lunedì 7 settembre 2020

Sicuro al 100%

So benissimo che la cultura scientifica non è diffusissima, so anche che molti argomenti medici sono di difficile comprensione.
Ma credo che ci sia un livello "base" dal quale bisogna partire.
Se fossimo al punto di dover spiegare che l'uomo per vivere deve respirare, lo sforzo di chi spiega la medicina o divulga la scienza sarebbe immane (e probabilmente inutile).
In queste settimane, nel contesto dell'informazione (eccessiva, ripetitiva, contrastante, confondente) sul Coronavirus, uno degli argomenti più letti è quello dei vaccini. Se ne parla tanto, in passato se ne è parlato e se ne parlerà, siamo solo in una pausa temporanea, in fondo i complotti sul Coronavirus crescono sullo stesso terreno fertile della pseudoscienza e ciarlataneria che con le bufale sui vaccini si nutre allegramente.

Ho un po' abbandonato l'argomento vaccini perché ha assunto anche un aspetto politico e ogni parola, opinione, ogni fatto, è spesso usato per appoggiare una o l'altra fazione in gioco. Cosa molto antipatica se si parla di salute della persona.

Però tra una discussione e l'altra c'è stato qualcosa che mi ha colpito: l'aver letto ripetutamente e da diverse persone frasi come "perché non ammettete che i vaccini possono essere pericolosi?" o "inutile negare che i vaccini non sono sicuri al 100%!". Ecco, frasi come queste mi fanno riflettere. Perché io parlo di "antigeni" o "epidemiologia" cercando di renderli termini alla portata di tutti ma c'è chi ancora non ha le minime basi del pensiero logico, non in medicina ma proprio nella vita. C'è stato chi ha realizzato video e chi ha annunciato, stupito, che in un documento statunitense è scritto che i vaccini possono danneggiare chi li fa.

La frase "il vaccino può essere pericoloso" è qualcosa di banale, ovvio e scontato.

Qualcuno di voi usa questi argomenti? Mi sapreste indicare qualcosa di "non pericoloso al 100%"? Le spiegazioni utili alle persone devono partire da concetti come "non esiste nulla di non pericoloso sulla faccia della Terra"?
Perché se così fosse, veramente, mi ritroverei a fare marcia indietro su tante cose. L'altro giorno poi, accanto ad una frase del genere, una signora, giovane, una mamma, diceva più o meno "se solo i medici ammettessero, quando vaccinano, che ci possono essere dei rischi, elencandoli e spiegandoli così da farci decidere, saremmo più contenti!".
Anche questa frase è discutibile. Ovvio che serve onestà, trasparenza e chiarezza quando si parla di salute e si somministra una terapia. È però altrettanto ovvio che certi concetti non sono alla portata di tutti. C'è di più: sono concetti talmente delicati e particolari che anche parlarne è difficile e, se fatto nel modo sbagliato, diventerebbero un serio problema. Per questo il concetto di "rischio", già difficile da capire e percepire, è spesso difficilissimo da comunicare.
Per questo esistono studi sulla "comunicazione del rischio", perché non è facile parlarne, discuterne, spiegarlo e capirlo. Fare, esistere, vivere, è pericoloso.
Anche non fare è pericoloso: non fare un antibiotico, se serve, può danneggiarci, non fare un vaccino può esporci a malattie infettive che possono causare sofferenze, dolore, menomazioni, morte.
Chi gioca sul termine "pericoloso" consapevolmente, quindi, vuole giocare con le parole.
Facciamo un esempio.

Dovete sottoporvi ad un intervento. È assolutamente giusto, corretto e trasparente esporvi le possibilità di riuscita, le possibili complicazioni, insuccessi e problemi, non per niente esiste il consenso informato. Ma come prendereste un medico che vi dicesse: "guardi signore, l'intervento che lei farà tra un mese è abbastanza semplice ma, in una piccola percentuale di casi, si resta paralizzati o si muore per emorragia. Bisogna anche aggiungere i rischi dell'anestesia e la possibilità di coma profondo. La informo inoltre che l'allergia e lo shock anafilattico, mortale, sono sempre in agguato, nello 0,8% dei casi poi, l'intervento è un completo insuccesso". 

Ecco. Questi sono argomenti, espressi in modo più tecnico, contenuti nel consenso informato che ogni persona firma in ospedale quando deve sottoporsi a una cura.
Questo medico non vi ha detto una bugia, non ha nemmeno, in fondo, esagerato. Ha esposto freddamente, tecnicamente, una lista di complicazioni possibili, a volte più rare altre no, però reali, che possono avvenire, avvengono e spesso non sono prevedibili. Nessun medico sano di mente potrà dire "questo intervento chirurgico è sicuro al 100%" o "questa cura funziona nel 100% dei casi", questo è linguaggio da ciarlatani ma prima di tutto da persone scollegate dalla realtà Le informazioni bisogna darle ma realistiche, appunto, non esaltanti.
Il consenso informato spesso contiene tutte queste informazioni, ci sono persone che addirittura non lo vogliono leggere per non "impressionarsi", altre che lo leggono velocemente per lo stesso motivo, c'è chi invece lo legge e pretende maggiori spiegazioni e magari si "stressa", insomma, ognuno agisce a modo suo. Questo è il problema, ognuno agisce a modo suo, non solo tra chi si sottopone alla terapia ma anche a chi la terapia la somministra (il medico, l'infermiere). Non tutti sanno spiegare, non tutti sanno parlare, nessuno insegna agli studenti di medicina la "comunicazione", spesso tutto dipende dal carattere personale. Non solo. Anche dall'altro lato, da quello del paziente, le cose sono molto soggettive: c'è chi capisce benissimo i motivi di quella lista, che sa che qualsiasi atto umano, a maggior ragione un atto medico, può essere rischioso, che si decide in base ad un rapporto rischi benefici e che moltissime volte siamo noi che percepiamo i rischi in base alle nostre esperienze. La vita non è mai, per definizione, sicura al 100%, così tutto ciò che ne consegue, dai nostri atti quotidiani alla medicina.

Per la maggioranza di noi andare in automobile (affrontare anche un viaggio di parecchie ore) è un gesto assolutamente normale e poco rischioso, tanto siamo abituati a farlo. Eppure l'automobile è un mezzo di locomozione molto rischioso, con il quale si possono avere gravi conseguenze. Gli incidenti stradali gravi sono infatti moltissimi, solo in Italia in un anno avvengono 174.000 incidenti della strada, sia da conduttori che da pedoni, spesso con gravissimi danni, anche letali.
L'automobile inoltre, pur essendo molto utile, non è un oggetto "salvavita" e neppure insostituibile. Non migliora lo stato fisico (anzi, se proprio volessimo analizzare vantaggi e svantaggi potremmo dire che l'auto danneggia il singolo e la comunità, inquina, sporca, aumenta la vita sedentaria).
Eppure sono pochissime le persone che rinunciano alla gita in macchina. In mezzo al traffico cittadino passeggiamo, respiriamo, mangiamo. Lasciamo circolare anche i nostri bambini, a volte piccolissimi...quanti se ne vedono.
Ecco la percezione del rischio.
Secondo voi il rischio di avere un incidente domestico (caduta, ustione, folgorazione...) è alto? Basso? Quanto rischia una persona lavorando a casa?
Avete risposto? Bene, il rischio è definito molto basso: 1/28000 in un anno (su 28.000 persone una ha un incidente grave a casa). Ci sono rischi molto più alti, per esempio quello di venire colpiti da un tumore (1/12000) o di morire avvelenati (1/3300). Lo avreste mai detto?
Succede perché a casa abbiamo sempre una miriade di piccoli incidenti e ci sembra molto probabile possa succedere qualcosa di più grave.
Al contrario non percepiamo come "evidente" un rischio come quello della poliomielite. Non vediamo più gruppi di bambini zoppi o con le gambe deformate. I tanti bambini affetti negli anni passati oggi hanno strumenti per vivere meglio. Non necessitano di "polmoni d'acciaio" o stampelle o voluminosi respiratori. Così come per altre malattie come il morbillo. Quante volte si sente dire "io ho avuto il morbillo eppure sono ancora qui". Ma è ovvio, chi è "ancora qui" può dirlo chi "non c'è più" non potrà raccontarlo, che senso ha una considerazione del genere? Eppure il morbillo non è una malattia così banale, può uccidere, può causare encefaliti, persino a distanza di tanti anni, con la temutissima PESS (Panencefalite Subacuta Sclerosante).
Non vediamo schiere di morti, file di bambini colpiti da encefalite perché oggi il morbillo è molto più raro rispetto al passato. Così la rosolia congenita. Ancora oggi ci sono i "figli della rosolia", la "banale" malattia che, se colpisce in gravidanza, causa cecità, sordità, malformazioni. Per evitare queste malattie, quasi sempre incurabili, serve una puntura. Si stimola l'organismo a produrre anticorpi proprio contro quel virus o batterio e così se ne fossimo colpiti potremmo combatterlo efficacemente.
Chi non direbbe sì ad una cosa del genere? Si chiama vaccino, la offrono gratis tutte le regioni italiane, non è fantastico?
Chi rifiuterebbe una protezione così efficace, semplice, economica, per i propri figli?
Che senso ha fare soffrire i bambini per evitare una puntura?
Ma la puntura ha tanti rischi?
In realtà no, ne ha pochissimi, sappiamo per esperienza e per scienza, che la "puntura" del vaccino causa molto raramente dei problemi e, quando li causa, sono quasi sempre di breve durata e gravità.
E se un rischio gravissimo, persino la morte (ammettiamo) per shock anafilattico fosse causata proprio a nostro figlio?
Ma se ragionassimo così non vivremmo più! Anche questo è ovvio e mi stupisco che bisogna spiegarlo ogni volta. Si tratterebbe di una discussione che non porta a nulla (anche perché la prima risposta, la più ovvia, sarebbe "e se la morte fosse causata dal morbillo proprio a nostro figlio?").

D'altronde, forse rinunciamo alla macchina perché ci sono tanti incidenti mortali?

Rinunciamo al mare d'estate perché l'annegamento dei bambini è molto frequente?
Rinunciamo al pane o alla mozzarella perché il soffocamento mortale dei bambini è causato spessissimo da questi alimenti?
E chi mangia mozzarella con piacere "dovrebbe vergognarsi perché c'è chi è morto soffocato dalla mozzarella"?
No. Non lo facciamo perché si vive. Sopravviviamo ogni giorno a possibili rischi e problemi. Qualsiasi nostro gesto è un potenziale rischio e, se li volessimo evitare tutti non servirebbe nemmeno stare chiusi a casa immobili (perché un terremoto potrebbe seppellirci ed ucciderci).
Vivere con la paura dei "rischi" è paranoia, non è vita.

Decidiamo invece ogni nostro gesto in base al beneficio che ci procura, rispetto al rischio. Nessuna delle cose che vi ho elencato prima sarebbe "insostituibile" per la vita, dall'auto alla mozzarella ci sono sempre delle alternative (anch'esse rischiose, ovviamente). I vaccini invece possono salvare la vita, non hanno alternative, non esiste un "vaccino diverso": quello è, scegliamo se approfittarne o meno.
Se i medici che vaccinano vi elencassero tutti i possibili (da quelli più frequenti a quelli più rari) effetti collaterali, eventi avversi segnalati, sospettati, avvenuti, voi cosa fareste?
Quali mezzi avete per giudicare uno o l'altro effetto collaterale?
Cosa decidereste se un effetto avvenisse nel 2% dei casi? E se avvenisse nel 0,3%?
La trasparenza e la correttezza nella comunicazione sono fondamentali e giusti. Una volta il medico era un "saggio", esisteva la medicina "paternalistica": "fai questa cosa perché te lo dico io che sono un medico". Oggi non si usa più. Vogliamo essere tutti (giustamente) informati, tutti (giustamente) avvertiti. Ma cosa ci facciamo con quelle informazioni se non abbiamo i mezzi per usarle?
Esattamente quello che faremmo conoscendo le reazioni vincolari del ponte sul quale sta passando la nostra macchina. Esattamente nulla. Sarebbe una questione di trasparenza, di correttezza che però, all'atto pratico, non sapremmo usare, decideremo in base alle emozioni, non in base a valutazioni oggettive. Se poi qualcuno (magari incompetente) ci ficca in testa che quelle reazioni vincolari sarebbero troppe, potrebbe allarmarci o crearci un'ansia inutile ed immotivata impedendoci di prendere un ponte che potrebbe farci arrivare prima alla meta. Anche i ponti crollano ma nessuno di noi prende un elicottero per sorpassarli perché anche l'elicottero può cadere e costa molto di più, meglio il ponte: cade raramente, è utile, semplice, economico, pratico.

Allora, forse, il problema è più a monte e dovrebbero essere le persone a fare un passo indietro.
Se è giusta e doverosa la correttezza e la trasparenza, è altrettanto doveroso che ognuno torni a fare il proprio lavoro. Se un competente in un certo campo (vaccini? Allora i medici) dice che quel gesto è utile, crediamoci. La mentalità del sospetto, del complotto, dell'ansia a tutti i costi, non serve a nessuno, né al singolo (nostro figlio che dovrà essere protetto dalle malattie) né alla comunità (se tutti sospettassimo di tutti gli altri sarebbe la guerra civile). L'uomo è progredito perché ha saputo costruire un sistema di aiuto vicendevole nel quale ognuno si è occupato di un campo in particolare. Il medico cura, l'ingegnere costruisce, il governante fa le leggi, il cuoco cucina e così via. La fine della civiltà sarebbe quella che prevedesse un medico che costruisca ponti ed un ingegnere che operi i malati.
Se la comunità medica dice che conviene vaccinare, facciamolo.

Il mio ragionamento vi sembra tanto strano e rivoluzionario?
A me sembra ovvio ed elementare.
Se la comunità scientifica consiglia di vaccinare, vacciniamoci. Se qualcosa non andasse per il verso giusto non è colpa di chissà quale mistero o complotto galattico, è "colpa" della vita. Esattamente come quando inciampiamo per strada, ci rompiamo un osso o ci ammaliamo.
L'avvento dell'aeroplano ha rivoluzionato la storia dell'umanità: grazie ad esso viaggiare è oggi un gesto facilissimo, in poche ore riusciamo a raggiungere posti che fino a pochi anni fa ci venivano solo raccontati dagli esploratori.
Il lavoro, il divertimento, la cultura, si raggiungono con relativamente pochi soldi e tempo, è una possibilità fantastica. Eppure gli aerei cadono, raramente ma cadono. Restano tra i mezzi più sicuri che esistano solo che quando c'è un incidente fa molto rumore perché uccide molte persone in un momento solo.
Sono le persone che muoiono in un mese in Italia per incidenti stradali, ogni mese. Nel 2016 in Italia sono morte 3428 persone in seguito ad incidente stradale, quasi 247.000 feriti. Questo significa che in Italia, ogni mese, muoiono in media 285 persone.
Nel mondo (in tutto il mondo!) nel 2016 sono avvenuti 20 incidenti aerei che hanno causato 417 morti.
In un anno quindi abbiamo avuto in tutto il mondo meno morti di quelli che avvengono in Italia in due mesi per incidenti automobilistici.
Che dite, andare in macchina è sicuro?
Volare?
Quale delle due cose è "sicura al 100%?"
Quale delle due cose è "sufficientemente sicura"?
Quando guidate la macchina ripassate mentalmente i rischi potenziali che potete incontrare?
Gradireste, prima di salire in aereo, un'hostess che vi elencasse i potenziali rischi dell'andare in aereo?

La trasparenza, il buon senso, i rischi della vita.

Sappiamo che l'aereo ha dei rischi, sappiamo che, se arriva la complicanza potrebbe pure essere molto grave ma sappiamo anche che è rara, che ne vale la pena, che l'alternativa ha un rischio maggiore. Per questo scegliamo l'aereo.
Tranne fobia, tranne se abbiamo paura di voltare, succede e ci assumiamo la responsabilità di un rischio maggiore.

Possiamo concludere dicendo che noi esseri umani abbiamo l'abitudine di misurare le cose non secondo la realtà ma secondo la percezione. Questo succede perché dobbiamo sopravvivere e spesso le nostre scelte, più che razionali, sono dettate da "smania" di sfuggire agli eventi che reputiamo pericolosi o rischiosi per la nostra sopravvivenza. Tendiamo a sovrastimare i piccoli rischi (perché non li conosciamo e ne abbiamo paura) e sottostimare quelli grandi (perché spesso "quotidiani" e quindi più abituali).
Se chiedessi: è più pericoloso il lavoro del pompiere o quello del camionista?
Per qualcuno sarà sorprendente sapere che i pompieri rischiano la morte (10,6 morti su 100.000 pompieri per ogni anno) molto meno dei camionisti (44,8/100.000 ogni anno). E sapete qual è il rischio di morte per viaggio aereo? In un anno muoiono 0,15 persone su 100.000 viaggiatori. Chi l'avrebbe mai detto?

Il rischio è insito nella nostra vita e non esiste il "rischio zero".
E nella percezione del rischio (fior di studi sull'argomento) entrano in gioco diversi fattori, persino la cultura personale e le esperienze di ognuno di noi.
Se pensiamo di poter controllare il rischio, lo percepiamo come meno grave di chi pensa di non poterlo gestire. Un evento drammatico che causa molte vittime in poco tempo (un terremoto?) è percepito come più pericoloso di un altro che ne causa centinaia di volte di più ma in tanto tempo (il fumo di sigaretta?), un evento che causa paura (morire annegati) è percepito come molto più rischioso di quello che non temiamo (bere alcol), insomma il rischio ha dei fattori precisi, siamo noi ad adeguarli alla nostra vita.

Considerando quindi che è la vita stessa il primo fattore di rischio per la morte, forse conviene fare, per le scelte importanti, quel passo indietro al quale accennavo prima, affidarsi alle parole delle persone più competenti, fare ciò che ha evidenza di essere più sicuro ed utile e lasciare stare i terrorismo, le paure, le ansie e le fobie che sono inculcate nella mente da chi, furbescamente, ha spesso qualcosa da guadagnarci. Non a caso chi insinua dubbi e paure a proposito di vaccini ha una "sua" medicina (omeopatia, rimedi per i "danni da vaccini", test per diagnosticare questi danni), vende un prodotto.
Non è contro i vaccini, è stupido esserlo ma a favore di se stesso, cosa furbissima. Non a caso, anche il più "alternativo" dei ciarlatani, se sta male corre in ospedale e non ho mai visto un omeopata  o un agopuntore rifiutare l'anestesia per usare le medicine che lui prescrive ai suoi pazienti.

Alla prossima.

51 commenti:

  1. Utile per chi ha la mente aperta e pronta al confronto.
    Ma il buon senso che trasuda dall'articolo non servirà comunque ai frustrati, a tutti coloro che danno un senso alla propria vita immolandosi alle teorie più balzane che trovano online.

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  2. Grazie! Davvero bello e formativo

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  3. Ottimo buon senso applicato. Consigliata la lettura e la diffusione

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  4. Buongiorno Dottore e complimenti per l'ottimo e appasdionato articolo.
    Dopo la lettura mi sono però trovato a pormi un problema, soprattutto ricordando alcuni scontri verbali con i novax.
    Fondamentalmente i novax si possono sudfividere in tre categorie.
    1. Quelli in malafede, quale che sia il loro interesse
    2. I frustrati che abboccano a qualsiasi stramplato complotto venga loro presentato
    3. I filosofici, che non negano l'utilità dei vaccini ma rivendicano la libertà di scelta, che non accettano il vaccino come obbligo imposto dallo stato o che hanno una diversa percezione, soggettiva, del rischio.
    È difficile controbattere questi ultimi affermando, per esempio, che lo stato obbliga anche all'uso delle cinture di sicurezza in auto. Loro controbattono che non vi è obbligo di salire in auto mentre vi è l'obbligo di mandare i figli a scuola e contemporaneamente, per poterlo fare, di vaccinarli.
    È anche difficile affermare che si tratta di un problema di salute pubblica dal momento che lo stato è "spacciatore" di tabacvo.
    Quali argomenti, quindi, usare?

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    1. Se è per quello anche a piedi esiste l'obbligo di precedenza ai veicoli quando non si è sulle strisce e anche sulle strisce di rispettare l'eventuale semaforo rosso. Sono semplicemente modi di sviare il discorso. I “filosofici” non stanno effettivamente dicendo che sono per la libertà di scelta, stanno semplicemente sviando la discussione dal fatto che stanno supportando le persone che sono in malafede.

      Provi a dire loro che le leggi obbligano anche a pagare le tasse, con le quali mandiamo i figli a scuola e gli infermi all'ospedale, poi vediamo se controbatte anche su questo (magari in nome del liberismo economico)...

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    2. In quel caso o il soggetto è in malafede, vuole la sanità grstis ma a spese degli altri, o è coerentemente liberista, ossia è comunque contrario alla sanità pubblica

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    3. Beh, il problema non dovrebbe porsi: non é tanto tempo che i vaccini sono obbligatori.
      Essendo stati quindi prima facoltativi (non tutti nemmeno prima), immagino che i sostenitori della libertá di scelta - che non negano l'utilitá dei vaccini - saranno corsi tutti a vaccinarsi in massa, sovraffollando i centri vaccinali cosí come continuano a correre ed azzuffarsi per fare tutte le vaccinazioni non obbligatorie.

      Basta guardare le statistiche... ops! No, veramente non c'é stata nessuna corsa per vaccinarsi prima dell'obbligatorietá: chi dice che non lo vuol fare perché é obbligatorio, non l'ha fatto nemmeno quand'era facoltativo (anzi, é proprio per questo che sono diventate obbligatorie). Qui gatta ci cova...
      Nessuno di quelli che ora si appellano alla libertá di scelta ha alzato il posteriore in tempo per andare a vaccinarsi quando potevano scegliere.
      Non é strano, tutto questo? Dati alla mano, non si puó quindi dire che chi afferma che i vaccini sono utili ma é per la "libertá di scelta" sta solo cercando un argomento fantoccio?
      D'altronde, uno che é favorevole alle vaccinazioni non é stato toccato dalla legge: per esempio, i miei figli avevano giá ricevuto tutte le vaccinazioni che sono diventate poi obbligatorie, non abbiamo dovuto far nulla. Si tratta quindi di un argomento fantoccio, usato per spostare il discorso su un terreno piú insidioso per l'interlocutore.

      La libertá di scelta in questo ambito suona come un gioco televisivo dove peró il presentatore ha giá scoperto le sue carte: "Nella busta A c'é un milione di euro, nella B un euro." Potrebbe essere strano, ma il presentatore in questo caso potrebbe limitare la libertá di scelta del concorrente, dando per scontato che voglia la busta col milione. Immagino che esistano concorrenti che possano risentirsi di questa privazione della libertá di scelta...

      Se invece parla dello stato come "spacciatore" di tabacco, potrebbe sempre dire di aver preso il 23. Abito all'estero da troppi anni, ma ricordo il mio periodo all'Universitá, a Milano, quando il 23 tagliava Lambrate, Cittá Studi e proseguiva ancora per tutta Milano Est. Ho sentito che l'ATM, qualche anno fa, ha deciso la soppressione di questa linea mitica! Si é parlato persino di una petizione per salvare la linea 23. Sinceramente, spero che sia stata salvata.

      Le carrozze erano bellissime, se le ricorda? Si trattava di quelle del periodo prebellico, poi aggiornate con quelle anni '50, con i sedili in legno. Le adoravo!
      Quando mi facevo scarrozzare su e giú fra Lambrate e Cittá Studi, mi ricordo che mi colpiva molto la targetta "Vietato Sputare" appesa sopra le porte.
      Vietato Sputare! Certo, le carrozze (tenute benissimo!) avevano visto salire, decenni fa, ragazzotti che masticavano tabacco, fino poi a farne un bolo che sputavano violentemente a terra. Ma questo non risolveva il problema: occorreva sputare ancora, ogni tanto (briciole di tabacco, eccessiva salivazione...). Certi bei scaracchi, dei verdoni grossi come rospi, alcuni dotati di vita propria... armi improprie, insomma.

      Ora guardiamo quella targa e ci sembra anacronistica. É successo che nel frattempo le cose sono cambiate, vuoi per imposizioni di legge vuoi per cambiamenti nelle abitudini. Ora non é piú necessaria la targhetta, infatti i nuovi tram non l'hanno piú.
      Lo stato ha anche smesso di spacciare tabacco da masticare.
      Che dice? Dice che sta succedendo la stessa cosa col fumo? A pensarci.... sono sempre meno i posti pubblici aperti ai fumatori: prima si poteva fumare dappertutto, poi il divieto é comparso nei cinema, ecc. poi sono comparsi i ristoranti con locali per fumatori e non... ed ora anche i locali per fumatori si assottigliano di numero.
      Non conosco il futuro, ma direi che fra qualche decennio non saranno rimasti poi in tanti a fumare. Nell'azienda dove lavoro é allestito uno spazio per fumatori, ma ormai non é quasi piú usato...
      Dice che lo stato avrebbe fatto meglio a proibire il fumo, "tutto e subito"?

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  5. Interessante il passaggio su come comunicare il rischio. Un testo medico che ho letto negli ultimi mesi illustra come l'applicazione di un impianto mammario aumenta la probabilità di insorgenza di linfoma a grandi cellule anaplastico nella paziente di piú di 400 volte, il che significa che si registrerà un caso di linfoma ogni 6.770 donne che ricevono l’impianto.

    Con ogni probabilità, la decisione di sottoporsi o meno all'intervento dipenderà da come verrà informata la paziente: "Il rischio di linfoma aumenterà di 400 volte" o "Avrai una probabilità su 6.770 di sviluppare il linfoma". Eppure stiamo parlando della stessa cosa.

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  6. Anni fa dovetti fare il vaccino contro l'idrofobia, a causa del morso di un randagio, all'epoca si utilizzava quello che prevedeva 20 iniezioni sottocutanee da farsi nella'addome.
    Chi me lo prescrisse mi avvertì che in un caso su 10000 era possibile che venisse provocata, come effetto collaterale, un'encefalite con esiti quasi sempre mortali.
    Lo feci e son sempre qui.
    Comunque come scriveva P.K.Dick in "Tempo fuor di sesto" (Time Out of Joint)
    “Chi controlla la percezione della realtà, controlla la realtà”
    E su questo assunto si basano quelli che in malafede fanno propaganda contro i vaccini e la medicina, in genere.

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  7. Se è ovvio, come è giusto che sia, accettare il rischio del vaccino, perché non facciamo lo stesso adesso con il rischio basso del Covid? Perché di fatto siamo ancora costretti a rimanere quasi a casa e rinunciare a gran parte delle attività, in attesa di una terapia efficace che storicamente ci ha sempre messo anni ad arrivare (come nel caso della SIDA un paio di decenni fa)? Ho sempre contestato il fatto che non si è mai fatta una valutazione del rischio seria e continua in base alle evidenze.

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    1. Diciamo allora che il "business as usual" ha portato ad un aumento del 43 % della mortalità totale in Italia, e oltre il 500 % in alcune zone, fino a quando non si sono sviluppati gli effetti del lickdown prima e delle varie misure di attenzione poi.

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    2. Attenzione, questo solo in un periodo limitato di tempo, senza un'efficace protezione delle RSA, e senza nessuna garanzia che le misure di quarantena e atte zione siano state realmente efficace. Basta confrontare i casi Svezia e Perù (il primo un approccio morbido che non ha mai visto una crescita esponenziale, il secondo un approccio estremamente draconiano che al contrario ha portato il paese alla canna del gas sia dal punto di vista sanitario sia economico) per capire che non sono considerazioni facili da fare. Anche perché nel conto vittime bisogna anche considerare le morti economiche, e capire quanto a lungo persistono le morti in eccesso.

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    3. Veramente in Svezia si sono pentiti del loro approccio e alcuni importanti politici hanno chiesto scusa alla nazione. C'è stato anche un periodo (se non ricordo male a maggio) in cui la Svezia è stata la regione del pianeta in cui si è registrata la maggiore densità del COVID.

      Questo, peraltro, ignorando il fatto culturale (non secondario) e demografico: gli svedesi sono abituati a tenere le distanze, non si scambiano baci, abbracci, nemmeno sempre si dànno la mano, oltretutto stiamo parlando di una popolazione molto scarsa su un territorio ampio. Per l'Italia, la situazione è decisamente diversa.

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    4. Questo in realtà è quello che la stampa italiana e statunitense hanno riportato. In realtà il governo svedese ha fermamente smentito tutti questi fattori, tanto da generare un alterco con l'ambasciatore italiano in Svezia. L'unico errore che hanno ammesso è stato quello sulle RSA.

      Se a marzo potevo effettivamente avere dei dubbi, dopo aver visto il totale buco nell'acqua delle misure di prevenzione draconiane di paesi come Perù, Argentina, Filippine e anche Australia e Regno Unito, e vedere invece gli svedesi aver ripreso a vivere in modo quasi normale (e anche la BBC sta assumendo una posizione relativamente favorevole), penso sia proprio quella la strada da intraprendere. Quello che hanno fatto gli svedesi, che gran parte del mondo non ha fatto, è stato fare una valutazione del rischio bilanciata e aggiornata, invece che continuare a basarsi sulla simulazione di caso peggiore (forse sovrastimata) di marzo. E il senso dell'articolo è proprio questo, valutiamo il rischio correttamente per i vaccini, lo sottostimiamo per l'automobile, ma per il Covid preferiamo agonizzare senza fare quasi nulla piuttosto che agire.

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    5. @Arthnr il numero di contagiati a marzo e aprile lascia un po' il tempo che trova. In Italia, da quanto si evince dai test sierologici, sono probabilmente stati 26000 al giorno di media, 5-6 volte tanto rispetto a quelli riportati. Da noi o si ricorre a misure drastiche oppure, in assenza di un controllo capillare come quello in atto adesso (un mio conoscente ha passato dimenica scorsa in ospedale a fare i test perche 20 giorni fa è stato in contatto con uno risultato positivo), il virus pascolerebbe indisturbato.
      Per quanto riguarda gli effetti economici, i grandi alberghi normalmente frequentati da americani e russi non sono chiusi per la nostra situazione, ma per la loro

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    6. @VincenzoS condivido sostanzialmente tutto quello che ha scritto ma sugli effetti del "lickdown" sono rimasto un po' turbato... Che comunque ha i suoi effetti anche quello in effetti (si fa per ridere ovviamente).

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    7. Misure draconiane nel Regno Unito??? Ma stiamo scherzando? Anzi, il Regno Unito è stato uno degli ultimi Paesi d'Europa a conformarsi, ricordiamo il discorso del premier all'inizio della pandemia, che sottostimava tutto e diceva che in fondo se fosse morto qualcuno non sarebbe stata la fine del mondo...

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    8. Per inciso: ho appena ricontrollato le statistiche (recenti) della Svezia. Se anche le autorità principali, com'è ovvio che sia, insistono nel difendere le proprie scelte, i morti sono stati QUASI SEIMILA dall'inizio della pandemia (che da loro è arrivata dopo che da noi, ricordiamolo). Considerando che la sua popolazione è sei volte inferiore rispetto a quella italiana, si ha una proporzione non proprio lusinghiera.

      Io non sono affatto sicuro che gli svedesi abbiano fatto bene... E ribadisco: parliamo di un Paese a bassa densità abitativa e dove la gente non è abituata al contatto fisico e alle affettuosità in pubblico.

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    9. Nel Regno Unito ci vivo, e da maggio in poi ha avuto le misure più draconiane d'Europa (niente eventi culturali e professionali pubblici anche con l'uso di DPI, limitazione stringente a 6 degli assembramenti anche in luogo privato, musei e ospitalità su prenotazione stringente che ammazza ogni potenziale di turismo, ecc.).

      Per quanto riguarda la Svezia, a meno che le informazioni in mio possesso siano errate (ho dei conoscenti lì, ma non so se pienamente affidabili), hanno giustificato le seimila vittime con errori fatto nelle RSA. E soprattutto, ad oggi vivono quasi normalmente, potendo fare tutte quelle attività che in Europa saranno ancora precluse molto a lungo. Magari diventeranno il polo culturale per gli anni a venire, e questo porta senza dubbio benessere e innovazione. A me sembra una conquista importantissima.

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  8. Forse perchè, tubercolosi a parte con i suoi 1200000-1300000 (e mancano 4 mesi, ci sta tutto il tempo per superare anche la tbc), nessuna malattia al mondo causa gli stessi morti in un anno? Forse perché il Covid-19 è un problema di sanità pubblica che impone anche nel contagiato asintomatico settimane se non mesi di quarantena? Forse perché è tuttora endemica-epidemica in Italia e ha passato senza colpo ferire l'estate, periodo dove solitamente per avere a che fare con virus e sindromi 'simil-influenzali' l'unico modo possibile era aprire un libro di malattie infettive? Forse perché la letalità è età dipendente e l'esempio della Svezia non è per niente calzante? Forse perché, remdesevir a parte che lo è diventato praticamente per necessità, non abbiamo un antivirale diretto e spesso non abbiamo manco il tempo materiale per sfruttarne l'efficacia limitata alle prime 48 72 ore (è li che un antivirale agisce e fa la differenza, nella fase viremica di malattia)? Forse perché questa malattia, oltre ad aver provocato in 8 mesi nella sola Italia praticamente la stessa quantità di decessi annuali per influenza in tutta Europa, paralizza e monopolizza il sistema sanitario, determinando decessi indiretti per ritardi di diagnosi e cure per le altre patologie? Forse perché pure oggi che si infettano i trentenni un 5-10% dei pazienti finisce in ospedale e necessita di cure? Forse perché stiamo andando incontro all'autunno, dove il virus troverà condizioni ambientali e di affollamento in luoghi chiusi più favorevoli?
    Con questo coronavirus ci sono due sole strategie: o sparisce da solo, così come è venuto. O lo si previene. Altrimenti ci si convive, ma il prezzo da pagare è altissimo e può diventare insostenibile per il sistema sanitario se va fuori controllo (e per un paese di medie dimensioni come il nostro basterebbe una settimana di 10000 casi al giorno anche con una mediana di 30 anni, cioè 500-1000 ricoveri al giorno, per andare in sofferenza).
    Forse non avete ancora capito con quale virus avete a che fare: mentre voi discettate su internet, il SARS-CoV2 resterà sui libri di storia. Ne più ne meno come la pandemia influenzale dell'immediato primo dopoguerra.

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    1. Io sinceramente, guardando e riguardando i dati, non vedo i numeri che tu citi da nessuna parte. Forse nelle stime di Ferguson, che infatti a marzo potevano indurre a una qualche prudenza per prendere tempo, ma ad oggi si sono rivelate sovrastimate di almeno un ordine di grandezza, al contrario delle stime di Gupta e Levitt che invece sono andati molto più vicini.

      Se la convivenza fosse davvero 10k casi al giorno, di cui il 10% in ospedale, ci metterei la firma per tenere la gente in casa. Ma ne in Italia, ne tantomeno in Svezia si sono visti quei numeri, anzi. E bisogna comunque considerare l'orizzonte temporale, continuare ad agonizzare per anni senza poter vivere, non solo porta vittime economiche, ma non è proprio sostenibile psicologicamente.

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    2. Arthur mi scoccio di entrare in una discussione senza fine anche perché andrei off topic. I dati sono verificabili.
      Alla tua domanda di valutare il rapporto costi benefici del vaccino per il Covid-19 ti ho risposto e inconsciamente ti sei risposto anche tu sui motivi per cui vale la pena fare il vaccino.
      Per il resto, vale sempre lo stesso invito: 6 anni di corso di laurea, uno di tirocinio, 4 anni di specializzazione. Poi tra una dozzina di anni ci risentiamo sul Covid-19. Senza polemica e buon proseguimento.

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    3. Per chiarire, non ho mai contestato il rapporto costi-benefici della ricerca di un vaccino o di una terapia, visto che è quasi sicuramente vantaggioso. Contestavo le misure da adottare in quest'attesa, che molto probabilmente durerà 5-10 anni.

      Riguardo al resto, io un 10% di tasso di ospedalizzazione non l'ho mai letto da nessuna parte (e di articoli scientifici ne ho letti diversi). E conosco o ho sentito gente che si è fatta gli stessi anni di formazione che ha pareri molto diversi. Come sopra ho menzionato Ferguson e Gupta come esempio.

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    4. Giovanni, alle tue considerazioni aggiungerei anche non solo i danni forse permanenti che si porteranno dietro coloro che lo hanno avuto in forma grave, ma anche il numero non trascurabile di "long haulers" (spesso, fra l'altro, persone che hanno avuto CoVid-19 in forma non grave) con tutte le ricadute che questo porta, anche a livello di costi per la collettività (oltre alla sofferenza patita da queste persone: ma coloro che si lamentano delle restrizioni non sono certo in grado di interessarsi a questo aspetto, perché non va a toccarli direttamente)

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    5. Si sta parlando comunque di numeri in proporzione bassi, e inoltre si agisce sul presupposto che una vittima di Covid sia di serie A, mentre una vittima economica sia di serie B.

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    6. Il picco nel numero di casi è stato 6.557 il 20 marzo.
      Con andamento esponenziale.
      Poi è iniziata una brusca decrescita fino alla metà di maggio.
      Il lockdown è iniziato il 9 marzo e terminato il 18 maggio.
      Cosa sarebbe successo senza?

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    7. Probabilmente lo stesso, o poco peggio, in base alle misure intraprese sulle RSA. In tutto il mondo, a prescindere dalle misure adottate, si sono visti andamenti simili. Il modello di Levitt ad esempio ipotizza che l'andamento dei contagi non controllato non sia esponenziale ma sigmoidiale (secondo la funzione di Gompertz).
      Ho il serio sospetto che l'abbinamento delle misure di quarantena alla riduzione di casi possa essere in parte conseguenza del paradosso di Hempel.

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    8. Lei cade nell'errore (comune ad altri frequentatori di questo blog) di credere che la prevenzione fosse esagerata perché le cose non sono andate poi così male. Quando invece le misure di prevenzione e riduzione dei contagi ci hanno salvato da una situazione peggiore. Un po' come lamentarsi delle cinture di sicurezza perché in tanti anni non si è mai stati coinvolti in un incidente.

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    9. Questo secondo me è proprio il paradosso di Hempel, e sarei anche abbastanza d'accordo se avessi solo il caso dell'Italia fino a luglio. Ma siccome in molti stati misure di quarantena molto più pesante non solo non hanno funzionato ma hanno ottenuto un effetto uguale o peggiore (causa economia), e ad oggi si registra comunque una fisiologica ripresa dei casi, non si può concludere così su due piedi che la quarantena sia vantaggiosa. Soprattutto se questo comporta il non vivere per 4-5 anni in attesa di una terapia, e avere lo stesso numero di vittime, anche economiche, magari più diluito nel tempo.

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    10. Guarda fuori dalla finestra della tua bolla e osserva cosa è successo a chi non ha preso contromisure immediatamente: UK, USA, Brasile, India: situazione completamente fuori controllo.

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    11. Proprio perché guardo fuori dalla finestra, vedo anche i casi Argentina, Perù, Israele, Filippine, che hanno preso le contromisure più stringenti, e hanno solo peggiorato la situazione.

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    12. Invece, che abbiano avuto problemi seri NONOSTANTE le misure severe e che senza quelle sarebbe stata una catastrofe, neanche a pensarci vero? Inutile perdere altro tempo, vai in pace, bro!

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    13. È proprio qui il problema. In base ai dati disponibili oggi, se le misure di quarantena abbiano evitato o generato la catastrofe non si può sapere, e qui sta anche il dibattito tra le posizioni dell'Imperial College e di Oxford.
      Ci sono solo due punti fermi secondo me: il primo è che la misura di prevenzione più utile e la protezione e l'isolamento di anziani e persone a rischio, il secondo è che le misure di quarantena hanno drasticamente peggiorato la vita quotidiana, non in termine del dover indossare le maschere o tenere le distanze, po' o più di una scocciatura, quanto in termini di tutte quelle attività vietate che potremo solo rimpiangere per anni.

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    14. Ti sfugge un piccolo particolare: anche se i soggetti a rischio decesso sono principalmente anziani, immunodepressi, ecc, ci sono un numero elevatissimo di pazienti che non rientrano minimamente in questa categoria, ovvero giovani e sani che sviluppano la forma severa della malattia, si fanno settimane in ospedale e poi passano mesi d'inferno anche dopo la "guarigione".

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    15. https://www.google.com/search?q=numero+casi+covid+italia&rlz=1C1GCEA_enIT876IT876&oq=numero+casi+covid+italia&aqs=chrome..0j69i57j0l6.10231j0j7&sourceid=chrome&ie=UTF-8

      Hempel, Levitt, Gompertz... Quindi a cosa è dovuta la brusca inversione di rotta nel numero dei contagi giornalieri del 20 marzo?

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    16. Tutti o quasi i paesi hanno avuto andamenti molto simili, piu' o meno dilatati nel tempo, a prescindere dalle misure adottate. Se ci sia correlazione o no si puo' dire soltanto a bocce ferme, e purtroppo dubito che prima di una decina d'anni le bocce si possano fermare.

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    17. Arthnr, secondo me sei non sei obiettivo nel tuo giudizio. Si può e si deve criticare l'operato del governo italiano per la scarsa chiarezza, i dietro-front, i famosi moduli per gli spostamenti che cambiavano dalla sera alla mattina, le multe a volte inique, ecc. Ma l'Italia è stata la prima democrazia a dover fare i conti con il Covid: alla barra di comando, tu cosa avresti fatto? Le tue osservazioni sono critiche di un avventore di bar che si improvvisa commissario tecnico della nazionale, perdonami ma è così.
      E peraltro sai benissimo che chi ha sottovalutato l'epidemia (UK) ora adotta ancora misure che da noi sono già state allentate da inizio giugno. Quindi c'è pure una contraddizione interna in quello che affermi (taccio sui paralleli campati per aria con Perù, Filippine, ecc.). E non è nemmeno vero che tante attività le rimpiangeremo per anni. Posso in parte essere d'accordo con alcune (es. il sesso di gruppo nei locali per scambisti ma credimi, si sopravvive), ma molto è già ripartito ed il restante ripartirà a breve. Non drammatizziamo.

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    18. @Mamminaaa: esatto, e questo aspetto è stato chiarito sin dalle primissime fasi del lockdown. Con terapie intensive perennemente sature i prossimi a rimetterci se non la pelle, ma gravi danni, sarebbero stati i giovani - e non solo per via del Covid. Lavoratori e consumatori 30 e 40enni indisponibili per settimane se non mesi. A chi si strappa i capelli per il calo del PIL: vogliamo questo per la nostra economia?

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    19. Cosa avrei fatto? Mi sarei aspettato la protezione delle RSA e l'isolamento coatto degli anziani e persone a rischio come prima mossa sinceramente, invece hanno chiuso le scuole, inspiegabilmente con i profili di rischio. Pero' sono d'accordo che in una situazione di panico si segua inizialmente la strada piu' prudente della quarantena, ma nel frattempo devi lavorare a stilare un profilo di rischio serio e coerente con la patologia e l'epidemiologia, cosa che ho visto fare solo in Svezia. E soprattutto devi farlo perche' la prospettiva temporale non sono le "cinque settimane di quarantena totale" martellate da Bar-Yam (altrimenti avremmo gia' risolto), tantomeno i proclami di un vaccino imminente. No, sono pessimista perche' mi aspetto che dovremo continuare questa non-vita per almeno altri 4 o 5 anni. Spero di sbagliarmi.

      Per quanto riguarda l'UK (dove mi trovo adesso) adotta misure che sono state allentate a inizio giugno, e' perche' il governo e' scemo (davvero, preferisce la strada semplice per evitare protocolli di sicurezza complicati), e soprattutto perche' a gran parte dell'opinione pubblica la "nuova normalita'" non fa ne' caldo e ne' freddo (ho provato a convincere non so quanti colleghi e conoscenti di tutto quanto si e' rinunciato in sei mesi, e non pochi hanno riferito che si sta meglio adesso).

      Concordo pero' che sia un'argomento davvero difficile.

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    20. E siccome Arthur insiste sul conto economico del lockdown, forse gli sfugge non solo il costo di migliaia di ore di assenza dal lavoro, di ore di malattia da pagare da parte dell'INPS (ma anche INAIL dovrà sborsare quattrini), ma anche e soprattutto il costo, banalmente, delle cure mediche prestate ai ricoverati, degli esami a cui sono stati sottoposti (scommetto che non ha un'idea nemmeno vaga di quanto costi un solo giorno di terapia intensiva), dei DPI, degli straordinari da pagare al personale, medico e non, dei tamponi, dei sierologici, ecc.

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    21. Francia, Spagna e Italia hanno visto un brusca inversione di tendenza in coincidenza con l'inizio del lockdown.
      Svezia, Stati Uniti in coincidenza con l'inizio della stagione calda.
      Il Brasile, una vera e propria inversione di tendenza non l'ha avuta.
      Che tutti o quasi i paesi abbiano avuto andamenti più o meno simili è semplicemente non vero.

      La Francia, che ha visto risalire pericolosamente il numero dei contagi, sta pensando ad un nuovo lockdown.
      Vuoi scommettere che, se lo fanno, entro dieci quindici giorni dall'inizio ci sarà un'altra inversione di tendenza?

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    22. In Israele sono già arrivati a quel punto, ad esempio.

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    23. Arthnr, adesso (età mediana 36 anni) la percentuale di ricoverati è pari al 6.11% degli infetti totali (2595, di cui 208 in terapia intensiva, su 42457 positivi). Numeri già importanti e già sproporzionati rispetto a qualsiasi altra malattia infettiva. Dati forniti dal ministero della sanità e dall'ISS.
      Sappiamo già che aumentando l'età aumenta la gravità della malattia (15% di forme severe e critiche nella fascia 50-59, 20% nella fascia 60-69. Fonte sempre ISS). Ritieni sempre così peregrina l'ipotesi del tasso di ospedalizzazione pari al 10%, tenuto conto che a marzo e aprile abbiamo anche superato il 20% rispetto ai positivi?

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    24. 10-20%, ma oggi, e soprattutto ad aprile, i positivi erano fortemente sottostimati. Non solo, probabilmente il 10% e' plausibile per chi ha piu' di settant'anni, ma quanto per chi ne ha di meno, visto che e' una patologia che non colpisce tutti allo stesso modo?
      Questo e' molto importante perche' se la probabilita' di ricovero per chi e' piu' giovane e' minima, sarebbe meglio applicare forti misure di protezione per gli anziani, e al contempo spingere sull'economia con i piu' giovani. E' quello che ha affermato Sunetra Gupta qualche giorno fa alla BBC, e mi sembra ad oggi la strategia piu' sensata tra quelle che si discutono.

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    25. Sulle misure di protezione per gli anziani non ci piove. ADESSO la percentuale è superiore al 6%, con una mediana di 36 anni. Se aumenta l'età degli infetti aumenta la percentuale dei ricoveri. Al 10% ci arrivi anche intorno ai 45 anni. Coi 70enni la percentuale di ricovero sarebbe molto superiore, visto che le forme severe si attestano sul 25 30%.

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  9. quando alla fine degli anni 80 decisi di vaccinare mio figlio, lessi l'opuscolo che mi aveva consegnato la pediatra. Si illustravano i pericoli del vaccino e del virus, decisi di vaccinarlo, in quanto il rischio del vaccino era di gran lunga minore dei problemi che avrebbe potuto causare il virus. Punto

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  10. "Considerando quindi che è la vita stessa il primo fattore di rischio per la morte"

    La vita è una malattia venerea ed è sempre mortale.

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  11. Vorrei rientrare nella logica dell'articolo che citava solo di striscio il covid.

    Allora, intanto faccio notare un aspetto lessicale. Rischio e pericolosità non sono sinonimi; questo è poco evidente forse in campo medico, dove la probabilità di un fenomeno atteso (l'insorgenza di una malattia) ha sempre il solito elemento esposto (essere umano) e il medesimo danno (morte o malattia). Ma in altri campi la probabilità che un fenomeno avvenga (terremoto, alluvione ad esempio) prescinde dal fatto che poi ci siano elementi esposti e che poi essi siano vulnerabili. In effetti, e sto facendo solo un ragionamento lessicale, il vaccino agisce sulla vulnerabilità e di conseguenza sull'esposizione (popolazione che può contrarre la malattia) a fronte della medesima pericolosità (presenza di un virus pronto a diffondersi), contribuendo pertanto ad abbattere il rischio. Ripeto, è semplicemente una precisazione lessicale, che non toglie nulla ai contenuti dell'articolo.

    Un altra osservazione. Siamo sicuri che si debba agire solo nei confronti di fenomeni ad alta probabilità di accadimento ? Del resto anche la probabilità di essere colpiti da una pandemia, spalmata su 70 anni, è piuttosto bassa ! E' proprio grazie a questa bassa ripetitività del fenomeno che i nostri illuminati governanti hanno buttato nei cestini o lasciato nei cassetti i piani antipandemici, E in base a tali criteri potremmo evitare la ricerca su malattie molto rare. In realtà è tutto più complesso, a noi non piace essere sguarniti e privi di risposte anche in casi relativamente rari. E' per questo che temiamo più un aereo che un'auto. Su un'auto spero sempre di poter sterzare o frenare, se casca un aereo resto senza soluzioni alternative; è un comportamento verosimilmente privo di logica ferrea, ma è insito nel nostro modo di pensare. E anche un medico scommetto vuole poter combattere anche contro una malattia molto rara.

    A mio avviso quella dei vaccini non è SOLTANTO una questione di valutazione e percezione del rischio. E' sopratutto una questione di rapporto costi/benefici, valutazione che molti non sanno fare con efficienza.

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    1. Se già è difficile spiegare il concetto semplicissimo di "rischio", è praticamente impossibile e inutile (ai fini degli scopi miei e di chi cerca di divulgare un po' di medicina) introdurre quello di "costo/beneficio".

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    2. Temo che sia in generale il concetto di "prevenzione" a risultare ostico a molti.
      A partire dalle cose più banali, come ad esempio assicurare i bambini agli appositi seggiolini in auto.

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  12. Quando discuto di rischi cerco sempre un'unità di misura da usare per confronto. Forse il "chilometro in automobile" (kma) può andar bene:
    - un tuffo in mare = 100kma
    - un km in moto = 50kma
    - un vaccino = 1kma
    - una gara di MotoGP = 1000000kma
    - parto = 100000kma
    (numeri a naso)

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