martedì 5 gennaio 2010

Agopuntura: una moderna pratica antica (I parte)

Facciamo un esperimento.

AGOPUNTURA

Chiudete gli occhi. Liberate la mente. Il silenzio vi circondi.

Pensate all'agopuntura.


Pensate ai primi che utilizzarono l'agopuntura, agli effetti di questa pratica. All'aria che si respirava mentre un medico cinese utilizzava questa medicina tradizionale.


Pensate ai suoni, ai colori, all'ambiente, alle persone, al loro abbigliamento.

Cosa vi viene in mente?

Provo ad indovinare: avete pensato a dei saggi medici cinesi in kimono (magari rosso con bordi dorati), a profumi di fiori ed incenso, a lontane musiche tintinnanti. A pazienti sdraiati che si lasciavano infilzare da aghi in varie parti del corpo. Rilassamento, pace, tranquillità. Disturbi passati...


SVEGLIA!

Non sono diventato un telepatico, non sono un paragnosta nè un mago. Non uso trucchi nè il condizionamento mentale. Tutto molto più semplice, come sempre.

Quello che avete immaginato è quello che la maggioranza delle persone immaginano sull'agopuntura. Le medicine alternative, si basano sull'ignoranza, sulla mancata conoscenza delle loro basi, dei loro concetti. Per la maggioranza delle persone, l'omeopatia è una cura a base di "erbe o composti naturali" e non è vero. Per la maggioranza delle persone, l'agopuntura è "un'antica tecnica orientale per la cura di svariate malattie" e non è vero.

L'agopuntura è una pratica alternativa, che afferma di poter curare diverse malattie infliggendo dei sottili aghi in diversi punti del corpo, i cosiddetti "punti di agopuntura", invisibili ed anatomicamente inesistenti ma conosciuti per "tradizione"; esistono dodici canali chiamati "meridiani" ed ognuno dei quali corrisponde, connettendosi ad esso, ad uno zang fu più o meno un "organo" condizionandone le funzioni; in questi meridiani, scorre un flusso energetico che normalmente è in equilibrio, quando l'equilibrio si perde, per qualsiasi motivo, insorge una patologia.

Secondo la teoria della tradizione medica cinese l'agopuntura funziona normalizzando il "flusso" del Qi (si pronuncia "chi"), cioè l'energia vitale del corpo.

Esistono tecniche complementari che utilizzano le teorie dell'agopuntura ma al posto degli aghi agiscono sui punti con il calore, con la pressione o con piccole scariche elettriche.
Un riassunto su Wikipedia, lo trovate qui.

Chi racconta che l'agopuntura ha origini antichissime, non si basa su elementi certi ma su supposizioni. In antichi testi cinesi si faceva riferimento a trattamento con aghi oppure ci si basa sul fatto che sono stati ritrovati aghi in scavi archeologici in Cina e così via. Nessuno però si è mai soffermato sul punto che gli aghi descritti negli antichi testi erano grossi utensili più utili ad incidere ascessi e ferite che ad essere infissi nella cute. Nessuno ha sospettato che le tecniche dell'epoca non permettevano di costruire aghi tanto sottili da essere usati come per l'agopuntura e nessuno fa caso al fatto che se ritrovassimo un ago di legno preistorico in Italia, penseremmo ad un utensile (magari per cucire) e non per praticare medicina.

In effetti, i più antichi testi cinesi che parlano di infissione di aghi, sono nati in un'era che non conosceva la cellula o il sangue o gli organi. Non era mai stata fatta nemmeno una dissezione anatomica e le tecniche parlavano di infliggere aghi per restituire equilibrio ed armonia al corpo, non per guarire malattie.

La diagnosi nell'antica medicina cinese si basava essenzialmente su due cose: le pulsazioni del cuore (che erano considerate di sei tipi) e l'aspetto della lingua. E le malattie erano considerate causate dalla contrapposizione di yin e yiang, due forze naturali che rappresentavano rispettivamente il femminile e passivo ed il maschile ed aggressivo.

Gli antichi testi medici cinesi oltretutto, assegnavano agli organi non la loro funzione reale, ma un collegamento a stati emozionali, sensazioni, a colori ed elementi naturali, ad animali e piante. Nessun collegamento quindi tra la reale anatomia umana e la diagnosi e la terapia di una malattia.
Ancora: i meridiani, che sono la base dell'agopuntura, sono punti totalmente immaginari, che non hanno corrispondenza con nulla che sia di biologicamente o anatomicamente definito. Un meridiano non corrisponde ad un organo o al decorso di un'arteria o di un nervo, è un punto totalmente immaginato.
Su che base quindi dovrebbe essere influenzato dall'agopuntura?
Se vi dicessi che l'agopuntura auricolare è nata in Francia nel dopoguerra e che il termine "meridiani" è stato inventato sempre da un francese pochi decenni fa?

Vi ho demolito un mito?
Beh, ho fatto bene, proprio perchè l'agopuntura E' un mito. Esattamente come l'omeopatia.

Una "cura" che non ha basi logiche nè scientifiche, che non ha mai guarito nessuno e che non ha dimostrato più effetto di un placebo, come la vogliamo chiamare? Nessuno studio scientifico (nemmeno "di parte") ha mai dimostrato l'esistenza dei "meridiani", dei "flussi energetici" o dei "punti di agopuntura", ci si basa, come spesso accade, su ipotesi (mai dimostrate).

Cosa riesce a fare l'agopuntura? E' stato dimostrato che un trattamento con agopuntura, aumenta il livello di endorfine (sono ormoni che vengono rilasciati in seguito ad uno stimolo, perlopiù sensoriale) nel nostro organismo ed uno studio recente avrebbe dimostrato che l'introduzione degli aghi riesce anche a stimolare la produzione di adenosina, un mediatore chimico che entra in gioco nel controllo del sonno, del dolore e di alcuni meccanismi infiammatori. Ma anche cadere battendo la testa a terra aumenta le endorfine e pure una pugno in faccia stimola il rilascio di adenosina. Ma allora, a che serve? Cosa guarisce, perchè si usa?! Soprattutto, come funziona o funzionerebbe? Ecco delle teorie:

