sabato 24 novembre 2012

Il contesto è tutto: il dhmo è mortale

Non so quanti conoscano questa storia, credo in tanti (almeno chi naviga sul web con regolarità) ma ogni volta che la racconto vedo facce riflettenti (no, non che diventano specchi ma che riflettono, pensano), come se raccontassi qualcosa che nessuno ha mai pensato.
Chi conosce la storia la rileggerà con piacere, chi non la conosce resterà stupito.

Parlo del monossido di diidrogeno (DHMO), composto presente praticamente dovunque, sul nostro pianeta e nel nostro organismo, negli alimenti e nell'ambiente. Per non parlare di ciò che beviamo, praticamente è quasi tutto DHMO. Non sto facendo una scoperta ed oltretutto, come ho detto, la storia è pure vecchia ma visto che la rete è abituata a toni allarmistici, ricordare il "dramma" del monossido di diidrogeno non è mai troppo.

Nel mondo se ne parla abbastanza, esiste un sito (che ha la sua versione italiana) ed altri che si occupano di questa situazione, abbastanza completi ed assolutamente attendibili.
Il monossido di diidrogeno è un composto inodore, incolore (nella sua forma originale), che contiene idrossido (componente tra l'altro dell'acido solforico). I chimici sapranno che è conosciuto anche come idrossido di idrogeno ed in alcune nomenclature è definito acido idrico per la sua formula. In natura si trova praticamente dovunque ma è possibile sintetizzarlo anche in laboratorio. E' utilizzato come refrigerante, componente di sostanze tossiche, armi chimiche e processi industriali semplici e complessi. Lo rinveniamo in abbondanza nei servizi igienici, in genere come prodotto di pulizia, ma era presente anche nei campi di sterminio (in piccole quantità, sembra), nei laboratori chimici ed in quelli che si occupano di sperimentazione animale.
La cosa preoccupante è che praticamente tutti gli acquedotti comunali hanno segnalato quantità enormi di questa sostanza nelle loro condutture che evidentemente arriva ai nostri rubinetti.

Ma si tratta di una sostanza pericolosa?
Basterebbe sottolineare che è provato come sia quasi sempre letale l'inalazione e, non per niente, questa sostanza compone buona parte delle piogge acide e dei farmaci chemioterapici endovena. Si tratta di sostanza spesso corrosiva per i metalli (e non sorprende, il suo effetto è visibile ad occhio nudo!). Basterebbe una prova facilissima: anche a casa, il monossido di diidrogeno riesce a sciogliere tantissime sostanze di consumo comune (da certi zuccheri al cloruro di sodio), è per questo che è usato come solvente da industrie e nelle lavorazioni farmaceutiche.
Ormai da decenni, questa sostanza chimica trasparente, è stata rinvenuta nelle cellule tumorali (di tutti i tipi!) e nonostante sia potenzialmente pericoloso, l'esposizione è frequente (addirittura incoraggiata) sui bambini e gli anziani, come sappiamo la fascia di popolazione più esposta ai danni ambientali, ma non solo: alcol, caffè e bibite gassate ne sono pieni, per non parlare dei farmaci (anche quelli pediatrici ed omeopatici!).

Scarico industriale con forte contenuto di DHMO

Come proteggersi?
Praticamente impossibile, viviamo circondati dal DHMO, ne assumiamo quantità ingenti ogni giorno, tanto che esistono associazioni di studio ed analisi dei danni del composto che per ora sembra non abbiano ottenuto alcun risultato. L'unico dato certo finora è che gli animali acquatici non subiscono alcun danno dalla sostanza.

Il lato più inquietante della vicenda è che esistono industrie (anche in Italia) che producono DHMO (in genere confezionato in contenitori di plastica oblunghi) e che realizzano guadagni enormi dalla vendita e diffusione del prodotto, si può dire con sicurezza che il nostro paese è tra i maggiori produttori e consumatori della sostanza, con multinazionali che assicurano l'esportazione e la diffusione mondiale senza alcuna limitazione particolare. Nonostante qualcuno provi a promuovere l'uso della sostanza (un gruppo californiano ne condivide l'uso), esistono movimenti sparsi nel mondo che cercano di diffondere la notizia che il DHMO è una sostanza chimica potenzialmente pericolosissima e persino letale. Sono state descritte persino gravissime ustioni causate dall'uso improprio anche in ambiente domestico.

Campi devastati da una fuga di DHMO da un fiume vicino

Anche in Italia, tempo fa, un "noto naturopata" iniziò una raccolta firme e delle analisi nei suoi laboratori speciali per identificare la particolare sostanza (questa è una copia della pagina che comparve nel suo sito). Nonostante il suo tentativo di fare chiarezza sul tema, come testimoniano le sue dichiarazioni subito dopo le prime analisi:
 "I tempi delle risposte dei laboratori NON sono quelli che vorrei e poi il problema non e' molto semplice, occorre il suo tempo.
Per ora so solo che sarebbe meglio evitare di utilizzare questa acqua chimica per il fatto che il CEM di quest'acqua NON e' identico a quella dell'acqua naturale e cio' mi basta per sapere che puo' produrre dei danni, sicuramente nel tempo." [...] "Il domicnio (sic.) di coerenza di quel tipo di acqua chimica NON e' identico a quello naturale."
la sua iniziativa si interruppe pochi giorni dopo, improvvisamente.
Poi il nulla. Sull'argomento nessuno spende più parole. Nonostante questo, grossi bacini di raccolta di DHMO e quantità sempre costanti di esso, sono presenti in tutte le città del mondo civilizzato e sono frequenti gli scavi che cercano fonti di questa, a quanto pare preziosa, sostanza. Sarà un caso che le regioni povere non riescono ad ottenerne scorte sufficienti?

Caratteristiche fisico-chimiche del DHMO

Fino a qui ci siamo?
Per rendere tutto più misterioso potrei aggiungere qualcosa come: sveglia!!!1!!11, urlo di battaglia di tutti i complottisti.

Fate girare!!1!
Bene. Un po' di termini tecnici, qualche dato allarmante, il termine "chimico" ripetuto diverse volte e termini "ambigui": anche senza dire la minima bugia ho descritto la terribile pericolosià del monossido di diidrogeno, la cui formula chimica è H2O.
Ovvero acqua.

Il monossido di diidrogeno è l'acqua.

Ogni affermazione fatta è assolutamente reale e comprensibile solo se si sa di cosa stiamo parlando e se si inserisce tutto nel contesto corretto. Se invece estraggo i dati un po' in disordine ed evito di approfondire, ecco che una sostanza "naturale" ed inoffensiva diventa un pericoloso incubo chimico, letale e tossico. Qualsiasi dato o notizia, estrapolato dal contesto o isolato dal discorso può diventare strumento per appoggiare le proprie teorie anche se non corrette. Se poi aggiungiamo frasi ad effetto, ambigue e poco comprensibili possiamo rendere torbido anche un concetto limpido, la mancanza di chiarezza, il linguaggio confuso o chiaramente terroristico, l'apparente presenza di riferimenti scientifici, possono confondere chiunque ed indurre false conoscenze.
Il caso del DHMO (l'acqua, ripeto, la semplice acqua) è abbastanza noto in rete ma è molto simbolico. In un'epoca nella quale siamo bombardati di informazioni di tutti i tipi, non sappiamo di chi fidarci e fino a che punto, rischiamo di essere diffidenti quando non è necessario e creduloni quando bisognerebbe mantenere un atteggiamento critico. Questo spesso non succede. Quanti di noi davanti agli sproloqui degli antivaccinisti non si sono chiesti "e se fosse vero?", quanti davanti alla testimonianza di un "guarito" da una cura alternativa hanno pensato "possibile che menta?", non ha più senso nemmeno fidarsi dell'autorità, perché abbiamo visto diverse volte che l'autorità non è per forza e sempre nella ragione (e qualcuno di questa "autorità" si approfitta).
Le fonti, che sarebbero la prima garanzia per controllare la veridicità di una notizia" sono tante, troppe, spesso tecniche e specialistiche per poter essere comprese da chiunque, non può stupirci quindi se anche in parlamento o in sedi prestigiose arrivano argomenti come "le scie chimiche" o "gli UFO".
Alla conferenza sul clima di Cancun (Messico, 2010), diversi delegati delle Nazioni Unite hanno firmato un appello per bandire il DHMO dal nostro pianeta, proposto da una presunta (ed ironica) organizzazione umanitaria di volontari. Tutto questo non è bello, anche se fa ridere.
Per questo motivo è fondamentale che chi ci governa abbia la cultura e la preparazione come principale dote, non importa lo schieramento o il partito, serve gente seria, preparata, sveglia, sarebbe inutile una rivoluzione degli ignoranti, serve una rivoluzione delle menti. Essere governati da caproni è la maledizione peggiore che possa capitare ad un popolo. Per lo stesso motivo sarebbe auspicabile che la stampa divulgasse solo notizie scientifiche controllate, veritiere, attendibili.
Sono piccoli accorgimenti che in realtà servono ad un futuro migliore.

Alla prossima.

