Out of Body Experience, OBE, esperienza fuori dal corpo, è quel fenomeno abbastanza conosciuto che descrive la sensazione di "vedersi dall'esterno", l'impressione di "uscire" dal proprio corpo ed osservarlo come se fosse quello di un altro.
Queste esperienze, relative a stati comatosi poi risolti o a gravi stati di salute che costituiscono pericolo per la vita, possono chiamarsi anche "Near death experiences", cioè esperienze di quasi-morte. Un ulteriore termine che definisce queste sensazioni è "autoscopia", la possibilità cioè di vedere il proprio corpo dall'esterno.
Una definizione precisa di questo fenomeno non esiste, ma qualcuno ci ha provato definendolo come un'esperienza che comprende queste tre caratteristiche:
1) Dislocazione della coscienza all'esterno del proprio corpo.
2) Impressione di osservare l'ambiente da una posizione elevata e da una prospettiva distante ma sempre in prima persona.
3) L'impressione di vedere il proprio corpo da questa prospettiva.
Sono molte le occasioni nelle quali si manifestano questi fenomeni, non si tratta cioè di avvenimenti legati esclusivamente a stati di coma o di grave compromissione cerebrale. Sono conosciute esperienze durante il sonno, in caso di utilizzo di sostanze stupefacenti, procedure anestesiologiche, uso di psicofarmaci, malattie mentali ma in tante occasioni sembra possano avvenire anche con un ottimo stato di salute e senza fattori esterni che possano evocarli.
Sono stati studiati individui che avevano descritto almeno un'esperienza OBE nella loro vita ed in loro è stata trovata una presenza significativa di disturbi del lobo temporale (che è un'area del cervello) e della percezione corporale, come dire che quest'esperienza ha origine organica, deriva cioè da un problema cerebrale di grado diverso. Altre ipotesi hanno chiamato in causa un'alterata connessione fronto-temporale, come un "black out" temporaneo di alcune attività cerebrali. Un esperimento molto interessante è stato quello di studiare se esistessero posizioni particolari o stati mentali precisi che predisponessero a questa esperienza. In uno studio si è visto che la posizione supina e la scarsa attività mentale (pensiamo ad una persona che si rilassa o ad uno stato di pre sonno) rendono più frequenti questi fenomeni. Sono più numerose le esperienze OBE quando si è supini rispetto a quando si è in altre posizioni.
I racconti delle persone che hanno vissuto esperienze OBE sono affascinanti e sorprendenti per vari motivi. Praticamente tutte infatti hanno ricordi simili che descrivono di aver osservato il loro corpo (che essi riconoscevano come tale) in posizione sdraiata, la stessa che avevano realmente al momento dell'esperienza, circondato dall'ambiente realmente presente al momento. Quasi sempre queste persone dicono di aver visto attorno a loro gli individui realmente presenti (quasi sempre medici, infermieri, parenti) che parlavano ed arrivano a ricordare persino le frasi dette. Quest'ultimo particolare non è costante. A volte le frasi riferite sono state realmente pronunciate e descritte con precisione, altre volte si tratta di frasi generiche che non corrispondono per forza a ciò che è stato realmente detto al momento dell'esperienza dalle persone presenti.
Il ricordo di ciò che è avvenuto poi è sorprendentemente simile da un individuo all'altro.
Si ricorda uno stato di piacevole abbandono, di difficoltà a "rientrare nel corpo", di un tunnel e di una luce abbagliante ma non fastidiosa che attira queste persone verso la sua direzione, spesso verso l'alto. Comuni le sensazioni di "galleggiamento", il sentirsi roteare nello spazio e "volare", si chiamano sensazioni di tipo vestibolare.
I ricordi che affiorano nella mente di chi ha vissuto queste esperienze è stato legato a vari fattori. Se sorprende la similitudine tra un racconto ed un altro è anche vero che le reazioni cerebrali ad uno stato di asfissia o ipoossigenazione sono per forza simili poichè i meccanismi che le generano sono simili per tutta la specie umana. Qualcuno ha legato (senza però trovare riscontri scientifici) questi avvenimenti a ricordi "arcaici" del nostro cervello, per esempio ai ricordi ormai sepolti del momento della nascita: il tunnel e la luce sarebbero ciò che è rimasto in un angolo nascosto dei nostri ricordi di quando nascevamo. Questa ipotesi sicuramente romantica ed affascinante non sembra corrispondere al vero. Al momento della nascita non "vediamo" nessun tunnel (anche se il canale da parto ci fa pensare a qualcosa di simile) poichè il feto non "cammina" nè "nuota" attraverso un tunnel ma è letteralmente fasciato dalle pareti muscolari della donna che lo sta partorendo. Anche la luce in fondo è un ricordo "costruito" in questo senso: il nascituro non guarda certo verso l'esterno ma è letteralmente al buio, con gli occhi schiacciati verso i tessuti che lo "fasciano" prima del parto, la luce sarà visibile solo dopo la sua nascita ed in maniera diffusa, non come in fondo ad un tunnel.
Questa ipotesi quindi è stata scartata e si è puntato su ciò che è stato misurato in tutti gli individui che hanno vissuto queste esperienze.
In alcuni contesti è comune la visione di figure religiose, angeli, santi, la madonna o Gesù.
In alcuni contesti è comune la visione di figure religiose, angeli, santi, la madonna o Gesù.
C'è una cosa in comune a tutti loro, la mancanza brevissima o più prolungata di afflusso di sangue e quindi di ossigeno al loro cervello.
