Il dibattito sulla sperimentazione animale in questi mesi ha raggiunto momenti di scontro molto aspro, a volte violento verbalmente e fisicamente e con comportamenti che non credo servano a nessuno né sono costruttivi. Mi sono già occupato del tema e probabilmente lo rifarò.
Recentemente uno di questi dibattiti è arrivato sulle pagine dei giornali ed ha quindi assunto una popolarità inaspettata. Mi riferisco alla vicenda di Caterina Simonsen, una ragazza affetta da malattie genetiche gravi che, grazie alla sperimentazione animale (i farmaci e gli strumenti medici oggi disponibili sono tutti testati su animali) è viva.
Non che sia l'unica, certo, ma Caterina ha avuto il coraggio di esporsi, cosa non facile, soprattutto in un'epoca nella quale buona parte dei frequentatori di internet (e dei social network come Facebook), trovi una valvola di sfogo alle proprie frustrazioni e tendenze violente, insultando ed urlando come ossessi "contro" qualcuno.
Recentemente uno di questi dibattiti è arrivato sulle pagine dei giornali ed ha quindi assunto una popolarità inaspettata. Mi riferisco alla vicenda di Caterina Simonsen, una ragazza affetta da malattie genetiche gravi che, grazie alla sperimentazione animale (i farmaci e gli strumenti medici oggi disponibili sono tutti testati su animali) è viva.
Non che sia l'unica, certo, ma Caterina ha avuto il coraggio di esporsi, cosa non facile, soprattutto in un'epoca nella quale buona parte dei frequentatori di internet (e dei social network come Facebook), trovi una valvola di sfogo alle proprie frustrazioni e tendenze violente, insultando ed urlando come ossessi "contro" qualcuno.
Caterina ha detto la sua, ha sottolineato la sua posizione favorevole alla sperimentazione animale nella ricerca biomedica e solo per questo è stata bersaglio gesti vergognosi. Gli insulti, le minacce, gli auguri di morte, tutto "molto bello" quando rivolto ad una persona qualsiasi, peggio ancora se con problemi di salute, che ha semplicemente sottolineato la sua gratitudine alla scienza ed alla ricerca che le hanno permesso di vivere fino a questa età.
Il gesto di Caterina è risultato talmente "incredibile" per qualcuno, che c'è stato chi ha addirittura sospettato il falso (persino chi l'ha insultata sarebbe un falso usato per "esaltare" il problema), la parentela con aziende con interessi nella ricerca su animali, la provocazione, giornalisti che vanno a scavare nella sua vita privata, quasi questa ragazza avesse detto qualcosa di stupefacente, escludendo la motivazione più semplice, quella di una ragazza che ringrazia la scienza per averle fornito la possibilità di vivere. Non so se Caterina sia mancina o si gratti il sedere la mattina (penso di sì, ma questo non cambierebbe il significato di ciò che dice), non lo so e non mi interessa, io ho visto una ragazza che dice di stare male e che ringrazia la ricerca per quello che riesce a darle, nulla di straordinario o di stupefacente.
Stop, il resto sono fatti suoi.
Ha detto la sua, non ha parlato "contro" ma "a favore". C'è chi può dissentire (ma dissentire da cosa?), ma lo faccia con argomenti, con calma, spieghi la sua posizione, illustri il suo pensiero, potrebbe pure avere ragione, ma infangandosi con auguri di morte e sofferenza, oltre a dimostrare mancanza di argomenti, non avrà nessuno disposto ad ascoltarlo.
Il gesto di Caterina è risultato talmente "incredibile" per qualcuno, che c'è stato chi ha addirittura sospettato il falso (persino chi l'ha insultata sarebbe un falso usato per "esaltare" il problema), la parentela con aziende con interessi nella ricerca su animali, la provocazione, giornalisti che vanno a scavare nella sua vita privata, quasi questa ragazza avesse detto qualcosa di stupefacente, escludendo la motivazione più semplice, quella di una ragazza che ringrazia la scienza per averle fornito la possibilità di vivere. Non so se Caterina sia mancina o si gratti il sedere la mattina (penso di sì, ma questo non cambierebbe il significato di ciò che dice), non lo so e non mi interessa, io ho visto una ragazza che dice di stare male e che ringrazia la ricerca per quello che riesce a darle, nulla di straordinario o di stupefacente.
