lunedì 2 settembre 2019

La storia di Pamela.

Ho parlato qualche settimana fa degli scomodi fantasmi dei ciarlatani.
Tutti i testimoni che, consapevolmente o meno, fanno da cassa di risonanza, da megafono per questi cialtroni.
Sono i loro "pazienti", quelli "guariti", i miracolati che raccontano storie incredibili, malattie gravissime, avanzate, tumori incurabili che con le cure più assurde e segrete ce la fanno. Lo dicono pure nei video, lo urlano al mondo.
Poi muoiono.
Ma mentre il loro corpo muore, la loro testimonianza, la pubblicità per il ciarlatano resta eterna, su internet. Sono decine, centinaia, fantasmi della ciarlataneria.
Solo nella mia esperienza in rete ne ho contati almeno una cinquantina. Non ci sono più nella realtà sono invece vivi e guariti nel mondo virtuale.

In questi giorni mi è tornato in mente un altro episodio che rientra in questa drammatica categoria . L'occasione è stata la morte di Nadia Toffa, conduttrice del programma televisivo "Le Iene", che era stata protagonista di uno scontro con l'ex showgirl Eleonora Brigliadori, ormai, dopo la carriera televisiva, diventata sacerdotessa di pratiche paranormali e seguace di false cure mediche.
Nel video che riprende lo scontro, violento, appare una persona che conoscevo abbastanza bene.

Pamela (nome di fantasia) era una donna di provincia, combattiva e lavoratrice. A Roma la chiamerebbero "verace".

Da sempre appassionata di misteri, fatti curiosi e personaggi tra il magico e il ciarlatano, un giorno purtroppo scopre di essersi ammalata di tumore al seno.
Lavora in ospedale e si rivolge subito al primario del reparto di chirurgia che la conosceva bene. Questo le propone un intervento chirurgico, poi un ciclo di chemioterapia e probabilmente la radioterapia. Da quanto si vede nell'esame istologico il tumore non è molto avanzato e la sua cura potrebbe essere un successo.

Pamela però ha paura, non ci sta. Già la sua passione per personaggi al limite della normalità l'ha spinta a frequentare giri strani, di "alternativi", amanti del naturale a tutti i costi che, al posto della medicina, si curano con cerimonie, pozioni, false medicine e così questa tendenza, la spinge a cercare su internet una cura "diversa", qualcosa che sostituisca la medicina della quale ha paura.

Comunica al medico e ad una sua parente l'intenzione di non sottoporsi alle cure dicendo che avrebbe pensato lei al da farsi e si rivolge a Tullio Simoncini, il guaritore (ex medico, radiato e pluricondannato) che dice di curare il cancro con il bicarbonato di sodio.
Simoncini (ovviamente) la riceve con successo e le dice che, per fare la sua cura, dovrà operarsi nella clinica privata dove lui si appoggia (all'estero) e dopo l'intervento lui avrebbe fatto le sue "flebo di bicarbonato".
Pamela accetta. I costi sono altissimi, c'è anche un viaggio da organizzare ma lo fa e così ad agosto del 2011 parte e si opera.
L'intervento fatto nella clinica privata è diverso da quello consigliato dall'ospedale, molto meno esteso e senza ricerca del "linfonodo sentinella" (un linfonodo che, se positivo all'esame istologico, indica necessità di estendere l'intervento chirurgico) ma lei è contenta, tanto che, a marzo dell'anno successivo, realizza un video di testimonianza nel quale dice di essere guarita.

"Era tutto negativo, mi sento bene e non ho niente che non va"

Pamela è contenta, continua la sua vita, torna a lavoro e diventa una fervente sostenitrice di Simoncini. Io la conobbi in una situazione poco piacevole.
In un articolo su un giornale on line si raccontavano le vicende di questo ex medico, le sue condanne, i suoi trucchi e gli imbrogli. Lei intervenne nei commenti difendendolo, dicendo che le aveva salvato la vita e unendo le solite dicerie sulle case farmaceutiche e sui medici tutti pagati e al soldo di "Big Pharma".
Qualcuno le mise il link a questo blog, dicendo di leggere i miei articoli (sono quelli con i quali ho iniziato la mia attività sul web) per capire di chi si stava parlando (Simoncini è un guaritore senza tanti scrupoli, tra i più subdoli che io abbia conosciuto) ma lei reagì malissimo. Disse che io ero un imbroglione, che ero stato condannato da un tribunale, che ero pagato per screditare Simoncini con un linguaggio pesante e fortemente aggressivo e volgare.

Qualcuno mi segnalò il commento e risposi cercando di rimanere nei binari dell'educazione. Smentii la signora su mie eventuali condanne e la invitai a non insultare. Questo provocò un'ulteriore reazione rabbiosissima di Pamela, con un linguaggio volgarissimo (parole e termini irripetibili) mi insultò nuovamente aggredendomi e minacciandomi pure.
A quel punto passai tutto al mio avvocato (più che altro per le insinuazioni, gli insulti descrivono chi li fa) e la querelai per diffamazione.
Della cosa si occupò l'avvocato e seppi poco di lei (fino a quando mi chiese di ritirare le querela e per farlo chiesi una donazione di 500 euro ad una associazione di ricerca sul cancro che lei fece). La cosa si chiuse in quel modo anche se ogni tanto la ritrovavo sui social o su pagine internet a difendere Simoncini perché l'aveva guarita e perché a lui doveva la sua vita. Poi scomparve.

La rividi qualche anno dopo, nel 2016 in televisione, rimasi abbastanza stupito nel riconoscerla.
Era diventata una seguace di Eleonora Brigliadori, proprio l'ex showgirl che ricordavo all'inizio e che oggi fa la sacerdotessa paranormale, fa riti magici, di evocazione di divinità e ritiri spirituali.

La vidi nel video (abbastanza noto) nel quale, durante un rito per strada, la Brigliadori insulta e picchia proprio Nadia Toffa, la conduttrice del programma Le Iene che la stava intervistando a proposito delle sue dichiarazioni contro le cure mediche e contro la medicina.
Pamela era proprio lì, nel gruppo che faceva il rito. Vestita con un velo e con un bastone in mano, era leggermente cambiata, un po' ingrassata ma stava compiendo il rito, ogni tanto si rivolgeva alla Toffa in difesa della sacerdotessa.
Mi informai con dei miei amici che la conoscevano.
Stava male, non era guarita per niente e la malattia la stava consumando lentamente. Lei però non aveva nessuna intenzione di fare cure o rivolgersi alla medicina, si rivolse alla Brigliadori che, con i suoi riti, ne avrebbe favorito la guarigione.
Pamela parlava con pochi perché le volte che ne aveva discusso era stata criticata da qualche amico e quindi si confidava raramente, anche con la famiglia.


Muore l'anno dopo, soffrendo.

Ovviamente il video che parla di Pamela viva e guarita è su internet e ci resterà a lungo.
Ecco, un altro testimone del successo dei ciarlatani, che era addirittura pronta a farsi denunciare per difenderne uno. Che era passata da uno all'altro guaritore, in un drammatico, inutile e deprimente tentativo di sfuggire alla malattia. Pamela non è stata gentile con me ma io lo sarò con lei: succede, nessuno può giudicarla ma quello che è successo a lei può succedere a tutti.
Perché la paura, l'ansia, sono cose di tutti. Anche la ricerca del miracolo e dell'impossibile, sono istintivi, figli del terrore. Ma dopo lo sbandamento iniziale, quando ci si rende conto che bisogna fare qualcosa, si parli con i medici, si vada in ospedale. Ecco perché, pur comprendendo, insisto.
Cosa ha guadagnato Pamela? Salute? No, non ce l'ha fatta ed è andata via nel modo peggiore. Soldi? Non ne parliamo, ha perso soldi e la dignità di non finire nelle mani di furbastri disposti a tutto.
Non ha guadagnato nulla.
Entrare nel giro dei ciarlatani significa fare la fine di Pamela come delle sue altre amiche, perdere salute, soldi, dignità.

