Visualizzazione post con etichetta letteratura scientifica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta letteratura scientifica. Mostra tutti i post

lunedì 2 luglio 2012

Scienza for dummies - 2

Nella prima parte dell'articolo ho cercato di riassumere in maniera semplice alcune basi della ricerca scientifica, dei suoi limiti e delle potenzialità.
La scienza è fatta da ipotesi (la Terra è rotonda, gli asini volano, un batterio causa un'infezione...) che poi devono essere confermate dagli studi, questo perchè un'ipotesi, seppur interessante e plausibile, deve essere per forza di cose confermata per diventare "accettabile" scientificamente. Parliamo di medicina, un'ipotesi medica ha un'unica possibilità di conferma, quella che si può trovare sperimentando, ripetendo gli esperimenti e facendoli controllare a chi li legge. Solo così un'ipotesi può diventare una realtà più oggettiva possibile, quindi scientifica. In caso contrario l'ipotesi è falsa o non dimostrata.

Davanti ad una teoria medica è quindi fondamentale capire chi l'ha formulata (a volte anche "l'abito può fare il monaco"), come lo ha fatto e se quello studio ha la validità utile a diventare una prova almeno accettabile di conferma della teoria di partenza.
Abbiamo visto come uno studio scientifico abbia alcuni punti fermi su cui basarsi ma in pratica, come si fa una studio scientifico? Quando in questo blog rimando agli studi a cosa mi riferisco, perchè "mi fido"? Una pubblicazione scientifica non è che una rivista cartacea (oggi ne esistono anche di versioni "on line") esattamente come i giornali o i periodici in vendita in edicola. Si occupa di diffondere le scoperte, le idee, gli aggiornamenti e le discussioni che avvengono in ambito scientifico. Sono quasi sempre "settoriali" e così esisterà la rivista di medicina ma anche quella di matematica, fisica, astronomia, biologia e così via. Possono essere anche "ultraspecializzate" così in medicina esisterà la rivista di neurologia o in ingegneria quella dedicata ai materiali plastici. Ciò che è pubblicato è quello che gli studiosi di tutto il mondo inviano alla rivista per far conoscere ai colleghi i risultati dei loro esperimenti.


La copertina di un numero di The Lancet, una delle riviste mediche più importanti al mondo
In genere le riviste più note e prestigiose compiono un controllo molto attento degli studi che ricevono (scegliendo poi se pubblicarli o meno) mentre quelle meno "importanti" possono pubblicare senza nemmeno curarsi della qualità dello studio. Esistono addirittura riviste "truffaldine" che chiedono denaro in cambio della pubblicazione dell'articolo e per questo non controllano per nulla la qualità o la veridicità di quanto ricevuto. Una ricerca scritta male, organizzata disordinatamente o poco importante riceverà molto difficilmente l'attenzione di riviste prestigiose e dovrà accontentarsi di essere pubblicata in quelle di scarso livello o addirittura di non diventare mai di dominio pubblico. Al contrario uno studio rivoluzionario o di grande qualità può puntare in alto e vedersi (con grandi sforzi) tra le pagine delle riviste scientifiche più prestigiose del mondo.
Per questo, quando si legge "uno studio rileva che..." non è detto che la "scoperta" sia così importante o rivoluzionaria e questo vale anche per gli studi pubblicati su riviste di un certo livello (ricordate il caso Benveniste su Nature o quello Wakefield su Lancet?).
Come si fa a sapere se una rivista gode di prestigio o è una raccolta di "ciarpame" scientifico?
Notorietà a parte (nomi come "Lancet" sono garanzie di serietà anche se possibili protagonisti di "scivoloni" incredibili, come già accaduto), esiste una sorta di "classifica" che permette di comprendere, entro certi limiti, l'importanza di una rivista scientifica (e quindi l'attendibilità di ciò che leggiamo). La classifica si compila secondo il valore del cosiddetto "impact factor" (fattore d'impatto, IP) che  consiste in un punteggio calcolato contando il numero di volte che la rivista è stata citata in altri lavori scientifici. Se molti scienziati basano le loro ricerche su quelle pubblicate in una certa rivista "evidentemente" questa è considerata seria ed attendibile. Se il valore di impact factor è molto basso significa che pochissimi (o nessuno) ricercatori si sono basati sulle ricerche pubblicate da questa, che quindi in ambito accademico gode di poca stima o considerazione. Questo punteggio è discutibile (e discusso) e persino "manipolabile" ma non mi addentro per non deviare il discorso. Per avere dei riferimenti, Lancet (forse la rivista medica più prestigiosa al mondo), ha un IP di 38,8, una rivista "storica" e reputata "bibbia" scientifica come Nature ha un impact factor di 31, il British Journal of Surgery (che anche se seria è di settore e non di valore altissimo) ha un 4,8 mentre esistono riviste con IP bassissimo come 2 o 1 o addirittura non hanno alcuna citazione. Con molta probabilità queste ultime non hanno alcun peso in campo scientifico (sarebbe meglio dire medico perchè in certi ambiti anche un IP di 2 potrebbe avere il suo valore).

Ma cos'è uno studio scientifico? Cosa vuol dire, come si pubblica?
Niente di più semplice (insomma...), si scrive esattamente ciò che si pensa di avere scoperto e si invia il tutto ad una rivista.
Sembra facile...in realtà servono alcuni mezzi, un po' di esperienza e tante idee valide.
Uno studio è composto da varie parti (come dei capitoli) precedute dai nomi degli autori (che sono scritti in un ordine ben preciso, in genere il primo nome è l'autore principale, l'ultimo è quello inserito per "prestigio" o perchè direttore del centro di ricerca) e dall'istituzione nella quale lavorano:

Abstract: un estratto, una sorta di riassunto dello studio per evidenziare i punti salienti e far capire subito a chi lo legge di cosa si parla.

Materiali e metodi: una descrizione del metodo utilizzato per lo studio, i mezzi tecnici, il tipo di esperimento, le caratteristiche dei farmaci (ad esempio) o delle persone studiate. Un modo per rendere chiara la ricerca e per permettere a chi lo volesse, di ripetere lo studio nelle stesse identiche condizioni.

Risultati: i risultati dello studio, l'analisi statistica, i numeri nudi e crudi.

Discussione: la discussione sul significato dei risultati, cosa può aver concluso l'esperimento, le considerazioni finali.

Per facilitare la ricerca degli studi nelle banche dati, queste conservano gli abstract (a loro volta catalogati con delle parole chiave) tramite i quali l'interessato può consultare lo studio completo.

Un esempio di "abstract". Il riassunto dello studio, diviso nelle varie sezioni.
Oggi le ricerche in campo medico aggiungono alla fine dello studio anche l'eventuale esistenza di "conflitto di interessi" (ad esempio se uno degli autori ha lavorato per l'azienda farmaceutica che ha prodotto il farmaco dell'esperimento analizzato) o la provenienza dei finanziamenti per lo studio, una sorta di "operazione trasparenza".

Uno studio scientifico è in inglese, per convenzione e semplicità di comunicazione, esistono anche studi in lingua originale (quindi anche in italiano) ma in questo caso si tratta quasi sempre di studi "minori" ed a diffusione locale.
Non è per niente necessario che a pubblicare sia un medico o uno scienziato. Chiunque in teoria, se ha un'idea valida ed ha condotto uno studio decente può vedere il suo nome stampato in una rivista scientifica (James Randi, colui che smentì lo studio di Benveniste sulla "memoria dell'acqua" è un illusionista ed una bambina di 12 anni è la persona più giovane mai apparsa come autore di uno studio scientifico, nel suo caso smentì i "poteri" di guaritori americani) anche se è evidente che lo scienziato possiede più mezzi ed esperienza di chi non è del campo.

Dopo aver scritto lo studio, corretto, rivisto e controllato, è il momento di cercare una rivista disposta a pubblicarlo. Se penso di aver scoperto qualcosa di rivoluzionario o particolarmente importante potrei spedire tutto ad una grande rivista, consapevole che in questo caso i controlli e le obiezioni saranno pignole ed attente, al contrario potrei accontentarmi di una rivista di minore importanza o addirittura di una delle tante riviste che accettano qualsiasi pubblicazione senza nemmeno controllarne il testo. Esistono riviste (spazzatura) che pubblicano qualsiasi cosa, basta che sia corrisposto un "adeguato" pagamento in denaro anche se non è detto che una rivista che pubblichi a pagamento sia per forza "truffaldina" (e ne esistono di serie che si finanziano proprio con i pagamenti degli autori delle pubblicazioni).

