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venerdì 24 giugno 2011

OBE: fuori dal corpo

Out of Body Experience, OBE, esperienza fuori dal corpo, è quel fenomeno abbastanza conosciuto che descrive la sensazione di "vedersi dall'esterno", l'impressione di "uscire" dal proprio corpo ed osservarlo come se fosse quello di un altro.
Queste esperienze, relative a stati comatosi poi risolti o a gravi stati di salute che costituiscono pericolo per la vita, possono chiamarsi anche "Near death experiences", cioè esperienze di quasi-morte. Un ulteriore termine che definisce queste sensazioni è "autoscopia", la possibilità cioè di vedere il proprio corpo dall'esterno.

Una definizione precisa di questo fenomeno non esiste, ma qualcuno ci ha provato definendolo come un'esperienza che comprende queste tre caratteristiche:

1) Dislocazione della coscienza all'esterno del proprio corpo.
2) Impressione di osservare l'ambiente da una posizione elevata e da una prospettiva distante ma sempre in prima persona.
3) L'impressione di vedere il proprio corpo da questa prospettiva.

Sono molte le occasioni nelle quali si manifestano questi fenomeni, non si tratta cioè di avvenimenti legati esclusivamente a stati di coma o di grave compromissione cerebrale. Sono conosciute esperienze durante il sonno, in caso di utilizzo di sostanze stupefacenti, procedure anestesiologiche, uso di psicofarmaci, malattie mentali ma in tante occasioni sembra possano avvenire anche con un ottimo stato di salute e senza fattori esterni che possano evocarli.



Sono stati studiati individui che avevano descritto almeno un'esperienza OBE nella loro vita ed in loro è stata trovata una presenza significativa di disturbi del lobo temporale (che è un'area del cervello) e della percezione corporale, come dire che quest'esperienza ha origine organica, deriva cioè da un problema cerebrale di grado diverso. Altre ipotesi hanno chiamato in causa un'alterata connessione fronto-temporale, come un "black out" temporaneo di alcune attività cerebrali. Un esperimento molto interessante è stato quello di studiare se esistessero posizioni particolari o stati mentali precisi che predisponessero a questa esperienza. In uno studio si è visto che la posizione supina e la scarsa attività mentale (pensiamo ad una persona che si rilassa o ad uno stato di pre sonno) rendono più frequenti questi fenomeni. Sono più numerose le esperienze OBE quando si è supini rispetto a quando si è in altre posizioni.




I racconti delle persone che hanno vissuto esperienze OBE sono affascinanti e sorprendenti per vari motivi. Praticamente tutte infatti hanno ricordi simili che descrivono di aver osservato il loro corpo (che essi riconoscevano come tale) in posizione sdraiata, la stessa che avevano realmente al momento dell'esperienza, circondato dall'ambiente realmente presente al momento. Quasi sempre queste persone dicono di aver visto attorno a loro gli individui realmente presenti (quasi sempre medici, infermieri, parenti) che parlavano ed arrivano a ricordare persino le frasi dette. Quest'ultimo particolare non è costante. A volte le frasi riferite sono state realmente pronunciate e descritte con precisione, altre volte si tratta di frasi generiche che non corrispondono per forza a ciò che è stato realmente detto al momento dell'esperienza dalle persone presenti.
Il ricordo di ciò che è avvenuto poi è sorprendentemente simile da un individuo all'altro.
Si ricorda uno stato di piacevole abbandono, di difficoltà a "rientrare nel corpo", di un tunnel e di una luce abbagliante ma non fastidiosa che attira queste persone verso la sua direzione, spesso verso l'alto. Comuni le sensazioni di "galleggiamento", il sentirsi roteare nello spazio e "volare", si chiamano sensazioni di tipo vestibolare.
I ricordi che affiorano nella mente di chi ha vissuto queste esperienze è stato legato a vari fattori. Se sorprende la similitudine tra un racconto ed un altro è anche vero che le reazioni cerebrali ad uno stato di asfissia o ipoossigenazione sono per forza simili poichè i meccanismi che le generano sono simili per tutta la specie umana. Qualcuno ha legato (senza però trovare riscontri scientifici) questi avvenimenti a ricordi "arcaici" del nostro cervello, per esempio ai ricordi ormai sepolti del momento della nascita: il tunnel e la luce sarebbero ciò che è rimasto in un angolo nascosto dei nostri ricordi di quando nascevamo. Questa ipotesi sicuramente romantica ed affascinante non sembra corrispondere al vero. Al momento della nascita non "vediamo" nessun tunnel (anche se il canale da parto ci fa pensare a qualcosa di simile) poichè il feto non "cammina" nè "nuota" attraverso un tunnel ma è letteralmente fasciato dalle pareti muscolari della donna che lo sta partorendo. Anche la luce in fondo è un ricordo "costruito" in questo senso: il nascituro non guarda certo verso l'esterno ma è letteralmente al buio, con gli occhi schiacciati verso i tessuti che lo "fasciano" prima del parto, la luce sarà visibile solo dopo la sua nascita ed in maniera diffusa, non come in fondo ad un tunnel.
Questa ipotesi quindi è stata scartata e si è puntato su ciò che è stato misurato in tutti gli individui che hanno vissuto queste esperienze.
In alcuni contesti è comune la visione di figure religiose, angeli, santi, la madonna o Gesù.
C'è una cosa in comune a tutti loro, la mancanza brevissima o più prolungata di afflusso di sangue e quindi di ossigeno al loro cervello.
L'ipossigenazione fa aumentare il livello di anidride carbonica nel sangue arterioso (la PaCO2 aumenta di 4-6 millimetri di mercurio al minuto in un paziente che non respira) e questo stato induce un'alterazione della coscienza tale che già uno stato iniziale di ipoossigenazione procura un evidente stato confusionale, spesso drammatico. Se l'ipoossigenazione è prolungata si arriva ad un danno cerebrale fino alla morte.
Per questo motivo sembra che le esperienze OBE siano una sorta di stato "preagonico" del nostro cervello. In parole povere, delle allucinazioni. Le esperienze fuori dal corpo assomigliano in maniera evidente alle cosiddette "esperienze di pre morte", nel NDE (Near Death Experiences), anch'esse esperienze "fuori dal corpo" ma legate a stati di compromissione cerebrale come gli stati di coma.

E' interessantissimo notare come le esperienze di premorte siano comuni nei sintomi e nei ricordi in tutte le persone con diminuito apporto di ossigeno al cervello, indipendentemente dalla loro età, dal sesso, dalla fede religiosa e dal tempo impiegato per "risvegliarsi", tutti raccontano gli stessi episodi, tutti hanno lo stesso ricordo e tutti hanno in comune un unico elemento: l'aumento di anidride carbonica nel sangue.
Lo ha notato anche un esperimento effettuato di recente dall'università di Maribor, in Slovenia.
Lo studio di 52 pazienti colpiti da ischemia cardiaca, mostrò come undici di questi provarono esperienze di premorte e tutti ebbero ricordi simili dell'esperienza:
"Abbiamo trovato che in questi pazienti che hanno sperimentato il fenomeno, i livelli di anidride carbonica nel sangue erano più alti rispetto a quelli di coloro che non ebbero alcuna esperienza"
Oltre ai livelli di CO2 sono stati misurati altri valori ed è risultato un comune aumento di potassio ematico più alto negli individui con NDE.
Questo studio conferma le ipotesi già conosciute grazie a simili ricerche effettuate negli anni passati ma non risponde a tutte le domande: perchè non tutti coloro che hanno uno stato di ipercapnia (aumento di CO2 nel sangue) hanno esperienze NDE? In poche parole, queste esperienze sono comuni ma non regolari, chi le vive ha costantemente un alto livello di CO2 nel sangue ma chi ha un alto livello di CO2 non sempre percepisce NDE.

Questa è l'obiezione principale.

Da un lato gli scienziati sottolineano come i ricordi delle NDE siano molto simili a quelli dei pazienti con gravi stati di ipoossigenazione dovuti a malattie come l'insufficienza respiratoria o l'intossicazione da gas, dall'altro stupisce come i ricordi di chi ha vissuto queste esperienze, seppur spiegabili con questo meccanismo, siano troppo "lucidi", simili e coerenti per essere stati provocati durante uno stato di incoscienza.
Un altro particolare che spesso si sottovaluta è che si descrivono gli stati "euforici" o di serenità che vengono vissuti da queste persone (probabilmente perchè rassicuranti, emozionanti) ma quasi mai si tramandano le sensazioni di angoscia e paura, di solitudine o disperazione che vengono riferite con altrettanta regolarità.

Peter Fenwick dell'istituto di psichiatria del Kings College di Londra non comprende infatti come sia possibile conciliare un ricordo così vivido con l'attività cerebrale assolutamente inconsistente che si registra durante gli stati comatosi o di arresto cardiaco mentre Christopher French dell'università di Londra parla di un'evidente prova del fatto che il livello mentale dell'organismo sia assolutamente in un altro piano rispetto a quello fisico, lasciando intendere che questa possa essere una "prova" di una vita "oltre la vita". Altri studiosi hanno notato che in questi casi è sempre presente un danno (sempre correlato al mancato apporto di ossigeno o ad una condizione congenita o acquisita, per esempio un trauma dovuto ad incidente) cerebrale, sempre localizzato nei distretti notati da altri scienziati. Alcuni la chiamano "disintegrazione dello spazio personale ed extrapersonale", dovuto a stimoli esterni (suoni, luci, colori) che vengono interpretati male ed accentuati in maniera distorta proprio per la presenza di quel danno che ho descritto. Prova a favore dell'ipotesi "traumatica" potrebbe essere quella che la maggioranza di queste esperienze si verifica in individui che hanno vissuto momenti di danno cerebrale più o meno gravi o prolungati. Sono comuni i casi di persone che hanno subito un danno cerebrale (anche lieve) e che per anni (anche 30) hanno vissuto continue esperienze OBE.

Sulla possibilità di "visioni spirituali" non è possibile naturalmente dare spiegazioni scientifiche.
Si entra per forza nel campo della fede religiosa che, come si può comprendere, poco ha a che fare con le prove e con gli esperimenti.
Per questo motivo l'ultima ipotesi, quella che descrive queste esperienze come l'avvicinamento alla soglia della "vita oltre la vita" non è certo discutibile e misurabile, specie scientificamente e non la discuteremo qui.
Se l'unico elemento comune in chi ha provato queste esperienze è proprio il livello di ossigenazione del sangue, ognuno resta libero di credere che quella sia la porta dell'aldilà.

Alla prossima.

mercoledì 15 giugno 2011

Dossier Di Bella (4): perizie e risultati, le conclusioni.

