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lunedì 8 dicembre 2014

I risultati sul cancro della ricerca: su Google.

Era il 2007 quando a Kim Tinkham diagnosticarono un tumore al seno.
Circa 3 centimetri, linfonodo positivo (cioè intaccato dalla malattia, quindi tumore già non localizzato) ma malattia ancora in uno stadio relativamente iniziale. In questi casi è necessario un intervento chirurgico per la rimozione della lesione ed è utile una chemioterapia o radioterapia, per scongiurare che le cellule tumorali si diffondano a distanza dalla sede originale. Kim consultò 4 medici, tutti le dissero la stessa cosa, conveniva operarsi e poi iniziare le terapie, c'erano buone possibilità di fermare la malattia almeno per qualche anno. Lei, sconvolta, non voleva crederci, la sua vita così "normale" diventava all'improvviso quella di una malata. Aveva visto un film che parlava di autoguarigione, della forza della mente, che, se desideri ardentemente qualcosa, il tuo corpo ti accontenta e lei desiderava ardentemente guarire. Consultò un quinto medico, questo le disse qualcosa di diverso, che non era necessario l'intervento o le terapie, che secondo lui non funzionano le disse addirittura che ci sono tanti trattamenti che la medicina nasconderebbe perché economici ed efficaci, fanno guarire, lo avrebbe confermato una ricerca che poteva trovare su internet, lui, naturopata, era contrario ad ogni terapia aggressiva. A lei la scelta.
Kim ebbe fiducia e cominciò ad impegnarsi.

Cambiò stile di vita, iniziò a mangiare solo vegetali e litri di succhi di frutta, aveva letto su internet che potevano sconfiggere il tumore che però avanzava inesorabilmente, integrò tutto con vitamine, magnesio, integratori, oli essenziali, decine di flaconi e scatolette comprate anche on line, la sua casa sembrava una farmacia. Il suo medico curante non riuscì a convincerla che tutto quello sarebbe stato inutile, le chiese quindi di sottoporsi almeno all'intervento, per le donne con la malattia in quello stadio la sopravvivenza a 5 anni è quasi del 60% ed intervenire al più presto avrebbe potuto essere decisivo, ma Kim rifiutò, anche perché nel frattempo iniziò a fare le sue "ricerche". Sembrerebbe "scontato" che cercare una soluzione per una malattia su internet non sia certo la soluzione migliore ma questo è invece quello che fanno tante persone. Il mezzo è immediato, semplice, a portata di tutti e la forte ignoranza culturale ed informatica rendono tutto ciò che si trova credibile. Su Google, cercando "cure per il cancro", si troverà di tutto, soprattutto sciocchezze, medicina spazzatura, false cure e truffe. Chi non capisce che internet è un mezzo e non una soluzione per i problemi di salute rischia grosso e Kim ha corso questo rischio.

Kim Tinkham racconta la sua storia in televisione: "mi sono curata da sola".

Su Google trovò altre soluzioni alternative, era semplicissimo trovarle e cominciò a parlarne con le amiche, poi su siti internet, nei gruppi di donne con il suo stesso problema ed erano in tante ad averci provato, tante guarite! Certo, chi non è guarito non può putroppo più raccontarlo ma non è importante, bisogna crederci e Kim in breve diventò quasi un riferimento per tante persone, la intervistarono persino dei giornali locali ed arrivò persino in televisione, dove la donna raccontava come cercare i siti più influenti della medicina alternativa, c'erano siti che parlavano di guarigioni stupefacenti, c'erano i testimoni, i "guariti" ed una di queste aveva seguito una dieta particolare, si chiamava "dieta alcalina" ed era spiegata in un libro scritto dal "dottor Robert Young".
Kim conobbe Young, l'autore di quel libro che diceva che nutrirsi di alimenti alcalini poteva guarire da tutte le malattie, cancro compreso. Iniziò quella dieta, fiduciosa di potercela fare. Young le disse che poteva guarire in fretta, senza intervento, né chemio, né radioterapia: "il tumore è dovuto all'ambiente acido che ne causa l'accrescimento", diceva sicuro il dottore, bisogna alcalinizzare. Erano passati solo 9 mesi dalla diagnosi e la donna, contenta, scopriva che nei suoi esami del sangue non vi era traccia del tumore. A quel punto la scelta era quella vincente, con la medicina c'era una possibilità su due di vivere per 5 anni, con le cure nascoste la guarigione era praticamente certa. Kim era tanto sicura da iniziare a raccontare la sua storia in giro per gli Stati Uniti, ospite di note tramissioni parlava di come si stava "curando da sola", una nota conduttrice, dopo averla ospitata, inizialmente le aveva fatto i complimenti per il suo coraggio, poi parlò di "irresponsabilità". Kim era entusiasta, persino il naturopata la intervistò per pubblicizzare le sue cure.

In effetti, la diagnosi di guarigione del naturopata Young basata su un esame del sangue la fece riflettere, le sembrava un po' strano che il "dottore" le avesse fatto fare solo l'esame per controllare la malattia, quando i medici dell'ospedale la riempirono di radiografie, TAC, ecografie, ma meglio così, si sa che i medici esagerano sempre e prescrivono tanti esami, i naturopati hanno un approccio diverso. Erano già passati quasi due anni e Kim stava benissimo, qualche fastidio dalle ulcere sulla pelle che doveva coprire con delle bende per non sporcare i vestiti, un dimagrimento eccessivo, dei forti dolori la notte, a volte un senso di svenimento probabilmente dovuto alla forte anemia, ma gli esami del sangue dicevano che la malattia andava bene, tutto confermato dal naturopata e quindi si procede, nonostante gli sguardi delle amiche e del medico che doveva prescriverle gli esami da fare, la guardavano come se fosse pazza, ma lei sapeva ciò che faceva, ormai dopo mesi di ricerche e studi su Google non aveva più dubbi e poi Young era un mito tra gli "alternativi", ne parlavano tutti bene e lui si presentava come:
"naturopata, microbiologo e nutrizionista. Famoso per i suoi studi sulla dieta alcalina, Young è fervente sostenitore della salute, la guarigione olistica e uno stile di vita che promuove il fattore alcalino. Vive con la moglie, Shelley Redford Young, coautrice de "Il miracolo del pH alcalino", in un ranch nello Utah, dove conducono anche il “Ph Miracle Center”, il centro in cui i pazienti vengono curati seguendo i dettami della dieta alcalina".
Kim però proprio su Google scoprì che il "dottor" Young in realtà aveva comprato una laurea per corrispondenza, in un'università poi chiusa per truffa, che non era un medico e che aveva avuto parecchi guai con la legge (oggi è in carcere).
Però era bravo, simpatico, sorrideva, sapeva incoraggiare, usava parole suadenti e convincenti, anche questa era una cura.
Lo aveva trovato cercando su Google, come fanno tantissime persone, una ricerca: che male vuoi che faccia.
Dal dolore al dito alla malattia grave, chissà cosa dicono su internet, si dimentica che una diagnosi o la decisione su una terapia sono processi molto complicati, difficili, anche per un medico e che su internet si rischia di incontrare truffatori senza scrupoli. Il problema è mondiale, in Belgio una associazione di divulgazione scientifica ha lanciato una campagna (si chiama "Non cercarlo su Google") proprio per mettere in guardia su queste leggerezze, perché con la salute non si scherza e non si cerca su Google.

Ma Kim non ci ha fatto caso, per lei quello che era scritto su Google era credibile, forse i medici volevano nasconderlo e poi...che male fa?

Kim muore alla fine del 2010, dopo un breve ricovero in ospedale per un'emorragia più brutale delle precedenti. La sua malattia l'aveva divorata, metastasi in tutto il corpo e ferite aperte non le avevano lasciato scampo, la sua sopravvivenza era esattamente quella prevista in assenza di cure.

Come si potrà notare, le "cure segrete" e nascoste non sono né segrete né nascoste, nessun boicottaggio, chi vuole è libero di seguirle, comprarle, crederci. Basta un click. Un medico onesto vi dirà che è molto pericoloso seguire consigli medici non controllati, che una persona che promette guarigione via internet è un ciarlatano, vi avvertirà e lo farà per il vostro bene, ma nessuno oserà mai obbligarvi ad una scelta o ad una contraria.
Il libro di Young è ancora in vendita anche in Italia, nessuna censura, nessun complotto, libera vendita e nessuna cura segreta, per chi vuole curarsi dal cancro in maniera alternativa, è tutto scritto lì, liberi di scegliere, liberi di curarsi, il libro si prende quando si vuole, si va alla cassa, scontrino e via con la cura miracolosa, dopo una ricerca su Google, ma un avvertimento è d'obbligo: le cure che funzionano le trovate in ospedale, non su Google.

Buona ricerca.

Alla prossima.

lunedì 11 marzo 2013

Cure con staminali: l'Italia dei pifferai.

Di questo argomento ne avevo accennato in un articolo sulle "finte controversie", le presunte controversie scientifiche che non hanno ragione di esistere, ma nelle ultime settimane, complice una assurda e pericolosa campagna mediatica appoggiata da "guru" e trascinapopolo di ogni tipo, il fenomeno è diventato di portata nazionale.
Ne parlavano sommessamente alcuni quotidiani nazionali, ma solo dopo l'interessamento de Le Iene, la popolare trasmissione televisiva già autrice di scoop superficiali come quelli del Vidatox (ovvero il "veleno di scorpione" anticancro che in realtà è solo acqua) o dei cellulari che causano tumori, il caso è diventato di dominio pubblico arrivando fino alle stanze del ministero della salute.

Cerchiamo di capire cosa succede partendo dalla notizia.

