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giovedì 7 ottobre 2010

Oltre ogni limite: autochirurgia

Una storia di determinazione e voglia di vivere incredibile.

A job like any other, a life like any other
(Un lavoro come qualsiasi altro, una vita come qualsiasi altra)

E' la risposta di Leonid Rogozov a chi gli chiedeva come giudicasse il suo lavoro e la sua vita dopo l'esperienza oltre ogni immaginazione che il medico russo visse nel 1960.
La vicenda è talmente fuori dal normale che il modo migliore di viverla è sentirla raccontata dal suo stesso protagonista. Giudicate voi stessi se davvero il suo gesto è "come qualsiasi altro".
Intanto però conosciamo chi è colui che ci racconterà la sua storia.

Leonid Rogozov era un giovane medico chirurgo russo. A 27 anni decise di abbandonare temporaneamente i suoi studi specialistici perchè era giunto il momento di una svolta nella sua vita. Rogozov organizzava da tempo una spedizione memorabile, sognata da bambino ed era pronto per realizzare quel desiderio a costo di lasciare da parte una promettente carriera da chirurgo. Una spedizione in Antartide. Era quello che sognava. Disposto a tutto era già in contatto da tempo con un team di scienziati.
Così saputo che si stava preparando una spedizione e che il gruppo pronto a partire cercava proprio un medico si propose.
Leonid era in gamba e non servì tanto tempo per farsi accettare. Era il medico ufficiale della missione ormai in partenza.

Il dottor Leonid Rogozov a destra, con un suo compagno di spedizione

La storia di Leonid Rogozov ci viene raccontata dallo stesso protagonista e dal figlio che, raccolti i documenti e le testimonianze, ne fa un uso "scientifico": medico anche lui, pubblica la storia del padre sul British Medical Journal.
E' l'epilogo migliore e meritato che poteva sperare il protagonista della vicenda.
Da questo momento utilizzerò le parole del dottor Rogozov e di suo figlio per far rivivere quelle ore.

La spedizione partì da Leningrado il 5 novembre 1960 con sei scienziati a bordo della nave Ob che aveva come destinazione l'antartico. Obiettivo la costruzione di una base nella zona di Schirmacher (una lunga lingua di ghiaccio di 25 chilometri) nella quale la squadra avrebbe passato tutto l'inverno: esattamente nove settimane dopo, la nuova base chiamata Novolazarevskaya era pronta ad accogliere dodici uomini in totale, i sei provenienti da Leningrado ed altri sei già presenti nella zona per altri progetti.
La preparazione della base arriva giusto in tempo. In un paio di settimane sarebbe iniziato l'inverno: freddo intensissimo, tempeste, buio, impossibilità di comunicazione e di trasporto. Per chilometri gli unici uomini sarebbero stati loro e nessuno avrebbe potuto raggiungerli. Attorno solo ghiaccio.
Passano i giorni, i ritmi sempre uguali, il lavoro. Il medico della spedizione diventa anche autista e metereologo, tutti sono cuochi, meccanici, idraulici non si va per il sottile a  -60 gradi. Leonid però è l'unico medico ed è il solo che può pensare alla salute della spedizione.

26 Aprile 1961
Rogozov sta male.
Debolezza, malessere e nausea e poi dopo qualche giorno un dolore alla parte bassa dell'addome, prima in alto poi, definitivamente fisso in  basso a destra. La sua temperatura corporea aumenta ma non è allarmante, 37,5 gradi. Scrive il medico nel suo diario:
Sembra che mi sia beccato un'appendicite. Mantengo la calma, provo anche a riderci su. Perchè spaventare i miei compagni? Chi potrebbe essere d'aiuto? L'unico contatto tra un esploratore antartico e la medicina sarà stato probabilmente sulla sedia del dentista...
Per lui non è difficile fare diagnosi su se stesso, è un'appendicite e sa che solo un intervento chirurgico può risolvere la situazione.
Rogozov si rende conto di essere in un momento molto delicato. In mezzo al ghiaccio senza possibilità di trasporto o di comunicazioni, le tempeste di neve impediscono anche l'arrivo di mezzi dal cielo e, cosa più drammatica, è l'unico medico del campo. Può utilizzare i farmaci delle casse di emergenza, ci sono degli antibiotici, potrebbero aiutarlo, anche perchè se non dovessero farlo la situazione precipiterebbe irrimediabilmente.