  • Rilascio di endorfine (sostanze simil-anestetiche rilasciate dall'organismo). Il Naloxone, che è un antidoto agli oppiacei ha dimostrato di ridurre l'analgesia prodotta dall'agopuntura. In ogni caso esistono metodi molto più semplici e non invasivi per causare rilascio di endorfine (per esempio i massaggi).
  • Rilascio di adenosina: un "trauma" cutaneo (come l'infissione di aghi) stimolerebbe il rilascio di adenosina, una molecola che controlla il dolore a livello cerebrale. In questo modo l'agopuntura diventerebbe blandamente efficace per migliorare alcune patologie dolorose.
  • La "gate theory." Suggerisce che se le fibre del dolore trasportano impulsi da un punto di agopuntura, gli impulsi di un organo dolorante non riescono a raggiungere il cervello e quindi non provocherebbero percezione del dolore. Non esistono spiegazioni anatomiche o fisiologiche che dimostrino questo fenomeno.
  • Distrazione. L'attenzione può essere spostata da un sintomo, stimolando o irritando un altro punto del corpo.
  • Meccanismi psicologici. Includono suggestione, condizionamento dell'operatore ed altri meccanismi psicologici, ognuno dei quali può essere coinvolto nell'effetto placebo.
Sono riportate testimonianze (anche molto attendibili) su effetti straordinari dell'agopuntura, interventi chirurgici a cuore aperto ed a cranio aperto con il paziente sveglio o che addirittura beveva o mangiava qualcosa.
Non sono stati mai effettuati controlli però, in quanto si tratta di casi singoli e racconti aneddotici.
La possibilità che l'agopuntura agisca su qualcosa che ancora non conosciamo o che la scienza non possa misurare o comprendere esiste sempre, ma allo stato attuale non vi sono prove di efficacia o evidenze che possano fornire spiegazioni sul meccanismo d'azione o effetti evidenti di guarigione. Gli agopunturisti reclamano non solo degli effetti "soggettivi" (il paziente sta meglio) ma anche effetti rilevabili con esami del sangue, produzione di sostanze, vere e proprie modifiche della condizione fisiologica della persona. Tutto vero. Dimenticano però di dire che lo stesso placebo (anche una pillola di zucchero) è capace di evocare le stesse modifiche. Per capirci: se nel sangue di chi ha praticato agopuntura si assiste alla formazione ed all'aumento di particolari cellule presenti nel sangue (e quindi questa sarebbe una dimostrazione di effetto), le stesse modifiche sono riproducibili con un placebo.
Non è questa quindi la prova che l'agopuntura funzioni. Gli studi analizzati nel corso degli anni oltretutto, hanno dimostrato una mancanza di attendibilità, ricchezza di errori e metodi poco corretti nello studio dell'agopuntura e questo per due motivi: moltissimi studi sono effettuati da centri "alternativi" che non brillano per correttezza scientifica e molti altri non sono di alta qualità, non è semplice infatti ideare e produrre un "placebo" da paragonare all'agopuntura (aghi finti? Pizzicotti?). Per questo  motivo uno scienziato ideò la "sham acupuncture" che utilizza degli aghi del tutto simili agli aghi da agopuntura ma che hanno la punta retraibile, pungono ma non infilzano. Sono questi gli aghi utilizzati negli studi più accurati. E' anche vero che lo stesso "pizzicotto" della falsa agopuntura, per qualcuno è "terapeutico" e quindi il metodo non sarebbe attendibile.

L'agopuntura quindi cura o no?
A quanto pare cura quanto un placebo. E' bene utilizzarla? Se fa stare meglio sì. Non c'è motivo per evitare una pratica inoffensiva (se fatta con procedimenti sicuri) che dona un certo benessere. Sono il primo a sostenere che se un placebo ci procura un beneficio, va utilizzato. Non bisogna dimenticare però che l'agopuntura non è totalmente inoffensiva: infezioni, terapia inutile per molte patologie, morti (è conosciuto un caso di pneumotorace, l'ago era stato inserito troppo profondamente fino a raggiungere la periferia dei polmoni), mai prendere qualsiasi trattamento alla leggera.
Se l'agopuntura ha mostrato di funzionare in qualche modo, si guarda soprattutto alle terapie del dolore, delle patologie di tipo ortopedico-muscolare ed a quelle di tipo psicologico (ansia, depressione).
Alcuni stati prevedono l'agopuntura negli ospedali pubblici. Personalmente ho lavorato fianco a fianco con un'ostetrica che in Francia praticava la "moxibustione", una variante dell'agopuntura che sfrutta il calore prodotto da un cono di materiale vegetale a cui viene dato fuoco. Questo cono veniva applicato su un dito di un piede ad una donna in gravidanza per curare vari disturbi, dalla nausea alla cefalea ma soprattutto per far girare con la testa in basso, un feto podalico (cioè con la testa in alto ed il sedere verso il basso): si chiama rivolgimento.
La pratica era svolta in un ambulatorio pubblico di uno dei più grandi e conosciuti ospedali del nord della Francia, offerto dal servizio sanitario pubblico.
Non ho mai visto un caso di rivolgimento in sei mesi di attività.
I disturbi più lievi (nausea, vomito, cefalea, ansia) ricevevano spesso conforto.

Passiamo agli eccessi: in Gran Bretagna, sta dilagando l'agopuntura per gli animali. Sostengono certi veterinari che la usano, che i cuccioli, tornano felici nei loro studi per sottoporsi ai trattamenti con agopuntura. Chissà come misurano la felicità di un animale, dallo scodinzolamento del cane o dalle bollicine che fa il pesce nella boccia?
E' anche vero che esistono decine di varianti dell'agopuntura, creati a volte da operatori "improvvisati" tanto per offrire qualcosa di più esotico, di più invitante, solo a scopo commerciale dunque.
Una di queste pratiche, la si ritrova anche in certi centri estetici. La "COPPETTAZIONE", pretende di sfruttare gli stessi principi dell'agopuntura, utilizzando però delle piccole coppe di vetro nelle quali è stato realizzato il vuoto con una fiamma. Le coppette sono fissate alla cute (quasi sempre della schiena) ed agiscono esattamente come delle ventose.


Quando questa "tecnica" è utilizzata in maniera "artigianale", in centri estetici, in centri massaggi, facendo scorrere velocemente le coppette sulla cute oleosa, si ottiene un effetto minore dei massaggi manuali classici ma che sfrutta l'esotismo, la particolarità della tecnica per renderla più attraente.
Quando invece questa tecnica è applicata come spesso accade nei paesi orientali (e sempre più negli Stati Uniti quando invece non ho notizia di simili usi in Italia), si tratta di una vera e propria "tortura" inutile ed anche pericolosa. Sono conosciuti diversi casi di gravi lesioni cutanee, un caso letale di embolia da grasso, diversi casi di ustioni gravi ed anche recentemente è stato pubblicato in diversi giornali il caso di un bambino morto dopo "coppettazione". Il minimo che ci si aspetta comunque, dopo essersi sottoposti ad una tortura del genere, è ritrovarsi la schiena piena di ematomi, a volte molto dolorosi senza averne tratto nessun beneficio (ammettendo che il masochismo non sia considerato benefico). Pubblico un link ad un video con una seduta di coppettazione (cupping in inglese), avvertendo che non si tratta di uno spettacolo gradevolissimo. Ho scelto comunque uno dei meno "impressionanti" perchè esistono video e foto di sedute di coppettazione davvero sconcertanti.
La seconda parte tra qualche giorno con un "pungente" (è proprio il caso di dirlo) articolo che demolisce ferocemente il mito dell'agopuntura.
Alla prossima.

Bibliografia e riferimenti:

- Dr. Robert Imrie
- http://www.ncahf.org/pp/acu.html
- G. Dobrilla: Le alternative.
- Unschuld P. Medicine in China: A History of Ideas (Comparative Studies of Health Systems and Medical Care). University of California Press, 1988.
- http://www.sram.org/0302/bias.html

La seconda parte degli articoli dedicati all'argomento è qui.

venerdì 1 gennaio 2010

Malati di cellulare?

Passate bene le vacanze?
Panettoni digeriti?
Rotoli di ciccia che vi fanno le boccacce allo specchio facendo capolino dai fianchi? Ben vi sta (in realtà è solo invidia, io ho lavorato)!!
;)
E poi, vi hanno regalato un telefonino per caso...? Vi rovino la festa? Parliamo di cellulari e malattie?
E cellulari e malattie sia. Come quell'autista di taxi che mi chiese di cosa trattasse il convegno al quale mi accompagnava ed io: "di tumori, di proliferazione cellulare..." e lui: "eccià raggione dottò, i cellulari ormai ce l'hanno tutti...".
Torno serio, ok.

