lunedì 18 ottobre 2010

MMS, ci voleva un ragazzino, ma in gamba

Volete diventare dei piccoli "medbunker" anche voi?
Bene, prendete esempio da Rhys Morgan, un ragazzo di quindici anni che ha seguito tutta la trafila di chi ha una malattia seria e volendo risolverla prova anche a cercare su internet. Spesso queste storie finiscono male perchè qualcuno casca nelle trappole di ciarlatani senza scrupoli e con molto desiderio di denaro ma la storia di Rhys ha avuto un finale diverso. Il ragazzo è stato in gamba ed ha utilizzato lo spirito giusto, quello critico, che dovrebbe avere ognuno di noi quando cerca informazioni sulla salute sul web.

Rhys non si è fermato alle solite farneticazioni di successi terapeuci e risultati miracolosi, non si è lasciato impressionare dalle "testimonianze video ormai dirompenti" e non ha abboccato ai giochi di parole pseudoscientifici che adornano tutte le truffe mediche. Ha semplicemente usato la testa, il buon senso ed un po' di perspicacia.
Malato di Morbo di Crohn Rhys ha cercato qualche notizia su internet ed è finito in uno dei tanti forum "salutisti" che consigliano di tutto e di più (e sconsigliano la medicina) per guarire da qualsiasi malattia. Nel suo caso si trattava di un composto abbastanza comune in internet e che si sta diffondendo anche in Italia. Il suo nome è MMS, Mineral Miracle Solution (qualcosa come "soluzione minerale miracolosa") ed il suo profeta è un certo Jim Humble, spacciato a volte come ingegnere aerospaziale, altre come inventore, mentre sembra che il suo lavoro fosse di tecnico nelle miniere d'oro. Le promesse ed i successi millantati da questa pozione sono un classico: guarisce tantissime malattie (dalle più banali a quelle più gravi, AIDS e cancro compresi), non esistono effetti collaterali, testati dall'uso da parte di migliaia di persone e sono tantissimi i testimoni che possono giurare sulla sua efficacia. I gestori del forum consigliano l'MMS al ragazzo per guarire dalla sua malattia. Gli elencano le proprietà curative, lo tranquillizzano sui "numerosi studi" che provano l'efficacia e sicurezza del prodotto e lo informano sui costi.
Le spiegazioni del presunto meccanismo d'azione? I soliti giri di parole mischiati a termini "parascientifici" che fanno-tanto-figo e che non possono essere smentiti in quanto non hanno nessun significato medico.

Una bevuta al giorno e gli effetti si sentiranno subito.
Tanti ci cascano (in Italia esistono forum dedicati a questa sostanza), acquistano la boccettina magica sul web, preparano la pozione e la bevono e guai a contraddirli, c'è chi dice di sentirsi meglio e chi trova il sapore disgustoso ma insiste nella pericolosa tortura. Non li ferma nemmeno la nausea che accusano quasi tutti ai primi sorsi della bevanda. La vendita di questo inutile e pericoloso intruglio è selvaggia, spesso è introdotta con un meccanismo di "multilevel marketing", vi è cioè un venditore che ha alle sue dipendenze altri venditori ed ognuno guadagna a provvigioni e sulle vendite dei "subagenti": un commercio senza alcun fine medico ma con l'unico scopo di guadagnare alle spalle degli ingenui.

La ragione come al solito viene a mancare, l'affidarsi a gente senza titoli per curare malattie diventa una cosa normale e se qualcuno prova a spiegare che quella pozione non serve a nulla e può anche essere pericolosa, apriti cielo...e se questo qualcuno è poi un medico, un farmacologo o un biologo peggio ancora: fuck the power!

Ma quasi sempre iniziano degli effetti collaterali, principalmente malessere, nausea, vomito, ma niente paura...qual è la scusa tipica dei ciarlatani quando si accusano i primi disturbi causati dalla loro "cura"? La disintossicazione!
Quando una cura alternativa comincia a dare problemi il ciarlatano dice sempre che è un segnale di funzionamento, che questo significa che il corpo si sta "disintossicando" e via un'altra dose di pozione.
Ma il ragazzo non ci sta.
Studia la composizione dell'intruglio, si informa, e scopre che...quella pozione dal nome tanto invitante altro non è se non candeggina [aggiornamento: oggi la sostanza è usata soprattutto come disinfettante].
Già.
Vendono candeggina come cura per tutte le malattie.

Stupefatti? E perchè? La stessa pozione è venduta anche in Italia e c'è pure la variante per le malattie della pelle della quale ho parlato qualche mese fa.
Candeggina industriale, mica acqua fresca.

Nelle diluizioni consigliate dal fabbricante l'MMS equivale proprio a candeggina industriale e provoca nausea, vomito, disidratazione ed irritazioni dell'apparato digerente. Per diluizioni inferiori si può arrivare anche a danni da intossicazione acuta, insufficienza renale, insufficienza respiratoria e persino morte. Di benefici, naturalmente, neanche l'ombra.
Rhys è stupefatto e non vede l'ora di chiedere chiarimenti a chi gli ha consigliato quell'intruglio, anzi, pensa, il fatto che si sia accorto di quella truffa farà piacere a chi gli ha consigliato il beverone.

Così non si perde d'animo e torna nel forum dei "naturopati", li avverte della cosa, li informa dei disturbi e dei potenziali pericoli e cosa accade? Non lo immaginate?
Bannato. Cancellato, espulso. La clientela potrebbe spaventarsi.
Rhys non si da per vinto e denuncia la cosa prima in un sito internet che apre per l'occasione e poi in un video.
Di lui si accorge la stampa che gli chiede un'intervista. Appare così sul Guardian la storia del piccolo investigatore della pseudomedicina.
La notizia fa allora il giro del mondo, ne parlano altri quotidiani, alcuni notiziari televisivi  ed il suo nome valica l'oceano, fino a quando persino la FDA è costretta ad analizzare il problema sottolineando in una dichiarazione ufficiale la pericolosità del composto e proibendone la vendita. Nel frattempo Rhys diventa un piccolo personaggio: lo invitano in programmi televisivi, conferenze, lo premiano e persino la sua scuola lo aiuta nella sua attività menzionandolo come esempio di capacità di ragionamento. Il suo è diventato un caso nazionale ed è stato chiamato "Bleachgate" (se volessimo tradurlo in linguaggio giornalistico italiano suonerebbe più o meno come "candeggiopoli")



Così si fa. Bravo.

