respiriamo. Sono filtri più o meno stretti e protettivi. Ogni atto inspiratorio prendiamo dall'ambiente l'aria che è composta da varie sostanze.
Non conviene dilungarsi quindi non scenderò nei particolari e non perderò tempo, l'importante è capirci.
Nell'aria ambiente c'è anche ossigeno (e tante altre sostanze), quindi ai nostri polmoni arrivano tutte le sostanze che compongono l'aria e i nostri polmoni assorbono quella che interessa, l'ossigeno.
Poi "espiriamo", a quel punto i nostri polmoni emetteranno ossigeno (poco) e anidride carbonica (molta, che è il prodotto di "scarto"). Le mascherine, che non sono appunto a tenuta stagna, lasceranno passare quasi tutta l'aria espirata. Probabilmente un po' (pochissima) resterà intrappolata (non riesce a passare dalla mascherina all'esterno) e quindi resta dentro, vicino alla bocca e al naso. Ora sono importanti i numeri, proviamoci.
Ogni atto inspiratorio e espiratorio, a riposo, inspiriamo ed espiriamo circa mezzo litro di aria (500 ml). L'aria che resta intrappolata dentro la mascherina sarà poca (visto il "volume" che possono contenere le mascherine), più o meno 10 ml (che non sarà solo CO2) che diminuisce progressivamente perché la mascherina la lascia "sfuggire".
La successiva inspirazione mescolerà quell'aria di nuovo e così di nuovo inspireremo ossigeno e probabilmente un po' (pochissima) di anidride carbonica rimasta intrappolata.

Questo significa che non è vero che respiriamo la nostra anidride carbonica ma che, ogni volta, assieme all'aria ambiente, respiriamo un po' di anidride carbonica. Una quantità talmente bassa da non rappresentare un pericolo. 
Se ad ogni inspirazione immettiamo 500 ml di aria nei polmoni e nella mascherina sono trattenuti 10 ml di anidride carbonica (ma probabilmente sono di meno), nei polmoni entrerà per il 98% aria "nuova".
Questo è il primo motivo per il quale le mascherine non rappresentano un pericolo, riassumendo:

1) La quantità di anidride carbonica respirata è pochissima, in un totale di 500 ml, forse ne respiriamo circa 10 ml.

Ma c'è un altro motivo, più importante e complesso. Non dobbiamo pensare che tutta l'aria che inspiriamo finisca dritta nel sangue sotto forma di ossigeno. Questo è un concetto difficile da immaginare ma che si può capire se si conosce la fisiologia della respirazione umana.
L'aria ambiente (con ossigeno e altre sostanze) ci serve per ossigenare le nostre cellule tramite il sangue.
Dalla bocca (o dal naso) al sangue (quindi si passa dalla trachea, ai bronchi, ai bronchioli, agli alveoli) il cammino è lungo. Sarà solo alla fine che l'ossigeno passerà dall'aria al sangue (perché gli alveoli polmonari lo cederanno al sangue che scorre nei capillari vicini). Prima di quel momento, in tutto quel cammino, non ci sarà nessuno scambio di gas, nessuna cessione di ossigeno, tanto da chiamarsi "spazio morto". Pensate sia un cammino piccolo? No. Molti di noi hanno l'idea che l'aria, entrata dalla trachea, venga "assorbita" dai polmoni. No, dopo la trachea iniziano i bronchi che si dividono in 23 "rami" secondari, come divisioni, ognuno si divide in due, che si divide in due e che poi si divide in due fino alla fine , ai bronchioli che terminano con quelli che si chiamano "alveoli".



Fino alla 17ma generazione di bronchi non ci sarà nessun passaggio di aria dai bronchi al sangue ("spazio morto anatomico") ci sarà "aria ferma", che contiene anche anidride carbonica, perché sarà solo da quel momento in poi che l'aria cederà l'ossigeno al sangue, tramite gli alveoli.
Ogni volta che inspiriamo la prima aria che arriva agli alveoli contiene anidride carbonica. Questo spazio morto contiene circa 150 ml di aria (un bel po'), di questa circa il 5% è anidride carbonica (CO2). C'è poi un altro spazio morto (si chiama "spazio morto fisiologico") che è rappresentato dagli alveoli (quindi la parte che dovrebbe cedere ossigeno al sangue) che però non sono "toccati" da vasi sanguigni e quindi non cedono ossigeno. In pratica è come se nella mano avessimo 6 dita ma ne usassimo 5, perché 1 non ha muscoli o ossa. Nello spazio morto fisiologico è contenuta poca aria ambiente. Un totale di circa 160 ml possiamo considerarlo normale in tutto lo spazio morto.
Se confrontiamo l'anidride carbonica trattenuta dalla mascherina (dovremmo fare delle misurazioni ma ammettiamo, al massimo 10 ml?) con quella contenuta già in tutto il nostro albero respiratorio possiamo capire facilmente che quella della mascherina è praticamente nulla, non significativa, nel contesto dei 500 ml che inspiriamo ogni volta (come abbiamo visto nel primo motivo) e soprattutto è qualcosa che avviene normalmente sempre, visto che negli spazi morti c'è anche anidride carbonica. Possiamo vedere la mascherina come un ulteriore spazio morto di pochi centimetri (1-2?) che nel totale dei circa 28-30 centimetri degli spazi morti del nostro organismo non aggiungono nulla a quanto già succede normalmente.



Noi già respiriamo anidride carbonica (estraendo dall'aria che c'è negli alveoli solo l'ossigeno che ci serve) e quindi quella poca che respiriamo ugualmente per "colpa" della mascherina non influisce praticamente per niente con le funzioni dell'organismo, si tratta di una quantità così minima e insignificante che sicuramente non avrà conseguenze per la salute. Ecco perché possiamo indossare la mascherina anche tutto il giorno senza intossicarci.

