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venerdì 10 dicembre 2010

Omeopatia: pubblicità regresso

Una volta i quotidiani avevano un'aura di attendibilità, mezzi di diffusione per la cultura, sicuramente ma anche fonti sicure perchè chi scriveva sulle pagine di un giornale verificava le notizie fornite e non diffondeva bufale. Oggi sembra non sia più così.
Una testata come "Il Giornale" si è già resa protagonista più volte di notizie ridicole e di rivelazioni che appaiono più come un racconto tra massaie curiose che un resoconto di un fatto di cronaca.
Alcuni lettori mi hanno segnalato una serie di articoli che la suddetta testata ha pubblicato in uno speciale dedicato nientepopodimenoche all'omeopatia.
In realtà "Il Giornale" non è stato l'unico quotidiano ad occuparsi di omeopatia, anche La Repubblica ha dedicato qualche pagina a questa pratica, non un'analisti scientifica o un dibattito, anch'essa si è spinta alla pubblicità evidente. La Repubblica offre anche terapie pronte per l'uso, per le sinusiti, il raffreddore e per le faringiti dove sia presente febbre ed agitazione, consiglia granuli omeopatici di tutti i tipi.
Ora, un quotidiano che vada contro la legge facendo pubblicità ai prodotti omeopatici può anche starci vista l'abitudine di scavalcare le regole che ormai nemmeno indigna, ma consigliare rimedi omeopatici in casi di febbre e sintomi più gravi è da incoscienti. L'importante è sottolineare in una pagina del "decalogo" del bravo omeopata che "bisogna fare molta attenzione al fai da te!" e l'anima è salva.
Tra i consigli, è da sottolineare quello relativo alla bronchite acuta, infezione abitualmente non grave ma che in alcuni casi può diventare preoccupante e persino letale.
Qui chi ha scritto l'articolo si lancia nel consiglio serio: "se il medico esclude la necessità di un antibiotico si può intervenire con i farmaci verdi". Beh, certo, se in una bronchite non vi è infezione batterica c'è poco da fare, passa da sola e non c'è bisogno di alcuna medicina, gli omeopati hanno scoperto...l'acqua.
Ma torniamo al Giornale che al contrario di Repubblica ha vestito da "report" scientifico le sue pagine pubblicitarie.
Un quotidiano (nella versione on line) che dedica uno speciale ad una delle pratiche più dibattute di questo secolo avrà sicuramente trattato l'argomento con i dovuti riferimenti, con un approfondimento dei pro e dei contro e con un contraddittorio tra chi sostiene che l'omeopatia sia una pratica medica e chi invece pensa sia solo un modo di convincere la gente che per guarire da sola deve pagare. Non è andata così.
Per esprimere un parere sugli articoli apparsi sul giornale ho letto tutto quello che è stato pubblicato in questo "speciale". Fa già impressione come in alto sulla pagina ed a fianco all'articolo campeggi la pubblicità di una nota azienda italiana di prodotti omeopatici, ma va bene, scorretto, ma i giornali vivono anche di pubblicità.
Cosa dicono gli articoli?
Partiamo male, l'intervistatore parla di "segnali elettromagnetici riconducibili al “vissuto” biologico della persona" riferendosi alla ricerca di Montagnier della quale ho già discusso qui. Stiamo parlando di medicina o di oroscopi? Vedremo.

