venerdì 9 settembre 2011

11 settembre 2011

Non c'è bisogno di un ulteriore articolo sugli avvenimenti dell'11 settembre 2001, gli attentati che causarono il crollo di tre grattacieli a New York, danni al Pentagono e la distruzione di un ulteriore aereo, ricorre il loro decimo anniversario e la rete è piena di commenti interessanti e commemorativi.
Ma c'è un aspetto che pochissimi conoscono o considerano relativamente a quel dramma: le vittime indirette del crollo. La nube sprigionatasi dalla distruzione delle torri gemelle, l'aspetto psicologico, il dramma, il lutto, la paura e ciò che può succedere a chi vive in prima persona una tragedia a dir poco incredibile.
La rivista The Lancet (probabilmente la pubblicazione scientifica più importante e prestigiosa al mondo) ha pubblicato alcuni report interessanti che riguardano proprio i danni subiti a lungo e breve termine da chi è stato esposto alle conseguenze del crollo delle torri. Si analizzano in maniera particolare le situazioni dei soccorritori, pompieri soprattutto ma anche volontari e gente che si trovava quel giorno in quel posto.
I risultati probabilmente sono meno drammatici di quanto qualcuno sospettava ma fanno capire come la tragedia di un giorno memorabile non si sia limitata a quelle ore ma prosegue fino ad oggi e forse anche nei prossimi anni.
La cosa che personalmente mi resta addosso è il pensiero che un giorno come un altro, migliaia di persone (negli Stati Uniti era appena iniziata una nuova giornata) sono uscite da casa, hanno salutato e si sono recate come ogni giorno al lavoro o a sbrigare una commissione. Qualcosa di incredibile e di inimmaginabile ha deciso di porre fine alle loro storie in maniera immediata, repentina, senza alcuna spiegazione logica. Nessun incidente né errore, semplicemente terrore che piomba dal cielo.
I numeri e le considerazioni ci fanno ripiombare in un giorno a dir poco da incubo quindi e che tutti ricorderemo con immenso dolore e dispiacere.

Nella tragedia delle torri gemelle morirono 2753 persone e molte altre non furono mai identificate né contate nel tragico bilancio finale. Negli ospedali fu il caos. Molti furono costretti ad autodiagnosticare il loro problema per fare spazio a chi era più grave.
La mortalità ospedaliera di quel giorno fu sovrapponibile a quella già registrata in occasione di altri grandi eventi sanitari nonostante il caos ed il disorientamento rendevano le stutture al limite del collasso.
Ma oltre ai morti ed ai feriti di quel giorno, migliaia di persone furono esposte ai fumi, alle polveri ed ai detriti causati dal crollo delle due enormi torri.
Cosa è successo? Quelle polveri hanno causato danni?
C'è chi ancora oggi subisce conseguenze da quell'attacco terroristico?
Una raccolta di interessanti articoli pieni di dati ci permette di conoscere le cifre meno note della tragedia.
In un primo articolo si sottolineano i decessi ed il rischio di decesso correlato all'esposizione dei detriti conseguenti al crollo delle torri gemelle, si studia se questo rischio è diverso tra soccorritori ed abitanti del quartiere e si confrontano altri dati.
Hannah Jordan ha studiato i decessi registrati dal 2003 al 2009 tra coloro che prestarono soccorso in quei giorni e lavorarono al WTC dopo il disastro. Si vide che su 13337 addetti al salvataggio ed al recupero morirono 156 persone e che ne morirono 634 su 28593 individui non collegati con le operazioni di soccorso e recupero. Questi dati sono paragonabili ai decessi nei gruppi di controllo (individui senza alcun collegamento con gli avvenimenti dell'11/9).
I tassi di decesso non dipendono dal tipo di esposizione ai detriti (fumo, polvere, fuoco), dal tempo e dal punto di esposizione né dal momento di arrivo sul posto.
E' stato registrato un aumento di decessi nel gruppo non di soccorso con esposizione alta ed intermedia ai danni del crollo (per esempio gli abitanti della zona, gli scolari e le maestre delle scuole in zona), in particolare vi è un aumento dei decessi per malattie cardiovascolari.


Un secondo articolo riassume gli studi che hanno analizzato i disturbi più comunemente accusati dai soccorritori e dai cittadini che vivevano o lavoravano nelle zona del WTC. I dati parlano chiaro.
Sono stati studiati 27499 lavoratori o collaboratori che hanno agito direttamente in loco. Su questo campione sono stati analizzati i dati di 9 anni e si è scoperto che di essi il 27,6% soffre d'asma, il 42,3% di sinusite, il 41,8% di anomalie agli esami diagnostici respiratori (spirometria).
Gli agenti di polizia di New York presentano un tasso di depressione del 7,0% e disturbi post traumatici da stress nel 9,3%.
Si è notata una correlazione "dose-tempo", maggiore cioè il tempo di esposizione e la vicinanza con i detriti, maggiore l'incidenza di disturbi.
Lo studio fa due precisazioni molto corrette: i dati sono da leggere con molta cautela. I soggetti sono studiati ma non possono conoscersi tutti i fattori "confondenti" (di cosa soffrivano prima? Erano predisposti? Erano già malati?) e quindi i risultati sono relativi al monitoraggio successivo alla tragedia. Il secondo punto è che 10 anni possono essere pochi per scoprire tutti i problemi sanitari degli individui coinvolti nelle operazioni di soccorso post-evento.
Per questo si sottolinea l'importanza di effettuare un monitoraggio continuo. Di sicuro, ribadiscono gli autori, i problemi di salute legati al crollo del WTC esistono, possono essere molto seri e meritano grossa attenzione.

Non immaginate quanti studi si sono concentrati sulle conseguenze fisiche e psicologiche derivanti dagli attentati di New York, sono centinaia, probabilmente l'evento storico più studiato dalla medicina. Sono studi che servono anche ad affrontare eventuali altre gravi emergenze non solo logisticamente ma anche psicologicamente, tanto che ormai il caso 11 settembre 2001 è il simbolo di come si affronta un'emergenza, di cosa fare, non fare e di come organizzarsi.

Le problematiche sanitarie scaturite dopo l'11/9 non sono infatti un argomento affrontato recentemente, si evidenziò già pochi mesi dopo la tragedia che erano tanti tra i soccorritori e la popolazione di New York coloro che presentavano disturbi che con molta probabilità erano legati all'evento. Si notò anche un aumento di depressione e di abuso di sostanze stupefacenti e persino dei pensieri suicidi, negli adulti e negli adolescenti. Inquietante ciò che si osservò in donne in gravidanza che si trovavano dentro o nei pressi del WTC nel giorno dell'attentato: raddoppiarono i casi di ritardo di crescita fetale. Questo fenomeno fu collegato all'inalazione di particelle piccolissime, le stesse che formavano la tristemente nota "nebbia" che si formò dopo il crollo delle torri: questo fenomeno in gravidanza è tipico delle madri fumatrici.
I casi di bronchite, asma ed infezioni polmonari aumentarono per qualche anno.
Hanno studiato anche l'incidenza di cancro nei vigili del fuoco esposti alle polveri delle torri crollate e si è notato un modesto aumento (263 casi nei pompieri contro i 238 attesi per la popolazione generale) dei casi di cancro ma gli autori dello studio avvertono che i risultati possono essere stati condizionati da svariati fattori e non sono quindi conclusivi.
La polvere del WTC era fortemente alcalina, con un pH tra 9 e 11 e già per la cute un pH del genere può essere molto irritante. Si è calcolato che probabilmente si assisterà anche ad un aumento dei casi di tumore polmonare (mesotelioma).
La "nube" di polvere conteneva soprattutto (circa il 95% del suo contenuto) particelle grossolane (non nanometriche) composte da cemento, vetro, asbesto, piombo, idrocarburi e diossina. Particelle di carburante d'aereo erano numerosissime subito dopo gli attentati e diminuirono con le ore.
 I primi soccorritori soffrirono per mesi di tosse, rinite, catarro e molti di loro sono ancora oggi sofferenti di bronchite. Dai risultati dei vari report si può trarre quindi una prima conclusione: il danno maggiore è dovuto all'enorme quantità di polveri e detriti sviluppatesi con il crollo delle torri gemelle. Le polveri hanno causato principalmente problemi polmonari di gravità lieve e media. I tumori non sono aumentati in maniera significativa, aumentate all'inizio significativamente poi diminuite, le problematiche psicologiche e psichiatriche. Un cenno a parte a tutte le persone coinvolte direttamente nei crolli (detriti caduti addosso, incidenti durante la fuga, incidenti stradali...), sono infatti centinaia i "reduci" dell'undici settembre 2001 che ancora oggi soffrono per i danni riportati quel giorno. Traumi fisici, alcuni irreversibili, sono rilevabili in pompieri, soccorritori e cittadini comuni.


Come si può vedere quindi la tragedia non si è limitata a ciò che abbiamo visto ma a molto altro ed anche per questo la gente che per professione o per altruismo si è lanciata in soccorso di chi aveva bisogno è da ammirare fortemente.
Questi studi sono importanti anche perchè collegati alle numerose richieste di indennizzo moltiplicatesi negli anni da parte di persone coinvolte a vario titolo negli attentati del 2001, la distanza tra noi e gli USA non ci permette di comprendere pienamente un fenomeno che condiziona anche economicamente oltre che dal punto di vista sanitario, sociale e psicologico un'intera nazione.
Gli altri articoli di Lancet sono meritevoli perchè analizzano anche ciò che successe dopo quel maledetto giorno e non solo negli Stati Uniti (è un aspetto che noi occidentali spesso non valutiamo). Le guerre, le missioni militari e le loro conseguenze tra i soldati ed i civili, ulteriori vittime di quella tragica giornata. E' interessante ad esempio un report sull'attuale situazione sanitaria dell'Iraq, praticamente al collasso, con personale medico che emigra per trovare lavoro e strutture assolutamente inadeguate. L'aspettativa di vita di un iracheno oggi è di 58 anni e muoiono più di 4 bambini ogni 100 entro i cinque anni. Credo che questo faccia capire il dramma che vivono le popolazioni di quel paese.