In genere una rivista prestigiosa ha una sorta di "commissione esaminatrice" i cosiddetti "referees" che controllano la ricerca, i suoi risultati, la corretta interpretazione di questi, spingendosi anche ai commenti sull'ortografia ed al buon inglese, esegue insomma una "revisione" dello studio ed essendo dei "colleghi" del ricercatore, fanno una "revisione tra pari" (nessun timore reverenziale né supponenza quindi, gli scienziati sono tutti uguali). I "controllori" sono in genere esperti del settore sconosciuti agli autori della rivista (o potrebbero favorirli per "amicizia" o "rispetto").

Una rivista importante ha in genere un controllo molto severo e si arriva a continui "rinvii" della pubblicazione con inviti a correggere una frase, una tabella, poi un nuovo controllo con nuove correzioni, anche sull'ortografia e così via. Dal primo invio all'effettiva pubblicazione di uno studio possono passare pure mesi (molto sospetta la pubblicazione data alle stampe poche settimane dopo il suo arrivo per l'accettazione). Una rivista che non prevede questa revisione è in genere molto scadente.

La ricerca non fa altro che esporre i risultati di un esperimento (per esempio l'efficacia di un farmaco o la presenza di effetti collaterali di un altro) e chi legge può così ricavare informazioni preziose, provare a riprodurre quei risultati, controllarne l'effettiva evidenza, eccetera.
Di fronte ad uno studio può succedere pure di non essere d'accordo con le sue conclusioni e quindi chi legge potrà pure commentare negativamente (motivando le sue critiche) i risultati o pubblicare a sua volta uno studio che li contraddice e persino scoprire una frode scientifica (Brian Deer con Andrew Wakefield ha fatto proprio questo). E' uno dei meccanismi di controllo più accurati ed efficaci che possano esistere. Uno studio è "pubblico" così chiunque può controllare, accettare o smentirne i risultati e la "comunità scientifica" è proprio l'enorme numero di scienziati che di fatto compie un controllo a posteriori sugli studi pubblicati e sui risultati di un dato esperimento.

Il dovere di un ricercatore, naturalmente, è quello di compilare studi più corretti possibile, accurati, controllati, cercando di limitare gli errori ed i fattori che condizionano i risultati ma è anche vero che non esiste lo studio perfetto ed ogni conclusione, anche quella che sembra più evidente, deve essere presa per quello che è. La scienza non è "definitiva" ma si evolve, cambia opinione, cresce.
Così c'è un solo modo di cercare di ottenere un risultato oggettivo: limitare gli errori di metodo.

Uno dei mezzi più utilizzati per diminuire la possibilità di errore è la cosiddetta "randomizzazione", ovvero la scelta random, a caso, dei partecipanti alla ricerca, all'esperimento e per testare la reale efficacia del farmaco lo paragonerò ad un placebo. Il placebo è una "pillola" composta da una sostanza inerte, senza effetti, così che chi la assume non avrà grossi benefici (anche se qualche piccolo beneficio derivante dalla suggestione e dal fatto di "sentirsi controllati" probabilmente apparirà).
Ho quindi due strumenti: il placebo e la randomizzazione, i risultati sono già sufficientemente attendibili.

 

Per capire meglio: se dovessi sperimentare un nuovo farmaco contro la pressione alta, non sarebbe corretto provarlo solo su individui giovani e che praticano sport o i risultati finali saranno con molta probabilità "ottimistici", positivi ed a favore del farmaco. Questo perchè gli individui più giovani e sportivi hanno meno probabilità di avere la pressione arteriosa sopra i limiti. Per il motivo opposto non otterrei risultati attendibili se provassi il farmaco solo su individui anziani e fumatori, questi probabilmente avranno la tendenza ad avere la pressione più alta e quindi i risultati dell'esperimento ne risulterebbero condizionati. Cosa faccio per ottenere un risultato più corretto possibile? Mescolo i gruppi, scelgo a caso. Nel gruppo che assumerà il placebo vi saranno individui sia giovani che anziani, sia fumatori che sportivi e così nell'altro, il gruppo che assumerà il vero farmaco. I risultati così, non saranno condizionati dalle persone e dal loro stile di vita ma solo dall'assunzione del farmaco. Questa è anche una rappresentazione "in piccolo" della realtà: la società infatti è formata da individui differenti per età, abitudini, stili di vita e salute e per sperimentare correttamente l'effetto di una nuova molecola devo necessariamente scegliere in maniera "random" (casuale) i partecipanti allo studio, "randomizzo" quindi i soggetti che verranno analizzati. Visto che il farmaco è "standard" devo accertarmi che i risultati siano simili per tutti coloro che la assumeranno, indipendentemente dal loro stato.

Sono già a buon punto e per quanto possibile ho evitato gli errori più evidenti, i cosiddetti "bias", non riusciremo mai a realizzare uno studio perfetto ed esente al 100% da possibili condizionamenti e bias ma cercheremo per quanto possibile di limitarli. L'errore potrebbe essere involontario.
Uno scienziato potrebbe essere talmente convinto della sua idea che lo studio che la sperimenta, involontariamente è condizionato dalle sue convizioni. Si chiama "bias di conferma", scegliere i metodi e selezionare i risultati per ottenere la risposta che volevo, fenomeno che in medicina può essere molto pericoloso e può essere fatto in buonafede o con intenzioni non proprio limpide.
Se un'azienda farmaceutica sta sperimentando un nuovo farmaco contro la cefalea (con investimenti enormi e tempi lunghissimi), il fallimento dello studio significherebbe aver perso tempo, denaro e risorse e pure utili futuri. Ho un modo per "aggiustare" i risultati, basta "sistemare" lo studio riportando solo i numeri che giocano a favore della mia causa.
Il presunto nuovo farmaco contro la cefalea, alla fine degli esperimenti ha mostrato di non funzionare in maniera significativa, ma l'azienda nota che in un gruppo di volontari che hanno partecipato allo studio la cefalea in effetti veniva curata efficacemente, sono le persone di età compresa tra i 30 ed i 40 anni.
Se lo studio concludeva che quel farmaco non aveva effetto significativo basterebbe escludere dalle statistiche tutti i soggetti che non fanno parte di quella classe di età, che faccio "scomparire". Non ho condotto quindi un esperimento corretto ma l'ho sistemato per ottenere ciò che desideravo.

Con i nuovi numeri posso concludere che il mio farmaco funziona: lo vendo e guadagno. Senza alcuna giustificazione scientifica.
Può succedere altro.
Lo stesso presunto farmaco contro la cefalea non funziona più di quelli in commercio. Anche in questo caso avrei sprecato anni e soldi. Come posso fare per recuperarli?
Semplice, "distrarre" l'attenzione dall'efficacia e concentrarla sugli effetti collaterali.
Il mio studio inizialmente si intitolava "Efficacia del nuovo farmaco contro la cefalea" ma visto il fallimento si intitolerà "Sicurezza del nuovo farmaco contro la cefalea". In pratica il nuovo farmaco non è migliore di quelli esistenti (e quindi non potrei venderlo) ma provoca meno nausea e meno gastriti (e così posso venderlo).

Nella peggiore delle ipotesi potrei pure nascondere degli effetti collaterali gravi o potrei non accorgermi degli stessi perchè qualsiasi sia il numero di soggetti sui quali il farmaco è sperimentato, non sarà mai così grande (e di conseguenza così attendibile) come quando il prodotto è consumato in tutto il mondo: in fondo ogni farmaco in commercio è un grande esperimento anche dopo la sua vendita. Nel caso di una tale frode deliberata si tratterebbe di un gravissimo danno non solo perchè probabilmente causa di problemi di salute ma anche per aver carpito la buonafede di milioni di medici di tutto il mondo (non dimentichiamo che se si compie una frode scientifica, anche il medico è una vittima perchè ha basato le sue prescrizioni su qualcosa che credeva attendibile).
Un altro elemento fondamentale della ricerca scientifica è che quasi mai uno studio è "definitivo". Uno studio singolo dimostra molto poco e tranne vere e singolari scoperte scientifiche ogni ricerca deve essere ripetuta altre volte, da altri scienziati ed in altre condizioni per vedere confermate le sue conclusioni.

Beh, le cose come vedete cominciano a farsi complicate.
Tanto difficili che qualcuno potrebbe pensare che è davvero improbabile che un semplice cittadino o uno scienziato senza "appoggi" importanti riesca a fare una grande scoperta o a raggiungere le vette della scienza. E' una delle giustificazioni che avanzano molti ciarlatani: secondo loro le grandi scoperte di cui sono protagonisti non vedranno mai approvazione scientifica perchè le riviste, gli ambienti accademici e le "lobby" sono tanto chiuse e rigide.
Saranno pure davvero rigide e chiuse ma questa è fondamentalmente una scusa.
E' chiaro che non è possibile da parte della comunità scientifica "analizzare" qualsiasi idea venga in mente a tutti gli abitanti del pianeta o rendere conto a tutti coloro che si svegliano affermando di avere scoperto la cura del secolo ogni giorno, ma chi ha davvero un'ipotesi interessante può ragionevolmente sperare di farcela.
Letteralmente chiunque può diventare da un momento all'altro un nome illustre della scienza e della medicina è accaduto ed accade anche ai giorni nostri, come vedremo in un prossimo articolo.