Il primo articolo parla della prossima ondata di influenza, come fare a prevenirla e come possiamo difenderci dal tipico malanno stagionale. Leggo quindi cose come:
Domanda: Accanto al vaccino esistono altre soluzioni per la profilassi antinfluenzale?
Risposta: Da oltre 13 anni un’efficace risposta nella prevenzione antinfluenzale è fornita da un medicinale omeopatico, della [nome azienda omeopatica], a base di selezionati componenti immunostimolanti
Umh, aspetta ma per legge in Italia è proibito fare pubblicità ai prodotti omeopatici, il Giornale la sta facendo, è un modo per combattere Big Pharma con Big Homeo o è solo pubblicità occulta e nemmeno tanto occulta?
Domanda: [...] a quali altri farmaci si può fare ricorso per ottenere un effetto booster immunologico?
Risposta: Un’ottimale copertura in tutte queste situazioni di rischio è assicurata da un medicinale omeopatico, della [di nuovo nome azienda omeopatica], che rappresenta un perfetto MIX di CITOCHINE
Di nuovo? Ma questo è uno spot, non è informazione. Se un quotidiano avesse ripetuto due volte il nome di un'azienda farmaceutica lo avrebbero accusato di essere al soldo della lobby...
Spero non serva ribadire che non esiste prodotto omeopatico che "protegga" dall'influenza. Non fatevi infinocchiare, fatelo in nome del cervello che portiamo dentro la scatola cranica.
Ma la risposta finale all'intervista è interessante. Si chiede l'intervistatore quando sia opportuno iniziare la profilassi omeopatica per prevenire l'influenza e la risposta è:
Prima possibile. L’ideale è iniziare già a settembre. Infatti sin dall’assunzione delle prime dosi dei medicinali omeopatici è possibile osservare un consistente aumento della risposta immunitaria, ma è alla fine dell’intero ciclo terapeutico (6 settimane) che si raggiunge la massima copertura.
Sei settimane. Capito? Un bel ciclo di più di un mese e mezzo e si è coperti al massimo dall'influenza.
Tutto naturalmente non dimostrato, non scientifico e fuorilegge. Complimenti.

Ma proseguiamo con il secondo articolo, un reportage sul professore Luc Montagnier che viene intervistato e ci fornisce risposte che raggiungono gli apici della prestidigitazione, l'apoteosi della parapsicologia. Si parla del favoloso studio di Montagnier, il Giornale si riferisce a quello.

Chiede l'intervistatore a Montagnier quali potranno essere le applicazioni pratiche della sua (udite udite) scoperta (!):
Vediamo in questa ricerca l’inizio di un “disegno”, cioè il trovare questi segnali che vengono da nano-strutture dell’acqua ugualmente nel plasma di persone che soffrono di malattie croniche, in particolare quelle dell’Hiv e di patologie legate all’Alzeimer, Parkinson, Poliartrite reumatoide, e anche in patologie psichiatriche come l’autismo. In futuro ci saranno certamente delle applicazioni pratiche.
Capito? La radiolina che captava segnali elettromagnetici è una scoperta e potrà servire a capire meglio malattie come il Parkinson o l'autismo. Ma Montagnier si spinge oltre, percorre il terreno della fede che per lui, scienziato, dovrebbe suonare un po' strano:
In questo momento molte persone sostengono che non sia possibile avere efficacia se non sono presenti certe quantità di molecole, ma io invece credo di si. Tutto questo accade perché l’acqua può mantenere le informazioni delle molecole biologiche, e penso che in effetti sia quello che da molti anni è stato trovato un po’ empiricamente dall’omeopatia.