Nelle pagine di Lancet ulteriori articoli molto interessanti, uno dei quali cerca di inquadrare la psicologia, le motivazioni e le considerazioni sugli attacchi suicidi: qual è il loro significato? A cosa sono dovuti? Si possono evitare?

L'articolo afferma che la prima motivazione del suicida è quella economica: sono pagati per farlo. Individui in gravi difficoltà economica o con importanti debiti familiari sono i più motivati a compiere un attacco suicida. Altre spinte emotive possono derivare dal senso di ingiustizia e sconfitta che in alcune aree del nostro pianeta sono strumentalizzate e sfruttate da capipopolo e dittatori.
L'attacco suicida, considerato un'arma primitiva e poco raffinata in realtà è particolarmente efficace (ed a New York purtroppo questo si è dimostrato del tutto vero) e poco costosa, si pensi che da marzo 2003 a dicembre 2010 in Iraq sono stati registrati 1003 attacchi suicidi che hanno provocato 12284 morti.
Dal punto di vista ideologico e politico l'attacco suicida incoraggia la popolazione (che si sente rappresentata dagli attentatori) ed è idealizzato come un atto eroico.
Come si prevengono?
Praticamente impossibile, troppo complessi ed imprevedibili.

Torno con la mente a quel giorno e non posso non rivolgere un pensiero alle vittime del disastro ed ai loro famigliari.

Alla prossima.

venerdì 2 settembre 2011

Quello che i ciarlatani non dicono...(III parte)

Slogan di molte cure alternative: "meglio morire senza soffrire che avvelenati dalla chemioterapia" e questo slogan in genere si accompagna all'elenco degli effetti collaterali della chemioterapia e della chirurgia.
Considerando che affidarsi a cure alternative non ha alcun effetto terapeutico antitumorale ed equivale quindi a "non fare nulla", chi non sa (per fortuna) cosa voglia dire avere un tumore potrebbe pensare che "non far nulla" sia meglio di far qualcosa che ha degli effetti collaterali.
Non è così.
Non ha nessun senso logico lasciare un cancro al suo destino provando poi ad eliminarlo chirurgicamente e proprio per questo le terapie alternative sono intrinsecamente pericolose: fanno perdere tempo prezioso inutilmente, impediscono la sopravvivenza o la accorciano.
Soffrire di tumore purtroppo non è una bella avventura e quando discutiamo di questa malattia non dimentichiamo mai che si tratta di una malattia mortale. Esistono tumori che lasciati crescere indisturbati avanzano e progrediscono in maniera impressionante. Ho visto tumori di 2 centimetri misurarne 6 dopo una settimana, crescevano quasi a vista d'occhio e questo fenomeno è descritto anche in letteratura.
Per visualizzare il terribile potere di una cellula tumorale si guardi questo video. Sono state accelerate le immagini ottenute osservando al microscopio la crescita di cellule di un tumore mammario nel periodo di tre giorni. In soli 3 (!) giorni è accaduto questo (notare come verso la fine le cellule si "ammassano" una con l'altra, fenomeno tipico della cellula tumorale):




Proviamo ad immaginare cosa può accadere tralasciando una malattia o perdendo tempo con inutili intrugli.

Non è assolutamente vero come qualcuno vuol far credere che "non fare nulla" faccia star meglio, anzi, persino perdere pochi giorni dietro le scemenze della medicina truffaldina è spesso una condanna a morte.

In generale, chemioterapia e terapie antitumorali, hanno raggiunto risultati buoni, da migliorare ma buoni e soprattutto ogni anno si assiste ad un piccolo passo avanti nelle statistiche di sopravvivenza. Le strade da esplorare sono tante e dovranno essere necessariamente intraprese. Nella cura dei tumori, con le armi attuali, non sarà possibile fare passi da gigante, la chirurgia, la chemio e la radio non possono migliorare più di tanto (i princìpi che le giustificano lasciano pensare che siamo arrivati quasi al massimo delle loro potenzialità) e quindi ci aspettiamo qualcosa di nuovo ma che sia logico, giustificato, provato. Il futuro è probabilmente legato alle terapie genetiche o a qualsiasi cosa che blocchi l'attività delle cellule neoplastiche in maniera mirata e questi obiettivi si raggiungono solo con la ricerca, né con il caso né improvvisando quindi.
Se da un lato abbiamo fatto passi da gigante quindi (non dimentichiamo mai che il cancro è una malattia incurabile e quindi anche una sola vita salvata è un miracolo scientifico) dobbiamo insistere e non perdere tempo anche se probabilmente la cura assoluta per il cancro non si troverà mai. Questo è un punto sul quale i ciarlatani insistono (bluffando) continuamente. Affermare che la medicina non riesce a curare tutti i tumori, viene detto per sottolineare un fallimento quando si potrebbe obiettare che essendo il cancro una malattia incurabile e mortale, già poche vite salvate sono un successo ed una vittoria della medicina e quando oggi riusciamo a salvare più di "qualche vita" non possiamo essere pessimisti e non si può lasciare terreno libero all'avanzare di sciocchezze alternative ed inefficaci.

Intanto facciamo quello che l'uomo è capace di fare, attendere il miracolo è inutile, lottare è indispensabile ed è l'unica maniera di ottenere risultati.

"Fare qualcosa", curarsi quindi, non è MAI sbagliato.
Si è visto ad esempio che donne con tumori mammari non curati arrivano ad una sopravvivenza a 5 anni del 18,4% contro gli oltre 80% dei casi trattati.
Un tumore al polmone iniziale (stadio I) operato entro un mese, ha una sopravvivenza del 93% dopo 12 anni (si può definire guarigione...?) mentre se non trattato (operato) dopo lo stesso periodo la sopravvivenza è dello 0% (zero) e la sopravvivenza media è di circa un anno e mezzo!


Una sopravvivenza al tumore al colon di oltre il 50% a 5 anni dalla diagnosi è una sconfitta? Il fatto che oggi dal tumore mammario dopo 5 anni siano vive l'85% delle donne colpite è un insuccesso?
E' invece assolutamente evidente che chi utilizza medicine alternative al posto della medicina è condannato senza speranza. Lo hanno pure studiato recentemente all'università di Portland. Hanno seguito 61 pazienti con cancro mammario che si sono affidati a cure alternative rifiutando la terapia standard. Divisi in due gruppi, e con un follow up medio di circa 5 anni (54 mesi), in quello che ha rifiutato o posticipato l'intervento chirurgico (26 persone) il 96,25% ha avuto progressione della malattia con decesso nel 50% dei casi, nel gruppo che ha rifiutato la terapia adiuvante (cioè la chemio e/o la radioterapia) l'86,2% ha avuto progressione della malattia ed il 20% è deceduto. Ricordo che la sopravvivenza a 5 anni da tumore mammario trattato con la medicina è attorno all'85%. I dati quindi parlano chiaro.
Ma ci sono stati progressi nella cura del cancro?
Sì, tanti, la chirurgia è sostanzialmente rimasta invariata mentre le terapie mediche si sono raffinate e potenziate. Un esempio può essere quello del cancro mammario oggi vera sfida dell'oncologia, mieteva vittime negli anni passati mentre oggi è curabile e fa sopravvivere tante donne.
Nel 1975 morivano di tumore mammario 48 donne ogni 100.000 e la percentuale crebbe di poco fino al 1990 (49 donne su 100.000), dopo soli 10 anni, nel 2000, con l'uso dello screening e della chemioterapia, siamo arrivati a 38 donne ogni 100.000. Dieci donne salvate ogni 100.000 in più in soli 10 anni. Nel 1975 le donne che si erano sottoposte a chemioterapia erano lo 0% (zero per cento), oggi sono l'80% e per uno studio il merito di questo miglioramento è diviso a metà tra la diagnosi precoce e la chemioterapia.

Qualche ostinato potrebbe obiettare che lo studio sia troppo ottimista e che il merito dell'aumento della sopravvivenza sia soprattutto dovuto alla diagnosi precoce. Come spiega allora il caso dei tumori dell'infanzia (per i quali la diagnosi precoce non esiste) che in 40 anni (dal 1960 ad oggi) hanno visto un miglioramento della sopravvivenza incredibile, praticamente decuplicata (non solo non esiste lo screening ma in molti di questi la cura è solo la chemioterapia)? Chi è nato nel 1965 o nel 1970, se avesse contratto un cancro subito dopo la nascita non avrebbe avuto praticamente nessuna possibilità di sopravvivenza. Così per i tumori del cervello, dal 37% del 1966 al 71% del 2005. La chiamiamo sconfitta della medicina?

Sopravvivenza dalla leucemia dal 1966 al 2005. La leucemia si cura solo con chemioterapici

Negli anni 60 meno di tre bambini su 10 sopravviveva dal cancro, oggi ne sopravvivono nove su 10.
Mi rivolgo a qualche genitore che è convinto dell'inutilità della chemioterapia: oggi se vostro figlio ha la chance di sopravvivere lo deve quasi esclusivamente alla chemio, non alle pozioni magiche.
L'alternativa inoltre, non esiste. Non c'è "sopravvivenza" perché non c'è cura efficace oltre a quelle conosciute.

