venerdì 30 agosto 2013

MedBunker Classic: Cecità ai cambiamenti

Articolo originariamente pubblicato il 17 agosto 2010.


Traduzione dell'interessantissimo articolo di Steve Novella. Si parla di attenzione, percezione e "cecità ai cambiamenti".
Quante volte ci è capitato di non percepire differenze in una scena che è necessariamente diversa da quella che conosciamo?
Un testimone di un fatto delittuoso è attendibile?
Registriamo davvero tutto quello che vediamo?
Quando non focalizziamo l'attenzione in quello che ci interessa, cosa resta nella nostra memoria?
Sono domande interessantissime alle quali molti scienziati tentano di dare una risposta.

Noi esseri umani notiamo più facilmente un oggetto aggiunto o rimosso da una scena o facciamo più caso ai cambiamenti del contesto (colori, luminosità...)? Sono le "teorie del contrario e del sottosopra".

Leggiamo l'articolo di Steve Novella per capirne un po', poi qualche esempio per vedere chi di noi è davvero attento e chi invece è distratto per natura. Molte nostre distrazioni sono "biologicamente" prestabilite perchè il cervello memorizza solo ciò che ci interessa e più facciamo esperienza maggiormente le informazioni memorizzate sono catalogate ed archiviate nei meandri della mente. Quando ricordiamo una scena vissuta tanti anni fa, quasi sempre ne ricordiamo solo gli aspetti importanti e che ci interessano cancellando definitivamente il superfluo o ciò che non è importante ai fini del ricordo in senso stretto.

Cecità ai cambiamenti.

(di Steve Novella, MD

Il fatto che non avvertiamo tutto ciò che vediamo non ci dovrebbe sorprendere. Questa esperienza la facciamo tutti regolarmente, c'è una grandissima quantità di informazioni nel nostro campo visivo ma prestiamo attenzione solo ad una sua piccola parte. Se però contemporaneamente qualcosa lampeggia o si muove o cambia abbastanza drasticamente, può catturare la nostra attenzione. È interessante notare che, nonostante la nostra esperienza conosca i limiti della nostra attenzione visiva, le persone tendono a sovrastimare la capacità di avvertire i dettagli ed a volte si sorprendono quando un particolare importante passa inosservato.
Ecco qualche simpatico esempio di quello che i neuroscienziati chiamano cecità ai cambiamenti.

La cecità ai cambiamenti è la mancanza di notare un modifica di ciò che accade nel nostro campo visivo.

Essa è strettamente connessa ma distinta dalla cecità da distrazione, che è la completa incapacità di avvertire un elemento (non specificamente una modifica).

Gli scienziati hanno esplorato la natura della cecità ai cambiamenti.
Per inciso, sono sempre stupìto dall'approfondimento dei dettagli che è possibile trovare in qualsiasi questione strettamente scientifica. Sembra che vi sia quasi sempre un piccolo gruppo di ricercatori che hanno scavato ad incredibile profondità anche il più piccolo problema. E questo è quello che ho trovato in letteratura sulla cecità ai cambiamenti.
Credo di essermi fissato sui temi principali di questa ricerca stimolato da un recente studio che ha usato il computer per aiutare a produrre test più precisi sulla cecità ai cambiamenti.

"Al contrario" contro "sottosopra"

Come per tante questioni scientifiche esistono opinioni diverse che contengono tutte una parte di verità.
Nella cecità ai cambiamenti le due opinioni sono descritte come l'ipotesi del contrario e l'ipotesi del sottosopra, riferendosi a quello che è il cambiamento di una scena che afferra la nostra attenzione.

La teoria "al contrario" riguarda la nostra comprensione del contesto di una scena. Nell'ultimo studio si propone l'esempio della ricerca di un computer in una foto di un ufficio. La nostra attenzione va alla scrivania, perché ci rendiamo conto che è lì che un computer è più probabile che si trovi.
La teoria del "sottosopra" si concentra sulla rilevanza visiva di ciò che compone l'immagine come il contrasto, il movimento e la luminosità, i componenti più elementari del processo visivo.
Sembra che siano coinvolti tutti questi processi. Secondo il nostro obiettivo utilizziamo l'esperienza "al contrario" di ciò che dovrebbe esserci nella scena per cercare qualcosa di interessante. Ma anche in mezzo a una tale ricerca la nostra attenzione può essere attratta da un oggetto ad alto contrasto o qualcosa che inizi a lampeggiare nel nostro campo visivo.
Ciò ha senso da un punto di vista funzionale, abbiamo bisogno di bilanciare la nostra abilità di concentrare la nostra attenzione visuale ma anche di accorgerci di cambiamenti importanti nel campo visivo.
Questo però è anche un compromesso come molte funzioni biologiche.
Più ci concentriamo nei dettagli, meno ci accorgiamo dei cambiamenti, più controlliamo la scena generale meno focalizziamo i dettagli ed il contesto.
Abbiamo risorse visuali e processi cognitivi davvero limitati e li sfruttiamo al bisogno ma non possiamo fare tutto. Di questo probabilmente ce ne accorgiamo nella vita di ogni giorno.
A volte si può essere concentrati in qualcosa ed essere del tutto disattenti rispetto agli eventi attorno a noi, è quella che possiamo chiamare distrazione. Altre volte si può essere in allerta ed attenti a tutto ciò che ci succede attorno.

In ogni caso i ricercatori dibattono sul contributo del "contrario" e del "sottosopra" nella cecità ai cambiamenti. Gli studi recenti forniscono al dibattito due contributi.
Per prima cosa notano che le ricerche che si sono concentrate sul contributo del fattore "al contrario" sono state contaminate involontariamente da quelle "sottosopra". Per esempio, quando un oggetto è rimosso manualmente da un'immagine o scambiato con un altro (e questo è un cambiamento "al contrario"), le caratteristiche dell'immagine (contrasto, eccetera) possono essere state inavvertitamente alterate.
Per questo hanno proposto un algoritmo computerizzato per fare dei cambiamenti ad una scena senza cambiare le caratteristiche ambientali dell'immagine e quindi separare meglio queste due variabili.

Studi al computer

Ciò che è stato fatto era mostrare una scena poi una piccola pausa e di nuovo quella scena con un piccolo cambiamento.
E' un test con un'oscillazione (la pausa, ndt) e la ricerca ha dimostrato che è più difficile notare i cambiamenti in una scena con una pausa in mezzo rispetto ad una senza pausa. L'oscillazione disturba la nostra capacità di notare il cambiamento. Qui c'è un esempio. (nota del traduttore: il cambiamento è piccolissimo ed io non sono riuscito a trovarlo. Arreso, mi sono fatto aiutare ed ora so cosa cambia).
Un fiore in basso a destra, poco sopra la biforcazione di una pianta.
Con il perfezionamento del metodo gli autori hanno notato che la gente fa più attenzione all'aggiunta o alla rimozione di un oggetto da una scena piuttosto che al cambiamento di un colore.

Conclusione

I dettagli di questa ricerca sono interessanti e possono portare ad applicazioni pratiche, come alla progettazione di segnali stradali che possano attirare maggiormente l'attenzione dei guidatori. Potrebbero essere usati anche dalle compagnie pubblicitarie per preparare spot ed annunci che richiedono la nostra attenzione e l'attenzione dei consumatori è una merce che le aziende pagano per ottenere.

Per molte persone comunque è importante un'immagine appariscente, abbiamo una capacità limitata di focalizzare i dettagli o i cambiamenti in questi dettagli.
Oltretutto ci fidiamo troppo delle nostre possibilità.
Questo si può estendere alla memoria così come all'attenzione dei nostri sensi. Questo eccesso di fiducia causa molti equivoci, come riporre eccessiva attendibilità in un testimone oculare. Contribuisce anche all'evidenza aneddotica che costituisce le argomentazioni di molte credenze paranormali. Quanto la gente vede uno strano oggetto nel cielo ad esempio e pensa sia un'astronave aliena oppure un qualsiasi altro mistero, sono generalmente troppo fiduciosi nella loro capacità di aver notato dettagli tanto importanti che potevano condurli ad una spiegazione più banale.
Comprendere la cecità ai cambiamenti inoltre, è importante per l'umiltà che contraddistingue il punto di vista scientifico e scettico. E' utile anche per tirare fuori dai guai i mariti quando non notano il nuovo colore dell'acconciatura della moglie.
Beh, forse no...