Stop, il resto sono fatti suoi.
Ha detto la sua, non ha parlato "contro" ma "a favore". C'è chi può dissentire (ma dissentire da cosa?), ma lo faccia con argomenti, con calma, spieghi la sua posizione, illustri il suo pensiero, potrebbe pure avere ragione, ma infangandosi con auguri di morte e sofferenza, oltre a dimostrare mancanza di argomenti, non avrà nessuno disposto ad ascoltarlo.
Tra le tante, una delle voci che hanno "risposto" a Caterina è quella di una ragazza che ha voluto un po' "imitare" l'appello facendosi ritrarre con un cartello nel quale è scritto che lei, diabetica dall'età di 8 anni, non ha avuto alcun beneficio dalla sperimentazione animale e che la ricerca, in 20 anni di esperimenti, è riuscita nell'unico intento di trasformare le siringhe (per la somministrazione dell'insulina, vitale per i diabetici) in "penne" (siringhe più molto comode, gestibili e precise di quelle tradizionali).
Sono fondamentalmente contento che la ragazza (chiamiamola Maria, per comodità) stia bene, partecipi alla vita sociale, abbia la possibilità di esprimere la sua opinione, ma mi piacerebbe si rendesse conto che se può fare tutto quello che fa, anche criticare la ricerca, dire "no alla sperimentazione animale", scrivere "...gli animali continuano a morire, noi non miglioriamo...", per uno strano scherzo del destino (o dell'ignoranza, dipende dai punti di vista), può farlo proprio grazie alla sperimentazione animale ed alla ricerca.
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| "Maria" dice che la ricerca sugli animali è "inutile" e non ha portato miglioramenti sulla sua malattia (se non quello di "trasformare le siringhe in penne"). Ha il diabete. |
Non è vero che la ricerca in 20 anni abbia soltanto "trasformato le siringhe", ha fatto tante altre cose, ma mi dilungherei e quello che devo dire è già troppo lungo.
Ho naturalmente tutta la comprensione possibile per chi prova tenerezza e pietà per gli animali usati nella ricerca, non esiste persona sana di mente sulla Terra che sperimenti su un animale con sadismo, io sono da sempre un grandissimo amante degli animali e trasmetto questo amore a mio figlio, ma la vita è fatta a piramide, il più forte "mangia" il più debole per sopravvivere, c'è poco da fare e la realtà è ben diversa dai cartoni animati. Il fatto stesso che io stia scrivendo questo post, probabilmente ucciderà molti animali.
Ho naturalmente tutta la comprensione possibile per chi prova tenerezza e pietà per gli animali usati nella ricerca, non esiste persona sana di mente sulla Terra che sperimenti su un animale con sadismo, io sono da sempre un grandissimo amante degli animali e trasmetto questo amore a mio figlio, ma la vita è fatta a piramide, il più forte "mangia" il più debole per sopravvivere, c'è poco da fare e la realtà è ben diversa dai cartoni animati. Il fatto stesso che io stia scrivendo questo post, probabilmente ucciderà molti animali.
Così il leone mangia la gazzella, il serpente il topolino e l'uomo il bue, nessun animale si rifiuterebbe di sopravvivere per pietà verso il suo pasto.
La sopravvivenza però, non è intesa solamente come "avanzare naturale dell'età", altrimenti dovremmo accontentarci di vivere qualche anno e poi morire alla prima (inevitabile) infezione oppure se affetti dall'ipertensione, dal diabete (appunto) o se ci rompiamo un osso...insomma basta scegliere:
1) Lasciare fare alla natura
2) Lottare per sopravvivere
Maria, come la totalità delle persone diabetiche che conosco, ha scelto la seconda via, non lasciar scorrere "naturalmente" la malattia ed approfittare del progresso e dei risultati della ricerca per vivere, nonostante questi risultati siano costati migliaia di cavie morte e decine di uomini con lo stesso destino. Qualcuno se la sente di "insultare" e scavare nella vita privata di Maria, semplicemente perché si è avvalsa della morte di migliaia di cavie? Io no.
