lunedì 23 maggio 2011

Dossier Di Bella: la cronaca (1)



Luigi Di Bella era un fisiologo nato in provincia di Catania nel 1912 e deceduto a Modena nel 2003.
Una valida carriera universitaria e una vita di studi non lo avevano mai portato alla ribalta come successe intorno alla fine degli anni ’90, nonostante già venti anni prima iniziò a tenere incontri scientifici parlando di una sua intuizione a proposito di certi farmaci risultati efficaci contro alcuni tumori. Si diceva in giro da tempo, quindi, che quest'uomo avesse scoperto una cura per il cancro valida e priva di effetti collaterali. Questa cura, che prese il nome dell'inventore, è detta "cura Di Bella" o "Metodo Di Bella" (MDB). La voce si sparse velocemente e nello stesso tempo anche stampa e televisione si accorsero di questo scienziato e delle sue "terapie". Eravamo nel 1998.

La sua casa fu presa d'assedio, non solo da centinaia di pazienti e famigliari di malati di cancro, ma anche da cronisti e giornalisti in cerca di scoop. L'aspetto del medico siciliano ebbe un ruolo fondamentale in tutta la vicenda. Egli ufficialmente non chiedeva soldi per le sue consulenze e per seguire le terapie (era richiesta un'offerta libera) ed aveva un aspetto rassicurante, da nonno sereno e tranquillo, nessuna aggressività né voglia di protagonismo (tipica invece di altri "alternativi"). La storia fece scalpore in tutta Italia e poi in tutto il mondo: testate come il Time o il Newsweek si occuparono di lui in maniera positiva ma altre testate (Wall Street Journal, Guardian), lo paragonarono alle statue della “Madonna piangente”, utilizzando anche luoghi comuni sull'Italia credulona e bigotta, la rivista Nature parla di "commedia all'italiana" ed il più noto oncologo italiano, Umberto Veronesi si disse "rassegnato e dispiaciuto". Trasmissioni televisive facevano a gara per ospitare Di Bella, tutti i giornali lo intervistavano, si parlava di lui quasi come di un nuovo genio incompreso quando ancora, in effetti, l'efficacia delle sue cure non era mai stata dimostrata ma solamente "raccontata".

L'emozione prese il sopravvento: cittadini che si organizzavano in raccolte di firme per chiedere la sperimentazione della cura Di Bella, famosi oncologi che lanciavano anatemi pubblici, ma Di Bella continuava a rispondere pacatamente e senza polemiche. Polemiche, risse e persino insulti facevano invece scontrare i due schieramenti: da una parte gli increduli e dall’altra coloro che avevano fede. Si organizzarono meeting e maratone televisive (che poi erano un'occasione di scontro feroce tra "scettici” e “credenti"). Tutto ruotava attorno alle persone che giuravano di essere guarite dal cancro con quella cura. Si mossero individui influenti e ci furono anche dei magistrati che ordinarono la somministrazione gratuita dei farmaci necessari alla terapia (che erano molto costosi) a chi ne avesse bisogno: fu il culmine della vicenda che portò la storia alla ribalta mondiale.

Qualcuno cavalcò l'onda dell'entusiasmo e si disse pronto ad andare fino in fondo. La pressione popolare e mediatica fu immensa e si giunse dove non sembrava possibile. Il costo dei farmaci del protocollo era molto alto e le famiglie dei malati dovevano sobbarcarsi sacrifici economici enormi per assicurare la cura ai loro cari. Carlo Madaro, pretore di Maglie, paesino del leccese, intimò la fornitura gratuita di quei farmaci ad un paziente malato e di conseguenza a chiunque ne avesse avuto bisogno: questa decisione scatenò ulteriori polemiche in quanto quella sentenza (corroborata da una perizia richiesta dallo stesso pretore) di fatto assegnava alla cura una certa credibilità che invece non era mai esistita in ambiente scientifico.
Ma il caso era ormai esploso. I farmaci che componevano il protocollo erano praticamente introvabili, si arrivò addirittura ad un mercato nero gestito dalla malavita in alcune zone del Paese ed i costi, già alti, lievitarono ulteriormente. Non si riusciva a mantenere la calma né dal lato dei sostenitori né da quello di chi chiedeva calma e pazienza: ormai era uno scontro diretto e di principio. "La cura Di Bella" fu l'argomento del giorno di quel periodo. Sia per strada che nei salotti della TV, nei telegiornali, in programmi dedicati e sulla stampa non si parlava d'altro: pro e contro si dividevano equamente, ma in fondo al cuore di chi era scettico di fronte all'ennesima promessa di guarigione batteva la speranza che fosse tutto vero. Come spesso accade in questi casi, non mancarono gli avvoltoi che piombavano sulla vicenda per interessi personali. Fino  quel momento Di Bella si era detto contrario (per vari motivi) alla sperimentazione, prima chiedendo garanzie, poi ritrattando la sua disponibilità, di nuovo una chiusura assoluta e nuovamente uno spiraglio, un comportamento che fu definito "ambiguo".

La pressione popolare andò oltre ogni immaginazione, tanto da spostarsi nelle aule di governo.

Fu accettato quindi di sperimentare la cura e l'allora ministro della Sanità, l'onorevole Rosy Bindi, giustificò con il "volere del popolo" un provvedimento urgente che autorizzasse la sperimentazione del protocollo Di Bella. Nonostante non vi fossero documentazioni ufficiali di efficacia, si cominciò a lavorare per programmare il protocollo di sperimentazione relativo alle cure del professore siciliano. Iniziò così una delle pagine più buie, da una parte e dall'altra, della storia scientifica italiana. Buia perché un tale dispendio di energie umane, economiche e sociali non possono essere spese per qualcosa che non ha alcun fondamento. A prescindere dal risultato finale, prima di mettere in moto una macchina mastodontica come quella della sperimentazione ufficiale, avrebbe dovuto esserci almeno un elemento valido per ritenere "meritevole di interesse" una pratica medica non consolidata, altrimenti chiunque, in generale, abbia in testa "la cura per tutto" avrebbe lo stesso diritto di Di Bella di vedere questa sua “cura” sperimentata a spese della collettività. Nel caso di Di Bella, l'unico elemento "valido" fu la spinta popolare, ossia la “volontà del popolo” (ma anche volontà politica?). 