E' sempre più diffusa la discussione attorno alla presunta pericolosità dei telefoni mobili, i cellulari, mezzi di comunicazione ormai alla portata di tutti che sono entrati tra gli "elettrodomestici" che normalmente si trovano in ogni famiglia. Nonostante l'uomo abbia vissuto tranquillamente con il telefono fisso per decenni, immaginarsi senza "telefonino" causerebbe crisi di panico in più di una persona.
In effetti questo aggeggio ha molte utilità, non solo quelle "vacue" dell'invio di SMS o di foto delle nostre vacanze ma anche quelle più serie della rintracciabilità in caso di bisogno.

Senza dubbio però la sua diffusione è ormai totale ed il cellulare è diventato una di quelle cose "di cui non possiamo fare a meno" anche se riflettendoci non sarebbe proprio così.
Tutto questo diventerebbe causa di discussioni senza fine e senza motivo se non fosse che qualcuno ha dubitato sulla reale innocuità del telefono mobile e se l'eventuale pericolo non è oggettivamente evidente, ci sono degli elementi che potrebbero far sospettare un ruolo come causa di certe malattie (anche il cancro) dell'uso del cellulare soprattutto se continuo o prolungato.
Vediamo come stanno le cose in base agli studi effettuati fino ad oggi.

Il meccanismo più comunemente chiamato in causa è l'emissione di onde elettromagnetiche che sono sostanzialmente inoffensive ma hanno un'azione fisica e biologica ben precisa: aumentano la temperatura delle cellule che incontrano nel loro cammino.
Questo perchè le onde elettromagnetiche causano un aumento di temperatura dovuto al moto accelerato delle sue molecole dell'acqua che contiene il nostro corpo e dato che il nostro corpo di acqua ne contiene tantissima, ogni tessuto ed ogni organo che fosse attraversato dalle onde di un cellulare aumenta di temperatura, anche di tanto se il contatto è prolungato. Non vale solo per i telefoni cellulari ma per tutti quegli aggeggi che funzionano con l'elettricità o che ricevono o trasmettono onde elettromagnetiche solo che i telefonini li teniamo ben schiacciati alla nostra scatola cranica che contiene un organo importantissimo: il cervello.
Che gli shock termici possano causare danni è risaputo e che possano addiruttura causare difetti genetici anche. Tutto è dipendente dall'intensità dello shock e dall'esposizione in termini di tempo allo stesso.
Cosa può succedere quindi se un apparecchio che crea aumenti di temperatura, viene utilizzato continuamente a stretto contatto con il nostro cervello?
Se è un fenomeno conosciuto e ben sperimentato il pericolo degli shock termici e non è questo in discussione, si discute il fatto se l'aumento di temperatura possa creare presupposti per certe malattie o addirittura causarle direttamente.
Sono stati fatti degli studi a proposito e sono state tratte delle conclusioni, confuse.

In primo luogo le sperimentazioni sugli effetti delle onde elettromagnetiche sul nostro organismo hanno dimostrato alcune cose: le emissioni di onde radio causano due problemi in particolare: la produzione di certe proteine che si producono solo in caso di shock termico (e quindi le onde del cellulare produrrebbero uno shock termico locale) e la stimolazione di enzimi che sono solitamente attivati in caso di stress delle nostre cellule. L'aumento della temperatura delle cellule quindi un danno lo causerebbe, se è vero che risponde con la produzione di sostanze prodotte in caso di "stress".
Un recente studio ha valutato questi due parametri ma non è giunto ad una conclusione univoca, sono necessarie altre ricerche in quanto la dimostrazione che queste reazioni siano legate esclusivamente all'uso dei telefoni cellulari non è sicuramente stabilita.
La rete cellulare comunica tramite onde che hanno diverse frequenze ma tra le più diffuse vi è quella da 900 MHz (megahertz) ed è stata proprio questa frequenza la più studiata (le frequenze dei cellulari variano da un continente all'altro ma anche da un paese all'altro).

Sembra per esempio che questa frequenza, pur non condizionando tutti i parametri presi in considerazione per valutare un danno cellulare, sia stata la causa di un difetto dell'apoptosi cellulare (la naturale morte della cellula, meccanismo che manca nella cellula cancerosa) in cellule cerebrali di ratti da esperimento cosa che potrebbe far sospettare un danno genetico che causerebbe il più tipico meccanismo del cancro, la cellula "non capisce che deve morire", ritarda l'autoptosi. Sono sospetti, segnali di qualcosa che tanti sospettavano. Il danno termico diretto sulle cellule e sui nostri geni non è infatti una scoperta recente.
Per ovvi motivi, il tipo di cellula studiato in questi casi è quella cerebrale.
Ma non solo.

E' stato studiato anche il rischio di neurinoma acustico che in generale non è sembrato in aumento anche se alcuni studi trovano un significativo aumento del rischio in chi usa il cellulare per motivi professionali (quindi con un uso prolungato).
I sospetti quindi, come detto, esistono da quando questo mezzo è stato messo nel mercato. Il dato confortante è che sicuramente non esistono danni immediati, il telefonino è ormai diffusissimo a tutte le età ed in tutte le nazioni del mondo e non si è registrato un aumento di tumori cerebrali che possano far sospettare un legame tra onde elettromagnetiche da cellulare e tumori cerebrali. Lo hanno notato anche alcuni studi.
Come quello che ha studiato i casi di tumore cerebrale (glioma e menimgioma) avvenuti in Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia dal 1974 al 2003 ed ha visto che non vi è stato un aumento significativo dei tumori cerebrali dal 1998 al 2003 (periodo nel quale era possibile un'associazione tra le due cose). Tranquillizzante.
Meno tranquillizzante chi fa notare che questo studio potrebbe dimostrare che non vi sono danni "immediati", cioè nell'ordine di un paio di decenni...ma se i danni fossero spostati nel tempo e si scoprissero solo tra 30 anni?
Impossibile rispondere ad una domanda come questa. In atto il telefonino male non fa o meglio non dovrebbe fare.
Ma la pensano tutti così? No. Proprio a proposito dell'uso prolungato e dell'uso utilizzando di continuo lo stesso lato della testa per effettuare la conversazione telefonica, uno studio svedese evidenzia un aumento del rischio di tumore cerebrale e di neurinoma acustico, un rischio che può esprimersi in un periodo di 10 anni o più. Un altro studio svedese sottolinea lo stesso rischio.
Ma perchè tutti questi studi provengono dalla Svezia? Probabilmente perchè in Svezia esiste una delle più importanti aziende produttrici di telefoni cellulari.
Uno degli studi più importanti è stato comunque pubblicato nel British Medical Journal ed ha concluso che il rischio non è presente e gli studi che evidenziano un aumento dello stesso sarebbero condizionati da bias (cioè da errori di metodo) che ne condizionerebbero le conclusioni.
La stessa FDA (Food and Drug Administration) contesta la conclusione di uno degli studi svedesi discutendone il metodo (questionari inviati a casa seguiti da intervista telefonica) e le conclusioni.