30 Aprile 1961
Usati gli antibiotici, gli antinfiammatori, il ghiaccio sulla parte dolorante. Niente.
Le condizioni peggiorano. La nausea, il dolore e la febbre sono aumentate...:

Non ho dormito per nulla stanotte. Un dolore tremendo! Una tempesta di neve che mi ha lacerato l'anima ululando come centinaia di sciacalli. Non mi sembra ci siano sintomi imminenti di perforazione [intestinale, ndt] ma avverto un forte presentimento...succederà...devo pensare all'unica cosa possibile da fare: operarmi da solo...è quasi impossibile ...ma non posso abbandonarmi del tutto.
Proprio così, Leonid non può abbandonare proprio ora ma l'unica soluzione possibile che possa salvarlo è anche quella più folle, la più impensabile: compiere un'operazione chirurgica su se stesso. Non ci sono altre alternative possibili.
Continua il medico nei suoi appunti:

ore 18,30: Non mi sono mai sentito così tremendamente male in tutta la mia vita. La base trema come un giocattolino in mezzo alla tempesta. I ragazzi lo hanno capito. Arrivano a calmarmi ma io sono arrabbiato con me stesso, ho rovinato il giorno festivo di tutti: domani è il primo maggio ed ora tutti corrono in giro a preparare l'autoclave [per sterilizzare gli strumenti, ndt.]. Dobbiamo sterilizzare la biancheria, ci prepariamo ad operare.

ore 20,30: Mi sento peggio. L'ho detto ai ragazzi. Ora cominciano a portare tutto quello che non ci serve fuori dalla stanza.

Così successe. La stanza fu liberata dal superfluo, furono scelti tre componenti del gruppo che avrebbero assistito Rogozov nella sua disperata impresa e si sterilizzarono ferri chirurgici, teli di cotone e lino, abiti e per quanto possibile si pulì l'intera "sala operatoria" di fortuna. Rogozov spiegò ai tre prescelti cosa sarebbe successo, i tempi dell'operazione, i compiti di ognuno. L'equipe era formata dal meteorologo Artemer, dal meccanico Teplinsky e dal direttore di base Gerbovich. Quest'ultimo era un componente "di riserva" che sarebbe entrato in campo solo nel caso uno degli altri due fosse preso da panico o da nausea. I primi due avrebbero rispettivamente tenuto e passato gli strumenti chirurgici e tenuto uno specchio che avrebbe permesso al medico di guardare il suo addome durante l'operazione. Naturalmente nessuno dei tre aveva mai avuto esperienza medica nè aveva mai partecipato ad un intervento chirurgico.
Prima di iniziare Rogozov preparò dei farmaci di rianimazione e spiegò come utilizzarli in caso di suo svenimento o perdita di coscienza. Poi si premurò di disinfettare egli stesso le mani dei suoi compagni di squadra e si sistemò sul letto. In posizione inclinata lievemente verso sinistra e non completamente sdraiato, con guanti, cappello e mascherina.

Rimosso per un attimo il lato "romantico" ed eroico della vicenda, c'è da dire che in effetti il medico non aveva altre alternative (se non quella di morire) ed in più la disperazione e lo smarrimento dovuti al dolore lo hanno certamente spinto verso quella decisione che appare totalmente fuori dal comune. Questo non toglie nulla comunque alla vicenda che resta sicuramente incredibile.
Da sottolineare che l'appendicectomia (la rimozione dell'appendice che è una parte a forma di tubicino del nostro intestino che si trova nella zona inferiore destra del nostro addome) pur essendo oggi un intervento abbastanza di routine, presenta i rischi di qualsiasi intervento chirurgico. Il rischio di lesioni ad altre parti dell'intestino, il sanguinamento inevitabile che deve essere fermato in tempo ed altro. In più la "manipolazione" del peritoneo (una membrana che ricopre tutta la cavità addominale e che deve essere incisa ed aperta per poter raggiungere l'appendice) causa tipicamente un senso di nausea molto forte (per via della sua innervazione). Quando l'appendice si infiamma uno dei rischi più temibili è la sua perforazione: l'infiammazione provoca la "morte" (la necrosi) del tessuto intestinale e l'appendice letteralmente si buca. In questo caso la vita viene salvata solo da un intervento molto più esteso e complicato ma nella situazione del medico russo un'evenienza del genere avrebbe significato sicuramente la fine.
Considerando tutto questo, lo stato del medico russo e le condizioni ambientali, non si può certo dire che il gesto di Rogozov sia stato un gioco da ragazzi. Pensiamo anche al fatto che in caso di errore il dramma si sarebbe compiuto inevitabilmente e nel peggiore dei modi.