Questo i ciarlatani ve lo dicono?
No. Vi diranno sempre che la chemioterapia non serve a nulla, che è solo tossica e che è molto meglio non fare nulla anche se "sotto sotto" la loro cura alternativa è efficacissima. Sono bugie che non potranno mai dimostrare. Le cure alternative non curano nessuno, provate il contrario.
Perchè lo fanno? Ne abbiamo discusso ripetutamente: denaro, ricerca di fama, mitomania. Avvoltoi insomma.

La classica storia delle statistiche, l'avete mai sentita?

Vi dirà la persona in malafede: le statistiche sono manipolate!
Questo presupporrebbe il solito complotto perché io medico che so che statisticamente dal cancro mammario sopravvivono l'87% delle donne, se fosse "tutto manipolato" le vedrei morire nel 100% dei casi e starei a guardare e questa "complicità" nella manipolazione coinvolgerebbe tutti i medici del mondo: plausibile, non c'è che dire.
Le statistiche invece sono pubbliche ed alla luce del sole ed i medici le vivono tutti i giorni.
C'è anche un giochetto utilizzato spesso come "prova" della manipolazione. "Non è vero che l''87% delle donne con tumore mammario guariscono perché se muoiono a 5 anni ed un giorno resti nei casi guariti e quindi le statistiche sono falsate". E' tutto un imbroglio quindi.

Beh, anche qui la verità è stata capovolta a proprio uso e consumo.
Le statistiche in oncologia devono dare dei numeri, dei riferimenti.
Si scelgono degli "end point" cioè si devono stabilire dei punti fermi o non avremmo riferimenti sui quali basarci per studiare o fare confronti.
Quando è giusto dire che si è "guariti"?
Dopo 5 anni? 10? Trenta? Prima o poi moriremo ed è bene quindi, proprio per darci dei punti fermi, stabilire delle scadenze.
Le famose statistiche a cinque anni dell'oncologia, non riguardano le "guarigioni", ma i "sopravvissuti".
I mumeri cioè ci dicono proprio quello che leggiamo e servono a darci una misura della realtà.
Se a cinque anni sopravvive il 5% dei malati di una determinata malattia sapremo che probabilmente la prognosi sarà infausta, se al contrario ne sopravvivono 90 su cento probabilmente la prognosi è ottima.
Quei numeri non vogliono dire altro e c'è poco da falsificare: sono dei riferimenti statistici appunto.

Tutti questi artifici logici e tecnici hanno un solo scopo: demolire la medicina.
E se la medicina è inefficace, la chemioterapia uccide, i medici sono assassini anche frasi stupide come "meglio morire in salute che di chemioterapia" hanno il loro posto nelle deliranti discussioni dei ciarlatani.

Sono sciocchezze, provengono da gente che non riesce a guardare la realtà e deve trovare necessariamente un colpevole per ogni avvenimento umano.
Anche la terapia chemioterapica palliativa ha almeno lo scopo di diminuire le sofferenze, i dolori, la morte per sfinimento.

...e vi diranno anche che il dottor Pinco Pallino o la signora Vattelapesca hanno decine di casi di guarigione dal tumore ottenuti con il loro metodo. Lo ripeteranno centinaia a volte, fino a quando qualcuno sparge la notizia come "accertata", vera. Il passaparola, il "si dice" è da sempre il miglior mezzo di propaganda.
L'omeopata non vi dirà mai che il suo metodo di "cura" non ha mai dimostrato di funzionare esattamente come farà il pranoterapeuta o il mago con il pendolino, ci girerà attorno, parlerà di "energie", vibrazioni e flussi, esattamente come fa il guaritore filippino. Sono giochi di prestigio, stregonerie, roba da saltimbanchi.
I casi di "guarigione" dei guaritori che ho studiato fino ad oggi esistono solo sulla carta perché ad un'analisi (a volte anche superficiale) non sono veri, mai. Stupefacenti i casi con i "testimoni", si tratta semplicemente di pubblicità come quella che vende prodotti dimagranti (inefficaci) o numeri per il gioco del lotto (che non hanno alcun fondamento).
I testimoni sono tutti pagati? Attori?
Non sempre. Si tratta spesso di vittime della truffa, di gente convinta di essere stata guarita quando in realtà lo era già stata dalla medicina o non aveva più la malattia. Vittime esse stesse di un'illusione. Nel caso della folle Nuova Medicina Germanica di Hamer per esempio molte delle "malattie incurabili" dei "guariti" erano state diagnosticate dagli stessi medici aderenti ai gruppi hameriani ed in realtà non avevano nessun tumore e dopo la "cura" venivano arbitrariamente giudicati "guariti". Quelli che davvero lo avevano sono purtroppo deceduti. In altri casi (come nel cosiddetto "metodo Di Bella") i pazienti avevano già effettuato altre cure o erano stati operati ma questo risalta solo studiando bene il caso, chi lo pubblicizza "sminuisce" ogni intervento e cura concentrando l'attenzione sul metodo alternativo. Oppure si annunciano "successi" che non ci sono (per esempio un miglioramento dei valori ematici viene considerato "successo della terapia" quando il tumore è in realtà in progressione).

In alcuni casi i pazienti sono indotti a considerarsi guariti quando in realtà non è così. Un paziente che utilizzava integratori vitaminici (cura Nacci) per curare un melanoma su un pollice ha visto progredire la malattia in maniera tanto aggressiva che è stata necessaria l'amputazione di metà della mano, pollice, due ulteriori dita e parte di altre ossa (in ospedale, naturalmente). Il poveretto ha poi scritto al suo guaritore dichiarandosi grato per averlo guarito.

I "naturopati" fanno prescrizioni, danno consigli, convinti che "male non possono fare" eppure in questi mesi ne abbiamo visti di casi drammatici per la superficialità di incompetenti. Eppure al mondo esiste gente morta perché un "naturopata" leggendo uno studio scientifico ed interpretandolo male, ha commesso un errore.

Nel 1987 Ryan Pitzer di due mesi, fu ucciso da un arresto cardiaco perché i suoi genitori, dopo aver letto un libro di un "naturopata", gli avevano somministrato del cloruro di potassio endovena. Per il naturopata, il potassio endovena era ottimo per le coliche addominali, così aveva capito leggendo uno studio del 1956.
In questo studio si notava che in bambini con le coliche vi erano bassi livelli di potassio e si concludeva che la reintegrazione poteva migliorare i sintomi.
Il naturopata però non aveva letto che in bambini disidratati, quella sostanza era molto pericolosa.
Così nel suo libro scrisse che bastava iniettare cloruro di potassio a bimbi con le coliche per farli stare meglio. Quei genitori lo fecero ed uccisero il loro bambino. Semplice quanto tragico.
Quello stesso libro ridusse in fin di vita un altro bambino i cui genitori fecero la stessa cosa fatta a Ryan e causò un'anemia gravissima ad un altro che fu nutrito per 6 anni con acqua e latte di capra, come recitava il libro intitolato "Let's have healthy children" (Come avere bimbi in salute), vendutissimo.


Come vendutissimo è il libro di "naturopatia" che ha convinto una donna italiana a curare il suo tumore mammario con le foglie di cavolo, ridotta in uno stato gravissimo si è rivolta all'ambulatorio di fitoterapia di un ASL toscana. Non c'è da stupirsi, ricordate il "naturopata" (in realtà ex croupier, poi commerciante di integratori) italiano che consigliava la ricotta sul tumore di un'altra donna? Il mondo da sempre è fatto da furbi ed ingenui, senza i secondi non esisterebbero i primi

Anche questo i ciarlatani non ve lo dicono, sparano a zero sulla medicina e si ergono a santoni della salute, a guaritori umili ma preparati: hanno scoperto i segreti della vita, sanno cosa succede e da chi guardarsi, quando i primi che devono essere evitati sono proprio loro.
Qualsiasi cosa ci stupisca quindi, un'informazione, una notizia, un caso eclatante è bene approfondirla seriamente. Come con una cartina tornasole, i fatti non devono essere plausibili ma verificabili, misurabili.
Le affermazioni devono rispecchiare la realtà, non soltanto "sembrare" credibili.
Vi dicono che una cura guarisce? Chiedetene la prova certa.

Ma per capire meglio cosa può significare affidarsi alla medicina, rifiutando le cure dei ciarlatani, lascio parlare chi ce l'ha fatta, con determinazione ma ce l'ha fatta, chiudo così la serie dedicata ai ciarlatani con la testimonianza di chi deve la sua guarigione alla capacità di mandare quei ciarlatani a cercare vittime da un'altra parte.