Nelle tre parti precedenti (la prima, la seconda e la terza) ho raccontato la cronaca e poi ciò che offre il gruppo Di Bella a sostegno dell'efficacia della sua teoria e mi sono soffermato sulle evidenze offerte dalla documentazione presente in rete e sulla sperimentazione ufficiale della presunta cura.
In questa ultima parte del dossier mostrerò alcuni dati che mi sono stati utilissimi per trarre delle conclusioni. Su tutti la perizia svolta da medici su mandato della pretura di Maglie che doveva decidere se fornire gratuitamente i farmaci ai malati che ne facevano richiesta.
Infine le mie conclusioni personali.
Ribadisco, conclusioni personali. Tratte dai dati che ho mostrato, da mesi e mesi di lettura, da conoscenza diretta di casi trattati con il MDB e dalle mie conoscenze professionali.
In tutta questa vicenda ho cercato di mantenere un certo distacco ed ho elencato le mie perplessità, i documenti, le valutazioni fatte all'epoca e le carte a disposizione.
Invito chi è davvero interessato alla questione a non fermarsi solo alle mie parole ma indaghi e ragioni personalmente, cercando di capire se davvero il MDB sia stato un grande bluff oppure un "misterioso" complotto che ha affossato il tutto. Il caso, ormai quasi dimenticato, è stato un grande evento che ha mischiato scienza, creduloneria, speranza e cupidigia.

Io la riposta che cercavo da anni l'ho avuta, e spero la trovi anche chi tra di voi ha conservato in un angolo del proprio cervello un dubbio riguardante questa pratica “alternativa”.
Ho letto la relazione CTU (è la perizia svolta da consulenti, medici, da consegnare al giudice, in questo caso il pretore di Maglie dell'epoca, Carlo Madaro) e vi ho trovato anzitutto molte forzature.
E' questa (è un .pdf) e vi sono analizzate una serie di cartelle cliniche. Un gruppo di cartelle appartenevano ai malati che avevano fatto richiesta di rimborso spese per i costi che avevano sostenuto effettuando il MDB, un altro gruppo era formato da cartelle inviate spontaneamente in pretura da malati che così desideravano sostenere l'efficacia del metodo. L'analisi di questa perizia è interessante non solo per ciò che conclude e per come lo fa ma anche perchè è un modo per analizzare altri casi definiti come "migliorati" o "guariti", in un unico documento abbiamo la possibilità di studiare decine di casi (scelti però, chi non ha avuto effetti le cartelle non le ha inviate, naturalmente).

Già all'inizio si parla di 78 casi analizzati dei quali, dopo un anno di MDB, 40 erano deceduti ed uno peggiorato. Cumulativamente quindi (ma non è così che si fanno le medie in medicina) più del 50% dei pazienti era morto dopo un anno di cura Di Bella. Ora, non per fare l'avvocato del diavolo, ma subito dopo la tabella iniziale c'è questa singolare affermazione:
Considerando che le migliori statistiche oncologiche sui tumori riportano una sopravvivenza a 5 anni del 29% associando chirurgia e/o radio-chemioterapia, il risultato del MDB è chiaramente ed innegabilmente positivo.
Quali sarebbero le "migliori statistiche" (i dati ufficiali che non distinguono per tipo di tumore e quindi non forniscono dati precisi dicono che il 55% dei malati, 72% per i tumori infantili, è vivo dopo 5 anni dalla diagnosi e non il 29%)?
Riguardo quale tipo di tumore (sappiamo che la sopravvivenza dipende fortemente dal tipo di tumore analizzato)? "Più del 50%" di decessi ad un anno da tutti i tipi di tumore non mi sembra un dato "chiaramente ed innegabilmente positivo", anzi, potrebbe essere definito come assolutamente sconfortante...

Poi viene analizzato un secondo gruppo che presenterebbe più dell'86% di casi di stabilità, regressione o scomparsa del tumore. In quanti anni? Su 161 casi solo due sono descritti come completamente guariti, mentre per gli altri non è descritto nemmeno il periodo di osservazione (che è citato come: "diversi anni [...] anche cinque").
"Diversi anni" mi sembra una valutazione piuttosto imprecisa e fuorviante soprattutto se teniamo presente che non siamo di fronte ad una considerazione vaga e personale ma ad una perizia medica giurata, richiesta oltretutto per decidere se affrontare un'importante spesa del denaro pubblico.
Da pagina 12 in poi vi è un elenco che dovrebbe essere l'argomento centrale di una discussione sull'efficacia di questo metodo. Sono elencati dei casi "responsivi alla cura" e quindi la loro attendibilità e la cura della statistica sarebbe decisiva per una valutazione del MDB.
Ogni caso è evidenziato da un colore che indica l'esito della cura (positivo o negativo). Ma studiando bene l'elenco sorgono parecchi dubbi e non si può fare a meno di ricordare che questa è una perizia medica che doveva far decidere ad un giudice (indebitamente, disse qualcuno, in quanto giurisdizionalmente compito del Ministero o del TAR) se valesse la pena o meno fornire gratuitamente i farmaci per il metodo a chi ne avesse fatto richiesta.
Per capire l'attendibilità di questa perizia e quindi l'efficacia presunta del MDB vediamo cosa riportano questi elenchi.
Qualche esempio. Sono definiti "responsivi alla cura" (attenzione: responsivi alla cura, che hanno cioè tratto beneficio dal MDB) casi come (note tra parentesi mie):

- Non progressione della malattia dopo 3 mesi (3 mesi...?)
- Regressione delle metastasi polmonari inferiore al 50% (che misura è? Inferiore di quanto? Dell'1 o del 48 per cento?)
- Caso valutato con riserva, documentazione incompleta (e allora perché è stato inserito nei casi "positivi"?)
- Parziale regressione di una lesione dello sterno di dubbia natura neoplastica (parziale? dubbia? Perché quindi hanno inserito il caso?)

Tantissimi  "casi migliorati" sono su questo tono. Come si fa a giudicare "particolarmente rilevante" il caso di un paziente che ha effettuato il MDB per un mese e radioterapia nei sei mesi precedenti? Nella migliore delle ipotesi questo caso sarebbe da escludere dall'elenco dei casi "responsivi", almeno con la formula del dubbio. Come si può definire rilevante un caso di stabilizzazione delle lesioni dopo 9 mesi?

Questa perizia ha un valore altissimo. Prima di tutto raccoglie la presunta evidenza di efficacia della terapia Di Bella tratta dalle centinaia di cartelle visionate dai periti. Visto che la perizia conclude con un giudizio fortemente favorevole nei confronti del MDB (tanto da indurre l'allora pretore di Maglie a stabilire che i farmaci necessari alla cura dovessero essere forniti gratuitamente) sarà interessante studiare su cosa si siano basati questi periti per trarre queste conclusioni (che verranno però in seguito smentite dalla sperimentazione).
La perizia poi, commentata dal tribunale, è stata effettuata dai medici dottor D'Ambrosio, Lupo e Montinari (per la cronaca, Montinari è un medico che cura l'autismo con diete ed omotossicologia e sostenitore del collegamento vaccini-autismo) e consta di 24 pagine che discutono ed analizzano 203 cartelle cliniche pervenute alla pretura di Maglie che doveva decidere se intimare con un'ordinanza la cessione gratuita dei farmaci necessari al MDB che fino a quel momento erano a pagamento a carico di chi li acquistava.
Per l'esame riassuntivo dei dati clinici dei pazienti che avrebbero utilizzato il MDB per curare il tumore maligno del quale soffrivano, sono state utilizzate delle tabelle, in cui vengono riportati senza particolare evidenziazione i casi standard, in giallo quelli definiti "rilevanti" ed in azzurro i casi definiti "particolarmente rilevanti".
Alla luce di questa suddivisione che poi sarà decisiva per il giudizio finale, ci si aspetterebbe che un caso "rilevante" dimostri un effetto chiaro del MDB su un tumore maligno. Ancora di più nei casi definiti "particolarmente rilevanti", in cui il MDB dovrebbe aver avuto un effetto evidente, oggettivo e palese. Prima di dare un giudizio su queste definizioni, guardiamo qualche esempio:


Il primo caso analizzato dell'elenco non è evidenziato. Si tratta di un adenocarcinoma a grandi cellule, indifferenziato, e l'analisi dei periti dice:
"Modesta riduzione della lesione costale sede della pregressa RT. A tre mesi di MDB non si evidenziano nuove lesioni. [...] Buona la qualità di vita".
In pratica il tumore localizzato nella zona delle costole è ridotto di volume esattamente dove il paziente ha effettuato radioterapia (RT). Questa cartella, quindi, con l'eventuale efficacia del MDB non avrebbe nulla a che vedere, ma al contrario mostrerebbe effetti positivi della radioterapia effettuata dal paziente.
Seguono gli altri casi.
Il primo definito "particolarmente rilevante", perciò evidenziato in azzurro, parla di un "adenocarcinoma polmonare". Il giudizio dei periti recita letteralmente (copio):
"Il caso è emblematico poichè non è stato eseguito alcun trattamento tradizionale. Si apprezza nel corso di circa 10 mesi dall'inizio del MDB un notevole miglioramento clinico e soggettivo ed un modesto miglioramento radiologico. Il caso merita di essere seguito nel tempo data la sua singolarità per non aver subìto alcun trattamento interferente".
Ebbene, ci sarebbe da aspettarsi, dalla classificazione detta sopra, che i casi "particolarmente rilevanti" siano quelli che descrivano una guarigione certa, evidente, o almeno un miglioramento eclatante, con chiari segni di regressione importante della malattia. Nel caso descritto invece si parla di "notevole miglioramento clinico e soggettivo" (cioè che il paziente si sentiva meglio, era una sua constatazione o un rilievo di chi lo esaminava, non un dato strumentale) e poi di modesto miglioramento radiologico: la radiografia del torace, cioè, aveva evidenziato solo un lieve miglioramento. Il problema più importante è che il paziente non è stato seguito, non sappiamo com'è finita la sua storia, se è guarito, peggiorato, deceduto: è insomma una descrizione assolutamente inutile. Questo sarebbe un caso "particolarmente rilevante"...
Il secondo subito a seguire è ancora peggio. Un caso di adenocarcinoma polmonare con metastasi cerebrali. Anche questo "particolarmente rilevante", che però, leggendolo, assume ben altra connotazione. Si vede infatti che il paziente ha un (copio):
"miglioramento iconografico delle lesioni cerebrali con la loro quasi scomparsa che potrebbe essere la risultante della pregressa RT. Si evidenzia la riduzione dei marcatori tumorali e la non progressione della malattia. Buona qualità di vita"
Questo vuol dire che radiologicamente le lesioni cerebrali sono quasi scomparse ma il paziente su quelle lesioni ha eseguito la radioterapia (RT): cosa c’entrerebbe il MDB? La riduzione dei marcatori tumorali (sono esami del sangue, non specifici e che non fanno diagnosi) e la non progressione della malattia potrebbero essere dovuti anche alla terapia "standard" che ha fatto il paziente. Perché quindi questo caso è considerato "particolarmente rilevante" a favore del MDB dai periti?

