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venerdì 8 aprile 2022

Coronavirus, vaccini e immunità: saperne un po' di più (Parte II).

Nella prima parte dell'articolo (scritto dal dott. Giuliano Parpaglioni, biologo), abbiamo visto cos'è una cellula, un virus, come fa questo a contagiarci e come viene attaccato dal sistema immunitario. Quando questo non fosse sufficiente potrebbe succedere il disastro, il virus prenderebbe il sopravvento con danni gravi. Per questo la scienza ci mette a disposizione un mezzo di protezione eccezionale, i vaccini. Sappiamo di cosa si tratta? Ne parliamo?
Ecco la seconda parte dell'articolo di Giuliano.

Vaccini e varianti

Arrivano i vaccini

Da che mondo è mondo, la ricerca scientifica non si ferma solo perché c’è una pandemia in corso, anzi, mette le ali ai piedi. In tempo di record sono stati sviluppati vaccini contro SARS-CoV-2, vaccini che hanno sfruttato nuove o nuovissime tecnologie, in modo da facilitare la produzione e la diffusione di questi importanti farmaci. Ho già scritto tempo fa un post introduttivo a riguardo, da allora i modi per creare un vaccino sono aumentati e quelli di cui si discute di più sono quelli a DNA e quelli a RNA. 

Abbiamo detto che una volta che il virus entra nell’organismo, alcuni linfociti B si attivano, si moltiplicano e producono anticorpi specifici contro di esso e per far questo ci vogliono giorni o settimane. Non sarebbe più bello, invece, se in caso di infezione avessimo già il numero di linfociti B giusto per produrre immediatamente le nostre difese efficacemente? Ecco, questo è lo scopo di tutti i vaccini. Qualsiasi sia la tecnologia vaccinale, l’effetto è sempre lo stesso: andare a svegliare le nostre difese prima che arrivi il patogeno, in modo da averle pronte nel caso in cui arrivasse.
Abbiamo vaccini che presentano l’intero patogeno inattivato (ovvero incapace di moltiplicarsi, morto), oppure patogeni indeboliti (tecnicamente attenuati, ma non si usano molto ormai, perché sono i più rischiosi), o magari solo pezzetti di patogeni o tossine rese innocue. Da qualche tempo, si usa anche un’altra tecnologia: invece di immettere qualcosa di estraneo nel corpo, lo si fa produrre direttamente al corpo.
I vaccini contro SARS-CoV-2 attualmente in commercio funzionano proprio in questo modo: fanno produrre al nostro organismo una singola proteina del virus, che verrà riconosciuta dal sistema immunitario e contro la quale si attiveranno i linfociti B. Questo traguardo lo si raggiunge in due modi: virus a DNA o liposomi con RNA. Nel primo caso, un virus reso innocuo contiene il DNA che codifica solo per la proteina spike, lo fa arrivare dentro al nucleo della cellula (senza integrarlo nel DNA della cellula stessa: servono enzimi e parti specifiche per farlo e, semplicemente, queste cose non ce le mettiamo), lì verrà prodotto l’RNA messaggero che uscirà fuori dal nucleo e produrrà la proteina; nel secondo caso una vescicola di grasso (chiamata appunto liposoma) contiene l’RNA messaggero che codifica solo per la proteina spike, si fonde con la membrana della cellula, anch’essa grassa, e libera l’mRNA, con gli stessi risultati. Tutto ciò dura pochi giorni, trascorsi i quali non c’è più traccia dei componenti del vaccino nell’organismo.


Se ci si pensa, è l’uovo di Colombo: istruire le nostre cellule a produrre temporaneamente il bersaglio contro cui il sistema immunitario deve scatenarsi, sfruttando così la più fisiologica delle attivazioni dei linfociti.
Come detto, esistono anche altre tecnologie vaccinali e probabilmente in futuro vedremo anche in commercio cose differenti, ma per il momento abbiamo queste soluzioni. In tutti i casi, una volta immunizzati, se si viene a contatto con il virus lo si può combattere in maniera efficace da subito, scongiurando la malattia o, comunque, riducendone di molto il fastidio.

Le mutazioni, la biologia molecolare dell’evoluzione

In tutto ciò, c’è una caratteristica degli esseri viventi (o parzialmente viventi, come i virus) da tenere in conto: cambiano nel tempo. Quando una cellula si moltiplica, deve duplicare il suo DNA. In questo processo possono capitare degli errori e potrebbe succedere che certi geni non funzionino più come prima. Questo rischio c’è ogni volta che la cellula si moltiplica: tecnicamente, si dice che può avvenire una mutazione.
Attenzione: le mutazioni non sono per forza negative, magari quel gene mutato funziona addirittura meglio dell’originale, risultando quindi vantaggioso. Ecco, la stessa cosa succede con i virus: ogni volta che si moltiplicano, il loro materiale genetico può mutare. La maggior parte delle volte queste mutazioni causeranno un danno, ma talvolta potrebbero migliorare l’efficienza del virus e favorirlo. La realtà, in effetti, è molto semplice: più il virus si moltiplica e più la possibilità di mutazione aumenta; più questa aumenta, più è probabile che spunti fuori una nuova variante, con effetti diversi sul nostro organismo. Non c’è una ragione specifica dietro alle mutazioni virali, sono semplicemente errori che fa il virus durante la sua replicazione. Questo le rende imprevedibili, ma tutto sommato c’è anche un limite a quel che può succedere: la proteina spike non può mutare più di tanto, altrimenti non riconoscerebbe più il recettore ACE-2 sulla cellula. Allo stesso modo, dato questo limite, gli anticorpi creati dal vaccino o da precedenti infezioni sono comunque abbastanza efficaci contro il virus. Per spiegarmi meglio facciamo un esempio.