Mi ha scritto una lettrice del blog dai suoi esordi:
[...] ho avuto il cancro anzi i cancri. Quando la sfiga ce l'ha con te hai poco da fare per evitarla. Da piccola una leucemia curata con la chemioterapia. I miei genitori si sono letteralmente svenati per me, hanno venduto la casa per curarmi. Quando ero piccola non ti curavano nell'ospedale sotto casa ma dovevi stare per mesi in una regione lontanissima. Nel mio caso si abitava in paese e solo raggiungere la città era un vero viaggio.
Sono guarita, perfettamente, ma la sfiga ha voluto che mi venisse un altro tumore: al colon.
Operata, chemio e radioterapia. Ora sto bene, 21 anni dopo, 21 e mezzo per la precisione.
I miei genitori erano persone colte, istruite ma istruite davvero, con lo studio, i libri, con sacrificio. Figlio di contadini papà e figlia di impiegato e casalinga mamma. Anche a loro sono arrivate tantissime proposte "magiche" persino da parenti. Giuravano di guarire i tumori e tutte le malattie con le loro ricette misteriose, erbe, decotti, uno con l'imposizione delle mani e tutti avevano guarito decine di persone. Nel mio piccolo paese, rifiutare la cura alternativa o la preghiera del parroco era una follia, un atto di insubordinazione, una disubbidienza sociale ma a me interessava vivere ed ai miei interessava una figlia guarita, non morta con la benedizione del paese. Un paio di quelli che si curavano con gli intrugli sono morti giurando di stare meglio, qualcuno di nascosto andava dai medici (non si sa mai vero?). Una è morta urlando di dolore ma continuava a chiedere la tisana di erbe che le aveva preparato la fattucchiera del paese che nulla aveva fatto fino a quel momento. Io no. Io mi sono curata con la chemio. Ho vomitato, ho perso i capelli e non riuscivo nemmeno ad alzarmi dal letto. Anche l'acqua era di sapore orribile, era tutto orribile. Ma mi sono curata. E sono viva.
Perché i miei genitori erano persone serie. [...] Mio padre si arrabbiava tantissimo quando arrivava la zia con la nuova ricetta contro il cancro. "Per chi ci hanno preso per dei poveri idioti ?". I miei genitori avevano ragione. Hanno avuto ragione pienamente.
Grazie alla chemio ho riavuto la vita, un figlio, un marito, ho viaggiato, amato, pianto, ho sofferto ed ho gioito. Ricordo benissimo i giorni di sofferenza ed i dolori, li ricordo uno per uno ma ricordo pure quegli sciamani che mi trattavano con distacco appena gli dicevamo che di loro non ci importava nulla, che per noi erano solo cialtroni, ricordo la loro rabbia, il diprezzo per noi che non li adulavamo al contrario delle comari ignoranti del paese.
Guardo con distacco questi santoni, con superiorità perché da me non meritano nemmeno considerazione, tanto sono di bassa lega, imbroglioni, ciarlatani e bugiardi [...]. Li odio ed il mio odio traspare dalle mie parole, li odio perchè in quei giorni ognuno aveva la sua ricetta "infallibile" per guarire, mi ronzavano attorno come mosche sul miele appiccicoso e dopo i convenevoli chiedevano soldi, niente altro che soldi.
Tutta questa gentaglia che illude il prossimo proponendogli miracoli irrealizzabili dovrebbe vergognarsi. Ma cosa crede che siamo tutti pronti ad abboccare, pensano di aver a che fare con degli idioti senza testa? Per un ingenuo che trovano ce ne sono cento che non si lasceranno fregare da questi truffatori. Nemmeno la persona più disperata, se colta ed informata, cadrà mai in quelle trappole. E' un'offesa solo pensarlo. Offendono le persone perbene e colte. Per questo bisogna lavorare sull'informazione, informare, raccontare.[...] io sono viva grazie non  alla cultura dei miei genitori ma alla loro educazione e civiltà, per loro affidarmi ad un ciarlatano sarebbe stata una mancanza di rispetto nei miei confronti, avrebbe significato sacrificarmi sull'altare della superstizione e per loro che non appendevano aglio alla porta come facevano le mie zie ed i miei vicini questo era un valore fondamentale, un segno di civiltà, fierezza e dignità, loro chiamavano quei ciarlatani "gli stregoni" e li evitavano come la peste, dicevano che erano roba per muli, non per esseri umani e spero che altri abbiano la mia fortuna di non lasciarsi convincere da questi esseri diabolici, sono solo degli stregoni...(continua con ringraziamenti, messaggio modificato con il permesso dell'autrice per rispettare l'anonimato e per privacy)...

L'unica risposta alle deliranti teorie alternative ed al loro tentativo di demolire le conquiste della medicina è una sola:

 
Aumento della sopravvivenza da tumore dal 1971 al 2001. Tutti i tumori (escluso pancreas e polmoni) hanno ottenuto un aumento drastico della sopravvivenza, in alcuni casi eccezionale (seno, testicolo, melanoma, linfomi, leucemie). Da notare che nello stesso periodo di tempo le tecniche chirurgiche sono rimaste praticamente invariate.
Dagli anni '70 ad oggi le cure per tutti i tumori (tranne quelli al pancreas e polmoni) hanno ottenuto un miglioramento evidente e deciso della sopravvivenza: nessuna cura alternativa nè pozione è stata mai capace di guarire un solo malato. Sono i numeri che parlano, il resto sono solo chiacchiere da mercato.

Alla prossima.

Grazie a D.S. e A.M.G.
La prima parte dell'articolo è qui, la seconda qui.

martedì 23 agosto 2011

Ipnotizzati dall'autorità

Quante volte nei miei articoli avete letto: "questo rimedio non serve a nulla perché lo dico io che sono medico"? Mai.
Ritengo fondamentale evitare a tutti costi il principio di autorità. Ammetto il rispetto: un'opinione che proviene da un "addetto ai lavori" deve essere ritenuta più credibile rispetto a quella di un profano o un improvvisato (in tutti i campi), questo non vuol dire che debba per forza essere vera o necessariamente corretta, ma che chi fa un lavoro ha probabilmente molta più esperienza nel suo ambito professionale di chi non lo fa e forma le sue opinioni su altre opinioni che a loro volta chissà dove si sono formate, diciamo che l'addetto ai lavori è fino a prova contraria più adatto a fornire opinioni sul suo campo di interesse rispetto a chi non ne ha titolo.
Il principio d'autorità (la parola del professionista è sacra) era un pilastro culturale del passato.
Un medico era considerato un semidio, ogni sua parola era verità, così un magistrato o un uomo di chiesa. Qualsiasi autorità nel proprio campo era considerata attendibile e difficilmente smentibile. Questo accadeva per due motivi fondamentali, la mancanza di cultura, l'ignoranza era diffusissima e colpiva tutti gli strati sociali ed il concetto di "onorabilità", una personalità importante non poteva mentire o dire cose poco corrette, sarebbe stato coperto da disonore vita natural durante, lui e la sua discendenza.

Oggi non è così per vari motivi. La cultura è in generale molto più diffusa, anche le fasce più deboli hanno accesso a mezzi di scambio culturale, ad internet o ad informazioni continue per esempio tramite la televisione. Non esiste quasi più il concetto di "onorabilità": l'individuo colto, professionista e rispettato era probabilmente anche benestante, molto di più della maggioranza della gente che lo circondava, non aveva bisogno di ricorrere a mezzucci o accettare compromessi per vivere bene, era richiesto dalle università, dalle scuole, da importanti enti pubblici e dalla gente.
Con la sola onorabilità infatti non si mangia e soprattutto non si vive da benestante, così molti "colti" hanno negli anni accettato compromessi, si sono venduti per pochi soldi o hanno prestato il loro nome per cause più convenienti economicamente che dal punto di vista scientifico.
Qualche anno fa, diciamo quando erano piccoli i nostri genitori, fare il maestro era un lavoro poco remunerato ma molto rispettato, così fare l'avvocato o il medico. Molti professionisti si accontentavano di una minestra in cambio di una prestazione ma vivevano già bene con i proventi del loro lavoro ed un gesto di magnanimità era sempre un bel gesto.
Oggi no. Un insegnante sbarca il lunario con uno stipendio ridicolo, un professionista (non parlo del caso particolare) deve spesso barcamenarsi per arrivare a fine mese e scendere a compromessi è una tentazione spesso irresistibile se non inevitabile.
Scendere a compromessi non vuol dire commettere un reato o compiere atti violenti, vuol dire tradire il proprio mandato, la missione, la correttezza o il buon senso. Spesso vuol dire calpestare i diritti degli altri o peggio non guardare al bene del prossimo ma solo al proprio.
Per questo oggi è praticamente scomparso il principio d'autorità. Un mio vecchio insegnante dava la colpa alla politica che aveva "appiattito" i livelli sociali senza rendersi conto che così si entrava in una pericolosa spirale di "uguaglianza" intellettuale che era solo teorica ma nella pratica si rivelava un disastro.
Io non credo sia un problema politico o sociale. Se non sei medico e vuoi informazioni su una malattia rarissima la trovi su internet e magari riesci a fare una domanda al medico on line. In un giorno sai già "tutto": sintomi, cause, diagnosi e terapia. Quando mai è stata possibile una cosa del genere?
Se non sei avvocato, non c'è bisogno di rivolgersi ad un principe del foro, un'altra ricerca su internet e scopri tutto su una legge, sul condono o sulla pratica che sei costretto a seguire.
Non sai cos'è un processore? Cerca su Wikipedia o Google.
Hai difficoltà a capire cos'è la recessione? Clicca qui.
Una lettura, un po' di riflessione e sappiamo "più cose" dell'ingegnere informatico e dell'economista, in fondo i concetti generali sono sempre quelli e può capitare che un commerciante assolutamente ignorante in medicina, informandosi, approfondendo e studiando, conosca molto più profondamente un argomento di uno specialista che per motivi professionali si occupa di altro e quell'argomento lo ha studiato solo all'università. Mancano però i concetti di base, l'esperienza sul campo, l'applicazione delle nozioni, si ha alla fine sempre un'idea generale, meccanica, piatta dell'argomento che approfondisci "per diletto". Che la cultura abbracci sempre più persone è un bene assoluto e fondamentale ma sta alle persone saperla usare o diventa un fiore in mano ad un orango.

