sabato 1 maggio 2010

A volte ritorniamo?

Morto, chiuso in una bara si risveglia e tutto diventa un incubo.
L'incubo non è riservato solo a chi vive questo destino crudele ma anche a tutti quelli che pensano che una cosa del genere possa capitare proprio a loro.
Immaginiamo di morire (ok, non si può immaginare, ma proviamoci), il medico accerta il decesso, funerale, veglia e poi chiusi nella bara.
Apro gli occhi e vedo il buio dovunque, sarà notte, sto dormendo, ho mangiato pesante...
Provo a toccare l'ambiente attorno a me: ci sarà una coperta ed invece no; una tavola dura e sto pure abbastanza stretto, forse starò dormendo in un letto a castello, mi trovo in vacanza e non lo ricordo, chissà.
Provo a togliere il cuscino pur se con difficoltà. Strano, un cuscino rivestito di un materiale "setoso" sembra uno di quelli che si mettono nelle bare per adagiare la testa del defunto.
Strano...che succede...non vorrei preoccuparmi...ma poi che ci faccio a letto in giacca e cravatta e perchè tutto attorno a me...sono circondato da imbottiture.
Perchè ieri dopo esser caduto dalla scala non ricordo più niente. Non sono mica in ospedale? Non sento nessun rumore e poi comincio a sentire un senso di soffocamento e claustrofobia.
Dove sono tutti?
Perchè non posso alzarmi? Che ci faccio qui?

Questo è un classico racconto horror, trama di tanti film e di certi nostri sogni claustrofobici ma la "morte apparente" non è una leggenda, esiste.
In realtà il termine più esatto non sarebbe "morte apparente" ma "ritorno in vita" questo perchè la morte non è mai apparente, se sei morto, lo sei e basta ma in certi casi il processo della morte (che non è un processo immediato ma graduale) si interrompe e torna indietro.

Sono noti diversi casi anche se ognuno ha cause e storia clinica differente.
Il "ritorno alla vita" dopo la morte o più correttamente il ritorno spontaneo della circolazione (SROC= Spontaneus Return Of Circulation) detto anche Sindrome di Lazzaro (non credo servano spiegazioni per questa definizione), è un fenomeno conosciuto in medicina, rarissimo (sono noti meno di 30 casi nel mondo), straordinario (i meccanismi con il quale avviene sono un insieme di coincidenze e complicate reazioni fisiologiche) e del tutto inusuale.
Spesso ne abbiamo avuto notizia anche tramite giornali o TV ma naturalmente non tutti i casi che vengono diffusi dai media appartengono a questo tipo di eventi. Nella maggioranza di essi si tratta di "false morti" cioè di un errato o apparente stato di morte poi rivelatosi falso.
Alcuni episodi?
Ad esempio un tentativo di suicidio tramite ingestione di un farmaco (60 compresse, 350 mg, di un inibitore del sistema nervoso centrale utilizzato per malattie neuromuscolari) ha causato perdita di coscienza, gasping (una sorta di "sussulto" che precede l'arresto cardiorespiratorio completo), flaccidità muscolare, la totale scomparsa di riflessi, pupille non reattive, stato di coma (stadio 3 Glasgow). Solo dopo 24 ore furono progressivamente riprese le capacità motorie. In questo caso però era mantenuta una normale frequenza cardiaca e pressione arteriosa. Il paziente era "morto" alla vista ma vivo e vegeto dal punto di vista cardiovascolare. Come si può capire in questo caso non è possibile affermare che il paziente, deceduto, si fosse rianimato successivamente poichè un esame completo e corretto dei parametri vitali avrebbe dimostrato la sua vitalità.

In altri casi al contrario la normalità del sistema nervoso centrale era contrapposta all'apparente assenza di segni cardiologici. Battito cardiaco non facilmente rilevabile, pressione arteriosa non rilevabile, polso assente, stato di incoscienza, respiro non percepibile.
In questo secondo caso (che è di gran lunga più frequente) in realtà le funzioni cardiocircolatorie, seppure fortemente compromesse, sono presenti.
Spesso un'assenza di attività cardiaca è in realtà una marcata bradicardia (cioè una frequenza cardiaca bassissima, anche di 7-10 battiti al minuto contro i 70 circa della normalità) e questo può avvenire soprattutto in neonati o soggetti molto anziani o in individui che assumono farmaci (o li hanno assunti per scopi suicidi).

L'auscultazione con metodi manuali (fonendoscopio, orecchio) può non percepire i pochi battiti cardiaci così come il polso. Il respiro "superficiale" (cioè leggero, poco frequente) può non essere percepito, così come la pressione cardiaca bassissima può sfuggire al controllo dello sfigmomanometro (l'apparecchio per misurare la pressione arteriosa).
Per questo motivo per accertare ufficialmente la morte si utilizzano macchinari molto più sensibili, precisi e che permettono un controllo nel tempo.
Un battito cardiaco inesistente per 15 minuti non è solo segno di assenza di attività cardiaca ma indirettamente ci indica che anche il sistema nervoso non funziona più (dopo 15 minuti il cervello senza ossigeno "cessa di funzionare").
L'osservazione è considerata obbligatoria (tranne emergenze infettive infatti un defunto non può essere sepolto subito).
La "morte" inoltre non è un evento "immediato" (tranne naturalmente nelle morti "violente" con danno fisico grave) ma "graduale".
Esistono infatti in senso strettamente letterale, tre fasi della morte, quella cardiocircolatoria (nella quale l'individuo non presenta attività cardiaca nè pressione arteriosa), quella respiratoria nella quale vi è assenza di respiro spontaneo e quindi non è possibile alcun proseguimento della vita (senza ossigeno il corpo non può vivere) e quella nervosa, definizione più legale (tanto da definirla "morte legale") che medica: quando anche il cervello non è più in funzione (il cervello controlla l'attività di tutto il corpo) è impossibile tornare ad uno stato vitale.

Ma esistono pure fatti inspiegabili (o spiegabili con meccanismi assolutamente incredibili) che sembrano dimostrare l'esistenza di un fenomeno così singolare.
Intendiamoci, questo non serva ad alimentare le paure e gli incubi di ciascuno di noi: si tratta di fenomeni eccezionali, straordinari e tanto rari da diventare casi clinici descritti in letteratura medica.
Quanto avvenuto è stato descritto accuratamente e quindi non è una leggenda ma un fatto.
Si chiama come detto Sindrome di Lazzaro e quando succede si assiste ad un vero e proprio "ritorno alla vita".
Attenzione, nulla a che vedere con la rianimazione di una persona che ha avuto un arresto cardiocircolatorio e che riprende le sue funzioni, la sindrome di Lazzaro si realizza quando nonostante i tentativi di rianimazione le attività vitali non ripartono ed il paziente è dichiarato morto.

