Visualizzazione post con etichetta pseudoscienza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pseudoscienza. Mostra tutti i post

lunedì 4 giugno 2018

A qualunque costo.

Se crediamo a qualcosa, anche la più assurda e non provata ci crediamo nonostante tutto ci dica che non esiste.
Provate a parlare di omeopatia.
Provate a mantenervi sui fatti. Per esempio:
1) In un globulo omeopatico oltre la 12ma diluizione non c'è nessun principio attivo, solo zucchero.
2) Non c'è nessuna prova scientifica né plausibilità nel fatto che un globulo di zucchero possa curare una malattia.
3) Non c'è nessuna prova scientifica che l'omeopatia possa essere efficace.
4) Ci sono molte prove scientifiche ed è plausibile che un globulo di zucchero possa causare un effetto placebo (migliorare dei sintomi perché si crede di avere un'azione curativa).
Possiamo dire quindi, senza timore di smentita, che l'omeopatia, basata sulla somministrazione di caramelle di zucchero, non possa avere nessun effetto terapeutico, in ogni caso mai superiore al placebo, non cura le malattie dunque, più di una caramella o di un bicchiere d'acqua.

Non ho elencato opinioni o ipotesi ma fatti. Ci siamo?
A prescindere dalle reazioni scomposte, arrabbiate, aggressive di chi di omeopatia ci vive o chi ne ha fede completa a prescindere dai fatti, è interessante studiare la reazione di chi, in buona fede, la usa per esperienza personale.
In una discussione che riportasse questi fatti ci sarà sempre qualcuno che risponderà "ma su di me ha funzionato" oppure "io con l'omeopatia ci ho curato una bronchite".
Matematico.

Le persone antepongono (è istinto) le esperienze personali ai fatti oggettivi. L'esperienza personale è spesso considerata certa, non è ammesso l'errore o l'imprecisione perché la "vediamo", la tocchiamo con mano e, nonostante si sappia che vi siano molti fattori che possono condizionarla e persino veri e propri inganni che ci possono fare sbagliare giudizio, c'è chi preferisce affidarsi alle "impressioni" che "ai dati".
Per questo motivo pratiche alternative (proprio come l'omeopatia) hanno un discreto successo in certe fasce di pubblico.
Soddisfano i desideri del consumatore (curarsi velocemente, semplicemente, "dolcemente"), consentono di "curare" senza per questo preoccuparsi dei rischi (nessun effetto collaterale), hanno meccanismi di azione miracolosi e quindi potenzialmente magici (il simile cura il simile, la memoria dell'acqua): nonostante tutte queste siano false convinzioni.
Ma è difficile smentirle e, anche smentendole, chi è "caduto nella trappola" non lo ammetterà, quasi mai. Altrimenti non esisterebbe chi compra gli "anelli dell'immortalità" (calamite che si indossano come un anello e che donerebbero il dono dell'immortalità) o l'MMS (candeggina miracolosa venduta come panacea per tutti i mali).
La risposta "su di me ha funzionato", è giusta, corretta, non criticabile. Però è anche scientificamente sbagliata, errata dal punto di vista medico e, probabilmente, una bugia.

Non solo è difficile ammettere le proprie debolezze ed ignoranze ma, ammessa l'inutilità dell'omeopatico si ammetterebbe di aver "mentito" a se stessi ed ai propri famigliari.
Molte mamme che usano omeopatia per i malanni dei figli (meglio su quelli molto piccoli), per esempio, lo fanno molte volte per sentirsi "a posto", consce di aver fatto qualcosa, di essersi prese cura del bambino senza per questo andare dal medico o preoccuparsi degli effetti indesiderati delle medicine. Quando la malattia sarà guarita (fortunatamente la maggioranza delle malattie passano da sole) il merito sarà dato all'omeopatico, non solo perché è "logico" (il bambino stava male, ho dato "la pillola" ed è guarito) ma perché così si giustifica ogni cosa: la spesa, l'impegno, la fede: si potrebbe ammettere di aver riempito il bambino di caramelle pur di sentirsi con la coscienza a posto?

Non può quindi essere vero che l'omeopatia è zucchero, infatti la malattia è passata. Certo che i genitori fanno queste cose in buona fede, nessun genitore vuole il male del figlio ed i meccanismi che permettono un comportamento del genere sono molto complicati.
Ovviamente, di fronte all'insuccesso ci saranno tante giustificazioni: errori di dosaggio, non aver trovato il rimedio giusto, problemi di altro tipo. Mai ammettere di aver somministrato uno zuccherino, significherebbe ammettere la propria debolezza. Una sorta di "coerenza" portata all'estremo: se credi nella magia ci devi credere fino alla fine, anche a costo di tragiche conseguenze.
In altre parole questa si può chiamare "fede".

Questo succede a maggior ragione dalla parte dell'omeopata. Ha sempre una "via di fuga" (ad esempio iniziare un farmaco quando notasse il peggioramento della malattia) ma anche una giustificazione puntuale all'insuccesso del prodotto omeopatico, oppure nel giustificare i fallimenti trasformandoli in prove di successo. È nella stessa essenza dell'omeopatia giustificare l'inutilità del rimedio trasformandola in "utilità". Pensate (molti non lo sanno) che per gli omeopati la cura tipica prevede, dopo i primi sintomi in corso di cura, un iniziale peggioramento dei sintomi seguito, alla fine dalla guarigione. Cosa succede normalmente in una malattia (mettiamo una faringite)? Proprio questo: i primi sintomi, poi il peggioramento, poi progressivamente un miglioramento che finisce con la guarigione. Questo è quello che succede normalmente senza fare nulla. Con le medicine cerchiamo di evitare i sintomi (dolore, febbre, fastidi, insonnia...) accompagnando il paziente alla guarigione. L'omeopatia invece, non avendo nessuna azione, non dice "non funziono" ma "ruba" il decorso normale di una malattia trasformandolo in "effetto" della cura. Quando un guaritore sente il suo paziente lamentarsi di un mal di testa che non passa non gli dirà "forse ho fallito" ma "bene! Questo è il segnale che le mie energie funzionano".



Di questo fenomeno, abbastanza costante ne abbiamo un esempio (drammatico, dal mio punto di vista) pubblico.

Appare in un sito di omeopatia [la pagina è stata rimossa, ora appare questa: qui, qui un altro resoconto anche con foto] ed è raccontato da una dottoressa, un medico omeopata che narra le tragiche avventure del figlio che, un giorno, presenta febbre, delirio, dolori addominali e brividi. Ovviamente, riporto il racconto perché pubblico e perché, nella sua assurdità è davvero un caso da scuola.
Faccio solo un riassunto ma leggere la testimonianza completa è veramente preoccupante.

L'omeopata, per alleviare i preoccupanti disturbi del figlio, usa dei rimedi omeopatici e panni freschi, estratti di frutta e verdura e clisteri.
Il bambino chiede aiuto, lascia alla mamma un biglietto con scritto: "ma su tutto il mondo sarò il primo che sarà curato con le tue medicine?".
Dopo un apparente miglioramento la febbre diventa molto alta (40 °C), accompagnata da tosse.
L'omeopata cambia rimedi omeopatici.
La febbre però non migliora (e la madre si dice "contenta" di questo fatto), compaiono dolori addominali e difficoltà respiratorie, il bambino riesce a dormire solo seduto perché altrimenti non respira bene (!), una sofferenza inaudita.
L'omeopata sospetta (dai sintomi) una polmonite e sostiene di esserselo aspettato perché, sempre secondo lei (e secondo le dottrine omeopatiche) "è la forza vitale che deve tirare fuori il miasma (la radice)". Pensavo di non aver letto bene, un medico ritiene che la tosse ed il grave malessere del figlio, siano dovuti alla forza vitale che toglie il miasma. Qualcuno penserà che questa omeopata stia dicendo cose a caso, magia nera ed invece i concetti magici di "forza vitale" (teoria in voga nell'800 quando spiegare le malattie, in assenza di qualunque conoscenza approfondita di medicina e fisiologia era un'impresa) sono ancora oggi materia dell'omeopatia che d'altronde pesca a piene mani dalla magia e dalla superstizione. Quindi quelle frasi che sembrano deliri, sono a tutti gli effetti bagaglio di qualsiasi omeopata, anche moderno.

Intanto il bambino, sofferente e sempre più agitato e con tosse, continuava dopo cinque giorni ad avere febbre alta. La mamma omeopata (se guardate il resoconto fotografico lo dice tra sorrisini e smile) dice "capisco la profondità della radice che sta liberando", siamo nella magia pura.

Tosse definita "estenuante" finché non compaiono episodi di "desaturazione" (il bambino, non respirando bene, andava in carenza di ossigeno, molto pericolosa), con seguente "fame d'aria". A quel punto la mamma omeopata, finalmente, lo porta al pronto soccorso. La diagnosi è chiara: polmonite con versamento pleurico. Terapia: antibiotico per 15 giorni e antifebbrile.
La donna decide di evitare la terapia antibiotica per "combattere la radice" (!) e cambia di nuovo rimedio omeopatico.
Passa ancora un giorno.
Le condizioni del bambino non migliorano, continua la tosse, la febbre alta ed il decadimento delle condizioni generali (la saturazione è ormai ad un pericolosissimo 91%), siamo già a sei giorni di malattia con il bambino che chiede disperatamente alla madre di curarlo e lei, l'omeopata che crolla e piange. Chiama a consulto dei suoi colleghi omeopati ed osteopati. Notate come, nonostante l'evidente sofferenza del figlio che addirittura chiede aiuto ed il crollo psicologico dell'omeopata, questa non demorde e va contro ogni ragionevolezza.

Cambio ulteriore di rimedio omeopatico. L'omeopata ormai è in piena confusione, parla di parassiti, vermi, dice cose come "i bambini quando si intossicano e buttano cibo spazzatura dentro il loro corpo, danno da mangiare ai vermi, offrono il terreno giusto ai vermi e poi possono avere sintomi tipo la tosse.", probabilmente è nel caos totale ma non si arrende.

Il giorno dopo il bambino sta meglio. Si alza, inizia a mangiare. Pochi altri giorni e tutto sembra sistemato. Sono passati 10 giorni (10 giorni...).

Al controllo dopo poco meno di un mese non c'erano più segni della malattia.
La madre è contenta, felice perché il figlio ha "buttato fuori" tutte le tossine, ha "curato la radice" è persino dimagrito...