La sperimentazione di fase II (atta a stabilire l'eventuale efficacia di una cura sull'uomo) serviva a valutare se i risultati fossero stati sufficienti per passare ad una fase III che avrebbe confrontato il MDB con altri farmaci antineoplastici e a stabilire quindi se l'effetto fosse stato superiore agli attuali trattamenti per la malattia. Il processo di sperimentazione fallì perché non fu rilevato alcun effetto particolare nei confronti dei tumori e molti dei casi presentarono tossicità, avanzamento della malattia o decesso, e per questo furono tanti i casi umani che sospesero il protocollo di sperimentazione. Venne quindi stabilita l'inefficacia del metodo e l'implausibilità del passaggio ad una fase successiva di sperimentazione. La delusione per l'esito dell'esperimento fu cocente e dopo un iniziale disorientamento il gruppo Di Bella tornò all'attacco accusando gli sperimentatori di non aver agito con correttezza. In particolare si faceva riferimento al fatto che erano stati utilizzati dei prodotti scaduti e che molti dei farmaci somministrati contenevano impurezze, prima fra tutte le tracce di acetone, prodotto tossico che avrebbe falsato i risultati dei protocolli. La presenza di confezioni scadute fu certificata da un'ispezione dei NAS dei Carabinieri che segnalò l'accaduto a diverse procure. Questi ulteriori dubbi furono argomento di interrogazioni parlamentari e di altre polemiche. I sostenitori del MDB continuavano a sostenerne l'efficacia additando gli sperimentatori di complottare per demolire la cura, mentre gli accusati si difendevano affermando che la sperimentazione era stata condotta sotto il diretto controllo del professor Di Bella e che tutto ciò che era stato utilizzato aveva seguito le sue stesse indicazioni.
Il 5 maggio 2005 l'allora ministro della sanità Storace chiede un parere al Consiglio superiore di sanità in quanto vorrebbe portare i farmaci necessari per il MDB in fascia A (rimborsabili quindi) e chiede inoltre se  vi fossero i presupposti per una nuova sperimentazione.
Il 20 dicembre arriva il no definitivo. Il Prof. Condorelli del CSS definisce il MDB non efficace e potenzialmente pericoloso. Le cartelle richieste dall'istituto ai Di Bella non arrivarono mai e fu stabilito, stavolta con molta più severità che non solo non era da ipotizzare una nuova sperimentazione ma il MDB doveva essere considerato un metodo non scientifico e non utile. Il presidente del consiglio superiore di sanità definisce "eretico" quel protocollo di cura del cancro e Il tribunale per i diritti del malato infine, definisce il MDB "inaccettabile e contrario agli interessi dei pazienti".

Dopo qualche mese di contrasti il clamore cominciò a spegnersi fino ad arrivare a oggi, in cui si assiste ancora alla somministrazione del MDB in maniera legale (i Di Bella sono medici), anche se lo stesso non è riconosciuto dalla medicina. Attualmente le redini del gruppo Di Bella sono tenute dai figli del defunto professore che hanno fondato anche un'associazione ed aperto un sito internet che mantiene i contatti con i seguaci della terapia. Questo è il sito che attualmente rappresenta il gruppo guidato dal figlio di Di Bella e che propone le cure anticancro a chi ne facesse richiesta. Ricordo ancora le mie impressioni del tempo: le teorie di Di Bella non erano totalmente campate in aria, ma avevano qualcosa di "plausibile", perché certi componenti del suo cocktail di farmaci avevano dimostrato qualche effetto antitumorale (alcuni solo "in vitro", ossia a livello sperimentale) e tra le sostanze vi era anche un chemioterapico. Esistevano oltretutto molte testimonianze aneddotiche di efficacia. Poi fu il momento delle polemiche. La sperimentazione, si disse, non fu fatta come Di Bella prevedeva, le forze dell'ordine avevano riscontrato molte irregolarità e si mossero pretori e giudici.

I miei ricordi di quel periodo sono abbastanza precisi.
Rimasi impressionato e a tratti entusiasta per quella che sembrava una scoperta epocale (erano ancora lontanissimi gli anni di MedBunker, ero solo uno studente di medicina laureando): possibile che tutte queste persone mentano e che un governo nasconda una cura efficace contro il cancro?

Il destino è proprio buffo. Stavo vivendo le stesse sensazioni di chi oggi vede le testimonianze a favore dei “guaritori” e si chiede le stesse cose, immagina complotti e ragiona in maniera errata. Non potevo quindi non studiare il caso Di Bella, non solo per ovvi motivi "divulgativi" ma anche per un motivo personale. La vicenda Di Bella pian piano scomparve nell'oblio (anche se oggi si continua a praticarne la terapia) ed in pochissimi continuano a parlarne. Così è giunto il momento di capire fino in fondo cosa successe: un modo di chiudere i conti con i miei dubbi di studente e con i dubbi di tanti altri che non conoscono a fondo la vicenda. Fu tutto un bluff o davvero esisteva un complotto che voleva nascondere la rivoluzione nel campo della cura del cancro? Di Bella era solo un ciarlatano o fu un genio affossato da poteri fortissimi capaci di condizionare uno studio scientifico? E ancora, la terapia Di Bella guarisce dal cancro o è inutile? Ed eccoci giunti ai giorni nostri.

Ho cercato di ricostruire la vicenda, studiare le carte, le "prove", la documentazione e gli studi scientifici. Un lavoro immane. Ho provato a cercare anche qualcuno che avesse avuto esperienza diretta come malato con il MDB. Ho studiato la perizia effettuata per il tribunale che doveva decidere se questa terapia fosse efficace e quindi giustificasse la scelta di assegnare gratuitamente i farmaci a chi ne avesse fatto richiesta. In questo caso posso anticiparvi che l'esito della perizia è, a mio modo di vedere, strabiliante, e per me è stato un colpo inaspettato. Ho anche contattato direttamente il figlio del prof. Di Bella, Giuseppe, chiedendogli di inviarmi casi di guarigione o miglioramento evidente ed ottenuto esclusivamente con il MDB.

Potrei essermi perso qualcosa e quindi qualsiasi elemento nuovo sarà benaccetto, ma si parte da dov'ero rimasto. Per rendere tutto più comprensibile ho pensato di creare uno schema in maniera che ogni lettore possa non solo capire i vari passi della vicenda ma leggerli con calma, rimandando ad un secondo momento i capitoli successivi. La storia può essere a tratti ingarbugliata ma spero di renderla comprensibile sia cronologicamente che dal punto di vista medico. Nelle quattro parti del "dossier" si parlerà rispettivamente dei fatti di cronaca (e l'articolo è proprio questo che state leggendo), spiegherò cosa sia questo metodo considerando anche l'aspetto formale del gruppo che oggi ha l'eredità del professore, analizzerò la casistica proposta dal gruppo Di Bella, i casi definiti "risolti", le presunte evidenze di efficacia, parlerò delle contestazioni ed infine dell'aspetto scientifico di questo metodo.

