domenica 24 maggio 2020

Ti conosco, mascherina.

La mascherina che portiamo per coprire bocca e naso non è pericolosa.

Questo è un fatto. Un dato, è medicina. Punto.

Ma c'è chi dice che la mascherina sia dannosa con fantasiose varianti e versioni.
Respiriamo la nostra stessa anidride carbonica (CO2), andiamo in ipossia (diminuzione dell'ossigeno nel sangue), rischiamo di svenire, l'acidosi (diminuzione del pH del nostro sangue), malattie e persino la morte e il cancro.

No, non è vero.
Ovviamente mi riferisco alle normali mascherine (sia chirurgiche che "superiori" come le FFP2).

Tranne mascherine a tenuta stagna, tranne persone con malattie gravi, portare la mascherina non cambierà nulla, in pratica, in chi la porta. 
Bisogna chiarirlo perché negli ultimi giorni, inspiegabilmente come tante di quelle cose che succedono in internet, mamme informate, fiorelline68, ciarlatani e pseudomedici, hanno sparso questa sciocchezza. Non è vero.
Chiarito che non è vero, aggiungo che questa non è un'opinione o una teoria. Non è vero perché non può succedere, fisiologia respiratoria, basi di medicina. Non è però facile spiegarlo, perché la fisiologia della respirazione è molto complessa, un insieme di fisica, chimica, biochimica e fisiologia (e un po' di idraulica).
Però ci provo. Una scusa per spiegare, con lo spunto della bufala, un po' di medicina.
Una nota interessante è che quando ho detto la stessa cosa (senza approfondire) in alcuni social, sono stato letteralmente assalito da orde di esaltati. Ma non corretto o messo in discussione, così, random, insulti come se piovesse (mi è stato dato del "venduto" e del "criminale"). Ma non perché ho rivelato di tifare per l'Atletico Portolano ma perché ho detto che le mascherine non sono pericolose.
Ho anche cercato di capire i motivi che causano questa reazione inconsulta di alcune persone: sono dei troll, sono provocatori, sono appartenenti a movimenti politici, sono esaltati. Non lo so, non l'ho ancora capito. Incredibile però come la gente creda alle sciocchezze che qualche incompetente sparge nel web.
Pazienza. Torniamo al tema principale.
L'idea più spontanea riguardo le mascherine che indossiamo è ovvia: il fatto che le mascherine le portiamo quasi "incollate" a naso e bocca ci farebbe respirare nuovamente l'anidride carbonica che emettiamo quando espiriamo.
Sappiamo tutti che inspirando (quindi "prendendo aria") prendiamo ossigeno dall'ambiente mentre espirando (quindi "buttando aria") emettiamo un po' di ossigeno e tanta anidride carbonica. La emettiamo per "disintossicarci", un prodotto di scarto.
Ci siamo?

Bene. Il ragionamento quindi è: se abbiamo la mascherina prendiamo l'ossigeno dall'ambiente, espiriamo emettendo ossigeno e anidride carbonica e poi, inspirando di nuovo riprendiamo anche l'anidride carbonica, quindi riprendiamo un prodotto tossico che avremmo dovuto espellere e questo ci farebbe male, malissimo.
Ci siamo anche qui?

Benissimo. Tutto questo non succede. Per alcuni semplici motivi.
Il primo, il più immediato.
Le mascherine non sono a tenuta stagna. Filtrano, non impediscono totalmente l'ingresso e l'uscita dell'aria che respiriamo. Sono filtri più o meno stretti e protettivi. Ogni atto inspiratorio prendiamo dall'ambiente l'aria che è composta da varie sostanze.
Non conviene dilungarsi quindi non scenderò nei particolari e non perderò tempo, l'importante è capirci.
Nell'aria ambiente c'è anche ossigeno (e tante altre sostanze), quindi ai nostri polmoni arrivano tutte le sostanze che compongono l'aria e i nostri polmoni assorbono quella che interessa, l'ossigeno.
Poi "espiriamo", a quel punto i nostri polmoni emetteranno ossigeno (poco) e anidride carbonica (molta, che è il prodotto di "scarto"). Le mascherine, che non sono appunto a tenuta stagna, lasceranno passare quasi tutta l'aria espirata. Probabilmente un po' (pochissima) resterà intrappolata (non riesce a passare dalla mascherina all'esterno) e quindi resta dentro, vicino alla bocca e al naso. Ora sono importanti i numeri, proviamoci.
Ogni atto inspiratorio e espiratorio, a riposo, inspiriamo ed espiriamo circa mezzo litro di aria (500 ml). L'aria che resta intrappolata dentro la mascherina sarà poca (visto il "volume" che possono contenere le mascherine), più o meno 10 ml (che non sarà solo CO2) che diminuisce progressivamente perché la mascherina la lascia "sfuggire".
La successiva inspirazione mescolerà quell'aria di nuovo e così di nuovo inspireremo ossigeno e probabilmente un po' (pochissima) di anidride carbonica rimasta intrappolata.