Non a caso sono tante le persone che già di routine indossano mascherine per lunghi periodi di tempo e persino in condizioni di stress (pensiamo ai chirurghi, alle persone immunodepresse, a chi lavora a contatto con sostanze volatili o dannose) e non ci sono malattie professionali o di altro tipo ad esse legate.
Potremmo ipotizzare qualche danno per usi continui ma anche questo non sembra avere nessun riscontro. Hanno provato a misurarlo anche in un gruppo di infermieri durante due turni di lavoro (di 12 ore ciascuno) e hanno notato che tra il prima e dopo l'uso delle mascherine non si è avuta nessuna differenza nei livelli di ossigeno nel sangue e nella pressione arteriosa, né altri sintomi particolari. Riguardo i livelli di anidride carbonica, questi sono passati dal valore di 32.4 iniziale al valore 41.0 finale che comunque è lontano da quello che serve a definire l'ipercapnia (eccesso di anidride carbonica nel sangue). Forse qualche problema può esserci per uso continuo di maschere molto grandi, che quindi hanno uno "spazio morto" (pseudo, non è quello che si descrive in medicina) molto grande.
Secondo motivo per cui le mascherine non sono pericolose.

2) La quantità di anidride carbonica respirata perché trattenuta dalle mascherine contribuisce ad alimentare in minima parte quella che già fisiologicamente è trattenuta in tutto il sistema respiratorio normalmente e che si rimescola con l'aria nuova, senza conseguenze per l'organismo perché questo è un processo normale.

Non ci sono insomma variazioni fisiologiche, significative o misurabili. Lo notano anche vari studi. Aggiungiamo un altro particolare interessante. Qualcuno potrebbe dire: "ma ammesso non aumenti l'anidride carbonica, non potrebbe diminuire l'ossigeno e quindi un danno in ogni caso?".
No. L'ossigeno che arriva agli alveoli e poi scambiato, tranne prolungata permanenza in ambienti con scarso ossigeno, resta costante. In uno studio, per ottenere una lieve "ipossia" (diminuzione dei livelli di ossigeno nel sangue) si è dovuto somministrare un gas apposito alle persone studiate perché, nonostante avessero la mascherina e facessero esercizio moderato (bicicletta), la saturazione dell'ossigeno nel sangue restava normale.

Questo vale anche per chi fa sforzi fisici perché già fisiologicamente aumenta il volume di aria inspirato e quindi la quantità di ossigeno che va al sangue.
Indossare le normali mascherine che stiamo indossando quindi non uccide, non fa ammalare, non fa svenire, non provoca cancro o altre malattie. Chi lo dice non conosce la fisiologia umana o dice semplici bugie.

Credo quindi che si possa chiudere la discussione e spero che, particolari noiosi a parte, sia tutto un po' più chiaro.
Spesso sono riportate sensazioni particolari (soffocamento, mancanza d'aria, respiro affannoso) ma quasi tutte sono riconducibili, appunto, a sensazioni, cioè al fatto che si respira aria più calda che può dare la sensazione di minore "freschezza" del respiro cosa che, nelle persone sensibili, può scatenare sintomi che sono più psicologici che organici (simili a quando c'è molto caldo e pensiamo "si soffoca", nonostante non manchi certo l'ossigeno nell'aria).
Detto questo. A prescindere dall'utilità delle mascherine (non è di questo che ho parlato), il loro uso è assolutamente sicuro riguardo gli eventuali danni non legati alle malattie virali. Lasciate stare ciarlatani e mammine informate, non è obbligatorio conoscere la fisiologia della respirazione ma dovrebbe essere buon senso tacere quando non si conosce un argomento.

Alla prossima.

lunedì 11 maggio 2020

Il dilemma della lasagna

Articolo originariamente pubblicato sulla mia pagina Facebook il 28/07/2015, riadattato e aggiornato.

Ormai è quasi un'abitudine, periodicamente circola un nuovo allarme: non bere latte che fa male! Non mangiare caramelle che si muore! Non mangiare pizza che uccide!
Quante volte li avrete letti?
E l'immancabile appello a condividere, fare girare la terribile rivelazione.

In un attimo milioni di bambini cresciuti a pane e latte, a biberon e cioccolato, sembrano zombi, non morti e forse neanche vivi. Una volta il latte era l'alimento perfetto per bambini, convalescenti, denutriti, il latte "faceva" bene, da qualche anno no, non è più così. Schiere di "antilatte", persone informate e che hanno scoperto il segreto del malefico liquido bianco. Ma anche dello zucchero, della carne, del glutine o della farina. Esistono pagine che parlano del latte come di "veleno bianco" e altre che rispondono alla domanda: "il latte è tossico per l'uomo?".

Ma che è successo in questi anni?


Se il latte è questo veleno, se tutto ciò che mangiamo è mortale, com'è che siamo vivi e sempre più longevi?
Di cosa ci lamentiamo noi popoli occidentali che stiamo fin troppo bene rispetto al resto del mondo? Ci dovremmo lamentare dell'ignoranza, che fa più vittime della fame.
Perché come per qualsiasi cosa (anche per una potente sostanza tossica) è la dose che fa il veleno
Bere latte non fa male, fa male bere litri di latte al giorno.

Mangiare caramelle non fa male, fa male mangiare un chilo al giorno.
Mangiare pizza non fa male, fa male mangiarne tre al giorno.
Tutti i giorni.

Già, perché se, per esagerare e con un po' di fantasia, mangiassimo un chilo di caramelle al giorno per una settimana, saremmo degli sprovveduti, rischieremmo un aumento di peso eccessivo, problemi nutrizionali, problemi ai denti ed ormonali. Ma se questo lo facessimo per sopravvivere nel deserto, riprendendo a nutrirci regolarmente dopo la settimana di eccesso di zuccheri, nel nostro corpo non sarà cambiato praticamente nulla.
Molti mi chiedono: "ma allora bere latte fa male?". Risposta: NO.