Del temutissimo DHMO ne hanno parlato anche Dario Bressanini nel suo blog su Le Scienze, Wikipedia e Paolo Attivissimo .
Alla prossima.

venerdì 16 novembre 2012

Primarie: sei domande per la scienza

Aria di politica, anche se di politica in questo blog non se ne fa.
Quando però mi lamento dell'assoluta mancanza di cultura scientifica del nostro paese, forse, un piccolo spazio politico bisogna aprirlo, rimboccandosi un po' le maniche.
I vari schieramenti presentano i loro candidati per le primarie, tutti a parlare di lavoro, tasse, voti ma nessuno che abbia avuto il benché minimo pensiero per gli argomenti della scienza e della cultura.
Eggià, perché cosa vuoi che gliene freghi alla casalinga di Mongiuffi (per non prendersela sempre con quelle di Voghera) della legge sulla procreazione assistita o dell'omeopatia, il voto si "chiama" con argomenti molto più "popolari".
Allora facciamoci sentire. Va benissimo occuparsi di disoccupazione e di tasse, ma uno spazio per la cultura esiste? Un futuro per la ricerca ed il progresso, possiamo sperarlo? Ci lamentiamo della deriva superstiziosa del nostro paese? I giovani vivranno in un modo governato dalle profezie o dagli esperimenti? Possiamo chiederlo a chi ci governerà? Possiamo capire come la pensa?
Proviamoci.

Tanti divulgatori scientifici italiani, studiosi, blogger, professionisti e semplici simpatizzanti (aumentano sempre di più), si sono messi in testa la strana idea di porre alcune domande ai candidati alle primarie dei vari partiti politici, è nel nostro diritto capire con chi avremo a che fare. Basta aderire all'iniziativa, con la collaborazione di "Le Scienze" e chiunque può sottoscrivere le sei domande da porre ai vari candidati delle primarie di tutti gli schieramenti politici. I candidati risponderanno alle domande inviando una mail a: redazione@lescienze.it

I primi a essere interpellati sono i candidati del centrosinistra: Bersani, Puppato, Renzi, Tabacci, Vendola. Le stesse domande saranno poste ai candidati delle primarie del PDL e di tutti i partiti/movimenti che sceglieranno il loro leader con questo strumento. In una seconda fase, saranno preparate le domande per le elezioni politiche. L'iniziativa non sostiene alcun movimento politico.


Le domande (solo sei) sono precise, toccano vari argomenti ed aspettano risposte.

Le domande
  • Quali politiche intende perseguire per il rilancio della ricerca in Italia, sia di base sia applicata, e quali provvedimenti concreti intende promuovere a favore dei ricercatori più giovani?
  • Quali misure adotterà per la messa in sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico?
  • Qual è la sua posizione sul cambiamento climatico e quali politiche energetiche si propone di mettere in campo?
  • Quali politiche intende adottare in materia di fecondazione assistita e testamento biologico? In particolare, qual è la sua posizione sulla legge 40?
  • Quali politiche intende adottare per la sperimentazione pubblica in pieno campo di OGM e per l'etichettatura anche di latte, carni e formaggi derivati da animali nutriti con mangimi OGM?
  • Qual è la sua posizione in merito alle medicine alternative, in particolare per quel che riguarda il rimborso di queste terapie da parte del SSN? 

Io ho aderito.
Chiunque può diffondere l'iniziativa o aderire se interessato, scrivendo a:

redazione@lescienze.it (specificando nel soggetto "Dibattito Scienza")

Si può seguire il dibattito su Facebook o su Twitter (hashtag #dibattitoscienza #primarieCSX).

Grazie.

Aggiornamento: Cominciano ad arrivare le prime risposte, saranno pubblicate sul sito di Le Scienze (e casomai le riporterò qui), gli organizzatori stanno decidendo come pubblicarle e quando.
Quando arriveranno le varie risposte commenterò solo quelle relative alle medicine alternative.

Sono arrivate tutte le risposte, le trovate sul sito de Le Scienze, qui.

Presto commenterò quelle relative all'ultima domanda (medicine alternative).

Commento alle risposte.

Bersani: mi sembra accettabile, non esistono medicine "alternative" ma solo medicine scientificamente provate e questo è il requisito minimo per un eventuale rimborso tramite il SSN.
Puppato: Dimostra di essere poco informata. La direttiva UE (che non è nemmeno "nuova") è già in vigore in Italia. In ogni caso la sua frase "l'omeopatia, ritengo sia una branca della medicina che ha dimostrato la sua utilità" è significativa delle sue convinzioni. Mi sembra la meno "approfondita" ed interessante delle risposte.
Renzi: Secondo me non ha nemmeno risposto. Dopo una spiegazione su cosa si intende per medicine alternative, parla della situazione relativa alla regolamentazione ed alla formazione degli operatori. Per quanto mi riguarda non è questo che desideravo sapere.
Tabacci: Un risposta corretta ed equilibrata, spazio alle medicine "alternative" sempre relativamente all'approvazione consolidata e diffusa da parte della comunità scientifica.

Vendola: Anche lui si poggia sulle basi scientifiche per convalidare qualsiasi pratica medica. Risposta corretta. Mi è piaciuto il riferimento alla cultura scientifica quale mezzo di crescita e sviluppo di un paese.

Nota finale: molti potrebbero sottovalutare il significato di questa (riuscita) iniziativa. Un gruppo di cittadini (prima) e cultori di scienza (dopo) ha posto una serie di domande a candidati politici i quali (onestamente) hanno risposto. Scegliere chi ci governa è democratico, sapere come la pensa ancora di più. Questa iniziativa quindi, oltre ad un significato politico ne ha uno molto più importante che spero tutti vogliano cogliere. Complimenti quindi ai ragazzi di "Dibattito scienza".

sabato 10 novembre 2012

Perchè ho creduto ad una cura alternativa

Mi arrivano tantissimi messaggi di posta elettronica (e mi scuso con chi non ha ricevuto risposta ma è davvero un'impresa farlo, assicuro che comunque leggo tutto ed approfitto per ringraziare chi mi scrive) e se molti sono messaggi di segnalazione o di incoraggiamento, altri sono storie personali, casi delicati e vicende umane durissime. Non pubblico spesso le lettere che mi colpiscono di più ma (sempre dopo aver chiesto autorizzazione) qualcuna merita di essere letta.

Quella che pubblicherò oggi mi è stata inviata da una persona gentilissima, colta ed educata, con la quale è piacevole conversare e scambiare opinioni. Lei ha fatto uso (non personalmente ma per la malattia di sua madre) di una cura alternativa abbastanza nota. Non serve commentare più di tanto le parole di Maria (nome inventato) perchè fanno riflettere. Quando ci chiediamo i motivi di tanta "ingenuità" nel cadere tra le braccia (avide) di ciarlatani e guaritori, quando restiamo a bocca aperta davanti a persone apparentemente ragionevoli ma che si trasformano in sprovveduti davanti ad un'evidente cura senza utilità, possiamo avere una risposta dalle parole scritte in questo messaggio.
Il messaggio è lungo anche se ho tagliato parti non fondamentali, ma spiega tante cose.

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Buongiorno dottore,

volevo intanto ringraziarla [...].
Vorrei anche raccontarle la mia storia uguale sicuramente a tante altre che ha conosciuto [...]

Sono laureata in biologia e svolgo il mio lavoro in un'industria chimico-biologica, mi piace tutto ciò che è scienza, innovazione e cultura, non ho mai utilizzato medicine alternative, dalla popolare omeopatia a quelle più "estreme", mai fino ad 6 anni fa.

Accompagnando mia mamma ad un controllo medico per disturbi che la colpivano da qualche mese, ho avuto la notizia peggiore che potessi aspettarmi. Mia madre era stata colpita da un tumore all'utero, più precisamente da un sarcoma uterino allo stadio IIB. Come lei sicuramente saprà alla sfortuna della diagnosi si è aggiunta la sfortuna del tipo di tumore e dell'estensione (diffusa oltre l'utero), [...].
Passata la prima fase (disperata, perchè non volevo spiegare esattamente di cosa si trattasse, mia madre era un tipo apprensivo e pessimista), ci siamo affidati con tutte le nostre buone intenzioni al reparto del ginecologo che seguiva da una vita la mamma (e che mi aveva pure fatto nascere).
Ci tengo a sottolineare l'umanità, la professionalità e la passione con la quale mia mamma è stata curata dai medici, dagli infermieri e dal personale tutto dell'ospedale [...], a loro devo molto anche io perchè una buona parola la riservavano anche a me ed alle mie sorelle.
Dopo una prima chemioterapia (che aveva ridotto l'estensione a quasi la metà), mia mamma ha fatto un intervento chirurgico e poi radioterapia e nuova chemioterapia.
Devo dire che i nostri timori di effetti collaterali terribili ed ingestibili non si sono avverati, oltre a qualche disturbo facilmente sopportabile mia mamma si è ripresa subito dall'intervento e non ha sofferto particolarmente durante tutta la fase di cura.
Ero felice per due motivi: mia mamma era viva, per prima cosa e poi non soffriva. La prima paura di quando affronti un tumore è proprio quella legata al dolore ed alla sofferenza.
Tutti i controlli successivi andavano bene e mia mamma ha potuto godere della nascita di una nipotina, ha viaggiato, ha coltivato i suoi hobby e nessuno avrebbe potuto definirla "ammalata".