Maria ha scelto di lottare per sopravvivere, esattamente come Caterina e per ottenere risultati da questa lotta non ha molte scelte, deve utilizzare dei farmaci e degli strumenti medici.
I primi, nel diabete, sono rappresentati essenzialmente dall'insulina (in certi casi da farmaci chiamati "ipoglicemizzanti orali"), un ormone normalmente prodotto nel pancreas che, in chi soffre di diabete, è carente o non riesce ad avere effetto.
I secondi sono rappresentati da ciò che serve per iniettarsi l'insulina. Grazie a queste due cose (farmaco e mezzo per usarlo) Maria ha il diritto di parola, di opinione, di rabbia, di vita, di salute ed anche di felicità.
Senza queste due cose Maria avrebbe avuto gli stessi diritti ma probabilmente non avrebbe potuto approfittarne, perché morta (già, non ci sono altre possibilità, Maria alla sua età e lasciando "fare alla natura" sarebbe ormai morta senza i farmaci attuali).
Dal diabete non si guarisce, è vero, ma fortunatamente, grazie proprio a questi farmaci ed agli strumenti, il diabetico ha una vita praticamente normale, può viaggiare, mangiare normalmente, vivere con relativa tranquillità e non morire precocemente.
Non lo sapevate?
Forse allora può essere utile conoscere qualche dato.
Forse allora può essere utile conoscere qualche dato.
Il diabete è una malattia ancora per certi versi sconosciuta. Ne esistono due varianti, quello di tipo I (chiamato anche giovanile, dizione ormai abbandonata) e quello di tipo II (detto non insulino-dipendente). La causa è diversa per ognuno dei due tipi, nel primo è accertata una causa "autoimmune" (una sorta di malfunzionamento del sistema immunitario che "attacca" le cellule del corpo al quale appartiene) con conseguente distruzione di alcune cellule del pancreas che quindi non può produrre l'ormone (l'insulina) che regola i livelli di zucchero nel sangue, nel secondo le cellule del pancreas non producono sufficiente insulina o l'organismo diventa "insensibile" all'azione della stessa, in questo modo il corpo non riesce più a controllare i livelli di zucchero del sangue. L'aumento della quantità di zucchero nel sangue espone a gravi conseguenze che con il tempo danneggiano in maniera grave ed irreversibile le funzioni più importanti del nostro organismo.
Non si tratta di una malattia "acuta" (non causa cioè danni importanti immediati) ma "cronica" (è il danno che si accumula nel tempo che può causare problemi gravissimi ed alla fine letali) e per questo può essere difficile la diagnosi immediata. In alcuni casi, se non controllato, il diabete può condurre a morte velocissima: se i valori di glicemia sono troppo elevati si instaura uno stato di coma che porta velocemente alla morte se non corretto istantaneamente (allo stesso modo, un errato uso dei farmaci può causare una diminuzione pericolosissima dei livelli di zucchero nel sangue). Non approfondisco altri argomenti su questo tipo di malattia, non è questo il tema del post, vado direttamente a ciò che la ricerca e la sperimentazione animale hanno costruito nella storia di questo problema molto diffuso.
La storia del diabete è cambiata. Per i nostri avi più antichi era una malattia sempre mortale, che non consentiva di vivere a lungo e che in ogni caso faceva condurre una vita segnata pesantemente dalla sofferenza e dal dolore e, come al solito, cose lontane spesso sono dimenticate. Proviamo a ricordarle, notando anche come i passi più importanti di questa lunga storia, siano segnati da sacrifici di animali (e di umani!) che poi hanno consentito le cure sull'uomo.
Si hanno tracce di persone diabetiche o di medici che descrivono sintomi collegabili alla malattia, già in epoche antichissime, persino nel 1550 a.C. in alcuni papiri egiziani sono descritti individui che urinano frequentemente e sono "malaticci", probabili diabetici senza cura.
