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lunedì 12 aprile 2021

Tre piccioni con un Tweet

[articolo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale]

È successa una cosa interessante. Su un social (Twitter).
Premetto che, nonostante frequenti da tempo il web e i social succedono sempre cose curiose che mi fanno riflettere sulle dinamiche, sulle relazioni, i rapporti su internet, le parole, le abitudini, le interazioni. Insomma, il web e i social offrono una miniera di spunti a volte incredibili. In questi giorni (forse siamo tutti un po' più nervosi?) ho anche provato, per l'ennesima volta, il peso del dover scrivere in pubblico ciò che si pensa, niente di drammatico, ho solo posto un dubbio sulla riapertura delle scuole in un momento così grave dal punto di vista sanitario e sono stato inondato da insulti, minacce, aggressività verbale infinita. Non che fosse la prima volta ma ogni volta mi stupisco sempre. Ma torniamo al discorso iniziale.

Tutto è iniziato qualche giorno fa, in pieno "allarme" vaccino Astra Zeneca. Dopo alcuni decessi seguiti a vaccinazioni le autorità sanitarie di vari paesi (tra i quali l'Italia) hanno sequestrato dei lotti di vaccino o hanno addirittura sospeso la sua somministrazione, per poi decidere dei limiti di età. Una notizia apparentemente normale (in passato è già successo, anche in Italia e poi la farmacovigilanza ha proprio questo compito, verificare sul nascere qualsiasi allarme o sospetto su farmaci in uso) ma che, ovviamente, ha scatenato polemiche, paure e discussioni.
Una delle cose che più mi ha colpito è che se si va a studiare il dato così com'è non dovrebbe essere allarmante. I casi di morte (per trombosi) dopo la vaccinazione ricalcano quelli che accadono normalmente nella popolazione generale, senza la vaccinazione. Con le ultime valutazioni si è notato che c'è un lieve aumento (pur restando eventi estremamente rari, molto più rari di quanto accada nella popolazione generale già senza vaccinazione) in donne giovani che hanno fatto il vaccino e quindi, per precauzione (forse eccessiva?) si è deciso in molte nazioni di porre dei limiti (escludendo preferibilmente per esempio proprio le giovani donne da questo tipo di vaccino) non posti prima.
Nessun dramma. Se si conoscesse la statistica o il concetto matematico di rischio, un dato del genere su questo vaccino non solo non genererebbe allarme ma sarebbe totalmente insignificante (per la popolazione, non certo per le autorità regolatorie che devono indagare su qualsiasi evento sospetto).

Si potrebbe chiudere tutto qui.
Ma le persone vogliono chiarezza, giustamente e non è nemmeno facile darla, soprattutto perché viviamo un periodo di grande emotività.
Allora ho provato a spiegarlo schematicamente, con dei dati chiari, semplici e senza tanti fronzoli. Sarà il metodo giusto?
Così ho cercato di far riflettere, giocando con un "trucco", ho scritto che tra i miei pazienti, tutti quelli colpiti da Covid sono donne. Beh, non è una bugia ma è un "gioco" che ha anche un lato statistico. Un trucco come questo può essere usato in malafede nella ricerca scientifica per avere un risultato fraudolento, può essere un errore, conoscere queste "scorciatoie", può servire per saper leggere uno studio e addirittura per capirne le eventuali irregolarità, insomma, ho cercato di far sorgere una riflessione: essendo ginecologo era ovvio che tutti i miei pazienti con Covid fossero donne.

Ma niente, molti non afferravano e soprattutto mi hanno fatto sorgere una riflessione. 
Su internet ci sono medici come me (e ormai ce ne sono tantissimi) che fanno divulgazione scientifica. Ci sono anche biologi, chimici, giornalisti, una marea di nutrizionisti che parlano bene di alimentazione. Insomma, esistono tante figure che si mettono a disposizione (gratis) degli altri. Molto bello.
Mancano però (non è così, l'ho scoperto dopo) gli statistici.
Uno statistico che faccia divulgazione. Spieghi le correlazioni, gli eventi, i grafici, i bias, la significatività, i confronti, il rischio, insomma, tutti quei concetti che poi aiutano a capire meglio le malattie, la medicina, le terapie, la ricerca. Un buon modo per capire concetti come "rischio", le probabilità, le possibilità di un effetto collaterale, il bilancio rischi benefici, tutti concetti che in medicina sono non solo fondamentali ma, oggi, importantissimi.
Uno statistico sarebbe forse la figura migliore per spiegarli. Ce ne sarebbe davvero bisogno. Io ho provato a fare un esempio statistico.
 