Poi il momento della ricaduta, esattamente un anno fa, quando il risultato di uno dei vari controlli periodici (sempre negativi fino ad allora) faceva sospettare qualcosa di poco piacevole. Così fu: una recidiva.
Per la sede della lesione e per il tipo di malattia il medico fu chiaro: c'è poco da fare, la mamma era inoperabile e l'unica speranza era una chemioterapia palliativa e forse delle sedute di radioterapia. Alla mia domanda sulla possibile sopravvivenza il medico rispose che in genere non si supera l'anno.


Me lo aspettavo ma speravo che questo momento arrivasse il più tardi possibile ma era arrivato. Accettai le cure proposte dal nostro medico (che ebbero il loro effetto, le masse crescevano molto lentamente ed inizialmente erano pure regredite) ma contemporaneamente mi misi alla disperata ricerca di altre possibilità.
Mentre cercavo su internet e leggevo delle cure più incredibili [...] in un forum fui letteralmente catturata da un gruppo di sedicenti "guariti" da una di queste cure.
Era la famigerata "cura [...]". Quelle persone erano felici, esaltate, mi ricordavano le riunioni di rappresentanti di oggetti per la casa alle quali partecipavo quando cercavo lavoro, piene di luci, suoni, urla, tutto creava un'atmosfera surreale, ti ipnotizzava, volevano a tutti i costi trascinarti nel loro gruppo, una sorta di cerchio magico che ti attirava come sirene suadenti.

Approfondii la conoscenza della cura [...] ed approfittando dei miei studi ho letto libri, studi, ho raccolto centinaia di dati di letteratura, ho letteralmente rivoltato il sito della cura, ho perso sonno e persino qualche ora di lavoro, quando mi recavo distante per parlare con qualcuno.
Mi resi conto che ero in preda ad un'isteria mai provata, quello che leggevo erano banali storie di chi deve convincerti di qualcosa che non esiste, la "famosa" cura [...] era una delle tante versioni che si trovano su internet per illudere i malati. Non c'era niente di interessante o "scientifico", mi trovavo di fronte al nulla spacciato per "scienza", [...] e non era credibile e lo stesso pensava il medico curante di mia mamma, il mio, due parenti medici (che nemmeno sapevano che esistesse acora una cura del genere). Parlai pure con alcune persone guarite grazie alla cura e due le incontrai personalmente.
Mi fecero leggere dei documenti e, anche se con un po' di difficoltà, riuscìi a capire che quella cura non aveva niente a che fare con la loro guarigione, quelle donne erano state curate completamente in ospedale esattamente come mia madre, con un intervento chirurgico ed una anche con le consuete sedute di chemio e radio ma per loro questa parte delle cure non esisteva, era stata rimossa, era stata tossica e pericolosa e doveva essere cancellata, nonostante le avesse mantenute in vita. Arrivai a tante delle conclusioni che anche lei ha scritto nel suo sito su questo metodo.
Tutto il merito del loro stato di salute era dovuto alla cura che avevano fatto, anche se questa arrivò dopo quelle effettuate in ospedale, ne erano realmente sicure e in buonafede, anche loro erano esaltate ed in preda a una specie di crisi mistica nei confronti del loro "santone" ed anche io, nonostante l'evidenza mi diceva di non avere trovato una soluzione al mio problema mi buttai in quella specie di "fede cieca" che non mi faceva notare nemmeno i migliaia di euro spesi per le medicine.

Prenotai non senza qualche difficoltà una visita dal dott. [...] e mi trovai davanti ad una persona che restava sul vago ma mi dava le speranze che i medici non mi avevano dato. Mi prometteva risultati, "in tanti anni sono tantissime le persone ancora tra noi", sorridente, suadente, anche un po' viscido, ma ipnotico, con l'aria da saggio, mi passa una ricetta stampata raccomandandomi di acquistare i farmaci in una farmacia ben precisa che era l'unica "autorizzata", mi colpì la sua espressione quasi sofferente da maschera di commedia greca, aveva una espressione che sembrava recitare una parte e sussurrava.
Dopo aver pagato mi resi conto di essere uscita da una specie di santuario, provavo la stessa cosa che si prova quando si esce da una chiesa nella quale si è pregato per ricevere una grazia o una concessione, mi sentivo libera, soddisfatta, piena di speranza e fiduciosa, ero piena di fede. Ha presente quando viene voglia di gridare con tutta la forza possibile e dopo averlo fatto ti senti libera? Ecco, io avevo quella sensazione: la realtà dell'ospedale e la speranza dell'impossibile.

Mi superai per fare quella cura in maniera perfetta, seguendo pedissequamente le indicazioni del dottore che visitò mia mamma. Orari precisi, decine di pillole, somministrazioni temporizzate, cavi, batterie e rituali di somministrazione. [...], spendevo tanti di quei soldi che la mia condizione di persona benestante passò in poche settimane a quella di una piena di debiti e senza alcuna possibilità di concedersi uno svago o un piacere extralavorativo.

Ero felice però, più di mia mamma che non sopportava tutte quelle medicine, che voleva essere lasciata in pace e mi rimproverava ma io credevo di farlo per lei, che era tutto per aiutarla.
Al controllo successivo, dopo tre mesi, la malattia era stabile, nessun miglioramento. Il medico mi disse che non era un male e sottintese che era meglio ripetere il controllo in un altro ospedale perchè spesso i medici boicottavano e falsificavano i risultati degli esami di chi era sotto cura da lui. Inoltre un risultato degli esami del sangue era diminuito di un po': ecco, mi disse il medico, visto che la cura comincia ad agire?
Io, come la fedele alla liturgia, ripetevo lo stesso esame in un altro ospedale (altri soldi, altra fatica, giorni di lavoro saltati, sacrifici...). Risultato praticamente identico.
Però mia mamma stava bene, usciva, mangiava, come se non avesse nulla e così mi catapultavo nei luoghi di ritrovo virtuali dei "fedeli" della cura e parlavo di miglioramenti, l'esame era sceso un po' e mia mamma stava benissimo, forse era tutto vero, forse quella cura serviva veramente, ero sommersa di complimenti, abbracci, cuoricini, tutti contentissimi che la cura "stava funzionando".
Il medico continuava ad essere ottimista: "non deve preoccuparsi, se fa bene la cura sua mamma avrà benefici", mi rispondeva il dottore con un sorriso e così facevo, continuavo la cura rischiando l'esaurimento per la complessità delle cose, sopportavo gli effetti collaterali (che per ironia della sorte erano più pesanti di quelli della chemio) e passavano i giorni, sicura che al prossimo controllo tutto si sarebbe risolto.
Invece no al controllo successivo era tutto peggiorato, un linfonodo però, all'altezza dell'inguine, era quasi sparito e mi aggrappavo a quello. Per il medico, per me e per tutti i miei nuovi "amici" conosciuti su internet, la cura andava alla grande, quella era la prova certa che la cura funzionava. Il medico mi disse che avrebbe presentato il caso nel suo prossimo congresso perché era soddisfatto dei risultati.
Mia mamma cominciò a stare male, giorno dopo giorno cominciò a spegnersi fino a quando fu necessario il ricovero in terapia intensiva.

Dopo solo una settimana nella quale io, come una fissata, continuavo a somministrarle di nascosto quello che potevo la riportammo a casa.
Morì esattamente quando aveva previsto il suo oncologo, dopo meno di un anno, senza nessun beneficio, senza miglioramenti, senza vantaggi. Mi sono trovata senza mamma, senza soldi e vuota nell'anima.

Frattanto il gruppo di internet che mi aveva fatto conoscere la cura era sempre sorridente, incoraggiante, festante, dopo le condoglianze, passavano al prossimo malato: ce la fai! Siamo con te! Coraggio!...
Dove trovi decine di persone che ti dicono che sconfiggere quella malattia è possibile e semplice, che sorridono di continuo, che incoraggiano?

Ho autoanalizzato il mio comportamento e credo di aver capito che la vera malata ero io. Avevo bisogno di una spalla, di un gruppo di sostegno. Mi servivano certezze e tutte queste cose la medicina non può (ovviamente) dartele. Me le davano quelle persone, il medico, la speranza. Ero in uno stato di ipnosi tale che avrei potuto giurare che mia madre stava meglio quando invece si spegneva giorno per giorno. Mia mamma è stata curata ed è sopravvissuta grazie al lavoro di un ospedale pubblico che io ho presto dimenticato e per questo mi sento in colpa profonda. Quando faceva la cura alternativa, non ne ha ricevuto nessun beneficio se non quello di aver perso tutti i suoi risparmi, ma io raccontavo di miglioramenti, di passi da gigante che esistevano solo nella mia testa e probabilmente ho contribuito a convincere qualcun altro a seguire questa strada folle e pericolosa, ma non pensavo di raccontare un sogno e non la realtà.
Mia mamma non ha avuto nessun sollievo, nessun giovamento, nessun aiuto dalla cura alternativa: l'ho presa in giro per farmi sopportare la sofferenza, in quel modo ho aiutato me non lei. La cura alternativa è servita a me, non a lei e la cosa che più mi ha fatto soffrire è averla messa nelle mani di certe persone per mia consolazione non per suo giovamento.

