lunedì 23 agosto 2021

Green Pass: in un paese normale.

In un paese normale, democratico, civile, quando c'è una grave malattia che mette in pericolo i propri cittadini, lo stato mette a disposizione le sue risorse per il bene di tutti.
Gli ospedali, le cure, i medici, tutto a disposizione. Se poi arriva un vaccino ecco che mette a disposizione anche il vaccino, gratis per tutti.

Che bella la civiltà.

Paghiamo le tasse, lavoriamo anche per lo stato e lo stato ci ripaga così.

Ma c'è sempre chi quelle cure o gli ospedali non li vuole. Avvertito insiste, non li vuole.
Peccato.
Ma siamo liberi e quindi chi non li vuole non li usa. Sta a casa aspettando che le cose vadano avanti, sperando bene.

C'è anche chi non vuole il vaccino. Strano no?
Ma ognuno ha le sue idee, c'è chi non si fida, chi ha paura degli aghi, va bene. Uno stato civile non obbliga nessuno (anche se potrebbe farlo per il bene comune, lo dice la costituzione) e chi non vuole vaccinarsi non si vaccina. In un paese  normale va così.
Ma come facciamo ora a far convivere tutti? Per rispettare le libertà di ognuno e le scelte personali bisogna trovare un modo che non discrimini nessuno ma garantisca tutti.
Se io vaccinato (che ho scelto di proteggermi dalla malattia) voglio andare in giro, nei bar, al cinema, incontro chi non è vaccinato (che ha scelto di non proteggersi dalla malattia) rischio di ammalarmi per la scelta di un altro. In pratica le due scelte entrerebbero in contrasto, si scontrerebbero e non sarebbe giusto né limitare la libertà del vaccinato né del non vaccinato.
Allora cosa fa un paese normale? Usa un certificato.

Un documento che dice: "Ho basse possibilità di avere la malattia". Tutto può succedere ma sicuramente ho fatto il possibile per garantirti di non essere contagioso.

Chiamalo come vuoi: bollino verde, scheda sanitaria, green pass, non importa, ciò che importa è che dica che io sono abbastanza sicuro di non essere un rischio per chi mi sta vicino, sono a basso rischio.

Perché vaccinato, perché guarito o perché accertato con un tampone, "stai tranquillo, molto probabilmente non sono infetto e quindi molto probabilmente non contagerò nessuno".
Non ho nessun obbligo di fare farmaci o vaccini, se ho intenzione di stare vicino a persone che vogliono sicurezza per la propria salute devo garantirla e se proprio voglio entrare al bar senza vaccinarmi faccio un tampone e ho risolto. Nel rispetto di tutti.



Così tutti, chiunque, adulti, bambini, vaccinati, non vaccinati, donne in gravidanza, potranno stare assieme, vivere normalmente, tornare a fare ciò che vogliono, sanno che attorno ci saranno persone che hanno fatto il possibile per non contagiare gli altri. Una bella soluzione.
Serve a tutti, rispetta le scelte e le libertà di tutti, non obbliga a niente, addirittura è rispettoso di chi ha scelto di non vaccinarsi (protegge anche lui!), in questo modo saprà che in quel locale o in quella stanza ci sono solo persone con tutta probabilità non contagiose.
In un paese normale.
E se proprio non voglio nemmeno il Green pass perché sono fatti miei va bene.
Non lo faccio e invece di prendere il caffè seduto all'interno lo prenderò all'esterno. Invece di andare in una sauna non ci vado, invece di stare al chiuso starò all'aperto, stiamo parlando di rinunce relative e sicuramente non fondamentali, mi sembra evidente. E poi lo facciamo per la comunità, per collaborare, per dare il nostro aiuto in un momento di emergenza. Una rinuncia minima, banale, per un problema enorme e difficile.
Lo facciamo per il bene del nostro paese.
Questo in un paese normale.

Perché in un paese incivile c'è chi non vuole il Green Pass, chi non lo vuole ma lo compra falso, chi scende in piazza per manifestare, chi urla e aizza la folla, chi ne fa un problema politico, chi si stressa e chi lo strappa.
Ti piacerebbe vivere in un paese normale nel quale chi governa spiega che tutto questo è a favore del cittadino e della sua salute e il cittadino lo capisce e lo sostiene, vero?
Sarebbe bellissimo. Tutti lo vorremmo ma tanti non fanno nulla per realizzarlo.
In un paese normale.

Alla prossima.

mercoledì 18 agosto 2021

La morte improvvisa del rispetto.

Avrete notato, con maggiore probabilità in questi giorni, che negli ambienti novax più estremi (e stupidi, devo aggiungere) c'è la corsa "al morto".

Tragiche notizie di morti, arresti cardiaci, infarti, malori improvvisi, qualsiasi dramma viene collegato (palesemente o meno) alla vaccinazione antiCovid. A volte è il giornale stesso che con un operazione a dir poco ignorante fa il collegamento: "muore quindici giorni dopo il vaccino" o "morto giovane, ieri si era vaccinato", altre volte è chi mette la notizia (sui social, così gira di più) a fare questo collegamento.
E spesso senza neanche sapere se, effettivamente, quella persona fosse vaccinata o meno.

Queste persone lo fanno perché davvero pensano che queste morti, queste tragiche scomparse, siano dovute ai vaccini o c’è dell'altro?

Beh, non si può essere sicuri ma un forte sospetto di (idiota) strumentalizzazione c'è. Non credo serva ripetere che una correlazione temporale (“post hoc propter hoc”) non è una prova di reale collegamento tra due fenomeni (altrimenti tutti quelli che morissero dopo colazione sarebbero presentati come "muore dopo il caffè") e i dati che dicono un decesso sia realmente legato alla vaccinazione (antiCovid, qui parliamo di questa) ce ne sono pochi.

Chi mette queste immagini è spesso violento, aggressivo, fa parte di quei gruppi di attivisti che si impegnano con tutti i mezzi per attaccare i vaccini e le campagne di vaccinazione. Tentano di spaventare, minacciare, far nascere dubbi e incertezze e questo è un buon metodo perché se una persona legge venti volte al giorno che un giovane è morto all'improvviso "subito dopo il vaccino" certo è che si spaventa e avrà mille dubbi se dovesse decidere se vaccinarsi.
Usano queste tragici eventi come volantino per le proprie ideologie, un “tag” (una sigla che identifica un certo argomento sui social) usato da alcuni di loro è #vianantro che significa “un altro è andato”, dimostrando come trasformino queste persone scomparse in numeri senza rispetto.

