martedì 22 settembre 2015

L'effetto Barnum delle ciarlatanerie.

Pochi giorni fa ho visitato un mercato del biologico. Chissà per quale misterioso motivo (che c'entra il biologico con la magia?), più che bancarelle o esposizioni di alimenti biologici era quasi esclusivamente un mercato di pratiche "olistiche", alternative quando non vere e proprie truffe.
Mai vista una tale concentrazione di sciocchezze.

Io sono per la libertà di scelta, ognuno faccia ciò che vuole della sua salute e dei suoi soldi ma vedere tanta gente credere a vere e proprie cialtronerie mi ha scoraggiato parecchio e mi ha fatto riflettere.
C'è la bancarella di quello che vende i libri "alternativi" (di tutto e di più, dal Reiki alla riflessologia), delle palestre che pubblicizzavano i loro corsi di discipline orientali (e qui saremmo pure nella normalità), io passeggiavo e guardavo ma più mi mescolavo al pubblico, più scendevo in un tunnel che ha cominciato a mettermi angoscia. Il mio stupore è stato tanto presente da farmi chiedere se fossi io la "persona strana", non ero a mio agio, non stavo bene.

C'era gente, adulti e bambini, sdraiata a terra mentre una persona agitava le mani sopra il loro corpo, come in una sorta di massaggio "esterno" che poi ho capito che era un "massaggio di energia" (energia? Quale energia?), buttati a terra, in pubblico, in mezzo alla strada, mentre qualcuno li "ripuliva dalle negatività". Altri che scoprivano le (presunte) intolleranze alimentari con test ridicoli (tenere due alimenti, uno in ogni mano ed un macchinario faceva diagnosi!), chi proponeva "lavaggio dell'aura", chi curava i dolori con le suole riflessoterapiche, persone che compravano delle calamite che avrebbero schermato le onde elettromagnetiche del cellulare (ovviamente mortali)...cartelli con i termini più assurdi e tipici della ciarlataneria: "biorisonanza", "onde energetiche", "luce informazionale"...un delirio e ad un certo punto, non scherzo, ho avuto la nausea. Vedere una persona adulta, apparentemente normale e sana, abbracciarsi con un "maestro di luce" (eh?) per riceverne gli influssi positivi mi ha sconvolto abbastanza. C'era chi vendeva aggeggi per curare le "geopatie" (presunte patologie dovute ad "interferenze" di vario tipo presenti sul nostro pianeta, vera pseudoscienza).
Vedere una ragazza elegante e normalissima sottoporsi ad una seduta di "lavaggio dell'aura" (una donna spostava, con le mani, l'energia negativa dal suo corpo, 20 euro) mi ha lasciato confuso e vedere tanta gente credere a certe cose mi ha fatto male.

La "pulizia dell'aura" con i "maestri di luce"

Ma davvero abbiamo bisogno di queste sceneggiate?
Ci sentiamo tanto progrediti e moderni e poi crediamo alle stregonerie? Cosa succede nella mente di una persona per sdraiarsi a terra in pubblico e farsi togliere il male da uno sconosciuto vestito come un santone? Affidarsi ad un "maestro di luce", comprare una pianta grassa che "attira le energie negative della casa" ed una addirittura che "assorbe le radiazioni elettromagnetiche", come fai a crederci?

"Armonizzatori", "biorisonanza" per curare le "geopatie".

Una bancarella che vendeva un estratto (era un integratore, quindi di estratto ce n'era ben poco) di un fungo che guariva tutto, dai brufoli al cancro (questo detto sottovoce dal venditore ma la voce bassa si sposava con un'occhiata come per dire "sìì furbo...capisci ammè").

Queste persone hanno bisogno di miracoli, di rimedi semplici a problemi difficili, di promesse e di sognare?
Chi si abbraccia con il maestro di luce (che di luce sarà stato ma fumava come un turco) ha forse bisogno di affetto, contatto, amore?

Siamo noi uomini moderni che abbiamo bisogno di sentirci un po' "orientali", diversi, lontani dal caos e dallo stress?
Ma anche se così fosse, è giusto ci siano persone che ci vendono illusioni quando non veri e propri imbrogli?

Come vedete le domande sono tante e le risposte poche, è la sensazione che ho provato quel giorno. Vedevo una massa enorme di venditori di bufale convinti e decisi (quando spiegavano i loro poteri parlavano come docenti che stavano spiegando la teoria della relatività per quanto erano seri e concentrati) e di clienti estasiati, quasi allucinati. Davanti ad una bancarella che vendeva spezie orientali (magari prodotte a Vigevano, non lo so), una donna chiedeva tranquillamente "e questa serve per curare il diabete?" e la commerciante "sì, questa per il diabete, invece se prende quella accanto è per la pressione alta", "ok, me ne dia 300 grammi della prima e 200 della seconda, sono per i miei nonni".
In un angolo, sotto una tenda, un gruppo di persone di varia età cantava qualcosa accompagnandosi con la chitarra. Era un gruppo che aveva a che fare con una sorta di setta, che negli anni è finita anche nei giornali per presunti abusi sugli adepti. Mescolavano concetti come "Yoga", "meditazione" ad altri più terreni "stress" o "inquinamento", nei manifesti dei volti orientali e loro sorridevano, sembravano felici, forse un po' "alienati". Battevano le mani ritmicamente e si dondolavano lentamente. E la gente guardava ed io guardavo.

Voltandomi, noto come fosse iniziata una dimostrazione del tappetino magnetico, cura perfetta per le malattie articolari e che usato tutti i giorni preveniva Alzheimer, malattie della tiroide e cancro (ci mancherebbe). Ad un euro l'una, invece, si vendevano le pietre portafortuna, pezzi di vetro colorato, un colore per ogni segno zodiacale. La gente sceglieva la sua e la signora spiegava che spesso serve prenderne più di una per potenziarne l'effetto e la clientela apprezzava a comprava.
Io ero sconvolto ma soprattutto mi sono sentito un estraneo, un alieno. Mi sono chiesto se fosse la mia razionalità a farmi rifiutare quelle cose, se forse volevo fuggire da un mondo "etereo" e "psichedelico" per tornare nel mio rifugio di statistiche ed esperimenti ed ho pensato che, come per me il rifugio è rappresentato dal libro di medicina e la mia sicurezza è lo studio, per quella gente fosse il massaggio energetico olistico, "l'aura" (un concetto completamente paranormale) il nascondiglio a cui affidare i propri pensieri e le proprie preoccupazioni...può essere. Qui oltretutto non parliamo di "medicine alternative" dove entrano in gioco diversi fattori, la paura, la disperazione, la delusione da parte della medicina, qui parliamo di un baraccone di attrazioni, un circo Barnum del benessere.
Sapete cos'è "l'effetto Barnum"?

Phineas Taylor Barnum fu uno dei primi "imprenditori circensi", furbo e determinato, nel suo circo gli spettatori erano sempre più numerosi fino a diventare un vero e proprio caso di cronaca. I suoi spettacoli attiravano visitatori da tutto il mondo, la pubblicità era martellante, rumorosa e prometteva attrazioni incredibili (anche troppo), eccezionali, tanto che chiunque, anche la persona più seria e non interessata al circo, provava la curiosità di visitare almeno uno di quegli spettacoli itineranti.