Io credo di sì? Un po' empiricamente?
Ma di cosa sta discutendo Montagnier? Prima parla di diagnosi e cura di malattie gravi e poi parla di "credo" ed "empirico"? Stupisce la sicurezza con la quale il Nobel francese faccia certe affermazioni che nè lui nè nessun uomo (omeopata o meno) sia riuscito a dimostrare o almeno a far sospettare, in sostanza lo scienziato francese sta facendo rivelazioni sconvolgenti perchè non è così noto che l'acqua possa mantenere "informazioni delle molecole biologiche" e nemmeno che sia possibile fare diagnosi di malattia tramite le radiazioni elettromagnetiche emesse da frammenti di DNA.
Ma alla fine queste sconvolgenti rivelazioni di Montagnier, cosa ci fanno capire?
Penso quindi che l’acqua abbia un ruolo fondamentale nell’origine della vita: il mio messaggio è che essa deve essere studiata sempre più.
Ah, l'acqua è fondamentale nell'origine della vita.
Ammazza, Prof. Montagnier...e tutte queste grandi rivelazioni per dirci una cosa che sappiamo già da secoli?
Ma proseguiamo con l'ultimo articolo, una sorta di riassunto. Nei primi due in fondo non si dice nulla di nuovo, è semplicemente un ingarbugliato spot pubblicitario che chi non conosce bene la filosofia omeopatica potrebbe trasformare in una sorta di "accettazione" scientifica dei rimedi diluiti ma non leggiamo grandi novità o progetti innovativi, parole, come sempre. Vediamo allora come conclude lo speciale del Giornale:
Luc Montagnier ha scoperto che le malattie croniche, come Alzheimer, Parkinson, Sclerosi Multipla, Artrite Reumatoide, e le malattie virali, come HIV-AIDS, influenza A ed epatite C, “informano” l’acqua del nostro corpo della loro presenza emettendo particolari segnali elettromagnetici che possono essere letti e decifrati.
Se chi ha scritto l'articolo mi spiega come avrebbe fatto Montagnier a "scoprire" quello che...avrebbe scoperto gliene sarei grato visto che una scoperta del genere gli frutterebbe sicuramente un nuovo premio Nobel. A me non risulta ma potrei sbagliarmi.
L'articolo del Giornale si chiude così, con un fiume di frasi inutili, senza alcun significato scientifico e raccontando di "nuove scoperte" scientifiche che per la scienza sono sconosciute. Se chi conosce le teorie omeopatiche può farsi una risata leggendo le terribili dichiarazioni di Montagnier e le affermazioni del Giornale (esperimenti spacciati per scoperte e termini pseudoscientifici spacciati per scienza), chi non ha dimestichezza con l'omeopatia può ricevere il messaggio che "allora qualcosa di vero c'è" oppure che tra qualche anno potremmo guarire certe malattie con i granuli omeopatici perchè qualcosa è cambiato nella considerazione della scienza nei confronti della memoria dell'acqua. Potrebbe succedere proprio questo: accreditare una pratica assolutamente non scientifica. Anzi, probabilmente è proprio quello che voleva l'azienda omeopatica quando ha commissionato gli articoli in questione (pubblicità a tutto campo a parte, lo speciale è "in collaborazione" con questa azienda).
In realtà ho come l'impressione che ultimamente l'omeopatia sia passata "al contrattacco", non ha altre armi se non la pubblicità selvaggia e senza regole. Come un bambino capriccioso che non sa ottenere la caramella con altri mezzi se non con le urla, comincia a battere i piedi, così gli omeopati sono passati direttamente alla fase del bue: a testa bassa e senza guardare in faccia nessuno si danno ragione da soli. Patetico.
E pericoloso, il bue può far male quando attacca ma se corre sempre a testa bassa rischia di schiantarsi con tutte le corna contro un muro di cemento.

Chiudo anche io come ha chiuso il Giornale nell'articolo, riassumendo la spiegazione del meccanismo dei prodotti omeopatici:
Si tratta di medicinali che basano il proprio meccanismo d’azione sull’acqua “informata” dal segnale elettromagnetico prodotto da sostanze in essa presenti a bassissime concentrazioni ed “attivata” tramite peculiari tecnologie chimico-fisiche.
Acqua informata?
Segnale elettromagnetico prodotto da sostanze?
Acqua "attivata"?
Ah, ma allora qui siamo nel campo del paranormale: corro a chiamare il CICAP!

Alla prossima.

Aggiornamento: qualche lettore mi ha segnalato un problema nei link agli articoli de "Il Giornale": cercando di aprirli l'indirizzo non è raggiungibile e nella barra degli indirizzi appare la dicitura "fuffa", è un problema che ho anche io e non so a cosa possa essere dovuto. Anche se il termine "fuffa" è attinente all'argomento in effetti così è impossibile leggere gli articoli originali. Le pagine sono comunque disponibili (è l'indice dello "speciale") qui (anche in basso, alla fine della pagina, nella sezione "altre notizie").
Grazie.
---

Note di servizio:

1) ho quasi completato il dossier dedicato al caso Di Bella. Se qualcuno avesse documentazione importante (soprattutto casi di guarigione dovuta esclusivamente al metodo Di Bella) mi contatti al più presto, grazie.

2) Per chi mi scrive: nonostante riceva tanti messaggi (e nonostante il poco tempo che ho a disposizione) cerco sempre di rispondere a tutti, chiedo però un po' di comprensione. Non inviate messaggi che richiedono risposte molto lunghe ed articolate. Ricevo messaggi che contengono un elenco infinito di domande (anche su argomenti che ho già trattato e che contengono le risposte che si desiderano), altri che chiedono pareri diagnostici, dosaggi di farmaci, lettura di referti. Non posso farlo, nè come medico nè come blogger. Non riesco quasi mai a rispondere immediatamente, abbiate quindi la pazienza di aspettare qualche giorno.
Aiutatemi poi ad aiutarvi: spesso dopo aver scritto una risposta impegnativa, la invio e la vedo ritornare perchè la casella mail del mittente è piena (non è un caso sporadico), abbiate almeno la cura di controllare ogni tanto la vostra posta.
In ogni caso posso assicurarvi che leggo tutto, può capitare che qualche messaggio si perda nei meandri della mia casella di posta, nel caso si tratti di qualcosa di importante per la quale non ricevete alcuna risposta riscrivetemi pure. Può capitare però di non rispondere a messaggi che di risposte non ne richiedono, evito di aggiungere altro a considerazioni che già mi vedono d'accordo.
Un ringraziamento generale infine a chi mi scrive per complimenti, incoraggiamenti e suggerimenti. Sono tutti molto graditi.
Grazie della comprensione.