“Via n’antro”, “avanti un altro”, usare i morti per ideologia

Ma come si sa le paranoie (o i piani) di quattro esaltati non possono né condizionare né fermare la medicina o il progresso e quindi non resta che relegare il fenomeno a esibizione da circo o osservarlo come esempio di estremismo ideologico. Ci resta un unico punto in sospeso.
Queste morti legate alla vaccinazione (cancelliamo solo per un attimo i migliaia di morti per Covid) sono davvero così tante?

No. 

I dati della farmacovigilanza parlano chiaro. Esistono sette decessi correlabili alla vaccinazione (due dei quali non direttamente, sono due persone morte per Covid nonostante la vaccinazione, quindi per suo fallimento). Sette decessi (5 se escludiamo i fallimenti del vaccino) su più di 50.000.000 di dosi quanti sono? Pochi? Tanti? C'è una strage in corso come urlano certi pazzi o siamo nei numeri previsti e inevitabili? io direi che se definissimo il decesso un evento "rarissimo" dopo questa vaccinazione si descriverebbe la realtà.

Ma allora perché queste notizie quotidiane di "morti improvvise", di "stragi" presunte?
Perché questi sono avvoltoi che hanno uno scopo ben preciso: diffondere paura.

Posto il fatto che ufficialmente (come abbiamo visto) non ci sono particolari allarmi su "decessi" post vaccino (e ci mancherebbe), dobbiamo vedere se questi morti che vengono riportati in continuazione dai giornali e poi riversati sul web e usati dagli antivax sono "particolari", "strani" o se invece è la normale situazione del nostro paese.
Il tasso di mortalità (numero di morti in una data popolazione) in Italia è di circa 11 per 1000. Ovviamente per tante cause. Questo significa che ogni giorno moriranno migliaia di persone per le più svariate cause. Una morte o due passerebbero inosservate ma in Italia abbiamo un sistema di monitoraggio giornaliero dei decessi. Le morti si mantengono ovviamente stabili nell'anno e hanno un picco, tipico a ogni epidemia di influenza (ricordate quando i novax dicevano che l'influenza era una sciocchezza? Ecco, non lo è mai stata). Poi c'è un picco anomalo, quello del periodo della pandemia, i numeri ora scendono e aspettiamo di vedere cosa succederà questo inverno.
Ma a noi interessano i morti "improvvisi". I novax sostengono ci sia una strage dovuta alle vaccinazioni. Strage che non risulta da nessun database, nessuna statistica né osservatorio ma solo dai giornali incauti e dalla mente malata degli estremisti antivaccino.
Allora ho preso dei dati dalle statistiche Istat. Anni nei quali non c'era la pandemia né la vaccinazione anticovid e ho cercato i morti per cause che possono determinare morte improvvisa (per esempio le malattie cardiovascolari. Escludendo tutte le morti per altre cause (tumori, incidenti, malattie croniche e altro).
Nel 2018 (andiamo in periodo pre pandemico, per sicurezza) in Italia sono morte 61972 persone per malattie del cuore di tipo ischemico (infarto, per esempio). Significa 170 al giorno. Nessun giornale ne ha parlato eh? E nessuno ha descritto quello che stavano facendo prima di morire o due settimane prima. Ed escludiamo tutte le altre cause di morte improvvisa. Non lo percepiamo, vero?
Perché "non ha importanza". Perché è una notizia tragica e privata. Perché non interessa se non a chi voleva bene queste persone. Se in un giornale si legge di un giovane di 25 anni purtroppo morto all’improvviso, si tratta di uno dei 16 coetanei che moriranno quell’anno all’improvviso come lui.



Ma non in tutti i casi è possibile stabilire la causa di morte (mancata autopsia, non interesse, urgenza di sepoltura e altro). Così potremmo andare a vedere (nel 2008, altro anno a caso fuori pandemia) quanti decessi ci furono per cause sconosciute: ben 233. E 47 per "cause maldefinite". 436 le morti per malattie cromosomiche o congenite (che a volte si scoprono solo dopo autopsia). Centinaia l'anno. Ovviamente ognuna di queste persone, con una propria vita e storia, che poco prima della scomparsa aveva fatto qualcosa. Un pranzo, un gioco, una pausa, un vaccino o una risata. Sono persone normali che hanno concluso la loro vita come succederà a tutti noi.
Parliamo quindi di centinaia di decessi giornalieri, tutti i giorni, per cause di vario tipo (e molte di queste cause possono determinare morte improvvisa o inaspettata). La gente è talmente presa dalla realtà virtuale, ignora talmente il mondo attorno alla propria persona, che non si rende conto dell'enormità di ciò che ci succede attorno e quando qualcuno lo fa vedere (e i giornali in questo schifo hanno mangiato alla grande) si stupisce, si pone domande, guarda in alto e non riesce a capire.

L'esempio è ovviamente indicativo e non ha valore scientifico ma può servire a spiegare (sempre a chi è interessato perché chi è infarcito di ideologia non ha alcun interesse a capire ma solo a "credere") perché sembra ci sia un eccesso di decessi dopo il vaccino. È semplicemente una manipolazione della realtà e anche grossolana (perché costruita con ritagli di giornale e diffusione tramite social). Un "malore improvviso", termine giornalistico, non medico, che identifica le "morti improvvise", un insieme di decessi che raccoglie molte cause di morte (ictus, infarti, emorragie, fibrillazione cardiaca e altro), non meriterebbe risalto particolare perché NON È un evento rarissimo; la morte improvvisa è la causa di morte principale tra gli individui maschi tra i 20 e i 60 anni e non presenta nessun segno prima dell'evento che possa farlo sospettare. Chi muore all’improvviso, quasi sempre, stava benissimo prima di stare male.

50.000 decessi l'anno solo in Italia per problema cardiaco (quasi sempre per infarto)! Vuol dire 135 persone al giorno. Non c'è nessun picco anomalo se escludiamo quello che corrisponde ai picchi di Covid (e sono decessi da Covid, non improvvisi). Quindi casomai la strage è dovuta alla pandemia, non al vaccino, senza considerare che il Covid-19 aumenta il rischio di insufficienza cardiaca e morte per questo motivo.
Ovviamente per chi è infarcito di ideologia i morti di Covid scompaiono (sono inventati, avevano altre malattie, erano anziani e mille altre cose), mentre quelli che muoiono all’improvviso sono benzina per le loro paranoie e psicosi.