La sacerdotessa Eleonora Brigliadori continua su Facebook e in giro a fare i suoi riti.
Il guaritore Simoncini continua, all'estero e di nascosto, a chiedere soldi per fare il bicarbonato endovena. I loro seguaci cadono uno ad uno.
Lasciano una amara scia di illusioni sfruttate solo per soldi.

Non affidatevi ai ciarlatani, se c'è una speranza è la medicina. Non gonfiate il conto in banca di furbi e disonesti.
Fatelo per voi.

Alla prossima.

mercoledì 26 giugno 2019

Danni da vaccino?

I vaccini sono sempre sicuri?
Causano danni?
Questa domanda è quella che si pongono alcuni dei genitori esitanti, che hanno dubbi sulle vaccinazioni.
Devo dire che l'impressione (personale) mi dice che sia una domanda più "inculcata" da furbi e antivaccinisti che una curiosità spontanea, questo per un motivo molto semplice: cosa non causa mai danni?

È quello che rispondo quando la stessa domanda me la fa una paziente o in un convegno. "Mi dica una cosa che mai, in nessuna occasione, sia potenzialmente dannosa". In realtà non esiste.

Se poi parliamo di farmaci, di sostanze che introduciamo nel nostro corpo (esattamente come una puntura d'ape, un pezzo di pesce, un'arachide...), il "rischio" è leggermente più elevato ed è proprio questo il punto. Non mi sembra che qualcuno (dotato di normale buon senso) abbia mai detto "i vaccini sono sicuri al 100%" perché "al 100%" non è sicuro niente.
Bisogna considerare, inoltre, che ci sono due grandi categorie di "danno" da considerare.

La prima sono gli "eventi avversi", ovvero qualsiasi problema sia insorto dopo una vaccinazione (parliamo solo di vaccini per non perdere il filo, ok?) ma non per forza legato a questa. Un dolore, una febbre, un rossore insorti subito o poco dopo una vaccinazione sono un evento avverso da segnalare. Deve essere per forza dovuto alla vaccinazione? No, però segnalarlo e conoscerlo ci serve per capire se può esserlo e se ci dobbiamo preoccupare.

Poi ci sono gli effetti collaterali. Cioè i problemi che siamo sicuri (perché li conosciamo) siano dovuti alla vaccinazione. Gli effetti collaterali sono le cose che succedono perché usiamo un composto attivo. Qualsiasi farmaco abbia un'azione ha un effetto collaterale. L'Aspirina fa passare il dolore ma irrita le pareti dello stomaco, la Tachipirina fa abbassare la febbre ma crea danni al fegato. Noi scegliamo di approfittare dell'effetto positivo se questo ci serve ed è superiore a quello negativo. Il vaccino ci può dare ogni tanto un effetto collaterale banale e passeggero ma ci protegge da malattie che non sono mai banali e a volte nemmeno passeggere (di alcune malattie infettive si muore).

Per esempio alcuni vaccini causano gonfiore e fastidio nel punto di inoculazione, altri possono causare febbre, altri ancora persino una polmonite (come il vaccino antivaricella) ma sono rischi talmente rari che vaccinarsi vale ancora la pena.
Alla fine la vaccinazione fa rischiare quanto si rischia vivendo ma molto meno di quanto si rischierebbe avendo una malattia infettiva.

Appurato che tutto possa potenzialmente essere rischioso, questo rischio è accettabile?
Perché alla fine è tutto un fatto di percezione e di realtà.
Possiamo pensare che un rischio sia altissimo quando invece è trascurabile o, al contrario, sminuire un rischio reale e questo succede ogni giorno.

Partiamo dal fatto che per la scienza (quindi dai dati che abbiamo, dagli studi effettuati) il rischio legato alla vaccinazione è bassissimo, veramente bassissimo. Inoltre si tratta di un rischio quasi sempre risolvibile e non definitivo, questo emerge da tutti i dati che abbiamo, dalla sorveglianza attiva e passiva delle vaccinazioni e dagli studi.
Il rischio di partenza è leggerissimo, cioè è già basso il rischio legato al tipo di farmaco (il vaccino), per esempio il rischio di altri prodotti (analgesici, antibiotici e altri) è molto più alto. Se poi paragoniamo questo rischio a quello "alternativo", cioè quello di avere una malattia (e la medicina è tutta basata sul bilancio rischi/benefici), vaccinarsi conviene.
Un esempio.
Credo tutti sappiamo che uno degli eventi avversi della vaccinazione sia la febbre (non costante, non per forza alta ma spesso presente). La febbre, quando soprattutto è molto elevata, può causare convulsioni (non a caso chiamate "convulsioni febbrili").
Molti studi concludono che le convulsioni da febbre causata dalla vaccinazione non sono dovute alla vaccinazione direttamente ma indirettamente, alla febbre quindi.
Le convulsioni febbrili sono più o meno violente ma quasi tutte si risolvono spontaneamente e senza problemi.
Ma quando è alto il rischio di convulsione febbrile dopo vaccinazione?
I dati ci dicono che si verifica circa un caso ogni 39.000 vaccinazioni.
Come vedete questo rischio? Basso? Alto, altissimo? Ecco, ragioniamo con i numeri.
Sapete quante persone muoiono per fulmine in Italia? Circa 10-15 l'anno.
Consideriamo che in Italia nascono circa 450.000 bambini ogni anni e potremo calcolare che abbiamo meno casi di convulsioni febbrili che morti da fulmine. Muoiono molte più persone per colpa dei fulmini che per colpa dei vaccini per i quali non è morto nessuno.

Così si percepisce meglio il rischio? Parlo della mia percezione (che non per forza è uguale a quella di altri): per me morire fulminati è un'evenienza rarissima.
Mio figlio, dopo una vaccinazione, ha avuto un episodio di convulsione febbrile velocissimo, ha perso il controllo barcollando ed è caduto a terra. Io ero abbastanza tranquillo, l'ho preso, l'ho steso sul letto ed ho aspettato con attenzione, mia moglie è andata in panico ed ha urlato, così mio figlio, vedendola urlare, ha iniziato a piangere in maniera incontrollabile, mentre l'episodio si era già risolto.
Potrei dire che mia moglie è stata più dannosa del vaccino (scherzo eh? 😉).
Questo per dire che può succedere un problema ma sappiamo che è quasi sempre banale.

Oppure guardiamo i morti per incidente stradale: nel 2017 più di 3000.
Qualcuno ha mai chiesto una legge per mettere fuori legge le auto? O per limitare a 20 chilometri orari il limite di velocità? No, perché l'auto è comoda, molti incidenti sono evitabili ma tanti altri sono "inevitabili", il prezzo del progresso che tutti noi, volontariamente e con consapevolezza sfruttiamo.
I vaccini, inoltre, non sono solo "comodi" come le automobili ma sono "salvavita", "protettivi", tutti valori in più che incidono nella scelta di farli.
E le reazioni avverse "gravi"? Così come sono definite proprio dai medici, per grave si intende ogni evento avverso legato ai vaccini che ha previsto il ricovero (anche in osservazione) in ospedale o un evento "clinicamente rilevante" che ha richiesto studio del caso. Sono quindi compresi anche le convulsioni febbrili, la febbre stessa, spesso una reazione locale che ha richiesto terapia o i rarissimi casi di shock anafilattico. Se però controlliamo tutti i report vedremo che già sono rari i casi di evento avverso grave e di questi, quasi tutti (per esempio in un report della regione Puglia, nel 97% dei casi) erano casi di febbre.
Certo che gli estremisti e gli attivisti antivaccino esagereranno e parleranno di una strage. Ovvio che chi punta alla paura e il terrore non spiegherà i particolari, lancia un numero, fa paura e si nasconde, come ogni terrorista.
C'è un'altra domanda ricorrente sulla sicurezza dei vaccini.
Come mai se i danni da vaccino sono così rari, esistono molti indennizzati?