Dai trapezisti alla donna barbuta, dallo scheletro di Cristoforo Colombo ai draghi, i giganti e le sirene, gli spettacoli di Barnum diventarono leggendari, nessuno resisteva, attrazioni per tutti i gusti...ma spesso l'attesa si trasformava in delusione, false meraviglie, trucchi di bassa lega, niente di eccezionale, era la tattica di Barnum: dai ad ognuno la possibilità di sognare, sarà felice di pagarti. L'"effetto Barnum" è proprio l'effetto che cercano i venditori di fumo, i "bufalari", i ciarlatani di tutte le specie. Hanno il rimedio per tutto e la curiosità per ogni gusto. Se non c'è la malattia ci sarà la delusione amorosa e se questa non c'è, un po' di stress lo abbiamo tutti.
Ecco, il "circo Barnum" fu il primo esempio di ciarlataneria, attrazioni di tutti i tipi che richiamavano persone con gusti diversi, successo assicurato.
Poi i "freak show" (attrazioni da circo che mostravano casi unici al mondo, persone malformate, stranezze varie) passarono di moda, le attrazioni si rivelarono per la maggioranza false e Barnum stesso si dichiarò un "bugiardo" un ciarlatano di pochi scrupoli.
Ecco, in mezzo a quella folla ho visto bancarelle che proponevano di tutto, attiravano l'interesse e la curiosità: quando leggi di "massaggio di pulizia dell'aura", sei attirato, ti chiedi cos'è, ti informi e, se non ti interessa questa attrazione la bancarella successiva proporrà la pianta grassa che assorbe le onde (pericolosissime!) elettromagnetiche di casa, se non pensi che la tua casa sia piena di "onde energetiche negative" (?), appare la prossima bancarella: le lampade di sale che "ionizzano" l'ambiente...tutta salute.
Chi resisterebbe?
Eppure io ho resistito ed ho provato un profondo senso di frustrazione di fronte a tutte quelle persone entusiaste che spendevano soldi in paccottiglia.

Provateci anche voi, se ne avrete occasione, a visitare una di queste "fiere dell'olistico", fatemi sapere le sensazioni che provate: di gioia, di serenità o di fastidio.
Queste pratiche sono semplici "piacevoli illusioni" che in fondo non fanno male a nessuno o sono truffe da impedire? È etico ed accettabile che un essere umano come noi si presenti come "maestro di luce" o portatore di strani e straordinari poteri?
Che studi ha fatto un maestro di luce e soprattutto chi gli ha dato quel "titolo"?
Perché c'è gente che paga per portare a casa la pietra portafortuna?
E soprattutto, perché c'era gente a terra che si faceva accarezzare da perfetti sconosciuti? Che faceva massaggiare i propri figli da presunti "pranoterapeuti" in mezzo alla strada? Perché?
Non lo so.
So soltanto che ho sentito l'urgente bisogno di andare via.
Ho acquistato una crêpe vegetariana alla Nutella biologica che faceva schifo e sono andato, mentre l'ultimo signore sdraiato a terra stava concludendo il massaggio con campane tibetane.
Alla fine ha deposto un pugno di monete in una ciotola ed è andato via come me, tornando alla sua vita quotidiana, con la convinzione di aver assorbito l'energia delle campane tibetane che chissà quali poteri o benefici gli avranno dato.

Alla prossima.
"Il dominio ed il successo di ciarlatani e truffatori sono infinitamente più belli di quelli degli uomini di scienza onesti e laboriosi e dei loro più attenti esperimenti."

P.T. Barnum, imprenditore, truffatore, artista.

martedì 1 settembre 2015

Come funziona? L'equilibrio acido base del sangue.

[aggiornato dopo la pubblicazione iniziale]

L'argomento non lo tratto da tempo ma (purtroppo) è sempre di attualità. La famigerata, leggendaria, insulsa "dieta alcalina". Una delle bufale mediche più diffuse che, probabilmente perché si ignorano i meccanismi di base della fisiologia umana, si diffonde indisturbata, anche (ahimé) per bocca di medici, professionisti e persone che dovrebbero aver sfogliato qualcosa in più dell'enciclopedia medica.
La "dieta alcalina" sarebbe un regime alimentare secondo il quale, alimentandosi di ben precisi "alimenti alcalini" si otterrebbero ingenti benefici per la salute e addirittura nella cura di malattie gravi come il cancro.
Tutto questo perché questi alimenti sarebbero capaci di "alcalinizzare" l'organismo (poi esistono varie versioni, l'alcalinizzazione riguarderebbe talvolta il sangue, altre le cellule, altre la "matrice extracellulare" e così via, secondo l'ipotesi, una diversa dall'altra, di chi la diffonde). C'è un solo "piccolo" problema: non è possibile alcalinizzare (o acidificare) il nostro sangue senza incorrere in disturbi anche gravi e persino letali e per questo parlare di "alcalinizzazione dell'organismo" come se fosse una panacea, equivale a parlare di rapimenti alieni: una bufala.

Se esistesse una dieta capace di alcalinizzare il nostro corpo, sarebbe fortemente tossica. Sarà un caso (ma anche no) ma la persona che, tramite un libro, ha diffuso al grande pubblico questa leggenda, è un falso medico finito in carcere con 18 capi d'accusa, tra i quali la truffa, non prima di essersi fatto riempire il portafogli da tante persone illuse di aver trovato la soluzione per i loro acciacchi.

Purtroppo l'argomento non è (per chi è profano) di immediata comprensione. Proviamo allora a conoscerlo meglio nella sua parte più importante. L'equilibrio tra alcalosi ed acidità del nostro organismo è mantenuto (sempre, costantemente, di continuo...) da una serie complessa di sistemi, se riusciamo a capire questi meccanismi riusciremo non solo a conoscere un incredibile e complicato insieme di eventi che ci consentono di vivere ma (per chi non lo conosce) il motivo per cui bufale come la "dieta alcalina", le "acque alcaline", gli "integratori alcalini" ed altre amenità simili, sono semplici prodotti commerciali truffaldini che vendono perché non tutti conoscono come funziona il corpo umano.
Questo articolo servirà anche ai medici ed ai professionisti della salute che, per malafede o semplice ignoranza, hanno saltato l'esame di fisiologia medica diventando purtroppo diffusori di bufale, un ripassino non fa mai male.

Tutto sarà spiegato da Giuliano Parpaglioni, biologo nutrizionista.
Nessuna paura se alcuni passi possono sembrare (lo sono?) più complessi, leggete con calma, chiedete pure. Capire è molto meglio che credere.
Un grazie a Giuliano e buona lettura.