Mortalità negli ultimi anni in Italia. I picchi corrispondono alle epidemie influenzali e, negli ultimi due anni alla pandemia Covid.

Così è più chiaro perché chi fa di questi eventi una "strage dovuta ai vaccini" è un avvoltoio?

Qualcuno dirà: "ma che senso ha diffondere queste notizie?". È ideologia.
Gli antivaccino professionisti devono diffondere (per sostenere le proprie idee) un'atmosfera di dramma in corso, di veleno che starebbe sterminando la popolazione. È tipico dei movimenti "millenaristi": "vi stanno uccidendo! Sveglia!".
Non importa accertarsi o approfondire: sbatti il morto sui social, crea caos.


Tutti i profili social dei "novax" (centinaia di profili falsi, copiati, anonimi) hanno casi in famiglia di morti, paralisi, malori, malesseri. La cugina, il marito, il nonno, il cognato, sono centinaia. Che stonano con i dati ufficiali. Allora bisogna fare una scelta razionale, credere a tulipano86 o alle statistiche. Dare credito a #maurizio_il_ribelle o leggere i report Aifa. Non c'è tanto altro da fare, nessuna spiegazione sarà sufficiente per chi ritiene maurizio il ribelle attendibile e da ascoltare. Tutto questo senza rispettare né chi muore, né i suoi cari.
E se un decesso fosse dovuto proprio al vaccino? Non è facile scoprirlo ma in certi casi sì, quando per esempio la causa di morte si ripete in diversi casi o quando c'è un plausibile collegamento.

La farmacovigilanza serve proprio a segnalare eventi "sentinella", se si notassero decessi sospetti o maggiori di quelli attesi si avrebbe un blocco immediato del farmaco coinvolto (è successo, anche con troppa solerzia!). Possiamo dire che già gli eventi avversi a questi vaccini sono rari, i decessi sicuramente correlati si possono definire "episodici", rarissimi.
Qualche intelligente potrebbe dire "e se capitasse a te?" frase che denota non solo povertà di argomenti ma anche un'intelligenza che merita ulteriori approfondimenti perché si potrebbe facilmente rispondere "e se muori di Covid?".
Non sono questi gli argomenti. Anzi, se proprio dovessimo dare un giudizio su chi usa i decessi di vari cittadini per scopi ideologici o interessi personali, dovremmo dire che ci sarebbe da vergognarsi. Nessuna scusa è buona: ignoranza, esaltazione, fanatismo. Non si fa. C'è un livello di dignità e rispetto che non dovrebbe mai essere superato e in questo caso l'unica strage è quella del rispetto che queste persone non riservano a chi muore. Non saranno gli incivili a fermare la nostra civiltà.
Come non saranno la paura o il terrorismo a fermare la scienza.

Alla prossima.

venerdì 6 agosto 2021

Scienza, giustizia e libertà.

In queste settimane di fase estiva durante l'epidemia Covid, con le nuove disposizioni (Green Pass, norme di accesso ai locali, obbligo di mascherine e altro) si sono accese nuove, immancabili polemiche. Secondo me quasi tutte stupide. Non a caso dico stupide, sono proprio sciocchezze.
Perché davanti a una pandemia gravissima, davanti al tentativo di bloccarla con qualsiasi sforzo per tornare alla vita normale, c'è chi trova sempre un pretesto, anche il più banale, per fare polemica, vanificare gli sforzi delle istituzioni e magari usare questi pretesti a scopo politico.

Una delle ultime polemiche è quella relativa al Green pass, una certificazione rilasciata dalle autorità (ministero della salute) per certificare che una persona abbia un bassissimo rischio di essere contagiosa così da permettergli una vita normale e garantire a chi gli sta attorno una sufficiente sicurezza.
Come si può fare?

In tre modi:

1) dimostrando di essere stati vaccinati: i vaccinati hanno una bassissima possibilità di essere contagiati dal virus e anche se lo sono contagiano gli altri molto raramente.

2) dimostrando di essere guariti dalla malattia: i guariti hanno una bassissima possibilità, almeno nell'immediato, di essere contagiati dal virus e se lo sono contagiano gli altri molto raramente.

3) dimostrando con un test di non essere positivi: i negativi al test hanno una bassissima possibilità, almeno nell'immediato (il test ha valore 48 ore) di essere contagiosi.

Questo non è solo un modo per rendere la vita più normale possibile a chi è con tutta probabilità protetto dalla malattia ma anche per proteggere chi non lo è. Chi non si è potuto ancora vaccinare, chi non si è voluto vaccinare, chi non può farlo per vari motivi. Si tratta quindi di un ovvia e democratica (non è impedita nessuna attività, anche chi non vuole vaccinarsi per scelta può entrare in qualsiasi posto previo tampone, che ci sarebbe di strano?). Oltretutto le eventuali rinunce per chi proprio fosse "allergico" a controlli e certificazioni sarebbero minime (locali al chiuso, ristoranti, bar, tutte attività non necessarie né salvavita).

Perché allora tutta questa polemica?
In genere le polemiche "sociali" nascono per due motivi.
Quando viene cambiata una consuetudine ormai radicata (per esempio il fumo di sigaretta permesso ovunque o l'uso delle cinture di sicurezza obbligatorio) e quindi anche se il cambiamento appare vantaggioso disorienta le abitudini e le consuetudini o quando una parte politica vuole creare un'atmosfera di insoddisfazione e incertezza e approfittarne per apparire come quella che potrebbe risolverla.
Dal mio punto di vista qui siamo nel secondo caso. Oltre a motivi evidenti (sono state organizzate manifestazioni pubbliche con partecipazione di esponenti di forze politiche di opposizione all'attuale governo), proprio il fatto che si tratta di provvedimenti blandi, ovvi e per niente difficili da applicare, mi fa pensare che ci sia qualcuno che prema, faccia pressione affinché tutto venga visto come drammatico, come "attentato alla libertà", come qualcosa di incredibilmente grave quando evidentemente non lo è.

Si potrebbe dire che se la politica ha i suoi interessi a creare dissenso quale sarebbe l'interesse di tanta gente a seguirlo e promuoverlo?