Esiste una presunta cura che sfrutta le cellule staminali, messa a punto da un certo prof. Vannoni presidente di una fondazione (Stamina Foudation) che si occupa proprio di questo. La sua idea è che le cellule staminali (in particolare quelle di un certo tipo, dette mesenchimali) possano curare diverse malattie, specie quelle neurodegenerative (come le paralisi, le sindromi neurologiche e certe malattie congenite). La "terapia" è somministrata in locali di proprietà dell'azienda sanitaria di Brescia e negli anni sono diverse le persone che ne avrebbero provato le qualità. Le cellule staminali sono una particolare classe di cellule che tutti noi possediamo, ne ho parlato qui (attenzione, in quell'articolo mi riferisco alle cellule staminali da cordone ombelicale, non a quelle "mesenchimali" che sono utilizzate in questo caso, ma è per dare un'idea sul tipo di terapia).
Le cellule staminali sono un po' come i "progenitori" delle cellule che formano il corpo umano. Sono la forma ancora "immatura", quelle che dopo un certo periodo si "specializzano" in quelle adatte a tutti gli scopi necessari al corretto svolgimento delle funzioni dell'organismo. Alcune formeranno le cellule sanguigne, altre quelle nervose, cardiache, eccetera. Queste cellule "immature" possono essere prelevate in particolari "serbatoi", primo tra tutti il midollo osseo (una sostanza che sta all'interno delle nostre ossa) ma anche il sangue del cordone ombelicale ne è ricco.

In questi anni l'uso terapeutico delle cellule staminali è stato studiato e sperimentato in tantissimi istituti in tutto il mondo. Si sono avuti risultati importanti per certe malattie (come le leucemie) o scoraggianti per altre (come le malattie del sistema nervoso).
In certi casi si è notato come le cellule staminali riuscissero a migliorare alcuni sintomi in chi soffre di problemi del sistema nervoso ma il miglioramento è molto ridotto di entità (miglioramenti minimi, molto lievi) e soprattutto nel tempo (durano pochi giorni, addirittura poche ore) senza che questo condizioni in meglio il normale decorso della malattia, molti degli studi esistenti inoltre non hanno grosso impatto scientifico (per esempio perché effettuati da centri privati che vendono questi trattamenti o pubblicati in riviste irrilevanti scientificamente), altri sono discordanti e molti di essi effettuati solo su animali. Esistono dei probabili effetti antiinfiammatori di questo tipo di cellule ma la loro durata, confrontata soprattutto con la severità delle malattie trattate, non giustificherebbe il loro uso in questo tipo di patologie. Gli studi continuano soprattutto nei campi che hanno mostrato migliori potenzialità.
Torniano alla nostra notizia.
Quando si è sparsa la voce di un "centro" che curava questo tipo di malattie (spesso gravissime, che fanno condurre a chi ne è affetto una vita difficilissima e complicata da gestire da parte delle famiglie), sono aumentate le richieste di aiuto e così anche i pazienti che si affidavano alle sue cure. Le "terapie" erano effettuate presso l'ospedale di Brescia, sfruttando una legge del 2006 che permette la somministrazione di terapie dette "compassionevoli" quando non vi sono altre alternative terapeutiche valide per la malattia da curare.

I dubbi sono sorti non appena ci si è accorti che chi "propagandava" questa cura non aveva mai pubblicato test, esperimenti, lavori clinici o altro sulla sua "idea". Ancora più preoccupante scoprire che il dott. Vannoni non era un medico con esperienza specifica ma è laureato in lettere (ed insegna all'università di Udine "psicologia della comunicazione"), un professionista quindi del tutto estraneo al mondo della medicina, già impegnato in passato con società che promettevano cure con staminali in giro per l'Europa. Vannoni ha un'attività "scientifica" che parla da sola: 2 pubblicazioni di architettura!
La magistratura dispone quindi delle indagini che passano al vaglio del pm Antonio Guariniello, ma intanto la terapia è somministrata su ordine dei tribunali su diversi pazienti in Italia (con provvedimento d'urgenza).
Si sono mossi così i NAS (Nuclei antisofisticazione dei Carabinieri) e l'AIFA (Agenzia italiana del farmaco), dopo il parere dell'Istituto Superiore di Sanità su questa presunta terapia, per ispezionare l'attività di questo centro, i suoi locali e la gestione delle presunte cure. I risultati dell'ispezione parlano chiaro:
•l'esistenza di un concreto pericolo per i pazienti a causa delle modalità di conservazione dei campioni di cellule da trapiantare, preservati in modo approssimativo, identificati da etichette scritte a matita e di non chiara interpretazione e quindi facilmente confondibili
•in uno dei due campioni esaminati sono stati riscontrati inquinanti in grado di determinare rilevanti effetti biologici avversi come il rigetto cellulare e altre reazioni immunologiche
•il metodo è descritto in modo superficiale e incongruo e prevede trattamenti con prodotti di origine animale vietati per uso clinico. Non sono mai emersi né mai sono stati in precedenza riportati da Stamina studi preclinici effettuati su animali prima di eseguire i trattamenti nei pazienti in clinica
•le cellule prodotte dopo stimolazione in coltura hanno una irrilevante attività biologica ai fini della rigenerazione nervosa, che scompare dopo 24 ore, e la dose di cellule somministrate è minimale rispetto agli standard di terapie analoghe pubblicati in letteratura. I pazienti che ricevevano le cellule prodotte da Stamina erano trattati in alcuni casi con cellule proprie (autotrapianto), in altri casi con cellule provenienti da donatori esterni (allotrapianto), in altri casi ancora - e ciò ha destato profonda preoccupazione - con cellule provenienti da altri pazienti malati, con la possibile trasmissione di gravi patologie.

Il Board, applicando i principi base dell'etica medica, ritiene che il progetto terapeutico e le condizioni di applicazione della terapia siano assolutamente insufficienti e senza valida documentazione scientifica e medica a supporto riconosciuta. Sottolinea che i rischi biologici connessi alla terapia sono gravi e inaccettabili e che la conduzione della metodologia non solo non ha rispettato le norme di manipolazione e sicurezza, ma anche i più elementari standard di indagine di laboratorio.
Questo ha portato al "blocco" della somministrazione della terapia con conseguenti ricorsi (alcuni vinti ed altri persi) di chi sottoponeva o voleva sottoporre i suoi cari alla "cura". Il ministero ha stabilito che chi vuole sottoporsi a cure con staminali può farlo solo in centri medici autorizzati anche se solo a fini "compassionevoli", ma non in quel laboratorio che aveva mostrato gravissime irregorità, non solo amministrative.

Se questi fossero i risultati a carico di qualsiasi farmaco o terapia in commercio sarebbe stato uno scandalo nazionale, si sarebbe parlato di tentativo di strage, truffa pubblica, immondo tentativo di imbrogliare la popolazione. Invece la reazione a tutto questo è stata molto ma molto diversa realizzando un fenomeno al quale abbiamo già assistito in passato causato dalla disinformazione, dall'ignoranza scientifica e dalla voglia di aiutare a tutti i costi senza comprendere le conseguenze del caso.
Inizia la trasmissione "Le Iene" con un servizio "strappalacrime" che spezzerebbe il cuore a chiunque, soprattutto se genitore. Un bambino affetto da una malattia neurodegenerativa congenita che in pratica non si muove. I genitori disperati vogliono ricorrere a questa cura con le staminali ma il blocco del ministero lo impedisce. "Occorre fare presto!" gridano le Iene,  con tanto di immagini strazianti del bambino e dei genitori che "chiedono giustizia".
I genitori descrivono i piccoli miglioramenti dopo la somministrazione di staminali: si muove un dito prima immobile, lo sguardo sembra più presente, il bambino appare più "vispo".
La settimana successiva nuovo servizio. Altra bambina (Sofia) affetta da gravissima malattia neurodegenerativa congenita, una situazione incredibilmente drammatica e due genitori che coraggiosamente chiedono anch'essi giustizia "perché ad altri bambini sì ed a nostra figlia no?".
Il conduttore delle Iene prova a chiamare persino il ministro della salute che non parla. Nel frattempo anche i genitori di Sofia raccontano dei piccoli miglioramenti successivi alla prima somministrazione di staminali: ridotti gli episodi di vomito, la bambina deglutisce meglio ed altro.
Si muove persino Adriano Celentano, noto cantante italiano, anche lui ce l'ha con Balduzzi ed il ministero, è durissimo nei suoi giudizi: "atto scellerato del pm Guariniello", "le Iene, quelle vere sono al ministero", parole pesanti che provengono da una persona, artista sicuramente valido, ma che probabilmente non sa nemmeno cosa siano le staminali, gli risponde il presidente della società europea di terapia genica e responsabile Telethon ma questo non calma la sua incredibile posizione che anzi è confermata in dichiarazioni successive.
Ma i media ormai sono coinvolti e dipingono Balduzzi ed il ministero come i "cattivi" che impediscono ad una bambina di proseguire le sue cure e la Stamina Foundation come un ente benefico che ha seguito le regole della scienza. La "rabbia" popolare si fa sempre più esaltata, i social network sono pieni di insulti, minacce e terribili auguri per il ministro della salute, gli immancabili avvoltoi cavalcano la vicenda cercando spazio tra le righe di cronaca: compaiono così antivaccinisti, complottisti che lanciano proclami di sfida al ministero, singoli che minacciano le autorità di azioni violente.

Il ministro Balduzzi, ormai sotto pressione mediatica, permette alla famiglia di Sofia di sottoporsi ad altri cicli di staminali ma in centri autorizzati (in Italia ne esistono 13) ed a norma, ma i genitori della bambina si rifiutano, dichiarando che vogliono quella cura, non altre. Così si passa ad un'ulteriore concessione, quella tecnica può essere effettuata dall'equipe del prof. Vannoni ma solo in un laboratorio autorizzato, identificato in quello dell'ospedale Maggiore di Milano. Ma anche questo non sembra calmare l'opinione pubblica sempre più inferocita. Nasce il "metodo Vannoni", la "cura" che migliora diverse malattie senza averlo mai dimostrato. Una medicina mediatica, una cura "auditel".