I "danni da vaccino" ovviamente esistono, come ho premesso all'inizio e come succede per qualsiasi evento della vita ma quelli realmente dovuti (in maniera dimostrata e chiara) alla vaccinazione sono pochissimi, quasi tutti legati alla vecchia vaccinazione antipolio. Se si leggessero le notizie di cronaca, conoscendo i potenziali danni da vaccino, quelli che arrivano ai giornali non lo sono. Casi di autismo, epilessia, addirittura diabete e sclerosi multipla, sono pretestuosamente legati ai vaccini. Ci saranno i veri danni ma non sono certo quelli che conosciamo tramite i media.
La stragrande maggioranza (o meglio, la quasi totalità) di presunti danni da vaccino di cui leggete nei giornali o su internet non hanno nulla a che vedere con un vero problema derivato da una vaccinazione.
Non c'è nessuna prova lo sia, a volte è proprio evidente, altre volte è solo un riconoscimento "legale" e non scientifico.

Ho già spiegato come si svolgono (superficialmente) i processi per richiesta di indennizzo per danni da vaccino ed è proprio leggendo queste sentenze o le perizie che si capisce il livello di "attendibilità" scientifica delle conclusioni dei tribunali. Si tratta fondamentalmente di trovare una scusa per dare a persone con disabilità un aiuto economico. Certo che è difficile da accettare ma, ripeto, leggete sentenze e documenti (come ho fatto io) per capirlo bene.

Sentenza di Busto Arsizio. Visto che non ci sono prove di altre cause per la malattia di un bambino, è ragionevole sia stato il vaccino.
Sto parlando di perizie che sostengono che visto che non ci sono prove che una problematica (in questo caso l'autismo) sia stata causata da qualcosa in particolare, sarebbe ragionevole che la causa possa essere la vaccinazione.
Lo trovate...ragionevole?

Un po' come dire, visto che se una persona sviene, senza una causa precisa o conosciuta, chi gli sta accanto potrebbe essere chiamato a risponderne perché, ragionevolmente, potrebbe essere stato lui a spingerlo e farlo cadere. Oppure, visto che raramente una trasfusione di sangue può causare un grave effetto collaterale (e la legge indennizza chi lo subisce), si dovrebbero considerare le trasfusioni inutili e pericolose. Sarebbe stupido.

Esistono fiumi di parole sulle sentenze per indennizzo da presunto danno da vaccino, sentenze ribaltate, pareri, giudici che sottolineano non tanto la necessità di "ripagare un danno" ma quella di "aiutare chi è in difficoltà", sono talmente tante le parole da confermare che le sentenze e le leggi non sono medicina né scienza, sono tutt'altra cosa.
Tanto che usare una sentenza per sostenere che i vaccini siano pericolosi non è solo segno di ignoranza ma spesso di malafede.
A proposito di questo c'è anche il dramma dei genitori che usano (letteralmente) la malattia del figlio per guadagnare denaro (con tanto di raccolte fondi e immagini del bambino malato date in pasto alle persone dovunque ci sia occasione per chiedere soldi), un paio di esempi sono noti sui social network.

Oggi la stragrande maggioranza di "danni da vaccino" decisi in tribunale hanno solo un legame temporale con la vaccinazione, alcuni sono addirittura improbabili (se si vuole approfondire ho scritto un post qualche anno fa).

Oltre al fatto (credo evidente) che non è certo un tribunale o una sentenza a decidere un fatto medico, le persone che hanno ricevuto indennizzi (e non risarcimenti, questo è fondamentale) sono persone che hanno un danno, a prescindere dal motivo o dall'eventuale illecito o colpa. La donna che in gravidanza non lavora è "indennizzata" dallo stato (non certo perché il lavoro la danneggi ma perché al contrario non sia danneggiata economicamente dalla gravidanza), la persona che è invalida (nata o diventata così) sarà indennizzata (non certo perché l'invalidità sia per forza colpa di qualcuno, può essere congenita, per evitare che l'invalidità diventi un ostacolo alla normale possibilità di vivere dignitosamente) e così via, come il lavoratore che ha una malattia verrà indennizzato (e la malattia non è colpa di nessuno, ovviamente).
L'indennizzo da "danno da vaccino" (che vale anche per le trasfusioni e i farmaci emoderivati) si può assegnare se qualcuno, dopo una vaccinazione, a prescindere dal nesso o dalla reale associazione, ha manifestato problemi gravi che ne hanno limitato l'attività. Lo scopo è anche per questo "solidale", non si indennizza cioè per ripagare una "colpa" (dei vaccini, in questo caso) ma per aiutare una persona o una famiglia con chiaro aumento di impegno economico (per approfondimenti, vedere qui).

In linea di massima mi sembra giusto e corretto che esista una legge così.
Pensare però che l'esistenza di una legge o di indennizzi presuma che esistano anche migliaia di danneggiati da vaccino (non staremo qui a fare statistiche sulla percentuale di eventuali danni sul totale di vaccinati in Italia) è una falsa informazione.
La legge, lo stato, gli indennizzi, sono ben altra cosa rispetto alla sicurezza, l'utilità o l'efficacia di un vaccino, cosa che nessuna autorità al mondo, nessun ente e nessuno scienziato attendibile ha MAI messo in dubbio.

Questi sono dati reali e basati sulle conoscenze scientifiche se poi la si vuole mettere sul tifo da stadio o sull'ideologia,, chiaro, ognuno tifi per la maglietta che gli piace.

Alla prossima.

mercoledì 5 giugno 2019

Libertà di cura? Eccola.

Ho sempre detto e lo ripeto che la lotta alle false cure e ai ciarlatani della salute si fa impedendo ai truffatori di agire.
Sicuramente informare, spiegare la medicina, diffondere conoscenza e cultura, sono ottimi metodi per dare la possibilità di scegliere bene e consapevolmente ma a volte non basta. Chi ne è vittima, chi muore per colpa di un ciarlatano non deve essere criticato perché, tranne rari casi, si tratta sempre di persone fragili, a volte disperate, facilmente condizionabili. Soprattutto mai stupirsi.

Anche la persona più colta e razionale può essere vittima di truffatori.

Come è successo a Katie, mamma quarantenne che pensava (magari convinta da qualche ciarlatano o proprio leggendo internet) di sconfiggere il tumore che l’aveva colpita, con diete, attività fisica e curcuma, nella migliore tradizione della medicina alternativa. Ha rifiutato le cure mediche (intervento, chemioterapia e forse radioterapia) e si è affidata ai ciarlatani. E ovviamente è morta. È un peccato. Per lei che, avendo un tumore non troppo avanzato, poteva benissimo riuscire a guarire, c’era una buona probabilità e per sua figlia piccola che ha perso una mamma sfruttata e tradita. Però questo dimostra che la libertà di cura esiste.
Quando una persona sta male può liberamente e tranquillamente affidarsi alla medicina o ai maghi. Ai ciarlatani o agli ospedali.
Oggi l’ignoranza totale è rara e chiunque sa che le cure mediche vere e dimostrate si trovano in ospedale, dove pensi di trovarle d’altronde?
Oppure qualcuno crede davvero che un tumore, un cancro, malattia incurabile per definizione, si curi con il pepe o mangiando mele? Se ti affidi a internet o a chi dice di essere boicottato e di aver fatto una grande scoperta sul cancro stai rischiando tutto perché ti affidi al nulla, sia chiaro.