Ecco.
A me una testimonianza del genere fa venire i brividi perché mostra come una persona (una mamma, un medico) perda completamente la razionalità. Pur di non smentire le sue credenze, pur di non andare contro la sua fede (è quello che succede nelle sette, avete presente?) ha fatto soffrire il figlio per giorni, ha lasciato che un bambino con la polmonite, la febbre a quaranta e "fame d'aria" restasse in quelle condizioni per una sfida personale. A cosa è servito al ragazzino soffrire e stare male (e rischiare!) per giorni?
Semplicemente a dare soddisfazione alle convinzioni della madre. Non è un caso che la donna si sia sentita quasi orgogliosa di mettere in pubblico un'esperienza chi chiunque troverebbe paurosa. Leggere di una mamma che assiste "felice" alla sofferenza del figlio è una sensazione indefinibile. Come è indefinibile l'ostinazione a non dare al bambino un sollievo, rifiutando qualsiasi terapia medica.
Se notate la mamma trasforma in "successi" tutti i problemi, in "normale" ogni disturbo, è un modo per cancellare l'ansia e l'omeopatia è una corda alla quale aggrapparsi. Non sta "facendo nulla", sta "curando omeopaticamente".
Irrazionale, credo sia il termine giusto. Sarebbe stato giusto usare antibiotici? Sì, direi di sì.

Gli antibiotici o gli antipiretici non sono pallottole magiche, non fanno scomparire le malattie per un processo misterioso, sono un aiuto che la medicina ci può dare per stare meglio, per non soffrire, per non peggiorare una condizione rischiosa. Un problema come quello del ragazzo probabilmente lascerà strascichi per sempre, anche seri.

Come dicevo all'inizio non si tratta di un atteggiamento che stupisce. Chi aderisce ad un'ideologia raramente riesce a negarla, anche nei momenti più drammatici, di esempi ne abbiamo tanti.
Lo stesso atteggiamento lo ha avuto un naturopata del quale parlai anni fa che, pur di non fare curare la moglie partoriente in ospedale, causò una grave sofferenza al figlio nascituro. Sono atteggiamenti al limite con la patologia. Queste persone non solo credono veramente che lo zucchero possa curare le malattie ma, anche di fronte all'evidenza, non ammettono il fallimento, non possono accettarlo. Storia simile ad altre quindi, come la mamma di una bambina che ha contratto il tetano (il tetano!) e che non era vaccinata per scelta. All'uscita dell'ospedale, intervistata, la donna alla domanda "vaccinerà ora sua figlia?" rispose "vedremo, valuterò cosa fare". Nemmeno davanti alla malattia, nemmeno davanti alla possibilità di rischi altissimi, se si è convinti ideologicamente di qualcosa, cambiare strada, negare le proprie convinzioni è praticamente impossibile.
Per questo sono sempre più convinto che la strada migliore sia l'informazione, onesta, corretta, giusta, l'unica che ha senso fare e diretta a chi vuole capire e conoscere, gli altri non ne avranno nessuna utilità.
Tanto, d'altronde, nessuno di noi deve salvare il mondo, a nessuno è stato dato l'incarico di salvare l'umanità, siamo qui, come tanti altri a fare il nostro lavoro. L'obiettivo di chi fa informazione non è convincere ma trasmettere delle conoscenze. Una persona come questa madre, pervasa da una fede religiosa, non cambierà idea davanti a niente (e lo ha raccontato lei stessa) e quindi non è in cerca di informazioni, anzi, quelle che la contraddicono le eviterà. L'obiettivo della divulgazione scientifica deve essere quello di informare chi le informazioni le cerca, chi ha bisogno di dati seri e controllati.

Io non critico quella madre, non mi interessa, è una persona adulta (e sulla carta competente) ed ha fatto per conto di suo figlio delle scelte libere, sono fatti suoi. A me colpisce il suo racconto perché va oltre la "normalità", la MIA normalità.
Io resto allibito di come noi esseri umani siamo deboli, ingenui, condizionabili e di come, pur sentirci dalla parte della ragione, non guardiamo in faccia nessuno.
Neanche nostro figlio.
Ed è per questo e per questi figli che conviene continuare ad informare.

Per sdrammatizzare e chiudere con più leggerezza, in questi giorni ho ricevuto dei commenti sull'argomento che mi hanno fatto tornare in mente una mia vecchia idea, la fede cieca nell'omeopatia ed in altre pseudocure, per me emerge pesantemente quando, discutendone, c'è chi mi dice "io curo da 30 anni la mia dermatite con l'omeopatia e mi è passata!" senza riflettere che, se curi una cosa da 30 anni, evidentemente non sei guarita, che tu ci creda o no, hai assunto per 30 anni caramelle a prezzi esorbitanti senza nessun motivo.
Ne vale la pena?

Alla prossima.

martedì 20 settembre 2016

Quando la pseudoscienza infiltra le istituzioni.

Annunciato un po' in sordina, è stato organizzato per il 29 settembre 2016 un convegno dal titolo infinito:
"Le Medicine Tradizionali, Complementari e Non Convenzionali nel Servizio Sanitario Nazionale per l’uguaglianza dei diriti di salute oltre le esperienze regionalistiche: Salutogenesi e Prevenzione, Formazione a Proflo Defnito, Buona Pratica Clinica, Ricerca Clinica No-Proft. Criticità, esigenze sociali, prospetive future: un confronto interdisciplinare".
Dietro questo romanzo intricato c'è semplicemente un incontro di medici alternativi di tutti i tipi: omeopati, ayurvedici, agopuntori, fitoterapeuti, operatori di...medicine energetiche e così via.
Niente di strano, ognuno è libero di incontrarsi e parlare di quello che vuole ma c'è qualcosa che suona male, molto male. L'incontro si svolgerà in un'aula del Senato della Repubblica, istituzione per eccellenza ed è organizzato dal vicepresidente della commissione salute del Senato.

Questo è quello che mi suona male, malissimo.
Leggendo il programma del convegno, inoltre, si nota come tra i moderatori degli interventi vi sia il dott. Roberto Gava, omeopata, noto esponente dell'antivaccinismo italiano, che promuove l'omeopatia come cura dell'autismo. Alla fine, il logo della AMCP (Associazione per la medicina centrata sulla persona) che, nella sua pagina internet, parla tranquillamente di omeopatia per fermare le epidemie, di arte sacra tibetana e di meridiani Shiatsu. Stiamo parlando di medicina, salute e persone o di usanze folkloristiche e colorate?

È normale tutto questo?
È normale che l'istituzione promuova le vaccinazioni e la salute e nello stesso tempo promuova chi diffonde cattiva informazione e false credenze?
Perché allora non organizzare un convegno sulla difesa delle città dagli attacchi dei draghi?
A quando un convegno su come difendersi dai rapimenti alieni?



In un'epoca di progresso scientifico e di particolare attenzione alla salute, è giusto che le istituzioni ospitino e promuovano incontri su pratiche pseudoscientifiche?
Sappiamo che l'omeopatia non ha alcuna base scientifica e si basa su teorie ottocentesche, sappiamo che non funziona in nessuna patologia. Sappiamo anche che pratiche come l'osteopatia, la chiropratica o l'omotossicologia non hanno anch'esse basi scientifiche né hanno mostrato di funzionare nella maggioranza dei casi.

L'unica terapia, tra quelle ospitate, che mostra un'efficacia accertata (con dei limiti che gli stessi operatori riconoscono) è la fitoterapia.

Poi l'agopuntura: cerca da anni, in tutti i modi, di vendersi come pratica scientifica. Perché siede accanto agli altri? Perché si mescola con omeopati, antivaccinisti ed operatori...energetici? Il dott. Giovanardi, che parteciperà allo stesso convegno e che in una discussione avvenuta in questo blog in passato ci teneva a sottolineare che l'agopuntura sarebbe una pratica scientifica, che gradualmente vuole modernizzare il suo linguaggio, cosa ci fa in un convegno tra operatori energetici,  antivaccinisti ed omeopati?

Non lo so, ognuno si dia le sue risposte. A me piacerebbe che la medicina oggi fosse solo nell'interesse del paziente, mi piacerebbe anche che si evitasse di spacciare per medicina delle vere e proprie stregonerie ma questo è il mondo perfetto che vorrei, la realtà è ben diversa. Quello che invece pretendo da cittadino e da operatore della salute è l'impegno, da parte delle istituzioni, di promuovere solo pratiche mediche con buone prove di efficacia, di diffondere solo cultura medica e non superstizioni e di sforzarsi per lasciare ai nostri eredi una nazione evoluta, moderna, non una regione europea dove ancora parliamo di "energie", "memoria dell'acqua" e "meridiani".
Favorendo la diffusione di falsa medicina e superstizioni (cosa sono le "energie" se non superstizioni ottocentesche?) si confonde e danneggia il cittadino, si sprecano soldi e risorse, si fa cattiva informazione e si favoriscono i privati che vendono illusioni e l'ottundimento della popolazione.

Contro questa iniziativa si è mosso il Cicap (Comitato Italiano per il Controllo delle Pseudoscienze) ed il suo appello è stato raccolto da Walter Ricciardi, presidente dell'Istituto Superiore di Sanità: "No alle pratiche antiscientifiche nelle istituzioni":

Ed ha ragione: basta.

Alla prossima.

AGGIORNAMENTO 20/09/16, 18:20 : La risposta del sen. Romani, organizzatore del convegno.

Aggiornamento: 03/10/2016: Mentre da noi fanno i simposi per inserire le medicine alternative nel SSN, nel Regno Unito anche il distretto di Wirrel interrompe i rimborsi dell'omeopatia da parte del SSN. Restano solo Londra e Bristol

In arancione gli unici distretti nei quali, in UK, il SSN rimborsa ancora l'omeopatia.

martedì 27 ottobre 2015

Credere all'omeopatia: solo colpa del paziente?