Si hanno tracce di persone diabetiche o di medici che descrivono sintomi collegabili alla malattia, già in epoche antichissime, persino nel 1550 a.C. in alcuni papiri egiziani sono descritti individui che urinano frequentemente e sono "malaticci", probabili diabetici senza cura.
1776: Matthew Dobson, medico inglese, scopre che nelle urine dei diabetici sono contenute sostanze dolciastre e che, allo loro evaporazione, si notano dei residui cristallini bruni. Notò anche che la stessa malattia era letale in pochi anni per alcune persone, cronica per altre.
1798: John Rollo scopre che le persone con il diabete hanno un elevato livello di zuccheri nel sangue e nelle urine.
1802: Scoperto un test per misurare la presenza e la quantità di zuccheri nelle urine
1869: Paul Langerhans, uno studente di medicina effettua esperimenti su vari animali (maiali, cani, rane e serpenti), descrive per la prima volta alcune cellule del pancreas che producono un ormone. Quelle cellule saranno poi chiamate "isole di Langerhans", perfeziona i suoi studi sul pancreas di coniglio. Bouchardat, medico francese, scopre che durante la carestia nel corso della guerra franco-prussiana, le condizioni di salute dei pazienti diabetici miglioravano notevolmente. Ipotizzò così di poter curare la malattia con una dieta personalizzata.
1889: I professori dell'università di Strasburgo, Minkowski e von Mering asportando il pancreas da un cane, scoprono che questo sviluppava diabete. È la prima volta che si collega la malattia ad un malfunzionamento di quest'organo.
1897: Sopravvivenza per un malato di diabete per età di insorgenza:
- Età infantile (10 anni): 1 anno
- Età adulta (30 anni): 4 anni
- Età matura (50 anni): 8 anni
1908: Zuelzer prova a somministrare estratti pancreatici di maiale a cinque pazienti diabetici. Il risultato è eccezionale, i pazienti mostrano una diminuzione della glicemia e la sparizione degli zuccheri nelle urine, ma gli effetti collaterali sono inaccettabili.
1910: Ecco un elenco di "cure" in voga negli Stati Uniti dell'epoca:
-Farina d'avena mescolata a burro da mangiare ogni due ore.
-Alimentazione a base di latte o di riso.
-La "cura delle patate", che dovevano rappresentare l'alimento principale.
-Oppio.
1915: Il prof. Joslin è considerato il più importante specialista al mondo di diabete, definisce la malattia "la migliore malattia cronica" perché "indolore, spesso migliorabile, non contagiosa". Un'opinione che oggi suonerebbe incredibile ma, che in un'epoca che vedeva migliaia di morti per malattie infettive e che provocavano sofferenze enormi, poteva essere accettabile.
1916: Il prof. Allen, un altro luminare della diabetologia, consigliava un'astinenza quasi completa dal cibo. Per lui il corpo del diabetico non era fatto per assimilare gli alimenti e curava così: ricovero in ospedale, alimentazione basata su whisky mescolato a caffè ogni due ore, dalle sette di mattina alle sette di sera. Questo fino a scomparsa dello zucchero nelle urine. Seguiva successivamente un regime dietetico strettissimo da fare a casa. La maggioranza dei pazienti morivano per denutrizione.
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| La cura del diabete: acqua minerale (1902) |
1920: Il prof. Frederick Banting effettua degli studi su cani ai quali era asportato il pancreas, sviluppavano tutti diabete. Estraeva da quegli organi un centrifugato purificato e filtrato che era somministrato ai diabetici i quali miglioravano istantaneamente. Furono i suoi studi a rilanciare l'idea del pancreas quale sede delle cause di diabete e furono diversi i ricercatori che si impegnarono a trovare l'ormone responsabile della malattia. Dopo vari tentativi con "estratti" di vari organi (ipofisi per esempio), nel 1921 fu provato l'ennesimo "estratto di pancreas", la "pancreatina". A cani senza pancreas fu somministrata la sostanza e fu un successo: la glicemia diminuiva in tutti.