In realtà tutto si risolverebbe rispondendo ad una semplice domanda: quella cura funziona o no?
E' lo stesso sito della "Stamina Foundation" a non fornire alcuna indicazione né alcun dato sull'efficacia di queste cellule staminali. In una pagina, che racchiude le ricerche (pochissime) fatte nel mondo, sono elencati alcuni studi che provano le staminali in vitro, negli animali e qualcuno anche sull'uomo con timidi e discutibili risultati da approfondire. Tra gli studi scientifici che "proverebbero" l'efficacia di queste terapie ad esempio, ne è riportato uno realizzato da un istituto privato indiano che realizza proprio questo tipo di cura. Come minimo uno studio di parte. Ma anche altri studi sono poco attinenti alle patologie interessate dal fatto mediatico italiano (come traumi spinali, ictus o diabete). Lo stesso Vannoni afferma di "non poter garantire l'efficacia generalizzata e di lungo periodo della terapia". La situazione quindi è piuttosto particolare. La letteratura scientifica inoltre, non mostra particolari effetti delle cellule staminali (e di quelle che sfrutta Vannoni in particolare) sulle malattie di tipo nervoso, mai trattata né sperimentata su quella che affligge la piccola Sofia. Persino su patologie molto meno gravi e non congenite (come gli ictus cerebrali), l'effetto delle cellule staminali mesenchimali è poco sperimentato e non del tutto chiaro. Non si conosce bene nemmeno il meccanismo per il quale queste cellule dovrebbero assicurare un recupero da certe malattie. Chi legge dirà: ma possibile stia succedendo tutto questo caos per una presunta cura "inventata" da una persona senza alcuna formazione medica che non ha mai fornito prova delle sue idee?
Possibile.

Il pm Guariniello che conduce le indagini parla di un Vannoni che spinge i parenti dei pazienti a "non dire niente a nessuno", un paziente in trattamento, dopo un malore, finisce ricoverato in ospedale e racconta i motivi del suo malessere legati alla somministrazione della cura: contattato da Vannoni viene invitato a ritrattare le sue dichiarazioni giustificandosi con uno stato confusionale. Sempre secondo la procura, Vannoni inviterebbe i suoi pazienti a pagarlo sotto forma di donazioni perché la cura "non è permessa".

Continua il magistrato: Vannoni sarebbe una persona "animata dall'intento di trarre guadagni da pazienti affetti da patologie senza speranza", qualcosa insomma che siamo abituati a sentire ogni volta che parliamo di santoni, miracoli, guru e venditori di sogni di ogni specie. Cosa ha offerto Vannoni per difendersi da queste accuse durissime?
Nulla.
Da parte dell'associazione (è una ONLUS) nessun dato chiaro, nessuna statistica consultabile né risultato controllabile, nessuna sperimentazione e solo un video di un ballerino che secondo il commento era affetto da malattia di Parkinson ed in seguito alla cura tornò a fare le sue piroette e poi tanti giri di parole, giustificazioni, ipotesi, come dice Vannoni qui. Il rapporto dell'AIFA è altrettanto allarmante: risulta addirittura che il "prodotto finale" ottenuto dalla lavorazione dei prelievi di midollo, non sia nemmeno "identificabile" (in pratica non subisce un'analisi approfondita ed adeguata) come "cellule staminali" e che chi inietta il prodotto non sa nemmeno da cosa sia composto esattamente.
Se uniamo a questo le condizioni del "laboratorio" oggetto dell'ispezione dei NAS (definito carente anche solo per il livello di pulizia), il quadro è piuttosto sconfortante ed evidente. Si tratta dell'ennesima cura senza alcuna base, alcuna dimostrazione né test che illude chi ha bisogno d'aiuto.
Ci sono prove del contrario?
Evidentemente no, la fondazione non le fornisce, il prof. Vannoni non ha pubblicato nulla. Il ministero ha richiesto la trasmissione dei protocolli e dei dati clinici da anni ma questi non sono mai arrivati. Bisogna anche ricordare che le "cure" non sono gratuite (come ammette nel sito della sua fondazione lo stesso presidente), si parla di decine di migliaia di euro (dai 20.000 ai 50.000 per l'intero ciclo) anche se non risulta che nel caso di Sofia (quello più noto) vi siano stati versamenti di denaro. Non dimentichiamo neanche che queste "iniezioni" di staminali possono essere pericolose da diversi punti di vista: non solo i rischi immediati derivanti da scorretta somministrazione ma anche quelli "successivi" se le cellule somministrate non fossero controllate secondo le norme più moderne (le cellule possono essere portatrici di malattie anche gravi). Non per niente sono stati segnalati casi di sepsi, infezioni gravi ed anche letali e se leggiamo le condizioni del "laboratorio" descritte dall'ispezione, il dubbio di una sicurezza meno che sufficiente è legittimo.
La fondazione Stamina conta sulla collaborazione di diverse persone, una di queste, Marino Andolina, medico, è entrato nell'indagine della magistratura. Andolina sulla sua pagina Facebook parla delle cellule staminali. Inserisce link, immagini, riferimenti alla trasmissione televisiva che ha fatto scoppiare il caso e si lancia in dichiarazioni sorprendenti, come quella che per "provare l'effetto" delle cellule staminali se ne è iniettate un po' in un bicipite ed ora questo "è più grosso dell'altro". Potrebbe sembrare una battuta invece è tutto reale.

Per finire: indovinate quale sarebbe secondo Vannoni, il motivo di tanta ostilità?
Chi conosce questo blog ha già la risposta pronta, il boicottaggio dei "poteri forti". Niente di nuovo.
Ma perché questa cura sarebbe così "esclusiva"? Perché nessuno sa riprodurla? Lo dice Vannoni: "abbiamo l'esperienza di 20 anni di attività". Niente altro. La cura la "conoscono" solo loro perché...la conoscono solo loro.
Parole insomma, di medicina, scienza, pietà per il prossimo ed intenzione di aiutare chi sta male ne vedo poca.

Ecco la storia.
Voi cosa fareste?
...e se foste genitori di un bambino con problemi molto gravi?
Dico la mia.
Credo che chi abbia la forza di mantenere lo spirito critico anche davanti a bambini sofferenti e famiglie distrutte dal dolore possa leggere bene cosa si nasconde dietro alla "cura efficace" venduta da programmi e santoni TV, penso sia evidente che dietro alle emozioni ed alla pietà c'è pochissima medicina e che proteggere tutti noi ed i nostri bambini dalle promesse mai mantenute e dalle cure miracolose sia doveroso. C'è poco da dire infatti: se una persona (qualsiasi persona) crede di aver scoperto una cura, deve semplicemente dimostrarlo e solo DOPO somministrarla, altrimenti non susciterebbe nessuno scandalo un pranoterapeuta o un guaritore che curasse con la pelle di serpente. Somministrare presunte terapie a persone ammalate non è un gioco né una lotteria, noi italiani, dopo la vicenda Di Bella, dovremmo averlo capito, invece cadiamo sempre nello stesso errore dettato da ignoranza ed obesa ottusità. D'altronde che differenza c'è tra una persona cara malata di cancro per la quale non si può fare nulla ed un bambino con una grave malattia congenita per la quale non esistono cure? Sperare significa anche lanciarsi nel vuoto.

Vedere dei bambini colpiti da gravissime malattie, spezza il cuore. Vedere dei genitori che venderebbero l'anima per i loro figli, spezza il cuore. Vedere cantanti e conduttori televisivi che si disperano per questi casi umani fa pensare che certi "vip" siano del tutto distaccati dalla realtà (perché per definire "iena" il ministero della salute, qualche prova dovresti averla) o sospettare che cerchino ben altro che un aiuto per quelle piccole vite. Vedere che ancora oggi, in Italia, dopo Vanna Marchi e tutte le numerose truffe mediche che compaiono sulle pagine dei nostri giornali, si barattano le emozioni con le illusioni è triste e pericoloso, soprattutto per quei bambini e quelle famiglie che qualcuno DICE di voler tutelare.
Non ci lamentiamo quindi se i nostri politici sono populisti e voltagabbana, se cedono alla facile tentazione di "accontentare il popolo" fregandosene delle conseguenze, non ci lamentiamo se fare il pifferaio è il lavoro più apprezzato in Italia, la massa gli corre dietro senza nemmeno chiedersi il perché.
Questa vicenda mi ha procurato molta rabbia, il motivo è banale: davanti alle immagini di quei bambini anche io stavo cedendo ed ho immaginato quindi le sensazioni di quanti non hanno le mie conoscenze (mediche) per resistere a quel cedimento. Diceva un mio vecchio professore: "il medico pietoso fece la piaga purulenta", ovvero, lasciarsi prendere dall'isteria dei sentimenti e della pietà non serve a nessuno, mai, soprattutto in situazioni delicate come questa. Le conseguenze dell'isteria di massa che rischia di far compiere scelte "ad populum" senza considerarne l'impatto sono pericolosissime. Chiunque domani potrebbe dire (è successo già, d'altronde...) di aver inventato la cura per una malattia gravissima, "scatenare" le piazze magari con la complicità di una tramissione in cerca di ascolti o cantanti nel dimenticatoio che cercano riflettori ormai perduti e la politica, pur di non perdere consensi ed immagine trasforma un imbonitore in genio incompreso. Non è giunto il momento di sederci e riflettere?

Vendere la vita e la dignità di un bambino gravemente malato a centri improvvisati che promettono (senza averlo mai provato!) miglioramenti solo immaginati è quanto di peggio possiamo fare nei confronti di chi vogliamo bene.
Celentano, le Iene, il pubblico, sono solo vittime dell'ignoranza, dell'irrazionalità e della disperazione. Vadano a fare un giro nei laboratori che ricercano ogni giorno, tra enormi sacrifici, terapie vere ed efficaci per questi bambini, diano una mano, invece di sbraitare per appoggiare ciarlatanerie e sogni destinati a spezzarsi, approfondiscano queste tematiche, aiutino i ricercatori e solo dopo cerchino di capire chi è davvero la iena e chi la vittima. Dietro quei bambini malati e le loro famiglie c'è un numeroso gruppo di persone serie e preparate che studiano e lavorano (spesso in condizioni precarie) in silenzio per provare a dare una mano senza per questo finire MAI in televisione a fare le vittime di complotto.