Nella mia carriera ho assistito ad un caso in realtà poco attinente (l'ho raccontato già in questo blog) ma che mi ha lasciato un ricordo vivissimo perchè fu uno dei primi ai quali ho assistito dopo la laurea e che ai tempi mi lasciò stupefatto più dal punto di vista emotivo che medico: una donna sulla cinquantina arriva al pronto soccorso sostenuta dai suoi figli dicendo di sentirsi male.
Appena sdraiata nel lettino per iniziare la visita il suo volto assume un colorito poco rassicurante, il corpo ha un sussulto e la donna crolla priva di sensi. Assente il battito cardiaco e la respirazione spontanea.
Inizia la terapia rianimatoria ma inizialmente non vi sono reazioni, nè battito nè respiro.
Ad un terzo tentativo di rianimazione e parecchi minuti dopo, la paziente apre gli occhi improvvisamente, esattamente come farebbe una persona svegliata improvvisamente dal sonno.

Respira da sola e la frequenza cardiaca è normale. Si riprende perfettamente anche se sembra un po' stordita.
Dopo averla tranquillizzata e stabilizzata la lasciamo tranquilla nel suo letto.
Poco dopo passo da lei e le chiedo: "Come sta signora?" e lei: "...mah, un po' meglio..." e lì ho subito pensato a quanto è strana la vita una donna era morta e poco dopo..."stava un po' meglio"...riflettendoci è una cosa incredibile...un po' meglio della morte è uno stato fisico inusuale.
Negli anni di episodi simili ne ho vissuti ancora ed è sempre qualcosa di emozionante.

Ma la letteratura scientifica ci regala esempi ancora più eccezionali.
Come nel caso del paziente con aneurisma dell'aorta addominale rotto (l'aorta, importante arteria del corpo umano, si rompe in un punto del suo decorso, è un evento gravissimo). Il paziente viene sottoposto ad intervento chirurgico ma nel frattempo a metà circa dell'operazione sopravviene un arresto cardiaco (la rottura di un aneurisma aortico è ad altissimo rischio di evoluzione fatale).
Dopo ben 17 minuti (diciassette!) di massaggio cardiaco e tentativi di defibrillazione senza successo il paziente viene dichiarato deceduto e l'intervento interrotto.
Dopo ulteriori dieci minuti un infermiere sente un impulso proveniente dal macchinario che lo teneva monitorato. L'equipe riprende l'intervento, lo termina con successo ed il fortunato (mi sembra proprio il caso di dirlo) torna in vita senza nessuna sequela fisica o neurologica. Incredibile.
I casi descritti non sono pochi. In un altro caso avvenuto in Germania, la "morte" colpisce un paziente con pacemaker (dispositivo che regola il battito cardiaco). Era in corso un intervento chirurgico per la correzione di un difetto cardiaco, sopravviene un arresto del battito del cuore. Tentativi ripetuti di rianimazione inutili e si decide di rinunciare dopo una decina di minuti.
Appena viene interrotta pure la "ventilazione meccanica" (il paziente durante l'intervento respira tramite un macchinario che insuffla l'aria nel polmoni automaticamente), il cuore riprende a battere. L'intervento viene terminato e l'uomo torna alla vita senza alcun problema.
In questo caso è stata ipotizzata una causa della "risuscitazione": la respirazione meccanica causa spesso un problema al ritorno di sangue venoso verso il cuore, aver interrotto la ventilazione polmonare ha consentito la ripresa del flusso del sangue venoso che è anche uno stimolo per il cuore alla sua attività elettrica. Questo ha permesso la ripresa del battito.
In effetti tra le cause di "ripresa del battito" questa sembra essere la più probabile ed è una delle spiegazioni più accettate in fatti come questo.
Non dimentichiamo che il cuore ormai fermo, non esaurisce immediatamente la sua capacità di contrarsi, non "muore" all'istante ma solo dopo parecchi minuti (nell'ordine delle decine), solo quando si esauriscono le sostanze che permettono lo svolgersi delle reazioni che causano il battito. Più tempo il cuore non batte, più le sostanze si esauriscono meno ha possibilità di tornare a svolgere il suo compito e quindi si può definire morto.
I casi noti quindi non sono casi singolarissimi.
Un servizio sul giornale "La Repubblica" racconta un episodio recente che sarebbe avvenuto in Colombia.
Attenzione però: si tratta di casi nei quali il "ritorno in vita" è avvenuto dopo poche decine di minuti. Questo perchè le cellule del cervello e degli altri organi hanno buone possibilità di resistenza all'ipossia (mancanza di ossigeno). I casi riportati dalla stampa parlano quasi sempre di persone "risuscitate" dopo molte ore o giorni addirittura. In questi casi è molto più probabile trattarsi di "falsi" casi di morte apparente e con tutta probabilità si tratta di individui nei quali lo stato di "cessazione della vita" era stato mal valutato. Da non escludere la bufala giornalistica, naturalmente.

E' semplice: dopo una decina di minuti le cellule cerebrali soffrono la mancanza di ossigeno e dopo qualche ora sono praticamente ormai incapaci non solo di svogere la loro funzione "intellettiva" ma anche di regolare e coordinare tutti gli organi del nostro corpo che da loro dipendono.
Questo vuol dire che se passano 10 ore dal momento dell'arresto cardiaco il cervello di conseguenza muore ed a quel punto è l'intero nostro corpo che ha già cessato di vivere. Le attuali leggi (tranne nei casi di "morte certa" come in certi incidenti stradali o nei casi nei quali il corpo non è in condizioni integre) prescrivono non solo il rilevamento dei parametri vitali per svariate ore ma anche l'osservazione. Se la morte non è un bel momento, consoliamoci quindi con il fatto che essere sepolti vivi è davvero improbabile se non impossibile.

Tutte le storie che descrivono defunti riesumati con inequivocabili segni che indicherebbero una "sepoltura ancora in vita" sono leggende metropolitane.