Questo significa che non è vero che respiriamo la nostra anidride carbonica ma che, ogni volta, assieme all'aria ambiente, respiriamo un po' di anidride carbonica. Una quantità talmente bassa da non rappresentare un pericolo. 
Se ad ogni inspirazione immettiamo 500 ml di aria nei polmoni e nella mascherina sono trattenuti 10 ml di anidride carbonica (ma probabilmente sono di meno), nei polmoni entrerà per il 98% aria "nuova".
Questo è il primo motivo per il quale le mascherine non rappresentano un pericolo, riassumendo:

1) La quantità di anidride carbonica respirata è pochissima, in un totale di 500 ml, forse ne respiriamo circa 10 ml.

Ma c'è un altro motivo, più importante e complesso. Non dobbiamo pensare che tutta l'aria che inspiriamo finisca dritta nel sangue sotto forma di ossigeno. Questo è un concetto difficile da immaginare ma che si può capire se si conosce la fisiologia della respirazione umana.
L'aria ambiente (con ossigeno e altre sostanze) ci serve per ossigenare le nostre cellule tramite il sangue.
Dalla bocca (o dal naso) al sangue (quindi si passa dalla trachea, ai bronchi, ai bronchioli, agli alveoli) il cammino è lungo. Sarà solo alla fine che l'ossigeno passerà dall'aria al sangue (perché gli alveoli polmonari lo cederanno al sangue che scorre nei capillari vicini). Prima di quel momento, in tutto quel cammino, non ci sarà nessuno scambio di gas, nessuna cessione di ossigeno, tanto da chiamarsi "spazio morto". Pensate sia un cammino piccolo? No. Molti di noi hanno l'idea che l'aria, entrata dalla trachea, venga "assorbita" dai polmoni. No, dopo la trachea iniziano i bronchi che si dividono in 23 "rami" secondari, come divisioni, ognuno si divide in due, che si divide in due e che poi si divide in due fino alla fine , ai bronchioli che terminano con quelli che si chiamano "alveoli".



Fino alla 17ma generazione di bronchi non ci sarà nessun passaggio di aria dai bronchi al sangue ("spazio morto anatomico") ci sarà "aria ferma", che contiene anche anidride carbonica, perché sarà solo da quel momento in poi che l'aria cederà l'ossigeno al sangue, tramite gli alveoli.
Ogni volta che inspiriamo la prima aria che arriva agli alveoli contiene anidride carbonica. Questo spazio morto contiene circa 150 ml di aria (un bel po'), di questa circa il 5% è anidride carbonica (CO2). C'è poi un altro spazio morto (si chiama "spazio morto fisiologico") che è rappresentato dagli alveoli (quindi la parte che dovrebbe cedere ossigeno al sangue) che però non sono "toccati" da vasi sanguigni e quindi non cedono ossigeno. In pratica è come se nella mano avessimo 6 dita ma ne usassimo 5, perché 1 non ha muscoli o ossa. Nello spazio morto fisiologico è contenuta poca aria ambiente. Un totale di circa 160 ml possiamo considerarlo normale in tutto lo spazio morto.
Se confrontiamo l'anidride carbonica trattenuta dalla mascherina (dovremmo fare delle misurazioni ma ammettiamo, al massimo 10 ml?) con quella contenuta già in tutto il nostro albero respiratorio possiamo capire facilmente che quella della mascherina è praticamente nulla, non significativa, nel contesto dei 500 ml che inspiriamo ogni volta (come abbiamo visto nel primo motivo) e soprattutto è qualcosa che avviene normalmente sempre, visto che negli spazi morti c'è anche anidride carbonica. Possiamo vedere la mascherina come un ulteriore spazio morto di pochi centimetri (1-2?) che nel totale dei circa 28-30 centimetri degli spazi morti del nostro organismo non aggiungono nulla a quanto già succede normalmente.