Lo sappiamo tutti, giusto?

Bisogna aggiungere che la famiglia di Katie ha dato fondo a tutti i propri risparmi per permettersi le cure alternative.
Ecco, da una parte ci sono le cure frutto di decenni di studi, terapie a volte efficacissime altre no, cure fatte di scienza, fatica, confronti, libri e dati.
Dall’altra abbiamo una baggianata frutto della fantasia malata di qualcuno che poi internet o qualche complice provvede a diffondere. Scegliete. Eccola la libertà. Certo, io penso che non si è veramente libero se non si hanno informazioni vere, oneste, controllate. So però che è difficile controllare e mantenere la calma in certi momenti. 

Katie aveva un tumore che oggi, seguendo le cure previste, ha un alto tasso di sopravvivenza e di guarigione (la possibilità di essere vive dopo cinque anni dalla diagnosi è oltre il 70%). Si è affidata a sciocchezze. La dieta vegana (molto in voga in ambienti alternativi), la curcuma (ultima moda dei ciarlatani), il pepe nero, le vitamine e altro. La dieta vegana non cura il cancro. La curcuma neanche. Nemmeno un po’.
Il pepe o le vitamine al cancro nemmeno lo sfiorano. Katie, per curare il suo tumore mammario, ha fatto una cura equivalente al nulla.

Katie come appariva in una delle tante foto messe in rete da lei stessa.
Per questo mi batto e mi batterò sempre perché ognuno sia libero di scegliere ma anche per togliere dalle grinfie dei ciarlatani le persone più bisognose d’aiuto. Certo che bisogna essere liberi di scegliere, però bisogna anche conservare, finché possibile, la lucidità e la dignità che ci salvino da truffatori e ciarlatani.
Alla piccola figlia di Katie, sei anni, un giorno racconteranno che la mamma è morta per inseguire la libertà. Forse la figlia capirà, forse si chiederà chi ha convinto la mamma che la scelta di usare sciocchezze sia stata davvero una scelta libera o condizionata da qualche furbo profittatore. Essere pasto di avvoltoi significa essere liberi?

Lo ripeto quindi. Affidatevi sempre e solo a chi ci propone cure dimostrate. Negli ospedali pubblici, in genere, si è sufficientemente protetti. Non esistono cure segrete o nascoste, per le malattie serie servono maniere serie.
Non affidatevi, mai, a chi parla di cure miracolose, di “metodi” inventati, di complotti, di risultati garantiti al 100%.
Cercate di mantenere saldo il timone che lì fuori c’è tanta gente che guarda il vostro portafogli e non la vostra salute.

Siate liberi ma non siate ingenui.
Mi raccomando.

Alla prossima.

giovedì 16 maggio 2019

Omeopatia: non sarebbe ora di finirla?

Poche settimane fa si è celebrata la "giornata mondiale dell'omeopatia", una sorta di giornata celebrativa di una delle più note false medicine che hanno accompagnato l'uomo nella sua recente storia. Ormai quasi abbandonata, l'omeopatia ha bisogno di rilanciare il proprio mercato con giornate celebrative e iniziative di marketing create dai produttori, sono sempre aziende con necessità di guadagno.
Nonostante però i proclami pubblicitari delle aziende omeopatiche e ai tentativi di trasformarla in medicina, l'omeopatia sta conoscendo un periodo di vera crisi senza precedenti. Legittima e normale la preoccupazione dei produttori, gli affari vanno male e si deve correre ai ripari ed ecco che è tutto un fiorire di convegni dove si fanno rivelazioni incredibili, pubblicità nei giornali mascherate da normali articoli e iniziative che tentano di convincere le persone che l'omeopatia sia una pratica scientifica.  Una delle ultime trovate pubblicitarie dell'industria omeopatica è stata il trasformare una regolamentazione burocratica in "riconoscimento".
Per anni gli omeopatici erano stati ammessi alla vendita con provvedimenti provvisori, rinnovati da anno in anno. I prodotti omeopatici non devono (al contrario dei farmaci) dimostrare di funzionare o avere studi o prove di efficacia per essere venduti, hanno infatti una procedura di "autorizzazione alla vendita" semplificata. Fondamentalmente devono dimostrare solo di non fare male, di non essere tossici ed è facile, per delle semplici caramelle di zucchero, dimostrarlo.
Da pochi mesi la legge italiana si è adeguata a quella europea. Resta la procedura semplificata ma per i prodotti omeopatici deve essere richiesta, con tanto di domanda e documentazione (e pagamento), l'autorizzazione per essere messi in vendita.
Questo cambio burocratico i produttori lo hanno "tradotto" in "i prodotti omeopatici ora sono come i farmaci". Che ovviamente vale solo dal punto di vista legale, normativo, non certo da quello medico.
Perché l'industria omeopatica è così insistente e aggressiva?
Probabilmente perché è in difficoltà. E mi sembra anche giusto.
Però c'è sempre chi non capisce perché l'omeopatia sarebbe così sbagliata.

Per chi sapesse di cosa stiamo parlando e per chi seguisse abitualmente il blog sarebbe ripetitivo e forse è meglio passare direttamente al prossimo paragrafo ma, per chi non lo sapesse, voglio riassumerlo brevemente qui.

Omeopatia: non c'è niente dentro.

L'omeopatia è una pratica nata nell'ottocento che prevede di curare le malattie con una sostanza diluita tante volte, a volte tantissime tanto da fare sparire quella sostanza dal prodotto finale. Sottoponendo il prodotto a dei riti magici (scuotere il flacone per "attivarne" i poteri, non toccarlo con le mani, non mangiare cibi piccanti o intensi e così via) questo diventerebbe miracoloso. Pur non contenendo nulla diventerà capace di guarire da tutte le malattie. In realtà (e basta farlo analizzare) un prodotto omeopatico classico (in genere diluito 30 volte ma già dalla 12ma diluizione) non contiene nulla oltre all'eccipiente (zucchero per le pilloline, alcol o acqua per quelli in forma liquida).

Ovviamente il nulla non cura e tutto il successo dell'omeopatia si basa su fatti abbastanza normali. Per esempio il normale decorso di un disturbo: abbiamo il raffreddore, fastidiosissimo, che normalmente passa in 3-5 giorni, prendendo 5 pilloline omeopatiche al giorno, ci passerà in...3-5 giorni. Però abbiamo "fatto qualcosa", ci siamo curati, e collegheremo le due cose.
Oppure l'effetto placebo: anche se quel raffreddore durasse effettivamente i classici 5 giorni, al terzo ci sentiamo già meglio, qualcosa quei granuli fanno. I fenomeni che possono spiegare perché alcuni possono giurare sugli effetti dell'omeopatia li ho spiegati diverse volte. Per chi volesse approfondire provi a leggere qui. Certo che, chi produce e vende omeopatia, ha tutto l'interesse a far passare in secondo piano questo fatto. Parlerà di strani effetti al limite della parapsicologia, di incredibili ricerche scientifiche, tutti proclami pubblicitari ma, prima o poi dovrà scontrarsi con la realtà del granulo omeopatico: non c'è niente dentro.
Questo quindi è un punto fermo: l'omeopatia è fatta da palline di zucchero che ovviamente non hanno nessun effetto sulle malattie.
Anche per legge: se l'omeopatia avesse effetti farmacologici, infatti, non potrebbe essere venduta.