giovedì 12 agosto 2010

Omeopatia: Abbasso la scienza! Anzi no, evviva (I parte)

Quando si chiede ad un omeopata il motivo della mancanza di importanti riferimenti scientifici a sostegno delle sue teorie gli argomenti utilizzati per rispondere sono principalmente due, l'omeopatia:
  • ha un effetto individuale non generale, personale, differente da una persona all'altra e non è quindi possibile creare gruppi di studio sulla popolazione generale
  • non ha effetti misurabili scientificamente perché funziona tramite concetti non ancora chiari alla scienza o che la stessa non è ancora capace di rilevare con gli strumenti che oggi possiede
Se la scienza non ha mai dimostrato le teorie ed i presunti risultati dell'omeopatia c'è poco da fare, si entra nella leggenda, almeno relativamente alle conoscenze scientifiche odierne. Quando una pratica è indimostrabile ed inspiegabile cos'è se non un fenomeno paranormale?

Qualcuno risponde: mille anni fa anche i fulmini erano "fenomeni paranormali" (tanto da essere visti come manifestazione divina) ma i fulmini esistono, si vedono, hanno un effetto oggettivo.

Se si pensa che l'accostamento omeopatia paranormale sia azzardato, basterà chiedere ad un omeopata proprio questo: come funziona l'omeopatia?
Risponderà con ulteriori domande o ancora peggio, con argomenti irreali (quando non surreali), dalla memoria dell'acqua, all'energia quantica, dalle vibrazioni cosmiche ai campi magnetici, tutti concetti molto esotici ma che in medicina sono pseudoscienza. Si arriva a giustificare l'efficacia dell'omeopatia con frasi come "se la usano tante persone, evidentemente funziona" imitando gli astrologi che così giustificano l'astrologia. Non esistono altri argomenti, provate pure.
Naturalmente la scienza da tutta questa storia ne esce a pezzi.

Che poi si tenti di vendere l'omeopatia con nomi più eleganti o ammiccanti ("terapia informazionale" oppure medicina a dosi imponderabili) cambia poco nella sostanza che è talmente diluita da scomparire completamente.
Ma gli omeopati insistono non si danno per vinti e per loro c'è sempre speranza, (ed in fondo c'è per tutti, se si dimostrasse che una pratica oggi antiscientifica si dimostrasse efficace) nonostante per primi non riescano a capire come funzionino i loro rimedi né perché, nonostante non sappiano distinguere un granulo omeopatico da uno di zucchero ogni tanto esce fuori un nuovo studio rivoluzionario che finalmente dimostra in maniera "incontrovertibile" gli effetti di questa pratica.
Gli omeopati non parlano di scienza, non fanno affidamento sui metodi scientifici e disprezzano la scienza che paragona l'omeopatia al placebo ma al momento di darsi ragione la scienza diventa attendibile, credibile e "rivoluzionaria" finendo per definire "storica" ogni ricerca, ogni studio che sembra appoggiare le teorie omeopatiche. Di studi "storici" e "rivoluzionari" nel tempo ne sono usciti centinaia quindi, ma chissà perché ancora l'omeopatia la sua storia scientifica deve scriverla dall'inizio e resta una pratica da dimostrare.
È curioso come la scienza non conti nulla quando dice che l'omeopatia non esiste mentre conta tutto quando conviene.
In questi mesi di "rivoluzioni" ne sono uscite due.

La prima è nientedimeno opera di Luc Montagnier, premio nobel per aver isolato il virus HIV.
Luc Montagnier ha affermato che, in base a certi suoi esperimenti, poi pubblicati in una rivista scientifica, ha avuto la prova dell'esistenza dei princìpi dell'omeopatia.

