Il post è tra il serio ed il faceto. Un post "estivo", leggero visto che anche io dopo un anno piuttosto stressante dal punto di vista lavorativo, mi sto godendo un po' di relax e di mare e poi dopo articoli che descrivono comportamenti disgustosi che procurano rabbia a chi legge, affrontare un argomento serio con un po' di superficialità può servire a riflettere senza grande impegno.
Poche righe riservate alle battute però, perchè tutto quello che leggerete è frutto dei miei anni da "medico prezzolato", di rappresentante della "medicina ufficiale", di quello che a detta degli "alternativi" in malafede, è il male assoluto: la medicina che incontra chi produce farmaci. Per chi vuole demolire la medicina c'è un tormentone ormai giunto alla noia: i medici che fanno parte del grande complotto con le multinazionali del farmaco.
Poche righe riservate alle battute però, perchè tutto quello che leggerete è frutto dei miei anni da "medico prezzolato", di rappresentante della "medicina ufficiale", di quello che a detta degli "alternativi" in malafede, è il male assoluto: la medicina che incontra chi produce farmaci. Per chi vuole demolire la medicina c'è un tormentone ormai giunto alla noia: i medici che fanno parte del grande complotto con le multinazionali del farmaco.
Nell'immaginario collettivo, la figura del medico che viene riempito di soldi, regali costosi, viaggi regalati per le destinazioni più esotiche che esistano è abbastanza consolidata. Sarà vero? E' solo una ridicola leggenda metropolitana messa in giro per diffondere sfiducia nella figura di chi dovrebbe pensare alla nostra salute?
Un medico che riceve da una casa farmaceutica un regalo costoso (un orologio di marca ad esempio) sarà condizionato nelle sue prescrizioni? Ed uno che riceve una penna di plastica?
Non sono a conoscenza di tutto quello che ricevono in regalo i medici di tutto il mondo ma vi farò entrare tramite la mia esperienza e le mie conoscenze in argomento in un mondo "proibito", quello dei contatti tra case farmaceutiche e medici, quello che molti vedono come una prova della collusione tra produttori e prescrittori.
Io, medico prezzolato, prescrivo quello che mi conviene, non che conviene alla salute del mio paziente.
Vediamo cosa succede quando le multinazionali incontrano i medici.
La figura che connette le aziende farmaceutiche ed i medici (quindi il produttore di medicine con chi materialmente le prescrive) è l'informatore scientifico del farmaco, detto anche informatore farmaceutico (qualcuno volgarmente li chiama "rappresentanti di medicinali", definizione che io non trovo comunque offensiva).
Esistono diverse tipologie di informatore: quello altamente professionale, quello "amicone" ed a volte si incontra l'informatore suadente (uomo o donna) che fa del fascino la sua arma e che ha tutta una sua tecnica personale di marketing. L'attività è svolta nella quasi totalità dei casi da laureati in discipline biologico-chimiche (quasi sempre in biologia, ma anche in farmacia o chimica), l'informatore quindi non è uno sprovveduto o un incompetente.
Il lavoro si svolge quasi sempre in due sedi: o in ospedale o presso lo studio privato del medico.
Quasi tutti i medici ed i reparti ospedalieri prevedono dei giorni e degli orari precisi per ricevere gli informatori del farmaco.
Chi ti viene a trovare si presenta con il suo nome e nominando l'azienda di appartenenza. Puoi incontrare chiunque: c'è l'informatore della multinazionale potentissima e conosciuta e quello della piccola azienda locale, quasi tutti sono forniti di materiale informativo e campioncini di farmaci.
L'incontro è in genere informale.
Ci si siede, l'informatore presenta i prodotti della sua azienda, fa conoscere le "nuove uscite", spiega l'azione, i costi, le indicazioni (e le controindicazioni), chiede al medico se ne è a conoscenza, se ha dubbi e se è tutto chiaro.
Dal mio punto di vista il lavoro dell'informatore è preziosissimo ne sono più che convinto. Molti farmaci (i prodotti farmaceutici sono ormai migliaia, è una giungla vastissima) soprattutto le nuove produzioni, sono conosciuti proprio grazie al lavoro di chi viene ad illustrarti i prodotti.