==

L’idrogeno è l’elemento più diffuso in natura derivando direttamente dai processi seguenti al famoso Big Bang, dal quale ha avuto origine il nostro universo. Nei sistemi biologici, l’idrogeno è presente principalmente in forma legata al carbonio (legami C-H), all’ossigeno (legami O-H) e all’azoto (legami N-H) che, nel loro insieme, formano i gruppi funzionali costituenti i metaboliti ai quali sono deputate le funzioni vitali.
A seconda della forza con cui l’idrogeno è legato agli altri atomi, è possibile che esso si dissoci (ovvero passi dalla forma legata a quella disciolta) e si presenti sotto forma di ione con una carica elettrica positiva (ciò avviene maggiormente nelle soluzioni acquose, in quanto nei sistemi non acquosi non è possibile trovare lo ione idrogeno disciolto). L’idrogeno, privo del suo elettrone, viene anche indicato molto semplicemente come protone (sebbene indicare lo ione idrogeno come protone sia un vezzo tipico dei chimici organici) o idronio.
Lo ione idrogeno — o protone o idronio — prende parte a moltissime reazioni chimiche e la sua concentrazione (ovvero il contenuto di ioni idrogeno per unità di volume della soluzione) può cambiare l’esito di una reazione in maniera determinante. I valori numerici della concentrazione di ioni idrogeno sono estremamente piccoli. Per questo motivo i chimici hanno introdotto una scala di valori di natura logaritmica indicata come pH in modo da poter maneggiare numeri che rientrino nell’ordine delle decine invece che in un ordine che va dai centesimi ai microcentesimi e oltre (ovvero da 0,01 a 0,0000000001).
La necessità di una scala logaritmica è nata in un’epoca in cui ancora non esistevano i calcolatori elettronici. Tuttavia, anche se oggi i computer sono sempre più potenti, la scala di pH è rimasta nell’uso chimico per la sua estrema comodità nello spiegare cosa accade nei sistemi complessi.

Il pH e l’acidità

Come detto poco sopra, la concentrazione di ioni idrogeno in una soluzione è misurata tramite il pH: questa scritta non è un acronimo, ma un’operazione matematica. Esplicitandola la si può scrivere anche come:

-log10[H+]

una parolaccia che si legge cologaritmo in base dieci della concentrazione degli ioni idrogeno ed è tradizionalmente compresa tra 0 e 14 (anche se in teoria può avere valori più bassi e più alti di così).
Essendo un’operazione matematica e non un acronimo, le scritte “ph”, “Ph” e “PH” sono errate; è come voler scrivere una frazione usando il simbolo della percentuale invece della linea di frazione. Il valore neutro è 7, ed è il pH dell’acqua distillata a 25 °C; valori inferiori a 7 definiscono una soluzione acida, mentre valori superiori a 7 definiscono una soluzione basica o alcalina

Possiamo quindi dire che una soluzione è acida se il pH di tale soluzione è inferiore a 7, è basica o alcalina se il pH di tale soluzione è superiore a 7, è neutra se il pH di tale soluzione è uguale a 7. Il tutto dipende anche dalla temperatura: se si alza, il punto di neutralità si abbassa (ecco perché i saponi intimi non hanno un pH pari a 7, anche se sull’etichetta c’è scritto “neutro”).

Esistono varie sostanze capaci di cambiare il pH di una soluzione: semplificando molto si può dire che se una sostanza disciolta in acqua libera ioni idrogeno (aumentandone la concentrazione e abbassando il pH) è un acido; viceversa se una sostanza disciolta in acqua lega ioni idrogeno (diminuendone la concentrazione e alzando il pH) è una base (o alcale).
A seconda della facilità che ha la sostanza di legare o cedere ioni idrogeno si parla di acidi e basi forti oppure acidi e basi deboli: una base forte o un acido forte cambieranno il pH in maniera molto più accentuata di quanto lo possano fare un acido debole o una base debole. Esistono poi le cosiddette soluzioni tampone definite come soluzioni di acidi (o basi) deboli e il loro ione coniugato. (una base coniugata deriva dalla dissociazione dell’acido debole).

Queste soluzioni sono in grado di “tamponare” (ovvero resistere) a piccole variazioni di pH facendo in modo che la concentrazione di ioni idrogeno rimanga costante. Ovviamente ci sono dei limiti al potere tamponante, ma entro questi limiti il pH della soluzione è mantenuto praticamente costante. Questo concetto è fondamentale per capire la regolazione del pH del sangue, perché effettivamente il sangue è una soluzione tampone.


Il sangue, i polmoni, i reni

L’intervallo fisiologico di pH del sangue è compreso tra 7,38 e 7,42. Si parla di acidosi quando scende sotto i 7,35 mentre c’è un’alcalosi quando è superiore a 7,45.
Il corpo fa di tutto per evitare questi minimi sbalzi: in caso di variazioni le proteine possono cambiare forma, diventando inefficienti per qualsiasi loro funzione; il sistema nervoso può avere gravi problemi (si può arrivare a confusione, al coma o anche alla morte); possono avvenire squilibri elettrolitici (ad esempio può crescere troppo o diminuire troppo la concentrazione del potassio, minerale fondamentale per il funzionamento del cuore) e quindi portare anche aritmie. Ecco perché esistono degli efficientissimi sistemi di controllo, il primo dei quali, il più semplice, è dato dalla composizione del sangue stesso.
Come dicevo precedentemente, il sangue è una soluzione tampone perché ricco di composti che fanno sì che il pH rimanga costante. I protagonisti principali di questo controllo sono l’anidride carbonica (CO2) e il bicarbonato (HCO3–). Queste due molecole sono legate da una formula chimica:
Indipendentemente dai meccanismi, è importante sapere che è una reazione reversibile, ovvero è possibile anche partire dal bicarbonato e rifare le reazioni verso l’anidride carbonica: anzi, la reazione inversa avviene continuamente, stabilendo un equilibrio stabile tra i vari composti. Inoltre, per il principio di Le Chatelier, se in un sistema all’equilibrio aggiungiamo uno dei reagenti (ovvero uno dei composti scritti a sinistra), la reazione produce più prodotti (i composti scritti a destra), e viceversa.

Ed ecco come funziona questo tampone:

se per un qualunque motivo aumentano gli acidi (esercizio fisico, dieta ricca di proteine o di grassi, malattie…) aumenta la concentrazione di H+, quindi la reazione si sposta a sinistra e produce più anidride carbonica e acqua, di fatto eliminando gli ioni idrogeno in eccesso. Altri tamponi, che agiscono in maniera simile, sono le proteine (alcuni aminoacidi hanno la capacità di legarsi agli ioni idrogeno o di cederli) e i fosfati (molecole formate da fosforo e ossigeno, con una carica negativa molto forte che attraggono gli ioni idrogeno).

Ovviamente questo meccanismo non è sufficiente da solo: i tamponi sono limitati, una volta che una molecola ha reagito non è più utilizzabile. È quindi necessario che vengano prodotti nuovi tamponi di continuo.

Qui agiscono polmoni e reni. I polmoni sono gli organi deputati all’ossigenazione del nostro sangue. Con il respiro si fa in modo di caricare il sangue che passa negli alveoli di nuove molecole di ossigeno, scaricandolo al contempo delle molecole di anidride carbonica. Mentre è ormai conoscenza comune il fatto che l’ossigeno serva per sopravvivere, è importante sottolineare che anche la fine regolazione dell’anidride carbonica permette di rimanere in salute.