Ma per qualcuno lo scopo non è farsi un'idea generale sull'argomento: dopo la lettura della pagina di Wikipedia o del sito preso a caso, si pensa di avere abbastanza informazioni su quel tema.
Ci si potrebbe chiedere allora perché studiare o andare all'università per capire bene cosa vuol dire "architettura multicore" oppure "rallentamento del tasso di inflazione", concetti che richiederebbero oltre ad una buona teoria anche la pratica, la conoscenza sul campo dei loro effetti e di ciò che cambia al cambiare delle loro caratteristiche. In realtà per colmare queste lacune servono proprio gli "esperti", l'autorità in quel campo: un informatico per i microprocessori o un economista per la recessione, sanno quello che noi non possiamo sapere leggendo solo una pagina su internet.
Questa necessità a prima vista evidente, non è accettata volentieri da tutti. Spesso si tratta di semplice frustrazione, il chiedere lumi a qualcuno è percepito come un'ammissione di ignoranza ma se solo riflettessimo che è normale essere ignorante in molti campi della vita quotidiana saremmo molto più rilassati.
Non è sempre così.
La cosa è talmente evidente che spesso anche davanti "all'autorità" ci permettiamo di "dire la nostra", siamo pure convinti di avere ragione.
Impensabile fino a pochi anni fa.

Il concetto di "autorità" è comunque molto aleatorio. Un esperto è sicuramente la persona più adatta quando si discute di un determinato argomento, ma è sempre attendibile?
Tutto ciò che dice o propone è corretto?
No, non può esserlo, perché anche l'esperto e l'autorità possono sbagliarsi, quasi sempre in buona fede ma succede. Capita di frequente che l'autorità in un determinato campo diventi per "osmosi" attendibile anche in un altro e questa è una trappola frequente. Un grande fisico può dire castronerie imbarazzanti quando si occupa di medicina ed un grande medico può prendere cantonate storiche quando si discute di ambiente (ed è successo anche di recente in Italia).
Cosa bisogna fare quindi? Se non ci fidiamo dell'autorità di chi potremmo fidarci?
Nulla di grave, fino a prova contraria l'esperto è la persona più adatta a cui chiedere lumi su un argomento ma non facciamoci mai ipnotizzare dall'autorità.
Se servisse qualche esempio di "grandi uomini di scienza" diventati esempi di inattendibilità potrei scrivere uno dei miei articoli chilometrici ma basta qualche riferimento per ricordare come anche uno scienziato promettente e addirittura un premio Nobel, possano essere, per motivi non sempre chiari ed immediati da comprendere, fonte di ilarità, superstizione ed inattendibilità.

Uno degli esempi più recenti è proprio un premio Nobel per la medicina, Luc Montagnier, diventato "mito" per le sue ricerche sul virus dell'HIV e giunto recentemente nei pressi del limite tra scienza e pseudoscienza.
Peccato che Montagnier, ultimamente sembra aver sorpassato questo limite.
Se ha iniziato vendendo estratto di papaia fermentata per prevenire l'influenza, ha dichiarato che l'AIDS può essere curato con l'alimentazione (e sperimenta l'uso della minestra d'avena con patate e verdure per la cura dell'AIDS) e poi ha "scoperto" come con una radiolina si possano intercettare i segnali elettromagnetici di batteri ultradiluiti in una soluzione (una sorta di teletrasporto insomma), ora va dritto verso le terapie alternative sull'autismo.
È impazzito?
È invecchiato male? Oppure è solo un cambiamento "di comodo"?

Non si sa, la sola cosa certa è che non è l'unico caso di valido scienziato che ad un certo punto della sua vita fa una virata strettissima e si butta nell'abisso dell'ignoto.

Due associazioni alternative di terapie per l'autismo (non scientifiche) hanno annunciato che in collaborazione con il Prof. Montagnier inizieranno uno studio.

Volete partecipare ad una ricerca su una teoria indimostrata? Pagate e vi sarà permesso.
In genere partecipare ad uno studio è una cosa molto delicata, soprattutto se si tratta di provare nuovi rimedi, può essere anche pericoloso. In questo caso invece basta pagare 1800 dollari, più qualche altro centinaio per gli esami di controllo e vostro figlio farà parte dei pochi fortunati che proveranno gli antibiotici contro l'autismo, parola di Montagnier, premio Nobel per la medicina.
Poco importa se non esiste alcun sospetto che l'autismo possa essere causato da batteri, che lo studio in progetto vada contro diversi criteri etici che regolano gli studi medici, che i soggetti che subiranno la sperimentazione non dovrebbero pagare ma al limite essere pagati e che nessuno abbia mai provato che un antibiotico possa curare sintomi autistici, c'è Montagnier, sarà una cosa seria.
Come può uno scienziato prestigioso e giunto al culmine della propria carriera diventare improvvisamente un paladino della superstizione e del paranormale?
Montagnier non è l'unico.

Il più noto dei premi Nobel convertitosi all'incredibile è stato Linus Pauling, due volte premio Nobel (per la chimica e per la pace) che da brillante e prezioso scienziato cominciò ad un certo punto della sua vita a pubblicizzare l'uso di megadosi di vitamina C per curare praticamente tutte le malattie, dall'influenza al cancro. Pauling si lanciò testardamente in questo tipo di attività nonostante egli stesso non fosse mai riuscito a dimostrare la correttezza delle sue ipotesi e nonostante in tanti gli facessero notare che le sue uscite lo rendevano palesemente ridicolo. La prova della sua assoluta inattendibilità fu fornita dal fatto che lo scienziato non pubblicò mai un esperimento o uno studio attendibile che potesse dargli ragione mentre continuava ad applicare teoremi e teorie che non avevano alcun nesso con la realtà. Fu chiamato ciarlatano ed in pochi ebbero il coraggio di contraddire questo appellativo che si guadagnò, purtroppo, alla fine della sua carriera. Ancora oggi c'è chi segue le strambe idee del chimico statunitense che diventò anche un paladino della cosiddetta medicina ortomolecolare, ulteriore inutile e pseudoscientifica disciplina che riempie la bocca di ciarlatani ed imbonitori di tutti i tipi.

Pensate sia un'eccezione? Ma no, no...c'è di peggio.

William Shockley fu insignito del premio Nobel per la fisica (nel 1956) perché fu tra gli inventori del transistor (praticamente la base dell'elettronica di oggi). Un genio. Subito dopo quel prestigioso premio però iniziò per lui un periodo di assoluto buio della ragione. Propose ad esempio di sterilizzare tutti i bambini con quoziente intellettivo inferiore a 100 o di creare una banca del seme di individui particolarmente intelligenti perché secondo lui propagare i geni della gente (a suo dire) "poco intelligente" avrebbe degenerato la razza umana. Diventò così un paladino dell'eugenetica, della selezione della razza e del mito del superuomo.
Propose di applicare la scienza per migliorare l'uomo. In realtà il suo pensiero era francamente e poco velatamente razzista considerata per esempio la sua opinione sugli uomini di colore da lui considerati "meno intelligenti dei bianchi".
Altro insigne scienziato che è riuscito a rovinare tutto diventando un paladino del razzismo e dell'antisionismo è stato Phillipp Lenard, premio Nobel per la fisica nel 1905 per i suoi studi sui raggi catodici, scoperta che poi ci ha permesso di godere di invenzioni quali la televisione, le videocamere ma anche di strumenti di ricerca fondamentali in fisica.
Lo scienziato contribuì con i suoi studi anche a sviluppare la meteorologia.
Lenard era un convinto leader nazionalista e decise che la Germania doveva dotarsi di una "fisica nazionale" diffidando dai condizionamenti di altre nazioni e soprattutto degli ebrei, primo tra tutti quell'Albert Einstein che è molto più noto e carismatico del Nobel tedesco. Nazismo, antisemitismo e palese razzismo resero Lenard un personaggio tanto geniale quanto odioso e da biasimare, morì solo ed isolato ad 85 anni.
Cosa trasforma un genio della scienza in un diabolico genio del male o in un ridicolo ciarlatano?
Non si sa e gli esempi non si fermano qui.

Kary Mullis è l'inventore della PCR (anche la paternità di questa scoperta è ancora oggi discussa): chiedete ad un biologo cosa rappresenta la PCR nel mondo della ricerca biomedica. È un metodo senza il quale la maggioranza delle ricerche odierne sarebbero improponibili, è anche vero che oggi esistono altri metodi di studio e che la PCR è ricca di possibili errori e falsi risultati ma si tratta sempre di un pilastro della ricerca scientifica in campo medico-biologico. Lo studio del DNA si può praticare anche grazie a questo metodo. Ebbene, il suo inventore, descritto come personaggio eccentrico ed anticonformista, dichiara in tutta tranquillità di credere agli oroscopi e che l'HIV non causa l'AIDS. Si professa complottista e nel 1992 lanciò l'idea di vendere a prezzi altissimi dei gioielli con incastonata una particella di DNA di personaggi famosi ormai deceduti. Secondo Wikipedia inglese nella sua autobiografia racconta dell'incontro con un extraterrestre che aveva le sembianze di un procione fosforescente. Mullis ha fatto largo uso di LSD e molti reputano sia questa la causa del suo carattere, come dire, eccentrico e pure dell'incontro con il procione alieno.

Un tempo era la figura stessa dello scienziato o del medico a rappresentare un esempio di ragionevolezza, cultura, equilibrio ed attendibilità, oggi questo concetto sembra essere sparito. Girando su internet ci possiamo imbattere in schiere di medici ormai rimbambiti da terapie alternative, fisici che credono alle teorie più improbabili, ingegneri che si vendono alle teorie del complotto, tutti fanno leva sul loro titolo ma nessuno riesce a dimostrare che la sua idea del mondo possa essere qualcosa di diverso da una fantasia. La spiegazione può essere una sola: la psiche e l'equilibrio mentale sono dei processi sottilissimi e molto influenzabili e l'età che avanza non risparmia nessuno. Che poi ci possano essere anche degli interessi (spesso economici) dietro questi "cambi di rotta" è innegabile.