Un caso "particolarmente rilevante" a favore del MDB. Meningioma in miglioramento (clinico), ma il miglioramento è dovuto al drenaggio (asportazione di materiale)...
I casi successivi sono tutti dello stesso spessore e posso affermare che le contraddizioni presenti nella perizia sono talmente evidenti che anche un profano probabilmente le coglierebbe, invito chi legge a dare un'occhiata facendo attenzione soprattutto alla suddivisione dei casi: il colore azzurro equivale ai casi "particolarmente rilevanti", prima chiedetevi cosa vi aspettereste da una definizione del genere poi date una lettura. Si troveranno così pazienti migliorati grazie alle precedenti terapie mediche standard, addirittura casi come la "stabilizzazione di un tumore benigno" a lenta evoluzione (un tumore benigno non è...maligno e se si evolve lentamente è normale che lo si riscontri come "stabile"), anche questo definito "particolarmente rilevante" o con miglioramento della qualità di vita (senza sviluppo positivo della neoplasia).
Per non parlare dei casi evidenziati in giallo. Qui i giudizi di "rilevanza" assumono toni grotteschi, come nel caso del paziente che migliora con la radioterapia e non peggiora con il MDB o quello che si basa su dichiarazioni della paziente e non su documenti (copio): "la signora dichiara che nel corso dell'ultimo ciclo di chemioterapia erano ricomparse recidive cutanee". Il MDB avrebbe quindi migliorato qualcosa della quale non si ha nemmeno una diagnosi.
La casistica non evidenziata (con sfondo bianco) è assolutamente inconsistente (tumori già asportati, curati con altri metodi, in corso di chemioterapia, senza documentazione, progrediti, ecc.).



Leggendo quindi la perizia (che, ricordo, è stato un passo fondamentale nell'intera vicenda Di Bella) emergono ancora più dubbi di quanti ne esistano semplicemente studiando la teoria, la sperimentazione e tutto ciò che si sente a proposito di questa “cura”. Se sono quelli documentati nella perizia i casi "risolti" siamo davvero molto lontani da una cura risolutiva per il cancro. Si suppone infatti che i casi sottoposti a perizia siano quelli più "positivamente trattati" (sono casi "scelti", inviati da pazienti che richiedevano il rimborso spese!) mentre non sappiamo quanti casi non siano stati assolutamente riportati, non vi è una statistica precisa, non conosciamo i fallimenti, non sappiamo nemmeno su quanti casi trattati in totale si siano avuti questi risultati. Si conclude quindi che persino sulla base di documentazione "a favore" e selezionata, non emerge per niente un effetto positivo del MDB, ma piuttosto una forzatura nelle conclusioni che vogliono far pendere l'ago della bilancia verso un lato quando l'evidenza lo spinge decisamente verso l'altro. Per questo è necessario sottolineare nuovamente che i casi esaminati sono "selezionati", si tratta cioè di cartelle inviate alla procura dai pazienti e da chi voleva un rimborso spese e quindi sono casi "prescelti" come dimostrazione di efficacia. E se invece analizzassimo la totalità delle cartelle di chi si è sottoposto alla cura?
La perizia è l'aspetto della vicenda che mi ha disorientato di più. Queste pagine non sono una raccolta di casi dimostrativi di effetto curativo ma un elenco che mostra un'assoluta inconsistenza dei presunti effetti positivi del MDB.

Se è vero infatti che una perizia medica per il tribunale è pur sempre un giudizio "di parte", ci si aspetterebbe una valutazione almeno obiettiva da parte dei medici che hanno esaminato quelle cartelle. Il loro giudizio infatti poteva (come in effetti sembra aver fatto, vista la disposizione del pretore di Maglie) far decidere in un senso o nell'altro il giudice ed influenzare l'opinione pubblica. Compito delicato, quindi, e per questo da svolgere con assoluta precisione.
Tumore mammario con metastasi: 7 mesi di MDB, miglioramento del quadro, stabilità di malattia, dovuti a precedenti chemio, radio ed ormonoterapia. Questo sarebbe un caso "particolarmente rilevante" a favore della cura Di Bella...


Chi legge può comunque farsi un'idea personale. Critiche alle decisioni della pretura arrivarono anche dalla stampa: qualcuno infatti sospettò un atteggiamento demagogico del pretore che sfociò nella sua candidatura in un partito politico.
Abbiamo visto quindi come l'analisi di decine di casi e la conclusione di "efficacia" del MDB raggiunta dai periti fa sorgere molti dubbi non solo sull'analisi stessa ma anche sui risultati del metodo che non appare assolutamente così risolutivo come indicato dai periti.
In seguito a questa perizia, il pretore ordinò di rimborsare (spesa pubblica quindi) i farmaci a chi seguiva il MDB. Lascio al lettore un giudizio sulla vicenda.

Questa curiosa "metodica" di analisi la ritroviamo in un'altra pubblicazione presente nel sito ufficiale del gruppo Di Bella.
Si analizzano alcuni casi di tumore mammario curati con MDB.
Si presume che sul sito dei Di Bella si trovino analisi di casi "positivamente" risolti, di dimostrazioni di efficacia, altrimenti non si comprenderebbe l'utilità (se non ad avere un parere negativo della presunta cura) di pubblicare un elenco del genere.
Eppure anche in questa pubblicazione abbiamo le stesse fallacie e gli stessi "strani" risultati presenti nella perizia della quale ho parlato.
Prendiamo il primo caso analizzato e scorriamolo cronologicamente.
1985: diagnosi di carcinoma mammario. Intervento chirurgico.
1986: Recidiva. Radioterapia e terapia ormonale.
--Per dieci anni nessun sintomo--
1997: Metastasi cerebrali. Chemioterapia.
1998: Inizio MDB, migliore qualità di vita, nessun segno di miglioramento delle metastasi.
1999: Decesso della paziente.
Questo caso è definito "positivo": chi legge giudichi.
Ora, che una sostanza somministrata ad una persona che soffre porterebbe ad un presunto miglioramento delle condizioni cliniche (da dimostrare, naturalmente, perché stiamo parlando sempre di giudizi soggettivi), può anche essere positivo, ma vendere un "metodo" come curativo quando non cura nulla non è corretto, oltre che pericoloso. Come abbiamo letto nell'ultimo articolo poi, Di Bella non ha mai sostenuto che il suo metodo potesse avere un effetto almeno palliativo (per esempio la riduzione dei dolori o dei disturbi senza effetto curativo) ma affermava di curare, guarire, migliorare la malattia tumorale e questo da quanto emerge dai casi esaminati è assolutamente falso. I casi presentati dai Di Bella spesso sono invece dimostrativi di come le cure standard abbiano l'effetto che tutti conosciamo: quando non curano prolungano la sopravvivenza.
Nel caso di tumore mammario visto prima ad esempio basti notare come la medicina (con l'intervento e le terapie) abbia fatto sopravvivere quella paziente per ulteriori 14 anni (che non sono pochi) dalla diagnosi di tumore mentre il MDB non ha avuto nessun ruolo nella vicenda. Nonostante Di Bella critichi profondamente le cure attuali, con questo dato quindi ha dimostrato involontariamente che chirurgia, radio e chemio mantengono le promesse quando al contrario il suo metodo non dimostra di mantenerne nessuna.
Gli altri casi nell'elenco seguono più o meno la stessa storia, nel secondo ad esempio una paziente peggiora (addirittura in corso di MDB sviluppa nuove lesioni) ma "sta meglio". Simili gli altri casi, diagnosi di tumore, radioterapia, chemioterapia e nessun risultato evidente del MDB. Un caso è esemplare (il n°9): una paziente con tumore mammario si sottopone ad intervento chirurgico e successivamente, dichiarando di rifiutare qualsiasi altra terapia, inizia il MDB. Viene però scoperto che la paziente sta effettuando terapie "antitumorali" (probabilmente chemio) e non presenta peggioramento della malattia. Prosegue in ogni caso il MDB. Alla fine dell'analisi è scritto che il caso è di "incerta valutazione e [...] può attestare una sua possibile efficacia nel contrastare la comparsa di metastasi". Che ne dite?

Capisco che ad uno sguardo profano sia molto complicato districarsi tra sigle, tecnicismi e termini scientifici, ma ad una veloce analisi competente no: tutto è molto più chiaro.

Tirando le somme, quindi, abbiamo una presunta cura per i tumori che non ha mai avuto dimostrazioni scientifiche, le cui ripetute sperimentazioni pubbliche hanno avuto esito negativo, la cui evidenza documentale non mostra particolari effetti positivi. Persino i casi presentati come "migliorati" dal gruppo Di Bella ad un'analisi della documentazione non mostrano il presunto miglioramento ma evidenziano quasi sempre un'inefficacia della cura o la presenza di altre terapie contemporanee o antecedenti. Il suo "inventore" non ha mai dimostrato un effetto particolarmente significativo della cura nei malati di tumore, non pubblica statistiche documentate, non pubblica in letteratura scientifica (tranne in tre casi ma su una rivista secondaria e "schierata" a suo favore e che vede Giuseppe Di Bella nel comitato editoriale) i risultati delle sue presunte cure, non ha mai pubblicato sperimentazioni animali. I metodi di divulgazione della presunta cura sono assolutamente ascientifici ed utilizzano canali impropri, gli atteggiamenti aggressivi ed intimidatori.
Gli effetti positivi di questa terapia si baserebbero sulle dichiarazioni personali dei componenti del gruppo Di Bella e su dichiarazioni spontanee di alcuni pazienti, troppo poco per parlare di "cura del cancro".
Mi pare non ci sia altro.
Se qualcuno dovesse avere altri elementi da aggiungere o correzioni da fare mi contatti pure, io non vedo altri elementi sui quali basarsi per un giudizio. Se esistono pazienti con documentazione completa che vogliono inviarmi le carte del loro caso mi contattino tranquillamente.

Prima di chiudere questo capitolo aggiungo l'ultimo paragrafo.
Ho contattato varie persone che affermavano di aver assistito famigliari trattati con il MDB, alcune mi hanno contattato personalmente, altre le ho raggiunte io. Ho ricevuto nove "testimonianze", sette di esse assolutamente inattendibili (simili ai casi elencati nella perizia di Maglie, casi curati dalla medicina ma dichiarati curati dal MDB, mancanza di documentazione importante), uno che mostrava assoluta inefficacia del metodo (non sono stato autorizzato alla pubblicazione), uno, di cui ho autorizzazione per la pubblicazione, che ha mostrato buona sopravvivenza ma con decesso della paziente. Tutti i casi ricevuti hanno avuto comunque come esito il decesso del paziente, nessun caso tra quelli ricevuti che aveva effettuato solo MDB è sopravvissuto o ha superato le statistiche di sopravvivenza conosciute, nessun caso che ha abbandonato le terapie standard per effettuare MDB è sopravvissuto. Pensavo di realizzare un articolo a parte con i casi ricevuti ma per mancanza di dati non ho modo di farlo.
L'unico che ha mostrato una buona sopravvivenza mentre effettuava il MDB è relativo ad un tumore mammario recidivato dopo 3 anni in tumore polmonare. La sopravvivenza totale è stata di 27 mesi dalla diagnosi, un buon risultato rispetto alle medie più recenti di sopravvivenza per questo tipo di malattia in trattamento standard. La paziente ha effettuato inizialmente le terapie standard e successivamente le avrebbe abbandonate per ricorrere al MDB. Questo caso, supponendo la sincerità delle dichiarazioni di chi me lo ha segnalato (che ringrazio personalmente per la disponibilità e la cortesia) che non ho motivo di dubitare, l'ho trovato molto interessante pur nei limiti del singolo episodio e della chemioterapia effettuata inizialmente per 3 cicli. Non si è assistito comunque a guarigione.