Come si vede anche scientificamente gli studi sono contrastanti e questo è spiegabile per vari motivi. I tumori cerebrali o acustici ad esempio non sono tutti caratterizzati da una crescita veloce, ci sono tumori (come i neurinomi acustici) che hanno una crescita lentissima, anche decennale e quindi sono impossibili da diagnosticare in un breve periodo di studio. L'uso del cellulare inoltre è differente da un individuo all'altro. C'è chi lo usa pochi minuti a settimana, chi molte ore al giorno e gli studi dovrebbero esaminare pure questi aspetti. Non dimentichiamo inoltre che l'uso dei cellulari si è diffuso solo negli ultimi anni e non è possibile quindi studiare lunghi periodi temporali di utilizzo. Aggiungo che i cellulari di ultima generazione sembrano molto meno "pericolosi" di quelli di primissima generazione (ricordate i mattoni che si portavano a tracolla?).

Non per niente nessuno studio giunge ad una conclusione definitiva e chiede ulteriori approfondimenti per trarre dei giudizi definitivi.
Anche uno studio epidemiologico ha raggiunto alcune conclusioni ma non decise: sembra che vi sia un legame tra i tumori a lenta crescita e l'uso dei cellulari ed invece nessun legame tra quelli a crescita veloce con gli stessi cellulari.
Non si discute comunque solo di cancro. Sembra che l'uso prolungato dei cellulari possa portare ad una sorta di maggiore suscettibilità a malattie come la depressione, i disturbi dell'umore e del sonno. Anche qui studi discordanti e che si differenziano nelle conclusioni secondo il campione preso in esame (utilizzatori professionali o occasionali per esempio).

E allora?
Naturalmente valgono sempre le raccomandazioni consigliate dal buon senso. Evitare per quanto possibile un uso prolungato. Evitare di utilizzare sempre lo stesso orecchio durante una lunga conversazione, evitare di tenere il telefonino nella tasca dei pantaloni per gli utilizzatori maschi e nella tasca della camicia per i portatori di pacemaker.
Evitare di far utilizzare il telefonino a bambini piccoli.
Come in quasi tutte le cose il danno è conseguente all'abuso e non all'uso.
I danni certi da telefonino attualmente sono due: il "rimbambimento" di alcuni giovanissimi che ormai con il cellulare hanno un rapporto sadomaso e quello sulla lingua italiana che in altri individui (non solo giovani, intendiamoci) ha ormai perso la lotta contro l'smsessese, l'abitudine cioè ad abbreviare qualsiasi termine e scrivere in italiano come se si inviasse un messaggio (non è un'abitudine solo italiana).
Hanno praticamente inventato un'altra lingua, intraducibile ed incomprensibile e pure brutta da leggere se proprio vogliamo.
La cosa più grave è che ho letto anche adulti che scrivono in quel modo orribile.

Tnt saluti a tt.

domenica 20 dicembre 2009

Merry Christmas… or not?

Ma è possibile che nei giorni di Natale e capodanno si assista ad un incremento della mortalità?

Pare proprio di sì. Sia la mortalità per malattie cardiache che per altri motivi, ha un picco attorno ai giorni citati.
Lo ha mostrato uno studio che non riesce però a capirne bene i motivi anche se ipotizza come causa il ritardo (nei periodi di vacanza si tende a rimandare i controlli e le visite) di diagnosi e l'inizio tardivo di eventuali terapie.

Non è un argomento sconosciuto. Esiste infatti il cosiddetto "Happy New Year heart attack" ("L'attacco cardiaco del buon anno nuovo"). Qualcuno evidenzia pure come l'aumento del consumo di bevande alcoliche (che proprio in quel periodo ha anch'esso un picco) sia causa di problemi cardiaci (soprattutto aritmie). Che anche i suicidi abbiano un picco nel periodo natalizio non credo sia una novità ed i motivi, in questo caso, sono facilmente immaginabili. Ruolo fondamentale giocano spesso la solitudine ed i problemi depressivi. Una review (è un PDF) che analizza vari studi sull'argomento però non giunge a conclusioni univoche. Non è detto che questo picco esista e che sia dovuto esclusivamente a fattori "psicologici". Potrebbe accadere ad esempio che l'arrivo dei soccorsi in caso di suicidio o tentativo di suicidio, in periodo natalizio potrebbe essere meno pronto e tempestivo.

Non voglio quindi essere un messaggero di pensieri tristi e non voglio parlare di malattia in un periodo che spero sia per tutti di rilassamento e di bilanci positivi.
Questo blog è spesso luogo di tragedie e brutte storie ed almeno in questi giorni mi sembra giusto dedicare qualche minuto a dei pensieri positivi e più leggeri.
Quanti di noi per esempio hanno mai pensato ai traumi che può procurare un personaggio come Babbo Natale nei bambini?
I nuovi arrivati imparano a distinguere le figure amichevoli che gli stanno attorno e così conoscono il mondo, riconoscono i propri simili e crescono sereni.
I primi lineamenti che un neonato impara a riconoscere sono quelli della mamma. In genere due occhi, un sorriso, una figura calda, serena e dalla voce suadente e cantilenante. Così un bimbo passa i primi mesi della propria vita.

Poi all'improvviso, in una fredda serata di dicembre, la stessa figura che lo ha tanto coccolato ed addormentato, lo cede alle braccia di un "mostro". Un uomo grasso, con la barba bianca che gli ricopre il volto e con la voce profonda e cavernosa, lo abbraccia togliendolo dal calore materno.
Ed i bimbi reagiscono così:










Voi avevate (o avete) paura di Babbo Natale?

E dei clown?

Io da bambino odiavo il momento dei clown al circo... ma non per la loro presenza, ma perché usavano spesso far esplodere petardi che mi facevano saltare sulla sedia...

Tornando a Babbo Natale, c'è da dire che si tratta del mistero più misterioso che esista. Milioni di persone dicono di averlo incontrato ed esistono pure foto e filmati con la sua imponente sagoma che si staglia sul bianco della neve. Moltissimi individui dicono di ricordarlo quando da piccoli ricevevano dalle sue mani doni e dolci. Ma allora Santa Claus esiste o no?
Se lo hanno visto in tantissimi, in carne ed ossa, hanno pure scambiato alcune parole con lui. Se esistono prove fotografiche e video e se esistono segni tangibili del suo passaggio, perché questo personaggio non viene preso sul serio?
Babbo Natale viaggia per tutto il mondo portando doni ai bambini in brevissimo tempo. Quale macchinario o quale tecnologia gli permette di effettuare un viaggio così lungo in un periodo di tempo tanto ridotto?
Si è parlato di curvatura spazio-temporale, di viaggio a velocità superiori a quella della luce e di particolari capacità della sua slitta trainata da renne, ma il mistero resta fitto, anche se non del tutto.
I detrattori della sua esistenza dicono che si tratta di un'invenzione delle multinazionali americane delle bevande che lo hanno creato per farci spendere soldi e per ingrassare la popolazione mondiale rendendola schiava delle medicine e delle palestre. Questi gruppi di alternativi portano delle prove (banali) a sostegno delle loro teorie.
Dicono ad esempio che il Santa Claus che la notte di Natale porta i doni ai bambini abbia la barba finta.
In pratica, in base alle loro conclusioni, dovremmo credere ad un enorme complotto di bambini, adulti, venditori di barbe finte e di giocattoli.

