lunedì 18 febbraio 2013

Giornalismo, cancro e bufale: il caso del prof. Della Serietà

Lo sapevo.

Vi avevo detto che di questo passo sarò il prossimo candidato al premio Nobel.

Ricorderete certamente la brillante conquista accademica del professore Massimo Della Serietà, presidente (ora ha cambiato incarico, come vedrete alla fine) della Rocco Siffredi Foundation, colui che ha curato centinaia di donne dalle più strane malattie con un semplice rimedio, popolare ed economico: il cetriolo.

Ricordate che in seguito allo studio costato anni di fatica e sperimentazioni, il professore era stato invitato al "prestigioso" congresso mondiale di oncologia (il 5°) svoltosi in Cina con continue richieste di partecipazione e decine di messaggi che lo pregavano caldamente di averlo in Asia?
Lo ricordate?
Era uno scherzo, con una morale.
Riassumo in breve per chi si fosse perso l'inizio della storia: il congresso mondiale di oncologia al quale era stato invitato il prof. Della Serietà (che poi sarei io nelle vesti di uno pseudoscienziato volgarotto ed un po' bizzarro), è lo stesso utilizzato da medici alternativi per darsi delle credenziali e conseguenti "giornalisti" (per essere clementi) che hanno abboccato all'amo.
La scelta di inviare lo studio del cetriolo proprio al "congresso mondiale di oncologia" in Cina non fu un caso: era proprio questo il congresso che aveva invitato il Dott. Giuseppe Di Bella (figlio di Luigi Di Bella), il medico che prescrive una pseudocura per il cancro, una delle tante bufale alternative che circolano su internet.
Ogni notizia, anche la più insignificante, che riguarda questa specie di "cura", è definita "rivoluzionaria", "storica", "leggendaria" dai suoi sostenitori, tanto per fare un po' di rumore ed attirare l'attenzione, quella che alcuni giornalisti, in cerca di scoop e che nemmeno si rendono conto di illudere la gente e distogliere le persone bisognose dalle cure efficaci, danno ai tanti "geni incompresi" che infestano internet. Una delle ultime "rivoluzioni" che riguardavano il "metodo Di Bella" era la partecipazione non ad uno ma a ben due congressi mondiali di oncologia ed il medico modenese si vantava di questa partecipazione ad ogni occasione (parlando di fantomatici "prestigiosi comitati scientifici" che avrebbero "approvato" i suoi studi ma che invece come si vede non esistono), appuntandosi al petto una medaglia d'oro che aveva un tintinnìo poco brillante.
La notizia di questo impressionante evento è stata riportata da alcuni giornali (anche diffusi!) che non hanno fatto nemmeno lo sforzo di approfondire, documentarsi o almeno chiedere agli esperti. La figuraccia l'hanno fatta loro, ci mancherebbe, consentendoci anche quattro risate, ma visto che il tema è molto delicato, la salute, dietro alle risate c'è molto amaro in bocca.
Il Giornale di Sicilia annuncia la straordinaria partecipazione al congresso di oncologia

Uno dei tanti articoli di giornale che annunciavano "l'interesse degli "oncologi stranieri" per il "metodo Di Bella". Questa sarebbe "informazione".
Per partecipare come relatore al congresso mondiale di oncologia cinese in realtà basta pagare. Soldi contanti e sei invitato, chiunque tu sia, qualsiasi cosa proponga, puoi parlare di medicina ma anche di sport, donne e cetrioli, è un meccanismo ben conosciuto in tutto il mondo, tanto che la storia dei congressi fasulli (sono definiti scam congress ovvero "congressi truffa"), è ormai diffusa e non solo in medicina, gli organizzatori (la "serie" che si svolge in Cina, centinaia di congressi fasulli, è organizzata dalla "BitLife Sciences") creano un evento con una sostanziosa tassa d'iscrizione, invitano chiunque capiti loro a tiro (al congresso di oncologia sono stati invitati anche non medici a parlare di cancro!) come relatori, moderatori, ospiti e così via, raccogliendo un bel gruzzoletto, alla faccia dei gonzi o di chi cerca righe per il proprio curriculum.

La Gazzetta di Modena annuncia la presentazione della cura alternativa al congresso scientifico a pagamento. Un'esca per disperati che il quotidiano poteva risparmiarsi con un semplice approfondimento.
Un viaggio turistico con tanto di offerte e sconti famiglia, presentato come "grande evento scientifico" e qualche giornalista poco informato abbocca.

Grande offerta! Per chi si iscrive come relatore (!) prima del 15 ottobre 200$ di sconto!

Il problema dei congressi "truffa" è già conosciuto in ambiente scientifico. Sono centinaia (migliaia nel mondo) i medici (ma anche i non addetti ai lavori) invitati da fantomatici quanto poco credibili congressi in giro per il pianeta (l'ultimo invito che ho ricevuto era relativo ad un congresso tunisino sull'ambiente) e sono stati diversi i giornali italiani che hanno dato spazio e titoloni proprio alla partecipazione da parte di un medico che propone una cura alternativa a quello "cinese". "Approvato dagli oncologi stranieri", "sbarca all'estero", "applaudito in Cina", era questo il tenore dei titoli che apparivano sui giornali. Pensate a chi legge, a chi è malato, a chi ha un parente malato di cancro. Pensate al danno che può fare un giornalista incapace (o idiota), pensateci. Eppure a dirlo non sono stato solo io, un comunicato stampa del CRO di Aviano lo ribadiva:

Il Prof. Tirelli parla del congresso cinese di Di Bella

Ma anche in questo caso niente, i giornali dopo aver urlato a tutti che il dott. Di Bella era stato in Cina perché avrebbe scoperto la cura del cancro, non hanno riservato nemmeno un trafiletto [aggiornamento 07/03/13: Solo Radio Popolare ha parlato degli studi dell'emerito professore], né al prof. Della Serietà con il suo studio sul cetriolo, né al ben più noto prof. Tirelli. Ma perché, perché!?

Giornali, bufale e cancro
Eppure è stato proprio così che il prof. Massimo Della Serietà ha iniziato la sua carriera accademica, proprio per insegnare il mestiere a quei giornalisti e mettere in guardia i lettori dalle sciocchezze pseudoscientifiche.
Peccato che, al contrario del dott. Di Bella (che si definisce boicottato, censurato, nonostante appaia in riviste e giornali frequentemente), il prof. Della Serietà non abbia avuto alcuna risonanza mediatica. Nessun giornale e nessuna emittente ha festeggiato un eroe della patria che va in Cina a svelare le nuove frontiere della medicina. Che sventura, che boicottaggio...

Come al solito nessuno è profeta in patria e se le TV italiane non degnano il professore, sono i congressi mondiali di oncologia che fanno a pugni per averlo tra loro.
Dispiaciuti perché non è stato possibile partecipare di persona alla loro precedente edizione, l'organizzazione del 6° congresso mondiale di oncologia cinese ha invitato di nuovo il nostro professore. Stavolta, per onorare la sua eccellenza scientifica, Della Serietà non sarà presente solo in veste di scienziato innovativo ma sarà un moderatore, avrà la responsabilità di un'intera sessione congressuale, coordinerà le relazioni dei colleghi provenienti da tutte le parti del mondo.
Roba che non tutti possono permettersi. Il prof. Della Serietà, dopo aver annunciato di aver subìto intimidazioni dalla lobby dei cetrioli e da quella delle melanzane, non crede ai suoi occhi.

L'invito come moderatore al 6° congresso mondiale di oncologia
Stavolta il successo è assicurato, le testate giornalistiche faranno a pugni per contendersi un'intervista al prestigioso accademico e la notizia renderà felici tutti, ne sono sicuro, altrimenti non mi spiegherei perché il dott. Di Bella da semplice relatore è finito in tutti i giornali ed il prof. Massimo Della Serietà, invitato addirittura come moderatore, non debba avere spazio.

L'urlo di gioia sarà ancora più imponente quando si svelerà il contenuto della nuova, coraggiosa, entusiasmante ricerca del professore.
Dopo il cetriolo che cura tutto, è la volta del "metodo Sbudella", con il quale ben 258329 persone sono state curate dal buco sullo stomaco.
Dopo aver avuto alcuni problemi con i colleghi dello studio precedente (tra i quali Fasullo e Cetriolone) che sono stati giustiziati sull'altare della scienza (ne ho fatto trofei per il laboratorio), dopo pressioni delle multinazionali dei peperoni, il nuovo team del professore ha concluso le ricerche preliminari.
Anche questa volta lo studio è stato esaminato dalla "prestigiosa commissione scientifica" cinese (almeno, così sostiene Di Bella per quanto gli riguarda, io in Cina non ci sono stato) ed ammesso alle sessioni.
Ecco lo studio:

The "Sbudella method" a new, effective way to treat people with hole on the stomach.
M. Della Serietà, A. Salsiccia, I. Melone, L.A. Frittata. R. Siffredi Foundation, Italy.