Indicazioni, posologia, meccanismo d'azione non sono semplici da trovare se non si è forniti del materiale che procura l'informatore o se si è pigri e ci si "accontenta" di informazioni generiche. Spesso si mostra anche letteratura medica, si fanno confronti con altri farmaci.
Indicazioni, posologia, meccanismo d'azione non sono semplici da trovare se non si è forniti del materiale che procura l'informatore o se si è pigri e ci si "accontenta" di informazioni generiche. Spesso si mostra anche letteratura medica, si fanno confronti con altri farmaci.
Dipende anche dal rapporto che hai con l'informatore. Se lo conosci da tempo diventi quasi un amico e l'incontro sarà molto più veloce e sbrigativo, in un certo senso ti fidi di lui e di quello che propone. Se invece non c'è conoscenza profonda ci si soffermerà sugli aspetti di un prodotto, sui costi, sulle esperienze di un reparto con quel farmaco eccetera...
Io preferisco di gran lunga l'informatore professionale, quello che viene da te presentandoti il farmaco con tutte le sue caratteristiche, meglio se fornito di letteratura, dati e numeri, breve ma preciso.
Questo perchè esiste anche la figura dell'informatore "amicone", quello che evita di presentarti volumi e dati, statistiche e proiezioni e con una pacca sulla spalla ed un sorriso ti chiede di "dargli una mano" con quel prodotto o con l'altro.
Spessissimo un'azienda ha un farmaco che esiste già e che producono altri. Concorrenza.
In questo senso essendo il prodotto lo stesso, molte aziende puntano proprio a questo: probabilmente la differenza la farà l'informatore scientifico, più medici si conoscono, più riesce a estendere i suoi contatti più possibilità ci saranno di far prescrivere il farmaco rispetto alla concorrenza.
Ultima categoria che quasi sempre appartiene alle piccole aziende che non producono farmaci ma prodotti farmaceutici secondari (integratori, test diagnostici, vitamine) è quella della "femme fatale".
In genere si tratta di ragazze molto giovani ed avvenenti, vestite più da discoteca che "da lavoro": minigonne inguinali e spacchi strategici possono fare la differenza.
Ho visto colleghi sbavare per una vitamina A ed altri saltellare con il rischio di colpo della strega mentre leggevano le indicazioni di una purga alla marmellata di prugne.
Io al contrario, essendo molto timido, fuggo questo tipo di informatore, non riesco a far finta di essere interessato alla marmellata contro le emorroidi quando è chiaro il messaggio reale: "tanto più è profonda la mia scollatura, quanto più prescriverai la mia marmellata". Non riesco proprio, o la marmellata o la scollatura e visto che sono in servizio, preferisco la marmellata.
La storia dei regali favolosi è molto relativa.
Ammettendo esistano dei casi di questo tipo devo dire che mi sembrano molto isolati. Ma molto proprio: casi unici, tanto da suscitare scalpore anche tra colleghi.
Ammettendo esistano dei casi di questo tipo devo dire che mi sembrano molto isolati. Ma molto proprio: casi unici, tanto da suscitare scalpore anche tra colleghi.
Considerando che il mio ingresso nel mondo della medicina è iniziato già prima della laurea, posso dire di lavorare in ospedale da più di 15 anni.
Ho creato in fondo alla pagina di questo blog, una lista di ciò che mi regalano le casa farmaceutiche tramite i loro rappresentanti. La lista è reale. Non ho ricevuto niente oltre a quello che si legge.
I "regali" più gettonati sono le penne. Penne di plastica di tutti i tipi, di scarso valore con stampato il nome del medicinale o dell'azienda; il mio portapenne di cartone pressato che ho in studio (regalatomi da un'industria farmaceutica). contiene penne di tutte le forme, prima o poi le dovrò contare ma a occhio e croce saranno una trentina Seguono i blocchetti di appunti: fogli bianchi a tonnellate.
Quando sei un giovanissimo medico (oppure uno studente o uno specializzando al primo anno), vai alla ricerca dei "gadgets" delle case farmaceutiche: avere nel taschino una penna con il nome del farmaco "come i medici veri" ti fa sentire grande. Quando cresci ed hai sulla scrivania del tuo studio circa 600 penne di plastica che sciogliendole potresti costruirci la Tour Eiffel in versione futuristica non ne puoi più. Le accetti per cortesia ma hai la nausea, delle penne e dei blocchetti di appunti.
