C'è una lunga tradizione riguardante l'uso di antiossidanti, vitamine ed in particolare vitamina C per la cura del cancro. Due nomi su tutti, l'italiano Pantellini ed il due volte premio Nobel per la chimica (1954) e la pace (1962) Pauling.
Gianfrancesco Valsè Pantellini nasce in provincia di Firenze nel 1917.
Chimico, racconta che un suo conoscente affetto da tumore gastrico, gli aveva chiesto come attenuare i dolori che lo facevano soffrire. Pantellini gli consigliò delle limonate zuccherate con del bicarbonato di sodio. Qualche mese dopo rivide questa persona in perfetta salute e scoprì che per sbaglio il bicarbonato di sodio era stato sostituito con il bicarbonato di potassio. Da quel momento si dedicò allo studio di questa sostanza arrivando a dichiarare qualche anno dopo di aver scoperto la causa del cancro e la sua cura, proprio un sale del potassio. Creò così dopo vari esperimenti l'ascorbato di potassio (bicarbonato di potassio ed acido ascorbico) che diventò ufficialmente la sua "cura" che, secondo quanto egli affermava, riusciva a guarire i tumori.
L'ascorbato di potassio è un agente antiossidante (molto potente) ed il suo effetto terapeutico sarebbe avvenuto proprio perchè i tumori secondo Pantellini erano causati da "stress ossidativo". La percentuale di guarigione secondo il chimico fiorentino sarebbe stata del 100% nei casi iniziali e solo di poco più bassa in quelli avanzati.
Affermava di aver curato centinaia di persone con tipi diversi di tumore ed ha fondato un'associazione che prende il suo nome: "Fondazione Pantellini".
Morì nel 1999.
Partiamo dalla parte teorica.
Che l'origine dei tumori possa essere dovuta anche a stress ossidativo (cioè ad un'eccessiva "ossidazione" delle cellule, risultato delle normali reazioni chimiche che permettono alla stessa di sopravvivere e riprodursi) è un'ipotesi accettata dalla scienza. Si parla di "stress" ossidativo perchè la normale ossidazione dei tessuti è in ogni caso un meccanismo fisiologico ed utile ad alcuni processi che ci riguardano ma che comporta produzione di sostanze (ad esempio i radicali liberi) che possono a lungo andare risultare dannosi alla cellula stessa.
L'ossidazione in eccesso dei tessuti dell'organismo (dovuta ad agenti dannosi, a squilibri metabolici, all'avanzare dell'età e ad altri meccanismi) produce un danno tossico che colpisce proprio le strutture fondamentali per la sopravvivenza cellulare (come le proteine) e tra queste anche il DNA. Il danno al DNA da radicali liberi (che sono sostanze che vengono prodotte proprio per ossidazione delle cellule) può essere talmente potente da determinare alterazioni genetiche e quindi, teoricamente, anche dei tumori. Naturalmente questo non è un concetto assoluto e che vale per tutti i tipi di tumore (per esempio quelli che hanno una base genetica congenita non hanno bisogno dello stress ossidativo per svilupparsi).
Il fatto stesso che l'uomo sopravviva ed invecchi è un rischio per la produzione continua di sostanze ossidanti e quindi per la possibilità di danni alla cellula e nello stesso tempo l'uomo invecchia (tra le altre cose) per la presenza di continua ossidazione dei tessuti, sembra quasi (o meglio è proprio) un "programma" che decide "quando" dobbiamo cessare il nostro ciclo vitale.
Non per nulla il cancro è definita una malattia "degenerativa", è proprio la "degenerazione" della normale funzione della cellula che permette la sua trasformazione maligna. Per questo motivo gli agenti antiossidanti sono stati studiati abbondantemente come "protettori" cellulari.
L'ascorbato di potassio è, come detto, un potente agente antiossidante. Neutralizza cioè (porta in equilibrio) un eventuale ambiente "ossidante" (quindi dannoso) eccessivo nella cellula, tramite un'azione "riducente" (l'insieme di queste reazioni, scatenate da enzimi, sono chiamate di red-ox ovvero di ossido-riduzione).