Si attaccano ad un particolare insignificante (quello della barba) per invalidare tutta la teoria (che è scomoda, per chi con il Natale ci vive).

Ammetto che a volte analizzando le testimonianze ci sono delle incongruenze, delle distorsioni, come il fatto che ad ogni apparizione Babbo Natale abbia una faccia differente, a volte una voce o il colore degli occhi diverso da quello che aveva quello dell'anno prima, ma sono piccolezze, particolari che non tolgono nulla alla veridicità della storia.

Qualcuno ha anche ipotizzato che esistessero migliaia di Babbi Natale nel mondo che truccati con barba e vestito rosso guadagnassero soldi facendo le foto con i bambini nei centri commerciali.
Bugia: esisteranno pure i falsi Babbi Natali ma di certo non sono capaci di volare o di lasciare regali ai bambini di tutto il mondo in una sola notte. Che poi chi si vestirebbe in quel modo ridicolo davanti a tutti?
Implausibile.

Immaginate se un giorno tutti i bambini potessero ricevere i regali gratis e comodamente a casa loro da Babbo Natale in persona? La lobby dei giocattolai fallirebbe (e sappiamo quanti miliardi girino nella vendita dei giocattoli) come quella dei venditori di vestiti da Babbo Natale e quella degli impacchettatori di regali.
Un giro miliardario risolto con pochi spiccioli (una fetta di panettone o un po' di spumante da offrire al Babbo Natale che ci fa visita): è questa la vera barriera di menzogne, chi ha interesse non permette di far luce in un affare miliardario.

Ma come procedono gli studi in questo campo? Cosa hanno concluso?
Lo hanno studiato degli esperti nordeuropei: l'astrofisico Knut Jørgen Røed Ødegaard, il professore di fisica Gaute Einevoll, il professore di matematica Nils Lid Hjort e l'esperto di folletti Ane Ohrvik.

Le loro conclusioni sono certe: Babbo Natale può effettuare quel viaggio e lasciare tutti i doni in un tempo ridottissimo grazie ad una curvatura spazio temporale, teorie che sono state sviluppate anche da Albert Einstein tanto da far sospettare a più di qualcuno che Santa Claus fosse in realtà il fisico tedesco.

Altro mistero, non meno stupefacente: come fa Babbo Natale a capire se un bimbo è stato tanto buono da meritarsi un regalo o no?
Tante teorie. Quella più plausibile sembra sia legata ai berretti che i bimbi portano nel periodo invernale per andare a scuola.
Gaute Einevoll infatti ipotizza che i berretti possano registrare l'attività cerebrale dei bambini misurando le piccole variazioni di campo magnetico e determinare così l'entità (e la "bontà") dei loro pensieri.
Una teoria molto più azzardata è quella di Nils Lid Hjort, il quale pensa ad un accordo tra l'omone di Natale e la STASI, il servizio segreto (ormai dismesso) dell'est-europa.
Per altri studiosi, la velocità di Babbo Natale è determinata dal fatto che egli abbia le proprietà quantiche legate alla luce e che sfrutti queste proprietà per spostarsi con la sua slitta da un posto all'altro.
Questa ipotesi è stata pubblicata nella rivista di fisica Annals of Physics, (1983, vol 12, pp 379-381) dagli studiosi Matthew Davies e Martin Slaughter.
Per la maggioranza della popolazione del continente americano invece, l'abilità di Babbo Natale è racchiusa nel suo naso, rosso, capace di percepire le intenzioni ed il comportamento dei bambini.
Il mistero quindi c'è ancora anche se molte delle teorie sembrano avvicinarsi alla sua soluzione.

Per chiudere ogni discussione poi, basti pensare ai tanti studi serissimi che riguardano Babbo Natale e che ne giudicano i vari aspetti. Qualcuno per esempio mette in dubbio la sicurezza dei suoi doni rispetto agli standard attuali, altri ne ribadiscono l'esistenza, altri ancora studiano le conseguenze delle sue visite sui bambini.
Sul particolare della barba finta preferisco sorvolare, mi sembra un'obiezione stupida e senza significato: hanno fatto per caso delle analisi ai peli della barba di Babbo Natale? Qualcuno ha prelevato un ciuffo di barba per farne l'analisi spettrofotometrica? No. Non è mai accaduto.
E se qualcuno aggiunge l'obiezione che tirando la barba tende a staccarsi dalla faccia del simpatico nonnino, basti sapere che esistono centinaia di casi nel mondo di barbe particolarmente elastiche e sinuose che se allungate o tirate di proposito danno l'effetto di staccarsi dalla cute.
Obiezione respinta quindi.
Dell'esistenza del vecchietto di Natale si sono occupati anche studiosi italiani e naturalmente anche loro sono giunti alla stessa conclusione. Inoltre anche i loro calcoli i viaggi di Babbo Natale sono spiegabilissimi con la meccanica quantistica con uno sciame di particelle elementari che naturalmente renderebbe non visibile il Babbino durante la consegna dei regali.


Quando perciò qualcuno vi dirà che Babbo Natale non esiste, non ascoltatelo. Esistono troppe testimonianze della sua esistenza (a meno di sospettare che tutti i bambini o i testimoni siano finti o pagati).

Le prove della sua esistenza ci sono, non solo immagini e video ma anche contatti, ripetuti e prolungati.
Le spiegazioni ai tanti misteri che lo avvolgerebbero esistono e sono pure plausibili, esistono decine di studi che ne certificano l'esistenza e soprattutto non è possibile che milioni di persone nel mondo si sbaglino a meno di considerarli pazzi o visionari.
I doni poi: chi li porterebbe in milioni di case nel mondo?

Per chi non ci crede ancora o si ostina a dire ai propri figli che Babbo Natale è un'invenzione della Coca Cola (nota multinazionale delle bevande, quindi cattiva e per di più americana) o che addirittura si tratti di parenti o amici vestiti in maniera totalmente assurda resta solo il senso di colpa di restare insensibili e di non ascoltare le tante prove e le tante testimonianze della sua esistenza. Questo vuol dire mistificare la realtà, lavorare per chi ci sfrutta e ci domina. Diffidate dai "disinformatori prezzolati" al servizio del "nuovo ordine mondiale dei Babbi Natali".
Peggio per loro.


Bibliografia

1) Dickens C.: Cantico di Natale
2) Calvino I.: I figli di Babbo Natale
3) Pirandello L.: Sogno di Natale
4) Sundblom H.: Santa Claus (review)
5) Moore C.C.: A visit from St. Nicholas

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Auguro a tutti di passare dei giorni sereni e rilassanti (che ci vogliono sempre...), a chi non sta bene di superare questo momento e di rialzarsi con più forza di prima ed a chi ha difficoltà di superarle. Forza, che ce la facciamo...
Ci rivediamo tra un paio di settimane, stacco un po' la spina anche io.

Buone feste!
:)

giovedì 17 dicembre 2009

Infarto in diretta? No

Sta circolando la notizia di un drammatico incidente in diretta TV.

Il fisico danese Henry Svensmark sarebbe stato colpito da un infarto (alcune fonti italiane e straniere parlano di "attacco cardiaco") durante una trasmissione in diretta televisiva della TV danese DR1.
Lo studioso si occupa di climatologia ed è uno dei più noti critici del riscaldamento globale.
Le immagini sono particolari, il fisico inquadrato in primo piano durante il dibattito ha una sorta di contraccolpo e resta immobile. Cambia l'inquadratura e Svensmark dice qualcosa in danese ("è il mio cuore...") e viene scaraventato violentemente a terra. I presenti si avvicinano per soccorrerlo e le immagini terminano in quel momento.