L'ipossigenazione fa aumentare il livello di anidride carbonica nel sangue arterioso (la PaCO2 aumenta di 4-6 millimetri di mercurio al minuto in un paziente che non respira) e questo stato induce un'alterazione della coscienza tale che già uno stato iniziale di ipoossigenazione procura un evidente stato confusionale, spesso drammatico. Se l'ipoossigenazione è prolungata si arriva ad un danno cerebrale fino alla morte.
Per questo motivo sembra che le esperienze OBE siano una sorta di stato "preagonico" del nostro cervello. In parole povere, delle allucinazioni. Le esperienze fuori dal corpo assomigliano in maniera evidente alle cosiddette "esperienze di pre morte", nel NDE (Near Death Experiences), anch'esse esperienze "fuori dal corpo" ma legate a stati di compromissione cerebrale come gli stati di coma.
E' interessantissimo notare come le esperienze di premorte siano comuni nei sintomi e nei ricordi in tutte le persone con diminuito apporto di ossigeno al cervello, indipendentemente dalla loro età, dal sesso, dalla fede religiosa e dal tempo impiegato per "risvegliarsi", tutti raccontano gli stessi episodi, tutti hanno lo stesso ricordo e tutti hanno in comune un unico elemento: l'aumento di anidride carbonica nel sangue.
Lo ha notato anche un esperimento effettuato di recente dall'università di Maribor, in Slovenia.
Lo studio di 52 pazienti colpiti da ischemia cardiaca, mostrò come undici di questi provarono esperienze di premorte e tutti ebbero ricordi simili dell'esperienza:
"Abbiamo trovato che in questi pazienti che hanno sperimentato il fenomeno, i livelli di anidride carbonica nel sangue erano più alti rispetto a quelli di coloro che non ebbero alcuna esperienza"
Oltre ai livelli di CO2 sono stati misurati altri valori ed è risultato un comune aumento di potassio ematico più alto negli individui con NDE.
Questo studio conferma le ipotesi già conosciute grazie a simili ricerche effettuate negli anni passati ma non risponde a tutte le domande: perchè non tutti coloro che hanno uno stato di ipercapnia (aumento di CO2 nel sangue) hanno esperienze NDE? In poche parole, queste esperienze sono comuni ma non regolari, chi le vive ha costantemente un alto livello di CO2 nel sangue ma chi ha un alto livello di CO2 non sempre percepisce NDE.
Questa è l'obiezione principale.
Da un lato gli scienziati sottolineano come i ricordi delle NDE siano molto simili a quelli dei pazienti con gravi stati di ipoossigenazione dovuti a malattie come l'insufficienza respiratoria o l'intossicazione da gas, dall'altro stupisce come i ricordi di chi ha vissuto queste esperienze, seppur spiegabili con questo meccanismo, siano troppo "lucidi", simili e coerenti per essere stati provocati durante uno stato di incoscienza.
Da un lato gli scienziati sottolineano come i ricordi delle NDE siano molto simili a quelli dei pazienti con gravi stati di ipoossigenazione dovuti a malattie come l'insufficienza respiratoria o l'intossicazione da gas, dall'altro stupisce come i ricordi di chi ha vissuto queste esperienze, seppur spiegabili con questo meccanismo, siano troppo "lucidi", simili e coerenti per essere stati provocati durante uno stato di incoscienza.
Un altro particolare che spesso si sottovaluta è che si descrivono gli stati "euforici" o di serenità che vengono vissuti da queste persone (probabilmente perchè rassicuranti, emozionanti) ma quasi mai si tramandano le sensazioni di angoscia e paura, di solitudine o disperazione che vengono riferite con altrettanta regolarità.
Peter Fenwick dell'istituto di psichiatria del Kings College di Londra non comprende infatti come sia possibile conciliare un ricordo così vivido con l'attività cerebrale assolutamente inconsistente che si registra durante gli stati comatosi o di arresto cardiaco mentre Christopher French dell'università di Londra parla di un'evidente prova del fatto che il livello mentale dell'organismo sia assolutamente in un altro piano rispetto a quello fisico, lasciando intendere che questa possa essere una "prova" di una vita "oltre la vita". Altri studiosi hanno notato che in questi casi è sempre presente un danno (sempre correlato al mancato apporto di ossigeno o ad una condizione congenita o acquisita, per esempio un trauma dovuto ad incidente) cerebrale, sempre localizzato nei distretti notati da altri scienziati. Alcuni la chiamano "disintegrazione dello spazio personale ed extrapersonale", dovuto a stimoli esterni (suoni, luci, colori) che vengono interpretati male ed accentuati in maniera distorta proprio per la presenza di quel danno che ho descritto. Prova a favore dell'ipotesi "traumatica" potrebbe essere quella che la maggioranza di queste esperienze si verifica in individui che hanno vissuto momenti di danno cerebrale più o meno gravi o prolungati. Sono comuni i casi di persone che hanno subito un danno cerebrale (anche lieve) e che per anni (anche 30) hanno vissuto continue esperienze OBE.
Sulla possibilità di "visioni spirituali" non è possibile naturalmente dare spiegazioni scientifiche.
Si entra per forza nel campo della fede religiosa che, come si può comprendere, poco ha a che fare con le prove e con gli esperimenti.
Per questo motivo l'ultima ipotesi, quella che descrive queste esperienze come l'avvicinamento alla soglia della "vita oltre la vita" non è certo discutibile e misurabile, specie scientificamente e non la discuteremo qui.
Se l'unico elemento comune in chi ha provato queste esperienze è proprio il livello di ossigenazione del sangue, ognuno resta libero di credere che quella sia la porta dell'aldilà.
Alla prossima.