Come detto, se per un qualunque motivo aumentano i protoni nel sangue ne consegue una reazione chimica che va a formare anidride carbonica. Questa è in aggiunta a quella normalmente prodotta dal metabolismo cellulare, di conseguenza aumenta la frequenza del respiro, che porta a eliminarla più velocemente per ristabilirne i limiti. Allo stesso tempo, se il pH del sangue dovesse alzarsi per qualunque motivo (quindi se dovesse calare la concentrazione di protoni), la reazione polmonare sarebbe quella di rallentare il respiro, per scambiare meno anidride carbonica con l’esterno e aumentarne la concentrazione nel sangue. Di contro, alcuni scompensi respiratori possono causare acidosi o alcalosi. In caso di iperventilazione si eliminerebbe troppa CO2, avremmo quindi un’alcalosi respiratoria: per lo stesso principio di Le Chatelier citato prima, togliendo un reagente si spingono i prodotti a reagire tra loro, per riformare il reagente mancante, quindi si va a diminuire la concentrazione di ioni idrogeno. L’effetto opposto si ha con un’ipoventilazione, che elimina troppa poca anidride carbonica, causando un eccesso di ioni idrogeno, quindi un’acidosi respiratoria. I polmoni agiscono sulla regolazione nell’arco di minuti, ma anch’essi da soli non sono sufficienti, sia perché la ventilazione non dipende solo dai livelli di CO2 ma anche da quelli dell’ossigeno, sia perché c’è anche la parte destra della reazione scritta prima da soddisfare.
Anche i bicarbonati non sono infiniti, quindi vanno ripristinati, e a farlo ci pensano i reni.

Il rene è un organo molto complesso, il suo funzionamento dà del filo da torcere a ogni studente che voglia preparare un esame di fisiologia, cercherò di essere il più essenziale possibile. Il compito principale del rene è quello di filtrare il sangue in modo che in circolo rimangano i nutrienti mentre gli scarti possano essere eliminati con le urine. È formato da una serie di tubi (tubuli) che si uniscono a formare l’uretere, che sfocia nella vescica.
La pulizia del sangue avviene in tre fasi: filtrazione, in cui il sangue viene come setacciato grossolanamente; secrezione, in cui alcune sostanze passano dal liquido peritubulare (ovvero il liquido nello spazio intorno al tubulo renale, non collegato con l’esterno del corpo, che poi torna nel circolo sanguigno) al lume tubulare (ovvero lo spazio che poi si collegherà all’uretere e quindi all’esterno); riassorbimento, in cui le sostanze vengono riprese dal lume tubulare per finire nel liquido peritubulare.
Le cellule renali, in tempi che vanno nell’ordine di grandezza di ore o giorni, attuano le seguenti azioni:

1. secernono ioni idrogeno, quindi fanno in modo che il pH del liquido peritubulare non diminuisca; 
2. riassorbono bicarbonato, portandolo nel liquido peritubulare facendolo così rientrare nel circolo sanguigno;
3. producono nuovo bicarbonato, mandando anche questo nel liquido peritubulare.

In tutto ciò, gli ioni idrogeno vanno a finire nelle urine, e nonostante esistano dei tamponi a base di fosfati anche lì, le urine risultano sempre molto più acide del sangue (generalmente intorno a pH 5,5 e il limite minimo è comunque di 4,5). In caso di acidosi metabolica la diminuzione di pH è data da ragioni diverse dall’aumento della CO2, ad esempio a causa di un diabete. I polmoni reagiscono come detto sopra fino ad arrivare al loro limite possibile, il grosso del lavoro lo fa il rene, secernendo più ioni idrogeno e riassorbendo e producendo più bicarbonato. In caso di alcalosi metabolica il pH è aumentato per cause diverse dalla diminuzione di CO2, per esempio l’ingestione eccessiva di bicarbonato di sodio. Anche qui i polmoni fanno quello che possono e il rene reagisce limitando il riassorbimento, la produzione di bicarbonato e la secrezione di ioni idrogeno.
Da quello che è stato detto finora, è ovvio che il mantenimento del pH dipende dalle concentrazioni di anidride carbonica e di bicarbonato. I valori ideali sono mantenuti quando la concentrazione di bicarbonato è venti volte la concentrazione dell’anidride carbonica (questo valore può essere calcolato tramite l’equazione di Henderson – Hasselbach, che vi risparmio).

Quando i polmoni e i reni lavorano insieme senza nessun problema, questo rapporto è mantenuto costante. In caso di acidosi, aumenta l’anidride carbonica o diminuisce il bicarbonato, quindi il rapporto è più basso; in caso di alcalosi, aumenta il bicarbonato o diminuisce l’anidride carbonica, quindi il rapporto è più alto.

In conclusione, possiamo dire che, salvo patologie che impediscano il normale funzionamento di polmoni e reni, o magari eccessi estremi di acidi (come nel diabete) o di basi (come assumendo troppo bicarbonato), il pH del sangue è costante e perennemente regolato, senza possibilità di sbavatura. Assumere acidi organici come grassi o proteine con la dieta non fa variare il pH del sangue, perché i meccanismi spiegati lo impediscono. Allo stesso modo assumere minerali alcalinizzanti con frutta e verdura non ha effetti, perché i polmoni e i reni lavorano per annullarli. 

Non amo dire che l’uomo è una macchina perfetta, perché non è vero (e per ulteriori implicazioni ontologiche di questa frase), ma di certo è una macchina molto complessa e ciò che facciamo tutti i giorni senza fatica, sopravvivere, è in realtà il frutto di milioni di anni di evoluzione che ha portato all’unione di meccanismi sopraffini. Da biologo rimango affascinato, come un appassionato d’arte davanti a un capolavoro, dalla splendida complessità che ogni giorno vive dentro di noi, e di cui non ci rendiamo nemmeno conto.

Giuliano Parpaglioni, Biologo Nutrizionista.


Approfondimenti: 

Acido e Base: l’evoluzione di un significato (1° parte).

Acido e Base: significati ed implicazioni da Brønsted-Lowry a Lewis (2° parte).




Bibliografia:

Stanfield, Germann – Fisiologia – Terza edizione EdiSES 2011, pp. 556-64

Ringraziamenti:

Ringrazio per la consulenza Pellegrino Conte, professore associato di chimica agraria all’Università degli Studi di Palermo.
Devo a lui l’accuratezza della prima parte del post. Qualsiasi errore, imprecisione o eccessiva approssimazione è da attribuire solo a me.

giovedì 13 agosto 2015

Sei felice?