Si narra di donne riesumate e ritrovate con i capelli e le unghie lunghe, segno di vita prolungata dopo la sepoltura o di vestiti strappati, espressione terrorizzata, ghigno di follia per essersi scoperti sepolti vivi
Addirittura di posizioni innaturali o nei tipici racconti del "mio cuggino mi ha detto" di una persona lasciata a riposare in una stanza di una chiesa e poi trovata in un'altra stanza, ormai morta davvero ma dalla paura.
L'incubo peggiore è raccontato in quella storia della tomba riaperta che presentava tracce di graffi nel coperchio, come se ci fossero stati tentativi disperati di liberarsi di quella trappola.
In realtà non è mai documentato nessun caso simile.
Alcuni di questi "segni" inoltre hanno una spiegazione ben più "terrena".

Tralasciando i racconti riportati è possibile rinvenire cadaveri con unghie di lunghezza anomala. E' una conseguenza del processo di decomposizione del corpo. I tessuti molli si retraggono lasciando scoperte le porzioni delle unghie che normalmente sono nascoste e che quindi appaiono molto più lunghe. Stesso meccanismo per "il ghigno della follia", non è dovuto alla scoperta di essere stati sepolti vivi ma dalla conformazione dei muscoli del volto e delle ossa del cranio che donano al viso un'espressione quasi beffarda. Fateci caso: un teschio sorride sempre, suo malgrado.
Sembra che questo tipo di morfologia abbia ispirato la nascita della leggenda dei vampiri: unghie lunghe e canini pronunciati (il fenomeno è lo stesso).
Una donna in gravidanza deceduta può "partorire" dopo la sepoltura: è dovuto al rilasciamento e l'inversione dell'utero che così espelle il suo contenuto.
Così pure le variazioni di posizione: la contrazione dei muscoli "post mortem" può provocare non solo il cambiamento della posizione originale del defunto ma addirittura lo spostamento del suo corpo.
Ed i vestiti strappati?
Non scendo nei particolari piuttosto macabri ma si tratta sempre della conseguenza dei processi fisiologici di decomposizione.
La claustrofobica paura di essere sepolti vivi ha raggiunto vette tali in quest'epoca di fobie e stress che soprattutto negli USA esistono industrie che producono bare con sistemi di allarme, telecamere interne, impianto di ossigenazione e rilevatori di battito cardiaco. I prezzi sono naturalmente elevatissimi. Il fenomeno è comunque mondiale, tanto che anche in una fiera commerciale italiana, la bara con il telefono all'interno è apparsa in tutto il suo splendore dei 280.000 euro di costo.
In realtà come detto, con le leggi ed i sistemi attuali seppellire un individuo non ancora deceduto è un'evenienza davvero molto ma molto improbabile (leggi impossibile).
Coraggio, tanto in ogni caso non ci sentirà nessuno.
Hrhrhrhr (risata malvagia da leggere con effetto eco ed allontanamento)...

Alla prossima...se ci sarà...
:D

mercoledì 28 aprile 2010

C'è Gesù nel nostro polmone

Ora mi si venga a dire che questa non è la prova scientifica che Gesù è dentro di noi...


Il medico del blog Respectful Insolence dice con saggezza: Gesù è dentro di noi: tutti dicono nel nostro cuore ma se vogliamo essere precisi, si trova nel polmone.
Un curioso caso di pareidolia fissato da una risonanza magnetica(1) della colonna vertebrale a livello toracico.
Il paziente è anonimo.
Forse è meglio così, visto che Pamela Latrimore, al contrario, ha venduto su E-Bay (per 730 dollari) la risonanza magnetica del suo encefalo nella quale era apparsa la madonna.


Ora mi raccomando, non andate a rivedere le vostre lastre alla ricerca di qualcosa da vendere su E-Bay...

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(1) Immagine realizzata da:
Christopher Vittore, radiologo a Rockford (Illinois) e Kevin Tribble,professore associato all'Illinois College of Medicine. Tecnico Deb Savala.

Dati tecnici: RMN effettuata con apparecchio General Electric Signa 0.35 Tesla RMN scanner. (Dettagli: 40 x 40 cm campo visivo, piano sagittale, frequenza 256, fase 128, spessore dell'immagine slice 5 mm con 2mm di scarto tra slices.

sabato 24 aprile 2010

Bad Medicine (II parte): The Bug

Le macchine ed il progresso tecnologico hanno aiutato enormemente la medicina e le sue applicazioni.
Basti pensare ad uno dei mezzi che ogni giorno aiutano i medici a capire e curare: la diagnostica per immagini.

Un vero miracolo, guardare all'interno del corpo senza toccarlo: ci siamo abituati ma riflettiamoci, è meraviglioso.
Le radiazioni hanno permesso questo ed altro.
Sono state utilizzate per esempio a scopo terapeutico. I danni che i raggi causano alle cellule sono stati concentrati sulle cellule malate, nei tumori ad esempio, così da danneggiarle e distruggerle.
La radioterapia ha questo scopo. "Piegare" un effetto dannoso e renderlo vantaggioso, è la tecnologia che aiuta l'uomo. La radioterapia ha dei limiti e degli effetti collaterali che vengono minimizzati il più possibile con adeguate precauzioni.
Ma quante volte la tecnologia si è fidata troppo ed a torto delle proprie capacità?
Nella prima parte di questa serie ho raccontato la storia del Thorotrast un mezzo di contrasto utilizzato in radiologia per le sue proprietà ma poi rivelatosi una pericolosissima e dannosa bomba radioattiva che ha fatto (e continua a fare!) tante vittime.
Questa invece è la storia di un disastro informatico che ha avuto come effetto un disastro medico.

In un certo senso, l'incubo degli scrittori di fantascienza si è avverato: gli esseri umani perdono il controllo delle macchine con risultati catastrofici.
Eppure è accaduto, colpa umana non delle macchine che per quanto "intelligenti" e sicure sono sempre progettate e costruite dall'uomo ma (soprattutto oggi, epoca nella quale affidiamo tante nostre risorse al controllo delle macchine) forse per questo si tratta di un episodio che ha fatto scuola...
Diciamo che la superficialità degli uomini ha permesso alla macchina di danneggiare degli altri uomini, errori nella compilazione di un programma informatico hanno permesso ad un apparecchio diagnostico di danneggiare invece di aiutare una persona.
Come se un errore di ortografia decidesse della vita di uno di noi.
Questa è la storia di un bug.