Un problema di principio.

Dopo un "boom" attorno agli anni novanta, l'omeopatia ha conosciuto un lento declino. L'evidente inutilità, la "moda" che progressivamente è passata, il pubblico sempre più informato e le vendite dei prodotti omeopatici sono calate, sempre di più, anno dopo anno ed oggi rappresentano una goccia diluita nell'oceano dei farmaci.
Semplice quindi prendersela con l'omeopatia quando ci sono altri colossi farmaceutici che vendono quantità enormi di medicinali, questi sì efficaci ma anche potenti e ricchi di effetti collaterali (a volte pure pericolosi). Il problema però è fondamentalmente di principio. Come riterremmo truffaldino e scorretto vendere olio che non contiene olio non possiamo ammettere la vendita di un prodotto che dice di contenere qualcosa che poi non c'è, neanche in tracce.
Nel caso dell'omeopatia a questo si aggiunge il fatto che si parla di salute. L'industria omeopatica così come gli omeopati, non si fa scrupoli a sostenere l'insostenibile parlando di cura, di medicina, di malattie. Oltre che scorretto è quindi pericoloso.
Il problema di principio non è secondario.
Se ammettiamo che un'industria ci venda caramelle di zucchero come fossero farmaci creiamo un precedente gravissimo. I farmaci devono essere curativi e efficaci. Tutti.
Ci lamentiamo (giustamente) del fatto che ci sono centinaia di prodotti inutili (se non dannosi) in vendita in farmacia e poi ammettiamo che ci possano propinare caramelle magiche?

Non solo.
Se abbocchiamo alla magia bianca dell'omeopatia (il rito della succussione, della dinamizzazione, il "simile cura il simile", tutte cerimonie e idee parapsicologiche, non mediche, usate dall'omeopatia) come possiamo difenderci, capire, diffidare dai trucchi e dai meccanismi molto più complessi di Big Pharma?
Non a caso il mondo dell'omeopatia è quello più penetrabile dalla ciarlataneria. I medici antivaccinisti sono quasi tutti omeopati (se un medico è tanto incompetente da prescrivere caramelle lo sarà altrettanto da credere alle bufale antivacciniste), molti omeopati professano altre forme di magia e molti pazienti che credono all'omeopatia sono seguaci di altre pratiche esoteriche. Non è un caso.

E non si esca fuori la solita storia che la prescrivono i medici, è un'aggravante. È terribile che sia permesso a dei medici prescrivere caramelle spacciandole per medicine, la legge dovrebbe prendere seri provvedimenti e andare oltre all'evidente pressione delle lobby omeopatiche che cercano continuamente spazio.
Questo vale per qualsiasi prodotto in farmacia. Se non è facile eliminare, che almeno non si favorisca la diffusione e la vendita di sciocchezze travestite da medicina. Questo vale anche per gli appassionati dell'omeopatia. Credete sia giusto vendervi una medicina che non solo non è plausibile (basata su credenze ottocentesche e riti magici), non solo non ha ragione per essere efficace ma si è dimostrata, ovviamente non efficace? Se a qualcuno piace il lato "esoterico", "magico" della medicina, è liberissimo di usarla e comprarla ma in generale, non sarebbe giusto limitare le cose per la salute  a ciò che veramente funziona in maniera dimostrata?

Sappiamo che tanta gente è in cerca di una "consolazione" che provenga dalle medicine (ho scritto un libro su questo argomento) perché è comodo, semplice pensare alla pillola che risolva tutti i nostri problemi. Proprio questo ha creato gravi danni da farmaci, dipendenze allarmanti (la dipendenza da oppiacei è un allarme sociale in questo momento negli Stati Uniti), sofferenze e morte. Qualcuno quindi obietta che, se proprio dobbiamo rifilare finte medicine, che almeno queste non causino nessun effetto (come l'omeopatia) ma è sbagliato, proprio per principio. Al paziente, alla persona fragile, non si deve mentire. Mai.

In tutto questo e di fronte ai comprensibili festeggiamenti degli omeopati per un successo che ormai è solo un ricordo, l'omeopatia accusa una crisi mai vista.
Dai dati del 2017 il venduto in farmacia ha visto un crollo del -12.5% rispetto all'anno prima, con un costante calo di vendite, anno dopo anno, che è arrivato proprio nel 2017 ad un misero 0,7%, una briciola, nell'enorme mercato dei farmaci. Meno dell'uno per cento significa che l'omeopatia vende meno degli spazzolini per denti o dei saponi per l'igiene intima.
Perché allora preoccuparsi?
Proprio per principio.
Se chiudiamo un occhio per le caramelle che curano, li chiuderemo tutti e due per "il medicinale potentissimo" che dice di curare le malattie più gravi e invece ne causa altre due ancora più gravi. Succede, è successo e probabilmente succederà. Ma è il momento di pensare alla medicina come ad un'opportunità non un gancio al quale appendersi quando c'è qualcosa che non va, anche la più banale.

Allora mettiamo l'omeopatia nello scaffale dell'astrologia o delle caramelle, quello sono. Non serve proibirla (e perché? Esiste la libertà personale, ognuno scelga, dopo opportuna informazione, quello che preferisce), non ha senso vietarla, mettiamola dove deve stare. Con le riviste di oroscopi e i talismani, questo è.
Poi ognuno sceglierà se usarla o meno.
Smettiamo di organizzare corsi, conferenze, manifestazioni sponsorizzate da università o ordini dei medici (che vergogna!), evitiamo di dare credibilità a una evidente sciocchezza magari solo per farsi amico il potente industriale o il politico influente. Basta, finiamola.

Come ormai sta accadendo in tutto il mondo.

Prendere posizione.

Probabilmente gli omeopati hanno tirato un po' troppo la corda. Finché si propone questa pratica alternativa per piccoli malanni, per calmare genitori ansiosi o persone ipocondriache, in tanti hanno chiuso un occhio (sbagliando). Ma l'industria ovviamente non si accontenta. Ha allora infilato l'omeopatia negli ospedali pubblici, nelle università e la spaccia per cura per tutti i mali, con conseguenze spesso disastrose. Così, finalmente, le istituzioni pubbliche e scientifiche hanno iniziato (meglio tardi che mai) a farsi sentire.
In Francia (patria economica dell'omeopatia, sede della più grande azienda omeopatica), l'accademia della medicina e quella di farmacia hanno chiesto lo stop alla rimborsabilità dei prodotti omeopatici (in Francia l'omeopatia è parzialmente rimborsata dal SSN) e ai corsi universitari. In attesa della decisione in merito della più alta autorità sanitaria del paese, queste istituzioni hanno fatto un passo (non è certo il primo). Di più hanno fatto in Canada, paese nel quale l'ordine dei medici, ha invitato i medici a non prescrivere più omeopatici (tranne se per scopo di ricerca), in caso contrario scatteranno le sanzioni. Da noi un silenzio imbarazzante, nessuno ha voglia di mettersi contro potenti aziende e lobby influenti, l'unica istituzione che si è mossa è stata la Fnomceo (la federazione che raccoglie tutti gli ordini dei medici provinciali in Italia), che ha deciso finalmente di di dire le cose come stanno (scatenando le ovvie ire degli omeopati) e si spera sia solo l'inizio.