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Ed ora qualche piccolo esempio.
Alcuni di voi li conosceranno in quanto sono abbastanza noti chi non li conosce invece potrà scoprire quanto siamo distratti.
I video sono in inglese ma non è importante ciò che si dice quanto ciò che si vede (e che non si vede).
Tra i più noti la partita di basket ed il trucco della carta che cambia colore ed un terzo video segnalato nei commenti da Riccardo che merita di essere visto. Gli stessi video contengono la "soluzione".  Buona visione.

La partita di basket:
quanti passaggi fanno i componenti della squadra bianca?




Il trucco della carta che cambia colore (da Quirkology): un gioco di prestigio con sorpresa finale.




Chi è l'assassino?
Un video eccezionale che fa barcollare il significato del termine "testimone oculare":




Alla prossima.

Traduzione dell'articolo Change Blindness di Steve Novella pubblicato nel blog Neurologica Blog e tradotto con l'autorizzazione dell'autore.

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NOTA:

Breve segnalazione.
Con mia sorpresa sono in nomination per il "Macchianera Italian Award 2013" (un premio assegnato annualmente a vari siti web) in due categorie:
  • Miglior sito tecnico-divulgativo (con questo blog).
Chi lo ritenesse opportuno può votarmi qui (termine votazioni 19 settembre 2013, premiazione 21 settembre 2013 a Rimini). Ricordarsi di votare almeno 10 categorie, pena voto non valido.

Ringrazio di cuore chi mi ha segnalato per entrare in nomination!

mercoledì 21 agosto 2013

Non siamo provette.

Ho trovato un metodo eccezionale per curare la peggiore malattia del nostro secolo, il caffè uccide le cellule del cancro, l'ho visto con i miei occhi al microscopio e lo dicono anche gli studi.
Potrebbe essere un articolo firmato dall'ormai mitico (e lanciato verso nuove e prestigiose avventure) prof. Massimo Della Serietà, ma visto che l'argomento è serio, parlerò seriamente.
Partiamo dall'inizio.

La cellula è un complesso insieme di strutture che compone tutto il nostro corpo, dalla punta dei capelli fino al tallone, siamo semplicemente un enorme "puzzle" di cellule che formano organi, li ricoprono, producono sostanze, ormoni, trasmettono impulsi nervosi, elettricità, scambiano informazioni ed altro ancora. Tutto questo avviene grazie a strutture ancora più piccole, quelle che permettono alle cellula di funzionare: piccole formazioni che sono dentro alla cellula, altre che stanno all'esterno, organuli come i mitocondri, strutture come i recettori.
Come qualsiasi unità vivente, la cellula ha un ciclo di vita, nasce, si riproduce e muore ed ogni cellula lo fa ad una velocità diversa, con scopi diversi, in modo diverso, dipende dal suo ruolo ed ogni fase della sua vita è regolata in maniera precisa, perfetta.

Cellule normali. Notare come si "affianchino" una con l'altra in modo perfetto.

Sono i geni che dicono alla cellula cosa deve fare e quando deve finire il suo ciclo vitale, le dicono pure di stare attenta a non "invadere" il terreno delle altre cellule, pensate: quando una cellula ne tocca un'altra, sa che non deve più crescere (si chiama "inibizione da contatto") o intralcerebbe pericolosamente il lavoro ed il compito della cellula vicina. Come nei compiti anche nell'aspetto le cellule si assomigliano, ma ogni cellula appartiene ad una famiglia, così le cellule del sistema nervoso si somiglieranno ma avranno un aspetto molto diverso di quelle della cute, le cellule del pancreas saranno molto simili anche nella caratteristica di produrre certe sostanze, ma profondamente diverse dalle cellule del sangue, che quelle sostanze non devono produrle, non è il loro compito.
Noi esseri umani siamo davvero un miracolo di perfezione: riflettendoci è già è incredibile la possibilità di comandare un arto o un movimento con "la sola forza del pensiero", ma è del tutto fantastico ciò che accade all'infuori della nostra volontà, la respirazione, il battito cardiaco, la circolazione del sangue, siamo una "macchina" che nessun genio al mondo potrebbe riprodurre.
Ma le cose non vanno sempre bene.
E' proprio perché siamo frutto di migliaia di anni di evoluzione e di miglioramenti (in fondo siamo il meglio del meglio esistente al mondo) che ogni tanto qualche meccanismo si inceppa e non funziona come dovrebbe.
La cellula, che normalmente sa benissimo cosa deve fare, lo dimentica, i suoi meccanismi si inceppano e non seguono le regole che dovrebbero, invece di morire, quando opportuno, continua a vivere, invece di fermarsi alla presenza di altre cellule vicine continua a crescere una sull'altra, una sorta di "voracità" incontrollata ed incontrollabile, questo perché i geni che regolano le loro funzioni diventano (o sono sempre stati) difettosi, sono danneggiati, perdono le loro proprietà. Le cellule anormali travolgono l'architettura di un organo, ne trasformano la forma, la funzione, invadono gli organi vicini, letteralmente "impazziscono", diventano cellule tumorali.

Tumore della pelle. Notare la crescita "disordinata" delle cellule.

In una sorta di "ribellione" alle leggi della fisiologia, la cellula del cancro non ha più alcuna regola, vive in maniera anarchica ed egoista, si riproduce velocemente senza tenere conto di chi ha vicino, copre e distrugge le "sorelle" normali, non muore, distrugge l'organismo che fino a quel momento ha aiutato a vivere e trasforma il suo scopo di vita altruistico (lavorare in sintonia con le altre cellule per far vivere l'organismo a cui appartiene) in uno scopo egoistico (lavorare per il suo esclusivo interesse danneggiando tutto ciò che la circonda).
E' talmente incredibile la follia della cellula tumorale che è possibile vederla. Al microscopio le cellule tumorali sono diverse, anche profondamente, da quelle normali, reagiscono diversamente, si colorano in modo diverso, a livello "macroscopico" (cioè visibile ad occhio nudo) rendono l'organo colpito irriconoscibile, lo trasformano, lo distruggono (la parola cancro deriva dall'aspetto di certe lesioni tumorali che ricorda le zampe del granchio).

Differenze al microscopio tra cellule normali e tumorali: A) Prostata B) Rene C) Pancreas D) Cervello. Notare le differenze di forma, "ordine", colore.

Per questi motivi (e per altri ancora) fermare il cancro non è facile, le cellule tumorali non sono estranee e non vivono all'esterno del corpo, sono parte di noi, vivono grazie a noi e la loro tipica invasione (che può essere localizzata o a distanza) non sempre permette una rimozione della malattia. Il fatto di riuscire ad invadere organi vitali, vasi sanguigni e linfatici, può rendere impossibile estirpare alla radice il male e quando non è possibile farlo (con la chirurgia ad esempio) l'unico tentativo possibile è utilizzare farmaci, sostanze velenose che distruggano quante più cellule tumorali possibili. Per questo motivo le terapie per il cancro sono molto aggressive, spesso ricche di effetti collaterali, il cancro non è un gioco né un'influenza e necessita di maniere forti per essere vinto. Ma perché allora ogni tanto si legge di sostanze apparentemente "banali" con la capacità di uccidere le cellule tumorali? Perché la maggioranza delle medicine alternative che proclamano di poter guarire da vari tumori, sono evidenti bufale?