Anche tra i commenti di questo blog sono apparse alcune persone che raccontavano di effetti positivi del metodo, una che si è dichiarata "guarita dalla terapia del professore Luigi Di Bella". La signora è autrice di un libro che racconta la sua storia ed a pagina 20 dell'introduzione è scritto "quanto scrivo è supportato da una lunga serie di esami diagnostici e da altra documentazione [...] verificabile da parte di chiunque voglia appurarne la veridicità". Le ho chiesto questa documentazione "verificabile" dopo un primo contatto via mail da parte sua, ma non ho mai ricevuto risposta. Un altro commentatore aveva promesso di inviarmi i documenti appena pronti, aspetto dall'8 giugno senza aver ricevuto niente.

Per cercare eventuali altri casi con evidenza di efficacia ho allora contattato direttamente il dott. Giuseppe Di Bella (figlio del prof. Luigi) e gli ho inviato un messaggio mail il 04/03/11, questo:
Gentile Dott. Di Bella,

sono un medico che gestisce un blog critico sulle medicine alternative (l'indirizzo lo trova in calce al messaggio).
Sto per completare (dopo mesi di lavoro, analisi e studio) un dossier sulla cura Di Bella ed ho praticamente finito di scrivere tutti gli articoli che saranno pubblicati appena possibile.
Alla fine degli articoli era mia intenzione inserire eventuali casi di guarigione o miglioramento oggettivo di tumori maligni tramite il MDB e per questo motivo ho chiesto tramite vari canali (soprattutto, ma non solo, via internet) che chiunque avesse casi simili li avrebbe potuti inviare al mio indirizzo di posta elettronica per studiarli ed eventualmente (se autorizzato) pubblicarli.
Mi riferisco naturalmente a casi ben documentati con i dovuti riferimenti clinici e diagnostici, che hanno effettuato esclusivamente il protocollo Di Bella e che dimostrano un'efficacia del metodo. Il mio appello ha prodotto purtroppo pochissimi casi, dei quali solo uno pubblicabile perchè autorizzato. La documentazione completa quindi (come lei comprenderà sicuramente) è fondamentale.

Prima di procedere alla pubblicazione dei miei articoli quindi, mi sembra corretto rivolgermi a lei direttamente per ricevere qualcosa in proposito se esiste (ho letto nel suo sito di circa 22.000 casi trattati, non dovrebbe quindi essere un problema fornirmene alcuni).
Se possibile i casi non dovrebbero essere quelli presenti nel suo sito che ho già studiato approfonditamente ma altri che lei non ha mai pubblicizzato ma che sicuramente ha conservato assieme agli altri migliaia descritti.

Certo di un riscontro positivo porgo cordiali saluti.
La risposta alla mia richiesta è arrivata il giorno dopo. Cinque messaggi contenenti rispettivamente:

1) I due lavori pubblicati su Neuroendocrinology Letters (già noti, commentato il primo nei miei articoli, il secondo è una sorta di "speciale" sul MDB)
2) Due ulteriori lavori pubblicati su Neuroendocrinology Letters (noti, già commentati nei miei articoli).
3) Il depliant di un congresso di oncologia che si è svolto in Cina pochi giorni fa che vede partecipare Giuseppe Di Bella. Il congresso è organizzato dalla stessa società che ha invitato Di Bella a Singapore, in un precedente incontro.
4) Una lista dei congressi (scientifici e non) ai quali ha partecipato Giuseppe Di Bella e degli studi indicizzati su Medline e una parte del depliant del congresso cinese di cui sopra.
5) Un documento in italiano che spiega il razionale del MDB, i motivi che non validerebbero la sperimentazione ufficiale con riferimento alla perizia della pretura di Maglie.

Non ho ricevuto alcun caso diverso da quelli presentati in questo dossier nè casi non presenti nel sito dei Di Bella nè altri casi inediti. In extremis ho poi contattato un medico "dibelliano" che presenta nel suo sito alcuni "casi clinici" chiedendogli documentazione del primo che era quello più "interessante": al giorno d'oggi non ho ricevuto alcun documento ma l'invito a contattarlo telefonicamente (cosa che non ho ancora fatto).
Più di questo non ho potuto fare.

Ho letto anche alcune reazioni ai miei primi articoli e come spesso accade non è stato confutato nessuno dei casi che ho analizzato ma (dallo stesso gruppo Di Bella) ho letto i soliti proclami inutili (che io sarei pagato da chissà chi o che questi articoli sarebbero parte di un programma enorme che avrebbe come obiettivo la demolizione di questa cura). Sarebbe molto più costruttivo fornire spiegazioni, discutere i fatti invece di perdersi in discorsi vaghi che hanno l'aria di giustificazioni di chi non ha altri argomenti.

Siamo arrivati quindi alla fine.
L'intera vicenda assume connotati diversi rispetto a quelle dei guaritori via web, perché è arrivata all'attenzione nazionale ed è stata sperimentata pubblicamente con finanziamenti statali ed in un'epoca nella quale internet non aveva praticamente voce.
Il caso poi fu di rilevanza nazionale e si esposero (a favore della cura) anche personalità di un certo rilievo. Fu anche la prima volta nella quale parte dell'opinione pubblica si schierò contro gli scienziati che continuavano a ripetere che la cura non aveva nessuna possibilità di essere efficace. Improperi, insulti e minacce erano indirizzati continuamente nei confronti degli oncologi e degli accademici che cercavano di calmare un'opinione pubblica che sembrava ormai delirante.
Quanto successo significa anche che non è ammissibile la sperimentazione nazionale finanziata da tutti noi di una teoria indimostrata e senza evidenze, se non scientifiche (che comunque sarebbero fondamentali), almeno cliniche (un congruo numero di persone davvero guarite con la terapia “alternativa”). Qualsiasi sperimentazione di un metodo non scientifico, infatti, sarà inevitabilmente contestata in eterno da chi quella cura l'ha ideata, si troveranno centinaia di difetti nella sperimentazione, soprattutto a risultati pubblicati (e negativi). Non esiste la sperimentazione perfetta, o comunque è difficilissima da realizzare, soprattutto quando riguarda malattie gravi dove entrano in gioco anche l'etica, la pietà umana e la legge.
L'esperienza fallimentare di Di Bella dovrebbe quindi servire proprio a dimostrare che sperimentare qualsiasi idea con soldi pubblici è un delitto scientifico, sociale ed etico (oltre che economico): sono migliaia le cure alternative esistenti al mondo e tutte dicono di essere infallibili ed efficaci. Tutte però si scontrano con lo scoglio della dimostrazione scientifica, ed è un bene che sia così. Alla fine la cosiddetta cura Di Bella non ha mostrato (ammetto con mia sorpresa) nè più attendibilità nè più evidenze delle varie cure alternative che ho analizzato in questi anni. C'è un altro punto che sottolineo e che ribadisco ogni volta che compare l'ennesimo "genio incompreso" che ha trovato la cura "efficace" per una grave malattia: perchè affermare che il mondo nasconde una cura che sarebbe utile al mondo stesso? Che bisogno ci sarebbe di giochi di parole, casi "dubbi", finte guarigioni, se si ha ragione? Perchè gridare al complotto quando basterebbe mostrare dei fatti chiari ed inequivocabili per dimostrare di avere scoperto qualcosa che funziona? Perchè assumere atteggiamenti discutibili ed antiscientifici e poi lamentarsi che la scienza non ascolta?
La spiegazione potrebbe essere la più semplice e la lascio a voi.

Quando un individuo pensa di aver trovato un rimedio per la salute prima di tutto deve confermare la sua idea in maniera indipendente, sperimentandola come meglio preferisce ma con criteri precisi e ripetibili: solo allora, e se si avranno risultati significativamente positivi, si potrà passare ad una sperimentazione più vasta ed al limite finanziata dal pubblico. Pensiamo poi ai giornalisti che urlavano al miracolo ed al boicottaggio, ai politici che hanno cavalcato la vicenda alla famelica ricerca di voti facili, a tutti quei malati che vedevano accendersi la speranza (molti dei quali hanno abbandonato le cure standard per affidarsi al MDB), ai loro famigliari incantati dalle sirene del miracolo. Pensiamo ai titoli dei telegiornali ed alle manifestazioni di piazza, alle urla ed alle accuse. Ai libri che si affrettavano ad uscire durante il periodo di maggiore clamore. Pensiamo a tutto questo ed a quante speranze sono state spezzate. Ricordiamoci delle persone che hanno preso parte volontariamente alla sperimentazione. Cavie umane per una pratica senza prove, riflettiamo soprattutto su questo. Quanti di noi lo farebbero?
Pensiamo a chi si è aggrappato a questa illusione ed ha perso la sua battaglia e pensiamo a chi lo fa ancora oggi, credendo ad un'illusione che tale resterà.

Infine due righe di parere personale, lo devo per dovere professionale e perchè mi è stato chiesto (soprattutto in questi giorni):

La mia impressione è che il prof. Di Bella si sia intestardito (probabilmente in buona fede) sulla sua idea andando oltre quello che è il metodo scientifico, in questo modo è scivolato, come capita spesso, in un terreno pericoloso e criticabile: le cure alternative senza efficacia. Molti sono quelli che ne hanno approfittato (non in buonafede, stavolta) per fini personali. Infine gli atteggiamenti dell'odierno gruppo Di Bella sono assolutamente fuori dai canoni scientifici e medici (ed anche del buon senso) e come collega diffido dal loro operato in maniera profonda.

Se dovessi dare un consiglio ad una persona cara che mi chiedesse un parere sul MDB glielo sconsiglierei vivamente considerandolo un metodo alternativo pseudoscientifico ed assolutamente inattendibile. Non ho avuto nessun elemento che mi abbia convinto di dover dare una possibilità a questa "cura", troppe approssimazioni e forzature, certezze mai confermate, non ho mai letto di un caso che mi abbia fatto pensare a qualche effetto evidente e limpido di questo metodo alternativo. Sono arrivato ad una conclusione che non avrei immaginato, il MDB alla luce dei fatti non ha alcuna differenza con le varie cure alternative che ho analizzato in questi anni, tra questo metodo ed un Bonifacio, un Hamer ed un Simoncini vi sono davvero pochissime differenze, una delle quali è la sperimentazione ufficiale (con risultati negativi) e pubblica che per le altre cure non è mai (giustamente) avvenuta. Sottoscrivo quindi in pieno l'opinione della comunità scientifica e medica internazionale sul cosiddetto metodo Di Bella: non è curativo.

Spero di aver tracciato un buon ritratto di tutta la vicenda e credo che ognuno di noi a questo punto abbia la possibilità di fare una scelta tra un metodo mai provato e che continua a non curare nessuno e la medicina che con tutti i suoi limiti raccoglie qualche successo e riesce in qualche miracolo.
A chi sta male ed è confuso dico che è normale esserlo e spero che si abbia il coraggio di sollevarsi e sollevare il velo di paura che ci fa perdere di vista la realtà: bisogna affidarsi a metodi provati, non ad illusioni, piacevoli, dolci ma inutili. Attenzione anche a chi cerca di trascinarvi con le parole nel baratro delle speranze infrante.