Ho uno zio che era medico di famiglia (ormai in pensione da anni). Massimalista, era cioè quello che in gergo aziendale viene detto un "grande prescrittore", uno che riceve file di vecchietti con la lista della spesa per farsi prescrivere decine di farmaci.
Da lui ho frequentato un paio di anni per fare esperienza, quella vera, del contatto con la nonnina ipertesa o con il signore "con la prostata". Ebbene, non ha mai fatto un viaggio regalato dalle aziende e non l'ho mai visto con "beni" preziosi avuti da "Big Pharma". E' un padre di famiglia che si è sempre guadagnato da vivere e se gli chiedessi cos'è "Big Pharma" probabilmente mi guarderebbe allibito.
Così posso dire lo stesso della mia esperienza.
Non ho mai visto un informatore scientifico farmi l'occhiolino allungandomi qualche biglietto da 500 euro nè sussurrarmi di faraonici premi in cambio di una o l'altra prescrizione.
Non mi è mai capitato (nemmeno quando ho fatto l'esperienza di "medico di famiglia") di ricevere da informatori proposte indecenti o pacchi regalo davanti la porta di casa.
I regali favolosi li ricevono tutti gli altri?
Sono io che non conto nulla (eppure sono un medico ospedaliero che vede centinaia di pazienti al giorno) o ho la faccia troppo "pulita" per ricevere queste proposte?
Non credo che la famiglia WeWee sia più onesta o pulita di altre, credo che la storia dei regali faraonici ai medici per convincerli a prescrivere un farmaco piuttosto che un altro sia fondamentalmente una sciocchezza, una sorta di leggenda metropolitana.
I "complotti" sono ben altri ed ad altri livelli.
Ho uno zio che era medico di famiglia (ormai in pensione da anni). Massimalista, era cioè quello che in gergo aziendale viene detto un "grande prescrittore", uno che riceve file di vecchietti con la lista della spesa per farsi prescrivere decine di farmaci.
Da lui ho frequentato un paio di anni per fare esperienza, quella vera, del contatto con la nonnina ipertesa o con il signore "con la prostata". Ebbene, non ha mai fatto un viaggio regalato dalle aziende e non l'ho mai visto con "beni" preziosi avuti da "Big Pharma". E' un padre di famiglia che si è sempre guadagnato da vivere e se gli chiedessi cos'è "Big Pharma" probabilmente mi guarderebbe allibito.
Così posso dire lo stesso della mia esperienza.
Non ho mai visto un informatore scientifico farmi l'occhiolino allungandomi qualche biglietto da 500 euro nè sussurrarmi di faraonici premi in cambio di una o l'altra prescrizione.
Non mi è mai capitato (nemmeno quando ho fatto l'esperienza di "medico di famiglia") di ricevere da informatori proposte indecenti o pacchi regalo davanti la porta di casa.
I regali favolosi li ricevono tutti gli altri?
Sono io che non conto nulla (eppure sono un medico ospedaliero che vede centinaia di pazienti al giorno) o ho la faccia troppo "pulita" per ricevere queste proposte?
Non credo che la famiglia WeWee sia più onesta o pulita di altre, credo che la storia dei regali faraonici ai medici per convincerli a prescrivere un farmaco piuttosto che un altro sia fondamentalmente una sciocchezza, una sorta di leggenda metropolitana.
I "complotti" sono ben altri ed ad altri livelli.
Eccezioni ce ne saranno, non lo metto in dubbio, ma sono appunto eccezioni, leggerezze commesse da chi, come in qualsiasi altra attività, scambia la propria professione come un'occasione imperdibile per approfittarsene.
In tutti i miei anni di professione ho ricevuto solo due regali "costosi". Il primo fu un pranzo in un ristorantino in riva al mare a due passi dalla mia città. Era uscito un nuovo farmaco e l'informatore invitò alcuni medici del reparto a quel pranzo.
Mangiammo bene.
Il secondo fu un testo scientifico, molto interessante e che cercavo. Devo dire che lo conservo gelosamente e mi è servito tantissimo.
Trovate scandaloso che una casa farmaceutica regali testi scientifici ad un medico?
