lunedì 14 dicembre 2020

Dove sarà finita la pinza!

L'argomento è affrontato molto raramente e spesso diventa argomento di cronaca solo in casi eclatanti, è pure trattato con ironia (forse per esorcizzarlo) e, se per gli utenti è qualcosa di sconosciuto, i medici (in questo caso i chirurghi) ne parlano poco, come fosse (e un po' lo è) un argomento "tabù".
Avrete sicuramente già sentito parlare di strumenti dimenticati nell'addome (o da altre parti ma per motivi chirurgici è l'addome la parte del corpo più interessata) di un paziente sottoposto a intervento chirurgico.
Pinze, garze, strumenti, le cronache ci raccontano storie che sembrano incredibili e probabilmente qualcuno, leggendo questo articolo, si stupirà che l'incredibile, come spesso accade, non lo è poi così tanto.

Già, perché la prima cosa che devo dirvi è che l'evenienza di dimenticare un oggetto nel corpo di una persona sottoposta a intervento chirurgico è sicuramente rara statisticamente (secondo le statistiche siamo attorno allo 0,06% dei casi di intervento), rarissima ma non è impossibile. Anzi, vi dirò di più: se parlate con un chirurgo con il quale avete confidenza (perché, come detto, ne parlerà poco volentieri) vi dirà che si tratta di un'evenienza ben presente nella testa di tutti i medici che operano con le mani nel corpo delle persone.
Si tratta inoltre di una possibilità che esiste da sempre, studiata, analizzata, che negli anni ha visto tante persone adoperarsi per ridurre questo rischio, che vede metodi e tecniche ideate per ridurlo ancora di più.

In un intervento chirurgico classico si usano molti strumenti, quasi tutti di acciaio inossidabile, spesso grandi e pesanti ma non sempre. Si tratta di pinze con le punte lunghe o corte, forbici appuntite o smussate, strumenti che allargano il campo operatorio e poi garze, piccoli tamponi o grandi teli, fili, aghi. Tanti strumenti che sono usati con precisione e accuratezza. Ci sono però alcuni momenti in cui il chirurgo ha molta fretta (quando per esempio un vaso sanguigno inizia a perdere sangue, il chirurgo si sbriga a chiuderlo, un problema che richiede intervento immediato) oppure è distratto (cosa che non deve succedere mai in sala operatoria ma a volte succede). Di regola il chirurgo non stacca gli occhi dal "campo operatorio" (la zona che sta operando) ma anche questo può succedere. Altre volte ci sono degli imprevisti. Tutto questo si unisce a varie caratteristiche tipiche di ogni intervento chirurgico ma due in particolare sono molto subdole. La più evidente è che una garza (soprattutto se piccola) che si impregna di sangue (come si può immaginare questo durante un intervento succede normalmente) diventa spesso indistinguibile dal resto del campo operatorio. Bisogna ricordare che siamo ad "addome aperto" (quindi abbiamo tra le mani gli organi addominali, che sono come un ammasso di tessuti).


La stessa garza o uno strumento possono inoltre cadere in mezzo alle anse intestinali e, in quella matassa di tessuti aggrovigliati, attorcigliati, ingombranti, diventa quasi impossibile vedere un batuffolo di garza o una piccola pinza, letteralmente "vanno persi", si immergono nei tessuti addominali e spariscono alla vista. Ancora peggio quando da uno strumento (per esempio una pinza) si stacca un pezzo (una vite, una molla o altro) molto piccolo. Ritrovarlo è veramente difficile. Per capirci. Se mettessi anche volontariamente in mezzo all'intestino una garza o un piccolo strumento chirurgico la possibilità di "perderlo", non vederlo più è altissima e avrò probabilmente difficoltà a ritrovarlo anche sapendo dove cercarlo.

Non si tratta perciò di qualcosa di "impossibile". Si arriva quindi a un bivio. Se un oggetto si perde nel corpo del paziente le possibilità sono due: il chirurgo (e l'equipe, l'intervento chirurgico è un lavoro di equipe) se ne accorge e quindi non smetterà di cercare fino ad averlo trovato (quindi tutto risolto) oppure nessuno, né chi opera né chi assiste, si rende conto di quell'errore (perché questo è considerato un errore, tra i più gravi) e il corpo estraneo sarà dimenticato dentro il corpo del paziente.
Ma il finale è quasi sempre positivo.

Negli anni sono stati raffinati diversi metodi per ridurre questo rischio.

Mettiamo la prima ipotesi: l'equipe si rende conto di avere un pezzo (facciamo una garza) mancante. Il chirurgo inizierà a cercare, letteralmente frugando in mezzo agli organi ma anche il resto dell'equipe si metterà in moto cercando se per caso l'oggetto non sia a terra, in uno dei sacchi dei rifiuti o da qualche altra parte. Vi assicuro che in questi casi la ricerca è frenetica.
Spesso però il chirurgo sentirà con le mani la garza e la metterà fuori dal campo operatorio, tutto risolto. Ma se questo non succede, se nonostante le ricerche non troviamo il pezzo mancante, non resta che chiamare la radiologia. Tutti i pezzi che si usano in sala operatoria sono "radio opachi", una radiografia, cioè, riesce a vederli (anche le garze, hanno intessuto su di esse un filo visibile alle radiografie).
Il radiologo farà una radiografia e l'equipe capirà esattamente dove si è nascosta o infilata quella garza. Risolto nuovamente.
Garze chirurgiche: il filo blu è "radio opaco", una radiografia quindi lo noterà.

La seconda ipotesi è più preoccupante.
Nessun componente dell'equipe, né il chirurgo né i suoi assistenti, si renderà conto del pezzo mancante.
L'intervento finirà ma la garza (dell'esempio) resta lì, dentro l'addome del paziente.

Inizialmente niente di strano.
Nei giorni seguenti, probabilmente pochi giorni dopo ma a volte anche settimane dopo, il paziente soffrirà di alcuni disturbi. I tessuti umani tendono a creare una sorta di tessuto fibroso, quasi una protezione attorno al corpo estraneo, è fisiologico. Potrebbe in teoria non succedere niente ma, spesso, si assiste alla comparsa di fastidi, infezioni, febbre e dolori, sintomi che possono diventare davvero gravi e allarmanti, persino letali e questo porta a sospettare (non subito, perché ovviamente è la possibilità più remota) quello che è successo. L'unico rimedio è quindi operare di nuovo il paziente (anche a distanza di anni!) per rimuovere il corpo estraneo. Ovviamente i disturbi e i problemi dipendono anche dall'entità del corpo estraneo dimenticato: una garza di cotone probabilmente creerà meno problemi di un grosso e pesante ferro chirurgico. Una pinza appuntita può creare problemi gravissimi (perforare un organo, creare un'emorragia) e non è escluso che in certi casi non ci sia nessun disturbo particolare e la persona conviva, inconsapevolmente, con un corpo estraneo nel proprio addome. In ogni caso dimenticare un oggetto nel corpo del paziente durante un intervento chirurgico è considerata una "dimenticanza" grave, lo stesso chirurgo la vive con un profondo senso di colpa. Esistono dei modi per evitarla?
Ebbene sì (fortunatamente). Sono stati messi a punto molti metodi per ridurre al minimo questo tipo di errore.