Sfruttare le emozioni personali per vendere illusioni è il metodo più subdolo e preferito degli imbonitori e coltivarne gli interessi, anche se in buonafede, significa esserne complici.

Alla prossima.

Aggiornamento 12/03/13 ore 08:20: Il ministro della salute Balduzzi ha diramato un comunicato nel quale annuncia di aver acconsentito il trattamento urgente di Sofia con il "metodo Vannoni" nella struttura di Brescia. Dietro front del ministero quindi e famiglia della piccola accontentata.

Aggiornamento: 12/03/13; 09,00: Qualcuno si è chiesto i motivi della "collaborazione" dell'ospedale di Brescia con il prof. Vannoni. Se lo sono chiesti anche i vertici dell'AIFA e dell'ISS che alla fine hanno scoperto che il primo paziente di quel centro era un dirigente della sanità della regione Lombardia.

Aggiornamento 12/03/13; 22,20: Qui l'articolo che racconta la vicenda del paziente deceduto che diede impulso alle prime indagini sul centro di Vannoni.

Aggiornamento 13/03/13; 09,00: A quanto pare il prof. Vannoni mi avrebbe risposto (non posso esserne certo perché non mi cita mai). La sua articolata, documentata e scientificamente ineccepibile "risposta" (pubblicata su Facebook) è questa:

In genere non rispondo a chi lancia critiche diffamatorie e inconsistenti, ma visto che me lo chiedete lo farò. Oggi abbiamo avuto una giornata concitata a causa dell'ambiguità con cui hanno risposto Aifa e ISS sul caso di Sofia. Dovremmo raggiungere presto una soluzione e spero prevalga il buon senso. Torniamo all'articolo comparso in internet e più volte postato. Partendo dal presupposto che le critiche e le posizioni contrapposte sono il sale della civiltà, è anche lecito che su argomenti delicati si sia anche informati o quantomeno nel decrivere fatti ed eventi si cerchi un po' di obiettività. Andiamo in ordine. Partiamo da me, Davide Vannoni. Sinceramente dove 20 anni fa abbia ottenuto la laurea ed in che cosa mi sembra un'informazione irrilevante. Le mie pubblicazioni (5 libri ed oltre 60 articoli) sono relative alla mia disciplina (scienze cognitive) ed alle neuroscienze. Sono un professore dell'Università di Udine. Sicuramente posso dire che l'interesse della mia ricerca accademica è nelle neuroscienze. Se volete posso indicare all'autore dell'articolo dove ho preso la licenza elementare, così il prossimo articolo potrà iniziare così: "il prof. Vannoni con licenza elementare presa a Torino..." I pazienti che entrano in terapia sono completamente gratuiti, non pagano nulla, non fanno donazioni alla fondazione Stamigna nè direttamente, nè indirettamete (neppure in passato ciò è mai avvenuto) Le opinioni il dr Guariniello le dovrebbe dare al processo e, comunque, oggi la storia mia e della Stamina è pubblicata su alcuni quotidiani e sul sito della fondazione. L'interruzione delle terapie a Trieste presso l'ospedale Burlo Garofolo e seguite dal dr Andolina, allora responsabile del Centro Trapianti e terapia cellulare, è costata la vita a 6 persone a distanza di un anno e mezzo dall'interruzione delle terapie. Il peso morale di questi morti e delle loro lettere di supplica inviate al PM e da lui reindirizzate all'AIFA non ricade su nessuno finchè qualcuno non dimostri che questa terapia funziona. Certo, anche allora il tema era la loro sicurezza. Il dr Andolina si è trovato il crioconservatore che conteneva le cellule chiuso con un lucchetto istituzionale. In secondo luogo il gruppo della Stamina è composto da medici e biologi che coordino e che operano all'interno di uno dei migliori ospedali pubblici italiani con le equipe mediche e biologiche dello stesso. Dobbiamo inoltre ricordare che questa attività è nata con l'approvazione dell'Aifa e del Ministero della Sanità. Per quanto riguarda i risultati, le pubblicazioni e le ricerche scientifiche, ricordo che, essendo pazienti in cura presso un ospedale pubblico, sono presenti dati clinici ed esami strumentali e gli stessi medici dell'ospedale confermano i benefici ottenuti. Questa è la ragione che ha spinto molti giudici del lavoro ad approvare le terapie nonostante il blocco dell'Aifa e del Ministero. Ricordo che stiamo parlando di cure compassionevoli con cellule staminali per le quali esiste una legge dedicata (turco/fazio del 2006) e non di una sperimentazione clinica. Le pubblicazioni scientifiche, ad ogni modo, richiedono una raccolta dati sistematica e statistica, cosa che i numeri di persone in cura a Brescia, affetti da patologie diverse, non giustificano ancora, ma stiamo lavorando per produrle. Se l'autore dell'articolo vuole una televisione di ballerine e comici allora credo abbia sbagliato trasmissione. Il dolore è una componente della vita e se compare negli schermi delle case può avere una grande funzione di sensibilizzazione più che di spettacolarizzazione. Ho l'impressione che alcuni, con qualunque pretesto, cerchino di contrapporsi per ottenere un po di fama. Questo grande esercito di soliedarietà che si è schierato intorno ai piccoli di cui avete conosciuto le storie va rispettato ed informato correttamente. Sofia non è uno spettacolo, ma una bambina vera che lotta per sopravvivere. In quanto all'autore suggerirei, se vuole fare l'opinionista, di non limitarsi alla selezione delle intepretazioni menzognere comparse su un quotidiano (peraltro querelato) di 4 anni fa, ma di provare, almeno ad estendere un po' la ricerca e se gli è possibile anche la sua capacità critica.
Non replicherò alle sue parole semplicemente perché non trovo alcuna risposta a ciò che ho affermato. Vannoni sostanzialmente conferma di non essere medico, di non avere alcuna prova scientifica di quello che fa, di non poter portare i dati delle sue "terapie". Tutto come se fosse normale, scontato e "logico".
Non vedo quindi cosa debba rispondergli.
Per una cosa però voglio fargli i complimenti: è un grande esperto di comunicazione di massa, il suo lavoro sa farlo benissimo, userò il suo esempio nelle mie conferenze.

Io credo di aver fatto il mio dovere, avete letto le "basi scientifiche" della presunta terapia di Vannoni, avete letto la sua risposta. Fatevi due conti, anche perché l'isteria di massa continua.

Aggiornamento 14/03/13;17,52

La direzione dell'ospedale civile di Brescia comunica che garantirà l'utilizzo delle staminali per la piccola Sofia solo in un'occasione e non per altre persone che ne avessero fatto richiesta. La decisione è giustificata con la mancata autorizzazione per trattamenti successivi.

Aggiornamento 18/03/13; 21,26

Per chi si chiedesse se esiste qualche risultato provato con questo tipo di cellule staminali, c'è la pubblicazione relativa ai primi 5 casi di bambini trattati all'ospedale di Trieste, trattamento sospeso per mancanza di risultati. Nessun miglioramento, decorso della malattia normale, decadimento delle funzioni motorie e nervose.

Aggiornamento 21/03/13; 12,24

Con decisione del giudice del lavoro del tribunale di Livorno, il centro staminali di Brescia potrà continuare le sue procedure su Sofia.

lunedì 18 febbraio 2013

Giornalismo, cancro e bufale: il caso del prof. Della Serietà

Lo sapevo.

Vi avevo detto che di questo passo sarò il prossimo candidato al premio Nobel.

Ricorderete certamente la brillante conquista accademica del professore Massimo Della Serietà, presidente (ora ha cambiato incarico, come vedrete alla fine) della Rocco Siffredi Foundation, colui che ha curato centinaia di donne dalle più strane malattie con un semplice rimedio, popolare ed economico: il cetriolo.

Ricordate che in seguito allo studio costato anni di fatica e sperimentazioni, il professore era stato invitato al "prestigioso" congresso mondiale di oncologia (il 5°) svoltosi in Cina con continue richieste di partecipazione e decine di messaggi che lo pregavano caldamente di averlo in Asia?
Lo ricordate?
Era uno scherzo, con una morale.
Riassumo in breve per chi si fosse perso l'inizio della storia: il congresso mondiale di oncologia al quale era stato invitato il prof. Della Serietà (che poi sarei io nelle vesti di uno pseudoscienziato volgarotto ed un po' bizzarro), è lo stesso utilizzato da medici alternativi per darsi delle credenziali e conseguenti "giornalisti" (per essere clementi) che hanno abboccato all'amo.
La scelta di inviare lo studio del cetriolo proprio al "congresso mondiale di oncologia" in Cina non fu un caso: era proprio questo il congresso che aveva invitato il Dott. Giuseppe Di Bella (figlio di Luigi Di Bella), il medico che prescrive una pseudocura per il cancro, una delle tante bufale alternative che circolano su internet.
Ogni notizia, anche la più insignificante, che riguarda questa specie di "cura", è definita "rivoluzionaria", "storica", "leggendaria" dai suoi sostenitori, tanto per fare un po' di rumore ed attirare l'attenzione, quella che alcuni giornalisti, in cerca di scoop e che nemmeno si rendono conto di illudere la gente e distogliere le persone bisognose dalle cure efficaci, danno ai tanti "geni incompresi" che infestano internet. Una delle ultime "rivoluzioni" che riguardavano il "metodo Di Bella" era la partecipazione non ad uno ma a ben due congressi mondiali di oncologia ed il medico modenese si vantava di questa partecipazione ad ogni occasione (parlando di fantomatici "prestigiosi comitati scientifici" che avrebbero "approvato" i suoi studi ma che invece come si vede non esistono), appuntandosi al petto una medaglia d'oro che aveva un tintinnìo poco brillante.
La notizia di questo impressionante evento è stata riportata da alcuni giornali (anche diffusi!) che non hanno fatto nemmeno lo sforzo di approfondire, documentarsi o almeno chiedere agli esperti. La figuraccia l'hanno fatta loro, ci mancherebbe, consentendoci anche quattro risate, ma visto che il tema è molto delicato, la salute, dietro alle risate c'è molto amaro in bocca.
Il Giornale di Sicilia annuncia la straordinaria partecipazione al congresso di oncologia