Poco prima di iniziare, dopo la disinfezione della sua cute, preferì togliersi i guanti. In quelle condizioni forse sarebbe stato meglio fidarsi del tatto e della sensibilità delle dita.
Alle ore 02,00 inizia l'intervento chirurgico.

Dopo 20 ml di procaina allo 0,5% come anestetico direttamente sull'addome, Rogozov incise la sua pelle per circa 10-12 centimetri. Qualche decina di minuti e dovette fermarsi per la stanchezza e la nausea e queste pause si ripetevano regolarmente. L'intervento durò 45 minuti. Rogozov iniettò antibiotico direttamente nella cavità addominale. Alla base dell'appendice infiammata, una perforazione di 2 x 2 centimetri. Ci fu anche un piccolo errore (venne incisa una parte dell'intestino) che il medico rimediò con pazienza.
Fu chiamato un quarto partecipante per scattare delle foto:
Scrisse una delle tre persone presenti all'evento nel suo diario:

Quando Rogozov fece l'incisione e manipolava le sue viscere, appena rimossa l'appendice l'intestino cominciò a gorgogliare e questo fu molto impressionante per noi; venne voglia di andare via, scappare, evitare di guardare ma mi sono controllato e sono rimasto. Artemev e Teplinsky tennero anch'essi il loro posto anche se dopo voltarono la testa per non guardare, tutti e due ebbero delle vertigini e furono vicini allo svenimento...Rogozov era invece calmo e concentrato, ma gli scendeva il sudore giù per il viso e spesso chiedeva a Teplinsky di asciugargli la fronte... L'operazione finì alle 4 di mattina. Alla fine Rogozov era molto pallido e naturalmente stanco ma finì tutto perfettamente.
La ripresa fu abbastanza rapida. Rogozov utilizzò dei sonniferi per riposare la prima notte ma già dopo quattro giorni le sue funzioni tornarono normali ed al quinto giorno era sparita anche la febbre.

Due settimane dopo l'intervento il medico tornò al suo regolare lavoro alla base antartica, stava molto bene e non risentiva affatto di quello che era accaduto. Ci racconta:
Ho scelto una posizione semiseduta. Spiegai a Teplinsky come tenere lo specchio. Il mio povero assistente! Alla fine dell'intervento ho guardato verso di lui: era lì con il suo camice bianco e la sua faccia era più bianca del camice. Mi sono pure spaventato. Ma quando ho preso l'ago con l'anestetico e mi sono fatto la prima iniezione, in qualche modo sono entrato automaticamente nella "versione chirurgo" e da quel momento non mi sono accorto di nient'altro. Ho lavorato senza guanti, era difficile vedere bene. Lo specchio aiuta ma confonde, dopotutto mostra le cose al contrario, così ho lavorato molto con le mani. Il sanguinamento era copioso ma ho preso il tempo che mi serviva, ho provato a lavorare in sicurezza. Aprendo il peritoneo ho lacerato una parte dell'intestino ed ho dovuto ripararla. Improvvisamente un lampo ha attraversato la mia mente: potrebbero esserci altre lacerazioni qui ed io nemmeno me ne accorgerei...stavo diventando sempre più debole ed il mio cuore cominciava a cedere. Ogni 4-5 minuti mi  fermavo per 20-25 secondi. Finalmente eccola, la maledetta appendice! Con orrore mi accorsi della zona scura alla sua base [tessuto necrotico, ndt.], voleva dire che un altro giorno sarebbe significato la morte per me...
Nel momento peggiore, quando rimossi l'appendice, realizzai: il mio cuore ebbe un sussulto e rallentò. Bene, poteva finire tutto molto peggio ed è stato evitato togliendo l'appendice.
E quando capii tutto ciò, proprio in quel momento, ebbi salva la vita.
Non è l'unico caso di autochirurgia ed in un prossimo articolo ne racconterò altri, altrettanto incredibili, ma questo è uno dei più noti (e devo dire emozionanti).