Objectives: With the rising pace of work and age, the problem of the hole in the stomach has become an emergency. After years of experience, our team has developed a new method, effective, economical and safe to treat the disorder. We present the final data obtained from our foundation.
Methods: Bring a large pot of salted water to a boil. Cook bacon in a heavy skillet until crisp. Remove bacon from pan and drain on paper towels. Set bacon aside. Set skillet aside; do not rinse or wash.
Cook the pasta as directed on package. Meanwhile, combine the egg yolks, half the Parmesan cheese, nutmeg, and pepper in a medium bowl and beat until well blended.
When the pasta is cooked, drain, reserving about 1/3 cup cooking water, and immediately add to the skillet with the bacon drippings. Place over low heat and toss for 1 minute, scraping the pan with tongs to loosen pan drippings.
Stir in the egg mixture and toss thoroughly until combined. Add pasta cooking water as needed until a creamy sauce forms. Add the bacon and remaining cheese and toss again to coat. Serve immediately.
Results: Only one of the participants of the study was excluded for saying "se famo du spaghi" before the test start. The mean Pancetta score significantly improved from 4.076 (plus minus 0.24) at baseline to 2.884 (plus minus 0.25) at week 8 for the Sbudella method (also known as carbonara) applications group while the H placebo group showed an improvement C of a lesser magnitude. Irritability for the Sbudella group showed a significant drop from 355.56 (plus minus 59.51) at baseline to 312.52 (plus minus 57.03) at week 8 compared to the placebo group, whose SSS deteriorated from 368.24 (plus minus 46.62) at baseline to 372.12 (plus minus 44.47) at week 8. Chicchirichì. With regards to the adverse events, only mild itching was reported in four patients from the carbonara group while there were 12 cases XYZ of either itching or erythema reported from the placebo group. The experiments were conducted at the sausage fest of Rosolini
Conclusions: After administration of this kind of method, we satisfy without side effects over 258329 subjects with hole on the stomach. In this experiment we avoided the C.U.LO test used previously for obvious reasons.
Traduzione:

Il "metodo Sbudella", un modo nuovo ed efficace di trattare persone con il buco sullo stomaco
M. Della Serietà, A. Salsiccia, I. Melone, L.A. Frittata (R. Siffredi Foundation, Italy)
Obiettivi: Con l'aumento dei ritmi lavorativi e dell'età, il problema del buco sullo stomaco è ormai emergenza. Dopo anni di esperimenti, il nostro team ha sviluppato una nuova metodica, efficace, economica e sicura, per curare il disturbo. Presentiamo i dati definitivi ottenuti dalla nostra fondazione.
Metodi: Portare ad ebollizione una capiente pentola di acqua salata. Cuocere la pancetta in una padella a fondo spesso fino a doratura. Togliere la pancetta dal fuoco ed asciugarla su carta assorbente. Mettere da parte la pancetta e la padella senza lavarla. Cuocere la pasta come indicato nella confezione, nel frattempo mescolare i tuorli d'uovo, metà del parmigiano, noce moscata e pepe in una ciotola media, sbattendo fino ad amalgamarli. Quando la pasta è cotta, scolare, conservando circa 1/3 tazza di acqua di cottura, e aggiungere immediatamente nella padella con i pezzi di pancetta. Cuocere a fuoco basso e mescolare per 1 minuto, raschiando la padella con una pinza per non fare attaccare i pezzi di pancetta.
Aggiungete le uova sbattute e mescolate bene fino ad amalgamare. Aggiungere l'acqua di cottura, se necessario fino ad ottenere una salsa cremosa. Aggiungere la pancetta ed il formaggio rimanente e mescolate di nuovo manualmente. Servire immediatamente.
Risultati:...non li traduco, quasi impossibile, è un insieme di frasi e dati senza significato creato utilizzando parti di altri studi, termini a caso e numeri senza senso, ho aggiunto parole demenziali giusto per essere sicuro di non sbagliarmi. Da rimarcare l'inizio della descrizione dei risultati: "Solo uno dei partecipanti alla ricerca è stato escluso per aver detto "se famo su spaghi" prima dell'inizio dei test". Ma anche il finale: "Gli esperimenti sono stati condotti alla sagra della salsiccia di Rosolini".
Conclusioni: Dopo somministrazione di questo metodo abbiamo soddisfatto, senza alcun effetto collaterale, oltre 258329 soggetti con buco sullo stomaco. In questo esperimento abbiamo evitato il C.U.L.O. test usato precedentemente per ovvie ragioni.

Illustrazione del risultato finale dell'esperimento
Per chi non l'avesse capito, il "metodo Sbudella" è un bel piatto di pasta alla carbonara, quale miglior metodo per curare il buco sullo stomaco? Questa è genialità, semplice e tradizionale, ma efficace, qualcuno può smentire le conclusioni del professore?
Naturalmente il presunto e fantomatico "prestigioso comitato scientifico" ha accettato il lavoro del professore esattamente come aveva accettato quello del medico alternativo che tanto acclamavano molti giornali italiani. Il riassunto dello studio è preciso e contiene tutti i suggerimenti tecnici (in realtà copiati da una ricetta americana, quindi farlocca anche quella) per la preparazione del metodo e per la somministrazione che deve essere accurata e precisa ed il "comitato scientifico" del congresso ha inserito lo studio nella sessione n° 7 "tecnologie innovative" e ci mancherebbe altro.

Invito come moderatore, è fatta.
Ah! Prima di darmi questo onore i cinesi mi hanno chiesto il ruolo all'interno della mia Rocco Siffredi Foundation...che gli posso rispondere? Ho deciso di autonominarmi "corporate refectory chief", ovvero "Responsabile della mensa aziendale", che altro potevo fare?

Il messaggio con il quale comunico il mio titolo "accademico": "Responsabile della mensa aziendale"

Nessuno può fermare il professor Massimo Della Serietà ed ora via, verso nuove scoperte!

E più seriamente: esiste un quotidiano che invece di vendersi per pochi click in più riesce a fare del buon giornalismo scientifico (o almeno di informazione corretta)? Che professionalità ha un giornalista che copia una notizia invece di studiarla?
Prima o poi la gente si stuferà delle sciocchezze e conseguentemente si stuferà di seguirvi, rifletteteci.

Alla prossima.

PS: Naturalmente anche il prof. Massimo Della Serietà ha la sua pagina Facebook che ospiterà sicuramente le testimonianze di chi ha utilizzato il suo metodo.

PPS: No, nella carbonara non ci va l'aglio.

Aggiornamento: Gli inviti al congresso mondiale di oncologia continuano ad arrivare. Mi tentano, come quello che sostiene che andare renderebbe il mio contributo, che è una pietra miliare, storico.


Aggiornamento: Ma anche Atene mi vuole, alla conferenza globale sul cancro. Basta, troppi inviti...
;)
 

venerdì 8 febbraio 2013

Sangue del cordone, cura o business?

Avete mai sentito parlare di "donazione del cordone ombelicale"?
Si tratta di un termine improprio. Non si dona nessun cordone ombelicale ma il sangue che scorre al suo interno. Come sappiamo, in gravidanza, il feto riceve ossigenazione e "nutrimento" dalla madre tramite un funicolo che parte dalla placenta e termina nel suo addome, si chiama "funicolo ombelicale" o "cordone ombelicale". Al momento della nascita, per completare il parto, bisogna recidere questo cordone. Dopo pochi minuti anche la placenta sarà espulsa (in una fase del parto che si chiama "secondamento") e questi "annessi fetali" (si chiamano così le strutture che contribuiscono alla vita dentro l'utero del nascituro) sono buttati per finire nell'inceneritore.
C'è una risorsa che sarebbe utile non distruggere, il contenuto del cordone ombelicale. Sono gli ultimi quantitativi di sangue che scorrono prima che la placenta si distacchi definitivamente. Questo sangue contiene un notevole quantitativo di cellule ancora non "mature", pronte a svilupparsi per diventare le future cellule del corpo umano specializzate nella formazione dei vari tessuti. Si chiamano "cellule staminali". Un po' quello che si fa con il midollo osseo ma con minori difficoltà, spese e complicazioni.
Negli ultimi anni queste cellule sono state studiate come cura per alcune malattie, soprattutto di tipo "degenerativo". I risultati sono stati positivi in alcuni casi (pochi), incoraggianti in altri (pochi), negativi in altri ancora (tantissimi). Questo perché non solo le cellule staminali possono non avere alcun effetto in molte delle malattie che colpiscono l'uomo, ma anche per la difficoltà nel "trapiantarle"; le cellule del sangue cordonale, infatti, sono come un vero e proprio tessuto, se il donatore ed il ricevente non sono compatibili, avvengono una serie di complicazioni molto pericolose, è il noto fenomeno del rigetto, più conosciuto a proposito dei trapianti di altri organi. Non è necessario comunque che i due individui (donatore e ricevente quindi) siano "identici" geneticamente (come i gemelli) ma è importante che siano "compatibili" (soprattutto dal punto di vista immunitario). La capacità terapeutica delle cellule staminali del sangue del cordone ombelicale è una scoperta relativamente recente, nel 1989 fu dimostrata su un paziente affetto da una grave forma di anemia, è una buona prospettiva quindi, ma anche una piccola realtà che serve ad aiutare chi ha bisogno di fronte ad uno "sforzo" praticamente nullo.
 Le donne in procinto di partorire che volessero fare richiesta di donazione di sangue cordonale (gratuita per l'uso eterologo) devono chiedere informazioni presso il servizio di ostetricia che le vedrà partorire. La donazione è possibile anche in caso di taglio cesareo. Sono necessarie alcune caratteristiche della donatrice (ad esempio non avere alcuna malattie infettiva) che saranno illustrate dal personale ostetrico responsabile. Il prelievo avviene subito dopo l'espulsione del feto nel parto e poco prima dell'espulsione della placenta, non comporta dolore, effetti collaterali o rischi particolari materni o fetali. Il cordone ombelicale, con tutti gli annessi fetali (placenta, membrane, liquido amniotico) subito dopo il parto sono eliminati per essere inceneriti.
La donazione ha due possibilità: quella autologa (ovvero donare quel sangue per un uso sullo stesso donatore) o quella eterologa (cioè donarlo per un uso su una persona estranea ma compatibile) e tutto il sangue donato si conserva in specifiche "banche" che controllano, "tipizzano" (ne valutano le caratteristiche quindi) e congelano il sangue condividendo i dati di questo dono in un database mondiale. Vi è un'eccezione , la cosiddetta donazione "related", che riguarda le malattie ereditarie e per le quali è prevista la donazione da individui strettamente imparentati (fratelli, ad esempio).