Ho iniziato facendo un gioco "il 100% dei miei pazienti con Covid sono donne: il Covid colpisce soprattutto le donne. O no?". Si capisce?
Ecco, sapendo che sono ginecologo, volevo mostrare un tipico errore statistico o di contesto. Se sai che sono ginecologo è ovvio, che qualsiasi mia paziente, con Covid o senza, sia una donna. E poi la mia richiesta agli statistici di intervenire.
Ci credereste?
Alcuni hanno colto ma altri hanno iniziato a dire che non è vero che la maggioranza dei malati di Covid siano donne, che le donne sono più protette dalla malattia e così via. Appariva sempre più evidente che pochi avevano colto il senso del post o perché non lo avevano capito o perché non sanno che sono un ginecologo. Eppure è anche scritto nell'intestazione della mia pagina, nella biografia.

Ma non è questo il punto quanto quello che questo tweet, banalotto, può significare. Perché bisogna estrarre il buono da ogni cosa, vedere cosa possiamo imparare da ogni avvenimento. E qui abbiamo preso tre piccioni con un Tweet.

1) La statistica è una cosa complicata perché matematica. Il risultato finale dipenderà da quello che consideri. Può stupirci perché i dati oggettivi contraddicono le nostre credenze o può confermarne altre. Però dipende da cosa analizziamo e come, dai numeri, dai gruppi, da come facciamo i calcoli e da tante altre cose. Lo statistico dovrebbe evitare più possibile gli errori per arrivare a un risultato più possibile oggettivo. Altrimenti può ottenere qualsiasi risultato, anche completamente sbagliato.

Con una frase ricorrente nell'ambiente informatico ma adottata da quello della ricerca si dice "garbage in, garbage out" (spazzatura entra, spazzatura esce). Se metti dei dati non corretti avrai dei risultati non corretti, inattendibili. Se io analizzo solo la mia realtà, piccola, poco significativa (per esempio i miei dati medici personali, i dati dei miei pazienti, gli effetti di una terapia che prescrivo a 100 persone) molto probabilmente avrò un'impressione finale, un giudizio sbagliato. Non per forza ma probabilmente avrei un'alta possibilità di sbagliare. Se leggo le notizie dei giornali che dicono che sono morte 10 persone dopo un vaccino, prima devo sapere se le 10 persone erano parte di un gruppo di 100 o di 10.000.000 di vaccinati. È una cosa diversa che porta a considerazioni diverse.

2) Non limitarsi al titolo ma approfondire. Molte persone non hanno capito il senso del mio tweet. Se io, medico (mettiamo di medicina generale) avessi detto che il 100% dei miei pazienti con Covid fosse di sesso femminile si tratterebbe, in effetti (e se vero) di un dato curioso, interessante, anche preoccupante. Possibile che la malattia colpisca soprattutto le donne? Ecco, farei arrivare ai lettori un messaggio totalmente sbagliato e che non ha nulla a che vedere con la realtà. Un falso.
Ma approfondendo, sapendo che sono un ginecologo, il dato assume tutto un altro significato. Diventa ovvio, normale, scontato. Essendo un ginecologo, di che sesso dovrebbero essere le mie pazienti con Covid? Ma femminile, certo. Ecco. Il contesto è fondamentale, non solo la correttezza dei dati. Potrei quindi dare una notizia corretta ma se non si conosce il contesto, l'ambito che la ospita, potrei farvi credere quello che voglio.