Non fa male esattamente come non fa male un piatto di lasagne o una tavoletta di cioccolato. Ci sono persino degli studi che ce lo dicono, gli stessi studi che sono portati come "prova" della pericolosità del latte e che ci dicono che chi beve latte ha un rischio di frattura e di morte più elevato di chi ne bene poco o niente (meno di un bicchiere al giorno). Vero, ma il rischio è elevato per chi beve tre bicchieri e più (680 gr.) di latte al giorno.
Per quanto riguarda il rischio di osteoporosi o fratture (che nell'anziano sono un problema), il latte è solo marginalmente interessato, visto che l'elemento più importante (e decisivo, fin dall'infanzia) è l'esposizione al Sole, bere tanto o poco latte influenza pochissimo la struttura dell'osso e mai quanto esporsi o meno alla luce solare (bastano delle passeggiate all'aperto) e studi molto seri mostrano come il latte possa essere protettivo nei confronti di malattie come il cancro al colon.
Dire quindi che "il latte fa male" è una bugia senza alcuna base scientifica.
Certamente, come spesso accade, chi è portatore di un'ideologia la costruisce bene. Si fornisce di argomenti, scuse, addirittura studi scientifici ma non serve tanta scienza per capire che un po' di latte al giorno o alla settimana non fa né bene né male. Ci sono alcuni studi che mostrano come, contrariamente a ciò che è comunemente creduto, il latte favorisca (invece di prevenire) le fratture ossee.
Com'è possibile? Succede perché questi studi mostrano come le popolazioni che consumano più latte, in grandi quantità, sono più esposte a fratture ossee. Strano. Se non fosse che questi studi hanno troppi condizionamenti, troppe cose che fanno arrivare a conclusioni sbagliate. Ne dico una per tutte. Le popolazioni che consumano più latte sono anche quelle (per esempio nord Europee) che hanno meno esposizione alla luce solare, volontariamente (temperature basse quindi vita prevalentemente al chiuso) o per questioni ambientali (territori nei quali il Sole è raramente ben visibile). Sapendo che la luce solare è il primo fattore di salute per le ossa, fino a che punto possiamo dare al consumo di latte la "colpa" dell'aumento di fratture ossee?
Ecco, come si vede l'argomento non è facile da affrontare e forse con un po' di buon senso (e di ironia) si può riportare tutto alla sua dimensione.
Il latte (o lo zucchero o le farine...) non deve essere visto come un farmaco o un elemento indispensabile della dieta, è un alimento come tanti altri e come le lasagne.
È un alimento, fondamentale per i neonati ed i...lattanti, la sua utilità è nulla in età adulta. Esattamente com'è nulla l'utilità del cioccolato, della pizza o delle lasagne.
Se mangiamo pizza o lasagne non lo facciamo perché "fanno bene" ma perché ci piacciono ed anche il "piacere" è benessere, psichico e fisico e mangiarne ogni tanto ha anche un suo senso rispetto alla salute fisica e generale.

Voi cosa rispondereste alla domanda "le lasagne fanno bene o male?".
Cosa fare con il latte, quindi? Il latte ci piace?
Beviamolo, come se fosse (perché lo è) un piatto di pasta o un secondo. I latticini ci piacciono? Mangiamoli! Ma nei limiti (250 gr al giorno al massimo, circa), consideriamoli non "utili alla salute" ma buoni. Mangiarne poco è assolutamente permesso, mangiare troppo può essere dannoso per vari motivi e questo vale per tutto, non solo per il latte, perché qualsiasi alimento (e non solo) in eccesso può creare danni.
Qualcuno ha riflettuto sul fatto che il Sole, origine della vita, nutrimento della natura, piacere estivo, simbolo del benessere, in alte dosi può essere cancerogeno e mortale? Nessuno diffonde campagne contro l'uso del Sole? Sapete che fino agli anni '50 un metodo per abortire molto diffuso in Italia era il decotto di prezzemolo? Avete mai visto campagne contro l'uso del prezzemolo a tavola? No, come nessuno farà circolare mai la voce che le lasagne fanno male, eppure contengono molte più calorie, grassi e zuccheri di un bicchiere di latte, sapete perché? Anche in questo caso per un problema di cultura ed abitudine.

Le lasagne sono viste come "un piatto da cucina", il latte no.
Perché questa discriminazione verso uno dei nostri piatti nazionali più buoni e famosi? Perché nessuno se la prende con le lasagne?
Perché è un falso problema, nessun dilemma.
Dietro questi fondamentalismi, apparenti estremismi alimentari, spesso si nascondono o ideologie (animalismo, antivaccinismo, pratiche alternative, sette, religioni) o vere e proprie patologie psichiatriche (anoressia, ortoressia), che cercano di fare proseliti, cercano complici per le proprie convinzioni. Il concetto d'altronde è ovvio.

Non bisogna "non mangiare" ma mangiare bene, che si tratti di cioccolato, zucchero, latte o...lasagne.

Nessuno ce lo dice,
Anzi: nessuno ce lo dicie!!1!!

Per chi volesse approfondire...:

-Bressanini

Alla prossima.

mercoledì 15 aprile 2020

Virus

In questi giorni sentiamo continuamente parlare di virus.

Il Coronavirus, che tanto sta condizionando le nostre vite è proprio questo, un virus.
Ma sappiamo tutti cos'è un virus?
Non credo. Anche perché, discutendo con le persone, mi sono reso conto che tanti pensano sia qualcosa di simile a un batterio, un "microorganismo", un "piccolo essere", qualcosa di poco chiaro e che, chi non ha studiato l'argomento, probabilmente non conosce.

Partiamo dal presupposto che i virus sono esseri (non posso dire "viventi" e spiegherò dopo perché) particolari, strani, diversi da tutti gli altri che conosciamo. Sembrano quasi esseri alieni, completamente diversi da quelli ai quali siamo abituati, come i batteri o i funghi. Per capirci, sappiamo che per "essere vivente" noi intendiamo sia quelli piccolissimi (i batteri, per esempio) che quelli più grandi (gli uomini, i felini, i mammiferi) e che sappiamo che l'entità principale degli esseri viventi è la cellula, che è composta da una membrana, un nucleo e dal DNA, la struttura nella quale sono "scritte", nel materiale genetico, le informazioni che ci fanno vivere.
Bene, nel virus tutto questo è diverso, per capirlo dobbiamo dimenticare totalmente la "struttura" che immaginiamo per le cellule o gli esseri viventi e le loro caratteristiche sono talmente complesse che ancora non le conosciamo tutte, anche perché la loro scoperta è relativamente recente (all'inizio del 1900 circa).