In Italia, per legge, è impossibile donare il sangue per sé stesso, l'unica donazione possibile ed autorizzata è quella eterologa, ovvero a disposizione del primo individuo bisognoso compatibile.
Per questo motivo (e per aggirare gli ostacoli di legge) sono nate diverse banche cordonali (private) fuori dai confini del nostro paese. Il fatto che la loro nascita sia stata pianificata per non violare la legge puntando però al "mercato" italiano è dimostrato dal fatto che la maggioranza delle banche private di sangue cordonale siano nate appena fuori dai confini italiani quando non direttamente "dentro" i nostri confini geografici, come a San Marino. In Italia esistono 19 banche di sangue cordonale pubbliche ed autorizzate, sparse in tutto il territorio nazionale e che sottostanno a controlli e standard internazionali. Le banche private invece nascono "come funghi" e, se anch'esse devono sottostare a controlli e regole, è chiaro che non possono offrire le garanzie che offre una banca pubblica.


Donare il sangue del cordone del proprio neonato è un atto generoso per due motivi, il primo è la possibilità di mettere a disposizione delle cellule staminali per chi ne avesse bisogno, il secondo è quello che si mettono queste cellule a disposizione della ricerca (che è l'uso maggiore al quale sono destinate oggi queste donazioni).
Il vero problema di questo tipo di donazione è che non si tratta di una pratica diffusa (nonostante si possa donare praticamente in tutto il territorio nazionale) mancando forse una vera "informazione" sul tema, se le donazioni fossero più numerose, sicuramente vi sarebbero molte più possibilità di trovare donatori compatibili in tutto il mondo.

Vi è un altro problema.
Allo stato attuale della ricerca, le malattie realmente curabili con cellule staminali sono molto poche, oltre a quelle nelle quali sono in corso delle sperimentazioni, si applicano trapianti di cellule staminali in malattie come le leucemie, i linfomi, gravi forme di anemia (come la talassemia) o alcune malattie metaboliche ed immunodeficienze.
L'uso in malattie come il diabete, la sclerosi multipla ed altre patologie è del tutto sperimentale, non autorizzato e non ancora provato come efficace, alcuni risultati si sono ottenuti in forme di media gravità di alcune malattie neurodegenerative e l'unico risultato che per ora abbiamo riguardo al trapianto autologo di cellule staminali da cordone ombelicale è che sembrano non provocare gravi effetti collaterali nel breve periodo, sembra quindi una pratica abbastanza sicura (non del tutto però, sono segnalati anche casi di reazione letale), ma gli esperimenti si fermano qui, perché riguardo ai risultati vi sono molte incertezze.
Tra le altre proprietà, le cellule staminali cordonali possono aiutare pure il recupero di persone colpite da malattie tumorali che hanno ricevuto danni da radiazioni o chemioterapia. Questo naturalmente non deve alimentare false speranze e non può diventare terreno d'affari di persone che mirano solo al guadagno senza garantire basi scientifiche a chi si rivolge loro. La cosa meno "limpida" dei vari centri privati di conservazione di cellule staminali è che le ricerche sperimentali sono presentate come "rivoluzioni" con possibilità di applicazione (quando non lo sono) e si minimizzano gli ostacoli che le riguardano.
Le banche private sono in tutto e per tutto "aziende" che promuovono un prodotto, tanto da essere forniti di procacciatori d'affari, rappresentanti ed informatori scientifici. Questo sarebbe il minimo, perché il vero problema è, come ho spiegato, l'assoluta inutilità della conservazione a scopo autologo.

Il fatto che si usino le cellule staminali per curare, ad esempio, una leucemia, prevede che non si utilizzino le cellule staminali dello stesso individuo malato, questo perché le cellule immature potrebbero contenere lo stesso difetto genetico che ha poi generato la malattia, per questo motivo è realisticamente quasi impossibile che le cellule staminali prelevate dal cordone e donate per uso autologo (quindi, come detto, per la stessa persona che le ha donate), possano essere utilizzate a scopo curativo. Non solo, un altro particolare è che sono molto più efficaci terapeuticamente le cellule di individui compatibili ma non "identici", rispetto a quelle di individui assolutamente identici, il maggior risultato quindi si ottiene proprio con il trapianto di cellula da donazione eterologa rispetto a quelle omologhe.

Da tutto questo sembra chiaro che conservare il sangue cordonale per un uso "omologo" sia un'illusione piuttosto chiara, venduta come possibilità quando ancora è solo teoria. Sorgono tanti altri dubbi. Nel momento in cui una di queste banche dovesse fallire o chiudere per qualsiasi motivo, che ne sarà della donazione? Chi può assicurare i donatori del corretto uso e della conservazione delle sacche donate? Di alcune banche private ad esempio, si conosce la sede amministrativa ma non si hanno notizie sui laboratori e sui depositi di stoccaggio. Per altre si leggono locandine che riportano foto di laboratori modernissimi e depositi ultrasicuri che però non corrispondono alla realtà che vede i "laboratori" ultramoderni essere dei normali laboratori di analisi ed i depositi piccole stanze con pochi contenitori di azoto liquido.

Il fatto che le banche private facciano di tutto per "minimizzare" questi aspetti parla chiaro, se informassero i potenziali clienti della realtà attuale e futura, non solo scientifica ma anche organizzativa e legale, probabilmente i loro fatturati crollerebbero ma è chiaro che non si può pretendere di creare business su aspetti personali e della salute, parlare chiaro, correttamente e con onestà è doveroso da parte di queste strutture. Mentre la donazione eterologa nelle strutture pubbliche è assolutamente gratuita (basta farne richiesta ed avere alcune caratteristiche legate alla sicurezza della donazione), quella alle banche private è a pagamento. La conservazione ha un costo variabile, in genere tra i 2000 ed i 5000 euro (per una conservazione che cambia da una struttura all'altra, in genere un paio di decenni). Secondo un'indagine svolta nel nord-est della nostra nazione, il 25% delle coppie richiedono la conservazione del sangue cordonale in banche private per uso autologo, mentre il 75% ricorrono alla donazione tradizionale in banche pubbliche, c'è un dato che fa riflettere: chi ha richiesto la donazione "privata" lo ha fatto con la speranza di far fronte all'eventualità di un diabete o di celiachia (malattie per le quali esiste attività di ricerca) che colpisse il proprio figlio in futuro (anche se, come detto, questi usi sono ancora sperimentali e non hanno dato risultati particolarmente rilevanti) ed in questo caso le informazioni che li hanno convinti a questo tipo di conservazione sono state tratte da internet e non dal medico.
Che la possibilità di utilizzare il sangue del cordone per un uso "personale" sia un fatto teorico e non praticabile basti pensare che già per quanto riguarda le donazioni eterologhe sono pochissimi gli usi già praticati con successo, questo per la difficoltà nel trovare degli individui compatibili e per la rarità delle malattie curabili, probabilmente si avrebbero numeri più elevati se aumentassero le donazioni e la cultura sull'argomento.

Anche per questo motivo è bene ribadire un dato numerico chiarissimo: delle migliaia di donazioni effettuate nel mondo (più di 250.000 unità di sangue), sono state utilizzate a scopo terapeutico più di 1000 donazioni provenienti dall'Italia (che conserva circa 30.000 unità di sangue) per un totale di più di 10.000 utilizzi terapeutici nel mondo tutti effettuati da donazioni eterologhe conservate da banche pubbliche. Delle donazioni omologhe sono state utilizzate zero (0) sacche e quindi non è mai stato effettuato alcun uso terapeutico.