Un fattore curioso della vicenda è che negli anni successivi alla sperimentazione non è mai stato spiegato dettagliatamente cosa successe, nemmeno da parte di quel governo che autorizzò la sperimentazione. Sono usciti vari libri che raccontavano di Di Bella, della storia e degli esperimenti, tutti a favore del professore e tutti che descrivevano come "scorretta" e manipolata la vicenda che lo riguarda, ma a parte le dichiarazioni ufficiali del governo non è mai stato pubblicato un testo che cercasse di scavare a fondo per capire in maniera equilibrata se davvero ci si fosse trovati davanti ad una genialità demolita o ad una ciarlataneria smascherata. Proverò qui, per la prima volta, a fare maggiore chiarezza.

Aggiungerò le mie opinioni ma solo alla fine, perché ho il dovere di dare il mio giudizio da medico. Ho cercato però di lasciare tanto spazio alle considerazioni di chi legge (sono anzi curioso di sapere cosa si percepisca della vicenda Di Bella prima della lettura di queste righe e cosa si penserà dopo). Gli articoli sono necessariamente lunghi, forse a tratti complicati, ma ho tentato di spiegare in maniera elementare quello che ho trovato. Ho diviso il tutto in quattro parti, potevo farne anche cinque o sei, però il blog non può dedicarsi esclusivamente a questo argomento. E’ stato un lungo viaggio che mi ha impegnato tanto ma anche un’esperienza che ha risposto ad uno dei dubbi che ho portato con me in questi anni di professione. Spero che possa essere utile anche ai dubbi di tante altre persone. Mi scuso nuovamente per la lunghezza estenuante degli articoli ma dopo 2 anni di studio non potevo fare altrimenti, avete tutto il tempo che volete per leggerli.
Si è concluso anche un sondaggio conoscitivo che ho inserito nel blog (senza alcun valore statistico, oltretutto per dei limiti del sistema alcuni hanno votato più volte), alla domanda 
Cosa pensi del "Metodo Di Bella"?
la maggioranza (235 voti, il 38% dei votanti) ha risposto che se la sperimentazione è fallita vuol dire che non funziona, più o meno simili quelli che pensano sia una ciarlataneria (112, il 18%) e quelli che non credono possa essere un metodo anticancro efficace (100, il 16%) ma hanno ancora dubbi. Interessante il numero di votanti che non conoscono il metodo (61, il 9%) nonostante questo sia stato per mesi la notizia più importante in Italia. Infine gli "irriducibili" del complotto, quelli che pensano che il metodo sia sicuramente efficace ma vittima di un boicottaggio (in 60, il 9%) ed infine quelli che credono possa avere qualche effetto ma non ne sono sicuri (48, il 7%).
Sarebbe curioso sapere come e se queste percentuali si possano modificare alla fine degli articoli in questo blog.

Il dossier sarà diviso in quattro parti ma alla fine sarà tutto riunito in un unico (lunghissimo) articolo linkato in homepage.
Per la stesura definitiva delle pagine e la revisione dei testi un ringraziamento sentito per il grande lavoro svolto a Yari Davoglio.

Alla prossima.

Le altre parti degli articoli dedicati al "metodo Di Bella sono qui:

1) La cronaca: Storia di una cura alternativa (è l'articolo in questa pagina)
2) Forma e sostanza: l'atteggiamento e la scientificità
3) La sperimentazione: come fu sperimentato
4) Perizie e risultati: le conclusioni.

Nota: Chi vuole partecipare alla discussione è pregato di leggere il regolamento del blog, attenendosi soprattutto al fatto che sono proibiti i commenti provocatori, gli insulti e le volgarità ed è fortemente gradito il rispetto nei confronti degli altri commentatori. Come da regolamento inoltre, ogni affermazione che non è riconosciuta come scientifica deve essere preferibilmente documentata (chi per esempio volesse sostenere di essere guarito grazie al metodo, prima di affermarlo farebbe bene ad inviarmi documentazione o le affermazioni non avrebbero naturalmente alcuna attendibilità né interesse ai fini della discussione). Ricordate che la prima condizione per la partecipazione ai commenti di questo blog è l'educazione. Visti i precedenti in altre discussioni simili ho ritenuto giusto puntualizzarlo.
I commenti che non seguono questa linea di discussione civile e che non rispettano le regole saranno cancellati (e questa nota vale come preavviso) a giudizio indiscutibile del responsabile del blog.
Grazie.

lunedì 16 maggio 2011

Fiori di Bach: acqua, sole ed energia

Non avete mai sentito un'amica dire "ho provato con i fiori di Bach"?
Sapete cosa sono?

Si tratta dell'ennesima pratica alternativa senza alcuna base scientifica e senza nessuna dimostrazione di efficacia. In questo caso possiamo definirla interessante perchè riassume nei suoi princìpi e nel suo modo di utilizzo le stesse teorie che troviamo disseminate in altre pratiche alternative, qui le troviamo concentrate. Un misto tra stregoneria, omeopatia, magia. Un rituale di preparazione unito a concetti di "energia" molto cari ad altre pratiche pseudoscientifiche.
Letteralmente quella dei fiori di Bach è una pratica del tutto "naturale" e vedremo perchè.
La maggioranza di chi "prova" questo rimedio, come spesso accade, non ha idea dei princìpi che la regolano ed ha un'idea totalmente differente da quella che è la realtà. Si crede infatti che si tratti di una cura a base di "estratti di fiori" o una pratica che ricava dagli stessi quelle sostanze che possono avere un ruolo attivo nella cura di alcune patologie. Non è così, anche i fiori di Bach, come altre pratiche alternative, non hanno alcuna validità scientifica nè sono basati su teorie dimostrate. Hanno molto in comune con l'omeopatia e quando riescono a risolvere un piccolo problema il sospetto che si tratti soltanto di effetto placebo è talmente forte che persino diversi sostenitori dell'alternativo lo considerano come tale.
Per questo motivo definisco la pratica dei fiori di Bach come il placebo ideale.
Questa teoria pseudomedica fu ideata da un medico gallese Edward Bach, attorno al 1930. Questi aveva teorizzato che qualsiasi malattia umana derivasse da uno stato d'animo ìnsito in ognuno di noi. Così se il malinconico sviluppa più frequentemente malattie in un dato organo, l'estroverso le sviluppa in un altro ed il timido in un altro ancora, tutte le malattie hanno origine psicosomatica e quelle psicologiche originano da un influsso energetico negativo (tormentone questo degli "alternativi") che "scarica" le energie del nostro organismo.
Per ricaricare queste energie bisognerebbe sfruttare le proprietà di alcuni fiori che recisi in piena fioritura (non devono essere "strappati" ma tagliati dolcemente...), devono essere messi in acqua ed esposti alla piena luce del sole per poter trasferire le loro proprietà e le "vibrazioni" (ecco la stregoneria) all'acqua che li contiene. L'alternativa sarebbe quella di bollire questi fiori.
L'acqua "energizzata" dai fiori viene quindi filtrata e diluita con una pari quantità di brandy.
Si ottiene così una "tintura madre" del fiore prescelto.