Un virus è una struttura particolare formata da una capsula (si chiama "capside"). I virus sono piccolissimi, molto più piccoli dei batteri, misurano circa 100 nanometri (nm, un nanometro è un miliardesimo di metro), centinaia di volte più piccoli di un granello di polline, non basta quindi un normale microscopio per vederlo ma serve almeno un microscopio elettronico. Possono esserci pure altre formazioni nel virus, per esempio delle "punte" che servono a farlo "agganciare" alle cellule e che si trovano tutte attorno al capside. All'interno di questa capsula ci sarà l'acido nucleico proprio quel DNA (o RNA) che possiamo trovare in tutti gli esseri viventi. In parole molto povere è come se un virus fosse una scatola che contiene il materiale che forma i geni, ovvero quelle strutture che determinano tutta la nostra vita biologica. Esistono virus a DNA e a RNA, proprio secondo il tipo di acido nucleico contenuto. Il virus non contiene niente altro (sto semplificando, ovviamente). Non è un essere vivente che nasce, cresce, si riproduce e muore. Non si alimenta, non ha "vita" come la concepiamo comunemente, è un involucro che "agisce" solo quando trova una cellula da infettare e neanche "si muove", non ha capacità autonoma di spostarsi o decidere dove andare, è trasportato: dall'aria, dalle goccioline di saliva, dalle superfici in cui si posa, dagli eventi ambientali, resta insomma in una sorta di "pausa" fino a quando non incontra un'altra cellula da infettare.
Già, perché mentre gli esseri viventi si riproducono (in vari modi, dalla fecondazione alla divisione cellulare), il virus non lo sa fare. Non sa riprodursi da solo, deve entrare in una cellula, "modificarla" e usarla per creare tante copie di se stesso.

Quando riesce a fare questo il virus mantiene lo stesso scopo, non si trasforma, non diventa altro, cerca altre cellule, solo al loro interno si riproduce, esce fuori e cerca altre cellule. Niente altro.

La replicazione del virus: entra nella cellula, rilascia il contenuto che era all'interno del "capside", lo "moltiplica" all'interno del nucleo (in altri casi nel citoplasma), inizia a uscire riformando la sua capsula che contiene il nuovo genoma del nuovo virus, esce dalla cellula e ne cerca un'altra.

Un virus, ormai formato, esce dalla cellula che ha infettato (foto).

Rappresentazione schematica di un virus (disegno)

Foto di virus (Coronavirus)
Ecco cosa si intende per "infezione virale". I batteri "toccano" una zona del corpo, lì trovano l'ambiente adatto per vivere, cominciano a riprodursi (per esempio ogni batterio si divide in due, quei due in quattro e così via) e riproducendosi diventano pericolosi, sono un'infezione batterica, come la polmonite). L'infezione virale invece via via inizia a distruggere (quasi sempre, alcuni virus non lo fanno) le nostre cellule, le invade, le usa e poi le abbandona distrutte. Per questo le infezioni virali sono molto gravi, pericolose per definizione. Per questo malattie come il morbillo o la rosolia sono potenzialmente letali, dannose, perché non solo distruggono letteralmente le cellule dell'organismo ma i virus che le causano sono costantemente alla ricerca di altre cellule da infettare e distruggere (con il contagio di altri individui). E per questo la cura delle malattie virali è difficile quando non impossibile, per curarle devi "entrare" nella cellula, impedire che il virus la infetti, fermare in tempo la sua diffusione.
Nella malattie batteriche "basta" "uccidere" il batterio, in qualsiasi modo (per esempio con gli antibiotici o un disinfettante) con i virus no, devi stanarlo dentro le cellule o, se fuori, bloccare il meccanismo (per esempio bloccare le parti della sua capsula che vanno alla ricerca delle cellule da infettare). Non per niente l'unica vera medicina efficace nell'evitare le malattie virali è il vaccino che, creando un ambiente ostile e un organismo pieno di anticorpi pronti ad aggredire eventuali virus che ci infettassero, impedisce lo sviluppo della malattia. C'è un'altra caratteristica dei virus che li rende difficili da sconfiggere: mutano (ovvero "cambiano").
Una mutazione è un piccolissimo cambiamento della loro struttura. Nelle varie fasi di replicazione, nei vari passaggi da un individuo all'altro, nel tempo, un virus potrebbe avere una piccolissima modifica (in un gene ad esempio o una proteina che costituisce la sua "capsula") e questo, pur facendolo restare lo stesso virus lo rende diverso, è una mutazione di un virus conosciuto. Tutti i virus mutano e non possiamo sapere se quella mutazione li renderà più o meno "pericolosi" (quindi che possono causare malattie) per l'uomo.

Le particelle di virus si annidano nelle cellule che più prediligono (alcuni preferiscono le cellule della faringe, altri quelle intestinali, altri ancora quelle nervose e così via) e quindi possono essere emessi all'esterno del corpo con varie modalità (se sono nella faringe basta un colpo di tosse o uno starnuto, se nell'intestino un contatto fecale e così via). Una volta all'esterno del corpo il virus può sopravvivere diverso tempo: alcune ore, alcuni giorni e persino molti anni, in forma silente.
Il virus della poliomielite, per esempio, dopo un giorno non è più attivo e muore. Certo che la sopravvivenza dipende anche dalle condizioni ambientali di umidità, temperatura, dalla presenza di esseri viventi, da superfici e particelle in sospensione nell'atmosfera, per questo un virus non ha un tempo di sopravvivenza preciso ma variabile. Può essere distrutto da agenti disinfettanti abbastanza comuni (candeggina, alcol) ma può distruggersi anche perché troppo tempo nell'ambiente esterno.

Per queste loro "strane" caratteristiche i virus sono sicuramente molto affascinanti e il loro studio ricco di sorprese.

Sono tante le malattie causate dai virus. Tra le più note ricordiamo il morbillo, la rosolia, la poliomielite e, oggi, Covid-19 e la loro cura è molto difficile. Una rivoluzione nella lotta alle malattie virali è stata rappresentata dalla scoperta dei vaccini.

C'è un altro aspetto dei virus che trovo affascinante e quasi misterioso. Nei millenni, nei milioni di anni (non sappiamo quando siano comparsi sulla Terra i virus ma sappiamo che esistono da migliaia di anni) della loro esistenza, i virus hanno infettato miliardi di miliardi di miliardi di cellule (esseri umani, animali, piante, generazioni, intere etnie e popolazioni) e in queste infezioni, continue riproduzioni, passaggi da una cellula all'altra, hanno lasciano tanti residui. Il loro materiale genetico è così finito nel nostro (e in quello di tutte le altre specie viventi). Sappiamo che nel nostro DNA sono presenti frammenti piccolissimi ma conosciuti di materiale genetico virale, derivante direttamente da infezioni del passato che poi scomparse o meno, hanno lasciato traccia nelle nostre cellule. Queste, trasmesse da genitori a figli, sono arrivate fino ai giorni nostri.
Non è incredibile?
I virus sono talmente diversi e particolari, rispetto alle cellule viventi che conosciamo, che c'è molto dibattito sulla loro inclusione tra le specie viventi. C'è chi non le considera "esseri viventi", chi parla di "esseri ai margini della vita" ma d'altronde evolvono, hanno un ciclo di esistenza, non sono come un oggetto inanimato che esiste o meno e non ha un'evoluzione propria. Insomma, un vero mistero.