Alla prossima.

sabato 28 gennaio 2012

Scienza for dummies - 1

Spiegare la scienza non è un compito facile.
Lo sa chi la scienza l'ha studiata e chi cerca di capirla. Molti concetti sono astratti, altri richiedono basi che non sono alla portata di tutti ed i meccanismi che permettono di giungere ad una conclusione scientifica possono richiedere un impegno ed un'applicazione che costano fatica e tempo.
Capire la scienza, la ricerca e gli studi è però un esercizio molto gratificante: apre la mente, incuriosisce e soprattutto rende più evidenti i principali fenomeni che regolano la nostra vita.
Ho pensato che può essere utile rendere comprensibili alcuni processi che permettono ad una teoria o ad una ipotesi di diventare o meno "scientifica", rendere "pratico" un processo che può essere lungo e complicato serve a tutti, anche a me che con la scienza devo fare i conti ogni giorno. Ho avuto molti dubbi scrivendo questo articolo, so che risulterà un po' indigesto, prolisso (e quando mai...) e probabilmente meno appassionante di altri, ma capire certi passi è necessario per compierne degli altri più grandi. Dico sempre di approfondire qualsiasi notizia vi interessi, soprattutto quelle importanti sulla salute, è fondamentale, ma come approfondire una notizia scientifica o medica se non si ha la minima conoscenza di ciò che si sta analizzando?

Cercherò di spiegarne i principali meccanismi in maniera comprensibile e, non me ne vogliano i puristi, arrivare ad un pubblico sempre più vasto sarebbe un grande risultato soprattutto oggi quando viene venduta come scienza vera e propria spazzatura. Un'ipotesi diventa scientifica quando chi l'ha proposta la verifica con metodi che cercano di escludere per quanto possibile errori, condizionamenti e false convinzioni. La stessa esperienza è poi ripetuta da altri individui (chiamiamoli scienziati, per facilitare la comprensione del discorso) che, se ottengono gli stessi risultati, possono confermare o meno che l'ipotesi di partenza è corretta.
Quante volte ho sottolineato che finchè gli studi scientifici non confermano un'idea questa rimane un'ipotesi indimostrata?
Quante volte si dice che l'esperienza personale non è scienza ma "aneddoto"?
L'argomento è vasto ed a tratti ingarbugliato ma proviamoci, ne vale la pena. Dedicherò una serie di articoli alla spiegazione dei meccanismi della ricerca, degli studi, parlerò di come si progetta un esperimento scientifico, quali sono i possibili errori e come si può giungere a conclusioni errate anche senza volerlo.
Spero di non essere noioso e di rendere piacevole la lettura di un argomento che spesso è trattato come "d'elite" e per questo non popolare.
Se la scienza diventasse popolare scomparirebbero dalla Terra l'ignoranza e la superstizione e per i ciarlatani non servirebbero giudici o polizia ma basterebbero le nostre conoscenze, un po' di mente critica ed un sano uso della ragione.

La prima parte è dedicata a ciò che si chiama "evidenza scientifica" con piccole digressioni nel torbido mondo di chi ha provato a bluffare rischiando di truffare l'intera umanità.

Introduzione: Scienza, evidenza ed onestà.

Lo "scientificamente provato" è un concetto molto delicato.
Nonostante questo articolo possa sembrare filosofico e lontano dagli argomenti tipici che tratto lasciatemi scrivere delle riflessioni sulla scienza, gli scienziati e le ricerche.

Viviamo immersi in concetti ormai assimilati come "accertati", diamo per scontati assiomi che abbiamo appreso nei banchi di scuola e la nostra società è regolata da princìpi che sembrano innati, ineccepibili ed innegabili.

Se dico che la Terra è al centro del sistema solare e ruota assieme ad altri pianeti attorno ad una stella potrà sembrare elementare e banale provare a discuterne. E' certo.
Siamo "certi della certezza" di questo fatto?
Ok, non entriamo nella filosofia ma se pensate un attimo alla Terra, chi di voi l'ha "vista"? E chi ha visto che ruota attorno al Sole?
Per dirla tutta, siamo sicuri che la Terra sia un globo che ruota su se stesso? Come facciamo a dirlo, non abbiamo mai visto con i nostri occhi la Terra ruotare né ci sentiamo muovere la Terra sotto i piedi.

Ci fidiamo delle conoscenze di chi ha studiato l'astronomia e la fisica. Crediamo a quello che qualcuno, più esperto di noi in un dato argomento, ci riferisce.
Se gli astronomi dicono che la Terra è rotonda e ruota attorno al Sole ed è immersa nello spazio non può essere che così.
In questo modo, ogni altra teoria che smentisse questa "certezza" fino a quando non viene dimostrata come corretta, resta falsa, sbagliata da chiunque essa provenga.

Questo concetto possiamo applicarlo in tutti i campi dell'esistenza umana. Siamo fatti di atomi ma quanti di noi hanno visto un atomo? Lo sappiamo perchè "qualcuno" ce lo ha raccontato. Siete così sicuri di avere un cuore che batte? Lo avete mai visto? Chi vi dice di non avere un meccanismo svizzero in acciaio che pulsa ritmicamente al centro del petto? Avete dato fiducia ad un anatomista e poi ai suoi successori. Ma se l'anatomista non ha visto mai il pianeta Terra con i suoi occhi, l'astronauta non ha mai visto (probabilmente) un cuore battere dal vivo.

L'essere umano, pur essendo (forse) l'abitante più intelligente del pianeta, non è capace di conoscere tutto. E' praticamente impossibile trovare uno di noi con una cultura tanto smisurata da potersi definire esperto in qualsiasi campo dello scibile umano. L'uomo allora ha pensato bene di "dividersi i compiti": da buon animale sociale ha creato dei campi di utilità e li ha affidati ad ogni componente della comunità. C'è quello che sa procurare cibo, l'altro che sa costruire ripari per la notte, quello che cura le ferite e l'altro che sa orientarsi nella foresta di notte.
Ognuno è utile al gruppo ed in cambio usufruisce dei benefici dello stesso gruppo (tutti per uno ed uno per tutti, no?). Ma l'uomo è mortale, così presto ha capito che quelle conoscenze dovevano essere trasmesse, da padre in figlio e da un componente del gruppo all'altro. La società non avrebbe mai potuto fare a meno dell'esperienza e della sapienza di uno.
Se fosse venuto a mancare il fornaio nessuno avrebbe potuto sostituirlo ed anche il cacciatore, la sarta o il guerriero ne avrebbe sofferto, sarebbe morto ed il gruppo in breve si sarebbe estinto.

Allora si cominciavano a tramandare le arti ed i mestieri, poi le conoscenze e la sapienza.
Ogni generazione avrebbe affinato le arti, imparato dagli errori, selezionato il buono ed il cattivo fino ad arrivare ad una quasi perfezione che ha reso l'uomo un essere imbattibile e praticamente senza rivali. Noi dominiamo sulla Terra perchè siamo stati capaci (grazie alle nostre qualità fisiche) di diventare una società con gli individui interdipendenti tra loro ma assolutamente differenti uno dall'altro.
Tutto questo fino ad oggi.

La scienza si è evoluta così. Ciò che sembrava evidente cinque secoli fa oggi è sorpassato e ciò che sarebbe stata un'eresia nello stesso momento dell'antichità oggi è di una evidenza sfacciata.
Un procedimento scientifico apparentemente sembra un percorso complicatissimo, intricato e con poca possibilità di errore ed invece è talmente semplice che diventa disarmante e per questo passibile di errori.
Se una teoria vuole trasformarsi in realtà deve semplicemente essere dimostrata. Ma non basta una sola dimostrazione, questa può essere dovuta al caso, a fattori sconosciuti, all'incapacità di capire, deve essere ripetibile.

Se sono convinto che gli asini volano e voglio farlo sapere al mondo e per dimostrarlo scatto una foto del mio asino sospeso in aria, devo anche saper dimostrare che quello non è il mio asino lanciato da un dirupo e fotografato al volo mentre precipita ma che ogni asino ha la possibilità di librarsi nell'aria o che almeno il mio lo faccia (allora non tutti gli asini volano ma solo il mio potrebbe essere dotato di questa capacità insolita). In pratica il fenomeno non può essere dichiarato reale se io sono l'unico a vederlo (realmente o fraudolentemente). L'osservabilità quindi è il primo scalino di una dimostrazione scientifica: se un fatto avviene deve essere osservato.
Non devo riuscirci solo io però, si potrebbe pensare che il mio asino voli perchè l'ho gonfiato con un gas leggerissimo, deve riuscirci chiunque voglia ripetere la mia esperienza: la ripetibilità. Chiunque ripeta l'esperienza in quelle condizioni otterrà un risultato simile (o uguale, meglio) al mio.

