lunedì 23 agosto 2021

Green Pass: in un paese normale.

In un paese normale, democratico, civile, quando c'è una grave malattia che mette in pericolo i propri cittadini, lo stato mette a disposizione le sue risorse per il bene di tutti.
Gli ospedali, le cure, i medici, tutto a disposizione. Se poi arriva un vaccino ecco che mette a disposizione anche il vaccino, gratis per tutti.

Che bella la civiltà.

Paghiamo le tasse, lavoriamo anche per lo stato e lo stato ci ripaga così.

Ma c'è sempre chi quelle cure o gli ospedali non li vuole. Avvertito insiste, non li vuole.
Peccato.
Ma siamo liberi e quindi chi non li vuole non li usa. Sta a casa aspettando che le cose vadano avanti, sperando bene.

C'è anche chi non vuole il vaccino. Strano no?
Ma ognuno ha le sue idee, c'è chi non si fida, chi ha paura degli aghi, va bene. Uno stato civile non obbliga nessuno (anche se potrebbe farlo per il bene comune, lo dice la costituzione) e chi non vuole vaccinarsi non si vaccina. In un paese  normale va così.
Ma come facciamo ora a far convivere tutti? Per rispettare le libertà di ognuno e le scelte personali bisogna trovare un modo che non discrimini nessuno ma garantisca tutti.
Se io vaccinato (che ho scelto di proteggermi dalla malattia) voglio andare in giro, nei bar, al cinema, incontro chi non è vaccinato (che ha scelto di non proteggersi dalla malattia) rischio di ammalarmi per la scelta di un altro. In pratica le due scelte entrerebbero in contrasto, si scontrerebbero e non sarebbe giusto né limitare la libertà del vaccinato né del non vaccinato.
Allora cosa fa un paese normale? Usa un certificato.

Un documento che dice: "Ho basse possibilità di avere la malattia". Tutto può succedere ma sicuramente ho fatto il possibile per garantirti di non essere contagioso.

Chiamalo come vuoi: bollino verde, scheda sanitaria, green pass, non importa, ciò che importa è che dica che io sono abbastanza sicuro di non essere un rischio per chi mi sta vicino, sono a basso rischio.

Perché vaccinato, perché guarito o perché accertato con un tampone, "stai tranquillo, molto probabilmente non sono infetto e quindi molto probabilmente non contagerò nessuno".
Non ho nessun obbligo di fare farmaci o vaccini, se ho intenzione di stare vicino a persone che vogliono sicurezza per la propria salute devo garantirla e se proprio voglio entrare al bar senza vaccinarmi faccio un tampone e ho risolto. Nel rispetto di tutti.



Così tutti, chiunque, adulti, bambini, vaccinati, non vaccinati, donne in gravidanza, potranno stare assieme, vivere normalmente, tornare a fare ciò che vogliono, sanno che attorno ci saranno persone che hanno fatto il possibile per non contagiare gli altri. Una bella soluzione.
Serve a tutti, rispetta le scelte e le libertà di tutti, non obbliga a niente, addirittura è rispettoso di chi ha scelto di non vaccinarsi (protegge anche lui!), in questo modo saprà che in quel locale o in quella stanza ci sono solo persone con tutta probabilità non contagiose.
In un paese normale.
E se proprio non voglio nemmeno il Green pass perché sono fatti miei va bene.
Non lo faccio e invece di prendere il caffè seduto all'interno lo prenderò all'esterno. Invece di andare in una sauna non ci vado, invece di stare al chiuso starò all'aperto, stiamo parlando di rinunce relative e sicuramente non fondamentali, mi sembra evidente. E poi lo facciamo per la comunità, per collaborare, per dare il nostro aiuto in un momento di emergenza. Una rinuncia minima, banale, per un problema enorme e difficile.
Lo facciamo per il bene del nostro paese.
Questo in un paese normale.

Perché in un paese incivile c'è chi non vuole il Green Pass, chi non lo vuole ma lo compra falso, chi scende in piazza per manifestare, chi urla e aizza la folla, chi ne fa un problema politico, chi si stressa e chi lo strappa.
Ti piacerebbe vivere in un paese normale nel quale chi governa spiega che tutto questo è a favore del cittadino e della sua salute e il cittadino lo capisce e lo sostiene, vero?
Sarebbe bellissimo. Tutti lo vorremmo ma tanti non fanno nulla per realizzarlo.
In un paese normale.

Alla prossima.

mercoledì 18 agosto 2021

La morte improvvisa del rispetto.

Avrete notato, con maggiore probabilità in questi giorni, che negli ambienti novax più estremi (e stupidi, devo aggiungere) c'è la corsa "al morto".

Tragiche notizie di morti, arresti cardiaci, infarti, malori improvvisi, qualsiasi dramma viene collegato (palesemente o meno) alla vaccinazione antiCovid. A volte è il giornale stesso che con un operazione a dir poco ignorante fa il collegamento: "muore quindici giorni dopo il vaccino" o "morto giovane, ieri si era vaccinato", altre volte è chi mette la notizia (sui social, così gira di più) a fare questo collegamento.
E spesso senza neanche sapere se, effettivamente, quella persona fosse vaccinata o meno.

Queste persone lo fanno perché davvero pensano che queste morti, queste tragiche scomparse, siano dovute ai vaccini o c’è dell'altro?

Beh, non si può essere sicuri ma un forte sospetto di (idiota) strumentalizzazione c'è. Non credo serva ripetere che una correlazione temporale (“post hoc propter hoc”) non è una prova di reale collegamento tra due fenomeni (altrimenti tutti quelli che morissero dopo colazione sarebbero presentati come "muore dopo il caffè") e i dati che dicono un decesso sia realmente legato alla vaccinazione (antiCovid, qui parliamo di questa) ce ne sono pochi.

Chi mette queste immagini è spesso violento, aggressivo, fa parte di quei gruppi di attivisti che si impegnano con tutti i mezzi per attaccare i vaccini e le campagne di vaccinazione. Tentano di spaventare, minacciare, far nascere dubbi e incertezze e questo è un buon metodo perché se una persona legge venti volte al giorno che un giovane è morto all'improvviso "subito dopo il vaccino" certo è che si spaventa e avrà mille dubbi se dovesse decidere se vaccinarsi.
Usano queste tragici eventi come volantino per le proprie ideologie, un “tag” (una sigla che identifica un certo argomento sui social) usato da alcuni di loro è #vianantro che significa “un altro è andato”, dimostrando come trasformino queste persone scomparse in numeri senza rispetto.

“Via n’antro”, “avanti un altro”, usare i morti per ideologia

Ma come si sa le paranoie (o i piani) di quattro esaltati non possono né condizionare né fermare la medicina o il progresso e quindi non resta che relegare il fenomeno a esibizione da circo o osservarlo come esempio di estremismo ideologico. Ci resta un unico punto in sospeso.
Queste morti legate alla vaccinazione (cancelliamo solo per un attimo i migliaia di morti per Covid) sono davvero così tante?

No. 

I dati della farmacovigilanza parlano chiaro. Esistono sette decessi correlabili alla vaccinazione (due dei quali non direttamente, sono due persone morte per Covid nonostante la vaccinazione, quindi per suo fallimento). Sette decessi (5 se escludiamo i fallimenti del vaccino) su più di 50.000.000 di dosi quanti sono? Pochi? Tanti? C'è una strage in corso come urlano certi pazzi o siamo nei numeri previsti e inevitabili? io direi che se definissimo il decesso un evento "rarissimo" dopo questa vaccinazione si descriverebbe la realtà.

Ma allora perché queste notizie quotidiane di "morti improvvise", di "stragi" presunte?
Perché questi sono avvoltoi che hanno uno scopo ben preciso: diffondere paura.

Posto il fatto che ufficialmente (come abbiamo visto) non ci sono particolari allarmi su "decessi" post vaccino (e ci mancherebbe), dobbiamo vedere se questi morti che vengono riportati in continuazione dai giornali e poi riversati sul web e usati dagli antivax sono "particolari", "strani" o se invece è la normale situazione del nostro paese.
Il tasso di mortalità (numero di morti in una data popolazione) in Italia è di circa 11 per 1000. Ovviamente per tante cause. Questo significa che ogni giorno moriranno migliaia di persone per le più svariate cause. Una morte o due passerebbero inosservate ma in Italia abbiamo un sistema di monitoraggio giornaliero dei decessi. Le morti si mantengono ovviamente stabili nell'anno e hanno un picco, tipico a ogni epidemia di influenza (ricordate quando i novax dicevano che l'influenza era una sciocchezza? Ecco, non lo è mai stata). Poi c'è un picco anomalo, quello del periodo della pandemia, i numeri ora scendono e aspettiamo di vedere cosa succederà questo inverno.
Ma a noi interessano i morti "improvvisi". I novax sostengono ci sia una strage dovuta alle vaccinazioni. Strage che non risulta da nessun database, nessuna statistica né osservatorio ma solo dai giornali incauti e dalla mente malata degli estremisti antivaccino.
Allora ho preso dei dati dalle statistiche Istat. Anni nei quali non c'era la pandemia né la vaccinazione anticovid e ho cercato i morti per cause che possono determinare morte improvvisa (per esempio le malattie cardiovascolari. Escludendo tutte le morti per altre cause (tumori, incidenti, malattie croniche e altro).
Nel 2018 (andiamo in periodo pre pandemico, per sicurezza) in Italia sono morte 61972 persone per malattie del cuore di tipo ischemico (infarto, per esempio). Significa 170 al giorno. Nessun giornale ne ha parlato eh? E nessuno ha descritto quello che stavano facendo prima di morire o due settimane prima. Ed escludiamo tutte le altre cause di morte improvvisa. Non lo percepiamo, vero?
Perché "non ha importanza". Perché è una notizia tragica e privata. Perché non interessa se non a chi voleva bene queste persone. Se in un giornale si legge di un giovane di 25 anni purtroppo morto all’improvviso, si tratta di uno dei 16 coetanei che moriranno quell’anno all’improvviso come lui.