Si tratta quasi sempre di un dissenso "pilotato". Molte persone hanno come fonti di informazioni proprio quelle più estremiste o che diffondono fake news. Non dimentichiamo che ci sono stati presunti ricercatori che avrebbero trovato "vermi e Viagra" nei vaccini e tanti ci hanno creduto, ci sono stati altri che hanno chiesto soldi per comprare un "potente microscopio" per analizzare i vaccini e le persone glieli hanno mandati raccogliendo centinaia di migliaia (!) di euro. Così, perché credono nell'uomo che salverà l'umanità contro i cattivi e potenti che invece vogliono distruggere l'umanità. E ovviamente quest'uomo che salva l'umanità, che è sempre bello e buono, fa tutto per la popolazione, per il cittadino, lotta accanto a lui contro i potenti.
I potenti, il nemico, può cambiare. A volte è uno (un medico, un politico, un virologo, un personaggio pubblico) altre volte è vago (un partito politico, il governo, un ministro e così via), l'importante è che ci sia.
Così orde di cittadini infuriati e ben cotti dal salvatore dell'umanità urlano, insultano, si arrabbiano. Mandano mail a destra e sinistra, diffondono appelli alla rivoluzione, alla ribellione e attaccano in tutti i modi il nemico del momento, quello indicato da chi li pilota.

Tutte azioni fondamentalmente inutili, solo movimenti caotici, però che fomentano la gente, che la aizzano. Ovviamente tutto questo non è "per il popolo" o "per la gente" ma per lui, il "salvatore dell'umanità", il guru, che è bene sia un po' aggressivo, se possibile volgare, arrabbiato, pesante perché così ha il suo "esercito" i suoi "voti", la sua base di sostegno, le manifestazioni, le mail, le urla sono per lui, per fare vedere che è potente, che ha un seguito, che conviene tenerselo stretto: politica. Un copione visto e rivisto.
Così partono i ricorsi contro il Green pass, le denunce contro il ministro o lo scienziato, le querele contro il sindaco o l'assessore, con la giustizia che deve correre dietro a ricorsi ridicoli, denunce chiaramente pretenziose, querele che hanno solo lo scopo di fare "notizia". Un caos tremendo che non andrà mai a vantaggio del cittadino ma di quei pochi furbastri che da questo caos vorrebbero trarre vantaggio.

E la magistratura davanti a queste cose che fa? Mette voce eliminando discussioni e polemiche?


Macché. A volte sono le regole della giustizia a non fare chiarezza (scienza e giustizia camminano su binari paralleli che non si toccano mai e hanno regole e ragionamenti spesso completamente diversi). Certi "percorsi" della giustizia possono essere incomprensibili se visti con gli occhi della scienza (e lo abbiamo visto in passato con altri argomenti). Così dobbiamo assistere alla sentenza che conferma il licenziamento dei dipendenti della sanità che non si vaccinano e alla decisione opposta che dice che non si può fare perché non c'è personale a sufficienza. Insomma il caso continua.

Qualcuno potrebbe pensare che queste contraddizioni e queste proteste assurde per un provvedimento oserei dire ovvio, siano frutto dell'epoca moderna. Di internet e dei social, dei novax e dell'ignoranza diffusa. Che "una volta non era così" e che "quando hanno messo l'obbligo delle cinture nessun protestava".
Beh, sarete sorpresi di apprendere che queste cose succedevano eccome, sia nei tempi passati, sia quando non c'era internet e i social e sia per provvedimenti "ovvi" e oggi considerati normali, come l'obbligo delle cinture di sicurezza.

Nel 2006 in Italia fu emanata la legge che obbligava all'uso delle cinture di sicurezza in automobile. Oggi lo consideriamo un atto dovuto, ovvio, normale. Oltretutto lo vediamo come un mezzo di protezione, un vantaggio, un modo per limitare i danni e gli incidenti e persino la morte. Certo, l'uso delle cinture può, in alcuni casi, creare dei danni (nessuna azione umana è priva di rischi potenziali) ben documentati eppure il beneficio è certamente superiore al rischio.

Eppure negli anni seguenti l'obbligo ci fu chi protestò, chi parlò di attentato alla libertà personale ("perché obbligarmi a qualcosa che non voglio usare?"), chi si rivolse addirittura alla giustizia e, incredibile, fu chiesto persino il parere della corte costituzionale per sapere se l'obbligo della cintura andasse contro la costituzione. La magistratura quindi non trovò incredibile dover discutere di una cosa simile, non chiamò "folli" coloro che la discussero, anzi, queste rimostranze furono portate all'eccesso, al limite ("attentato alla libertà personale" o "violazione dei diritti dell'uomo").

Assurdo?

Sì se la vediamo con occhio neutro e valutando rischi e benefici. No se pensiamo che ci sono persone che ne fanno una questione di principio, c'è chi deve a tutti i costi creare polemiche, chi deve per forza discutere e, badate bene, la cintura ha il solo scopo di proteggere chi la usa, non gli altri, il vaccino invece protegge chi lo fa e chi gli sta vicino, quindi discutere un eventuale obbligo sarebbe ancora più strano ma succede. Succede (anche per il divieto di fumo nei locali chiusi).

Succede perché qualsiasi novità, qualsiasi cosa ci faccia cambiare le nostre abitudini o sembri limitare la nostra libertà è difficile da accettare. O almeno è difficile per alcuni (ci sono persone che accettano di buon cuore norme e leggi solo per il fatto che esistano, è anche questione di carattere). 

Il punto centrale di questo argomento quindi non è se è giusto o meno chiedere un certificato per entrare al ristorante (se c'è un motivo serio e in questo caso c'è è ovviamente giusto, oserei dire che chi non lo capisce è in malafede) ma fino a che punto valga la pena discutere, perdere tempo, fare manifestazioni o disturbare la giustizia per questioni del genere.
Io dico che ne vale la pena.
Ciò che è ovvio o sembra ovvio potrebbe non esserlo. Lo stato non prende sempre decisioni giuste (anche questo termine, "giusto" richiederebbe discussioni infinite), si possono discutere, criticare, il cittadino ha il dovere e il diritto di farlo. Inoltre quello che può essere normale oggi potrebbe non esserlo domani o non sempre o non per tutti. Un cittadino ha il diritto di essere libero. La discussione è complicata: è libero un cittadino di non vaccinarsi ma è libero un altro di volere attorno a lui persone sane, protette, sicure. Altrimenti un pazzo o un incosciente potrebbe sparare a chi incontra solo per antipatia, nonostante sembri una contraddizione la libertà ha dei limiti precisi, appartiene alla comunità ma anche ai singoli.