Il bug del Therac-25


Il Therac-25 era un macchinario per radioterapia costruito da una società italo-francese, preceduto dai modelli Therac-6 e 20 attorno alla metà degli anni 80. Il modello 25 era molto più compatto, più semplice da utilizzare e più versatile delle versioni precedenti.
La radioterapia ha l'obiettivo di colpire con dei fasci sottilissimi di radiazioni una zona del corpo umano che sia sede di tumore con lo scopo di distruggere il più possibile la massa tumorale.
Naturalmente, vista la potenza e la pericolosità delle radiazioni, è importante, per quanto possibile, concentrare al massimo il fascio solo nella zona da trattare, cercare di schermare le zone adiacenti che possono rischiare di essere danneggiate e limitare nel tempo il più possibile l'esposizione ai raggi.

Il Therac in particolare offriva l'opportunità di utilizzare sia i raggi X che un fascio di elettroni. I raggi X servivano a colpire i tessuti più profondi mentre gli elettroni colpivano quelli più superficiali, era una comodità, un modo per adattare la terapia alle varie situazioni e per preservare il più possibile dal danno i tessuti sani.

Il passaggio da una modalità all'altra si svolgeva con un meccanismo elettronico (comandato manualmente da un operatore) che trasformava il fascio di elettroni in raggi X cambiando anche (di tanto) l'energia che veniva irradiata sul corpo del paziente da trattare.
La modalità ad elettroni prevedeva una bassa potenza, quella a raggi X un'alta potenza che veniva "diluita" da particolari diffusori.
Furono installati cinque macchinari negli Stati Uniti e sei in Canada.

Avvennero degli incidenti molto gravi.
Al momento di utilizzare il fascio a raggi X alcuni pazienti ebbero dei malesseri.
Accusarono un fastidio immediato, riferirono una sensazione simile ad una forte scarica elettrica, alcuni si alzarono dal lettino sul quale erano sdraiati per il dolore e la sopresa.
Quasi tutti si accorsero subito che qualcosa non andava. Sul punto di irradiazione la pelle era ustionata e dolorante, una decina di pazienti erano in condizioni critiche.
Dopo pochi giorni alcune delle persone trattate accusarono un'intossicazione da radiazioni (uno stato di malessere e spossatezza importante, nausea, vomito, febbre, astenia) alcuni presentavano gravi lesioni cutanee e tre di loro morirono.
Una paziente racconta che appena finita l'irradiazione urlò al tecnico di radiologia: "Mi avete bruciata!" lui entrando nella stanza le rispose che non era possibile e la toccò sulla zona trattata, si accorse che era bollente.
Il macchinario, in caso di errore (come quello che avvenne) prevedeva una spia con la scritta "malfunction" seguita da un numero, ma non vi era nemmeno un manuale con l'elenco degli errori o che collegasse il numero ad un preciso problema. Avvenne così che gli operatori, non ritenendolo un problema importante premessero un tasto che faceva ripartire il macchinario. In un caso in Ontario uno degli operatori riferì che il macchinario subito dopo aver iniziato la procedura mostrò il segnale NO DOSE come se avesse smesso di irradiare, seguito dalla scritta TREATMENT PAUSE.

Raccontò poi che nei precedenti modelli di Therac questo succedeva spesso e bastava far ripartire la macchina per risolvere il problema.
Così fece, dopo qualche minuto fece ripartire la macchina ma questa riportò di nuovo la scritta NO DOSE.
Ci riprovò per quattro volte. Alla fine chiamò un tecnico che non rilevò nulla di anomalo. Ma il macchinario non "ripartiva" più.
La paziente, nel pomeriggio, accusò dolori, senso di bruciore e malessere. Si rivolse all'ospedale che l'aveva trattata e si accorse che assieme a lei vi erano altri pazienti con la stessa sintomatologia.
Dopo tre giorni la macchina fu messa fuori servizio.


La notizia si sparse ed anche gli altri centri che avevano il Therac installato riferivano gli stessi problemi. Anche negli altri ospedali i macchinari furono spenti.
Con procedura di urgenza furono avvisate le unità di rischio che si occupano di incidenti sanitari. Gli operatori non si spiegavano l'accaduto: si pensò subito naturalmente ad un malfunzionamento della macchina e così iniziò un'inchiesta.
Si scoprì che fu azionato diverse volte il fascio a raggi X senza utilizzare il diffusore che avrebbe dovuto diminuire la potenza del fascio di elettroni. Succedeva così che sul corpo del paziente arrivava un fascio ad altissima potenza, fino a 100 volte quella normale e prevista. Quello che era accaduto era incredibile.

Si pensi a qualche numero: in una normale dose di radiazioni a scopo terapeutico si emettono circa 200 rad (il rad è l'unità di misura della dose di radiazioni assorbita), una dose di 1˙000 rad che colpisse l'intero corpo può essere fatale dato che è stato calcolato che una dose di 500 rad in tutto il corpo ucciderebbe il 50% delle persone esposte, nel caso del Therac furono emesse in una delle vittime una o due dosi da 15˙000-20˙000 rad!. Le prime segnalazioni di problemi legati alle sedute di terapia furono sottovalutate. In un caso l'arrossamento della cute fu interpretato come normale conseguenza dell'irradiazione e la paziente fu invitata a continuare le sedute con il macchinario. Un'altra paziente perse l'uso di un braccio e soffrì di intensi dolori ma anche questo (un medico inviò una relazione alla casa costruttrice) fu sottovalutato: l'industria produttrice avvisò che avrebbe provveduto ad un controllo.
Uno dei pazienti colpiti si spense dopo meno di un mese dall'incidente, ufficialmente per il suo cancro ma l'autopsia scoprì che erano tante le lesioni subìte, che la morte era stata accelerata (molto dolorosamente) da quello che era successo. Le sue ossa del bacino erano praticamente state distrutte dalle radiazioni.

L'inchiesta stabilì che non esisteva nessun sistema di controllo, nessuna spia, nessun blocco automatico che permettesse all'operatore di capire il tipo di errore e che bloccasse la macchina immediatamente.
Nel corso delle indagini fu scoperto che alcuni degli errori di programmazione presenti in questo modello erano presenti anche nei modelli precedenti utilizzati in altri ospedali ed in alcuni casi ancora in funzione.
Gli operatori non si spiegavano sul momento il problema (tutti i dispositivi medici di una certa importanza hanno dei dispositivi di sicurezza automatici, se vi è un errore serio il macchinario si blocca automaticamente). Fu controllato allora il software che controllava tutte le funzioni del macchinario. Si scoprì qualcosa di drammaticamente incredibile.

