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mercoledì 22 settembre 2010

Squali anticancro: una strage inutile

Lo squalo pesce predatore dei nostri mari ha assunto una fama terribile e in generale immeritata "grazie" al cinema ed al ritratto volutamente cattivo creato dai film hollywodiani.
Dire quindi che questa specie si sta lentamente avviando all'estinzione potrebbe non colpire più di tanto.
A prescindere dalla "simpatia" o meno per questa specie però, una cosa del genere sarebbe un danno enorme per tutta l'umanità.
La strage di squali ha varie cause la maggioranza delle quali totalmente banali (pesca sportiva, mercato nero di trofei animali) ed altre preoccupanti (cambiamenti climatici, inquinamento) ma se vi dicessi che sono centinaia di migliaia gli squali uccisi ogni anno perchè si crede che alcune loro parti abbiano poteri anticancro o curativi vi stupireste?

Eppure girando per il web sarà capitato di leggere qualcosa come "cartilagine anticancro" o "cartilagine di squalo" proprio a proposito della cura di certe malattie.
Cosa c'entra l'estinzione degli squali con le cure alternative per il cancro?
E' proprio una delle cause della strage di squali. La pesca indiscriminata per scopi commerciali.
La maggioranza di squali vengono uccisi per scopi culinari (diffusi soprattutto in oriente) e "medici", rivolti soprattutto al mercato alternativo.

La mania della cartilagine di squalo come agente antitumorale è davvero sorprendente. Sembra nascere tutto per un equivoco, quasi come quella freddura che recita "si cura con un enciclopedia medica e muore per un errore di stampa".

Partiamo da un punto fermo. La cartilagine è un tessuto biologico presente in molte specie animali, anche nell'uomo (tipicamente a livello articolare ma non solo). Una sua caratteristica peculiare è che è caratterizzata da scarsissima vascolarizzazione, non presenta cioè vene o arterie nel suo contesto. Quando gli scienziati notarono che i tumori hanno bisogno di continuo apporto di sangue per progredire, (addirittura favoriscono la crescita di vene ed arterie nella zona che colpiscono) si misero alla ricerca di agenti che bloccassero la formazione di vasi sanguigni: evitando la nascita di strutture che assicurassero l'apporto di sangue ai tumori si sarebbe potuta ottenere in via teorica, una sorta di distruzione della neoplasia per "mancanza di nutrienti". Iniziò così la ricerca di agenti "antiangiogenetici" che contrastavano cioè la nascita o la proliferazione di nuove vie di apporto di sangue attorno al tumore. Cercare nel tessuto cartilagineo quindi fu una delle possibilità.

Per un periodo questa via fu battutissima ed anche oggi si cercano nuove sostanze poichè quelle a disposizione non hanno ottenuto i risultati sperati. E' stato notato inoltre che non è solo la presenza di sostanze antiangiogeniche che protegge la cartilagine dall'invasione del tumore ma anche quella di altri suoi componenti, in particolare di alcuni che inibiscono un enzima. L'invasione della cartilagine da parte del tumore è un reperto molto raro anche nell'uomo.
L'idea di andare a guardare nel tessuto cartilagineo quindi fu una conseguenza inevitabile, questo tessuto è geneticamente predisposto a non favorire la crescita di arterie o vene e così la sua composizione e le basi genetiche che ne permettevano questo aspetto furono oggetto di profondi studi.
C'è una classe di animali, pesci in particolare, che ha la caratteristica di possedere uno scheletro tutto di cartilagine (per questo si chiamano "cartilaginei") e qualcuno ebbe l'intuizione: se la cartilagine "sfavorisce" la comparsa di tumori grazie alla sua scarsità di vasi sanguigni ed esistono dei pesci formati principalmente di cartilagine, sarebbe bastato controllare questi pesci e studiarli.
Il pesce cartilagineo più diffuso è lo squalo.
Dalla sua cartilagine allora, vennero estratti diversi componenti, filtrati cellulari, derivati enzimatici, tutto ciò che poteva essere studiato nella lotta ai tumori.

