venerdì 15 luglio 2022

Meglio comprare i miei libri o essere ignoranti, poveri e senza casa?

In politica ma ormai anche nel dibattito pubblico, si usano spesso le “fallacie”, dei trucchi retorici che servono a sostenere le nostre opinioni. Sono scorrettezze, furbizie. Ne avevo parlato in passato riguardo le discussioni in medicina.

Una di queste è il “falso dilemma” (o fallacia della "falsa dicotomia"). Un esempio che riprendo dalle dichiarazioni sulla guerra in Ucraina ascoltate in questi giorni. Essendo argomento ormai di cronaca quotidiana è una buona fonte di esempi di logica e trucchi retorici.
Sostiene un opinionista in televisione che sarebbe conveniente “accontentare” la Russia, agevolare le mire di Putin in Ucraina, pur di evitare ulteriori scontri, allungare la guerra. Meglio accontentarlo e finirla qui che allungare la guerra provocando altro dolore e morte.
Per sostenere questa sua (curiosa) posizione l’opinionista fa un esempio. “Per un bambino meglio essere vivo in dittatura che morto sotto le bombe”, certo, condivisibile, anzi ovvio. Meglio un bambino vivo che vive in uno stato dittatoriale che però non per forza tratta male i cittadini o i bambini, che forse avrà sostentamento, alimenti, vestiti, divertimenti, scuola, molto meglio questo che morire bombardato per una guerra. Logico, quindi forse l’opinionista ha ragione, il suo discorso fila, è giusto.
Ma sono le uniche possibilità?
Cioè un bambino o vive in una dittatura o muore sotto le bombe?
Potrebbe ipotizzare un’altra possibilità meno estrema?
Ovviamente sì. Ecco perché quello che abbiamo visto è un trucco, un gioco di parole che serve a convincere chi ci ascolta che abbiamo ragione.
È una fallacia, la fallacia del “falso dilemma” o della “falsa dicotomia”. Due possibilità estreme così da rendere una delle due (quella che ci conviene) più accettabile per logica, per ovvietà. Se l'alternativa a una posizione è drammatica e paurosa meglio la posizione anche scomoda o sconveniente ma non così terribile.

Ma l’opinionista della guerra è stato l’unico a usarla? E la guerra è stato l’unico argomento che stimola l’uso di questi trucchi?
No.

Lo abbiamo visto anche in ambito medico. In discorsi politici, in televisione, in tutti i media nei quali si tenta di coinvolgere lo spettatore o di condizionarne l'opinione, il "falso dilemma" regna alla grande.
Il nostro premier, Mario Draghi, ha già durante la campagna di vaccinazione per il Covid, usato questo "artificio retorico": "o ti vaccini o muori".
Certo, si può capire il suo tentativo di incoraggiare alla vaccinazione, di semplificare un concetto difficile e che tanti non riescono ad afferrare ma "o ti vaccini o muori" è una fallacia.
Se ti vaccini sei più protetto dalla malattia e molto protetto dalla morte. Se non ti vaccini sei protetto pochissimo dalla malattia (dal caso, fondamentalmente) e poco dalla morte (se la malattia è in forma grave e l'individuo a rischio la possibilità di morte è decisamente reale ed elevata). Se quindi non ti vaccini non è detto che morirai ma è molto più probabile che vaccinandoti. Riassumendo: conviene vaccinarsi ma se non ti vaccini non è detto finisca male.
Ecco, una frase così, più corretta, articolata e argomentata è stata sostituita dalla più breve, efficiente e convincente "o ti vaccini o muori". Uno slogan.



La stessa cosa è stata fatta di nuovo dal primo ministro sempre a proposito della guerra tra Russia e Ucraina: "preferite i condizionatori o la pace?". Detto a proposito della possibilità di non acquistare più gas russo per l'embargo deciso nei confronti di questa nazione. In realtà se voglio la pace posso pure sperarla senza o con il condizionatore. Una cosa non pregiudica l'altra. Forse poteva dire: "se vogliamo indebolire l'aggressore dobbiamo creare le condizioni per farlo e questo potrebbe comportare sacrifici e rinunce anche per tutti noi, per esempio in campo energetico: luce, gas, acqua e servizi, siamo disposti a sostenerli?". Lunga e difficile eh?
Per arrivare a tutti meglio uno slogan, rapido e veloce. Potrebbe essere fatto anche in buona fede ma non si fa, non vale. È scorretto.

Sì, le fallacie si usano anche in campo medico e in epoca di discussioni virtuali e internet è facile cadere in questa trappola.
L'omeopatia è una sciocchezza, non contiene nulla e non cura le malattie. Giusto?
"Allora è meglio imbottirsi di medicine e intossicarsi? Meglio l'omeopatia".

Ecco, chi ha detto che bisognerebbe imbottirsi di medicine o addirittura intossicarsi?
Bianco o nero senza grigi?

Posso non prendere nulla se non sto particolarmente male, posso cambiare lo stile di vita, curare l'alimentazione, resistere finché possibile. Cioè non si può validare una presunta cura come l'omeopatia (che chimicamente e farmacologicamente corrisponde al nulla) perché l'alternativa sarebbe diventare schiavi e dipendenti dai farmaci: non è vero. Semplicemente non è vero e semplicemente non è quella l'unica alternativa, anzi, ne esistono diverse e quasi tutte migliori del "non far nulla" assumendo una caramella omeopatica.
Quindi è scorretto, non si dovrebbe usare questa fallacia in una discussione.