Il più diffuso e sicuro (nella sua quasi artigianalità) è la conta
Basta farla bene e con attenzione e contare strumenti e garze può aiutarci a non sbagliare. Come si conta?
La maniera più tipica è quella di fare una conta ripetuta e incrociata in modo da ridurre gli errori (sempre in agguato!).

Le centrali di sterilizzazione (che preparano per esempio i pacchi di garze e tamponi) invieranno solo pacchi standard (esempio, con 10 garze, 10 tamponi, 10 teli, senza numeri a caso o variabili). Gli infermieri di sala operatoria che fanno parte dell'equipe, all'apertura di quei pacchi conteranno due volte e con una persona accanto che conta anch'essa, il numero di garze.
Devono essere 10? Sono dieci? Sono dieci? Sono dieci.
Bene. Sappiamo che inizieremo con 10 garze. L'intervento inizia e alla fine prima di chiuderlo definitivamente, il chirurgo chiede se la conta delle garze è regolare. Da quel momento di garze non se ne useranno più: l'infermiere conferma, conta garze regolari. Dieci erano, dieci sono, non abbiamo dimenticato nulla e possiamo finire l'intervento.
Questo consente alle equipe chirurgiche di minimizzare il rischio di dimenticanza. Sappiamo però che tutto è possibile e che l'errore zero non esiste in nessuna attività umana e così i casi di dimenticanza di oggetti nel corpo del paziente in corso di intervento chirurgico ci sono ancora oggi.
Sono state realizzate anche ricerche e statistiche che analizzano il fenomeno e possiamo dare qualche numero. Se da un lato può sembrare preoccupante bisogna rendersi conto di due cose: il numero di interventi chirurgici che si fanno ogni giorno sono tantissimi, migliaia di una sola nazione (immaginiamoci nel mondo) e il rischio è alla fine molto basso. Inoltre è ormai abitudine cercare di affinare le tecniche anche di riduzione del rischio. Ogni reparto dunque ha delle procedure validate che evitano, fin quanto possibile, questi errori.

Una curiosità che emerge da alcune statistiche è che nell'80% dei casi, i corpi estranei dimenticati lo erano in interventi nei quali la conta finale risultava corretta. Probabilmente quindi, come emerge da molte ricerche, si tratta di un problema di comunicazione nell'equipe.

Negli Stati Uniti le linee guida (simili alle nostre) raccomandano una conta ripetuta degli oggetti in sala operatoria: prima dell'intervento, ogni volta che viene aggiunto un oggetto, quando l'intervento sta per finire, quando è totalmente finito.
Come detto all'inizio il rischio di un incidente del genere è molto basso ma, soprattutto negli Stati Uniti, dove la pressione legale è altissima, sembra che i dati siano molto sottostimati, si dice perché il personale di sala operatoria tende a nascondere situazioni note (cioè si accorgono di aver dimenticato qualcosa nel corpo del paziente ma preferiscono non dirlo) per evitare denunce o sanzioni, sperando che non succeda nulla.
Sembra che cose come l'obesità del paziente operato e la difficoltà o l'emergenza dell'intervento aumentino il rischio di dimenticanza e che la prima causa sia la distrazione dell'equipe chirurgica. Sembrerà esagerato ma una distrazione banale (come un telefono che squilla) può condizionare e diminuire le capacità tecniche di un chirurgo, cosa che, ovviamente, si ripercuote sulla qualità del suo lavoro.

Una ricerca canadese ha mostrato come negli anni sia aumentato il numero di oggetti dimenticati all'interno del paziente (forse per il contemporaneo aumento dei trattamenti chirurgici anche se qualcuno sottovoce parla di super lavoro delle equipe mediche) portando i casi a 9,8 ogni 100.000 interventi.
Il problema è così sentito che è stata sperimentata addirittura una sorta di "scatola nera" chirurgica, uno strumento che registra tutto quello che succede e si dice in sala operatoria e che evidenzia errori e distrazioni. Uno strumento molto utile anche per rivedere e correggere procedure ma che, nei suoi primi utilizzi, ha mostrato che nel 64% dei casi si è registrata almeno una distrazione in corso di intervento chirurgico, evento banale ma che può diventare pericoloso e dannoso.
Insomma, si cerca in tutti i modi un modo per evitare l'errore, sempre in agguato e umano ma che, soprattutto in questo campo, deve essere ridotto al minimo possibile.

Alla prossima.

lunedì 23 novembre 2020

No Dati No Vaccino

"No dati, no vaccino". Questa frase, sentita in questi giorni tante volte, ha creato confusione in qualcuno e in altri addirittura scandalo. Ma è davvero così assurda? No, per me no. Però è un bell'esempio del cortocircuito di informazioni e percezione della realtà e della scienza che questa pandemia, assurda, ha creato.

In questi giorni il prof. Crisanti (microbiologo dell'università di Padova) è finito su tutti i giornali con titoli come "non farò il vaccino" o "senza dati non farò il vaccino". Al solito i titoli (e spesso anche gli articoli) possono essere fuorvianti perché il discorso di Crisanti era molto più articolato. La frase "incriminata", trascritta, era questa:
Domanda: "Lei se lo farebbe il vaccino...il primo vaccino che arriva a gennaio?"
Crisanti: "senza dati no"
Domanda: "Perché?"
Crisanti: "perché voglio essere rassicurato che sia un vaccino che è stato testato e che soddisfi tutti i criteri di sicurezza ed efficacia Io penso come cittadino ne ho diritto e non sono disposto a accettare scorciatoie".
Che dite?
In questa frase trovate qualcosa di strano? Io no. E infatti lo stesso identico pensiero di Crisanti l'ho avuto anche io.
Premesso che un vaccino, come qualsiasi farmaco, debba essere sicuro e efficace è chiaro che, se fosse così, andrebbe fatto e lo farei.
A oggi però i vaccini annunciati per il Sars-Cov-2 sono "sicuri e efficaci" solo su annuncio dei produttori. Sappiamo che si tratta (per alcuni) di tecnologie modernissime e mai utilizzate, che i criteri di sviluppo sono stati certo rigorosi ma accelerati per l'urgenza ma non abbiamo dati, studi, pubblicazioni, statistiche da studiare.
Niente, solo i comunicati stampa di chi li produce. Sono già qualcosa ma solo dal punto di vista giornalistico.
Da quello scientifico e medico non valgono nulla.

E mi hanno stupito (fino a un certo punto) le dichiarazioni scandalizzate di altri medici, di autorità e scienziati che attaccavano Crisanti. Proprio Crisanti ha avuto una posizione perfettamente scientifica. "No dati no vaccinazione". Che è quello che tutti noi dovremmo chiedere e per primi gli scienziati. Capisco le persone, i cittadini assetati di speranza, di cure, lo capisco ma lo scienziato, il medico, deve restare con i piedi per terra. Non può scatenare un tifo da stadio (per aver detto quello che leggete sopra sono stato anche insultato) perché un produttore di farmaci ha detto che il suo farmaco è buono.
Mettiamo un attimo da parte il buon senso che ci direbbe di aspettare che questi vaccini siano approvati e giudicati da chi deve farlo (le autorità sanitarie AIFA in Italia, EMA in Europa, FDA in America), facciamo finta che il vecchio, saggio consiglio di non chiedere all'oste com'è il suo vino si debba ignorare ma è così assurdo che uno scienziato giudichi un farmaco quando potrà vederne le caratteristiche?