Ma non in tutti i casi è possibile stabilire la causa di morte (mancata autopsia, non interesse, urgenza di sepoltura e altro). Così potremmo andare a vedere (nel 2008, altro anno a caso fuori pandemia) quanti decessi ci furono per cause sconosciute: ben 233. E 47 per "cause maldefinite". 436 le morti per malattie cromosomiche o congenite (che a volte si scoprono solo dopo autopsia). Centinaia l'anno. Ovviamente ognuna di queste persone, con una propria vita e storia, che poco prima della scomparsa aveva fatto qualcosa. Un pranzo, un gioco, una pausa, un vaccino o una risata. Sono persone normali che hanno concluso la loro vita come succederà a tutti noi.
Parliamo quindi di centinaia di decessi giornalieri, tutti i giorni, per cause di vario tipo (e molte di queste cause possono determinare morte improvvisa o inaspettata). La gente è talmente presa dalla realtà virtuale, ignora talmente il mondo attorno alla propria persona, che non si rende conto dell'enormità di ciò che ci succede attorno e quando qualcuno lo fa vedere (e i giornali in questo schifo hanno mangiato alla grande) si stupisce, si pone domande, guarda in alto e non riesce a capire.

L'esempio è ovviamente indicativo e non ha valore scientifico ma può servire a spiegare (sempre a chi è interessato perché chi è infarcito di ideologia non ha alcun interesse a capire ma solo a "credere") perché sembra ci sia un eccesso di decessi dopo il vaccino. È semplicemente una manipolazione della realtà e anche grossolana (perché costruita con ritagli di giornale e diffusione tramite social). Un "malore improvviso", termine giornalistico, non medico, che identifica le "morti improvvise", un insieme di decessi che raccoglie molte cause di morte (ictus, infarti, emorragie, fibrillazione cardiaca e altro), non meriterebbe risalto particolare perché NON È un evento rarissimo; la morte improvvisa è la causa di morte principale tra gli individui maschi tra i 20 e i 60 anni e non presenta nessun segno prima dell'evento che possa farlo sospettare. Chi muore all’improvviso, quasi sempre, stava benissimo prima di stare male.

50.000 decessi l'anno solo in Italia per problema cardiaco (quasi sempre per infarto)! Vuol dire 135 persone al giorno. Non c'è nessun picco anomalo se escludiamo quello che corrisponde ai picchi di Covid (e sono decessi da Covid, non improvvisi). Quindi casomai la strage è dovuta alla pandemia, non al vaccino, senza considerare che il Covid-19 aumenta il rischio di insufficienza cardiaca e morte per questo motivo.
Ovviamente per chi è infarcito di ideologia i morti di Covid scompaiono (sono inventati, avevano altre malattie, erano anziani e mille altre cose), mentre quelli che muoiono all’improvviso sono benzina per le loro paranoie e psicosi.

Mortalità negli ultimi anni in Italia. I picchi corrispondono alle epidemie influenzali e, negli ultimi due anni alla pandemia Covid.

Così è più chiaro perché chi fa di questi eventi una "strage dovuta ai vaccini" è un avvoltoio?

Qualcuno dirà: "ma che senso ha diffondere queste notizie?". È ideologia.
Gli antivaccino professionisti devono diffondere (per sostenere le proprie idee) un'atmosfera di dramma in corso, di veleno che starebbe sterminando la popolazione. È tipico dei movimenti "millenaristi": "vi stanno uccidendo! Sveglia!".
Non importa accertarsi o approfondire: sbatti il morto sui social, crea caos.


Tutti i profili social dei "novax" (centinaia di profili falsi, copiati, anonimi) hanno casi in famiglia di morti, paralisi, malori, malesseri. La cugina, il marito, il nonno, il cognato, sono centinaia. Che stonano con i dati ufficiali. Allora bisogna fare una scelta razionale, credere a tulipano86 o alle statistiche. Dare credito a #maurizio_il_ribelle o leggere i report Aifa. Non c'è tanto altro da fare, nessuna spiegazione sarà sufficiente per chi ritiene maurizio il ribelle attendibile e da ascoltare. Tutto questo senza rispettare né chi muore, né i suoi cari.
E se un decesso fosse dovuto proprio al vaccino? Non è facile scoprirlo ma in certi casi sì, quando per esempio la causa di morte si ripete in diversi casi o quando c'è un plausibile collegamento.

La farmacovigilanza serve proprio a segnalare eventi "sentinella", se si notassero decessi sospetti o maggiori di quelli attesi si avrebbe un blocco immediato del farmaco coinvolto (è successo, anche con troppa solerzia!). Possiamo dire che già gli eventi avversi a questi vaccini sono rari, i decessi sicuramente correlati si possono definire "episodici", rarissimi.
Qualche intelligente potrebbe dire "e se capitasse a te?" frase che denota non solo povertà di argomenti ma anche un'intelligenza che merita ulteriori approfondimenti perché si potrebbe facilmente rispondere "e se muori di Covid?".
Non sono questi gli argomenti. Anzi, se proprio dovessimo dare un giudizio su chi usa i decessi di vari cittadini per scopi ideologici o interessi personali, dovremmo dire che ci sarebbe da vergognarsi. Nessuna scusa è buona: ignoranza, esaltazione, fanatismo. Non si fa. C'è un livello di dignità e rispetto che non dovrebbe mai essere superato e in questo caso l'unica strage è quella del rispetto che queste persone non riservano a chi muore. Non saranno gli incivili a fermare la nostra civiltà.
Come non saranno la paura o il terrorismo a fermare la scienza.

Alla prossima.

venerdì 6 agosto 2021

Scienza, giustizia e libertà.

In queste settimane di fase estiva durante l'epidemia Covid, con le nuove disposizioni (Green Pass, norme di accesso ai locali, obbligo di mascherine e altro) si sono accese nuove, immancabili polemiche. Secondo me quasi tutte stupide. Non a caso dico stupide, sono proprio sciocchezze.
Perché davanti a una pandemia gravissima, davanti al tentativo di bloccarla con qualsiasi sforzo per tornare alla vita normale, c'è chi trova sempre un pretesto, anche il più banale, per fare polemica, vanificare gli sforzi delle istituzioni e magari usare questi pretesti a scopo politico.

Una delle ultime polemiche è quella relativa al Green pass, una certificazione rilasciata dalle autorità (ministero della salute) per certificare che una persona abbia un bassissimo rischio di essere contagiosa così da permettergli una vita normale e garantire a chi gli sta attorno una sufficiente sicurezza.
Come si può fare?

In tre modi:

1) dimostrando di essere stati vaccinati: i vaccinati hanno una bassissima possibilità di essere contagiati dal virus e anche se lo sono contagiano gli altri molto raramente.

2) dimostrando di essere guariti dalla malattia: i guariti hanno una bassissima possibilità, almeno nell'immediato, di essere contagiati dal virus e se lo sono contagiano gli altri molto raramente.

3) dimostrando con un test di non essere positivi: i negativi al test hanno una bassissima possibilità, almeno nell'immediato (il test ha valore 48 ore) di essere contagiosi.

Questo non è solo un modo per rendere la vita più normale possibile a chi è con tutta probabilità protetto dalla malattia ma anche per proteggere chi non lo è. Chi non si è potuto ancora vaccinare, chi non si è voluto vaccinare, chi non può farlo per vari motivi. Si tratta quindi di un ovvia e democratica (non è impedita nessuna attività, anche chi non vuole vaccinarsi per scelta può entrare in qualsiasi posto previo tampone, che ci sarebbe di strano?). Oltretutto le eventuali rinunce per chi proprio fosse "allergico" a controlli e certificazioni sarebbero minime (locali al chiuso, ristoranti, bar, tutte attività non necessarie né salvavita).

Perché allora tutta questa polemica?
In genere le polemiche "sociali" nascono per due motivi.
Quando viene cambiata una consuetudine ormai radicata (per esempio il fumo di sigaretta permesso ovunque o l'uso delle cinture di sicurezza obbligatorio) e quindi anche se il cambiamento appare vantaggioso disorienta le abitudini e le consuetudini o quando una parte politica vuole creare un'atmosfera di insoddisfazione e incertezza e approfittarne per apparire come quella che potrebbe risolverla.
Dal mio punto di vista qui siamo nel secondo caso. Oltre a motivi evidenti (sono state organizzate manifestazioni pubbliche con partecipazione di esponenti di forze politiche di opposizione all'attuale governo), proprio il fatto che si tratta di provvedimenti blandi, ovvi e per niente difficili da applicare, mi fa pensare che ci sia qualcuno che prema, faccia pressione affinché tutto venga visto come drammatico, come "attentato alla libertà", come qualcosa di incredibilmente grave quando evidentemente non lo è.

Si potrebbe dire che se la politica ha i suoi interessi a creare dissenso quale sarebbe l'interesse di tanta gente a seguirlo e promuoverlo?

Si tratta quasi sempre di un dissenso "pilotato". Molte persone hanno come fonti di informazioni proprio quelle più estremiste o che diffondono fake news. Non dimentichiamo che ci sono stati presunti ricercatori che avrebbero trovato "vermi e Viagra" nei vaccini e tanti ci hanno creduto, ci sono stati altri che hanno chiesto soldi per comprare un "potente microscopio" per analizzare i vaccini e le persone glieli hanno mandati raccogliendo centinaia di migliaia (!) di euro. Così, perché credono nell'uomo che salverà l'umanità contro i cattivi e potenti che invece vogliono distruggere l'umanità. E ovviamente quest'uomo che salva l'umanità, che è sempre bello e buono, fa tutto per la popolazione, per il cittadino, lotta accanto a lui contro i potenti.
I potenti, il nemico, può cambiare. A volte è uno (un medico, un politico, un virologo, un personaggio pubblico) altre volte è vago (un partito politico, il governo, un ministro e così via), l'importante è che ci sia.
Così orde di cittadini infuriati e ben cotti dal salvatore dell'umanità urlano, insultano, si arrabbiano. Mandano mail a destra e sinistra, diffondono appelli alla rivoluzione, alla ribellione e attaccano in tutti i modi il nemico del momento, quello indicato da chi li pilota.