Noi già respiriamo anidride carbonica (estraendo dall'aria che c'è negli alveoli solo l'ossigeno che ci serve) e quindi quella poca che respiriamo ugualmente per "colpa" della mascherina non influisce praticamente per niente con le funzioni dell'organismo, si tratta di una quantità così minima e insignificante che sicuramente non avrà conseguenze per la salute. Ecco perché possiamo indossare la mascherina anche tutto il giorno senza intossicarci.

Non a caso sono tante le persone che già di routine indossano mascherine per lunghi periodi di tempo e persino in condizioni di stress (pensiamo ai chirurghi, alle persone immunodepresse, a chi lavora a contatto con sostanze volatili o dannose) e non ci sono malattie professionali o di altro tipo ad esse legate.
Potremmo ipotizzare qualche danno per usi continui ma anche questo non sembra avere nessun riscontro. Hanno provato a misurarlo anche in un gruppo di infermieri durante due turni di lavoro (di 12 ore ciascuno) e hanno notato che tra il prima e dopo l'uso delle mascherine non si è avuta nessuna differenza nei livelli di ossigeno nel sangue e nella pressione arteriosa, né altri sintomi particolari. Riguardo i livelli di anidride carbonica, questi sono passati dal valore di 32.4 iniziale al valore 41.0 finale che comunque è lontano da quello che serve a definire l'ipercapnia (eccesso di anidride carbonica nel sangue). Forse qualche problema può esserci per uso continuo di maschere molto grandi, che quindi hanno uno "spazio morto" (pseudo, non è quello che si descrive in medicina) molto grande.
Secondo motivo per cui le mascherine non sono pericolose.

2) La quantità di anidride carbonica respirata perché trattenuta dalle mascherine contribuisce ad alimentare in minima parte quella che già fisiologicamente è trattenuta in tutto il sistema respiratorio normalmente e che si rimescola con l'aria nuova, senza conseguenze per l'organismo perché questo è un processo normale.

Non ci sono insomma variazioni fisiologiche, significative o misurabili. Lo notano anche vari studi. Aggiungiamo un altro particolare interessante. Qualcuno potrebbe dire: "ma ammesso non aumenti l'anidride carbonica, non potrebbe diminuire l'ossigeno e quindi un danno in ogni caso?".
No. L'ossigeno che arriva agli alveoli e poi scambiato, tranne prolungata permanenza in ambienti con scarso ossigeno, resta costante. In uno studio, per ottenere una lieve "ipossia" (diminuzione dei livelli di ossigeno nel sangue) si è dovuto somministrare un gas apposito alle persone studiate perché, nonostante avessero la mascherina e facessero esercizio moderato (bicicletta), la saturazione dell'ossigeno nel sangue restava normale. In un altro studio hanno notato che non solo la saturazione di ossigeno non diminuisce in persone sane ma neanche in chi ha gravi problemi respiratori.

Questo vale anche per chi fa sforzi fisici perché già fisiologicamente aumenta il volume di aria inspirato e quindi la quantità di ossigeno che va al sangue.
Indossare le normali mascherine che stiamo indossando quindi non uccide, non fa ammalare, non fa svenire, non provoca cancro o altre malattie. Chi lo dice non conosce la fisiologia umana o dice semplici bugie.