Sono uscita fuori da una crisi successiva a quello che per me è stato un errore. Affidando mia mamma nelle mani degli alternativi le ho rubato salute e speranza, le ho mentito ed ho mentito a me stessa. Questo non me lo perdonerò mai, ma la cosa che più mi dispiace è che non ho reso giustizia a chi ha curato davvero la mamma con amore e professionalità, tutto il personale dell'oncologia e di ginecologia dell'ospedale [...].
Loro mi hanno chiesto notizie di mia mamma, il dottore alternativo oggi ha nel suo sito il caso elencato tra quelli "guariti" (gli ho scritto per farlo togliere ma non lo ha fatto) e mentre mia mamma moriva, lui era al congresso che raccontava una guarigione che non era mai avvenuta e non ha mai chiesto come fosse andata a finire, per lui mia mamma è ancora viva.

Il mio unico grazie va ai medici ed al personale di Milano, al dottore della cura alternativa non devo nulla e spero che di lui, per chi crede, si occuperà una giustizia molto più severa di quella terrena. Non mi resta altro da fare [...].

La ringrazio [...]

Maria

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Alla prossima.

mercoledì 31 ottobre 2012

MedNotizie: barba, capelli e...fave

Ecco una rassegna di notizie ed aggiornamenti, alcuni davvero imperdibili.

Omeopatia, crisi e pubblicità.


Anche in Scozia, paese che da sempre ha accettato l'omeopatia tra i ranghi della sua "salute pubblica" (tanto da rimborsarne i costi con il servizio sanitario nazionale) comincia a riflettere sull'opportunità di continuare a pagare una superstizione ormai sorpassata con soldi pubblici. Dubbi sull'utilizzo di questa pratica arrivano ormai da tutte le parti, come dall'associazione dei medici, da quelle politiche e dalle commissioni parlamentari inglesi e solo uno su sette PCT (Primary Cure Trust, più o meno come i nostri distretti sanitari) rimborsano rimedi omeopatici, un crollo incredibile (nel 2008 un terzo di essi rimborsava gli acquisti di omeopatia). Nel Regno Unito si sta arrivando inesorabilmente all'abbandono del rimborso dell'omeopatia. Si è arrivati al punto da mettere in moto una consultazione pubblica sull'opportunità di continuare a finanziare le spese omeopatiche (compreso un ospedale omeopatico esistente da anni) con fondi pubblici, soprattutto alla luce di un periodo di crisi economica globale. Margaret Watt dell'associazione scozzese dei pazienti sostiene che la possibilità di scegliere anche l'omeopatia è un diritto dell'uomo ed in fondo è comprensibile. Se una persona è correttamente informata di ciò che è l'omeopatia, se sa di acquistare caramelle zuccherose, è liberissima di spendere i suoi soldi come preferisce. Anche in Italia.
In fondo lo stato non permette l'acquisto di alcol, tabacco e giochi d'azzardo? Perché proibire le innocue caramelline degli omeopati (basta che non sia la collettività a pagare le superstizioni personali)? L'importante è informare bene, correttamente e senza operazioni di marketing. Avviso contrario di Keir Liddle, rappresentante della Edimburgh Skeptics (associazione che promuove il pensiero critico e la scienza): "Non è etico per il servizio sanitario nazionale prescrivere qualcosa che si sa essere un placebo [...] non si possono sprecare soldi trattando i pazienti con cose che non funzionano".
Sapremo cosa decideranno gli scozzesi nelle prossime settimane. Proteste ed allarme anche in Australia dopo gli annunci di diversi omepati sull'uso delle caramelle zuccherine per curare qualsiasi cosa (cancro e violenza domestica (!) e shock anafilattico inclusi), il presidente dell'AMA (Australian medical association) chiarisce che l'omeopatia è non testata e non provata, "implausibile biologicamente ed è pericoloso affermare che funzioni".

E da noi?
Da noi la Boiron (la più nota multinazionale farmaceutica di omeopatici) agisce direttamente sui consumatori ed organizza incontri festosi con esibizione di artisti e pareti colorati indirizzate alle mamme che partecipano a giochi e quiz. Così, tanti blog per mamme premurose, raccontano la giornata di festa passata in azienda, con tanto di logo pubblicitario e link che rimandano alle pagine della multinazionale. Pubblicità? Nooo, solo un simpatico e giocoso "servizio informativo" (immaginate se la Bayer organizzasse allegre gite per famigliole felici...). Alla faccia della pubblicità occulta (art.128 comma 2 DLGS 219/2006: "E' vietata qualsiasi forma di pubblicità al pubblico dei medicinali omeopatici di cui all'articolo 20, comma 1"). Il garante del commercio lo sa? Ora sì.

Fidanzati e somatizzazione

Ricordate la dottoressa Mereu? Quella che cura svariate malattie con il "rito della medaglietta" (ovvero introducendo una medaglietta con l'immagine della madonna in vagina)? Quella che dice che la medicina è tutta corrotta e sbagliata ma si guadagna il pane lavorando in guardia medica? Che utilizza "lo strumentino" (un vibratore tascabile) per curare i dolori o le coliche? Ha scoperto un suo problema, una sorta di "autodiagnosi", la colpa di tanti suoi malanni sono i fidanzati, quattro messaggi a raffica sulla sua pagina Facebook fanno intuire l'origine dei suoi disturbi:

Beh, ognuno è libero di credere a quello che vuole ma la dottoressa non si è mai chiesta perchè tutti i suoi fidanzati scappassero via? E mi chiedo: ma dove li trovava questi, la bizzarra dottoressa? E' vero che la propria vita è il risultato delle proprie esperienze, ma fortunatamente tante donne un ragazzo come si deve lo trovano ed in quel caso di sicuro, si può fare a meno del "rito della medaglietta".

Curarsi con la fava, un rimedio naturale per svariate patologie
C'è anche una parte di un suo libro che merita di essere letta. Sembra una freddura, di quelle che si leggono ogni tanto in certi libri umoristici, invece sono parole della dottoressa Mereu, iscritta all'ordine dei medici di Cagliari:
GLI INCIDENTI COME LA MALATTIA: "Mi ricordo di un signore che mi raccontava di avere una relazione amorosa molto penosa con una donna con cui si vedeva molto poco, e di questo ne soffriva, ma non riusciva a chiudere la relazione. Ebbe un incidente uscendo da uno stop, con il ciclomotore "ciao"". (Da "La trappola dell'Eros" - G. Mereu - 2005 pag. 164)
Capito? L'uomo non sapeva come chiudere la relazione ed è morto con un "ciao". Roba da non crederci.
E' un vero peccato che non esista un modello di ciclomotore che si chiami "arrivederci", lo comprerebbero tutti.
Anche questa è da non perdere: racconta la dott.ssa Mereu sulla sua pagina di "fans":
Ho visto ieri una signora con una eruzione vescicolosa all'anulare ed al mignolo del piede sinistro e fra le due dita aveva una spaccatura. Le ho chiesto se aveva un dispiacere causato da un bambino o da una persona infantile.
Stava assistendo sua madre sofferente di Alzeimer [sic] che e' una patologia che porta ad una regressione con comportamento infantile.
La premonizione "azzeccata" della dott.ssa Mereu
Cioè, lei ha chiesto se ci fosse un problema con bambini, no, il problema è con una madre anziana, però ha l'Alzheimer (la dott.ssa non conosce nemmeno i nomi delle malattie) e quindi ha indovinato lo stesso. Mi ricorda quei cartomanti da programma TV, quelli che ricevono telefonate in diretta, sapete quando dicono "hai un problema con tuo marito!" e la donna al telefono: "ma io non sono sposata...", "certo, allora è con tuo fratello", "...ma non ho fratelli", la cartomante si arrampica: "quindi è colpa di un amico...", "non ho amici..." e la cartomante: "amica mia, ma esci e fatti una vita però...!". Peccato che da qualche settimana la pagina sia scomparsa (sembra per problemi legali), era un esempio di quanto sia ingenua la gente e di come questo sia sfruttato da persone senza scrupoli.

L'aqua miracolosa

Non è una notizia recente ma vale la pena raccontarla.
Decine di persone sono state denunciate dai NAS perchè vendevano acqua proveniente dai santuari religiosi più noti (Lourdes, Fatima ed altri) per curare le malattie, cancro compreso. A capo dell'organizzazione una biologa che tramite siti internet e passaparola attirava clienti allo scopo di piazzare le sue boccette inutili.
Per lei tutte le malattie erano dovute ai "peccati" commessi e solo la protezione dell'acqua "santa" poteva guarirle.
Noi aggiungiamo che anche altri disastri, come epidemie sono causate dai peccati di tutti gli uomini.
Dio permette le guerra o le epidemie per il nostro bene. Si tratta di capire il significato di questi SEGNI.
Perché allora non utilizzare di più queste ACQUE MIRACOLOSE PER AIUTARE A GUARIRE I MALATI?
Già, perchè non usare l'acqua per guarire le malattie?
Soprattutto quando esistono decine di creduloni o disperati che pur di tentare qualsiasi cosa cadono in questo tipo di trappole.
LE ACQUE MIRACOLOSE SONO DI PROTEZIONE E AIUTO PER GUARIRE ANCHE DALLA POLMONITE SARS, PREMETTENDO SEMPRE LA DECISIONE DI RITORNARE A DIO PER MEZZO DI GESU’ CRISTO, SUO FIGLIO E CON GUIDA DI MARIA VERGINE.
 Naturalmente non basta il riferimento religioso per vendere bene l'acqua fresca, un'aggiunta di tipiche "supercazzole" aumenta l'effetto "pseudoscientifico":
Tali Acque, studiate e catalogate a seconda della prevalenza energetica e frequenziale, vengono date in microinformazione dove è necessario, per ripristinare un corretto moto vibratorio grazie al fenomeno di risonanza che così si aziona. Non vengono usati apparecchi elettromagnetici a infrarossi, né tanto meno laser. Solo Acque naturali.
La guaritrice ascoltava dalla viva voce del malato la malattia da curare e dopo qualche frase di rito vendeva delle boccettine che contenevano piccole quantità di acque dichiarate come provenienti dai santuari sede di culto religioso. Il malato doveva passare l'acqua in varie parti del corpo ed una non meglio specificata "energia" lo avrebbe guarito in breve tempo.
Nel sito della biologa miracolosa tanto di prescrizioni e dosaggi per un "sicuro" risultato (per le tasche della santona, sicuramente):
Informare l’acqua del MATTINO con 9 gocce di 7f FT (sette frequenze Fatima), 9 gocce di 7f L (sette frequenze Lourdes), 9 gocce di 7f SMF (sette frequenze Santa Maria alla Fontana) e 4 gocce di PAO.