Allo stesso tempo ogni esperienza deve essere misurabile. Non "a spanne" ma in maniera precisa e riconosciuta.
Se organizzo la dimostrazione del volo del mio asino non basta urlare che c'è stato un leggero ma netto movimento verso l'alto delle sue zampe, deve essere possibile misurare questo spostamento e decidere se è definibile come "volo" o soltanto come un normale movimento degli arti inferiori, la misurabilità.

"Semplice" quindi. Voglio dimostrare al  mondo che gli asini hanno la capacità di volare? Basta aspettare che tutti o la maggioranza degli osservatori ne vedano almeno uno, che chiunque abbia un asino riesca a farlo volare e che quel volo abbia le caratteristiche del volo, in un modo o nell'altro. Se raggiungo questi criteri ho dimostrato una mia convinzione personale trasformandola in un fatto scientifico. Ma non è finita (noiosa la scienza eh?) e queste "lungaggini burocratiche" spiegano anche perchè i progressi della scienza sono spesso lentissimi. In questo modo avrei dimostrato che un asino vola: ma è una capacità di tutti gli asini o quello che ho visto è un asino speciale?
A questo servono le statistiche, gli studi con grossi campioni (cioè possibilità di osservazione del fenomeno) e quelli multicentrici (che si svolgono in posti differenti). Questo perchè il mio asino potrebbe volare perchè soffre di una malformazione che gli ha dato questa possibilità: la mia osservazione quindi non equivarrebbe a quella che gli asini volano ma che ne vola solo uno, il mio.

Ma c'è una scappatoia a queste lunghe procedure. L'evidenza.
Se non riesco a far vedere a tutti il mio asino che vola perchè è timido ed ogni tanto si rifiuta, se non ripete i suoi voli perchè nei giorni nuvolosi si intristisce e rinuncia a spiccare i salti, se quando vola lo fa in maniera tanto confusa e goffa che una misurazione è impossibile, ma vola, e questo lo ritengo certo perchè lo trovo un giorno su un albero, l'altro al terzo piano di un palazzo ed il giorno successivo sopra una torre inaccessibile, vi è un'evidenza. L'evidenza però deve essere controllata: qualcuno porta quell'asino sopra l'albero o la torre? Sono io che con un potente getto d'aria o con delle funi sollevo l'asino fino a farlo salire in alto? Insomma, l'evidenza è un fatto reale o è solo un trucco o l'immaginazione?
Se escludiamo frodi e condizionamenti (potrebbe essere tutto un sogno), l'evidenza è certa: quel fatto avviene.
Non sappiamo come e perchè, nessuno riesce a dimostrarlo scientificamente ma quell'asino vola, c'è poco da fare. Fino a prova contraria.


La ricerca scientifica è proprio come cercare un asino che vola. Per fare un passo avanti deve compiere migliaia di tentativi (ne abbiamo fatti di passi avanti eh?) e solo alcuni di questi superano tutti gli scogli, quello dell'osservabilità (in medicina, se ho la febbre e mangio foglie di salice la febbre diminuisce), quello della ripetibilità (ogni volta che ho la febbre e mangio salice, la temperatura diminuisce) e della misurabilità (ogni volta che ho la febbre e mangio salice, la temperatura presa con il termometro, diminuisce di due gradi).

Potrei anche non conoscere i motivi di questi effetti ma non posso negarli: esistono.
Non so bene perchè, non ho gli strumenti per analizzare il salice ma puntualmente, ogni volta accade la stessa cosa. Se il salice mi fa star bene più di quanto mi può fare stare male la prossima volta che ne avessi bisogno potrei usarlo per abbassare la febbre e potrei consigliarlo pure ai miei vicini, ai miei amici e famigliari ed anche loro avranno gli stessi risultati a fronte di disagi minimi e sopportabili. Poi estendo l'esperienza ai miei colleghi di lavoro così da aver provato il mio rimedio su circa 200 persone. Ho scoperto l'Aspirina. Ma non è tutto.
Devo essere sicuro che gli effetti di questo rimedio non siano il frutto di una condizionamento mentale, che non sia tutta immaginazione e non ho che una scelta per capirlo con maggiore sicurezza possibile: sperimentarlo.

Così come ho agito finora non ho avuto alcuna prova scientifica che il mio rimedio possa funzionare, ho solo un metro personale che potrebbe essere condizionato da tanti fattori ed anche chi volesse utilizzare il mio nuovo prodotto per la sua febbre non può essere sicuro del risultato. Come si fa a sperimentarlo correttamente? Ne parlerò più avanti.

C'è una domanda comunque che assilla tanti scienziati: fino a quando potremo "scoprire" qualcosa di nuovo? Fino a quale limite ci spingeremo?
Forse non tutti ci fanno caso ma soltanto negli ultimi 200 anni (due secoli) abbiamo compiuto dei passi talmente enormi ed inimmaginabili che ora, per forza di cose, il passo rallenta, diventa sempre più fine, non puntiamo a grandi conquiste quanto a piccoli perfezionamenti.
Quattro generazioni fa (quindi per i padri dei nostri nonni o per i nonni di chi è meno giovane) l'invenzione più clamorosa fu la radio, sperimentata da Marconi nel 1895 un'impresa praticamente impossibile fino ad allora. La fotografia non esisteva e fu presentata per la prima volta in quegli anni, così come il cinema, grande e strabiliante invenzione umana. Fu sempre in quegli anni che fu brevettata la lampadina elettrica che oggi è "la norma" in tutte le case e con essa arrivarono anche beni "superflui" come la Coca-Cola.
Poi arrivò l'Aspirina, proprio quella. La compressa che sembra ormai una pillola banale, sorpassata, eppure da quella in poi fu una cascata di scoperte, brevetti, invenzioni che ci portano ai giorni nostri.

Questa storia è affascinante e coinvolgente. Pensare che in pochissimi anni siamo riusciti a passare dal primo aereo allo Space Shuttle è sinceramente strabiliante.

A che punto siamo quindi? Siamo al punto che, tranne scoperte rivoluzionarie, la scienza ha rallentato il suo passo. Di fronte alle grandi invenzioni degli scorsi decenni, probabilmente per qualche anno cammineremo molto più lentamente, che chi ha ipotizzato pure un limite alle scoperte e non è una teoria così stramba, in fondo.
Per questo motivo le evidenze cominciano a scarseggiare (abbiamo avuto tempo a sufficienza per accorgerci dei fenomeni che ci circondano) e dobbiamo affidarci a studi scientifici sempre più complicati e "fini" per passi piccolissimi, tanto che a qualcuno questi sforzi sembrano eccessivi.
E' logico ed economico ad esempio spendere milioni in ricerca e sfruttare risorse importanti per "scoprire" o dimostrare (provare a dimostrare) che sono più efficaci 480 milligrammi di Aspirina invece dei canonici 500?
Ha senso sprecare tempo, denaro e forza per inventare un motore che consuma 1 litro ogni 10 chilometri invece che ogni 9?

Sono problemi al limite della paranoia ma si confrontano con il concetto che la scienza non può fermarsi. Anche un piccolo passo oggi, un'osservazione apparentemente insignificante, un giorno potrà aprire le porte alla rivoluzione, alla conoscenza completa di un argomento, per questo esistono gli scienziati ed i loro studi, per questo motivo i ricercatori continuano a studiare qualsiasi argomento.

E le ricerche e gli studi allora, servono ancora? Certamente sì, ma anche qui si apre un capitolo senza fine.
Sono tutte efficaci? Tutte attendibili? Sono falsificabili? Sono tutte vere o anche tra gli studi più prestigiosi esistono "buchi neri" che lasciano perplessi?
Come in tutte le attività umane la scienza può essere utilizzata a fin di bene o a servizio del male, può essere onesta e pulita come corrotta e falsa, può rappresentare il nobile intento di progredire come l'oscuro fine dell'interesse personale.
Sull'attendibilità degli studi scientifici il dibattito è sempre caldissimo. Uno studio, pur se preciso, ben condotto e valido deve essere letto per quello che è: relativo alle notizie che fornisce senza concludere nulla, anche davanti ad un risultato eclatante.
Questo vuol dire che non esiste certezza nella scienza e non esistono nemmeno studi "definitivi". Quante volte l'avrò detto?
Le novità scientifiche non sono infallibili, eterne o dogmatiche, Popper insegna che anche le conoscenze scientifiche più evidenti e plausibili sono sempre superabili, migliorabili e sostituibili, fino ad essere pure smentibili con il tempo. Una teoria scientifica:
deve disporsi al controllo pubblico, da chiunque, e pertanto disposta a sottoporsi a qualsiasi prova di falsificazione. Se esce indenne da tali prove la teoria risulta buona per risolvere un tal problema, se ne esce falsificata la teoria non è valida, non è scientifica, e in ogni caso qualora risultasse valida verrebbe prima o poi sostituita da una teoria migliore.