In linea teorica quindi l'ipotesi di Pantellini non sarebbe sbagliata. Se riuscissimo a mantenere costantemente un ambiente cellulare libero da eccessi di ossidazione potremmo migliorare la qualità di vita ed il benessere. Diverso il discorso della "cura del cancro": se il danno genetico è stato già provocato, ripararlo equilibrando l'ambiente cellulare è praticamente impossibile (con i mezzi di oggi). Sfavorire la crescita del tumore agendo proprio sulle sue cause è uno degli scopi della ricerca scientifica: "riparare" i geni difettosi, diminuire la possibilità dei danni al DNA o rendere l'ambiente nel quale prolifera il tumore sfavorevole alla cellula neoplastica. Da decenni la scienza prima e le pseudoscienze dopo, hanno studiato per esempio un modo di "alcalinizzare" il nostro organismo per ottenere una sorta di protezione da svariate malattie, tumori compresi., questo perchè il tumore prolifera in ambiente acido e lo mantiene così con svariati meccanismi. In teoria è semplice, in pratica no. Il concetto di "alcalinizzazione" dell'organismo infatti non è così immediato come sembra. Il nostro corpo ha dei sistemi che tamponano l'eventuale eccesso di alcalinità o acidità del sangue, in caso contrario saremmo destinati a morire in poche ore. Per mezzo della respirazione e dei reni infatti, qualsiasi variazione del pH del sangue (il valore di acidità o basicità del sangue che per essere fisiologico deve mantenersi in un range ristrettissimo) in un senso o nell'altro (quindi in senso acido o basico) viene immediatamente corretta. E' un sistema perfetto, automatico e fondamentale, in caso contrario basterebbe ingerire un succo di frutta per morire. Il pH normale del sangue umano è 7,4 con scarsissime variazioni verso l'acidità o la basicità. Stesso principio per i meccanismi di ossidazione, in teoria banali da contrastare, nella pratica molto complicati da applicare soprattutto farlo dove ci servirebbe.
Questo è il principale punto debole della teoria di Pantellini e di tutte quelle simili che puntano alla protezione della cellula.
In realtà, proprio perchè la sua idea non è del tutto errata, negli anni sono stati tanti i tentativi di migliorare le attuali terapie anticancro tramite un supporto antiossidante.
Le stesse vitamine (in particolare l'acido ascorbico ovvero la vitamina C) hanno potere antiossidante e sono state utilizzate come supporto di protocolli chemioterapici (con risultati discordanti) ed anche oggi sono studiate come "chemioterapici" in quanto in vitro ed in alcuni studi in vivo hanno mostrato un'attività antitumorale diretta.
Abbiamo spesso discusso di come un esperimento che dimostri un certo risultato in vitro (cioè "in provetta"), possa poi dimostrarsi assolutamente inefficace "in vivo" (cioè sull'animale e successivamente sull'uomo) o come spesso il problema sia legato al dosaggio (che per esempio potrebbe risultare troppo tossico per quello che procurerebbe anche beneficio) o alla via di somministrazione. Per fare un esempio pratico l'alcol è un agente citotossico (uccide cioè le cellule) ma il suo uso in vivo non solo causa morte cellulare e spesso induce trasformazione tumorale ma le dosi necessarie a procurare un eventuale effetto "positivo" (cioè di cura per i tumori) sono praticamente sempre letali per l'essere umano.
Nel caso degli antiossidanti gli esperimenti continuano da anni, sia da soli che associati ai prodotti in uso attualmente.
Da notare che la maggioranza degli agenti antiossidanti sono presenti nella nostra normale alimentazione soprattutto quella a base di frutta e verdura. Negli agrumi, nel kiwi, in alcune verdure, vi sono sostanze che hanno proprio questa azione.
Si è visto che in diversi esperimenti proprio gli antiossidanti presenti nell'alimentazione hanno un ruolo antineoplastico, in special modo quelli della frutta (per esempio in quelli contenuti nei lamponi o in quelli del mirtillo o del ribes).
Ma in generale gli antiossidanti sono implicati in un'enorme serie di patologie proprio perchè l'ossidazione è un meccanismo fisiologico talmente basilare per la nostra sopravvivenza che un suo squilibrio è stato ipotizzato come causa di moltissime malattie di tipo degenerativo (oltre al cancro anche il Parkinson, l'Alzheimer, alcune forme di vasculopatia e l'artrite). Per questo motivo l'uso di antiossidanti è consigliato nelle prevenzione di parecchi stati patologici.
In realtà Pantellini non pubblicò mai i suoi "risultati" in riviste scientifiche e non ha mai fornito dati statistici o documenti che attestassero la reale efficacia del suo metodo. Unici riscontri qualche testimonianza personale, affermazioni riportate sul sito internet della fondazione Pantellini ed aneddoti.