Leonid Rogozov al ritorno in patria ricevette delle onorificienze e diventò professore di chirurgia. La sua esperienza fu raccontata da diverse fonti ed il figlio (anch'esso medico) la pubblicò sul British medical Journal.
Rogozov morì nel 2000.

Non so se Rogozov possa essere definito eroe o disperato o soltanto un uomo che fa i conti con il suo istinto di sopravvivenza ma di sicuro ha compiuto un gesto entrato nella storia, della medicina e dell'uomo.

Alla prossima.

La vicenda ed i particolari sono tratti dalla pubblicazione sul BMJ di Vladislav Rogozov, dalla descrizione in inglese del caso da parte dello stesso Rogozov tradotta dalla relazione in russo dello stesso sulla spedizione antartica (Rogozov LI. Operacija na sebe. Bjulleten sovietskoj antarkticheskoj ekspeditzii 1962;37:42-4.).

29 commenti:

  1. Caro WeeWee,
    sono davvero contento che tu abbia scritto questo post. Quando l'avevo segnalato non ero riuscito a capire bene l'inglese medico e quindi non avevo compreso quanto detto nel diario. Personalmente lo trovo una grande lezione di vita, che non posso nascondere, mi ha commosso molto e mi ha turbato per la grande eroicità. Conoscendomi io mi sarei lasciato morire, invece ecco cosa può fare un uomo avendo padronanza di se, sangue freddo e controllando la propria paura. Credo sia una lezione importante per coloro che come me sono particolarmente ansiosi ed odiano essere in ansia. L'ansia è naturale e giusta e va controllata, non eliminata. Quest'uomo ha avuto sicuramente paura, terrore, ma è un eroe perchè ha saputo dare fondo alle proprie risorse umane, psicologiche, materiali, cognitive etc per risolvere un "problema". Il problema credo di tutti, sopravvivere! E questo merito credo nessuno glielo possa negare...Gli eroi come i santi non sono dei superman, sono solo gente che ha saputo utilizzare al meglio la propria mente e ed il proprio corpo...e questo vi posso garantire li rende speciali nella loro normalità! Grazie di aver condiviso con noi le tue riflessioni, abbiamo bisogno di post di questo tipo...

    P.S. Comincio a pensare che i russi siano gente tosta, il mio pensiero va all'uomo che ci ha salvato da una guerra nucleare(nata per errore...)...una storia vera ed altrettanto incredibile...anche se non in ambito medico ;-)

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  2. Eroe o disperato, di sicuro un uomo con un controllo ferreo delle proprie emozioni.

    Da ammirare. :)

    Saluti
    Michele

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  3. Già conoscevo la storia e se non erro ne ha anche parlato Angela in una sua trasmissione

    In ogni caso ogni volta che la vivo ho i brividi, ma sento anche ammirazione e stima per questo medico. E poi non so perché mi fa anche ridere, colgo il lato umoristico della cosa :)

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  4. @Vytek

    Abbi pazienza, ma se uno soffre in modo patologico d'ansia non credo che possa avere qualche beneficio dall'esperienza di coraggio, anche estrema, di un uomo che evidentemente non aveva quel problema medico.

    L'ansia patologica è un malattia, come l'appendicite ad es. e come tale va trattata.

    Ai miei occhi è come se uno storpio m'avesse detto "è una gran lezione quella che m'ha dato Usain Bolt", completamente senza senso.

    Non te la prendere...