Lo "scientismo" è un estremismo negativo, tanto che una scoperta scientifica, per essere ritenuta tale, deve essere falsificabile. Non esistendo scoperta scientifica "eterna" ogni novità smentisce quella precedente. Qualcosa che sembra una contraddizione ma che invece ha definito in maniera più moderna e realistica il pensiero scientifico.
Questo vuol dire che la scienza non è un dolmen immovibile, lo è al massimo nel momento in cui la viviamo ma prima o poi si muoverà ed è pure la risposta alla critica che proviene da parte di molti pensatori "alternativi": la scienza crede di avere la verità in mano.
Non è così. La scienza non può avere la verità in mano, per definizione: per formazione, uno scienziato è qualcuno che si evolve e cambia continuamente conoscenze, ne acquisisce di nuove e con queste trasforma quelle vecchie. Al limite la scienza ha la conoscenza in mano, perchè tutto è relativo al tempo che vive.

L'idea dello studioso con la..."scienza infusa", è antica e proviene dalla visione ignorante e gelosa che le classi povere ed analfabete avevano dei "colti" e degli studiosi. "Sanno tutto loro", "credono di sapere" quando per ironia queste critiche provenivano da persone che non sapevano nulla (non avevano nessuna base culturale) e credevano di conoscere tutto (erano padroni solo di ciò che facevano, coltivare, mangiare, dormire).
Lo scienziato può essere anch'esso presuntuoso e fermo nelle sue posizioni: non è quindi un uomo di scienza ma un uomo di fede e come tale non è attendibile come scienziato.

Allora nella realtà gli studi scientifici che leggiamo nelle riviste di fisica, medicina o chimica, sono tutte attendibili? Dobbiamo crederci ad occhi chiusi?
No.
La risposta è drastica: NO.
Esistono sempre i casi in malafede, lo studioso che per interessi personali falsifica dei risultati o addirittura uno studio intero, questo sia riguardo ad argomenti che incidono relativamente poco sulla vita quotidiana (i rapporti tra le molecole di un materiale plastico ad esempio) sia in quelli che potrebbero condizionare la vita se non la sopravvivenza immediata degli esseri umani (per esempio gli studi sui vaccini).

La malafede è sempre in agguato: scienziati, ricercatori e studiosi non hanno nè una tara genetica che li rende immuni, nè hanno preso i voti di santità, sono uomini e tra loro può esistere la pecora nera. Per questo motivo la ripetibilità dei risultati di uno studio è un meccanismo di controllo: se uno è disonesto è molto difficile che lo siano 10, 100 o tutti gli altri. Lo stesso se l'errore è in buonafede: sbaglia uno ma 1000 controllano. Anche per questo il fantomatico "complotto" medico che nasconderebbe cure efficaci per le malattie gravi è oggettivamente irrazionale.

Esistono esempi di studiosi in malafede che hanno falsificato coscientemente degli studi?
Tantissimi.
Persone rispettabili, con una carriera sicura e redditizia si sono lasciati incantare dalle sirene del successo cadendo poi nella trappola dell'inganno. Dalle pagine di questo blog abbiamo imparato a conoscere Andrew Wakefield e Jacques Benveniste. Ambedue "normali" esponenti della scienza poi caduti nella pattumiera della ciarlataneria. Qualche settimana fa abbiamo conosciuto addirittura dei premi Nobel che poi sono diventati paladini della pseudoscienza. Ma non sono gli unici casi noti.
Ne esistono altri e c'è di peggio: scienziati che hanno falsificato i dati, manipolato le conclusioni, ingannato i colleghi. La frode scientifica è un'onta gravissima nel campo della ricerca è come il doping nello sport e si dice che persino scienziati come Newton o Pasteur durante i loro studi si concedevano qualche "aggiustamento" per confermare le loro teorie. Come E. Racher o William Summerlin.
Quest'ultimo era uno scienziato che si occupava di dermatologia che annunciò di essere riuscito a trapiantare dei tessuti animali tra esseri non compatibili senza causare rigetto. Per dimostrare la sua (eccezionale) scoperta presentò dei topolini bianchi che avevano delle macchie nere sulla pelle, quelle macchie erano i tessuti trapiantati ed il topolino riuscì a mantenerli integri e sopravvivere senza alcun effetto collaterale e rigetto. Una scoperta del genere fu accolta con sorpresa ed incredulità: trapiantare un tessuto o un organo senza provocare alcun rigetto in un individuo non compatibile apriva spiragli incredibili in medicina e soprattutto contraddiceva una marea di studi e ricerche ormai considerate certezze scientifiche.
I giorni passavano e le macchie sbiadivano e quando qualcuno ebbe l'idea di passare un batuffolo di cotone imbevuto d'alcol scoprì che oltre a sbiadire le macchie scomparivano, venivano cancellate dall'alcol. In pratica le zone nere che rappresentavano il "tessuto trapiantato" erano state disegnate da Summerlin con un pennarello. Sembra una barzelletta ma non lo è.
Una frode ridicola, smascherata ed ammessa dallo stesso scienziato quando messo alle strette che si giustificò con il suo stato di salute secondo lui molto precario ed esaurito dal punto di vista nervoso. Da quel giorno, "dipingere il topo" è un'espressione utilizzata negli Stati Uniti per definire la frode scientifica.
Ma fortunatamente questi sono casi limite. La maggioranza degli studi sono realizzati da persone che impegnano la loro vita onestamente ed al servizio del progresso.

Ma se uno studio scientifico è ben fatto ed accurato, mette la parola fine riguardo ad un argomento?
No.
Pure lo studio più attendibile deve sempre essere letto per quello che è e per quello che vuole dire. L'eternità e l'immobilità non sono scienza, ciò che conclude uno studio, pur se preciso e statisticamente corretto, può essere smentito l'indomani con uno studio simile o soltanto perchè si sono svolte misurazioni in maniera differente.
Lo spunto per capire meglio questo fenomeno posso fornirvelo facilmente.

Se io ponessi una domanda: reputate scientificamente dimostrato che il paracadute protegga dai traumi da caduta libera?

Cosa rispondete? Sì!
Qualcuno ha risposto no? Dai, tutti rispondono istintivamente di sì. Il paracadute protegge dai traumi da caduta libera, è palese, evidente, elementare, è scientificamente provato.
Ah sì?
Io vi dico di no, scientificamente (e provocatoriamente).

Non esistono chiari elementi provati e corretti scientificamente che possano confermare questa convizione (comune). Si tratta di una provocazione, è chiaro, ma se ci attenessimo strettamente a ciò che gli studi hanno provato, anche un'idea così banale diventa difficile da dimostrare.
Due medici hanno provato a fare una "review", una revisione cioè degli studi controllati e randomizzati che portassero dati certi a favore dell'opinione suddetta. Non ne esistono. Non esistono dati scientificamente precisi che possano confermare la capacità del paracadute di proteggere un essere umano dalle cadute da altezza elevata. Pensateci bene perchè è pure elementare come concetto: può esistere uno studio ben fatto (cioè con le caratteristiche più esigenti) sull'utilità del paracadute nel proteggere dai traumi da caduta?

Lo studio è pure molto ironico ed è geniale.
Bellissimo il finale:
A questo punto ci rimangono soltanto due opzioni: la prima è di accettare che, date le circostanze eccezionali, si applichi il buonsenso nel considerare i rischi e i potenziali benefici nell’uso di questo tipo di strumento.

La seconda è che continuiamo nella nella nostra maniacale ricerca di una dimostrazione di tipo scientifico, ed escludiamo l’uso del paracadute all’infuori del contesto di un trial condotto in modo adeguato.

L’abitudine che abbiamo creato nella popolazione all’uso del paracadute potrebbe però rendere difficile trovare soggetti che siano disponibili a questo tipo di esperimento. Nel caso, restiamo certi che coloro che sostengono a tutti costi la “medicina basata su prove scientifiche”, e che criticano l’uso di soluzioni che non siano basate su questo tipo di prove, non esiteranno nel mostrare loro stessi la propria dedizione al metodo, e si offriranno volontariamente per uno studio a doppio cieco, randomizzato, con placebo di controllo, sull’uso del paracadute.
Fatevi avanti dunque, chi si offre volontario per far parte del gruppo placebo nello studio sul paracadute?
Fin qui ci siamo?
Siete già stufi o vi interessa?

Bene, nella seconda delle ipotesi proseguirò con questo argomento e nei prossimi articoli proveremo a scoprire cosa vuol dire ricerca e metodo scientifico, come si realizza e si pubblica uno studio, cos'è il placebo o il bias, cos'è una rivista scientifica ed altro, così che chi è mosso da reale curiosità per la vita possa comprendere meglio i meccanismi che la condizionano.