Mettiamo caso che le parole fossero oggetti concreti e che i linfociti B abbiano prodotto anticorpi contro la parola PROTEINA. Data l’alta specializzazione dei linfociti B, abbiamo anticorpi che legano la parte EIN o la parte OTE della parola. A un certo punto, la parola muta, e possono succedere varie cose. Un primo caso è che diventa PROTEINE. In questo caso, entrambi i tipi di anticorpi riescono ancora a legare OTE e EIN senza problemi. Magari diventa PRATEINA, a quel punto abbiamo gli anticorpi anti-OTE che fanno fatica a legarsi, magari ci riescono ancora ma non bene come prima. Abbiamo PRATEANA e la difficoltà è per entrambi i tipi di anticorpi: si legano entrambi, ma molto meno bene. Quando infine diventa PRATAONA, però, il legame è debolissimo… ma è anche possibile che la proteina in questione funzioni male, perché troppo mutata. L’evoluzione del virus è quindi figlia di un equilibrio tra l’efficienza della sua replicazione (e diffusione) e la capacità di sfuggire alle nostre difese: più riesce a moltiplicarsi e più muta. Dalla nostra parte, abbiamo la ricerca scientifica che può aggiornare i vaccini in caso di bisogno.

Due parole finali sulla microbiologia medica

Si legge spesso in giro la frase “i patogeni tendono a diventare meno pericolosi per adattarsi meglio all’ospite e diffondersi facilmente”. Questa frase è falsa e pericolosa. È sicuramente vero che esistono patogeni che danno malattie quasi del tutto senza sintomi, ma come ho detto l’evoluzione è un fatto casuale, non ha una tendenza predefinita. Esistono malattie estremamente pericolose e dannose che hanno anche un’alta capacità di diffondersi nella popolazione, non lo fanno solo perché incontrano persone vaccinate. Penso ad esempio alla difterite, che ha una letalità del 10% anche tra chi viene curato o al morbillo che nei paesi occidentali può uccidere da una a tre persone ogni mille casi e causare sequele molto gravi. Sono malattie molto facilmente trasmissibili, ma anche molto pericolose se si diffondono.
Il punto fondamentale è che non ci si può basare sulla pericolosità del patogeno: il dato importante è la facilità di trasmissione, che può essere alto anche con una alta pericolosità della malattia. Quello che possiamo fare, quindi, è combattere la diffusione del virus, impedirgli di riprodursi (e quindi mutare) e cercare di contenere la diffusione.

Al momento in cui scrivo, la variante di SARS-CoV-2 chiamata Omicron sembra effettivamente essere meno pericolosa in termini percentuali, ma è anche molto più efficace nel diffondersi. Attenzione: meno pericolosa non significa non pericolosa: causando molti più malati ha portato, in quest’ultimo periodo (inizio 2022) fino a oltre 400 morti al giorno in Italia.

La ricerca scientifica va avanti, ma le strategie più efficaci sono quelle preventive: vaccinazione, lavarsi le mani, mantenere la distanza, usare la mascherina quando necessario.

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Vi è piaciuto?
Ora sapete qualcosa in più. Grazie al dott. Giuliano Parpaglioni.


Alla prossima.

venerdì 18 marzo 2022

Coronavirus, vaccini e immunità: saperne un po' di più (Parte I).

Certo che parlare ancora di pandemia può essere noioso, capisco. Però è un argomento che, trattato spesso male, può riservare qualcosa di buono. Dopo tante discussioni inutili, fake news e polemiche, conoscere bene un argomento, sapere di cosa parliamo, ci consente non solo di essere più coscienti e preparati ma anche di difenderci meglio da false notizie e bufale.
Sicuramente parlare di biologia, virologia o immunologia sembra qualcosa di poco piacevole. Ma ci proviamo.
Con l'aiuto del dott. Giuliano Parpaglioni (biologo) che ha già collaborato in passato con il mio blog (negli anni "pionieristici" della divulgazione scientifica sul web!).
Due articoli, anzi uno abbastanza lungo ma che divido in due per maggiore leggibilità.
Leggetelo con leggerezza.
A Giuliano un grazie.

Due anni di pandemia, due anni di problemi enormi dal punto di vista organizzativo, sanitario e sociale. In questi due anni abbiamo imparato parole nuove, che ormai sentiamo anche a livello colloquiale: Coronavirus, proteina spike, anticorpi, vaccino a mRNA.
Molti sono abituati a sentire parlare di queste cose, ma la diffidenza che si ha verso i vaccini, gli attacchi agli hub vaccinali e la diffusione degli alternativi che instillano paura nella popolazione dimostrano che, per molti, queste parole sono ancora misteriose. Eppure, nascondono un mondo affascinante: capire queste parole significa capire perché il corpo umano reagisce in un dato modo, perché il virus muta e perché abbiamo bisogno di un vaccino. I dettagli sono complicati, ma cercherò di semplificare, iniziando a parlare di cosa succede alle cellule del nostro corpo. Dovrò necessariamente sorvolare sui dettagli, spero che gli addetti ai lavori perdonino le inevitabili imprecisioni.

La biologia cellulare

La cellula, ovvero: da dove spuntano le proteine

Le cellule del nostro corpo hanno tutte la stessa struttura: una membrana esterna fatta di grasso in cui sono inserite una quantità di proteine, un ambiente interno pieno di organelli con le funzioni più disparate e immersi in acqua, e un nucleo, separato dall’ambiente acquoso interno, di nuovo da una membrana fatta di grasso.