La risposta dell'inventore della pozione magica alla candeggina è arrivata puntuale. Si tratta di una lunghissima e demenziale lista dei luoghi comuni più tipici che leggiamo puntualmente quando ascoltiamo le argomentazioni dei venditori di miracoli sul web. Frasi come "lo usano milioni di persone", "non c'è bisogno di provarne l'efficacia in quanto la prova è in chi lo usa", "non c'è bisogno di documenti, tutte le carte sono su internet..." e così via, per concludersi con la più tipica uscita di scena complottistica: "chiedetevi piuttosto perchè l'FDA ne ha proibito la vendita". Saranno furbi questi imbonitori ma a fantasia...
La conclusione della replica di Humble è sempre quella:

However, the fact still remains that MMS has been used by millions.
Hundreds of thousands have improved their health and hundreds of thousands of lives have been saved.

In ogni caso, resta il fatto che l'MMS è stato utilizzato da milioni [di persone]. Centinaia di migliaia di essi si sentono meglio e sono state salvate altrettante vite.
Ma in tutta questa storia c'è una morale positiva.
Un quindicenne ha mostrato molto più sale in zucca ed intelligenza di persone più adulte che si lasciano abbindolare da cure inutili anche pagandole profumatamente. Mi sembra una notizia che bilancia tutte quelle volte che ci siamo dovuti arrendere davanti alla stupidità umana o alla mancanza di logica o critica di molti individui. Quante volte siamo rimasti a bocca aperta davanti alla faciloneria di certe persone apparentemente sveglie e furbe? Quante volte i creduloni ci hanno stupìto?
Un ragazzino che smonta un imbroglio mondiale è una notizia che rinfresca il cervello!
Attenzione, il prodotto è in vendita (su internet) anche in Italia, sempre come panacea per decine di malattie: occhio a cosa acquistate quindi.

Vale per tutto, anche per la cosa che sembra più credibile e "scientifica": verificate sempre quello che vi propongono. Non esistono cure miracolose. Le informazioni "mediche" che si trovano su internet sono spesso insicure, non controllate ed a volte pericolose.
Quando avete un dubbio su un prodotto o una cura chiedete lumi al vostro medico e se anche lui non è convinto (molto probabilmente un medico non sarà al corrente di una "terapia" esistente solo su internet) chiedete un altro parere. Ma prendiamo l'abitudine di ragionare da soli finchè la nostra cultura ce lo permette. Usiamo la logica, la critica, una posizione in partenza cauta e scettica che deve diventare favorevole solo di fronte a prove, dimostrazioni e punti fermi. Chi vi vende la panacea...lo fa per guadagnare non per curare. I guaritori pensano ai nostri soldi, non alla nostra salute.
Prendiamo esempio da Rhys.
Stiamo parlando oltretutto di prodotti venduti per curare malattie anche gravi ed ogni decisione quindi è preziosa e delicata.

Chissà se anche in Italia sarà il volto di un giovanissimo (ahhh un piccolo MedBunker, magari!) a denunciare finalmente tutte le truffe mediche che si trovano su internet...sarebbe pure ora...
Anzi, un invito a tutti quelli che "credono" alle medicine alternative: impegnatevi a smascherare i ciarlatani ed i truffatori, date la caccia a chi vuole imbrogliare voi, i vostri cari ed i vostri amici, non gli date possibilità di espandere la loro clientela, rintracciateli e svergognateli invece di ergerli a geni incompresi, ci guadagneremo tutti per il semplice motivo che l'interesse è comune a tutti.

Alla prossima.

Dell'avvenimento ha parlato Query on line, la rivista del CICAP in formato digitale.

mercoledì 13 ottobre 2010

Bad Medicine (III parte): Thalidomide

Uno dei peggiori drammi medici del nostro secolo.

È la storia raccapricciante della Thalidomide (o Talidomide).
Si tratta di una sostanza sperimentata alla fine degli anni 50 e posta in vendita dopo un "regolare" (per quegli anni) periodo di sperimentazione.
Sembrava un prodotto rivoluzionario: un farmaco sedativo, antinausea e tranquillante senza particolari effetti collaterali.
Nel 1956, periodo della sua immissione in commercio, l'industria farmaceutica tedesca Grunenthal (ancora oggi esistente) commissionò i test clinici del principio attivo al capo del suo dipartimento chimico Wilhem Kunz che effettuò gli esperimenti definendoli positivi e senza particolari rischi per i pazienti.
La "regolare" sperimentazione si era rivelata in realtà molto affrettata e basata su elementi debolissimi e controlli praticamente inesistenti. I test effettuati sui pazienti erano raccolti dall'azienda produttrice da esperimenti effettuati in varie parti del mondo. Uno studio su vari pazienti tra i quali donne che allattavano fece concludere alla Grunenthal che il farmaco non mostrava di poter provocare danni a donne in allattamento e a neonati, un altro studio effettuato a Singapore parlava di mancanza di effetti collaterali su donne in gravidanza ma con il piccolo particolare che erano citati gli effetti sulle donne ma non vi era nessun accenno su eventuali effetti sul feto.
Posto in commercio il farmaco si diffuse rapidamente e non essendo controindicato in gravidanza veniva prescritto in maniera particolare alle donne gravide proprio per le sue proprietà: a volte la nausea nelle prime settimane di gestazione è davvero un problema quasi irrisolvibile ed i farmaci disponibili in quegli anni erano controindicati.
Le vendite andavano bene, il farmaco era disponibile senza obbligo di ricetta (l'equivalente di un farmaco da banco di oggi) e non sembravano esserci particolari problemi di accettazione da parte dei pazienti o di effetti segnalati. Ma era una bomba ad orologeria.

Quasi un anno dopo la sua comparsa sul mercato si notò un'eccezionale ed inusuale incidenza di gravi malformazioni neonatali che furono segnalate da alcuni medici di famiglia all'azienda che produceva il farmaco ma questa continuava ad inviare report di studi che "provavano" l'innocuità del farmaco o non rispondeva alle richieste di attenzione. In uno studio l'azienda sottolineava come un professore di ostetricia aveva utilizzato il farmaco nel suo reparto senza alcun problema. Anche qui vi era una manipolazione: le donne trattate non erano in gravidanza ma in allattamento. La scarsità di documentazione e la debolezza degli studi indussero la FDA americana (l'organismo che approva i farmaci negli Stati Uniti) a rifiutare la messa in commercio della Thalidomide nel territorio degli Stati Uniti d'America e questo fu un gesto che salvò migliaia di bambini probabilmente e l'ispettrice dell'organizzazione (Frances Oldham Kelsey) fu premiata per questo dal presidente americano Kennedy.


Il dramma non era che all'inizio. Le nascite di bambini malformati continuavano ad aumentare e si notò che vi era un'altissima concentrazione di piccoli affetti da focomelia (che normalmente colpisce un neonato ogni quattro milioni di nuovi nati), una malformazione agli arti (soprattutto superiori) che comporta la mancata formazione delle ossa lunghe di braccia o gambe o addirittura l'assoluta mancanza degli arti, frequente l'associazione di altre malformazioni più o meno gravi.
Non poteva essere un caso.