Le mamme sono tutte uguali.
Arrivano in macchina, a piedi, col barcone.
Le mamme, tutte, quando arrivano, hanno paura. Non sanno chi avranno di fronte, non sanno cosa le aspetta, non conoscono le pareti, i rumori, le parole, gli sguardi.
Sono tutte uguali e per questo sai che per qualcuna può essere peggio.
Questa è una storia di qualche anno fa ed il nome della protagonista è inventato.
Joy ha solo 23 anni ed è di un paese della Nigeria nei pressi di Sokoto, la città più grande nelle vicinanze di casa sua, dove i commercianti comprano i beni di prima necessità che comunque in pochi si possono permettere. Vedere quella ragazza con gli occhi bassi, che non parlava, estranea a tutto, mi ha spontaneamente indotto a starle vicino, a farle vedere che non tutto era ostile e distante e così abbiamo parlato.
Il problema era la lingua, Joy non parlava italiano e conosceva poco l'inglese e così comunicavamo per mezze frasi, gesti e parole: "you're ok?" "yes, I'm ok" mi diceva.
Allora ho cercato di capire la sua storia, inizialmente per avere notizie di lei, per sapere della sua gravidanza e poi inevitabilmente perché non puoi restare indifferente all'inferno che passano queste persone.
Cerco di distrarla dai dolori del travaglio facendole domande, lei prima non risponde, poi lo fa a tratti, poi si chiude di nuovo in silenzio e non mi guarda, sfugge i miei occhi, a volte sembra infastidita. Mi faccio aiutare ogni tanto dalla volontaria che la assiste e che conosce tutta la sua storia, i suoi passaggi da un posto all'altro e quando parla di qualcosa che non conosco è lei ad aiutarmi a capire meglio.
Le offro un po' d'acqua e le chiedo com'è cominciato il suo viaggio. Joy ha la testa piegata a sinistra, continua ad essere diffidente, però inizia a raccontarmi qualcosa.
A Sokoto parte una delle carovane che portano i migranti dalla Nigeria alla Libia e lei è partita con una sua amica, nonostante avesse la nausea e qualche dolore provocato dalla gravidanza iniziale. Il capo carovana (che poi è il trafficante di uomini) non presta certo attenzione ai problemi personali, se ce la fai cammini, se non riesci resti indietro e ti lascia lì, senza problemi. Joy non ce la faceva ma ha resistito. Dopo essere arrivati ad Agadez, in Niger, c'è una piccola sosta, i trafficanti lasciano il gruppo a dei loro compagni dotati di macchine e più organizzati. Il caldo è asfissiante e Joy non ce la fa più, l'acqua è razionata, non si mangia, si devono sostenere marce di 18 ore sotto il Sole e forse qualcuno ha detto al capo dei trafficanti che lei è incinta.
Dev'essere successo proprio questo perché a quel punto lui la isola e la lascia nelle mani di una donna del luogo che la porta a casa sua.
Qui Joy sta per qualche giorno, le spiegano che in quelle condizioni nessun trafficante l'avrebbe accompagnata fino in Libia, che sarebbe stato un peso, un problema. La donna le suggerisce di abortire, in cambio di un mese di lavoro le sarebbe stato garantito un aborto illegale, improvvisato, non in ospedale, non ne esistono in zona ma in quella stessa casa.
Così succede.
Joy abortisce aiutata da due donne del paese nella casa di una di loro, qualcosa da bere, un fazzoletto in bocca e fiumi di sangue.
Non ha nemmeno il tempo di riprendersi, deve pagare quel "favore" e si mette subito al lavoro e passano altri due mesi. Era il momento di ripartire ma di soldi nemmeno l'ombra. Una delle donne della casa mette in contatto Joy con qualcuno che conosce i trafficanti, forse c'è una soluzione: lavorare a casa del trafficante per pagarsi il passaggio dal Niger alla Libia, prima si arriva ad Agadès con una settimana di marcia e da lì un altro gruppo di uomini l'avrebbero unita alla nuova carovana di migranti, quelli che entreranno in Libia per tentare di arrivare alla costa ed imbarcarsi, altri 30-40 giorni di cammino in parte su mezzi ma spesso a piedi sotto il Sole.
La ragazza capirà presto che il lavoro a casa del trafficante non sarebbe stato facile: tutto il giorno ad impastare farina e mattoni in cambio di una ciotola di riso ed un po' d'acqua. Una sola ora di pausa che passa con gli altri ospiti della casa con i quali fa amicizia. Soprattutto con uno Robert...o Rupert, non lo capisco, un ragazzo che come lei deve andare da qualche parte nel mondo ma che a differenza di Joy è pagato per lavorare. Tra i due nasce un'amicizia, qualcosa di più e passano quasi tutto il (poco) tempo libero che hanno assieme.

Ed è mentre trasporta un cesto di biancheria che le dicono del giorno della partenza, non c'era neanche tempo di prepararsi, l'indomani sarebbe passata la nuova carovana di disperati, lei porta solo una borsa con una bottiglia d'acqua ed una maglietta, non le permetterebbero di più. Non si rivedrà più neanche con Robert, di lui le è rimasto solo il numero di telefono che conserva in un foglietto.
Ma che vita è quella di Joy, che cosa avrà dalla sua esistenza, che ricordi, emozioni o sensazioni conserverà?
Mentre le parlavo pensavo che Joy probabilmente non aveva mai conosciuto la felicità, forse da bambina? Ma non so se lei da bambina avesse mai avuto occasione per essere felice ed è straziante pensare che esistano persone da qualche parte del mondo che non sono mai state felici.
Per Joy, cose "normali" per noi sono assolutamente impossibili, lei vive per sopravvivere, con l'amara ironia di un nome come il suo, Joy, gioia.
Poi si ferma e mi dice qualcosa in inglese che non capisco, sempre senza guardarmi, quasi sottovoce. Mi avvicino e le chiedo "cosa? I don't understand...non capisco" e lei ripete un po' più ad alta voce e quasi infastidita "I'm scared..." "ho paura"... le sorrido e le dico di non aver paura, anche perché il suo viso inizialmente teso, quasi arrabbiato, iniziava a distendersi, sembrava più sereno. La tranquillizzai, tutto andrà bene, glielo dissi in italiano, le dissi che le cose erano sotto controllo e che presto sarebbe diventata mamma, tutto scandito dal battito del cuore del figlio, monitorato dagli strumenti.

Il racconto della nuova partenza ricomincia, sempre a testa bassa, sempre senza guardarmi, con la volontaria che mi aiuta a ricostruire e capire meglio, sono giorni durissimi, soprattutto perché, dopo un paio di settimane, sono tornati nausea e mal di pancia. Joy è sempre debole, stanca ma chi non sarebbe stanco in quelle condizioni?
Sembra siano a metà strada e di nuovo una sosta durante la quale si uniscono a loro altre persone, famiglie intere, qualche bambino e persino un ragazzino solo, che chissà da dove arriva. Ora Joy racconta quelle cose con la voglia di farlo, sembra uno sfogo.
L'arrivo è visto come un sollievo, anche se si è consegnati ad altri trafficanti che non si fanno tanti problemi a trattarli come bestie, la fine del cammino è arrivata ma ne comincia presto un altro, questa volta attraverso il mare.
La barca è larga, profonda ma ha un aspetto che non promette nulla di buono, chissà quanti anni ha, chissà quante volte è stata usata ed Joy sale consapevole che il suo destino non può conoscerlo nessuno.
Chiede ad un ragazzo seduto vicino a lei quanto tempo ci vorrà per arrivare in Italia, lui fa un segno: "3" ma non spiega "tre cosa", giorni, ore, mesi...?
Ma i "3" erano giorni o forse più, forse meno, chi lo sa, il paesaggio era sempre uguale e le ore passavano senza nessun ritmo abituale. Poi all'improvviso una piccola nave all'orizzonte, si avvicina e poi lancia bottiglie d'acqua e salvagenti. Passato un po' di tempo erano tutti nella nave, due di loro sdraiati per un collasso, lei in preda a dolori di pancia e nausea, come sempre.
Arrivata sulla terra, le dicono che quella è l'Italia, in mezzo a volontari, medici, poliziotti, Joy sente di non farcela più e forse sviene.