Credo quindi che si possa chiudere la discussione e spero che, particolari noiosi a parte, sia tutto un po' più chiaro.
Spesso sono riportate sensazioni particolari (soffocamento, mancanza d'aria, respiro affannoso) ma quasi tutte sono riconducibili, appunto, a sensazioni, cioè al fatto che si respira aria più calda che può dare la sensazione di minore "freschezza" del respiro cosa che, nelle persone sensibili, può scatenare sintomi che sono più psicologici che organici (simili a quando c'è molto caldo e pensiamo "si soffoca", nonostante non manchi certo l'ossigeno nell'aria).
Detto questo. A prescindere dall'utilità delle mascherine (non è di questo che ho parlato), il loro uso è assolutamente sicuro riguardo gli eventuali danni non legati alle malattie virali. Lasciate stare ciarlatani e mammine informate, non è obbligatorio conoscere la fisiologia della respirazione ma dovrebbe essere buon senso tacere quando non si conosce un argomento.

Alla prossima.

lunedì 11 maggio 2020

Il dilemma della lasagna

Articolo originariamente pubblicato sulla mia pagina Facebook il 28/07/2015, riadattato e aggiornato.

Ormai è quasi un'abitudine, periodicamente circola un nuovo allarme: non bere latte che fa male! Non mangiare caramelle che si muore! Non mangiare pizza che uccide!
Quante volte li avrete letti?
E l'immancabile appello a condividere, fare girare la terribile rivelazione.

In un attimo milioni di bambini cresciuti a pane e latte, a biberon e cioccolato, sembrano zombi, non morti e forse neanche vivi. Una volta il latte era l'alimento perfetto per bambini, convalescenti, denutriti, il latte "faceva" bene, da qualche anno no, non è più così. Schiere di "antilatte", persone informate e che hanno scoperto il segreto del malefico liquido bianco. Ma anche dello zucchero, della carne, del glutine o della farina. Esistono pagine che parlano del latte come di "veleno bianco" e altre che rispondono alla domanda: "il latte è tossico per l'uomo?".

Ma che è successo in questi anni?


Se il latte è questo veleno, se tutto ciò che mangiamo è mortale, com'è che siamo vivi e sempre più longevi?
Di cosa ci lamentiamo noi popoli occidentali che stiamo fin troppo bene rispetto al resto del mondo? Ci dovremmo lamentare dell'ignoranza, che fa più vittime della fame.
Perché come per qualsiasi cosa (anche per una potente sostanza tossica) è la dose che fa il veleno
Bere latte non fa male, fa male bere litri di latte al giorno.

Mangiare caramelle non fa male, fa male mangiare un chilo al giorno.
Mangiare pizza non fa male, fa male mangiarne tre al giorno.
Tutti i giorni.

Già, perché se, per esagerare e con un po' di fantasia, mangiassimo un chilo di caramelle al giorno per una settimana, saremmo degli sprovveduti, rischieremmo un aumento di peso eccessivo, problemi nutrizionali, problemi ai denti ed ormonali. Ma se questo lo facessimo per sopravvivere nel deserto, riprendendo a nutrirci regolarmente dopo la settimana di eccesso di zuccheri, nel nostro corpo non sarà cambiato praticamente nulla.
Molti mi chiedono: "ma allora bere latte fa male?". Risposta: NO.