Tutto questo segue l'associazione dei medici britannici ("l'omeopatia è stregoneria, non deve essere prescritta"), l'accademia russa delle scienze ("l'omeopatia non funziona, è pseudoscienza"), il servizio sanitario nazionale inglese (l'NHS: "l'omeopatia non funziona per nessuna malattia, i medici non dovrebbero prescriverla"), il ministero della salute spagnolo ("l'omeopatia non cura"), la Royal Pharmaceutical Society (società inglese dei farmacisti: "l'omeopatia non ha basi scientifiche né efficacia"). Bastano? Non c'è associazione scientifica al mondo, ente governativo o società medica (non di omeopati, naturalmente) che non dica le cose come stanno.
Queste dichiarazioni, d'altronde, non sono esagerate. Sono giuste. Ovvie.
Tanto ovvie che ormai la storia della "medicina dolce" o della "cura per cose banali" non regge più e le istituzioni stanno iniziando ad informare correttamente i cittadini. Perché è per loro che bisogna farlo, non è giusto vendere prodotti inutili ma, se proprio si deve fare, che almeno contengano qualcosa. Vendere un prodotto (per la salute!) che non contiene nulla è una truffa, una presa in giro, una fregatura per i cittadini, è ora di smetterla. Non si confonda questo con la libertà di cura: chiunque oggi (e spero sarà così sempre) è libero di curarsi o meno, di usare medicine o magia, di comprare antibiotici o portafortuna. Non è invece corretto che siano dei medici a consigliare magie ai pazienti o istituzioni che le supportino.

Campagna del governo spagnolo, del ministero della salute e di quello dell'università: "Per curarsi serve qualcosa in più di acqua e zucchero".
E perché in Italia si stenta a prendere posizione e si accettano le pressioni degli omeopati? Forse perché non c'è coraggio politico? Non si vuole scontentare nessuno? Forse perché ci sono amicizie, collusioni? Forse perché le multinazionali farmaceutiche sono potenti? E chi lo sa.
Però bisognerà farlo, prima o poi.
Non solo per la scienza e per il progresso ma per i pazienti, per rispetto nei loro confronti e per dimostrare che una nazione, prima che al portafogli o alla poltrona di qualcuno, pensa ai bisogni di chi è più fragile e dei cittadini in generale.
Com'è che diceva qualcuno? Onestà, appunto.

Alla prossima.

mercoledì 24 aprile 2019

A volte ritornano.

Chissà quante volte avete sentito dire che "i vaccini causano l'autismo".
Chiariamo subito: non è vero.
Non c'è nessun motivo che lo faccia pensare anche perché tutti gli studi (seri) sull'argomento lo hanno escluso, è una delle bufale più classiche e diffuse sui vaccini.
C'è anche un'origine molto particolare di questa leggenda e l'ho raccontata molti anni fa, probabilmente tra i primi in Italia a parlarne. Qui raccontai la storia, qui qualche sviluppo.

Periodicamente però c'è chi tenta di farla tornare di moda e in questi giorni ho ricevuto alcune segnalazioni su un video che "riabiliterebbe" il ciarlatano che ha dato origine a questa stupida e pericolosa leggenda. Nonostante la vicenda è ormai storia ed è ricordata solo come esempio e monito di come anche la scienza possa essere vittima di interessi e truffe, ogni tanto qualcuno prova a rimettere in gioco la figura sporca e proverbialmente furba di Andrew Wakefield, l'ex medico inglese che diede origine alla bufala del nesso vaccini autismo. Con un colpo di spugna cancella tutte le sue malefatte e lo trasforma in eroe contro il sistema. Possibile che serva ogni volta ripetere i fatti? Eh sì, non siamo bravi a ricordare le cose quando non ci convengono.
Per questo ho pensato che fosse il caso di raccontare di nuovo come andarono le cose.

Partiamo dal contesto. Di cosa stiamo parlando?

Morbillo, vaccini e Andrew Wakefield.

Dal 1988 in Inghilterra fu introdotto il vaccino trivalente (morbillo, parotite, rosolia MPR, in inglese la sigla è MMR) al posto del vaccino singolo per ogni malattia. Questo sia per diminuire il rischio della somministrazione (fare un vaccino è molto meno rischioso che farne tre) ma anche per assicurare maggiore protezione ai bambini (con una sola puntura sarebbero stati protetti da tre malattie e non da una sola). Questa si rivelò una buona scelta perché le coperture vaccinali crebbero in maniera evidente. La malattia era sotto controllo e non si erano più registrate epidemie preoccupanti.

Nello stesso anno un gastroenterologo inglese, Andrew Wakefield, pubblicò uno studio nel quale sosteneva di aver trovato anticorpi antimorbillo (del ceppo presente nei vaccini) in bambini che soffrivano di disturbi dello sviluppo mentale (autismo, per esempio) e colite (un disturbo intestinale). Disse Wakefield nello studio che questi bambini avevano tutti un disturbo intestinale, che erano vaccinati e che quindi si poteva ipotizzare che fosse il vaccino colpevole di quei problemi intestinali. Nello studio (come nella maggioranza degli studi seri) si conclude che non vi è nessuna certezza di un collegamento tra disturbi intestinali, autismo e vaccini ma che il dato era quello.
Lo studio non era importantissimo (solo 12 bambini studiati, nessun gruppo di controllo, dati vaghi) ma forniva un dato interessante.
Il problema sorse dopo una conferenza stampa di presentazione dello studio nella quale Wakefield disse che in effetti c'era un collegamento tra vaccinazione trivalente (MPR) e autismo e che, a suo parere, era molto più sicuro fare vaccinazioni singole (cioè per le singole malattie), cosa che a quel punto in Inghilterra era ormai in disuso.

La cosa scatenò molte polemiche, i giornali si buttarono a capofitto sullo "scoop", Wakefield era invitato a trasmissioni e talk show e si diffuse la paura del vaccino, con conseguente caduta delle coperture e, dopo molti anni, ritorno di casi di morbillo (che tornò ad essere endemico in Inghilterra) con alcuni decessi. Fu un caso nazionale e molti esperti cercarono di riparare ai problemi causati dalle parole (sicuramente avventate di quel, fino ad allora anonimo, ricercatore).
A quel punto però il danno era fatto e si diffuse in tutto il mondo.

Ma un giornalista, Brian Deer, noto per le sue campagne contro Big Pharma (tra le altre cose scoprì gli effetti collaterali nascosti di un noto e venduto antibiotico) riuscì prima a intervistare i genitori dei bambini studiati dal medico inglese e da lì trovò anche dei documenti sconvolgenti.

Riuscì a scoprire un vaso di incredibili falsificazioni, comportamenti scorretti, trattamenti non etici sui bambini e tutto finanziato da uno studio legale che si occupava di ottenere risarcimenti per presunti danni da vaccino che dallo studio poteva ottenere ottima benzina per le sue cause. Inoltre si scoprì che Wakefield aveva brevettato un vaccino singolo (proprio quello che consigliava al posto di quello trivalente in uso in quel momento).
Wakefield aveva sottoposto i bambini da lui studiati a procedure non indicate e invasive (biopsie intestinali, punture lombari e colonscopie), non aveva rispettato le regole del comitato etico del suo ospedale e aveva danneggiato l'immagine dei medici.
Per riassumere, il ricercatore inglese aveva pubblicato uno studio basato su dati falsi e raccolti in maniera scorretta, pericolosa e irrispettosa dei bambini e lo fece, senza dichiararlo, finanziato da uno studio legale che cercava dati per sostenere le sue cause e che usò soldi destinati ad altri scopi. L'eco causato dallo studio determinò una paura generale nei confronti dei vaccini con calo delle vaccinazioni e diversi casi di malattia.