Si risveglia in una stanza enorme e piena di persone, coperta da un telo argentato, ha una cartella sulla pancia e le dicono in inglese "pregnant, you're pregnant", cioè che aspetta un bambino e Joy pensa subito a Robert, il ragazzo con il quale aveva legato durante il viaggio, è lui il papà.
Joy è trasferita in un altro centro, poi in un altro ed infine in una casa di accoglienza gestita da una ONLUS religiosa. Anche al centro Joy non ha fatto amicizia con molte persone, è spesso chiusa in stanza, l'unico con il quale parla raramente è un suo connazionale che nel suo paese faceva l'infermiere ed ora è arrivato anche lui qui in Italia in cerca di qualcosa, tramite lui riesce a risentire per telefono Robert. Anche lui è in Italia ma in un altro centro, non sembra esserci modo per ritrovarsi perché i due non hanno legami ufficiali e la burocrazia non permette ricongiungimenti "sentimentali", lei gli racconta di aspettare un bambino da lui ed è quasi sorpresa quando capisce che lui ne è felice, che vorrebbe starle accanto, che farà il possibile per vederla.
È lì, in quella casa, che dopo pochi mesi è assalita da dolori fortissimi, sono le doglie, è iniziato il travaglio. Lei si chiude nella stanza, non vuole vedere nessuno e non apre nemmeno ai pompieri chiamati dal personale della casa di accoglienza. Devono sfondare la porta e con l'ambulanza trasportarla in ospedale.
Ed eccoci assieme.
Le dico di stare calma, che lì è al sicuro, che ora diventerà mamma, poi le chiedo "you want this baby?" e lei risponde di sì, sempre senza guardarmi negli occhi, a testa bassa e sottovoce.
Subito dopo le sue parole sono strozzate dal dolore ed è il momento di portarla in sala parto.
Le dico di farsi forza e di spingere, lei mi chiede di aiutarla "help me doctor, help me..." e spinge. Io la guardo e penso a come ogni vita possa essere diversa, a quante ne abbia passate quella donna e di come, forse, oggi sia l'unico o uno dei pochi momenti felici della sua vita, allora la incoraggio: "spingi, forza, push! Push!" e lei spinge e piange, urla e spinge. Sta partorendo esattamente come tutte le mamme, quelle arrivate in macchina, a piedi o col barcone, ha gli stessi dolori, le stesse paure e deve fare le stesse cose, spinge e piange, spinge e grida.
Poi il silenzio. Nasce un maschio, in buone condizioni, io le sorrido e la guardo e per la prima volta lei alza lo sguardo e guarda me e quasi si sforza per accennare un sorriso. Ci facciamo una foto e nella foto Joy sorride e ne faccio una al figlio.
Le chiedo: "are you happy? Sei felice?" e lei mi risponde "".
Joy, quel giorno era felice.
Non so se quel giorno fosse il primo giorno felice nella sua vita, se per lei sarebbe iniziata una nuova vita, non credo la rivedrò mai più ed il turno era quasi finito. Il suo futuro e quello del suo bambino non li conoscerò mai ma lei era felice, forse per la prima volta, questo è importante.
E lo ero anche io.

Alla prossima.

PS: Grazie all'impegno della ONLUS che ospita Joy, Robert, il papà del bambino, ha potuto rivedere Joy e suo figlio, ora vivono assieme.

venerdì 17 luglio 2015

Medagliette e medicina: Gabriella Mereu non è più un medico.

Gabriella Mereu è un medico sardo del quale ho parlato anni fa, poi conosciuta al grande pubblico perché di lei si è occupata una trasmissione televisiva.
La dottoressa aveva un metodo di cura tutto personale. Medico, omeopata (oserei dire, naturalmente) e odontoiatra, faceva diagnosi con il pendolino, parlava da sola (questo mostravano i video della trasmissione televisiva), "curava" insultando il "paziente", cantando filastrocche e facendo strani collegamenti tra i sintomi e fattori totalmente estranei, aveva insomma una concezione del tutto personale delle malattie e curava con metodi che definire bizzarri è decisamente poco.

Una diagnosi della dott.ssa Mereu
Prescrizione di "fiori di Bach" (altra inutile medicina alternativa) per qualsiasi cosa.
La diagnosi? Semplice: chi ha a che fare con i calcoli (per esempio un ragioniere) si ammalerà di calcoli (le "pietre" che si formano in certi organi come il rene). L'epilessia? Tutta una finzione. Basta urlare a chi ne è colpito di smetterla e questo, per magia, smetterà. E poi sesso, sesso e sesso, tantissimi disturbi, a dire dalla dottoressa, sarebbero causati da problemi sessuali, dal partner maschile (la dottoressa ha un particolare astio nei confronti degli individui di sesso maschile) e, tra i "riti" magici da praticare per guarire, l'ormai mitico "rito della medaglietta": infilando dentro la vagina una medaglietta con l'immagine della Madonna bastava, dopo l'estrazione dell'oggetto, seppellirlo sottoterra per ottenere grandi risultati.
Le cure della dottoressa possono fare sorridere per la loro assurdità ma chi è abituato all'ambiente "alternativo" sa che non ci sono limiti alle follie di chi le propone ed all'ingenuità di chi le segue. Nonostante possa sembrare incredibile che ci siano persone che credano a queste cose, è evidente che ci sono e sono tante. Un esempio?
Una donna con un "polipo del canale cervicale" (un polipo dell'utero che in genere va asportato con un intervento abbastanza semplice) racconta così (e la Mereu lo riporta nel suo sito) il suo "percorso curativo" consigliato dalla dottoressa:

1. Eseguire il rito della Medaglietta della Madonnina;
2. di prendere i fiori Australiani Equilibrio donna 7 gocce al mattino e 7 alla sera prima di dormire;
3. di fare i bagni derivativi;
4. di dire all'uomo col quale avevo una relazione in quel periodo che era un uomo di merda!;
5. mi disse inoltre di dormire con un bambolotto;

Inutile dire che la donna, miracolosamente, guarì dal suo problema.
È chiaro che non è facile capire i motivi che spingono una persona a dormire con un bambolotto ed insultare il proprio fidanzato per guarire da una malattia ma questo può servire come elemento che mostra l'ambito in cui si muove la Mereu, l'ambiente in cui può attecchire la sua "magia", può fare capire come, nonostante ci descriviamo come popolo civile ed evoluto, c'è ancora tanta strada da fare prima di poterci dire "liberi" dalla creduloneria. Sia ben chiaro, una testimonianza come questa appena descritta, può sembrare falsa o inventata, tanto è poco credibile, invece è probabilmente vera. Basterebbe leggere la pagina Facebook della dottoressa o seguirne gli eventi, sono decine le persone (uomini e donne, di tutte le età) che raccontano cose del genere, anche per la cura di malattie gravi o sui bambini.

Assistere ad una "seduta" della dottoressa è, per certi versi, interessante. Nessuna scienza o pratica validata, nessun complicato percorso terapeutico, una vera e propria follia, cosa che si può notare anche in alcuni video in rete, per esempio in quello nel quale la dottoressa imita i fiori di Bach, una delle sue "cure" più utilizzate negli show che organizza.


La sua opera dura da anni ma è servita (ormai siamo ridotti a questo) la ribalta televisiva per fare prendere al suo ordine professionale una decisione ferma e decisa.
Alle sue sedute spiritiche si è ribellata anche l'associazione italiana contro l'epilessia, dopo una cosa del genere:

"L'epilettico di solito è un esibizionista. Curatelo con Heather in 30 ml 4 gocce per 6 volte al giorno per un anno. Durante la crisi ditegli in maniera perentoria solo questo e non altro: 'che brutto che sei quando fai così!' oppure: 'Smettila di fare il morto' nel caso che s'irrigidisca"

Incredibile? No, la dottoressa conferma, è proprio così, l'epilettico finge e bisogna "svegliarlo".