Se chiedessi come si può uccidere un essere vivente, è chiaro, le risposte sarebbero le più varie: sparandogli, avvelenandolo, colpendolo con un corpo contundente ed in decine di altri modi.
Ma come si uccide una cellula tumorale?
Bella domanda...una cellula è un'unita vivente e può essere uccisa utilizzando gli stessi mezzi che si utilizzerebbero per uccidere un uomo: un esplosivo la farebbe saltare in aria, il fuoco la brucerebbe, una sostanza velenosa la eliminerebbe per sempre.
Ma allora perché non uccidere la cellula tumorale con una pistola? Oppure con un litro di benzina o con del cianuro?
Semplicemente perché per uccidere lei dovremmo uccidere l'organismo che la ospita.
Serve allora qualcosa che, uccidendo la cellula "malata", non uccida l'intero organismo ma è chiaro che per fare questo non possiamo usare un mezzo troppo potente ma nemmeno un inutile mezzo troppo "debole", serve una via di mezzo, qualcosa di molto potente ma non tanto da uccidere un uomo. Ecco che nascono i chemioterapici: talmente potenti e tossici per la cellula, ma non sufficientemente tossici da uccidere un uomo.
Così la medicina si serve di diverse armi (che dipendono dal tipo di tumore, dalla sua estensione, grandezza, localizzazione, eccetera). La chirurgia tende a rimuovere la "massa" tumorale, la chemioterapia prova a fare "piazza pulita" di ciò che resta e quando non si può operare è possibile utilizzare la chemioterapia o la radioterapia per arrivare dove non arriva la mano dell'uomo. Quando serve si possono utilizzare sostanze antiormonali, anticorpi, immunostimolanti, varie forme di energia (come il calore) ed altro.
L'estrema difficoltà nel distruggere tutte (e solo) le cellule del tumore può fare comprendere perché sia così difficile (quando non impossibile) sconfiggere questa malattia, ma nonostante tutto i passi avanti, gli effetti positivi ed i successi della medicina, sono eloquenti.
Sicuramente un giorno troveremo di meglio, ma noi abbiamo già "di meglio" rispetto ai nostri avi di pochi anni fa, i passi avanti ci sono e sono evidenti e se analizziamo i tumori che non hanno altra cura che quella chemioterapica (quelli del sangue, ad esempio, che non si possono certo operare) persino la tanto bistrattata chemioterapia ha dimostrato di funzionare più che egregiamente.


Sopravvivenza da Leucemia acuta in bambini (0-14 anni): negli anni '60 del 4% negli anni '90 dell'80% (anni 2000: 90,4%)

Si deve migliorare, è chiaro e probabilmente i nostri discendenti guarderanno alla nostra epoca come ad un'era di preistoria della medicina, ma oggi, rispetto a poche decine di anni fa, di cancro si guarisce e non è una cosa così scontata, per niente.
Nonostante questa realtà, periodicamente sembra che escano fuori incredibili risultati su una o l'altra sostanza che "uccida" le cellule tumorali, con il consueto corollario di commenti stupefatti su una o l'altra molecola usate dal ciarlatano di turno che finalmente avrebbe avuto la "rivincita" sulla medicina o avrebbe previsto il futuro con le sue scoperte. Succede anche con la medicina "seria", non sono rari i titoli di giornali che parlano di "nuova molecola contro il cancro", ma non è sempre una notizia veritiera.

Quando leggi che un noto farmaco o una vitamina "uccide le cellule tumorali in una provetta", ricorda: lo fa anche una pistola. (sottotitolo: Ora, se questo uccide  solo le cellule tumorali in una provetta, puoi essere sicuro che questo possa essere un grande traguardo per chiunque soffra di cancro della provetta). Da xkcd.com
Praticamente tutte le sostanze "velenose" per l'uomo, distruggono le cellule tumorali così come tutto ciò che ha un'azione dannosa in generale: se "fanno male" all'organismo intero, qualche azione dannosa da qualche parte ci sarà. Ma questo risultato si puo ottenere anche con sostanze apparentemente innocue, il limone uccide le cellule cancerose in provetta, così come il bergamotto (un altro agrume) o il pompelmo, ma anche la propoli (un prodotto di lavorazione delle api), il pomodoro o certi tipi di fungo velenoso. Varie piante come un tipo di senna, il peperoncino, l'orchidea ed una specie di alloro, persino il caffè di cui ho parlato all'inizio.

Non sto ad elencare le prove che consentono di stabilire come la fiamma ossidrica o l'acido cloridrico possano distruggere completamente le cellule tumorali. Se poi usassimo un'esplosione nucleare il risultato sarebbe evidente e totale, piazza pulita.


Ma allora, perché non usiamo queste possibilità contro i tumori?
Perché non facciamo mordere un malato di tumore da un serpente velenoso, visto che il veleno di serpente uccide le cellule tumorali?
Perché noi esseri umani siamo complicati, diversi da quelli che percepiamo di essere. Il nostro organismo assimila, cambia, metabolizza, estrae, espelle queste sostanze, in una marea di meccanismi e trasformazioni che possono comportare una fortissima differenza tra la sostanza che "entra" nel corpo e quella che "arriva" dove desideriamo e spesso ciò che "arriva" sull'organo che ci interessa non ha più nulla a che vedere con la sostanza di partenza. La molecola iniziale, inoltre, può essere troppo tossica per il corpo umano o, trasformata, perdere del tutto le sue proprietà "benefiche".
L'entità di un'azione "sperimentale" (in provetta) e "clinica" (sul malato) di una sostanza, può essere quindi completamente diversa, quando non opposta a quella osservata inizialmente.
Per questo motivo gli studi "in vitro" (in provetta), hanno un'utilità limitata, servono a controllare gli effetti della sostanza studiata, ad analizzarne il comportamento, a confermare o meno un'ipotesi, sono solo il primo passo: se una sostanza mostra attività antitumorale in provetta, il passo successivo potrebbe essere quello di comprenderne i motivi e di sfruttarli nell'uomo, di trovare altre sostanze simili ma più funzionanti o meno tossiche, di estrarre un principio attivo o uno che all'interno dell'organismo non si trasformi vanificando gli effetti benefici, di capirne il meccanismo e trasferirlo in altri esperimenti, insomma, un risultato in provetta non sarà quasi mai identico a quello che si otterrebbe somministrando la stessa sostanza "in vivo" (quindi all'organismo vivente) ma è una prima ipotesi, una tessera del grande puzzle.
Altre volte si può procedere con un secondo passo, osservando ciò che provoca la sostanza che ha mostrato effetti benefici in provetta sulle cavie animali (quindi su un organismo vivo, più simile all'uomo di un gruppo di cellule in provetta), notarne la tossicità, gli effetti collaterali e poi, se confermato un vantaggio terapeutico, provare a trasferirlo nell'uomo e così si spiega anche l'enorme fatica ed il tempo necessario per trasformare un'ipotesi in esperimento e questo in cura, quando tutto va bene. Se tutti questi passaggi (che durano anni, anche decenni) confermano le proprietà in provetta, si può arrivare anche all'uso clinico, come è successo per alcuni chemioterapici che derivano direttamente da piante che diedero nei lontani anni '70 alcuni risultati positivi "in vitro" o per altri che derivano da batteri e che hanno subìto lo stesso percorso sperimentale. Insomma quando una molecola "funziona", prima di parlare di "cura per l'uomo" bisogna controllare se questa molecola cura il cancro che colpisce la nostra specie (e capire quale cancro potrebbe curare), non se uccide le cellule neoplastiche, sono due concetti (basilari) totalmente differenti.

Impariamo allora questo concetto:
La capacità di uccidere le cellule tumorali di una sostanza non equivale necessariamente a quella di curare i tumori umani.