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  5. Due cose: per chi continua a dire "credo nella conoscenza degli antichi... l'antica medicina..." e altre menate, ricordatevi che prima della medicina moderna si moriva di quelle che oggi consideriamo inezie, come l'appendicite. Io, ad esempio, sarei morto alla veneranda età di 9 anni, per appendicite. Con la "scienza antica" che fa tanto figo essere new age farà molto figo anche essere morti, per fortuna la maggior parte quando ha patologie vere si rivolge a medici veri.

    Detto questo, è incredibile notare come l'unica figura assolutamente necessaria in una comunità isolata è proprio quella di un medico, meglio se chirurgo e meglio se esperto. Uno può anche improvvisare qualunque cosa, ma la vedo difficile improvvisarsi chirurghi. Perfino Stephen King, che di fantasia non pecca, in "L'ombra dello Scorpione", uno dei personaggi è affetto da appendicite viene operato da un improvvisato chirurgo, ma muore. Hai voglia a dargli omeopatia...

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  6. Chissà se avesse avuto della ricotta con un bell'impaccone sarebbe guarito.

    Capeaux a tanto autocontrollo. Credo che quando si è veramente alle strette la propria essenza esca prepotente. O ti lasci andare e affondi oppure scopri di avere la forza di un Titano e fai tutto quello chè è in tuo potere per salvarti.

    Non sempre c'e' il lieto fine questa volta c'è stato.

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  7. Che ne pensi di quelle ragazze che da sole partoriscono nei bagni di cui ogni tanto ci parla la stampa? Sono fatti veri oppure esagerazioni della stampa?

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  8. Gli omeopati, i seguaci di Hamer, gli antroposofi, i Naturopati attribuiscono a se stessi le guarigioni (che sarebbero comunque avvenute NONOSTANTE le loro cure (?). Gi insuccessi vengono attribuiti al malcapitato cliente con la spiegazione "Non ci hai creduto abbastanza" OVVERO: "Non sei abbastanza boccalone" ma anche questa spiegazione viene accettata per cui la credulonità spinta al massimo assume un altro significato che però non specifico.

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  9. @grezzo: leggere questo post mi ha prepotentemente riportato alla memoria l'episodio dell'Ombra dello Scorpione che citi...

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  10. Passatemi il commento non proprio "oxfordiano":
    QUESTO C'AVEVA LA PALLE! E GROSSE!
    Complimenti all'autocontrollo (o disperazione controllata) e alla preparazione, al sangue freddo, e a mille altre cose.
    Bel post, WeWee, come sempre.

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  11. Che ne pensi di quelle ragazze che da sole partoriscono nei bagni di cui ogni tanto ci parla la stampa? Sono fatti veri oppure esagerazioni della stampa?

    Si può partorire dovunque, quindi anche in un bagno, il problema è capire *perchè* partorisci in un bagno (problemi psichiatrici, sociali...) in quanto ti accorgi al 100% che stai per partorire e solo molto raramente non arrivi in ospedale, evidentemente in ospedale non ci volevi andare.
    L'esperienza personale è che su circa 900 parti, in un anno è accaduto solo due volte che una donna non arrivi in tempo a partorire in ospedale ma comunque per pochi secondi (parto in macchina ad esempio o in ambulanza) e si è trattato anche in questi casi di persone con problemi sociali o mentali.
    Le notizie dunque sono vere ma non dovrebbero essere il "motivo" della notizia...

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    1. Una ostetrica a me ben nota è nata. in barca. La madre abitava a Venezia e si era recata all'ospedale pensando che ci fosse molto più tempo.

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  12. Ma lasciamo gli alternativi ai loro "seghetti mentali", e basiamo stupefatti di fronte a cotanto sangue freddo!

    Una bella storia, romantica persino; un'avventura d'altri tempi.

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  13. Una storia incredibile! Davvero degna di Stephen King.

    Attenzione alla parola "metereologo". Errore ormai comune ma si dice meteOrologo.

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  14. Bella storia,

    anche se, per onor del vero, vedo tutte le sere il Dr. House fare interventi anche piu' strabilianti! :-)
    Per certo, decisamente OT, ma quanto credibili sono le storie di quel telefilm?

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  15. ma quanto credibili sono le storie di quel telefilm?