Ma in questo caso abbiamo visto violenza, aggressioni, ciarlatani che spargono disinformazione, false notizie, allarmi. Questo è giusto? È libertà?
È giusto "formare" una fascia della popolazione al sospetto, al dubbio? È corretto che ci siano medici che inventano false cure, che spaccino sciocchezze per "cure del Covid"? Siamo più liberi se un medico incosciente dice che nei vaccini c'è il Viagra o è uno strumento di Satana?
Questo no.
Ed è su questo che dovrebbero agire le istituzioni e la legge.
Non nei diritti dei cittadini, intoccabili, inviolabili ma nei doveri di chi ne ha. Nelle responsabilità personali.

Se un cittadino vuole discutere con me l'utilità del vaccino ne ha diritto.
Io però ho il dovere di informarlo correttamente.

Se non lo faccio sto danneggiando lui, la comunità e la mia professione.

Per questo credo che non sia utile una discussione sui diritti quanto una sui doveri mentre sembra che faccia notizia un cittadino che manifesta più che un medico che dice che i vaccini siano antenne 5G.

Alla prossima.

venerdì 4 giugno 2021

Mi piace piacere: come gli scienziati hanno (s)Piegato la scienza.

Io non ero sulla Luna quel giorno quando l’uomo vi sbarcò e non posso essere certo che tutto ciò avvenne davvero, mi sembra plausibile e non ho prove per affermare il contrario, ho anzi tanti dati che mi fanno pensare sia tutto vero, mi fido pure degli scienziati che lo confermano. Per me quindi siamo sbarcati sulla Luna e se mi chiedono racconto pure cosa è successo.

Io non ero a Wuhan quando ci fu il primo caso di COVID, non posso essere certo che Sars-Cov-2 sia un virus naturale, mi sembra plausibile per ora e non ho prove per affermare il contrario, anzi, ho dati che me lo confermano. Questo so e questo dico. Perché dovrei appoggiare o diffondere ipotesi campate in aria? Le fake news, la geopolitica, si basano proprio su questo: leggende diffuse fino a diventare realtà.

E questo credo sia giusto dire a chi mi chiede un parere. Se mi rendo conto che puoi pure metterti 50 mascherine e 20 strati di stoffa davanti alla bocca ma il virus può contagiarti anche attraverso le mucose degli occhi o se lo passo dalle mani alla bocca o se non uso bene (chi lo fa?) le protezioni, faccio presente che bisogna fare attenzione nel pensare che la mascherina risolva tutti i problemi. Può dare un senso di falsa sicurezza (e sono convintissimo che ciò accada a tutti noi, me compreso). Bisogna usarla.

Sicuramente limita la diffusione del virus nei posti chiusi, affollati, quando bisogna stare vicini (limita la diffusione di goccioline di saliva) ma se sei all’aperto, distante dagli altri, da solo, la mascherina non ha tanta utilità (magari tenerla a portata di mano, certo). Non serve. In molte occasioni la mascherina è un semplice gesto di rispetto ed educazione più che di reale prevenzione. Certo che la mascherina non fa male, non uccide, non soffoca. Queste sono paranoie e quindi tra metterla o no è meglio metterla. Una sicurezza in più, passare giornate a discutere se sia meglio la stoffa, la carta da parati o la plastica è parzialmente una perdita di tempo, non stiamo discutendo di chi lavora in rianimazione o in un ospedale Covid ma di vita quotidiana.

Credo che quando si parla al pubblico di scienza o medicina (argomenti delicati), soprattutto in un momento come questo e sapendo che il pubblico è assetato di notizie e nello stesso tempo travolto da troppe informazioni, bisogna essere cauti nelle parole, nelle ipotesi e nelle espressioni. Puoi scatenare paura o panico. Puoi dare un messaggio sbagliato, rischi anche di mettere in cattiva luce le opinioni (anche correttissime ma magari complicate o fraintendibili) di un collega o di uno scienziato. Si possono diffondere anche, inconsapevolmente, bufale e false notizie. Le parole hanno un peso e chi le dice se ne assume la responsabilità.

Pericoloso.

Tranne se si è alla ricerca di attenzione, di riflettori o notorietà. Se domani volessi finire su tutti i giornali basterebbe pochissimo.

Potrei dire, per esempio (sono un ginecologo) che si starebbe sperimentando con successo il trapianto di feto. Le coppie che non possono avere figli risolverebbero così ogni loro problema. Si fa crescere un embrione in provetta fino alla ventesima settimana e poi si impianta in un utero solo per portarlo fino alla nascita. Come? Con la manovra di Gent-Wolkenstein. Comodo, rapido e semplice.

Ma non è vero. È una bufala.

Non solo non c’è nessun esperimento di questo tipo e la "manovra di Gent-Wolkenstein" non esiste ma non è nemmeno una possibilità attualmente ipotizzabile. Però riceverei subito tante telefonate. Giornalisti curiosi, agenzie di stampa, qualche TG e infiniti siti internet. Il mio nome rimbalzerebbe dovunque. Poi qualcuno smentirebbe la notizia, un giornalista intervisterebbe un esperto di ostetricia che direbbe che si tratta di una sciocchezza e qualcuno mi darebbe del ciarlatano (giustamente). Intanto il mondo ha parlato di me e tante coppie speranzose appoggerebbero le mie ricerche, le mie teorie e ciò che dico, se questo fosse stato il mio obiettivo sarebbe stato centrato in pieno.

Ho cercato di parlare poco di questa pandemia, ho cercato di limitarmi a qualche spiegazione (cos’è un virus, come sono fatti i vaccini, a cosa serve il lockdown e così via) per non aumentare la confusione, il disorientamento delle persone, non sempre ci sono riuscito e talvolta ho pure sbagliato. Però ho anche detto che non ci sono certezze su una cosa che conosciamo troppo poco e da pochissimo tempo, che fare previsioni è sbagliatissimo.