Quante volte abbiamo discusso di omeopatia? Quante volte si è detto "tanto chi ci crede continuerà ad usarla?".
In realtà non è proprio così.
Spiegare che in un prodotto omeopatico (oltre la 12ma diluizione) non c'è nessun principio attivo e che assumerlo equivale a prendere delle caramelle di zucchero è il primo passo per rendere consapevole il consumatore. La maggioranza delle (poche) persone che scelgono l'omeopatia è sinceramente convinta (chiedeteglielo pure) che si tratta di "erbe" o derivati naturali (facendo confusione con la fitoterapia medicina scientifica a tutti gli effetti), qualcun altro parlerà di "medicina dolce" senza rendersi conto che questo termine non significa nulla ("dolce" o "violenta" lo scopo di una medicina è curare, non fare simpatia al malato). Insomma, tanta confusione.
Poi c'è una piccola parte...della piccola parte di utilizzatori di omeopatia che sa benissimo cosa compra ma che non sente ragioni: mi è servita a stare meglio e quindi continuo ad usarla. Non è a loro che si rivolge chi cerca di spiegare come l'omeopatia sia una vecchia credenza ottocentesca che dovrebbe scomparire dai banconi delle nostre farmacie.
Per questo è essenziale l'informazione corretta ed onesta: chi vuole essere consapevole di ciò che acquista non può che esserne felice, se poi si "crede" a prescindere va bene lo stesso.
Qualche settimana fa però, abbiamo assistito ad un grave episodio di informazione per niente corretta. Quella andata in onda su "Medicina33" (cercare puntata del 18 settembre 2015), popolare programma di informazione medica generalista trasmesso dalla RAI (servizio pubblico).
Guardando quel video, bambini (!) ed adulti testimoniavano l'efficacia dell'omeopatia. Un medico parlava di meccanismo d'azione simile a quello dei vaccini (!) e nessuno spazio al contraddittorio. Un po' come parlare di astrologia in un programma di astrofisica vendendola come pratica vera e consolidata.
Un brutto episodio, molto brutto.
Pochi giorni dopo un programma della televisione della Svizzera italiana ("Patti Chiari") manda in onda un "dossier". Interviste a mamme entusiaste ma anche a quelle deluse. Interviste a medici omeopati ma anche a medici che l'omeopatia la criticano (c'era anche il sottoscritto).
Mi sono sottoposto anche ad un esperimento, ho ingurgitato 2 interi flaconi di "belladonna" 4CH (un rimedio omeopatico usato spesso per l'insonnia ma anche come "antiansia"), l'atropina, sostanza attiva contenuta nella pianta della belladonna, è un prodotto potentissimo, usato in medicina e che, in dosaggi eccessivi (in ogni caso bassissimi) provoca problemi molto gravi di tipo cardiaco e neurologico, fino al coma ed alla morte. Non ho "mangiato" un solo granulo ma ben 80, per mostrarne l'innocuità (ed infatti sono ancora qui che scrivo) e la diluzione del prodotto non era oltre la 12ma (diluizione che sancisce l'assenza di qualsiasi principio attivo) ma la quarta che in ogni caso, anche se fisicamente conterrà qualche molecola di atropina, non ne conterrà abbastanza per avere un qualsiasi effetto.

Non che avessi dubbi in proposito ma questi esperimenti chiariscono come l'idea che un prodotto omeopatico sia fatto di normale e puro zucchero, sia ancora un concetto difficile da spiegare ed è su questo che contano gli omeopati: l'informazione ingannevole al consumatore.

Io mentre mi suicido omeopaticamente. 80 granuli (2 flaconi interi) di Belladonna 4CH.

La maggioranza delle persone, infatti, ritengono questa cosa troppo "esagerata", non la ammettono, rispondono spesso che "non è possibile" che ci vendano solo zucchero.
In trasmissione è stata mostrata anche la confezione di un noto prodotto omeopatico "antiinfluenza" che riporta nella scatola "ogni granulo di 1 grammo contiene 1 grammo di zucchero", giusto per sottolineare che questo concetto è ovvio anche per le aziende produttrici e gli omeopati (non potrebbero mentire d'altronde, basta analizzare un granulo per scoprirlo). Insomma, nonostante sia chiaro, risaputo ed ammesso da tutti che in una scatola di omeopatici ci siano solo palline di zucchero, non si riesce a capire perché ci sia gente che ancora acquisti questi prodotti.
Come ho scritto non è così scontato che tutti lo sappiano. Proprio nella trasmissione svizzera una mamma "pro omeopatia" ha dichiarato tranquillamente di non avere idea di cosa somministrasse ai suoi figli, la prescrizione dell'omeopata non glielo aveva chiarito, eppure lei ha dato lo stesso ai figli il prodotto omeopatico.
Anche un'altra donna intervistata durante la tramissione ha raccontato di aver avuto una brutta avventura: un omeopata ha provato a curare il marito con il cancro con l'omeopatia, almeno ufficialmente, perché la donna non ha mai saputo cosa contenessero quei granuli ed il marito ha sviluppato una grave infezione alla pelle.

Cosa succede dunque?
Niente di stupefacente. La possibile superficialità di molti consumatori si unisce alla disonestà ed alla sete di denaro di tante altre persone (medico o meno). Se un profano vede un "camice bianco" che parla dell'omeopatia come se si trattasse di medicine, il rischio di cadere in trappola è altissimo. Se il farmacista consiglia al cliente un prodotto omeopatico ("tanto male non fa"...ma un costo ce l'ha...), è chiaro che approfitta della fiducia che è riposta nella sua professionalità.
Se il servizio televisivo pubblico costruisce ad arte una trasmissione che presenta l'omeopatia come se fosse una pratica scientifica, è naturale che qualcuno possa crederci.
Ma tutto questo non è corretto e nemmeno etico. Esiste la libertà di cura ma non quella di mentire al prossimo.

Ma come la pensano a proposito di questo gli addetti ai lavori?

In Italia (abbiamo una insita abitudine a scaricare le responsabilità) si chiude un occhio e l'altro ci vede pure male. Gli ordini dei medici (enti burocratici) si tirano fuori, loro mantengono dei registri e gli omeopati ne fanno parte, non entrano certo nel merito della scientificità di una cura. Le associazioni mediche vivono adagiandosi sul detto "vivi e lascia vivere", quelle dei farmacisti fanno finta che il problema neanche esista, tanto gli introiti da prodotti omeopatici sempre soldi sono. Il ministro della salute va addirittura ad inaugurare un museo di omeopatia (ma dentro cosa c'è?) e peggio, come vedremo dopo.
Insomma, una pratica senza scientificità, dimostrata inefficace, gradita ad una piccolissima fetta della popolazione, è sopportata per amore del quieto vivere, un po' come gli oroscopi in TV, sarebbero scandalosi ma in fondo danno da mangiare a tanta povera gente.
All'estero non è così.
I farmacisti?
La Royal Pharmaceutic Society parla chiaro: "Non c'è evidenza per supportare l'efficacia dei prodotti omeopatici, non vi è base scientifica per farlo" e: "...i farmacisti che vendono prodotti omeopatici devono essere preparati per farlo ed abili nel discutere con i pazienti della scarsa evidenza di efficacia dei prodotti omeopatici..."

I medici?
La British medical association è anch'essa chiara e decisa: "L'omeopatia è stregoneria, non dovrebbe essere usata come terapia".

Le istituzioni?
NHS (servizio sanitario nazionale inglese): "Non esiste nessuna condizione clinica per la quale l'uso dell'omeopatia abbia sufficienti basi scientifiche".

Ma allora, cosa succede in Italia?
Solo un problema di lobby da parte delle multinazionali omeopatiche (l'Italia è sede di alcune aziende di omeopatici, anche di grande portata)? Non credo, anche l'Inghilterra ha delle aziende locali di omeopatia.
Forse culturale? Noi "latini" siamo più portati alla superstizione ed al credere nei miracoli. Forse un po' ma non credo sia solo questo.
Non si sa bene insomma.
Io credo sia un misto di tutto questo. Sfruttando la nostra propensione nel credere al "sovrannaturale" e con la complicità della nostra proverbiale "ma che mme frega ammé", chi ha interessi si è ben sistemato nei posti che contano e così si è riusciti a sdoganare una pratica paranormale vendendola come medicina. Tutto il resto è pubblicità, immagine, copertina.
Se ho mai subìto una censura in un intervento pubblico nei media, è stato quando ho parlato di omeopatia in una rete televisiva pubblica nazionale, il mio intervento (che in diretta era ovviamente andato in onda), nella replica è stato magicamente tagliato. Non dicevo nulla di sconvolgente, alla domanda su quali fossero i prodotti in farmacia che non hanno nessuna utilità ho parlato di integratori, prodotti dimagranti e contro la caduta dei capelli ed i leggendari "ricostituenti". Poi ho aggiunto l'omeopatia ma da tutta la risposta la parte relativa all'omeopatia è sparita.
In un altro caso mi è stato chiesto, a telecamere spente ma in maniera esplicita di non parlare di omeopatia.
Questo non è successo quando ho parlato di altro, di farmaci, di scandali, di bugie farmaceutiche...c'è forse qualche "piccolo" interesse da difendere? Ma come, non sono quelli di "Big Pharma" i potenti della medicina?
Ed in queste settimane un altro episodio che coinvolge direttamente il ministro della salute.

Per la sua fermezza a proposito del "metodo Stamina", per alcune sue iniziative e per aver detto tante volte di affidarsi solo alle conoscenze scientifiche, ho avuto una buona opinione dell'attuale ministro della salute Lorenzin (nonostante la mia diffidenza iniziale). Poi scopro che il ministro ha scritto la prefazione ad un libro di omeopatia dal titolo "Elogio all'omeopatia". Già assurdo. Come può un ministro dare credibilità ad un pratica stregonesca senza base scientifica? [aggiornamento: prefazione ritirata, non era stata autorizzata, il libro sarà ristampato].

Ma la cosa più sorprendente è che il libro è scritto dal presidente di Omeoimprese, l'associazione che unisce le aziende omeopatiche, "Big Homeo" insomma.
Se la Lorenzin avesse scritto la prefazione di un eventuale libro del presidente di Farmaindustria (Big Pharma) dal titolo "Elogio alle medicine" che reazione pensate avrebbe suscitato?
Siete ancora convinti che l'omeopatia sia una medicina alternativa e non un semplice business sulla pelle dei consumatori più creduloni?
Saranno le pressioni dell'industria a controllare l'informazione sull'omeopatia evitanto di far sapere cosa compra chi compra omeopatia?
Troppo complottistico, vero?