Per questi motivi e dopo un lungo procedimento, Wakefield fu radiato dall'ordine dei medici, accusato di essere "disonesto e irresponsabile". Il presidente della commissione dell'ordine dei medici britannico (il GMC, General, Medical, Council) disse che Wakefield aveva dimostrato "cinico disprezzo" nei confronti dei bambini usati per lo studio.
Assieme a lui furono radiati il suo primario (co-autore dello studio) e un altro medico.
Gli altri autori dello studio, davanti allo scandalo, ritirarono la loro firma da quella ricerca dicendosi inconsapevoli della frode.
Dopo un ricorso, qualche anno dopo, il primario di Wakefield (ormai in pensione) Walker-Smith, fu riabilitato perché non era al corrente della truffa e fu anch'esso vittima del medico frodatore e non un suo complice come inizialmente (ed erroneamente) pensato.

Lo studio pagato dagli avvocati.

Lo studio legale dell'avvocato Richard Barr ebbe un ruolo decisivo nella corruzione di Wakefield il quale non solo prese un bel po' di denaro dagli avvocati che cercavano "una pezza" sulla quale basare le loro richieste di indennizzo per i propri assistiti (che secondo loro erano danneggiati da vaccino) ma non tenne conto del fatto che le spese per eseguire lo studio erano già pagate (in parte) dal servizio sanitario nazionale inglese, quindi Wakefield fu accusato anche di sperpero di denaro pubblico, prese soldi dagli avvocati e dallo stato. A maggior ragione perché l'avvocato Barr, per pagare Wakefield, usò fondi del Legal Aid Board che ufficialmente (sono fondi statali) dovevano essere usati per sostenere famiglie che non potevano permettersi un avvocato nelle loro cause. In pratica i soldi furono deviati a Wakefield senza ragione e il medico, per giustificarne l'uso, li utilizzò per le spese che servivano per la ricerca sui bambini autistici. Lo scopo di questo studio, sovvenzionato dall'avvocato, non era nemmeno così nascosto: "L'obiettivo è trovare prove che potranno essere accettabili in un processo sul collegamento tra il vaccino morbillo/parotite/rosolia o quello morbillo/rosolia e certe condizioni" (nota 6 references delle indagini di Deer).

Wakefield sottopone allo studio legale di Barr l'organizzazione della ricerca su autismo e disturbi intestinali.

Barr, in varie rate e con varie giustificazioni (soggiorno dei bambini in ospedale, acquisto materiali, spese varie) passò delle somme di denaro a Wakefield che furono versati come provato dal GMC.
Questa non è una supposizione ma sono dati provati e persino ammessi dall'ex medico inglese (dalla trascrizione del processo del GMC, a pagina 6 e seguenti). Wakefield inoltre, chiese una parcella stratosferica (circa 150 sterline l'ora, più o meno 170 euro) per un totale di 750.000 dollari. Ovviamente Wakefield, mentendo, negò di aver ricevuto denaro e le altre accuse.

L'aspetto etico

Aver sottoposto bambini a esami dolorosi, invasivi, con anestesia, potenzialmente rischiosi per i quali non c'era indicazione, effettuati senza competenza, aver nascosto i propri conflitti di interesse, aver nascosto il pagamento da parte dello studio legale, aver proceduto all'esame di alcuni bambini senza permesso del comitato etico, sono gli aspetti che hanno indotto il GMC a considerare non etico il comportamento di Andrew Wakefield. Bisogna ricordare che i comitati etici esistono proprio per evitare che si compiano atti violenti, non indicati, non consentiti o non morali nei confronti delle persone (questa è una garanzia a protezione del paziente, anche gli esperimenti medici devono essere etici, permessi e utili) e ovviamente bambini, malati o persone con problemi di salute sono maggiormente tutelati per ovvi motivi. Wakefield agì senza nessuna pietà e per il suo interesse, nei confronti dei bambini usati nel suo studio, l'uso per esempio di esami inutili e non indicati fu la regola.

Infine un fatto raccapricciante: Wakefield pagò 5 sterline ciascuno dei bambini di un gruppo invitato alla festa di compleanno del figlio, in cambio di un prelievo del loro sangue (pag. 54 verbale GMC) dal quale ottenere dei dati.

I dati falsi e manipolati

Uno dei comportamenti che più indigna chi conosce questa storia è quello relativo ai dati falsi usati da Wakefield per darsi ragione. L'aspetto etico con quello morale e quello amministrativo, ha sicuramente un peso fondamentale nella sua radiazione (il GMC ha radiato Wakefield per motivi deontologici e etici, non entra nel merito della veridicità dei suoi studi) ma fa rabbia vedere come un medico, che dovrebbe porre la correttezza tra i valori più importanti per la sua professione abbia usato dati falsi e la manipolazione di quelli veri pur di ottenere i dati che voleva. Succede, può succedere ma fa rabbia notare come spesso anche un furbo manipolatore possa avere la sua influenza sulla società e, soprattutto, sulla salute del prossimo.
Dopo il clamore suscitato dal caso Brian Deer e altri giornalisti si mettono al lavoro e scoprono alcune cose terribili ma interessanti che disegnarono il progetto diabolico dello scienziato inglese.

Wakefield, per esempio, raccolse le biopsie (prelievo di tessuto da diverse parti dell'intestino) di questi bambini per mostrare come vi fosse un legame tra autismo e colite (un.disturbo intestinale). Ricordiamo che lo studio parlava delle caratteristiche di 12 bambini proprio con autismo e problemi intestinali cosa che invece non emerge dagli originali degli esami istologici. Alcuni di quei bambini mostravano reperti di lieve infiammazione intestinale, un reperto comune (cioè non era segno di una particolare malattia, può essere anche un problema passeggero comune in molti bambini specie se non hanno una dieta equilibrata) altri non avevano addirittura nessun problema intestinale, né dal punto di vista dei sintomi né dagli esami effettuati.

Bambino 5 dello studio: nessun riferimento a sintomi intestinali (pag. 30 del verbale GMC) 
Lo studio di Wakefield parlava di "colite aspecifica" (già dal titolo) in tutti i soggetti, cosa falsa e si evince proprio dagli esami che egli stesso fece.
In questa tabella un riassunto di tutti i dati (colonna verticale i singoli bambini studiati, orizzontale le varie sedi delle biopsie intestinali, le lettere sono i vari segni che dovrebbero mostrare l'infiammazione dell'intestino i numeri da 0 a 3 il grado di infiammazione: 3 è il grado più grave, 0 quello meno grave). Le biopsie, controllate dal dottor Dhillon, mostravano come nessun bambino avesse un problema intestinale più che "minimo" (gradi 0 o 1, pochi 2), cosa che poi Wakefield manipolò trasformando quelle biopsie in "patologiche".
C'erano addirittura bambini con un intestino assolutamente normale (come il bambino sette o l'uno).
Persino le diagnosi di disturbo dello spettro autistico non riguardavano tutti i (pochi) bambini studiati e questo è scritto già nello studio. Tutto questo fu trasformato poi in "il vaccino trivalente causa l'autismo" e poi in "i vaccini causano l'autismo". Questo può far capire come uno studio ha trasformato ingiustificatamente (e pericolosamente) le sue conclusioni.