La tintura madre a sua volta deve essere diluita in ulteriore brandy (2 gocce in 10 ml) e questo rappresenta il rimedio finale.
I fiori non sono scelti secondo le sostanze che possono contenere nè queste sono estratte in maniera da averne una buona quantità, nell'esposizione al sole e persino con la bollitura, la possibilità che nell'acqua "energizzata" sia contenuta una quantità di "sostanza attiva" è scarsissima, meglio ancora nulla. L'ulteriore diluizione poi rende il prodotto finale un prodotto come quelli omeopatici: niente altro che acqua. Curioso come molti omeopati critichino questa disciplina visto che scientificamente non vi è alcuna differenza tra il granulo omeopatico e la boccettina di fiori di Bach.
A questo punto si tratta di stabilire come usare il prodotto ed a cosa serve.

La posologia è a gocce: 2-3 gocce al giorno per più volte.
Bach divise i fiori con una classificazione arbitraria basata proprio sulla sua convinzione che tutte le nostre malattie abbiano origine psicosomatica.
Esistono così fiori "guaritori", altri "aiuti" ed altri "assistenti", ognuno serve a qualcosa. Ci sono i fiori per chi ama la solitudine, l'olivo per lo stressato, il faggio per il polemico e così via.

In realtà la pratica dei fiori di Bach ha un preciso significato, riconducibile al grande calderone dei rimedi placebo come l'omeopatia e come questa è caratterizzata da un preciso rituale che "rinforza" l'effetto.
Se dicessi di prendere dei fiori a caso di un giorno a caso mettendoli a bollire in pentola per berne il risultato, probabilmente avrei molto meno effetto del dire che bisogna raccogliere i fiori amorevolmente in una bella mattina assolata per farli caricare positivamente dall'energia solare e che dopo energizzazione cosmica bisogna assumerne due gocce al giorno.
La magia ha un suo preciso rituale e questo ne è un mirabile esempio.
Bach non ha mai dimostrato (nè lo hanno fatto dei suoi seguaci) la sua teoria nè l'efficacia del suo rimedio. I princìpi sui quali si basano le sue idee non sono scientificamente valide e nemmeno l'idea che ogni malattia sia collegata alla "costituzione" dell'individuo è corretta, si tratta piuttosto di una "moda scientifica" molto in voga all'inizio del 1900 quando si pensava che un tipo di corporatura predisponesse a certe malattie esattamente come un tipo di carattere lo facesse per altre, teoria che tra l'altro diede origine proprio all'omeopatia.
La dimostrazione della falsità di quest'idea è che le malattie più importanti, purtroppo, colpiscono tutti: alti e bassi, grassi e magri, belli e brutti. Che poi un certo tipo di costituzione possa diventare un fattore di rischio per alcune patologie questo è certo ma non ha nulla a che vedere con l'idea di Bach.

Se già la pratica dei fiori di Bach non ha nessuna plausibilità scientifica, nè nelle sue basi teoriche nè nell'applicazione medica, anche gli studi che hanno provato a capirne di più hanno evidenziato come l'azione dei preparati a base di fiori "energizzati" ha soltanto, quando va bene, un effetto placebo. Proprio perchè utilizzato spesso come rimedio a disturbi di tipo ansioso e psicosomatico, sono stati misurati gli effetti in questo ambito e non si è visto alcun effetto superiore al placebo. Gli studi sull'utilizzo in altri ambiti (anche più banali ma persino sui disturbi di attenzione pediatrici) hanno avuto lo stesso risultato: nessun effetto superiore al placebo.
Uno di questi studi è particolarmente interessante perchè sottolinea il meccanismo mentale che fa spesso accettare pratiche alternative senza alcuna base scientifica.
Lo studio, pubblicato su una rivista di medicina alternativa, ha realizzato una revisione degli studi già esistenti in letteratura sui "rimedi floreali" ed ha concluso che i fiori di Bach sono assolutamente sicuri, non creano cioè particolari problemi. Conclude comunque che non vi è alcuna evidenza di effetto superiore al placebo. Interessante è proprio come si sottolinei la sicurezza di qualcosa che non è un farmaco, il solito argomento fallace del "che male vuoi che faccia". Il problema è che chi sta male non ha bisogno di qualcosa di innocuo quanto di qualcosa che funzioni. Stessa fallacia dell'omeopatia: funziona perchè non ha effetti collaterali, solo che mentre la seconda affermazione è reale, la prima non è mai stata dimostrata ed inoltre mentre la mancanza di effetti collaterali è un pregio aggiuntivo, l'efficacia è il primo requisito di un farmaco.

Da questo punto di vista comunque è vero che in genere i "fiori di Bach" sono venduti (in erboristerie e farmacie, quasi sempre) per piccoli disturbi o quando non serve un farmaco e non avendo particolari effetti collaterali se non quello di svuotare il portafogli, posso definirlo come "placebo ideale", l'importante è non pensare di risolvere problemi seri con il "decotto di acqua energizzata dai fiori".

Detto questo, molto meglio una buona tisana rilassante.

Il prossimo articolo sarà dedicato (assieme ad altri tre seguenti) al "caso Di Bella", so che è molto atteso quindi avverto.

Alla prossima...

mercoledì 11 maggio 2011

Sentenza di morte?

Ho sempre sostenuto che la scienza e la medicina non possono essere dibattute e decise in tribunale, le leggi, il diritto e le regole sono sacrosante, la protezione del cittadino e del professionista anche, decidere di questioni scientifiche o strettamente mediche è davvero pericoloso, per tutti. E' già difficile "fare scienza" nelle sedi opportune, figuriamoci in quelle non adatte e dove per forza di cose esistono degli interessi opposti nelle varie parti coinvolte.

E' recente la notizia di una sentenza della corte di cassazione che ha condannato un medico per aver eseguito un intervento chirurgico (con il triste epilogo della morte della paziente, già gravemente malata) che secondo la corte non procurava (cito) "un beneficio per la salute e/o un miglioramento della qualità della vita". La colpevolezza è stata decisa nonostante la paziente avesse dato il suo consenso (firmato) all'operazione.