Chiudo questa inchiesta con l'augurio che simili cose non debbano più ripetersi e con la speranza che la gente non si fidi delle voci da cortile o delle notizie apparse sul giornale e sui media per argomenti così delicati ma si affidi alla scienza perché è interesse di tutti. Uno scienziato geniale che scoprisse davvero un rimedio rivoluzionario avrebbe tutto l'interesse a sperimentare, affidare i suoi risultati alla scienza e diffondere le sue statistiche. Ha la ragione e l'onestà dalla sua parte.
Non so se riprenderò l'argomento Di Bella in futuro, ma sicuramente oggi ho chiuso un debito con la mia coscienza che avevo in passato. Il mio invito a documentarsi ed approfondire ogni argomento l'ho usato per me, l'ho condiviso ed ho raggiunto le mie conclusioni. Non ho alcuna intenzione di definire il mio giudizio una sentenza: resta un giudizio personale come tutti quelli che fornisco tramite questo blog, a chi mi ha seguito l'onere di scegliere.

Spero quindi che chi legge si sia fatto un'idea sul caso Di Bella e che di questa storia se ne parli come merita e non come spesso accade come l'ennesimo "mistero all'italiana", visto che, dati alla mano, di misterioso c'è ben poco.

Alla prossima.

Bibliografia e riferimenti.

  • http://www.metododibella.org
  • 2010 - Fondazione "Giuseppe Di Bella" - Documentazioni Cliniche
  • Giuseppe Di Bella: Relazione Congresso SIO Torino 2008
  • CTU per la Pretura Circondariale di Lecce (Sezione distaccata di Maglie).
  • Neuro Endocrinol Lett. 2009;30(4):437-49.
  • Neuro Endocrinol Lett. 2009;30(3):312-21.
  • Neuro Endocrinol Lett. 2008 Dec 29;29(6). 
  • E. Altomare: Medicine & Miracoli (Avverbi edizioni)
  • Cancer Biother Radiopharm. 2001 Apr;16(2):171-7.
  • The National Cancer Institute of Canada Clinical Trials Group, J Natl Cancer Inst. 1994 Feb 16; 86(4): 306-9.
Collaborazioni e ringraziamenti

Ringrazio personalmente di vero cuore chi ha collaborato con le proprie segnalazioni, fornendo notizie, documenti, referti, alla realizzazione del dossier. In particolare:

Yari Davoglio per la revisione e la correzione dei testi e dell'intero dossier.

Un grazie anche a

B.S. per la segnalazione di due casi personali.
F.B. per la segnalazione di un caso personale con relativa documentazione.
Antonio Pieron e Tamara Guadagni per il supporto.
Ilario D'Amato per avermi ispirato il titolo del dossier.
Antonio Santopietro per l'aiuto tecnico di ricerca.

Dedico questo lavoro a Silvia A.
Una lettrice del blog che non mi leggerà più con mio profondo rimpianto.

venerdì 10 giugno 2011

Pronti all'invasione di zombie?

Breve pausa prima di tornare al "caso Di Bella".
Un'iniziativa curiosa e da certi punti di vista geniale del CDC (Center for Disease Control) di Atlanta (un importante organismo sanitario governativo statunitense) ha stimolato la fantasia di molte persone ed acceso il loro interesse.
Poco male, è proprio quello che desideravano gli esperti del CDC, incuriosire la gente per indurla ad interessarsi al problema.
Facciamo un'ipotesi "di casa nostra".
Ammettiamo che il nostro ministero della salute diffonda un bollettino con un vademecum sul comportamento da tenere in caso di cataclisma o grave calamità. Come comportarsi significa sapere cosa fare, quali oggetti possono fronteggiare le emergenze o cosa serve e cosa è superfluo in caso di un grave problema sanitario. Una sorta di kit di sopravvivenza da utilizzare in casi estremi.
Quanta gente lo leggerebbe e quanti si preparerebbero di conseguenza pur sapendo che in certi casi il "sapere cosa fare" è fondamentale per salvare la vita propria e degli altri?
Probabilmente pochi. Eppure la nostra terra è sicuramente a rischio di terremoti ma anche di eruzioni o inondazioni, siamo preparati? Quanti di noi saprebbero cosa fare in caso di isolamento?
Quanti perderebbero tempo a racimolare oggetti inutili ed ingombranti tralasciando invece altri molto più utili e fondamentali per la sopravvivenza? Certo, un terremoto devastante non succede fortunatamente tutti i giorni ma ne basta uno, affrontato male, per causare un numero enorme di vittime.

Da questi piccoli comportamenti si nota l'educazione di una nazione. Non so se ricordate le immagini dei giapponesi subito dopo il catastrofico terremoto che ha colpito la loro nazione. Molti di loro con il casco in testa ed ordinatamente, uscivano in fila verso gli spazi aperti, altri si proteggevano sotto i tavoli o nei punti di sicurezza, pochissimo panico e molto controllo. Anche per questo (non solo per questo però) il terremoto giapponese ha fatto pochissime vittime.
L'educazione quindi è fondamentale.
Cosa ha sperimentato il CDC per invogliare i cittadini ad interessarsi a questo tipo di argomenti?
Ha invitato i cittadini americani a prepararsi all'invasione di...zombie.
Già.
I "non morti", quelli che "a volte ritornano" potrebbero (a scanso di equivoci, è una provocazione, gli zombie non esistono) tornare a farsi...vivi, minacciando la sopravvivenza dei vivi.
Gli zombie si nutrono di carne umana viva e quindi sono tutto il giorno alla ricerca di persone in salute da divorare. Pochi luoghi sono da considerare sicuri, in gruppo gli zombie seppur lenti e goffi, quando percepiscono la presenza di un umano nei dintorni si riuniscono e diventano imbattibili. C'è un solo modo di ucciderli: colpirli alla testa. Distrutto il loro centro motorio, lo zombi torna ad essere morto. In caso contrario vagherà all'infinito alla ricerca di carne fresca da consumare. Un'altra caratteristica pericolosa degli zombie è che il loro morso è infettivo. Qualsiasi essere vivente venga ferito da uno zombi si trasformerà inesorabilmente ed in breve tempo in un "non morto". Terribile.

Cosa fareste quindi se una mattina tutto diventasse realtà?


Immaginate di svegliarvi ed in TV il telegiornale avverte dell'incredibile invasione. Da poche decine ormai gli zombie sono centinaia, forse migliaia, ed aumentano ad un ritmo spaventoso. La maggioranza di essi sono in campagna, i vecchi cimiteri sono stati i primi a vedere orde di non morti emergere dalla terra ma si dirigono verso le città perchè è lì che vive ciò che cercano: la carne.
Le immagini della televisione si fanno drammatiche, un elicottero riprende un gruppo di centinaia di zombi che lentamente ma a passi lunghi si trova ormai alle porte di una metropoli. Le forze dell'ordine non possono fare altro che dirigere le operazioni di sgombero e messa in sicurezza della popolazione. Precedenza per anziani, poi bambini e donne. Gli uomini dai 18 ai 60 anni sono tutti invitati a presentarsi nella locale caserma di polizia per mettersi a disposizione delle forze dell'ordine.
Ci sono vittime, indefinite e  senza nome ma sono diverse le persone che non rispondono agli appelli.
Cosa fare? Cosa portare con sè? Dove andare ed a chi affidarsi?

Il CDC ci spiega come preparare un kit di sopravvivenza. Unico fondamentale requisito per resistere è essere pronti.

Prendi un kit, crea un piano, sii preparato
Il CDC spiega che se sei pronto ad un'invasione di zombie puoi ritenerti pronto ad ogni emergenza.
Il kit di salvataggio è composto da (modificato da me in base alle caratteristiche italiane):

  • Tre litri di acqua al giorno per ogni persona
  • Alimenti: confezionati e non deperibili a breve termine. Quanto possibile
  • Farmaci (fondamentali antibiotici, disinfettanti, analgesici)
  • Strumenti: forbici, coltello, nastro adesivo, radio, batterie, torcia elettrica
  • Igiene: candeggina, sapone, asciugamani
  • Vestiario: un solo cambio per ogni componente della famiglia
  • Documenti: patente, carta d'identità
  • Piccolo kit di pronto soccorso (facilmente reperibile anche nei supermercati)

    Preparato il kit di emergenza, la famiglia deve riunirsi per preparare un piano di evacuazione. La situazione prevede che gli zombie siano apparsi all'inizio della via dove si trova la vostra abitazione. Bisogna avere le idee chiare su dove andare (e come), dove dirigersi e con quale mezzo. Per trasportare l'intera famiglia ed il kit, il mezzo più opportuno sembra l'automobile. Avete già stabilito con il vostro piano, il percorso da seguire, le eventuali vie di fuga e le alternative in caso di strada bloccata. Solo se possibile (nessuno zombie in zona, situazione tranquilla) fate il pieno all'automobile.
    Bisogna stabilire alcune aree di ritrovo sia per la vostra famiglia in caso alcuni membri si perdessero che con altri conoscenti. C'è la possibilità per esempio che mentre voi state preparando l'evacuazione, alcuni membri della vostra famiglia siano assenti o al lavoro. Anche loro devono sapere dove vi troveranno. Le stesse aree è bene deciderle anche fuori città. C'è la possibilità infatti che gli zombie abbiano preso il controllo totale della città e quindi tornare indietro risulti impossibile: dove trovarsi fuori città?
    Il cellulare va usato poco e solo per casi indispensabili (la batteria si consuma e sono in corso comunicazioni tra le forze dell'ordine), quindi decidete due-tre numeri da contattare.

    Nel momento in cui raggiungete le zone prestabilite e vi sentite in buona sicurezza, preparate il vostro accampamento avendo cura di lasciare parte del kit in automobile in caso di fuga precipitosa. Attendete l'arrivo delle forze dell'ordine.

    A me l'idea dell'invasione di zombie è piaciuta tantissimo. E' un "gioco" che induce le persone a riflettere su cosa fare, incuriosirli, attirare i giovani e quanti si annoiano quando si parla di prevenzione, quanti di voi ad esempio sanno dove andare in caso di forte terremoto? Eppure ogni comune ha delle zone di raccolta della popolazione, conoscere quella più vicina può essere fondamentale per salvarsi.

    Più che attendere gli zombie quindi, è bene sapere come comportarsi in caso di evento naturale importante. La nostra vita e quella degli altri possono dipendere da noi.

    Alla prossima.