La notizia si sparse e come spesso accade un rumore, una ricerca, un esperimento, in mani inesperte (ed interessate?) possono diventare una bomba ad orologeria. Passaparola, voci di corridoio e la notizia diventò uno scoop risultato di un sillogismo semplice quanto ingenuo: la cartilagine sfavorisce i tumori, lo squalo è "fatto di cartilagine" quindi le cartilagini degli squali proteggono dal tumore.
Si mise così in moto un meccanismo pericoloso che voleva lo squalo come un animale dotato di fortissimi poteri anticancro. La voce diventò "pseudoscientifica" perchè chi la diffondeva sussurrava di esperimenti riusciti, risultati eclatanti e del solito...complotto galattico.
Si sparsero quindi voci false ed incontrollate, leggende miste a mezze verità, vendite sottobanco.
Qualcuno raccontava di guarigioni incredibili e risultati miracolosi e subito dopo...uscì un libro che sparse un'altra voce incontrollata: gli squali non vengono mai colpiti dal cancro.
I. William Lane pubblicò nel 1992 un manuale dal titolo "Sharks Don’t Get Cancer" (Gli squali non hanno il cancro) che pubblicizzò in una rete americana durante un programma di intrattenimento: fu il boom.
La voce divenne certezza "mediatica", gli studi divennero "prove inconfutabili" ed il risultato fu la vendita della cartilagine di squalo come anticancro.
Tantissimi malati e parenti di persone sofferenti cominciarono a chiedere informazioni sullo squalo antitumorale, su come procurarsi un "estratto" curativo...ed il commercio non tardò a svilupparsi.
Apparvero decine di compresse, polveri, bustine "alla cartilagine di squalo", integratori di cartilagine, manuali di come curarsi con la cartilagine. La manìa si diffuse in tutto il mondo e la storia della cartilagine di squalo per curare il cancro divenne popolare raggiungendo infine internet che contribuì ulteriormente.
Naturalmente come sempre, c'era gente che dichiarava di essere guarita dalla malattia.

Ma se i ciarlatani devono vendere la scienza deve studiare.
Vediamo allora cosa c'è di vero in questa storia partendo da considerazioni iniziali che fanno comprendere perchè la "mania" della cura alternativa è in realtà la solita bufala ingiustificata.

Squalo tigre (by cleme)
Prima considerazione: il libro di Lane può essere eliminato dalla biblioteca, non è vero che gli squali non hanno il cancro, il tessuto cartilagineo è colpito da tumore esattamente come tutti gli altri tessuti. E' sicuramente un insieme di cellule che sfavorisce la comparsa di tumori ed infatti i tumori cartilaginei sono molto rari ma non inesistenti. C'è tutta una classe di tumori benigni e maligni che colpiscono le parti cartilaginee. I condromi, i condroblastomi ed i condrosarcomi (questi ultimi maligni). La formazione di tumori nel tessuto cartilagineo è quindi possibile.
E gli squali? Anche loro colpiti da tumori?
Certamente . Il problema è rintracciare gli individui malati. Lo squalo malato di tumore non si reca certo in ospedale, in genere muore e scompare nel suo mare. Anche se uno squalo malato venisse pescato è molto raro che chi lo prende all'amo si metta a cercare un eventuale tumore. Tutto quindi è relegato ai report degli studiosi del mare e di questo tipo di animali. Sebbene quindi rinvenire uno squalo ammalato di tumore sia difficile è successo diverse volte e ne esistono anche testimonianze visive e catalogate.
Qui per esempio le immagini di due tumori rinvenuti in due squali donati ad un istituto scientifico (con rispettivi studi microscopici) l''immagine A è un tumore al fegato e la D un tumore alla cartilagine:

Il registro che conserva questa immagine (istituto americano dei tumori degli animali) ne ha archiviati 42 (finora).
La cosa più interessante è che in realtà la nozione che gli squali abbiano tumori è già nota da tempo (il primo caso conosciuto risale a più di 150 anni fa) per la scienza, tutta la vicenda si basa quindi su un assunto del tutto falso.
I pesci hanno in genere un tasso minore di tumori per vari motivi. Il più importante sembra essere la diluizione nell'acqua degli agenti cancerogeni ma anche la classificazione delle malattie dei pesci non è sempre un lavoro semplice, ottenere quindi statistiche certe di questo tipo di malattia negli abitanti del mare non è impresa da poco.
In ogni caso la possibilità che gli squali siano meno suscettibili ai tumori non è stata del tutto esclusa. Sono conosciuti infatti diversi animali che posseggono una sorta di "protezione" nei confronti di un tipo di tumore (molti pesci ad esempio per i tumori al fegato, hanno un diverso metabolismo epatico) ed è proprio la difficoltà di reperire casi da studiare che rende in salita uno studio preciso.

Ma anche ammettendo una minore incidenza di tumori negli squali non si comprende la logica nell'assumere "estratti" di cartilagine di squalo che quasi sempre vengono venduti in polvere da assumere quotidianamente, questa pratica ha un sapore molto vicino al rito sciamanico: un animale è protetto dal cancro ed io mi nutro delle sue carni. Il potere "anticancro" teorico della cartilagine di squalo inoltre era posseduto anche da altri tipi di cartilagine, persino quella bovina che fu infatti studiata in laboratorio. Ma probabilmente lo squalo pagava il prezzo del suo essere più "esotico" del bue e nel rappresentare un animale non particolarmente amato. Sono stati milioni gli squali massacrati per la produzione di estratti della sua cartilagine e lo sono ancora oggi. La pesca allo squalo ha rare volte scopi sportivi e la stragrande maggioranza dei pescherecci che lo cattura lo fa principalmente per scopi alimentari e per l'uso come medicina alternativa.