I particolari della sentenza e del caso non posso conoscerli e quindi la discussione si basa su ciò che ha riportato la stampa e non verte sul caso specifico (piuttosto dibattuto, visto che il chirurgo protagonista della vicenda è noto per alcune sue vicende giudiziarie) ma sulle ricadute che tale decisione potrebbe avere sulla salute dei cittadini, sulla libertà di scelta personale e sulla professionalità dei medici ma anche su altri aspetti della medicina. Il caso assume particolare importanza in quanto la donna operata, come detto, aveva dato il proprio consenso all'intervento chirurgico ed a prescindere quindi dai risultati dell'operazione (già considerata "errata" dai giudici) nemmeno la volontà della paziente ha avuto valore.
E' bene ricordare che una decisione della corte suprema di cassazione è un fatto importantissimo in giurisprudenza, non è una legge ma costituisce un precedente che nei fatti può condizionare in un determinato senso un processo. La cassazione è l'"ultimo giudice" che emette una sentenza su un caso. Quando la cassazione si pronuncia la sua decisione è, salvo casi eccezionali, definitiva e "fa giurisprudenza", da questo l'eccezionalità del fatto.

Il rischio che una sentenza del genere condizioni fortemente le decisioni dei medici, i loro atti e persino la volontà dei malati non è aleatorio ma reale, attuale.
Viviamo già in un'epoca di medicina difensiva, un termine che forse non tutti conoscono ma che è un processo in atto in tutti gli ambienti medici: dal medico di famiglia al chirurgo ospedaliero, se i medici devono prendere le loro decisioni in base alla scienza ed alla coscienza, oggi si assiste sempre più frequentemente ad una valutazione anche di tipo legale. Un medico è un uomo con una vita privata ed una reputazione professionale e quando la decisione è talmente delicata da sfidare rischi e conseguenze legali anche questo aspetto rientra nei valori in gioco sui quali basare le proprie decisioni. Operare una persona gravemente malata che ha fortissimi rischi di non superare l'intervento potrebbe diventare un "boomerang" per il medico che quindi potrebbe decidere di non correre il rischio di trovarsi ingiustamente accusato di errore. Spesso inoltre si confonde l'errore medico con la complicazione, lo fanno anche i tribunali: un intervento con un finale drammatico come la morte del paziente per complicanze emorragiche previste statisticamente e dalle stesse tecniche chirurgiche non è considerato come una tragica e possibile fatalità ma come errore medico. Ancora: si tende a sottovalutare lo sconforto ed il senso di sconfitta che possono assalire un medico che ha visto morire il suo paziente preferendo proteggere e soddisfare le esigenze dei parenti della persona danneggiata. Sembrerebbe una considerazione per certi versi "comprensibile" se non fosse che quasi sempre un processo o un'indagine sono un calvario per chi non è certo abituato ad avere a che fare con la giustizia. Da non sottovalutare anche l'aspetto "pretestuoso": esistono persone che lucrano anche su questo, studi legali che vivono grazie alle cause sanitarie, parenti che non hanno alcun interesse a preservare il ricordo del loro congiunto ma puntano solo ad un ricco risarcimento e così via.
Tutto questo a chi serve?
Per questo motivo oggi più che mai molti medici sono costretti (e questo fa parte dei consigli che ricevi quando inizi la carriera) a guardare anche a se stessi oltre che al paziente.

Per capirci meglio se dal medico di famiglia si presentasse una persona con una cefalea insorta per la prima volta nella vita e che non presenta altri sintomi concomitanti, il medico coscienzioso prescriverà un analgesico e solo se quella cefalea dovesse continuare o accompagnarsi ad altri sintomi potrebbe ritenere opportuno approfondire il caso con degli esami specifici. Questi esami (per esempio delle TAC, degli esami del sangue o delle radiografie) non solo hanno un costo economico personale e per la società ma sono spesso ricchi di effetti collaterali (per esempio la TAC espone a radiazioni). Se il medico volesse tutelarsi del tutto da lontani ma possibili rischi legali, avrebbe una sola scelta: prescrivere subito tutti gli esami disponibili come se il caso fosse sospetto. Si rischia così di esagerare il trattamento di un malanno banale ma nessuno potrà mai sostenere che il medico ha evitato di approfondire. Tutto ciò va contro l'economia dello stato naturalmente ma anche contro il paziente, facendogli perdere tempo, denaro e mettendolo a rischio in certi casi. Ancora peggio quando si è al cospetto di un caso delicato.