Questo significa che ogni volta che si legge "scoperta nuova molecola anticancro", non si può cantare vittoria né si deve pensare che quella molecola sia per forza utile all'uomo. Bisogna leggere lo studio, comprenderlo, attenersi ai suoi scopi ed ai suoi limiti. Lo studio può essere anche del tutto inutile come esperienza singola ma rappresentare un passo importante nella costruzione di una teoria, può servire a chi l'esperimento lo ripeterà o a chi da quell'esperienza ne trarrà altre idee o può dimostrare come una sostanza apparentemente promettente, in realtà non riesca a danneggiare le cellule tumorali neanche in vitro (figuriamoci "in vivo"). Questo è il cammino del metodo scientifico.

L'operazione di "cultura scientifica" e "buon senso" utile a comprendere il valore di uno studio non è per tutti. Spesso i giornalisti cercano il titolo ad effetto, altre volte sono solo ignoranti e non capiscono ciò che stanno descrivendo, altre volte ancora sfruttano l'argomento per appoggiare una o l'altra cura alternativa. Una notizia interessante, un'ipotesi utile, è resa spazzatura, disprezzata e svalutata perché diventa (per ignoranza o malafede) una prova a favore di una tra le tante false cure che si trovano su internet. Ma a volta è l'incapacità comunicativa degli studiosi a far stravolgere il significato di una novità scientifica.

Abbiamo distrutto il dieci per cento di cellule tumorali in una cavia  "Trovata la cura per il cancro" Non abbiamo trovato la cura per il cancro, ci muoviamo solo più velocemente verso un trattamento del futuro "Scoperti i viaggi nel tempo" Ma vaff**** "Scienziato aggredisce giornalista"
 

 
Un esempio (recente, ma ne esistono decine) di come interpretare male una notizia scientifica trasformandola in una di cronaca rosa è quella relativa alla scoperta ("naturalmente" segreta e censurata secondo qualcuno) di una nuova molecola anticancro da parte di "ricercatori precari" italiani.
La scoperta, anche questa volta, è relativa ad una molecola (il maltolo, presente per esempio nel malto) che, sempre "in vitro" (con prove anche su cavie animali), riesce a bloccare le cellule cancerose. I ricercatori, italiani e non precari, sono stati inondati di messaggi e mail stupite ed hanno dovuto chiarire anche nella loro pagina professionale come stanno realmente le cose, ovvero che la loro scoperta è solo il primo passo del lungo cammino della scienza. Ah! La notizia è talmente segreta da essere stata pubblicata pure sui giornali, su internet e, cosa più importante, in riviste scientifiche, alla faccia della segretezza e della notizia "censurata".

Anche qui, oltre alla bufala della censura, brucare un "campo di malto" purtroppo non salverà nessuno dal tumore.

Ricordate quindi che, se è vero che una tanica di benzina ucciderà inesorabilmente le cellule del tumore in una provetta, berla o, peggio ancora, versarsela addosso è morte sicura per gli ingenui che lo fanno, vittime perfette dei ciarlatani.
Un invito dunque ai divulgatori compulsivi di link e bufale, informatevi su ciò che divulgate siete un mezzo di disinformazione o peggio il mezzo pubblicitario (gratuito) preferito dai truffatori.

Alla prossima.

venerdì 9 agosto 2013

L'importanza del riccio

Chi fa un lavoro notturno sa cosa significhi svegliarsi in pieno sonno e dover essere immediatamente attivo e pronto all'azione, non ti abitui mai. Con il passare dell'età, poi, i risvegli sono davvero traumatici. Per un medico che lavora con le urgenze questo è "pane quotidiano" anzi notturno, ma penso anche a chi lavora nelle forze dell'ordine, nella sicurezza, pompieri o mezzi di trasporto, turnisti insomma. La notte, quando non dormi, in un certo senso ti fa compagnia con il suo silenzio, i ritmi lenti, tutto ti induce a riflettere ed il pensiero vaga, dai temi esistenziali all'ultimo film che hai visto in TV, fino a quando non crolli in un sonno profondo fino alla prossima chiamata. Per non parlare dell'inverno: svegliarsi di botto ed essere catapultati all'esterno con una temperatura glaciale è terribile, tremi tutto, persino i capelli sembrano vibrare, ma questo è solo il senso di malessere fisico che è talmente profondo che ti provoca una sorta di allucinazione, ti senti peggio di chi ha preso una sonora sbronza. Se fai un lavoro delicato, malessere o meno, devi scattare, dopo pochi secondi devi possedere le facoltà  mentali ed i riflessi che un essere umano in condizioni normali avrebbe dopo almeno 40 minuti, ma non c'è tempo, bisogna essere pronti e subito.

Una notte mi chiamano a casa, ero reperibile (chiamato cioè solo in caso di bisogno, spesso urgente). Dal tono e dalle parole della collega al telefono non era certo una bella situazione: "corri subito in sala operatoria, un taglio cesareo urgentissimo!" e sullo sfondo un trambusto che non faceva presagire nulla di buono. Sonno o meno, non hai neanche il tempo di controllare lo stato dei tuoi capelli, ma neanche se le scarpe che metti ai piedi appartengano allo stesso paio, tanto alle 4 di notte chi vuoi che si accorga del paio di scarpe. In pochi secondi passi dal caldo letto alle scale che fai a coppie, con quell'urgenza non hai certo altri pensieri, poi provi la fantastica sensazione che deve aver provato il primo uomo sulla Luna, passando da 23 gradi di casa tua allo zero dell’esterno in un secondo.
Quel muro di freddo sferza il cervello ma anche il resto, non è bello, ma è quello il tuo lavoro, potevi pensarci prima quando hai scelto di farlo. Il freddo ha ormai reso insensibili i polpastrelli delle dita e questo, misto al tremore inevitabile, ti fa perdere secondi preziosi, quelli che avevi guadagnato mettendo un paio di scarpe a caso li hai già persi nel vano tentativo di infilare la chiave nella serratura della sbarra automatica che devi aprire per poter fare uscire la macchina, poi ci riesci, ma con uno sforzo di concentrazione pari a quello che usi normalmente per cose molto più importanti ed a pensarci bene ti gira pure un po’ la testa. Pazienza, è inutile disperarsi ora, l'unica cosa è correre, poi si vedrà. Tutto liscio comunque, macchina fuori, strada libera (chi vuoi che ci sia a quell'ora e con quel freddo), posso premere l'acceleratore.