Già, perché la dottoressa si è trovata, ad un punto della sua vita, a confondere medicina con magia, cura con stregoneria, diagnosi con spiritismo e quindi doveva decidersi, continuare a fare il medico o proseguire la sua luminosa carriera di medium ma questa decisione non è mai arrivata e così la dottoressa ha continuato per anni a tenere degli show in varie parti d'Italia (a pagamento) nei quali prometteva guarigioni miracolose con l'aiuto di pendolini e riti magici (e medagliette, certo). Era talmente sicura di ciò che faceva che prendeva pure in giro il presidente dell'ordine dei medici di Cagliari (al quale è iscritta) facendone l'imitazione e definendolo "suo amico".

L'annuncio della novità non è arrivato ufficialmente ma dalla stessa Mereu, dalla quale apprendiamo infatti che:

Tradotto in italiano: la dottoressa Mereu è stata radiata dall'ordine dei medici, non potrà più esercitare la professione. Credo che dopo il provvedimento burocratico ora qualcuno dovrà prendersi cura di lei, evidentemente in difficoltà, necessaria di sostegno, bisogna evitare di danneggiare gli altri ma anche cercare di aiutarla. Un'altro particolare da sottolineare è che l'ormai ex medico agiva da anni indisturbato, pubblicamente ed il suo ordine aveva ricevuto diverse segnalazioni in proposito senza prendere nessun provvedimento, preso solo quando il caso è approdato in TV. Si tratta comunque di notizia ufficiosa, nessun comunicato dall'ordine di Cagliari ma solo l'ammissione della Mereu.
Al momento in cui scrivo questo post la dottoressa risulta ancora iscritta al suo albo provinciale ma i database on line sono aggiornati periodicamente e prossimamente si potrà avere eventuale conferma ufficiale di quanto detto.
La notizia è comunque confortante. Meno confortante sapere che, l'ormai ex medico, è davvero molto seguito. Non solo i suoi spettacoli sono pieni di spettatori ma le sue pagine internet vedono centinaia di seguaci pronti a difenderla a spada tratta e, mentre lei fornisce consigli per guarire dal cancro e dalle paralisi con una formula magica, un insulto o due gocce di fiori di Bach, spuntano da tutte le parti donne guarite dall'orzaiolo ed uomini che non soffrono più di emorroidi, entusiasti della presa in giro e fieri della loro ingenuità. Inutile criticarli o insultarli, sono lo specchio della nostra società, sono i nostri amici, parenti, conoscenti. Persone che credono veramente ai riti magici dell'ex medico sardo.
Gli spettatori quindi continueranno ad esserci e questo è desolante ma almeno da ora in poi assisteranno allo show di un'attrice e non a quello di un medico.

Alla prossima.

giovedì 25 giugno 2015

Il cancro, il bicarbonato, i medici, i soldi.

Chi mi segue dagli esordi sa che questo blog ha iniziato proprio da lui.
Dal guaritore del bicarbonato, Tullio Simoncini, ex medico ormai radiato dall'albo professionale che sostiene che il cancro sia un fungo (la candida albicans) e che si possa curare con il bicarbonato di sodio. L'ipotesi, oltre a non avere basi scientifiche, non è stata mai dimostrata dal suo "inventore" che ha detto espressamente di non aver mai fatto ricerche sull'argomento.

Simoncini, oltre alla radiazione ha una condanna per omicidio colposo, due per truffa, una per "terapia imprudente" (tribunale albanese), due per attività commerciale scorretta dell'AGCOM ed un processo in corso. Un curriculum "di tutto rispetto" che però non gli impedisce di girare il mondo per "curare" i disperati con una cialtronata tra le più ridicole: il bicarbonato di sodio (quello che usiamo in cucina) per curare i tumori, tutti. Ancora più stupefacente che ci siano persone che gli diano fiducia, ad uno con una fedina come la sua, in genere, non si affiderebbero nemmeno le chiavi dell'automobile.

Chi non segue il blog dall'inizio forse non sa come fu proprio la scoperta di un trucco usato da Simoncini per mostrare una presunta guarigione da tumore con il bicarbonato, a spingermi in questa avventura di "debunking medico" e come lo scoprire questo tipo di trucchi diventò per me uno stupefacente viaggio nel mondo oscuro delle medicine alternative che poi si è rivelato peggio, molto più buio di ciò che immaginavo.
Il ricorso a trucchi e falsificazioni per pubblicizzare le proprie finte terapie, è una caratteristica di tutti i ciarlatani, nessuno escluso e, lo dico con molto dispiacere, anche tra medici non "alternativi" ed ufficialmente inseriti nella sanità pubblica nazionale, esistono persone che davanti alla possibilità di guadagno non si fermano davanti a nulla, nemmeno a cospetto della disperazione di un malato grave e del dolore della sua famiglia.
Diciamo che mi sono scontrato con una realtà che credevo solo marginale.

Simoncini ha iniziato la sua attività di guaritore quando ancora era un medico ed internet era agli albori. All'avvento del web che permette di diffondere qualsiasi notizia in un attimo, è diventato tra i guaritori più noti e richiesti, con una folta schiera di sostenitori (alcuni semplicemente ignoranti, altri ben consapevoli dell'assurdità di queste teorie) prendendo un sacco di soldi per le sue visite e le sue terapie e seminando morte ed illusioni.
La spregiudicatezza di questo personaggio è nota ed il giro di affari che è capace di creare non è indifferente (forse è per questo che attira molti disonesti alla sua corte).
"Onorari" (in nero naturalmente) esorbitanti ed addirittura "consulenze" via Skype (per chi non lo sapesse, una sorta di "videoconferenza") al "modico" prezzo di 150 euro. Come fa una persona gravemente ammalata a credere ad una cosa del genere? Come fanno i suoi parenti a cadere nelle grinfie di un soggetto simile?
Basta la disperazione o davvero bisogna essere particolarmente ingenui?
Simoncini chiede 150 euro per una "consulenza via Skype"
Pochi anni fa l'ennesima morte, un ragazzo italiano.
Simoncini ora è stato condannato in Albania ed attende un processo in Italia ed assieme a lui c'è un altro medico, Roberto Gandini, radiologo, assolto in Albania, in attesa di giudizio in Italia.
Dopo otto anni dall'inizio di questo blog, considerando l'avviata carriera internazionale di Simoncini parlare ancora di lui suona un po' ripetitivo: se informando sull'inutilità di questa falsa cura spiegando anche i trucchi usati dal guaritore per farsi pubblicità c'è ancora chi ci crede, ogni parola in più è superflua. Non è chiaro nemmeno quale possa essere l'atteggiamento più giusto nei confronti di chi sta male e cade in queste truffe, perché credere ad una sciocchezza del genere è davvero troppo.

Per questo motivo non penso ci sia molto da dire (e da aggiungere) su Simoncini, finché ci sarà gente disposta a credere che si possa curare il cancro con delle flebo di bicarbonato e si berrà i giochi di prestigio dell'ex medico romano si può fare poco e nessuna parola o statistica, nessun trucco rivelato potrà distogliere, chi è stato plagiato, dalla scelta fatta. Dopo aver informato (lo ha fatto persino l'AIRC, associazione italiana ricerca sul cancro) ognuno è libero di scegliere la sua strada, consapevole (si spera) di dover scegliere tra una speranza (la medicina) ed una truffa (il bicarbonato).