Alla prossima.

giovedì 12 agosto 2010

Omeopatia: Abbasso la scienza! Anzi no, evviva (I parte)

Quando si chiede ad un omeopata il motivo della mancanza di importanti riferimenti scientifici a sostegno delle sue teorie gli argomenti utilizzati per rispondere sono principalmente due, l'omeopatia:
  • ha un effetto individuale non generale, personale, differente da una persona all'altra e non è quindi possibile creare gruppi di studio sulla popolazione generale
  • non ha effetti misurabili scientificamente perché funziona tramite concetti non ancora chiari alla scienza o che la stessa non è ancora capace di rilevare con gli strumenti che oggi possiede
Se la scienza non ha mai dimostrato le teorie ed i presunti risultati dell'omeopatia c'è poco da fare, si entra nella leggenda, almeno relativamente alle conoscenze scientifiche odierne. Quando una pratica è indimostrabile ed inspiegabile cos'è se non un fenomeno paranormale?

Qualcuno risponde: mille anni fa anche i fulmini erano "fenomeni paranormali" (tanto da essere visti come manifestazione divina) ma i fulmini esistono, si vedono, hanno un effetto oggettivo.

Se si pensa che l'accostamento omeopatia paranormale sia azzardato, basterà chiedere ad un omeopata proprio questo: come funziona l'omeopatia?
Risponderà con ulteriori domande o ancora peggio, con argomenti irreali (quando non surreali), dalla memoria dell'acqua, all'energia quantica, dalle vibrazioni cosmiche ai campi magnetici, tutti concetti molto esotici ma che in medicina sono pseudoscienza. Si arriva a giustificare l'efficacia dell'omeopatia con frasi come "se la usano tante persone, evidentemente funziona" imitando gli astrologi che così giustificano l'astrologia. Non esistono altri argomenti, provate pure.
Naturalmente la scienza da tutta questa storia ne esce a pezzi.

Che poi si tenti di vendere l'omeopatia con nomi più eleganti o ammiccanti ("terapia informazionale" oppure medicina a dosi imponderabili) cambia poco nella sostanza che è talmente diluita da scomparire completamente.
Ma gli omeopati insistono non si danno per vinti e per loro c'è sempre speranza, (ed in fondo c'è per tutti, se si dimostrasse che una pratica oggi antiscientifica si dimostrasse efficace) nonostante per primi non riescano a capire come funzionino i loro rimedi né perché, nonostante non sappiano distinguere un granulo omeopatico da uno di zucchero ogni tanto esce fuori un nuovo studio rivoluzionario che finalmente dimostra in maniera "incontrovertibile" gli effetti di questa pratica.
Gli omeopati non parlano di scienza, non fanno affidamento sui metodi scientifici e disprezzano la scienza che paragona l'omeopatia al placebo ma al momento di darsi ragione la scienza diventa attendibile, credibile e "rivoluzionaria" finendo per definire "storica" ogni ricerca, ogni studio che sembra appoggiare le teorie omeopatiche. Di studi "storici" e "rivoluzionari" nel tempo ne sono usciti centinaia quindi, ma chissà perché ancora l'omeopatia la sua storia scientifica deve scriverla dall'inizio e resta una pratica da dimostrare.
È curioso come la scienza non conti nulla quando dice che l'omeopatia non esiste mentre conta tutto quando conviene.
In questi mesi di "rivoluzioni" ne sono uscite due.

La prima è nientedimeno opera di Luc Montagnier, premio nobel per aver isolato il virus HIV.
Luc Montagnier ha affermato che, in base a certi suoi esperimenti, poi pubblicati in una rivista scientifica, ha avuto la prova dell'esistenza dei princìpi dell'omeopatia.

Dimostrare l'omeopatia non sarebbe solo una rivoluzione medica ma rivolterebbe come un calzino la chimica, la fisica, la biologia e tutti i campi che funzionano grazie a queste scienze. Più di una rivoluzione: si dovrebbero rivedere le conoscenze di secoli applicate continuamente, conoscenze che ci permettono di vivere, curarci, muoverci, progredire.

Lo studio (aggiornamento: l'articolo è scomparso dall'indirizzo originale, provare qui) si intitola: "Electromagnetic signals are produced by aqueous nanostructures derived from bacterial DNA" cioè "Segnali elettromagnetici prodotti da nanostrutture in acqua derivate da DNA batterico".
In poche parole secondo Montagnier (che ha realizzato degli esperimenti illustrati nel suo studio) batteri patogeni (solo quelli patogeni e solo per l'uomo) "ultradiluiti" in provette piene d'acqua (quindi una sorta di omeopatia) emanerebbero dei segnali (elettromagnetici) che sembrerebbero provenire da "residui" di tali batteri (questi residui sarebbero delle "nanostrutture", quindi strutture piccolissime forse molecole, DNA per Montagnier) dando prova della loro presenza nonostante l'ultradiluizione. Sarebbe, se dimostrato reale, un dato scientificamente molto interessante.
Lo studio è attendibile? Dal nome dell'autore si penserebbe di sì, ma non fermiamoci all'apparenza, andiamo a controllare.

Si tratta della testata: Interdisciplinary Sciences: Computational Life Sciences. Non molto conosciuta (diciamo pure sconosciuta...) a dire la verità... e non è neppure una rivista di medicina...
Si tratta di una pubblicazione che ha base in Cina, strana cosa: la Cina non ha una grossa tradizione scientifica, anzi, diciamo che scientificamente la Cina è in uno stato pessimo, purtroppo il regime in carica non permette la libera circolazione del pensiero scientifico e permette solo ciò che è gradito, tanto che non esistono in Cina pubblicazioni mediche con "fallimenti" o risultati di inefficacia di un farmaco, vanno in stampa solo i successi. Pazienza, l'editore cinese lasciamolo stare anche se Montagnier poteva scegliere di meglio per una ricerca di questa portata.
Controlliamo allora il comitato editoriale, se prestigioso saprà garantire la serietà e l'attendibilità (e l'imparzialità) che richiederebbe un lavoro scientifico di un certo livello (se poi parliamo di rivoluzione della scienza, la serietà e l'attendibilità sono il minimo che ci si aspetti).
Chi è quindi il direttore editoriale della rivista?
Ma... è Luc Montagnier. È lui stesso in persona!
L'arbitro è la stessa persona che gioca la partita insomma...


Lo studio sarebbe stato realizzato dalla fondazione Luc Montagnier, fondazione scientifica che finora ha realizzato in tutta la sua esistenza ben due studi, questo ed uno sull'uso della papaya fermentata per la prevenzione dell'influenza. Umh... quanta approssimazione però.
Anche formale: il contatto del responsabile della ricerca è una mail di Yahoo.
Bah, sembra un articolo di un blog più che una rivoluzione scientifica.

Ma lo studio, prima di essere pubblicato, è stato controllato? Qualcuno ha studiato i particolari, le affermazioni, i metodi?
Tutte le riviste con un minimo di serietà lo fanno (o si rischierebbe di pubblicare una ricerca sugli asini che volano dimostrando che sia possibile) ed in genere questa operazione richiede mesi, tanti mesi (chiunque pubblichi ricerche su buone riviste scientifiche sa che il "tira e molla" per far arrivare uno studio alla pubblicazione è a volte estenuante, passano anche 8-12 mesi prima della pubblicazione, con continui rinvii, richiami, correzioni, appunti... a volte troppo puntigliosi...), insomma, chi ha controllato lo studio, ha controllato bene? A quanto si vede non tanto, visto che dal momento del ricevimento a quello della pubblicazione, sono passati 3 giorni (tre!)... Lo studio inoltre non è per nulla scritto nello stile dei lavori scientifici (che sono divisi in sezioni differenti che elencano i materiali ed i metodi utilizzati, una discussione sul lavoro, i risultati e le conclusioni). Qualcuno mi ha anche fatto notare diversi errori ortografici.

Ma lasciamo perdere per un attimo questi scivoloni "formali" andiamo al sodo. Schematicamente spiego la procedura utilizzata da Montagnier per dimostrare che l'acqua avrebbe una memoria.
Montagnier ha agito così: ha preso una provetta contenente un batterio il Mycoplasma Pirum. Ha filtrato il liquido in modo da ottenere alla fine un liquido sterile, senza Mycoplasma, acqua quindi almeno ufficialmente.

A questo punto però avviene qualcosa di miracoloso: quando l'acqua sterile viene posta in incubazione per 2-3 settimane, ecco ricomparire il batterio.

when the filtrates were incubated for two weeks (100 nM filtrate) or three weeks (20 nM filtrate) with a culture of human activated T lymphocytes, the mycoplasma was recovered in the medium with all its original characteristics as previously observed.