    E se dovessimo preparare un kit "antiterremoto"?
    Il minimo dovrebbe comprendere:


    • Copia dei documenti importanti in una busta impermeabile
    • Un secondo mazzo di chiavi di casa e della macchina
    • Bancomat, carte di credito e contante
    • Acqua imbottigliata e cibi non deperibili
    • Torcia elettrica, radio AM/FM, cellulare (se ce l’avete) e pile di riserva
    • Medicinali necessari, se nessuno assume farmaci regolamente, almeno un antifebbrile e degli antibiotici
    • Cassetta di pronto soccorso
    • Provviste per neonati se necessario




    If you're    ready for a zombie apocalypse, then you're ready for any emergency.    emergency.cdc.govGet A Kit, Make A Plan, Be Prepared. emergency.cdc.gov

    venerdì 3 giugno 2011

    Dossier Di Bella: la sperimentazione (3)

    Dopo aver conosciuto i fatti relativi alla vicenda del "metodo Di Bella", analizzato alcuni casi proposti come "dimostrativi" di efficacia ed aver analizzato alcune presunte evidenze di effetto antitumorale della presunta cura, è il caso di soffermarci sulla sperimentazione ufficiale del metodo, organizzata dall'Istituto Superiore di Sanità, ente governativo italiano, che ha sancito la sua inefficacia e successivamente ha ricevuto numerose critiche per presunte irregolarità. I figli del professore Di Bella hanno creato dopo i fatti del 1998, una fondazione (Fondazione Di Bella) che propaga il metodo pubblicizzandolo ancora oggi.
    L'allora ministro della sanità si disse contrario (e lo ribadì con decisione diverse volte) alla sperimentazione perchè non vi era alcuna evidenza che il metodo Di Bella potesse avere un ruolo terapeutico nei confronti del cancro.
    Questa affermazione provocò il risentimento dell'intera equipe del professore e delle associazioni che lo sostenevano ma le risposte erano sempre portate sul piano emozionale, niente dati, nessuna prova ma termini come "libertà, guarire, sofferenza" che se non muovevano la scienza sicuramente avevano il loro effetto sull'opinione pubblica. Da un lato continuavano le manifestazioni, dall'altro il risentimento per una guerra alla scienza che prima di tutto danneggiava i malati. Ufficialmente, in pubblico, gli esperti parlavano di "assurda follia", insistevano sull'inconsistenza di quella cura, ma qualcuno sussurrava un macabro "muoiono tutti come mosche".
    Sulla mancanza di basi scientifiche che giustificassero una sperimentazione un esempio possiamo averlo in un testo preparato dagli stessi Di Bella che riporta la dichiarazione contraria alla sperimentazione del ministro seguito dalla risposta del gruppo modenese:

    [...] rilevato che da tutti gli organismi suddetti è stata affermata la mancanza di fondamento scientifico documentato del metodo Di Bella e quindi l'insuscettibilità del medesimo all'impiego sistematico negli ammalati di tutti i tipi di tumore... (On.le Bindi, comunicato stampa 267, 23/12/97)

    I Di Bella rispondono a "modo loro" con qualcosa che sicuramente spiazza per diversi motivi chi è  dotato di una minima capacità critica:

    Vi sono numerose evidenze scientifiche sull’efficacia antitumorale dei singoli componenti del MDB da una revisione della letteratura fino al dicembre 1997.
    Una ricerca eseguita sui singoli farmaci componenti il MDB, fino a tutto il 1997, incrociando i farmaci con la parola «Cancer», e limitando la ricerca agli studi eseguiti sull’uomo nella massima banca dati bio-medica (Med-line), www.pubmed.gov, che raccoglie gli abstracts delle più autorevoli riviste scientifiche, ha evidenziato settemilaquaranta (7.040) pubblicazioni sui principi terapeutici costituenti l’ MDB.
    Le "evidenze scientifiche" sull’efficacia antitumorale del MDB i Di Bella le avrebbero ottenute con un motore di ricerca medico (PubMed): farmaco+cancer ed appaiono più di 7000 pubblicazioni.
    Chi legge può farsi un'idea dell'attendibilità di questo metodo. Per chi non è pratico di motori di ricerca, utilizzo lo stesso sito usato dal gruppo di Modena e provo a cercare (con il loro metodo!) le evidenze scientifiche dell'"efficacia antitumorale del sesso": 58783 risultati. Molti di più di quelli ottenuti da loro.
    Con questo tipo di ricerca secondo i Di Bella mi potrei sentire autorizzato a richiedere la sperimentazione del sesso come rimedio anticancro.
    Purtroppo non è così che si dimostra come funziona una terapia (ed un motore di ricerca) ed i Di Bella, sfruttando l'emozione e la spinta demagogica proveniente da svariate persone ottennero di sperimentare la loro cura.

    Andiamo subito al sodo.
    I dati sono tanti e cercherò di estrarre solo quelli utili alla comprensione dei punti principali e delle varie posizioni assunte dalle parti nella complicata vicenda.
    La sperimentazione nazionale della cura Di Bella fu concordata a fine gennaio 1998, iniziò a marzo e coinvolse 1155 pazienti affetti da vari tipi di tumore. Si chiuse nel luglio 1998 in quanto la quasi totalità dei pazienti si era ritirata dallo studio (il 97,5%). La maggioranza dei ritiri fu causata dalla morte o dalla progressione della malattia. Tutti i particolari del protocollo furono stabiliti dal professore Di Bella in concerto con i componenti della commissione ufficiale. Dallo stesso professore furono siglate le pagine del protocollo una per una e si comunicò anche un rilassamento delle posizioni rispettive che nei mesi precedenti erano molto tese, tanto che Luigi Di Bella, alla fine della riunione finale si disse soddisfatto perchè si era "imboccata la via giusta" ringraziando ripetutamente [1] il ministro della sanità di allora (Rosy Bindi).

    Alla fine, i risultati della sperimentazione effettuata dal Ministero della sanità (ora "della Salute"), venivano riassunti così dal ministro di quel periodo, Umberto Veronesi:
    "Dall'analisi dell'insieme dei 1155 pazienti inclusi negli studi - sperimentali (386 pazienti) ed osservazionali (769 pazienti) - non emerge alcuna evidenza che il trattamento MDB sia dotato di una qualche attività anti-tumorale di interesse clinico..." (da: risposta all'interrogazione parlamentare n. 4-25267, ministro U. Veronesi).
    Poi puntualizza:
    - In nessuno dei 1155 pazienti inclusi nella sperimentazione si è osservata una risposta obiettiva completa (scomparsa delle masse tumorali);
    - Una risposta obiettiva parziale (riduzione di almeno il 50% delle lesioni tumorali), si è osservata in soli 3 (0,8%) dei 386 pazienti inclusi negli studi sperimentali.
    Ad oggi di questi 3 pazienti [...] due sono deceduti ed il terzo è in fase di progressione della malattia.
    La quasi totale assenza di risposte obiettive nello studio sperimentale propriamente detto è stato confermato negli studi osservazionali nei quali solo in 5 (0,7%) dei 769 pazienti inclusi, i centri partecipanti hanno segnalato la presenza di una risposta obiettiva di tipo parziale.
    [...] A circa un anno dall'inizio della sperimentazione. Escludendo dall'analisi i pazienti in fase terminale [...] si sono osservati 466 decessi su 660 pazienti (71%) degli studi sperimentali e osservazionali.
    Dopo la chiusura della sperimentazione i pazienti furono in ogni caso seguiti e le loro condizioni studiate, di loro non sopravvisse nessuno. A luglio 1998, sul totale dei 386 pazienti dello studio sperimentale si ebbero:

    Decessi 53%
    Progressione di malattia 33%
    Malati stazionari 3%
    Pazienti non rintracciabili 6%
    Risposta parziale 1%
    Risposta completa 0%

    A giugno 1999 si osservarono (risposta ministero della salute 20/11/2000 ad interrogazione parlamentare, pag. 2):

    Decessi 77%, escludendo i pazienti in fase terminale, il totale dei pazienti deceduti fu del 71%.
    Malati stazionari 2,5%
    Pazienti non rintracciabili 4,7%
    Risposta completa 0%
    97,5% dei pazienti risultano ritirati dallo studio per decesso, progressione della malattia, tossicità.

    E' bene ribadirlo, la  percentuale di pazienti guariti o migliorati in maniera significativa tra quelli curati con il MDB fu dello zero per cento.

    Non tutti sanno che oltre alla sperimentazione più "nota", quella nazionale, ne esiste un'altra regionale, indipendente, condotta in Lombardia su 333 pazienti: anch'essa diede risultati assolutamente negativi.
    vi furono un caso di risposta parziale alla terapia (0,3%), 4 casi di risposte minori (1,2%); in 111 casi (33,3%) non si verificò alcun cambiamento, in 168 casi (50,4%) il tumore progredì nella stessa sede, in 49 casi (14,7%) il tumore progredì in altra sede. In 246 pazienti si venficarono effetti tossici di vario grado. Si ebbero nausea e vomito (35%), diarrea (22%), tossicità epatica (9%), tossicità neurologica (11%), tossicità metabolica (6%), tossicità ematologica (3%). In 25 pazienti fu necessario sospendere il trattamento. (ANSA).

    L'indagine clinica sui casi conservati negli archivi di Di Bella inoltre, stabilì che non solo non vi era evidenza di effetto positivo ma la sopravvivenza dei pazienti archiviati era nettamente inferiore a quella della media nazionale.

    Il risultato (ne ho parlato nell'ultimo articolo) di questa analisi fu pubblicato sull'autorevole rivista Cancer, erano oltre 3000 cartelle conservate dal professore Di Bella nel suo archivio, selezionate in base alla storia di ogni paziente: confrontando la sopravvivenza degli individui che avevano assunto la terapia Di Bella con quella dei pazienti dei registri tumori italiani, quella dei pazienti di Di Bella era significativamente inferiore.
    Disse la professoressa Buiatti, responsabile dell'analisi dell'archivio del professore modenese:
    "Ho potuto rintracciare, grazie al Registro dei tumori italiano, la storia dei pazienti. E ho potuto confrontare la loro sopravvivenza con quella media degli altri malati di cancro. I pazienti di Di Bella andavano peggio. Morivano prima. Ma questo non significava obbligatoriamente che il decorso della malattia fosse peggiorato dalla Di Bella. Da lui, infatti, arrivavano persone in condizioni peggiori della media. Restava un dato di fatto, preciso, inequivocabile: i suoi pazienti morivano come gli altri. Non c'era alcun vantaggio terapeutico. Nessuna salvezza, Di Bella non accettò mai che si verificasse se la sua terapia avesse un valore di tipo palliativo. Non è un palliativo, ha sempre detto. È una cura".


    Come si vede quindi, le prove (le ripetute prove) hanno stroncato decisamente ogni velleità di efficacia del MDB. Nessuna evidenza nè scientifica nè clinica di effetto anti-tumorale.
    Non si parla solo della sperimentazione "ufficiale" ma anche tutti gli altri dati hanno raggiunto la stessa conclusione. La sentenza quindi è nettamente a sfavore di questa presunta cura. I risultati negativi della sperimentazione furono pubblicati nel prestigioso British Medical Journal.