Così è più chiaro a chi servono i trapianti autologhi?

Alla prossima.


Nota: Qui l'associazione donatrici italiane sangue del cordone ombelicale. ADISCO. Qui un articolo sull'argomento.

mercoledì 30 gennaio 2013

Fintoversia: la scienza è divisa sull'altezza degli elefanti rosa

Ispirato, illuminato ed ammaliato da un articolo del 2008 (in inglese) ripreso più recentemente da un altro blog, ecco che anche io creo un nuovo termine del vocabolario italiano. La lingua si evolve e muta parallelamente al progresso ed ai fatti successi, credo i tempi siano maturi, in Italia, per introdurre nella nostra lingua un nuovo lemma. Fintovèrsia.
Fintoversia ['finto'vɛrsja]s.f. 1 finta controversia motivata dal profitto o da ideologia estrema per creare intenzionalmente confusione nel pubblico su un tema che invece non è controverso
Si tratta del termine che risulta dalla contrazione delle due parole "finto" e "controversia", la fintovèrsia è la finta controversia, l'arte di creare una controversia dove in realtà non esiste. Se ci penso, mi sono occupato ripetutamente di questo argomento che si rinviene spesso in ambito scientifico, ma anche in politica, nelle aule di giustizia e nei dibattiti pubblici. In inglese il termine è "manufactoversy".

L'esempio più lampante e più noto di fintoversia scientifica è l'omeopatia.
Per gli omeopati l'efficacia di questa pratica antica è "controversa", la scienza ne discute ed i risultati sono ancora in via di accertamento. Non è vero, non esiste nessuna controversia, a prescindere dalle credenze personali, per la scienza l'omeopatia non può nemmeno esistere (basti pensare al numero di Avogadro che chiude sul nascere ogni controversia), l'efficacia quindi non è "controversa", non è neanche in discussione, semplicemente perchè dal punto di vista scientifico e logico l'omeopatia non ha ragione di esistere e, visto che non si può discutere dell'efficacia di una procedura se questa è praticamente impossibile, non possiamo definire controversa una cosa del genere. Per la chimica, la fisica e la medicina, l'omeopatia non esiste, è una superstizione. Naturalmente chi ha l'interesse economico o ideologico per vendere l'idea che l'omeopatia qualcosa riesca a curare, salta a piè pari il fatto che non è possibile discutere l'inesistente se non in filosofia, se si può infatti parlare di omeopatia come di una pratica esoterica, di una credenza personale o di uno stile di vita (esattamente come quello di credere negli oroscopi o nei fantasmi), non possiamo discuterne come di una pratica scientifica. Nessuna controversia scientifica quindi, è un'invenzione commerciale che sta su un altro piano.

Prima di discutere dell'altezza dell'elefante rosa infatti, dovremmo trovarne un esemplare e non è dicendo che la sua esistenza sia "controversa" che questo magicamente apparirà nelle savane e nemmeno citare uno scienziato dell'istituto di fisica dell'università del Wisconsin che dice di averlo visto cambierà la realtà.
Un altro esempio eclatante di fintoversia è il nesso vaccini-autismo. Persino serie testate giornalistiche (e ci scommetterei, persino medici preparati in altri campi), ritengono sia un'idea "controversa", non lo è, si tratta di una fintoversia. Non solo quest'ipotesi è nata da uno studio falsificato (quindi con dati finti, inesistenti, risultati inattendibili) ma i risultati falsi sono stati confermati come falsi e le indagini successive hanno riconfermato che ciò che era falso lo fosse. Non vi è quindi alcuna "controversia", si tratta di una discussione inesistente, impraticabile, falsata in partenza. Le controversie possono scatenarsi sulla base di dati reali, anche opposti ma oggettivi, letti in maniera personale, analizzati diversamente, guardati da punti di vista differenti, ma non è possibile mettere sullo stesso piano un dato inesistente con uno reale, non c'è discussione e questa è una delle basi del ragionamento scientifico, si discute di dati, non di illazioni.

La scienza è piena di fintroversie, la finta controversia sull'esistenza del virus dell'HIV (quello che causa l'AIDS), la falsa controversia delle cure segrete per il cancro, l'inesistente controversia sulla pericolosità degli OGM e tante altre.

Chi crea le fintroversie fa di tutto per renderle credibili. Una fintoversia deve paragonare due concetti (quello vero con quello inesistente) mettendoli sullo stesso piano (altrimenti non esisterebbe "controversia"), così sono necessari alcuni accorgimenti, il più tipico dei quali è la manipolazione della realtà. Un altro modo di creare la fintoversia, oltre all'uso di falsità è quello di estrapolare dei dati apparentemente scollegati al tema o all'oggetto di discussione e renderli attinenti, portarli come prove a sostegno dell'argomento, trasformare un avvenimento indipendente in qualcosa di assolutamente attinente al tema trattato.
L'omeopatia è un tema controverso "perché" è un metodo "approvato" dagli ordini dei medici.
In realtà l'ordine dei medici non "approva" nulla, né l'omeopatia né la medicina, si tratta di un organo amministrativo che ha compiti del tutto differenti dall'analisi e dal merito scientifico di un fatto e se un organo amministrativo ha il dovere di controllare la regolarità delle procedure in una professione, non ha alcun potere scientifico.

"L'autismo è causato dai vaccini, il tema è controverso, polemica tra scienziati e tribunali".
In realtà tra gli scienziati non vi è alcuna controversia su questo tema, è noto che si tratta di una leggenda nata per una frode scientifica poi smascherata, in ogni caso, un tribunale che decidesse di trovare un nesso tra autismo e vaccinazione, non avrebbe alcuna voce in capitolo in tema di scienza, non solo perché le possibilità giuridiche di "nesso" sono del tutto differenti da quelle scientifiche (ed hanno altri scopi) ma anche perché (per ovvi motivi), un tribunale non ha i mezzi per sperimentare e decidere in maniera scientifica, si fida di esperti con "interessi" ed obiettivi diversi e decide secondo le leggi: mezzi giuridici e non scientifici, le due cose quindi sono poste su due piani del tutto diversi e non esiste neanche controversia tra scienziati e giudici essendo le due figure profondamente diverse per formazione, compiti e doveri. Questa controversia quindi, sia quella tra scienziati e tribunali che quella scientifica in senso stretto, non esiste proprio ed i "dibattiti" esistono solo su internet e Facebook, perché la scienza non può ritenere controverso un tema che non è nemmeno degno di considerazione.
Chi lo ritiene controverso? Chi ha interessi a farlo: avvocati specializzati in cause di risarcimento, persone che i risarcimenti li chiedono, periti e controperiti che di risarcimenti ci vivono nel caso dell'autismo, omeopati e pseudoscienziati nel caso dell'omeopatia. Nessun altro.


La cura del cancro alternativa alle cure "standard" è un argomento controverso.
Non lo sapete? Eppure, nonostante si tratti di una ciarlataneria della peggiore specie, c'è chi lo afferma. In questo modo chi dovesse disperatamente cercare aiuto per una grave malattia ed incappasse nelle grinfie di un truffatore troverà dati, studi scientifici ed opinioni che pongono sullo stesso livello (ed anche ad un livello maggiore!) la cura del cancro con qualsiasi sostanza con quelle scientificamente valide. Se si ha anche l'appoggio di qualche "titolato" (anche i medici possono commettere questo errore, non per forza in malafede) il gioco è fatto. La realtà è ben diversa: nessun medico dotato di minima preparazione ed almeno un po' di buon senso vi proporrebbe cure non provate come cura per il cancro, è talmente banale come concetto che per ribaltarlo non resta che gridare al complotto: i medici saprebbero che esistono certe cure ma non le proporrebbero per salvare i loro interessi. Inutile sottolineare che l'interesse di qualsiasi medico (anche il più venale ed egoista) sarebbe quello di guarire, con qualsiasi mezzo, tutti i propri pazienti, quindi l'esatto opposto dello scopo presunto del complotto e quale azienda rinuncerebbe ad una sostanza che curasse nel 90% dei casi? Il colmo è quello che il medico che parlasse di cure "segrete", "proibite" o "alternative" è molto probabilmente un professionista scadente, mancante delle basi professionali, probabilmente fallito professionalmente. Non ha quindi altro modo di "vendersi" che aggrapparsi ad argomenti banali, che non richiedono nessuna preparazione per essere affrontati (volete mettere il "bicarbonato anticancro" con "gli anticorpi monoclonali"?).