Il programma era scritto male. Tutto era dovuto ad uno stupido errore di programmazione. Il linguaggio utilizzato era l'Assembly, furono riscontrati diversi errori di sviluppo del programma ma l'errore fatale fu uno: la macchina non era capace di svolgere nessuna operazione di controllo o test automatico.
In pratica non esisteva nessuno strumento che bloccasse un errore o un problema del macchinario. Un bug.
Si cercò allora il programmatore che compilò il software e... sorpresa... non esisteva. Nonostante le ricerche infatti, nessuno mai riuscì ad identificare o scoprire il reale autore del programma. Non solo si trattava di un'unica persona (in genere un programma molto complesso viene compilato da più persone, anche per ridurre gli errori con un controllo incrociato) ma il software definitivo non aveva una firma. Qualcuno sospettò che l'azienda costruttrice modificò semplicemente i programmi delle versioni precedenti senza servirsi di un progetto ben preciso da parte di esperti, usò in pratica la via più semplice ed economica... ma la più stupida.

Fu scoperto poi che i produttori (AECL) non avevano mai fatto controllare il programma prima di commercializzarlo e non avevano mai testato il macchinario se non al momento del montaggio in ospedale. La stessa azienda inoltre provvedeva a sostituire parti considerate malfunzionanti dopo la segnalazione di vari incidenti ma non fece mai un controllo generale né approfondito della macchina. In particolare il software fu considerato sicuro fino alla fine.
Ma più l'inchiesta andava a fondo più si svelava il disastro.

Esistevano anche errori di progettazione: comandi che non corrispondevano a quelli descritti dai manuali, macchinario che non rispondeva come previsto ed addirittura la possibilità che la macchina facesse delle operazioni impreviste quando si premevano dei tasti a caso.
Se si digitava troppo velocemente sulla tastiera della macchina il software non riusciva a rispondere correttamente arrivando pure a saltare tutte le procedure iniziali di sicurezza all'accensione dell'apparecchiatura.
Insomma un disastro.
Le vittime decedute accertate a causa del macchinario difettoso furono tre (le altre avevano subìto danni o erano decedute per altre cause), si parla di sei pazienti in totale danneggiati ma le richieste di risarcimento furono una decina.
L'inchiesta concluse che l'azienda produttrice aveva una colpa gravissima nell'incidente ed il processo fece risarcire le vittime decedute e viventi per i danni subìti.
Gli operatori non furono considerati colpevoli in quanto, rassicurati dal funzionamento elettronico dell'apparecchiatura, non avevano prestato attenzione ai segnali di allarme pur evidenti.


Una brutta storia che fu definita come "il peggior incidente radiologico degli ultimi 35 anni". Fu un caso storico, ancora oggi la lezione del Therac è ben presente nelle menti di molti progettisti software è stato un errore madornale ed imperdonabile.
Speriamo sia servito a qualcosa.
Dalla vicenda sono stati tratti dei romanzi, ed una commedia teatrale poi diventata film si è ispirata alla storia di una delle donne decedute in seguito all'incidente anche se adattata per l'occasione.
A chi interessasse approfondire la storia ed i particolari tecnici, c'è un PDF che racconta (in 49 pagine) gli avvenimenti (in lingua inglese) e fornisce molti dati che incuriosiranno chi si occupa di questo tipo di tecnologie. Un ampio riassunto sempre in inglese del lavoro della stessa autrice del precedente è rintracciabile qui.
Un pensiero va anche alle vittime di questa tragedia.


Alla prossima.

lunedì 19 aprile 2010

Nella tana del lupo. Sdentato


Tullio Simoncini. Lo conosciamo tutti ormai no? Per chi se lo fosse perso si tratta di quel guaritore romano ex medico radiato dall'ordine che dice di curare i tumori con il bicarbonato di sodio (proprio con quello, avete capito bene...).
Nei mesi, visto che il suo nome circolava in internet, mi sono preso la briga di studiarmi le presunte testimonianze di guarigione, sia quelle presenti nel suo sito che quelle diffuse con i video. Beh, di tutte le testimonianze che ho studiato non ne esiste una che dimostri un effetto del bicarbonato ma cosa ancora più grave, tutte le testimonianze presentano pesantissime manipolazioni dei documenti, della storia del paziente e della verità, sono dei falsi insomma.
Naturalmente, come faccio da un anno a questa parte, qualsiasi confutazione alle mie analisi è ben accetta ma finora non è mai arrivata nè da Simoncini, nè dal suo staff. L'unico che ci ha provato nei commenti di questo blog è scomparso nel nulla alla mia prima domanda.
Credo quindi di aver abbondantemente chiarito il vero volto di questa persona che senza scrupoli pubblicizza le sue idee come corrette quando sono invece non solo scorrette ma presentate in maniera subdola e falsa.
Ammetto che demolire Simoncini non è un'impresa ardua (almeno per me, medico), bastava osservare e studiare, la soluzione al mistero era rapidissima ma ammetto pure che il piacere di demolire un guaritore è molto sottile. Freghi chi vuole fregare te, gratificante.
Cosa mi restava da fare quindi per completare il mio lavoro su Simoncini? Conoscerlo di persona.
Sono stato ad un suo convegno.

La mia intenzione non era quella di ascoltare le sue teorie o di discutere di scienza, le sue teorie le conosco benissimo e le ho rivoltate come un calzino, desideravo capire, perchè non mi era mai successo, che tipo di pubblico potesse avere questa persona (ed in generale un guaritore), come si sarebbe comportato, mi interessava vedere che impressione avessi avuto ad incontrarlo di persona e sentirlo parlare dal vivo.
Ero anche un po' emozionato: in fondo in questi mesi questo personaggio è diventato protagonista della mia presenza in rete.

Ci siamo.

Entro nella sala che ospita il convegno. E' praticamente piena, saranno presenti circa 200 persone, non trovo posto comodamente così mi accontento di stare in piedi.
La gente rappresenta tutte le fasce d'età. Ci sono anziani, giovani, persone di tutti i tipi. Pensavo di ritrovarmi in mezzo ad un gruppetto di alternativi un po' bizzarri e particolari ma mi sono sbagliato.
Quando arrivo è in proiezione uno dei video del guaritore, quello della donna messicana che recita bene e con trasporto la parte della paziente guarita dal cancro al seno. Il video è quello del webmaster Massimo Mazzucco, ormai si riconosce a distanza.