Tutte azioni fondamentalmente inutili, solo movimenti caotici, però che fomentano la gente, che la aizzano. Ovviamente tutto questo non è "per il popolo" o "per la gente" ma per lui, il "salvatore dell'umanità", il guru, che è bene sia un po' aggressivo, se possibile volgare, arrabbiato, pesante perché così ha il suo "esercito" i suoi "voti", la sua base di sostegno, le manifestazioni, le mail, le urla sono per lui, per fare vedere che è potente, che ha un seguito, che conviene tenerselo stretto: politica. Un copione visto e rivisto.
Così partono i ricorsi contro il Green pass, le denunce contro il ministro o lo scienziato, le querele contro il sindaco o l'assessore, con la giustizia che deve correre dietro a ricorsi ridicoli, denunce chiaramente pretenziose, querele che hanno solo lo scopo di fare "notizia". Un caos tremendo che non andrà mai a vantaggio del cittadino ma di quei pochi furbastri che da questo caos vorrebbero trarre vantaggio.

E la magistratura davanti a queste cose che fa? Mette voce eliminando discussioni e polemiche?


Macché. A volte sono le regole della giustizia a non fare chiarezza (scienza e giustizia camminano su binari paralleli che non si toccano mai e hanno regole e ragionamenti spesso completamente diversi). Certi "percorsi" della giustizia possono essere incomprensibili se visti con gli occhi della scienza (e lo abbiamo visto in passato con altri argomenti). Così dobbiamo assistere alla sentenza che conferma il licenziamento dei dipendenti della sanità che non si vaccinano e alla decisione opposta che dice che non si può fare perché non c'è personale a sufficienza. Insomma il caso continua.

Qualcuno potrebbe pensare che queste contraddizioni e queste proteste assurde per un provvedimento oserei dire ovvio, siano frutto dell'epoca moderna. Di internet e dei social, dei novax e dell'ignoranza diffusa. Che "una volta non era così" e che "quando hanno messo l'obbligo delle cinture nessun protestava".
Beh, sarete sorpresi di apprendere che queste cose succedevano eccome, sia nei tempi passati, sia quando non c'era internet e i social e sia per provvedimenti "ovvi" e oggi considerati normali, come l'obbligo delle cinture di sicurezza.

Nel 2006 in Italia fu emanata la legge che obbligava all'uso delle cinture di sicurezza in automobile. Oggi lo consideriamo un atto dovuto, ovvio, normale. Oltretutto lo vediamo come un mezzo di protezione, un vantaggio, un modo per limitare i danni e gli incidenti e persino la morte. Certo, l'uso delle cinture può, in alcuni casi, creare dei danni (nessuna azione umana è priva di rischi potenziali) ben documentati eppure il beneficio è certamente superiore al rischio.

Eppure negli anni seguenti l'obbligo ci fu chi protestò, chi parlò di attentato alla libertà personale ("perché obbligarmi a qualcosa che non voglio usare?"), chi si rivolse addirittura alla giustizia e, incredibile, fu chiesto persino il parere della corte costituzionale per sapere se l'obbligo della cintura andasse contro la costituzione. La magistratura quindi non trovò incredibile dover discutere di una cosa simile, non chiamò "folli" coloro che la discussero, anzi, queste rimostranze furono portate all'eccesso, al limite ("attentato alla libertà personale" o "violazione dei diritti dell'uomo").

Assurdo?

Sì se la vediamo con occhio neutro e valutando rischi e benefici. No se pensiamo che ci sono persone che ne fanno una questione di principio, c'è chi deve a tutti i costi creare polemiche, chi deve per forza discutere e, badate bene, la cintura ha il solo scopo di proteggere chi la usa, non gli altri, il vaccino invece protegge chi lo fa e chi gli sta vicino, quindi discutere un eventuale obbligo sarebbe ancora più strano ma succede. Succede (anche per il divieto di fumo nei locali chiusi).

Succede perché qualsiasi novità, qualsiasi cosa ci faccia cambiare le nostre abitudini o sembri limitare la nostra libertà è difficile da accettare. O almeno è difficile per alcuni (ci sono persone che accettano di buon cuore norme e leggi solo per il fatto che esistano, è anche questione di carattere). 

Il punto centrale di questo argomento quindi non è se è giusto o meno chiedere un certificato per entrare al ristorante (se c'è un motivo serio e in questo caso c'è è ovviamente giusto, oserei dire che chi non lo capisce è in malafede) ma fino a che punto valga la pena discutere, perdere tempo, fare manifestazioni o disturbare la giustizia per questioni del genere.
Io dico che ne vale la pena.
Ciò che è ovvio o sembra ovvio potrebbe non esserlo. Lo stato non prende sempre decisioni giuste (anche questo termine, "giusto" richiederebbe discussioni infinite), si possono discutere, criticare, il cittadino ha il dovere e il diritto di farlo. Inoltre quello che può essere normale oggi potrebbe non esserlo domani o non sempre o non per tutti. Un cittadino ha il diritto di essere libero. La discussione è complicata: è libero un cittadino di non vaccinarsi ma è libero un altro di volere attorno a lui persone sane, protette, sicure. Altrimenti un pazzo o un incosciente potrebbe sparare a chi incontra solo per antipatia, nonostante sembri una contraddizione la libertà ha dei limiti precisi, appartiene alla comunità ma anche ai singoli.

Ma in questo caso abbiamo visto violenza, aggressioni, ciarlatani che spargono disinformazione, false notizie, allarmi. Questo è giusto? È libertà?
È giusto "formare" una fascia della popolazione al sospetto, al dubbio? È corretto che ci siano medici che inventano false cure, che spaccino sciocchezze per "cure del Covid"? Siamo più liberi se un medico incosciente dice che nei vaccini c'è il Viagra o è uno strumento di Satana?
Questo no.
Ed è su questo che dovrebbero agire le istituzioni e la legge.
Non nei diritti dei cittadini, intoccabili, inviolabili ma nei doveri di chi ne ha. Nelle responsabilità personali.

Se un cittadino vuole discutere con me l'utilità del vaccino ne ha diritto.
Io però ho il dovere di informarlo correttamente.

Se non lo faccio sto danneggiando lui, la comunità e la mia professione.

Per questo credo che non sia utile una discussione sui diritti quanto una sui doveri mentre sembra che faccia notizia un cittadino che manifesta più che un medico che dice che i vaccini siano antenne 5G.

Alla prossima.

venerdì 4 giugno 2021

Mi piace piacere: come gli scienziati hanno (s)Piegato la scienza.

Io non ero sulla Luna quel giorno quando l’uomo vi sbarcò e non posso essere certo che tutto ciò avvenne davvero, mi sembra plausibile e non ho prove per affermare il contrario, ho anzi tanti dati che mi fanno pensare sia tutto vero, mi fido pure degli scienziati che lo confermano. Per me quindi siamo sbarcati sulla Luna e se mi chiedono racconto pure cosa è successo.

Io non ero a Wuhan quando ci fu il primo caso di COVID, non posso essere certo che Sars-Cov-2 sia un virus naturale, mi sembra plausibile per ora e non ho prove per affermare il contrario, anzi, ho dati che me lo confermano. Questo so e questo dico. Perché dovrei appoggiare o diffondere ipotesi campate in aria? Le fake news, la geopolitica, si basano proprio su questo: leggende diffuse fino a diventare realtà.

E questo credo sia giusto dire a chi mi chiede un parere. Se mi rendo conto che puoi pure metterti 50 mascherine e 20 strati di stoffa davanti alla bocca ma il virus può contagiarti anche attraverso le mucose degli occhi o se lo passo dalle mani alla bocca o se non uso bene (chi lo fa?) le protezioni, faccio presente che bisogna fare attenzione nel pensare che la mascherina risolva tutti i problemi. Può dare un senso di falsa sicurezza (e sono convintissimo che ciò accada a tutti noi, me compreso). Bisogna usarla.

Sicuramente limita la diffusione del virus nei posti chiusi, affollati, quando bisogna stare vicini (limita la diffusione di goccioline di saliva) ma se sei all’aperto, distante dagli altri, da solo, la mascherina non ha tanta utilità (magari tenerla a portata di mano, certo). Non serve. In molte occasioni la mascherina è un semplice gesto di rispetto ed educazione più che di reale prevenzione. Certo che la mascherina non fa male, non uccide, non soffoca. Queste sono paranoie e quindi tra metterla o no è meglio metterla. Una sicurezza in più, passare giornate a discutere se sia meglio la stoffa, la carta da parati o la plastica è parzialmente una perdita di tempo, non stiamo discutendo di chi lavora in rianimazione o in un ospedale Covid ma di vita quotidiana.

Credo che quando si parla al pubblico di scienza o medicina (argomenti delicati), soprattutto in un momento come questo e sapendo che il pubblico è assetato di notizie e nello stesso tempo travolto da troppe informazioni, bisogna essere cauti nelle parole, nelle ipotesi e nelle espressioni. Puoi scatenare paura o panico. Puoi dare un messaggio sbagliato, rischi anche di mettere in cattiva luce le opinioni (anche correttissime ma magari complicate o fraintendibili) di un collega o di uno scienziato. Si possono diffondere anche, inconsapevolmente, bufale e false notizie. Le parole hanno un peso e chi le dice se ne assume la responsabilità.

Pericoloso.

Tranne se si è alla ricerca di attenzione, di riflettori o notorietà. Se domani volessi finire su tutti i giornali basterebbe pochissimo.

Potrei dire, per esempio (sono un ginecologo) che si starebbe sperimentando con successo il trapianto di feto. Le coppie che non possono avere figli risolverebbero così ogni loro problema. Si fa crescere un embrione in provetta fino alla ventesima settimana e poi si impianta in un utero solo per portarlo fino alla nascita. Come? Con la manovra di Gent-Wolkenstein. Comodo, rapido e semplice.