Nell’ambiente acquoso compreso tra il nucleo e la membrana esterna avviene la maggior parte delle cose che avvengono in una cellula. Ad esempio, qui troviamo i ribosomi, che sono organelli dalla struttura piuttosto complicata e che hanno un compito molto importante: sintetizzare le proteine.
Per farlo, i ribosomi raccolgono dall’ambiente acquoso gli amminoacidi e li legano insieme: una proteina è infatti una catena di centinaia, a volte migliaia di amminoacidi.
Come fa il ribosoma a sapere quale amminoacido va messo in quel dato punto della proteina? Ora ci arriviamo.

Nel nucleo della cellula risiede il DNA, che tutti conosciamo anche come patrimonio genetico o materiale genetico. I geni, in particolare, sono parti di DNA che funzionano da stampo per la sintesi di una molecola simile, l’RNA messaggero, o mRNA.
Dato che il DNA non può uscire dal nucleo, anche l’mRNA si forma nel nucleo, ma lui può uscirne. Una volta uscito dal nucleo incontra i ribosomi, e qui avviene la magia: i ribosomi sanno leggere l’mRNA e a ogni porzione sanno abbinare uno specifico amminoacido. Una volta usato dai ribosomi, l’mRNA viene degradato [distrutto, ndr].

Riassumendo: un particolare gene, ovvero una piccola porzione di DNA, fa da modello per un mRNA, questo esce dal nucleo e viene letto dai ribosomi che fanno una vera e propria traduzione: traducono il linguaggio dell’mRNA in quello delle proteine. Esistono migliaia di tipi diversi di proteine perché esistono migliaia di geni che danno origine a migliaia di mRNA che vengono tradotti dai ribosomi. Ultima cosa da sapere: le proteine hanno forme tridimensionali specifiche e dalla loro forma dipende la loro funzione. La sequenza di amminoacidi che la compone decide se la proteina è globulare, filamentosa, a forma di uncino, a forma di Y e così via. Anche solo la sostituzione di un singolo amminoacido su migliaia potrebbe cambiare la forma della proteina, modificando l’efficacia della sua funzione.

Gli anticorpi sono proteine, i linfociti B sono la loro fabbrica.

Avendo chiaro ora il funzionamento di una cellula in generale, possiamo parlare delle cellule che producono gli anticorpi: i linfociti B. Queste cellule hanno una vita molto rischiosa: la maggior parte di esse, infatti, muore prima di riuscire a maturare. Il fatto è che sono dannatamente pericolose: producono anticorpi, delle proteine speciali capaci di legarsi ad altre strutture e scatenare così una risposta immunitaria contro quelle stesse strutture. Esiste una sola cellula, o comunque poche, per ogni tipo di anticorpo possibile. Il problema grande è che quando dico ogni tipo di anticorpo, intendo anche che ci sono cellule che attaccherebbero le strutture corporee. Durante la maturazione, qualsiasi cellula riconosca qualcosa viene uccisa (accade alla maggior parte delle cellule neonate), rimangono solo quelle che non riconoscono nulla e che, quindi, si scaglieranno contro strutture che non esistono nell’organismo.
Cosa succede quando entra qualcosa di estraneo? Succede che viene processata dall’organismo (ad esempio fagocitato da un macrofago) e alcuni frammenti vengono esposti sulle membrane cellulari (come ho detto: sulle membrane ci sono anche proteine); dopo qualche tempo e qualche passaggio aggiuntivo, questi frammenti arrivano ad attivare i linfociti B, che reagiscono di conseguenza.

La reazione consiste nella produzione di anticorpi e nella moltiplicazione. Più cellule ci sono, più anticorpi si producono e si riesce a contrastare meglio l’agente esterno. Questa cosa richiede tempo, mediamente un paio di settimane per la prima volta che si viene a contatto con un agente nuovo. Dal secondo incontro, i linfociti B sono aumentati di numero e sono già pronti a intervenire, quindi ci vuole molto meno tempo. Gli anticorpi sono proteine dalla forma a Y e sono capaci di riconoscere alcune strutture specifiche, porzioni di proteine o piccole molecole. Una volta riconosciute, si legano a esse e scatenano la risposta immunitaria, facilitando il compito delle altre cellule del sistema immunitario nel combattere l’aggressore.
Può farlo in due modi: legandosi a una struttura importante, per impedirgli di funzionare, o anche legandosi alla struttura estranea e venendo riconosciuto dai macrofagi, che faranno pulizia di tutto. Quando l’agente esterno è un batterio, questo secondo effetto è preponderante: il batterio viene così riconosciuto e fagocitato.
Quando invece è un virus, è importante anche la cosiddetta neutralizzazione, ovvero gli si deve impedire di funzionare. Ma che cos’è un virus?