Io no. Anzi, magari regalassero questo invece di inutili calendari in cartone o temperamatite in legno, i libri sono cultura, sapere, arte ed in fondo vanno anche a vantaggio dei miei pazienti.
Trovate scandaloso che una casa farmaceutica regali testi scientifici ad un medico?
Io no. Anzi, magari regalassero questo invece di inutili calendari in cartone o temperamatite in legno, i libri sono cultura, sapere, arte ed in fondo vanno anche a vantaggio dei miei pazienti.
Se le mie prescrizioni sono state condizionate da quei "regali"? Non credo, non ricordo nemmeno la casa farmaceutica che offrì il pranzo. Inconsciamente? Boh, direi di no, non posso escluderlo anche se si è talmente bombardati da visite di informatori, proposte, letteratura, informazioni che alla fine scegli quello che vuoi non quello che "si presenta meglio" e ti offre qualcosa.
Oltretutto la maggioranza dei medici ha degli schemi mentali.
Per fare un esempio "neutrale": se da quando faccio questo mestiere ho prescritto il paracetamolo come antifebbrile ed ho avuto buoni risultati, il fatto che mi presentino altri 200 antifebbrili e tutti dicano di essere migliori del paracetamolo (perchè l'informatore naturalmente deve rappresentare la sua azienda) molto difficilmente mi farà cambiare tipo di prescrizione ed a meno che venga prodotto un nuovo farmaco rivoluzionario continuerò con il mio fedele e caro paracetamolo: efficace, poco costoso, effetto veloce e relativamente sicuro e soprattutto non devo nemmeno fare lo sforzo di ricordare 199 nomi diversi di antifebbrili tutti uguali.
Perchè dovrei cambiare?
E se uno degli informatori mi regalasse un viaggio di piacere mentre mi presenta il suo nuovo antifebbrile che "naturalmente" è meglio del paracetamolo?
Io rifiuterei probabilmente. L'ho fatto spesso.
Ma se proprio dovessi accettare, nessuno mi obbligherà a prescrivere il nuovo antifebbrile e soprattutto non cambierei anni di abitudine e sicurezza per un viaggio che, piacevole quanto vuoi, alla fine passa e si dimentica mentre i pazienti sono sempre lì a chiederti aiuto.
Devo dire che gli informatori che hanno un "regalo" piuttosto importante (le rare volte che capita...e mi riferisco sempre a valori "relativamente" grandi, per esempio l'iscrizione ad un congresso con viaggio pagato, non parlo certo di vacanze alle Maldive, mai offerte da nessuno) lo propongono con molta discrezione, quasi timidamente. Probabilmente sanno che non possono farlo non conoscono inoltre la reazione del medico. Potrebbe offendersi, rimproverarli, si potrebbe ottenere l'effetto contrario della desiderata "buona immagine" tanto ricercata dalle aziende. Questo lo sanno gli informatori. Non solo offrire "regali" costosi è proibito dalla legge ma non è nemmeno detto sia apprezzato dal medico. Molti lo vedrebbero per quello che è, non come un gesto di cortesia ma come un tentativo di influenza.
Uno dei "trucchi" che ho notato ultimamente è un vago "tour per visita alle strutture aziendali di fabbricazione" di un determinato farmaco.
La multinazionale tedesca per esempio ti inviterà a visitare la sua sede e le fabbriche in Germania e quella spagnola ti pagherà viaggio, vitto ed alloggio per visitare le sue strutture a Madrid, in 2-3 giorni fai tutto.
Voi accettereste?
Avreste un occhio di riguardo per chi vi offre queste "gite" fuori porta?
Uno dei "trucchi" che ho notato ultimamente è un vago "tour per visita alle strutture aziendali di fabbricazione" di un determinato farmaco.
La multinazionale tedesca per esempio ti inviterà a visitare la sua sede e le fabbriche in Germania e quella spagnola ti pagherà viaggio, vitto ed alloggio per visitare le sue strutture a Madrid, in 2-3 giorni fai tutto.
Voi accettereste?
Avreste un occhio di riguardo per chi vi offre queste "gite" fuori porta?
Un tipo di "regalo" abbastanza comune è l'iscrizione ai congressi ed ai corsi.