Ma non ci piangiamo sempre addosso. In altre nazioni l'omeopatia, seppur evitata dall'ambiente scientifico, è ammessa da quello giuridico in maniera molto più "permissiva" di quanto lo sia in Italia, basti vedere il servizio della TV svizzera nel quale un medico che gestisce un centro di omeopatia, dice tranquillamente di trattare persone con tumori maligni ed ha la faccia tosta di sostenerne la guarigione, salvo poi scoprire (ma lui non lo aveva detto) che queste persone avevano seguito tutte le cure tradizionali in ospedale e solo dopo avevano aggiunto l'omeopatia.
Allora credo ci sia poco da fare. Mai prendersela con il paziente o il consumatore. Quando le autorità mediche chiudono gli occhi, quelle politiche sono sempre in cerca di voti e si fa di tutto per evitare l'informazione corretta (persino nelle reti televisive pubbliche), se una colpa c'è, è del sistema, del ritorno economico, dei guadagni pubblicitari e politici, del fatto che, omeopatica, naturopatica o farmaceutica, l'industria ha un solo ed unico obiettivo: i soldi.
Che non si dica quindi che l'omeopatia sia una "medicina alternativa" a quella standard, è completamente inserita nel business, negli affari farmaceutici che tanto danno da mangiare.

Quando si cercano quindi spiegazioni per il comportamento di alcuni che sembrano indifferenti al progresso medico ed alla semplice logica, forse è inutile compiere complicati paragoni sociologici o raffinati studi antropologici, forse il problema è molto più elementare: follow the money.
Se una medicina non cura ma ne è permessa la vendita non è medicina"alternativa", è del tutto omologata. Al guadagno.
Per questo, se credo profondamente nella libertà di cura (che significa anche informazione corretta), ognuno faccia quello che crede sia meglio per la sua salute, penso anche che un servizio pubblico, finanziato da tutti i cittadini, non debba offrire pratiche senza validità scientifica, neppure con l'intento di risparmiare soldi. Un servizio sanitario nazionale deve offrire solo le pratiche migliori e più sicure, scientificamente validate e che vadano ad esclusivo vantaggio del paziente. Se iniziamo ad ammettere omeopatia e medicine alternative, se confondiamo il paziente con messaggi vaghi, caotici, se la TV nazionale mescola medicina con omeopatia, il passo per accogliere nei nostri ospedali cartomanti ed indovini non è lunghissimo. È fondamentale quindi che il nostro sia un "servizio sanitario razionale", che non si lasci tentare dalle magie o dalle superstizioni ma che poggi tutte le sue offerte sull'unica cosa oggettiva che esiste in campo medico, il risultato scientifico.

Alla prossima.

Aggiornamento (30/10/2015): La prefezione del ministro Lorenzin al libro del presidente di Omeoimprese è stata ritirata, non era autorizzata ed il libro sarà ristampato. La risposta dell'autore del libro? Criticare l'omeopatia significa attaccare i 20.000 medici che la praticano.
Giusto, non attaccherò mai la cartomanzia per evitare di attaccare i 60.000 operatori dell'occulto che la praticano.
Che figuraccia per gli omeopati...

giovedì 15 maggio 2014

Paul Zenon's Preparations (e se lo facessimo in Italia?)

Non posso fare a meno di condividere questo video che mi hanno segnalato (grazie!), è fantastico, la sintesi di tutte le bufale, le pseudoscienze, le medicine alternative e le sciocchezze di tutti i tempi.
Una sorta di cronaca di una giornata all'insegna delle superstizioni con protagonista Paul Zenon, prestigiatore che combatte le "false magie" (guaritori, persone che comunicano con i defunti e simili...).

Anche se il video è di origine inglese e qualche personaggio è noto solo nei paesi anglosassoni (per esempio Jenny Mc Carthy, visibile sul telefonino del protagonista come immagine per la sveglia, ex coniglietta Playboy oggi attiva antivaccinista o Simon Singh, divulgatore e nemico giurato della chiropratica che fa...il chiropratico), il video è comprensibile a tutti, con momenti di pura ilarità. Guardatelo più di una volta, io facendolo ho scoperto particolari bellissimi (il giornale che parla di Wakefield, ad esempio...).

Guardandolo mi è venuta un'idea "folle": se realizzassimo un video del genere anche in Italia (con qualche "bufala" nostrana)? Se come "attori" apparissero i più noti "divulgatori" antibufala italiani?
Non sarebbe fantastico?

Io sono disponibile per una parte.
Servirebbe tutto il resto.



Alla prossima.

lunedì 2 dicembre 2013

La comunicazione persuasiva nella pseudomedicina: due casi a confronto.

Nota: L'articolo è molto lungo, stavo per dividerlo in due parti ma mi sono reso conto che avrebbe perso d'impatto e continuità. Consiglio quindi di leggerlo con calma (per questo motivo lo lascerò in homepage per più giorni del solito) o di stamparlo. Grazie.

Per chi volesse conoscere i particolari (tanti) delle due vicende può leggere qui relativamente al "caso Di Bella" e qui per il "caso Stamina".
==

La comunicazione persuasiva è un tipo di interazione tra uomini che ha lo scopo di influenzare l'opinione del prossimo tramite messaggi costruiti apposta per lo scopo. Si tratta di una tecnica utilizzata in molti campi e con delle regole ben precise. Vi sono diversi esempi quotidiani di questo tipo di tecnica, tanto sottile quanto pericolosa se conduce a decisioni errate e che spesso è rivolta non al singolo individuo ma ad interi gruppi, anche popolazioni.
L'argomento non è strettamente medico ma parla di vicende che si sono incrociate con la medicina, la scienza e la percezione di questa presso la società. Tutto è scaturito da considerazioni personali che poi mi hanno appassionato durante un approfondimento e così ho deciso di farne un articolo.

La recente vicenda Stamina ha molto a che fare con la comunicazione persuasiva, primo perché è stata un esempio di come una storia "televisiva" senza alcuna valenza medica sia diventata in brevissimo tempo "virale", abbia coinvolto l'ambiente scientifico anche ad alto livello ed abbia smosso le coscienze e le masse.
In secondo luogo, il protagonista di questa storia, Davide Vannoni, docente di ergonomia cognitiva all'università di Udine, ha scritto un libro proprio sull'argomento: "Manuale di Psicologia della comunicazione persuasiva", Utet Libreria, Torino, 2001, ovvero di come si caratterizza, si sfrutta e si manipola la comunicazione con lo scopo di "convincere" il prossimo. La persuasione è un mezzo molto utilizzato, soprattutto in campo pubblicitario (il marketing pesca a piene mani dalle regole della persuasione) ma anche nella "quotidiana" informazione (specie quella politica e militare). L'esperimento Stamina quindi, può essere visto come un gigantesco test di persuasione delle masse che ha avuto successo ma che non è andato oltre al fenomeno di costume (da certi punti di vista però con risvolti gravi).
In Italia di storie simili ce ne sono state tante e non solo in campo medico, hanno coinvolto numerose persone e sono state sfruttate quasi sempre per scopi economici, la vicenda Stamina, in particolare, è stata accostata e quella Di Bella, una storia simile ma che invece della cura per tutte le malattie neurodegenerative parlava di una cura per tutti i tumori (e di tante altre malattie). Anche in quel caso avvennero manifestazioni di piazza, si mossero politici e magistrati, si crearono fazioni, associazioni, trasmissioni televisive che erano occasione di scontro e polemiche a non finire. Anche in quel caso, ci si accorse, solo alla fine, che si era caduti tutti in un enorme isteria collettiva, originata da un umano desiderio di speranza ma poi sfuggito al controllo per l'amplificazione regalata dai media e per l'interferenza di politici e personaggi pubblici (che con la salute c'entrerebbero poco ma che in tema di "consenso popolare" sono spesso protagonisti).
Sembrerà strano, ma nonostante Vannoni sia un esperto di comunicazione di massa e persuasione, in questo caso ha sbagliato molte azioni, una in particolare e nel paragone tra lui e Di Bella ne esce completamente sconfitto. Vediamo perché?
Potrebbe essere un'occasione per scoprire i trucchi della persuasione e le vie più "semplici" per convincere le masse di aver trovato la salvezza per tutti.

Di Bella Vannoni, che differenze?

Le storie delle due vicende hanno alcuni punti in comune ma poi si differenziano per altri. Luigi Di Bella era un docente universitario di fisiologia, Davide Vannoni un docente universitario di psicologia (ad Udine). Il primo affermò di aver scoperto la cura sicura per tutti i tumori (ma anche per altre malattie), il secondo la cura per tutte le malattie neurodegenerative (ed altre). Il primo non pubblicò nessun lavoro scientifico sulla sua ipotesi, il secondo nemmeno, nessuno dei due ha sperimentato la sua idea per controllarne la correttezza e nessuno dei due ha mostrato dei risultati (anche personali) da sottoporre al controllo scientifico, così come il primo sosteneva che le sue idee fossero "insabbiate" per colpa di un complotto mondiale (dei medici, scienziati, magistrati, esperti, le case farmaceutiche) e lo stesso fa il secondo. Nello stesso momento il primo usava farmaci prodotti e venduti da case farmaceutiche (quindi perché le stesse avrebbero dovuto "insabbiare" una scoperta che le avrebbe favorite?), il secondo ha ricevuto sovvenzioni e denaro da una casa farmaceutica (quindi perché parlare di "complotto" delle case farmaceutiche se una di queste fornisce denaro?).
Passiamo agli effetti delle due cure.
Quella di Di Bella avrebbe guarito (ai tempi della storia) più di 10.000 persone (si parlava di oltre 20.000 pazienti curati già negli anni '90): all'analisi delle cartelle cliniche nello studio del professore però emerse un numero ben preciso di guariti: zero.
La cura di Vannoni, praticata da anni (e per la quale c'è un'inchiesta in corso), avrebbe guarito diverse persone e molte starebbero migliorando (ma se la cura è somministrata da anni, dove sono questi "guariti" o "migliorati"?). Alla richiesta di prove (mostrare un guarito da una malattia inguaribile è semplice...) questi "miracolati" sono scomparsi, mostrando un tasso di guarigione molto chiaro: zero.
Infine il giudizio degli esperti che hanno esaminato le due cure: la prima, quella di Di Bella non funzionò, la sperimentazione nazionale diede un esito indiscutibile: zero sopravvissuti. Nel caso di Vannoni la sperimentazione non è stata avviata perché gli esperti hanno notato parecchie lacune nel "metodo" che dovevano esaminare, non vi era addirittura chiarezza nemmeno nel tipo di cellule che si dovevano infondere nei pazienti.
A queste analisi i due hanno obiettato: Di Bella dicendo che il metodo applicato non era il suo originale ed era stato stravolto, Vannoni dicendo che il metodo analizzato non era il suo originale ed era stato stravolto per poterlo presentare agli esperti.
Sembra una fotocopia in effetti.
Gli argomenti dell'uno somigliano in maniera clamorosa a quelli dell'altro, le scuse del primo sono identiche a quelle del secondo.
Ma c'è un particolare che ha fatto la differenza e che nel campo della persuasione è fondamentale, per questo stupisce che proprio Davide Vannoni non lo abbia capito subito.