Diversi medici indagarono su quello che stava succedendo, sembrava ormai chiaro che le malformazioni avevano una causa comune, si ripetevano costantemente, in nazioni diverse e simili per tipo di patologia.
Un ostetrico australiano ed un pediatra tedesco (William Mc Bride e Widukind Lenz) studiarono i casi e segnalarono il possibile collegamento tra l'assunzione del farmaco e la comparsa di anomalie fetali. In seguito il dott. Lenz con uno studio statistico dimostrò la correlazione ed inviò i suoi dati al ministero della salute tedesco.
Tra il 1960 e l'anno successivo nacquero almeno 20˙000 bambini focomelici in tutto il mondo, circa 8˙000 in Europa il paese più colpito fu la Germania.
All'inizio del 1961 la Grunenthal fu messa sotto pressione con la richiesta di chiarimenti e di fornire ulteriori e più precise prove delle sperimentazioni del farmaco. Reticenze e ritardi causarono altre vittime ma quando l'eco del dramma arrivò sui giornali di tutto il mondo l'azienda fu costretta a fare un'ammissione che scandalizzò tutti: il farmaco non era mai stato provato su donne in gravidanza per testarne gli effetti sul feto.
La cosa che più colpì l'opinione pubblica e gli stessi operatori sanitari furono i risultati delle inchieste successive. La Grunenthal sapeva di questo particolare ma lo sottovalutò ed ancora più grave il fatto che quando comparvero i primi casi di malformazione fetale non fu fatto nemmeno il tentativo di bloccare il farmaco ormai consigliato a tutte le donne in gravidanza.
Nel dicembre 1961 la Thalidomide fu ritirata con procedura d'urgenza da tutte le farmacie e ne fu proibita la vendita.
In Italia una delle forme commerciali della Thalidomide si chiamava Sedimide, altre confezioni in commercio avevano il nome di Imidene e Quietoplex.


Nel 1968 iniziò il processo a carico dell'industria tedesca, centinaia di famiglie e di "figli della Thalidomide" accusarono l'azienza ed i suoi dirigenti di aver deliberatamente avvelenato la popolazione e di non aver fatto nulla per impedirlo.
Il processo era monumentale e di questo ne approfittarono i difensori della Grunenthal che tra rinvii, richieste di documentazione e cavilli burocratici, ottenne la sospensione del giudizio perché il reato nel frattempo era caduto in prescrizione.
Anche l'opinione pubblica si era affrettata a dimenticare i fatti e così i giornali. Non ci fu quindi praticamente nessuna reazione al fatto che la Grunenthal non pagò mai moralmente per quello che successe. Un indennizzo fu comunque richiesto in sede civile.
Nel 2007 l'erede dei proprietari della Grunenthal di quegli anni, Sebastian Wirtz, ha per la prima volta e pubblicamente chiesto scusa a tutte le vittime del farmaco maledetto dichiarandosi disposto ad aiutare nel migliore dei modi chiunque abbia ricevuto danni dalla Thalidomide:

Il talidomide è e resterà sempre una parte fondamentale della nostra storia. La mia famiglia è profondamente dispiaciuta a riguardo. Ciò che mi fa riflettere maggiormente è come, a chi, quando e con quali conseguenze sia possibile chiedere scusa.

Sembrerà strano notare come proprio il dramma della Talidomide aprì un nuovo capitolo in medicina. In quegli anni si credeva che il feto fosse completamente protetto dall'utero e che quindi non esisteva nessun pericolo derivante dall'assunzione di sostanze pericolose. Si era convinti inoltre che se una sostanza risultava innocua per l'adulto, lo fosse automaticamente anche per il feto.
Oggi (anche "grazie" a questo avvenimento) si sa che non è così. Sono tantissime le sostanze (ma anche i virus, i batteri...) che riescono ad attraversare l'utero e raggiungere il feto e soprattutto quest'ultimo ha delle caratteristiche che lo rendono vulnerabile agli effetti di alcune sostanze che in età adulta risultano assolutamente innocue.
Questo è ancora più vero nei primi giorni di gravidanza quando si formano i principali organi ed apparati ed un'influenza negativa può risultare drammatica.
Certamente le malformazioni non hanno sempre natura esterna, spesso si tratta di condizioni genetiche o cromosomiche ma sappiamo che le influenze ambientali possono causare danni, anche gravi.

C'è poco da rallegrarsi però, la conoscenza di questi meccanismi è costata troppo in termini di salute, vite umane e dolore. Leggerezza o voglia di denaro, ignoranza o superficialità a questo punto conta poco capire le cause di una tragedia ormai entrata nella storia della medicina.
Oggi esistono ancora i "figli della Thalidomide", anche in Italia (non fu mai effettuato un censimento preciso ma si stimano più di 1˙000 affetti) e solo nel 2009 il governo italiano ha stabilito un indennizzo ai danneggiati da Thalidomide.
Come trovare una ragione a tutta questa storia è davvero difficile.
Di tremendo ci furono migliaia di bambini danneggiati, con lesioni gravissime, sicuramente molti morti mai diagnosticati in quanto deceduti nel periodo fetale o embrionale, sofferenze, dolore e rabbia. Di buono ci fu molto poco, quasi nulla. A voler essere generosi forse questa disavventura ci ha insegnato a stare molto più attenti nell'approvazione di un farmaco. Da quel momento infatti le regole per approvare un nuovo prodotto sono diventate più ferree soprattutto riguardo lo stato di gravidanza. Oggi è obbligatorio testare qualsiasi nuovo farmaco anche in gravidanza (prima su cavie animali poi su umani).

In via teorica qualsiasi sostanza potrebbe provocare danni al feto ma spesso è proprio l'uso prolungato e l'esperienza fatta negli anni che consentono l'utilizzazione di un farmaco con relativa tranquillità.
Dal punto di vista legale le aziende farmaceutiche si sono tutelate con una semplice frase riportata ormai praticamente su tutte le confezioni di farmaci: "in gravidanza utilizzare solo in caso di effettiva necessità e sotto controllo medico". Come dire: noi vi avevamo avvertiti.
È per questo che in linea di massima in gravidanza sono controindicati i farmaci e le prescrizioni si limitano a quelli davvero necessari o che hanno dimostrato assoluta innocuità.
Non ci resta quindi che "accontentarci" di quanto questa storia ci ha lasciato come esperienza umana, la farmacovigilanza e gli obblighi di legge per l'approvazione di un farmaco nacquero proprio in seguito a quel terribile errore proprio perché un errore deve servire a non ripeterlo mai più.
Come vedremo prossimamente però non è sempre così ed a volte l'uomo sbaglia sapendo di sbagliare, riesce cioè ad essere disumano ripetendo i propri errori pur sapendo di danneggiare il prossimo. Se nel caso della Thalidomide c'è sempre lo spiraglio dell'errore in buona fede o dell'imprudenza fatale in altri casi questa attenuante non esiste. A pagare se non con la vita almeno con la salute sono sempre vittime inconsapevoli.