Ma non è vero. È una bufala.

Non solo non c’è nessun esperimento di questo tipo e la "manovra di Gent-Wolkenstein" non esiste ma non è nemmeno una possibilità attualmente ipotizzabile. Però riceverei subito tante telefonate. Giornalisti curiosi, agenzie di stampa, qualche TG e infiniti siti internet. Il mio nome rimbalzerebbe dovunque. Poi qualcuno smentirebbe la notizia, un giornalista intervisterebbe un esperto di ostetricia che direbbe che si tratta di una sciocchezza e qualcuno mi darebbe del ciarlatano (giustamente). Intanto il mondo ha parlato di me e tante coppie speranzose appoggerebbero le mie ricerche, le mie teorie e ciò che dico, se questo fosse stato il mio obiettivo sarebbe stato centrato in pieno.

Ho cercato di parlare poco di questa pandemia, ho cercato di limitarmi a qualche spiegazione (cos’è un virus, come sono fatti i vaccini, a cosa serve il lockdown e così via) per non aumentare la confusione, il disorientamento delle persone, non sempre ci sono riuscito e talvolta ho pure sbagliato. Però ho anche detto che non ci sono certezze su una cosa che conosciamo troppo poco e da pochissimo tempo, che fare previsioni è sbagliatissimo.

Ho cercato di limitarmi ai dati certi, oggettivi, quelli che abbiano anche se pochi e confusi ma almeno controllabili e verificabili (come fanno i vecchi ginecologi di provincia). È giusto, ok, però la gente vuole scoop, opinioni, non “forse ne usciremo tra sei anni” ma “in estate torneremo in spiaggia”, tanto se sbagli chi vuoi che si ricordi ma almeno per quei pochi giorni sei diventato il beniamino degli speranzosi, degli ansiosi e dei frettolosi.

Non “guardate che stare chiusi in una classe è ovviamente rischioso, così non limitiamo più i contagi” ma “i dati ci dicono che i bambini non hanno gravi conseguenze dalla malattia, quindi possiamo farli andare a scuola”.  La gente vuole certezze, meglio se ottimistiche, positive. Ed è per avere inseguito questa sete che la comunicazione della scienza e della medicina in questi lunghi mesi è stata disastrosa. Letteralmente imbarazzante.

Chi dice che è tutto finito è un ottimista, bravo, meno male che qualcuno c’è. Chi mette in guardia, chi invita alla prudenza è un menagramo, uno jettatore. Abbattiamolo. Se vuoi fare il brillante devi dire qualcosa che vada contro l’opinione diffusa, comportati da ribelle, da anticonformista, sarà un successo. YouGonnaBeAStar.

Qualcuno dice che forse queste figure di scienziati che si arrabbiano, urlano, dicono parolacce in diretta e bisticciano servono a farli diventare "umani", distanti dalla figura dello scienziato triste e curvo sul microscopio, beh, no. Non credo sia questa la figura adatta per diffondere la scienza e la cultura. Se urlo voglio sopraffare, non difendere la mia opinione (che uno scienziato difende a "colpi di studi"). Se dico che il collega che ho di fronte è un cretino non sto dibattendo, sono un incivile e questo non è il modo più adatto per fare conoscere la scienza. Per creare il personaggio però sì, è perfetto.

Allora chi me lo fa fare? Meglio annunciare lo scoop. Il trapianto di bambino è ormai una realtà. Lo stanno facendo in Israele e forse anche in Sudafrica. Così il mio nome rimbalzerà dovunque, forse anche in qualche notiziario straniero e poi ci sono centinaia di siti e micro siti che le notizie delle agenzie neanche le leggono, copia e incolla. Che m’importa. 

Il virus creato in laboratorio? Non sembra. Ma siamo sicuri? E come si fa a essere sicuri. Forse? Forse sì, forse no (che informazione importante nel momento in cui non lo sappiamo, vero?), forse è sfuggito, forse è stato Bill Gates, in teoria potrebbero essere stati anche gli alieni. Forse, chi lo sa. In realtà non abbiamo nessuna prova o evidenza che questo virus sia stato creato o modificato in un laboratorio o che, presente in natura e in fase di studio, sia sfuggito al controllo e si sia diffuso nel mondo. Gli studi dicono che non c’è traccia di manipolazione umana, sembra  un virus naturale, comparso perché così fanno i virus: mutano, cambiano, saltano da una specie all’altra, così sembra e non abbiamo prove opposte. Cosa ci serve quindi discutere (non nei congressi, parlo di internet), senza avere una sola prova, di una “fuga” o “manipolazione”? Ipotesi, disquisizioni: talk show. Però le persone (non competenti) leggono, trovano appoggio per le loro supposizioni, l'idea dell'imbroglio, del complotto, l'ipotesi si fa certezza e, certo, lo sapevamo tutti, in fondo. No?

Ottimo risultato, non c'è che dire.
La pandemia scomparirà tra un anno? No, due. Tre! Mai!! Meglio la mascherina di carta, no meglio di stoffa. FFP2, FFP3, P2, A4!! Fisiopata!!

A caso, tanto per parlarne. E mi riferisco soprattutto agli scienziati "da salotto TV", sul web, cercando con difficoltà, qualcuno prova a informare correttamente. Quante volte avete visto uno scienziato smentire nei media le sciocchezze sulle mascherine assassine? E sui pericoli del vaccino anti-Covid? Avete capito bene, grazie all'informazione dei media, cosa fa un tampone? E come si cura la malattia? Quante volte lo hanno spiegato? Io ho visto ben altro. Polemiche, sciocchezze, banalità, parole a caso. E il mio nome gira, divento un opinionista, uno che conta perché tutti chiedono la mia opinione. E tutti si accapigliano per smentirla, significa che la mia opinione conta, altrimenti chi vuoi che l’avrebbe letta?

Però per smentire un’opinione su un virus devi essere virologo, meglio, epidemiologo, anzi, meglio immunologo, forse meglio infettivologo. L’altro giorno ascoltavo la radio tornando dal lavoro. Intervistavano per l’ennesima volta uno dei tanti esperti di virus più gettonati. Solite domande, richieste di previsione: “cosa ne pensa di...”, “ci parli di...”.

L’esperto ormai parlava automaticamente in una decina di minuti di intervista ha riversato decine di parole, frasi e discorsi ma non ha aggiunto nulla a ciò che già si sa. Parlando, non ha detto niente. Nulla. Concetti banali, simili a quelli che avrebbe potuto dire un pescatore romagnolo parlando, con il collega pescatore a fianco, di virus per perdere tempo in attesa del pesce all’amo.

Come quando mi hanno chiesto di commentare la bufala del vaccino che rende magnetici. Avrei dovuto smentire una cosa del genere, che i vaccini non fanno attaccare calamite sulle braccia, spiegare che la frase “inversione parametrica dei cromosomi” (la presunta spiegazione data da una pseudoscienziata al fenomeno paranormale) non significasse  nulla. Ecco, non vorrei che qualche scienziato, qualche esperto, abbia confuso la divulgazione o la spiegazione della scienza con lo spettacolo. Non si deve spiegare per forza. Non è obbligatorio elencare tutti i virus presenti sul pianeta. Non si fanno previsioni come se parlassimo della nebbia in Val Padana, occhio, attenzione, sono malattie, sofferenza, paura. Ci sono stati morti e dolore. C'è chi insulta e chi deride, chi attacca e chi denigra, è una lotta a chi ce l'ha più lungo (il virus).

Quello che facciamo dovrebbe servire alle persone per capire meglio, non per fare vedere come siamo bravi noi (e quanto sono scarsi gli altri...). Se la pandemia durerà sei anni o cinque anni e tre mesi non cambia nulla. Se un vaccino fosse efficace nel 92% dei casi ed è meglio di quello efficace nel 91,2% è un particolare insignificante.

A cosa serve tutto questo, che informazione può dare? A cosa è utile? A fare spettacolo. A creare un personaggio che poi userà la popolarità per altri motivi o solo perché così è contento. Non serve alle persone, al pubblico, a chi ascolta. I programmi televisivi riempiono la serata, qualche ascolto, qualche polemica che ne porterà altre e lo show è servito. Creare un personaggio, non diffondere i pareri della scienza. A questo è servita l'informazione in Italia.

Sono appassionato di rock, la barba la porto incolta. Ricordo quando quel giorno andai in solitaria nel deserto del Sinai. Eravamo io, Mickey Rourke e Charlize Theron. Saluto l’amico Barak Obama per avermi onorato delle sue parole. Vorrei aggiungere che è meglio vaccinarsi nella stagione fredda perché il vaccino si conserva meglio e la protezione dura di più. Secondo me.

Buio in sala. Bibite, gelati, popcorn! Bomboloni.

Alla prossima.

lunedì 3 maggio 2021

MedBunkerz, il conflitto di interessi.