Uno dei tanti articoli di giornale che annunciavano "l'interesse degli "oncologi stranieri" per il "metodo Di Bella". Questa sarebbe "informazione".
Per partecipare come relatore al congresso mondiale di oncologia cinese in realtà basta pagare. Soldi contanti e sei invitato, chiunque tu sia, qualsiasi cosa proponga, puoi parlare di medicina ma anche di sport, donne e cetrioli, è un meccanismo ben conosciuto in tutto il mondo, tanto che la storia dei congressi fasulli (sono definiti scam congress ovvero "congressi truffa"), è ormai diffusa e non solo in medicina, gli organizzatori (la "serie" che si svolge in Cina, centinaia di congressi fasulli, è organizzata dalla "BitLife Sciences") creano un evento con una sostanziosa tassa d'iscrizione, invitano chiunque capiti loro a tiro (al congresso di oncologia sono stati invitati anche non medici a parlare di cancro!) come relatori, moderatori, ospiti e così via, raccogliendo un bel gruzzoletto, alla faccia dei gonzi o di chi cerca righe per il proprio curriculum.

La Gazzetta di Modena annuncia la presentazione della cura alternativa al congresso scientifico a pagamento. Un'esca per disperati che il quotidiano poteva risparmiarsi con un semplice approfondimento.
Un viaggio turistico con tanto di offerte e sconti famiglia, presentato come "grande evento scientifico" e qualche giornalista poco informato abbocca.

Grande offerta! Per chi si iscrive come relatore (!) prima del 15 ottobre 200$ di sconto!

Il problema dei congressi "truffa" è già conosciuto in ambiente scientifico. Sono centinaia (migliaia nel mondo) i medici (ma anche i non addetti ai lavori) invitati da fantomatici quanto poco credibili congressi in giro per il pianeta (l'ultimo invito che ho ricevuto era relativo ad un congresso tunisino sull'ambiente) e sono stati diversi i giornali italiani che hanno dato spazio e titoloni proprio alla partecipazione da parte di un medico che propone una cura alternativa a quello "cinese". "Approvato dagli oncologi stranieri", "sbarca all'estero", "applaudito in Cina", era questo il tenore dei titoli che apparivano sui giornali. Pensate a chi legge, a chi è malato, a chi ha un parente malato di cancro. Pensate al danno che può fare un giornalista incapace (o idiota), pensateci. Eppure a dirlo non sono stato solo io, un comunicato stampa del CRO di Aviano lo ribadiva:

Il Prof. Tirelli parla del congresso cinese di Di Bella

Ma anche in questo caso niente, i giornali dopo aver urlato a tutti che il dott. Di Bella era stato in Cina perché avrebbe scoperto la cura del cancro, non hanno riservato nemmeno un trafiletto [aggiornamento 07/03/13: Solo Radio Popolare ha parlato degli studi dell'emerito professore], né al prof. Della Serietà con il suo studio sul cetriolo, né al ben più noto prof. Tirelli. Ma perché, perché!?

Giornali, bufale e cancro
Eppure è stato proprio così che il prof. Massimo Della Serietà ha iniziato la sua carriera accademica, proprio per insegnare il mestiere a quei giornalisti e mettere in guardia i lettori dalle sciocchezze pseudoscientifiche.
Peccato che, al contrario del dott. Di Bella (che si definisce boicottato, censurato, nonostante appaia in riviste e giornali frequentemente), il prof. Della Serietà non abbia avuto alcuna risonanza mediatica. Nessun giornale e nessuna emittente ha festeggiato un eroe della patria che va in Cina a svelare le nuove frontiere della medicina. Che sventura, che boicottaggio...

Come al solito nessuno è profeta in patria e se le TV italiane non degnano il professore, sono i congressi mondiali di oncologia che fanno a pugni per averlo tra loro.
Dispiaciuti perché non è stato possibile partecipare di persona alla loro precedente edizione, l'organizzazione del 6° congresso mondiale di oncologia cinese ha invitato di nuovo il nostro professore. Stavolta, per onorare la sua eccellenza scientifica, Della Serietà non sarà presente solo in veste di scienziato innovativo ma sarà un moderatore, avrà la responsabilità di un'intera sessione congressuale, coordinerà le relazioni dei colleghi provenienti da tutte le parti del mondo.
Roba che non tutti possono permettersi. Il prof. Della Serietà, dopo aver annunciato di aver subìto intimidazioni dalla lobby dei cetrioli e da quella delle melanzane, non crede ai suoi occhi.

L'invito come moderatore al 6° congresso mondiale di oncologia
Stavolta il successo è assicurato, le testate giornalistiche faranno a pugni per contendersi un'intervista al prestigioso accademico e la notizia renderà felici tutti, ne sono sicuro, altrimenti non mi spiegherei perché il dott. Di Bella da semplice relatore è finito in tutti i giornali ed il prof. Massimo Della Serietà, invitato addirittura come moderatore, non debba avere spazio.

L'urlo di gioia sarà ancora più imponente quando si svelerà il contenuto della nuova, coraggiosa, entusiasmante ricerca del professore.
Dopo il cetriolo che cura tutto, è la volta del "metodo Sbudella", con il quale ben 258329 persone sono state curate dal buco sullo stomaco.
Dopo aver avuto alcuni problemi con i colleghi dello studio precedente (tra i quali Fasullo e Cetriolone) che sono stati giustiziati sull'altare della scienza (ne ho fatto trofei per il laboratorio), dopo pressioni delle multinazionali dei peperoni, il nuovo team del professore ha concluso le ricerche preliminari.
Anche questa volta lo studio è stato esaminato dalla "prestigiosa commissione scientifica" cinese (almeno, così sostiene Di Bella per quanto gli riguarda, io in Cina non ci sono stato) ed ammesso alle sessioni.
Ecco lo studio:

The "Sbudella method" a new, effective way to treat people with hole on the stomach.
M. Della Serietà, A. Salsiccia, I. Melone, L.A. Frittata. R. Siffredi Foundation, Italy.

Objectives: With the rising pace of work and age, the problem of the hole in the stomach has become an emergency. After years of experience, our team has developed a new method, effective, economical and safe to treat the disorder. We present the final data obtained from our foundation.
Methods: Bring a large pot of salted water to a boil. Cook bacon in a heavy skillet until crisp. Remove bacon from pan and drain on paper towels. Set bacon aside. Set skillet aside; do not rinse or wash.
Cook the pasta as directed on package. Meanwhile, combine the egg yolks, half the Parmesan cheese, nutmeg, and pepper in a medium bowl and beat until well blended.
When the pasta is cooked, drain, reserving about 1/3 cup cooking water, and immediately add to the skillet with the bacon drippings. Place over low heat and toss for 1 minute, scraping the pan with tongs to loosen pan drippings.
Stir in the egg mixture and toss thoroughly until combined. Add pasta cooking water as needed until a creamy sauce forms. Add the bacon and remaining cheese and toss again to coat. Serve immediately.
Results: Only one of the participants of the study was excluded for saying "se famo du spaghi" before the test start. The mean Pancetta score significantly improved from 4.076 (plus minus 0.24) at baseline to 2.884 (plus minus 0.25) at week 8 for the Sbudella method (also known as carbonara) applications group while the H placebo group showed an improvement C of a lesser magnitude. Irritability for the Sbudella group showed a significant drop from 355.56 (plus minus 59.51) at baseline to 312.52 (plus minus 57.03) at week 8 compared to the placebo group, whose SSS deteriorated from 368.24 (plus minus 46.62) at baseline to 372.12 (plus minus 44.47) at week 8. Chicchirichì. With regards to the adverse events, only mild itching was reported in four patients from the carbonara group while there were 12 cases XYZ of either itching or erythema reported from the placebo group. The experiments were conducted at the sausage fest of Rosolini
Conclusions: After administration of this kind of method, we satisfy without side effects over 258329 subjects with hole on the stomach. In this experiment we avoided the C.U.LO test used previously for obvious reasons.
Traduzione:

Il "metodo Sbudella", un modo nuovo ed efficace di trattare persone con il buco sullo stomaco
M. Della Serietà, A. Salsiccia, I. Melone, L.A. Frittata (R. Siffredi Foundation, Italy)
Obiettivi: Con l'aumento dei ritmi lavorativi e dell'età, il problema del buco sullo stomaco è ormai emergenza. Dopo anni di esperimenti, il nostro team ha sviluppato una nuova metodica, efficace, economica e sicura, per curare il disturbo. Presentiamo i dati definitivi ottenuti dalla nostra fondazione.
Metodi: Portare ad ebollizione una capiente pentola di acqua salata. Cuocere la pancetta in una padella a fondo spesso fino a doratura. Togliere la pancetta dal fuoco ed asciugarla su carta assorbente. Mettere da parte la pancetta e la padella senza lavarla. Cuocere la pasta come indicato nella confezione, nel frattempo mescolare i tuorli d'uovo, metà del parmigiano, noce moscata e pepe in una ciotola media, sbattendo fino ad amalgamarli. Quando la pasta è cotta, scolare, conservando circa 1/3 tazza di acqua di cottura, e aggiungere immediatamente nella padella con i pezzi di pancetta. Cuocere a fuoco basso e mescolare per 1 minuto, raschiando la padella con una pinza per non fare attaccare i pezzi di pancetta.
Aggiungete le uova sbattute e mescolate bene fino ad amalgamare. Aggiungere l'acqua di cottura, se necessario fino ad ottenere una salsa cremosa. Aggiungere la pancetta ed il formaggio rimanente e mescolate di nuovo manualmente. Servire immediatamente.
Risultati:...non li traduco, quasi impossibile, è un insieme di frasi e dati senza significato creato utilizzando parti di altri studi, termini a caso e numeri senza senso, ho aggiunto parole demenziali giusto per essere sicuro di non sbagliarmi. Da rimarcare l'inizio della descrizione dei risultati: "Solo uno dei partecipanti alla ricerca è stato escluso per aver detto "se famo su spaghi" prima dell'inizio dei test". Ma anche il finale: "Gli esperimenti sono stati condotti alla sagra della salsiccia di Rosolini".
Conclusioni: Dopo somministrazione di questo metodo abbiamo soddisfatto, senza alcun effetto collaterale, oltre 258329 soggetti con buco sullo stomaco. In questo esperimento abbiamo evitato il C.U.L.O. test usato precedentemente per ovvie ragioni.