Ho cercato di limitarmi ai dati certi, oggettivi, quelli che abbiano anche se pochi e confusi ma almeno controllabili e verificabili (come fanno i vecchi ginecologi di provincia). È giusto, ok, però la gente vuole scoop, opinioni, non “forse ne usciremo tra sei anni” ma “in estate torneremo in spiaggia”, tanto se sbagli chi vuoi che si ricordi ma almeno per quei pochi giorni sei diventato il beniamino degli speranzosi, degli ansiosi e dei frettolosi.

Non “guardate che stare chiusi in una classe è ovviamente rischioso, così non limitiamo più i contagi” ma “i dati ci dicono che i bambini non hanno gravi conseguenze dalla malattia, quindi possiamo farli andare a scuola”.  La gente vuole certezze, meglio se ottimistiche, positive. Ed è per avere inseguito questa sete che la comunicazione della scienza e della medicina in questi lunghi mesi è stata disastrosa. Letteralmente imbarazzante.

Chi dice che è tutto finito è un ottimista, bravo, meno male che qualcuno c’è. Chi mette in guardia, chi invita alla prudenza è un menagramo, uno jettatore. Abbattiamolo. Se vuoi fare il brillante devi dire qualcosa che vada contro l’opinione diffusa, comportati da ribelle, da anticonformista, sarà un successo. YouGonnaBeAStar.

Qualcuno dice che forse queste figure di scienziati che si arrabbiano, urlano, dicono parolacce in diretta e bisticciano servono a farli diventare "umani", distanti dalla figura dello scienziato triste e curvo sul microscopio, beh, no. Non credo sia questa la figura adatta per diffondere la scienza e la cultura. Se urlo voglio sopraffare, non difendere la mia opinione (che uno scienziato difende a "colpi di studi"). Se dico che il collega che ho di fronte è un cretino non sto dibattendo, sono un incivile e questo non è il modo più adatto per fare conoscere la scienza. Per creare il personaggio però sì, è perfetto.

Allora chi me lo fa fare? Meglio annunciare lo scoop. Il trapianto di bambino è ormai una realtà. Lo stanno facendo in Israele e forse anche in Sudafrica. Così il mio nome rimbalzerà dovunque, forse anche in qualche notiziario straniero e poi ci sono centinaia di siti e micro siti che le notizie delle agenzie neanche le leggono, copia e incolla. Che m’importa. 

Il virus creato in laboratorio? Non sembra. Ma siamo sicuri? E come si fa a essere sicuri. Forse? Forse sì, forse no (che informazione importante nel momento in cui non lo sappiamo, vero?), forse è sfuggito, forse è stato Bill Gates, in teoria potrebbero essere stati anche gli alieni. Forse, chi lo sa. In realtà non abbiamo nessuna prova o evidenza che questo virus sia stato creato o modificato in un laboratorio o che, presente in natura e in fase di studio, sia sfuggito al controllo e si sia diffuso nel mondo. Gli studi dicono che non c’è traccia di manipolazione umana, sembra  un virus naturale, comparso perché così fanno i virus: mutano, cambiano, saltano da una specie all’altra, così sembra e non abbiamo prove opposte. Cosa ci serve quindi discutere (non nei congressi, parlo di internet), senza avere una sola prova, di una “fuga” o “manipolazione”? Ipotesi, disquisizioni: talk show. Però le persone (non competenti) leggono, trovano appoggio per le loro supposizioni, l'idea dell'imbroglio, del complotto, l'ipotesi si fa certezza e, certo, lo sapevamo tutti, in fondo. No?

Ottimo risultato, non c'è che dire.
La pandemia scomparirà tra un anno? No, due. Tre! Mai!! Meglio la mascherina di carta, no meglio di stoffa. FFP2, FFP3, P2, A4!! Fisiopata!!

A caso, tanto per parlarne. E mi riferisco soprattutto agli scienziati "da salotto TV", sul web, cercando con difficoltà, qualcuno prova a informare correttamente. Quante volte avete visto uno scienziato smentire nei media le sciocchezze sulle mascherine assassine? E sui pericoli del vaccino anti-Covid? Avete capito bene, grazie all'informazione dei media, cosa fa un tampone? E come si cura la malattia? Quante volte lo hanno spiegato? Io ho visto ben altro. Polemiche, sciocchezze, banalità, parole a caso. E il mio nome gira, divento un opinionista, uno che conta perché tutti chiedono la mia opinione. E tutti si accapigliano per smentirla, significa che la mia opinione conta, altrimenti chi vuoi che l’avrebbe letta?

Però per smentire un’opinione su un virus devi essere virologo, meglio, epidemiologo, anzi, meglio immunologo, forse meglio infettivologo. L’altro giorno ascoltavo la radio tornando dal lavoro. Intervistavano per l’ennesima volta uno dei tanti esperti di virus più gettonati. Solite domande, richieste di previsione: “cosa ne pensa di...”, “ci parli di...”.

L’esperto ormai parlava automaticamente in una decina di minuti di intervista ha riversato decine di parole, frasi e discorsi ma non ha aggiunto nulla a ciò che già si sa. Parlando, non ha detto niente. Nulla. Concetti banali, simili a quelli che avrebbe potuto dire un pescatore romagnolo parlando, con il collega pescatore a fianco, di virus per perdere tempo in attesa del pesce all’amo.

Come quando mi hanno chiesto di commentare la bufala del vaccino che rende magnetici. Avrei dovuto smentire una cosa del genere, che i vaccini non fanno attaccare calamite sulle braccia, spiegare che la frase “inversione parametrica dei cromosomi” (la presunta spiegazione data da una pseudoscienziata al fenomeno paranormale) non significasse  nulla. Ecco, non vorrei che qualche scienziato, qualche esperto, abbia confuso la divulgazione o la spiegazione della scienza con lo spettacolo. Non si deve spiegare per forza. Non è obbligatorio elencare tutti i virus presenti sul pianeta. Non si fanno previsioni come se parlassimo della nebbia in Val Padana, occhio, attenzione, sono malattie, sofferenza, paura. Ci sono stati morti e dolore. C'è chi insulta e chi deride, chi attacca e chi denigra, è una lotta a chi ce l'ha più lungo (il virus).

Quello che facciamo dovrebbe servire alle persone per capire meglio, non per fare vedere come siamo bravi noi (e quanto sono scarsi gli altri...). Se la pandemia durerà sei anni o cinque anni e tre mesi non cambia nulla. Se un vaccino fosse efficace nel 92% dei casi ed è meglio di quello efficace nel 91,2% è un particolare insignificante.