Un medico coscienzioso e serio non può fare a meno di aggiornamento. Se resto fermo a quello che ho studiato nei libri universitari rischierei non solo di applicare una medicina vecchia e stantìa ma di essere pure pericoloso per i miei pazienti. Conoscere nuove linee guida, nuovi protocolli, confrontarsi con altre realtà, altri colleghi, discutere di una terapia, dei risultati, conoscere casi nuovi, interessanti, spettacolari, è fondamentale.
Un congresso (quando organizzato bene) è una fonte di conoscenza ed aggiornamento immensa e fondamentale per tutti i medici.
Forse non tutti sanno che ai congressi non si va gratis. Un buon congresso dura 2-3 giorni in genere (parlo di quelli nazionali, esistono congressi internazionali che durano una settimana). Iscriversi, avere cioè il diritto di partecipare alle sedute, ottenere il materiale, i testi delle relazioni, entrare negli stand, partecipare pienamente cioè, è praticamente obbligatorio. Mediamente iscriversi ad un congresso costa circa 500 euro, se poi si parla di corsi con addirittura sedute di esercitazione pratica (corsi di chirurgia ad esempio o di ecografia) si arriva a cifre molto alte (2000-3000 euro e più).
Mettiamo una media di 1000 euro per un buon congresso. Aggiungiamo le spese di trasporto, vitto ed alloggio, per un congresso si arriva a spendere tranquillamente anche una cifra di 2-3000 euro in media. In un anno in genere si svolgono decine di congressi ma nel mio caso preferisco andare a pochi congressi importanti che sorbirmi decine di piccole riunioni. In un anno in genere riesco a seguire due congressi.
Le case farmaceutiche partecipano attivamente nell'organizzazione dei congressi medici. Finanziano il pagamento delle spese (sale riunioni, albergo per i relatori, traduttori, tecnici, pranzi, materiale, stand...) ed in cambio dispongono di un loro spazio al congresso (per esempio con un'esposizione di prodotti o con una dimostrazione di un'apparecchiatura).
Le case farmaceutiche più grosse inoltre hanno un certo numero di iscrizioni al congresso da "regalare" ai medici.
Liberi di non crederci ma su decine di congressi ai quali ho partecipato ne ricordo solo 2-3 la cui iscrizione fu pagata da aziende farmaceutiche, il resto li ho pagati interamente io.
Il fatto che un medico si aggiorni e partecipi ad importanti congressi, credetemi, è vitale soprattutto per i suoi pazienti.
Sui luoghi scelti per organizzare congressi c'è sempre stata molta polemica (unita anche qui a leggenda). I congressi più importanti sono svolti in città importanti: capitali europee, città d'arte, località turistiche molto note. Fa impressione sapere che un medico parteciperà ad un congresso che si tiene a Capri piuttosto che a Taormina ma dove si dovrebbe organizzare un congresso di una settimana?
In un eremo? Nel deserto dei Gobi?
Le lunghe sessioni congressuali, se sono interrotte da un bel panorama o da una gita la sera, cosa avrebbero di scandaloso?
Un congresso organizzato alla foce delle fogne di Calcutta sarebbe più seguito, interessante, utile?
Non credo.
Cosa dovrebbe fare allora un medico corretto se gli offrissero un congresso "sponsorizzato" da una multinazionale del farmaco?
Sui luoghi scelti per organizzare congressi c'è sempre stata molta polemica (unita anche qui a leggenda). I congressi più importanti sono svolti in città importanti: capitali europee, città d'arte, località turistiche molto note. Fa impressione sapere che un medico parteciperà ad un congresso che si tiene a Capri piuttosto che a Taormina ma dove si dovrebbe organizzare un congresso di una settimana?
In un eremo? Nel deserto dei Gobi?
Le lunghe sessioni congressuali, se sono interrotte da un bel panorama o da una gita la sera, cosa avrebbero di scandaloso?
Un congresso organizzato alla foce delle fogne di Calcutta sarebbe più seguito, interessante, utile?
Non credo.
Cosa dovrebbe fare allora un medico corretto se gli offrissero un congresso "sponsorizzato" da una multinazionale del farmaco?
Se oggi mi offrissero un congresso non credo che rifiuterei, per quale motivo dovrei. Se dovessi pensare io a pagarmi tutti i congressi che mi interessano credo andrei presto sul lastrico. Qualcuno potrebbe anche essere tentato di non partecipare a congressi costosi (leggi importanti) e se da un lato danneggia la sua professionalità dall'altro danneggia chi ha in cura.