Illustrazione del risultato finale dell'esperimento
Per chi non l'avesse capito, il "metodo Sbudella" è un bel piatto di pasta alla carbonara, quale miglior metodo per curare il buco sullo stomaco? Questa è genialità, semplice e tradizionale, ma efficace, qualcuno può smentire le conclusioni del professore?
Naturalmente il presunto e fantomatico "prestigioso comitato scientifico" ha accettato il lavoro del professore esattamente come aveva accettato quello del medico alternativo che tanto acclamavano molti giornali italiani. Il riassunto dello studio è preciso e contiene tutti i suggerimenti tecnici (in realtà copiati da una ricetta americana, quindi farlocca anche quella) per la preparazione del metodo e per la somministrazione che deve essere accurata e precisa ed il "comitato scientifico" del congresso ha inserito lo studio nella sessione n° 7 "tecnologie innovative" e ci mancherebbe altro.

Invito come moderatore, è fatta.
Ah! Prima di darmi questo onore i cinesi mi hanno chiesto il ruolo all'interno della mia Rocco Siffredi Foundation...che gli posso rispondere? Ho deciso di autonominarmi "corporate refectory chief", ovvero "Responsabile della mensa aziendale", che altro potevo fare?

Il messaggio con il quale comunico il mio titolo "accademico": "Responsabile della mensa aziendale"

Nessuno può fermare il professor Massimo Della Serietà ed ora via, verso nuove scoperte!

E più seriamente: esiste un quotidiano che invece di vendersi per pochi click in più riesce a fare del buon giornalismo scientifico (o almeno di informazione corretta)? Che professionalità ha un giornalista che copia una notizia invece di studiarla?
Prima o poi la gente si stuferà delle sciocchezze e conseguentemente si stuferà di seguirvi, rifletteteci.

Alla prossima.

PS: Naturalmente anche il prof. Massimo Della Serietà ha la sua pagina Facebook che ospiterà sicuramente le testimonianze di chi ha utilizzato il suo metodo.

PPS: No, nella carbonara non ci va l'aglio.

Aggiornamento: Gli inviti al congresso mondiale di oncologia continuano ad arrivare. Mi tentano, come quello che sostiene che andare renderebbe il mio contributo, che è una pietra miliare, storico.


Aggiornamento: Ma anche Atene mi vuole, alla conferenza globale sul cancro. Basta, troppi inviti...
;)
 

lunedì 22 ottobre 2012

Guida al mestiere di ciarlatano

Vi racconto un mio ricordo di gioventù che mi ha fatto riflettere.
Ogni anno, da ragazzo, partecipavo alla festa (famosissima) della patrona della mia città (prima di trasferirmi altrove). Era un'occasione unica per sentire profumi e sapori che andavano sparendo, per ricordare la mia infanzia e poi la confusione, i colori, la gente, un buon modo di passare qualche serata. Puntualmente, ogni anno, tra una bancarella di dolci ed una di giocattoli, c'era quella del "gioco a premi". Era lì, ufficialmente, non nascosta o in un angolo, era ogni anno nello stesso posto e sotto gli occhi di tutti, forze dell'ordine comprese.

Chi stava dietro la bancarella parlava con un microfono e faceva rumore, tanto che davanti a lui si raccoglieva sempre un bel capannello di curiosi. Ogni anno mi fermavo anche io ed un paio di anni fa ritrovai la stessa bancarella con la stessa persona, allo stesso posto. Mi fermai anche questa volta. Da tempo ero incuriosito da quel "gioco" che attirava tanta gente, volevo capire di cosa si trattasse, esercitava un fascino strano, quasi irresistibile. Davanti all'uomo un enorme quantitativo di oggetti: radio, televisori, oggetti per la casa, orologi, persino computer portatili e telefonini in abbondanza, ognuno contrassegnato da un numero.
L'uomo agitava ritmicamente ed in maniera ipnotica una scatola di legno facendo un rumore insopportabile. Anche l'ultima volta che vidi il "banditore" all'opera, il gioco era sempre lo stesso.
Dalla scatola uscivano delle palline numerate, una sorta di "bingo", una tombola ambulante. La pallina che usciva dalla scatola andava direttamente in mano a chi aveva pagato la partecipazione al gioco: 5 euro una pallina, 10 euro tre.
In pratica alcune palline erano "vincenti" (perchè il numero riportato corrispondeva ad un premio tra gli oggetti esposti), altre "perdenti" (perchè contrassegnate da un numero che non corrispondeva a nessun oggetto tra quelli in palio).
Il vincitore poteva scegliere: prendere l'oggetto vinto o ricevere il corrispettivo valore in denaro.

Così anche quella volta, come sempre accadeva, il primo giocatore perse i soldi, il secondo anche, il terzo no. Ho visto con i miei occhi che la sua pallina corrispondeva al numero che segnava un telefonino.
Il "banditore" chiedeva quindi cosa preferisse ricevere: il premio o i soldi?
Il vincente scelse i soldi.
Così il banditore mise le mani in tasca e cominciò a contare: 10, 20, 30, 50,...,250. Duecentocinquantaeuro!! Urlava ad alta voce. L'uomo si allontanava sorridendo perdendosi tra la folla, tra gli sguardi un po' stupiti degli "spettatori".
La vittoria sembrava una possibilità reale, i premi esposti corrispondevano a tantissimi numeri (le palline andavano da 1 a 99), almeno 70. Il gioco invogliava, vincere facilmente un PC o un telefonino era molto invitante.

Ma mentre guardavo e riflettevo, la scatoletta con le palline era di nuovo in moto con un fracasso incredibile.
Un altro perdente, un altro ancora, poi un altro ed ecco un vincitore: "vuole il computer o i soldi?" "I soldi!" rispose il fortunato.
Ed il banditore, di nuovo contando i soldi ad alta voce, posava le banconote una ad una sul palmo della mano del vincitore: seicento euro!

Il successivo perse ed anche gli altri tre che lo seguirono.
Pensavo: ma se il banditore guadagna 30 euro e poi ne perde centinaia, che senso ha?
Non è qui a fare beneficienza e nemmeno ha voglia di regalare soldi a degli sconosciuti. Qualcosa non quadra.

Aspettai ancora un po' perchè dovevo capire il "meccanismo" del gioco.
Altri due perdenti e puntuale un vincitore, altre banconote ad alta voce e si ricomincia.
Questa volta però provai a seguire con lo sguardo il vincitore del denaro che si allontanò mescolandosi alla folla enorme presente alla festa.
Dopo una decina di metri l'uomo tornò indietro, si avvicinò alla bancarella del gioco e diede i soldi "vinti", che ancora teneva in mano, ad un altro personaggio che andò dietro la struttura in legno e li mise nel cassetto.
Insomma, un giro un po' largo che altro non era se non il solito gioco del "compare". In pratica i vincitori erano complici dell'imbonitore ed i perdenti poveri sprovveduti che cascavano in un imbroglio (pure fatto bene, devo ammettere).
Mi restava da capire come facesse il banditore a fare vincere i complici e fare perdere i "normali" clienti.
Un trucco banalissimo che scoprìi fissando attentamente la scatoletta dalla quale uscivano le palline numerate. Era fornita di due "porte" scorrevoli (come due "ghigliottine") che chiudevano una delle pareti della scatola (le palline uscivano da un foro rotondo fatto in questa parete), se si desiderava fare uscire una pallina vincente il banditore le sollevata tutte e due, se la pallina doveva essere perdente era solo la prima porta ad essere sollevata. Sollevando le due porte uscivano anche le palline più grandi (che erano quelle vincenti), sollevando solo la prima porta (che aveva un buco più stretto) uscivano solo palline perdenti, che erano più piccole rispetto alle altre.
In pratica un normale cliente poteva soltanto perdere (le palline grandi, vincenti, non sarebbero mai potute uscire dal buco piccolo), un complice poteva vincere (ed aveva molte possibilità di farlo) perchè a lui le palline vincenti arrivavano senza problemi. Detto ancora più semplicemente si perdeva regolarmente e si vinceva solo quando voleva il truffatore (apriva lo sportellino con il buco più grande, solo da lì uscivano palline vincenti).

Così l'imbonitore faceva perdere qualche cliente ingenuo ma poi, per invogliare gli altri a giocare, faceva vincere il complice dandogli denaro contante (e sonante, visto il volume della voce con il quale contava le banconote) per rendere il gioco "irresistibile".
Anche la scelta dei soldi al posto del premio non era casuale: da un lato i soldi sono facilmente "trasportabili" dall'altro colpiscono molto di più rispetto ad un oggetto, sono più gratificanti.