Si è poi saputo che, ricoverato in ospedale, il fisico è in buone condizioni, stabili per il momento.

Inserisco il video perchè, pur nella sua drammaticità (non presenta comunque immagini particolarmente cruente) dimostra cosa è stata capace di inventare la tecnologia applicata alla medicina ed in più è una storia a lieto fine.





Il fisico danese  non è stato colpito da infarto o da "attacco cardiaco" ma da un'aritmia.
Quelli non sono i sintomi ed i segni tipici di un infarto. Abbiamo avuto anche in Italia degli episodi tragici, purtroppo conclusi male che, in quel caso trattandosi di vero infarto, hanno avuto un'evoluzione differente.
In questo caso però (fortunatamente) l'infarto non c'entra. Diciamo che in un'epoca nella quale i giornalisti piuttosto che andare ad approfondire la notizia la copiano/incollano da internet non ci potevamo aspettare altro ma almeno in questo caso ammetto che bisognava avere anche un minimo di competenza per capire che quello, visibilmente, non era un infarto.
Si è trattato di una fibrillazione che è un tipo di aritmia che può coinvolgere sia gli atri che i ventricoli, le quattro cavità che formano il nostro cuore.
Il cuore cioè, invece di mantenere il suo ritmo abituale, perde dei battiti o ne ha alcuni in più. In alcuni casi queste aritmie possono essere molto pericolose creando una sorta di "corto circuito" nel cuore che è fatale.
Svensmark soffre di aritmia e non è quindi un episodio del tutto imprevedibile ma a lui ci ha pensato la scienza.

Il fisico danese ha impiantato da qualche anno un pacemaker.


Questa è una struttura artificiale che ha la capacità di far tornare il ritmo cardiaco nella norma. Tramite delle piccole scariche elettriche (il cuore funziona "elettricamente" già per sua natura), si crea uno stimolo che riporta il cuore alla sua frequenza ed al ritmo normale.
In casi particolari possono essere impiantati dei pacemaker che se registrano un ritmo particolarmente allarmante, di quelli che possono provocare anche l'arresto cardiaco, inviano una scossa molto più forte, che è un vero e proprio "shock" per il cuore che così torna a battere con il suo ritmo abituale.
Questo fenomeno è quello che si usa nella "cardioversione" o defibrillazione (chi segue serie TV ambientate nei pronto soccorso sarà abituato a questo termine).

Quando il cuore è in arresto o ha un ritmo troppo anomalo per permettere il suo corretto funzionamento, si usa applicare una corrente elettrica ad alto voltaggio per brevissimo tempo. Questa corrente svolge la funzione di "resettare" il muscolo cardiaco e farlo ripartire con il ritmo giusto.
E' una procedura che ha salvato parecche vite umane.
Lo stesso compito del defibrillatore "esterno" è svolto in questo caso dal pacemaker, una scossa ad alto voltaggio che fa ripartire il cuore a ritmo normale.
La "scossa" provocata dal defibrillatore è tanto potente da far sollevare una persona stesa a terra o far crollare una persona in piedi: è quello che è successo ad Henry.

Il fisico ha avuto una prima scarica dal pacemaker, si è reso conto di quello che stava succedendo e ne ha avuta un'altra che lo ha fatto crollare a terra (probabilmente a telecamere "spente" ne ha avuta un'altra, si sente un lamento). Nessun infarto, la caduta è dovuta al "colpo" del pacemaker. La sensazione è più o meno quella di ricevere un fortissimo pugno improvviso e ben assestato al centro del torace, farebbe crollare a terra chiunque. Ma stavolta il pugno ha salvato una vita. Se ci pensiamo un attimo è un miracolo (tra i tanti) ottenuto dalla tecnologia applicata alla medicina.
Wow...

martedì 15 dicembre 2009

Beljanski, il guaritore presidenziale

Oltre all'analisi dei guaritori più conosciuti al mondo, mi occuperò anche di quelli che non hanno oltrepassato i limiti della loro nazione o che non sono saliti alla ribalta della cronaca italiana. Questo servirà anche a capire quanti personaggi hanno annunciato scoperte miracolose o quanti rimedi sono stati presentati come straordinariamente efficaci. Si parla di migliaia di sostanze che annunciate come miracolose poi non hanno mai mantenuto le promesse oppure di composti promettenti che poi non hanno superato lo scoglio della sperimentazione, centinaia di "alternativi" e guaritori si sono presentati come scopritori della cura definitiva e sicura del cancro (praticamente tutte le medicine alternative che dichiarano di curare il cancro, anche l'omeopatia, affermano di essere efficaci in un'altissima percentuale), quindi tutti dichiarano successi altissimi, nessuno fornisce però una prova veramente convincente di quello che affermano.
A volte invece, una scoperta che poi non mantiene le sue promesse ha però qualcosa di interessante da offrire: uno spunto, un'intuizione, un'idea.

Di guaritori ne esistono diversi tipi, alcuni sono semplici "matti" che un giorno decidono di annunciare una cura miracolosa ma altri (e non sono pochi) sono invece scienziati, a volte con un passato irreprensibile di studiosi seri, preparati ed onesti che, per un motivo o per un altro (quasi sempre per...l'altro...i soldi...) diventano quasi dei fenomeni da baraccone. Li conosceremo con il tempo.

Questo articolo è dedicato ad uno scienziato naturalizzato francese che, dopo polemiche anche feroci, diventò in Francia una sorta di Di Bella transalpino, scatenando reazioni in tutta la società francese, persino del ministro della sanità in persona, storia che da noi in Italia è praticamente sconosciuta.

Mirkos Beljanski nasce in Jugoslavia nel 1923 e si laurea in biologia nel 1948, trasferitosi in Francia, lavorò nel prestigioso istituto Pasteur occupandosi dello sviluppo del vaccino antipolio e qualche anno dopo cominciò ad occuparsi dello studio del DNA con altri colleghi. Lavorò anche all'INSERM, corrispondente del nostro Istituto superiore di sanità ma in Francia.
Dal 1956 e per due anni, lavora al fianco di un premio Nobel, il prof. Ochoa, sul DNA e tornato in Francia vince anche alcuni prestigiosi premi scientifici grazie ai suoi studi.
Successivamente diventò responsabile della ricerca in un altro prestigioso istituto di farmacologia francese.
Nel 1972 compì probabilmente la sua scoperta più importante: la trascrittasi inversa nei batteri (o DNA polimerasi-RNA dipendente), un enzima che entra in gioco nella formazione del DNA, base per capire come si crea e si modifica (e si propaga) la vita, tipico di alcuni batteri e virus. Per capirci, un inibitore di questo enzima, è l'AZT, farmaco già utilizzato nella cura dell'AIDS.

I suoi studi si concentrarono dopo la sua scoperta, prima sull'AIDS e poi sul cancro.
Dopo il 1975 il biologo francese mise a punto (e brevettò in 17 nazioni) l'ONCOTEST. Si trattava di una procedura che studiava la replicazione del DNA delle cellule normali e quella delle cellule neoplastiche, determinando così il "potenziale tumorale" di un tessuto.
Sperimentò allora un insieme di sostanze (vegetali) che si legavano soltanto ai tessuti con potenziale tumorale elevato e che distruggevano le cellule tumorali (a suo dire) nel 70-80% dei casi.