Finito il video si accendono le luci e Simoncini comincia a parlare. Inizia criticando la medicina, dicendo che tutte le ricerche scientifiche sono false e che i medici ripetono a pappagallo tutto quello che l'ordine dei medici ed i "capocattedra" (sic) dicono di fare.
E' molto teatrale.

Gesticola tantissimo, parla con intercalare dialettale romano, "fa le voci" imitando i "pappagalli" (sic) che negli ospedali praticano le cure che vengono ordinate dall'alto.

Comincia una proiezione di diapositive. Il contenuto è il solito, il cancro è sempre bianco, si tratta di masse che si raccolgono attorno a colonie di candida ed il bicarbonato è l'unica terapia utile per tutti i tipi di cancro.
Ha ottenuto guarigioni da cancro intestinale in un (uno!) giorno, ha guarito pazienti terminali e così via, nessun dubbio, la sua cura è non solo efficace ma velocissima, senza controindicazioni, senza effetti collaterali ed economica. Tutte cose che chi segue questo blog conosce benissimo.

Tra una diapositiva e l'altra continua ad attaccare il resto del mondo.
Le case farmaceutiche (non servirebbe puntualizzarlo), ma anche la magistratura ("che sappiamo tutti come lavora"), i giornalisti ("sono tutte checche" (sic)) e, novità, tutti gli altri alternativi.

Simoncini dice che gli altri alternativi non hanno capito nulla, "parlano, parlano" ma non giungono ad una conclusione. Cita Hamer dicendo che le sue idee sono sciocchezze e che "se un topo lo devi eliminare è inutile parlargli dei traumi psicologici, lo devi ammazzà a quello".
Prosegue dicendo che "tutte quelle cose, le vitamine, la frutta, i semi di albicocca (sic) (qui si riferisce al laetrile, altra cura alternativa) non servono a nulla". Poi altri riferimenti alla medicina, alle statistiche false, alle percentuali di guarigione (sostiene che dal cancro non è MAI guarito NESSUNO). I medici fanno parte del solito complotto ai danni della popolazione perchè loro sanno di essere sulla strada sbagliata ma non dicono nulla per non perdere il posto.

Dice di non essere un alternativo ma un medico convenzionale perchè lui è l'unico che ha trovato una soluzione al problema mentre tutti gli alternativi al massimo forniscono soluzioni utili solo come ricostituenti, rinforzanti o "aiutini" (sic) e non per curare il cancro.

E' molto agitato, mantiene un tono di voce molto alto, continua a fare le vocine per imitare un ricercatore o un componente dell'ordine dei medici. Parla a mezze frasi, non completa mai un argomento, i suoi non sono discorsi scientifici o spiegazioni, sta "intrattenendo" un pubblico e niente altro.

Legge altre diapositive.

Gustoso il momento della proiezione di una diapositiva che illustra una parte di una ricerca e che elenca una serie di enzimi e di reazioni enzimatiche (molto complicata per chi non è del mestiere ma in realtà abbastanza chiara per chi ha a che fare con gli studi, la biochimica e la fisiologia). Simoncini dice: "Se fate leggere questa pagina ad un medico, nemmeno lui sa de che se parla, nun ce capisce gnente...".
Un signore seduto tra il pubblico sussurra alla sua vicina di posto: "...sarà lui che non ci capisce niente...ma cose da pazzi..." prende il cappotto si alza e se ne va. In effetti le sequenze riportate nella diapositiva non erano certo alla portata di tutti, ma un medico in genere sa di cosa si tratta...diciamo che il Tullio nazionale crede che i medici seri siano tutti al suo livello ma per fortuna non è così.

Ricomincia ad attaccare gli altri, stavolta parla di internet e dice che c'è gente che lo definisce un farabutto, un ciarlatano (anche qui fa le "vocine": "...è un ciarlatano, ammazza le persone, ammazza, se fa pagà..." dice con voce acuta e stridula) e che questi qui li sta aspettando al varco per farli fuori uno ad uno....poi aggiunge "a livello teorico eh?".

Continua con altre diapositive.

Tocca quindi ad un'affermazione singolarissima, per me nuova. I tumori VERI non guariscono MAI, quelli che appaiono nelle statistiche, sono tumori DUBBI. In pratica ci sono diagnosi di tumore che sarebbero false e quando questi spariscono questo succede perchè non erano davvero tumori. Chi è guarito da un tumore mammario quindi lo è semplicemente perchè quello NON era un tumore è stato semplicemente imbrogliato dai medici (e da chi ha fatto l'esame istologico naturalmente).
Tutto questo, per lui, i medici lo sanno ma non dicono nulla. Ancora complotto di tutti i medici (e degli anatomopatologi e dei chirurghi e dei citologi e dei...) del mondo.

Devo dire che mi aspettavo molto di più dal "famoso" Simoncini.
Il suo intervento è stato banale, noioso, è un "uomo della strada" non un medico o uno scienziato, stava esponendo qualcosa in cui non crede nemmeno lui. Forse medico non lo è mai stato, dentro di sè, intendo...

Ha puntato tutto sulla denigrazione degli "altri" più che alla dimostrazione delle sue teorie. Ha perso più tempo a trovare giustificazioni alla sua radiazione o alla condanna ("m'hanno dato tre anni ma poi è finito tutto a tarallucci e vino perchè nun c'era gnente") che ad illustrare delle prove scientifiche. Più di tre quarti del tempo dell'incontro sono stati dedicati a sparlare degli altri più che a parlare delle sue teorie e questo il pubblico lo ha sentito e le facce di chi era seduto lo dicevano chiaramente. Sempre più persone hanno abbandonato la sala durante la sua discussione, molto perplesse.
E' tutto voluto naturalmente, se Simoncini si imbarcasse in discorsi scientifici verrebbe sommerso dai fischi, invece così, con l'incontro alla "volemose bene" non dice nulla, non si inerpica in nessuna discussione che inevitabilmente lo vedrebbe crollare. Ponendosi come la vicina di casa che ti suggerisce l'ingrediente segreto per fare meglio le tagliatelle, non rischia di vedere qualcuno tra il pubblico che si alza chiedendogli ragione di questa o quella frase, non ha MAI utilizzato un termine scientifico durante l'incontro, anzi, quando si imbatte in termini scientifici sembra non aver nessuna padronanza, nemmeno elementare, farfuglia, tanto da avere difficoltà a fare esempi, a trovare i termini giusti.
Mi è sembrato dimesso, inelegante, poco intelligente, tutto fatto male, persino le diapositive erano scadenti e contenevano diversi errori anche di ortografia.