Non sono rapper ma... 
Quanta polemica in questi giorni per ciò che ha coinvolto il rapper italiano Fedez" e alcuni dirigenti della RAI, la televisione pubblica del nostro paese.
In parole povere Fedez aveva intenzione di criticare durante un concerto (manifestazione annuale molto nota) alcuni personaggi (politici) e sostenere l'approvazione di una legge che punisse i reati di discriminazione, in particolare quelli contro gli omosessuali e i disabili.
Qualcuno, prima del concerto, avrebbe letto il testo che il cantante aveva preparato, forte, di critica e lo ha invitato a evitare. "Certe cose non sono opportune", "bisogna adeguarsi al sistema". Insomma, certe cose non si dicono, non si devono dire. Che poi non è una novità, negli anni passati la televisione pubblica controllava persino come erano vestite le ballerine o che movimenti facessero i cantanti. Nei festival musicali non si dovevano usare testi discutibili, "ambigui" o contenenti parole considerate pesanti.
Altri tempi? Ma no, la censura è sempre esistita. Una volta era palese, ufficiale, oggi è più "soft". Certe cose non è proibito dirle ma è meglio evitare. Questo perché si rischierebbe (secondo i casi) di scontentare un personaggio (o una partito) politico, la chiesa, i credenti, i cittadini di un particolare paese. Insomma, meglio evitare perché poi sarebbero polemiche. Ok, può essere. Alcune cose a volte possono essere inopportune. Ci sono però eventi più gravi. Quando si limita la libertà di espressione (non è avvenuto nel caso di Fedez perché il rapper ha poi detto quello che voleva ma il tentativo di impedirlo c'è stato) perché sconveniente per motivi economici o politici. Per non scontentare il governo o il leader del paese. Insomma, anche ciò che non è censura ma "consiglio" (il famoso e attuale "politically correct" o "politicamente corretto), evita di dire una cosa perché non faresti piacere a chi deve essere riempito (per il suo potere o importanza) di complimenti, piaceri e riverenza.
Questo è un po' più grave. Cioè non è che non dici una cosa perché forse volgare o chiaramente offensivo per una persona o un gruppo di persone ma non lo fai perché offenderesti chi non vuoi offendere per interesse personale. Perché ti paga lo stipendio, perché ti ha messo dove sei, perché tuo amico o tua parte politica. Questo sì che è più grave.
Ci sarebbero però tante considerazioni da fare (dal diritto di critica a quello di satira, dai limiti degli stessi) che però esulano dagli argomenti di questo sito e quindi non tratterò. Torniamo sui binari quindi.
Esiste il "consiglio da amico" quando parli in pubblico? Nei giornali, in televisione, è vero che c'è chi ti può dire "evita questo" o "meglio non parlare di quest'altro"? 
Certo che c'è.
Chi si stupisce o fa l'ingenuo o lo è anche troppo.
C'è, da sempre e anche oggi.
È successo pure a me.

MedBunkerz

Anche a me in passato qualcuno disse in TV (RAI!) "non parliamo di omeopatia" e "non parliamo dell'inutilità degli integratori". Nel primo caso perché la conduttrice era una fervente seguace dell'omeopatia e, testualmente, "poi me la distrugge e io cosa prendo per l'ansia?", la seconda perché, a detta di un autore della trasmissione, era "meglio non toccare argomenti delicati".

Chissà quali erano le delicatezze di questi argomenti se non i produttori che pagano pubblicità e condizionano ciò che va in onda. Troppo inesperto del mezzo per fregarmene, la prima volta fui preso alla sprovvista ma la seconda ero un po' più navigato e dissi ciò che volevo.
Che era pure una sciocchezza "non serve prendere vitamine e integratori se si sta bene e ci si alimenta correttamente". Una cosa ovvia.

Alla fine erano tutti sconvolti, come se avessi rivelato chissà cosa. Due tecnici mi guardavano allibiti e uno disse "ci è andato giù pesante eh?". Io invece pensavo di esserci andato leggero. Avevo detto una banalità, una cosa evidente, eppure era meglio non dirla. Perché? Perché rischi di scontentare qualcuno, di non fare un favore, di fare un dispetto a chi ti permette di vivere. Questa cosa ha tanti nomi, uno di questi è "conflitto di interesse".

Il "conflitto di interessi" si realizza quando tu hai interesse in una cosa (per esempio in medicina produci un farmaco o nell'industria vendi un oggetto o in politica sei nel governo e così via) e nello stesso tempo devi decidere qualcosa per la collettività. Se quello che decidi per gli altri conviene anche a te sei in conflitto di interessi. Se io producessi vitamina C e fossi ministro della sanità dicessi "dovete consumare tutti vitamina C che fa bene!" potrei pure essere sincero ma starei facendo anche il MIO interesse (quella vitamina la vendo). Questo in medicina ma, come detto, succede in ogni campo. Se fossi assessore ai lavori pubblici e affidassi un appalto per la costruzione di un ponte alla ditta di proprietà di mio fratello, sarebbe corretto? E se dopo regolare concorso, normale procedura, la ditta vincente fosse proprio quella di mio fratello? Sarebbe da proibire? L'argomento ha tante sfaccettature e pure interesse giuridico. Una delle sue definizioni è "la situazione in cui un interesse secondario (finanziario o non finanziario) di una persona tende a interferire con l’interesse primario dell’azienda, verso cui la prima ha precisi doveri e responsabilità". E "l'azienda" può essere sanitaria, commerciale, anche il paese, la nazione è, alla fine, un'azienda.

Se chi mi paga lo stipendio è un industriale che produce vino e io da medico dicessi "il vino fa bene alla salute, bevetene a volontà" non è detto in automatico che io dica bugie ma, certo, la mia affermazione ha un peso ben preciso. Io avrei interesse diretto che la gente beva vino.
Il mio consiglio è quindi sincero o è dettato solo dalla volontà di fare un favore al mio "padrino" e in ogni caso renderlo felice? E se domani mi assumessero in una ditta che ha come concorrente diretto quella di mio padre io cosa farei, l'interesse della mia azienda o di quella di mio padre (questo sarebbe un "conflitto di interesse potenziale", una delle sue tante forme).

Ecco il conflitto di interessi (chissà quante volte ne avete sentito parlare) spiegato terra terra.

C'è da dire (molti questo lo ignorano) che il conflitto di interessi non è un reato (anche se in alcune professioni, già dal contratto di lavoro, è proibito averne o almeno bisogna dichiararlo) ma è sicuramente un aspetto delicato. Ci fa leggere le cose da un punto di vista più corretto e preciso. Sappiamo quale peso dare alle parole di una persona che ci dice qualcosa. Come abbiamo visto, il conflitto di interessi è spesso problematico, inevitabile (se sono il più grande esperto al mondo di virus è praticamente certo che, prima o poi, io abbia avuto qualche collaborazione con chi produce farmaci antivirali). Se mi chiedessero che farmaci consiglio contro i virus, che faccio? Pur sapendo che il più efficace è quello di un'azienda con la quale ho avuto rapporti, evito di dirlo perché poi sarei accusato di conflitto di interessi? Ma così non farei un danno anche al cittadino che non saprebbe la verità?
Ecco, un argomento vasto, complicato, interessante. Ma come risolvere o almeno limitare questo problema?

Sono un medico. Se il rappresentante della ACME, famosa industria farmaceutica, un giorno mi regalasse un viaggio, il mese dopo un computer e a fine anno mi facesse gli auguri recapitandomi una collezione di monete d'oro antiche io non sarei per forza un delinquente o un imbroglione.
Ma se al momento di prescrivere i farmaci per le mie pazienti prescrivessi esclusivamente o soprattutto quelli della ACME farmaceutici, il dubbio che le mie prescrizioni siano condizionate dai regali dell'azienda sarebbe più che lecito.
Ed ecco il primo passo che un po' alleggerisce il problema.
I conflitti di interesse si dichiarano. Averli non è proibito (può capitare, può essere pure inevitabile) nasconderli evidenzia malafede o voglia di non scoprire le proprie carte.
Non per niente oggi tutti gli studi scientifici più importanti, alla fine, vedono gli autori dichiarare i loro eventuali conflitti di interesse.
Se faccio una ricerca su una sostanza che cura le malattie virali e concludo che funziona tantissimo è fondamentale sapere se io ho interessi diretti o indiretti con chi quella sostanza la produce.
Se ho ricevuto fondi da chi la produce potrei (consciamente o inconsciamente) essere condizionato nella conduzione della ricerca e nei risultati finali. Lo stesso se conosco personalmente i produttori o se ho lavorato in quell'azienda o se una volta la stessa azienda ha pagato tutte le spese per partecipare a un congresso. Mi starebbe simpatica, come si può immaginare. E quando qualcuno è simpatico è molto più facile accontentarlo e trattarlo bene che criticarlo e danneggiarlo, giusto?
Se io dichiaro queste cose, chi legge potrà farsi un'idea. Non che per forza i risultati dello studio siano sbagliati o manipolati, non per forza che io sia stato usato per pubblicizzare una sostanza ma che io, con chi produce la sostanza, sono amico. Fine. È la dichiarazione di conflitto di interessi (COI declaration, in inglese). Un punto di partenza per evitare discussioni, sospetti e dubbi. Perché poi se il conflitto non si dichiara e si scopre, è ovvio, naturale, che nascano tanti dubbi sulla buonafede di chi non ha dichiarato i suoi interessi nel prendere certe decisioni.
Qualche anno fa una ginecologa inventò uno strumento ostetrico (non la faccio lunga, la storia è tutta qui), lo pubblicizzò, fu sentita diverse volte al Senato, diventò tanto fervente nell'incoraggiare all'uso di questo strumento che i nostri politici fecero un disegno di legge per renderlo obbligatorio (!) in tutti gli ospedali. Una spesa enorme, un cambio di abitudini, tecnologia e pratica medica incredibile, per uno strumento inventato da una ginecologa ma che, dal punto di vista scientifico, non aveva praticamente nulla di utile o innovativo. Con un piccolo problema. La ginecologa, senza averlo dichiarato (nemmeno a domanda, mia, diretta) era la moglie di chi quello strumento lo aveva brevettato.
Come si può capire quindi il conflitto di interessi può essere un problema serio (ne ho parlato anche nei miei libri), può condizionare le scelte di un medico, di un ospedale e persino di una nazione e quindi, direttamente, la salute di tutti noi. Sembra una cosa secondaria ma non lo è.

Spero di essermi spiegato bene, Se si vuole ci sono anche testi che approfondiscono l'argomento (che è molto interessante e affascinante).

Anche se non sono un rapper, anche io quindi ho subito le mie piccole censure. Niente di paragonabile a quello successo a Fedez ma anche MedBunkerz può dire la sua. Ah, ecco, il conflitto di interessi non c'entra tanto con la questione Fedez ma in qualche modo mi sono "attaccato" alla cronaca di questi giorni per parlare di qualcosa che non tutti conoscono.