Tutte queste storie servano a comprendere come non sempre l'autorità sia per forza sintomo di correttezza o ragionevolezza, non per niente il principio di autorità è un artificio retorico tra i più utilizzati ma considerato scorretto e fallace. Affermare che una cosa è giusta perché "lo dice Pinco Pallino, famoso scienziato" è assolutamente inutile: un concetto è corretto o sbagliato a prescindere da chi lo formula.
Per questo è vero anche il contrario: se un individuo senza alcun titolo o alcuna esperienza formula un'ipotesi o un'idea innovativa o che va contro le conoscenze attuali non è da scartare a prescindere ma da ascoltare, è chiaro che l'onere della prova e l'obbligo di dimostrare come reali le sue parole spettano ad egli stesso e non a chi ascolta.
Capita anche che questi scienziati diventino con il tempo più noti per le loro stravaganze che per ciò che li ha portati sull'Olimpo scientifico ed è triste ma educativo trarre da queste storie la lezione che spesso un po' di umiltà e senso della realtà fanno l'uomo più grande. È anche vero che il detto "genio e sregolatezza" potrebbe rispecchiare la realtà ma a volte, come abbiamo visto, si va ben oltre la realtà, il buon senso e la ragione e la sregolatezza sfocia in follia.

Alla prossima.

Nota: segnalo nell'ultimo numero di Focus Extra (n°51 agosto 2011) un articolo sui "superpoteri" del corpo umano che contiene una mia breve intervista.

Grazie a verduz per la revisione dell'articolo.

martedì 16 agosto 2011

Effetto Streisand

Nel 2003 Kenneth Adelman, un fotografo americano, aveva pubblicato una serie di foto (ben 12000) della costa californiana che servivano a documentare lo stato di erosione di quelle zone toccate dal mare. Il suo sito permetteva a chiunque di visionare le immagini ed eventualmente scaricarle. Tutto legale, normale, abituale per internet che è uno strumento utile proprio alla condivisione dei dati.
In quelle immagini però appariva anche la foto della villa di una cantante statunitense, Barbara Streisand, la quale pensò bene di citare per danni (chiedendo un indennizzo di 50 milioni di dollari) il fotografo autore degli scatti che a suo dire metteva a rischio la sua sicurezza e la sua privacy pubblicando l'immagine aerea della sua abitazione.
Il piccolo particolare che sfuggì alla donna e probabilmente anche ai suoi legali, fu che mentre prima della citazione nessuno sapeva di chi fosse quella villa e quindi nessuno se ne interessò, da quel momento il sito fu inondato di visite e di gente curiosa che voleva conoscere l'aspetto e l'ubicazione della residenza "famosa" della quale ora migliaia di persone conoscevano a questo punto anche l'indirizzo. Così più di 400.000 visitatori in poco tempo diffusero l'immagine, la copiarono, la pubblicarono nei loro siti e blog. In questo modo la stessa proprietaria della casa, preoccupata per la sua privacy, fu autrice di un clamoroso errore di valutazione autodanneggiandosi con scarse possibilità di rimediare all'errore.
Da quel momento questo tipo di avvenimenti (l'enorme eco che può ricevere una notizia che si tenta malamente di nascondere) si chiama proprio effetto Streisand.
E' accaduto recentemente anche da noi.

Un giovane blogger italiano, Samuele Riva, ha scritto (il suo blog si chiama Blog0) una serie di articoli sull'omeopatia. Nulla di scandaloso o eclatante intendiamoci, solo una spiegazione e dei commenti sulle letteralmente incredibili proprietà dei granuli omeopatici, un gioco un po' "sporco" come spiegare i trucchi di un prestigiatore ma visto che le industrie omeopatiche non vendono divertimento ma prodotti definiti "curativi", spiegare le caratteristiche di ciò che si può trovare in farmacia è un'opera benemerita. Nell'articolo anche il riferimento ad un prodotto Boiron (la multinazionale omeopatica più nota al mondo) tra i più venduti con la sua immagine. Un po' stupisce che l'azienda che mi ha certificato come omeopata potesse avere questo tipo di atteggiamenti prevaricatori nei confronti di una persona che alla fine ha agito correttamente, se proprio si riteneva "offesa" avrebbe potuto chiedere amichevolmente di correggere le affermazioni che la riguardavano o di rimuovere i riferimenti al proprio marchio e stupisce ancor di più come un'azienda che fa dell'immagine un punto di forza si sia atteggiata a "cattiva" censurando duramente gli articoli del blogger, in ogni caso la Boiron ha mostrato poca pazienza e disponibilità, scarsa collaborazione ed una suscettibilità non da poco: cosa accadrebbe se gli stessi atteggiamenti li utilizzassero i consumatori? E se a qualche consumatore venisse l'idea di denunciare la Boiron perché vende zucchero (o acqua) affermando di vendere medicine? E se sempre più gente venisse a sapere che nei granuli omeopatici non c'è niente altro che zucchero e nessun principio attivo?

Sinceramente non so quanto convenga alle aziende omeopatiche che i consumatori approfondiscano le loro conoscenze sulla realtà dell'omeopatia, tutti quelli (e sono la maggioranza) convinti che un prodotto omeopatico sia un "estratto di erbe" o un "rimedio naturale" potrebbero conoscere la verità e finalmente smettere di acquistare palline di zucchero a peso d'oro.

Certo, l'azienda avrebbe la possibilità di difendersi com'è corretto e non avrà difficoltà a dimostrare che quelle parole sono false e che dire che l'omeopatia sia solo acqua fresca è una bugia, in fondo basta un'analisi chimica. Chissà quanta documentazione, quante prove e test per zittire l'ennesimo blogger che osa mettere in dubbio le proprietà dell'acqua magica. Strano poi come un'azienda omeopatica abbia fondi, strumenti, risorse e tempo per bloccare la passione di un blogger ma non riesca a produrre un solo studio scientifico, una sola prova accettabile che dimostri che i granuli in vendita siano qualcosa di più dello zucchero che contengono. Se l'omeopatia funziona dimostriamolo una volta per tutte, così si evitano questi "malintesi".

Invece questo non avviene (perché è chiaro che non può avvenire, non vi è modo per nessuno di trovare un principio attivo in un prodotto omeopatico) e l'azienda parte in quarta inviando una diffida al provider che fornisce lo spazio che ospita il blog. La lettera dell'azienda è piuttosto dura: intima la correzione degli articoli, la rimozione di ogni riferimento ai suoi prodotti e chiede al provider di impedire al blogger l'utilizzo del suo sito.
Addirittura.

A fatto compiuto la Boiron si giustifica dicendo che si è trattato di un malinteso, che il loro tono "minaccioso" deriva dal linguaggio tecnico legale e che non hanno percorso vie più amichevoli perché non hanno avuto modo di contattare il gestore del blog (ah, quando esistevano le e-mail...).

Beh, diciamo che stavolta chi si è occupato di questo caso in azienda probabilmente sarà costretto ad un corso di aggiornamento sulle dinamiche del web perché in pochissimi giorni l'articolo (correttamente "ripulito" dai riferimenti all'azienda francese e quindi perfettamente "rispettoso") fa il giro di internet. Viene rilanciato da altri blog (decine e decine), se ne parla nei forum e sui social network, se ne occupano quotidiani e siti molto visitati, la notizia raggiunge i siti esteri e se prima la vicenda era nota solamente ai lettori del blog di Samuele in poco tempo diventa un tormentone: Davide contro Golia, la multinazionale omeopatica che minaccia blogger italiano e così la Boiron viene dipinta come azienda cattiva che censura, minaccia ed usa le maniere forti. Niente male per chi utilizza sorrisi, metafore "dolci" e consigli sulla felicità per raggiungere il proprio target, un boomerang epico, anzi come si dice oggi sul web un "epic fail".

Insomma, un bel boomerang.
La Boiron comunque sembra orientata a risolvere senza ulteriori conseguenze la vicenda e mi sembra sia la soluzione migliore, anche perché, come vedremo, non è finita qui.
Resta comunque singolare l'affermazione che quegli articoli del blog "diffamavano l'omeopatia", sarebbe come dire che se criticassi un'automobile per le sue scadenti prestazioni evidenziandone i difetti di costruzione mi si accusasse di "diffamare l'ingegneria meccanica". Surreale.

C'è da dire che la stessa cosa (ma molto meno pretenziosa) l'aveva fatta negli stessi giorni la GUNA (un'altra azienda omeopatica) nei confronti del sottoscritto perché avevo spiegato indignato ciò che contiene un loro prodotto (omeopatico, commercializzato negli USA come composto da ghiandole di rospo, veleno di serpente, cervello di scrofa ed altro ma di fatto semplice alcol) venduto negli Stati Uniti per la cura dell'autismo: velate (ma non tanto) minacce di querela, soliti discorsi sull'omeopatia e qualche parola un po' forte ma un evidente imbarazzo che poi è diventato ingombrante quando mi sono reso conto che l'azienda non sa nemmeno che cosa contiene il prodotto che loro stessi fabbricano definendo nella loro replica ufficiale addirittura una "battuta" che "rischia di mettere in ridicolo chi l’ha fatta" il dato che tra gli ingredienti delle loro gocce omeopatiche vi fossero le ghiandole di rospo: il problema è che non era una battuta ma è realtà, le esilaranti ghiandole di rospo ci sono eccome (come dichiarato sulla confezione, anche se dopo diluizione omeopatica non ne resta traccia) ma la cosa è talmente incredibile che nemmeno l'azienda l'ha considerata seriamente, l'ha presa per una battuta!