Il manuale sulla persuasione delle masse scritto da Vannoni che ha sperimentato sul campo con la vicenda Stamina
La comunicazione persuasiva si poggia (secondo Hovland et al.) sopra tre fondamenti: la fonte (colui che tenta di persuadere), il messaggio (il contenuto della comunicazione), il pubblico (chi riceve il messaggio).

La fonte: il "guru"

In ogni operazione di persuasione di massa è necessaria la figura del "guru", ovvero di una persona (a volte di un ideale) che permetta alla gente un'identificazione, un trasporto, la possibilità di riscatto e salvezza, la fonte deve essere credibile. Le grandi dittature, che della persuasione delle masse ne hanno fatto (e ne fanno) una regola, creano attorno al dittatore un mito, una figura mistica, inavvicinabile ed imbattibile, così nei casi che stiamo analizzando un ruolo fondamentale è dovuto alla figura dell'"inventore" della cura, il guru, appunto, che può essere l'elemento "vincente" di qualsiasi operazione di marketing (in piccolo, nella pubblicità, il "guru" è rappresentato dal testimonial).
In questo senso è fondamentale l'atteggiamento di chi "invia il messaggio", ma di questo ne parleremo dopo.
Il guru deve costruire attorno a sè il mito, sulla sua persona devono circolare voci tra il reale ed il fantasioso, deve trasformare qualsiasi fatto negativo in un fatto che sostiene le sue idee e chi lo critica o lo sottovaluta diventa automaticamente nemico di tutti, non solo suo.
Partiamo dalla figura di Di Bella.
Luigi Di Bella era un professore associato universitario di fisiologia, nessuna carriera o carica particolarmente prestigiosa, nessun riconoscimento mondiale particolare, pur se pienamente inserito nel mondo accademico si trattava di un docente, dignitosissimo, ma che non raggiunse mai fama scientifica particolare (anche la sua produzione bibliografica è irrilevante e non pubblicò mai uno studio di oncologia).
Così Vannoni: professore di psicologia (nonostante la sua laurea, in lettere), si occupava di ricerche di mercato, non era particolarmente noto e di lui le uniche gesta conosciute erano quelle relative ad un'inchiesta della magistratura.

Come trasformare l'anonimo professionista in trascinatore di folle? Il "guru" deve essere diverso dagli altri, dai "concorrenti" (in questo caso da chi cura le stesse malattie), deve elevarsi.
Ci sono diverse tattiche ed i due ne hanno scelta una simile.
Di Bella era un accademico e quindi la sua "esaltazione" doveva per forza passare da quel mondo, dalla medicina, di lui quindi si diceva che fosse candidato al premio Nobel per la medicina, che aveva pubblicato studi eclatanti, fosse chiamato "il padre della melatonina", che passasse le sue giornate piegato su un microscopio in un suo "laboratorio privato" dove poteva studiare i suoi "teoremi". Una sorta di incredibile genio che nessuno riuscì ad eguagliare. Un genio ineguagliabile, per forza di cose, fa scoperte eccezionali.

Vannoni, non essendo medico ha scelto la via dell'illuminazione: affetto da un'emiparalisi al volto, dopo aver tentato inutilmente una risoluzione, parte per l'Ucraina dove, in un laboratorio locale, si sottopone ad una cura con staminali e, contro ogni aspettativa "ne trae giovamento".
Di Bella diceva che i "baroni" universitari e le aziende farmaceutiche ce l'avevano con lui per le sue eccezionali scoperte, addirittura descrive diversi "tentativi di omicidio" a suo danno (tutti sventati!), Vannoni dice che tutti ce l'hanno con lui perché sono invidiosi e vogliono rubargli l'idea, soprattutto le case farmaceutiche. L'attentato, l'invidia, la gelosia, la cattiveria del prossimo, contribuiscono a cotruire il "mito", la figura dell'eroe buono contro tutti e contemporaneamente, chiunque ne parli male o semplicemente chieda spiegazioni, è un nemico da abbattere e se è nemico del guru è nemico di tutti (se qualcuno vuole eliminare l'eroe buono, dev'essere di una cattiveria incredibile!), un nemico del popolo, insomma.

Sono leggende, chiaramente, Di Bella non è mai stato candidato al Nobel, era praticamente sconosciuto in ambiente medico e non è certamente colui che ha scoperto la melatonina. Vannoni non è certo guarito dalla sua malattia e il "laboratorio ucraino" non ha guarito nessun altro con le sue metodiche, nessuno ha avvelenato Di Bella e nessuno ha rubato l'idea a Vannoni, che invece l'ha venduta ad una casa farmaceutica.
Eccoli i miti.

Sai Baba, guru indiano molto discusso che raccoglieva milioni di fedeli con semplici giochi di prestigio spacciati per miracoli.
Il messaggio: la compassione

Punto decisivo.
Per risultare convincente, il persuasore deve toccare gli aspetti più intimi e profondi dell'animo umano, in ambito medico il lavoro è molto semplice, parlare di malattie, a maggior ragione se gravi ed inguaribili, rende tutto più semplice e per ottenere il risultato più potente, l'arma dei bambini sofferenti senza speranza è infallibile. Il messaggio non deve presentare solo l'idea del guru ma anche le altre, quelle opposte, deve però fare in modo che quelle del guru siano considerate "chiaramente migliori", indiscutibili. Si tratta del fenomeno detto delle "banalità scintillanti" ovvero degli "specchietti per le allodole", le "buone parole" cariche di emotività ed il confronto deve essere spietato: l'idea del "guru" deve avere il potere di "compiacere" il destinatario (in questo caso di guarire i malati) (cfr.: Vannoni "Manuale di psicologia della comunicazione persuasiva", UTET) mentre la tesi opposta non ci riesce. Questo causa adesione alla causa del messaggero, in parole povere è il messaggio stesso, esagerato, definitivo (io guarisco, loro no) che, anche se poco credibile, arriva direttamente al destinatario causando un sentimento positivo. Non a caso la mossa che ha scatenato questa isteria di massa a proposito della vicenda Stamina è partita con la figura di una bambina malata in braccio ai propri genitori supplicanti, con le cure attuali nessuna speranza, con la pseudocura guarigione: infallibile, la pietà fattasi messaggio commerciale.

I due si sono dimostrati abbastanza abili in quest'attività.
Di Bella diceva di poter curare tutti i tumori, quasi sempre ed a qualsiasi stadio, ma con una via d'uscita (ricordate, la via d'uscita serve per rispondere a chi chiederà conto degli immancabili insuccessi). Vannoni dice che "da certe malattie si può guarire" (non ha specificato quali, ma quel "da certe" lascia aperta la speranza per qualsiasi malattia e nel sito della sua fondazione sono elencate decine di malattie "trattate"). Questo atteggiamento è l'anticamera della figura del "salvatore dell'umanità".
L'altra possibilità, nel caso di Di Bella era la chemioterapia (sempre inutile, dannosa, pesante, pericolosa), nel caso di Vannoni sono le cure attuali (sempre inutili, costose, illusorie). Chiaramente i due non sottolineavano che la chemioterapia, che è solo una delle armi contro i tumori, per quanto a volte pesante, permetteva di avere una speranza di salvezza reale di fronte a nessuna possibilità offerta dalla pseudocura e così Vannoni, non sottolinea che le attuali cure sono le uniche che permettono a quei bambini di vivere e non sono nemmeno paragonabili con il nulla da lui mostrato, gli stessi bambini sono vivi perché usano i rimedi creati per loro non da uno stregone di passaggio ma dal progresso tecnico e medico. C'è un particolare affascinante che Hovland (lo studioso che ha ipotizzato le categorie che compongono il messaggio persuasivo) ha riformulato in studi successivi, il cosiddetto "sleeper effect" (più o meno "effetto del sonno"), che avviene quando un'affermazione proviene da una fonte poco credibile e che rischia di non essere presa in considerazione perché eccessiva, esagerata ("guarisco tutte le malattie!", "La mia è l'unica cura efficace!").

Dopo un certo periodo di tempo la stessa affermazione sarà considerata più credibile semplicemente perché il destinatario del messaggio gradualmente dimentica il livello di credibilità del messaggero e non ricorda neanche la provenienza precisa del messaggio dandogli una dignità che prima neanche lui gli dava. Un esempio riguardante i due casi che sto esaminando: Di Bella sosteneva di aver guarito migliaia di persone dai tumori. Dopo l'ispezione ministeriale del suo archivio che notò che non vi era nemmeno un guarito l'affermazione non fu più ripetuta, ma nell'immaginario aleggiano quei "migliaia di guariti" nati chissà come e quando ma che nell'immaginario colletivo esistono ancora.
Lo stesso Vannoni. All'inizio della vicenda che lo riguarda, si parlava chiaramente di guarigione e di decine di persone curate definitivamente dalla sua pseudocura che d'altronde somministra da anni. Con l'evolversi della storia e con la conseguente necessità di mostrare quei risultati annunciati, i "guariti" scompaiono per essere sostituiti da "migliorati", le decine di persone diventano casi singoli (1-2) ma per parte dell'opinione pubblica resta il ricordo delle "guarigioni" in numero eccezionale, mai dimostrate. Se Vannoni avesse annunciato di aver lievemente migliorato due persone in decenni di cura su centinaia di pazienti, la sua affermazione sarebbe suonata sicuramente come irrilevante.

Il ricevente: la massa.

Se posso salvare quasi tutte le persone dalle malattie e se guarisco "certe" malattie, chiunque metterà in dubbio quelle affermazioni, non è "nemico del guru" ma "nemico dei malati". Questo è falso, ma il guru lo trasforma in verità: "non volete fare guarire queste persone, le volete morte".
Naturalmente il guru salta molti passaggi fondamentali e che chiunque conosce: prima di dire che una cura, qualsiasi cura, "guarisca" qualcuno, bisognerebbe dimostrarlo e non sarà certo un video o un servizio televisivo a fare testo ma un controllo medico, una statistica, una valutazione scientifica. In questi casi che stiamo esaminando le valutazioni scientifiche e mediche parlavano chiaro: non vi è alcuna evidenza di effetti positivi di queste cure. Non restava quindi che saltare, da parte dei guru, tutta questa fase e passare direttamente a quella dell'odio: chi ci ostacola non è nemico nostro ma dei malati.
E' un gioco facile, chi è nemico dei malati, ne converrete, è un criminale, un disonesto, cattivo e crudele, non si riflette però sul fatto che, al massimo, si può essere nemici degli pseudoscienziati, ma mai dei malati.
La persuasione a questo punto è quasi completa, la mente della massa ormai non segue più il filo della logica e del buon senso ma entra in un tunnel scavato dal guru che divide in due le uniche possibilità di ragionamento (tutte le altre, guidate dal buon senso, dalla scienza, dalla logica scompaiono del tutto): lui ha ragione, gli altri hanno torto.

