giovedì 4 marzo 2021

Riflessologia. Massaggio, non cura.

Quanti di voi hanno sentito parlare della riflessologia?

Si tratta di una pratica che prende spunto dall'idea che nelle piante dei piedi (qualche versione considera anche il palmo della mano o addirittura tutto il corpo) vi sarebbero collegamenti (secondo le varie teorie questi collegamenti sarebbero legati al sistema nervoso, a quello sanguigno o anche a quello linfatico) tra i vari punti del piede e l'intero nostro organismo. Cochrane la definisce come: "una lieve manipolazione o pressione su certe parti del piede per produrre un effetto in altre parti del corpo".

Certo che se si gioca con le parole è possibile far credere ciò che si vuole (ed è questa una tipica caratteristica delle pseudoscienze): certamente una manipolazione dei piedi produrrà un effetto anche a distanza, persino a livello fisiologico e ormonale. Perché è un "gesto", un "atto" vero e proprio. Tutto ciò che facciamo sul corpo produce un effetto, anche una martellata o uno schiaffo. Ma non nel senso che sostengono i riflessologi, ovvero che certi punti precisi del piede, manipolati in un certo modo, producano un preciso effetto in un preciso organo.
Secondo la mappa della riflessologia, quindi, l'area sotto l'alluce sarebbe collegata alla gola, quella vicina al tallone al sistema nervoso e così via, fino alla parte interna del piede, collegata alla colonna vertebrale perché il suo profilo ricorderebbe proprio il profilo della colonna). Premendo i vari punti (si usa quasi sempre il pollice) abbastanza energicamente, con una sorta di pressione controllata, si stimolerebbero questi punti e quindi si condizionerebbe il funzionamento degli organi corrispondenti.

Varie sedute e il problema di salute migliorerebbe.
Anche qui. Se si sa "vendere" bene un prodotto è possibile spacciarlo per miracoloso. Il punto è capire se questa pratica sia medicina o placebo, realtà o imbroglio. Uno studio sul dolore del travaglio di parto, per esempio, ci dice che le donne sottoposte a sedute di riflessologia sembra sentano meno i dolori del travaglio. Lo studio sottolinea che le conclusioni sono comunque deboli. Incredibile? Dipende.
Se qualcuno trova incredibile che massaggiare i piedi crei un rilassamento o aiuti a sopportare il dolore, certo. Ma da qui a definirla "pratica scientifica" ce ne vuole.

Ci sono tante versioni di queste mappe e ne esistono anche delle mani e delle braccia (ne esistono anche del corpo intero, diviso di 10 aree) ma generalmente si somigliano. La riflessologia plantare praticata nei paesi orientali fa più riferimento alle teorie della medicina tradizionale cinese, come i flussi energetici, i meridiani, mentre quella praticata in occidente usa "travestirsi" di concetti più tecnici, citando le connessioni nervose, il sistema linfatico e alcune teorie delle neuroscienze. Se cerchiamo in rete qualche definizione del presunto meccanismo di funzionamento della riflessologia sono citate le solite teorie che non hanno nessuna base scientifica, tipica delle pseudoscienze e con il risultato di avere un suono "medico" quando in realtà di medico c'è ben poco, per esempio:
La riflessologia plantare è una tecnica che si serve di un tipo particolare di massaggio fatto principalmente con i pollici della mano utilizzati sapientemente per andare a stimolare dei punti specifici. Tutto è finalizzato a riequilibrare l’energia all’interno del nostro corpo, inviando importanti input a organi e apparati e promuovendo così l’autoguarigione.
Riequilibrare l'energia, "importanti input", autoguarigione.
Basterebbero queste definizioni per classificare la riflessologia tra le pratiche di pseudomedicina e certo si potrà notare come questa disciplina sia particolarmente diffusa e amata dai seguaci delle cure alternative. Al solito basterebbe conoscere l'anatomia e qualche cenno di fisiologia per capire che si tratta di una idea completamente campata in aria.

Le prime tracce di questa disciplina si hanno negli Stati Uniti, attorno al 1913 quando un medico inserì tra le sue competenze la "zone therapy", una forma primitiva di riflessologia, da quel momento, in varie ondate, questa pratica ebbe più o meno successo e spesso è "venduta" come soluzione vaga (e classica) per problemi di salute: disintossicante, detox, stimolante e così via.

Non c'è molto da dire su questa pratica, visto che ha poco di interessante dal punto di vista medico.

Scientificamente non vi è nessuna plausibilità in questa teoria. Vero è che tutte le aree del nostro corpo siano in qualche modo collegate tra loro (i vasi sanguigni o le fibre nervose prima o poi si collegano tra loro, si "incontrano") ma non vi è né è mai stato dimostrato un collegamento preciso e di qualsiasi natura tra un'area del piede e un organo in particolare. In questo senso quindi i "punti" della riflessologia sono punti letteralmente inventati, casuali. Non vi è inoltre dimostrazione che stimolare un punto del piede possa condizionare la salute di un organo distante e non è mai stato fatto uno studio (nemmeno dagli appassionati) che legasse un punto o l'altro della mappa della riflessologia a un problema di salute preciso.