3) Manipolando i dati posso concludere ciò che preferisco. Diceva Darell Huff: "Tortura abbastanza a lungo i dati ed essi confesseranno qualunque cosa".
Non pensiate sia una cosa rara o inusuale. Molte ricerche, volontariamente o solo per un normale "innamoramento" nei confronti di un'idea, un'ipotesi, usano i numeri a vanvera facendoli poi diventare la pezza d'appoggio per quello che si vuole. Se ho interesse a giungere a una conclusione (che un farmaco funziona, che non funziona, che sia sicuro, che sia economico e così via) posso usare i numeri come voglio per avere i risultati che voglio.
È qui che entra in gioco la "pubblicazione". Mettendo in pubblico i miei calcoli, le statistiche, i dati (i dati grezzi, ovvero quelli "puri", che nessuno ha manipolato per i calcoli) posso vedere se quel risultato, quella conclusione è vera, attendibile e credibile. Per questo chi ha una teoria la pubblica, per permettere a tutti di controllarne le caratteristiche. Per questo se dico che i miei pazienti con Covid sono tutte donne, prima di concludere che il Covid colpisce prevalentemente le donne devo annunciare la mia specializzazione. Altrimenti avrei compiuto una manipolazione dei dati nascondendo ai lettori un particolare fondamentale. Un trucco nemmeno così raro nella ricerca scientifica.

Insomma da un episodio banale e semplice ne ho approfittato per spiegare alcune cose.
Ho fatto bene? Non lo so. Come ha detto una commentatrice su Twitter:


Torno alle mie visite, và.
😅
Alla prossima!

venerdì 6 ottobre 2017

Scienziato o ciarlatano? Ce lo dice la scienza.

Come facciamo a sapere se bere l'estratto di una pianta ci farà passare un dolore?
E come potremmo capire se una pillola farà passare il mal di testa?
E se qualcuno ci propone una "medicina", come possiamo sapere se questa è vera o in realtà non serve a nulla?
Potremmo fidarci delle sensazioni, dell'intuito ma questo spesso sbaglia, anzi, molte volte la sensazione è condizionata da ciò che desideriamo, se vogliamo fortemente far passare un dolore, anche se una cosa non funziona, un po' ci sentiremo meglio, perché lo vorremmo, perché lo speriamo. Oppure quella pillola per il mal di testa funziona davvero ma i suoi effetti potrebbero essere nascosti da una persona che vende sciroppi contro il mal di testa, un concorrente, se la pillola funzionasse, perderebbe tanti soldi.
E se invece la pillola non funzionasse e fosse tutta una bufala inventata da chi la vende?

Allora, se vogliamo dati oggettivi, notizie credibili, non possiamo che provare sul campo quell'estratto o quella pillola. Evitiamo "sensazioni", "invidie", "pressioni" e la proviamo direttamente. Prendiamo tante persone con il dolore.
Dividiamo queste persone in tre gruppi, ad uno diamo la pillola, all'altro una pillola di zucchero (si chiamerà placebo, cioè qualcosa che potrebbe avere un effetto ma solo psicologico perché lo zucchero a quelle quantità non ha effetti), all'ultimo non diamo niente. Questo esperimento si chiama "controllato", perché abbiamo messo in mezzo un gruppo di persone alle quali non daremo niente, così potremmo controllare se gli effetti dipendano dalla pillola o da altro (le malattie banali, quasi tutte, passano da sole). Però c'è un particolare in più: per rendere più attendibile l'esperimento i gruppi li formiamo per sorteggio, mescolando le persone, così da "simulare" la normale popolazione senza rischiare di mettere in un gruppo persone simili, persone "a caso" quindi in ogni gruppo, "random" in inglese e per questo il test sarà chiamato "randomizzato".

Oltretutto nessuno, né le persone né noi, dovremmo sapere se la pillola che diamo sarà quella vera o lo zucchero, così si eviterà ogni condizionamento, a volte il semplice atteggiamento "ottimista" di chi somministra la pillola può condizionare i risultati e così saremo come "ciechi", non sapremo per niente a chi avremo dato la pillola, a chi lo zuccherino (il placebo), a chi niente, sarà un test chiamato "cieco" e se vogliamo renderlo più preciso lo renderemo "doppio cieco", non solo chi somministrerà ma nemmeno i pazienti sapranno cosa stanno prendendo, così da non farsi condizionare.
Questo è un esperimento ben fatto: controllato, randomizzato, doppio cieco con placebo.