Le dichiarazioni di Beljanski furono sicuramente azzardate, soprattutto considerato l'eccessivo "entusiasmo" nell'annunciare le sue scoperte e le percentuali di guarigioni quando ancora non era stata compiuta nemmeno una sperimentazione seria, mai su umani oltretutto. Dei risultati sembravano esserci ma l'accademico francese pretendeva fondamentalmente di essere creduto sulla parola scontrandosi oltretutto con i suoi diretti superiori. Di sicuro quindi, a prescindere dalla bontà delle sue intenzioni, sbagliò del tutto approccio e metodo.

Cominciarono allora dei battibecchi nei corridoi di quei laboratori. Sia lui che la moglie ebbero numerosi alterchi con i direttori dei dipartimenti e pure con i vari responsabili dei laboratori che chiedevano lumi sui suoi studi che lui continuava a tenere sotto un segreto impenetrabile. Successivamente dalle sue stanze uscirono alcune notizie ed il misterioso ingrediente antitumorale sembrò svelato: si trattava di un estratto di una pianta originaria del sud America, dal nome Pao Pereira.

E' una pianta che contiene alcuni alcaloidi e che era utilizzata da tribù indigene per vari motivi, anche come "rinforzante". Cominciava ad essere studiato dalla scienza come stimolante del sistema immunitario.

Arrivò pure il momento dell'espulsione dall'istituto Pasteur che per uno scienziato era un'onta gravissima. Beljanski si ridusse così a lavorare in laboratori sparsi per la Francia.

Nel 1986 cominciarono i primi rumori sulla sua attività: affermava di aumentare e ripristinare il numero di leucociti (globuli bianchi) nel sangue (che sarebbe stato un successo per chi combatteva l'AIDS, i cui malati hanno appunto un calo di difese e di globuli bianchi), cosa fino ad oggi impossibile, commercializzando un prodotto da lui inventato a cui diede il nome di BRL (Beljanski remonte Leucocyte). che poi diventò Real Build Questo prodotto fu presentato come miracoloso ed adatto a casi disperati e fu messo in vendita tramite canali "privati".

Il biologo si ritirò dall'attività "ufficiale" nel 1988 e creò nel garage di casa sua il CERBIOL (Center for Biological Research) dove produsse altre sostanze pubblicizzate come efficacissime e commerciate illegalmente tramite una società dal nome particolare: Cobra. Nel 1989 un'azienda farmaceutica francese, l'Abraxas, affidò ad un istituto di ricerca le prove e le sperimentazioni della nuova sostanza da utilizzare contro il virus HIV. Le prime prove furono incoraggianti e pure le pubblicazioni scientifiche che seguirono parlarono di risultati eccellenti. Altri studiosi si dicevano "stupefatti" degli effetti di quella molecola. Sembrava esserci una sorta di azione protettiva di questa sostanza nei confronti del virus con azione sui globuli bianchi dei malati di AIDS. In quegli anni Beljanski lavorava proprio in alcuni dei laboratori che effettuavano quelle sperimentazioni e...per coincidenza dopo pochi mesi, cominciò a diffondere altre strane voci su una sua "scoperta rivoluzionaria" nel campo dei tumori e dell'AIDS (che in quegli anni era quasi una psicosi mondiale).

Presentò alla stampa il caso di una bambina di 11 anni, Valerie che sosteneva guarita dal suo prodotto, da una grave forma di aplasia midollare (incapacità di produrre anticorpi e globuli bianchi che predispone a svariate patologie).
Successivamente balzarono alle cronache i casi di un poliziotto guarito dall'AIDS (si era contagiato in servizio) dal prodotto di Beljanski ed una sperimentazione effettuata da un laboratorio universitario di Ginevra che concluse che il 99% della carica virale HIV veniva distrutto da questa sostanza. Le prove controllate, quelle nelle quali erano utilizzati i metodi scientifici, erano tutti esperimenti "in vitro", non sull'essere vivente insomma.
Le sperimentazioni oltretutto erano molto discordanti, da una che sembrava promettente si passava all'altra che non dimostrava effetti da parte di questa "misteriosa" sostanza curativa.
Successe pure che le sperimentazioni ripetute in altri laboratori che non erano sotto il controllo di Beljansky, non ebbero gli stessi risultati positivi.
La "leggenda" della cura miracolosa di Beljanski comunque fece il giro di Francia.

Beljanski cominciò a pubblicare in riviste scientifiche le proprietà ed i risultati dei suoi prodotti (in vitro) che in apparenza sembravano davvero promettenti. Si trattava nel caso delle pubblicazioni scientifiche quasi sempre di attività anticancro.
Nonostante queste promesse in laboratorio nessuno riuscì a convincere lo scienziato a rivelare la composizione esatta dei suoi prodotti ma egli rifiutò soprattutto di sottomettere al controllo delle autorità scientifiche quelle sostanze nemmeno per una revisione relativa alla loro commercializzazione creando così uno scontro di fatto tra l'inventore (lui) ed il controllore (lo Stato). Spesso si riferiva ai suoi prodotti descrivendoli come "estratti di piante", dava poco peso all'aspetto scientifico delle sue scoperte, lavorava e studiava in privato dietro una cortina impenetrabile di mistero e si ritagliò così la fama dell'imbonitore, dello "scienziato pazzo" e questo non giovò alla sua causa.

Mese dopo mese, Beljanski ed il suo team cominciarono quindi ad isolarsi dall'ambiente scientifico recitando la stessa identica parte riservata a tutti i guaritori alternativi. Si dichiararono perseguitati e boicottati, attaccati dalle multinazionali e derisi dalla comunità medica. Il biologo cominciò a vendere "privatamente" i suoi prodotti (che ricordo non erano stati autorizzati per la messa in commercio) e guadagnava denaro proprio con queste vendite.

Alla fine degli anni '80 fu sporta denuncia verso il biologo per esercizio abusivo della professione medica e di farmacista.
Nonostante questo, con un abile gioco di passaparola e manovre commerciali basate su veri e propri gruppi di vendita, sempre più francesi si rivolgevano a lui per comprare gli elisir miracolosi, soprattutto per malattie neoplastiche ma anche per AIDS ed altre malattie infettive.
Il 27 agosto 1990 si scomodò il ministro della salute francese in persona che diffuse un duro comunicato stampa:
Dal punto di vista scientifico [...] dobbiamo esprimere altissima diffidenza sulle dichiarazioni di Beljanski. Le prove di qualità, sicurezza ed efficacia richieste per ogni farmaco prima della sua commercializzazione non possono essere sostituite da testimonianze personali o da pochi casi sperimentali non controllati. Ho approntato un gruppo di studio apposito per velocizzare le analisi di queste terapie proposte per certe malattie. I casi di 27 pazienti trattati per l'AIDS sono stati studiati per più di tre mesi non mostrando alcun effetto. Non è stato inviato da Beljanski nessun caso di cancro.
Nel frattempo l'associazione Cobra cambiò nome: Outstretched Hand. Il suo prodotto di punta, descritto come derivato da varie piante tra le quali la Pao Pereira, si chiamava PB100. Con lui collaborava attivamente sua moglie, che era figlia di uno dei suoi primi professori universitari con il quale aveva lavorato all'inizio della sua carriera. La moglie, per poter lavorare nella stessa struttura conseguì il diploma di tecnico di laboratorio.