Bambino 8. Non aveva autismo ma encefalite

Biopsia intestinale del bambino 1: normale. Wakefield diceva che TUTTI i bambini studiati avessero anomalie intestinali
I fatti incredibili che emergono dalle (fitte) 143 pagine del verbale del processo GMC sono tanti, a tratti preoccupanti e descrivono un Wakefield determinato, senza scrupoli e convinto di raggranellare quanti più dati possibili che potessero essere utili alla sua causa e non certo alla scienza o al progresso. Infine, nelle interviste che fece il giornalista Brian Deer ai genitori dei bambini coinvolti nello studio, apparve diverse volte evidente che alcuni di essi manifestarono i primi sintomi neurologici prima di ricevere la vaccinazione (come il bambino 11), che invece nello studio erano descritte come diagnosi di autismo ricevute dopo la vaccinazione trivalente. Dai dati risulta che solo due su dodici bambini, avessero avuto con certezza diagnosi di autismo prima della vaccinazione. Sembrano manipolati ad uso e consumo dell'ex medico inglese altri dati relativi a quei bambini, emergono per esempio differenze tra le diagnosi originali (da parte dei loro medici curanti o di altri medici che li avevano visitati) di questi bambini e quelle finali che Wakefield usava per il suo studio. In pratica tra quanto scritto nello studio e quanto emerso dai documenti originali c'era una differenza abissale e decisiva, tanto che nessuno dei 12 bambini coinvolti nello studio soddisfaceva tutti i requisiti necessari per essere incluso nella ricerca (cosa che invece Wakefield dichiarava nello studio) e già il titolo stesso dello studio ("Ileal-lymphoid-nodular hyperplasia, non-specific colitis, and pervasive developmental disorder in children" cioè "Iperplasia nodulare ileale linfoide, colite non specifica e disordine pervasivo dello sviluppo nei bambini") fu totalmente smentito. In quei bambini non c'era iperplasia ileale linfoide, non c'era (sempre) colite non specifica e non c'erano (sempre) disordini pervasivi dello sviluppo, un vero e proprio falso scientifico. Il resto, cioè il collegamento con la vaccinazione, è un dato, potendolo dire, ancora più inesistente.

Paragone tra dati pubblicati su Lancet e dati originali registrati dai ricercatori. L'ultima colonna considera tutti i parametri che dovevano avere i bambini e confronta ciò che è riportato nello studio con ciò che è scritto nei registri: non corrisponde nulla.

Inoltre i risultati della ricerca di virus del morbillo nelle biopsie dei bambini (ricordiamo che Wakefield disse di aver trovato particelle del virus e quindi collegava i problemi intestinali alla vaccinazione) erano tutti negativi (come testimoniato da Nicholas Chadwickun collaboratore dell'ex medico) ma furono trasformati in positivi.
Soldi.

I soldi che Wakefield guadagnò tramite lo studio legale che lo finanziava non furono gli unici che l'ex medico inglese si proponeva di accaparrarsi. Non solo Wakefield aveva brevettato (brevetto numero 9711663.6, del 6 giugno 1997), casualmente, proprio un vaccino singolo per il morbillo con una sua società, lo stesso vaccino che ormai in Inghilterra non c'era più e che lui, "ovviamente disinteressatamente", consigliava al posto di quello trivalente che si usava all'epoca.

Il brevetto del vaccino singolo creato da Wakefield
Wakefield inoltre aveva in progetto di produrre un test in grado di diagnosticare la fantomatica "enterocolite autistica" (quella che, secondo lui, avevano i bambini autistici che arruolò per lo studio ma che in realtà non avevano niente). Si è calcolato un potenziale guadagno di 43 milioni di dollari, guadagni mai avvenuti perché fu posto fine al tentativo di speculazione.

Com'è finita.

Per tutto questo l'uomo giudicato disonesto e punito, fu radiato dall'ordine dei medici britannico perdendo quindi la possibilità di fare il medico (in Europa). Il suo studio fu ritirato da Lancet, la prestigiosa rivista che lo aveva pubblicato e ora Wakefield vive come un vecchio attore in pensione con fans che lo adorano tra feste e serate nella piscina della sua ricca villa, scrive libri, gira film e partecipa a conferenze in tutto il mondo. Wakefield infatti non si perse d'animo nemmeno dopo la radiazione, cavalcò l'onda dell'antivaccinismo, iniziò a girare come una star, frequentando salotti vip e buona società e diventando ricco e famoso, guadagnando proprio sfruttando quella vicenda e descrivendosi come "vittima di complotto", ripiego che lo ha fatto diventare molto più ricco e famoso di quando era un normale medico, l'immagine della sua villa con piscina e cascate in Texas è un ritratto di come l'essere stato esempio di frode scientifica, nel suo caso, è forse stata la sua fortuna economica.

L'ipotesi truffaldina di Wakefield fu comunque studiata numerosissime volte e non è mai emerso alcun dato serio che possa collegare i vaccini all'autismo. I tentativi di riabilitare Andrew Wakefield, quindi, sono banali tentativi di recuperare una figura ormai simbolo negativo nel mondo scientifico. Wakefield è stato condannato dall'ordine dei medici, escluso dalla comunità scientifica e ora è niente di più che un uomo di spettacolo che gira il mondo per raccogliere soldi e mantenere la sua più che agiata vita. Molti antivax lo vedono ancora sinceramente come un guru, è stato lui a lanciare in epoca moderna la paura dei vaccini, altri lo vedono solo come gancio per le loro trovate di disinformazione. La verità è molto più ovvia.

Wakefield ha provato a giocare sporco per i suoi interessi economici. Gli è andata male. Ma alle persone, come diceva un vecchio saggio, non è facile far capire una truffa e ci cascano volentieri più volte. Così lui continua a fare il guru e arricchirsi e altri devono inseguire il suo fantasma per evitare altri danni e per sottolineare che si possono trovare tutte le scuse del mondo, Wakefield resta l'autore di una delle frodi scientifiche più sporche, note e pericolose mai avvenute.

La cosa più interessante a livello "sociale" è che anche i gruppi antivaccinisti avevano abbandonato Wakefield nelle loro discussioni, troppo pesante, irrecuperabile, troppo negativa come figura, meglio altre facce più pulite. La mancanza però di altri appigli, l'inutile ricerca di qualcosa che potesse dimostrare che "il vaccino sarebbe il male", ha indotto molti antivaccinisti a cercare qualche scusa per riabilitarlo, per averlo di nuovo tra "i giusti", mediaticamente funzionava perché il personaggio è noto (per la sua frode) in tutto il mondo e gode di appoggi in molti ambiti.
Inizialmente, per "recuperare" l'immagine di Wakefield, tutto si basava sulla riabilitazione del suo primario, il dott. Walker Smith, radiato con lui ma poi riammesso all'ordine dei medici perché provato innocente. Ovviamente la sua riabilitazione non ha nulla a che vedere con quella di Wakefield ma qualcuno provava a collegarla. Ora si tenta la carta del complotto: Wakefield vittima di poteri forti ma è difficile immaginare una vittima di complotto dei poteri forti (come lui si descrive) che però conduce la vita di una star tra champagne e modelle e davanti alle menzogne, all'abuso sui bambini e al guadagno truffaldino probabilmente anche il tentativo di condurre tutto a un complotto è il solo modo per cercare di nascondere queste malefatte.

Fatti di questo genere sono noti e comuni in molti esperimenti scientifici, alcuni dei quali hanno originato grandissimi guadagni disonesti da parte delle case farmaceutiche (basti ricordare il caso Vioxx), l'uso di dati falsi e manipolati nella ricerca scientifica non è un inedito. Qui però nasce uno strano fenomeno. Mentre tutti, compresi gli ambienti alternativi condannano la ferocia dei ricercatori che manipolano i dati a vantaggio delle aziende farmaceutiche, in questo caso sono proprio gli "alternativi", i "complottisti" che "perdonano" se non giustificano la stessa cosa fatta da Wakefield. Ce n'è per uno studio psicologico e sociologico direi.
La sostanza però resta una, qualsiasi scusa si trovi Wakefield ha imbrogliato consapevolmente.

Basta non dimenticarlo quando per l'ennesima volta qualcuno proverà a riabilitare la sua figura, ricordiamo "disonesta e irresponsabile", a detta dell'ordine dei medici britannico.

Alla prossima.