James Lind, uno dei primi medici ad applicare un primitivo metodo scientifico

Non ci permetterà di avere "la verità in tasca" (come qualcuno, disprezzandole, chiama le conoscenze scientifiche), non darà risposte definitive o sicure al 100% ma ci fornirà delle notizie, dei dati, numeri sui quali possiamo ragionare, un risultato plausibile ed oggettivo. In ultima analisi sarà un'alternativa alle "sensazioni" al "mi sembra che". Sarà pure una buona opportunità di discutere su dati, sui fatti e non sulle opinioni, perché le opinioni sono condizionate da tanti fattori.

Alla fine dell'esperimento vedremo SE la pillola ha funzionato. Ma sapremo tante altre cose. Per esempio su quante persone ha funzionato, quanto ha funzionato più dello zucchero, se chi ne ha tratto beneficio aveva caratteristiche particolari (età, sesso, istruzione?) ed altro. Ecco, la medicina si basa su questo. Ogni conclusione e decisione si basa su un metodo (si chiama "metodo scientifico").

Questo fa uno scienziato ma se lo scienziato fosse disonesto o disattento ed avesse sbagliato (volontariamente o meno) qualcosa?
Se il risultato non fosse vero?
Non tutto è perduto.
Lo scienziato pubblica tutte le fasi del suo esperimento, dall'inizio alla fine, dall'ipotesi alle conclusioni, su una rivista scientifica.
Questo serve non solo per fare conoscere a tutti quei risultati ma anche perché così chiunque potrà controllare quei calcoli e quelle conclusioni e quindi chiunque potrà trovare errori o sviste, anzi, l'autore dell'esperimento annoterà minuziosamente ogni particolare: il colore delle pillole, l'età dei partecipanti all'esperimento, la loro salute ed altro, mettendo tutto in una parte dello studio che si chiamerà "materiali e metodi".

Questo perché così, chi fosse curioso e volesse ripetere l'esperimento, sa in quali condizioni è stato fatto il primo e così ripeterlo.
Niente trucchi né inganni, è un modo per ridurre al minimo gli errori.
Tutto il resto, le cose non dimostrate, le opinioni, possono essere affascinanti, intriganti ma non avendo nessuna prova di esistenza non sono basate sul metodo scientifico quindi, fino a prova contraria, sono bufale, invenzioni, sono fenomeni paranormali, cose che nessuno ha mai dimostrato. Chi dice in campo scientifico "io ho notato che..." senza farlo confermare agli altri suoi colleghi molto probabilmente (quasi sicuramente) sta dicendo una bugia, oppure è semplicemente un incompetente.
La maggioranza dei ciarlatani usa dei trucchi, negli anni passati, proprio in questo blog, ne ho raccontati alcuni. Nel passato si trattava di semplici trucchi da baraccone (false diagnosi, falsi malati, falsi documenti) oggi...anche. Nonostante possa sembrare strano, i trucchi dei ciarlatani non sono cambiati molto nel tempo ed assomigliano tantissimo ai trucchi dei prestigiatori: semplici illusioni, magie, imbrogli, solo che il prestigiatore lo fa per fare spettacolo. Per questo motivo il ciarlatano non pubblicherà mai le sue idee su riviste scientifiche o, se riuscirà a pubblicarle, userà trucchi e stratagemmi per ottenere il risultato che vuole.
Esistono anche riviste scientifiche scadenti che, senza controllare, pubblicano qualsiasi cosa per motivi economici (pagando si pubblica qualsiasi studio, anche scadente o sbagliato).

Per questo, quando prendiamo una decisione sulla salute, dobbiamo sapere se quello che ci propongono è scienza o paranormale, la prima ci offre dei dati, il secondo delle illusioni, i medici seri si basano sugli esperimenti e sulla scienza, chi invece si basa sulle "sensazioni" o sui fenomeni paranormali si chiama "ciarlatano".