[trad: quando i filtrati sono stati incubati per due settimane (filtro da 100nM) o tre settimane (filtro da 20nM) con una coltura di linfociti T umani attivati, il mycoplasma è stato rinvenuto nel mezzo di coltura con tutte le sue caratteristiche originali osservate precedentemente.]

Sono due le cose: o abbiamo assistito alla creazione della vita dal nulla o in quel liquido "sterile" c'erano ancora batteri che poi si sono riprodotti e quindi l'acqua proprio sterile non era. Oppure, e qui c'entrerebbe la fantomatica "memoria dell'acqua", i batteri non c'erano più ma era rimasta la loro traccia nel solvente. Uno scienziato serio per prima cosa avrebbe cercato di capire il motivo di quella presenza: una contaminazione? Un errore nel metodo? La procedura che in una delle sue fasi non era corretta?
Montagnier non si è posto queste domande ed è andato dritto fino alla "memoria dell'acqua".

L'esperimento procede. Questi due filtrati (che quindi contenevano tracce dei batteri, particelle, che Montagnier identifica come DNA) sono stati utilizzati per testare l'emissione di onde elettromagnetiche.
Diluiti i fluidi e messi in provetta (ed agitati, "dinamizzati", procedura tipica dell'omeopatia) a diluizioni decimali (indicate con il simbolo D) successive (non centesimali, che sono quelle tipiche dell'omeopatia, indicate con il segno C) sempre più alte, fino a 15-20 sono stati posti nel macchinario che doveva misurarne le emissioni.

Avevamo quindi per riassumere delle provette contenenti dei liquidi composti dal filtrato della coltura di Mycoplasma diluito in maniera crescente per ogni provetta (D1, D2, D3, ecc...).

Si procede quindi con la misurazione delle onde emesse dal contenuto delle provette.

Per misurare l'emissione di onde elettromagnetiche da parte del liquido diluito, il medico francese ha utilizzato un macchinario inventato da Jacques Benveniste (che Montagner, suo amico, definisce come il suo maestro).

Quando si effettuano misurazioni fisiche, soprattutto molto raffinate (come sarebbe richiesto da una ricerca di questo tipo) è bene affidarsi a macchine precise, con bassissima possibilità di errore e con meccanismi altamente affidabili.
Montagnier si è affidato a questo:


Una bobina di filo di rame, un cavetto che la collega ad un amplificatore che a sua volta, tramite un altro cavetto è collegato ad un computer. Un programma di analisi dei suoni registrava le onde elettromagnetiche.

Guardando il "macchinario" si nota subito che si tratta di un vero e proprio "trabiccolo". Cioè, il Nobel Montagnier misura le onde elettromagnetiche emesse dalle sostanze praticamente con una radiolina amatoriale che sembra costruita da un bambino con "il piccolo elettricista"?
Assurdo.
Il bello è che Montagnier ha pure brevettato il macchinario e si sta accapigliando con un altro inventore che dice di essere stato lui il primo ad ideare la macchina che "registra" le onde elettromagnetiche emesse dalle provette. L'ufficio brevetti ha chiesto a Montagnier di inviare spiegazioni e documentazione precisa per quello che sembra un macchinario inutile ed ha respinto la richiesta di registrazione.

Dal punto di vista tecnico (elettronico) lo scienziato ha effettuato una sorta di "taglio" dei disturbi esterni basandosi sulle frequenze delle onde percepite e tutto il resto era (secondo lui) emesso dai liquidi diluiti nelle provette.

Se poi quella bobina di rame percepiva radio Maria o la TV svizzera poco importava, c'erano dei segnali e questi provenivano dal DNA (ipotizza Montagnier) dei batteri.
Montagnier ha concluso quindi in maniera del tutto arbitraria si trattassero di "segnali" inviati dal DNA batterico che era nella provetta prima della filtrazione.

Nello stesso studio Montagnier esegue un altro esperimento (in un solo studio due esperimenti diversi, inusuale...): una soluzione diluita contenente batteri ultradiluiti "trasmette" a distanza (una sorta di "telepatia" chimica) le sue proprietà ad un'altra soluzione non contenente batteri. In pratica ogni sostanza "comunica" con tutto ciò che ha attorno. Non approfondisco anche questo "esperimento" o mi perderei.
In ogni caso questo secondo esperimento di Montagnier ricalca quello di Benveniste che concluse tristemente la sua carriera affermando di poter registrare le emissioni di sostanze in diluizione omeopatica e poi inviarle via mail all'altro capo del mondo dove queste emissioni venivano "avvertite" da altre sostanze.

Torniamo al primo esperimento.
Il computer quindi ha registrato delle onde elettomagnetiche e Montagnier ha concluso che queste provenivano dalle provette contenenti residui di DNA batterico ultradiluito (quindi più o meno una sorta di preparato omeopatico).
Ma andiamo ad analizzare qualche particolare.
Nello studio è scritto che le diluizioni più basse non emettevano segnali e nemmeno quelle più alte. I segnali venivano registrati solo in caso di diluizioni relativamente basse (come la 10-8)

The frst low dilutions were usually negative, showing the background noise only. Positive signals were usually obtained at dilutions ranging from 10-5 to 10-8 or 10-12. Higher dilutions were again negative.

[trad: Le prime diluizioni più basse sono state negative e mostravano solo rumore di fondo. Sono stati ottenuti segnali positivi a diluizioni comprese tra 10-5 e 10-8 o 10-12. Diluizioni più alte sono state nuovamente negative.]

Questi segnali, duravano molte ore, a volte anche 48:

We have studied the decay with time of the capacity of dilutions for emitting EMS, after they have been removed (in mumetal boxes) from exposure to the excitation by the background. This capacity lasts at least several hours, some time up to 48 hours, indicating the relative stability of the nanostructures.

[trad: Abbiamo studiato la durata di tempo dell'emissione di onde elettromagnetiche (EMS) da parte delle diluizioni, dopo essere state rimosse (in contenitori di mumetal) dall'esposizione dell'eccitazione da parte dell'ambiente. Questa capacità dura almeno molte ore, a volte 48, indicando la relativa stabilità delle nanostrutture.]

E qui le prime magagne: la teoria omeopatica afferma che più è alta una diluizione più è efficace il rimedio omeopatico.
Come si vede però (ammesso che quelle onde fossero davvero provenienti dalle provette) le emissioni sparivano appena si testavano le diluizioni più alte.
Potremmo allora concludere che non è vero che le diluizioni più alte sono anche le più attive: primo autogol per l'omeopatia che da questa conclusione viene smentita proprio in uno dei suoi teoremi più basilari.

Si dice nello studio che le emissioni duravano per molte ore, persino a volte 48, poi cessavano. Questo vorrebbe dire che un prodotto omeopatico che venisse consumato dopo le 48 ore non avrebbe nessuna delle sue presunte proprietà. Quanti prodotti omeopatici vengono consumati entro 48 ore dalla loro produzione?
Probabilmente nessuno, per arrivare negli scaffali delle farmacie impiegano giorni o settimane.
Potremmo concludere allora che tutti i prodotti omeopatici in vendita, sono assolutamente inefficaci.
Secondo autogol per l'omeopatia, in base a questa osservazione, tutti i prodotti omeopatici che troviamo in farmacia non sono "attivi".

In realtà non è neanche corretto concludere così. Lo sarebbe se lo studio fosse preciso, ben fatto e metodologicamente di buon livello e non è così.

Lo studio non è certo un esempio di perfezione metodologica o statistica e le conclusioni in un senso o nell'altro sarebbero estremamente imprecise.

Utilizzare una bobina di filo di rame come "antenna" crea sicuramente una montagna di interferenze, riesce persino a captare le onde della televisione e della radio, altro che batteri. E quel segnale lo fai percorrere in due cavetti di rame (non schermati) che lo conducono ad un amplificatore e poi con uno spinotto ad un computer... qui i disturbi sono enormi, impossibile distinguerli uno dall'altro e soprattutto distinguere questi da un fantomatico segnale elettromagnetico dei batteri che erano nella provetta che si presume infinitesimale.
Ci sono moltissimi indizi che le "onde elettromagnetiche" registrate da Montagnier e riferite a fantomatici segnali del DNA batterico siano in realtà interferenze esterne. A quanto pare ad esempio, i segnali si sono ridotti quando il computer è stato alimentato con la propria batteria e non tramite corrente elettrica di rete!
Ma queste cose le sa un elettrotecnico alle prime armi (le so pure io che elettrotecnico non sono...) Montagnier non lo sa? O per un attimo se ne dimentica?
Un fisico ha commentato a proposito di questi errori:

Overall, if this were a lab report from a college junior/senior level physics major lab course (the closest analog), it would rate a D at best. And that would be generous. At the professional level, the complete unconcern with background can only be described as gross incompetence.