Curiosa l'idea dell'origine del cancro del chimico fiorentino:
Io sono certo che l'insorgenza tumorale sia dovuta al riemergere di una struttura evolutiva della materia vivente, avvenuta qualche milione di anni fa, e che ciò si ripeta, oggi, quando i geni autoregolatori della chimica cellulare sono inattivati nel loro chimismo enzimatico per uno stress di qualsiasi natura.
Dal complicato pensiero di Pantellini sembra di capire che per lui i tumori siano una sorta di "ricordo" arcaico ormai cancellato da parte del nostro organismo che in caso di "insulto" di vario tipo causa la nascita della cellula tumorale. L'ipotesi, pur se affascinante, non è mai stata dimostrata.
Per lo stesso meccanismo mentale di Pantellini, altri studiosi (per esempio il premio Nobel Linus Pauling) hanno teorizzato l'uso di antiossidanti (vitamina C, in particolare) per la cura del cancro. Un altro dei limiti di questa teoria è che il nostro organismo trattiene solo le quote utili alle sue funzioni ed espelle gli eccessi di vitamina introdotta. Inoltre una buona parte delle vitamine assunte viene metabolizzata o utilizzata nei vari processi dell'organismo. L'emivita della vitamina C nel nostro organismo (cioè il tempo nel quale la sostanza dimezza la sua quantità nel sangue) è di circa 30 minuti: troppo pochi probabilmente per esplicare qualsiasi effetto terapeutico soprattutto in una malattia come il cancro.
Linus Pauling teorizzò che bisognasse somministrare alte dosi di questa vitamina per avere un effetto antineoplastico.
Affermò di aver paragonato 100 pazienti con tumore che avevano assunto vitamina C endovena (e poi per via orale per il "mantenimento") con 1000 pazienti in un gruppo di controllo che invece non assumevano la vitamina.
Il suo "studio" concluse che vi era un effetto anticancro, i 100 pazienti a suo dire erano sopravvissuti almeno quattro volte di più e molti erano guariti.
Pauling ebbe molte critiche sia sul piano teorico che su quello sperimentale, la maggioranza dei 1000 pazienti del gruppo di controllo non erano adatti ad un paragone (molti malati terminali, pazienti che non effettuavano alcuna terapia, differenze d'età marcate ed altro) tanto che il suo studio fu definito inattendibile.
C'è da dire che leggendo i lavori di Pauling relativi all'uso di massicce dosi di vitamine, si scorgono parecchi frammenti "curiosi" come quelli relativi alla possibilità di curare centinaia di malattie, all'estrema sicurezza nel fare queste affermazioni senza alcun dato sperimentale o statistico e dell'aria da "genio incompreso" che traspare dalle sue parole. Questo non lo aiutò di certo a diffondere la sua idea e nemmeno a non morire di cancro, in tarda età.
Fu la Mayo Clinic che decise di sperimentare seriamente l'effetto della vitamina C sui tumori, creando tre studi di confronto con il placebo ed in doppio cieco (quindi molto più attendibli degli studi di Pauling) nei quali non vi fu alcun effetto della presunta terapia. Ma non fu considerata una prova "finale" in quanto Pauling prevedeva la somministrazione endovenosa della vitamina mentre gli studi la somministrarono oralmente. In effetti, come vedremo dopo, la differenza di concentrazione di acido ascorbico cambia notevolmente secondo il tipo di assunzione (orale o endovenosa). L'assunzione orale provoca una concentrazione molto bassa di principio attivo e quello che diventerebbe "utile" per arrivare al cancro sarebbe una minima parte che non avrebbe oltretutto alcun significato antiossidante.
Per questo motivo l'utilizzo di vitamina C per via endovenosa cominciò a prendere il sopravvento su quello per via orale. Successivamente fu il gruppo di Riordan che provò la vitamina C endovena su 24 pazienti con tumore ma nessuno di loro ebbe risultati interessanti.
I risultati di altri studi furono discordanti: da un iniziale ottimismo si finì per ottenere risultati molto modesti e spesso fallimentari.
Per questo motivo lentamente l'interesse per l'uso diretto della vitamina come agente chemioterapico svanì. Altri studi comunque si susseguirono, alcuni puntarono su altre vitamine, altri studiavano varie vie di somministrazione o tipi diversi di tumore. Non vi furono mai risultati eclatanti ed anzi spesso emergeva un'inutilità di fondo delle vitamine nella cura ed addirittura nella prevenzione dei tumori e nel 1985 uno studio mostrò che un dosaggio di 10 grammi al giorno di vitamina C in pazienti con tumore non trattati con altri farmaci avevano avuto una risposta paragonabile al placebo, in pratica la vitamina C non aveva alcun effetto antitumorale. Il miraggio delle vitamine quali panacee per molti mali tendeva quindi a sgonfiarsi.