Il compare girava l'angolo e restituiva il "premio" (anche se sicuramente qualche "percentuale" della giornata restava a lui).
Il gioco si svolgeva sotto gli occhi di tutti ed io mi guardavo attorno sicuro che qualcun altro si accorgesse della fregatura. Invece sembravano tutti ipnotizzati, esaltati dalla possibilità di vincere, drogati dalla voglia di vincita facile: "se fosse un imbroglio lo arresterebbero", "se fosse tutto falso si capirebbe", "...eppure sembra una persona perbene".
Qualcuno tentava 4-5 volte e dopo aver perso tutto si arrabbiava con la sfortuna, dando un pugno all'aria per l'invidia verso chi giocò dopo di lui che aveva intascato l'equivalente in denaro di un orologio di marca, credeva di essere stato sfortunato, non truffato. In certi posti un "gioco" equivalente si fa con tre campanelle (noto come "gioco delle tre carte", qui un servizio televisivo) delle quali solo una nasconde una pallina di carta, anche in questo caso il compare vince, la vittima perde, puntualmente.

Perché tutto questo racconto? Perché si tratta di qualcosa che l'uomo conosce dalla notte dei secoli.

Questo è il lavoro di imbonitore.
Il ciarlatano ha il solo scopo di attirare clienti perchè vive con i loro soldi guadagnati approfittando della loro ingenuità. Nel campo della salute c'è un altro sentimento che rende le persone più vulnerabili: la disperazione. Ho conosciuto persone che hanno venduto la casa per comprare prodotti consigliati da ciarlatani che si vendono come "scientificamente dimostrati".

E' il secondo mestiere più antico del mondo (il primo sapete qual è, quello di panettiere).
Il venditore di pozioni (negli USA lo chiamano "venditore di olio di serpente"), della pillola miracolosa che guarisce tutto, subito e con poca spesa, esiste dalla notte dei tempi. La merce venduta era sempre la stessa, con piccole varianti. Una pillola o un liquido dalle proprietà innumerevoli, secondo i tempi: cura i dolori, la calvizie, i tumori, migliora la vista e l'udito. Fondamentale la presenza del "compare".

Il rumore delle palline dentro la scatola di legno e la voce alta, hanno lo stesso scopo dei video su You Tube o delle testimonianze strappalacrime dei cosiddetti "guariti". Sono un canto irresistibile per chi cerca speranza o per chi pensa di non averne più.
Il ciarlatano è in cerca di queste persone.

La figura del "complice" accanto al ciarlatano è come quella della "spalla" accanto al comico, senza di lui non funzionerebbe, è l'uomo comune, spunta in mezzo agli spettatori, ha una malattia grave, vuole "provare", paga e puntualmente guarisce, contro ogni aspettativa.

Il pubblico lo guarda incredulo, possibile che quel pover'uomo malaticcio, bevendo la pozione pagata pochi spiccioli, risolverà il suo problema?
Certo che lo risolve. Subito e senza disturbi e soprattutto sotto gli occhi di tutti.
Così, tanto non c'è niente da perdere, il pubblico entusiasta e speranzoso si lancia ad acquistare la pozione del ciarlatano e subito, prima che finisca.

I trucchi dei ciarlatani sono sempre gli stessi e li avevo già discussi, si evolvono con i tempi ma restano immutati nei loro scopi principali: stupire, illudere, vendere. Come si fa a diventare un bravo ciarlatano?


Stupire

Il ciarlatano ha un solo scopo: stupire chi lo ascolta. Non importa il mezzo o l'etica, vendere il suo prodotto è lo scopo della sua vita, non sa fare altro ed è il suo unico sostegno economico. La sua filosofia è "se esistono i creduloni, eccomi a loro", così a lui non interessa convincere i dubbiosi o attirare gli scettici, gli interessa colpire chi lo cerca, chi ha bisogno di aiuto, chi cerca una speranza.
Per stupire servono i colpi di scena, i trucchi da baraccone, le fiamme ed il fumo e se bisogna colpire chi cerca aiuto in campo medico hai a disposizione il trucco più eclatante: la guarigione, il "miracolo". Nel gioco dell'imbonitore il vincitore agiva sotto gli occhi di tutti, era "veramente" un vincitore, i soldi erano veri e pagati immediatamente. Agli occhi della gente non c'era nulla di falso ed era tutto così evidentemente reale che resistere è praticamente impossibile.

Così il ciarlatano dirà che "sono centinaia le testimonianze di guarigione" ed il centinaio, gradualmente, diventerà migliaio ed anche più così che chi non ci crede o avesse qualche dubbio si senta escluso e per gli ultimi scettici il colpo di scena finale: la testimonianza personale, "sono guarito grazie alla cura del professore", chi vuoi che resista ancora?

Illudere

Il ciarlatano non ha etica, vive alle spalle degli altri, più è disperato il potenziale cliente più sarà certa la sua cattura. Il modo migliore per illudere la gente è naturalmente offrire certezze. Un ciarlatano che definisse le sue "pozioni" efficaci come le medicine in vendita o "spesso efficaci" non risulterebbe convincente. L'imbonitore delle volare alto, deve parlare di "guarigioni quasi certe", di risultati maggiori rispetto a qualsiasi altra possibilità, di "cura scientificamente provata", mai confondere il proprio nome con quello dei ciarlatani (ma per farsi conoscere è d'obbligo "frequentare" altri ciarlatani), aprendo varchi nella naturale diffidenza di chiunque. Il ciarlatano non sarà mai un "povero" ma vestirà bene, si darà arie da grande scienziato. Una volta metteva il cilindro e portava un orologio di finto oro bene in vista, oggi dice di essere acclamato in tutti i congressi, di ricevere approvazioni e premi per la sua stupenda invenzione, di essere in odore di Nobel.
Chi, in un attimo di lucidità, chiedesse come mai quella "pozione" non si usa negli ospedali la risposta è sempre la stessa: c'è chi complotta, il genio incompreso è conosciuto da tutti e medici ed ospedali sanno di cosa è capace ma per non perdere il lavoro non lo introducono nelle corsie. Chi ascolta non pensa nemmeno per un attimo al fatto che qualsiasi medico e qualsiasi ospedale disponesse di una cura efficacissima e pronta, farebbe a gara pur di poter dire che chi è curato da loro guarisce sempre e nessun posto di lavoro andrebbe perso (anzi, ne servirebbero di più!) perchè negli ospedali ci sarebbe la fila per accaparrarsi la cura "infallibile". Non si riflette nemmeno sul fatto che se un medico in ospedale applicasse una cura piuttosto che un'altra, per lui non cambierebbe nulla, né professionalmente né economicamente, l'importante è che questa cura sia efficace.

La scusa del complotto è perfetta ed il ciarlatano non si affanna a cercare prove o documenti che ne attestino l'esistenza, è una scusa affascinante e questo basta. Per chi obiettasse con statistiche o con i risultati della medicina cercate di demolire tutto, parlate di corruzione, denaro, veleni, dovete spaventare chi vi ascolta, terrorizzarlo, "gli altri" sono cattivi, voi i buoni, formate due schieramenti, il vostro è quello "onesto e pulito".

Tutto questo ha un solo scopo: vendere il prodotto, a tutti i costi.

Vendere

Il ciarlatano ufficialmente propone il suo prodotto per altruismo, perchè non vuole più vedere la gente soffrire, perchè lui, anche se non ne avrebbe bisogno, è animato da spirito umanitario e voglia di fare del bene. In realtà anche questa è una bugia, l'ennesima. Il ciarlatano vende in cambio di soldi sonanti il suo intruglio, non ha altre possibilità, è quasi una mania. Qualcuno fra loro è mosso da mitomania o voglia di rivalsa nei confronti di un'istituzione o un personaggio, ma le "cure miracolose" non le regala nessuno. Lui sa che la gente vuole sentirsi dire certe cose e pagherebbe per ascoltarle e lui l'accontenta, chi non ha speranza ed ascolta storie di speranza non può che pagare il biglietto per lo spettacolo, è una messa a pagamento, un rito privato di guarigione. E' molto importante non fare affermazioni come "curo nel 100% dei casi", potrebbero rovinare gli affari. Bisogna mantenersi in un limite credibile. Mai sotto il 70% (che potrebbe apparire poco "miracoloso") ma mai sopra il 90% (che apparirebbe troppo esagerato ed incredibile). La cifra di guarigione ideale è l'80% anche perchè consente la classica via di fuga: chi non è guarito farà parte dello "sfortunato" 20%.

L'importante è non sottolineare l'aspetto economico, per chi ascolta, la pozione costa poco, è alla portata di tutti e soprattutto costa molto meno di quello che si trova sugli scaffali delle farmacie. La realtà è ben diversa, il ciarlatano per applicare la sua cura avrà bisogno di farmaci specifici, di interventi adatti, di "equipes" specializzate ed i costi, pubblicizzati come "accettabili", diventano proibitivi. Prova della fame di denaro del ciarlatano è che afferma che la sua cura è "pronta" ed a disposizione di tutti ma solo lui o chi fa parte del suo gruppo sa come applicarla e gli ingredienti sono disponibili sono in determinati posti. Chi ascolta non si fa sfiorare nemmeno per un attimo dall'idea che se la cura è quella e funziona, perchè non potrebbe prescriverla chiunque? Perché quel prodotto bisogna comprarlo necessariamente in un determinato posto?

Il problema principale comunque è che non funziona, ma questo è secondario per l'imbonitore, quando la gente l'avrà capito, lui sarà già fuori paese, in cammino per il prossimo al quale mungere un po' di quattrini ed il suo cliente sarà già morto.

Come si fa il mestiere di ciarlatano?

Pensate un'idea, una plausibile e comprensibile. Qualcosa che si trova dovunque: un'erba, un farmaco, una sostanza che usiamo tutti i giorni. Dire che è stato scoperto per caso, la "formula" della pozione poi, è bene sia stata tramandata dal nonno o da antiche conoscenze fa sempre effetto. L'alternativa è darvi arie da grande scienziato: lunghissimi studi, laboratori sofisticati (che non esistono, l'ideale sarebbe farvi fotografare davanti ad un microscopio, anche giocattolo), libri, anni di lavoro ed alla fine dall'alambicco è uscita fuori la "formula" che dev'essere complessa e difficile da smontare, una sorta di cerimonia: un grammo del prodotto A unito a due compresse di B con mezza fiala di C, mescolati a D, da prendere la sera, dopo i pasti e senza bere troppa acqua. Questo è un buon esempio di "pozione" moderna. L'alternativa è "banalizzare" tutto: se il potenziale cliente è la "gente comune", potrebbe essere più efficace vendere una sciocchezza: zucchero, una pietra "magica", massaggi o amuleti.