    Alle conclusioni della sperimentazione risposero tantissimi esponenti politici e naturalmente gli stessi Di Bella. Le polemiche sembravano non cessare. Le critiche ai metodi utilizzati nello studio furono feroci, si parlò addirittura di manipolazione dei protocolli e dei dati e di episodi di gravità tali da dover invalidare lo studio. Il ministero rispose che la stesura ed il progetto di sperimentazione furono effettuati seguendo alla lettera le indicazioni del Prof. Di Bella. Contatti continui tra gli sperimentatori ed il gruppo Di Bella servivano proprio a stabilire "le regole" e chiarire le richieste del professore. I prodotti utilizzati nella sperimentazione furono preparati nelle officine galeniche dell'Istituto Chimico-Farmaceutico Militare di Firenze (ICFM), proprio per standardizzarle e produrle su scala semi-industriale (il Prof. Di Bella faceva produrre le sostanze ad una farmacia che conosceva personalmente).
    Il ministero della salute rispose che i farmaci furono il frutto "delle indicazioni del Prof. Di Bella [...] pedissequamente riportate nei protocolli approvati dallo stesso professore che ne ha siglato le singole pagine".
    I protocolli di sperimentazione furono portati avanti, controllati e sottoscritti, oltre che dal professore Di Bella, anche da un'equipe di oncologi e garanti tra i migliori in Italia, alcuni storici come Veronesi e Dulbecco. Il gruppo era formato da:
    Umberto Veronesi (Istituto europeo di oncologia), Lorenzo Tomatis (Istituto oncologico Garofalo di Trieste), Luigi Di Bella, Renato Dulbecco (università della California La Jolla), Marco Geddes (vicepresidente del Consiglio superiore di sanità), Dino Amadori (presidente dell'Associazione italiana di oncologia medica), Silvio Monfardini (direttore della Fondazione Pascale di Napoli), Stefano Jacobelli (Università di Chieti), Giorgio Parmiani (Istituto tumori di Milano), Francesco Cognetti (Istituto Regina Elena di Roma), Gian Luca Sannazzari (università di Torino), Franco Conte (università di Pisa), Giuseppe Colucci (ospedale oncologico di Bari), Franco Mandelli (università di Roma La Sapienza), Paolo Bruzzi (Istituto tumori di Genova), Rossella Silvestrini (CNR), Nicola Montanaro, Francesco Di Carlo e Luigi Pagliaro (CUF), Eva Buiatti (università di Firenze), Cesare Peschle e Marino Massotti (Istituto superiore di Sanità).

    Le garanzie offerte dagli sperimentatori apparivano serie ed importanti ma non bastarono a chiudere la polemica. Nonostante la sperimentazione parlasse chiaro i Di Bella ricominciarono a farsi sentire, accusando autorità ed ambiente scientifico di boicottaggio e condotta colpevole, già prima che la sperimentazione si chiudesse.
    Cercheremo ora di capire quali fossero le principali accuse e quali furono le risposte fornite dalle autorità.

    Le critiche alla sperimentazione

    Il motivo principale per cui la sperimentazione sarebbe stata un fallimento, secondo i Di Bella sarebbe stato un boicottaggio voluto dai "poteri forti" della sanità, case farmaceutiche in primis ed altre figure (medici?) secondariamente. Difficile sostenere che i motivi del "disinteresse" risiedessero in mire economiche visto che la somatostatina (principale componente del MDB) è un farmaco molto costoso (lo era ancora di più all'epoca della vicenda) ed un ciclo di cura arriva a costare oltre i mille euro al mese (considerando anche i macchinari necessari come le "pompe temporizzate" il costo lievita ulteriormente).
    Una delle critiche era basata sulla mancanza di "randomizzazione" (una scelta omogenea dei pazienti da sottoporre a sperimentazione in modo da aver meno fattori condizionanti possibili nei risultati) e nella mancanza di un gruppo di controllo (ad esempio che assumesse placebo o chemioterapici). La risposta a questi biasimi (che apparvero anche sul prestigioso British Medical Journal a commento dei risultati della sperimentazione pubblicati nella stessa rivista) fu che per motivi etici e per l'urgenza della sperimentazione non era stato previsto il team di controllo e nemmeno la randomizzazione dei gruppi. Questo aspetto fu piuttosto discusso dalla comunità scientifica anche in sedi prestigiose. Sul British Medical Journal ad esempio (una delle riviste mediche più importanti al mondo) si aprì un dibattito interessante.

    La seconda critica, forse la più importante, si basava sul fatto che secondo il gruppo Di Bella, durante la sperimentazione furono somministrati farmaci scaduti. Il fatto fu certificato da una squadra di carabinieri dei NAS di Firenze durante un'ispezione.
    I carabinieri eseguirono controlli in un ospedale e poi presso lo stabilimento chimico militare che preparava i farmaci del MDB e notarono che molte delle confezioni erano state somministrate o conservate per un periodo superiore ai tre mesi indicati nelle confezioni.
    Il gruppo dei NAS concluse il verbale con le seguenti parole:
    Ciò [...] comporta che 1048 pazienti abbiano assunto [...] un farmaco potenzialmente imperfetto e non più possedente le caratteristiche terapeutiche iniziali [...]
    A questa notizia c'è una risposta, che analizzerò assieme alle altre obiezioni.  Riguardo il "blitz" dei NAS si può aggiungere che fu criticata la presa di posizione dei carabinieri, i quali non si limitarono solo a verbalizzare quanto riscontrato, ma entrarono nel merito dell'efficacia giudicando "falsata" l'azione farmacologica dei prodotti rinvenuti senza averne titolo, tanto da scrivere nello stesso verbale che "ne consegue quindi che i risultati ottenuti dalla sperimentazione siano sicuramente inattendibili". Questo "giudizio di merito" fu ritenuto da molti inopportuno e non competente ai militari.
    La terza critica riguardava la presenza di un composto definito tossico (e cancerogeno) da Di Bella, nei flaconi che contenevano una parte del MDB (i retinoidi). Questo composto, l'acetone, secondo il gruppo Di Bella non doveva essere presente ed esistevano metodi di preparazione (già da loro utilizzati) che lo eliminavano totalmente dal prodotto farmacologico. Ma andiamo per ordine.

    I farmaci scaduti

    L'obiezione più grossa che fu posta dal Di Bella agli sperimentatori fu quella relativa alla presenza di confezioni di farmaco scaduto tra quelle che venivano somministrate ai pazienti partecipanti alla sperimentazione. Dai documenti il fatto è reale. Esistevano e sono stati somministrati dei prodotti che presentavano una data di scadenza ormai passata.
    La risposta del Ministero della Sanità fu precisa.
    Per stabilire la data di scadenza di un prodotto galenico sono necessarie alcune informazioni precise (la natura del prodotto, i tempi della sua degradazione, l'intervallo terapeutico, cioè la dose minima e massima efficace). Per ottenere queste informazioni dai prodotti del MDB servivano parecchi mesi, almeno un anno, e data l'urgenza del provvedimento di sperimentazione si rinunciò a stabilirli. Il Prof. Di Bella aveva comunque assicurato che se ben conservato, al riparo da luce e calore, lo sciroppo ai retinoidi era assolutamente stabile (non aveva bisogno di una data di scadenza predefinita). Oltretutto il medico modenese non indicò mai una eventuale data di scadenza al momento della firma dei protocolli di sperimentazione.  Così sottolineò il ministero:
    "Il prof. Di Bella aveva fornito le più ampie assicurazioni, in merito al fatto che, se custodito in ben precise condizioni al riparo dalla luce e dal calore, lo sciroppo ai retinoidi era del tutto stabile"
    (risposta all'interrogazione parlamentare n° 4-20163 del 20/11/2000)
    L'affermazione che i retinoidi necessari alla cura non avevano una scadenza precisa fu sottolineata quindi dallo stesso Di Bella e questo viene confermato (ed in maniera che avvalora del tutto la risposta del ministero) anche oggi dallo stesso staff del professore, come possiamo vedere da questo screenshot di una risposta data nel forum ufficiale dei Di Bella (gestito dallo stesso Adolfo Di Bella) ad una lettrice che chiedeva lumi sull'argomento:



    I retinoidi non hanno scadenza, lo ribadiscono nuovamente i Di Bella, anche oggi, ma per la legge i farmaci hanno obbligo di scadenza.
    E' per questo che venne presa la decisione di apporre in ogni caso una data basandosi sul tempo di degradazione medio del prodotto galenico stabilito dall'industria produttrice senza considerare decisiva questa iniziativa.
    Se quindi gli sperimentatori si sono esposti a facili attacchi, Di Bella ha accentrato l'attenzione come elemento invalidante sulla data di scadenza dei farmaci non prima della sperimentazione ma successivamente. Ma le regole si stabiliscono prima di iniziare proprio per evitare contestazioni e non a giochi fatti.

    L'acetone

    Si tratta di una sostanza incolore utilizzatissima come solvente in diversi settori merceologici.
    Non classificato tra i prodotti cancerogeni, ha una tossicità molto limitata e solo per esposizioni prolungate. Fu proprio la presenza di questa sostanza nei farmaci preparati dalle officine chimiche militari il punto più aspramente criticato dai Di Bella che giudicarono come gravissima e fortemente tossica la presenza di residui d'acetone nei flaconi dei farmaci..
    Eppure a quanto pare l'uso di acetone quale solvente delle preparazioni galeniche fu voluto dallo stesso Professore Di Bella così come il relativo metodo di eliminazione.

    Lo stabilimento di produzione fece presente al prof. Di Bella come non fosse possibile eliminare completamente l'acetone dalle preparazioni e propose di sostituirlo con l'alcol etilico (altro solvente utilizzato nei composti farmaceutici). Di Bella rifiutò sostenendo che l'alcol avrebbe rovinato la preparazione.
    Il Ministero sottolineava inoltre che, proprio per l'estrema difficoltà nell'eliminare qualunque traccia del solvente da una preparazione galenica, erano state seguite le linee guida internazionali con le indicazioni sui limiti di questa sostanza. L'acetone in particolare è un diluente classificato in classe 3 (quindi la meno tossica), nell'animale il limite che mostra di non essere tossico è di 10.000 ppm, nell'uomo l'ingestione di dosi elevate non ha mostrato effetti letali ed i sintomi sono limitati a nausea, vomito e crampi addominali, più pericolosa l'inalazione. L'acetone non ha mai mostrato alcun effetto cancerogeno né negli animali né nell'uomo, unici casi nei quali si è registrato un effetto letale sono stati i suicidi e gli avvelenamenti accidentali dei bambini (con ingestione di interi flaconi di acetone puro).
    La risposta del governo all'obiezione della presenza di acetone nei preparati sottolineò proprio la mancanza di tossicità della sostanza, la presenza in ogni caso di quantità minime della stessa e l'impossibilità materiale di eliminarla tutta.
    "La quantità massima di acetone residuo consentito in un prodotto medicinale è pari a 5000 ppm (pari a 5000 mg/l) era quindi inevitabile che aderendo fino in fondo allo standard dettato dal prof. Di Bella sarebbero rimaste tracce di acetone" (risposta all'interrogazione parlamentare n° 4-20163 del 20/11/2000)

    Per stabilire la quantità di acetone nei vari preparati della sperimentazione, fu utilizzato un macchinario altamente sensibile che stabilì quantità sei volte inferiori ai limiti consentiti (850 mg/l nei casi dove era più presente). Fu notato anche che era proprio la sensibilità dei metodi utilizzati (sensibilità a partire da 0,1 parti per milione) per misurare l'acetone residuo che poteva trarre in inganno, in quanto quello utilizzato dal prof. Di Bella ed eseguito nella sua farmacia di fiducia (metodo della cartina al nitroprussiato di sodio che ha sensibilità a partire da 400 parti per milione), era molto meno sensibile di quello dei laboratori chimici militari e poteva addirittura indicare come assente una quantità di acetone che invece fosse presente in piccole quantità. Il Ministero ha sottolineato che con la sua metodica è stato estratto tutto l'acetone materialmente possibile. E' stato inoltre riportato che alcune farmacie che preparavano i cocktail per Di Bella utilizzavano metodi di eliminazione dell'acetone assolutamente più drastici e distruttivi (come il calore) di quelli utilizzati dallo stabilimento statale, che potevano avere influenza negativa sulle caratteristiche dei farmaci somministrati.