Negli ultimi anni sono apparsi alcuni studi (anche di buon livello) che riproponevano l'idea di somministrare la vitamina C endovena e non oralmente perchè fu ritenuto a quel punto inutile sperimentare la via di somministrazione orale che in confronto a quella endovenosa si era già dimostrata assolutamente inefficace.
Tanto per capirci, il massimo dosaggio tollerabile oralmente (18 grammi al giorno), produce un picco di acido ascorbico nel plasma sanguigno di 220 mmol/litro. La stessa dose somministrata endovena, produce un picco ben 25 volte maggiore. 50-100 grammi di acido ascorbico somministrati endovena, producono un picco di circa 14.000 mmol/litro. Una quantità assolutamente differente da quella raggiunta dalla via orale.
Per questo motivo negli ultimi anni si sta "riscoprendo" lo studio di questa vitamina nella cura delle patologie neoplastiche.
Sono proprio Neil ed Hugh Riordan con il loro gruppo che hanno proseguito gli studi sull'uso dell'acido ascorbico come chemioterapico ed oggi sono loro che hanno effettuato più ricerche su questa sostanza. Assieme ai loro collaboratori hanno fondato la "Riordan Clinic", struttura privata che si dedica allo studio dell'acido ascorbico. Dal 1990 almeno, inizialmente con risultati scadenti, poi contrastanti, poi incoraggianti, oggi lo studio dell'acido ascorbico endovena per la cura del cancro sta vivendo una nuova "primavera" ma non senza polemiche e spesso proprio per l'atteggiamento poco "scientifico" del gruppo della clinica Riordan. Da un iniziale interesse nei confronti del lavoro della clinica, molti studiosi sono passati al sospetto: quegli studi non erano attendibili.
Qualche collega di Hugh Riordan (che era un medico a tutti gli effetti inserito nel mondo accademico statunitense) ha infatti notato che i presunti effetti positivi dei protocolli di Riordan non sono così chiari. Pazienti dati per "guariti" che poi morivano dopo pochi giorni, guarigioni "certificate" da riscontri soggettivi dello stesso Riordan, tumori rimossi chirurgicamente e storie simili, tanto che per la maggioranza della classe medica statunitense gli studi di Riordan equivalgono a ciarlatanerie a tutti gli effetti.
In questo studio ad esempio vengono descritti due casi di tumore ovarico sottoposti a chemioterapia ed aggiunta di acido ascorbico. Il miglioramento della malattia è stato considerato come dimostrazione positiva dell'effetto della vitamina C (senza alcun riscontro che lo dimostrasse e senza evidenza di un effetto "aggiuntivo" per merito della vitamina).
Altri studi giungono a simili conclusioni e ciò contribuì a far definire quantomeno "scorrette" (quando non palesemente manipolate) le ricerche del gruppo americano.
La diffidenza nei confronti di Riordan raggiunse il massimo quando per "certificare" gli effetti positivi su un malato di tumore mammario con metastasi ossee egli somministrò alte dosi di vitamina C endovena e descrisse come la paziente dopo tanto tempo partecipò incredibilmente ad un pizza party, "dimostrando" così di stare bene e descrivendo in questo modo il suo "esperimento" come un successo sfociato nella guarigione della donna: il party era l'unica "prova" di efficacia delle sue cure. Questo passo falso fece calare definitivamente sul gruppo Riordan il velo della ciarlataneria.
Riordan ammise comunque il decesso successivo della donna che lui descrisse come dovuto a "cause naturali". Per questo motivo (l'assoluta inconsistenza delle sue conclusioni e la scorrettezza dei metodi) e per il suo atteggiamento che contrastava i controlli sui suoi studi, il medico viene allontanato dagli ospedali nei quali lavorava come "indesiderato" ma continuava a provare le sue idee negli altri che lo ospitavano. Alla sua morte gli studi furono proseguiti dal suo gruppo (nel quale lavora il figlio).
Nonostante tutto l'efficacia dell'acido ascorbico e delle vitamine nei confronti del cancro continua ad essere testata. Ad oggi non si può dare alcun giudizio finale anche se le evidenze sembrano mostrare che se un effetto esiste non è certo di tipo chemioterapico, non si arriverebbe cioè a curare il cancro ma al massimo a sostenere le terapie oggi esistenti.