In fondo i tempi sono perfetti, dalla chiamata al trovarmi in auto sono passati quattro minuti, più di così  non si può fare e sto arrivando, mancheranno altri cinque minuti al massimo e nel frattempo mi chiedo cosa mi debba aspettare appena arrivato, ce la faremo, come altre volte...e mi concentro di nuovo sulla guida, meno male che l'ospedale è vicino. Mentre tocco velocità che sarebbero  vergognose in altre occasioni, in lontananza, stringendo gli occhi, proprio nella mia direzione, vedo qualcosa sull'asfalto, piccola, una pietra o no, forse un semplice pezzo di carta trasportato dal vento. Sono vicino e quel pezzo di carta si muove ed i fari arrivano ad illuminarlo, non è carta e nemmeno pietra, sembra un animaletto, forse un topo, ma è troppo lento per essere un topo ed in ogni caso io devo andare, ma quando i fari lo illuminano meglio capisco che si tratta di un riccio, Erinaceus europaeus si chiama, ma mai fu più adatto il nome popolare, sapete quegli animaletti spinosi che se minacciati si appallottolano, quelli simpatici, non ne avevo mai visto uno ed ora è proprio davanti a me, anzi alla mia macchina ormai lanciata per lo sprint finale. Il riccio è un animale notturno, trovarlo in giro con quelle temperature non è normale, in genere sono in letargo, ma a volte se hanno bisogno di cibo interrompono il loro sonno per cercare qualcosa da mangiare e l'asfalto è il luogo ideale per spostarsi, liscio, asciutto, semplice da attraversare.
Il riccio si muove, sta attraversando la strada, proprio ora, in quel momento, se non avessi avuto fretta mi sarei fermato a raccoglierlo, almeno a vederlo da vicino, invece la sua direzione era perfettamente coincidente con quella dei miei pneumatici. Andare dritto significava schiacciarlo, metterlo sotto, ma cosa potevo fare? Non era il momento per i sentimentalismi e poi c'era un essere umano che aspettava il mio arrivo, non lo faccio certo apposta, non lo ucciderei per cattiveria, capita, ero giustificato, che alternative avevo...rallento bruscamente perché non ce la faccio a passargli sopra violentemente, non lo vedo più ormai si trova talmente vicino che non riesco a vederlo.
Rallento ancora e cammino a passo d'uomo, poi ancora più lentamente, cerco di calcolare la direzione giusta per fargli passare le ruote accanto, non sopra, ma quei secondi mi sembrano ore, vista la fretta che avevo, magari sentendo la macchina si fermerà o andrà più veloce, insomma farà  qualcosa per evitare di essere messo sotto, ma io devo andare, non posso perdere troppo tempo, non è che gli aculei del riccio riescono a bucare una gomma e resto a piedi in mezzo alla strada?
Ma ci sono quasi, anche le ruote posteriori sono ormai avanzate e non ho sentito nessun rumore, né ostacolo, probabilmente l’ho evitato e non so nemmeno come possa esserci riuscito, ora basta guardare lo specchietto retrovisore e se lo vedo intero...è fatta. Ricomincio a prendere velocità  e sullo specchietto appare il riccio, si muove, avanza, evidentemente non l'ho toccato, forse non si è nemmeno accorto di cosa sia successo. L'ospedale è a pochi metri, lampeggio per segnalare il mio arrivo, la sbarra si apre, posteggio, corro verso la sala operatoria, mentre il malessere, ancora presente, passa in secondo piano perché il cervello comincia a connettersi e mi cambio in pochissimo tempo, guardo l'orologio, da quando sono partito erano passati 12 minuti, pochi? Troppi? Pochi, pochi, dai che ce la faccio, in genere il tempo considerato accettabile è anche superiore, fino a 20 minuti, umanamente accettabile, sono pronto, entro in sala, l'equipe è pronta, non mi resta che prepararmi senza tante chiacchiere ed iniziare. "Sei stato un fulmine!" mi dice l'infermiera, "sì, sì", farfuglio io, mentre l'intervento inizia velocemente: era una donna in procinto di partorire, ma il battito cardiaco del feto aveva mostrato una sofferenza per la quale era necessario intervenire subito. La sofferenza fetale acuta (cioè "improvvisa", senza fattori che la possano fare prevedere) è una condizione relativamente rara in un travaglio di parto, la diagnosi avviene perché durante il travaglio la donna è monitorata con uno strumento che si chiama "cardiotocografo" che amplifica e registra il battito cardiaco del feto che ancora deve nascere. Il battito cardiaco fetale ha delle caratteristiche ben precise, molto diverse da quelle del battito cardiaco di un adulto. Già la frequenza cardiaca (il numero di battiti cardiaci al minuto) è del tutto diversa (un adulto ha una frequenza di circa 70 battiti al minuto, un feto di circa 120-140), ma anche la "monotonia" del battito è diversa (un adulto ha una frequenza "costante" che cambia se cambiano le sue attività, di corsa ad esempio o durante uno sforzo, un feto ha il battito che cambia frequenza continuamente, passando da frequenze relativamente basse, per esempio 90 battiti al minuto a frequenze alte, di 130 battiti al minuto, in maniera repentina) e delle anomalie di queste caratteristiche fanno sospettare una sofferenza. Se questa avviene a ridosso del parto è possibile accelerarlo per evitare danni fetali, se il momento del parto è ancora lontano e la sofferenza non si risolve, bisogna espletare il parto velocemente: il taglio cesareo d'urgenza è l'unica scelta disponibile in questi casi e serve per evitare che il feto soffra in maniera irrecuperabile.
Così è successo, tutto procede con velocità ma senza problemi. Il pianto del bambino, poi quello della mamma, routine, la routine dell''urgenza. Tutto risolto.

Finisce l'intervento ed in un bagno di sudore mi tolgo gli abiti chirurgici, mi siedo un attimo per riprendere fiato e posso salutare tutti. Situazione risolta, tutto perfettamente riuscito, saluto tutti di nuovo e vado a cambiarmi. Nel frattempo penso a quanto sono stato stupido, per un riccio ho rischiato di arrivare tardi, ma chi me lo fa fare, se fosse successo qualcosa come mi sarei giustificato? Certo non potevo raccontare del riccio...ma guarda in che storie devo infilarmi...ma guarda un po’ certe volte…
Nel frattempo torno in macchina, con tutta quell'adrenalina non senti neanche il freddo ormai.
Riprendo la strada per casa, stavolta con calma e rilassato e mentre ripasso con l’auto proprio sul punto del mio incontro con il riccio, noto che non c’è più niente: nessun riccio ma nemmeno tracce di tragedie animalesche della strada. Questo significa che il riccio si era messo in salvo come sembrava all'inizio della storia.
Ormai non avevo più fretta, "meglio così" pensai, in fondo è finito tutto bene, per tutti.
Arrivo a casa cercando di non fare rumore mi infilo sotto le coperte: "in due ore si è incrociata la vita di un essere umano con quella di un riccio, anzi, la vita di due esseri umani" sembra una cosa insignificante, ma chissà  quante volte la nostra vita ha cambiato strada o è stata condizionata da cose insignificanti...com'era quel film? Sliding Doors? Ecco, chissà quante volte un piccolo evento ha segnato la nostra vita, fare o non fare una cosa può aver cambiato il nostro futuro, ognuno ha un riccio che gli può sbarrare la strada o un altro che quel giorno è restato a dormire. Per quella persona che aveva bisogno di un intervento urgente la presenza di un semplice riccio poteva costare cara, ma anche per me, quei minuti di indecisione sarebbero potuti diventare un guaio serio, come mi sarei mai potuto giustificare, per il riccio invece, la mia indecisione è stata fondamentale, in positivo dico. Chi avrebbe mai immaginato che un riccio avesse tutta questa importanza per tante persone? "Vabbè dai, sono quelle cose strane che succedono nella vita...niente di importante". Poi per un attimo ho pensato pure al riccio, chissà dove sarà ora, sicuramente non si è accorto di nulla e starà cercando qualche verme da divorare, poveraccio. Ma chissà quanti ricci, ognuno di noi ha incontrato o non ha incontrato nel suo cammino.
Le coperte mi tengono caldo, ormai il freddo della notte è solo un ricordo, i muscoli si rilassano e mentre ripercorrevo con la mente la scena sento il mio cervello annebbiarsi, mi addormento, domani di ricomincia, meglio riposarsi, che le notti sono sempre pesanti.