1922 (febbraio): La pancreatina fu somministrata per la prima volta ad un umano dal prof. James Collip. Un bambino di 14 anni, Leonard Thompson ebbe notevoli benefici da quella sostanza e non mostrò segni di aumento dei livelli di zucchero nel sangue e nelle urine, questo avvenne dopo una prima prova incoraggiante ma non efficace. Leonard pesava 29 Kg prima dei test. La pancreatina fu chiamata "insulina" perché estratta dalle "isole di Langerhans" del pancreas.
1922: L'industria Eli Lilly iniziò la produzione intensiva di insulina in nord America.
1923: I professori Banting e John Macloed vincono il premio Nobel per la medicina. Banting dedica il suo premio al collega Best, Macleod al professor Collip
1940: Scoperta la correlazione tra diabete ed altre malattie, come alcune vascolari, degli occhi, del rene.
1945: Sopravvivenza per un malato di diabete per età di insorgenza:
- Età infantile (10 anni): 45 anni
- Età adulta (45 anni): 60,5 anni.
- Età matura (50 anni): 66 anni
1955: Dopo 8 anni di sperimentazioni sugli animali e poi sull'uomo introdotti sul mercato gli "ipoglicemizzanti orali", diminuiscono i valori di glicemia con una compressa.
1959: Dopo un lungo mistero sui meccanismi e le caratteristiche della malattia, il diabete è definito da oggi in poi in due gruppi (tipo 1 e tipo 2).
1969: Si sperimentano i metodi di misurazione dell'insulina e della glicemia, passo fondamentale per la conoscenza della malattia. Dagli animali si può passare all'umano. L'anno successivo fu sviluppato il primo macchinario per la misurazione della glicemia. Venduto ai medici, costa circa 500 dollari. Gli esperimenti su cavie confermano il rischio ereditario della malattia, si conoscono altri importanti aspetti del metabolismo che porteranno a progressi fondamentali nello studio del diabete.
1969: Si sperimentano i metodi di misurazione dell'insulina e della glicemia, passo fondamentale per la conoscenza della malattia. Dagli animali si può passare all'umano. L'anno successivo fu sviluppato il primo macchinario per la misurazione della glicemia. Venduto ai medici, costa circa 500 dollari. Gli esperimenti su cavie confermano il rischio ereditario della malattia, si conoscono altri importanti aspetti del metabolismo che porteranno a progressi fondamentali nello studio del diabete.
1978: Dopo anni di ricerca sviluppata la prima insulina a DNA ricombinante, si ottiene con la manipolazione genetica di un batterio ed è sperimentata su animali risultando di grande maneggevolezza e sicurezza. Fino ad oggi si usa insulina ottenuta da pancreas di animale (maiale, soprattutto).
1986: Sviluppati nuovi mezzi di somministrazione, più pratici e sicuri.
1996: L'FDA approva il commercio dell'insulina a DNA ricombinante.
1997: La disponibilità di centinaia di tipi e formulazioni di insulina consente ai medici di personalizzare i trattamenti, di renderli più efficaci e di somministrarli più correttamente.
2010: Nonostante ancora molte persone non sappiano di essere affette da diabete, lo sviluppo dei mezzi diagnostici e la sensibilizzazione sul problema rendono la diagnosi di diabete sufficientemente precoce. Oggi l'aspettativa di vita di un malato di diabete è più bassa (di circa 10 anni) di quella di una persona senza la malattia, naturalmente migliorata se la glicemia è ben controllata e se si adotta uno stile di vita adeguato.
Per il diabete di tipo 2 l'aspettativa di vita è più elevata rispetto a chi soffre di diabete di tipo 1.
I progressi nello studio e nel trattamento della malattia continuano ed è in sperimentazione (animale) avanzata "l'insulina in pillole" che permetterà di eliminare per sempre le iniezioni fatte finora e del "pancreas artificiale" una sorta di macchinario informatizzato capace di somministrare insulina in maniera automatica controllando le condizioni del paziente.
Mentre "gli animali continuano a morire", quindi, salvano milioni di vite umane, ognuno si faccia l'opinione che ritiene più corretta e scelga di conseguenza.