Con la radiazione dall'albo dei medici Simoncini non è più sotto il controllo degli enti sanitari (che hanno già usato il provvedimento più grave che si possa usare nei confronti di un medico) ma della magistratura e delle forze dell'ordine, sono le uniche possibilità per fermarlo ma è chiaro che le sue "cure" devono trovare delle basi di appoggio, delle complicità, qualcuno che provveda al ricovero dei pazienti, inserisca i cateteri per effettuare le inutili e pericolose dosi di bicarbonato ed una rete di connivenze non da poco. Simoncini non lavora da solo.

Se su internet sono diversi i personaggi che lo pubblicizzano e lo appoggiano, nel mondo ci sono cliniche, medici e collaboratori che lo aiutano (non certo gratuitamente) nella sua attività. In Albania era una clinica privata, in Italia anche.
Non è quindi Simoncini il diretto protagonista di questo post ma tutto ciò che lo circonda.

La televisione della Svizzera italiana ha recentemente effettuato un interessante dossier nel quale Simoncini (che non sa di essere ripreso), descrive accuratamente ciò che una paziente che chiede le sue cure deve fare.
Dopo alcune istruzioni generiche sui costi e sulla sede dell'"intervento" (devono essere inseriti dei cateteri attraverso i quali Simoncini farà le infusioni di bicarbonato di sodio), l'ex medico fa i nomi dei medici che lo aiuterebbero (in particolare nell'inserimento dei cateteri per fare le infusioni di bicarbonato) e li fa chiaramente.
Dice di appoggiarsi alla clinica Santa Maria di Leuca di Roma dove opererebbero due medici, il dott. Roberto Gandini (il radiologo che con lui è sotto processo per la morte di Luca Olivotto) ed il dott. Enrico Pampana, un altro radiologo. Sono loro che, secondo Simoncini, prepareranno i cateteri per permettere le infusioni di bicarbonato e così lui riferisce succederà anche alla giornalista che si finge malata per realizzare il servizio.
La clinica ed uno dei due medici smentiscono le parole di Simoncini sostenendo di non avere nulla a che fare con il guaritore del bicarbonato.
Il nome di Gandini non è però nuovo, appare nel sito di Simoncini scritto in una testimonianza che una signora francese rilascia qui, Gandini sarebbe il radiologo che ha inserito il catetere alla signora.


I responsabili della clinica, anche loro, smentiscono e persino il direttore sanitario della stessa dice di non sapere di avvenimenti simili all'interno della sua struttura.
Ma questi sono elementi che dovranno essere valutati dalla magistratura.
Quello che colpisce di più è la presenza dei medici che si presume sappiano chi sia Simoncini, che "terapie" faccia ed a cosa dovessero servire quei cateteri (o qualcuno vuole credere che si prepari una via per catetere così, tanto per passare il tempo?), non sono stati certo i pazienti ad inserirsi i cateteri da soli.

C'è da sottolineare anche che l'ex medico romano non ha "qualche" paziente sporadico ma la sua attività è regolare e continua e soprattutto si dovrebbe spiegare come nelle varie cliniche in cui si appoggia l'ex medico, quelle persone farebbero operare un medico ormai radiato dall'ordine professionale e che applica una pericolosa "cura alternativa" senza basi scientifiche. Lo fanno perché appoggiano queste deliranti teorie o per motivi molto più "venali"?

La falsificazioni di Simoncini sono innumerevoli, per farsi pubblicità, aiutato da siti spazzatura italiani e stranieri, pagine sui social network, non esita a manipolare referti, storie cliniche, non si fa alcun problema nel realizzare fotomontaggi (o sono i suoi collaboratori a farlo) e fornire dati falsi e, come sempre accade, le testimonianze che mostrerebbero incredibili effetti del bicarbonato si rivelano sempre delle esche per ingenui.
Una delle ultime "prove" manipolate è mostrata proprio nel servizio svizzero.
La maggioranza dei video del guaritore romano sono realizzati da Massimo Mazzucco, ex regista che ora si occupa di complotti di tutti i tipi e che da sempre appoggia e pubblicizza Simoncini.

In uno dei video racconta la storia di Corinna, "guarita" da diversi tumori (polmone, seno, ossa...) per merito del bicarbonato che avrebbe "collaborato" con la terapia che aveva già fatto la donna in ospedale, la terapia truffaldina era stata somministrata da un medico svizzero che compare come testimone nel video di Mazzucco ed anche in quello del servizio svizzero. Quando Mazzucco nel suo sito raccontò la storia, qualcuno gli chiese, giustamente, i referti di questa "stupefacente" guarigione. La risposta di Mazzucco fu chiara e patetica (ed accettata supinamente dai suoi lettori): "la paziente ha perso i referti durante un trasloco".


La donna ha appena fatto un trasloco, appena pronti invierà i referti.

Ma guarda un po'.
Si potrebbe pensare che non sia giusto divulgare "testimonianze" così delicate senza documentazioni o prove eccezionali ma questo evidentemente vale solo per chi ha buon senso.
Soprattutto quando si viene a sapere che in realtà Corinna non è "guarita" ma è morta (lo afferma proprio il medico alternativo intervistato nel video) ma il video è sempre lì (dal 2009) e la donna...continua dopo la morte ad essere "testimone" di Simoncini.
Mazzucco chiude il suo articolo con le parole: "Sono solo i muri dell’ignoranza, della presunzione e dell’avidità, e non quelli prettamente scientifici, i veri ostacoli sulla via della soluzione del problema cancro", che ora che conosciamo il vero finale della storia, hanno un suono molto triste.

È lo stesso destino di molti "testimoni" di prodigiose guarigioni, mentre per altri il destino è stato quello di fare le cure in ospedale, essere stati normalmente curati e solo dopo sottoporsi alla cialtroneria del bicarbonato (che naturalmente diventa "protagonista" della guarigione), tanti di quei pazienti che testimoniano la loro guarigione in video, oggi non ci sono più.

Che si lasci impunita una persona come Simoncini a questo punto non è un problema della medicina o degli ordini professionali lui è ormai fuori da ogni regola ma con lui collaborerebbero medici che esercitano regolarmente e cliniche regolarmente autorizzate, questo è quello che si dovrebbe impedire.
Anche in questo caso, come in molti altri, l'ordine dei medici sa.

Se continuerà a fare finta di non guardare non si lamenti di quanti parlano di professione medica svilita ed umiliata, di chi chiede inutilmente più garanzie a favore dei pazienti e di tutti (tanti) quei medici che lavorano onestamente, con capacità ed umanità. Non bastano i vari casi Di Bella, Stamina, dei tanti personaggi che confondono la laurea in medicina con una macchina per fare soldi?
Io credo che siamo già abbondantemente fuori da ogni limite di pazienza e sopportazione, ora tocca a voi, ordini ed istituzioni, in molti cominciano sinceramente a non poterne più.

Il servizio della televisione svizzera è qui.
La puntata intera del programma è qui.

Ci sono anche due miei interventi.

Alla prossima.