Alla prossima.

giovedì 7 ottobre 2010

Oltre ogni limite: autochirurgia

Una storia di determinazione e voglia di vivere incredibile.

A job like any other, a life like any other
(Un lavoro come qualsiasi altro, una vita come qualsiasi altra)

E' la risposta di Leonid Rogozov a chi gli chiedeva come giudicasse il suo lavoro e la sua vita dopo l'esperienza oltre ogni immaginazione che il medico russo visse nel 1960.
La vicenda è talmente fuori dal normale che il modo migliore di viverla è sentirla raccontata dal suo stesso protagonista. Giudicate voi stessi se davvero il suo gesto è "come qualsiasi altro".
Intanto però conosciamo chi è colui che ci racconterà la sua storia.

Leonid Rogozov era un giovane medico chirurgo russo. A 27 anni decise di abbandonare temporaneamente i suoi studi specialistici perchè era giunto il momento di una svolta nella sua vita. Rogozov organizzava da tempo una spedizione memorabile, sognata da bambino ed era pronto per realizzare quel desiderio a costo di lasciare da parte una promettente carriera da chirurgo. Una spedizione in Antartide. Era quello che sognava. Disposto a tutto era già in contatto da tempo con un team di scienziati.
Così saputo che si stava preparando una spedizione e che il gruppo pronto a partire cercava proprio un medico si propose.
Leonid era in gamba e non servì tanto tempo per farsi accettare. Era il medico ufficiale della missione ormai in partenza.

Il dottor Leonid Rogozov a destra, con un suo compagno di spedizione

La storia di Leonid Rogozov ci viene raccontata dallo stesso protagonista e dal figlio che, raccolti i documenti e le testimonianze, ne fa un uso "scientifico": medico anche lui, pubblica la storia del padre sul British Medical Journal.
E' l'epilogo migliore e meritato che poteva sperare il protagonista della vicenda.
Da questo momento utilizzerò le parole del dottor Rogozov e di suo figlio per far rivivere quelle ore.

La spedizione partì da Leningrado il 5 novembre 1960 con sei scienziati a bordo della nave Ob che aveva come destinazione l'antartico. Obiettivo la costruzione di una base nella zona di Schirmacher (una lunga lingua di ghiaccio di 25 chilometri) nella quale la squadra avrebbe passato tutto l'inverno: esattamente nove settimane dopo, la nuova base chiamata Novolazarevskaya era pronta ad accogliere dodici uomini in totale, i sei provenienti da Leningrado ed altri sei già presenti nella zona per altri progetti.
La preparazione della base arriva giusto in tempo. In un paio di settimane sarebbe iniziato l'inverno: freddo intensissimo, tempeste, buio, impossibilità di comunicazione e di trasporto. Per chilometri gli unici uomini sarebbero stati loro e nessuno avrebbe potuto raggiungerli. Attorno solo ghiaccio.
Passano i giorni, i ritmi sempre uguali, il lavoro. Il medico della spedizione diventa anche autista e metereologo, tutti sono cuochi, meccanici, idraulici non si va per il sottile a  -60 gradi. Leonid però è l'unico medico ed è il solo che può pensare alla salute della spedizione.

26 Aprile 1961
Rogozov sta male.
Debolezza, malessere e nausea e poi dopo qualche giorno un dolore alla parte bassa dell'addome, prima in alto poi, definitivamente fisso in  basso a destra. La sua temperatura corporea aumenta ma non è allarmante, 37,5 gradi. Scrive il medico nel suo diario:
Sembra che mi sia beccato un'appendicite. Mantengo la calma, provo anche a riderci su. Perchè spaventare i miei compagni? Chi potrebbe essere d'aiuto? L'unico contatto tra un esploratore antartico e la medicina sarà stato probabilmente sulla sedia del dentista...
Per lui non è difficile fare diagnosi su se stesso, è un'appendicite e sa che solo un intervento chirurgico può risolvere la situazione.
Rogozov si rende conto di essere in un momento molto delicato. In mezzo al ghiaccio senza possibilità di trasporto o di comunicazioni, le tempeste di neve impediscono anche l'arrivo di mezzi dal cielo e, cosa più drammatica, è l'unico medico del campo. Può utilizzare i farmaci delle casse di emergenza, ci sono degli antibiotici, potrebbero aiutarlo, anche perchè se non dovessero farlo la situazione precipiterebbe irrimediabilmente.

30 Aprile 1961
Usati gli antibiotici, gli antinfiammatori, il ghiaccio sulla parte dolorante. Niente.
Le condizioni peggiorano. La nausea, il dolore e la febbre sono aumentate...:

Non ho dormito per nulla stanotte. Un dolore tremendo! Una tempesta di neve che mi ha lacerato l'anima ululando come centinaia di sciacalli. Non mi sembra ci siano sintomi imminenti di perforazione [intestinale, ndt] ma avverto un forte presentimento...succederà...devo pensare all'unica cosa possibile da fare: operarmi da solo...è quasi impossibile ...ma non posso abbandonarmi del tutto.
Proprio così, Leonid non può abbandonare proprio ora ma l'unica soluzione possibile che possa salvarlo è anche quella più folle, la più impensabile: compiere un'operazione chirurgica su se stesso. Non ci sono altre alternative possibili.
Continua il medico nei suoi appunti:

ore 18,30: Non mi sono mai sentito così tremendamente male in tutta la mia vita. La base trema come un giocattolino in mezzo alla tempesta. I ragazzi lo hanno capito. Arrivano a calmarmi ma io sono arrabbiato con me stesso, ho rovinato il giorno festivo di tutti: domani è il primo maggio ed ora tutti corrono in giro a preparare l'autoclave [per sterilizzare gli strumenti, ndt.]. Dobbiamo sterilizzare la biancheria, ci prepariamo ad operare.

ore 20,30: Mi sento peggio. L'ho detto ai ragazzi. Ora cominciano a portare tutto quello che non ci serve fuori dalla stanza.