Un esempio: una paziente di 90 annni di età con un tumore maligno che soffre dolori insopportabili perchè il tumore comprime particolari strutture nervose (o ancora difficoltà ad alimentarsi o a compiere funzioni non vitali ma importanti). In una situazione simile la possibilità che l'intervento sia molto pericoloso per la vita della paziente è altissima, il beneficio che si desidera ottenere non è di "aspettativa di vita" o di "beneficio sulla salute" è semplicemente un atto umano e di casi simili in ospedale se ne vedono tanti e spesso è una richiesta del paziente stesso.
Un chirurgo coscienzioso deve ponderare rischi e benefici, deve parlarne con la paziente (prima di tutto) e con i parenti se necessario, deve spiegare, ottenere il consenso e rischiare, già, rischiare come si fa per qualsiasi (anche il più banale) intervento chirurgico.
Se l'intervento dovesse andare male è naturalmente un dramma ma più di quello non era possibile fare e la decisione era stata presa in comunione e d'accordo con la paziente. Ricordiamoci che un intervento finito male, qualsiasi sia la causa del fallimento, è una sconfitta del chirurgo che naturalmente non ne è certamente fiero o soddisfatto ma alla luce di questa sentenza e della medicina difensiva a questo punto il chirurgo non ha alcun interesse a procedere con la sua rischiosa operazione è anzi assolutamente giustificato nel non farlo. Non ha possibilità sicure di successo, rischia tanto e soprattutto vi è la possibilità ormai "ufficiale" di incorrere in gravi sanzioni penali, persino se la paziente fosse d'accordo con lo stesso medico.
Il caso in questione quindi è davvero eclatante. Ammettiamo di essere affetti da una grave malattia incurabile e che le sue complicazioni ci facciano soffire. Chiediamo al medico un consiglio e lui ci spiega delle possibilità di intervento: la chirurgia è possibile e molto rischiosa ma non vi è altro metodo per ridurre i disturbi. Noi desideriamo l'intervento "a tutti i costi" (sembra che la paziente del caso esaminato rientri in questa categoria) ma il chirurgo ci spiega che non ha alcuna possibilità pratica (a questo punto anche "legale") di intervenire: un fallimento, cosa molto probabile, aggiungerebbe alla morte della paziente, la condanna del medico stesso.
Ma è accettabile?
La giustizia è uguale per tutti, sacrosanto, ma così non rischia di non essere uguale per nessuno? Che interessi salvaguarda questa sentenza? Dei medici? Non mi pare, dei pazienti nemmeno, del diritto...ditemelo voi. Forse un giurista sa scavare meglio di me nei significati di questa decisione.
Il lavoro del medico è già per definizione "stressante", usurante, hai spesso a che fare con problemi di grande portata che coinvolgono esseri umani in momenti molto delicati della loro esistenza: serviva aggiungere questa responsabilità? La posizione del paziente è molte volte delicatissima, fisicamente e psicologicamente: serviva inserire questo ostacolo alla sua libera scelta?
Costruire una barriera nella già precaria fiducia che bisognerebbe porre nei confronti del proprio medico vuol dire distruggere definitivamente il rapporto medico-paziente che dovrebbe essere elevato a valori di umanità e sensibilità assolutamente non delimitabili da una "legge" o da regole ferree che possono derivare da una sentenza.
Si potrebbe fare qualche considerazione anche sull'eutanasia, che in Italia è vietata e questa cos'è se non eutanasia "per legge"?
Un altro fattore da considerare è che sono tantissimi gli interventi chirurgici che richiedono una certa dose di "coraggio" da parte del chirurgo, il coraggio anzi, la mancanza di paura, è una delle qualità più ricercate per un chirurgo, se un medico che opera la gente avesse "paura" di farlo, la chirurgia non esisterebbe più. Ancora: moltissime tecniche chirurgiche sono nate proprio grazie al "coraggio" di alcuni pionieri, di medici che "ci hanno provato" di altri che nonostante le difficoltà si sono intestarditi. E' ammissibile che un intervento "inutile" a salvare una vita ma "utile" a migliorare un problema diventi impossibile?
E' normale che lo sia anche se lo stesso paziente accetta di correre il rischio?
Nel caso specifico i giudici hanno valutato come inutile l'intervento sia per il prolungamento della vita della paziente che come mezzo di miglioramento della qualità di quella vita ma se la stessa paziente si era detta disposta ad affrontare il rischio, perchè un giudice decide al posto della paziente in quel momento capace di intendere e di volere? Non si pensi che una persona in preda al dolore ed allo scoraggiamento sia non totalmente capace di intendere e di volere perchè il consenso informato deve essere sottoscritto proprio nella totale consapevolezza della situazione, altrimenti non ha alcun valore. Non vale ad esempio il consenso sottoscritto subito dopo un'anestesia o poco prima di entrare in sala operatoria (tranne urgenze indifferibili, questo è un altro caso), il paziente deve essere assolutamente capace di comprendere ciò che accade. In molti ospedali degli Stati Uniti, nazione conosciuta per alcuni eccessi burocratici e legali che rasentano la paranoia, il consenso informato va somministrato e sottoscritto con ripresa audio-video per registrare cosa ha detto il medico ed in che condizioni è il paziente in quel momento: vogliamo arrivare a questo? Ma anche se fosse, in base a questa decisione, non sarebbe sufficiente nemmeno questo: se un giudice decide che un intervento chirurgico era assolutamente inutile a migliorare lo stato di una persona, poco importa, è vietato farlo. Non vale la decisione del medico, non vale quella del malato, fa testo quella del giudice. Può una terza persona decidere per noi?
E se dovessi provare una nuova tecnica? E se volessi rischiare il tutto per tutto? Io medico o paziente, se volessi a tutti i costi provarci?

In poche parole una sentenza decide sulla vita di ognuno di noi ma la mia opinione è quella di un medico che sta di fronte ad una persona con un problema di salute, potrei essere condizionato dalla mia posizione o prevenuto, sarebbe interessante conoscere l'opinione di chi potrebbe trovarsi di fronte a questa scelta come paziente.

Voi cosa ne pensate?

Alla prossima.

Nota: Qui il .pdf con le motivazioni della sentenza.

NOTA: ci sono problemi (una manutenzione annunciata che impiega più tempo del previsto) della piattaforma Blogger. Al momento (non si sa quando verranno risolti) su MedBunker sono scomparsi dei commenti (in alcuni blog, mi dicono, sono scomparsi persino interi articoli...) e non è possibile ripristinarli. Google ha comunicato che stanno effettuando il ripristino dal backup. Speriamo...

Aggiornamento 13/05/11: Blogger sembra tornato a posto, si fa per dire, in quanto sono scomparsi decine di commenti nonostante il servizio di assistenza avesse assicurato di poterli recuperare tutti. Utenti infuriati. Pazienza.

venerdì 6 maggio 2011

Aggiornamenti: Hamer e Simoncini alla ribalta.

Brevissimo aggiornamento per avvertire che stasera, venerdì 6 maggio 2011, nel corso del programma "Mi Manda RaiTre", si parlerà di un medico hameriano e delle sue "terapie", in studio Ilario D'Amato.
Mentre in tutta Europa è enorme lo scandalo che suscitano le folli teorie dell'ex medico tedesco (nei paesi francofoni è uno dei casi che vengono trattati più spesso dai programmi di attualità), in Italia ci sono ordini dei medici e politicanti che a questa teoria da psicopatici dedicano e patrocinano conferenze e convegni. Speriamo che prima o poi qualcuno si accorga della tragedia che vivono centinaia di persone anche in Italia. Ma intanto qualcosa si muove.

Con provvedimento n° 22300 dell'AGCM (da pag. 75 del documento, è un .pdf) del 13/04/2011, il dott. Tullio Simoncini (il guaritore che cura il cancro con il bicarbonato) è stato condannato per pubblicità e pratica commerciale ingannevole ed intimato a pagare 50.000 euro di sanzione. L'autorità ha inoltre vietato la pubblicità delle sue teorie con qualsiasi mezzo (e qui vedremo se anche qualche sito "alternativo" si beccherà anch'esso una supermulta). Simoncini era stato avvisato (pag.79, è un .pdf) con un provvedimento della stessa autorità che gli aveva intimato di oscurare i suoi siti. Il guaritore romano ha pensato di aggirare la legge cambiando proprietà al suo sito e passandolo in mano ad un'altra persona ma l'autorità non si è fermata e la sanzione è arrivata ugualmente. Da notare che sul conto del guaritore stanno ancora indagando i NAS e la Guardia di finanza. Questa notizia rispecchia due concetti: qualche mese fa il ministro della salute Fazio aveva avvertito che si sarebbero strette le maglie sui ciarlatani del web. Detto, fatto. Secondo aspetto: questa istruttoria dell'AGCM è nata dalla segnalazione di un privato cittadino che si è recato dai carabinieri ed ha denunciato i misfatti del guaritore romano e dei siti a lui collegati. A questa persona il mio ringraziamento personale.
...e chissà che non incoraggi tanti altri che si sono fidati del guaritore romano...