Un saluto dalla spiaggia.
:)
Alla prossima.

lunedì 29 luglio 2013

La pertosse

Una malattia con tanti nomi, in inglese si chiama "whooping cough", ovvero "tosse convulsiva", in Italia un sinonimo è "tosse canina", ma tutti descrivono il suo sintomo principale, è la pertosse.
Si tratta di un'altra delle tante malattie dell'infanzia (ma non solo) che solo negli ultimi anni siamo riusciti a limitare.
La pertosse è causata dall'infezione di un batterio (Bordetella pertussis) che esplica la sua azione dannosa con il rilascio di tossine molto potenti: prima dell'avvento dei vaccini, circa l'80% delle persone veniva infettato dalla malattia. Il batterio appena entra in contatto con le vie respiratorie umane, le aggredisce con un vero e proprio meccanismo adesivo che permette al batterio di "incollarsi" saldamente alle cellule di varie parti delle vie aeree e proprio in quella zona esplica la sua azione dannosa, questo è il principale meccanismo che causa il sintomo più tipico della malattia, una tosse imponente, continua, dolorosa ed insopportabile.
La malattia "spontanea", così come la vaccinazione, consente la produzione di "anticorpi" che proteggono l'individuo colpito da infezioni successive anche se questa protezione non è lunghissima e quindi è possibile che gli adulti che hanno avuto la malattia da bambini o sono stati vaccinati vengano colpiti una seconda volta. Vi sono due caratteristiche che rendono insidiosa la malattia: può colpire anche bambini molto piccoli e neonati e gli adulti colpiti dalla malattia possono sviluppare sintomi molto sfumati (la tosse è più leggera e non ha le caratteristiche tipiche, non c'è febbre ed altro) o essere una sorta di "portatore sano" (anche se per la pertosse NON esiste la forma di portatore sano) ovvero avere la malattia in corso senza presentare particolari sintomi o in forma molto blanda. Questo causa contagi difficilmente prevenibili perché può capitare che l'individuo colpito non sappia di essere affetto dalla malattia e per questo motivo l'unico modo per evitare la pertosse è la vaccinazione.

La malattia è altamente contagiosa e può avere effetti letali, si trasmette per via aerea (tramite per esempio le goccioline di saliva) ma già la sua forma "tipica" è drammatica per chi ne soffre.
Dopo il contatto con il batterio si ha un periodo di incubazione che in genere dura poco più di una settimana ed iniziano i primi sintomi che in genere sono "poco specifici", assomigliano cioè ad una normale influenza che colpisce soprattutto le vie respiratorie (si chiama fase catarrale), seguito dall'esplosione della malattia con tutti i suoi sintomi (può durare anche più di un mese), su tutti: 
  • crisi incontenibile di tosse (con un caratteristico "urlo inspiratorio", ovvero un sibilo molto pronunciato ad ogni colpo di tosse, simile ad un "ululato")
  • Produzione di catarro
  • Danni provocati dallo sforzo della tosse (emorragie congiuntivali, vomito, petecchie ed altro).
L'individuo in fase critica si presenta molto sofferente, visibilmente prostrato e con un malessere ed una stanchezza per niente tranquillizzanti e che allarmano chi gli sta attorno, la febbre può essere o meno presente e non è un sintomo costante. Durante le crisi di tosse avvengono vere e proprie crisi di soffocamento per le quali non vi è alcun rimedio, la persona colpita si presenta cianotica (ovvero con un colorito brunastro della cute per carenza di ossigenazione) e sembra non poter più arrestare gli episodi di tosse.
Arriva infine il periodo di convalescenza che è caratterizzato da poche crisi di tosse e che corrisponde alla ricostruzione delle strutture danneggiate dell'apparato respiratorio che quando tornano alla normalità fanno cessare i sintomi.
Il sintomo che allarma di più durante la malattia è proprio il soffocamento provocato dalla tosse, nei bambini in particolare il sintomo è parecchio allarmante e presentano un "sibilo inspiratorio" molto più acuto di quello dell'adulto. Chi ha avuto la pertosse ricorda drammaticamente quei momenti di "fame d'aria" nei quali si ha senso di morte imminente e confusione mentale grave, chi ha assistito a crisi di pertosse ha gli stessi terribili ricordi. Esistono in rete alcuni video che mostrano la gravità degli attacchi di tosse ma non li inserisco perché molto impressionanti.

Esistono anche alcune complicanze della malattia, rappresentate soprattutto dalle otiti (infezione del canale uditivo) e da infezioni respiratorie (polmoniti, broncopolmoniti) ma le complicanze più gravi (nel 5% circa dei casi) sono le encefaliti, spesso curabili ma a volte con esito letale (30%) o con conseguenze irreversibili (50%).
La pertosse non complicata ha una mortalità molto bassa, passata dai 10 casi su 1000 del '900 allo 0,01 per mille dei giorni nostri, anche se è molto più elevata per i bambini molto piccoli (1 per mille) e nei paesi poveri.
La diagnosi si effettua con l'esame clinico o con esami del sangue e di campioni di catarro, in genere basta l'esame dei sintomi per capire di trovarsi di fronte alla malattia, la terapia antibiotica riesce a ridurre i sintomi, evitare complicazioni e diminuire la capacità di contagio (soprattutto se effettuata precocemente).

L'unica possibilità di prevenzione è la vaccinazione, in genere associata a quella per difterite e tetano (DtaP, anche se oggi è a disposizione la vaccinazione esavalente), effettuata secondo i calendari previsti per il nostro apese al 3°, al 5° ed all'11° mese di vita con due richiami a 5-6 anni ed a 11-18 anni.

La malattia si è notevolmente ridotta in numero di casi proprio grazie alla vaccinazione, anche se in molte parti del mondo si segnalano epidemie di pertosse dovute soprattutto a mancata osservanza dei richiami consigliati o a mancata vaccinazione, lacune che causano anche diverse morti, come successo per un focolaio recente (2010) che si è presentato negli USA (in California in particolare), con 10 decessi. Per questo motivo la situazione globale è sempre monitorata per evitare il diffondersi di epidemie soprattutto in zone a basso tasso di vaccinazione, i dati del 2011 per l'Italia, parlano di 302 casi di malattia (nel 1980 16.643), si stima che la pertosse rappresenti il 13% delle cause di mortalità in tutto il mondo per bambini fino a 5 anni.
La diminuzione dei casi di malattia in tutto il mondo, come detto, ha avuto come impulso principale proprio l'avvento della vaccinazione, come si vede in questo grafico:

Casi di pertosse (colonne azzurre) negli anni e tassi di vaccinazione (linee blu e rossa) in percentuale.
Si è passati infatti dai milioni di casi degli anni '80 alle migliaia dei giorni nostri. Purtroppo, la morte da pertosse, se è un evento raro per gli adulti ed i bambini, è un fatto di cui bisogna tenere conto in caso di neonati, per loro, infatti, non è ancora arrivata l'età della vaccinazione e l'unica protezione è quella di essere circondati da individui vaccinati, non a caso la maggioranza di storie struggenti di bambini morti di pertosse è iniziata con un contagio da persona non vaccinata. Questo dovrebbe responsabilizzare tutti e far comprendere la doppia valenza (diritto-dovere) della vaccinazione, chi non si vaccina è come un evasore fiscale ma a differenza di questo non mette a repentaglio la nostra economia, quanto la nostra salute. Non dimentichiamo neanche che esiste una classe di individui che non possono effettuare la vaccinazione per altri motivi (problemi immunitari, malattie particolari, allergie...) e che beneficiano proprio dell'"effetto gregge", più persone sono vaccinate, più saranno protetti i non vaccinati.

La strada per trasformare la malattia in un ricordo è ancora lunga ma la collaborazione di tutti nel rispettare un dovere che è anche un diritto, forse permetterà ai nostri discendenti di parlare della pertosse come di un ricordo del passato.
Infine una nota storica. In passato si riteneva che la pertosse fosse causata da "aria insalubre" e che quindi portare i bambini in montagna dove l'aria era più "pulita" avesse un ruolo preventivo e curativo (gli antibiotici erano agli albori). Le gite in montagna per curare la pertosse erano quindi un'abitudine. Purtroppo si osservò che invece di migliorare quei bambini peggioravano (e questo probabilmente era dovuto al freddo che causava complicazioni e stimolava gli accessi di tosse), si pensò allora di organizzare "gite in aereo", si poteva così salire in quota senza però soffrire il freddo. L'operazione suscitò entusiamo perché i bambini sembravano stare meglio (in realtà in aereo andavano quasi esclusivamente bambini in fase di convalescenza o con forme lievi, una pertosse grave non consente grossi spostamenti) ma fu abbandonata visti i costi proibitivi del rimedio.
Qui un filmato dell'Istituto Luce del 1947 che racconta in maniera un po' propagandistica, uno di questi "viaggi della salute".