Informare l’acqua del POMERIGGIO con 9 gocce di 7f FT (sette frequenze Fatima), 9 gocce di 7 f MT (sette frequenze Montichiari), 9 gocce di 7f SMF (sette frequenze Santa Maria alla Fontana) e 4 gocce di PAO.

Informare l’acqua della SERA con 9 gocce di 7f FT (sette frequenze Fatima), 9 gocce di 7f MJ (sette frequenze Medjugorje), 9 gocce di 7 f SD (sette frequenze San Damiano) e 4 gocce di PAO.
La donna ha provato fino all'ultimo a negare che le sue "cure" fossero destinate ai malati ma è stata incastrata da un video di una nota trasmissione italiana che ha filmato le sue "diagnosi", le cure e le prescrizioni di acqua.
I clienti non mancavano, come si sa, dove ci sono gli ingenui pullulano i venditori di acqua fresca. Sequestrati locali adibiti ad ambulatori, quattromila flaconi di acqua ed attrezzature, la biologa miracolosa teneva corsi a pagamento nei quali "addestrava" altri santoni alla vendita di acqua ai malati.

Barba, capelli e...

La chirurgia plastica ed estetica è una branca della medicina serissima, utile e soprattutto che permette a persone con gravi problemi di risolverli o quanto meno di attenuarli.
Si è però assistito innegabilmente ad una progressiva "svendita" di questa importante specialità chirurgica. Da medicina per curare i gravi inestetismi congeniti o acquisiti, la chirurgia plastica si è diffusa come medicina "della bellezza". Nulla di strano o di probito, intendiamoci, ma come spesso accade, banalizzare una procedura medica la rende "stupida", semplice, ridicolizza un atto nato per aiutare chi ha bisogno di un aiuto per vivere meglio. Non è facile stabilire i limiti della ragionevolezza in chirurgia estetica: se è bellissimo far ritrovare la "normalità" ad un individuo affetto (ad esempio) da una malformazione o che ha avuto un grave incidente, potrebbe esserlo anche risolvere i problemi personali e psicologici di chi ha "solo" un naso asimmetrico o un seno poco sviluppato. Di certo per anni chi ricorreva alla chirurgia estetica per migliorare l'aspetto fisico senza che il problema fosse dovuto a gravi anomalie, è stato additato come persona "frivola", con scarsa autostima, quasi che il suo desiderio, più che un'esigenza, fosse un capriccio.
In realtà la chirurgia plastica è una specialità chirurgica serissima e complicata che richiede passione e capacità ed è stata protagonista negli anni di veri e propri miracoli, essendo riuscita a restituire a diversi individui la voglia di vivere e l'autostima.
Ma accanto a questi gesti fenomenali si assiste anche a qualche estremismo. Dagli interventi di chirurgia estetica sulle labbra e sul seno che spesso trasformano (in peggio) chi li richiede a quelli ancora più incredibili su altre parti del corpo.
Ma la nuova frontiera della chirurgia plastica è ancora più "spinta" (in tutti i sensi): se finora si limitava all'aspetto "esteriore", quindi visibile del corpo umano, da qualche anno sono proposti interventi ai genitali, parte del corpo che, in genere, è coperta e in ogni caso visibile solo a pochi (tranne per chi quelle parti le mostra nei film o per lavoro...). Si chiama chirurgia plastica ed estetica genitale e conta diversi specialisti del settore, alcune società mediche (tra le quali la società europea con presidenza italiana), cliniche private che svolgono questo tipo di interventi e cataloghi con immagini "prima e dopo" l'intervento. La chirurgia plastica genitale deriva pienamente dalla chirurgia ginecologica, nella quale da decenni, si effettuano interventi di correzione di problemi legati all'età ed anomalie dell'apparato genitale femminile, tanto che sono migliaia, solo in Italia, le donne che hanno subìto e continuano a subire interventi chirurgici di questo tipo che con "l'estetica" hanno poco o nulla a che fare e ciò avviene in qualsiasi reparto di chirurgia ginecologica. Con una svolta "moderna" (e molto probabilmente con scopi ben poco "medici") gli stessi identici interventi sono pubblicizzati come "ringiovanenti", come se migliorare l'aspetto e la funzionalità di un organo genitale facesse diventare più giovane chi lo subisce e si svolgono quasi sempre in cliniche private dai prezzi non proprio economici. In realtà gli interventi di miglioramento della funzionalità genitale femminile esistono da decenni e rappresentano addirittura una delle basi della chirurgia ginecologica.

Tutto questo potrà sembrare strano ma è nulla in confronto a quello che ho letto in una locandina di un serissimo congresso di sessuologia svoltosi in Italia nei mesi scorsi.

L'acconciatura del pelo. No, non quello dei capelli.
L'acconciatura vulvare. Già avete capito bene.
Care donne, da ora in poi, prima di andare ad un matrimonio o di passare una notte di passione con il vostro partner, una passata di spazzola e phon (i bigodini meglio no...) e sarete come nuove. Scatenate la fantasia, ricci, lisci, meches ed extension (si scrive così?) diventeranno il vostro pane quotidiano più di quanto già non lo siano.
Esiste il taglio punk, quello a spazzola e quello a zero. C'è anche chi preferisce le treccine rasta.
Ma la domanda nasce spontanea: si deve andare dal ginecologo o dal parrucchiere?
Ma soprattuto: da domani dovrò attrezzarmi di forbici, rasoio e tinture?
Mamma mia...
Qui tra medagliette e tagli innovativi tra un po' lo studio del ginecologo diventerà un centro estetico!

I vaccini causano qualsiasi cosa

Periodo burrascoso per le vaccinazioni e allora parliamone. Hanno fatto notizia le sentenze che avrebbero legato le vaccinazioni all'autismo, nonostante le evidenze scientifiche, annunciate con toni trionfalistici (com'è bello danzare sulle tragedie...) dai movimenti antivaccinisti. La realtà non è come quella raccontata (uno dei casi non aveva nulla a che vedere con l'autismo ma era una reazione allergica alla vaccinazione) ed in ogni caso non sarà certo una sentenza (fortunatamente) a cambiare la scienza, ma la disonestà intellettuale degli antivaccinisti ha aggiunto un'altro mattone al muro che li separa dalla realtà.

Se da noi le bufale antivacciniste sono ormai arrivate persino nei tribunali, all'estero questo succede da tempo. Ha fatto discutere il caso di Alan Yurko, statunitense accusato dell'omicidio del figlio di 10 mesi morto nel 1999 in seguito alle lesioni della cosiddetta "shaken baby syndrome" (SBS, "sindrome del bambino scosso"), una serie di danni fisici provocati dal violento scuotimento del corpo che arrivano ad essere anche letali: è un quadro abbastanza conosciuto, casi di genitori che, sottoponendo un bambino a strattorni e "sbattimenti" violenti per esempio per scatti d'ira o "rimproveri" discutibili, procurano gravi danni fisici. L'uomo, prima arrestato, ha tentato l'evasione ed è stato successivamente liberato per un'autopsia che lo scagionerebbe, il tutto seguito da un "movimento" che chiedeva il suo proscioglimento nel modo più vergognoso: la colpa della morte del figlio non sarebbe sua ma dei vaccini. I particolari della vicenda sono agghiaccianti (ho letto l'autopsia del bambino, le lesioni subite sono gravi e prolungate nel tempo, fino al suo decesso) ma ancora di più lo è la strumentalizzazione della vicenda da parte dei gruppi antivaccinisti. Per loro, Yurko sarebbe un eroe, un simbolo del loro movimento. L'ennesima dimostrazione dei danni da vaccino, esattamente come strumentalizzano altri casi, quello dell'autismo per primo.
In realtà è stata proprio l'autopsia che ha scagionato l'uomo ad essere incredibilmente superficiale e piena di errori (uno su tutti: il bimbo è descritto "di colore" quando è bianco). Ora Yurko è di nuovo in carcere per falsa testimonianza. Insomma, pur di portare acqua al proprio mulino, gli antivaccinisti non si fanno scrupoli, neanche da noi in Italia, il vaccino per loro è causa di tutti i mali, l'autismo primo tra tutti, ma anche altre malattie. Una delle ultime è il diabete (un altro risarcimento è giustificato così, il diabete di un bambino sarebbe stato causato dal vaccino) ma c'è di peggio, come nel caso che vedremo che va oltre ogni immaginazione.