La diffusione fu talmente estesa che anche una casa farmaceutica canadese produsse delle compresse a base di cartilagine di squalo (in realtà era dichiarata come cartilagine di origine marina derivata da animali uccisi per scopi alimentari e si chiamava Neovastat). Lo studio del farmaco ottenne anche delle sovvenzioni (come farmaco "orfano") dalla stessa FDA, per sottolineare l'interesse della comunità scientifica su qualcosa che sembrava avere una base di ragionevolezza.
Era quindi giunto il momento di provare queste fantomatiche proprietà curative.

Razionalmente la base teorica della "cura" non era improponibile ma  per dimostrare un'adeguata risposta sull'uomo la strada era ancora tanta e gli studi sull'efficacia della cartilagine di squalo sul cancro si sono succeduti a partire dalla fine degli anni 90. In quegli anni furono molti a dichiarare l'assoluta inconsistenza della cura, tanto da definire la cartilagine di squalo come "il laetrile degli anni 90" (il laetrile fu un trattamento alternativo inefficace per il cancro molto in voga negli Stati Uniti qualche decennio prima).

Le ricerche non avevano mai trovato particolari effetti benefici di questa sostanza, nè per la cura dei tumori nè nel miglioramento della qualità di vita. In particolare, se qualche effetto antiangiogenico (ricordate? La capacità di ridurre la crescita di vasi sanguigni) era stato dimostrato come previsto in vitro (cioè in esperimenti di laboratorio), lo stesso risultato non era costante in vivo, in cavie animali. Si arrivò quindi ad una fase II di sperimentazione, quindi su esseri viventi. Non si ebbe purtroppo nessun effetto antitumorale evidente.
Successivamente altri studi conclusero la stessa cosa: il miraggio di un nuovo agente antitumorale svanì progressivamente.
C'è da dire che con gli anni sono stati evidenziati alcuni effetti positivi delle sostanze estratte dalla cartilagine (non solo dello squalo) e così sono stati studiati ad esempio gli effetti immunostimolanti (che migliorano la risposta degli anticorpi) con buoni risultati da approfondire, nelle malattie caratterizzate da minore risposta anticorpale (cancro quindi, ma anche AIDS) anche se non per un loro effetto antitumorale diretto. Queste nuove risposte riportarono l'interesse della scienza su questo tipo di farmaco e seppur in piccoli campioni qualcosa, in alcuni tipi di tumore (quello renale, ad esempio) sembrava emergere. Ma gli studi erano troppo discordanti e spesso le ricerche più accurate non soddisfacevano le aspettative. Così fu affidata una sperimentazione ad un prestigioso istituto di ricerca, la Mayo Clinic.

Lo studio,  ha confrontato in 83 pazienti con tumori avanzati le compresse a base di cartilagine di squalo con un placebo. 
Nessun beneficio, nè in termini di sopravvivenza nè di qualità della vita.

Recentemente, proprio pochi mesi fa è stato provato l'utilizzo di derivati della cartilagine di squalo associato alla chemioterapia. Nessun effetto agggiuntivo rispetto all'uso della sola chemio.
Tirando le somme quindi c'è poco da essere ottimisti anche se la storia non finisce qui, la ricerca continua. In particolare si stanno cercando altre sostanze di tipo antiangiogenico (che sfavoriscono cioè la crescita di vasi sanguigni) soprattutto molecole più attive e ad azione più veloce in quanto quelle finora scoperte hanno promesso bene ma nella sperimentazione umana hanno deluso parecchio.

L'altro aspetto da analizzare è quello animalista.
E' giusto sterminare intere popolazioni di pesci per sperimentare o addirittura utilizzare qualcosa che sembra non avere nessun effetto benefico?
A questa domanda non sta a me rispondere. Da parte mia l'unico dovere è concludere che anche la cartilagine di squalo, venduta come anticancro efficace, ad oggi resta una cura alternativa non provata...e quando provata inefficace.
Il prodotto è comunque in vendita come integratore, immunostimolante ed antiinfiammatorio, non è illegale e si può reperire abbastanza facilmente.
Per completezza di informazioni, gli studi sulle proprietà antineoplastiche dei derivati della cartilagine di pesci proseguono.
A chi legge quindi decidere se utilizzarli o meno.

Alla prossima.