A cosa serve tutto questo, che informazione può dare? A cosa è utile? A fare spettacolo. A creare un personaggio che poi userà la popolarità per altri motivi o solo perché così è contento. Non serve alle persone, al pubblico, a chi ascolta. I programmi televisivi riempiono la serata, qualche ascolto, qualche polemica che ne porterà altre e lo show è servito. Creare un personaggio, non diffondere i pareri della scienza. A questo è servita l'informazione in Italia.

Sono appassionato di rock, la barba la porto incolta. Ricordo quando quel giorno andai in solitaria nel deserto del Sinai. Eravamo io, Mickey Rourke e Charlize Theron. Saluto l’amico Barak Obama per avermi onorato delle sue parole. Vorrei aggiungere che è meglio vaccinarsi nella stagione fredda perché il vaccino si conserva meglio e la protezione dura di più. Secondo me.

Buio in sala. Bibite, gelati, popcorn! Bomboloni.

Alla prossima.

lunedì 3 maggio 2021

MedBunkerz, il conflitto di interessi.

Non sono rapper ma... 
Quanta polemica in questi giorni per ciò che ha coinvolto il rapper italiano Fedez" e alcuni dirigenti della RAI, la televisione pubblica del nostro paese.
In parole povere Fedez aveva intenzione di criticare durante un concerto (manifestazione annuale molto nota) alcuni personaggi (politici) e sostenere l'approvazione di una legge che punisse i reati di discriminazione, in particolare quelli contro gli omosessuali e i disabili.
Qualcuno, prima del concerto, avrebbe letto il testo che il cantante aveva preparato, forte, di critica e lo ha invitato a evitare. "Certe cose non sono opportune", "bisogna adeguarsi al sistema". Insomma, certe cose non si dicono, non si devono dire. Che poi non è una novità, negli anni passati la televisione pubblica controllava persino come erano vestite le ballerine o che movimenti facessero i cantanti. Nei festival musicali non si dovevano usare testi discutibili, "ambigui" o contenenti parole considerate pesanti.
Altri tempi? Ma no, la censura è sempre esistita. Una volta era palese, ufficiale, oggi è più "soft". Certe cose non è proibito dirle ma è meglio evitare. Questo perché si rischierebbe (secondo i casi) di scontentare un personaggio (o una partito) politico, la chiesa, i credenti, i cittadini di un particolare paese. Insomma, meglio evitare perché poi sarebbero polemiche. Ok, può essere. Alcune cose a volte possono essere inopportune. Ci sono però eventi più gravi. Quando si limita la libertà di espressione (non è avvenuto nel caso di Fedez perché il rapper ha poi detto quello che voleva ma il tentativo di impedirlo c'è stato) perché sconveniente per motivi economici o politici. Per non scontentare il governo o il leader del paese. Insomma, anche ciò che non è censura ma "consiglio" (il famoso e attuale "politically correct" o "politicamente corretto), evita di dire una cosa perché non faresti piacere a chi deve essere riempito (per il suo potere o importanza) di complimenti, piaceri e riverenza.
Questo è un po' più grave. Cioè non è che non dici una cosa perché forse volgare o chiaramente offensivo per una persona o un gruppo di persone ma non lo fai perché offenderesti chi non vuoi offendere per interesse personale. Perché ti paga lo stipendio, perché ti ha messo dove sei, perché tuo amico o tua parte politica. Questo sì che è più grave.
Ci sarebbero però tante considerazioni da fare (dal diritto di critica a quello di satira, dai limiti degli stessi) che però esulano dagli argomenti di questo sito e quindi non tratterò. Torniamo sui binari quindi.
Esiste il "consiglio da amico" quando parli in pubblico? Nei giornali, in televisione, è vero che c'è chi ti può dire "evita questo" o "meglio non parlare di quest'altro"? 
Certo che c'è.
Chi si stupisce o fa l'ingenuo o lo è anche troppo.
C'è, da sempre e anche oggi.
È successo pure a me.

MedBunkerz

Anche a me in passato qualcuno disse in TV (RAI!) "non parliamo di omeopatia" e "non parliamo dell'inutilità degli integratori". Nel primo caso perché la conduttrice era una fervente seguace dell'omeopatia e, testualmente, "poi me la distrugge e io cosa prendo per l'ansia?", la seconda perché, a detta di un autore della trasmissione, era "meglio non toccare argomenti delicati".

Chissà quali erano le delicatezze di questi argomenti se non i produttori che pagano pubblicità e condizionano ciò che va in onda. Troppo inesperto del mezzo per fregarmene, la prima volta fui preso alla sprovvista ma la seconda ero un po' più navigato e dissi ciò che volevo.
Che era pure una sciocchezza "non serve prendere vitamine e integratori se si sta bene e ci si alimenta correttamente". Una cosa ovvia.

Alla fine erano tutti sconvolti, come se avessi rivelato chissà cosa. Due tecnici mi guardavano allibiti e uno disse "ci è andato giù pesante eh?". Io invece pensavo di esserci andato leggero. Avevo detto una banalità, una cosa evidente, eppure era meglio non dirla. Perché? Perché rischi di scontentare qualcuno, di non fare un favore, di fare un dispetto a chi ti permette di vivere. Questa cosa ha tanti nomi, uno di questi è "conflitto di interesse".

Il "conflitto di interessi" si realizza quando tu hai interesse in una cosa (per esempio in medicina produci un farmaco o nell'industria vendi un oggetto o in politica sei nel governo e così via) e nello stesso tempo devi decidere qualcosa per la collettività. Se quello che decidi per gli altri conviene anche a te sei in conflitto di interessi. Se io producessi vitamina C e fossi ministro della sanità dicessi "dovete consumare tutti vitamina C che fa bene!" potrei pure essere sincero ma starei facendo anche il MIO interesse (quella vitamina la vendo). Questo in medicina ma, come detto, succede in ogni campo. Se fossi assessore ai lavori pubblici e affidassi un appalto per la costruzione di un ponte alla ditta di proprietà di mio fratello, sarebbe corretto? E se dopo regolare concorso, normale procedura, la ditta vincente fosse proprio quella di mio fratello? Sarebbe da proibire? L'argomento ha tante sfaccettature e pure interesse giuridico. Una delle sue definizioni è "la situazione in cui un interesse secondario (finanziario o non finanziario) di una persona tende a interferire con l’interesse primario dell’azienda, verso cui la prima ha precisi doveri e responsabilità". E "l'azienda" può essere sanitaria, commerciale, anche il paese, la nazione è, alla fine, un'azienda.