Ovviamente "fatta la legge trovato l'inganno" e gli uomini sono stati bravi a trovare dei trucchi per superare tutti gli ostacoli di un esperimento o di volgerlo a loro vantaggio. Spesso è proprio la sete di fama o di denaro che induce chi fa gli esperimenti a barare o giocare sporco ma abbiamo almeno la minima sicurezza di un controllo.
Un esperimento scientifico che viene messo in pubblico (pubblicato su rivista scientifica seria) diventa un documento ufficiale che chiunque potrà approvare, smentire, correggere, ripetere.
Per lo stesso motivo ed anche perché ormai i mezzi di comunicazione sono diffusi, una cura, una terapia, non sarà disponibile solo in un ospedale o una città ma la troveremo dovunque, anche nell'ospedale più vicino a noi.
I medici, in tutto il mondo, usano le stesse cure perché sono quelle che, esperimenti alla mano, funzionano meglio. Non è detto che funzionino sempre ma meglio.

Se ognuno curasse a modo suo troveremmo in ogni città, in ogni ospedale, una cura diversa, basata su opinioni, ipotesi, idee personali, il caos insomma.

Invece ci curiamo tutti in modo simile proprio perché è il modo migliore.

Potrà esserci differenza di organizzazione, di mezzi e strutture ma le cure sono le stesse in tutto il mondo. A parità di condizioni economiche (è chiaro che un ospedale di un paese molto povero probabilmente non avrà le attrezzature di quello di un paese molto ricco) le cure, le medicine e le tecniche, saranno identiche.
Lo stesso vale per gli interventi chirurgici. Le tecniche sono identiche, potrà esserci il chirurgo più bravo o quello meno capace ma un intervento si farà allo stesso modo in tutto il mondo.

Per questo i ciarlatani, in genere, sono facilmente riconoscibili. Esistono quindi alcune regole che distinguono il medico serio dal ciarlatano.

1) Usa terapie e metodi che usano e conoscono tutti gli altri suoi colleghi.
2) Non usa un "metodo personale".
3) Usa terapie e metodi che in genere si usano anche nelle strutture pubbliche.
4) Non si definisce o presenta come "boicottato" dalla sua comunità, non ci sarebbe motivo.
5) Non sostiene che solo la sua tecnica e la sua terapia sia quella efficace, non esiste "cura" personale, un medico cura con ciò che il mondo conosce.
6) Non dice di ottenere risultati eccezionali, maggiori di quelli di altri medici.

Non per niente il ciarlatano si "inventa" un mercato. Avrà la "sua cura", la "sua dieta", ogni ciarlatano ha il "suo metodo": tutte bufale.
Ci sono poi alcuni trucchi che servono più che altro a creare il "personaggio" ad avvolgerlo di fascino, fumo, come quello sul palco dei maghi, sono trucchi tipici dei ciarlatani che vogliono apparire grandi scienziati e che sono usati proprio nei confronti della gente che non ha molta dimestichezza con la scienza. Uno dei più frequenti è la creazione di una finta controversia, una "fintoversia".
L'esempio più tipico è quello dell'omeopatia: nonostante sia basata su un rito magico, non abbia basi scientifiche, nonostante sia basata sulla somministrazione di sostanze senza effetti e gli studi dimostrino ovviamente che non ci siano effetti, gli omeopati continuano a discuterne come fosse una cosa vera, quasi una medicina.

Esistendo la libertà di scelta, sta ad ognuno di noi cercare informazioni serie, competenti, scientifiche. Se poi siamo affascinati dal paranormale o ci vogliamo affidare ai ciarlatani, sono ovviamente problemi nostri.

Ecco, io lo ripeto continuamente e continuamente rispondo così a chi insiste nel credere a sciocchezze (ovviamente dal punto di vista scientifico) come l'omeopatia o le medicine alternative, se si pensa di essere davvero informati, se si crede di aver preso informazioni da fonti serie ed attendibili, si proceda. Salute e soldi sono beni personali e nessuno potrà convincere nessuno di qualcosa di cui non vogliamo essere convinti.
Ricordate però che se qualcuno vi mette in guardia, il dubbio stiate sbagliando potrebbe salvarvi la vita.

Alla prossima.