Dimostrare l'omeopatia non sarebbe solo una rivoluzione medica ma rivolterebbe come un calzino la chimica, la fisica, la biologia e tutti i campi che funzionano grazie a queste scienze. Più di una rivoluzione: si dovrebbero rivedere le conoscenze di secoli applicate continuamente, conoscenze che ci permettono di vivere, curarci, muoverci, progredire.

Lo studio (aggiornamento: l'articolo è scomparso dall'indirizzo originale, provare qui) si intitola: "Electromagnetic signals are produced by aqueous nanostructures derived from bacterial DNA" cioè "Segnali elettromagnetici prodotti da nanostrutture in acqua derivate da DNA batterico".
In poche parole secondo Montagnier (che ha realizzato degli esperimenti illustrati nel suo studio) batteri patogeni (solo quelli patogeni e solo per l'uomo) "ultradiluiti" in provette piene d'acqua (quindi una sorta di omeopatia) emanerebbero dei segnali (elettromagnetici) che sembrerebbero provenire da "residui" di tali batteri (questi residui sarebbero delle "nanostrutture", quindi strutture piccolissime forse molecole, DNA per Montagnier) dando prova della loro presenza nonostante l'ultradiluizione. Sarebbe, se dimostrato reale, un dato scientificamente molto interessante.
Lo studio è attendibile? Dal nome dell'autore si penserebbe di sì, ma non fermiamoci all'apparenza, andiamo a controllare.

Si tratta della testata: Interdisciplinary Sciences: Computational Life Sciences. Non molto conosciuta (diciamo pure sconosciuta...) a dire la verità... e non è neppure una rivista di medicina...
Si tratta di una pubblicazione che ha base in Cina, strana cosa: la Cina non ha una grossa tradizione scientifica, anzi, diciamo che scientificamente la Cina è in uno stato pessimo, purtroppo il regime in carica non permette la libera circolazione del pensiero scientifico e permette solo ciò che è gradito, tanto che non esistono in Cina pubblicazioni mediche con "fallimenti" o risultati di inefficacia di un farmaco, vanno in stampa solo i successi. Pazienza, l'editore cinese lasciamolo stare anche se Montagnier poteva scegliere di meglio per una ricerca di questa portata.
Controlliamo allora il comitato editoriale, se prestigioso saprà garantire la serietà e l'attendibilità (e l'imparzialità) che richiederebbe un lavoro scientifico di un certo livello (se poi parliamo di rivoluzione della scienza, la serietà e l'attendibilità sono il minimo che ci si aspetti).
Chi è quindi il direttore editoriale della rivista?
Ma... è Luc Montagnier. È lui stesso in persona!
L'arbitro è la stessa persona che gioca la partita insomma...


Lo studio sarebbe stato realizzato dalla fondazione Luc Montagnier, fondazione scientifica che finora ha realizzato in tutta la sua esistenza ben due studi, questo ed uno sull'uso della papaya fermentata per la prevenzione dell'influenza. Umh... quanta approssimazione però.
Anche formale: il contatto del responsabile della ricerca è una mail di Yahoo.
Bah, sembra un articolo di un blog più che una rivoluzione scientifica.

Ma lo studio, prima di essere pubblicato, è stato controllato? Qualcuno ha studiato i particolari, le affermazioni, i metodi?
Tutte le riviste con un minimo di serietà lo fanno (o si rischierebbe di pubblicare una ricerca sugli asini che volano dimostrando che sia possibile) ed in genere questa operazione richiede mesi, tanti mesi (chiunque pubblichi ricerche su buone riviste scientifiche sa che il "tira e molla" per far arrivare uno studio alla pubblicazione è a volte estenuante, passano anche 8-12 mesi prima della pubblicazione, con continui rinvii, richiami, correzioni, appunti... a volte troppo puntigliosi...), insomma, chi ha controllato lo studio, ha controllato bene? A quanto si vede non tanto, visto che dal momento del ricevimento a quello della pubblicazione, sono passati 3 giorni (tre!)... Lo studio inoltre non è per nulla scritto nello stile dei lavori scientifici (che sono divisi in sezioni differenti che elencano i materiali ed i metodi utilizzati, una discussione sul lavoro, i risultati e le conclusioni). Qualcuno mi ha anche fatto notare diversi errori ortografici.