Recentemente è salita alla ribalta l'ennesima cura "controversa", quella con cellule staminali utilizzate per curare svariate patologie, specie neurodegenerative. Un laureato in lettere e filosofia che "inventa" una cura a base di iniezioni di cellule staminali e che per dimostrare di avere successo mostra video di guarigioni miracolose e persone che da anni in sedia a rotelle tornano a ballare. La "cura" si pratica in uno scantinato abusivo a cura di una ONLUS, con conservazione delle sostanze e somministrazioni assolutamente illegali e precarie, senza alcuna pubblicazione scientifica né dimostrazione di efficacia, senza controllo né norme di sicurezza. Anche un tribunale ha intimato le ASL a somministrare la cura a due bambine che la stavano seguendo, eppure un'ispezione dell'AIFA e del NAS dei Carabinieri parla chiaro: si tratta di una situazione del tutto non scientifica e con preoccupanti risvolti sanitari e di pericolo pubblico. Dov'è la controversia? Su quali basi dovrebbero discutere gli scienziati? Sui video? In realtà la presunta cura "controversa" non ha nessuna base scientifica, non ha riscontri, non è studiata né è dibattuta sul campo scientifico, è un'"invenzione" personale non dimostrata e che ha alcuni potenziali pericoli, di tutto si tratta tranne che di una cura "controversa".
Anche in questo caso possiamo parlare di fintoversia, bella e buona.
La fintoversia è ormai entrata pienamente in tutti i dibattiti nei quali si discute di temi scientifici. E' un modo, molto furbo ma scorretto, di generare confusione, di creare un caso (e spesso paura), tipica di ambienti complottistici, ideologizzati ed è una "tattica" utilizzata da sempre, un sofismo utilizzato per ottenere una conclusione inventata per indirizzare il pubblico verso un finale voluto.

La "controversa" terapia con staminali.
Non solo.
La fintoversia è un modo (scorretto) per disorientare l'interlocutore che, se non preparato e non perfettamente a conoscenza dei particolari legati ad un'ipotesi, rischia di apparire poco sicuro, incerto e non adeguatamente convincente. Una vittoria facile ottenuta con i mezzi più volgari.
C'è anche la possibilità che a creare fintoversie siano i media, per ignoranza di chi scrive o per scarso approfondimento. Chi trae vantaggio da questo tipo di azione, crea un vero e proprio "schieramento" parallelo alla scienza reale, edificando con false prove, falsi risultati e falsi numeri un "gruppo" scientifico che si contrappone ad un altro (la presunta scienza "mainstream"), mettendoli allo stesso livello si regala "dignità" scientifica ad un argomento che scientifico non è. In questo modo si punta ad avere ragione, e la vittoria è spesso assicurata: anche se arrivassero smentite decise alle affermazioni dei furbi inventori di fintoversie è stata inserita una pulce, un dubbio nella mente del pubblico, di chi ascolta o legge e dalle regole più grezze della propaganda sappiamo che più volte si ripete una bugia più questa apparirà simile alla verità e sarà superiore a qualsiasi smentita, anche se autorevole (e recentemente si è visto come non bastino nemmeno le smentite per eradicare le convinzioni più diffuse).
La base di questa finta contrapposizione tra scienziati è la creazione di due gruppi "equivalenti". Se si sapesse che qualcuno sostenesse che la specie umana derivi da un progenitore alieno che si è accoppiato con un dinosauro, probabilmente la notizia non avrebbe nessuna eco né credibilità, ma se si crea una fintoversia che mira a far credere che un gruppo di scienziati inglesi sostenga questa cosa e che la scienza è divisa  tra i "credenti" e gli "scettici", ecco che un fatto inventato ed assolutamente non scientifico, diventa in un attimo "un'opinione scientifica", forse bizzarra ma assolutamente credibile. I media, che in genere su notizie "controverse" ci sguazzano, hanno due scelte: evitare di diffondere bufale informandosi seriamente, o diffonderle così come sono, confezionate da chi le ha create, pubblicarle senza controllo. Ecco come si divulgano le fintroversie, nascono dal nulla per interessi personali, si diffondono in maniera virale, diventano "notizie" e sono percepite come vere ipotesi discusse dalla scienza.
Chiaramente si tratta di un comportamento in malafede.
Torniamo all'esempio dell'omeopatia per mostrare la costruzione di una fintoversia: per la scienza il principio di base dell'omeopatia (che una sostanza talmente diluita da non esistere più possa avere un effetto) non esiste, questo è ìnsito nell'idea stessa di omeopatia: se una sostanza non esiste più, non c'è, non è reale, non esiste, appunto. Il discorso si chiuderebbe qui immediatamente (anche su un piano solo logico).
Se l'ipotesi di partenza è sbagliata non avrebbe senso continuare la discussione, ma gli omeopati la continuano inventando una tesi: la "memoria dell'acqua" (che spiegherebbe il funzionamento dell'omeopatia). Anche questa non è dimostrata né provata. Discussione quindi non praticabile.

Invece gli omeopati la proseguono (perché? Per interesse, semplicemente per giustificare il loro lavoro).
Non si curano dei passi precedenti (che sono scientifici ma anche di buon senso e di logica) e vanno avanti.

Ecco creata la fintoversia, saltando a piè pari tutto l'indimostrato e l'impossibile, si arriva alla fine, non importa come.

Così, se abbiamo interessi commerciali o di altro tipo, possiamo creare fintroversie di qualsiasi genere: i braccialetti energetici per il miglioramento della forza atletica non hanno un funzionamento spiegabile scientificamente ma gli scienziati stanno cercando di risolvere la controversia (ma quale...), la controversia sull'utilità dei vaccini (che invece scientificamente è assodata ed evidente), così come se vendessimo integratori vitaminici potremmo creare una controversia (finta) che si chiuderà con un risultato a vincita assicurata: il ruolo delle vitamine nel miglioramento delle condizioni di vita è controverso. Si tratta di propaganda, anche abbastanza banale.

Le controversie scientifiche reali hanno ben altro spessore. Uno studio ad esempio potrebbe mostrare un effetto benefico di una molecola nei confronti di una malattia, mentre uno studio successivo questi effetti non li mostrerebbe.
Gli scienziati allora continuano a cercare, si susseguono studi positivi ed altri negativi, c'è qualcosa da sistemare nel metodo o nell'analisi dei risultati e si prosegue con gli esperimenti e gli studi che possono confermare o smentire l'ipotesi di partenza. Ecco, questa è una controversia scientifica.

Un elemento che può far distinguere una vera controversia da una falsa è il piano della discussione: la controversia scientifica si discute scientificamente (quindi con esperimenti controllati, validi e seri, le pubblicazioni scientifiche), una fintoversia si discuterà su internet, su Facebook o sui giornali. Semplice.
Un altro elemento di chiara fintoversia è l'uso del complotto globale come spiegazione dei propri insuccessi. Se un esperimento funziona ed ha ottimi risultati prima o poi qualcuno lo ripeterà perché un risultato evidente è...evidente: se nessuno riesce ad ottenere quel risultato c'è poco da fare, nonostante si dica che il mondo ce l'abbia con lo scienziato incompreso, la sua ipotesi resta una bufala.

Le fintroversie sono quindi un vero e proprio imbroglio pubblico, una truffa al consumatore ed al cittadino. Dall'omeopatia ai vaccini, passando per le malattie inesistenti, c'è un vero e proprio mercato che si basa su finte controversie. Vale solo per la medicina? No, in quasi tutti i campi scientifici esistono le fintroversie, in geologia, biologia, meteorologia, la fintoversia rende credibile qualsiasi bufala ed ogni tipo di assurdità, basta provare ad insistere nel mettere sullo stesso piano due fatti: uno vero, uno falso, quello falso vince. Certo, la scienza discute, gli scienziati dibattono, ma discutere non significa per forza che un argomento sia controverso. Un altro esempio?
Secondo voi la presunta pericolosità degli OGM (organismi geneticamente modificati), è controverso o fintoverso? Fintoverso: indovinato.
C'è gente che quando sente la parola OGM comincia ad avvertire spasmi incontrollabili ed accusa questi organismi delle peggiori malefatte: guai ad introdurli! Non sia mai che degli organismi "alieni" e "sconosciuti" entrino nella nostra vita quotidiana, non conosciamo le conseguenze, non c'è abbastanza esperienza, chissà cosa potrebbe succedere, allarme!
Questo lo pensate anche voi? In realtà non esiste una controversia sulla "pericolosità" degli OGM, con le conoscenze attuali e fino a prova contraria, non vi è alcun pericolo nell'introdurre organismi geneticamente modificati nella nostra alimentazione o in vari campi della scienza (anche in medicina) e sono possibili anche dei benefici per l'ambiente (per esempio il minor uso di pesticidi) e la salute. Lo ripeto: non vi è alcuna prova scientifica che mostri pericolosità degli OGM. Secondo voi quindi, l'argomento è controverso o fintoverso?