A me non pare.
E presumo che chi ha criticato me (e Crisanti) amerebbe avere un medico che prima di prescrivergli un farmaco ne conosca caratteristiche e capacità, rischi e benefici, utilità e inutilità. Ovvio.
E poi non parliamo della crema scioglipancia ma di un vaccino che sarà somministrato a milioni (miliardi) di persone.
Nel caso dei farmaci (e dei vaccini) trattandosi di prodotti somministrati a tante persone, a scopo medico, il controllo dei numeri deve essere scrupoloso, attento, al massimo dell'oggettività. È per questo che prima di approvare un farmaco o un vaccino passano anni, tanti. Perché non basta l'analisi dei dati, serve l'esperienza sul campo, il controllo di chi assume quel farmaco e poi i "dati grezzi". In questo caso gli anni saranno annullati visto il momento, l'urgenza, ci sta. Ma cautela, attenzione, prudenza. Non devono scomparire sostituiti da un comunicato stampa.
Avere voglia di arrivare a una soluzione a questa pandemia è certamente comprensibile ma la fretta non aiuterebbe, anzi, potrebbe essere dannosa. Meglio una lumaca che arriva al traguardo di una lepre che inciampa nel suo percorso.


Essere lumache, sicuramente più lente, ci darebbe modo di annunciare una soluzione solo quando l'avremmo in mano, la discuteremmo, si capirebbero le caratteristiche, si potranno mettere su una bilancia rischi e benefici. Fare le lepri, veloci e scattanti, è una tentazione ma così succede proprio quello che sta succedendo: discutere del nulla.
Cosa che rischia di confondere tutti noi e soprattutto la popolazione generale che, in un clima già caotico e pieno di informazioni contraddittorie, ne troverà un'altra, l'ennesima.
Tanto che al primo annuncio di un vaccino, efficace ma che doveva essere conservato a -80 gradi, c'era chi chiedeva già l'acquisto di refrigeratori per la conservazione e il trasporto, subito, per essere preparati. C'era già l'azienda che li avrebbe prodotti!
Pochi giorni dopo l'annuncio di un'altra azienda, con un vaccino che invece non aveva bisogno di questi strumenti. Ed era pure un po' più efficace.
Poi di nuovo l'annuncio della prima, il vaccino deve essere conservato a -70 ma noi forniremo dei contenitori adatti, poi voi ci metterete il ghiaccio. Ed è pure un po' più efficace del secondo, in una sorta di gara al rialzo.
Vi rendete conto che sembra di parlare di una nuova varietà di pomodori in vendita al mercato?

La faccenda si fa più strana (o forse più chiara) quando successe la stessa cosa con il vaccino prodotto in Russia (annunciato in pompa magna da Putin). Tanti annunci, grandi risultati ma dati zero.
Cosa dissero gli scienziati in quell'occasione?
Beh, ebbero un atteggiamento diverso. E in quel caso c'era pure uno studio pubblicato addirittura su Lancet (ben poca cosa, pochi soggetti e poca attendibilità ma almeno due dati c'erano) ma non bastava. 
Giustamente.
Cosa chiedevano gli scienziati quella volta? I dati.
No dati no vaccino. Appunto.
La stessa cosa non è accaduta questa volta, anzi, grande entusiasmo per un comunicato stampa del produttore.
Questo caos è sicuramente dovuto al momento e alla sete di soluzioni ma è necessario? Inevitabile?

Cosa sarebbe dovuto accadere? Nulla di speciale, quello che succede sempre quando si produce un nuovo farmaco.

Le case farmaceutiche, quando devono mettere in commercio un farmaco, hanno tantissimi dati, con quelli producono uno studio (normalmente dopo anni di esperimenti), danno i dati alle autorità che devono approvare quel farmaco (dopo mesi, anche anni), poi pubblicano lo studio per la comunità scientifica mondiale, lo mettono a disposizione di tutti.
In questo caso non è ancora avvenuto, probabilmente succederà. Questo serve per mostrare a tutti (a me, ai medici, agli scienziati, al pubblico) i risultati, le capacità di quel farmaco. Quelli che usciranno nello studio (se mai ci sarà) sono i dati "processati", quelli che, dopo calcoli e processi statistici, danno il risultato finale: funziona o non funziona. Poi ci sono i dati grezzi.

I dati grezzi sono i dati che ha l'azienda (i soggetti testati, le loro caratteristiche, i risultati divisi per ogni singolo soggetto, gli effetti collaterali, le osservazioni e così via) senza che questi siano "processati", "manipolati", trattati per creare lo studio. Sono in pratica i dati "nudi e crudi", quelli più attendibili.
Con i dati grezzi avremmo un'idea ancora più chiara, direi "pulita" di quanto quel farmaco possa fare ma questo succede in genere anni dopo, quando il farmaco e ormai in commercio da tempo.

Ora, nel caso di questi vaccini noi attualmente (speriamo accada presto) non abbiamo nessun dato, nessun dato statistico, nessun dato grezzo, nessuna pubblicazione scientifica. Non abbiamo nulla. Abbiamo fretta e quindi le procedure che normalmente durano anni stanno durando (pochi) mesi ma anche questo, se fosse un successo, sarebbe un grande passo per l'umanità.
Questo però non deve farci dimenticare la prudenza e l'attenzione. Non solo. Proprio chi fa scienza e cura le persone non dovrebbe mai dimenticare le basi sulle quali poggiano le sue azioni.

Dire "io così non mi vaccino" non è un errore di comunicazione, è una dichiarazione da uomo di scienza. Aggiungerei "io così non consiglierei il vaccino a nessuno". Scienza. Ovvia.
La comunicazione istituzionale avrebbe potuto dire "per ora non abbiamo dati ufficiali, siamo ottimisti viste le notizie che comunica l'azienda e speriamo di poter aver presto questo vaccino che sembra molto efficace".
Cosa vi sembra? Troppo cauto? O semplicemente onesto?

Qualcuno dice "ma così dai fiato ai complottisti!". Ora, premesso che dei complottisti non mi importa un granché e credo siano più importanti le persone che vogliono informazioni oneste e corrette, non si può comunicare con la popolazione usando un linguaggio ambiguo e poco onesto perché qualcuno potrebbe approfittarne.
Un'altra obiezione (giustissima): "quando sali su un aereo, chiedi di vedere il progetto di costruzione per fidarti? No, ti fidi dell'ingegnere e voli". Giustissimo. Non si possono certo dare i dati dei vaccini alla cittadinanza sperando li studi e li capisca. Ovvio.
Ma alla comunità scientifica sì. La "pubblicazione" di un esperimento è un cardine del metodo scientifico. Io, comune cittadino, non capirei mai i progetti di costruzione di un aereo ma un ingegnere aeronautico sì. E se lui prima di salire su un nuovo aereo che dice di volare alla velocità della luce chiedesse di vedere com'è fatto, lo trovereste scandaloso o ovvio?