Il fatto di rivolgersi all'opinione pubblica non è un caso e non lo è neanche il fatto di sfruttare il mezzo televisivo (come fecero entrambi gli pseudoscienziati), come dice il professor L.J. Shrum esperto di marketing: chi usa la televisione per farsi un'opinione ha più possibilità di avere una visione distorta della realtà. A freddo: se uno di noi facesse una scoperta scientifica cosa farebbe? Insomma, immaginate di scoprire una nuova legge della fisica, una nuova medicina, un nuovo carburante, andreste da un professore universitario a parlargliene, chiedereste informazioni al vostro amico studioso o andreste al telegiornale parlando di "scoperta epocale"? Dipende da cosa si vuole ottenere.

Rivolgendosi direttamente all'opinione pubblica si elimina il filtro della credibilità, della professionalità, si evita l'obbligo della cautela, degli studi, delle prove e del confronto, si passa direttamente al consumatore ed il consumatore, si sa, spesso si fa abbindolare dalle parole della pubblicità e non a caso in tutte e due le storie, il ruolo dei media e di giornalisti incauti (ed a volte in malafede) è stato fondamentale per la loro diffusione. In questo contesto è fondamentale l'utilizzo di "collanti", ovvero di mezzi che permettano di unire empaticamente persone distanti fisicamente e così nasce l'uso di slogan, che accomunano e dirigono l'opinione nella direzione voluta (nel caso Stamina: "Sì alla vita sì a Stamina", un vero e proprio slogan pubblicitario che significa che Stamina=vita e che chi è contro è "contro la vita", non ci sono altri significati). I media trasformano una notizia medica (scientifica), un argomento delicato, in "gossip", "telenovela" con i protagonisti buoni e cattivi e questo fa il gioco del programma televisivo che deve accontentare la morbosità degli spettatori ed indirettamente quello del "guaritore" che vive di pubblico, di fama da piazza, di applausi di pancia.
Nel caso di Di Bella si è assistito addirittura al "marketing" del guaritore (con calendari e canzoni che celebravano la gloria del defunto professore), nel caso di Vannoni esiste addirittura la pagina Facebook dei fans, esattamente come per una rockstar.

Tutto questo provoca una reazione a catena, il pubblico coinvolge le sue tante piccole comunità (amicizie, scuola, sport, gruppi di conoscenti...) per iniziare un processo che si autoalimenta e sostiene.
Nei due casi in esame sono avvenuti fenomeni incredibilmente identici (forse anche per questo si tende a paragonarli): oltre ad essere argomento quotidiano dei mezzi di comunicazione, i "sostenitori" dei due "metodi" spostarono la discussione in piazza (con le manifestazioni, avvenute in ambedue i casi), negli stadi (con gli striscioni "a favore della somatostatina" ed "a favore delle staminali") e...particolare curioso, in ambedue i casi una "pornostar" si espose pubblicamente per sostenere le pseudocure (nel caso Di Bella una certa Jessica Rizzo, nel caso Vannoni una certa Giglian) così come fecero altri personaggi pubblici (cantanti, attori, "vip" ormai sbiaditi e giornalisti). Sorge naturalmente il dubbio di quanto sia sincera questa esposizione e quanto sia motivata dalla ricerca di pubblicità, visto il tema attuale e discusso. La divisione in "schieramenti" e "tifoserie" rende poi immediata l'identificazione e la scelta di "una parte" da "sostenere" e quando si assiste a scontri tra tifoserie, si sa, la discussione non è certo utile o costruttiva (e questo va a favore di chi non ha alcun interesse a fare chiarezza sulla vicenda, che si sposta sul piano "emotivo" ed umano cancellando ogni validazione scientifica o legale) e diventa uno scontro nel quale vince chi urla più forte i propri slogan.

Questi "scontri" sono alla fine un modo per creare il "processo di validazione sociale" (Vannoni "Manuale di psicologia della comunicazione persuasiva", UTET, pagg. 45-49) ovvero quel fenomeno che si autoalimenta perché socialmente condiviso. Un partito politico che annunciasse di essere in vantaggio nei sondaggi pre elettorali guadagna più voti perché molti elettori tendono a favorire il candidato "vincente", l'artista di strada mette delle monetine nel suo cappello per far notare che già altri hanno apprezzato il suo spettacolo. Si usa la fama per darsi credibilità, così Di Bella aveva guarito 20.000 malati (in realtà nessuno), Vannoni ha ricevuto 20.000 richieste per la sua cura (in realtà i ricorsi in tribunale sono meno di 200), il "popolo" è dalla loro parte (nelle manifestazioni però si vedono poche decine di persone) e così via.

C'è un punto che molti sottovalutano e che credo sia abbastanza tipico dei "guru" qui in Italia. Il modo di porsi, l'immagine.

L'atteggiamento.

L'atteggiamento, il modo di porsi di chi lancia il messaggio persuasivo fa parte del primo fondamento della persuasione ma lo tratto separatamente perché risiede proprio qui, secondo me, l'errore di Vannoni.
Luigi Di Bella si presentava con abiti fuori moda ma portati dignitosamente, un atteggiamento di altri tempi, con la voce bassa, a volte incomprensibile talmente era "biascicata". Parlava di cancro come se parlasse ad un bambino e spiegava la sua "ricetta" come si spiega una ricetta culinaria. Le persone erano affascinate ed attirate da lui, suscitava tenerezza e simpatia. Di Bella riservava i suoi scatti d'ira e le sue polemice agli incontri ufficiali, ai rappresentanti del ministero della salute o agli accademici, ma nei confronti del pubblico, quello che in definitiva "decideva" se la sua cura dovesse essere provata (e così è stato, la sperimentazione fu fatta per "volere del popolo") non perdeva mai la calma, mai una parola violenta o fuori posto. Era quasi scontato "parteggiare" per lui e sospettare di tutti quelli che lo criticavano, i famosi "professoroni" che commentavano freddamente, senza trasporto e con tecnicismi incomprensibili le contraddizioni della cura per tutti i mali.
Era la stessa vita del professore modenese a trasformarlo in mito: Luigi Di Bella era un docente universitario, perfettamente inserito nel mondo accademico fatto anche di quel potere, immobilismo e corruzione che egli stesso denunciava: egli era un "professorone", esattamente come lui, velatamente disprezzante, amava definire i suoi pari grado. Per "piacere al popolo" il personaggio Di Bella si era trasformato in quello di uno di tanti figli di una povera famiglia di provincia meridionale, smagrito e con le scarpe larghe, che studiando sotto la luce di un lampione, curvo ed affamato, arrivò dove nessuno pensava, il vecchio barone universitario diventò così il "povero medico incompreso dalla parte dell'umanità".
Davide Vannoni invece ha scelto un'altra linea e questo secondo me è stato uno dei suoi più grandi errori. Forse obbligato dal non essere un esperto o un medico e quindi costretto ad usare termini ed argomenti non scientifici (nel quale campo sarebbe stato "battuto" inesorabilmente), ha posto tutto su un altro piano, quello dell'invettiva, dell'aggressività e della violenza verbale. Attacchi frontali verso chi ha usato argomenti scientifici per criticare l'inconsistenza della sua "cura", minacce, comunicati tesi ad aizzare la folla contro i critici, insinuazioni, persino volgarità. Davide Vannoni non si è curato della sua immagine e questo per un esperto di "comunicazione persuasiva" è stato un grande errore. Anche il suo aspetto, dimesso, anonimo, inelegante, ha rispecchiato la scelta del docente piemontese, quella di porsi più come un "rivoluzionario" da strada più che da "studioso ostacolato" dai poteri forti. Se Di Bella si faceva ritrarre davanti al suo microscopio (probabilmente inutilizzato, ma non era l'uso che voleva sottolineare l'iconografia quanto l'idea), da perfetto "scienziato", Vannoni si fa fotografare in mezzo alla folla da perfetto "capopopolo".

Luigi Di Bella
Davide Vannoni
La massa gli ha certamente dato ascolto ma è rimasta disorientata dalle sue continue contraddizioni, dalle dichiarazioni poi dimostratesi false (i brevetti che non esistevano, le foto copiate, i guariti mai mostrati...) e persino dal lato economico della sua vicenda. Mentre Di Bella nascondeva le sue ricchezze e rendeva leggendario il suo passato dentro le aule universitarie (andava in bici sfidando il freddo, si diceva), Vannoni esce in Porsche, si descrive come "ricco di famiglia", minaccia tutti dicendo che ha già pronte 60 querele con pesantissime richieste di danni, si definisce addirittura "scienziato" (ma è laureato in lettere). Insomma, un personaggio da favola, di altri tempi, contro un discusso imprenditore, scaltro e deciso. Simpatia (umiltà) contro aggressività (presunzione).
Ecco i due personaggi a confronto, due ritratti surreali (come disse qualcuno su Di Bella) in vicende surreali, ognuna a modo suo...