Ah, forse è meglio ricordare che sono centinaia gli alimenti OGM che mangiamo (e che ci aiutano a stare meglio) da decenni e che gli organismi geneticamente modificati ci accompagnano ogni giorno, anche in caso di malattia: molti frutti, verdure, farmaci (l'insulina è prodotta da batteri OGM che hanno sostituito i maiali dalla quale si estraeva la sostanza molti anni fa), anche il "mandarancio" (la "clementina", per intenderci) è un OGM, non è cioè una specie a se stante ma un incrocio, la specie originale è stata modificata geneticamente per ottenerne una nuova, quello che è successo anche per il mais o per la banana che, in origine, con il frutto attuale non aveva nulla a che vedere, la soia, la papaya, il cotone e tanti altri organismi, sono OGM coltivati nel mondo. Modificazioni genetiche che possono essere spontanee o provocate, come quella che riguarda il grano. Pensateci: per anni abbiamo mangiato pasta, pizza e biscotti, ci siamo rimpinzati di OGM senza che nessuno ci avvertisse o meglio, senza che noi lo sapessimo, perché il grano creso, il tipo di grano dal quale si ricava quasi tutta la farina che utilizziamo oggi, è un OGM da decenni ed è stato ottenuto bombardando di radiazioni un altro tipo di grano, c'è controversia sulla vendita di lasagne e rigatoni?
Gli OGM inoltre devono subire una serie di controlli strettissimi e ripetuti che non hanno paragoni nel "mondo" non geneticamente modificato. Non saranno "più sicuri" ma certamente lo sono almeno quanto quelli "non geneticamente modificati".

Per chi fosse interessato all'argomento "bugie in cucina" consiglio un libro eccezionale ed avvincente (credo si possa vedere come il corrispondente a ciò che faccio io ma in ambito chimico-culinario) di Dario Bressanini, Pane e Bugie.
Secondo voi il tema del global warming (ovvero il riscaldamento globale, l'aumento della temperatura del nostro pianeta causato dalle attività umane che può provocare gravi conseguenze) è controverso o meno (per esempio perché esiste qualcuno che nega questo aumento delle temperature)?
La percezione è che sia un tema discusso scientificamente e molto dibattuto, ma il dato è che esistono (considerando solo la letteratura "attendibile") 13950 pubblicazioni scientifiche che mostrano che il global warming esista e 24 che lo negano, potremmo dire che esiste un piccolo numero di persone che nega l'evento, ma scientificamente, dov'è la controversia? Il 99,94% delle pubblicazioni scientifiche dice che i cambiamenti climatici sono causati dalle attività umane. Il 99,94%. Si può parlare di "tema controverso"?

Rapporto tra studi che sostengono il "global warming" e quelli che lo smentiscono

Ma allora la fintoversia è davvero dovunque?
Come scovarla e combatterla? Con la cultura scientifica, la conoscenza, la capacità critica ed un po' di furbizia. Questo vale anche per i professionisti dell'informazione. Bisogna impegnarsi e vincere la pigrizia, accendere il cervello e cercare di capire, studiare i fenomeni, controllare le affermazioni. La vittima della fintoversia è semplicemente vittima di propaganda o di marketing nella migliore delle ipotesi. Non bisogna "credere" al guaritore che vende una cura "segreta" ma "capire" perché sta vendendo una truffa.
Non per tutti quindi ma per chi vuole difendersi dalle false notizie vivendo come essere libero, pensante e ragionevole. Chi invece ha interesse a diffonderle, di fintoversie ci vive.

Qualcuno diceva che non è importante a chi credere ma come capire. Ne vale la pena.

Alla prossima.

martedì 22 gennaio 2013

La medicina Ayurvedica, tra energie ed erbe.

Forse non tutti sanno che tra le varie medicine "complementari" (ovvero non scientificamente dimostrate) permesse dalla legislatura italiana, oltre all'omeopatia ed all'agopuntura ne possiamo trovare altre particolarmente curiose. Una di queste è una medicina tradizionale indiana esistente da secoli, si chiama Ayurveda (più o meno "conoscenza della vita" in sanscrito).
Si tratta di una medicina che, proprio per la sua antica origine, sfrutta idee e credenze secolari e che anche per questo motivo ha molte similitudini con altre medicine orientali ed antiche. L'Ayurveda ha come scopo quello di bilanciare le energie del nostro corpo ed in particolare mente e spirito, purificare l'organismo, integrare la salute e questo condurrebbe alla felicità, oltre che alla salute. I mezzi con i quali si otterrebbero questi benefici sono tutti "naturali", erbe, minerali, massaggi, diete, tutta una serie di rimedi tramandati dall'antichità (quando non esistevano le medicine) ed a volte "modificati" con il tempo. Molti praticanti l'Ayurveda mescolano le pratiche orientali con altre tecniche più o meno attinenti e spesso rendono la loro medicina ayurvedica del tutto differente da quella originale.
I "libri sacri" di queste pratica sono due testi risalenti a 2000 anni fa, che descrivono otto "branche" dell'Ayurveda (tra le quali la chirurgia, la psichiatria, l'ostetricia) e nonostante la sua "anzianità", ancora oggi in India ed in altri paesi orientali, molta gente unisce alla medicina standard anche pratiche ayurvediche. In questi paesi sono comuni delle scuole che insegnano i fondamenti della filosofia ayurvedica.
Si parte dall'idea, abbastanza comune, che il corpo sia connesso con la mente e l'universo attraverso una sorta di "forza vitale".
Ogni parte del corpo è unita all'universo, contiene sostanze che si ritrovano in natura e quando la "connessione" con la natura è sbilanciata, insorge la malattia.

La medicina Ayurvedica si basa su due concetti principali: la costituzione (prakriti) e la forza vitale (dosha). La prima è il rapporto tra mente e corpo che non cambia mai nella vita, la seconda è formata da tre forze vitali il cui squilibrio determina le malattie.

Ogni dosha è composto da due dei cinque elementi naturali (etere, ovvero l'aria "cosmica", acqua, fuoco, aria e terra) ed ogni individuo ha una sua combinazione variabile dei dosha (quindi una combinazione diversa dei due elementi che compongono il dosha), ma solo uno di loro prevale. Il nome dei dosha è quello originale sanscrito: vata (etere ed aria: controlla la mente, il cuore, la divisione cellulare, è il più importante), pitta (fuoco ed acqua: che controlla sistema ormonale e digestivo) e kapha (acqua e terra: forza, immunità e crescita fisica).
Esistono tanti altri particolari che spiegano le teorie della medicina Ayurvedica ma il discorso diventerebbe molto più difficile da seguire. Come si vede, questa pratica si basa su idee piuttosto comuni a tutte le medicine orientali, le energie invisibili, l'interconnessione con la natura, lo squilibrio delle forze vitali. Bisogna ridurre tutto all'epoca nella quale nacque questo tipo di medicina, quando non esisteva alcuna idea sullo sviluppo delle malattie, sulla loro cura, non si conoscevano i batteri e tutti i mali derivavano da forze sovrannaturali (che comunque erano connesse alla natura umana) che decidevano per noi. Per curare le malattie, la medicina ayurvedica utilizza gli elementi che secondo lei compongono il corpo, si usano quindi erbe o minerali, massaggi per "riequilibrare" le energie, ed altro, come esercizi di respirazione e simili allo yoga.
Alcune delle sostanze usate dagli ayurvedici hanno poteri medicinali, altre sono tossiche ed altre ancora hanno solo un potere "rituale".
Ma come fa un medico ayurvedico a stabilire se l'equilibrio di un individuo sia corretto? Come scopre le sue patologie?
Anche qui dobbiamo pensare ad un'epoca che non disponeva di strumenti diagnostici e quindi tutto si basava sull'esame del paziente, sulla sua dieta, lo stile di vita, lo stato della pelle, dei denti, della lingua, il battito cardiaco e la voce. In seguito all'esame sono prescritti i rimedi più adeguati che hanno diversi scopi:
  • Eliminare le impurità: con il "panchakarma" si purifica il corpo eliminando l'ama, ovvero il cibo non digerito che "ostruisce ed incolla" i tessuti determinandone il loro cattivo funzionamento.
  • Ridurre i sintomi: con l'esercizio fisico, la meditazione, la respirazione o i massaggi, il paziente vedrà migliorare il suo stato.
  • Aumentare la resistenza alle malattie: con le erbe, minerali, vitamine, tutto basato sulle descrizioni dei testi originali.
  • Ridurre la tristezza ed aumentare l'armonia: evitando le emozioni negative e pensando positivamente.