Così successe. La stanza fu liberata dal superfluo, furono scelti tre componenti del gruppo che avrebbero assistito Rogozov nella sua disperata impresa e si sterilizzarono ferri chirurgici, teli di cotone e lino, abiti e per quanto possibile si pulì l'intera "sala operatoria" di fortuna. Rogozov spiegò ai tre prescelti cosa sarebbe successo, i tempi dell'operazione, i compiti di ognuno. L'equipe era formata dal meteorologo Artemer, dal meccanico Teplinsky e dal direttore di base Gerbovich. Quest'ultimo era un componente "di riserva" che sarebbe entrato in campo solo nel caso uno degli altri due fosse preso da panico o da nausea. I primi due avrebbero rispettivamente tenuto e passato gli strumenti chirurgici e tenuto uno specchio che avrebbe permesso al medico di guardare il suo addome durante l'operazione. Naturalmente nessuno dei tre aveva mai avuto esperienza medica nè aveva mai partecipato ad un intervento chirurgico.
Prima di iniziare Rogozov preparò dei farmaci di rianimazione e spiegò come utilizzarli in caso di suo svenimento o perdita di coscienza. Poi si premurò di disinfettare egli stesso le mani dei suoi compagni di squadra e si sistemò sul letto. In posizione inclinata lievemente verso sinistra e non completamente sdraiato, con guanti, cappello e mascherina.

Rimosso per un attimo il lato "romantico" ed eroico della vicenda, c'è da dire che in effetti il medico non aveva altre alternative (se non quella di morire) ed in più la disperazione e lo smarrimento dovuti al dolore lo hanno certamente spinto verso quella decisione che appare totalmente fuori dal comune. Questo non toglie nulla comunque alla vicenda che resta sicuramente incredibile.
Da sottolineare che l'appendicectomia (la rimozione dell'appendice che è una parte a forma di tubicino del nostro intestino che si trova nella zona inferiore destra del nostro addome) pur essendo oggi un intervento abbastanza di routine, presenta i rischi di qualsiasi intervento chirurgico. Il rischio di lesioni ad altre parti dell'intestino, il sanguinamento inevitabile che deve essere fermato in tempo ed altro. In più la "manipolazione" del peritoneo (una membrana che ricopre tutta la cavità addominale e che deve essere incisa ed aperta per poter raggiungere l'appendice) causa tipicamente un senso di nausea molto forte (per via della sua innervazione). Quando l'appendice si infiamma uno dei rischi più temibili è la sua perforazione: l'infiammazione provoca la "morte" (la necrosi) del tessuto intestinale e l'appendice letteralmente si buca. In questo caso la vita viene salvata solo da un intervento molto più esteso e complicato ma nella situazione del medico russo un'evenienza del genere avrebbe significato sicuramente la fine.
Considerando tutto questo, lo stato del medico russo e le condizioni ambientali, non si può certo dire che il gesto di Rogozov sia stato un gioco da ragazzi. Pensiamo anche al fatto che in caso di errore il dramma si sarebbe compiuto inevitabilmente e nel peggiore dei modi.

Poco prima di iniziare, dopo la disinfezione della sua cute, preferì togliersi i guanti. In quelle condizioni forse sarebbe stato meglio fidarsi del tatto e della sensibilità delle dita.
Alle ore 02,00 inizia l'intervento chirurgico.

Dopo 20 ml di procaina allo 0,5% come anestetico direttamente sull'addome, Rogozov incise la sua pelle per circa 10-12 centimetri. Qualche decina di minuti e dovette fermarsi per la stanchezza e la nausea e queste pause si ripetevano regolarmente. L'intervento durò 45 minuti. Rogozov iniettò antibiotico direttamente nella cavità addominale. Alla base dell'appendice infiammata, una perforazione di 2 x 2 centimetri. Ci fu anche un piccolo errore (venne incisa una parte dell'intestino) che il medico rimediò con pazienza.
Fu chiamato un quarto partecipante per scattare delle foto:
Scrisse una delle tre persone presenti all'evento nel suo diario:

Quando Rogozov fece l'incisione e manipolava le sue viscere, appena rimossa l'appendice l'intestino cominciò a gorgogliare e questo fu molto impressionante per noi; venne voglia di andare via, scappare, evitare di guardare ma mi sono controllato e sono rimasto. Artemev e Teplinsky tennero anch'essi il loro posto anche se dopo voltarono la testa per non guardare, tutti e due ebbero delle vertigini e furono vicini allo svenimento...Rogozov era invece calmo e concentrato, ma gli scendeva il sudore giù per il viso e spesso chiedeva a Teplinsky di asciugargli la fronte... L'operazione finì alle 4 di mattina. Alla fine Rogozov era molto pallido e naturalmente stanco ma finì tutto perfettamente.
La ripresa fu abbastanza rapida. Rogozov utilizzò dei sonniferi per riposare la prima notte ma già dopo quattro giorni le sue funzioni tornarono normali ed al quinto giorno era sparita anche la febbre.

Due settimane dopo l'intervento il medico tornò al suo regolare lavoro alla base antartica, stava molto bene e non risentiva affatto di quello che era accaduto. Ci racconta:
Ho scelto una posizione semiseduta. Spiegai a Teplinsky come tenere lo specchio. Il mio povero assistente! Alla fine dell'intervento ho guardato verso di lui: era lì con il suo camice bianco e la sua faccia era più bianca del camice. Mi sono pure spaventato. Ma quando ho preso l'ago con l'anestetico e mi sono fatto la prima iniezione, in qualche modo sono entrato automaticamente nella "versione chirurgo" e da quel momento non mi sono accorto di nient'altro. Ho lavorato senza guanti, era difficile vedere bene. Lo specchio aiuta ma confonde, dopotutto mostra le cose al contrario, così ho lavorato molto con le mani. Il sanguinamento era copioso ma ho preso il tempo che mi serviva, ho provato a lavorare in sicurezza. Aprendo il peritoneo ho lacerato una parte dell'intestino ed ho dovuto ripararla. Improvvisamente un lampo ha attraversato la mia mente: potrebbero esserci altre lacerazioni qui ed io nemmeno me ne accorgerei...stavo diventando sempre più debole ed il mio cuore cominciava a cedere. Ogni 4-5 minuti mi  fermavo per 20-25 secondi. Finalmente eccola, la maledetta appendice! Con orrore mi accorsi della zona scura alla sua base [tessuto necrotico, ndt.], voleva dire che un altro giorno sarebbe significato la morte per me...
Nel momento peggiore, quando rimossi l'appendice, realizzai: il mio cuore ebbe un sussulto e rallentò. Bene, poteva finire tutto molto peggio ed è stato evitato togliendo l'appendice.
E quando capii tutto ciò, proprio in quel momento, ebbi salva la vita.
Non è l'unico caso di autochirurgia ed in un prossimo articolo ne racconterò altri, altrettanto incredibili, ma questo è uno dei più noti (e devo dire emozionanti).

Leonid Rogozov al ritorno in patria ricevette delle onorificienze e diventò professore di chirurgia. La sua esperienza fu raccontata da diverse fonti ed il figlio (anch'esso medico) la pubblicò sul British medical Journal.
Rogozov morì nel 2000.

Non so se Rogozov possa essere definito eroe o disperato o soltanto un uomo che fa i conti con il suo istinto di sopravvivenza ma di sicuro ha compiuto un gesto entrato nella storia, della medicina e dell'uomo.