E davanti a queste incredibili caratteristiche c'è da dire una cosa, un'altra che trovo affascinante (ne ho parlato qui ma anche nei miei libri). Siamo riusciti a usare a nostro vantaggio le capacità dei virus di entrare nelle cellule e modificare il DNA. Non è facile entrare nelle cellule dell'organismo, dovremmo avere farmaci intelligenti, quasi "astronavi" guidate. Ma se riuscissimo a farlo potremmo pensare addirittura di curare le malattie genetiche. Questo è ancora più complicato perché non basterebbe entrare e "sistemare" una cellula ma tutte o la maggioranza delle cellule del nostro organismo.
Come fare?
Con quale mezzo entrare dentro e in tutte le cellule del nostro organismo?
Ecco, con i virus. Loro sanno come fare, è il loro scopo.

Virus Ebola
Siamo riusciti a farlo. Abbiamo reso dei virus inoffensivi (come quello dell'HIV, il virus che causa l'AIDS), gli abbiamo "impiantato" un gene che in una malattia è difettoso (per esempio in una malattia neurologica) e lo introduciamo nel corpo della persona affetta da questa malattia. Qui il virus entra nelle cellule (che hanno appunto un gene "anomalo", causa di quella malattia) e sostituiscono il gene anomalo con quello corretto messo dal biotecnologo. Questo succede in una cellula ma poi il virus si riproduce e quindi cerca le altre cellule anomale per correggerle, insomma infettando corregge tutte le anomalie genetiche di fatto guarendo la persona da una malattia inguaribile. Un vero e proprio miracolo della scienza.
Sono cose che oggi si fanno. Hanno ancora il limite della tecnica molto difficoltosa e dei costi altissimi ma non è più fantascienza.

Virus dell'influenza
Virus HIV (causa dell'AIDS)

Herpes virus

Non sappiamo quindi se i virus siano definibili come esseri "viventi", qui siamo più nella filosofia ma sicuramente della vita fanno parte, sono parte di noi, letteralmente.
E spero che con questa breve spiegazione sono riuscito a renderli più comprensibili.

Alla prossima.

Images credits: http://www.virology.net

mercoledì 25 marzo 2020

La gravidanza ai tempi del Coronavirus.

Certo che questa epidemia di Covid-19 (si chiama così la malattia causata dal Coronavirus) ci ha rivoluzionato ritmi, abitudini e scelte eh? Non dico la vita, fortunatamente non vediamo stragi di bambini o morti per le strade ma le conseguenze ci sono. Pratiche, sociali, economiche, un vero disastro.
Lo vedo anche nel mio lavoro.
Persone spaventate, colleghi nervosi e agitati, personale in subbuglio. Tutto rivoluzionato: chiusi gli ambulatori, rinviate tutte le attività non urgenti, compresi gli interventi chirurgici, una rivoluzione anche sanitaria. Io mi occupo di salute della donna e di ostetricia, ovvero della branca della medicina che si occupa di sorveglianza e studio della gravidanza. Alla fine la mia specialità è una delle più particolari. Un parto non si può certo rinviare, quando sarà il momento si partorirà, non puoi "programmarlo". Però avendo cancellato le visite non urgenti e le prestazioni rinviabili molte donne si sono trovate disorientate. Le abitudini completamente cambiate, sovvertite. Non solo i controlli abituali (visite, ecografie, esami) hanno perso la loro normale periodicità ma non si sa bene nemmeno come risolvere, quando farle.
In ospedale abbiamo in parte risolto il problema assicurando, alle cose più urgenti, una assistenza. Sarà fatto tutto quello che bisogna fare e nessuna donna sarà abbandonata. Bene.

Poi un giorno una lettrice mi ha fatto notare una cosa.
Presi da questo allarme tutti (non solo noi ginecologi ma anche le autorità) si sono un po' dimenticati delle donne in gravidanza.
No, non dal punto di vista strettamente medico, come detto in ospedale qualcosa si potrà fare ma da quello pratico, psicologico.
La donna in gravidanza è abituata a controlli periodici (mensili, in genere) che hanno sia lo scopo di sorvegliare che tutto vada bene ma anche quello di rassicurare i futuri genitori che la gravidanza prosegue nel migliore dei modi.
Non solo. In gravidanza (a maggior ragione in questa stagione dell'anno), la donna ama prendersi cura di sé, fare delle passeggiate, scegliere le cose migliori per il neonato, darsi a passatempi "banali" ma rassicuranti (la scelta del lettino, i colori, i regali, piccoli pensieri che fanno parte della routine quotidiana). C'è anche l'attività fisica che qualsiasi ginecologo raccomanda caldamente alle donne e l'equilibrio psicologico della donna che sicuramente è in una fase normale ma particolare della vita.
Non ne parla nessuno. Forse perché troppo presi a parlare dei morti, degli ospedali, dei costi, del lavoro.
Troppo agitati per affrontare con serenità tutto ciò che succede.
Allora, ringraziando la lettrice per lo spunto, provo a parlarne io.
L'argomento sarebbe infinito, rischierei di perdermi e di fare perdere chi legge. Io preferisco essere pratico, non dilungarmi con informazioni inutili e andare al sodo.
Ho pensato quindi di andare per argomenti, magari brevemente ma parlare di quello che so essere più importante per chi è in gravidanza. Il post è, obbligatoriamente, lungo. Ho cercato di essere non troppo prolisso, di limitarmi alle cose più importanti e fondamentali, di spiegarmi bene però gli argomenti sono tanti. Visto che molte donne in questi giorni non hanno tantissimi impegni, il fatto che il post sia particolarmente lungo non è detto sia un problema, anzi. In più ogni lettrice potrà stampare e leggere tutto con calma o dividere il post in varie parti.
Iniziamo?
Iniziamo.