Continua la proiezione.
Ha illustrato i soliti lavori che parlerebbero di candida nei tessuti tumorali (quelli che invece parlano di tutt'altro) e poi è andato velocemente verso la chiusura.
Molta gente è apparsa annoiata, tanto che alcuni hanno lasciato la sala molto tempo prima della conclusione dell'incontro.
Qualcuno dormiva.
Alla fine delle diapositive, di nuovo discorso contro i giornalisti che lo diffamano di continuo e riferimenti a medici in "una famosa clinica milanese che mentre operano iniettano il bicarbonato in segreto" (come se in sala operatoria fossero solo loro...a volte Simoncini si rende poco credibile da solo).

Poi un riferimento al fatto che il fumo non causa il cancro e che lui era presidente di una associazione (Forces Italy) che incoraggiava al fumo e qui un'altra zappa sui piedi simonciniana.
Racconta Simoncini che un componente dell'associazione gli chiese: "Visto che il fumo non provoca il cancro che invece è causato dalla candida e visto che tu hai tutte le documentazioni, perchè non vai dai capi delle multinazionali dei tabacchi e gli proponi i tuoi studi? Loro, con la prova che il fumo NON è cancerogeno, ci ricopriranno d'oro!". In effetti l'idea non è stupida. E Simoncini che fa? Scopre un altro  complotto internazionale.
Racconta di essere andato in America da questi capi delle multinazionali del tabacco ma scopre che sono le stesse persone che gestiscono le multinazionali farmaceutiche e quindi rinuncia a tutto tornandosene a casa. Insomma un altro complotto megagalattico...ma tutti lui li trova?
Dopo quell'affare l'associazione pro-sigarette lo scarica (sarà stato un ulteriore complotto, non dubito anche se qualche sospetto del motivo dell'esautorazione ce l'ho).

Simoncini parla di un "contratto" stipulato con una multinazionale giapponese ("perchè 'sti giapponesi sò furbi, so mejo de noi italiani, hanno capito...") che proverà per qualche anno le sue teorie per poi sfruttarne l'idea.
L'incontro è' un monologo da parte di Simoncini abbastanza sguaiato e per nulla medico o scientifico come detto, sembra una recita. Altre persone lasciano la sala. All'ingresso vengono preparati dei banchetti con dei libri e dei dolci.

Simoncini riparla di internet: "Su internet dicono che io abbia ammazzato una paziente olandese...vi racconto la storia...".
In breve il guaritore romano racconta che questa ragazza si recò da lui in questa clinica olandese, non potendo effettuare visite o atti medici (lui è una persona onesta no?) lui era in compagnia di un collega. Appena Simoncini incontrò la ragazza notò in lei "una brutta cera". La invitò a tornare il giorno dopo quando il suo collega (non lui, come invece testimonia il marito della donna) le iniettò 2 centimetri (sic) di bicarbonato.
Visto che la ragazza stava male la fecero sdraiare sul lettino dello studio.
Tornò infine a casa.
Dopo due giorni si verificò il decesso. "Che c'entro io!?" Ecchè, è morta per aver visto Simoncini?"
"Che poi se ero stato io a quest'ora su internet c'era la notizia, l'arresto, cose...storie...invece gnente...".

Cambio discorso, si riprendono le diapositive velocemente...si avvicina la fine della relazione.
E' il momento delle domande.
La prima domanda non ha nulla a che vedere con la candida o il bicarbonato, una donna chiede se l'alimentazione può aiutare l'organismo a difendersi dalle malattie. La risposta di Simoncini rispecchia la sua scientificità e lo spessore medico (leggere sempre con accento romanesco): "...se una persona mangia tutti i ggiorni grassi e schifezze nun è possibbbile, uno se passa lo sfizzio, poi si gestisce, poi se passa n'artro sfizzio e si gestisce...così, se gestisce nun ce sò probblemi..."

La seconda domanda arriva da un uomo: "Lei afferma che il cancro E' un fungo, non è possibilista, non fa un'ipotesi...lei è certo, non crede sarebbe il caso di portare degli elementi di prova più importanti, scientifici?"

La risposta è la solita, lui SA che il cancro è la candida e che TUTTI i cancri sono causati da candida, gli studi lui non li può fare perchè sono nelle mani dei padroni, di chi guida la ricerca, uno studio costa dieci milioni di euro e lui non lo può fare...
Poi chi ha fatto la domanda incalza..."ma lei viene in questa città per la prima volta?"
Simoncini balbetta...e borbotta: "In che senso..."
"Forse non si ricorda di una signora che si affidò a lei che si fece pagare ma poi morì senza risolvere nulla..."

Simoncini viene preso da un'iniziale crisi isterica...non riesce a pronunciare nulla che non sia un imbarazzato tentativo di ribattere...poi dice che quella signora aveva fatto pochi giorni di cura (ma la sua cura non funzionava in un giorno, nel 90% dei casi?)...che lui ha tutti i diritti di farsi pagare per le sue consulenze esattamente come fa l'idraulico o il "fruttarolo" e che gli sembra pure giusto..."perchè in rete c'è quello che dice che - fa la voce grossa, cavernosa - Simoncini si fa pagare...se fa pagàà...". Molte facce incredule tra il pubblico e tanti si scambiano gli sguardi.

In sala è sceso il silenzio, perchè chi si aspettava un medico innovativo alla fine si ritrova un interprete davvero poco credibile che recita una parte in teatro, l'imbarazzo di Simoncini è evidente ma lui comincia ad iniziare altri discorsi, parla di nuovo dei ricercatori e delle statistiche...poi un'altra domanda da una persona del pubblico che sembra essere competente: gli chiede se anche l'amianto e l'anilina, visto che il tumore pleurico (mesotelioma) è causato dall'amianto ed un tumore della vescica dall'altra sostanza, lui li consideri funghi. Simoncini risponde SI. Chi ha fatto la domanda, rimasto senza parole, ribatte: "Beh, se la mette su questo piano, allora lasciamo perdere...".
"Bravo, lasciamo perdere", ribatte Tullione. Mitico, lui sarebbe l'uomo che ha scoperto la causa e la cura del cancro.
Nel frattempo il pubblico in sala si è dimezzato, molti sguardi perplessi, qualcuno parla con il vicino di posto, altri consultano dei volantini distribuiti all'ingresso (con le solite storie manipolate dell'efficacia del 2% della chemioterapia e degli oncologi che non farebbero le terapie tradizionali).