Proprio per non avere questi problemi o averne di insignificanti evito in tutti i modi i conflitti di interesse (i miei amici informatori scientifici lo sanno). Con gentilezza e cordialità pago tutto quello che devo pagare (corsi, congressi, riunioni, viaggi) quando questi coinvolgono case farmaceutiche o chi produce farmaci o beni per la salute. Così, per sicurezza.

Alla prossima.

lunedì 12 aprile 2021

Tre piccioni con un Tweet

[articolo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale]

È successa una cosa interessante. Su un social (Twitter).
Premetto che, nonostante frequenti da tempo il web e i social succedono sempre cose curiose che mi fanno riflettere sulle dinamiche, sulle relazioni, i rapporti su internet, le parole, le abitudini, le interazioni. Insomma, il web e i social offrono una miniera di spunti a volte incredibili. In questi giorni (forse siamo tutti un po' più nervosi?) ho anche provato, per l'ennesima volta, il peso del dover scrivere in pubblico ciò che si pensa, niente di drammatico, ho solo posto un dubbio sulla riapertura delle scuole in un momento così grave dal punto di vista sanitario e sono stato inondato da insulti, minacce, aggressività verbale infinita. Non che fosse la prima volta ma ogni volta mi stupisco sempre. Ma torniamo al discorso iniziale.

Tutto è iniziato qualche giorno fa, in pieno "allarme" vaccino Astra Zeneca. Dopo alcuni decessi seguiti a vaccinazioni le autorità sanitarie di vari paesi (tra i quali l'Italia) hanno sequestrato dei lotti di vaccino o hanno addirittura sospeso la sua somministrazione, per poi decidere dei limiti di età. Una notizia apparentemente normale (in passato è già successo, anche in Italia e poi la farmacovigilanza ha proprio questo compito, verificare sul nascere qualsiasi allarme o sospetto su farmaci in uso) ma che, ovviamente, ha scatenato polemiche, paure e discussioni.
Una delle cose che più mi ha colpito è che se si va a studiare il dato così com'è non dovrebbe essere allarmante. I casi di morte (per trombosi) dopo la vaccinazione ricalcano quelli che accadono normalmente nella popolazione generale, senza la vaccinazione. Con le ultime valutazioni si è notato che c'è un lieve aumento (pur restando eventi estremamente rari, molto più rari di quanto accada nella popolazione generale già senza vaccinazione) in donne giovani che hanno fatto il vaccino e quindi, per precauzione (forse eccessiva?) si è deciso in molte nazioni di porre dei limiti (escludendo preferibilmente per esempio proprio le giovani donne da questo tipo di vaccino) non posti prima.
Nessun dramma. Se si conoscesse la statistica o il concetto matematico di rischio, un dato del genere su questo vaccino non solo non genererebbe allarme ma sarebbe totalmente insignificante (per la popolazione, non certo per le autorità regolatorie che devono indagare su qualsiasi evento sospetto).

Si potrebbe chiudere tutto qui.
Ma le persone vogliono chiarezza, giustamente e non è nemmeno facile darla, soprattutto perché viviamo un periodo di grande emotività.
Allora ho provato a spiegarlo schematicamente, con dei dati chiari, semplici e senza tanti fronzoli. Sarà il metodo giusto?
Così ho cercato di far riflettere, giocando con un "trucco", ho scritto che tra i miei pazienti, tutti quelli colpiti da Covid sono donne. Beh, non è una bugia ma è un "gioco" che ha anche un lato statistico. Un trucco come questo può essere usato in malafede nella ricerca scientifica per avere un risultato fraudolento, può essere un errore, conoscere queste "scorciatoie", può servire per saper leggere uno studio e addirittura per capirne le eventuali irregolarità, insomma, ho cercato di far sorgere una riflessione: essendo ginecologo era ovvio che tutti i miei pazienti con Covid fossero donne.

Ma niente, molti non afferravano e soprattutto mi hanno fatto sorgere una riflessione. 
Su internet ci sono medici come me (e ormai ce ne sono tantissimi) che fanno divulgazione scientifica. Ci sono anche biologi, chimici, giornalisti, una marea di nutrizionisti che parlano bene di alimentazione. Insomma, esistono tante figure che si mettono a disposizione (gratis) degli altri. Molto bello.
Mancano però (non è così, l'ho scoperto dopo) gli statistici.
Uno statistico che faccia divulgazione. Spieghi le correlazioni, gli eventi, i grafici, i bias, la significatività, i confronti, il rischio, insomma, tutti quei concetti che poi aiutano a capire meglio le malattie, la medicina, le terapie, la ricerca. Un buon modo per capire concetti come "rischio", le probabilità, le possibilità di un effetto collaterale, il bilancio rischi benefici, tutti concetti che in medicina sono non solo fondamentali ma, oggi, importantissimi.
Uno statistico sarebbe forse la figura migliore per spiegarli. Ce ne sarebbe davvero bisogno. Io ho provato a fare un esempio statistico.
 

Ho iniziato facendo un gioco "il 100% dei miei pazienti con Covid sono donne: il Covid colpisce soprattutto le donne. O no?". Si capisce?
Ecco, sapendo che sono ginecologo, volevo mostrare un tipico errore statistico o di contesto. Se sai che sono ginecologo è ovvio, che qualsiasi mia paziente, con Covid o senza, sia una donna. E poi la mia richiesta agli statistici di intervenire.
Ci credereste?
Alcuni hanno colto ma altri hanno iniziato a dire che non è vero che la maggioranza dei malati di Covid siano donne, che le donne sono più protette dalla malattia e così via. Appariva sempre più evidente che pochi avevano colto il senso del post o perché non lo avevano capito o perché non sanno che sono un ginecologo. Eppure è anche scritto nell'intestazione della mia pagina, nella biografia.

Ma non è questo il punto quanto quello che questo tweet, banalotto, può significare. Perché bisogna estrarre il buono da ogni cosa, vedere cosa possiamo imparare da ogni avvenimento. E qui abbiamo preso tre piccioni con un Tweet.

1) La statistica è una cosa complicata perché matematica. Il risultato finale dipenderà da quello che consideri. Può stupirci perché i dati oggettivi contraddicono le nostre credenze o può confermarne altre. Però dipende da cosa analizziamo e come, dai numeri, dai gruppi, da come facciamo i calcoli e da tante altre cose. Lo statistico dovrebbe evitare più possibile gli errori per arrivare a un risultato più possibile oggettivo. Altrimenti può ottenere qualsiasi risultato, anche completamente sbagliato.

Con una frase ricorrente nell'ambiente informatico ma adottata da quello della ricerca si dice "garbage in, garbage out" (spazzatura entra, spazzatura esce). Se metti dei dati non corretti avrai dei risultati non corretti, inattendibili. Se io analizzo solo la mia realtà, piccola, poco significativa (per esempio i miei dati medici personali, i dati dei miei pazienti, gli effetti di una terapia che prescrivo a 100 persone) molto probabilmente avrò un'impressione finale, un giudizio sbagliato. Non per forza ma probabilmente avrei un'alta possibilità di sbagliare. Se leggo le notizie dei giornali che dicono che sono morte 10 persone dopo un vaccino, prima devo sapere se le 10 persone erano parte di un gruppo di 100 o di 10.000.000 di vaccinati. È una cosa diversa che porta a considerazioni diverse.

2) Non limitarsi al titolo ma approfondire. Molte persone non hanno capito il senso del mio tweet. Se io, medico (mettiamo di medicina generale) avessi detto che il 100% dei miei pazienti con Covid fosse di sesso femminile si tratterebbe, in effetti (e se vero) di un dato curioso, interessante, anche preoccupante. Possibile che la malattia colpisca soprattutto le donne? Ecco, farei arrivare ai lettori un messaggio totalmente sbagliato e che non ha nulla a che vedere con la realtà. Un falso.
Ma approfondendo, sapendo che sono un ginecologo, il dato assume tutto un altro significato. Diventa ovvio, normale, scontato. Essendo un ginecologo, di che sesso dovrebbero essere le mie pazienti con Covid? Ma femminile, certo. Ecco. Il contesto è fondamentale, non solo la correttezza dei dati. Potrei quindi dare una notizia corretta ma se non si conosce il contesto, l'ambito che la ospita, potrei farvi credere quello che voglio.

3) Manipolando i dati posso concludere ciò che preferisco. Diceva Darell Huff: "Tortura abbastanza a lungo i dati ed essi confesseranno qualunque cosa".
Non pensiate sia una cosa rara o inusuale. Molte ricerche, volontariamente o solo per un normale "innamoramento" nei confronti di un'idea, un'ipotesi, usano i numeri a vanvera facendoli poi diventare la pezza d'appoggio per quello che si vuole. Se ho interesse a giungere a una conclusione (che un farmaco funziona, che non funziona, che sia sicuro, che sia economico e così via) posso usare i numeri come voglio per avere i risultati che voglio.
È qui che entra in gioco la "pubblicazione". Mettendo in pubblico i miei calcoli, le statistiche, i dati (i dati grezzi, ovvero quelli "puri", che nessuno ha manipolato per i calcoli) posso vedere se quel risultato, quella conclusione è vera, attendibile e credibile. Per questo chi ha una teoria la pubblica, per permettere a tutti di controllarne le caratteristiche. Per questo se dico che i miei pazienti con Covid sono tutte donne, prima di concludere che il Covid colpisce prevalentemente le donne devo annunciare la mia specializzazione. Altrimenti avrei compiuto una manipolazione dei dati nascondendo ai lettori un particolare fondamentale. Un trucco nemmeno così raro nella ricerca scientifica.

Insomma da un episodio banale e semplice ne ho approfittato per spiegare alcune cose.
Ho fatto bene? Non lo so. Come ha detto una commentatrice su Twitter:


Torno alle mie visite, và.
😅
Alla prossima!

venerdì 12 marzo 2021

Walk of life

Ogni giorno in Italia muoiono più o meno 1.700 persone.

Ogni giorno in Italia muore 1 persona su 34.000.

Ogni giorno in Italia sono vaccinate circa 170.000 persone.