E per il fatto che l'omeopatia corrisponde al nulla e scientificamente non ha alcun riscontro, c'è da dire che "solo un ignorante potrebbe credere all'omeopatia".
No?
No. Anche questa è una fallacia, un trucco che si usa spesso nelle discussioni.

Non solo non è tassativo (e d'altronde gli omeopati sono medici, laureati, non "ignoranti") ma è vero il contrario, nel senso che è dimostrato che l'omeopatia è gradita e conta molti estimatori proprio nelle persone con un titolo di studio medio-alto.
Non è questo che la valida, non è questo che la rende medicina. Ma non è neanche il contrario che la cancella o la rende non credibile: è un "non argomento", una furbizia, la fallacia che si costruisce per sostenere il mio pensiero, per appendere la mia opinione a un comodo gancio.
Lo stesso metodo lo ritroveremo nelle discussioni sul Covid (o meglio, sui vaccini per il Covid). "I vaccini proteggono dalla malattia" (che è una frase direi ovvia) e la risposta carica di fallacia ma tipica è: "e allora corri a farti la quarta, la quinta e la sesta dose". L'esagerazione, il concetto spinto al limite per esagerare il punto di vista opposto e renderlo vincente. Se fai i vaccini farai dosi infinite (e chi l'ha detto? E perché?), quindi è sbagliato a prescindere. Insomma, "non è certo obbligatorio comprare i miei libri ma se non lo fate evidentemente preferite ammalarvi".

Capito?

Certo che è difficile, quando si è impegnati in una discussione, mantenere un comportamento corretto e onesto, soprattutto se colui che abbiamo di fronte non lo fa. Se ci colpisce con scorrettezze e argomenti poco onesti è facile essere tentati dal farlo anche noi. Ma conoscere gli artifici retorici è già un buon punto di partenza, consente di riconoscerli e difendersi. Questa del "falso dilemma" è tra le più usate.

Sarà poi la nostra competenza e preparazione a farci emergere almeno agli occhi di chi legge o ascolta.

Alla prossima.

7 commenti:

  1. Lasciando per un attimo da parte il discorso sulla malafede (più o meno forte a seconda dei casi), il problema è anche: se voglio fare arrivare un messaggio che ritengo importante come faccio? Perché spesso siamo molto pigri e con livello di attenzione molto basso, per cui magari lo "slogan" arriva, un ragionamento più articolato no.
    Non voglio svilire l'ottimo lavoro di voi debunker seri (vi seguo volentieri e non vi ringrazio abbastanza per quello che scrivete), ma per capire ci vuole tempo e impegno, e in molti non ci mettiamo né l'uno né l'altro: per questo chi è in malafede ha vita facile

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    1. Ho sempre trovato utili gli articoli di Salvo per la sua capacità di spiegare con facilità argomenti complessi. Però gli articoli di Salvo vanno letti e non sono brevi. Sperare di condensare un argomento complesso in uno slogan o in poche parole è utopia.
      In effetti "ci vuole tempo ed impegno", ma non vedo una alternativa.

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  2. Ma non ci sono casi in cui la dicotomia è reale e non ci sono "terze vie" e sfumature percorribili? Rendere assoluta la fallacia delle alternative secche non è essa stessa una fallacia?

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    1. Potrebbero esserci ma sono quelli nei quali si analizzano "dogmi" o regole ferree (la forza di gravità, l'esistenza in vita, un fatto acclarato e così via). Per esempio: se non metti il paracadute e ti butti dall'areo muori. Beh, non è neanche detto accada nel 100% dei casi ma fondamentalmente è un fatto ovvio. Non nelle opinioni o nei fatti che si dibattono, se si dibattono, evidentemente, non c'è chiarezza.

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    2. Si chiama fallacia del falso dilemma, perchè l'alternativa dicotomica posta non è effettiva. Ma potrebbero esserci dilemmi effettivi. Ad un referendum, per natura, dello strumento si può essere solo per il sì o per il no. Una via di mezzo non è possibile.
      Se devi scegliere se avere un figlio oppure no, non ci sono vie di mezzo.

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    3. Ma potrebbero esserci dilemmi effettivi. Ad un referendum, per natura, dello strumento si può essere solo per il sì o per il no.

      Ma in quel caso è lo scopo del referendum, devi scegliere tra DUE possibilità. In una discussione no. Non ci sono due possibilità (estreme, tipicamente). La fallacia è proprio quella di dividere un argomento in due, solo due soluzioni, così chi ascolta sceglierà quella più conveniente o meno drammatica. In realtà di soluzioni ce ne sono tante altre, neanche drammatiche e spesso molto più reali.

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  3. Sostiene un opinionista in televisione che sarebbe conveniente “accontentare” la Russia, agevolare le mire di Putin in Ucraina, pur di evitare ulteriori scontri, allungare la guerra. Meglio accontentarlo e finirla qui che allungare la guerra provocando altro dolore e morte.
    L'ultima volta che hanno provato ad accontentare qualcuno questo qualcuno non si e' fermato e per levarlo di mezzo ci son voluti 5 anni di guerra...

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