Mentre Di Bella dichiarava di non pretendere denaro dai suoi pazienti (che glielo davano lo stesso, ma ufficialmente sotto forma di donazione libera), Vannoni ha dichiarato la stessa cosa ma ha dovuto ammettere che ha fatto delle richieste di denaro su cui sta indagando la magistratura (giustificandosi con il fatto di dover "pagare le cure per chi non poteva permettersele"), mentre Di Bella dichiarava che le aziende farmaceutiche lo contrastavano perché avrebbero perso introiti (minimizzando il fatto che i prodotti che prescriveva erano a tutti gli effetti farmaci in vendita, anche costosi), Vannoni ha dichiarato lo stesso ma ha stipulato un accordo proprio con un'azienda farmaceutica. Pensate ad un Di Bella quasi piegato sulla sedia a confronto di Vannoni su uno scalino che parla alle folle, oppure al primo che camminava con il pettine in tasca con il quale ogni tanto ordinava i capelli ed al secondo che li ha disordinati ed al massimo li raccoglie in una coda. Questi aspetti, apparentemente secondari, in questo campo sono invece decisivi. L'identificazione con il guru, il sentirsi attratti dalla sua persona è il primo passo della persuasione: sentimentalmente siamo molto più portati a favorire il "debole" e l'indifeso piuttosto che il presuntuoso ed aggressivo. Si badi bene, anche Di Bella fu presuntuoso (dichiarava di poter guarire tutti i cancri senza averlo mai dimostrato neanche per uno) ed aggressivo (chiunque lo criticasse era un ignorante o peggio corrotto e fu pure condannato per diffamazione) ma "sapeva dirlo meglio", con più eleganza, quasi sussurrandolo. L'immagine del "messaggero" che plagia le masse d'altronde è la colonna portante della persuasione politica (il politico da votare è sempre rappresentato come "dinamico", sportivo, in salute, "bello", quello avversario è goffo, "brutto", vecchio...). I grandi dittatori puntavano tantissimo sui loro atteggiamenti "maschi" e sulle prove di forza fisica perché sapevano che "la massa" apprezza tantissimo una guida in salute più che una poco efficente e prestante e per questo anche la formalità (un insieme di comportamenti e stili fortemente controllati e regolamentati) è parte integrante della propaganda politica. Non a caso Di Bella si presentava da solo, Vannoni fa coppia con un pediatra dal passato autorevole ma ormai del tutto infilatosi nella pseudoscienza.

Insomma, per uno strano gioco del destino, il professore esperto di persuasione si è lasciato scappare proprio il "trucco" più semplice, quello di maggior presa, rappresentare la figura del "martire" della scienza, piccolo, povero e contro tutti che può salvare il mondo che nel suo caso si è trasformato nell'imprenditore che sfugge ai controlli per poi finire nelle braccia rassicuranti dell'industria farmaceutica con finanziamenti milionari, nessun "atto eroico", nessun misticismo, Vannoni ha fatto il venditore, né più né meno.

Questo segnerà la fine della vicenda Stamina?

Non è detto, perché come per Di Bella, anche per Vannoni sono nate una miriade di piccole associazioni, Onlus, comitati e gruppi di sostegno. Sono organizzati ed agguerriti, usano gli stessi mezzi del guru ed hanno un solo scopo: raccogliere denaro.
Se il futuro di Vannoni sarà quello delle decine di cliniche dei miracoli sparse per il mondo, quello delle associazioni sarà qui da noi, in Italia, di organizzare collette e partite di beneficienza, sponsorizzate da qualche "vip" incauto che tra lacrime e lamenti crederà di fare del bene quando invece entrerà solo nel complicato ingranaggio degli "sciacalli del dolore".
Questo fino al prossimo guru con la prossima cura miracolosa, perché è una storia che non finirà mai e ciclicamente si ripete, negli anni '70 si parlava della cura Bonifacio per tutti i tumori, negli anni '90 fu la volta di Di Bella, nel 2013 di Vannoni, ogni venti anni, periodo che scandisce perfettamente una generazione di esseri umani evidentemente di memoria pericolosamente molto corta.
Qui un'opera teatrale che racconta la vicenda Di Bella. Notate quante similitudini tra i due fenomeni mediatici.

"Se sei in possesso di questo rivoluzionario segreto della scienza, perché non lo provi diventando il nuovo Newton? Naturalmente noi sappiamo la risposta. Non puoi farlo." Richard Dawkins



Alla prossima.

Bibliografia
  • Vannoni D. Manuale di Psicologia della comunicazione persuasiva", Utet Libreria, Torino, 2001
  • Portolano M, Evans RB. The experimental psychology of attitude change and the tradition of classical rhetoric. Am J Psychol. 2005;118(1):123-40.
  • Briley, Donnel, L. J. Shrum, and Robert S. Wyer, Jr. (2013), “Factors Affecting Judgments of Prevalence and Representation: Implications for Public Policy and Marketing,” Journal of Public Policy & Marketing
  • Hovland, Janis, Kelly, The Hovland-Yale model.  1953
  • Morris D., I gesti: origini e diffusione Mondadori, Milano 1983.
  • Romina Sinosich: Strategie di persuasione nella comunicazione pubblicitaria. Università di Trieste, tesi.
  • Cavazza N., Comunicazione e persuasione il Mulino, Bologna 1997.

giovedì 13 giugno 2013

I pericoli della cattiva scienza, le speranze della buona

A volte ci ridiamo su, altre ci arrabbiamo, se fa quasi tenerezza il povero cartomante ormai invecchiato che ha un paio di clienti da una vita che sfogano con lui le proprie insicurezze, fa rabbia il guaritore senza scrupoli che pur di portare a casa la pagnotta vende "cure anticancro" fidandosi della disperazione della gente.
Ma non c'è solo la medicina ad essere attaccata, sporcata, graffiata dai ciarlatani, è la scienza in generale, gli imbonitori esistono in ogni campo e quello scientifico ne attira sempre in abbondanza, l'ignoranza scientifica è diffusa e lo è in tutto il mondo, a volte in maniera preoccupante.
Noi italiani facciamo a gara per essere i peggiori (da noi gli investimenti per l'istruzione e la cultura sono ridotti al minimo), ma esempi di cattiva scienza, pseudomedicina, falsa tecnologia, sono all'ordine del giorno dovunque e non rappresentano solo un simpatico fenomeno di costume o un ridicolo retaggio del nostro essere creduloni o sognatori, condizionano la nostra vita, la politica, il futuro, le opinioni, insomma, possono davvero creare disastri.
In Italia abbiamo chi "prevede i terremoti", chi vende cure ridicole come "innovative", chi spaccia motori a scoppio per "energie rivoluzionarie", ma anche all'estero si inventano "nuove cure" che poi si dimostrano bufale, studi scientifici che poi sono truffe, pericoli che non esistono.

Naturalmente, come in Italia, dovunque esiste una comunità scientifica che "avverte" degli errori, mette in guardia dai pericoli, critica cure mediche non sperimentate o condanna allarmi ingiustificati ma questo fa meno notizia, un allarme ben assestato ed urlato dovunque è molto meglio di una rassicurazione pacata.

Il pericolo delle false scienze è quotidiano, si insinua nella nostra vita in silenzio. Liquidare tutto con "sono sciocchezze" è pericoloso e lascia la strada libera a fenomeni da baraccone che si autodichiarano "scienziati".
In genere questi imbonitori iniziano su internet, consci della capacità di diffusione e dalla velocità del mezzo, su migliaia di persone che leggono ci sarà sempre quello che ha il contatto giusto e la conoscenza utile e così da internet si arriva al giornale, poi al libro ed infine, perché no, al politico (che tanto parlare di "cose scomode" fa tanto "figo").
Che in parlamento si arrivi a parlare di UFO, scie chimiche o pseudocure contro il cancro fa poca differenza, il succo del discorso è che le sciocchezze ci mettono un attimo a diventare "scienza" e serve tantissimo sforzo per smentirle, senza considerare il fatto (non secondario) che se un rappresentante di un governo spaccia per "attendibili" delle vere e proprie sciocchezze, crea un allarme sociale ingiustificato, pericoloso e ridicolo.
Guai poi a mettersi contro certi "scienziati alternativi", rappresentano il "nuovo", il progresso, smentirli non significa spiegare a chi non mastica certi argomenti che sono solo dei singoli che tra mitomania e voglia di arricchirsi hanno trovato il canale giusto, ma che "se qualcuno li contrasta chissà cosa c'è sotto"...
Proprio per questo sono animali rari quei politici che ignorano queste sciocchezze, perderebbero consensi, voti, appoggio, gli ignoranti nel nostro paese sono una forza enorme.
Eppure se qualcuno avesse il coraggio di esporsi, di affermare seriamente come bisogna mettere un limite alle pseudoscienze, alle superstizioni, lo farebbe prima di tutto per i suoi figli, per il loro futuro e soprattutto per il paese, che è quello che gli ha dato il mandato di "governare".
Eppure, se solo si educasse alla scienza, ai piaceri della scoperta, al fascino dell'apparentemente complicato, la nostra nazione crescerebbe, migliorerebbero la percezione della realtà, le capacità individuali e comuni, l'ammirazione per ciò che è bello e utile, servirebbe a tutti, un voto è per una volta, la cultura per sempre.
C'è un altro aspetto che molti sottovalutano liquidando tutte queste cose come "sciocchezze" o roba da invasati: lentamente, gradualmente, in modo subdolo, la cattiva scienza condiziona la vita di un paese e potrei fare un elenco infinito di frodi, superstizioni, comportamenti antiscientifici che hanno causato morti, povertà ed arretratezza nel nostro o in altri paesi.
Per quanto riguarda l'Italia, è recente il caso del tecnico che prevede i terremoti, non lo ha mai provato, non ne ha indovinato uno, non ha confrontato le sue ipotesi con gli scienziati che si occupano di sismologia: pensa di avere ragione e finisce lì.
Ma in realtà non "finisce lì", visto che qualcuno ci crede, che prima o poi a forza di "prevedere terremoti" qualche previsione riuscirà (e quindi apriti cielo, aveva ragione!), che c'è chi si fa prendere (giustamente) dal panico e c'è persino chi invita questa persona nelle scuole a tenere conferenze rendendole anche "dignitose" tanto da rilasciare crediti formativi.
Follia?
Una delle tante. Se c'è il tecnico che "prevede terremoti", c'è il letterato che cura tutte le malattie genetiche (e non solo). Anche lui non lo ha mai dimostrato ed in fondo non ha mai nemmeno detto quali sarebbero queste proprietà fantastiche della sua invenzione a base di cellule staminali.
Chiusa lì? Un mitomane come tanti?
Macché, ha mosso le piazze, i mezzi di informazione, la politica e pure i nostri soldi, visto che saranno stanziati 3.000.000 di euro per provare se la sua idea funziona o meno.
Dietro di loro una lunga coda: chi ha scoperto la "fusione fredda", chi dice di avere scoperto reperti alieni, chi sostiene che i vaccini sono inutili, chi cura il cancro con il bicarbonato...sono in tanti, tutti con il loro numeretto per stare in coda, basta fare un po' di confusione, urlare al complotto e prima o poi qualcuno si accorgerà di loro.
Non è un problema solo italiano, noi siamo abituati a piangerci addosso e sentirci i peggiori del mondo (è solo un luogo comune?), ma in qualsiasi paese del nostro pianeta esistono pseudoscienziati che dicono di aver rivoluzionato la scienza ma che poi si rivelano semplicemente degli psicotici in cerca di fama (e di soldi).
In Sudafrica ci fu addirittura un presidente della repubblica che diede credito alle bufale sull'AIDS. Thabo Mbeki infatti, inserì Peter Duesberg, noto scienziato "dissidente" che nega il legame tra virus HIV e malattia, in una commissione che doveva fronteggiare l'epidemia di AIDS che colpiva il paese. Il presidente Mbeki, nonostante le critiche delle organizzazioni sanitarie di tutto il mondo, consigliava (anche tramite il suo ministro della sanità) di abbandonare le terapie scientifiche per sottoporsi a "cure" tradizionali ed erboristiche, vere e proprie stregonerie. Ancora più stupefacente fu il fatto che il ministro della sanità successivo, che invece incoraggiava le politiche sanitarie scientifiche, fu rimosso dall'incarico con varie scuse. Neanche a dirlo, proprio negli anni di Mbeki, i casi di AIDS in Sudafrica assunsero un significato allarmante ed aumentarono vertiginosamente i decessi. Nel 2007, circa 5.700.000 persone erano sieropositive, quasi la metà dei decessi dell'intero paese erano dovuti all'AIDS, cifre che il governo cercava di nascondere. Con la fine del mandato di Mbeki, iniziò di nuovo la somministrazione di terapie efficaci e, lentamente, i decessi iniziarono a diminuire ma molto più lentamente diminuiscono i casi di infezione, visto il forte carattere culturale della prevenzione e l'eredità della propaganda antiscientifica.