Dal pubblico partono altre domande, anche polemiche, Tullio alza ancora di più la voce (tanto che gli addetti devono abbassare il volume del microfono) e non risponde, parla d'altro, divaga, non risponde praticamente a nulla cambiando continuamente argomento. Una persona del pubblico reclama: "Si attenga alle domande però, non parli di altro..." e lui fa finta di non sentire.
La sala comincia a svuotarsi. Altri tentano di fare domande.
Con mia sorpresa scorgo tra le persone che si stanno recando all'uscita il mio dentista, mi sposto per non farmi vedere, sono un po' imbarazzato dall'idea di farmi vedere al convegno di Simoncini, lui mi conosce come una persona equilibrata...
Interviene provvidenzialmente l'organizzatrice della serata che interrompe la discussione e parla della sua associazione, che hanno bisogno di soldi e così via...
Le domande finiscono qui.
Gli spettatori sono dimezzati ormai.
Mentre l'organizzatrice chiede di comprare i dolci all'ingresso per finanziare l'associazione, Simoncini ritira computer e cavi. L'organizzatrice annuncia che il prossimo appuntamento tratterà la cura delle dermopatie con ipoclorito di sodio (candeggina, praticamente, ma ne abbiamo parlato).

Simoncini saluta e se ne va raggiunto da un capannello di spettatori.
Io non saluto nessuno e me ne vado, dopo aver declinato l'offerta di un dolcino in cambio di un contributo volontario in denaro.

Ripeto, l'impressione avuta è stata pessima e credo che anche il pubblico (devo dire inizialmente numeroso ma alla fine più che dimezzato) mi è sembrato piuttosto deluso. Pensi di andare ad un convegno di un medico che dice di aver fatto una scoperta eccezionale, ti aspetti un uomo brillante, sveglio, pieno di idee, al limite anche scaltro, ricco di spiegazioni ed ipotesi ma anche prove. Invece ci si trova di fronte ad una sorta di "divulgatore" di pessimo livello, un miscuglio di parole pronunciate a caso da una persona che millanta strabilianti intuizioni che sono in realtà stupide illazioni. Una donna accanto a me ha sussurrato al marito: "Mi sembra un po' confuso". Già, confusissimo.
La mia opinione, vedendo Simoncini dal vivo, è che per crederci non bisogna essere solo poco preparati sull'argomento ma anche molto ingenui ma davvero tanto. Non è una persona che ispira fiducia, non ha quell'aria (ricordate Di Bella? Molto del suo successo era dovuto al suo aspetto da "nonnino da laboratorio") un po' dimessa da vecchio studioso, è aggressivo, nervoso, sbrigativo, ce l'ha con tutti e tutto e l'unico valido è lui, solo lui...
Non lo so...non mi è piaciuto per nulla. E perdonatemi se questo articolo è sufficientemente banale e "popolare" ma è esattamente quello che ho vissuto quella sera, meglio di così non saprei renderlo.
Viene quasi la voglia di invitare chi è dubbioso sull'onestà di questa persona ad assistere ad uno dei suoi incontri domandandogli alla fine cosa ne pensa, se davvero quella persona ha l'aria di chi ha fatto la scoperta del secolo.

PS: Dopo un paio di settimane non ho resistito ed ho chiesto al mio dentista cosa ne pensasse di quell'ex medico che diceva di curare i tumori con il bicarbonato, gli ho detto che l'avevo intravisto tra il pubblico, la sua risposta è stata chiarissima: "Pensavo fosse una riunione interessante, ma quello lì è un comico, altro che cura del cancro...a Roma li chiamano burini, una delusione, sono andato via senza parole...".
Perplesso quindi ma sempre più convinto che se avesse fatto un altro lavoro, chissà...forse sarebbe andata meglio per lui e per i malati che gli credono. Ma questa persona continua a "curare il cancro"...



Alla prossima.

Aggiornamento 20/04/10:

Per chi volesse rivedere il video della testimonianza presentato al convegno, è possibile farlo qui. Si tratta del solito video senza documentazione, referti, diagnosi istologica ma stavolta c'è un'immagine del presunto tumore (in realtà l'immagine assomiglia molto ad un ascesso mammario, formazione benigna e reperto compatibile anche con la fase di allattamento che racconta la signora del video, non ad un tumore maligno), testimonianza ovviamente senza alcuna valenza medica.

mercoledì 14 aprile 2010

Nove mesi

Se non conoscessimo tutti i processi che ci consentono di trasformare due cellule in un essere vivente e qualcuno ci raccontasse quello che succede dal momento della fecondazione alla nascita, questa persona verrebbe accusata di essere un visionario in preda al delirio. Il processo è talmente complesso e perfetto da rappresentare un vero e proprio miracolo biologico, uno tra i tanti ma che ci riguarda direttamente. Una cellula maschile (lo spermatozoo) si unisce ad una femminile (l'ovocita) per mezzo di un unione tra due corpi (anche "l'unione" ha qualcosa di strabiliante...rifletteteci...) e da quel momento succede qualcosa di assolutamente fantastico. Due cellule. Inizia tutto da lì.

Così voglio ripercorrere in pochissimo tempo un viaggio lungo circa nove mesi. Un viaggio che ha consentito a tutti noi di trovarci qui a leggere, scrivere, pensare, discutere.
Grazie al video realizzato unendo immagini reali a realizzazioni virtuali processo che ha permesso di ottenere immagini virtualmente tridimensionali, ripercorriamo la nascita di un nuovo essere umano. ed immergiamoci nel luogo in cui tutti noi siamo cresciuti e dal quale tutti proveniamo. L'ideale sarebbe guardare il video a schermo pieno con cuffie e tranquillità attorno al monitor.
Il video è pubblicato per gentile concessione di TheVisualMD.
Nove mesi in quattro minuti.


Visualizations are the courtesy of TheVisualMD.com

Siamo il meglio che poteva esprimere la natura, triste come a volte l'uomo rovini un meccanismo perfetto utilizzandolo per scopi di basso livello, dovremmo sempre ricordare come l'essere scelti per rappresentare una specie vivente dovrebbe essere un onore che accompagni ogni nostro gesto su questo pianeta.
Alla prossima.

Per tutte le donne in gravidanza che vogliano utilizzare dei comodi strumenti on line di pianificazione ed organizzazione della proprio periodo di attesa, ecco una pagina con alcune utilità.