Partiamo da un fatto.
I dati a oggi disponibili ci dicono che Covid-19 non dovrebbe essere molto pericolosa in gravidanza (ne parlo in un video). Abbiamo pochi casi da analizzare (anche perché la malattia è comparsa recentemente) ma quando lo hanno fatto si è notato che il virus non passa (non sembra passare) la "barriera" costituita dalla placenta. Non sono state riscontrate quindi infezioni "dentro l'utero" o che interessassero il nascituro né complicazioni particolari della gravidanza. Questo ci tranquillizza ma i dati si riferiscono principalmente a gravidanze avanzate, terzo trimestre. Può però tranquillizzarci in generale. Il vero problema è la malattia nella madre. Se una madre fosse asintomatica (senza sintomi: tosse, febbre, difficoltà a respirare) il problema sarebbe relativo. Isolamento, attenzione e tutto passerà.
Se lo fosse a quel punto si devono mettere in atto tutte le procedure di terapia e isolamento perché se la madre sta male il feto starà male. Il timore maggiore è l'insufficienza respiratoria, alla quale si spera di non dover mai arrivare. Un altro dato però ci tranquillizza: la fascia di età alla quale si manifesta con più aggressività la malattia non è quella nella quale si ha in genere una gravidanza (20-40 anni), quindi bene così, senza considerare che il sesso femminile è meno colpito di quello maschile.
Importante, prima di iniziare, sottolineare due cose.
1) Questi sono consigli. Solo il vostro ginecologo conosce la vostra situazione e non bisogna prenderli come "prescrizioni" ma solo come considerazioni generali.
2) Si riferiscono a una gravidanza fisiologica e non a rischio. Per queste ci sono regole e procedure particolari e sarà ovviamente il vostro ginecologo a illustrarle.

Diminuzione dei contatti sociali.

Nonostante questa sia la misura più dura e difficilmente accettabile è anche quella più utile ed efficace, quindi è bene osservarla senza grandi eccezioni e tanta pazienza.
Dopo i primi giorni di "chiusura" in casa, accettati quasi con piacere, inizia una fase di noia, poi di inquietudine e infine di vera e propria ribellione, che inducono a comportamenti impulsivi (si esce di casa nonostante i divieti e si tende a rifiutare regole e imposizioni). I sintomi del contenimento sociale sono quelli dello stress post trauma, disturbi dell'umore e del sonno, nervosismo, bulimia. Questi disturbi possono sfogarsi con aggressività, ansia, depressione, tendenza ai pensieri negativi e distruttivi.
Questo è da evitare e anche per questo i periodi di contenimento devono durare il più breve tempo possibile. Il problema è che "il più breve possibile" non significa brevissimo, potrebbe essere anche un periodo di mesi. Come risolvere quindi?
Sicuramente reinterpretando gli spazi di casa e l'ambiente domestico. Non farsi prendere dalla pigrizia. Darsi degli orari, delle scadenze, obblighi dettati dal tempo ("alle 12 ginnastica per le gambe, alle 16 cyclette e ascolto  musica, alle 19 lettura di un libro e riordino della biblioteca"), cercare impegni mentali, scoprire o riscoprire un hobby, tentare qualcosa di nuovo (disegno? Pittura? Musica? Cucina? Sartoria...?). Il telefono è un amico, usalo. :)
Insomma, la casa, per un certo periodo, dovrà diventare il nuovo "mondo". I contatti fisici saranno sicuramente diminuiti, allora tentare i contatti telefonici, via internet, le video chiamate, i social. In questi preferire pagine leggere, che non parlano della situazione attuale, di persone con gli stessi interessi così da scambiarsi opinioni e pareri. Per quanto riguarda l'essere aggiornati guardare un telegiornale (per esempio quello della sera) o seguire il sito di una testata giornalistica, questo solo nell'ottica di non perdere novità o decisioni delle autorità, non per rincorrere qualsiasi notizia o piccola novità sull'argomento epidemia.
Non si stringono le mani, non ci si deve abbracciare ma possiamo benissimo stare vicini virtualmente, oggi abbiamo questa grandissima fortuna.
Non stare troppo tempo fermi.
Per chi ne ha possibilità, esporti 10 minuti alla luce del Sole è un'ottima idea. Basterebbe esporre braccia, gambe, viso. Un terrazzo, il balcone, un giardino e si può fare. Se non fosse possibile pazienza. Un'idea per farlo può essere scegliere (o aspettare) una bella giornata di Sole per andare a fare la spesa. Lasciare la macchina vicino al supermercato, fare 10 minuti a piedi esposti al Sole, fare la spesa e tornare a casa.
Prendere un po' di tempo per dedicarsi al compagno e, se ci fossero, agli altri figli. Anche qui conviene "programmare" i tempi, dedicare un po' di tempo a cercare qualcosa per impegnare e distrarre gli altri figli (stampare dei disegni da colorare, inventare dei giochi, libri da leggere, assegnare compiti, comprare paste da modellare, pennarelli, film, cartoni animati...).

Attività fisica

Non bisogna farsi prendere dalla pigrizia.
Ovviamente non sarà possibile fare attività fisica impegnativa ma, in fondo, questo è già sconsigliato, in linea di massima, normalmente. Per chi avesse a casa strumenti come cyclette o tapis roulant, queste sono ottime possibilità di attività fisica. Mettere la TV su un canale che trasmette musica o ascoltando musica con le cuffie, due volte al giorno venti minuti di moderata attività fisica sono raccomandabili. Datevi degli orari, come fossero appuntamenti fissi ai quali non poter rinunciare. Non dite "poi la farò", alle 16 dovrete farla, a prescindere dalla voglia e la farete.
Esistono su YouTube anche video per fare un po' di ginnastica libera e permessa in gravidanza.
Si trovano anche dei video rilassanti, con musica "morbida" e immagini di paesaggi naturali, possono essere sottofondi piacevoli per 30-40 minuti di yoga o semplice ginnastica leggera su un tappetino.

Se proprio non volete andare su YouTube sdraiatevi su un tappetino o sul divano o sul letto e prima su un fianco, poi sull'altro fate delle "forbici" (lentamente, divaricando le gambe) per 20 volte da un lato e poi dall'altro. Poi in piedi fate 15 piegamenti sulle ginocchia mantenendo dritta la schiena e da sedute (su divano o sedia) contate fino a 15 muovendo velocemente le gambe come quando si nuota.


Un esempio di video con attività fisica in gravidanza.

Permessi e incoraggiati i massaggi. A pancia in su o sedute, massaggiare con le mani (o farsi massaggiare) prima le gambe (dalla caviglia all'inguine) poi le braccia, dalle mani alla spalla. Si può fare uso di olio di mandorle dolci per favorire il massaggio e, nel frattempo, prevenire smagliature e inestetismi della pelle.