La parte del comunicato stampa della GUNA che definiva "battuta" il fatto che il loro prodotto contenesse ghiandole di rospo.


Gli ingredienti (indicati come "principi attivi") del GUNA awareness tra i quali "ghiandole cutanee di rospo" (sottolineatura mia) tratto dall'archivio ufficiale del National Library of Medicine (NLM), servizio del National Institute of Health statunitense.


Probabilmente però alla GUNA hanno qualcuno che conosce meglio il web e così l'azienda ha preferito la forma del "diritto di replica" a quella della "diffida" ed alla luce di ciò che sta succedendo alla rivale Boiron probabilmente stanno tirando un sospiro di sollievo.


Che periodaccio per le industrie omeopatiche...
Ma torniamo a Samuele, che non è finita. La vicenda del blogger protagonista della storia arriva dove la Boiron non si sarebbe mai aspettata e nemmeno lui probabilmente, una novità incredibile: il suo nome e la sua vicenda approdano sul BMJ (British Medical Journal) una delle riviste mediche più importanti, prestigiose e consultate del mondo. La "favola del piccolo blogger" (Samuele dichiara una media di 300 visitatori al giorno nel suo sito, prima della vicenda) minacciato dal gigante farmaceutico diventa dominio internazionale, viene consegnato ai posteri con un report di prestigio, diventa un simbolo di libertà di parola e di opinione. Vedere il nome di Samuele sulle pagine di una rivista nella quale qualsiasi medico ambirebbe apparire è una sensazione unica. Colpisce ancora di più sapere che Samuele Riva non è neanche un medico ma un ingegnere informatico, doppi complimenti.

Alla fine quindi l'azione della Boiron invece di diluirsi nel grande mare di internet si è concentrata risultando, come è normale che sia, efficacissima ma non certo a loro favore.
Morale della favola: con questa storia abbiamo dimostrato che se l'omeopatia non ha effetti, parlarne spiegando qual è la  verità ne ha di devastanti.

Alla prossima.

Aggiornamento 17/08/11: ...ed anche il mitico Steve Novella (uno dei più noti divulgatori di scienza sul web) parla dell'"affaire" Boiron. Lui definisce l'atto intimidatorio della casa francese come "teppismo". Sempre più in alto, Boiron.
Aggiornamento 18/08/11: ...ed anche la fondazione Dawkins!

giovedì 4 agosto 2011

SesSoaSsasSino: tutto quello che avreste preferito non sapere sul sesso...e che invece io vi dico.

I bimbi a letto.

Il titolo potrebbe essere "bufale sessuali" perché a leggerle sembrano tutte storie inventate di sana pianta, tanto sono incredibili. C'è però un particolare: sono tutte vere. Storie mediche e studi scientifici che hanno a che fare con la sessualità o il "sesso anatomico" tutte particolari e per la loro singolarità descritte e pubblicate a perenne ricordo nelle riviste mediche. Niente di pruriginoso o volgare, anzi, probabilmente è un post adatto al periodo estivo, curioso e strano e che spiega come a volte in questo campo si tratta di problemi seri e storie di sofferenza. Questo non è un articolo adatto ai luoghi di lavoro né a chi pensa di essere sensibile alla tematica trattata, se l'eros o i temi sessuali sono per te un problema sei invitato a non leggere l'articolo.
Non ho intenzione comunque di scrivere un post pornografico ma visto l'argomento è d'obbligo il bollino rosso.

Andiamo subito al sodo, comincio con la risposta alla prima domanda che già so verrà fatta nei commenti, così risparmio tempo...:



Ai maschietti questa affermazione farà storcere il naso dall'impressione ma è bene specificarlo una volta per tutte: la frattura del pene esiste. È un'evenienza rara, a volte si complica con altre lesioni (lesione dell'uretra) ma è nella quasi totalità dei casi risolvibile. Il pene non ha "ossa" al suo interno e l'espressione "frattura" si riferisce alla rottura dei corpi cavernosi che pieni di sangue sono simili ad ossa cave, con tutte le conseguenze (positive e negative) del caso. Ecco, via il dente via il dolore, si può proseguire...

Aspiratutto

Pronto soccorso americano. Donna, 27 anni, sintomi attuali: tosse persistente, catarro e febbre nei precedenti sei mesi. Trattamenti antibiotici e poi antitubercolari nei precedenti quattro mesi: inefficaci.
Inviata per lastra toracica, si evidenzia una zona opaca del lobo superiore destro del polmone di destra.
Effettuata videobroncoscopia (piccola telecamera inserita dalla bocca fino ai bronchi per visualizzare l'albero bronchiale) che evidenzia struttura simile a sacco capovolto.
Con broncoscopio rigido e pinza di biopsia si rimuove corpo estraneo.
Preservativo.
Una dettagliata ricostruzione della storia della paziente, concludeva per inalazione accidentale di condom durante fellatio. Ditemi voi...


Sindrome da eccitazione persistente

Eccitazione sessuale persistente (o permanente) o in inglese Persistent Sexual Arousal Disorder (PSAD). Immagino, a primo impatto qualcuno può trovare questa situazione come intrigante ma non è in realtà così. Le cronache ne hanno riportato qualche caso proprio perché si tratta di una notizia curiosa, molto curiosa, ma la persona che è affetta dalla "sindrome da eccitazione permanente" non è felice di esserlo. In poche parole la donna affetta da questo disturbo mantiene per 24 ore al giorno, tutti i giorni, uno stato di eccitazione sessuale che non ha interruzione. Le cause sono tante: neurologiche (epilessia per esempio), anatomiche (lesioni a nervi o a strutture pelviche), psicologiche, iatrogene (da farmaci). È segnalato anche un caso nel quale si è presentato come primissimo sintomo di un tumore pelvico poi letale. Chi ne soffre non è certo un'assatanata in cerca di sesso ma anzi manifesta molta insofferenza, disagio e decadimento della vita sociale, alcune pazienti hanno definito questo stato come devastante. Attenzione quindi, queste persone non vanno in cerca di accoppiamenti continui per soddisfare il loro desiderio anzi, cercano di nasconderlo più possibile trovando in alcuni farmaci o in ultima analisi tramite la chirurgia, un modo per diminuire il loro fastidio. Con il passare del tempo inoltre, queste donne assistono alla scomparsa del desiderio sessuale, conseguente proprio alla frustrazione provocata dal disturbo. Si tratta di un disturbo raro ma conosciuto da tempo.
Per chi volesse saperne di più, esiste un approfondimento  (è un file .pdf) curato dalla dottoressa Graziottin, in italiano quindi.
Per chi invece nei mesi scorsi ha sentito parlare di una donna che aveva ottenuto la possibilità di risolvere il suo problema autosoddisfacendosi in bagno anche al lavoro avendone ricevuto autorizzazione, sappia che si tratta di una bufala, come raccontato su Query on line.

La donna con due vagine
Anche questa "stranezza" è circolata tra le news negli ultimi mesi. La donna con due vagine in realtà è vittima di una malformazione che vede la presenza di un "setto" (di una parete quindi) verticale nella vagina che così da cavità unica diventa doppia. Il setto può dividere in parte o completamente il canale vaginale. I rapporti sessuali possono essere impossibili. Questa sorta di "sdoppiamento" può prolungarsi anche nel collo dell'utero e nell'utero stesso. Esistono così (rare) donne con due vagine, due colli dell'utero e due uteri. In questi casi la malformazione è risolvibile con un intervento di chirurgia plastica ed in genere non ha conseguenze particolari. In altri casi la "divisione" della vagina è un segno di una malformazione più estesa che comporta assenza o quasi dei genitali interni: ovaie ed utero sono quindi rudimentali e la donna non può avere gravidanze. Le speranze di una superdonna dai superpoteri sessuali immaginata da qualcuno quindi, svanisce nel nulla...

Gravidanza miracolosa

A proposito di malformazioni, ne esiste una (relativamente rara) che colpisce alcune donne, caratterizzata dall'assenza della vagina. Si chiama "agenesia vaginale" e può essere accompagnata dall'assenza della totalità dell'apparato genitale femminile (utero, ovaie) o a volte vedere per esempio un utero (in verità un abbozzo dell'organo) senza però la presenza di vagina. Molte volte la malformazione è correggibile. Quando però mancano anche le altre parti del sistema riproduttivo, se può essere ripristinata la funzione sessuale, non è possibile farlo per quella riproduttiva. Questa è la premessa. Necessaria.

Perché ora vi faccio una domanda (chi sa la risposta, non facile, si astenga per favore, perché chi non la sa rimarrà stupito, non roviniamo la sorpresa e non vale nemmeno Google!).

Se vi raccontassi di una ragazza di 15 anni affetta da questa rara malformazione, che arriva al pronto soccorso per dolori addominali e dopo l'esame le viene diagnosticata una regolare gravidanza in evoluzione ed ormai prossima al parto?
Ribadisco che la ragazza non aveva vagina ed era in gravidanza (la nascita del bambino è avvenuta successivamente con un taglio cesareo).
Secondo voi cosa è successo?

Necessario anche precisare e ribadire che:
-La vagina non esiste e quindi i rapporti sessuali sono impossibili.
-La ragazza ha avuto due "fidanzati" prima della gravidanza
-Il resto dell'organismo della ragazza è normale.

Aspetto tre giorni e poi darò io la risposta aggiornando l'articolo, sempre che qualcuno di voi (giocando onestamente) non ci arrivi prima.
Ah, dimenticavo, manteniamoci nei limiti per quanto possibile, almeno di linguaggio...