I virus e il sistema immunitario

Una brutta notizia avvolta in una proteina

Sir Peter Medawar è stato un biologo britannico, premio Nobel per la medicina nel 1960. Fu lui a dichiarare che i virus sono una brutta notizia avvolta in una proteina, e come definizione è decisamente adeguata. I virus, infatti, sono organismi estremamente semplici e piccoli, molto più piccoli di un batterio. Non hanno una struttura cellulare, non hanno un loro metabolismo, sono strutture biochimiche capaci sono di moltiplicarsi all’interno di una cellula, sono parassiti che sfruttano le cellule per diffondersi e che non hanno senso di esistere senza cellule da infettare.

fonte

La loro struttura più semplice è formata da un qualche materiale genetico, DNA o RNA, circondato da una struttura proteica. Alcuni, oltre a questo, hanno anche un rivestimento di grasso simile alle membrane delle cellule, con tanto di proteine inserite in esso. Dato che la membrana esterna, quando c’è, è di grasso e dato che la membrana della cellula è pure di grasso, a volte l’ingresso del virus prevede la fusione delle due membrane, per poi far entrare dentro la cellula solo l’interno del parassita. Altre volte è più complesso e prevede una azione attiva della cellula. In tutti i casi, però, c’è bisogno prima di tutto di un riconoscimento: una proteina del virus deve riconoscere una proteina della cellula, per poter attivare qualsiasi tipo di interazione.
Nel caso di SARS-CoV-2, conosciamo tutti gli attori in causa: la proteina del virus è la proteina spike, mentre quella della cellula è chiamata recettore ACE-2.
La cosa funziona un po’ come il velcro: le due proteine si riconoscono e si uniscono. Formato questo legame, il virus può entrare. SARS-CoV-2 libera nell’ambiente acquoso della cellula il suo materiale genetico, rappresentato da una molecola di mRNA che contiene vari geni, quindi codifica per la proteina spike e per tutte le altre proteine virali. Questo mRNA fa quel che fanno tutti gli mRNA prodotti dalla cellula: si unisce ai ribosomi che, ciechi all’origine del filamento e obbedienti alla loro natura, su quello stampo sintetizzano le proteine del virus. A quel punto è fatta: il virus produce le proprie proteine sfruttando la cellula, si moltiplica e si diffonde nell’organismo.

Il contrattacco. I linfociti B contro il virus

Una volta entrato, [il virus, ndr] deve moltiplicarsi quanto più gli è possibile prima che il sistema immunitario reagisca. Come ho già detto, se è la prima volta che il virus entra nell’organismo, ci vuole tempo per avere le difese contro di lui: ecco perché la malattia dura giorni o settimane. Purtroppo, per alcuni questo tempo è anche troppo, si aggravano e rischiano la vita.
La maggior parte delle persone, per fortuna, guarisce, e lo fa grazie agli anticorpi prodotti dai propri linfociti B, che si legano alla proteina spike del virus impedendogli di legarsi al recettore ACE-2 e facilitandone l’eliminazione. La risposta immunitaria è ovviamente molto complessa, non riguarda solo i linfociti B: esistono parecchi tipi di cellule del sistema immunitario e tantissime molecole che vengono prodotte contro il virus e a favore di una attivazione sempre più potente della risposta immunitaria. Attenzione: a volte è addirittura questa attivazione molto potente a causare danni, perché il sistema immunitario è programmato per distruggere gli agenti esterni, e facendolo può ovviamente causare danni collaterali. Un esempio di questa reazione estrema è la famosa tempesta di citochine: vengono prodotte moltissime molecole che stimolano il sistema immunitario e quando avviene in parti sensibili del corpo (come, ad esempio, i polmoni) il danno può essere letale. Per fortuna un evento del genere non è sempre presente.

E ora cosa succederà?
Lo vedremo nella prossima parte dell'articolo che sarà pubblicato tra pochi giorni.

Alla prossima.

lunedì 13 dicembre 2021

Le difese già le hai.

Le nostre difese immunitarie sono composte da un gruppo di strutture del nostro organismo.

Già la cute è una difesa immunitaria. Una barriera fisica ma anche chimica, visto che la pelle, le vie respiratorie, il cavo orale e altri organi producono sostanze protettive e persino direttamente antibiotiche, contro le "aggressioni" del mondo esterno. Non potremmo sopravvivere altrimenti. Se poi un'aggressione riuscisse a penetrare queste prime difese ne abbiamo altre, più profonde, che ci proteggono. Gli anticorpi (ne esistono di vari tipi), i leucociti, i linfociti che sono cellule presenti nel sangue e in certi organi, letteralmente "attaccano", distruggono l'agente estraneo. Ma anche altre sostanze chimiche (tipiche dell'infiammazione) che si attivano quando c'è un'aggressione in corso. Il sistema immunitario è una cosa complessa ed efficientissima (quando è  normale) che ci permette di resistere in un mondo che ci attacca continuamente dall'esterno: funghi, batteri, virus, corpi estranei, veleni, tossine, sono tutti agenti potenzialmente mortali ma nel corso dei millenni abbiamo sviluppato le barriere necessarie. Funzionano. 
Quando non funzionano ce ne accorgiamo proprio perché ci ammaliamo. Un sistema immunitario carente fa sviluppare una condizione detta "immunodeficienza", spesso congenita (cioè già presente alla nascita, per esempio per colpa di una malattia genetica) o acquisita (cioè successa dopo, per colpa di una nuova malattia o una nuova situazione). L'immunodeficienza è una malattia e come tale va trattata.

Al contrario, quando il sistema immunitario è "troppo attivo", anche quando non dovrebbe esserlo, siamo sempre in una condizione di malattia ma nel senso opposto: questa immunità attacca non solo gli "aggressori" ma pure noi, le nostre strutture e così esistono le malattie autoimmuni, causate da un "errore" del nostro sistema immunitario. Un esempio su tutti alcune malattie della tiroide.