Alimentazione

Il rischio di eccedere con cibi superflui ed eccesso di calorie è reale e in gravidanza questo è assolutamente da evitare.
Si deve mangiare bene e non troppo, anzi, in un periodo di fondamentale inattività fisica è bene ridurre leggermente l'apporto di calorie. A pranzo e cena non eccedere con portate e pietanze, preparare solo ciò che servirà per mangiare. Annullare il consumo di bevande zuccherate. Per chi le amasse concedersi un bicchiere (massimo due volte al giorno) una volta alla settimana.
Cercare di ridurre i condimenti, i fritti, i cibi grassi, i dolci. Un dolce, se piace, va consumato al massimo una volta la settimana. La pizza, se piace, va consumata una volta ogni 15 giorni al massimo. Preferenza assoluta a frutta (preferendo quella non zuccherina, meglio le mele, le pere o kiwi) e verdura. Quest'ultima in abbondanza e a volontà. Legumi, cereali, fibre, a volontà.
Se si riuscissero a contare le calorie queste dovrebbero essere assunte per un totale di circa 1500 al giorno (un valore basso considerando la quasi totale inattività fisica di questi giorni).
E poi bere acqua, tanta, che significa tra 1,5 e 2 litri al giorno.
Ovviamente mantenere validi tutti quegli accorgimenti già noti: cuocere bene la carne, pulire bene frutta e verdura, non mangiare alimenti di scarsa qualità o in cattivo stato di conservazione. E ricordate, la bollitura  distrugge praticamente tutti gli organismi che causano malattie.

Terapie

Non va sospesa nessuna terapia in corso. Oltre all'assunzione di acido folico, che sappiamo frequente in gravidanza, qualsiasi terapia si segua, per qualsiasi motivo, non va sospesa. Ovviamente si dovrà parlare con il proprio medico per dubbi o domande ma non c'è motivo per sospendere una terapia in corso.

Controlli in gravidanza

Questo forse è il punto più dolente, quello che molte donne hanno difficoltà a capire. Praticamente tutti i reparti di ostetricia hanno chiuso ogni attività ambulatoriale, quindi le visite di routine, i controlli degli esami e spesso anche i controlli ecografici, sono sospesi (anche in tutti i centri privati!). Fanno a volte eccezione gli ambulatori di ecografia e quelli dove sono seguite le gravidanze a rischio o che meritano controlli particolari. Il dubbio (legittimo) delle donne in gravidanza a questo punto è: è ora?
Ci sono alcune soluzioni.
Per chi ha un ginecologo privato la via è più semplice. Sarà probabilmente impossibile fare una visita ma un controllo degli esami potrà essere fatto via internet, via Skype o via mail. Ovviamente si tratta di controlli generali, quando si sta bene, non ci sono sintomi particolari e si tratta di esami di routine.
Chi non avesse un ginecologo privato probabilmente dovrà saltare uno o due controlli (quindi due mesi di "pausa" degli ambulatori anche se non sappiamo fino a quando durerà questa situazione).
In questo caso ci si deve intanto rivolgere al reparto nel quale è seguita la gravidanza, per capire se ci sono iniziative particolari, se c'è qualche ambulatorio dedicato, se hanno deciso qualcosa in particolare, questo può infatti cambiare da un ospedale all'altro.
In linea di massima però mi sento di poter dare qualche consiglio.
In caso di assoluto benessere non è urgente fare una visita e anche saltarne una (quindi fare una visita a distanza di due mesi dalla precedente) non deve essere vista come una cosa pericolosa e particolarmente preoccupante. Si può fare. L'importante è condurre una vita sana, controllare che non vi siano sintomi particolari (perdite di sangue o liquido, dolori addominali importanti, "pancia" dura frequentemente o il cui indurimento è spesso fastidioso) e controllare il regolare procedere dei movimenti fetali (non c'è un numero preciso, diciamo almeno una decina sparsi durante la giornata).
Anche l'esecuzione di esami di routine (per esempio l'esame urine o l'emocromo) è rimandabile in mancanza di problemi.
Diverso il caso di esami più particolari. Già quello per il controllo degli anticorpi anti Toxoplasma o la curva glicemica o ancora le transaminasi, possono essere più importanti perché richiedono un controllo più ravvicinato. In questo caso bisogna chiedere al reparto (o al medico) che vi segue che potrebbe dirvi di aspettare tranquillamente o di farli al più presto.

Nel caso si avesse qualche dubbio, qualche sintomo o semplicemente se l'ansia ci assale e non riusciamo a controllarla, c'è il pronto soccorso ostetrico. Per cose non particolarmente urgenti vi consiglio di provare ad avvertire il reparto del vostro arrivo (per esempio: "sono alla 30ma settimana, non sento i movimenti da stamattina, posso venire tra un'oretta per un controllo?) così se avessero esigenze particolari o ci fosse un momento di caos in reparto potranno dirvi il momento migliore per arrivare.
Ricordate che fino alla 20-22ma settimana può essere normale non sentire (o sentire poco) i movimenti fetali.
Se invece siete in epoca avanzata di gravidanza (diciamo dalla 34ma settimana in poi) probabilmente avrete già fatto tutte le ecografie. La vostra situazione è quasi totalmente sotto controllo. Bene, anche per voi valgono le stesse regole. In buona salute, senza problemi né sintomi, aspettate che passino i giorni, informatevi su eventuali novità del reparto e vedete se avessero attivato qualche nuovo ambulatorio o riaperto gli appuntamenti. In caso contrario ricordate quanto detto prima: senza sintomi tranquille, con i sintomi o dubbi importanti chiamate o andate al pronto soccorso ostetrico.
Quindi cosa avere a portata di mano?
Il numero del vostro ginecologo, del vostro reparto, la cartella della gravidanza e i documenti principali. Dalla 34ma settimana in poi anche la valigia per il cambio in caso di eventuale ricovero improvviso (molto improbabile).

Sostegno psicologico.