Alla prossima.

La vicenda ed i particolari sono tratti dalla pubblicazione sul BMJ di Vladislav Rogozov, dalla descrizione in inglese del caso da parte dello stesso Rogozov tradotta dalla relazione in russo dello stesso sulla spedizione antartica (Rogozov LI. Operacija na sebe. Bjulleten sovietskoj antarkticheskoj ekspeditzii 1962;37:42-4.).

venerdì 1 ottobre 2010

Fais: mai detto che il bicarbonato potrà sostituire la chemioterapia

In riferimento all'articolo pubblicato sulla versione "on line" del quotidiano "La Repubblica", è bene fornire qualche chiarimento. Il modo migliore è chiedere informazioni a chi effettua gli studi dei quali si discute nell'articolo e che parlano di "antiacidi" e "bicarbonato" nella cura dei tumori, affermazioni che sono state colte (in malafede) da molti sostenitori di pseudocure contro il cancro come conferma di loro convinzioni.
Ecco le domande che ho posto al Dott. Stefano Fais, direttore del reparto farmaci antitumorali del Dipartimento del farmaco dell'Istituto superiore di sanità. Fais ha ribadito il suo dispiacere nel vedere fraintese le sue parole nell'articolo di Repubblica ed ha espresso il desiderio di un chiarimento e di una precisazione.
Traetene le debite conclusioni.

MedBunker: Dott. Fais, abbiamo letto l'articolo su Repubblica che annuncia nuove sperimentazioni in campo terapeutico a proposito della cura dei tumori. Che prospettive ci sono con gli inibitori di pompa protonica? Come agiscono?

Gli inibitori di pompa protonica sono farmaci comunemente usati nel trattamento anti-acido di tutti i disturbi peptici dell'esofago, stomaco e duodeno. A differenza però di tutti gli altri anti-acidi hanno due peculiarità: (1) vengono somministrati sottoforma di pro-farmaci che per essere trasformati nel composto attivo (sulfonemide) hanno necessità di un ambiente acido; (2) hanno come target cellulare delle pompe protoniche che non sono esclusivamente espresse nello stomaco, ma un po’ in tutti i distretti dell'organismo. Questa seconda proprietà li renderebbe estremamente tossici se non fossero pro-farmaci che senza l'acido non funzionano. basti pensare che esistono malattie genetiche piuttosto rare che sono dovute ad una mutazione di una di queste pompe. Per esempio l'osteopetrosi che è dovuta ad un malfunzionamento degli osteoclasti, in più della metà dei casi causato da una mutazione di una ATPasi vacuolare o anche la acidosi tubulare renale. Di fatto, i tentativi che in passato erano stati fatti per usare un inibitori delle ATPasi vacuolari nel trattamento dei tumori erano stati immediatamente abbandonati per l'alto livello di tossicità.

La ragione per cui abbiamo voluto testare la possibile attività di questo tipo di farmaci nei confronti dei tumori è che, come si sa da molto tempo, i tumori sono acidi e questa loro caratteristica consente un totale isolamento dal resto dell'organismo ed una conseguente crescita praticamente senza grossi problemi. basti pensare che la gran parte dei chemoterapici, che sono dei potenti veleni cellulari, essendo basi deboli arrivano nell'ambiente tumorale acido, quindi ricco di ioni H+ e lì vengono protonati, quindi neutralizzati, senza granché possibilità di entrare nella cellula e svolgere il loro effetto tossico. Però, ecco questa apparente forza brutale può rappresentare anche una debolezza, perchè le cellule tumorali riescono a sopravvivere nel microambiente tumorale anche grazie alle pompe protoniche che evitano l’accumulo intracellulare di ioni acidi e la conseguente acidificazione dell’ambiente interno della cellula, che rappresenterebbe un evento fatale. Infatti, l’inibizione delle pompe protoniche con i farmaci che stiamo usando da una parte sensibilizzano i tumori ai chemioterapici, dall’altra sono in grado di uccidere le cellule tumorali attraverso un processo di auto digestione dovuto all’acidificazione del cytosol.

MedBunker: Saprà sicuramente che soprattutto su internet spopolano guaritori, ciarlatani e gente che propone cure miracolose per le malattie più gravi. Uno di questi, Tullio Simoncini, afferma che il cancro (tutti i cancri) è causato dalla candida albicans e che è facilmente curabile con il bicarbonato di sodio. Le sue sperimentazioni e quelle della ISPDC hanno qualcosa in comune con queste affermazioni? Vuole chiarire per favore questo punto che ha sorpreso tantissime persone visti i termini dell'articolo di Repubblica?

Come spiegato nella risposta alla precedente domanda il nostro approccio,per quanto possa sembrare simile, ha poco o nulla a che fare con quello di Simoncini. Purtroppo la giornalista di Repubblica ha voluto usare una mia dichiarazione pubblicata su un comunicato ANSA in maniera sensazionalistica e fuorviante. E’ vero che nelle mie dichiarazioni si parla di uno studio clinico che si sta svolgendo presso l’Ospedale di Tampa Florida, che usa il bicarbonato somministrato per bocca e che sembrano esserci risultati interessanti, e che parte di questi risultati sono stati presentati durante il Simposio della International Society for Proton Dynamics in Cancer, ispdc (www.ispdc.net), ma non ho mai e poi mai detto che il bicarbonato potrà sostituire la chemioterapia.

MedBunker: E' vero che l'ISS sta sperimentando il bicarbonato per curare i tumori?

No.

MedBunker: Quale può essere allora il ruolo del bicarbonato nella cura del cancro?

E’ verosimile che il bicarbonato, se i risultati degli studi clinici americani lo supporteranno, potrebbe rientrare in alcuni protocolli di terapia anti-tumorale.

MedBunker: Che speranze possiamo dare in generale a chi si ammala di cancro?

Le speranze sono basate sull’impegno che noi, all’interno della comunità scientifica internazionale, stiamo cercando di contribuire a proporre terapie anti-tumorali che hanno come target l’acidità tumorale e i meccanismi che ne sono responsabili. La sperimentazione clinica è in corso, tutti gli studi clinici sono registrati sui registri nazionali ed americani, hanno un razionale forte e riconosciuto da un sempre maggior numero di esperti del settore. Il limite grosso alla sperimentazione clinica è lo scarso interesse che le grosse holding farmaceutiche hanno nello supportare economicamente lo sviluppo di farmaci appartenenti ad una classe di generici, come gli inibitori di pompa protonica. Ritengo che i Governi dei singoli paesi debbano rivestire un ruolo chiave in questa vicenda, aiutandoci a portare avanti gli studi clinici con soldi pubblici. Penso possiate capire come uno come me sia giornalmente impegnato su tutti i fronti possibili, di cui quello scientifico è solo uno dei tanti. Ma, ci crediamo molto e cercheremo di andare avanti il più possibile con entusiasmo ed energia.