Per questo mi hanno stupito dichiarazioni di altri scienziati (che in altre occasioni si erano dimostrati equilibrati e ricchi di buon senso), cose come "il vaccino è sicuro" o "io il vaccino lo farò". Anche aggressive, offensive. Anche dei giovani divulgatori sono diventati dei giudici aggressivi verso Crisanti quando Crisanti ha dato loro una lezione di perfetta aderenza al metodo scientifico. La scienza non deve credere, deve capire. Persino quando una cosa ci fa piacere. La scienza è oggettiva, non crede sulla fiducia.
Cosa sta succedendo a tutti quelli che ciecamente e senza chiedere UN dato, parlano di vaccino efficace e sicuro a breve disponibile? Siamo severissimi con sciocchezze come l'omeopatia e i ciarlatani e diventiamo permissivi e superficiali con un vaccino di nuova generazione che verrà somministrato a tutto il mondo? Che succede?
Non per niente non è stato solo Crisanti (o io) a dire cose del genere, nella loro ovvietà l'hanno detta anche altri, come il prof. Galli o il prof. Garattini.

Che ne sappiamo del vaccino? Che ne sai se sarà sicuro? Funziona sugli anziani (i soggetti tra i più colpiti dalla malattia)? Impedisce la contagiosità? Riusciremo a conservarlo e distribuirlo come si deve? E se domani quel vaccino mostrasse un effetto collaterale grave e inaccettabile che ne sarà della tua sicurezza? E se, pur non avendo effetti collaterali gravi quel vaccino non funzionasse, che ne sarà della tua sicurezza? E soprattutto, messa da parte la tua, da scienziato, che ne sarà della sicurezza della popolazione?
Lo sapremo sicuramente, se arrivasse l'approvazione significherà che qualcuno l'avrà saputo, controllato, certificato, mi fido pienamente dei controllori, il loro "sì" sarà quel giorno un sigillo di garanzia. Benissimo. Oggi no.

Altri hanno detto "così si sparge sfiducia nei vaccini". Cioè chi dice di attenersi ai dati e aspettare conferme diffonderebbe sfiducia mentre chi giudica in base agli articoli di giornale sarebbe uno scienziato responsabile?
Ma veramente voi vorreste un medico che prescrivesse la tisana dimagrante perché il produttore dice che funziona perfettamente da una pagina di giornale? La sfiducia nei vaccini si sparge con la poca chiarezza, con mancanza di dati, di giudizi, di risultati, di pareri professionali.
Ecco, a me sembra che non sia stato Crisanti a sbagliare nella comunicazione ma tanti altri (che lo hanno attaccato aspramente) e pure in maniera esagerata. Sarà il panico, l'entusiasmo, sarà la voglia di avere subito in mano la soluzione ma è molto meglio dire le cose come stanno che arrampicarsi sugli specchi.
Poi è chiaro che chi ha interesse a sottovalutare questo aspetto liquiderà in due parole chi solleva dubbi legittimi o fa domande: "è un antivax" o "sta dicendo cose pericolosissime", in due parole di qualifica il messaggero, lo si demolisce, così si tenta di demolire il suo messaggio, mettiamolo nella casella degli antivax così nessuno lo ascolterà, liquidato. Il punto è che, secondo me, è molto più "antivax" chi annuncia un vaccino senza averlo in mano. Chi parla di condizioni di conservazione senza che ancora non sia in commercio. Chi dice "funziona nel 90% dei casi" senza averne visto uno. La fiducia del cittadino si conquista con la trasparenza, la correttezza, la chiarezza, molti non l'hanno ancora capito.

Ovviamente i produttori fanno il loro lavoro, ovviamente se il vaccino andasse in commercio sarà (probabilmente) sicuro e efficace, ovviamente se così fosse io lo farei e inviterei gli altri a farlo ma, oggi, altrettanto ovviamente, stiamo parlando del nulla. Di ipotesi.
Di parole frettolose.

E la gatta frettolosa fece gattini ciechi.

Alla prossima.

mercoledì 11 novembre 2020

Covid: cosa fare?

Nel caos di informazioni e notizie (devo dire più confusionarie che semplificative) in tanti hanno dimenticato, anche a livello istituzionale, di diffondere i concetti più basilari e pratici. Abbiamo sentito parlare di carica virale, test molecolari, indice di contagiosità, fino allo sfinimento ma quasi mai di comportamento. Tutto interessante ma nella vita di tutti giorni, visto come questa epidemia ci sta condizionando, sarebbe il caso secondo me di dire ai cittadini cosa bisogna fare in caso di problemi legati a questa pandemia. In parole semplici.

Non è facile esemplificare e non è facile dare informazioni utili senza sostituirsi alla fondamentale opinione e presenza del proprio medico ma credo che tra i servizi di questo sito e miei, come medico divulgatore, non può mancare un consiglio di questo tipo.

Allora, visto che vorrei aiutare, aiutatemi a non fraintendere.

Quello che scrivo NON si sostituisce al parere del medico, non è valido per tutti e sempre ma è una lista di consigli veloci che può servire a chi ha dubbi, paure o sospetti.
Ho pensato di scrivere questa cosa perché (anche a differenza della prima ondata di epidemia) ho notato un aumento di persone che hanno paura quando sentono qualche sintomo, hanno dubbi su cosa fare, chi chiamare, se prendere farmaci e quali.
Poi ho pensato che anche io, da medico, dovrei andare a consultare le regole della mia regione di residenza, perché (e la formulo anche come domanda: perché?) nessuno ha mai pensato di realizzare dei volantini, dei comunicati, dei piccoli manuali su cosa fare se si hanno problemi di questo genere. Non tutti hanno internet, non tutti lo sanno usare, non tutti capiscono bene ciò che leggono. Non sarebbe a questo punto giusto fare un'operazione di informazione capillare invece di lasciare tutto alla libera interpretazione personale (che a quanto pare non sta dando grandi frutti)?

Si deve pensare inoltre che stiamo andando incontro alla stagione invernale e quindi sintomi di tipo influenzale saranno frequenti e diffusi. Se non si vuole il panico e l'intasamento di centralini e ospedali, forse è meglio spiegare cosa fare.
E qui ancora una nota polemica: ma non c'è chi ha il compito di fare queste cose?

Ora torniamo alla versione non polemica e mettiamoci al servizio di chi legge.

Importante: molte regioni hanno regole e organizzazione diversa una dall'altra, prendete questi consigli come consigli generali, per sapere come muoversi ma cercate nei siti della vostra regione il comportamento da usare per ogni caso (dove fare il tampone, dove telefonare se si ha bisogno e così via). Ho creato una guida breve, veloce, semplice proprio perché credo sia quello che serve. Niente lunghe spiegazioni o premesse, domanda e risposta. Iniziamo.

Covid: cos'è.

Una malattia di tipo respiratorio causata da un virus della famiglia dei Coronavirus (COronaVIrusDisease), alla quale appartengono altri virus che causano quasi tutti sindromi simil influenzali. La malattia ha in genere decorso benigno ma può essere pericolosa sia in persone giovani e sane ma soprattutto in persone anziane o con malattie importanti. Le complicanze più gravi sono quasi tutte a carico delle persone molto anziane (>80 anni) e con malattie (tra le quali ipertensione e diabete), questo non significa che i più giovani siano esenti dalle stesse o che non siano un pericolo per chi sta attorno. Importante quindi non contagiarsi ed evitare di contagiare gli altri.