A questo punto ed a scopo di archivio, inserisco un ulteriore caso di falsificazione dei fatti da parte dell'ex medico romano.
In questo caso Simoncini racconta di un paziente con un tumore epatico (cioè al fegato) di 3 cm che dopo aver effettuato un intervento chirurgico di termoablazione in radiofrequenza (una sorta di distruzione delle lesioni del fegato con il calore) peggiora. Solo il miracoloso intervento del bicarbonato lo salverà con tanto di referti per dimostrarci il suo potere curativo. Sequenza perfetta, pura e miracolosa quindi, quella raccontata da Simoncini:

Diagnosi di tumore
Intervento chirurgico.
Bicarbonato
Guarigione.

Ma al solito proprio leggendo i referti si scopre che le cose sono andate in maniera ben diversa e guardacaso la conclusione è assolutamente opposta a quella raccontata dal guaritore.
Nella realtà (ripeto, basta leggere), il paziente, a novembre 2001 ha ricevuto diagnosi di formazione di circa 3 centimetri al fegato (della quale non è nota la natura, se maligna o benigna, sembrerebbe una cisti, visto il suo contenuto liquido (aspetto "ipoecogeno") nell'VIII segmento epatico):

Il referto del primo esame, sottolineature rosse mie.

Poco dopo, a dicembre 2001 viene effettuato un trattamento con radiofrequenza:

...ed al successivo controllo, avvenuto a febbraio 2002 è dimostrato l'esito ottimale della procedura (i cui esiti, le cicatrici in poche parole, sono invariati rispetto all'esame precedente, quello che abbiamo visto prima del dicembre 2001), che chissà perchè Simoncini nemmeno considera. Nel sito riportata anche una testimonianza scritta del paziente che parla di TAC effettuata a luglio 2002 che dimostrerebbe la scomparsa del "tumore" (che in realtà non è mai stato diagnosticato): il referto di questa TAC non è mostrato. Ecco qui  invece il referto di febbraio 2002 che mostra ancora l'esito della termoablazione (la cicatrice che ha ancora le dimensioni notate nel precedente esame ed è pure sottolineato il riscontro di esito ottimale della procedura):

Il trucco è sempre lo stesso quindi, raccontare una falsa vicenda che si rivela invece una grande bufala quando si controllano i referti. Ecco perchè è importante richiedere sempre documentazione quando qualcuno racconta di guarigioni miracolose.
La cronologia esatta degli eventi quindi (almeno da quanto si riesce a capire da ciò che è pubblicato) è:

Diagnosi di tumore. (? Benigno? Maligno?)
Intervento chirurgico.
Esito positivo dell'intervento (come documentato)
Bicarbonato. (Quando?)
Guarigione. (? Da cosa? Con quale mezzo?)
Qui la versione italiana del caso leggendo la quale si evidenzia ancora più chiaramente la manipolazione degli eventi da parte del guaritore romano. Anche questo caso quindi è stato falsificato.

Ma perchè il guaritore pubblica (pubblicava, da qualche tempo di referti non se ne leggono più...) tranquillamente i documenti che rispecchiano la vera storia del paziente?
Perchè si fida della pigrizia della gente, della superficialità di chi legge e dell'incompetenza che non permette a chiunque di saper leggere un referto. Probabilmente pensa: intanto pubblico i referti che danno importanza alla cosa, tanto chi vuoi che vada a leggere ed a capire?
L'ho fatto io e l'ho spiegato: a voi le conclusioni.
Questa è un'ulteriore dimostrazione, ripeto, che per giudicare e per l'analisi di un caso, la presenza dei referti è fondamentale.

Alla prossima.

Grazie a u. per la segnalazione.

Aggiornamento 06/05/11 ore 22:45: è andata in onda la puntata di Mi Manda RaiTre che raccontava la storia di Emanuela Trevisan. Tristissimo il suo calvario e l'evidente plagio mentale al quale era stata sottoposta dal medico hameriano che le ha consigliato di non curarsi per seguire le sue deliranti teorie. In studio un Ilario D'Amato  perfetto che con il poco tempo a disposizione ha sottolineato alcuni degli aspetti di questa folle medicina alternativa. In collegamento altri due hameriani che hanno balbettato qualcosa senza avere nemmeno il coraggio di affermare pubblicamente le loro idee (tanto sono assurde). Invitato anche uno sconvolgente on.le Scilipoti che tra un "malati neoplastichi" (sic) e preoccupanti urla animalesche non ha risposto a nessuna delle domande che gli sono state poste. Presentato anche uno spezzone nel quale Hamer in persona, raggiunto nella sua latitanza norvegese, si lascia andare agli sproloqui sulla sua teoria, dal complotto ebraico all'idea che per curare il cancro, semplicemente, non bisogna curarsi.
Un'altra pagina di ciarlataneria che lascia allibiti per la quantità di ignoranza, delirio, pericolosità che si porta addosso. Chi ha visto (me compreso) probabilmente è rimasto senza parole.




lunedì 2 maggio 2011

Alimentazione: il digiuno

Quanti miti e leggende legati all'alimentazione conosciamo?
In un'epoca nella quale siamo "maleducati" anche per come mangiamo serve sempre un consiglio o una guida che ci illustrino cosa è bene fare e cosa bisogna evitare.
Tra diete inutili, leggende metropolitane e vere e proprie truffe commerciali, un articolo sul digiuno preparato dal biologo e nutrizionista dott. Giuliano Parpaglioni, già collaboratore di questo sito dagli inizi e che ha anche un suo blog che discute proprio di problematiche legate all'alimentazione.
In molti siti "naturopatici" o a tendenza alternativa si legge spesso delle proprietà fantastiche e guaritrici del digiuno. E' vero? Cosa si rischia a digiunare?
E possibile farlo?
Nei commenti i vostri dubbi.
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Nell'ambito della nutrizione esistono decine di “mode” e usanze, alcune suggerite dagli stessi professionisti ai propri pazienti, altre invece diffuse tramite il semplice passaparola, lasciando che ogni persona si regoli da sé. Molti di questi approcci hanno una loro ragione d'essere scientifica, ad esempio è indubbio che una dieta vegana, per quanto ristretta e limitata, sia comunque compatibile con una buona salute fisica in ogni occasione a patto che sia ben equilibrata. Altri comportamenti alimentari, invece, non possono dirsi salutari, nonostante il numero di persone che li seguono.