Questo significa che almeno 3-4 persone muoiano dopo essersi vaccinate, non per colpa del vaccino ma dopo il vaccino, perché così succede.

Una morirà dopo aver mangiato una mela, una mentre dorme, una dopo la doccia e una dopo una vaccinazione. Forse anche una dopo aver fatto l’amore.

Si chiama vita.

E se ci terrorizza l’idea è solo perché siamo scimmie intelligenti.

Usiamola quindi questa intelligenza.

giovedì 4 marzo 2021

Riflessologia. Massaggio, non cura.

Quanti di voi hanno sentito parlare della riflessologia?

Si tratta di una pratica che prende spunto dall'idea che nelle piante dei piedi (qualche versione considera anche il palmo della mano o addirittura tutto il corpo) vi sarebbero collegamenti (secondo le varie teorie questi collegamenti sarebbero legati al sistema nervoso, a quello sanguigno o anche a quello linfatico) tra i vari punti del piede e l'intero nostro organismo. Cochrane la definisce come: "una lieve manipolazione o pressione su certe parti del piede per produrre un effetto in altre parti del corpo".

Certo che se si gioca con le parole è possibile far credere ciò che si vuole (ed è questa una tipica caratteristica delle pseudoscienze): certamente una manipolazione dei piedi produrrà un effetto anche a distanza, persino a livello fisiologico e ormonale. Perché è un "gesto", un "atto" vero e proprio. Tutto ciò che facciamo sul corpo produce un effetto, anche una martellata o uno schiaffo. Ma non nel senso che sostengono i riflessologi, ovvero che certi punti precisi del piede, manipolati in un certo modo, producano un preciso effetto in un preciso organo.
Secondo la mappa della riflessologia, quindi, l'area sotto l'alluce sarebbe collegata alla gola, quella vicina al tallone al sistema nervoso e così via, fino alla parte interna del piede, collegata alla colonna vertebrale perché il suo profilo ricorderebbe proprio il profilo della colonna). Premendo i vari punti (si usa quasi sempre il pollice) abbastanza energicamente, con una sorta di pressione controllata, si stimolerebbero questi punti e quindi si condizionerebbe il funzionamento degli organi corrispondenti.

Varie sedute e il problema di salute migliorerebbe.
Anche qui. Se si sa "vendere" bene un prodotto è possibile spacciarlo per miracoloso. Il punto è capire se questa pratica sia medicina o placebo, realtà o imbroglio. Uno studio sul dolore del travaglio di parto, per esempio, ci dice che le donne sottoposte a sedute di riflessologia sembra sentano meno i dolori del travaglio. Lo studio sottolinea che le conclusioni sono comunque deboli. Incredibile? Dipende.
Se qualcuno trova incredibile che massaggiare i piedi crei un rilassamento o aiuti a sopportare il dolore, certo. Ma da qui a definirla "pratica scientifica" ce ne vuole.

Ci sono tante versioni di queste mappe e ne esistono anche delle mani e delle braccia (ne esistono anche del corpo intero, diviso di 10 aree) ma generalmente si somigliano. La riflessologia plantare praticata nei paesi orientali fa più riferimento alle teorie della medicina tradizionale cinese, come i flussi energetici, i meridiani, mentre quella praticata in occidente usa "travestirsi" di concetti più tecnici, citando le connessioni nervose, il sistema linfatico e alcune teorie delle neuroscienze. Se cerchiamo in rete qualche definizione del presunto meccanismo di funzionamento della riflessologia sono citate le solite teorie che non hanno nessuna base scientifica, tipica delle pseudoscienze e con il risultato di avere un suono "medico" quando in realtà di medico c'è ben poco, per esempio:
La riflessologia plantare è una tecnica che si serve di un tipo particolare di massaggio fatto principalmente con i pollici della mano utilizzati sapientemente per andare a stimolare dei punti specifici. Tutto è finalizzato a riequilibrare l’energia all’interno del nostro corpo, inviando importanti input a organi e apparati e promuovendo così l’autoguarigione.
Riequilibrare l'energia, "importanti input", autoguarigione.
Basterebbero queste definizioni per classificare la riflessologia tra le pratiche di pseudomedicina e certo si potrà notare come questa disciplina sia particolarmente diffusa e amata dai seguaci delle cure alternative. Al solito basterebbe conoscere l'anatomia e qualche cenno di fisiologia per capire che si tratta di una idea completamente campata in aria.

Le prime tracce di questa disciplina si hanno negli Stati Uniti, attorno al 1913 quando un medico inserì tra le sue competenze la "zone therapy", una forma primitiva di riflessologia, da quel momento, in varie ondate, questa pratica ebbe più o meno successo e spesso è "venduta" come soluzione vaga (e classica) per problemi di salute: disintossicante, detox, stimolante e così via.

Non c'è molto da dire su questa pratica, visto che ha poco di interessante dal punto di vista medico.

Scientificamente non vi è nessuna plausibilità in questa teoria. Vero è che tutte le aree del nostro corpo siano in qualche modo collegate tra loro (i vasi sanguigni o le fibre nervose prima o poi si collegano tra loro, si "incontrano") ma non vi è né è mai stato dimostrato un collegamento preciso e di qualsiasi natura tra un'area del piede e un organo in particolare. In questo senso quindi i "punti" della riflessologia sono punti letteralmente inventati, casuali. Non vi è inoltre dimostrazione che stimolare un punto del piede possa condizionare la salute di un organo distante e non è mai stato fatto uno studio (nemmeno dagli appassionati) che legasse un punto o l'altro della mappa della riflessologia a un problema di salute preciso.

Per questo possiamo inserirla tranquillamente tra la false cure. Questo se è proposta come cura delle malattie (cosa che purtroppo succede), cosa che ufficialmente non dovrebbe mai avvenire. A questo proposito si sappia che (ovviamente) non bisogna essere medici per praticare questa disciplina. 
Al contrario, se la vediamo come pratica rilassante, come un massaggio ai piedi, defaticante, senza pretese terapeutiche, possiamo accettarla (se ci piace, a me una cosa venduta come miracolosa non piacerebbe per niente). Lo confermano anche gli studi sul tema.
Non esistono studi importanti o realizzati con metodi severi e quelli che si trovano sono quasi tutti su piccole riviste di medicina alternativa, eppure anche queste (che in genere sono molto di parte) non riescono a trovare prove di efficacia convincenti, riuscendo al massimo a concludere che i pochi effetti che si notano sulla salute necessitano di conferme e studi più seri.

Un esempio di quello che può fare la riflessologia si nota un uno studio (nulla di serissimo ma è un tentativo). In donne in travaglio di parto molto ansiose la riflessologia non condiziona la durata o le caratteristiche del travaglio ma riduce l'ansia. Esattamente come un buon massaggio.

Le competenze in riflessologia sono inoltre molto discutibili. Come per altre medicine alternative non esistono corsi di laurea, diplomi universitari, specializzazioni in riflessologia, tutto è lasciato nelle mani di improvvisati corsi privati che rilasciano titoli senza valore. Se domani io volessi fare riflessologia potrei farlo, non serve alcuna formazione.

Alla fine quindi, pur non trattandosi di una "terapia" particolarmente pericolosa, non sono segnalati danni o rischi particolari, possiede i rischi di tutte le terapie alternative, quello fisico è legato al credere a una cura che invece non lo è, quindi rifiutare o ritardare cure efficaci, quello morale è legato alla dignità e al rispetto che ognuno di noi dovrebbe ricevere dal prossimo.
Mentre all'estero è frequente trovare centri medici (privati) che offrono la riflessologia come trattamento medico, da noi è molto più difficile e spesso questa pratica è offerta in centri estetici, centri benessere o da privati improvvisati.
E come sempre quindi è bene sapere le cose.
Se qualcuno vi proponesse una seduta di riflessologia come un buon massaggio defaticante, se vi va, accettate, se invece qualcuno ve la proponesse come terapia o per la cura di qualche malattia scappate, anche scalzi.

Alla prossima.

venerdì 5 febbraio 2021

Anticorpi monoclonali, trovata la cura del Covid?

Come sapete sono dell’idea che in tema di salute, soprattutto per malattie serie, non bisogna mai (MAI) mentire ai pazienti. Non è solo questione di salute, non puoi dare una falsa cura per illudere gli altri ma anche di onestà e rispetto. Per questo motivo non faccio sconti, nemmeno piccoli, alle false cure. Non è giusto. Nemmeno se si parla di effetto placebo o di dare una speranza, non si illudono le persone, non si mente ai malati. C'è poco da essere teneri. È disonesto spacciare per efficace una cura che non lo è ed è disonesto, allo stesso modo, nascondere o "insabbiare" gli effetti positivi di un'altra.

Quante medicine vendute in farmacia sono veramente utili? Quante funzionano? E quante cure che potrebbero funzionare sono nascoste per altri interessi? Non è facile dirlo e se ne discute.

Certo, le discussioni tecniche, i particolari e le finezze si discutono ai congressi, non sui social ma in tanti leggono e si informano su internet, quindi semplificando è sempre bene, dicendo la verità, spiegare le cose che ci propone la medicina e di cui si parla.

Ora siamo in periodo CoViD e, chissà per quali strani motivi, forse il bisogno di dare risposte, speranze, non lo so, sono state indicate periodicamente cure sicure e efficaci. Da bufale campate in aria a farmaci. Tutte funzionavano benissimo, guarivano le persone. Per due settimane, poi scomparivano nel nulla. Prima gli antivirali “esotici” (russi, giapponesi, fa sempre “moda”), poi le vitamine, le proteine del latte, la candeggina, l’aglio, l’argento: balle.

In realtà questa malattia, come tante malattie virali, non ha cure. Si può prevenire con il vaccino, si può contenere con alcuni farmaci e l’unico che davvero sembra cambiare (sempre relativamente, non è una cura che guarisce) sembra il cortisone. In realtà appare chiaro che se la malattia colpisce duramente c’è poco da fare, le speranze sono poche.