La vaccinazione avrebbe causato la sindrome di Down in una bambina riminese. Sapete cos'è la sindrome di Down? E' la presenza, nel corredo cromosomico di un individuo (quindi in tutte le sue cellule), di un cromosoma in più nella coppia n°21 (per questo è detta trisomia 21), a causa di un "errore" al momento delle prime divisioni della cellula che avrebbe dato luogo al futuro individuo.
Il vaccino avrebbe provocato la comparsa (perchè la sindrome è congenita, presente cioè dalla nascita) dal nulla di un cromosoma in tutte le cellule di quella bambina, in pratica una trasformazione vivente, un evento mostruoso mai osservato in natura. Nemmeno un film fanta-horror sarebbe arrivato a tanto.
Dice l'articolo:
"Alte concentrazioni di alluminio può portare la sindrome di Down perché incide sulle variazioni di conformazione del DNA necessarie per l’espressione genetica."

Un'idiozia del genere è insuperabile.

Io evito qualsiasi commento perchè continuando così la ragione sarà sostituita dalla follia pura, però provate a chiedervi perché si cerchi di affidare ai vaccini qualsiasi colpa, una risposta c'è.
Ma torniamo alla realtà con un piccolo aggiornamento, a proposito della vaccinazione antiinfluenzale (ricordate il virus H1N1?) della quale fu raccontato di tutto pur di terrorizzare l'opinione pubblica, uno studio recente (e molto accurato, su 53432 individui) ha escluso ogni correlazione tra vaccinazione in gravidanza e danni al feto, aborti, parti prematuri, malformazioni o ritardo di crescita fetale. Mentre c'è chi gioca sporco, la medicina progredisce.

Sclerosi multipla e CCSVI

La storia è iniziata qualche anno fa e ne ho parlato proprio in questo blog.
In breve, uno scienziato italiano, Paolo Zamboni, ipotizzava che la sclerosi multipla fosse causata da un'occlusione delle vene che arrivano alla testa e che la "disostruzione" di queste vene portasse a miglioramenti evidenti della malattia.
Il web, i giornali e la televisione, come spesso accade, si lanciarono a capofitto sulla notizia, parlando di "cura della sclerosi multipla", ma anche di complotto, di "big Pharma" (naturalmente...), di medici ed associazioni che "nascondevano" la scoperta per interessi personali. Storie già sentite.
Nonostante la poca plausibilità dell'ipotesi (e questo dimostra per l'ennesima volta come la scienza studi qualsiasi idea), furono realizzati i primi studi e dopo qualche anno possiamo cominciare a trarre qualche conclusione.
Le ricerche hanno risultati contrastanti ma nessuno di questi conclude che la "cura" dell'insufficienza venosa cerebrale (CCSVI) possa curare la sclerosi multipla. Questo è un punto abbastanza fermo e sufficientemente chiaro perché, mentre alcuni studi sembrano mostrare un buon effetto temporaneo e soggettivo, altri non mostrano alcun miglioramento.

Altri studi e l'osservazione dei pazienti hanno mostrato significativi miglioramenti in sottogruppi di individui, vi sono cioè persone che migliorano ed altre che non hanno alcun risultato. Sono stati registrati alcuni effetti collaterali anche gravi (sembra anche alcuni decessi, anche se non certamente legati alla procedura).
Lo stesso Zamboni, nel suo studio più recente, sembra evidenziare che, se da un lato i test per valutare i sintomi dei pazienti con sclerosi risultavano migliori in coloro che avevano eseguito la procedura, questo non valeva per tutti. Anche nei suoi esperimenti la "disostruzione" delle vene cerebrali non ha migliorato tutti e per tutti i sintomi.
Sembra evidente inoltre che i miglioramenti non siano prolungati nel tempo.
C'è un altro particolare che fa riflettere e che è emerso da alcune ricerche: i risultati della metodica sembra possano variare cambiando la tecnica di valutazione. Per capirci: alcuni esami mostrano miglioramenti più importanti, altri sembrano mostrare scarsi cambiamenti. Servirebbero quindi studi più precisi e statisticamente attendibili, anche se emerge chiara una prima conclusione: la CCSVI non è la causa esclusiva della sclerosi multipla (e questo smentisce Zamboni che ipotizzava la presenza del problema venoso nel 100% degli individui con sclerosi), elemento che emerge anche in studi su cavie e che altri avevano sospettato.
Tanto era dibattuto l'argomento (sospetti complottistici a parte) che si era mossa anche l'AISM (Associazione italiana sclerosi multipla) con uno studio molto ampio che serviva a fare chiarezza.

Qual è quindi la conclusione alla quale siamo giunti con gli studi?
Ciò che è emerso finora è che la "disostruzione" delle vene cerebrali non è la cura esclusiva per tutti i casi di sclerosi. Non tutti i pazienti con sclerosi mostrano ostruzione venosa e chi mostra miglioramenti misurabili (molto variabili da un individuo all'altro e da uno strumento all'altro) non sembra beneficiarne per lungo tempo. Vi è un'alta incidenza di "restenosi" (cioè una ricomparsa del "restringimento" delle vene). Sono stati riportati infine, alcuni effetti collaterali anche gravi.
Si è aggiunto come detto un altro dato, arrivato proprio pochi giorni fa.
Lo studio dell'AISM è giunto alla fine e le conclusioni sono piuttosto chiare (e si tratta di uno studio in doppio cieco, è importante, ed effettuato in centri diversi): la CCSVI non è causa della sclerosi multipla. I risultati sono emersi su 1767 pazienti, la malattia vascolare si riscontra anche nei soggetti sani (in questi nel 2% dei casi, in quelli con sclerosi nel 3%, quindi in percentuali praticamente sovrapponibili) e non vi sono elementi che facciano pensare ad un nesso tra le due cose. Il prossimo passo sarà quello di stabilire se la cura della CCSVI può essere utile a chi soffre di sclerosi.

Fondamentalmente questa non è una bella notizia ma sia l'ennesima lezione per l'informazione (trasmissioni televisive comprese) che ha lucrato e fatto spettacolo su un argomento così delicato e che coinvolge così tante persone.
Centinaia di persone con questo problema si sono recate all'estero in strutture non ufficiali per inseguire una speranza, hanno speso una marea di denaro, hanno rischiato, si sono illuse ed hanno insultato e denigrato i ricercatori che continuano a lavorare per loro perchè spinti al sospetto ed alla rabbia da varie parti (tutte con un interesse personale che non aveva nulla a che fare con quello dei pazienti).
I carnefici sono sempre gli stessi (quelli che cercano scoop ed i disinformatori), le vittime anche (chi ha un problema di salute).
Quando impareremo a parlare solo al momento opportuno?

Alla prossima.

lunedì 22 ottobre 2012

Guida al mestiere di ciarlatano

Vi racconto un mio ricordo di gioventù che mi ha fatto riflettere.
Ogni anno, da ragazzo, partecipavo alla festa (famosissima) della patrona della mia città (prima di trasferirmi altrove). Era un'occasione unica per sentire profumi e sapori che andavano sparendo, per ricordare la mia infanzia e poi la confusione, i colori, la gente, un buon modo di passare qualche serata. Puntualmente, ogni anno, tra una bancarella di dolci ed una di giocattoli, c'era quella del "gioco a premi". Era lì, ufficialmente, non nascosta o in un angolo, era ogni anno nello stesso posto e sotto gli occhi di tutti, forze dell'ordine comprese.

Chi stava dietro la bancarella parlava con un microfono e faceva rumore, tanto che davanti a lui si raccoglieva sempre un bel capannello di curiosi. Ogni anno mi fermavo anche io ed un paio di anni fa ritrovai la stessa bancarella con la stessa persona, allo stesso posto. Mi fermai anche questa volta. Da tempo ero incuriosito da quel "gioco" che attirava tanta gente, volevo capire di cosa si trattasse, esercitava un fascino strano, quasi irresistibile. Davanti all'uomo un enorme quantitativo di oggetti: radio, televisori, oggetti per la casa, orologi, persino computer portatili e telefonini in abbondanza, ognuno contrassegnato da un numero.
L'uomo agitava ritmicamente ed in maniera ipnotica una scatola di legno facendo un rumore insopportabile. Anche l'ultima volta che vidi il "banditore" all'opera, il gioco era sempre lo stesso.
Dalla scatola uscivano delle palline numerate, una sorta di "bingo", una tombola ambulante. La pallina che usciva dalla scatola andava direttamente in mano a chi aveva pagato la partecipazione al gioco: 5 euro una pallina, 10 euro tre.
In pratica alcune palline erano "vincenti" (perchè il numero riportato corrispondeva ad un premio tra gli oggetti esposti), altre "perdenti" (perchè contrassegnate da un numero che non corrispondeva a nessun oggetto tra quelli in palio).
Il vincitore poteva scegliere: prendere l'oggetto vinto o ricevere il corrispettivo valore in denaro.