Il digiuno è una condizione volontaria o forzata di assenza di alimentazione, e ne esistono vari gradi: c'è chi si alimenta di sola frutta, chi beve solo acqua, chi lo fa per un giorno alla settimana, chi lo protrae per più settimane. I fautori di questo modo di “alimentarsi” (metto le virgolette perché è ovvio che il digiunare non è propriamente un modo per alimentarsi...) ci dicono che il digiuno è terapeutico, che ci libera dal grasso in eccesso e che ci fa vivere più serenamente la giornata, abbassando i livelli di stress. Tutto assolutamente vero!

Durante il digiuno (inteso come assumere solo acqua) il nostro corpo passa varie fasi per adattarsi alla situazione: prima utilizza le riserve di zuccheri (il glicogeno) presenti nei muscoli e nel fegato, successivamente all'esaurimento di queste riserve si vede costretto a sintetizzare da sé lo zucchero necessario alla sopravvivenza (un processo chiamato gluconeogenesi), i mattoni per la sintesi dello zucchero sono le proteine, ovvero la struttura portante dei muscoli corporei. Allo stesso tempo però il corpo attua una grandiosa risposta, evolutivamente molto importante in quanto ci ha permesso di superare periodi di grande carestia, che permette l'utilizzo dei grassi come fonte principale di energia, tanto che col passare del tempo e dopo parecchi giorni di digiuno lo stesso cervello può lavorare “alimentato a grassi” più che a zuccheri. Tutto questo è possibile perché il cervello è capace, in condizioni di carenza, di utilizzare come fonte di energia quelli che vengono chiamati corpi chetonici, che sono il risultato dell'utilizzo dei grassi per funzioni energetiche. Quindi, riassumendo: dopo vari giorni di digiuno il nostro corpo si alimenta dei grassi che ha accumulato, non ha più bisogno di un gran quantitativo di zuccheri e quindi la massiva perdita di muscoli che c'è nei primi giorni piano piano rallenta, anche se non si arresta mai.



A livello di analisi del sangue è possibile poi avere una condizione quasi normale, come spesso succede per i soggetti anoressici che hanno in apparenza poche carenze ematiche. Altro effetto positivo è che perdendo massa grassa si abbassano sicuramente gli indici importanti per il rischio cardiovascolare come i trigliceridi o il colesterolo cattivo. Tutto questo è molto bello e su questo si basa il successo del digiuno. C'è chi arriva a dire che il sistema immunitario ne esce rafforzato! Inoltre è possibile che ci siano effetti positivi per il trattamento di alcune condizioni patologiche come il Parkinson o che si riveli un utile strumento per abbassare il rischio di malattie cardiovascolari. C'è però il rovescio della medaglia.

Cominciamo dalla fine: le analisi possono anche apparire normali, ma in realtà c'è una carenza subclinica di molti nutrienti (primi fra tutti i minerali e le vitamine): dopo periodi molto lunghi di malnutrizione (pensiamo ad esempio ad un'anoressica) la rialimentazione deve avvenire in maniera molto graduale, perché se si dà una dieta completa, anche leggera, ad un soggetto così stressato si rischia di farlo stare davvero male, a volte. Succede che in condizioni di malnutrizione il nostro corpo abbassi tutti i suoi fabbisogni e che quindi, pur avendo circolanti nel sangue delle quantità di nutrienti apparentemente normali, nelle cellule questi stessi nutrienti siano estremamente carenti. Rialimentare una persona che per molto tempo non ha mangiato vuol dire sconvolgere il suo metabolismo ridandogli quello che fino a quel momento non aveva, a quel punto le cellule divorano i nutrienti e causano scompensi nei minerali e nelle vitamine circolanti, che possono risolversi anche con una crisi cardiaca: è la cosiddetta sindrome da rialimentazione. Quindi particolare attenzione al modo in cui si esce dal digiuno, soprattutto prolungato: ricominciare a mangiare normalmente troppo velocemente potrebbe essere paragonabile all'uscire velocemente dall'acqua dopo un'immersione subacquea in profondità.

Inoltre la perdita di massa muscolare è sempre presente. E' vero che è molto accentuata all'inizio e limitata nel lungo periodo, ma è anche vero che è limitata, non assente: il nostro corpo non può vivere senza carboidrati, almeno in quantità minima, ed è quindi costretto a sintetizzarli. L'unico modo che ha per sintetizzarli è quello di distruggere le proteine (i muscoli) e trasformarle in zuccheri, perché dai grassi non si ricavano zuccheri, mai. Prolungare per parecchie settimane il digiuno vuol dire perdere parecchia massa muscolare, fare un digiuno di 24 ore vuol dire perdere abbastanza massa muscolare da rischiare un infortunio in caso di attività fisica.

Infine ci tengo a dire che sì, si perde massa grassa, ma la mancanza di alimentazione porta ad abbassare la quantità di energia spessa in tutto quello che non è indispensabile. Cosa è indispensabile? Il funzionamento del cervello e del cuore prima di tutto. Il resto è importante, ma senza un rene si vive, senza la milza si vive, si possono asportare parecchi metri di intestino e continuare a sopravvivere, si possono togliere i due terzi del fegato e questo si riforma, ma non si può stare senza cervello e cuore. Questo vuol dire che anche il sistema immunitario ne risente e, indeboliti dalla mancanza di alimentazione, siamo sicuramente più vulnerabili alle infezioni, altro che rafforzarci. Il sistema immunitario è formato da numerosi tipi di cellule, molecole e tessuti: se parlate con un immunologo è probabile che vi dica che anche la pelle, essendo una barriera contro gli agenti esterni, è parte di esso. Tra queste cellule ci sono anche i batteri dell'intestino che escono da un periodo di digiuno sicuramente diminuiti di numero, quindi incapaci di sostenere la nostra buona salute (sono loro che impediscono, spesso, la comparsa di sindromi intestinali poco simpatiche). Ovviamente anche le vere e proprie cellule del sistema immunitario, i globuli bianchi, possono risentire della mancanza di alimentazione, sia come numero che come capacità di produrre molecole immunitarie.

In conclusione, se dovete seguire una dieta particolare o se volete digiunare, parlatene col vostro medico o nutrizionista, perché può essere d'aiuto sia nel seguire il regime scelto (ovviamente la scelta di seguirvi è a discrezione del professionista) sia per trovare alternative, o comunque elencarvi le possibili implicazioni negative.