Non trovo l'abitudine di finanziare i congressi come qualcosa di scorretto o poco etico. Mi sembra anzi un buon modo per incoraggiare la partecipazione dei medici a questi importanti incontri. Davanti a certe cifre un medico (soprattutto i più giovani) potrebbe evitare di partecipare, molto meglio spenderli in vacanze o per la famiglia che in lunghe ed estenuanti riunioni scientifiche.
Trovare quindi qualcuno che ci pensa mi sembra un buon incentivo.
Ma attenzione, non è corretto che un medico *chieda* ad una casa di pagare il congresso, trovo molto più corretta la formula che applicano alcune aziende: comunicano al responsabile del reparto il numero di posti che sono disponibili ad iscrivere al congresso a loro spese. Sarà poi il direttore o il primario a decidere quanti medici e quali debbano andare al congresso (chi è più interessato, chi ne ha bisogno, chi si occupa di certe cose, eccetera). Ricordiamoci comunque che anche questa pratica è proibita dalla legge e le aziende farmaceutiche in genere la aggirano. Credo ad esempio (è una mia supposizione) che l'azienda non appaia mai ma che sia un privato (in genere l'informatore farmaceutico) che iscrive personalmente i medici "sponsorizzati".
Ecco, vi ho rivelato un segreto di "Big Pharma", fatene ciò che volete.
Ecco, vi ho rivelato un segreto di "Big Pharma", fatene ciò che volete.
Naturalmente la "sponsorizzazione" non dovrebbe significare preferenza per una casa farmaceutica rispetto all'altra, ma questo sta all'onestà ed alla sensibilità di ciascun professionista, come per qualsiasi professione.
Di colleghi ne ho conosciuti tanti nella mia carriera e gli esempi di "collusione" che ho incontrato sono stati davvero pochissimi, più unici che rari ed erano tutte persone fondamentalmente isolate dal resto dei colleghi, conosciute per quel "vizietto" di richiedere "bonus" dalle aziende in cambio di prescrizioni.
Bisogna poi vedere se quelle promesse di prescrizione venivano mantenute...anche questo è vero...
D'altra parte non ho mai ricevuto pressioni o "consigli" da parte di primari o di miei superiori per la prescrizione di un particolare farmaco e non mi sono mai sentito in "dovere" (per ricambiare qualcosa o per riconoscenza) di prescrivere un particolare medicinale.
Sull'esistenza di regali faraonici quindi si entra nella leggenda.
Non posso giurare non esistano (anzi, probabilmente qualcuno li riceverà, ma non certo un WeWee qualsiasi), so solo che tra noi medici giovani (quando ero in specializzazione) si vociferava di incredibili regalìe al professore. Uno di noi giurava che il mio prof, appassionato di barca a vela, si era visto recapitare a casa un'intera vela completa di albero e colore personalizzato da un informatore scientifico.
Ora, non so nemmeno se un regalo del genere sia possibile e "normale" (me lo dicano gli appassionati di vela) ma si è sempre trattato di voci, nessuna prova del misfatto.
Così negli anni, in ogni posto di lavoro che ho frequentato, i rispettivi primari erano destinatari dei regali più improbabili e milionari: chi trovava le chiavi di uno scooter nel tavolo della scrivania come omaggio dell'azienda X e chi riceveva un biglietto per due persone alle Maldive. Chi trovava la mattina un quadro di un famoso pittore sulla parete dello studio e chi riceveva a casa un gioiello per la moglie. Voci però, mai un riscontro. Si sussurrava, si diceva, tra un corridoio ed una settimana di ferie non data. Era il complottismo dei reparti di medicina (questa è bella, i medici complottisti...).
In realtà il settore è regolato da leggi molto restrittive, al limite del ridicolo.
I medici non possono ricevere (è proprio proibito per legge!) regali costosi,denaro o qualsiasi altra cosa che superi il valore di...20 euro annui.
è vietato concedere, offrire o promettere premi, vantaggi pecuniari o in natura, salvo che siano di valore trascurabile (non oltre i 20 euro annui per ogni medico) e siano collegabili all'attività del medico o del farmacista
Proprio così. Non si può fare.