L'idea di sostenere le terapie standard con alte dosi di antiossidanti non è comunque assurda come non è sbagliato concentrare l'alimentazione su cibi che contengono grosse quantità di vitamina C ed antiossidanti, senza per questo pensare di poter "curare" un cancro in questo modo.
L'idea di sostenere le terapie standard con alte dosi di antiossidanti non è comunque assurda come non è sbagliato concentrare l'alimentazione su cibi che contengono grosse quantità di vitamina C ed antiossidanti, senza per questo pensare di poter "curare" un cancro in questo modo.
Anche per questo motivo molti centri clinici sperimentano l'acido ascorbico in associazione ai chemioterapici o in sostegno dell'intera terapia antineoplastica. Purtroppo anche questa ipotesi inizia a vacillare: la capacità "protettiva" della vitamina C nei confronti delle cellule non sa distinguere tra le cellule sane e quelle malate e si è visto che l'apporto di questa vitamina in concomitanza di protocolli chemioterapici non solo non apporta benefici ma addirittura rende meno efficaci le cure mediche per un motivo anche abbastanza banale: il ruolo protettivo antiossidante nei confronti della cellula sana si esplicherebbe anche nei confronti della cellula neoplastica con un'azione direttamente favorevole al suo sviluppo. In poche parole nel tentativo di distruggere la cellula del cancro la si rafforza.
Ad oggi quindi l'uso di vitamine ad alte dosi come cura del cancro è considerata pseudoscienza. Di fronte ad una limitata tossicità, il vero rischio delle "megadosi" di vitamine per curare il cancro è quello dell'abbandono delle cure provate. L'argomento lo conosciamo bene e di fatti di cronaca che raccontano tragedie causate dall'ignoranza ne troviamo tanti. Come quello relativo a Noah Maxin, bambino di 11 anni affetto da leucemia i cui genitori si rifiutarono di sottoporlo alla chemioterapia prevista(alcuni anni dopo un iniziale ciclo di pochi mesi che aveva causato la remissione della neoplasia) affidandolo ad un naturopata. Il caso finì in tribunale e la famiglia vinse il processo ottenendo il permesso di sottoporre il piccolo a cure alternative tra le quali le megadosi vitaminiche. Il bambino morì pochi mesi dopo, quattro, nei quali il tumore si era riaffacciato. I genitori, negli ultimi giorni di vita cercarono di rimediare tornando alla chemioterapia, ma era ormai troppo tardi.
Per quanto riguarda l'utilizzo delle vitamine (in particolare sfruttando il loro potere antiossidante) per prevenire altre malattie, gli studi più recenti evidenziano non solo un'assoluta mancanza di effetto preventivo ma per alcune vitamine addirittura un aumento della mortalità. Questo ultimo dato, che sembra scioccante, qualcuno lo spiega col fatto che i più assidui consumatori di vitamine, possono essere persone che hanno già malattie o che hanno uno stile di vita disordinato (fumatori, alcolisti) e che pensano di migliorarlo con l'uso di vitamine (abbiamo già discusso del cosiddetto "effetto airbag", sentirsi protetti, in questo caso dalle vitamine e per questo permettersi comportamenti errati o rischiosi).
In generale l'assunzione di vitamina è utile solo quando vi è una carenza ed è chiaro che la maggioranza di effetti benefici pubblicizzati o vantati sono solo giochi di marketing e pubblicità ingannevole.
Per quanto riguarda l'utilizzo delle vitamine (in particolare sfruttando il loro potere antiossidante) per prevenire altre malattie, gli studi più recenti evidenziano non solo un'assoluta mancanza di effetto preventivo ma per alcune vitamine addirittura un aumento della mortalità. Questo ultimo dato, che sembra scioccante, qualcuno lo spiega col fatto che i più assidui consumatori di vitamine, possono essere persone che hanno già malattie o che hanno uno stile di vita disordinato (fumatori, alcolisti) e che pensano di migliorarlo con l'uso di vitamine (abbiamo già discusso del cosiddetto "effetto airbag", sentirsi protetti, in questo caso dalle vitamine e per questo permettersi comportamenti errati o rischiosi).
In generale l'assunzione di vitamina è utile solo quando vi è una carenza ed è chiaro che la maggioranza di effetti benefici pubblicizzati o vantati sono solo giochi di marketing e pubblicità ingannevole.
Gli studi non si fermano comunque, staremo a vedere.
Alla prossima.