Alla prossima.

giovedì 18 luglio 2013

Testimoni e cure alternative 2

Aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Perché non potrebbe essere possibile che una cura ancora non scoperta o non diffusa (segreta!), riesca a guarire una grave malattia?
Possibile ed è anche accaduto (non dimentichiamo il caso di Barry Marshall, che scoprì che l'ulcera gastrica poteva essere curata con un antibiotico quando fino ad allora per curare la malattia si arrivava anche all'asportazione dello stomaco e che per questa sua scoperta vinse il premio Nobel) ma a suon di studi e prove, non di pagine Facebook. Ammettiamo che un giorno uno di noi guarisse da una grave malattia grazie ad una cura alternativa, segreta, sconosciuta, cosa faremmo? Lo urleremmo al mondo per far conoscere a tutti questa grande novità o fuggiremmo nascondendo referti, prove ed evidenze?

La realtà è che se il guaritore è un imbroglione, i "testimoni", spesso sono vittime: di illusioni, di imbrogli, truffe, raggiri, sono soggiogati da un guru che psicologicamente ed a volte fisicamente, ne fa dei veri e propri adepti.

Qualcuno disse: "affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie", ma nel caso delle guarigioni "sorprendenti", la "prova straordinaria" si rivelerebbe particolarmente semplice, elementare: se una persona è guarita da una malattia con una cura, basterebbe dimostrare che...è guarita, che la malattia non c'è più e che la persona ha fatto solo quella cura: nella sua "banalità", questo concetto sembra insormontabile, perché nessun guaritore riesce a dimostrare in maniera inconfutabile che le sue "pozioni" siano riuscite a guarire una malattia o una sola persona, carte alla mano. Ci sono sempre mille problemi, referti mancanti, contraddizioni, dubbi, incongruenze. Un po' come le foto degli UFO: tutti li vedono ma non c'è una sola persona che riesca a fare una foto non sfuocata e che non mostri prova di ritocco.
Perché?
Le spiegazioni possono essere tante, il "guaritore" è distratto, non sa conservare i documenti, li perde, soffre di amnesia e quindi dimentica uno o più passaggi della storia del proprio paziente, usa la sua cura assieme ad altre (efficaci), oppure non capisce nulla di medicina o più semplicemente dice bugie, è un truffatore, un millantatore. Il suo "testimone" è confuso, ricorda male, è un attore, ignora le basi della medicina e quelle terapeutiche, oppure dice una bugia, mente a sé stesso ed agli altri.
Mettersi nelle mani di un millantatore quando si parla di salute non è solo pericoloso è da stupidi, da ingenui, perlomeno.
Ma queste infatti sono cose per creduloni, direbbe qualcuno...
No. Cioè sì, ma queste bufale incredibilmente insidiose, non sono esclusive di poveri cristi che lavorano via internet chissà da quale parte del mondo, succedono anche da noi, portate avanti anche da medici e questo le rende particolarmente subdole ed insidiose.
Una tipica "guarigione" miracolosa da medicina alternativa può concludersi felicemente, ovvero la persona è realmente guarita ma non certo grazie all'uso di pseudomedicine o tragicamente, il paziente non è mai guarito e talvolta, purtroppo arriva anche a morire, raramente per colpa della pseudomedicina (la maggioranza equivale a non fare nulla).
Un esempio può essere la tragica storia di Joanne Clodfelter che, affetta (luglio 2007) da tumore ovarico (è un tumore molto grave), si sottopone ad intervento e chemioterapia, dopo un anno (giugno 2008), un controllo mette in evidenza la comparsa di altre lesioni e quindi la necessità di sottoporsi a nuove cure, ma la donna rifiuta, nonostante il parere contrario del marito; ha conosciuto la "nuova medicina germanica" (una tra le medicine alternative più folli ed incredibili) teoria che vuole che ogni malattia derivi da un conflitto e che se non si guarisce è perché non si è riusciti a risolverlo (colpa del paziente quindi, mai del guaritore...) e seguendone le direttive si definisce guarita ed in salute.

Joanne, definita "in salute e nuovamente felice", muore pochi mesi dopo

Così la definiscono anche i seguaci di questa pratica: guarita ed in questi termini parla la pagina che racconta la sua storia: "Guarire attraverso la nuova medicina germanica".
Ma in realtà la donna (attenzione, immagini forti) è morta pochi mesi dopo il rifiuto delle cure standard.

Un episodio simile anche in Italia, una dottoressa seguace del "metodo Di Bella", annuncia in un congresso pubblico (esistono anche i video su You Tube), addirittura patrocinato da un ordine dei medici, la "risposta obiettiva e l'evidente miglioramento del performance status" (ovvero della qualità di vita) di una paziente con tumore al sistema epatobiliare. Il convegno si svolge il 9 giugno 2012, la dottoressa ha un  tono acceso e convinto, rivendica il successo della sua cura, d'altronde, cosa significa in italiano (perché non c'è bisogno di essere medici per "tradurre" quelle parole) "risposta obiettiva ed evidente miglioramento del performance status con MDB nel trattamento di tumore..."?
La realtà invece vuole che la paziente descritta dalla dottoressa fosse da diversi mesi in ospedale, in stato grave (frattura vertebrale, febbre, immobilità, necessità di farmaci e trasfusioni, definita "moribonda" dalla figlia), la dottoressa definisce "cistina [piccola cisti, ndr] al fegato" un "ascesso epatico" (problema molto più grave e preoccupante di una "cistina") e muoia l'11 settembre successivo (è un caso giunto alla mia osservazione che non descrivo nei particolari per motivi di privacy, in ogni caso posseggo tutto il materiale che è disponibile pubblicamente in rete), ovvero 3 mesi dopo la cura alternativa che era stata presentata come efficace e con risultato evidente.
La paziente non ha guadagnato vità né benessere, perché quindi presentare il caso in quel modo?



Perché è l'ennesimo "incredibile" successo della cura alternativa, facile, veloce ed indolore ma tanto incredibile da non essere vero.
Queste testimonianze "stupefacenti" sono frequentissime, mostrano come non sia necessario nemmeno usare trucchi o strani stratagemmi, in pochi hanno gli strumenti per capire e quando si è in uno stato emotivo molto debole non ci si perde in lunghe analisi, ci fidiamo.
Un altro esempio?
Sempre Simoncini, quello del "cancro che si cura con il bicarbonato": il video racconta di una donna colpita da cancro ovarico che dopo un intervento chirurgico ha una recidiva (cioè un nuovo tumore) in sede prerettale (cioè vicino alla parte finale dell'intestino). I medici le propongono un nuovo intervento chirurgico ma la paziente lo rifiuta e dice di essersi messa alla ricerca su internet per trovare alternative.

Il video è in inglese ed il suo titolo parla chiaro: "Recidiva ovarica in sede prerettale guarita con il bicarbonato di sodio"
Cosa si evince da questo titolo? Un tumore ovarico guarito dal bicarbonato, giusto?
Ma le cose non sono così ovvie come dice il titolo del video.

Tumore ovarico guarito con il bicarbonato, che però è arrivato dopo un intervento chirurgico...
Dopo aver contattato Simoncini, questo propone alla donna l'intervento chirurgico (lo stesso che avevano proposto i medici ma che la donna, chissà perché ha rifiutato) ma in "sua presenza" e durante l'intervento avrebbe "bagnato" la zona con bicarbonato lasciando un catetere per proseguire le "somministrazioni" dello stesso.
Visto che "terapia alternativa"? La donna doveva operarsi e si è operata, in più un bel risciacquo di bicarbonato.
Agli esami seguenti non vi è più traccia del tumore.