La legge è molto restrittiva proprio per evitare "sgarri", mancato rispetto delle regole della correttezza, onestà.
A dire il vero si rischia di entrare nella paranoia. Un esempio sono i regolamenti della regione Puglia, che ricalcano quelli nazionali.
Con molti informatori del farmaco dopo anni di incontri si diventa amici, ci si scambiano pareri, si beve un caffè insieme: possibile che se incontro un informatore amico devo preoccuparmi di non prendere il caffè con lui o qualcuno potrebbe sospettare strani intrighi?
Questo rischio potrebbe diventare reale in Italia nel prossimo futuro.
Negli Stati Uniti lo è già oggi.
Le leggi asfissianti che regolano il rapporto tra aziende farmaceutiche e medici in quel paese, sono in certi casi assurde.
Nei congressi ad esempio se sei un medico rischi di non poter prendere la caramella messa sul tavolo di un'azienda per ricevere i medici presenti per una dimostrazione o per la presentazione di un nuovo farmaco.
Se sei un cardiologo e presentano un nuovo farmaco per il cuore devi stare attento a non prendere nulla dai tavoli a non accettare caffè, dolci, calendari, agende. Non lo dico per dire...è proprio così.
I medici americani sono rimasti allibiti quando all'ultimo congresso dell'ASCO (American Society of Clinical Oncology): i medici provenienti da ogni parte del mondo si fermavano negli stand delle varie aziende farmaceutiche (ognuno ha un tesserino con i dati personali e la nazione di provenienza, nel mio ci sarebbe stato scritto Dott. WeWee, blogger, Italia).
Così al medico islandese assieme alla brochure con tutta la letteratura scientifica riguardante un nuovo anti ipertensivo veniva dato in omaggio un mouse per computer, a quello francese assieme alla lista di farmaci dell'azienda XYZ veniva regalata una penna di plastica, chi era in attesa beveva un caffè e chi voleva poteva prendere un calendarietto in plastica del 2010 regalato dalla nota multinazionale.
Tutti potevano farlo tranne gli statunitensi.
Gli informatori, gentilmente ma fermamente, facevano presenti le nuove regole del mercato americano: ai medici statunitensi non si può regalare niente. NIENTE. Nemmeno una caramella o un caffè. Questo per evitare influenze nelle scelte terapeutiche e per annullare le accuse di collusione tra medici ed aziende farmaceutiche.
Ogni industria inoltre può segnalare in appositi bollettini i nominativi dei medici che hanno accettato senza poterlo fare, degli omaggi dalle altre case farmaceutiche indicando anche il tipo di omaggio.
Un giorno potreste leggere quindi: Dottor Pallino: una caramella alla menta dall'azienda Farmaniente, Dott. WeWee: una tazza di the dall'azienda Farmatutto.
Un giorno potreste leggere quindi: Dottor Pallino: una caramella alla menta dall'azienda Farmaniente, Dott. WeWee: una tazza di the dall'azienda Farmatutto.
Ma è normale?
A me sembra una paranoia fuori luogo ed asociale. Viviamo in mezzo alle regole certamente, ma che diamine, i rapporti umani, le amicizie, non tutto ciò che cedo lo cedo per interesse e non tutto quello che prendo è fatto per un motivo di lucro.
Siamo esseri umani, posso scambiare due chiacchiere amichevoli con il rappresentante di una terribile multinazionale?
Ok, il complotto plutogiudomassoalienogiudaico, va bene, ma posso rilassarmi con un altra persona che lavora e discutere in tranquillità?
In ogni informatore devo vedere un lavoratore che si guadagna il pane o il diavolo tentatore che è lì per coinvolgermi nel grande complotto?
Ok, il complotto plutogiudomassoalienogiudaico, va bene, ma posso rilassarmi con un altra persona che lavora e discutere in tranquillità?
In ogni informatore devo vedere un lavoratore che si guadagna il pane o il diavolo tentatore che è lì per coinvolgermi nel grande complotto?
Se un informatore mi dice che il suo farmaco è meglio di quello della concorrenza sta solo facendo il suo lavoro e sta a me controllare o è un assassino prezzolato al soldo della CIA?
Ma non è questo "il grande fratello"?