    Sono credibili in quanto possibili ma di certo capitano tutte a lui...
    ;)
    Diciamo che nella sua accuratezza (hanno uno staff medico che crea i casi che io sappia) resta sempre un film.

    Eroe o disperato, di sicuro un uomo con un controllo ferreo delle proprie emozioni.

    Quando ho letto la storia ho cercato di immedesimarmi e mi sono chiesto: "ma io cosa avrei fatto?" e mi sono risposto: "ma perchè, avrei avuto tante alternative?". Personalmente non è la scelta dell'uomo di operarsi quanto la bravura del medico nel riuscire con l'intervento, è questo il vero gesto eroico (ed anche fortunato alla fine)...

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  16. Solo un appunto brevissimo.

    Quando da noi e' inverno in Antartide e' estate, per quello la maggior parte delle spedizioni partono in novembre..

    bellissima storia comunque e grazie all'autore per avermela fatta conoscere

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  17. ehi ragazzi ci sono altri "incredibili" storie di chirurgia !

    http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallabasilicata_NOTIZIA_01.php?IDCategoria=273&IDNotizia=226187

    http://www.studiolegalenaso.it/tag/garza-dimenticata-all%E2%80%99interno-del-paziente/

    http://corrierealpi.gelocal.it/cronaca/2010/01/28/news/belluno-primario-due-volte-indagato-per-garze-nelle-pance-delle-pazienti-1842457

    e ce ne sono tantissimi altri !!

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    1. Ma non le contano? Sono matti? Nel reparto dove ho lavorato come medico le contavamo in tre: chirurgo, strumentista e caposala

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  18. anche se, per onor del vero, vedo tutte le sere il Dr. House fare interventi anche piu' strabilianti

    Secondo me quel telefilm presso qualche medico ha fatto qualche danno. Ho conosciuto medici che si comportavano come House in cui si vedeva chiaramente che immedesimavano il personaggio parlando con totale "distacco" del paziente e con la spocchia di quello che sapeva tutto lui. Uno di questi aveva come suoneria la sigla dal telefilm...

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  19. Comunque il personaggio reale che più si avvicina a Dr.House è un certo dottor Gahl, responsabile del Programma Malattie Non Diagnosticate all'Istituto di ricerca sanitaria.

    http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/persone/house-vero/house-vero/house-vero.html

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  20. Vabbé, Veronesi una volta ha detto che conosceva medici che erano anche peggio di House e all'epoca si era ancora alla prima stagione...

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  21. numlock ha commentato...
    ehi ragazzi ci sono altri "incredibili" storie di chirurgia !...


    Piú che giusto.

    Quindi, per evitare simili tremendi rischi, in caso di appendicite, un paio di gocce di Fiori di bach (meglio una, cosí l'effetto é piú forte) e per una frattura esposta, un bell'impacco di ricottina che fa tanto bene!

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  22. Mi hai fatto star male davvero con questa storia, nel senso che è raccontata molto bene...sembrava di essere li ad assistere all'operazione. Altro che Nuova Medicina Germanica con i fiori di Bach (e di Mozart non ci sono?).
    :)

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  23. Se raccontiamo solo le cose belle... anche Hitler era un santo !

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  24. grazie WeeWee!
    La storia del dott. Rozogov mi ha fatto tornare in mente quella (per la verità non così simile) di Jeri Nielsen,che scoprì di avere un tumore al seno mentre la base Admunsen-Scott era irraggiungile. Mi ricordo che all'epoca l'evolversi della situazione era stata seguita da alcuni quotidiani nazionali.

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  25. @numlock:
    Reductio ad Hitlerum, alias Legge di Godwin.

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  26. Ciao WeWee, mia nipote ha partorito in bagno... la sera e' andata a letto con qualche vago malessere, a un certo punto e' andata in bagno e ha partorito in 4 e 4otto. Il marito ha chiamato l'ambulanza ma ormai era tutto fatto ;-). Era al secondo parto, una bambina che si chiama Cleo. :-) Io invece ho sofferto le pene dell'inferno quando mia figlia è rimasta incinta per la paura che il SUO parto fosse come il mio. Invece tutto bene e facile :-)
    Pasqua

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