Ora in questi giorni si parla tantissimo degli anticorpi monoclonali, farmaci moderni e potenti. Bisognerebbe vederli come una sorta di "sistema immunitario" concentrato. Avete presente il "plasma iperimmune", altra terapia di cui si è parlato in queste settimane? Si prende il plasma dei guariti dal Covid, che è pieno di anticorpi (la malattia stessa ha creato questi anticorpi nell'organismo del paziente contagiato) e si infonde a chi è colpito dalla malattia. Quegli anticorpi, già pronti, attaccheranno il virus. Certo, bisogna farli al più presto, non possono "curare" i danni del virus ma "cancellare", attaccare il virus prima che causi danni. Gli anticorpi monoclonali sono invece un tipo di anticorpi che derivano da una sola cellula, da un solo anticorpo. Non si prende il plasma del malato ma un solo anticorpo e si copia, tantissime volte, in modo da avere come una "fiala" di anticorpi. Si prepara tutto in laboratorio ed ecco pronto il farmaco. Quell'anticorpo, con tutte le sue copie, attaccherà il Coronavirus.
Ottima idea, come quasi tutte le idee della scienza. Questa pandemia ci sta stimolando per nuove scoperte e applicazioni. Ma una cosa non mi è piaciuta a proposito degli anticorpi monoclonali. Il tifo da stadio, le pressioni politiche: sempre sbagliato.

C’è quasi un’incomprensibile crociata a favore di questi farmaci e ancora più incomprensibile l'aggressione violenta da una parte e dall'altra: chi ne parla positivamente è insultato e aggredito e chi mette in dubbio (non nega, mette in dubbio) l'utilità di questi farmaci lo stesso. Tifo da stadio? Non va bene.

I dati a favore ci sono, sono incoraggianti, da approfondire. Perché dunque non tentare un sperimentazione approfondita? Una prova? Non partiamo da zero. I dubbi sono ovviamente tanti per un farmaco, in via di sperimentazione, su una malattia nuovissima, si tratta di medicine i cui effetti sono ancora non del tutto sperimentati sul Covid, con risultati relativamente chiari sulla loro efficacia, con possibili effetti collaterali anche gravi, costosissimi, delicati, che devono essere somministrati in ospedale, su precisi gruppi di pazienti. Certo che dobbiamo mettercela tutta per sconfiggere l'epidemia del secolo, certo che qualsiasi nuova idea deve essere studiata ma attenzione anche ai facili entusiasmi.

Sono usciti degli studi con risultati come detto incoraggianti ma molto lontani dal dirsi esaltanti o che dimostrino grande efficacia. Negli studi sono analizzati sia il risultato di un solo anticorpo monoclonale che quando ne sono somministrati due insieme (dal nome difficile: bamlanivimab e etesevimab).

Diciamo che in tempi di urgenza e disperazione anche un piccolo risultato potrebbe essere utile o interessante ma bisogna anche stare attenti a non presentare una "possibilità" di cura in più con la cura definitiva, altrimenti giustificheremmo i ciarlatani che, davanti alla disperazione, propongono soluzioni che tutto sono fuorché efficaci. Ci sarebbe tanto da dire, molto anche di tecnico. Ne dico due al volo ("no" significa che il dato non è dimostrato):

Questi farmaci fanno morire di meno i malati di CoViD? Non lo sappiamo.

Sono più pratici (si fanno a casa, per esempio) delle attuali terapie? No.

Sono più economici? No (un ciclo di cure costa circa 10.000 dollari).

Sono più sicuri? No.

Sono da somministrare a tutti? No (hanno un effetto solo in pazienti a rischio se non hanno sintomi e li usano entro i primi tre giorni dalla diagnosi).

Possono salvare vite? Hanno qualche utilità? Forse.

Sappiamo dagli studi che potrebbero addirittura peggiorare la malattia in chi presenta già sintomi importanti (come quelli respiratori) e c'è il sospetto possano vanificare l'efficacia di un eventuale vaccino già fatto. Diciamo che, ottimisticamente e se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, qualche piccolo effetto, in gruppi selezionati, forse c'è. Se invece fossimo pessimisti e giù d'umore potremmo dire che questi farmaci riducono un po' gli accessi delle persone in ospedale e i ricoveri per Covid e per farlo dobbiamo fare accedere le persone in ospedale, spendere una marea di soldi e organizzare un percorso specifico.

Calma, quindi.

Anche per questo, probabilmente, le autorità sanitarie americane (come il NIH, National Institute of Health) sconsiglia l'uso routinario di questa terapia (di tutti gli anticorpi monoclonali oggi esistenti per il Covid). Stessa posizione della società americana di malattie infettive. La FDA (Food and Drug Association, ente regolatore dei farmaci statunitense) ne ammette cautamente l'uso (in emergenza) per certe categorie di pazienti (che "potrebbe", dice "essere efficace nel trattamento del Covid non grave"). La stessa AIFA (l'agenzia italiana del farmaco) sottolinea come i dati siano molto scarni e poco approfonditi. Ma forse la posizione più evidente è quella dell'azienda produttrice stessa che evidenzia come non ci sia sicurezza di un beneficio, anche basandosi sugli studi: "l’azienda concorda con l’osservazione che la correlazione di tali esiti con la riduzione della carica virale non appare attualmente dimostrata."

E poi c’è l’aspetto pratico. Questi farmaci sono da somministrare nei primissimi giorni (massimo 10) di (eventuale) malattia (prima che il virus abbia danneggiato l’organismo lo scopo è distruggere il virus, il farmaco non può curarne i danni) in questa condizione i malati sono migliaia, sono i contagiati “paucisintomatici”, con pochi sintomi e che spesso non sono nemmeno identificati (si pone quindi un'altra grande difficoltà). La terapia va somministrata in ospedale, oltre alle reazioni allergiche (paragoniamole alle trasfusioni di sangue, per capirci) ci possono essere altri effetti indesiderati, non è pensabile di somministrare la cura a casa e l’infusione dura qualche ora. È vero che gli effetti indesiderati più gravi (anafilassi) sono rarissimi (su 850 individui partecipanti agli studi solo 2 hanno avuto reazioni così gravi) ma ci sono.

Dove possiamo fare le cure se gli ospedali non sono solo sotto pressione ma pieni di persone a rischio?

Se il principale problema di questa malattia (credo sia un dato assodato) è proprio quello di saturare i reparti, come può essere “utile” una cura che li saturi ulteriormente?

E poi, questa cura, risolverebbe o no il peso sugli ospedali causato da questa malattia?
Nello studio considerato, somministrando il farmaco sono andati in ospedale (pronto soccorso o ricovero) il 2% dei malati, con il placebo (quindi senza somministrare niente di attivo) il 6%.
Tradotto in numeri. Semplificando e banalizzando per capire, se in una città si ammalassero 2000 persone e la metà non facesse niente, mentre metà facesse la cura, andrebbero in ospedale 60 persone che non fanno cure e 20 che prendono l'anticorpo monoclonale (che però già, nei giorni precedenti, in 1000, si sono recati in ospedale per fare le infusioni). Attenzione, non abbiamo "salvato la vita" a 40 persone (le parole sono importanti) ma abbiamo evitato che queste andassero in ospedale. Ottimo? Buono? Normale? Pessimo? Io, opinione personale e senza basi scientifiche, lo vedo come un dato incoraggiante, da studiare e perfezionare, senza trionfalismi né pessimismo.

Voi, come vedete questo risultato?

Incidenza di accesso in ospedale per i vari gruppi dello studio. Varie dosi di farmaco, placebo.

Allora?

Analizzando tutti i dati emerge quindi una possibile efficacia su alcuni gruppi di pazienti con certe caratteristiche ma anche una difficoltà organizzativa e un costo economico non indifferente. Come decidere?
Forse bisognerebbe fare quello che si fa sempre, nel campo scientifico, prima di cantare vittoria: controllare, riprovare, approfondire. Ci sono diverse analisi critiche e dubitative sull'efficacia di questi farmaci (ci sono anche ovviamente analisi a favore, ottimistiche ma quasi sempre da parte del produttore). Non le riporto tutte per non complicare il discorso.

Quindi per ora l’unica cosa che sembra ragionevole da fare è l’invito a chi promuove questi farmaci con tanto entusiasmo (che sarebbe giustificato in caso di efficacia altissima), a mantenersi, nei toni e nei termini, nei limiti della scienza, di spiegare bene di cosa parliamo, di non diffondere false speranze e illusioni. Facciamo il nostro dovere, non pubblicità, critichiamo i fenomeni da baraccone che fanno rumore tanto per farsi notare, non facciamoci notare anche noi. Parlino i dati, gli studi, i risultati, discutiamone, sarà un bene per tutti e ovviamente speriamo saranno confortanti. Al contrario, per ora i dati sulle vaccinazioni, sugli effetti, gli eventi avversi, sembrano davvero confortanti, con una finestrella di speranza che sembra dirci che funzionino veramente e tanto. Ecco, esaltiamo questi risultati, più utili (sarebbe meglio prevenire la malattia, non rincorrerla) e reali. Allo stesso tempo chi non li ritiene utili, chi non ci crede, chi non riesce a vederci nulla di buono, faccia la stessa cosa. Si mantenga nei limiti dei dati, dei fatti, senza aggredire o alzare i toni.

Lo dico, con tutta la tranquillità del mondo, perché poi le persone restano deluse, si fanno domande, non capiscono e chi ci perde sono in due: il paziente e il medico che gli ha promesso la soluzione. Allo stesso tempo negare una cura ipoteticamente efficace (ovviamente che ha delle basi, non campata in aria) è dannosissimo allo stesso modo.

Il tormentone "dicono tutto e il contrario di tutto" nasce proprio da qui, se si dice che c'è una cura efficace perché "l'hanno detto su internet" (proprio come l'aglio o la candeggina) ma poi questa cura non si somministra perché non funziona, come glielo spieghiamo alle persone? Come diciamo che la medicina è meglio dell'aglio?

Alla prossima.

[articolo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale]