venerdì 8 luglio 2011

L'unguento che brucia

Qualche anno fa raccontai come i nostri avi (nemmeno troppo tempo fa) curavano i tumori. Per loro certe escrescenze carnose dovevano essere distrutte ma non conoscendo i meccanismi di diffusione e di propagazione dei tumori, pensavano che bastasse eliminarli dalla vista per farli scomparire definitivamente. Non c'era altro a quei tempi, così si procedeva in maniera cruenta distruggendo i tumori con il fuoco, con ferri arroventati o con coltelli affilati: non impressioniamoci, i nostri trisavoli non erano fortunati come noi, ci si curava con i mezzi a disposizione e non esisteva neanche l'anestesia.
Se in un'epoca di ignoranza "cancellare" il tumore "arrostendolo" era un procedimento logico e sensato, oggi sappiamo che è invece pericolosissimo. Basta lasciare una cellula neoplastica per far diffondere il tumore dovunque. Non solo: cancellando alla vista la lesione, la successiva cicatrizzazione "nasconde" la crescita tumorale che invece prosegue indisturbata e soprattutto invisibile, sotto ai tessuti ormai ricostituiti (cicatrizzati). E' quello che si tenta di evitare quando oggi asportiamo un tumore: non si asporta solo il tumore ma anche una zona di tessuto sana che gli sta attorno, proprio per assicurarsi di aver asportato tutto, non solo il "visibile". Oggi siamo molto più consapevoli di come si evolve e si espande un tumore e questa è la normale conseguenza. E' tanto importante asportare anche una zona sana attorno al tumore che anche l'esame istologico di un organo o di un tessuto asportato per problemi neoplastici segnala se la lesione è contenuta completamente nel pezzo asportato o se "tocca" i margini o addirittura li supera (in quest'ultimo caso l'asportazione non è stata completa, non è quindi sicura e deve essere ripetuta).
Se oggi un concetto come questo ci sembra "elementare" un tempo non lo era.
Il tempo però non passa per tutti allo stesso modo, c'è chi resta ancorato a metodi medievali e chi pur di imbrogliare il prossimo non esita a rifilargli delle soluzioni idiote e pericolose. Un esempio lo abbiamo "a casa nostra", il "mitico" dottor Simoncini, quello che "cura" i tumori con il bicarbonato, in caso di melanomi e lesioni tumorali della pelle consiglia applicazioni di tintura di iodio: questo, assicura lui, asporta miracolosamente il tumore. C'è chi prova questo metodo "innovativo" ed effettivamente nota che dopo un certo periodo sul punto della lesione continuamente imbevuta di tintura di iodio si forma una cicatrice (si chiama èscara) che poi sempre miracolosamente cade facendo scomparire la pericolosa neoplasia maligna: ma allora è vero! Con la tintura di iodio i tumori scompaiono, Simoncini è un genio!
In realtà non si tratta di genialità ma di un pericoloso inganno.
La tintura di iodio ha proprietà caustiche. Dipende dalla sua concentrazione ma già in piccole quantità è capace di "bruciare" le cellule superficiali della pelle (e quindi l'eventuale lesione neoplastica) creando una specie di "cratere" ricoperto da una cicatrice. Quando la cicatrice "cade" la lesione non c'è più, bruciata, distrutta.
C'è un "piccolo" problema.
L'applicazione di tintura di iodio non può, naturalmente, asportare tutte le cellule maligne, se con un po' di fortuna si potrebbe riuscire a "bruciare" tutte quelle superficiali visibili (perchè scure, formano per esempio il melanoma da "curare") non può fare altrettanto con quelle profonde, quelle che invadono il derma e possono non solo far approfondire la lesione ma anche invadere dei vasi sanguigni e quindi diffondersi a distanza. L'evento è ancora più drammatico e pericoloso in quanto dopo la cicatrizzazione e la scomparsa dei segni superficiali del melanoma, quelli visibili, la pelle sana ricopre tutto e letteralmente nasconde quello che sta succedendo a nostra insaputa "in profondità".
Insomma, questo è il modo migliore di far progredire silenziosamente un cancro senza nemmeno accorgercene.
Ma Simoncini non è originale.
L'idea di "bruciare" superficialmente i tumori, oltre che arcaica, è un cavallo di battaglia di molti alternativi e di cliniche "olistiche". Da noi la moda non è ancora arrivata ma negli Stati Uniti (ed in Sud America) è diffusa, in certe zone rurali è considerato un "metodo della nonna" per curare il cancro tanto da far venire a qualcuno l'idea di commercializzare qualcosa di utile a questo scopo.
Negli USA si usa una sorta di pasta cauterizzante, ustionante, che viene chiamata "unguento nero", (Black Salve).

Il meccanismo è quello: una pasta ustionante che viene passata sopra qualsiasi lesione della cute ed in qualsiasi parte del corpo. In poco tempo l'azione della pasta corrode letteralmente le cellule del derma arrivando fino in profondità e riuscendo ad asportare, almeno per quanto è visibile ad occhio nudo, la lesione incriminata (che spesso è diagnosticata come "maligna" dallo stesso paziente (e qui fioccano le testimonianze di "efficacia").
Accade così quello che ho raccontato prima: tumori che avanzano silenziosamente, che scomparsi dalla superficie invadono gli strati profondi dell'epidermide, persone con veri e propri crateri sul corpo che si definiscono "guariti dal tumore" senza nemmeno avere idea di ciò che hanno combinato.
C'è un altro problema che negli Stati Uniti ha rappresentato per alcuni mesi un'epidemia. Grazie al solito "passaparola" questo metodo "innocuo ed efficace" per curare il cancro si è diffuso in diverse zone del paese. Utilizzato per asportare macchie della pelle, infezioni, tumori realmente maligni e lesioni benigne, sono centinaia le persone che si sono ustionate gravemente. Sono riportati diversi casi di gente sfigurata, con veri e propri "buchi" in viso, sulla fronte, sul naso. Non posso mostrarvi alcune immagini perchè sono piuttosto crude e molto impressionanti ma per capirci vi mostro un'immagine meno "scioccante" di altre:


In questo caso l'unguento nero è stato utilizzato per "distruggere" una macchia della pelle ed ha provocato un'ustione molto profonda. Sottoposto a cure mediche, il protagonista della vicenda si è ripreso in breve. Questo è un caso da nulla se paragonato a ciò che è successo ad altre persone. Alcune donne sono state del tutto sfigurate, due hanno perso completamente il naso ed una le labbra, distrutte per sempre (ed in maniera dolorosa) dalle applicazioni della "crema" cauterizzante. Per i danni provocati questi unguenti sono stati dichiarati fuori legge e non commerciabili negli USA ma in internet è abbastanza semplice procurarsene qualche confezione. Molti siti vendono queste creme con il nome di "Cansema", altri le descrivono come derivati dalla radice di una pianta, la Sanguinaria Canadensis.
Le conseguenze come detto sono spesso drammatiche. Molta gente è convinta che sia possibile in qualsiasi caso il "fai da te" e questo gesto porta spesso a conclusioni davvero impressionanti. Le conseguenze dell'applicazione di sostanze corrosive sulla pelle, sono state descritte e studiate ripetutamente. Una rivista di dermatologia descrive 4 casi finiti male proprio per l'uso di "corrosivi". In due casi delle persone colpite da tumore alla pelle avevano usato uno di questi unguenti per "autocurarsi" un basalioma maligno (un tumore della pelle) che come previsto fu "bruciato" dalla sostanza con la cicatrizzazione completa della pelle. Come detto però, sotto la parte sana le cellule maligne continuarono a proliferare e una biopsia profonda effettuata successivamente svelò che il tumore era progredito. I due pazienti furono sottoposti ad un intervento devastante per eliminare ciò che era rimasto e si era oramai approfondito. Nel quarto paziente si osservò lo sviluppo di metastasi. I casi non sono pochi e tra quelli che arrivarono alla ribalta della cronaca vi è quello di Ruth Conrad, una donna abitante in Idaho. Un naturopata le prescrisse una di queste paste corrosive per eliminare un rigonfiamento nel naso. La donna dopo pochi giorni notò il formarsi di strane striscie che partivano a raggiera dalla lesione che era ormai quasi ustionata e molto dolorante. Chiamò il naturopata che le disse:

...è un buon segno, scommetto che assomiglia ad un granchio, bene, il cancro cos'è se non un granchio?"

...e la incoraggiò ad aumentare le dosi di "Black Salve". La donna dopo poche ore vide letteralmente sciogliersi larga parte delle sue guance e tutto il naso. Le servirono 17 interventi di chirurgia plastica in tre anni per avere un aspetto presentabile. Esistono immagini della donna che però per la loro crudezza è bene non mostrare.

Altri "incidenti" si susseguirono e la FDA pensò bene di proibire non solo la vendita ma anche l'importazione e la fabbricazione di sostanze corrosive per utilizzo "topico". Questo non fermò i venditori di pozioni. Dopo Ruth furono descritti altri casi di orrende lesioni al viso ed al tronco, un paziente fu sfigurato e morì per le infezioni che seguirono. Altre vittime furono Sue Gilliat che per "curare" un fibroadenoma benigno del viso ebbe gravissime lesioni da ustione e Gail Bumpus che ebbe il naso completamente distrutto da una di queste "paste". Anche di queste donne esistono immagini impressionanti.
Un altro caso fu descritto dall'università di Miami: una donna di 42 anni applica la crema (acquistata dalla madre via internet) per un nodulo all'addome. L'ustione provoca una fistola enterocutanea (un "buco" che faceva comunicare la cute dell'addome con l'intestino) ed è stato necessario sottoporla a nutrizione parenterale.
Ma è normale? Nel 2011 siamo ancora a questo? Argomento trattato tante volte, troppe.

Qualcuno potrebbe pensare infatti che un'azione del genere sia troppo stupida (così tanto che persino molte riviste di medicina alternativa la considerano una pratica pericolosa) per rappresentare una "minaccia" per la salute, niente di più sbagliato. Queste assurdità sono accettate e spesso ricercate da molti "naturopati" convinti, sicuramente ignoranti o ingenui e ciò accade anche oggi. Internet come ho detto spesso aiuta la diffusione di pratiche incontrollate e pericolose e sono descritti molti casi di persone rovinate dopo applicazione di queste sostanze comprate proprio tramite la rete.
Anche uno dei guru del complottismo italiano ha "curato" qualche anno fa la propria madre (descrivendo l'evento nel suo sito con tanto orgoglio e soddisfazione) con la tintura di iodio da una lesione della pelle probabilmente benigna ma immaginiamo se per caso fosse stata maligna.
E' proprio vero che l'ignoranza uccide.

Alla prossima.

sabato 2 luglio 2011

Disperarsi, rassegnarsi, illudersi...

In tre anni di blog ho ricevuto un centinaio di segnalazioni di "guarigioni" dovute a pratiche alternative. Ho sempre (quando possibile, naturalmente) analizzato la documentazione inviatami, il caso clinico ed i risultati e non ho mai trovato alcuna evidenza del funzionamento di queste cure non "ufficiali".

Se molti di quelli che mi hanno contattato erano semplici "sostenitori" di medici alternativi che provavano a rifilarmi un caso in realtà assolutamente ordinario (già curato dalle medicine standard o non curato dalla pratica alternativa), molti altri erano semplicemente vittime del ciarlatano di turno. Particolare curioso per inciso: inizialmente praticamente tutti quelli che mi segnalavano proprie esperienze di "guarigione" mi autorizzavano a pubblicare la documentazione, quando rispondevo che dai dati inviati non vi era evidenza di "guarigione" tramite il metodo alternativo utilizzato, l'autorizzazione veniva ritrattata.
Dall'esperienza fatta in questi anni non ho mai riscontrato un caso guarito in maniera inconfutabile da cure alternative. Si nota spesso un forte atteggiamento fideistico da parte dei sostenitori di queste cure, non metto in dubbio che alcuni di essi credano davvero e profondamente, anche contro l'evidenza contraria, che la loro guarigione o il miglioramento di una malattia sia dovuto a cure "segrete" tanto da impegnarli in vere e proprie "crociate" a favore del guaritore di turno. E' probabilmente un modo per rafforzare l'illusione, per crederci di più, per aumentare l'effetto rassicurante dell'intera vicenda. Quante volte davanti a "documenti facilmente verificabili e pubblici", al momento di chiederne la visione chi li proponeva non riusciva a produrre un solo referto o un documento (chi segue il blog avrà notato qualche esempio anche nei commenti ai vari articoli)?

È talmente potente la convinzione che quella cura abbia fatto qualcosa (in particolare nelle persone già guarite dalla medicina) che si tende a nascondere tutto l'iter precedente (i ricoveri, gli interventi, gli esami) alla terapia alternativa cercando di mostrare solo ciò che è avvenuto dopo.
Non ho mai riservato un atteggiamento "scortese" o severo nei confronti dei presunti "guariti", comprendo perfettamente le loro problematiche e lo stato (anche psicologico) nel quale si trovano e per questo propongo di visionare la documentazione solo se questo non comporta problemi o difficoltà particolari.

Le spiegazioni per questo fenomeno possono essere tante e diverse, la prima probabilmente, è da cercare nella sofferenza di chi ha vissuto la malattia.
La paura, lo smarrimento ed il terrore di non farcela sono nemici difficili da sconfiggere e coprire la realtà fatta di medicine, operazioni chirurgiche e momenti negativi con un'altra fatta di speranza, sogno e (finte) certezze è umano e comprensibile.

Alcuni casi sono stati sicuramente incredibili ed esemplari per comprendere come agiscono i guaritori e come ci cascano le vittime. Un caso era quello di una ragazza che si dichiarava guarita da un melanoma (è un tumore della pelle) grazie ad una cura alternativa a base di vitamine e marchingegni elettronici (una sorta di cura Clark). È stata molto gentile e disponibile fornendomi tutti i dati: referti e documenti. La donna in realtà non era affetta da melanoma ma da un nevo di Spitz, visivamente (ma per certi versi anche istologicamente) molto simile ad un melanoma (tanto da essere sempre sospettato di malignità ed asportato per sicurezza) ma assolutamente benigno. Il dermatologo della donna ha correttamente consigliato la rimozione del nevo dicendogli che la diagnosi precisa poteva provenire solo dall'esame istologico e questo parlava chiaro: nevo di Spitz asportato completamente. Il sospetto e la paura di avere un melanoma hanno indotto la signora prima a procedere all'asportazione della lesione e quindi  rivolgersi subito ad un medico alternativo il quale dopo aver letto l'esame istologico (che la donna mi ha inviato in copia) l'ha terrorizzata parlandogli di lesione maligna, di pericolo di metastasi e possibile morte.
A quel punto il consiglio di sottoporsi ai cicli di terapia alternativa durati 6 mesi e costati poco più di 12.000 euro. La donna alla fine dei cicli è stata definita guarita. Come si può capire, la differenza tra la reale "guarigione" (non vi era comunque una malattia mortale, ma l'asportazione è stata una giusta precauzione) e quella "alternativa" l'unica differenza fu proprio questa, dodicimila euro.
Quando le ho spiegato l'esatta cronologia degli eventi e ciò che le era successo la signora ha mostrato di comprendere la situazione e si è detta sorpresa di non averlo capito da sola (ed è un atteggiamento molto raro, in genere in questa fase i "testimoni" scompaiono e non mi contattano più) ma, comprensibilmente, era talmente impaurita e disorientata da non essersi resa nemmeno conto che in quel referto la parola "melanoma" che cento volte l'alternativo le aveva ripetuto, non era scritta da nessuna parte.
Un altro caso fu relativo ad una giovane donna straniera che vive in lombardia.
Ricevuta diagnosi di tumore al colon è stata operata nel 2005 (e sottoposta a cicli di chemioterapia) ed i controlli eseguiti in seguito non mostravano alcun problema. Nel 2009 effettuata una TAC addominale per dolori non particolarmente importanti ma continui: di fronte ad una situazione stabile (nessuna evidenza di malattia), si evidenziava la presenza di due linfonodi lievemente aumentati di volume di probabile natura reattiva (infiammazione per esempio o infezione o altro, non per forza un problema tumorale insomma). Il suo medico l'ha correttamente tranquillizzata invitandola a proseguire stretti controlli nel tempo prescrivendole una nuova TAC da effettuare un mese dopo e riferire qualsiasi novità ma la paziente ha vissuto male questa situazione facendosi prendere dal panico e chiedendo aiuto ad un'amica erborista. Questa le consiglia un sito internet nel quale si pubblicizzano varie cure alternative.


Dalla lettura del sito la decisione di contattare un guaritore abbastanza noto sul web e del quale mi sono occcupato. Questi la incontra, le propone la sua cura perchè a suo dire "quei linfonodi sono maligni e devono essere curati" (parole riferitemi dalla signora), chiede un compenso in denaro di oltre 5000 euro e dopo 4 mesi di "cura" la definisce guarita senza sottoporla ad ulteriori esami.

Un anno dopo la donna decide di sottoporsi di sua iniziativa a nuovo esame TAC addominale che evidenzia presenza di lesione al colon di circa 3 cm. Torna dal suo medico curante senza raccontare la sua vicenda e questo la indirizza in ospedale dove è stata sottoposta a nuovo intervento chirurgico che mostra la natura neoplastica maligna della lesione e nuova chemioterapia.

A questo punto mi fermo perchè la paziente ha deciso di procedere per vie legali nei confronti del guaritore.

Nel frattempo è deceduto pochi giorni fa un personaggio noto in Inghilterra per essere un importante pacifista e protagonista di gesti di protesta eclatanti.
Malato di tumore polmonare Brian Haw era stato dimesso dall'ospedale cittadino per continuare una terapia palliativa a casa sua.
Purtroppo riceve la visita di un altro noto personaggio, David Icke, "guru" complottista molto seguito il quale sostiene che la Terra è minacciata da una stirpe di "ibridi" uomo-rettile (i "rettiliani", esseri che si nutrono di sangue umano e che vedrebbero tra le loro fila personaggi famosi come l'ex presidente Bush o la band dei Queen) e che appoggia, naturalmente, le cure alternative per il cancro.
Icke invita Haw a curarsi in una clinica (la Shen Clinic) che applica il "metodo Simoncini", ovvero la cura del cancro con il bicarbonato di sodio e lancia una raccolta fondi tramite il suo sito che in un paio di giorni permette di raggiungere la somma necessaria alla "terapia". Haw si ricovera il 9 aprile di quest'anno, il 18 giugno dopo aver regalato i soldi alla clinica alternativa muore. Non è un caso da me esaminato ma mostra come ci si affida "al primo che capita" senza pensarci due volte. Curioso anche come pur di andare "contro il sistema" si vada incontro al nulla.

L'ultima storia.
Su segnalazione di un lettore ho letto una pagina Facebook nella quale una donna, rispondendo ad un mio messaggio sulla bacheca del social network, dichiarava come suo padre fosse guarito dal suo tumore allo stomaco grazie alla cura Simoncini e per questo motivo si definiva grata a vita al guaritore romano, ancora il bicarbonato per curare i tumori quindi.

Ho chiesto quindi alla signora che faceva quella (importante) dichiarazione, la chiameremo Maria per darle un nome, la documentazione, com'è naturale che sia.
Mi racconta la donna che suo padre era affetto da tumore gastrico e che dopo un intervento chirurgico ed un ciclo di chemioterapia si era sottoposto a controlli che per quattro anni e due mesi avevano dato un tranquillizzante riscontro negativo (cioè non vi era alcuna evidenza di una recidiva della malattia). Dopo questo periodo un successivo controllo evidenziava la presenza di un nodulo di probabile natura metastatica (al fegato). L'esame istologico e successive indagini confermavano il brutto sospetto: una recidiva di circa 2 centimetri. La donna non mi aveva ancora inviato alcuna documentazione dei fatti e mi sono dovuto accontentare delle sue parole che però erano a suo dire, tutte verificabili perchè disponibili nei referti e nelle cartelle relative alla malattia di suo padre.
Il paziente in preda a fortissimo scoraggiamento, depressione e rabbia, secondo Maria aveva deciso di abbandonare qualsiasi cura standard per cercare vie alternative di guarigione. Finalmente una speranza: su internet, la notizia che un ex medico italiano curava i tumori con il bicarbonato di sodio. Si sottopone a visita dallo stesso che gli promette buone speranze di riuscita e gli prescrive dei cicli di flebo di bicarbonato e successivamente un intervento chirurgico per inserire un catetere che avrebbe portato quel bicarbonato direttamente sulla parte malata.
Dopo soli quattro mesi la guarigione, la cura del bicarbonato ha funzionato e Maria avrebbe tutte le prove disponibili per certificare questo eccezionale risultato.
Le chiedo proprio questo, l'invio dei documenti di questa guarigione, visto che finora non ho mai avuto il piacere di avere in mano qualcosa che dimostrasse un effetto almeno positivo delle cure al bicarbonato del guaritore romano. Maria, gentilmente, mi risponde che le sarebbe servito solo il tempo per riorganizzare le carte, prepararle al computer e le avrebbe inviate immediatamente al mio indirizzo di posta. Ci lasciamo così.
Passa un mese e non avendo ricevuto risposta ricontatto Maria chiedendole se fosse tutto a posto e ricordandole che aspettavo ancora la sua documentazione.
Mi risponde che ha avuto problemi con il computer e sta facendo sistemare tutto ad un suo amico, quasi pronte le carte tutte scansionate, pochi altri giorni e le avrei ricevute.
Aspetto un altro mese e non ricevo notizie. Ricontatto Maria che mi risponde in maniera meno "cortese" affermando che la mia insistenza cominciava ad essere molesta. Le ricordo che era stata lei stessa ad offrirsi disponibile all'invio dei documenti e che da parte mia c'era e continuava ad esserci unicamente interesse e disponibilità a diffondere un'eventuale effetto positivo di quelle cure, notizia che se reale, sarebbe stata utile all'umanità intera. Restavo quindi ancora a disposizione per ricevere quella documentazione.

Maria non risponde più anche se nelle pagine di Facebook leggo che si è unita ad una pagina che mi "critica", per usare un eufemismo...
Ho continuato comunque a "seguirne" le vicende proprio sul social network, il mezzo che aveva permesso di metterci in contatto.
La ritrovo qualche giorno dopo commentare nella pagina della "cura Di Bella" affermando che il metodo Di Bella aveva guarito suo padre dal cancro (in precedenza il merito di questa presunta guarigione era stato dato a Simoncini), nessun'altra notizia. Il mese dopo mi arriva una segnalazione. Si parla di "veleno di scorpione", Escozul, uno degli ultimi "composti anticancro" usciti sul mercato internazionale e che ha attirato gli occhi avidi di diversa gente. Visito la bacheca della pagina internet di questa sostanza e chi trovo? Proprio Maria. Era tornata da Cuba per procurarsi il veleno di scorpione e lo aveva somministrato al padre "...che ora finalmente sta bene, l'Escozul è miracoloso!" e ringraziava chi l'aveva messa in contatto con una persona che si occupava (a pagamento) di organizzare le cose a Cuba.

Passano ulteriori mesi (poco più di due) e ritrovo Maria che chiede dalla bacheca di una pagina dedicata alla Madonna, preghiere per il padre che sta soffrendo ed è in fin di vita.
Dopo un'altra settimana Maria annuncia la dipartita del papà.
L'avrei se possibile contattata per starle vicino almeno virtualmente ma non mi è sembrato nè corretto nè opportuno vista la situazione e non l'ho fatto.

Non commento ulteriormente questa vicenda che è simile a centinaia di altre. La riporto solo perchè mi ha colpito l'ufficializzazione ("grazie" a Facebook) del cammino di Maria. Un susseguirsi di speranze infrante, soldi (tanti soldi) buttati, credito dato a cialtroni, dignità infranta e preghiere inascoltate. Rinuncia alla medicina, cura della malattia con il bicarbonato, la cura Di Bella, il veleno di scorpione, la Madonna ed infine il decesso...
Non voglio neanche considerare il potenziale danno provocato dalle sue parole su internet, ogni cura che veniva somministrata al padre lo aveva finalmente guarito ed in chi legge queste parole la tentazione di "provarci" sarebbe stata comprensibile.

Cosa ha guadagnato da tutto ciò?
Un cammino con un finale prevedibile ma che ha attirato, durante il suo svolgersi, tanti avvoltoi, quelli che promettono miracoli (a pagamento) quando sanno che non possono mantenerli.
E' proprio questo che voglio dire quando parlo di gente che ne approfitta. Molte persone arrivano al "guaritore" quando di speranze ce ne sono davvero poche, ma ha senso spendere soldi, diventare vittime, vendere la dignità, farsi truffare, alimentare il mercato del dolore, solo per vivere ciò che rimane sperando che accada un miracolo impossibile?

Illudersi è più consolante che disperarsi ma a quale costo?

Alla prossima.

venerdì 24 giugno 2011

OBE: fuori dal corpo

Out of Body Experience, OBE, esperienza fuori dal corpo, è quel fenomeno abbastanza conosciuto che descrive la sensazione di "vedersi dall'esterno", l'impressione di "uscire" dal proprio corpo ed osservarlo come se fosse quello di un altro.
Queste esperienze, relative a stati comatosi poi risolti o a gravi stati di salute che costituiscono pericolo per la vita, possono chiamarsi anche "Near death experiences", cioè esperienze di quasi-morte. Un ulteriore termine che definisce queste sensazioni è "autoscopia", la possibilità cioè di vedere il proprio corpo dall'esterno.

Una definizione precisa di questo fenomeno non esiste, ma qualcuno ci ha provato definendolo come un'esperienza che comprende queste tre caratteristiche:

1) Dislocazione della coscienza all'esterno del proprio corpo.
2) Impressione di osservare l'ambiente da una posizione elevata e da una prospettiva distante ma sempre in prima persona.
3) L'impressione di vedere il proprio corpo da questa prospettiva.

Sono molte le occasioni nelle quali si manifestano questi fenomeni, non si tratta cioè di avvenimenti legati esclusivamente a stati di coma o di grave compromissione cerebrale. Sono conosciute esperienze durante il sonno, in caso di utilizzo di sostanze stupefacenti, procedure anestesiologiche, uso di psicofarmaci, malattie mentali ma in tante occasioni sembra possano avvenire anche con un ottimo stato di salute e senza fattori esterni che possano evocarli.



Sono stati studiati individui che avevano descritto almeno un'esperienza OBE nella loro vita ed in loro è stata trovata una presenza significativa di disturbi del lobo temporale (che è un'area del cervello) e della percezione corporale, come dire che quest'esperienza ha origine organica, deriva cioè da un problema cerebrale di grado diverso. Altre ipotesi hanno chiamato in causa un'alterata connessione fronto-temporale, come un "black out" temporaneo di alcune attività cerebrali. Un esperimento molto interessante è stato quello di studiare se esistessero posizioni particolari o stati mentali precisi che predisponessero a questa esperienza. In uno studio si è visto che la posizione supina e la scarsa attività mentale (pensiamo ad una persona che si rilassa o ad uno stato di pre sonno) rendono più frequenti questi fenomeni. Sono più numerose le esperienze OBE quando si è supini rispetto a quando si è in altre posizioni.




I racconti delle persone che hanno vissuto esperienze OBE sono affascinanti e sorprendenti per vari motivi. Praticamente tutte infatti hanno ricordi simili che descrivono di aver osservato il loro corpo (che essi riconoscevano come tale) in posizione sdraiata, la stessa che avevano realmente al momento dell'esperienza, circondato dall'ambiente realmente presente al momento. Quasi sempre queste persone dicono di aver visto attorno a loro gli individui realmente presenti (quasi sempre medici, infermieri, parenti) che parlavano ed arrivano a ricordare persino le frasi dette. Quest'ultimo particolare non è costante. A volte le frasi riferite sono state realmente pronunciate e descritte con precisione, altre volte si tratta di frasi generiche che non corrispondono per forza a ciò che è stato realmente detto al momento dell'esperienza dalle persone presenti.
Il ricordo di ciò che è avvenuto poi è sorprendentemente simile da un individuo all'altro.
Si ricorda uno stato di piacevole abbandono, di difficoltà a "rientrare nel corpo", di un tunnel e di una luce abbagliante ma non fastidiosa che attira queste persone verso la sua direzione, spesso verso l'alto. Comuni le sensazioni di "galleggiamento", il sentirsi roteare nello spazio e "volare", si chiamano sensazioni di tipo vestibolare.
I ricordi che affiorano nella mente di chi ha vissuto queste esperienze è stato legato a vari fattori. Se sorprende la similitudine tra un racconto ed un altro è anche vero che le reazioni cerebrali ad uno stato di asfissia o ipoossigenazione sono per forza simili poichè i meccanismi che le generano sono simili per tutta la specie umana. Qualcuno ha legato (senza però trovare riscontri scientifici) questi avvenimenti a ricordi "arcaici" del nostro cervello, per esempio ai ricordi ormai sepolti del momento della nascita: il tunnel e la luce sarebbero ciò che è rimasto in un angolo nascosto dei nostri ricordi di quando nascevamo. Questa ipotesi sicuramente romantica ed affascinante non sembra corrispondere al vero. Al momento della nascita non "vediamo" nessun tunnel (anche se il canale da parto ci fa pensare a qualcosa di simile) poichè il feto non "cammina" nè "nuota" attraverso un tunnel ma è letteralmente fasciato dalle pareti muscolari della donna che lo sta partorendo. Anche la luce in fondo è un ricordo "costruito" in questo senso: il nascituro non guarda certo verso l'esterno ma è letteralmente al buio, con gli occhi schiacciati verso i tessuti che lo "fasciano" prima del parto, la luce sarà visibile solo dopo la sua nascita ed in maniera diffusa, non come in fondo ad un tunnel.
Questa ipotesi quindi è stata scartata e si è puntato su ciò che è stato misurato in tutti gli individui che hanno vissuto queste esperienze.
In alcuni contesti è comune la visione di figure religiose, angeli, santi, la madonna o Gesù.
C'è una cosa in comune a tutti loro, la mancanza brevissima o più prolungata di afflusso di sangue e quindi di ossigeno al loro cervello.
L'ipossigenazione fa aumentare il livello di anidride carbonica nel sangue arterioso (la PaCO2 aumenta di 4-6 millimetri di mercurio al minuto in un paziente che non respira) e questo stato induce un'alterazione della coscienza tale che già uno stato iniziale di ipoossigenazione procura un evidente stato confusionale, spesso drammatico. Se l'ipoossigenazione è prolungata si arriva ad un danno cerebrale fino alla morte.
Per questo motivo sembra che le esperienze OBE siano una sorta di stato "preagonico" del nostro cervello. In parole povere, delle allucinazioni. Le esperienze fuori dal corpo assomigliano in maniera evidente alle cosiddette "esperienze di pre morte", nel NDE (Near Death Experiences), anch'esse esperienze "fuori dal corpo" ma legate a stati di compromissione cerebrale come gli stati di coma.

E' interessantissimo notare come le esperienze di premorte siano comuni nei sintomi e nei ricordi in tutte le persone con diminuito apporto di ossigeno al cervello, indipendentemente dalla loro età, dal sesso, dalla fede religiosa e dal tempo impiegato per "risvegliarsi", tutti raccontano gli stessi episodi, tutti hanno lo stesso ricordo e tutti hanno in comune un unico elemento: l'aumento di anidride carbonica nel sangue.
Lo ha notato anche un esperimento effettuato di recente dall'università di Maribor, in Slovenia.
Lo studio di 52 pazienti colpiti da ischemia cardiaca, mostrò come undici di questi provarono esperienze di premorte e tutti ebbero ricordi simili dell'esperienza:
"Abbiamo trovato che in questi pazienti che hanno sperimentato il fenomeno, i livelli di anidride carbonica nel sangue erano più alti rispetto a quelli di coloro che non ebbero alcuna esperienza"
Oltre ai livelli di CO2 sono stati misurati altri valori ed è risultato un comune aumento di potassio ematico più alto negli individui con NDE.
Questo studio conferma le ipotesi già conosciute grazie a simili ricerche effettuate negli anni passati ma non risponde a tutte le domande: perchè non tutti coloro che hanno uno stato di ipercapnia (aumento di CO2 nel sangue) hanno esperienze NDE? In poche parole, queste esperienze sono comuni ma non regolari, chi le vive ha costantemente un alto livello di CO2 nel sangue ma chi ha un alto livello di CO2 non sempre percepisce NDE.

Questa è l'obiezione principale.

Da un lato gli scienziati sottolineano come i ricordi delle NDE siano molto simili a quelli dei pazienti con gravi stati di ipoossigenazione dovuti a malattie come l'insufficienza respiratoria o l'intossicazione da gas, dall'altro stupisce come i ricordi di chi ha vissuto queste esperienze, seppur spiegabili con questo meccanismo, siano troppo "lucidi", simili e coerenti per essere stati provocati durante uno stato di incoscienza.
Un altro particolare che spesso si sottovaluta è che si descrivono gli stati "euforici" o di serenità che vengono vissuti da queste persone (probabilmente perchè rassicuranti, emozionanti) ma quasi mai si tramandano le sensazioni di angoscia e paura, di solitudine o disperazione che vengono riferite con altrettanta regolarità.

Peter Fenwick dell'istituto di psichiatria del Kings College di Londra non comprende infatti come sia possibile conciliare un ricordo così vivido con l'attività cerebrale assolutamente inconsistente che si registra durante gli stati comatosi o di arresto cardiaco mentre Christopher French dell'università di Londra parla di un'evidente prova del fatto che il livello mentale dell'organismo sia assolutamente in un altro piano rispetto a quello fisico, lasciando intendere che questa possa essere una "prova" di una vita "oltre la vita". Altri studiosi hanno notato che in questi casi è sempre presente un danno (sempre correlato al mancato apporto di ossigeno o ad una condizione congenita o acquisita, per esempio un trauma dovuto ad incidente) cerebrale, sempre localizzato nei distretti notati da altri scienziati. Alcuni la chiamano "disintegrazione dello spazio personale ed extrapersonale", dovuto a stimoli esterni (suoni, luci, colori) che vengono interpretati male ed accentuati in maniera distorta proprio per la presenza di quel danno che ho descritto. Prova a favore dell'ipotesi "traumatica" potrebbe essere quella che la maggioranza di queste esperienze si verifica in individui che hanno vissuto momenti di danno cerebrale più o meno gravi o prolungati. Sono comuni i casi di persone che hanno subito un danno cerebrale (anche lieve) e che per anni (anche 30) hanno vissuto continue esperienze OBE.

Sulla possibilità di "visioni spirituali" non è possibile naturalmente dare spiegazioni scientifiche.
Si entra per forza nel campo della fede religiosa che, come si può comprendere, poco ha a che fare con le prove e con gli esperimenti.
Per questo motivo l'ultima ipotesi, quella che descrive queste esperienze come l'avvicinamento alla soglia della "vita oltre la vita" non è certo discutibile e misurabile, specie scientificamente e non la discuteremo qui.
Se l'unico elemento comune in chi ha provato queste esperienze è proprio il livello di ossigenazione del sangue, ognuno resta libero di credere che quella sia la porta dell'aldilà.

Alla prossima.

mercoledì 15 giugno 2011

Dossier Di Bella (4): perizie e risultati, le conclusioni.

Nelle tre parti precedenti (la prima, la seconda e la terza) ho raccontato la cronaca e poi ciò che offre il gruppo Di Bella a sostegno dell'efficacia della sua teoria e mi sono soffermato sulle evidenze offerte dalla documentazione presente in rete e sulla sperimentazione ufficiale della presunta cura.
In questa ultima parte del dossier mostrerò alcuni dati che mi sono stati utilissimi per trarre delle conclusioni. Su tutti la perizia svolta da medici su mandato della pretura di Maglie che doveva decidere se fornire gratuitamente i farmaci ai malati che ne facevano richiesta.
Infine le mie conclusioni personali.
Ribadisco, conclusioni personali. Tratte dai dati che ho mostrato, da mesi e mesi di lettura, da conoscenza diretta di casi trattati con il MDB e dalle mie conoscenze professionali.
In tutta questa vicenda ho cercato di mantenere un certo distacco ed ho elencato le mie perplessità, i documenti, le valutazioni fatte all'epoca e le carte a disposizione.
Invito chi è davvero interessato alla questione a non fermarsi solo alle mie parole ma indaghi e ragioni personalmente, cercando di capire se davvero il MDB sia stato un grande bluff oppure un "misterioso" complotto che ha affossato il tutto. Il caso, ormai quasi dimenticato, è stato un grande evento che ha mischiato scienza, creduloneria, speranza e cupidigia.

Io la riposta che cercavo da anni l'ho avuta, e spero la trovi anche chi tra di voi ha conservato in un angolo del proprio cervello un dubbio riguardante questa pratica “alternativa”.
Ho letto la relazione CTU (è la perizia svolta da consulenti, medici, da consegnare al giudice, in questo caso il pretore di Maglie dell'epoca, Carlo Madaro) e vi ho trovato anzitutto molte forzature.
E' questa (è un .pdf) e vi sono analizzate una serie di cartelle cliniche. Un gruppo di cartelle appartenevano ai malati che avevano fatto richiesta di rimborso spese per i costi che avevano sostenuto effettuando il MDB, un altro gruppo era formato da cartelle inviate spontaneamente in pretura da malati che così desideravano sostenere l'efficacia del metodo. L'analisi di questa perizia è interessante non solo per ciò che conclude e per come lo fa ma anche perchè è un modo per analizzare altri casi definiti come "migliorati" o "guariti", in un unico documento abbiamo la possibilità di studiare decine di casi (scelti però, chi non ha avuto effetti le cartelle non le ha inviate, naturalmente).

Già all'inizio si parla di 78 casi analizzati dei quali, dopo un anno di MDB, 40 erano deceduti ed uno peggiorato. Cumulativamente quindi (ma non è così che si fanno le medie in medicina) più del 50% dei pazienti era morto dopo un anno di cura Di Bella. Ora, non per fare l'avvocato del diavolo, ma subito dopo la tabella iniziale c'è questa singolare affermazione:
Considerando che le migliori statistiche oncologiche sui tumori riportano una sopravvivenza a 5 anni del 29% associando chirurgia e/o radio-chemioterapia, il risultato del MDB è chiaramente ed innegabilmente positivo.
Quali sarebbero le "migliori statistiche" (i dati ufficiali che non distinguono per tipo di tumore e quindi non forniscono dati precisi dicono che il 55% dei malati, 72% per i tumori infantili, è vivo dopo 5 anni dalla diagnosi e non il 29%)?
Riguardo quale tipo di tumore (sappiamo che la sopravvivenza dipende fortemente dal tipo di tumore analizzato)? "Più del 50%" di decessi ad un anno da tutti i tipi di tumore non mi sembra un dato "chiaramente ed innegabilmente positivo", anzi, potrebbe essere definito come assolutamente sconfortante...

Poi viene analizzato un secondo gruppo che presenterebbe più dell'86% di casi di stabilità, regressione o scomparsa del tumore. In quanti anni? Su 161 casi solo due sono descritti come completamente guariti, mentre per gli altri non è descritto nemmeno il periodo di osservazione (che è citato come: "diversi anni [...] anche cinque").
"Diversi anni" mi sembra una valutazione piuttosto imprecisa e fuorviante soprattutto se teniamo presente che non siamo di fronte ad una considerazione vaga e personale ma ad una perizia medica giurata, richiesta oltretutto per decidere se affrontare un'importante spesa del denaro pubblico.
Da pagina 12 in poi vi è un elenco che dovrebbe essere l'argomento centrale di una discussione sull'efficacia di questo metodo. Sono elencati dei casi "responsivi alla cura" e quindi la loro attendibilità e la cura della statistica sarebbe decisiva per una valutazione del MDB.
Ogni caso è evidenziato da un colore che indica l'esito della cura (positivo o negativo). Ma studiando bene l'elenco sorgono parecchi dubbi e non si può fare a meno di ricordare che questa è una perizia medica che doveva far decidere ad un giudice (indebitamente, disse qualcuno, in quanto giurisdizionalmente compito del Ministero o del TAR) se valesse la pena o meno fornire gratuitamente i farmaci per il metodo a chi ne avesse fatto richiesta.
Per capire l'attendibilità di questa perizia e quindi l'efficacia presunta del MDB vediamo cosa riportano questi elenchi.
Qualche esempio. Sono definiti "responsivi alla cura" (attenzione: responsivi alla cura, che hanno cioè tratto beneficio dal MDB) casi come (note tra parentesi mie):

- Non progressione della malattia dopo 3 mesi (3 mesi...?)
- Regressione delle metastasi polmonari inferiore al 50% (che misura è? Inferiore di quanto? Dell'1 o del 48 per cento?)
- Caso valutato con riserva, documentazione incompleta (e allora perché è stato inserito nei casi "positivi"?)
- Parziale regressione di una lesione dello sterno di dubbia natura neoplastica (parziale? dubbia? Perché quindi hanno inserito il caso?)

Tantissimi  "casi migliorati" sono su questo tono. Come si fa a giudicare "particolarmente rilevante" il caso di un paziente che ha effettuato il MDB per un mese e radioterapia nei sei mesi precedenti? Nella migliore delle ipotesi questo caso sarebbe da escludere dall'elenco dei casi "responsivi", almeno con la formula del dubbio. Come si può definire rilevante un caso di stabilizzazione delle lesioni dopo 9 mesi?

Questa perizia ha un valore altissimo. Prima di tutto raccoglie la presunta evidenza di efficacia della terapia Di Bella tratta dalle centinaia di cartelle visionate dai periti. Visto che la perizia conclude con un giudizio fortemente favorevole nei confronti del MDB (tanto da indurre l'allora pretore di Maglie a stabilire che i farmaci necessari alla cura dovessero essere forniti gratuitamente) sarà interessante studiare su cosa si siano basati questi periti per trarre queste conclusioni (che verranno però in seguito smentite dalla sperimentazione).
La perizia poi, commentata dal tribunale, è stata effettuata dai medici dottor D'Ambrosio, Lupo e Montinari (per la cronaca, Montinari è un medico che cura l'autismo con diete ed omotossicologia e sostenitore del collegamento vaccini-autismo) e consta di 24 pagine che discutono ed analizzano 203 cartelle cliniche pervenute alla pretura di Maglie che doveva decidere se intimare con un'ordinanza la cessione gratuita dei farmaci necessari al MDB che fino a quel momento erano a pagamento a carico di chi li acquistava.
Per l'esame riassuntivo dei dati clinici dei pazienti che avrebbero utilizzato il MDB per curare il tumore maligno del quale soffrivano, sono state utilizzate delle tabelle, in cui vengono riportati senza particolare evidenziazione i casi standard, in giallo quelli definiti "rilevanti" ed in azzurro i casi definiti "particolarmente rilevanti".
Alla luce di questa suddivisione che poi sarà decisiva per il giudizio finale, ci si aspetterebbe che un caso "rilevante" dimostri un effetto chiaro del MDB su un tumore maligno. Ancora di più nei casi definiti "particolarmente rilevanti", in cui il MDB dovrebbe aver avuto un effetto evidente, oggettivo e palese. Prima di dare un giudizio su queste definizioni, guardiamo qualche esempio:


Il primo caso analizzato dell'elenco non è evidenziato. Si tratta di un adenocarcinoma a grandi cellule, indifferenziato, e l'analisi dei periti dice:
"Modesta riduzione della lesione costale sede della pregressa RT. A tre mesi di MDB non si evidenziano nuove lesioni. [...] Buona la qualità di vita".
In pratica il tumore localizzato nella zona delle costole è ridotto di volume esattamente dove il paziente ha effettuato radioterapia (RT). Questa cartella, quindi, con l'eventuale efficacia del MDB non avrebbe nulla a che vedere, ma al contrario mostrerebbe effetti positivi della radioterapia effettuata dal paziente.
Seguono gli altri casi.
Il primo definito "particolarmente rilevante", perciò evidenziato in azzurro, parla di un "adenocarcinoma polmonare". Il giudizio dei periti recita letteralmente (copio):
"Il caso è emblematico poichè non è stato eseguito alcun trattamento tradizionale. Si apprezza nel corso di circa 10 mesi dall'inizio del MDB un notevole miglioramento clinico e soggettivo ed un modesto miglioramento radiologico. Il caso merita di essere seguito nel tempo data la sua singolarità per non aver subìto alcun trattamento interferente".
Ebbene, ci sarebbe da aspettarsi, dalla classificazione detta sopra, che i casi "particolarmente rilevanti" siano quelli che descrivano una guarigione certa, evidente, o almeno un miglioramento eclatante, con chiari segni di regressione importante della malattia. Nel caso descritto invece si parla di "notevole miglioramento clinico e soggettivo" (cioè che il paziente si sentiva meglio, era una sua constatazione o un rilievo di chi lo esaminava, non un dato strumentale) e poi di modesto miglioramento radiologico: la radiografia del torace, cioè, aveva evidenziato solo un lieve miglioramento. Il problema più importante è che il paziente non è stato seguito, non sappiamo com'è finita la sua storia, se è guarito, peggiorato, deceduto: è insomma una descrizione assolutamente inutile. Questo sarebbe un caso "particolarmente rilevante"...
Il secondo subito a seguire è ancora peggio. Un caso di adenocarcinoma polmonare con metastasi cerebrali. Anche questo "particolarmente rilevante", che però, leggendolo, assume ben altra connotazione. Si vede infatti che il paziente ha un (copio):
"miglioramento iconografico delle lesioni cerebrali con la loro quasi scomparsa che potrebbe essere la risultante della pregressa RT. Si evidenzia la riduzione dei marcatori tumorali e la non progressione della malattia. Buona qualità di vita"
Questo vuol dire che radiologicamente le lesioni cerebrali sono quasi scomparse ma il paziente su quelle lesioni ha eseguito la radioterapia (RT): cosa c’entrerebbe il MDB? La riduzione dei marcatori tumorali (sono esami del sangue, non specifici e che non fanno diagnosi) e la non progressione della malattia potrebbero essere dovuti anche alla terapia "standard" che ha fatto il paziente. Perché quindi questo caso è considerato "particolarmente rilevante" a favore del MDB dai periti?

Un caso "particolarmente rilevante" a favore del MDB. Meningioma in miglioramento (clinico), ma il miglioramento è dovuto al drenaggio (asportazione di materiale)...
I casi successivi sono tutti dello stesso spessore e posso affermare che le contraddizioni presenti nella perizia sono talmente evidenti che anche un profano probabilmente le coglierebbe, invito chi legge a dare un'occhiata facendo attenzione soprattutto alla suddivisione dei casi: il colore azzurro equivale ai casi "particolarmente rilevanti", prima chiedetevi cosa vi aspettereste da una definizione del genere poi date una lettura. Si troveranno così pazienti migliorati grazie alle precedenti terapie mediche standard, addirittura casi come la "stabilizzazione di un tumore benigno" a lenta evoluzione (un tumore benigno non è...maligno e se si evolve lentamente è normale che lo si riscontri come "stabile"), anche questo definito "particolarmente rilevante" o con miglioramento della qualità di vita (senza sviluppo positivo della neoplasia).
Per non parlare dei casi evidenziati in giallo. Qui i giudizi di "rilevanza" assumono toni grotteschi, come nel caso del paziente che migliora con la radioterapia e non peggiora con il MDB o quello che si basa su dichiarazioni della paziente e non su documenti (copio): "la signora dichiara che nel corso dell'ultimo ciclo di chemioterapia erano ricomparse recidive cutanee". Il MDB avrebbe quindi migliorato qualcosa della quale non si ha nemmeno una diagnosi.
La casistica non evidenziata (con sfondo bianco) è assolutamente inconsistente (tumori già asportati, curati con altri metodi, in corso di chemioterapia, senza documentazione, progrediti, ecc.).



Leggendo quindi la perizia (che, ricordo, è stato un passo fondamentale nell'intera vicenda Di Bella) emergono ancora più dubbi di quanti ne esistano semplicemente studiando la teoria, la sperimentazione e tutto ciò che si sente a proposito di questa “cura”. Se sono quelli documentati nella perizia i casi "risolti" siamo davvero molto lontani da una cura risolutiva per il cancro. Si suppone infatti che i casi sottoposti a perizia siano quelli più "positivamente trattati" (sono casi "scelti", inviati da pazienti che richiedevano il rimborso spese!) mentre non sappiamo quanti casi non siano stati assolutamente riportati, non vi è una statistica precisa, non conosciamo i fallimenti, non sappiamo nemmeno su quanti casi trattati in totale si siano avuti questi risultati. Si conclude quindi che persino sulla base di documentazione "a favore" e selezionata, non emerge per niente un effetto positivo del MDB, ma piuttosto una forzatura nelle conclusioni che vogliono far pendere l'ago della bilancia verso un lato quando l'evidenza lo spinge decisamente verso l'altro. Per questo è necessario sottolineare nuovamente che i casi esaminati sono "selezionati", si tratta cioè di cartelle inviate alla procura dai pazienti e da chi voleva un rimborso spese e quindi sono casi "prescelti" come dimostrazione di efficacia. E se invece analizzassimo la totalità delle cartelle di chi si è sottoposto alla cura?
La perizia è l'aspetto della vicenda che mi ha disorientato di più. Queste pagine non sono una raccolta di casi dimostrativi di effetto curativo ma un elenco che mostra un'assoluta inconsistenza dei presunti effetti positivi del MDB.

Se è vero infatti che una perizia medica per il tribunale è pur sempre un giudizio "di parte", ci si aspetterebbe una valutazione almeno obiettiva da parte dei medici che hanno esaminato quelle cartelle. Il loro giudizio infatti poteva (come in effetti sembra aver fatto, vista la disposizione del pretore di Maglie) far decidere in un senso o nell'altro il giudice ed influenzare l'opinione pubblica. Compito delicato, quindi, e per questo da svolgere con assoluta precisione.
Tumore mammario con metastasi: 7 mesi di MDB, miglioramento del quadro, stabilità di malattia, dovuti a precedenti chemio, radio ed ormonoterapia. Questo sarebbe un caso "particolarmente rilevante" a favore della cura Di Bella...


Chi legge può comunque farsi un'idea personale. Critiche alle decisioni della pretura arrivarono anche dalla stampa: qualcuno infatti sospettò un atteggiamento demagogico del pretore che sfociò nella sua candidatura in un partito politico.
Abbiamo visto quindi come l'analisi di decine di casi e la conclusione di "efficacia" del MDB raggiunta dai periti fa sorgere molti dubbi non solo sull'analisi stessa ma anche sui risultati del metodo che non appare assolutamente così risolutivo come indicato dai periti.
In seguito a questa perizia, il pretore ordinò di rimborsare (spesa pubblica quindi) i farmaci a chi seguiva il MDB. Lascio al lettore un giudizio sulla vicenda.

Questa curiosa "metodica" di analisi la ritroviamo in un'altra pubblicazione presente nel sito ufficiale del gruppo Di Bella.
Si analizzano alcuni casi di tumore mammario curati con MDB.
Si presume che sul sito dei Di Bella si trovino analisi di casi "positivamente" risolti, di dimostrazioni di efficacia, altrimenti non si comprenderebbe l'utilità (se non ad avere un parere negativo della presunta cura) di pubblicare un elenco del genere.
Eppure anche in questa pubblicazione abbiamo le stesse fallacie e gli stessi "strani" risultati presenti nella perizia della quale ho parlato.
Prendiamo il primo caso analizzato e scorriamolo cronologicamente.
1985: diagnosi di carcinoma mammario. Intervento chirurgico.
1986: Recidiva. Radioterapia e terapia ormonale.
--Per dieci anni nessun sintomo--
1997: Metastasi cerebrali. Chemioterapia.
1998: Inizio MDB, migliore qualità di vita, nessun segno di miglioramento delle metastasi.
1999: Decesso della paziente.
Questo caso è definito "positivo": chi legge giudichi.
Ora, che una sostanza somministrata ad una persona che soffre porterebbe ad un presunto miglioramento delle condizioni cliniche (da dimostrare, naturalmente, perché stiamo parlando sempre di giudizi soggettivi), può anche essere positivo, ma vendere un "metodo" come curativo quando non cura nulla non è corretto, oltre che pericoloso. Come abbiamo letto nell'ultimo articolo poi, Di Bella non ha mai sostenuto che il suo metodo potesse avere un effetto almeno palliativo (per esempio la riduzione dei dolori o dei disturbi senza effetto curativo) ma affermava di curare, guarire, migliorare la malattia tumorale e questo da quanto emerge dai casi esaminati è assolutamente falso. I casi presentati dai Di Bella spesso sono invece dimostrativi di come le cure standard abbiano l'effetto che tutti conosciamo: quando non curano prolungano la sopravvivenza.
Nel caso di tumore mammario visto prima ad esempio basti notare come la medicina (con l'intervento e le terapie) abbia fatto sopravvivere quella paziente per ulteriori 14 anni (che non sono pochi) dalla diagnosi di tumore mentre il MDB non ha avuto nessun ruolo nella vicenda. Nonostante Di Bella critichi profondamente le cure attuali, con questo dato quindi ha dimostrato involontariamente che chirurgia, radio e chemio mantengono le promesse quando al contrario il suo metodo non dimostra di mantenerne nessuna.
Gli altri casi nell'elenco seguono più o meno la stessa storia, nel secondo ad esempio una paziente peggiora (addirittura in corso di MDB sviluppa nuove lesioni) ma "sta meglio". Simili gli altri casi, diagnosi di tumore, radioterapia, chemioterapia e nessun risultato evidente del MDB. Un caso è esemplare (il n°9): una paziente con tumore mammario si sottopone ad intervento chirurgico e successivamente, dichiarando di rifiutare qualsiasi altra terapia, inizia il MDB. Viene però scoperto che la paziente sta effettuando terapie "antitumorali" (probabilmente chemio) e non presenta peggioramento della malattia. Prosegue in ogni caso il MDB. Alla fine dell'analisi è scritto che il caso è di "incerta valutazione e [...] può attestare una sua possibile efficacia nel contrastare la comparsa di metastasi". Che ne dite?

Capisco che ad uno sguardo profano sia molto complicato districarsi tra sigle, tecnicismi e termini scientifici, ma ad una veloce analisi competente no: tutto è molto più chiaro.

Tirando le somme, quindi, abbiamo una presunta cura per i tumori che non ha mai avuto dimostrazioni scientifiche, le cui ripetute sperimentazioni pubbliche hanno avuto esito negativo, la cui evidenza documentale non mostra particolari effetti positivi. Persino i casi presentati come "migliorati" dal gruppo Di Bella ad un'analisi della documentazione non mostrano il presunto miglioramento ma evidenziano quasi sempre un'inefficacia della cura o la presenza di altre terapie contemporanee o antecedenti. Il suo "inventore" non ha mai dimostrato un effetto particolarmente significativo della cura nei malati di tumore, non pubblica statistiche documentate, non pubblica in letteratura scientifica (tranne in tre casi ma su una rivista secondaria e "schierata" a suo favore e che vede Giuseppe Di Bella nel comitato editoriale) i risultati delle sue presunte cure, non ha mai pubblicato sperimentazioni animali. I metodi di divulgazione della presunta cura sono assolutamente ascientifici ed utilizzano canali impropri, gli atteggiamenti aggressivi ed intimidatori.
Gli effetti positivi di questa terapia si baserebbero sulle dichiarazioni personali dei componenti del gruppo Di Bella e su dichiarazioni spontanee di alcuni pazienti, troppo poco per parlare di "cura del cancro".
Mi pare non ci sia altro.
Se qualcuno dovesse avere altri elementi da aggiungere o correzioni da fare mi contatti pure, io non vedo altri elementi sui quali basarsi per un giudizio. Se esistono pazienti con documentazione completa che vogliono inviarmi le carte del loro caso mi contattino tranquillamente.

Prima di chiudere questo capitolo aggiungo l'ultimo paragrafo.
Ho contattato varie persone che affermavano di aver assistito famigliari trattati con il MDB, alcune mi hanno contattato personalmente, altre le ho raggiunte io. Ho ricevuto nove "testimonianze", sette di esse assolutamente inattendibili (simili ai casi elencati nella perizia di Maglie, casi curati dalla medicina ma dichiarati curati dal MDB, mancanza di documentazione importante), uno che mostrava assoluta inefficacia del metodo (non sono stato autorizzato alla pubblicazione), uno, di cui ho autorizzazione per la pubblicazione, che ha mostrato buona sopravvivenza ma con decesso della paziente. Tutti i casi ricevuti hanno avuto comunque come esito il decesso del paziente, nessun caso tra quelli ricevuti che aveva effettuato solo MDB è sopravvissuto o ha superato le statistiche di sopravvivenza conosciute, nessun caso che ha abbandonato le terapie standard per effettuare MDB è sopravvissuto. Pensavo di realizzare un articolo a parte con i casi ricevuti ma per mancanza di dati non ho modo di farlo.
L'unico che ha mostrato una buona sopravvivenza mentre effettuava il MDB è relativo ad un tumore mammario recidivato dopo 3 anni in tumore polmonare. La sopravvivenza totale è stata di 27 mesi dalla diagnosi, un buon risultato rispetto alle medie più recenti di sopravvivenza per questo tipo di malattia in trattamento standard. La paziente ha effettuato inizialmente le terapie standard e successivamente le avrebbe abbandonate per ricorrere al MDB. Questo caso, supponendo la sincerità delle dichiarazioni di chi me lo ha segnalato (che ringrazio personalmente per la disponibilità e la cortesia) che non ho motivo di dubitare, l'ho trovato molto interessante pur nei limiti del singolo episodio e della chemioterapia effettuata inizialmente per 3 cicli. Non si è assistito comunque a guarigione.

Anche tra i commenti di questo blog sono apparse alcune persone che raccontavano di effetti positivi del metodo, una che si è dichiarata "guarita dalla terapia del professore Luigi Di Bella". La signora è autrice di un libro che racconta la sua storia ed a pagina 20 dell'introduzione è scritto "quanto scrivo è supportato da una lunga serie di esami diagnostici e da altra documentazione [...] verificabile da parte di chiunque voglia appurarne la veridicità". Le ho chiesto questa documentazione "verificabile" dopo un primo contatto via mail da parte sua, ma non ho mai ricevuto risposta. Un altro commentatore aveva promesso di inviarmi i documenti appena pronti, aspetto dall'8 giugno senza aver ricevuto niente.

Per cercare eventuali altri casi con evidenza di efficacia ho allora contattato direttamente il dott. Giuseppe Di Bella (figlio del prof. Luigi) e gli ho inviato un messaggio mail il 04/03/11, questo:
Gentile Dott. Di Bella,

sono un medico che gestisce un blog critico sulle medicine alternative (l'indirizzo lo trova in calce al messaggio).
Sto per completare (dopo mesi di lavoro, analisi e studio) un dossier sulla cura Di Bella ed ho praticamente finito di scrivere tutti gli articoli che saranno pubblicati appena possibile.
Alla fine degli articoli era mia intenzione inserire eventuali casi di guarigione o miglioramento oggettivo di tumori maligni tramite il MDB e per questo motivo ho chiesto tramite vari canali (soprattutto, ma non solo, via internet) che chiunque avesse casi simili li avrebbe potuti inviare al mio indirizzo di posta elettronica per studiarli ed eventualmente (se autorizzato) pubblicarli.
Mi riferisco naturalmente a casi ben documentati con i dovuti riferimenti clinici e diagnostici, che hanno effettuato esclusivamente il protocollo Di Bella e che dimostrano un'efficacia del metodo. Il mio appello ha prodotto purtroppo pochissimi casi, dei quali solo uno pubblicabile perchè autorizzato. La documentazione completa quindi (come lei comprenderà sicuramente) è fondamentale.

Prima di procedere alla pubblicazione dei miei articoli quindi, mi sembra corretto rivolgermi a lei direttamente per ricevere qualcosa in proposito se esiste (ho letto nel suo sito di circa 22.000 casi trattati, non dovrebbe quindi essere un problema fornirmene alcuni).
Se possibile i casi non dovrebbero essere quelli presenti nel suo sito che ho già studiato approfonditamente ma altri che lei non ha mai pubblicizzato ma che sicuramente ha conservato assieme agli altri migliaia descritti.

Certo di un riscontro positivo porgo cordiali saluti.
La risposta alla mia richiesta è arrivata il giorno dopo. Cinque messaggi contenenti rispettivamente:

1) I due lavori pubblicati su Neuroendocrinology Letters (già noti, commentato il primo nei miei articoli, il secondo è una sorta di "speciale" sul MDB)
2) Due ulteriori lavori pubblicati su Neuroendocrinology Letters (noti, già commentati nei miei articoli).
3) Il depliant di un congresso di oncologia che si è svolto in Cina pochi giorni fa che vede partecipare Giuseppe Di Bella. Il congresso è organizzato dalla stessa società che ha invitato Di Bella a Singapore, in un precedente incontro.
4) Una lista dei congressi (scientifici e non) ai quali ha partecipato Giuseppe Di Bella e degli studi indicizzati su Medline e una parte del depliant del congresso cinese di cui sopra.
5) Un documento in italiano che spiega il razionale del MDB, i motivi che non validerebbero la sperimentazione ufficiale con riferimento alla perizia della pretura di Maglie.

Non ho ricevuto alcun caso diverso da quelli presentati in questo dossier nè casi non presenti nel sito dei Di Bella nè altri casi inediti. In extremis ho poi contattato un medico "dibelliano" che presenta nel suo sito alcuni "casi clinici" chiedendogli documentazione del primo che era quello più "interessante": al giorno d'oggi non ho ricevuto alcun documento ma l'invito a contattarlo telefonicamente (cosa che non ho ancora fatto).
Più di questo non ho potuto fare.

Ho letto anche alcune reazioni ai miei primi articoli e come spesso accade non è stato confutato nessuno dei casi che ho analizzato ma (dallo stesso gruppo Di Bella) ho letto i soliti proclami inutili (che io sarei pagato da chissà chi o che questi articoli sarebbero parte di un programma enorme che avrebbe come obiettivo la demolizione di questa cura). Sarebbe molto più costruttivo fornire spiegazioni, discutere i fatti invece di perdersi in discorsi vaghi che hanno l'aria di giustificazioni di chi non ha altri argomenti.

Siamo arrivati quindi alla fine.
L'intera vicenda assume connotati diversi rispetto a quelle dei guaritori via web, perché è arrivata all'attenzione nazionale ed è stata sperimentata pubblicamente con finanziamenti statali ed in un'epoca nella quale internet non aveva praticamente voce.
Il caso poi fu di rilevanza nazionale e si esposero (a favore della cura) anche personalità di un certo rilievo. Fu anche la prima volta nella quale parte dell'opinione pubblica si schierò contro gli scienziati che continuavano a ripetere che la cura non aveva nessuna possibilità di essere efficace. Improperi, insulti e minacce erano indirizzati continuamente nei confronti degli oncologi e degli accademici che cercavano di calmare un'opinione pubblica che sembrava ormai delirante.
Quanto successo significa anche che non è ammissibile la sperimentazione nazionale finanziata da tutti noi di una teoria indimostrata e senza evidenze, se non scientifiche (che comunque sarebbero fondamentali), almeno cliniche (un congruo numero di persone davvero guarite con la terapia “alternativa”). Qualsiasi sperimentazione di un metodo non scientifico, infatti, sarà inevitabilmente contestata in eterno da chi quella cura l'ha ideata, si troveranno centinaia di difetti nella sperimentazione, soprattutto a risultati pubblicati (e negativi). Non esiste la sperimentazione perfetta, o comunque è difficilissima da realizzare, soprattutto quando riguarda malattie gravi dove entrano in gioco anche l'etica, la pietà umana e la legge.
L'esperienza fallimentare di Di Bella dovrebbe quindi servire proprio a dimostrare che sperimentare qualsiasi idea con soldi pubblici è un delitto scientifico, sociale ed etico (oltre che economico): sono migliaia le cure alternative esistenti al mondo e tutte dicono di essere infallibili ed efficaci. Tutte però si scontrano con lo scoglio della dimostrazione scientifica, ed è un bene che sia così. Alla fine la cosiddetta cura Di Bella non ha mostrato (ammetto con mia sorpresa) nè più attendibilità nè più evidenze delle varie cure alternative che ho analizzato in questi anni. C'è un altro punto che sottolineo e che ribadisco ogni volta che compare l'ennesimo "genio incompreso" che ha trovato la cura "efficace" per una grave malattia: perchè affermare che il mondo nasconde una cura che sarebbe utile al mondo stesso? Che bisogno ci sarebbe di giochi di parole, casi "dubbi", finte guarigioni, se si ha ragione? Perchè gridare al complotto quando basterebbe mostrare dei fatti chiari ed inequivocabili per dimostrare di avere scoperto qualcosa che funziona? Perchè assumere atteggiamenti discutibili ed antiscientifici e poi lamentarsi che la scienza non ascolta?
La spiegazione potrebbe essere la più semplice e la lascio a voi.

Quando un individuo pensa di aver trovato un rimedio per la salute prima di tutto deve confermare la sua idea in maniera indipendente, sperimentandola come meglio preferisce ma con criteri precisi e ripetibili: solo allora, e se si avranno risultati significativamente positivi, si potrà passare ad una sperimentazione più vasta ed al limite finanziata dal pubblico. Pensiamo poi ai giornalisti che urlavano al miracolo ed al boicottaggio, ai politici che hanno cavalcato la vicenda alla famelica ricerca di voti facili, a tutti quei malati che vedevano accendersi la speranza (molti dei quali hanno abbandonato le cure standard per affidarsi al MDB), ai loro famigliari incantati dalle sirene del miracolo. Pensiamo ai titoli dei telegiornali ed alle manifestazioni di piazza, alle urla ed alle accuse. Ai libri che si affrettavano ad uscire durante il periodo di maggiore clamore. Pensiamo a tutto questo ed a quante speranze sono state spezzate. Ricordiamoci delle persone che hanno preso parte volontariamente alla sperimentazione. Cavie umane per una pratica senza prove, riflettiamo soprattutto su questo. Quanti di noi lo farebbero?
Pensiamo a chi si è aggrappato a questa illusione ed ha perso la sua battaglia e pensiamo a chi lo fa ancora oggi, credendo ad un'illusione che tale resterà.

Infine due righe di parere personale, lo devo per dovere professionale e perchè mi è stato chiesto (soprattutto in questi giorni):

La mia impressione è che il prof. Di Bella si sia intestardito (probabilmente in buona fede) sulla sua idea andando oltre quello che è il metodo scientifico, in questo modo è scivolato, come capita spesso, in un terreno pericoloso e criticabile: le cure alternative senza efficacia. Molti sono quelli che ne hanno approfittato (non in buonafede, stavolta) per fini personali. Infine gli atteggiamenti dell'odierno gruppo Di Bella sono assolutamente fuori dai canoni scientifici e medici (ed anche del buon senso) e come collega diffido dal loro operato in maniera profonda.

Se dovessi dare un consiglio ad una persona cara che mi chiedesse un parere sul MDB glielo sconsiglierei vivamente considerandolo un metodo alternativo pseudoscientifico ed assolutamente inattendibile. Non ho avuto nessun elemento che mi abbia convinto di dover dare una possibilità a questa "cura", troppe approssimazioni e forzature, certezze mai confermate, non ho mai letto di un caso che mi abbia fatto pensare a qualche effetto evidente e limpido di questo metodo alternativo. Sono arrivato ad una conclusione che non avrei immaginato, il MDB alla luce dei fatti non ha alcuna differenza con le varie cure alternative che ho analizzato in questi anni, tra questo metodo ed un Bonifacio, un Hamer ed un Simoncini vi sono davvero pochissime differenze, una delle quali è la sperimentazione ufficiale (con risultati negativi) e pubblica che per le altre cure non è mai (giustamente) avvenuta. Sottoscrivo quindi in pieno l'opinione della comunità scientifica e medica internazionale sul cosiddetto metodo Di Bella: non è curativo.

Spero di aver tracciato un buon ritratto di tutta la vicenda e credo che ognuno di noi a questo punto abbia la possibilità di fare una scelta tra un metodo mai provato e che continua a non curare nessuno e la medicina che con tutti i suoi limiti raccoglie qualche successo e riesce in qualche miracolo.
A chi sta male ed è confuso dico che è normale esserlo e spero che si abbia il coraggio di sollevarsi e sollevare il velo di paura che ci fa perdere di vista la realtà: bisogna affidarsi a metodi provati, non ad illusioni, piacevoli, dolci ma inutili. Attenzione anche a chi cerca di trascinarvi con le parole nel baratro delle speranze infrante.

Chiudo questa inchiesta con l'augurio che simili cose non debbano più ripetersi e con la speranza che la gente non si fidi delle voci da cortile o delle notizie apparse sul giornale e sui media per argomenti così delicati ma si affidi alla scienza perché è interesse di tutti. Uno scienziato geniale che scoprisse davvero un rimedio rivoluzionario avrebbe tutto l'interesse a sperimentare, affidare i suoi risultati alla scienza e diffondere le sue statistiche. Ha la ragione e l'onestà dalla sua parte.
Non so se riprenderò l'argomento Di Bella in futuro, ma sicuramente oggi ho chiuso un debito con la mia coscienza che avevo in passato. Il mio invito a documentarsi ed approfondire ogni argomento l'ho usato per me, l'ho condiviso ed ho raggiunto le mie conclusioni. Non ho alcuna intenzione di definire il mio giudizio una sentenza: resta un giudizio personale come tutti quelli che fornisco tramite questo blog, a chi mi ha seguito l'onere di scegliere.

Spero quindi che chi legge si sia fatto un'idea sul caso Di Bella e che di questa storia se ne parli come merita e non come spesso accade come l'ennesimo "mistero all'italiana", visto che, dati alla mano, di misterioso c'è ben poco.

Alla prossima.

Bibliografia e riferimenti.

  • http://www.metododibella.org
  • 2010 - Fondazione "Giuseppe Di Bella" - Documentazioni Cliniche
  • Giuseppe Di Bella: Relazione Congresso SIO Torino 2008
  • CTU per la Pretura Circondariale di Lecce (Sezione distaccata di Maglie).
  • Neuro Endocrinol Lett. 2009;30(4):437-49.
  • Neuro Endocrinol Lett. 2009;30(3):312-21.
  • Neuro Endocrinol Lett. 2008 Dec 29;29(6). 
  • E. Altomare: Medicine & Miracoli (Avverbi edizioni)
  • Cancer Biother Radiopharm. 2001 Apr;16(2):171-7.
  • The National Cancer Institute of Canada Clinical Trials Group, J Natl Cancer Inst. 1994 Feb 16; 86(4): 306-9.
Collaborazioni e ringraziamenti

Ringrazio personalmente di vero cuore chi ha collaborato con le proprie segnalazioni, fornendo notizie, documenti, referti, alla realizzazione del dossier. In particolare:

Yari Davoglio per la revisione e la correzione dei testi e dell'intero dossier.

Un grazie anche a

B.S. per la segnalazione di due casi personali.
F.B. per la segnalazione di un caso personale con relativa documentazione.
Antonio Pieron e Tamara Guadagni per il supporto.
Ilario D'Amato per avermi ispirato il titolo del dossier.
Antonio Santopietro per l'aiuto tecnico di ricerca.

Dedico questo lavoro a Silvia A.
Una lettrice del blog che non mi leggerà più con mio profondo rimpianto.

venerdì 10 giugno 2011

Pronti all'invasione di zombie?

Breve pausa prima di tornare al "caso Di Bella".
Un'iniziativa curiosa e da certi punti di vista geniale del CDC (Center for Disease Control) di Atlanta (un importante organismo sanitario governativo statunitense) ha stimolato la fantasia di molte persone ed acceso il loro interesse.
Poco male, è proprio quello che desideravano gli esperti del CDC, incuriosire la gente per indurla ad interessarsi al problema.
Facciamo un'ipotesi "di casa nostra".
Ammettiamo che il nostro ministero della salute diffonda un bollettino con un vademecum sul comportamento da tenere in caso di cataclisma o grave calamità. Come comportarsi significa sapere cosa fare, quali oggetti possono fronteggiare le emergenze o cosa serve e cosa è superfluo in caso di un grave problema sanitario. Una sorta di kit di sopravvivenza da utilizzare in casi estremi.
Quanta gente lo leggerebbe e quanti si preparerebbero di conseguenza pur sapendo che in certi casi il "sapere cosa fare" è fondamentale per salvare la vita propria e degli altri?
Probabilmente pochi. Eppure la nostra terra è sicuramente a rischio di terremoti ma anche di eruzioni o inondazioni, siamo preparati? Quanti di noi saprebbero cosa fare in caso di isolamento?
Quanti perderebbero tempo a racimolare oggetti inutili ed ingombranti tralasciando invece altri molto più utili e fondamentali per la sopravvivenza? Certo, un terremoto devastante non succede fortunatamente tutti i giorni ma ne basta uno, affrontato male, per causare un numero enorme di vittime.

Da questi piccoli comportamenti si nota l'educazione di una nazione. Non so se ricordate le immagini dei giapponesi subito dopo il catastrofico terremoto che ha colpito la loro nazione. Molti di loro con il casco in testa ed ordinatamente, uscivano in fila verso gli spazi aperti, altri si proteggevano sotto i tavoli o nei punti di sicurezza, pochissimo panico e molto controllo. Anche per questo (non solo per questo però) il terremoto giapponese ha fatto pochissime vittime.
L'educazione quindi è fondamentale.
Cosa ha sperimentato il CDC per invogliare i cittadini ad interessarsi a questo tipo di argomenti?
Ha invitato i cittadini americani a prepararsi all'invasione di...zombie.
Già.
I "non morti", quelli che "a volte ritornano" potrebbero (a scanso di equivoci, è una provocazione, gli zombie non esistono) tornare a farsi...vivi, minacciando la sopravvivenza dei vivi.
Gli zombie si nutrono di carne umana viva e quindi sono tutto il giorno alla ricerca di persone in salute da divorare. Pochi luoghi sono da considerare sicuri, in gruppo gli zombie seppur lenti e goffi, quando percepiscono la presenza di un umano nei dintorni si riuniscono e diventano imbattibili. C'è un solo modo di ucciderli: colpirli alla testa. Distrutto il loro centro motorio, lo zombi torna ad essere morto. In caso contrario vagherà all'infinito alla ricerca di carne fresca da consumare. Un'altra caratteristica pericolosa degli zombie è che il loro morso è infettivo. Qualsiasi essere vivente venga ferito da uno zombi si trasformerà inesorabilmente ed in breve tempo in un "non morto". Terribile.

Cosa fareste quindi se una mattina tutto diventasse realtà?


Immaginate di svegliarvi ed in TV il telegiornale avverte dell'incredibile invasione. Da poche decine ormai gli zombie sono centinaia, forse migliaia, ed aumentano ad un ritmo spaventoso. La maggioranza di essi sono in campagna, i vecchi cimiteri sono stati i primi a vedere orde di non morti emergere dalla terra ma si dirigono verso le città perchè è lì che vive ciò che cercano: la carne.
Le immagini della televisione si fanno drammatiche, un elicottero riprende un gruppo di centinaia di zombi che lentamente ma a passi lunghi si trova ormai alle porte di una metropoli. Le forze dell'ordine non possono fare altro che dirigere le operazioni di sgombero e messa in sicurezza della popolazione. Precedenza per anziani, poi bambini e donne. Gli uomini dai 18 ai 60 anni sono tutti invitati a presentarsi nella locale caserma di polizia per mettersi a disposizione delle forze dell'ordine.
Ci sono vittime, indefinite e  senza nome ma sono diverse le persone che non rispondono agli appelli.
Cosa fare? Cosa portare con sè? Dove andare ed a chi affidarsi?

Il CDC ci spiega come preparare un kit di sopravvivenza. Unico fondamentale requisito per resistere è essere pronti.

Prendi un kit, crea un piano, sii preparato
Il CDC spiega che se sei pronto ad un'invasione di zombie puoi ritenerti pronto ad ogni emergenza.
Il kit di salvataggio è composto da (modificato da me in base alle caratteristiche italiane):

  • Tre litri di acqua al giorno per ogni persona
  • Alimenti: confezionati e non deperibili a breve termine. Quanto possibile
  • Farmaci (fondamentali antibiotici, disinfettanti, analgesici)
  • Strumenti: forbici, coltello, nastro adesivo, radio, batterie, torcia elettrica
  • Igiene: candeggina, sapone, asciugamani
  • Vestiario: un solo cambio per ogni componente della famiglia
  • Documenti: patente, carta d'identità
  • Piccolo kit di pronto soccorso (facilmente reperibile anche nei supermercati)

    Preparato il kit di emergenza, la famiglia deve riunirsi per preparare un piano di evacuazione. La situazione prevede che gli zombie siano apparsi all'inizio della via dove si trova la vostra abitazione. Bisogna avere le idee chiare su dove andare (e come), dove dirigersi e con quale mezzo. Per trasportare l'intera famiglia ed il kit, il mezzo più opportuno sembra l'automobile. Avete già stabilito con il vostro piano, il percorso da seguire, le eventuali vie di fuga e le alternative in caso di strada bloccata. Solo se possibile (nessuno zombie in zona, situazione tranquilla) fate il pieno all'automobile.
    Bisogna stabilire alcune aree di ritrovo sia per la vostra famiglia in caso alcuni membri si perdessero che con altri conoscenti. C'è la possibilità per esempio che mentre voi state preparando l'evacuazione, alcuni membri della vostra famiglia siano assenti o al lavoro. Anche loro devono sapere dove vi troveranno. Le stesse aree è bene deciderle anche fuori città. C'è la possibilità infatti che gli zombie abbiano preso il controllo totale della città e quindi tornare indietro risulti impossibile: dove trovarsi fuori città?
    Il cellulare va usato poco e solo per casi indispensabili (la batteria si consuma e sono in corso comunicazioni tra le forze dell'ordine), quindi decidete due-tre numeri da contattare.

    Nel momento in cui raggiungete le zone prestabilite e vi sentite in buona sicurezza, preparate il vostro accampamento avendo cura di lasciare parte del kit in automobile in caso di fuga precipitosa. Attendete l'arrivo delle forze dell'ordine.

    A me l'idea dell'invasione di zombie è piaciuta tantissimo. E' un "gioco" che induce le persone a riflettere su cosa fare, incuriosirli, attirare i giovani e quanti si annoiano quando si parla di prevenzione, quanti di voi ad esempio sanno dove andare in caso di forte terremoto? Eppure ogni comune ha delle zone di raccolta della popolazione, conoscere quella più vicina può essere fondamentale per salvarsi.

    Più che attendere gli zombie quindi, è bene sapere come comportarsi in caso di evento naturale importante. La nostra vita e quella degli altri possono dipendere da noi.

    Alla prossima.

    E se dovessimo preparare un kit "antiterremoto"?
    Il minimo dovrebbe comprendere:


    • Copia dei documenti importanti in una busta impermeabile
    • Un secondo mazzo di chiavi di casa e della macchina
    • Bancomat, carte di credito e contante
    • Acqua imbottigliata e cibi non deperibili
    • Torcia elettrica, radio AM/FM, cellulare (se ce l’avete) e pile di riserva
    • Medicinali necessari, se nessuno assume farmaci regolamente, almeno un antifebbrile e degli antibiotici
    • Cassetta di pronto soccorso
    • Provviste per neonati se necessario




    If you're    ready for a zombie apocalypse, then you're ready for any emergency.    emergency.cdc.govGet A Kit, Make A Plan, Be Prepared. emergency.cdc.gov