Non fa male esattamente come non fa male un piatto di lasagne o una tavoletta di cioccolato. Ci sono persino degli studi che ce lo dicono, gli stessi studi che sono portati come "prova" della pericolosità del latte e che ci dicono che chi beve latte ha un rischio di frattura e di morte più elevato di chi ne bene poco o niente (meno di un bicchiere al giorno). Vero, ma il rischio è elevato per chi beve tre bicchieri e più (680 gr.) di latte al giorno.
Per quanto riguarda il rischio di osteoporosi o fratture (che nell'anziano sono un problema), il latte è solo marginalmente interessato, visto che l'elemento più importante (e decisivo, fin dall'infanzia) è l'esposizione al Sole, bere tanto o poco latte influenza pochissimo la struttura dell'osso e mai quanto esporsi o meno alla luce solare (bastano delle passeggiate all'aperto) e studi molto seri mostrano come il latte possa essere protettivo nei confronti di malattie come il cancro al colon.
Dire quindi che "il latte fa male" è una bugia senza alcuna base scientifica.
Certamente, come spesso accade, chi è portatore di un'ideologia la costruisce bene. Si fornisce di argomenti, scuse, addirittura studi scientifici ma non serve tanta scienza per capire che un po' di latte al giorno o alla settimana non fa né bene né male. Ci sono alcuni studi che mostrano come, contrariamente a ciò che è comunemente creduto, il latte favorisca (invece di prevenire) le fratture ossee.
Com'è possibile? Succede perché questi studi mostrano come le popolazioni che consumano più latte, in grandi quantità, sono più esposte a fratture ossee. Strano. Se non fosse che questi studi hanno troppi condizionamenti, troppe cose che fanno arrivare a conclusioni sbagliate. Ne dico una per tutte. Le popolazioni che consumano più latte sono anche quelle (per esempio nord Europee) che hanno meno esposizione alla luce solare, volontariamente (temperature basse quindi vita prevalentemente al chiuso) o per questioni ambientali (territori nei quali il Sole è raramente ben visibile). Sapendo che la luce solare è il primo fattore di salute per le ossa, fino a che punto possiamo dare al consumo di latte la "colpa" dell'aumento di fratture ossee?
Ecco, come si vede l'argomento non è facile da affrontare e forse con un po' di buon senso (e di ironia) si può riportare tutto alla sua dimensione.
Il latte (o lo zucchero o le farine...) non deve essere visto come un farmaco o un elemento indispensabile della dieta, è un alimento come tanti altri e come le lasagne.
È un alimento, fondamentale per i neonati ed i...lattanti, la sua utilità è nulla in età adulta. Esattamente com'è nulla l'utilità del cioccolato, della pizza o delle lasagne.
Se mangiamo pizza o lasagne non lo facciamo perché "fanno bene" ma perché ci piacciono ed anche il "piacere" è benessere, psichico e fisico e mangiarne ogni tanto ha anche un suo senso rispetto alla salute fisica e generale.

Voi cosa rispondereste alla domanda "le lasagne fanno bene o male?".
Cosa fare con il latte, quindi? Il latte ci piace?
Beviamolo, come se fosse (perché lo è) un piatto di pasta o un secondo. I latticini ci piacciono? Mangiamoli! Ma nei limiti (250 gr al giorno al massimo, circa), consideriamoli non "utili alla salute" ma buoni. Mangiarne poco è assolutamente permesso, mangiare troppo può essere dannoso per vari motivi e questo vale per tutto, non solo per il latte, perché qualsiasi alimento (e non solo) in eccesso può creare danni.
Qualcuno ha riflettuto sul fatto che il Sole, origine della vita, nutrimento della natura, piacere estivo, simbolo del benessere, in alte dosi può essere cancerogeno e mortale? Nessuno diffonde campagne contro l'uso del Sole? Sapete che fino agli anni '50 un metodo per abortire molto diffuso in Italia era il decotto di prezzemolo? Avete mai visto campagne contro l'uso del prezzemolo a tavola? No, come nessuno farà circolare mai la voce che le lasagne fanno male, eppure contengono molte più calorie, grassi e zuccheri di un bicchiere di latte, sapete perché? Anche in questo caso per un problema di cultura ed abitudine.

Le lasagne sono viste come "un piatto da cucina", il latte no.
Perché questa discriminazione verso uno dei nostri piatti nazionali più buoni e famosi? Perché nessuno se la prende con le lasagne?
Perché è un falso problema, nessun dilemma.
Dietro questi fondamentalismi, apparenti estremismi alimentari, spesso si nascondono o ideologie (animalismo, antivaccinismo, pratiche alternative, sette, religioni) o vere e proprie patologie psichiatriche (anoressia, ortoressia), che cercano di fare proseliti, cercano complici per le proprie convinzioni. Il concetto d'altronde è ovvio.

Non bisogna "non mangiare" ma mangiare bene, che si tratti di cioccolato, zucchero, latte o...lasagne.

Nessuno ce lo dice,
Anzi: nessuno ce lo dicie!!1!!

Per chi volesse approfondire...:

-Bressanini

Alla prossima.