Per questo possiamo inserirla tranquillamente tra la false cure. Questo se è proposta come cura delle malattie (cosa che purtroppo succede), cosa che ufficialmente non dovrebbe mai avvenire. A questo proposito si sappia che (ovviamente) non bisogna essere medici per praticare questa disciplina. 
Al contrario, se la vediamo come pratica rilassante, come un massaggio ai piedi, defaticante, senza pretese terapeutiche, possiamo accettarla (se ci piace, a me una cosa venduta come miracolosa non piacerebbe per niente). Lo confermano anche gli studi sul tema.
Non esistono studi importanti o realizzati con metodi severi e quelli che si trovano sono quasi tutti su piccole riviste di medicina alternativa, eppure anche queste (che in genere sono molto di parte) non riescono a trovare prove di efficacia convincenti, riuscendo al massimo a concludere che i pochi effetti che si notano sulla salute necessitano di conferme e studi più seri.

Un esempio di quello che può fare la riflessologia si nota un uno studio (nulla di serissimo ma è un tentativo). In donne in travaglio di parto molto ansiose la riflessologia non condiziona la durata o le caratteristiche del travaglio ma riduce l'ansia. Esattamente come un buon massaggio.

Le competenze in riflessologia sono inoltre molto discutibili. Come per altre medicine alternative non esistono corsi di laurea, diplomi universitari, specializzazioni in riflessologia, tutto è lasciato nelle mani di improvvisati corsi privati che rilasciano titoli senza valore. Se domani io volessi fare riflessologia potrei farlo, non serve alcuna formazione.

Alla fine quindi, pur non trattandosi di una "terapia" particolarmente pericolosa, non sono segnalati danni o rischi particolari, possiede i rischi di tutte le terapie alternative, quello fisico è legato al credere a una cura che invece non lo è, quindi rifiutare o ritardare cure efficaci, quello morale è legato alla dignità e al rispetto che ognuno di noi dovrebbe ricevere dal prossimo.
Mentre all'estero è frequente trovare centri medici (privati) che offrono la riflessologia come trattamento medico, da noi è molto più difficile e spesso questa pratica è offerta in centri estetici, centri benessere o da privati improvvisati.
E come sempre quindi è bene sapere le cose.
Se qualcuno vi proponesse una seduta di riflessologia come un buon massaggio defaticante, se vi va, accettate, se invece qualcuno ve la proponesse come terapia o per la cura di qualche malattia scappate, anche scalzi.

Alla prossima.

6 commenti:

  1. Devo ancora capire come una persona concreta e con i piedi per terra come la mia consorte, possa invece avere l'infatuazione per una baggianate come questa: vero è che la persona che gliela pratica è davvero convinta di quello che fa ed è pure una fan dell'omeopatia, e riesce sempre a raccontargliela in modo gentile e convincente.
    Però in fin dei conti, se mia moglie è convinta di trarne un giovamento e visto che si tratta di una cosa innocua, la lascio fare senza polemiche. Fortunatamente, per le cose serie, si rivolge a chi è titolato e non si fa curare con una tastata ai piedi...

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    1. Banalmente credo che ognuno abbia le proprie debolezze, altrimenti non saremmo cosí facilmente manipolabili dalla pubblicità che ci propina il superfluo o l'inefficace come necessario.

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  2. Ho una amica ha la stessa infatuazione e dopo aver provato a parlargli usando un approccio razionale ho rinunciato, ho sbattuto contro un muro e di mi ha liquidato con un "io ci credo" (chiaramente era un modo per tagliare). Non so quale sia la cosa migliore, la mia preoccupazione che da qualcosa di, diciamo, innocuo si rovini il suo futuro, sarà eccessivo?

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    1. Se un giorno deciderà di curare una malattia seria che necessita di farmaci rivolgendosi ala riflessologia, allora in quel caso mi preoccuperei. Se no è solo un alleggerimento di portafoglio.

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  3. Grazie come sempre a Salvo di Grazia per mantenere la barra dritta e gli occhi aperti a favore di noi tutti. Sarei curioso di conoscere l'opinione dell'autore rispetto all'articolo pubblicato sul Corriere qualche giorno fa, a firma Carlo Rovelli:
    https://www.corriere.it/cronache/21_aprile_02/caso-coyaud-quei-rischi-giudiziari-se-critichi-ciarlatani-8bffabf2-9319-11eb-ae39-fda5c018b220.shtml

    Si sottolineano, a mio avviso molto opportunamente, i rischi di una comunicazione che è libera solo a "senso unico", ossia a favore di chi ha interesse a propagandare pseudoscienze e metodologie "alternative" senza alcun fondamento scientifico, e che provvede a tarpare le ali a chi provi a mettere in discussione queste prassi per mezzo di querele o provvedimenti giudiziari. In sostanza la libertà di far passare per scienza qualsiasi ciarlataneria, ma di negare la stessa libertà a chi critica questi metodi.

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    1. Sono fondamentalmente d'accordo con Rovelli e conosco la vicenda della (bravissima) Silvye Coyaud. Il problema è che non si può invocare l'impunibilità di chi diffonde cultura, sarebbe pericoloso e d'altronde tutti, compresi ciarlatani e truffatori, hanno diritto di difendersi da calunnie e attacchi.
      Io direi che un buon compromesso sarebbe creare delle norme apposite. I blogger e i divulgatori raramente sono giornalisti, creare una legge per loro? Non di impunibilità di "maglie più larghe", non so, di diritti più precisi. Anche io sono stato vittima ripetutamente di tentativi di intimidazione legale (ho però le spalle larghe e una famiglia di avvocati che mi aiutano a limitare i danni) e certamente (tutto finito in archiviazione eh?) sono una grande rottura di scatole. Però non si possono eliminare i diritti di ognuno a rivolgersi allo stato per farsi rispettare.

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