MedBunker: A quando qualche risposta definitiva sul ruolo degli inibitori protonici nella cura delle neoplasie?

Speriamo in qualche anno


Dr. Stefano Fais, M.D., Ph.D,
Direttore Reparto Farmaci Antitumorali
Dipartimento del Farmaco
Istituto Superiore di Sanità

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Per chi avesse ancora dubbi, ripeto la precisazione del Dott. Fais: "non ho mai e poi mai detto che il bicarbonato potrà sostituire la chemioterapia", mi sembra abbastanza chiara.

Un ringraziamento particolare al Dott. Fais per la sua gentilezza e disponibilità nel chiarire la questione, penso che anche chi legge gli debba un grazie, per tanti motivi, anche come rappresentante italiano dei tanti studiosi che cercano la chiave per curare tutti noi.
Qui e qui due articoli scientifici del gruppo di Fais sull'interessante argomento.

A presto.

Bicarbonato al posto dei chemioterapici?

In una tranquilla serata d'autunno nella mia casella mail scoppia il caos. Segnalazioni di un articolo "incredibile" che affermerebbe che il bicarbonato curi il cancro. Tanta gente che mi scrive che il guaritore Tullio Simoncini (quello che afferma che i tumori sono causati dalla candida e si curano con il bicarbonato) ha finalmente avuto giustizia, altri che mi scrivono preoccupati: "ma allora aveva ragione?!". Alcuni mi scrivono "alla faccia tua!", "così impari!", altri ancora mi "confessano" che anche loro sapevano delle proprietà curative della famigerara polvere bianca ed anzi erano stati i primi a suggerirlo a Simoncini che poi ha sviluppato la sua cura ciarlatanesca. Il caos. Ero anche stanco dal lavoro ed ho pensato che forse sarebbe stato meglio leggere tutto l'indomani, tanto sembrava "grossa" la notizia, ma la curiosità era tantissima.
Non capisco cosa possa essere successo e vado a leggere l'articolo segnalato, il finimondo ho pensato, Simoncini ha ragione? Sto sognando?

L'articolo che ho letto era sulla versione on line di La Repubblica anche se è uscito in altre testate su internet.
Si parla di un congresso svoltosi a Roma e patrocinato dal nostro Istituto Superiore di Sanità (ISS) nel quale si discutono alcune terapie sperimentali a proposito di cura del cancro. La società che organizza il congresso, la ISPDC, ha tra i suoi esponenti ottimi scienziati che studiano e sperimentano scientificamente ciò che domani potrà aiutarci a superare le malattie.
Si accenna quindi alla terapia genetica ancora sperimentale ma che potrebbe rappresentare il futuro terapeutico nella lotta ai tumori, tantissime risorse della ricerca, oggi, sono indirizzate in questo senso. Se si riuscissero a modificare o correggere (o al limite bloccare) i geni che "dicono" alle cellule neoplastiche di proliferare, avremmo fatto una conquista fondamentale.

Poi si parla del ruolo degli "antiacidi". L'ambiente che tipicamente caratterizza le neoplasie è acido e questo è un fattore noto da decenni, il suo pH cioè è basso e sono parecchi i ricercatori che hanno cercato di sfruttare proprio questa chiave per sfavorire lo sviluppo dei tumori. Se si riuscisse a rendere l'ambiente "invivibile" forse molti tumori potrebbero essere colpiti più efficacemente. Non solo. L'ambiente acido dei tumori è regolato da sistemi che vengono chiamati proprio "pompe protoniche", inibendo questi sistemi si potrebbe ottenere una sorta di "blocco" del tumore.

Così sono tante le cure in sperimentazione che sfruttano proprio l'azione sul pH delle neoplasie. Si sa per esempio che l'uso di alcalinizzanti ha aumentato l'efficacia di alcuni chemioterapici ma anche da soli alcuni farmaci (già esistenti nel mercato e molto economici) potrebbero essere capaci, variando l'acidità dei tumori, di cambiarne la storia.
E' il caso degli antiacidi, in particolare di una classe chiamata degli "inibitori di pompa protonica" che bloccano cioè gli scambi di sostanze tra le cellule creando una diminuizione dell'acidità, quelle "pompe protoniche" alle quali ho accennato sopra. Sfruttando le loro proprietà si potrebbe rendere difficile la vita al tumore che vogliamo curare. Anche questo è un filone studiato da anni da vari scienziati ed in Italia è proprio l'ISS, nella persona del suo direttore del reparto farmaci antitumorali, il dott. Stefano Fais.
Fais ha già pubblicato diversi lavori sull'argomento, come questo, questo, questo e questo.
I risultati fanno ben sperare ma richiedono ancora alcuni anni di verifica.
Infine sull'articolo l'accenno al bicarbonato che ha scatenato orde di assatanati:


Tutto qui. Una riga che ha esaltato gli animi di molti seguaci dell'alternativo.
Nella prima versione dell'articolo, questo paragrafo era intitolato "Bicarbonato al posto dei chemioterapici", un aggiornamento dello stesso lo ha cambiato in "Antiacidi al posto dei chemioterapici". Naturalmente c'è stato chi ha gridato al complotto: quel cambio di titolo è l'evidenza che ci vogliono nascondere la verità. Non ha pensato che la giornalista avesse potuto interpretare male ciò che ha dichiarato il Dott. Fais e che quindi la seconda versione è stata una semplice rettifica, no, tutto in chiave complottistica, anche se come al solito il complotto è sempre eseguito da incapaci: rivelano al mondo la notizia del secolo e poi visto che la vogliono nascondere cambiano un titoletto.

Ma torniano al bicarbonato.
Tra le molecole sperimentate c'è anche questa sostanza blandamente alcalina e la stanno provando in America.
Proprio per questa sua capacità tamponante (cioè capace di riportare il pH da acido a basico), il bicarbonato fu sperimentato diverse volte con diversi tipi di tumori con risultati contrastanti, in alcuni casi si era addirittura assistito alla crescita di alcuni tumori perchè a quanto pare il potere "tamponante" era insufficiente o inutile. In altri casi il bicarbonato aveva avuto un effetto potenziante nei confronti di sostanze che provocavano il cancro (carginogeniche), insomma, studi da proseguire. Tutto questo l'ho sempre riportato negli articoli che parlavano di bicarbonato di sodio, non c'è nessuna novità e le sperimentazioni sono in corso da anni, non le nasconde nessuno ed i risultati sono pubblici in quanto pubblicati su riviste scientifiche. Ma il fatto che il bicarbonato fosse una tra le tante molecole sperimentate dagli scienziati e che questo smentisse l'eterno complotto sbandierato continuamente, con un colpo di spugna è diventato pochi giorni fa "Simoncini aveva visto giusto". Anche in questo caso insomma, l'ignoranza fa prendere lucciole per lanterne.