[trad: Complessivamente, se questo fosse un compito scolastico di fisica di livello medio/alto, prenderebbe un 4 nella migliore delle ipotesi. Sarebbe pure generoso. A livello professionale, l'assoluta noncuranza dello studio nei confronti del rumore di fondo può essere descritto solo come grossolana incompetenza.]

Quando fai una ricerca scientifica cerchi di ridurre al minimo le interferenze esterne, lo fai addirittura per quelle psicologiche (con il placebo) e non lo fai con i cavetti di rame?
Questi sono errori talmente grossolani che screditerebbero anche la ricerca più accurata.

Ma ammettiamo pure che i risultati dello studio siano validi.
Sorge per l'ennesima volta l'evidenza che questi risultati più che eventualmente appoggiare le teorie dell'omeopatia, le smentiscono, in maniera sconfortante...

Nello studio inoltre è detto che queste "emissioni" si verificavano con batteri patogeni (che causano malattie) per l'uomo e non con quelli non patogeni: che un fenomeno fisico sappia distinguere tra batterio patogeno e non patogeno è davvero poco credibile ed inoltre la memoria dell'acqua funziona solo quando incontra batteri patogeni? E poi, un batterio patogeno per l'uomo può non esserlo per altri esseri viventi e viceversa: forse che la memoria dell'acqua capisce anche quali sono i batteri pericolosi per la specie umana? Questa stranezza è sottolineata nello stesso studio:

A non exhaustive survey of the bacterial species and of their DNA able to display EMS suggests that most of bacteria pathogenic for humans are in this category.
By contrast, probiotic/good" bacteria as Lactobacillus and their DNA are negative for EMS emission.

[trad: Un'incompleta valutazione delle specie batteriche e del loro DNA capace di mostrare onde elettromagnetiche suggerisce che molti batteri patogeni per l'uomo appartengono a questa categoria. Al contrario i probiotici/batteri buoni come il Lattobacillo ed il loro DNA non emettono onde elettromagnetiche.]

Come si vede la "ricerca rivoluzionaria" che dimostrerebbe l'esistenza della memoria dell'acqua fa... acqua da tutte le parti. Se poi vogliamo essere precisi questo esperimento non c'entra nemmeno tanto con l'omeopatia perché quindi portarlo come "prova a favore"?
Tanto per capire le reazioni alla lettura dello studio, qualcuno ha già pensato di proporlo per il premio IgNobel, già vinto da Benveniste.

Io propongo una lettura diversa di questo esperimento, molto più semplice e banale, non sono un premio Nobel e posso permettermi di "pensare semplice" e poi dove ci sono risultati eclatanti prima di tutto dovremmo chiederci se davvero si tratta di una scoperta rivoluzionaria e non di un semplice e comune errore.
I batteri nell'acqua filtrata sono comparsi per una contaminazione ed i "misteriosi" segnali elettromagnetici erano in realtà interferenze che il macchinario, non isolato e poco calibrato percepiva dall'esterno.
Non è così?
Perché?

Questo era il primo studio "rivoluzionario" che secondo molti omeopati ha finalmente dimostrato che qualcosa di vero nella teoria della memoria dell'acqua c'è, il secondo è ancora più... "rivoluzionario"... bisognerà vedere però in che senso.

Alla prossima.

martedì 16 giugno 2009

La ricerca ed il bicarbonato

Uno dei cavalli di battaglia dei guaritori è il complotto internazionale. Quella sindrome cioè, che li porta ad affermare di non essere compresi perchè perseguitati ed occultati da lobby potentissime che nascondono le loro scoperte.

Una scusa che convince molto poco, visto che gli stessi componenti "della lobby" si ammalano di cancro e che trarrebbero giovamento enorme a scoprire una cura definitiva per questa terribile malattia.

Non fa eccezione Tullio Simoncini (qui un riassunto del pensiero di questo guaritore, per non ripetermi continuamente). In questo caso però, esiste una indecisione totale: da un lato afferma che esistono decine di studi scientifici che gli danno ragione, dall'altro dice che la scienza non studia gli effetti del bicarbonato perchè vuole nascondere la sua idea...

In un altro articolo ho già trattato della letteratura scientifica che ha studiato in passato ed ai nostri giorni, l'uso del bicarbonato nei tumori.
L'affermazione che la letteratura scientifica dimostri la presenza costante di candida nei tumori è sbagliata, ne ho parlato. Ma non mi sono limitato all'evidenza (gli anatomopatologi che ogni giorno analizzano milioni di pezzi istologici di neoplasie farebbero parte di questo "grande complotto" perchè la candida nei tumori la trovano molto di rado...anche io alla fine farei parte del complottone, visto che in tutti i tumori che ho operato nella mia vita, di candida non ne ho trovata) ma riportando gli studi presentati nel suo sito dallo stesso Simoncini che non concludevano nulla di quello che voleva far credere l'ex medico (spesso anzi, la conclusione era proprio sfavorevole alle teorie di Simoncini). Un esempio è quello dello studio di Hopfer che per Simoncini dimostrerebbe che il 79% dei campioni di sangue di malati neoplastici conterrebbe candida albicans: lo studio invece dimostra che su 19.457 campioni, 193 presentavano funghi, il 79% dei quali era candida albicans. In pratica, lo 0,99% (e non il 79%) dei campioni era positivo per la candida...ovvero come dimostrare da soli, di avere torto.
Nessun trucco, basta leggere lo studio e tradurlo.

Ho analizzato poi le ricerche (ne esistono diverse) che provavano gli effetti del bicarbonato di sodio sui tumori.
Gli studi che avevo trovato inizialmente, erano contrastanti, uno studio parlava addirittura di crescita dei tumori gastrici con l'uso di bicarbonato in cavie, un altro, molto recente, dimostrava come sul tumore primario (il tumore principale, quello da cui originano le metastasi) non vi era alcun effetto, mentre sulle metastasi di alcuni tumori vi era un effetto sulla "vita" e sulle dimensioni delle metastasi.

Continuando la ricerca di altra bibliografia sull'utilizzo del bicarbonato di sodio (NaHCO3) nei tumori, ho ricevuto un grosso aiuto dagli amici olandesi di ANAX BLOG. Nell'articolo che hanno pubblicato pochi giorni addietro, una interessante raccolta di numerosi studi sull'azione del bicarbonato di sodio sui tumori. La ricerca è stata compiuta e commentata da Jli (un anatomopatologo danese) ed Ed un chimico che collabora con l'interessante blog olandese (ciao Anax!).

In pratica, per la letteratura scientifica, non solo il bicarbonato di sodio non ha effetti sui tumori (un solo studio riporta parziali effetti sulle metastasi di alcuni tumori), ma dimostra anche effetti diretti sulla crescita e sullo sviluppo del tumore, aumentandone l'aggressività ed aumentando anche le capacità cancerogene di altre sostanze.
Qui riporto solo un riassunto, degli studi, molto interessante:
Studio 1: Il trattamento con bicarbonato di sodio (in cavie con cancro vescicale) ha provocato crescita del tumore (treatment with NaHCO3 caused a high incidence of papillary/nodular hyperplasia, papillomas and carcinomas of the bladder epithelium)
Studio 2: Il trattamento con bicarbonato di sodio (da solo o in combinazione con altre sostanze) causa aumento della crescita di cancro o stadi precancerosi vescicali. (In the groups fed NaHCO3 and KHCO3 either alone or in combination, the incidences of papillary/nodular hyperplasia, papillomas and carcinomas in the urinary bladder had increased as compared to controls.
Studio 3: Il bicarbonato di sodio aumenta l'effetto carcinogenico di una sostanza.
Studio 4: Aumento dell'effetto carcinogenetico vescicale in cavie con tumori indotti e dieta con bicarbonato di sodio. (neither of the test chemicals exerted any promotional activity on urinary bladder carcinogenesis, in clear contrast to NaHCO(3)).
Naturalmente questi studi non dimostrano che il bicarbonato sia una sostanza cancerogena ma che le sue modificazioni dell'equilibrio acido/base (il pH), possono essere dannose, soprattutto in presenza di cellule neoplastiche arrivando anche ad aumentare la velocità di progressione dei tumori.
La candida nei tumori non esiste, il bicarbonato non dimostra efficacia nel cancro, Simoncini non riesce a presentare una prova di efficacia delle sue cure seria e non manipolata...eppure continua ad affermare di guarire il 90% dei tumori. E qui qualcuno potrebbe dire: ma questa persona, chi si crede di essere?
:)
Questo spero rappresenti la definitiva smentita della scusa del complotto scientifico ai danni di Simoncini (considerando anche che nel mondo scientifico Tullio Simonicini non rappresenta nulla, altro che complotto), se lui o qualsiasi altro guaritore ha voglia di portare avanti una sua idea, si basi sui fatti, non sulle bugie e sulle invenzioni da fantascienza, la salute delle persone non è una soap opera.

Alla prossima...