    Alle "giustificazioni" del Ministero, il gruppo Di Bella replicò a sua volta con una quantità enorme di dati: ma anche qui noto una assoluta mancanza di attinenza con i temi trattati. I dati sono tanti, chi vuole consultarli lo faccia, ma riporto un esempio. Per dimostrare che la quantità di 850 mg/l di acetone (cioè quella contenuta in alcune preparazioni criticate da Di Bella) sono altamente tossiche, viene riportato uno studio. Secondo Di Bella in questo studio si dimostrerebbe che già 41 mg/l di acetone abbiano una capacità tossica.
    Il punto è che lo studio citato non dice per nulla quello che sostiene Di Bella ma considera i limiti "olfattori" dell'acetone, ne analizza cioè la percezione, da parte di lavoratori esposti a questa sostanza, di "odore di acetone" e stabilisce che già alla quantità di 41 mg/l si ha una percezione dell'odore. Non parla assolutamente di tossicità né di limiti nelle preparazioni farmaceutiche. Nelle repliche di Di Bella sono tanti gli studi "travisati" per ottenere qualche ragione nella disputa. Un comportamento poco trasparente ed ingiustificabile per degli scienziati che ricorda moltissimo i modi dei guaritori che abbiamo conosciuto in questi mesi: con la manipolazione dei risultati della letteratura scientifica si porta acqua al proprio mulino.
    La vicenda dell'acetone sembra quindi relativamente importante. Probabilmente gli sperimentatori avrebbero dovuto puntualizzare anche gli aspetti minori della vicenda ma non vi è alcuna prova che l'acetone in generale sia particolarmente tossico o pericoloso, oppure che le quantità contenute come residuo di lavorazione potessero causare danni e che vi sia la possibilità di eliminare completamente dai flaconi ogni traccia di questa sostanza.
    In ogni caso, nonostante le "critiche" a posteriori del gruppo Di Bella, la sperimentazione si concluse con dei risultati inequivocabili. Visto l'enorme risalto mediatico che aveva avuto la storia, il Ministero della Sanità italiano si premurò di diffondere con tutti i mezzi la conclusione della vicenda.
    Vennero inoltre osservate in via complementare (anche se questo non rientrava negli scopi della sperimentazione) le curve di sopravvivenza dei pazienti sottoposti allo studio. Tutte rientravano nei parametri delle curve di sopravvivenza relative alle specifiche forme di tumore in assenza di trattamento: in poche parole quei pazienti non avevano avuto alcun beneficio né terapeutico né in termini di allungamento della sopravvivenza con MDB.
    Le fasi della sperimentazione furono seguite dagli esperti dell'Istituto Superiore di Sanità e da un team etico di esperti internazionali che ne certificarono la correttezza ed i risultati.
    In seguito alle successive rimostranze riguardanti alcuni aspetti della sperimentazione fu aperta un'inchiesta dal procuratore della repubblica di Torino, poi trasferita per competenza a Firenze ed archiviata in quanto non fu evidenziata alcuna irregolarità nei protocolli e nelle procedure. Il procuratore aggiunto di Firenze Ubaldo Nannucci definì "assolutamente inconsistente" l'ipotesi che i farmaci della sperimentazione potessero essere "imperfetti" ribadendo che nei protocolli del professore non c'erano prescrizioni sulla stabilità del prodotto.

    Dal punto di vista scientifico, sia teorico che pratico quindi, la cura Di Bella non ha avuto alcun effetto sui malati di tumore, nemmeno modesto. In maniera analoga neppure il gruppo Di Bella è stato capace di offrire all'analisi della comunità scientifica alcun dato che facesse sospettare gli effetti positivi tanto reclamizzati, solo a parole.
    Nonostante questo molte persone continuavano (e continuano) a rivolgersi ai Di Bella per curare il loro problema di salute con l'effetto collaterale di un notevole sacrificio economico ed un'illusoria speranza di efficacia.
    Il metodo Di Bella, come ho già detto, è pubblicizzato e prescritto regolarmente anche oggi, nonostante tutto e nonostante ancora oggi nessuno sia stato in grado di dimostrare alcun effetto curativo del metodo, i seguaci del gruppo modenese sono ancora tanti. Mi hanno segnalato (ed ho notato anche personalmente) che esistono anche nel caso dei Di Bella, individui che frequentano forum dedicati al cancro con lo scopo di attirare nuovi pazienti descrivendo successi incredibili e guarigioni dovute al metodo che in realtà non hanno alcuna evidenza di essere reali.

    Per farsi un'idea di quanti sostengano ancora questa pratica, nei giorni scorsi nei commenti del blog è apparsa un'interessante considerazione. Analizzando le donazioni del 5x1000 (la Fondazione Di Bella è un'associazione di volontariato) nel sito delle entrate sono state registrate:

    2007: 669 donazioni (per circa 18.000 euro)
    2008: 1045 donazioni (per circa 30.000 euro)
    2009: 1185 donazioni (per circa 34.000 euro)

    La fondazione non pubblica nel sito nè un suo bilancio nè l'impiego di queste somme di denaro.
    Sono attuali anche le richieste di rimborso spese dallo stato da parte di chi si è sottoposto a questa cura ma questo è un argomento che risale già all'epoca della sperimentazione.
    Furono diverse infatti le richieste di fornitura gratuita dei farmaci del MDB e si arrivò persino allo scontro in tribunale.
    In particolare la pretura di Maglie (in provincia di Lecce) preparò un'inchiesta per decidere se fornire gratuitamente questi farmaci e richiese una perizia sulle cartelle cliniche di persone che si dicevano guarite o migliorate per merito del MDB.
    Un collegio di periti esaminò queste cartelle e stabilì che visto "l'evidente effetto positivo" della cura ed il miglioramento sia dei sintomi che della sopravvivenza dei pazienti fosse necessario favorire il rimborso dei costi di quei farmaci.
    La perizia analizza i casi pervenuti in pretura uno per uno e trae le sue conclusioni.
    Le possiamo trarre anche noi, visto che abbiamo modo di leggere quelle pagine e le relative conclusioni. Lo faremo nella quarta ed ultima parte del dossier.

    Faremo anche una piccola pausa, prima dell'articolo finale sulla vicenda tireremo un po' il fiato.

    Pubblico intanto l'editoriale di Antonio Panti, presidente dell'ordine dei medici di Firenze, dedicato alla professoressa Eva Buiatti, epidemiologa di fama internazionale e persona squisita che tanto fu attaccata e denigrata per un'unica "colpa": aver definito non efficace il MDB. La professoressa infatti era responsabile dell'analisi delle cartelle cliniche presenti nell'archivio del professore Di Bella che non mostrò alcuna evidenza di efficacia del metodo. E' un resoconto (amaro) di cosa significò per l'Italia scientifica tutta la vicenda.

    Alla prossima.


    Tra credulità di massa e malafede di élite.

    In occasione di un Convegno in memoria di Eva Buiatti, una collega che ha lasciato una profonda traccia nella comunità scientifica italiana per il suo valore professionale, il rigore etico, la grande umanità, Marco Geddes ha organizzato una serata in cui si è rievocato quell’incredibile anno in cui scoppiò, raggiunse il culmine e, infine, scomparve il caso della terapia Di Bella, una cura “per tutti i tumori”. Ringraziamo Marco che ha sintetizzato ottimamente l’enorme mole di materiale raccolto.
    Abbiamo deciso di pubblicarlo sia in ricordo di Eva, che guidò la sperimentazione che dimostrò la fallacia, anzi la dannosità, della terapia Di Bella, sia perché siamo convinti che molti medici abbiano dimenticato la crisi che attraversò allora la medicina italiana e come la sperimentazione, voluta dal Ministro Rosy Bindi, strenua difenditrice della correttezza scientifica, abbia chiuso irrevocabilmente la vicenda dimostrando la falsità clinica e farmacologica della cura.
    Forse la storia non è maestra di vita, ma una riflessione sui fatti non è inutile. E può insegnare qualcosa. Intanto sui meccanismi scatenanti di un bagno di irrazionalità in cui emergevano antiche diffidenze verso la scienza, un oscuro potere che congiurava per impedire a un vecchietto, buono e caro, di salvare il mondo. E le difficoltà dei medici, costretti a difendersi dalle accuse dei pazienti di voler negare loro una cura salvifica per chi sa quali inconfessabili interessi. E l’ignoranza dei mass media, acuita dal desiderio di scandalismo e di mettere finalmente in angolo professori e scienziati. E le fantasie popolari, alimentate da politici indecenti (la terapia Di Bella diventa di destra!) e da giornalisti indegni (soltanto uno ha dichiarato di pentirsi per quanti morti poteva aver causato consigliando dai teleschermi quella terapia!). E la deontologia di alcuni medici seguaci più di Mammona che di Ippocrate.
    I medici tuttavia hanno di che recriminare. Le sperimentazioni sono tali se seguono regole precise;
    la tecnologia dominante messa in pratica mediante rigorosi protocolli è arma vincente solo se accompagnata da un pari impegno umano e da un prendersi cura del paziente fino alla morte. La medicina non fa miracoli e ogni panacea è inganno; l’affidarsi a qualsiasi soluzione, anche la più illogica, è propria della condizione di chi soffre e dei suoi cari. Il medico non può ignorare che speranza e ragione non vanno d’accordo e spetta a lui tenerle insieme nell’interesse del paziente.
    Molti si chiedono: potrebbe accadere di nuovo? Un episodio siffatto sarebbe stato impensabile riguardo a una malattia circolatoria, ma il cancro è tuttora una metafora delle sconfitte della medicina e uno stigma di morte. Il messaggio opposto, che molti tumori sono curabili, ormai sembra assimilato e ciò dovrebbe diminuire il rischio dell’esplosione di una nuova terapia miracolistica. Però, di recente abbiamo vissuto il clamore irragionevole e irrazionale sui casi Welby e Englaro: l’irrazionalità è sempre in agguato.

    Antonio Panti

    Note:

    [1] E. Altomare: Medicine e Miracoli. Avverbi edizioni.


    1) La cronaca: Storia di una cura alternativa
    2) Forma e sostanza: l'atteggiamento e la scientificità
    3) La sperimentazione: come fu sperimentato (è l'articolo in questa pagina)
    4) Perizie e risultati: le conclusioni.