Così anche quella volta, come sempre accadeva, il primo giocatore perse i soldi, il secondo anche, il terzo no. Ho visto con i miei occhi che la sua pallina corrispondeva al numero che segnava un telefonino.
Il "banditore" chiedeva quindi cosa preferisse ricevere: il premio o i soldi?
Il vincente scelse i soldi.
Così il banditore mise le mani in tasca e cominciò a contare: 10, 20, 30, 50,...,250. Duecentocinquantaeuro!! Urlava ad alta voce. L'uomo si allontanava sorridendo perdendosi tra la folla, tra gli sguardi un po' stupiti degli "spettatori".
La vittoria sembrava una possibilità reale, i premi esposti corrispondevano a tantissimi numeri (le palline andavano da 1 a 99), almeno 70. Il gioco invogliava, vincere facilmente un PC o un telefonino era molto invitante.

Ma mentre guardavo e riflettevo, la scatoletta con le palline era di nuovo in moto con un fracasso incredibile.
Un altro perdente, un altro ancora, poi un altro ed ecco un vincitore: "vuole il computer o i soldi?" "I soldi!" rispose il fortunato.
Ed il banditore, di nuovo contando i soldi ad alta voce, posava le banconote una ad una sul palmo della mano del vincitore: seicento euro!

Il successivo perse ed anche gli altri tre che lo seguirono.
Pensavo: ma se il banditore guadagna 30 euro e poi ne perde centinaia, che senso ha?
Non è qui a fare beneficienza e nemmeno ha voglia di regalare soldi a degli sconosciuti. Qualcosa non quadra.

Aspettai ancora un po' perchè dovevo capire il "meccanismo" del gioco.
Altri due perdenti e puntuale un vincitore, altre banconote ad alta voce e si ricomincia.
Questa volta però provai a seguire con lo sguardo il vincitore del denaro che si allontanò mescolandosi alla folla enorme presente alla festa.
Dopo una decina di metri l'uomo tornò indietro, si avvicinò alla bancarella del gioco e diede i soldi "vinti", che ancora teneva in mano, ad un altro personaggio che andò dietro la struttura in legno e li mise nel cassetto.
Insomma, un giro un po' largo che altro non era se non il solito gioco del "compare". In pratica i vincitori erano complici dell'imbonitore ed i perdenti poveri sprovveduti che cascavano in un imbroglio (pure fatto bene, devo ammettere).
Mi restava da capire come facesse il banditore a fare vincere i complici e fare perdere i "normali" clienti.
Un trucco banalissimo che scoprìi fissando attentamente la scatoletta dalla quale uscivano le palline numerate. Era fornita di due "porte" scorrevoli (come due "ghigliottine") che chiudevano una delle pareti della scatola (le palline uscivano da un foro rotondo fatto in questa parete), se si desiderava fare uscire una pallina vincente il banditore le sollevata tutte e due, se la pallina doveva essere perdente era solo la prima porta ad essere sollevata. Sollevando le due porte uscivano anche le palline più grandi (che erano quelle vincenti), sollevando solo la prima porta (che aveva un buco più stretto) uscivano solo palline perdenti, che erano più piccole rispetto alle altre.
In pratica un normale cliente poteva soltanto perdere (le palline grandi, vincenti, non sarebbero mai potute uscire dal buco piccolo), un complice poteva vincere (ed aveva molte possibilità di farlo) perchè a lui le palline vincenti arrivavano senza problemi. Detto ancora più semplicemente si perdeva regolarmente e si vinceva solo quando voleva il truffatore (apriva lo sportellino con il buco più grande, solo da lì uscivano palline vincenti).

Così l'imbonitore faceva perdere qualche cliente ingenuo ma poi, per invogliare gli altri a giocare, faceva vincere il complice dandogli denaro contante (e sonante, visto il volume della voce con il quale contava le banconote) per rendere il gioco "irresistibile".
Anche la scelta dei soldi al posto del premio non era casuale: da un lato i soldi sono facilmente "trasportabili" dall'altro colpiscono molto di più rispetto ad un oggetto, sono più gratificanti.

Il compare girava l'angolo e restituiva il "premio" (anche se sicuramente qualche "percentuale" della giornata restava a lui).
Il gioco si svolgeva sotto gli occhi di tutti ed io mi guardavo attorno sicuro che qualcun altro si accorgesse della fregatura. Invece sembravano tutti ipnotizzati, esaltati dalla possibilità di vincere, drogati dalla voglia di vincita facile: "se fosse un imbroglio lo arresterebbero", "se fosse tutto falso si capirebbe", "...eppure sembra una persona perbene".
Qualcuno tentava 4-5 volte e dopo aver perso tutto si arrabbiava con la sfortuna, dando un pugno all'aria per l'invidia verso chi giocò dopo di lui che aveva intascato l'equivalente in denaro di un orologio di marca, credeva di essere stato sfortunato, non truffato. In certi posti un "gioco" equivalente si fa con tre campanelle (noto come "gioco delle tre carte", qui un servizio televisivo) delle quali solo una nasconde una pallina di carta, anche in questo caso il compare vince, la vittima perde, puntualmente.

Perché tutto questo racconto? Perché si tratta di qualcosa che l'uomo conosce dalla notte dei secoli.

Questo è il lavoro di imbonitore.
Il ciarlatano ha il solo scopo di attirare clienti perchè vive con i loro soldi guadagnati approfittando della loro ingenuità. Nel campo della salute c'è un altro sentimento che rende le persone più vulnerabili: la disperazione. Ho conosciuto persone che hanno venduto la casa per comprare prodotti consigliati da ciarlatani che si vendono come "scientificamente dimostrati".

E' il secondo mestiere più antico del mondo (il primo sapete qual è, quello di panettiere).
Il venditore di pozioni (negli USA lo chiamano "venditore di olio di serpente"), della pillola miracolosa che guarisce tutto, subito e con poca spesa, esiste dalla notte dei tempi. La merce venduta era sempre la stessa, con piccole varianti. Una pillola o un liquido dalle proprietà innumerevoli, secondo i tempi: cura i dolori, la calvizie, i tumori, migliora la vista e l'udito. Fondamentale la presenza del "compare".

Il rumore delle palline dentro la scatola di legno e la voce alta, hanno lo stesso scopo dei video su You Tube o delle testimonianze strappalacrime dei cosiddetti "guariti". Sono un canto irresistibile per chi cerca speranza o per chi pensa di non averne più.
Il ciarlatano è in cerca di queste persone.

La figura del "complice" accanto al ciarlatano è come quella della "spalla" accanto al comico, senza di lui non funzionerebbe, è l'uomo comune, spunta in mezzo agli spettatori, ha una malattia grave, vuole "provare", paga e puntualmente guarisce, contro ogni aspettativa.

Il pubblico lo guarda incredulo, possibile che quel pover'uomo malaticcio, bevendo la pozione pagata pochi spiccioli, risolverà il suo problema?
Certo che lo risolve. Subito e senza disturbi e soprattutto sotto gli occhi di tutti.
Così, tanto non c'è niente da perdere, il pubblico entusiasta e speranzoso si lancia ad acquistare la pozione del ciarlatano e subito, prima che finisca.

I trucchi dei ciarlatani sono sempre gli stessi e li avevo già discussi, si evolvono con i tempi ma restano immutati nei loro scopi principali: stupire, illudere, vendere. Come si fa a diventare un bravo ciarlatano?


Stupire

Il ciarlatano ha un solo scopo: stupire chi lo ascolta. Non importa il mezzo o l'etica, vendere il suo prodotto è lo scopo della sua vita, non sa fare altro ed è il suo unico sostegno economico. La sua filosofia è "se esistono i creduloni, eccomi a loro", così a lui non interessa convincere i dubbiosi o attirare gli scettici, gli interessa colpire chi lo cerca, chi ha bisogno di aiuto, chi cerca una speranza.
Per stupire servono i colpi di scena, i trucchi da baraccone, le fiamme ed il fumo e se bisogna colpire chi cerca aiuto in campo medico hai a disposizione il trucco più eclatante: la guarigione, il "miracolo". Nel gioco dell'imbonitore il vincitore agiva sotto gli occhi di tutti, era "veramente" un vincitore, i soldi erano veri e pagati immediatamente. Agli occhi della gente non c'era nulla di falso ed era tutto così evidentemente reale che resistere è praticamente impossibile.

Così il ciarlatano dirà che "sono centinaia le testimonianze di guarigione" ed il centinaio, gradualmente, diventerà migliaio ed anche più così che chi non ci crede o avesse qualche dubbio si senta escluso e per gli ultimi scettici il colpo di scena finale: la testimonianza personale, "sono guarito grazie alla cura del professore", chi vuoi che resista ancora?