Ma lasciamo perdere per un attimo questi scivoloni "formali" andiamo al sodo. Schematicamente spiego la procedura utilizzata da Montagnier per dimostrare che l'acqua avrebbe una memoria.
Montagnier ha agito così: ha preso una provetta contenente un batterio il Mycoplasma Pirum. Ha filtrato il liquido in modo da ottenere alla fine un liquido sterile, senza Mycoplasma, acqua quindi almeno ufficialmente.

A questo punto però avviene qualcosa di miracoloso: quando l'acqua sterile viene posta in incubazione per 2-3 settimane, ecco ricomparire il batterio.

when the filtrates were incubated for two weeks (100 nM filtrate) or three weeks (20 nM filtrate) with a culture of human activated T lymphocytes, the mycoplasma was recovered in the medium with all its original characteristics as previously observed.

[trad: quando i filtrati sono stati incubati per due settimane (filtro da 100nM) o tre settimane (filtro da 20nM) con una coltura di linfociti T umani attivati, il mycoplasma è stato rinvenuto nel mezzo di coltura con tutte le sue caratteristiche originali osservate precedentemente.]

Sono due le cose: o abbiamo assistito alla creazione della vita dal nulla o in quel liquido "sterile" c'erano ancora batteri che poi si sono riprodotti e quindi l'acqua proprio sterile non era. Oppure, e qui c'entrerebbe la fantomatica "memoria dell'acqua", i batteri non c'erano più ma era rimasta la loro traccia nel solvente. Uno scienziato serio per prima cosa avrebbe cercato di capire il motivo di quella presenza: una contaminazione? Un errore nel metodo? La procedura che in una delle sue fasi non era corretta?
Montagnier non si è posto queste domande ed è andato dritto fino alla "memoria dell'acqua".

L'esperimento procede. Questi due filtrati (che quindi contenevano tracce dei batteri, particelle, che Montagnier identifica come DNA) sono stati utilizzati per testare l'emissione di onde elettromagnetiche.
Diluiti i fluidi e messi in provetta (ed agitati, "dinamizzati", procedura tipica dell'omeopatia) a diluizioni decimali (indicate con il simbolo D) successive (non centesimali, che sono quelle tipiche dell'omeopatia, indicate con il segno C) sempre più alte, fino a 15-20 sono stati posti nel macchinario che doveva misurarne le emissioni.

Avevamo quindi per riassumere delle provette contenenti dei liquidi composti dal filtrato della coltura di Mycoplasma diluito in maniera crescente per ogni provetta (D1, D2, D3, ecc...).

Si procede quindi con la misurazione delle onde emesse dal contenuto delle provette.

Per misurare l'emissione di onde elettromagnetiche da parte del liquido diluito, il medico francese ha utilizzato un macchinario inventato da Jacques Benveniste (che Montagner, suo amico, definisce come il suo maestro).

Quando si effettuano misurazioni fisiche, soprattutto molto raffinate (come sarebbe richiesto da una ricerca di questo tipo) è bene affidarsi a macchine precise, con bassissima possibilità di errore e con meccanismi altamente affidabili.
Montagnier si è affidato a questo:


Una bobina di filo di rame, un cavetto che la collega ad un amplificatore che a sua volta, tramite un altro cavetto è collegato ad un computer. Un programma di analisi dei suoni registrava le onde elettromagnetiche.

Guardando il "macchinario" si nota subito che si tratta di un vero e proprio "trabiccolo". Cioè, il Nobel Montagnier misura le onde elettromagnetiche emesse dalle sostanze praticamente con una radiolina amatoriale che sembra costruita da un bambino con "il piccolo elettricista"?
Assurdo.
Il bello è che Montagnier ha pure brevettato il macchinario e si sta accapigliando con un altro inventore che dice di essere stato lui il primo ad ideare la macchina che "registra" le onde elettromagnetiche emesse dalle provette. L'ufficio brevetti ha chiesto a Montagnier di inviare spiegazioni e documentazione precisa per quello che sembra un macchinario inutile ed ha respinto la richiesta di registrazione.

Dal punto di vista tecnico (elettronico) lo scienziato ha effettuato una sorta di "taglio" dei disturbi esterni basandosi sulle frequenze delle onde percepite e tutto il resto era (secondo lui) emesso dai liquidi diluiti nelle provette.