Mentre "gli animali continuano a morire", quindi, salvano milioni di vite umane, ognuno si faccia l'opinione che ritiene più corretta e scelga di conseguenza.
Che lunga storia, però non è noiosa, vero?
Ecco cara Maria.
Come hai fatto tu, anche io ho detto la mia, ma non ho parlato "contro", ho solo raccontato una storia, quella che ha permesso a te ed a chi ha la tua stessa malattia, di vivere come una persona normale, cosa che mi rende enormemente felice.
Tu hai notato che "in 20 anni la ricerca ha solo trasformato le siringhe in penne", io ho raccontato come la ricerca ti abbia consentito (con il tributo di migliaia di vite di animali sacrificati per te e per tutti noi) di vivere e dire quello che hai diritto di dire, guardando un po' oltre alle siringhe ed alle penne ed ai "20 anni" (perché 20 anni nella ricerca, sono un'inezia, un po' come se dicessi che in astronautica, in 20 anni, siamo stati capaci solo di mandare un robottino cinese sulla Luna...).
Tu hai notato che "in 20 anni la ricerca ha solo trasformato le siringhe in penne", io ho raccontato come la ricerca ti abbia consentito (con il tributo di migliaia di vite di animali sacrificati per te e per tutti noi) di vivere e dire quello che hai diritto di dire, guardando un po' oltre alle siringhe ed alle penne ed ai "20 anni" (perché 20 anni nella ricerca, sono un'inezia, un po' come se dicessi che in astronautica, in 20 anni, siamo stati capaci solo di mandare un robottino cinese sulla Luna...).
Come dici tu, gli "...animali continuano a morire..." ed a nessuno fa piacere, non esiste persona sana di mente che sia contenta per la morte di un essere che vive, ma questo consente a te di vivere e non ci crederai, muoiono anche per trovare un modo, in futuro, per fare a meno di sperimentare su di loro. Indirettamente quindi, si sacrificano proprio nell'interesse dei loro discendenti, proprio come noi umani. Io preferisco te ad un topo, preferisco un figlio ed una mamma ad un moscerino o ad un pesce, senza alcun ripensamento. Nonostante io ami gli animali, se dovessi scegliere tra me ed un ratto, sceglierei me e lo stesso se dovessi scegliere tra te ed il mio cane: senza alcun dubbio sceglierei te. Sono poco romantico? Poco poetico? Non lo so, ma sicuramente molto realistico e coerente.
Come vedi, Maria, non sto criticando la tua persona giocando sporco, giudicando il colore della tua maglietta o mettendo in dubbio la realtà della malattia (che metodi vergognosi, vero?), sto discutendo, pacatamente, cercando di spiegare a chi ha letto questo messaggio come tu, secondo me, ti sia sbagliata definendo "inutile" la sperimentazione.
Questo non significa che tu debba essere per forza "a favore" della sperimentazione animale né che qualcuno ti obblighi ad usare i farmaci, le "penne", gli strumenti di controllo: sono tutte cose che costano vite animali (pensa, persino il pennarello con il quale hai scritto il messaggio e persino la carta, sai come si ottiene?) e sta a te decidere se è più importante la tua vita o quella delle cavie, perché ognuno ha le sue personali posizioni ed opinioni, ma ti prego di non essere contro, non saresti contro la sperimentazione animale, ma anche "contro" di te e di tutte le persone che ti circondano e questo, secondo me, è il vero controsenso perché non si può dire di amare altre vite (gli animali) se non si ama neanche la propria, quando una persona non ha amore per la propria vita, evidentemente non può averne per nessun'altra.
In bocca al lupo ed alla prossima.
In bocca al lupo ed alla prossima.
Bibliografia:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK1671/
http://diabetes.niddk.nih.gov/dm/pubs/statistics/index.aspx
http://www.diabetes.co.uk/diabetes-life-expectancy.html
http://www.defeatdiabetes.org/about_diabetes/text.asp?id=Diabetes_Timeline
http://www.cdc.gov/diabetes/