In maniera semplice ecco descritto il sistema immunitario. Ha senso "migliorarlo"? In realtà c'è poco da migliorare, se funziona va bene così. Sappiamo però che una vita sana, uno stile di vita che evita abitudini dannose, mantiene efficiente il sistema immunitario. Bere alcol lo danneggia, così come fumare o fare una vita sedentaria. Sono abitudini che danneggiano gradualmente proprio quelle "barriere" nei confronti delle aggressioni esterne. Ecco, ha senso mantenerlo attivo, sano, efficiente. Non ha senso, perché proprio non significa nulla, "migliorarlo".

C'è chi pensa che bisogna "rinforzare", sostenere il sistema immunitario. In realtà questa convinzione ci è stata inculcata nei decenni. Le generazioni uscite dalle grandi guerre avevano vissuto un'epoca di stenti, fame, di malnutrizione e carenza di alimenti. In quel caso (il motivo era evidente) servivano i "ricostituenti" (termine che chi ha i capelli bianchi ricorderà sicuramente), ovvero sostanze (vitamine soprattutto) che integravano le varie carenze alimentari causate da anni di guerra e povertà. Poi arrivò il benessere, il consumismo, l'eccesso e il problema diventò quello opposto: non più carenza di alimenti ma eccesso, abbondanza, cattiva alimentazione. Oggi il problema non è il bambino che non può mangiare ma quello che mangia troppo (e non è un problema minore, è un'epidemia). Oggi gli adulti pagano per farsi dire come mangiare bene, si fa la dieta per dimagrire, non per ingrassare. E dire che basterebbe mangiare normalmente. Bene, in maniera equilibrata, sana e il nostro corpo sarebbe in forma (sono io il primo a dirlo a me stesso eh?). Non abbiamo nulla da integrare oggi, al limite da togliere, da disintegrare.

Integratore per "rinforzare le difese immunitarie dei bambini". Contiene sostanze di comune consumo (e facilissimo reperimento) in quantitativi disponibili con una normale alimentazione.

È questo il motivo per il quale l'enorme business degli integratori, tra i più fiorenti al mondo e che ormai è un vero e proprio mercato dell'ipocondria, ha tanto successo. Si vendono prodotti che non servono a niente, che non devono dimostrare di servire e che per legge non possono curare nulla. Però sono comprati da tantissime persone. Si è creata la falsa convinzione che certe sostanze, utili alla nostra vita, esistano solo in forma di pillole e sciroppi, compresse o bustine. Le vitamine sono contenute negli alimenti, è lì che nascono e quasi sempre in quelli più comuni (e non è un caso). Frutta, verdura, legumi, pesce, olio. Sono alimenti quotidiani che ci assicurano il normale apporto di vitamine e di sostanze fondamentali alla vita. Le medicine si danno ai malati (ma va?). Questo equivoco mi ricorda quello che mi diceva un'amica: suo figlio era convinto che le tigri vivessero negli zoo e non che fossero animali liberi, rinchiusi negli zoo per il piacere umano (non certo loro). Le vitamine sono sostanze che si assumono alimentandosi, non comprandole in farmacia.


A chi possono servire gli integratori? Semplice: a chi ha carenze di vario tipo, in caso contrario non servono a niente, costano e possono avere pure qualche rischio.

Malattie, periodi particolari della vita (gravidanza, anzianità, convalescenza, puerperio, post operatorio...), difficoltà ad alimentarsi correttamente, allergie reali ad alimenti fondamentali, attività fisica importante. Poche condizioni quindi. In linea generale gli integratori servono solo a fare guadagnare chi li produce. Il primo modo per mantenere attivo (non "migliorare", non "stimolare" ma mantenere normale) il nostro sistema immunitario è curare lo stile di vita. Fine. Il resto sono speculazioni per creare una discussione su un argomento che non ne avrebbe bisogno. Gli integratori vitaminici non hanno praticamente nessun ruolo nel prevenire o ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, tumorali o la mortalità, sono una spesa inutile.

Chi mi segue sa infatti che da sempre mi batto per fare capire una cosa ovvia. E il fatto che, nonostante tutto, alcuni non la capiscano significa che in fondo siamo fatti per farci fregare. Integrare significa aggiungere qualcosa quando c'è carenza. Se manca acqua aumento, integro l'apporto di acqua, berrò di più. Se mancasse ferro al mio organismo perché ho una malattia o una condizione che causa questa mancanza (chiamata anemia sideropenica) cercherò di integrarlo, ne mangerò di più. Semplice. Ovvio. Com'è ovvio che per avere un adeguato apporto di nutrienti serva semplicemente alimentarsi normalmente. Frutta, verdura, acqua, proteine, carboidrati, grassi. In giusto equilibrio, variando, limitando al massimo le cattive abitudini. Fine. Eppure questo concetto è difficile da far digerire. Vogliamo la pillola miracolosa, quella che ci fa "stare meglio" perché, anche se stiamo bene, vogliamo stare meglio.

Pillole, bustine e beveroni sarebbero da riservare ai malati ("Che sta male in salute, che è colpito da malattia; ammalato, infermo"). L'integrazione di vitamine farmacologica è fondamentalmente senza rischi seri. In rari casi è possibile un'intossicazione (un vero avvelenamento, anche letale, come può avvenire con l'eccesso di vit. D o con la A) dovuta a eccessivo consumo. Per questo motivo gli integratori sono un mercato florido per industrie serie e ciarlatani. Di moda negli ambienti alternativi sono un vantaggio solo per chi le vende. E se proprio volessimo prendere alla lettera la possibilità di "rinforzare il sistema immunitario" esiste un solo modo al mondo per farlo: vaccinarsi. Ma chissà perché gli amanti dell'"alternativo" fuggono dai vaccini e comprano bustine inutili.