Se poi quella bobina di rame percepiva radio Maria o la TV svizzera poco importava, c'erano dei segnali e questi provenivano dal DNA (ipotizza Montagnier) dei batteri.
Montagnier ha concluso quindi in maniera del tutto arbitraria si trattassero di "segnali" inviati dal DNA batterico che era nella provetta prima della filtrazione.

Nello stesso studio Montagnier esegue un altro esperimento (in un solo studio due esperimenti diversi, inusuale...): una soluzione diluita contenente batteri ultradiluiti "trasmette" a distanza (una sorta di "telepatia" chimica) le sue proprietà ad un'altra soluzione non contenente batteri. In pratica ogni sostanza "comunica" con tutto ciò che ha attorno. Non approfondisco anche questo "esperimento" o mi perderei.
In ogni caso questo secondo esperimento di Montagnier ricalca quello di Benveniste che concluse tristemente la sua carriera affermando di poter registrare le emissioni di sostanze in diluizione omeopatica e poi inviarle via mail all'altro capo del mondo dove queste emissioni venivano "avvertite" da altre sostanze.

Torniamo al primo esperimento.
Il computer quindi ha registrato delle onde elettomagnetiche e Montagnier ha concluso che queste provenivano dalle provette contenenti residui di DNA batterico ultradiluito (quindi più o meno una sorta di preparato omeopatico).
Ma andiamo ad analizzare qualche particolare.
Nello studio è scritto che le diluizioni più basse non emettevano segnali e nemmeno quelle più alte. I segnali venivano registrati solo in caso di diluizioni relativamente basse (come la 10-8)

The frst low dilutions were usually negative, showing the background noise only. Positive signals were usually obtained at dilutions ranging from 10-5 to 10-8 or 10-12. Higher dilutions were again negative.

[trad: Le prime diluizioni più basse sono state negative e mostravano solo rumore di fondo. Sono stati ottenuti segnali positivi a diluizioni comprese tra 10-5 e 10-8 o 10-12. Diluizioni più alte sono state nuovamente negative.]

Questi segnali, duravano molte ore, a volte anche 48:

We have studied the decay with time of the capacity of dilutions for emitting EMS, after they have been removed (in mumetal boxes) from exposure to the excitation by the background. This capacity lasts at least several hours, some time up to 48 hours, indicating the relative stability of the nanostructures.

[trad: Abbiamo studiato la durata di tempo dell'emissione di onde elettromagnetiche (EMS) da parte delle diluizioni, dopo essere state rimosse (in contenitori di mumetal) dall'esposizione dell'eccitazione da parte dell'ambiente. Questa capacità dura almeno molte ore, a volte 48, indicando la relativa stabilità delle nanostrutture.]

E qui le prime magagne: la teoria omeopatica afferma che più è alta una diluizione più è efficace il rimedio omeopatico.
Come si vede però (ammesso che quelle onde fossero davvero provenienti dalle provette) le emissioni sparivano appena si testavano le diluizioni più alte.
Potremmo allora concludere che non è vero che le diluizioni più alte sono anche le più attive: primo autogol per l'omeopatia che da questa conclusione viene smentita proprio in uno dei suoi teoremi più basilari.

Si dice nello studio che le emissioni duravano per molte ore, persino a volte 48, poi cessavano. Questo vorrebbe dire che un prodotto omeopatico che venisse consumato dopo le 48 ore non avrebbe nessuna delle sue presunte proprietà. Quanti prodotti omeopatici vengono consumati entro 48 ore dalla loro produzione?
Probabilmente nessuno, per arrivare negli scaffali delle farmacie impiegano giorni o settimane.
Potremmo concludere allora che tutti i prodotti omeopatici in vendita, sono assolutamente inefficaci.
Secondo autogol per l'omeopatia, in base a questa osservazione, tutti i prodotti omeopatici che troviamo in farmacia non sono "attivi".

In realtà non è neanche corretto concludere così. Lo sarebbe se lo studio fosse preciso, ben fatto e metodologicamente di buon livello e non è così.

Lo studio non è certo un esempio di perfezione metodologica o statistica e le conclusioni in un senso o nell'altro sarebbero estremamente imprecise.