In Inghilterra un caso limite.
Uno strumento per identificare materiali esplosivi, venduto ed utilizzato da molte forze armate del mondo, dal costo dai 7000 ai 60.000 euro a pezzo, l'Iraq ha speso 40 milioni di dollari per equipaggiare le sue truppe con questo aggeggio.
Usato nei punti di controllo e nei posti di blocco di molte zone di guerra, il "cercabombe" doveva evitare proprio la presenza di esplosivi che qualcuno poteva portare per attentati o delitti. Eppure questi attentati, pur in presenza del "bomb detector" avvenivano lo stesso causando vittime e morti, fino a quando qualcuno non si chiese "ma non è che non serve a nulla"?


Il dispositivo "antibomba" (in mezzo) e due "cercapalline" da golf

Non serviva a nulla infatti ed il suo creatore lo sapeva. L'apparecchio non aveva nulla di tecnicamente e scientificamente attendibile, il suo stesso meccanismo di funzionamento era inattendibile e non vi era alcuna possibilità reale che questo aggeggio scovasse bombe o esplosivi, era un vero e proprio "giocattolo" non funzionante.
Era stato costruito sul modello di un "cerca palline" usato in certi campi da golf e come principio usava quello dei rabdomanti (i cercatori d'acqua con la "bacchetta"), non vi era nessuna fonte di energia e l'apparecchio si caricava con una fantomatica energia elettrostatica scatenata dallo strofinìo dei piedi dei soldati che producevano camminando. Una prova tecnica ha dimostrato che lo "scovabombe" trovava esplosivi solo quando l'utilizzatore sapeva che erano presenti, quando non ne era a conoscenza i risultati erano del tutto casuali.

Una vera e propria bufala insomma, senza alcuna base scientifica, che ha causato danni economici ed umani e che ha avuto credito in ambienti istituzionali e militari (e chi l'ha inventata è stato condannato a 10 anni di galera per truffa, almeno questo). Se fosse stato un errore, pur terribile, può succedere a qualsiasi essere umano, ma come accade quasi sempre, chi diffonde una bufala SA che si tratta di una truffa e si affida all'ignoranza del "cliente" per trarre profitto.


Di ciarlatani quindi è pieno il mondo, qui in genere analizzo quelli che riguardano la medicina, ma esistono in tutti i campi, si dipingono sempre come geni incompresi, come salvatori dell'umanità, ma sono sempre e solo dei mitomani senza nessuna genialità se non quella dell'interesse personale.

Naturalmente guai a chi si permette di far notare che questo o l'altro ciarlatano siano solo dei pazzi trascinatori di folle, si grida allo scandalo, alla chiusura mentale, al boicottaggio e se si insiste iniziano le minacce (di denuncia, fino a quelle fisiche) e naturalmente quando una persona perbene si sente minacciata, il più delle volte si rende conto di avere di fronte un delinquente e visto che con i deliquenti è meglio non averci a che fare si rinuncia, si abbassano i toni, si evita di parlarne ed il delinquente diventa ancora più grosso: "visto? L'ho zittito, è solo un calunniatore". Una sorta di bullismo scientifico.

Bisogna dire che negli ultimi mesi si assiste ad una sorta di "presa di coscienza" del problema, soprattutto a carico delle istituzioni e degli scienziati, probabilmente stanchi di vedere insultato il loro lavoro e stufi di sentirsi paragonati a veri e propri venditori di nulla. Sono nati così dei portali ufficiali, delle associazioni, dei movimenti, che raccolgono le menti migliori, i giovani (ed i meno giovani!) più promettenti, del nostro paese. Il loro scopo è quello di informare correttamente, di sconfiggere i pregiudizi e l'ignoranza, di ragionare senza delirare.
Tutto questo è beneaugurante ed ultimamente gli esempi aumentano sempre di più: in un impeto di soddisfazione, qualche giorno fa, parlando con una conoscente le ho detto che uno dei miei desideri si sta avverando, il fatto che finalmente le istituzioni, il mondo scientifico italiano ed i singoli scienziati, abbiano cominciato a parlare con tutti, con il cittadino informato e con quello che non sa, spiegando, con pazienza e passione e sfruttando proprio quel canale che è diventato un vero e proprio immondezzaio pseudoscientifico.
Lo scienziato supponente e superbo (ne esistono ancora tanti, soprattutto in ambienti universitari) ha vita breve, verrà sommerso da chi sa parlare, condividere, diffondere.
La cultura della comunicazione via web per il mondo scientifico italiano è relativamente nuovo, all'estero blog come il mio ne esistono tanti e da diversi anni, alcuni anche storici e che hanno trasformato i medici che li gestiscono in veri e propri "divi" della comunicazione, come nel caso di Orac o Ben Goldacre. L'esempio di quest'ultimo è evidente: da medico, poi da blogger è riuscito prima a diventare uno dei più venduti scrittori di saggi inglese e poi un vero e proprio "opinion leader", tanto da aver dato inizio alla campagna "All trials", che chiede alle aziende farmaceutiche di rendere pubblici i loro dati relativi alle sperimentazioni. Goldacre è passato dallo smontare le ciarlatanerie, l'omeopatia e le pseudoscienze alle ciarlatanerie della medicina "ufficiale" ed ha scoperto e rilevato quei trucchi che nessun altro aveva avuto il coraggio di rivelare. Ha saputo parlare di quello che nessuno sa raccontare, così anche le riviste scientifiche più rinomate e le società mediche più quotate, si sono rivolte a Goldacre per imparare a comunicare. Pensate che ci sia stato uno solo dei tanti siti "anti sistema" e complottisti che abbia parlato dei fatti (sconvolgenti per certi versi) di Goldacre?
Nemmeno uno: quelli si occupano di UFO, cure segrete per il cancro e scie chimiche, esattamente come i nostri parlamentari.
Doppio lavoro così, chi vuole divulgare buona scienza deve occuparsi di quella cattiva e di quella cattiva travestita da buona, mentre "lì fuori" si scannano per vedere se in Italia nascondiamo corpi di alieni o se è vero che un signore guarisce tutte le malattie del mondo.

Da noi in Italia abbiamo aspettato troppo (quando ho iniziato c'era anche chi si chiedeva "ma è un vero medico?" tanto era strana la figura del medico "di guardia" sul web) ma qualcosa si sta mettendo in moto e  ritengo questo fenomeno molto positivo ed incoraggiante.
Per quanto riguarda il contrasto alla spazzatura antivaccinista sono due i portali nati nelle ultime settimane, il primo ad opera della ASL di Rimini ed il secondo della Società italiana di Igiene, informativi, utili, veloci, quello che serve per smentire le bufale che si diffondono sul web (ambedue hanno addirittura una sezione apposita). Nel mondo della ricerca c'è un'associazione che informa e sensibilizza sulla sperimentazione animale (che troppe volte è vittima di strumentalizzazioni ed ignoranza), si chiama Pro-Test. Questi gruppi, oltre a divulgare informazione corretta, organizzano manifestazioni, riunioni e di loro si parla anche fuori dall'Italia, tanto che anche Nature, prestigiosa e diffusa rivista scientifica si accorge di noi in termini positivi. Per la prima volta queste persone "fanno i conti" con la rete, con le sue contraddizioni e con un impatto che, per chi non è abituato, può essere duro e disorientante (minacce, insulti ed urla sono praticamente la regola), ma anche questo serve "a farsi le ossa".
Senza dimenticare Query, la rivista on line (che ricalca quella cartacea con lo stesso nome) del Cicap, il gruppo fondato da Piero Angela che è tra i pochi a diffondere il pensiero critico e scettico. Senza dimenticare i divulgatori "storici", come Paolo Attivissimo e Dario Bressanini (che proprio per un'intossicazione di bufale ha lasciato il "Fatto Quotidiano" continuando a scrivere su Le Scienze).
Chi vuole informarsi seriamente quindi, inizia ad avere tante fonti affidabili, scientifiche e controllate che finalmente faranno da contrappeso a troppi siti che disinformano, terrorizzano e pensano solo alle loro tasche.
Insomma, troppo spazio agli imbonitori, troppo tempo a sopportare, ora si fa sul serio e chi  ha voglia di collaborare è benvenuto, forza, serve solo volontà e passione: medici, ricercatori, scienziati, non per forza nel campo della medicina, avete voglia di scrivere? Basta poco, aprite un blog, parlate di voi, di cosa fate, parlate di un argomento complicato rendendolo leggibile, divulgate, appassionatevi, c'è tanta gente che ha voglia di leggervi.
E chi non ha formazione scientifica?
Nessun problema, l'impegno riesce a fare miracoli. Se non si può parlare di scienza ci si può impegnare per diffonderla, senza considerare che non esiste solo la cultura scientifica ma anche quella umanistica e tecnica, sempre piacevoli e benvenute nel panorama di internet. Insomma, invece di sperare che il mondo ci venga incontro, andiamo noi incontro al mondo, così chi verrà dopo di noi saprà che ci abbiamo almeno provato.

Alla prossima.