Perché avrebbero dovuto esserci tracce visto che la paziente ha eseguito un intervento chirurgico (il secondo) per rimuovere la lesione?
Perché dovrebbe essere stato il bicarbonato a "guarirla" visto che con l'intervento il tumore era stato rimosso?
Se il bicarbonato avesse la capacità di guarire il tumore, perché Simoncini ha fatto operare la signora (esattamente quello che le dicevano i suoi medici)?
Non possiamo sapere se la signora, consapevolmente o meno si renda conto dell'essersi prestata ad una "pubblicità ingannevole", ma sono le sue stesse parole che raccontano come la "guarigione" non sia certo dovuta al bicarbonato, l'alternativa all'intervento chirurgico proposto dai medici è stato...un intervento chirurgico con aggiunta di bicarbonato. Ma il "potere miracoloso" del bicarbonato, dov'è finito? Soprattutto: quale preparazione medica bisogna avere per comprendere che il bicarbonato di sodio è semplicemente uno specchietto per le allodole?
Questo trucco è tipico di molte "guarigioni" alternative, il paziente si è operato, ha rimosso la lesione tumorale, interviene il guaritore alternativo, usa il suo metodo e...miracolo, non c'è più il tumore (che già non c'era perché asportato chirurgicamente). Simoncini usa lo stesso trucco qui, per "dimostrare" di aver curato un tumore della pelle (con tanto di esami istologici, che però dicono che il tumore era stato rimosso interamente) o per un tumore mammario, qui.
Ancora sulla "nuova medicina germanica".
Una "guarigione" miracolosa con tanto di testimone con nome e cognome: decine di carie che scompaiono seguendo i consigli della medicina alternativa (le carie di un ragazzo sarebbero state causate dall'impossibilità di mordere il padre e dire una volta al giorno "ti voglio bene" le avrebbe fatte scomparire).
Così accade: il padre (che gestisce un sito pieno di "informazioni" alternative) recita il "mantra", il figlio guarisce dalle innumerevoli carie dentali, tutto certificato dal dentista del ragazzo. Incredibile.
Macché: basta chiedere proprio al dentista, risponde che le carie erano molto poche, causate da scarsa igiene orale e che lui non ha mai avuto modo di certificare alcuna guarigione. Tutto falso.

A chi legge il giudizio. Sottolineo comunque l'assoluta "banalità" delle testimonianze, a volte mi chiedo come sarebbe molto più "utile" alla loro causa e difficile da smascherare una testimonianza truccata bene, con referti falsi, la cui veiridicità sarebbe difficilissima da indagare, nella stragrande maggioranza dei casi si tratta invece di falsi dozzinali, grossolani, stupidi.
Davanti a decine di falsi, come si può non dubitare della buona fede dei guaritori? Se davvero avessero centinaia di casi "risolti", perché dovrebbero ricorrere a falsificazioni?
Le guarigioni miracolose grazie a cure alternative, sono la versione "telematica" dei finti miracoli dei guaritori televisivi, diffusissimi in America, che compiono dei "tour" come delle star per "miracolare" i loro devoti, riempiono stadi ed alcuni si lanciano anche nei "miracoli da strada" (noto quello della "gamba che si allunga") che prevedono il guaritore, il "malato", il trucco e la guarigione, con tanto di pianti finali e pubblico estasiato. Nonostante sia difficile farlo quando si è in preda al "panico" della malattia, sappiate che c'è tanta gente lì fuori che cerca ingenui da fregare e che non vi dirà mai di essere un falsario.

La legge protegge i più deboli da chi ne vuole approfittare ed in alcuni casi arriva anche a fermare i ciarlatani, ma ne esiste un numero così grande da non rendere facile il lavoro, ogni tanto però qualcuno la paga cara. In California, un medico che prometteva guarigione dal cancro con la sua "pozione" di erbe (che poi non conteneva nessuna erba ma solo aromi), è stata arrestata e condannata a 14 anni di reclusione (e ad una multa di oltre 1.000.000 di dollari), in Canada inoltre è in atto un progetto (False Hope, cioè "falsa speranza") che identifica e segnala tutte le false cure per il cancro che si trovano su internet. Un problema da noi sottovalutato che oltre ad un cospiscuo danno economico causa vittime e disperazione anche se ogni tanto qualcuno viene fermato.

Credo che questi esempi possano essere una buona risposta a chi mi chiede: possibile che ci siano delle persone o addirittura medici che raccontino cose non vere con questo tipo di argomenti? , ci sono. Per questo in medicina una testimonianza "virtuale" non ha alcun valore, per questo non deve essere mai presa in considerazione.
Chiudo questo argomento riportando la traduzione dell'inizio di un articolo pubblicato su Stern, periodico tedesco che ha raccontato le follie della "nuova medicina germanica" di Hamer, non per aggiungere drammi al dramma ma per fare capire quanto può essere crudele una pratica vestita da "aiuto" ma che quasi sempre è una condanna. La traduzione e l'immagine sono tratte dal sito "dossierhamer", il sito più completo e documentato che esista sull'argomento.

Stern 24/11/82 sulla folle "nuova medicina germanica"
"Il tavolo è apparecchiato ma la paziente non ha fame. C'è arrosto di maiale per pranzo e ananas per dolce nella "Haus Dammersmoor". La paziente ha un cancro al fegato, colon e polmoni. È gialla da settimane. "Ma non fa niente", dice l'alto ed ispido dottore con voce suadente, "riusciremo ad estirparlo". "Oggi stiamo già molto meglio". L'ammalata cerca di sorridere. La fetta di ananas è meno gialla di lei. "È normale", dice il dottor Ryke Geerd Hamer, "anche se il cancro è stato fermato, il fegato che è stato colpito deve fare un duro lavoro. Le sue mani sono molto calde, segno che ha superato l'ostacolo". Cancro al fegato, polmoni, colon. Gli altri presenti al tavolo fanno un cenno di assenso, credendoci davvero o solo come gesto meccanico. Tutti sono malati di cancro allo stadio terminale. Un anno fa abbiamo già visto questa scena, solo che la casa non si chiamava "Dammersmoor" ma "Rosenhof" ed era nel sud della Germania a Bad Krozingen e non in un paesino, Gyhum, vicino Bremen. Attorno al tavolo del dottor Hamer c'erano sedute le stesse persone: visi gialli, smunti e con il ventre dilatato. Gli stessi malati terminali, solo che non sono proprio gli stessi, perché delle persone di Rosenhof non è più vivo nessuno. Nessuno di loro è stato guarito dall'uomo che parla dei suoi colleghi chiamandoli Medi-Zynker (medi-cinici) e che per il suo metodo curativo della "legge ferrea del cancro" assicura senza batter ciglio un successo dell'ottanta percento".

Non fidatevi di chi vi promette miracoli, coloro che dicono di aver trovato il rimedio per risolvere tutti i problemi, in realtà hanno trovato quello per risolvere i loro.
Perché lo facciano non posso saperlo, chiedetelo a loro, non a me.

Alla prossima.

La prima parte dell'articolo è qui.

NOTA: Ne approfitto per ufficializzare una mia decisione che ho preso da qualche settimana: tranne casi particolari e che sarò io a decidere, la mia disponibilità nell'esaminare presunte guarigioni da gravi malattie tramite medicine non scientifiche da parte di privati finisce qui (naturalmente sono libero di esaminare casi "pubblici", ovvero liberamente diffusi in rete). Sono accaduti alcuni spiacevoli episodi tendenti a strumentalizzare la mia persona e la mia disponibilità per cui preferisco da ora in poi evitarne di nuovi. Non inviatemi quindi documenti o cartelle o testimonianze che mostrerebbero storie cliniche di vostra conoscenza, non le esaminerò. Chi ritiene di aver beneficiato di una guarigione "eclatante" grazie ad una pseudomedicina può comunicarlo al proprio medico curante.
Confermo inoltre che in 5 anni di attività del blog e decine di documenti ricevuti per l'analisi di presunte guarigioni tramite terapie alternative non ho trovato un solo caso di guarigione da malattia dovuto all'uso di medicine non scientifiche.

Grazie per la comprensione.