Ci siamo innamorati (ci hanno fatto innamorare rendendoli fondamentali, necessari) degli integratori. Che sono quei prodotti che non sono medicinali, non possono avere effetti curativi, non devono essere sottoposti a studi scientifici per dimostrare che funzionano ma sono vendutissimi, ricercati, comprati con ingordigia. Ci sono integratori per tutti i gusti e nella stagione invernale ecco che tra i più venduti ci sono quelli per i bambini. Per aiutarne la crescita, per rinforzare le difese immunitarie, per proteggerli dal raffreddore. Hanno una caratteristica in comune: non servono a niente (e costano tantissimo). Il problema è che spesso queste sostanze sono prescritte da medici. Vuoi per ignoranza, a volte per accontentare genitori ansiosi, a volte perché si vuole favorire un produttore, per tanti motivi. Non è difficile capire la loro inutilità. Se avessimo un sistema immunitario carente saremmo malati. Il nostro sistema immunitario non deve essere rinforzato (abbiamo visto che quando il sistema immunitario lavora troppo si è malati), deve semplicemente funzionare bene e questo succede se si vive normalmente, in maniera sana. Mi ha scritto un lettore che chiedeva l'utilità di un integratore (per "rinforzare le difese immunitarie del figlio") prescritto dal pediatra, che contiene un quantitativo di vitamina D inferiore (meno della metà!) a quello di un uovo o di 100 grammi di pesce comune e un contenuto di vit. C simile a quello di un kiwi. Con il pesce o il Kiwi, oltre alla vitamina utile, assumi anche altre sostanze, sali minerali, proteine, altre vitamine. L'esposizione al Sole è un modo semplice, gratuito e persino piacevole di produzione endogena di vitamina D che così può svolgere egregiamente il suo compito di sostegno delle difese immunitarie e alla salute generale.

Non c'è confronto e non c'è bisogno, per un bambino sano che conduce una vita normale, di nessuna integrazione. Ma allora perché il pediatra ha prescritto quell'integratore? Io glielo chiederei ma prima devo raccontarvi dell'altro pediatra che ha prescritto alle mie nipotine, gemelline, l'Oscillococcinum, cuore di anatra omeopatico che contiene solo zucchero, niente altro.
Non sapeva che le gemelline sono le nipoti di MedBunker. 😏

Con questo articolo ne approfitto per augurarvi buone feste. Godetevele.

Alla prossima.

venerdì 7 luglio 2017

VaxLegend: Troppi vaccini? In confronto la vita è un inferno.

Questo post era nato per essere pubblicato su Facebook.
Nella pagina del blog pubblico spesso notizie veloci e piccoli post. Poi ho notato che l'argomento non è così semplice e, nonostante abbia cercato di abbreviare, l'articolo si è trasformato in un post che per i "tempi" di Facebook è troppo lungo e quindi lo metto qui. Avrei potuto eliminarlo ma credo che si tratti di un argomento che interessa tanti. Ho poi pensato che una "serie" di post riguardanti le leggende sui vaccini possano interessare a tanti. In parte alcune leggende le ho già trattate (e raccolte in un unico post con i rispettivi link per comodità) altre, anche più recenti, no. Mi sembra una buona idea, non trovate?
Così questa serie si chiamerà "VaxLegend".

Uno degli argomenti più gettonati da chi non conosce i vaccini è il "sovraccarico del sistema immunitario".

Chi non è preparato nell'argomento crede che i pochissimi antigeni contenuti in un vaccino possano essere "troppi" per un neonato. Questo significa non solo non conoscere l'immunologia ma nemmeno alcuni concetti di base, proviamo a capirli.
Ciò che causa la reazione immunitaria del nostro organismo si chiama "antìgene" (con l'accento sulla i). L'antigene è qualsiasi sostanza che, entrando in contatto con il nostro organismo, suscita una reazione del sistema immunitario.

Un batterio contiene antigeni, così come un virus, un alimento o una bevanda, tutto ciò che entra a contatto con il nostro organismo contiene "antigeni", un morso di zanzara è un'iniezione di antigeni. Noi non li vediamo ma siamo letteralmente invasi da milioni di antigeni, in qualsiasi nostra azione. Ovviamente questo accade anche quando prendiamo un farmaco o un vaccino, contengono antigeni ma, nel caso dei vaccini gli antigeni li scegliamo con attenzione, proprio perché saranno questi a preparare il corpo alla reazione immunitaria che ci difenderà dalle malattie.
Un esempio veloce: se un vaccino è pensato per proteggerci dal virus dell'influenza, conterrà un pezzo, una proteina del virus così quando sarà iniettato il corpo produrrà gli anticorpi per quel "pezzo" di virus (senza che però la malattia possa causare danni). Se il virus colpirà quell'organismo lo troverà già pronto, pieno di anticorpi che così distruggeranno il virus difendendo l'essere umano dalla malattia. Con questo meccanismo i vaccini ci difendono da tante patologie, dal tetano alla difterite, dal morbillo alla poliomielite ed altre.
Ma il nostro corpo si "stressa" a contatto con gli antigeni dei vaccini? No. Il corpo è preparato per "reagire" agli antigeni, se non lo fosse moriremmo pochi minuti dopo la nascita. Questo perché subito dopo la nascita il neonato è invaso da decine di migliaia di antigeni. Si riempie l'intestino, le vie respiratorie, le orecchie, la congiuntiva, la cute. Il solo contatto con la pelle materna è fonte di batteri e funghi e, quasi tutti, hanno un effetto addirittura positivo, nel nostro corpo abbiamo più di 1000 specie di batteri ed ogni specie è formata da migliaia di tipi diversi di batteri, a questi si aggiungono i funghi (pensate alla candida, frequentissima nei bambini), i virus e tutto il resto che verrà a contatto con il bambino. Il batterio più rappresentato è lo Stafilococco epidermidis ma anche Klebsiella e citrobatteri.
Pensate a ciò che succede quando il bambino sta per nascere, passa dal canale vaginale, un ambiente pieno di batteri, proprio ciò che non si può chiamare "ambiente sterile", un nascituro con un sistema immunitario debole avrebbe vita difficile già prima di nascere!