Naturalmente è certo salutare una filosofia (perché di questo si tratta, più che di una medicina) che invoglia al pensiero positivo ed al contatto con la natura. Migliorare la propria alimentazione, lo stile di vita, dedicarsi del tempo per curare la propria vita, sono tutti princìpi che non possono essere dannosi. Ma anche in questo caso, dietro ad una pratica apparentemente innocua, si possono nascondere alcune insidie. Molti "ayurvedici" non limitano la loro opera solo per la cura di piccoli malanni, malattie psicosomatiche, stati di stress, ma vanno molto oltre dicendosi capaci di curare malattie gravi (cancro compreso). Vi è un altro pericolo che si nasconde nella tendenza ad acquistare le sostanze "terapeutiche" direttamente dai produttori dei paesi orientali (pure tramite web). Molte erbe e minerali infatti, sono sottoposti a scarsi controlli e la loro qualità è molto scarsa quando non sono direttamente dannosi.
Sono in aumento infatti i casi di avvelenamento (anche letale) da prodotti ayurvedici. In particolare sono stati segnalati diversi casi di avvelenamento da piombo.
Nella medicina ayurvedica è previsto l'uso di olii, spezie ed erbe medicali e mentre l'uso esterno è raramente fonte di rischi (tranne alcune forme di dermatite), quello interno può essere molto pericoloso. Per questo motivo la pratica di questo tipo di medicina è riservata ai medici abilitati alla professione e vale sempre il consiglio di utilizzare prodotti controllati e di fonte conosciuta, in Italia la vendita di prodotti erboristici ayurvedici è consentita come quella di "integratori".
Tra gli ingredienti dei rimedi ayurvedici ci sono molti minerali come l'oro ed il piombo ma spesso non è nota nemmeno l'esatta composizione dei rimedi, è questo il pericolo reale.
In un'indagine statunitense, su 70 prodotti ayurvedici, bel 14 contenevano livelli di piombo, arsenico e mercurio pericolosi e, come detto, sono decine di casi di intossicazione da uso di erbe importate, fenomeno descritto anche in Europa (come qui, in Francia).
Gli studi scientifici sugli effetti di questa pratica non sono tanti, ne esistono diversi che si presentano come poco accurati e precisi e servirebbero per questo lavori più corretti per stabilire definitivamente il valore curativo di questa medicina tradizionale. E' chiaro che è la stessa base teorica dell'Ayurveda a non trovare conferme in campo scientifico, le fantomatiche "energie", la "forza vitale", l'equilibrio con l'universo sono tutti concetti filosofici che hanno pochissimo in comune con la medicina e la clinica, bisogna quindi analizzare gli eventuali effetti derivanti da quello che si usa in ambito ayurvedico. In generale non si ha un effetto terapeutico su malattie fisiche particolarmente significativo ma sembra che la correzione dell'alimentazione, accompagnata da una maggiore attenzione allo stato del proprio fisico, possa apportare benefici alla salute generale del paziente. Non sono conosciute malattie guarite con l'Ayurveda ma sono descritti stati di malessere psicologico notevolmente migliorati. Alcune erbe sono conosciute per il loro potere disinfettante e risolvente e per questo sono state utilizzate anche in piccoli interventi chirurgici. Il risultato è stato buono ma il dolore post operatorio superiore a quello dell'intervento classico.
In generale, visto che la pratica dell'Ayurveda in Italia è affidata a medici, si preferisce considerare questo tipo di approccio come utile complemento ad altre cure. Regolare le proprie abitudini di vita non può che tenerci in un binario di educazione sanitaria utile in qualsiasi caso, bisogna invece diffidare pesantemente da quei medici ayurvedici che mescolano la pratica indiana con altre pratiche del tutto non scientifiche e pericolose. Sono noti casi di medici che uniscono all'Ayurveda anche le teorie di Hamer (il medico psicopatico che sostiene che le malattie siano causate da traumi non risolti), che trattano con l'Ayurveda malattie gravi consigliando la sospensione della terapia medica o che compiono veri e propri riti magici per "rinforzare" gli effetti della respirazione o dello yoga, rasentando il plagio psicologico.

Per concludere quindi: diffidare da prodotti non sicuri e non certificati. Affidarsi solo a medici iscritti all'albo ed abilitati, parlare sempre con il proprio medico curante per capire se si può ricorrere a questo tipo di pratica o se non fosse consigliabile vista la propria patologia.
Basti sapere che la medicina Ayurvedica, da noi considerata quasi un "capriccio" un po' stravagante, in India è utilizzata dalla classe più povera (perché spesso praticata da guaritori improvvisati) ma che per le malattie vere, anche in quel paese, si rivolgono agli ospedali, quando esistono.

Alla prossima.

martedì 15 gennaio 2013

Storia della medicina: la chirurgia

Possiamo affermare che la chirurgia (cheirourgia, lavoro delle mani), una delle branche della medicina moderna, esista da due secoli. Prima del 1800 non vi era alcuna regola né procedimento scientifico che regolasse le "operazioni" dell'uomo sull'uomo. Esistevano gli "stregoni", i chirurghi autonominatisi e qualche intervento chirurgico sui generis era effettuato da improvvisati operatori che utilizzavano metodi personali.

La prima rivista medica che pubblicò argomenti chirurgici fu il New England Journal of medicine and surgery, nel 1812. Proprio in occasione del 200° anniversario della prima uscita della rivista chirurgica, il New England Journal of Medicine (attuale e prestigioso erede di quella prima pubblicazione), ricorda i passi da gigante fatti in due secoli di storia, talmente affascinanti e sorprendenti che vale la pena leggerli. Le procedure illustrate, rispetto a quelle attuali, erano del tutto primitive e cruente soprattutto se si considera un elemento fondamentale: non esisteva l'anestesia.
Per questo motivo sconsiglio alle persone facilmente impressionabili la lettura dell'articolo, parlare di chirurgia (soprattutto dei tempi andati) non è proprio una passeggiata.



In quei primi anni di chirurgia pionieristica leggiamo di interventi che avvengono ancora oggi, la differenza? La tecnica, la strumentazione, l'anestesia.
Le origini della chirurgia risalgono a millenni orsono. Una delle tecniche chirurgiche più primitive è la trapanazione del cranio. Veniva eseguita dai "medici" del villaggio e si basava probabilmente sulla credenza di un "male" da fare fuoriuscire dal corpo sofferente. Esistono tracce di questo tipo di intervento in varie parti del mondo e tra le più antiche ci sono quelle risalenti a circa 12.000 anni fa, nel Mesolitico, in base a resti rinvenuti in territorio sovietico. Sembra anche che la sopravvivenza da questo intervento arrivasse a quasi il 50% perché probabilmente l'inserimento delle rudimentali punte da trapano (di pietra e poi di metallo) era superficiale e non arrivava a ledere strutture cerebrali. Antiche civiltà come quella sumerica, prevedevano figure e regole ben precise per la pratica della chirurgia: gli schiavi avevano diritti minori dei nobili (pagavano di più e non potevano accedere a qualsiasi tipo di intervento) ed i bravi chirurghi diventavano presto ricchi, rispettati ed invidiati per una posizione che rasentava la divinità, erano gli unici capaci di "aprire" un corpo umano.

Bisturi chirurgici egiziani

I progressi della chirurgia furono lentissimi, nei primi anni del primo millennio strumenti e tecniche erano ancora primitivi ed il mestiere del chirurgo era letteralmente improvvisato.
Piccoli miglioramenti arrivarono solo alla fine del 1600, con l'uso del calore per "disinfettare" gli strumenti ma la mortalità (e le sofferenze) erano problemi irrisolvibili per i mezzi dei tempi.

I princìpi chirurgici sono fondamentalmente gli stessi da secoli (un organo è irrorato dagli stessi vasi sanguigni oggi come 2000 anni fa e per rimuoverlo bisogna agire sugli stessi tessuti, un fegato di oggi è identico al fegato del nostro bisnonno) ma l'affinamento delle tecniche, il progresso che ha permesso la costruzione di strumenti versatili, efficaci e precisi (e soprattutto la possibilità di intervenire su un individuo che non prova dolore) hanno cambiato la storia della chirurgia (un passo fondamentale del progresso chirurgico è rappresentato dalla "standardizzazione" delle tecniche).
Come reagiremmo se tornassimo indietro e subissimo il trattamento chirurgico raccontato a proposito di un intervento per cataratta (malattia dell'occhio)?
Tra dita che schiacciano le varie parti dell'occhio, pinze che, troppo grandi, non riescono ad afferrare bene e bisturi (chissà con quale affilatura) che affondano nella cornea, sembra di raccontare un film dell'orrore, soprattutto se si pensa al paziente: del tutto sveglio con il chirurgo che tiene aperto l'occhio con pollice ed indice della sua mano. Nonostante tutto l'intervento va bene ed il paziente riacquista una buona visione dall'occhio malato. Risultato incoraggiante, ma la chirurgia ha troppi limiti: la già ricordata impossibilità di ricorrere ad anestesia ed il rischio (altissimo) di infezione (non esistevano gli antibiotici), la rendevano una pratica che dal punto di vista medico era ai fatti quasi fantascienza. Tutti gli interventi chirurgici che tentavano di risolvere problemi addominali si chiudevano con un esito quasi totalmente univoco: la morte del paziente. Identica sorte per chi tentava interventi toracici o alle articolazioni, soprattutto le infezioni mietevano vittime nella quasi totalità dei casi.

Bisturi chirurgico del 1800 circa
A volte il caso ci metteva lo zampino.

Interventi che sembravano risolutivi (il giornale riporta il caso di un paziente che aveva avuto un ictus risolto dalla chiusura della carotide) quando si ripetevano e controllavano dimostravano tutti i loro limiti ed erano abbandonati, altri che assicuravano benessere per pochissimo tempo ma finivano lo stesso tragicamente. Era questa la chirurgia, poco più di un esperimento, il sogno proibito dei medici: toccare l'interno del corpo umano, manipolarlo, "sistemarlo", era una possibilità troppo lontana per il livello di progresso dell'epoca.
Il 18 novembre 1846 la svolta che avrebbe cambiato la medicina.