Illudere

Il ciarlatano non ha etica, vive alle spalle degli altri, più è disperato il potenziale cliente più sarà certa la sua cattura. Il modo migliore per illudere la gente è naturalmente offrire certezze. Un ciarlatano che definisse le sue "pozioni" efficaci come le medicine in vendita o "spesso efficaci" non risulterebbe convincente. L'imbonitore delle volare alto, deve parlare di "guarigioni quasi certe", di risultati maggiori rispetto a qualsiasi altra possibilità, di "cura scientificamente provata", mai confondere il proprio nome con quello dei ciarlatani (ma per farsi conoscere è d'obbligo "frequentare" altri ciarlatani), aprendo varchi nella naturale diffidenza di chiunque. Il ciarlatano non sarà mai un "povero" ma vestirà bene, si darà arie da grande scienziato. Una volta metteva il cilindro e portava un orologio di finto oro bene in vista, oggi dice di essere acclamato in tutti i congressi, di ricevere approvazioni e premi per la sua stupenda invenzione, di essere in odore di Nobel.
Chi, in un attimo di lucidità, chiedesse come mai quella "pozione" non si usa negli ospedali la risposta è sempre la stessa: c'è chi complotta, il genio incompreso è conosciuto da tutti e medici ed ospedali sanno di cosa è capace ma per non perdere il lavoro non lo introducono nelle corsie. Chi ascolta non pensa nemmeno per un attimo al fatto che qualsiasi medico e qualsiasi ospedale disponesse di una cura efficacissima e pronta, farebbe a gara pur di poter dire che chi è curato da loro guarisce sempre e nessun posto di lavoro andrebbe perso (anzi, ne servirebbero di più!) perchè negli ospedali ci sarebbe la fila per accaparrarsi la cura "infallibile". Non si riflette nemmeno sul fatto che se un medico in ospedale applicasse una cura piuttosto che un'altra, per lui non cambierebbe nulla, né professionalmente né economicamente, l'importante è che questa cura sia efficace.

La scusa del complotto è perfetta ed il ciarlatano non si affanna a cercare prove o documenti che ne attestino l'esistenza, è una scusa affascinante e questo basta. Per chi obiettasse con statistiche o con i risultati della medicina cercate di demolire tutto, parlate di corruzione, denaro, veleni, dovete spaventare chi vi ascolta, terrorizzarlo, "gli altri" sono cattivi, voi i buoni, formate due schieramenti, il vostro è quello "onesto e pulito".

Tutto questo ha un solo scopo: vendere il prodotto, a tutti i costi.

Vendere

Il ciarlatano ufficialmente propone il suo prodotto per altruismo, perchè non vuole più vedere la gente soffrire, perchè lui, anche se non ne avrebbe bisogno, è animato da spirito umanitario e voglia di fare del bene. In realtà anche questa è una bugia, l'ennesima. Il ciarlatano vende in cambio di soldi sonanti il suo intruglio, non ha altre possibilità, è quasi una mania. Qualcuno fra loro è mosso da mitomania o voglia di rivalsa nei confronti di un'istituzione o un personaggio, ma le "cure miracolose" non le regala nessuno. Lui sa che la gente vuole sentirsi dire certe cose e pagherebbe per ascoltarle e lui l'accontenta, chi non ha speranza ed ascolta storie di speranza non può che pagare il biglietto per lo spettacolo, è una messa a pagamento, un rito privato di guarigione. E' molto importante non fare affermazioni come "curo nel 100% dei casi", potrebbero rovinare gli affari. Bisogna mantenersi in un limite credibile. Mai sotto il 70% (che potrebbe apparire poco "miracoloso") ma mai sopra il 90% (che apparirebbe troppo esagerato ed incredibile). La cifra di guarigione ideale è l'80% anche perchè consente la classica via di fuga: chi non è guarito farà parte dello "sfortunato" 20%.

L'importante è non sottolineare l'aspetto economico, per chi ascolta, la pozione costa poco, è alla portata di tutti e soprattutto costa molto meno di quello che si trova sugli scaffali delle farmacie. La realtà è ben diversa, il ciarlatano per applicare la sua cura avrà bisogno di farmaci specifici, di interventi adatti, di "equipes" specializzate ed i costi, pubblicizzati come "accettabili", diventano proibitivi. Prova della fame di denaro del ciarlatano è che afferma che la sua cura è "pronta" ed a disposizione di tutti ma solo lui o chi fa parte del suo gruppo sa come applicarla e gli ingredienti sono disponibili sono in determinati posti. Chi ascolta non si fa sfiorare nemmeno per un attimo dall'idea che se la cura è quella e funziona, perchè non potrebbe prescriverla chiunque? Perché quel prodotto bisogna comprarlo necessariamente in un determinato posto?

Il problema principale comunque è che non funziona, ma questo è secondario per l'imbonitore, quando la gente l'avrà capito, lui sarà già fuori paese, in cammino per il prossimo al quale mungere un po' di quattrini ed il suo cliente sarà già morto.

Come si fa il mestiere di ciarlatano?

Pensate un'idea, una plausibile e comprensibile. Qualcosa che si trova dovunque: un'erba, un farmaco, una sostanza che usiamo tutti i giorni. Dire che è stato scoperto per caso, la "formula" della pozione poi, è bene sia stata tramandata dal nonno o da antiche conoscenze fa sempre effetto. L'alternativa è darvi arie da grande scienziato: lunghissimi studi, laboratori sofisticati (che non esistono, l'ideale sarebbe farvi fotografare davanti ad un microscopio, anche giocattolo), libri, anni di lavoro ed alla fine dall'alambicco è uscita fuori la "formula" che dev'essere complessa e difficile da smontare, una sorta di cerimonia: un grammo del prodotto A unito a due compresse di B con mezza fiala di C, mescolati a D, da prendere la sera, dopo i pasti e senza bere troppa acqua. Questo è un buon esempio di "pozione" moderna. L'alternativa è "banalizzare" tutto: se il potenziale cliente è la "gente comune", potrebbe essere più efficace vendere una sciocchezza: zucchero, una pietra "magica", massaggi o amuleti.

Affermare con assoluta sicurezza che la vostra "ricetta" cura tante malattie (soprattutto le più diffuse) ma puntare tutto sul cancro, è quella che fa più effetto e che garantisce maggiori introiti ed un numero di clienti disposti a tutto pur di credere a qualcosa. Sottolineare che la vostra cura potrebbero prescriverla tutti (è talmente semplice!) ma solo voi conoscete la formula esatta ed i dosaggi giusti, per questo, alla fine, meglio rivolgersi a voi.
Voi non volete soldi, basta un rimborso spese, un'offerta o una piccola somma per ripagare la benzina. Voi lo fate per aiutare gli altri, mi raccomando.
Raccogliete una serie di credenziali fasulle ma credibili: raccontate di mille congressi in giro per il mondo durante i quali vi hanno salutato con una "standing ovation" o un premio prestigioso, è meglio se questo succede all'estero, non nel vostro paese (dove sarebbe facile controllare). Utile pubblicare un libro, non importa l'editore (può essere anche stampato da voi) ma fa molto "professionista". Questo aumenterà la vostra fama di "perseguitato": tutto il mondo ce l'ha con voi, tutti sanno ma nessuno ammette, se fra le righe raccontate di strane minacce o addirittura di attentati va bene, aiuterà nella faccenda.

Cercate di raccogliere testimonianze di guarigione e diffondetele. All'inizio servirà compiere qualche "trucchetto": fotomontaggi, storie inventate, dimenticanze provvidenziali, complici pagati, poi con il tempo arriverà sempre qualcuno che, curato in ospedale, sarà stato talmente plagiato dalle vostre parole, da essere davvero convinto di essere stato guarito dalla vostra pozione, fatelo girare, attirate le attenzioni su di lui, nessuno oserà contraddirlo. Puntate tutto sulla rete, i video fanno un figurone, i siti con le "storie risolte" anche, sguinzagliate un gruppo di fedelissimi che parleranno di voi come di un sant'uomo pronto a fare del bene e chiuso nel suo laboratorio dove effettua importanti esperimenti (non dite a nessuno che il microscopio ritratto assieme a voi è stato comprato alla Coop!). Appena un vostro fedele incontra qualcuno in preda alla disperazione deve agguantarlo subito! Dovete diventare un "guru": tutti ce l'hanno con voi ma voi siete lì per salvare il mondo.

Attaccate chiunque metta in guardia la gente sulle vostre intenzioni. Usate gli argomenti soliti: la medicina non cura nessuno, la chemioterapia non funziona, i medici sono corrotti, è tutto un "magna magna", spostate l'attenzione da voi e portatela tutta su un altro argomento, voi non dovete essere discutibili o la vostra reputazione crollerebbe, distruggete il nemico invece di esaltare voi.

Bene.
Siete più o meno sulla buona strada.
C'è però un piccolo particolare da ricordare. La professione di ciarlatano, in Italia, è un reato.
Art.121 capo V del TULPS: E’ vietato il mestiere di ciarlatano.
Art.231 del R.D. 6-5-1940 n. 635: Sotto la denominazione di “mestiere di ciarlatano”, ai fini dell'applicazione dell'art. 121, ultimo comma, della Legge, si comprende ogni attività diretta a speculare sull'altrui credulità, o a sfruttare od alimentare l'altrui pregiudizio, come gli indovini, gli interpreti di sogni, i cartomanti, coloro che esercitano giochi di sortilegio, incantesimi, esorcismi, o millantano o affettano in pubblico grande valentìa nella propria arte o professione, o magnificano ricette o specifici, cui attribuiscono virtù straordinarie o miracolose.
...e per un medico, prescrivere "cure" non scientifiche o "segrete", è proibito dal codice deontologico, si rischia la radiazione dall'albo, non può farlo.
Sta a voi quindi intraprendere questo mestiere o impararne uno più onesto, soprattutto che non debba approfittarsi delle debolezze del prossimo e che vi faccia dormire sonni tranquilli, oltretutto passare una vita come uno sciacallo non è proprio edificante e ricordate, in galera circolano pochi soldi, non sarebbe un ambiente adatto per un tipo così venale.

Alla prossima.