Aggiornamento: Ed ecco la "soluzione", davvero incredibile:

La ragazza è stata accoltellata dal suo primo fidanzato durante una lite. Un intervento chirurgico le ha salvato la vita, erano presenti infatti lesioni non solo alla parete addominale ma anche allo stomaco, all'intestino ed all'utero. Proprio queste lesioni hanno determinato il passaggio, attraverso un foro, di liquido seminale contenuto nello stomaco della ragazza per via di un rapporto orale, fino all'utero (attraverso un altro foro in quest'organo). La gravidanza ha quindi avuto inizio ma solo al suo termine la ragazza ne ha accusato i sintomi...
Il caso è talmente incredibile che è stato descritto come "case report" in una rivista scientifica ma ha avuto eco anche in giornali, alla TV e nel web.
Non si tratta della dimostrazione della veridicità delle leggi di Murphy ma di un caso incredibilmente raro non solo statisticamente ma anche scientificamente, visto che la sopravvivenza dello spermatozoo in ambienti a lui non congeniali è stata davvero eccezionale e la via del concepimento assolutamente inusuale.

Forum di un sito di medicina, lo specialista risponde alle domande degli utenti, eccone una.


Alla ricerca del piacere

E per la serie facciamoci del male, anzi, si facciano del male, ecco una delle cause più frequenti di danno al pene da autoerotismo. Lesione da aspirazione. Non "aspirazione umana". Una delle cause di trauma al pene è l'uso dell'aspirapolvere da parte di uomini alla ricerca di sensazioni forti, tanto forti che si procurano gravi danni (anche l'amputazione dell'organo). Questo tipo di lesione è come detto relativamente frequente e la sua risoluzione dipende dall'entità del danno. Alcuni di questi casi riguardano individui con problemi mentali.
Se questa è l'evenienza più frequente, altre sono l'introduzione di corpi estranei tramite l'uretra (con il corpo estraneo che arriva ad entrare nella vescica), le amputazioni traumatiche e le lesioni rettali o vescicali da corpi estranei inseriti nel retto.
Le lesioni da pratica sessuale non sono assolutamente un caso eccezionale. Sono documentati casi di incidenti letali per aver praticato sesso solitario con mezzi che aumentano il piacere, incidenti domestici, impiccagioni e soffocamenti da pratica autoerotica o in coppia, una lista davvero incredibile.
Un'emorragia per perforazione del retto provocata da un vibratore è stata fatale per un uomo di mezza età: prima una peritonite e poi la morte lo hanno condannato ad una fine atroce. Complicazioni importanti sono state descritte per pratiche sadomasochiste e su internet si trova di tutto, anche l'uso di iniettarsi soluzioni saline, silicone ed altro negli organi genitali. Si tratta quasi sempre di individui mentalmente instabili o disturbati ma sono diversi i casi finiti male, anche un embolia polmonare fatale. Ma esiste anche chi è morto per aver praticato il travestitismo in piena estate. L'eccessivo abbigliamento e la temperatura altissima (39°C) uniti agli effetti di uno psicofarmaco, hanno ucciso per ipertermia un uomo americano. Curioso anche l'uomo morto soffocato per essere stato avvolto completamente in un sacco di plastica.
Ed uno studio ha compilato una statistica: in Canada, in 50 anni, sono state registrate 408 morti per atti di autoerotismo estremo. Sono coinvolte tutte le età e la morte è sopraggiunta soprattutto per asfissia ed impiccagione, ma ci sono anche casi di folgorazione, soffocamento, ustione ed uso di sostanze chimiche.
Incredibile ma vero.
Unico consiglio che posso dare in questi casi: mai perdere la testa, nemmeno in quei momenti.

Semeterapia

Quanti di voi sanno che esiste la "semeterapia"?
Secondo alcune fonti inaffidabili (sempre dal buon vecchio internet), assumere per via orale (e che è uno sciroppo?) il seme del proprio partner maschile fornirebbe inaspettati vantaggi fisici. Da un benessere generale a un migliore aspetto della pelle, da miglioramenti della digestione e della forza fisica ad altri fantomatici risultati.
In realtà non esiste. Cioè la semeterapia non ha nessun significato medico né logico.
È (ma serve proprio dirlo?) una bufala.
È iniziato tutto per caso. Un gruppo di buontemponi (o di ragazzi in cerca di modi efficaci di essere convincenti con le proprie compagne) ha creato tempo fa un sito (il primo è nato negli Stati Uniti ma poi ne sono comparsi anche in Italia) nel quale si elencavano le virtù benefiche e terapeutiche di questa pratica.
La cosa che sorprende maggiormente è che l'apparente scherzo informatico è stato preso sul serio da diverse persone (e qui credo che il potere persuasivo di tanti maschietti abbia avuto il suo ruolo fondamentale). Sono diverse infatti le donne che chiedono lumi al ginecologo sulle reali capacità di questo passatempo. Io stesso ho ricevuto qualche mail con richiesta di chiarimento. Tutte le donne che mi hanno contattato erano state informate dal proprio partner. Questo mi fa pensare che certi uomini ne pensano una più del diavolo...
Il liquido seminale contiene varie sostanze ma nessuna di queste è fondamentale per il nostro benessere né ha proprietà curative o energizzanti.
Che il liquido seminale contenga in generale sostanze innocue è vero ma è anche vero che in caso di malattie veneree o infettive in generale non è certo consigliabile un contatto così diretto che è anzi da evitare accuratamente.
Se il partner è affidabile e fedele ognuno scelga di praticare il sesso come meglio preferisce ma non c'è nessuna base scientifica (e nemmeno logica diciamolo) che addirittura consigli di praticare la "semeterapia".
Se poi agli uomini servono questi argomenti per dare una parvenza seria a qualcosa che dovrebbe essere un piacere rilassante ed ottenuto per consenso vicendevole...

I nemici del sesso

Notti estive infuocate? Amori irresistibili?
Lasciamoci andare (ricordando la protezione dalle malattie trasmesse sessualmente), ma se vogliamo essere al massimo delle nostre performance facciamo attenzione a dei comportamenti che possono trasformare una notte di passione in una di noia. La SIGO (Società italiana di ostetricia e ginecologia) ha stilato l'elenco dei "10 nemici del sesso", dei comportamenti cioè che condizionano negativamente la prestazione sessuale sia dal punto di vista fisico che psichico. Già, perché "per farlo" conviene stare bene:
1) Alcol: può causare impotenza e calo del desiderio sessuale. Il mito dell'alcol come afrodisiaco è decisamente in calo.
2) Fumo: può causare (oltre a parecchie malattie gravi) disturbi dell'erezione.
3) Droghe: nonostante alcune come la cocaina siano considerate "potenzianti", il loro uso può causare disturbi dell'erezione e dell'eiaculazione.
4) Obesità ed anoressia: causano calo della libido, fastidi fisici durante il rapporto, disturbi dell'erezione.
5) Stanchezza: causa calo del desiderio e disturbi dell'erezione.
6) Stress: è dimostrato come un livello elevato di stress possa causare disturbi dell'erezione e del desiderio.
7) Internet e tecnologie: l'uso indiscriminato di dispositivi elettronici (telefonini, giochi) porta ad un graduale calo del desiderio. La visione frequente di materiale pornografico su internet causa assuefazione, calo del desiderio, disturbi di personalità.
8) Vita sedentaria: causa direttamente disturbi della funzione sessuale in ambedue i sessi ed indirettamente patologie che provocano disturbi sessuali.
9) Dolori: infezioni, infiammazioni e malattie come l'endometriosi provocano calo del desiderio e progressivo rifiuto del contatto sessuale.
10) Paura delle malattie o di una gravidanza: la paura di contrarre malattie o di ottenere una gravidanza possono rappresentare un ostacolo all'appagamento sessuale che a volte sfiora il tabù. Le protezioni come i preservativi o le pillole contraccettive possono aiutare a risolvere il problema.

Insomma, facciamolo bene ma con la testa sulle spalle, non sembra ma serve anche questa.
Da indagini statistiche sembra che le donne siano molto più attente ed informate rispetto agli uomini su argomenti importanti come la contraccezione, le malattie, i disturbi sessuali. Per loro inoltre l'eventuale problema del partner assume toni meno drammatici di quando è il partner maschile che deve affrontare un problema della sua compagna.
Da ginecologo inoltre posso assicurarvi che in tema di sesso, emancipazione e libertà di pensiero, le donne sono molto ma molto più avanti di noi maschietti, conoscono meglio il loro corpo, parlano con cognizione di causa e sono informate e consapevoli, noi uomini abbiamo una cultura molto più...come dire...elementare, schematica e vaga. Colpa delle nostre letture di gioventù e delle confidenze quasi sempre esagerate di amici di adolescenza?
Non si sa ma di sicuro le donne potrebbero tenere corsi di educazione sessuale che, in mano agli uomini, sarebbero un disastro.

Nota a margine: si sta assistendo all'aumento di tumori della laringe nelle donne. La causa di questo aumento sembra legata ad infezioni da HPV (lo stesso virus che causa il tumore del collo dell'utero) contratte in seguito a rapporti sessuali per via orale (praticati dalla donna). È un vero problema, visto che fino a pochi anni fa questo tipo di tumore era quasi esclusivo degli uomini fumatori.

E per finire un classico della radiologia. In questo caso è una palla da biliardo inserita dove era meglio non inserirla. La palla ha risalito il retto ed ha percorso tanta strada da renderne impossibile la rimozione manuale che poi è avvenuta in ospedale, chirurgicamente:



Alla prossima e buona estate!