Henry Jacob Bigelow pubblicò un report sulla rivista, "Insensibility during Surgical Operations Produced by Inhalation" (insensibilità durante intervento chirurgico ottenuta con inalazione) e William Morton, un dentista di Boston, somministrò prima ad uno poi ad altri pazienti un gas "misterioso", il Letheon (del quale tenne segreta la formula per diverso tempo), per un intervento chirurgico effettuato da John Collins Warren su suoi pazienti senza che questi fossero coscienti. La redazione del giornale medico fu invasa da commenti e lettere, chi criticava (qualcuno disse "è un capriccio inutile!"), chi chiedeva spiegazioni su quella stregoneria, chi avanzava ipotesi sulla composizione del gas "misterioso", ma molti colleghi di Morton rivelarono dell'"odore di etere" che si diffondeva nelle sale operatorie durante le sedute del dentista e così gradualmente altri provarono a testare l'inalazione di questo gas per effettuare interventi chirurgici. Fu un cambiamento epocale.
L'articolo che descriveva gli effetti dell'etere sui pazienti dei chirurghi del Massachusetts Hospital
Si scoprì successivamente che altri medici avevano sperimentato la sostanza per l'uso anestetico ma non avevano pubblicato i loro risultati, per questo fu Morton ad entrare nella storia.
Uno degli interventi chirurgici più frequenti dell'epoca era l'amputazione degli arti: la guerra, l'assenza di antibiotici per contrastare le infezioni, gli effetti collaterali di malattie incurabili, rendevano spesso impossibile risparmiare l'arto di un ammalato. La sopportazione umana dei dolori terribili di un tale intervento è molto limitata, pochi secondi, le sale operatorie erano invase da urla strazianti ed erano chiuse per non condizionare gli altri pazienti delle sale accanto, l'intervento di amputazione di un arto inferiore durava anche 30-40 minuti, non è facile immaginare la tortura che doveva sopportare chi vi si sottoponeva. Gli stessi medici erano coscienti dell'orrore di quella procedura, ma era l'unico mezzo per salvare una vita. Uno dei più noti chirurghi dell'epoca provò per la prima volta ad eseguire l'intervento in anestesia: "questa cosa è meglio dell'ipnosi", esclamò. Tutti erano stupefatti per la calma ed il silenzio della sala operatoria ottenuta in quel modo, inusuale.
I vantaggi dell'anestesia furono da ambo le parti: i pazienti non soffrivano più ed i chirurghi potevano operare con calma, riflettendo e senza remore "emotive".
Si sperimentarono nuove sostanze, alcune diventarono validi analgesici e la chirurgia fece passi avanti enormi, anche se restava un altro grande ostacolo: le infezioni.
Il 50% della mortalità per interventi chirurgici maggiori era dovuto ad infezione e qualche tentativo di diffondere agenti "antimicrobici" come il fenolo, era visto con diffidenza e screditato (nessuno aveva ancora dimostrato l'esistenza dei "microbi" né l'infezione era considerata un evento causato da agenti "fisici" come i batteri, appunto), lo stesso Semmelweiss, medico che sostenne come la semplice pulizia delle mani potesse abbattere le morti delle puerpere con infezione fu considerato pazzo ed isolato anche per aver ipotizzato che fossero gli stessi medici e studenti a trasportare quei microbi visitando le donne dopo aver partecipato alle esercitazioni anatomiche sui cadaveri.
La pulizia delle mani e della cute del paziente da operare, per secoli furono considerate poco importanti.
Nonostante questo i successi della chirurgia ormai si susseguivano, malattie come l'appendicite, spesso mortale per le conseguenze sulle strutture addominali, erano diventate routine (la prima asportazione di appendice avvenne nel 1880), nel 1884 la prima asportazione di tumore cerebrale e negli anni seguenti furono sviluppate altre tecniche per rimuovere organi malati e parti ormai inservivibili a causa di malattie. Miglioravano le procedure, si formavano i primi grandi chirurghi, nascevano i primi "maestri", si svilupparono le tecniche per ricostruire organi, suturare i vasi sanguigni e limitare le emorragie. Nacquero concetti come la standardizzazione degli interventi (non si poteva operare "a caso" ma secondo procedure conosciute e controllate, metodo che sopravvive ancora oggi) e si produssero i primi guanti chirurgici.
Dopo i primi passi lentissimi ed estenuanti, la chirurgia cominciava a correre, i progressi tecnici erano sempre più veloci. Così si susseguivano tentativi inutili dopo successi incredibili, vere e proprie follie e colpi di genio.

Nel 1929 un giovane medico tedesco, Werner Forssman, voleva sperimentare il "cateterismo cardiaco", riuscire cioè ad arrivare fino all'interno del cuore con un piccolo tubicino, possibilità che avrebbe aperto le porte ad un'infinità di interventi utili.
Il suo professore gli impedì di utilizzare delle cavie, così egli provò su se stesso, "autocateterizzandosi", pubblicando lo studio con tanto di immagini ed arrivando a vincere per questo il premio Nobel per la medicina.
Bisturi chirurgico dal 1900 ad oggi
Siamo attorno al 1930, una nuova sostanza rivoluziona il modo di curare le persone.
I vari tentativi di limitare le infezioni hanno migliorato la riuscita degli interventi, ma solo l'avvento degli antibiotici consentì di definire "sicura" la chirurgia. Morire d'infezione iniziava a diventare un evento raro.
Il progresso correva sempre più veloce, nuovi strumenti e materiali, tecniche sempre più raffinate, scambi di conoscenze tra esperti, la chirurgia iniziava ad essere strumento di salvezza reale e rimedio per moltissime malattie considerate mortali. La possibilità di salvare una persona con infezione di una parte del suo corpo, da un'emorragia, da un trauma, considerata un miraggio solo un secolo prima, ora si era trasformata in realtà e con gli interventi a cuore aperto ed i trapianti, il chirurgo diventò sinonimo di salvezza, andando oltre l'immaginabile.
Oggi la chirurgia ha nel proprio arsenale più di 2500 procedure conosciute, tutte tecniche ben definite e praticate in tutti gli angoli del mondo. Nei soli Stati Uniti, ogni anno sono effettuati 50 milioni di interventi chirurgici, gli strumenti sono sempre più avanzati, l'avvento dell'informatica e della robotica migliorano le performances. L'intervento chirurgico più effettuato al mondo è il taglio cesareo, l'estrazione cioè del feto mediante un'incisione addominale invece che per le vie naturali.

Negli anni '80 si inizia con la chirurgia endoscopica e mininvasiva: al posto delle mani si usano piccoli strumenti che entrano nel corpo tramite piccoli fori e sono azionati dall'esterno, oggi si pratica anche nei piccoli ospedali, la laparoscopia (così si chiama questa tecnica) permette migliore ripresa post chirurgica, minor trauma fisico, minore dolore, minore presenza di cicatrici, minore degenza. Fu un ginecologo francese il primo a testarla per la rimozione di una gravidanza extrauterina ed il suo tentativo (riuscito) destò perplessità che sparirono con il tempo. Oggi la laparoscopia è praticata di routine per tantissimi tipi di intervento chirurgico ed è diffusa praticamente ovunque.

Strumenti per laparoscopia

Ma un robot inizia a sostituirla. Ancora non diffuso dovunque per i suoi costi ma già "operativo" (anche in Italia), la laparoscopia robotica permette realmente ad un chirurgo seduto in una sala operatoria americana di operare un paziente in India, l'uomo comanda a distanza le braccia del robot che controllano direttamente gli strumenti chirurgici utilizzati con una sensibilità ed una precisione mai vista prima con un possibile ulteriore sviluppo, la tridimensionalità.
Non è fantascienza, è solo l'ultima delle frontiere raggiunte.

Robot chirurgico DaVinci
Il racconto della chirurgia del passato, come quello relativo ad altre pratiche mediche, sembra un romanzo antichissimo, un elenco di fatti staccati da secoli di storia e questo è dovuto al fatto che siamo talmente abituati al progresso che certe cose ci appaiono molto distanti nel tempo quando invece accadevano non troppi anni fa. I miei colleghi più anziani ricorderanno (io ne ascolto spesso affascinato i racconti) dell'inesistenza dei disinfettanti chirurgici, del fatto che il chirurgo dopo aver pulito la mani con il sapone le cospargesse di alcol ed iniziasse ad operare, qualcuno ricorderà l'esistenza di guanti di lattice che erano lavati dopo l'uso e riutilizzati dopo essere stati cosparsi di talco, non è preistoria, siamo noi molto avanti rispetto ai nostri nonni.
Il futuro?
Probabilmente le nanotecnologie, dispositivi microscopici comandati dall'esterno o inghiottiti che permetteranno di svolgere il lavoro fino ad oggi svolto dalle mani.
In ogni caso, il viaggio dell'uomo dentro al corpo, in soli due secoli ha fatto passi da gigante con l'obiettivo di muoversi come una farfalla all'interno del corpo umano.

Alla prossima.

Articolo tratto ed adattato da: Two Hundred Years of Surgery Atul Gawande, M.D., M.P.H.
N Engl J Med 2012; 366:1716-1723May 3, 2012