Utilizzare una bobina di filo di rame come "antenna" crea sicuramente una montagna di interferenze, riesce persino a captare le onde della televisione e della radio, altro che batteri. E quel segnale lo fai percorrere in due cavetti di rame (non schermati) che lo conducono ad un amplificatore e poi con uno spinotto ad un computer... qui i disturbi sono enormi, impossibile distinguerli uno dall'altro e soprattutto distinguere questi da un fantomatico segnale elettromagnetico dei batteri che erano nella provetta che si presume infinitesimale.
Ci sono moltissimi indizi che le "onde elettromagnetiche" registrate da Montagnier e riferite a fantomatici segnali del DNA batterico siano in realtà interferenze esterne. A quanto pare ad esempio, i segnali si sono ridotti quando il computer è stato alimentato con la propria batteria e non tramite corrente elettrica di rete!
Ma queste cose le sa un elettrotecnico alle prime armi (le so pure io che elettrotecnico non sono...) Montagnier non lo sa? O per un attimo se ne dimentica?
Un fisico ha commentato a proposito di questi errori:

Overall, if this were a lab report from a college junior/senior level physics major lab course (the closest analog), it would rate a D at best. And that would be generous. At the professional level, the complete unconcern with background can only be described as gross incompetence.

[trad: Complessivamente, se questo fosse un compito scolastico di fisica di livello medio/alto, prenderebbe un 4 nella migliore delle ipotesi. Sarebbe pure generoso. A livello professionale, l'assoluta noncuranza dello studio nei confronti del rumore di fondo può essere descritto solo come grossolana incompetenza.]

Quando fai una ricerca scientifica cerchi di ridurre al minimo le interferenze esterne, lo fai addirittura per quelle psicologiche (con il placebo) e non lo fai con i cavetti di rame?
Questi sono errori talmente grossolani che screditerebbero anche la ricerca più accurata.

Ma ammettiamo pure che i risultati dello studio siano validi.
Sorge per l'ennesima volta l'evidenza che questi risultati più che eventualmente appoggiare le teorie dell'omeopatia, le smentiscono, in maniera sconfortante...

Nello studio inoltre è detto che queste "emissioni" si verificavano con batteri patogeni (che causano malattie) per l'uomo e non con quelli non patogeni: che un fenomeno fisico sappia distinguere tra batterio patogeno e non patogeno è davvero poco credibile ed inoltre la memoria dell'acqua funziona solo quando incontra batteri patogeni? E poi, un batterio patogeno per l'uomo può non esserlo per altri esseri viventi e viceversa: forse che la memoria dell'acqua capisce anche quali sono i batteri pericolosi per la specie umana? Questa stranezza è sottolineata nello stesso studio:

A non exhaustive survey of the bacterial species and of their DNA able to display EMS suggests that most of bacteria pathogenic for humans are in this category.
By contrast, probiotic/good" bacteria as Lactobacillus and their DNA are negative for EMS emission.

[trad: Un'incompleta valutazione delle specie batteriche e del loro DNA capace di mostrare onde elettromagnetiche suggerisce che molti batteri patogeni per l'uomo appartengono a questa categoria. Al contrario i probiotici/batteri buoni come il Lattobacillo ed il loro DNA non emettono onde elettromagnetiche.]

Come si vede la "ricerca rivoluzionaria" che dimostrerebbe l'esistenza della memoria dell'acqua fa... acqua da tutte le parti. Se poi vogliamo essere precisi questo esperimento non c'entra nemmeno tanto con l'omeopatia perché quindi portarlo come "prova a favore"?
Tanto per capire le reazioni alla lettura dello studio, qualcuno ha già pensato di proporlo per il premio IgNobel, già vinto da Benveniste.

Io propongo una lettura diversa di questo esperimento, molto più semplice e banale, non sono un premio Nobel e posso permettermi di "pensare semplice" e poi dove ci sono risultati eclatanti prima di tutto dovremmo chiederci se davvero si tratta di una scoperta rivoluzionaria e non di un semplice e comune errore.
I batteri nell'acqua filtrata sono comparsi per una contaminazione ed i "misteriosi" segnali elettromagnetici erano in realtà interferenze che il macchinario, non isolato e poco calibrato percepiva dall'esterno.
Non è così?
Perché?

Questo era il primo studio "rivoluzionario" che secondo molti omeopati ha finalmente dimostrato che qualcosa di vero nella teoria della memoria dell'acqua c'è, il secondo è ancora più... "rivoluzionario"... bisognerà vedere però in che senso.

Alla prossima.