In questi giorni, ne ho parlato all'inizio, sono tante le persone che potrebbero accusare sintomi di tipo psicologico. Le cause sono tante. I ritmi diversi, l'isolamento, la monotonia, la mancanza di moto, di Sole e di rapporti sociali.
È normale, non preoccupatevi, però in gravidanza bisogna fare un po' più di attenzione. Se i sintomi che accusate sono molto vaghi (senso di disorientamento, nervosismo, noia, leggera ansia, leggera insonnia) si possono facilmente superare razionalizzando il momento che si sta vivendo. Con i consigli che ho dato prima, pianificando la giornata, tentando un contatto con altre persone (telefonico, virtuale, in video chiamata, via internet), con l'attività fisica e altro.
Una cosa che tende ad aggravare questi disturbi è la mancanza di sonno o l'alterazione dei ritmi "sonno-veglia". È importante quindi mantenerli il più possibile, ricordando che ci sono alcune cose che conciliano il sonno (impegnarsi in qualcosa prima di dormire, dalla lettura al riordino di esami e cartella, un film rilassante, un concerto di musica classica) mentre altre che tendono ad allontanarlo (luci eccessive, stimolazione dei riflessi con giochi del tablet o del PC, film d'azione...).

Se invece il disturbo ansioso è più importante (si capisce perché ci condiziona, cambia la nostra visione della vita e il ritmo giornaliero) è il caso di chiedere una mano.
Esistono due modi: parlare con uno psicologo direttamente se si conosce o se ne ha uno personale o sfruttare le tante iniziative che stanno mettendo in campo molte aziende sanitarie e lo stesso ministero con alcuni ordini professionali. Non posso ovviamente essere informato su tutte le iniziative nazionali ma si può chiamare in reparto per sapere se c'è un servizio disponibile o previsto che in genere è gestito dal distretto sanitario di ogni azienda oppure cercare su internet che forse è più comodo. Altrimenti ci si può rivolgere:
- Numero verde Croce Rossa Italiana (sostegno psicologico e telecompagnia): 800.065510
- Società Psicoanalitica Italiana.
- Ordine degli psicologi.

E qui un'utile guida antistress per i cittadini.
Oppure chiedere a uno dei tanti servizi delle varie ULSS.
Per esempio qui per l'ASL3 ligure, qui per l'ASL1 di Cuneo, qui per l'ASL di Asti, qui per l'Abruzzo e qui per l'ASSL 2 Marca Trevigiana.

Oddio come mi sono ridotta!

Ma no. Certo che stare a casa può avere un effetto collaterale. Non avendo "l'obbligo" di apparire in pubblico qualche donna potrà evitare il trucco, la cura del corpo o del viso, si tenderà a "lasciarsi andare", "tanto chi vuoi che mi veda": errore!
Non bisogna cadere in questo circolo vizioso. Ovviamente stando a casa non ha senso vestirsi da sera o in abiti eleganti (anche se questo può essere un "gioco" particolare, magari per far divertire i bambini se si hanno figl i. Ad esempio una sera si può organizzare una cena con menù con tanto di appuntamento e, senza preparare grandi piatti complicati, vestirsi eleganti, apparecchiare in maniera sontuosa e presentare tutto come per una grande occasione (provare per credere, è divertente) ma la cura della propria persona in questi casi è fondamentale.
Per esempio dopo essersi alzati la mattina non restare in pigiama ma vestirsi normalmente, dilungarsi in cure personali (visto che abbiamo tempo preferire il bagno, profumato, alla doccia veloce), pensare alla cosmesi, la cura della pelle, del viso, del corpo e dei capelli. Profumarsi (pulirsi, ovviamente), dilungarsi nei piaceri che spesso trascuriamo perché sempre di corsa o con poco tempo. Una nota particolare: non è possibile fare tinture per capelli. Non esiste quella "naturale" o "non dannosa" ed essendo a casa non si ha molta scelta se non quella limitata delle tinture per capelli da supermercato, che contengono sostanze assorbite per via cutanea, non velenose, sono in quantità minime, ma potenzialmente tossiche in gravidanza. Se succede nulla di drammatico ma, nei limiti del possibile, meglio evitare.
E per la casa, per renderla un luogo sicuro e non a rischio, pulire con sanificanti a base di ipoclorito di sodio, tipicamente la candeggina e l'Amuchina. Importante: aerare bene le stanze, sia di regola che, a maggior ragione, dopo aver usato questi disinfettanti.

Il parto.

Non cambia molto perché certamente non si partorirà a casa (per chi non vuole). I reparti prevedono in genere un percorso per il parto che in questi casi è praticamente identico, non è stato certo cambiato. Rimangono i monitoraggi da fare a fine gravidanza, i controlli, qualche reparto prevede la compilazione della cartella clinica e se c'è da programmare il parto (per esempio un'induzione del parto o un cesareo) la procedura sarà la stessa. Anche in questo caso bisogna conoscere le procedure dei singoli reparti, quindi se già non l'aveste fatto fatelo, chiedete, informatevi. Poi la valigia con il necessario, per chi è a termine o vicino al termine, presumo sia già pronta, altrimenti questo è il momento giusto per prepararla (il tempo non manca, vero?). Con la valigia pronta sarete a posto.
Ricordate che se avete già raggiunto le 37 settimane siete già a termine, quindi contrazioni o parto, non c'è nulla di strano, succede ed è normale. Al contrario se si avessero dei sintomi prima della 37ma settimana potrebbe essere più importante andare in reparto al più presto. Dopo la 41ma settimana ci avvicineremo alla data ultima della gravidanza, oltre la quale (in genere alla 41+3 settimana) in molti casi è opportuna l'induzione del parto.
Non c'è nessuna indicazione per un cesareo in caso di donna in gravidanza con Covid. Non c'è nessuna evidenza che il virus passi nel latte materno.
C'è sempre la possibilità di chiamare in reparto per parlare con un'ostetrica o, se ci fosse bisogno, con un medico. Un dubbio può sempre sorgere e chiedere è sempre utile.

Chissà quante cose ho dimenticato. Ricordate che ho scritto questa breve (e figuratevi se fosse stata lunga!) guida alla gravidanza nell'epoca del Coronavirus in "urgenza", perché so che serve subito, quasi di getto, quindi perdonerete qualche dimenticanza o qualche argomento non approfondito come dovrebbe. Questa versione è preliminare, nei prossimi giorni, anche grazie ai vostri suggerimenti, potrei ampliarla, arricchirla e aggiungere link e riferimenti.
A qualche domanda potrei rispondere anche nei commenti ma ricordate: diagnosi e terapie non si fanno on line. Parlate con il vostro ginecologo.
Tutto si risolve comunque, non siete abbandonate, è solo un periodo un po' così che passerà. Una cosa è sicura, ne avrete di cose da raccontare a vostro figlio in arrivo. :)
Alla prossima e forza!

file in .pdf su Dropbox