Se chi mi paga lo stipendio è un industriale che produce vino e io da medico dicessi "il vino fa bene alla salute, bevetene a volontà" non è detto in automatico che io dica bugie ma, certo, la mia affermazione ha un peso ben preciso. Io avrei interesse diretto che la gente beva vino.
Il mio consiglio è quindi sincero o è dettato solo dalla volontà di fare un favore al mio "padrino" e in ogni caso renderlo felice? E se domani mi assumessero in una ditta che ha come concorrente diretto quella di mio padre io cosa farei, l'interesse della mia azienda o di quella di mio padre (questo sarebbe un "conflitto di interesse potenziale", una delle sue tante forme).

Ecco il conflitto di interessi (chissà quante volte ne avete sentito parlare) spiegato terra terra.

C'è da dire (molti questo lo ignorano) che il conflitto di interessi non è un reato (anche se in alcune professioni, già dal contratto di lavoro, è proibito averne o almeno bisogna dichiararlo) ma è sicuramente un aspetto delicato. Ci fa leggere le cose da un punto di vista più corretto e preciso. Sappiamo quale peso dare alle parole di una persona che ci dice qualcosa. Come abbiamo visto, il conflitto di interessi è spesso problematico, inevitabile (se sono il più grande esperto al mondo di virus è praticamente certo che, prima o poi, io abbia avuto qualche collaborazione con chi produce farmaci antivirali). Se mi chiedessero che farmaci consiglio contro i virus, che faccio? Pur sapendo che il più efficace è quello di un'azienda con la quale ho avuto rapporti, evito di dirlo perché poi sarei accusato di conflitto di interessi? Ma così non farei un danno anche al cittadino che non saprebbe la verità?
Ecco, un argomento vasto, complicato, interessante. Ma come risolvere o almeno limitare questo problema?

Sono un medico. Se il rappresentante della ACME, famosa industria farmaceutica, un giorno mi regalasse un viaggio, il mese dopo un computer e a fine anno mi facesse gli auguri recapitandomi una collezione di monete d'oro antiche io non sarei per forza un delinquente o un imbroglione.
Ma se al momento di prescrivere i farmaci per le mie pazienti prescrivessi esclusivamente o soprattutto quelli della ACME farmaceutici, il dubbio che le mie prescrizioni siano condizionate dai regali dell'azienda sarebbe più che lecito.
Ed ecco il primo passo che un po' alleggerisce il problema.
I conflitti di interesse si dichiarano. Averli non è proibito (può capitare, può essere pure inevitabile) nasconderli evidenzia malafede o voglia di non scoprire le proprie carte.
Non per niente oggi tutti gli studi scientifici più importanti, alla fine, vedono gli autori dichiarare i loro eventuali conflitti di interesse.
Se faccio una ricerca su una sostanza che cura le malattie virali e concludo che funziona tantissimo è fondamentale sapere se io ho interessi diretti o indiretti con chi quella sostanza la produce.
Se ho ricevuto fondi da chi la produce potrei (consciamente o inconsciamente) essere condizionato nella conduzione della ricerca e nei risultati finali. Lo stesso se conosco personalmente i produttori o se ho lavorato in quell'azienda o se una volta la stessa azienda ha pagato tutte le spese per partecipare a un congresso. Mi starebbe simpatica, come si può immaginare. E quando qualcuno è simpatico è molto più facile accontentarlo e trattarlo bene che criticarlo e danneggiarlo, giusto?
Se io dichiaro queste cose, chi legge potrà farsi un'idea. Non che per forza i risultati dello studio siano sbagliati o manipolati, non per forza che io sia stato usato per pubblicizzare una sostanza ma che io, con chi produce la sostanza, sono amico. Fine. È la dichiarazione di conflitto di interessi (COI declaration, in inglese). Un punto di partenza per evitare discussioni, sospetti e dubbi. Perché poi se il conflitto non si dichiara e si scopre, è ovvio, naturale, che nascano tanti dubbi sulla buonafede di chi non ha dichiarato i suoi interessi nel prendere certe decisioni.
Qualche anno fa una ginecologa inventò uno strumento ostetrico (non la faccio lunga, la storia è tutta qui), lo pubblicizzò, fu sentita diverse volte al Senato, diventò tanto fervente nell'incoraggiare all'uso di questo strumento che i nostri politici fecero un disegno di legge per renderlo obbligatorio (!) in tutti gli ospedali. Una spesa enorme, un cambio di abitudini, tecnologia e pratica medica incredibile, per uno strumento inventato da una ginecologa ma che, dal punto di vista scientifico, non aveva praticamente nulla di utile o innovativo. Con un piccolo problema. La ginecologa, senza averlo dichiarato (nemmeno a domanda, mia, diretta) era la moglie di chi quello strumento lo aveva brevettato.
Come si può capire quindi il conflitto di interessi può essere un problema serio (ne ho parlato anche nei miei libri), può condizionare le scelte di un medico, di un ospedale e persino di una nazione e quindi, direttamente, la salute di tutti noi. Sembra una cosa secondaria ma non lo è.

Spero di essermi spiegato bene, Se si vuole ci sono anche testi che approfondiscono l'argomento (che è molto interessante e affascinante).

Anche se non sono un rapper, anche io quindi ho subito le mie piccole censure. Niente di paragonabile a quello successo a Fedez ma anche MedBunkerz può dire la sua. Ah, ecco, il conflitto di interessi non c'entra tanto con la questione Fedez ma in qualche modo mi sono "attaccato" alla cronaca di questi giorni per parlare di qualcosa che non tutti conoscono.

Proprio per non avere questi problemi o averne di insignificanti evito in tutti i modi i conflitti di interesse (i miei amici informatori scientifici lo sanno). Con gentilezza e cordialità pago tutto quello che devo pagare (corsi, congressi, riunioni, viaggi) quando questi coinvolgono case farmaceutiche o chi produce farmaci o beni per la salute. Così, per sicurezza.

Alla prossima.