Nel 1993 il ministro della sanità francese ordinò un'analisi del prodotto antitumorale per determinarne le sue potenzialità antivirali (quindi come cura per l'AIDS), esame che venne affidato a tre laboratori diretti da professori universitari, uno a Strasburgo e due a Parigi. Venne aggiunta una perizia biochimica per determinare l'esatta composizione del PB100.

Il 10 marzo 1994 ebbe luogo il processo per esercizio abusivo della professione medica e di farmacista e Beljanski fu condannato ad una pena simbolica (il pagamento di 1 franco francese) e ad una multa di 20.000 franchi, fu riconosciuto il suo passato di studioso e più che di ciarlatano si parlò di improvvisa "follia" scientifica. In pratica per le autorità era inspiegabile come uno studioso del suo calibro avesse potuto lasciare così repentinamente la via della scienza e della ragione per imbarcarsi in una strada senza uscita, quella delle pozioni magiche non sperimentate e vendute in un banchetto del suo garage per curare le malattie più gravi.

Rilanciò quindi i suoi prodotti lievemente affossati da una dura campagna di informazione sanitaria in Francia diventando un caso nazionale. La stampa si occupava di lui ed il braccio di ferro tra il biologo e le autorità ebbe culmine con una nuova denuncia, questa volta da parte dell'ordine dei farmacisti. Avviene anche un'irruzione di 50 gendarmi nei locali dove il biologo produceva le sostanze poi vendute. Il braccio di ferro tra Beljanski e le autorità era solo all'inizio. Da una parte uno studioso che si era intestardito su una sua scoperta che non sembrava portare benefici scientificamente provati e che per orgoglio forse o perché sapeva di avere torto non concedeva a nessuno di provare metodicamente le sue conclusioni, dall'altra uno stato che di fronte ai cittadini che chiedevano chiarezza, che promuovevano manifestazioni e chiedevano lumi, rispondeva con la censura. Una vera guerra fatta anche di perquisizioni, intercettazioni telefoniche e denunce.
Si arrivò a voci che sostenevano la detenzione nei suoi laboratori di sostanze radioattive pericolose (plutonio in particolare) e questo scatenò l'operazione ISA-2, durante la quale centinaia di poliziotti e persino i corpi antiterrorismo, intervennero in diverse città francesi contemporaneamente con perquisizioni e sequestri. Furono requisiti tutti i medicinali conservati nelle varie "filiali" e così si pose fine alla vendita illegale del farmaco. L'epilogo si ebbe con l'arresto del biologo francese che fu trasferito a Parigi in manette.
Un disastro.

Ma Beljanski insisteva con alterne vicende, fino a quando ebbe un colpo di fortuna "giornalistico".

L'ex presidente francese Mitterrand si ammalò (era ancora in carica) di cancro e nonostante questo, i primi mesi lo si vedeva ancora in forma, sorridente e sereno (era comunque mosso dalla sua posizione e responsabilità). Queste condizioni che si contrapponevano alle prime voci che lo volevano morente ed immobilizzato, sparsero la voce incontrollata che il presidente stava effettuando delle cure con le sostanze di Beljanski traendone molto beneficio.
Quello fu l'apice del successo dell'ex biologo. Le vendite dei suoi prodotti aumentarono vertiginosamente, la società che produceva gli elisir (non li vendeva ufficialmente, appariva come una società commerciale generica) aprì delle filiali in tutta la nazione e si organizzavano veri e propri viaggi per assistere alle "dimostrazioni pubbliche" di Beljanski.
A quel punto (6 luglio 1995) la società di Beljanski chiese ufficialmente di poter mettere in vendita il prodotto anti AIDS ed anticancro da loro venduto "in nero".

Nel 1995 Mirkos Beljanski era noto in tutta la Francia come il ricercatore boicottato che aveva scoperto la cura per il cancro salvando il presidente francese dalla morte.
Mitterrand però morì l'anno dopo, nel 1996 di cancro.
Nel 1998 dopo due anni dalla morte del presidente, a 74 anni, Beljanski morì nella sua casa parigina, di cancro.
Secondo i suoi sostenitori quel cancro era stato causato dallo stress accumulato negli anni, molti oppositori sottolinearono invece che Beljanski chiese ed utilizzò per il suo cancro la chemioterapia che invece sconsigliava ai suoi "pazienti".

Nel 2001 la moglie di Beljanski viene condannata a 18 mesi di reclusione e ad una multa e così alcuni suoi collaboratori.
Febbraio 2002, la corte europea dei diritti dell'uomo alla quale si erano appellati Beljanski ed i suoi collaboratori dopo la condanna per esercizio abusivo della professione, condanna e multa la Francia per la lunghezza del processo al biologo, sottolineando che non era stato così permesso il completamento del giudizio per via della morte prima del processo di appello.
Nel settembre 2002 la corte di appello francese, lo assolve (post-mortem) cancellando il reato e le pene inflitte.
Di lui però ormai si ricordano in pochissimi, anche in Francia. Della sua scoperta non vi è più praticamente notizia se non nei siti che pubblicizzano cure alternative. Esiste una fondazione a suo nome ed un sito che ne racconta la storia ed elenca i casi di presunta guarigione tramite i suoi prodotti.

Ed il Pao Pereira che fine ha fatto?
Qualcuno ha studiato ancora questa pianta conoscendo le proprietà anticancro di molti estratti di piante amazzoniche.
Esistono degli studi che dimostrano una sua attività antineoplastica in certi tipi di cancro. Anche oggi però i risultati sono molto contrastanti: sembra che le dosi che abbiano questa azione debbano essere particolarmente precise e limitate. In alcuni studi infatti, l'aumento del dosaggio rende nullo l'eventuale effetto positivo in certi casi il dosaggio è anche dannoso. Inoltre gli effetti benefici sono stati osservati solo per alcuni tipi di cancro ed ancora solo su cavie.
Per esempio sembra che degli estratti di questa sostanza abbiano un effetto anticancro nei confronti dei tumori della prostata dovuto ad un alcaloide estratto proprio dalla pianta (il beta-carboline).
Altro punto difficile da superare: Beljanski non ha mai lasciato uno studio ben fatto (eppure era un ricercatore universitario...) e controllato delle sue esperienze di "guarigione". Le uniche testimonianze sono i soliti racconti aneddotici, personali, singoli.
Ha preparato una lista (poi con l'aiuto della moglie) di presunte guarigioni di singoli individui, di cani e di tumori senza diagnosi istologica.

La memoria di Beljanski è stata riabilitata, ma sembra che la sua non fosse proprio la strada più giusta per trovare la cura definitiva per il cancro. Uniche certezze, l'interessante azione antineoplastica di alcune molecole che lui aveva sperimentato ma di contro la mancanza di efficacia "totale" che egli stesso pubblicizzava. Se quindi queste sostanze potevano interessare la scienza, il modo di proporle, presentarle e studiarle è stato il peggiore trasformando un'intuizione potenzialmente interessante in un boomerang che ha condizionato la vita dello studioso francese.

Alla prossima.