Colonie di Stafilococco epidermidis.
Durante la vita fetale, per questo, alcuni anticorpi della mamma attraversano la placenta ed arrivano al feto e lo stesso succede dopo la nascita, attraverso il latte, questo protegge lievemente il neonato dalle infezioni ma, oltre alla breve durata della protezione, già dopo poco tempo il numero di anticorpi inizia a diminuire, diventando insufficienti per proteggere da eventuali malattie. A quel punto è l'organismo del lattante che dovrà pensarci da solo.
Già durante la vita fetale il nascituro svilupperà il suo sistema immunitario, dalla 14ma settimana di gestazione si assiste alla formazione del sistema che lo proteggerà in futuro e già da neonato e poi da lattante, il bambino svilupperà un sistema immunitario simile a quello dell'adulto ma gradualmente. Avrà così modo di continuare la sua lotta con le migliaia di agenti infettivi che incontrerà nella sua strada, anche nella vita di tutti i giorni. Dovrà fronteggiare altri neonati che possono avere dei batteri, adulti che toccano, starnutiscono, baciano.

Un semplice bacio, che trasferisce migliaia di batteri, espone il corpo a centinaia di antigeni. Il corpo produce anticorpi che li rendono "amici" e non pericolosi ma questa "invasione" è continua, migliaia di antigeni, per tutta la vita, questo è sopportato benissimo dal nostro corpo che in più deve fronteggiare anche le malattie: una tonsillite (causata da un batterio, lo Streptococco), espone il bambino ad una cinquantina circa di antigeni. Sono i nostri anticorpi che, quasi sempre, la sconfiggono. I "nemici" poco aggressivi, quindi, non causeranno problemi particolari, quelli più aggressivi potranno causare lievi disturbi (febbre, malessere, stanchezza...), quelli particolarmente cattivi causeranno problemi più gravi (infezioni, febbre altissima, convulsioni, difficoltà respiratorie, fino alla morte).
Per questo sappiamo che esistono alcune malattie infettive meno gravi ed altre più gravi e la differenza la fa proprio il sistema immunitario.
Quando il nostro sistema immunitario non è pronto il corpo si trova impreparato e quindi fronteggia troppo tardi (e male) le eventuali infezioni.

A cosa serve allora il vaccino?
Un vaccino contiene pochissimi antigeni ed oggi, grazie al progresso, ne contiene ancora di meno, sono farmaci prodotti con tecniche sofisticate che purificano il contenuto delle fiale. Per esempio, l'esavalente (una iniezione, protezione da sei malattie) contiene 23 antigeni. Per un paragone, solo il vaccino antipertosse del 1960, ne conteneva più di 3000. Bisogna poi ricordare che i vaccini sono fatti solo nell'infanzia (una o poche volte) gli antigeni continuano ad essere prodotti per tutta la vita e sono dovunque, a milioni perché rispondono a tutto ciò che invade il nostro organismo. Con un interessante calcolo, il pediatra statunitense Paul Offit (in uno studio, al paragrafo: "Do vaccines "overhelm" the immune system?") ha stimato che un bambino possa sopportare senza reazioni particolari, 10.000 vaccini in un'unica somministrazione, questo per mostrare come, vaccinare sia assolutamente sicuro.
Senza vaccini il sistema immunitario del bambino fronteggia tranquillamente (in condizioni di buona salute) i principali antigeni, arriva a fronteggiare bene anche molti batteri e virus patogeni, risponde con violenza (ecco perché la comparsa di febbre) all'attacco di un agente infettivo ma a volte, questo batterio o virus, può essere molto potente o produrre delle tossine. A questo il corpo del bambino può non saper reagire. Se ben nutrito e sano la reazione ci sarà, spesso valida a volte insufficiente, altre volte il batterio o virus può invadere parti del corpo con poche difese (per esempio le meningi) e quindi creare danni molto importanti. Ecco perché molte malattie infettive possono uccidere o lasciare esiti a vita, ecco perché nelle epoche passate, con scarsa qualità di vita ed assenza di vaccini, la morte dei bambini per malattia infettiva era una piaga estesa e quasi accettata. Le famiglie decimate dalle malattie erano praticamente la norma. Ma oggi abbiamo il vaccino e questa è un'ottima opportunità per proteggerci.