A marzo 2009 fu pubblicato uno studio curato da un istituto dei tumori in Arizona, che sfruttava proprio la capacità alcalinizzante di questa sostanza. In cavie sottoposte a dieta con acqua e bicarbonato veniva mostrata una certa attività sulla "vita" e sul numero di metastasi in alcuni tumori che si riducevano.
Il tumore principale invece non subiva nessun miglioramento, in nessun tipo di neoplasia. Anche se preliminare, un risultato del genere merita attenzione, almeno per un approfondimento futuro.
Questo studio americano lo conosco benissimo perchè l'ho citato diverse volte proprio nel mio blog in risposta all'affermazione di Tullio Simoncini e dei suoi sostenitori che la sua "idea" del bicarbonato non venisse studiata ed approfondita per il famigerato e sempre presente complotto mondiale. Proprio per questo lo studio "cadeva a fagiolo": non solo il bicarbonato veniva sperimentato ma chi sostiene e sovvenziona la sperimentazione (in un istituto pubblico) è il NCI (National Cancer Institute), un po' come il nostro ministero della salute in America ed organo governativo importantissimo a livello medico mondiale. E' a questo progetto che si riferisce la citazione di Repubblica on line.

Sottolineo che nè nell'articolo di Repubblica nè nei vari studi analizzati si parla di Simoncini, di candida, di tintura di iodio o di incredibili guarigioni anche perchè con le "cure alternative" del mago del bicarbonato, questi studi non c'entrano proprio nulla, anzi le smentiscono se ancora ce ne fosse bisogno ed anche la notizia che l'ISS starebbe sperimentando il bicarbonato è falsa. Non solo: è scritto da qualche parte che il Dott. Fais abbia detto che il bicarbonato sostituirà i chemioterapici? Oppure si è trattato solo di una libera interpretazione di chi ha scritto l'articolo?

Diciamo che qualcuno ha voluto "cavalcare" il termine bicarbonato travisando completamente la notizia e traendone le conclusioni che più gli erano gradite.
L'azione degli "antiacidi" e del bicarbonato hanno senso in quanto agiscono sul pH dell'ambiente tumorale, e sui meccanismi di mantenimento di questo pH, ipotesi scientifica e conosciuta e non è per nulla smentita nè l'origine genetica dei tumori nè vengono rigettati gli altri attuali metodi di cura, queste teorie sono assolutamente scientifiche.

Ma ragioniamo per assurdo: se un giorno il bicarbonato si dimostrasse davvero efficace contro uno o più tumori?
Beh, intanto ci guadagneremmo tutti e potremmo fare salti di gioia per la notizia e poi sarà un risultato della scienza, quella con la S maiuscola, non di qualche guaritore esiliato ai margini (ed anche oltre) della stessa.

Eppure il mondo "alternativo" del web, quello che ha sempre evitato il ragionamento scientifico e che ha accusato l'ambiente medico di complotti e di cure nascoste è entrato in subbuglio salendo sul carro della scienza e della ragione e cantando vittoria senza ragione apparente.

Questa la cronaca.
La prima considerazione potrebbe essere quella che finalmente una delle tantissime voci ricorrenti dei "complottisti" (che la scienza rifiuta le nuove ipotesi e che certe "scoperte" economiche vengono nascoste) potrà finalmente scomparire per sempre: la prossima volta che vi dicono che la scienza non sperimenterà mai il bicarbonato fategli leggere l'articolo in questione.
La seconda è che pur essendo la notizia un lancio d'agenzia che deve essere letto per quello che è, si è trasformato in automatico nella "vittoria" di Simoncini per il quale i suoi sostenitori hanno cancellato con un colpo di spugna il tormentone "il cancro è un fungo" e tutto il resto delle infernali trovate. Con lo stesso colpo di spugna degno di un trasformista, anche i video manipolati e le testimonianze false sono scomparse grazie ad un articolo on line e con questo è sparito anche il complotto che vedeva il bicarbonato nascosto alla popolazione, con un ritardo di due anni però.

E' curioso poi come la stessa gente che ha insultato e disprezzato per anni la scienza, i medici chiamandoli assassini ed avvelenatori e gli studi, in un attimo si è convertita ergendo la stessa scienza a paladina della verità e lo ha fatto in seguito ad un articolo sui giornali on line di mezza Italia, gli stessi giornali che fino a ieri ci nascondevano le verità più scomode.
Infine il bicarbonato: è la cura per i tumori?
Non lo sappiamo ancora, i risultati sono contrastanti ed in ogni caso, con molta probabilità, anche eventuali effetti positivi (ancora da approfondire) non saranno validi per tutti i tumori. Se tutto dovesse essere confermato anche sull'uomo, presumibilmente sarà valido per uno o alcuni tumori. E' comunque una speranza.
Bene.

Ripresomi dallo shock, posso finalmente tirare un sospiro di sollievo, finalmente non dovrò più perdere tempo a spiegare che la scienza non rifiuta nessuna ipotesi, non avrò difficoltà a mostrare che l'Istituto superiore di sanità ed il National cancer institute americano stanno lavorando per la salute e la cura da un terribile male e che quando ci sono cure interessanti, queste finiscono persino sui giornali in internet, nessuno le nasconde.
Nonostante lo ripetessi da tempo, serviva un articolo sul giornale per farlo sapere a tutti.

Basta avere un po' di sale in zucca per capire quanto una notizia come questa sia stata manipolata e strumentalizzata da chi vuole trarne vantaggi personali.
Mi rendo conto che se già i più creduloni cadevano nelle trappole del guaritore nonostante l'evidenza dei video manipolati, ora sarà ancora più facile convincere chi è disperato: "l'hanno scritto sul giornale" e poco importa se lo stesso giornale era inserito dalle stesse persone tra quelli che facevano disinformazione ed erano al soldo del potere, altro colpo di spugna e l'attendibilità è servita. Questa storia in realtà non cambia di una virgola la vicenda di Tullio Simoncini: era e resta un guaritore che non ha nulla a che vedere con la scienza e la medicina che non ha mai avuto risultati dimostrabili, che non ha mai provato la sua teoria e che ha diffuso video e "testimonianze" assolutamente inattendibili.

Questo è quanto.

In serata leggeremo le risposte del Dott. Stefano Fais, direttore del reparto farmaci antitumorali dell'Istituto superiore di sanità che chiarisce gli equivoci nati dall'articolo di Repubblica e sentiremo quindi dalla viva voce dell'interessato se davvero quell'articolo ha a che fare con le "cure" di Tullio Simoncini.
A più tardi, sto sistemando l'intervista.

Pubblicata l'intervista al Dott. Fais, qui.