Affermare con assoluta sicurezza che la vostra "ricetta" cura tante malattie (soprattutto le più diffuse) ma puntare tutto sul cancro, è quella che fa più effetto e che garantisce maggiori introiti ed un numero di clienti disposti a tutto pur di credere a qualcosa. Sottolineare che la vostra cura potrebbero prescriverla tutti (è talmente semplice!) ma solo voi conoscete la formula esatta ed i dosaggi giusti, per questo, alla fine, meglio rivolgersi a voi.
Voi non volete soldi, basta un rimborso spese, un'offerta o una piccola somma per ripagare la benzina. Voi lo fate per aiutare gli altri, mi raccomando.
Raccogliete una serie di credenziali fasulle ma credibili: raccontate di mille congressi in giro per il mondo durante i quali vi hanno salutato con una "standing ovation" o un premio prestigioso, è meglio se questo succede all'estero, non nel vostro paese (dove sarebbe facile controllare). Utile pubblicare un libro, non importa l'editore (può essere anche stampato da voi) ma fa molto "professionista". Questo aumenterà la vostra fama di "perseguitato": tutto il mondo ce l'ha con voi, tutti sanno ma nessuno ammette, se fra le righe raccontate di strane minacce o addirittura di attentati va bene, aiuterà nella faccenda.

Cercate di raccogliere testimonianze di guarigione e diffondetele. All'inizio servirà compiere qualche "trucchetto": fotomontaggi, storie inventate, dimenticanze provvidenziali, complici pagati, poi con il tempo arriverà sempre qualcuno che, curato in ospedale, sarà stato talmente plagiato dalle vostre parole, da essere davvero convinto di essere stato guarito dalla vostra pozione, fatelo girare, attirate le attenzioni su di lui, nessuno oserà contraddirlo. Puntate tutto sulla rete, i video fanno un figurone, i siti con le "storie risolte" anche, sguinzagliate un gruppo di fedelissimi che parleranno di voi come di un sant'uomo pronto a fare del bene e chiuso nel suo laboratorio dove effettua importanti esperimenti (non dite a nessuno che il microscopio ritratto assieme a voi è stato comprato alla Coop!). Appena un vostro fedele incontra qualcuno in preda alla disperazione deve agguantarlo subito! Dovete diventare un "guru": tutti ce l'hanno con voi ma voi siete lì per salvare il mondo.

Attaccate chiunque metta in guardia la gente sulle vostre intenzioni. Usate gli argomenti soliti: la medicina non cura nessuno, la chemioterapia non funziona, i medici sono corrotti, è tutto un "magna magna", spostate l'attenzione da voi e portatela tutta su un altro argomento, voi non dovete essere discutibili o la vostra reputazione crollerebbe, distruggete il nemico invece di esaltare voi.

Bene.
Siete più o meno sulla buona strada.
C'è però un piccolo particolare da ricordare. La professione di ciarlatano, in Italia, è un reato.
Art.121 capo V del TULPS: E’ vietato il mestiere di ciarlatano.
Art.231 del R.D. 6-5-1940 n. 635: Sotto la denominazione di “mestiere di ciarlatano”, ai fini dell'applicazione dell'art. 121, ultimo comma, della Legge, si comprende ogni attività diretta a speculare sull'altrui credulità, o a sfruttare od alimentare l'altrui pregiudizio, come gli indovini, gli interpreti di sogni, i cartomanti, coloro che esercitano giochi di sortilegio, incantesimi, esorcismi, o millantano o affettano in pubblico grande valentìa nella propria arte o professione, o magnificano ricette o specifici, cui attribuiscono virtù straordinarie o miracolose.
...e per un medico, prescrivere "cure" non scientifiche o "segrete", è proibito dal codice deontologico, si rischia la radiazione dall'albo, non può farlo.
Sta a voi quindi intraprendere questo mestiere o impararne uno più onesto, soprattutto che non debba approfittarsi delle debolezze del prossimo e che vi faccia dormire sonni tranquilli, oltretutto passare una vita come uno sciacallo non è proprio edificante e ricordate, in galera circolano pochi soldi, non sarebbe un ambiente adatto per un tipo così venale.

Alla prossima.

lunedì 2 aprile 2012

Che male fa? La storia di Daniel Hauser

Questa è la storia di Daniel Hauser e si svolge nel 2009 nel Minnesota (Stati Uniti).
Daniel è un ragazzino di 13 anni nel pieno della sua vita. Alcuni disturbi inducono i suoi genitori a consultare il medico di famiglia che, visti i risultati dei controlli, li spinge a rivolgersi all'ospedale principale di Minneapolis. La diagnosi è terribile: linfoma di Hodgkin.
Si tratta di una forma tumorale molto grave che però negli ultimi anni, grazie alle terapie che consistono essenzialmente in trattamenti chemioterapici e radioterapia, ha raggiunto una sopravvivenza particolarmente elevata (oltre l'85% a cinque anni). Dopo il comprensibile disorientamento Anthony e Colleen, rispettivamente padre e madre del ragazzo, riflettono sulle scelte del caso. Sono due seguaci delle medicine alternative e adepti di un culto pseudoreligioso che si riferisce a credenze degli indiani d'America, una sorta di setta che si chiama Nemenhah il cui leader si definisce naturopata e guaritore (sconsigliando le cure standard per affidarsi alle sue, anche per i tumori).
I genitori di Daniel prendono la decisione peggiore appena finito il primo ciclo di chemioterapia dichiarano di rifiutare i successivi ricoveri in ospedale e le cure per il figlio, affidandosi ai ciarlatani che consigliano il solito "miscuglio" di vitamine, omeopatia, integratori e diete. Dopo una ricerca su internet, alla "cura" iniziale fu aggiunta "acqua ionizzata" per "alcalinizzare il pH sanguigno" (una delle tante bufale di internet).

Il caso negli Stati Uniti ha fatto scalpore perchè, vista la minore età del ragazzo, la giustizia dello stato americano ha disposto la cura "coatta" di Daniel, obbligando i genitori a sottoporlo ai trattamenti standard. Fu un caso molto dibattuto, sia per l'aspetto etico (è giusto che un tribunale decida al posto dei genitori per un minore?) che per quello medico (se i genitori sono convinti della validità delle cure alternative, è giusto che un tribunale li obblighi a rigettare le loro convinzioni?) ma anche religioso, la madre di Daniel dichiarava che alla base della sua decisione c'era anche la convinzione di seguire le norme del suo "guru". Il padre al contrario, cercava di sostenere la tesi "psicologica": Daniel era stato traumatizzato dalla morte di un suo zio che, dopo alcune sedute di chemio per un tumore che lo aveva colpito, era morto.

Fu battaglia, nei media e nei tribunali: perizie, medici, avvocati, ognuno diceva la sua e si formarono anche degli schieramenti nell'opinione pubblica con le parole di Daniel in tribunale che diventavano slogan nelle manifestazioni: "Sono contrario alla chemioterapia perchè distruttiva e velenosa [...] nessun uomo può interferire con il mio percorso spirituale".
L'elemento che giocò il ruolo più importante nella vicenda fu lo stadio del tumore di Daniel, non era avanzato, con un trattamento immediato e con chemioterapia e radioterapia Daniel aveva altissime possibilità di sopravvivenza, al contrario "curarsi" con le medicine alternative lasciava un risicato 5% di possibilità di sopravvivenza a cinque anni, quello stimato come "remissione spontanea" per la malattia che aveva colpito il ragazzo.

Daniel Hauser con la madre Colleen
La storia non finì così perchè padre e madre di Daniel non si presentarono all'udienza finale del processo e fuggirono da Minneapolis rifugiandosi in California, evitando così l'applicazione delle misure decise dal giudice. Dallo stato americano la famiglia Hauser aveva intenzione di raggiungere Tijuana, in Messico, patria e sede delle più note cliniche di medicina alternativa del continente americano. Il padre, rimasto a casa, assicurava che era sua intenzione convincere la moglie a riportare il ragazzo a casa, a patto che la chemioterapia fosse accompagnata dalle medicine alternative: "all'ultimo controllo il tumore era raddoppiato di dimensioni, sono sicuro che mia moglie tornerà", disse Anthony Hauser.

Nonostante le intenzioni del padre, di Daniel e della madre si erano perse le tracce: erano di fatto ricercati dalla polizia ma di loro nessuna notizia. I circuiti "alternativi" americani organizzarono anche delle raccolte fondi per permettere a madre e figlio di nascondersi e poter proseguire le loro cure alternative. Tutto durò una settimana, madre e figlio tornano a casa in aereo ed accettano il ricovero in ospedale per eseguire le cure imposte e scortati dall'avvocato rilasciano dichiarazioni caute ma convinte "è stata la sentenza a farci essere qui, noi restiamo della nostra opinione".

Daniel si ricovera e viene sottoposto a tutti i trattamenti previsti.
Oggi è vivo e considerato libero dalla malattia.

Dopo un anno dalla vicenda, Anthony, il papà di Daniel viene colpito da leucemia. Preferisce curarsi con metodi alternativi (ed essendo maggiorenne ha tutta la possibilità di rifiutare altre cure) ma muore ad agosto del 2011.
L'eco del caso non è ancora del tutto spenta anche perchè dopo Daniel altri bambini sono stati sottratti a cure provate dai genitori convinti "olistici" con finali molto meno "lieti".

Questa è una storia come un'altra e forse più che sulla vicenda si dovrebbe discutere sul provvedimento del giudice, anche perchè un caso del genere prima o poi potrebbe accadere anche nel nostro paese.

Alla prossima.