Non è l'annullamento dei rapporti umani, il sospetto del prossimo, inculcare l'idea della diffidenza che ci rende automi buoni solo a lavorare e produrre? Perchè un informatore scientifico dovrebbe essere visto come un serpente tentatore e non semplicemente come qualcuno che fa il proprio (onesto, legale ed utile) lavoro?
Ma non è questo "il grande fratello"?
Non è l'annullamento dei rapporti umani, il sospetto del prossimo, inculcare l'idea della diffidenza che ci rende automi buoni solo a lavorare e produrre? Perchè un informatore scientifico dovrebbe essere visto come un serpente tentatore e non semplicemente come qualcuno che fa il proprio (onesto, legale ed utile) lavoro?
Posso essere libero di conoscere 100 prodotti e scegliere in base alle mie conoscenze, al mio intuito, a quello che studio ed anche ai dati che mi presentano? Non succede per ogni professione che chi lavora anche grazie a te cerca di "rendersi simpatico"? Se un alunno regala una caramella ad un insegnante è un tentativo di corruzione e l'insegnante è un colluso? Oppure si tratta semplicemente di gentilezza e sta all'insegnante non farsi influenzare? Se il gelataio fa assaggiare il gelato prima dell'acquisto sta corrompendo o sta solo "vendendo" il suo prodotto?
Sarò io l'ingenuo...ma non mi sono mai sentito circondato da corruttori e mi reputo libero di scegliere secondo i miei criteri non influenzabili nè da una penna ma nemmeno da una cena pagata.
Voglio dire: il colluso, il disonesto, leggi o non leggi, restrizioni o libertà, resterà sempre un disonesto e generalmente vuole qualcosa in cambio delle sue "prestazioni" e questo accade (ditemi di no...) in qualsiasi categoria lavorativa.
Un medico onesto (o qualsiasi lavoratore onesto) non si farà certo condizionare da una penna o una gomma da cancellare ma neppure da un lungo viaggio o la proposta di chissà quale avventura.
Questo posso dirlo con sicurezza.
Non dipende nè da Big Pharma nè da improbabili bonus: dipende dalla tua onestà, come per qualsiasi attività.
Dall'altro lato non ho mai incontrato gente vestita di nero con l'auricolare ma brave persone, padri e madri di famiglia, ragazzi che si impegnano e guadagnano il loro stipendio.
Tutto questo dramma della corruzione non è certo nei "piccoli numeri" dei farmaci prescritti dal medico.
La regolamentazione e le leggi sono sacrosante e benvenute ma spero non si arrivi mai a quello che sta succedendo negli Stati Uniti, paranoia.
Un medico onesto (o qualsiasi lavoratore onesto) non si farà certo condizionare da una penna o una gomma da cancellare ma neppure da un lungo viaggio o la proposta di chissà quale avventura.
Questo posso dirlo con sicurezza.
Non dipende nè da Big Pharma nè da improbabili bonus: dipende dalla tua onestà, come per qualsiasi attività.
Dall'altro lato non ho mai incontrato gente vestita di nero con l'auricolare ma brave persone, padri e madri di famiglia, ragazzi che si impegnano e guadagnano il loro stipendio.
Tutto questo dramma della corruzione non è certo nei "piccoli numeri" dei farmaci prescritti dal medico.
La regolamentazione e le leggi sono sacrosante e benvenute ma spero non si arrivi mai a quello che sta succedendo negli Stati Uniti, paranoia.
Io comunque continuerò a pubblicare i regali ricevuti durante il mio lavoro.
Mi era venuta l'idea di scrivere apposta "1 viaggio a Bora Bora", giusto per vedere le reazioni, ma poi ho lasciato stare, rischiavo di passare per colluso, corrotto ed impostore. Sarà strano, ma come medico (e quindi teoricamente componente del grande complotto mondiale) non sono nè milionario nè ho la villa in un'isola esotica del mar dei Caraibi (non ho nemmeno la villa, se è per questo). Come la maggioranza dei medici, sono semplicemente uno che lavora, duro.
E senza fantasiosi complotti e senza aver bisogno di regali inesistenti, continuerò a farlo.
E senza fantasiosi complotti e senza aver bisogno di regali inesistenti, continuerò a farlo.
Alla prossima.