I sintomi della malattia possono essere sfumati.

Tosse, mal di gola, diarrea, malessere, dolore toracico, dolori muscolari e articolari, stanchezza importante ma può presentarsi già con sintomi più seri come la dispnea, cioè la difficoltà a respirare o la febbre molto alta. La presenza di questi sintomi "classici", accompagnata da altri più tipici come la perdita del gusto o dell'olfatto, deve fare pensare alla possibilità di aver contratto la malattia Covid. Un'altra caratteristica di questa malattia è che può peggiorare in maniera imprevedibile (invece di migliorare come una malattia benigna, peggiora) e quindi il paziente noterà che i sintomi, che si alternano con miglioramenti e peggioramenti e spesso improvvisamente peggiorano senza ulteriori miglioramenti. Questo è un brutto segno che merita attenzione.

Ho dei sintomi, mi devo preoccupare?

Dipende.

Se i sintomi sono come quelli di un raffreddore classico non c'è motivo di allarmarsi. Tosse (in genere secca) anche insistente, febbricola (37,5-38,0 °C), stanchezza, dolori articolari, possono essere il segno della malattia iniziale. In questo caso l'ideale è eseguire un tampone (per sapere se si è contagiosi e sapere come comportarsi). Informarsi con ciò che si è deciso della propria regione di residenza, in genere la procedura prevede la chiamata al medico curante che indicherà cosa fare (le regole cambiano anche continuamente) e dove recarsi per approfondimenti. In quasi tutte le regioni il medico di medicina generale farà un'impegnativa per recarsi in un centro dove si effettuano tamponi. In genere, visto l'afflusso, si può perdere da qualche ora a un'intera mezza giornata, organizzarsi di conseguenza.

  • Se si è negativi bene, probabilmente ci si trova di fronte a una delle tante sindromi parainfluenzali (anche in questo caso sarebbe bene avere qualche accorgimento per evitare di trasmetterle), riposo e farmaci sintomatici al bisogno, passerà. Ma attenzione al decorso dei sintomi, se peggiorassero avvertire il proprio medico. Da non scartare una ripetizione del tampone.
  • Se si è positivi ai controlli si è affetti da Covid.

A questo punto è fondamentale l'uso di cautela in famiglia e con i contatti prossimi. Cercare in tutti i modi di isolarsi, usare stoviglie e biancheria separata, dormire in camere separate, usare la mascherina anche a casa, evitare contatti stretti. Si fa per sicurezza e per non diffondere la malattia, finché possibile. Se i sintomi sono gestibili e non gravi è molto meglio fare tutto a casa, in ospedale non farebbero niente che non si potrebbe fare a casa propria. Ovviamente avvertire il proprio datore di lavoro e prevedere almeno 15 giorni di isolamento.

Non andare all'ospedale o dal medico in questo caso (pochi sintomi, gestibili, condizioni buone). Non andare in pronto soccorso. È inutile e non si farebbe nulla di diverso.
Gestire i sintomi come si farebbe con un normale raffreddore: riposo, idratazione, mantenere contatto con il proprio medico, se la temperatura fosse vicina ai 38 °C e si ha malessere generale senza ulteriori sintomi importanti può essere utile il Paracetamolo che va preso alla dose massima di 3 grammi al giorno (3 compresse da 1000 mg, quindi massimo 3 al giorno, una ogni 8 ore).

Se i sintomi fossero peggiori o comparisse un peggioramento repentino, avvertire il proprio medico o il pediatra in caso di bambini.
Recarsi in pronto soccorso se:

- Si ha difficoltà a respirare.

- Si ha una temperatura corporea superiore ai 39 °C

- Si perde conoscenza o si hanno sintomi preoccupanti


Cosa faccio? Cosa devo controllare?

La temperatura corporea è ovviamente il primo parametro da controllare. Basta un normale termometro elettronico (sia quello a distanza che timpanico). Per temperatura elevata si deve intendere una temperatura superiore ai 38 °C, al di sotto si parla di febbricola (e ricordare che fino a 37 °C la temperatura è considerata normale) che è qualcosa che NON deve preoccupare. Per cui è tranquillizzante una temperatura fino ai 37 °C, è nel range normale se si arriva a 37,5 °C, è febbre oltre questo valore.

Se si desidera si può acquistare anche un saturimetro che è un strumento elettronico capace di misurare la saturazione di ossigeno del sangue (pO2). Questo strumento non è indispensabile e deve essere usato con cautela, altrimenti diventa un controllo maniacale che può indurre ipocondria o stress senza motivo. Non è uno strumento indispensabile, la dispnea (difficoltà a respirare) si nota, si avverte e non sarà certo lo strumento ad avvertirci che c'è.

Se si ha un saturimetro basta un controllo due volte al giorno (mattina, pomeriggio verso sera) che dovrà dare una saturazione uguale o superiore al 96% e normalmente questo valore va dal 97 al 99%. Se il valore fosse basso (per esempio 90%) sarà il caso di chiamare il medico o, se non rintracciabile, andare in pronto soccorso, a maggior ragione in presenza di altri sintomi (febbre, tosse). Il controllo della pressione arteriosa, se non per altri motivi, non è fondamentale in questa patologia. Ovviamente questo ha un significato in presenza di contagio conclamato (tampone positivo). In caso di contagio escluso tutto va visto come, da sempre, si affronta una malattia influenzale, senza sottovalutazioni né drammi.

Devo comprare qualcosa in particolare?

Non ha senso (e può essere dannoso) trasformare la casa in un reparto ospedaliero. Quello che serve in genere lo abbiamo già ma direi che è sufficiente:
- Paracetamolo (compresse da 1000 mg per adulti, 500 mg. per bambini, fino a 12 anni).
- Termometro: vanno bene tutti i tipi.
- Saturimetrro: si acquista in farmacia e on line, costo attorno ai 30 euro. Vanno benissimo quelli portatili ("da dito"). Considerarli indicativi perché la qualità, non sempre ottima, potrebbe fornire valori non precisi.

Che farmaci devo prendere?

Oltre ai sintomatici (paracetamolo, per la febbre) non serve prendere altro. Si può anche non prendere nulla se i sintomi sono scarsi o nulli. Idratarsi, mangiare in maniera equilibrata preferendo verdure e frutta, dormire sufficientemente, sono consigli sempre validi.

Non c'è nessun farmaco che possa migliorare la malattia, soprattutto nelle fasi iniziali, in quelle gravi e avanzate le terapie saranno eventualmente somministrate in ospedale. Vitamine, integratori e simili, non hanno nessuna azione. Non assumere cortisone se non ci sono sintomi perché può causare danno al sistema immunitario e quindi favorire l'infezione. Non assumere eparina, idrossiclorochina, se non ci sono sintomi, sono farmaci potenti e possono avere effetti collaterali anche gravi.
Se quindi i sintomi non sono gravi o preoccupanti la malattia è assolutamente gestibile a casa senza particolari accorgimenti.

Quando chiamare il medico?

Come detto prima: solo in presenza di sintomi non lievi che facciano pensare al Covid (o con questi sintomi e positività al Coronavirus). Per riassumere.

Tosse, febbre (oltre i 37,5 °C), malessere generale.

Quando andare in pronto soccorso?

Febbre elevata (>38 °C) e/o dispnea e/o grave stato generale, a maggior ragione se è accertata positività al virus. Uno di questi sintomi o più sintomi associati richiedono controllo in pronto soccorso. 

Cosa succede dopo?

Se si è arrivati in ospedale saranno i medici a decidere in base alla situazione. Se è richiesto il ricovero le cure avverranno in ospedale. Se si rimanda a casa si può continuare l'isolamento e le cure sintomatiche. Quindi il "cosa fare" si chiude qui. In base alle decisioni delle singole regioni le persone con sintomi gravi (e positive) da Coronavirus saranno ospedalizzate e ovviamente si seguirà l'iter corretto. Stessa cosa per le persone positive ma senza (o con pochi) sintomi. Si starà a casa in isolamento in attesa della scomparsa dei sintomi e della negativizzazione. Successivamente si tornerà alla vita normale.

In genere la malattia dura 12-16 giorni, con sintomi che possono persistere anche a lungo e ripresa lenta (per esempio la stanchezza tende a durare alcune settimane).

Bisogna mantenere la calma perché il panico non risolve nulla e rischia di peggiorare le cose.
Non si va al pronto soccorso "per sicurezza" prima di tutto perché se malati si rischia di diffondere ulteriormente la malattia, poi si sovraccaricano le strutture con interventi non necessari e poi, se non malati, si rischia di essere contagiati perché l'ambiente ospedaliero è quello più a rischio. Ragionare bene, dunque, evitando le decisioni dettate dalla paura.

È importante quindi razionalizzare, prendere le cose per quello che sono, questa malattia è subdola ma è una malattia come tante altre che permette la prevenzione (con le misure di sicurezza) che sono a oggi la nostra arma principale, quindi calma e sangue freddo.
Finirà se riusciamo a capire che le epidemie fanno parte della storia dell'umanità, comportiamoci di conseguenza e tutto andrà per il meglio.

Esistono numeri utili per informazioni generali (quindi non numeri di pronto soccorso ma solo per chiedere informazioni sulla situazione, organizzazione, su cosa fare o a chi rivolgersi per un problema). Io consiglio di chiamare ai vari numeri regionali (sono più aggiornati sulla situazione locale) ma esiste anche quella nazionale del ministero della salute, questo: 1500. Qui la pagina del ministero della salute con informazioni, dati e recapiti utili.

Qui una lista dei numeri regionali ai quali rivolgersi per informazioni.
Ovviamente restano validi i numeri di emergenza 118 e 112 per le chiamate in casi molto urgenti.

Alla prossima.

lunedì 26 ottobre 2020

Coronavirus: cosa ha causato?

I dati sono tanti e quindi possiamo già iniziare a studiarli e controllare se ci possono servire per apprendere qualcosa che ci aiuti a capire meglio questa malattia.
Esistono per la nostra nazione i dati dell'ISS (Istituto Superiore di Sanità), molto interessanti, aggiornati e raccolti anche con una buona grafica nella pagina dell'istituto, quindi facilmente consultabili da tutti.

Ho pensato che potesse essere utile un semplice riassunto, senza tanti commenti perché chi volesse approfondire può tranquillamente consultare i dati originali.

I dati sono calcolati su 36806 casi di morte per Covid, da marzo a fine ottobre 2020 e sono anche riassunti in una pagina grafica di rapida consultazione.

L'età media dei pazienti deceduti, positivi al virus Sars-Cov-2 è 80 anni. La fascia di età più comune è quella 80-89. L'età media dei deceduti è rimasta sostanzialmente invariata, con piccolissime variazioni ma non importanti.

Su 4738 pazienti è stato possibile consultare le cartelle cliniche e si è visto che per il 63,6% dei casi questi presentavano 3 o più patologie esistenti al momento della positività al Covid. 168 pazienti (lo 3,5% del totale) non presentavano nessuna patologia. Le patologie più frequenti al momento del ricovero erano l'ipertensione (molto frequente, presente nel 65,6% dei casi!) seguita dalla cardiopatia ischemica (infarto) e dal diabete tipo 2 (29,3% dei casi).

Nel 91,1% dei casi, al momento del ricovero, vi era un sintomo correlabile alla malattia (polmonite, tosse, dispnea, febbre...). I sintomi più comuni sono stati febbre (73%), dispnea, tosse. Altri sintomi sono stati presenti in una percentuale molto inferiore.

La complicanza più comune è stata l'insufficienza respiratoria seguita dal danno renale.

Sono passati in media 12 giorni dall'insorgenza dei sintomi al decesso (7 dal ricovero in ospedale al decesso). Questo fa notare come quasi metà del tempo trascorso non sia stato in ospedale, dato importante per tanti motivi.

412 (1,1%) dei pazienti deceduti aveva meno di 50 anni (90 di questi avevano meno di 40 anni) di tutti questi, 14 non avevano nessuna patologia di rilievo.

Per quanti hanno ancora il dubbio della morte per Covid (ho letto di persone che sostengono che la diagnosi di Covid sarebbe superficiale e senza ragione) c'è da sapere che da febbraio la diagnosi di morte per Covid è data dopo parere dell'ISS che si fa in base alle cartelle cliniche e alle schede di morte. Non avrei quindi molti dubbi su questo aspetto.

Forse avere davanti questi numeri può consentire di farsi un'idea di realistica, tecnica. Ripulita dai tanti, troppi pareri, previsioni, numeri a caso. Un eccesso di infomazione che ha fatto e sta facendo solo male. Forse può aiutare a ragionare senza ascoltare proclami politici, finti esperti, geni incompresi e furbetti del virus.
E forse può aiutare i decisori a scegliere i mezzi più utili e non solo drastici e ciechi, per limitare questa epidemia. Leggete bene.

Spero che questo riassunto possa essere stato utile.

Alla prossima.

sabato 3 ottobre 2020

CoronaBufale

Ma perché ogni volta che c'è un evento importante, un fatto epocale o che fa notizia devono apparire decine, centinaia di bufale? E perché a queste bufale ci credono in molti, addirittura anche persone potenzialmente competenti e istruite?
Saperlo. Delle teorie ci sono.

Per esempio la nascita delle bufale è favorita dal fatto che queste notizie sono popolari, comprensibili, semplici, attirano l'attenzione di molta gente, sono fatti da prima pagina e quindi chi vuole farsi notare, chi è in cerca di riflettori, urla. Inventa storie finte, scoop, si presenta come qualcuno che ha scoperto cose eccezionali o meglio segrete. La bufale è l'esca per eccellenza.
Anche perché è spesso semplice, lineare, ideale per essere diffusa e diventare virale (mi sembra che il termine sia azzeccato). Tutto questo con un difetto: sono notizie false.

Perché ci credono in tanti? Proprio per le caratteristiche della bufala.
Crederci è facile. Le bufale sono lineari, semplici da capire, soddisfano i nostri desideri, sorreggono i nostri sospetti, i dubbi, sembrano logiche e ovvie. Possibile che nel 2020 non esista una cura per il cancro? E se qualcuno ci racconta che la cura per il cancro c'è ma è nascosta, beh, direi che è un attimo crederci. O almeno averne la tentazione.

In questi mesi non si è fatto altro che parlare di Coronavirus, il virus (il vero nome sarebbe Sars-Cov-2) che causa Covid, la malattia che ha messo in crisi il mondo.
Sin dal primo giorno della sua comparsa le bufale sono diventate quotidiane. La cura definitiva, la medicina per prevenirlo, i dati nascosti, i complotti, i segreti, di tutto e di più.

Al solito le bufale si diffondono in un attimo e, pure smentite, troveranno sempre chi le sostiene. Se poi passa di moda una ce ne sarà subito un'altra a prenderne il posto.
In questo periodo di Coronavirus quali sono state le bufale più diffuse e condivise?
Ho provato a farne un elenco, cercando di spiegarne le smentite in maniera semplice. Ho dovuto anche selezionare quelle più comuni o curiose o più interessanti. Di notizie false, in questi mesi, ne sono uscite centinaia.
Resti pure come archivio così, un giorno (speriamo presto!) ci ricorderemo anche di questo periodo come del solito miscuglio tra scienza e pseudoscienza, realtà e fantasia, dati e numeri a caso.

Iniziamo.

Esiste la cura per la Covid solo che ce la nascondono: FALSO

La Covid è una malattia virale (causata da un virus) e come molte malattie virali la sua cura è molto difficile. Si basa soprattutto su farmaci sintomatici (cioè che si somministrano in base ai sintomi dei soggetti colpiti dalla malattia. La maggioranza dei farmaci che si ipotizzava potessero funzionare hanno pochissima efficacia. L'unico farmaco che ha dimostrato di ridurre (leggermente) la mortalità è il desametasone, un tipo di cortisone molto diffuso ed economico. Altri farmaci, come gli antivirali o i derivati del plasma umano, sembrano avere un ruolo nel miglioramento della sintomatologia e alcuni farmaci (come gli anticoagulanti) sono considerati utili visto anche che spesso i malati sono costretti a lunghi periodi di immobilità. Non esiste però, purtroppo, il farmaco che guarisce la malattia. Bufale come lo spray "anticovid", il braccialetto che protegge dalla malattia o l'ozonoterapia per curarla, sono folklore utile solo a chi vende queste cose.

Le evidenze raccolte in questi mesi ci dicono che il desametasone (un tipo di cortisonico) è l'unico farmaco che riesca a ridurre nettamente la mortalità e la necessità di ventilazione meccanica per i pazienti. Altri farmaci non ci riescono o hanno pochi risultati.

In questo schema un riassunto delle terapie disponibili (pubblicata sul British Medical Journal):


Lo stato ha vietato le autopsie sui decessi: FALSO

Il ministero della salute, con un comunicato, ha raccomandato di eseguire le autopsie solo nei casi di dubbio sulle cause di decesso e solo in condizioni di sicurezza. Verrebbe da chiedersi cosa ci sarebbe di strano in una cosa come questa e come qualcuno abbia potuto capire che questo significhi "vietare le autopsie" (ovviamente suggerendo un motivo segreto per farlo) quando queste cose sono normali, ovvie e si applicano ogni volta che c'è la necessità, le autopsie in Italia sono state fatte. Non si effettua l'autopsia per qualsiasi decesso ma solo quando è un magistrato a ordinarlo o quando è richiesta dalle autorità per stabilire una causa di morte non chiara. Che è quello che dice il comunicato del ministero. Non si fanno autopsie di routine, tranne se ci sono dubbi sulla causa di morte e nelle sale attrezzate. E così è stato fatto in Italia. Autopsie solo in caso di necessità e in condizioni di sicurezza. Chi costruisce i complotti perde di vista anche l'ovvio.

Il vaccino salta tutte le fasi della sperimentazione, è pericoloso: VERO/FALSO

Per motivi di urgenza è stato proposto di mettere in commercio (e quindi approvarne l'uso) un eventuale vaccino (che ancora non esiste, è in sperimentazione) saltando alcune fasi classiche della sperimentazione. In particolare quelle relative all'uso esteso e prolungato sull'uomo, che sarebbe quella più delicata e che fornisce più dati sopratutto sulla sicurezza di un farmaco. La proposta è stata avanzata soprattutto dall'FDA, l'ente di controllo statunitense sui farmaci. Pericoloso.
Non per niente le istituzioni scientifiche si sono opposte a questa "scappatoia", che sembrerebbe giustificata ma potrebbe esporre i pazienti e le persone a rischi eccessivi ma che comunque, fino a oggi, è una proposta mai avvenuta.

Indossare le mascherine è pericoloso per la salute: FALSO

Ne ho parlato. Le comuni mascherine chirurgiche ma anche quelle con filtro più stretto e filtrante non sono pericolose per la salute. Hanno pure studiato il fenomeno che è come si sa: le mascherine non diminuiscono la saturazione di ossigeno nel sangue nemmeno in chi ha gravi problemi respiratori. L'obiezione più comune è quella che, respirando con la mascherina, si respirerebbe l'anidride carbonica che emettiamo espirando. Obiezione logica ma solo per chi non conosce la fisiologia respiratoria. Nel nostro apparato respiratorio abbiamo già, sempre, una piccola quota di anidride carbonica, saranno gli alveoli polmonari a "selezionare" solo l'ossigeno che ci serve. L'anidride carbonica "trattenuta" dalle mascherine, pochissima, si aggiunge a quella già presente nel tratto respiratorio (si chiama "spazio morto anatomico") e non causa nessun problema perché l'importante è che vi sia la quota normale e necessaria di ossigeno Basta considerare che le mascherine, ovviamente, lasciano passare aria (quindi sia ossigeno che anidride carbonica) nei due sensi, altrimenti sarebbero camere a gas e considerando che ci sono lavoratori e persone (per terapie particolari, bisogno di isolamento, per esempio) che le indossano tutto il giorno o per molte ore al giorno, anche empiricamente sappiamo che danni per la salute particolari non sono noti. Anzi, a dirla tutta le mascherine possono avere benefici per la salute. Per certi allergici, per esempio, che entrano meno in contatto con gli allergeni (polvere, pollini, acari) e per le altre malattie infettive che, con le mascherine, diventano meno contagiose (per esempio in Sudafrica i casi di influenza sono crollati in maniera clamorosa).

Per i particolari rimando al mio post sull'argomento.

Il virus Sars-Cov-2 non esiste, nessuno lo ha mai isolato: FALSO

Il virus che causa la Covid è stato identificato e isolato diverse volte, in diverse parti del mondo e da diversi laboratori. Per studiarlo, studiare le strategie per combatterlo, costruire un vaccino ed eventuali terapie bisogna, naturalmente, conoscere anche il virus. Questo virus è stato isolato da molti laboratori che, raccogliendo campioni da diverse persone malate hanno poi isolato il virus. Lo hanno così studiato e ne hanno ricostruito il genoma pubblicandolo anche on line nelle banche dati che possono consultare gli studiosi di tutto il mondo per, a loro volta, analizzarlo. La voce che dice che il Sars-Cov-2 non sia mai stato isolato è una bugia e chi lo dice o sa di dirla o non ha idea di cosa sta dicendo. Per i più curiosi (o miscredenti) anche una bellissima immagine recentemente pubblicata sul New England Journal of Medicine, di virus Sars-Cov2 sulle cellule ciliari delle vie aeree umane.

Queste "palline" ruvide sono virus Sars-Cov-2. Appoggiate a cellule del nostro apparato respiratorio.

Direi che per un virus "mai isolato", ne abbiamo abbastanza.

Il tampone è pericoloso, "buca il cervello": FALSO.

Mi sembra che questa bufala sia l'esempio lampante di come l'ignoranza faccia prendere lucciole per lanterne e abbia tante persone disposte a diffonderla. Una delle varie teorie, ce ne sono di veramente fantasiose, che sostengono la presunta pericolosità del tampone diagnostico (il tampone nasale che poi si testa per controllare l'eventuale presenza del virus) è quella relativa alla "barriera ematoencefalica". Secondo alcuni post (probabilmente di origine straniera, forse tedesca poi tradotta in italiano) il tampone nasale "buca" questa barriera e quindi entrerebbe nel cervello danneggiandolo. Un video di una persona esagitata ed evidentemente disturbata parla di "viaggio verso la morte".


Ora, a parte i particolari da film horror, le persone che diffondono questa sciocchezza non hanno, con tutta evidenza, idea di com'è fatto il corpo umano. La "barriera ematoencefalica" che loro immaginano "bucata" dal tampone, non è una barriera come la intendiamo. Non è un organo, una struttura fisica, un osso o un ostacolo. È una parte "figurata" del sistema nervoso che indica il passaggio dal flusso sanguigno (quindi dai vasi sanguigni) al sistema nervoso (quindi cellule nervose come gli astrociti e cellule endoteliali). Una sorta di filtro "virtuale" che protegge il cervello e il sistema nervoso da tossine e molecole dannose. Non c'è una "barriera" vera e propria. Un po' come dire "muro del suono" e immaginare un muro. Non c'è nessun muro, è un "muro" figurato, non so se mi sono spiegato.

Sostenere quindi che il tampone "romperebbe" o "bucherebbe" la barriera ematoencefalica è una stupidaggine. Oltre al fatto che questa "barriera" si trova da un'altra parte rispetto ai punti toccati dal tampone. Insomma, una chiara dimostrazione di mancanza di conoscenza. Il tampone non fa male a niente, per danneggiare i tessuti dovrebbe essere manipolato in maniera scorretta, violenta e con una forza che probabilmente, vista anche la sua struttura (morbida, i tamponi sono di plastica) non causerebbe in ogni caso danni rilevanti.

Intubando i pazienti con Covid sono stati causati danni irreparabili, anche letali: FALSO

I pazienti con Covid hanno avuto diversi gradi di malattia, più o meno gravi. Alcuni con pochi sintomi, altri con sintomi più gravi, altri con insufficienza respiratoria. Quando una persona non respira bene ha necessità di essere ventilata (aumentare l'apporto di aria per ossigenarne i tessuti). Esistono diversi mezzi di ventilazione, il più comune e diffuso è l'intubazione oro-tracheale: con un tubo inserito al'interno della trachea si trasporta ossigeno direttamente nei polmoni. Sarà l'anestesista o un macchinario a stabilire la quantità e il ritmo di ossigenazione corretto. Se una persona in insufficienza respiratoria non viene ventilata muore. Non c'è alternativa. Punto.

Il virus è artificiale, è stato creato in laboratorio: FALSO

Fino a prova contraria è falso. Se la Cina ha usato poca trasparenza all'inizio di questa pandemia, saltare su ipotesi di fantascienza non è utile. Se si crea un virus in laboratorio (cosa possibile) si usano dei "pezzi" di altri virus (non possiamo creare un virus dal nulla). Questi pezzi li conosciamo, addirittura i laboratori possono venderli ad altri o scambiarseli a scopo di ricerca. Nel Sars-Cov-2 non esistono questi pezzi. È quindi molto probabile che si tratti di un virus creatosi naturalmente (fenomeno normale e che avviene spesso in natura). L'ipotesi che questo virus sia invece sfuggito da un laboratorio, per un incidente o mancanza di sicurezza, anche se non provata, può essere plausibile anche perché in questo caso basta che qualcuno abbia nascosto l'incidente. Un'altra ipotesi (abbastanza banale) diffusa settimane fa, è quella che il virus sia stato costruito a partire da altri, in particolare da quello HIV (causa di AIDS) perché nel genoma del virus della Covid ci sono pezzi di genoma di virus HIV. Vero. Ma questo accade per tutti i virus.
Questi "pezzi", queste sequenze comuni tra due virus, sono normali. Molti virus hanno sequenze comuni e trovarle non significa (necessariamente) che uno derivi dall'altro.

Il virus è favorito dalla tecnologia 5G: FALSO

La tecnologia 5G è un'evoluzione della 4G, il tipo di sistema che ci permette di comunicare con i telefoni cellulari (e non solo). Sono stati effettuati studi su questa nuova (relativamente) tecnologia che hanno escluso danni particolari per la salute (l'eccessiva esposizione, come per qualsiasi forma di onda elettromagnetica può avere teoricamente effetti dannosi per la salute). Nei mesi scorsi qualcuno (a dire il vero i più estremisti o i più esaltati) ha collegato l'installazione di antenne e ripetitori utili a questa tecnologia con l'epidemia da Coronavirus. C'è poco da commentare perché, oltre a essere implausibile, non c'è nessuna prova e nessun motivo per cui le due cose debbano essere collegate. È una tipica bufala.

La vitamina D previene la malattia da Coronavirus: FALSO.

Tutto è nato da uno studio che notava come una carenza di vitamina D nell'uomo esponesse a un rischio maggiore di avere Covid e di riceverne danni più gravi. In realtà non c'è nessun altro dato che confermi questo e potrebbe trattarsi benissimo di una correlazione spuria (ovvero casuale e che non ha nessun nesso con la realtà) o di un rapporto "causa effetto" ribaltato (per esempio negli anziani la malattia è più grave e gli anziani, quasi sempre, hanno una carenza di vitamina D). Nessuno studio ha confermato l'ipotesi. Possiamo quindi dire che non ci sono motivi scientifici validi per considerare questa vitamina protettiva nei confronti del Coronavirus Sars-Cov-2. È d'altronde ovvio che un organismo sano, che si alimenta correttamente, in salute, è molto più pronto e reattivo affrontando una malattia o un agente infettivo. Non è quindi importante incoraggiare l'integrazione di vitamine quanto incoraggiare una corretta alimentazione. Per particolari si può leggere il sito della Federazione degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri, utile per controllare se una notizia è una bufala o meno.

Insomma di bufale su questo virus e sulla malattia che causa ce ne sono tante (ho elencato solo le più diffuse) e non stupisce che nell'era dell'informazione, l'ignoranza più che dalla mancanza di informazioni è dato dal loro eccesso. Con le persone che difficilmente sanno distinguere realtà da fantasia, verità da bugia e si confondono, spesso alimentando e condividendo senza nessun filtro notizie false, allarmanti o vere e proprie bugie sulla salute.

Alla prossima.