Il sistema immunitario dei bambini regge benissimo i vaccini, è fatto per reagire, è il suo scopo, basti pensare che se si fanno 11 vaccini il corpo userebbe lo 0,1% del suo sistema immunitario ma se incontra un virus o un batterio patogeno (che causa malattia) non basterà ed è in questi casi che il sistema immunitario ha bisogno di essere pronto, vaccinare il bambino serve a questo: prepararlo. Questo è ovviamente un modo per "rinforzare" l'immunità del bambino. Ciò è dimostrato anche dal fatto che i bambini vaccinati non hanno più malattie dei non vaccinati, anzi sembra proprio sia il contrario, i vaccinati stanno meglio. Alcuni studiosi hanno analizzato due gruppi di bambini. Uno vaccinato durante il terzo mese, uno dopo il terzo mese. Non solo i due gruppi avevano l'esatto numero di malattie dopo le vaccinazioni (quindi vaccinarsi un po' prima non "indebolisce" il bambino) ma il gruppo vaccinato dopo presentava un lieve aumento delle malattie infettive tipiche dell'infanzia. Uno studio danese del 2005 mostrava come vaccinazioni multiple non aumentassero il numero di ricoveri per infezioni rispetto alla norma. Queste conclusioni sono comuni a moltissimi studi sul tema.

In parole povere il neonato è già pronto per vivere ma non è pronto per le malattie. Per questo è pronto a sopportare aggressioni numerose e violente ma non una che sia grave, come nel caso delle malattie. Probabilmente saprete che i nostri avi vedevano moltissimi bambini morire (le famiglie con 5-8 figli morti di malattia infettiva erano la norma) e questo succedeva proprio per il fenomeno che ho spiegato: il bambino era pronto alla vita ma non alle malattie.

Per questo è importante vaccinare i bambini piccoli, una pertosse in un adulto è molto antipatica ma raramente pericolosa, in un neonato è drammatica e molto rischiosa. E per questo vaccinare non espone a particolari rischi ma protegge da pericoli importanti.

Ma è vero che l'immunità da malattia è più lunga e duratura di quella procurata dal vaccino?
Quasi sempre sì, i vaccini (alcuni) possono dare un'immunità non prolungata o che ha bisogno di richiami (un modo per "risvegliare" l'immunità) ma li preferiamo alla malattia per un motivo ovvio: la malattia è sofferenza, dolore, rischio ed ha una possibilità di complicanze enormemente più grande di quelle (rarissime) dei vaccini.
Preferire il morbillo "naturale" al vaccino antimorbillo significa esporre il bambino ad una malattia che può causare dalla congiuntivite all'encefalite, fino alla morte o, se va bene, giorni di sofferenza. Questo per evitare un vaccino che ha pochissimi effetti collaterali. I nostri avi preferivano che i bambini si contagiassero tra di loro per avere la malattia semplicemente perché non c'erano vaccini e quindi preferivano un bambino (non un neonato, in genere bambini in età scolastica) malato da piccolo che un adulto che non poteva lavorare o, per alcune malattie, poteva avere problemi di infertilità.

C'è un'altra notizia curiosa.
Ovviamente, come per i vaccini, anche le malattie contribuiscono a formare gli anticorpi (per questo se si contrae una malattia, ad esempio il morbillo, poi si è protetti per tutta la vita, si è immuni, perché si sono prodotti gli anticorpi), il problema è che alcune malattie, per le loro caratteristiche e per la "potenza" del virus (o batterio) che le causa, possono distruggere letteralmente il sistema immunitario. È quello che succede, ad esempio, con il morbillo che, distruggendo molti anticorpi, quasi "cancella" la loro funzione protettiva lasciando l'organismo indebolito per anni dopo la scomparsa della malattia.
Vaccinarsi quindi, non solo protegge dalla malattia ma rinforza il sistema immunitario. Alcuni test in vitro (in provetta) sembravano mostrare una diminuzione di breve durata della risposta del sistema immunitario dopo vaccinazione ma questi risultati, oltre a non essere stati confermati pienamente, sono poi smentiti, come abbiamo visto, dalla clinica.
La leggenda dei vaccini che sovraccaricano il sistema immunitario è quindi una vera e propria bugia, è proprio il contrario, un corpo con pochi anticorpi è debole e suscettibile di infezioni e malattie, un organismo con molti anticorpi è invece robusto e pronto a fronteggiare anche le malattie più rare. Sostenere che i vaccini sovraccarichino il sistema immunitario (o siano "troppi") è, dal punto di vista scientifico, una sciocchezza.

Batteri e funghi contenuti in una banconota da 5 pounds

Vi lascio con una domanda alla quale non darò risposta per provare ad "allenare" la vostra capacità critica. Per sconfiggere la falsa informazione bisogna avere gli...anticorpi...già, battuta facile.
Molti genitori si chiedono: "non è pericoloso fare vaccini multipli (come l'esavalente) che contengono la protezione per tante malattie in una volta? Non è meglio farli separatamente"?
Ecco, a questa domanda non rispondo, provate a ragionarci.
Chi ha paura dei vaccini ha paura degli effetti collaterali. Meglio fare una puntura (che non contiene "sei vaccini" ma gli antigeni per sei malattie, il vaccino è unico) o sei punture (che contengono gli antigeni, ogni fiala per ogni malattia più il contenuto di sei vaccini divisi, ogni fiala una serie di ingredienti)?
Non qualcuno non riuscisse a rispondere lo farò io nei commenti.

Alla prossima.

Bibliografia:
1) Paul A. Offit, Jessica Quarles, et al. Addressing Parents’ Concerns: Do Multiple Vaccines Overwhelm or Weaken the Infant’s Immune System? Pediatrics Jan 2002, VOLUME 109/ISSUE 1
2) Fadel S1, Sarzotti M. Cellular immune responses in neonates. Int Rev Immunol. 2000;19(2-3):173-93.
3) Nicoli F, Appay V. Immunological considerations regarding parental concerns on pediatric immunizations. Vaccine. 2017 May 25;35(23):3012-3019.